Nuovo Masada

marzo 12, 2012

MASADA n° 1374 12/3/2012 IL POTERE CI UCCIDE. IL POTERE SI ASSOLVE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:01 pm

Cassazione annulla sentenza di 2° grado su Dell’Utri e rimanda ad altro processo di sicura prescrizione – Iacoviello, Grassi ed idda – L’Italia è una repubblica fondata sulla mafia – Identificati i resti di Placido Rizzotto – Mozione di sfiducia chiesta contro Riccardi – 50.000 a Piazza S. Giovanni per la manifestazione della FIOM – Il discorso di Landini – Lega Ladrona, la mazzetta non perdona – Maldestro blitz inglese. Muoiono due ostaggi – La ‘ndrangheta in Val di Susa

“Tra la bellezza e l’inferno / ci sono / cento passi. / Un paese vuol dire non essere soli”
Giovanna Turrini.
.
La sentenza della Cassazione è uno sfregio alla memoria di Falcone e di Borsellino, anch’essi uccisi da mandanti di partito attraverso la mano della mafia, perché scandagliavano gli sporchi affari dei politici. Oggi come ieri la mafia è nelle istituzioni, nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nelle Forze di Polizia. Non c’è nemico più assassino di quello che ti colpisce dall’interno, attraverso gli stessi organi che ti dovrebbero proteggere. La mafia è come un cancro insidioso, le cui metastasi si sono infilate da tempo nel corpo dell’Italia e lentamente la portano alla morte. Di queste metastasi tutti i partiti italiani, senza eccezione, si sono resi complici, col loro consenso, le loro collusioni, le loro indecorose cessioni, i patti bicamerali, le assenze, le ciniche convergenze. Quando l’interesse di bottega o quello personale vincono su valori più alti, non c’è partito che possa rivendicare una presunta onestà e non c’è politico che possa dire: “Tu qui non puoi criticare!”, non c’è persona che possa restare immune dall’accusa di aver svenduto l’Italia al crimine organizzato.
Viviana Vivarelli

Si muore generalmente perché si è soli o perché
si è entrati in un gioco troppo grande.
Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze,
perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato
non è riuscito a proteggere
.”

Giovanni Falcone

Se il popolo di Berlusconi accetta che il pluriomicida Mangano sia un eroe
mi pare conseguente che per Dell’Utri l’attribuzione mafiosa sia una prova di santità.
E se la Lega è d’accordo pure su questo,
mi pare altrettanto evidente che tra la Lega e la mafia non ci sia nessuna differenza.
V.
..
Spero che le vittime della mafia risorgano dai loro sepolcri e si prendano vendetta sui loro assassini mafiosi, sui loro mandanti politici, sui giudici che non li condannarono, sui cittadini che li appoggiarono e su tutti quelli che col loro voto e il loro giudizio li resero impunibili!
Viviana
.
Antonio Ingroia
Abbiamo oggi una mafia più civile e una società più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi.
.
Lirio Abbate
Io so, noi sappiamo chi sono i mafiosi e gli amici dei mafiosi o i loro protettori. Non ho, non abbiamo bisogno di attendere una sentenza o la parola della Cassazione o un’inchiesta giudiziaria perché penso che, prima della responsabilità penale, sempre eventuale, ci sia una responsabilità sociale e politica accertabile. Se il deputato, il consigliere regionale, l’assessore, il primario, il professore universitario se ne vanno in giro con il mafioso è un fatto. Si conoscono, passeggiano sottobraccio, si baciano quando s’incontrano. È soltanto accuratezza non rinviare ai tempi di una sentenza quel racconto. È il mio lavoro dirlo ora, subito. Non sono una testa calda, non sono un estremista, sono un cronista e credo che il mio impegno sia stretto in poche parole: raccontare quel che posso documentare.
.
Gian Carlo Caselli
La mafia è sì un’associazione criminale, è sì un problema di polizia e di ordine pubblico; ma non è soltanto questo. È un fenomeno assai più complesso, caratterizzato da una fittissima trama di relazioni con la società civile e con svariati segmenti delle istituzioni. Di qui un intreccio di interessi e un reticolo di alleanze, connivenze e collusioni che sempre hanno fatto della mafia un pericoloso fattore di possibile inquinamento della politica, dell’economia e della finanza (con tutti i rischi che ciò comporta per l’ordinato sviluppo di un sistema democratico). Considerare la mafia come un insieme di qualche centinaio di sbandati, pur violenti e feroci, è dunque riduttivo.
.
Giuseppe Pisanu ha detto:
Le mafie costituiscono la principale causa e il principale effetto del mancato sviluppo di gran parte del Mezzogiorno.
Le mafie hanno avuto origine nel Sud, ma da almeno 40 anni hanno risalito la penisola, si sono insediate nel Nord – dove il grado di sofisticazione della presenza mafiosa è molto più elevato e quindi molto più difficile da scoprire – e hanno esteso le loro attività all’Europa e al resto del mondo. Le organizzazioni italiane sono funeste protagoniste della globalizzazione del crimine: anche i cartelli della droga tendono ad adottare i modelli organizzativi delle nostre mafie.

Le 4 regioni più direttamente investite dalle mafie – la Sicilia con Cosa Nostra, la Calabria con la ‘ndrangheta, la Campania con la camorra, la Puglia con la sacra corona unita – sono anche le 4 regioni più povere e disperate d’Italia. I criminali esercitano il potere grazie all’assenza di mercato e di fiducia: le mafie controllano il mercato, attraverso il racket, l’usura e la proprietà stessa delle aziende, e puntano sulla mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sul decadimento dello spirito pubblico.
.
V.
E’ un’ipocrisia criminale diffamare il sud attribuendogli ogni male, e poi sostenere chi protegge la mafia, chi la aiuta col suo sostegno politico o finanziario, chi la porta nelle istituzioni e chi nega che il mafioso scoperto in Parlamento sia processato.
.
Giuseppe Fava
I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Sei deve chiarire questo equivoco di fondo… Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità.
Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante. È un problema di vertici e di gestione della nazione, è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo l’Italia.

Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno. (Paolo Borsellino)
..
Natangelo vignettista
Le prove dei rapporti tra Stato e Mafia? Purtroppo Mangano.
.
Peppino Impastato

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

L’EREDITA’ DEL GIUDICE FALCONE
Marcelle Padovani

“Non avrebbe voluto diventare un eroe, Giovanni Falcone.
Perché era convinto che uno stato tecnicamente attrezzato e politicamente impegnato potesse sconfiggere il crimine organizzato facendo a meno di tanti sacrifici individuali.
Per Falcone, la responsabilità collettiva di un ufficio specializzato, di una istituzione locale, di una Procura nazionale, avrebbe dovuto cancellare le singole personalità e dunque la vulnerabilità dei singoli operatori dell’Antimafia:
“Quando esistono degli organismi collettivi,” diceva” quando la lotta non è concentrata o simboleggiata da una sola persona, allora la mafia ci pensa due volte prima di uccidere.”
Non avrebbe dunque, Falcone, voluto diventare un eroe.
“Vale la pena,”gli avevo chiesto durante un’intervista televisiva nel 1988 “vale la pena di rischiare la propria vita per questo Stato?”
E lui rispose, un po’ sconcertato: “Che io sappia, c’è soltanto questo Stato, o più precisamente questa società di cui lo Stato è l’espressione.”
Non eroe per vocazione, ma servitore dello Stato: questo era il giudice Falcone.”

E come fa uno che sa le cose che sa Dell’Utri a finire in galera?
Se vuotasse il sacco, altro che sconvolgimento dei massimi poteri!
Ferrara disse che per finire in politica si deve essere ricattabili
Dell’Utri potrebbe dire che per non finire in carcere si deve poter ricattare
..
L’Italia è già fottuta. Qua non si tratta di capire se il paziente è ferito, qua si tratta di vedere se il paziente sopravvive.
Mauro Agnoli
.
Coloro che rendono impossibile una rivoluzione
pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione
violenta

J.F.K.
.
Dell’Utri dopo la sentenza: “E’ finito tutto.”
Caponnetto dopo le stragi: “E’ tutto finito, è tutto finito”.
Claudio

Mario ricorda Salvatore Borsellino:

“Mi è mancato il respiro quando ho sentito la sentito la sentenza della Corte di Cassazione su Dell’Utri, mi si è fermato il cuore. Dopo la sentenza sull’Agenda Rossa non posso accettare anche questo, Non può essere negata a tal modo la Giustizia. Ricordate l’intervista di Paolo su Dell’Utri. Chiedo a tutte le Agende Rosse di non dargli tregua, di gridargli il nostro disprezzo e la nostra rabbia dovunque si trovi, di impedirgli di ricordarci mostrando la sua faccia che cosa è veramente la mafia.”

Ennio cita:
COMMENTO DI IFQ ALLA VIGILIA DELLA SENTENZA MILLS

“Come detto da tempo, i due poteri forti (gli unici che in Italia comandano veramente, con buona pace di chi ama abusare spesso di questo termine con falsi bersagli immaginari) che stanno alla base del patto scellerato su cui da 17 anni si fonda la seconda Repubblica, hanno già predisposto perché gli uomini che ne stanno a capo non vengano “sporcati” da condanne che ne indebolirebbero il potere.
Come avevo già scritto nei mesi scorsi, per il Capo era già stato predisposto il necessario per mandare in prescrizione del processo Mills.
I magistrati milanesi, anche in questo caso , sono impotenti contro forze più grandi di loro. Per don Marcello Dell’Utri non ci si poteva ovviamente permettere che finisca in carcere per cui già dal processo d’appello era già stata predisposta la strategia ad hoc, contando anche sui tanti “amici” al Tribunale di Palermo e alla Corte di Cassazione
I giudici della sentenza d’appello con interessi “di famiglia” presso il comune di Palermo (dove comandano gli uomini di Dell’Utri), nonostante la condanna a 7 anni, inserirono nella sentenza alcuni “cavalli di troia” dal punto di vista giuridico-formale, per dare l’assist poi ad altri eventuali volenterosi della Cassazione di cassare la sentenza e/o rimandarla indietro alla corte d’Appello. L’attesa più lunga del solito (il processo d’appello terminò nel giugno 2010) è dovuta alla scelta “laboriosa” di chi in Cassazione dovrà terminare il “lavoro”.
.
Con il ricorso in Cassazione si chiede l’annullamento della sentenza che presenti vizi nell’applicazione delle norme stabilite per il regolare svolgimento del giudizio. Ma dobbiamo ricordare che la Cassazione è esclusivamente competente su questioni di diritto e incompetente su questioni di merito, e quello che è stato dato sembra una questione di merito. Di più, nelle parole del Procuratore Generale Iacoviello c’è una implicita depenalizzazione del reato di concorso esterno alla mafia, come se stesse a lui esercitare una funzione legislativa. Ricordiamo che tale reato fu voluto proprio da Falcone, per combattere il fenomeno mafioso quando si intreccia con mandanti o beneficiari politici, che, altrimenti, sarebbero rimasti esclusi da qualsiasi imputazione, non essendoci la fattispecie giudiziaria atta a colpirli in caso di collusione mafiosa.

GRASSI, IACOVIELLO ED IDDA

Non c’è solo il giudice Carnevale, messo da Berlusconi in Cassazione per annullare 500 processi di mafiosi, abbiamo anche il suo caro amico Aldo Grassi e il Procuratore Generale Iacoviello, bravo a ribaltare i processi di 2° grado, il quale ha trovato che su Dell’Utri non ci fossero prove dei rapporti con la mafia: “Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa?“E’ ormai diventato un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno”. Ah, allora, se secondo lui la mafia non esiste…
Ma il pg Iacoviello ha una lunga storia alle spalle.
Fu lui che assolse Andreotti nel 2004 dall’associazione mafiosa perché i fatti erano precedenti al 1980 e dunque erano prescritti e per dopo non aveva trovato prove sufficienti: “non ci sono prove sui rapporti tra Andreotti e la mafia”. Ovviamente respinse come non valide le dichiarazioni di almeno 3 pentiti. Per Dell’Utri abbiamo un giudice che decise di respingere tutte le prove dopo il 92. E ora Iacoviello dice che non trova sentenze ‘precedenti’.
E’ sempre Iacoviello che nel processo Imi-Sir valuta la sentenza di Milano da cui risulta che Previti e l’avv. Pacifico hanno corrotto due giudici, Squillante e Metta e fa assolvere Squillante
Sempre lui nel 2010 fa assolvere il ministro Calogero Mannino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa
Nel 2011 annulla la condanna al capo della polizia De Gennaro e al capo della Digos Mortola accusati di aver istigato alla falsa testimonianza il questore Colucci nei fatti del G8 di Genova.
.
Kasap Aia
Dell’Utri può “scamparla” fin che vuole, può ravvoltolarsi nella fanghiglia dei suoi artificiosi pensieri, nel suo umanesimo d’accatto, nelle sue pratiche feticistiche …..
RESTA SEMPRE CULTURALMENTE UN MAFIOSO, come tanti in Italia.
Il figlio di un’Italia arcaica, feticista (i libri come oggetti di culto), superstiziosa.
Il chierico officiante di pratiche perverse, un esoterismo del nulla, allusivo.
Il portatore di un “sapere” che non si sa.
Se anche la giustizia non lo perseguirà dovrebbe perseguirlo la storia e un sano esercizio di rifiuto dei cittadini, ovunque vada, ovunque si trovi.
Ha un marchio di infamia impresso sulla fronte, indelebile, è comunque un reietto da additare come ciò di cui il vivere civile deve poter fare a meno, una figura tragica e ineffabile.

L’ANTIMAFIA NON ESISTE
Travaglio

Pazienza per i soliti commentatori un tanto al chilo, i Battista, gli Sgarbi…che non perdono l’occasione per le solite di balle. Pazienza per i media di B., che gabellano per assoluzione l’annullamento del processo Dell’Utri e spacciano l’arringa di Iacoviello per una sentenza definitiva. Questi sono rumori di fondo di ogni processo eccellente.
Ma è possibile che il Csm, l’Anm, le componenti della magistratura associata, la stessa Cassazione e la sua Procura generale non avvertano l’urgenza di dire una parola di chiarezza sulle anomalie dell’ultima fase del processo Dell’Utri:?
Prima il ritardo di un anno con cui è stato fissato in Cassazione, facendolo cadere nelle mani di un amico di Carnevale, poi il violento attacco di Iacoviello al reato di concorso esterno in associazione mafiosa? Davvero, come sostiene quest’ultimo, il reato non esiste? O si tratta di un’esternazione estemporanea, a titolo personale,non concordata né condivisa dal suo ufficio?
Che si sappia, il compito di un Pg della Cassazione è proporre il rigetto o l’accoglimento dei ricorsi contro una sentenza di grado inferiore: cioè valutare se la sentenza è ben motivata in punto di legittimità o necessita di una nuova pronuncia di merito.
Non c’è invece quello di abrogare i reati, né quello di dar fiato alla bocca per esternare a ruota libera considerazioni che di giuridico non hanno nulla,anzi sono smentite da due sentenze della Cassazione a sezioni unite e dal Massimario, tipo: “al concorso esterno ormai non crede più nessuno”. Ma chi l’ha detto? Ma dove sta scritto?
Ci sono magistrati che,per molto meno, sono finiti sotto procedimento disciplinare per iniziativa della stessa Procura generale della Cassazione o addirittura sono stati cacciati o trasferiti o degradati dal Csm. Possibile che nessuno dica nulla su un’uscita che riporta le lancette dell’antimafia a prima di Falcone?
Decine di persone sono in carcere o sotto processo per quel reato: avranno diritto di sapere se quel reato esiste ancora o no? E avranno diritto di saperlo le centinaia di magistrati che ogni giorno rischiano la pelle nelle procure e nei tribunali di frontiera del Sud con indagini e processi per quel reato?
Con quelle parole pronunciate dal suo alto scranno il dottor Iacoviello delegittima e isola tutti i colleghi che procedono, fra mille difficoltà e pericoli, sui rapporti fra mafie,istituzioni e professioni. E invia un messaggio devastante ai collaboratori di giustizia presenti e futuri che di quei rapporti stanno parlando o potrebbero parlare, proprio mentre siamo a un passo dalla verità sulle stragi e sulle trattative retrostanti: state pure zitti, tanto i processi alla classe dirigente collusa con la mafia non si faranno più o,se si faranno, finiranno nel nulla.
Anche il procuratore nazionale Grasso, anziché tutelare il lavoro di tanti pm e giudici antimafia che al concorso esterno credono perché lo vedono ogni giorno sotto i propri occhi, lavorando in Sicilia,Calabria, Campania anziché a Roma o a Ravenna, se n’è uscito con una bizzarria: siccome lui ha contestato a Cuffaro il favoreggiamento mafioso e Cuffaro è stato condannato per quel reato, allora“per combatte le zona grigia che ruota intorno a Cosa Nostra è preferibile contestare fattispecie concrete di reato”.
Peccato che la Cassazione abbia stabilito che il favoreggiamento vale per uno-due episodi singoli; se invece la condotta è ripetuta e prolungata nel tempo, come nel caso di Dell’Utri, è concorso esterno o partecipazione all’associazione mafiosa. Quante ipocrisie per nascondere la vera posta in gioco: Dell’Utri è il braccio dx del padrone d’Italia (sì, B. lo è ancora), dunque la legge è uguale per tutti, ma non per lui.
..
Fabio Castellucci segnala
L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA MAFIA

Dell’Utri… Sentenza d’appello di condanna a 7anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Annullata. Come se i due precedenti gradi di giudizio non fossero mai esistiti. Nuovo processo a sezioni unite.
E prescrizione certa al 30 giugno 2014 (3 gradi di giudizio in 2 anni e 3mesi per un processo del genere sono del tutto insufficienti!). Dell’Utri è salvo. Ha da almeno 40 anni di ottimi rapporti di amicizia e affetto con tutti i peggiori e più sanguinari boss mafiosi, che lui definisce eroi e perseguitati, ma è Uomo privo della minima macchia dal punto di vista della fedina penale. Un “Galantuomo”, anzi… un “Uomo d’onore”…
Peggio di tutto:
Il presidente di Corte di Cassazione Aldo Grassi (un fedelissimo di Corrado Carnevale detto «ammazzasentenze») ed il procuratore Iacoviello hanno esplicitamente dichiarato: «Il concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno!».
Giancarlo Caselli ha commentato. “…se è vero quello che ho letto sui giornali, secondo cui il sostituto procuratore generale ha sostenuto che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è una cosa a cui non crede più nessuno, allora trasecolo. Perché questa è l’unica maniera per combattere la zona grigia della mafia e la sua spina dorsale”… Adesso cerchiamo di capire cosa vuol dire…
Il reato di “Concorso esterno in associazione mafiosa” fu un reato voluto e fatto introdurre nel codice (art. 416-bis del codice penale italiano) da Giovanni Falcone.
Il manifestarsi del concorso esterno si realizza con l’apporto di un contributo effettivo al perseguimento degli scopi illeciti di un’associazione di tipo mafioso senza però prender parte al sodalizio mafioso.
In altre parole… tu puoi intrattenere, da uomo pubblico (come dell’UTRI!) ogni tipo di rapporto con boss pluri-indagati e pluri-pregiudicati, latitanti per reati gravissimi… ma se non si prova che li hai aiutati a fare un reato il politico non può essere toccato!!!
Io posso essere socio in affari in una immobiliare con la mafia, sposare la figlia del boss, scrivere il piano regolatore di una città con il quale quella immobiliare realizza guadagni immensi… E non esiste modo per condannarmi. Perché la modifica del piano regolatore è stata fatta seguendo le procedure… Quindi il reato non c’è! Oggi in Italia funziona cosìiLa parla “italia” è scritta volontariamente in minuscolo. Informatevi: è come vi dico.
In sostanza Grassi e Iacoviello hanno decretato che Falcone era un coglione, non capiva nulla di legge e di mafia, e non sapeva fare il magistrato.
E hanno riconfermato la vergogna della sentenza “Mannino” (Calogero Mannino: altro grandissimo amico di mafiosi, ministro e deputato da 40 anni nel parlamento mafioso italiano… altro grandissimo “Uomo d’Onore”)

http://www.duralexsedlex.it/index.php?&zone=18&sottosezione=201&spag&id=363

“Si definisce ‘partecipe’ colui che risulta inserito stabilmente e organicamente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa, da intendersi non in senso statico, come mera acquisizione di uno status, bensì in senso dinamico e funzionalistico.”
Sapete che vuol dire, al di fuori del linguaggio volutamente nebuloso degli “azzeccagarbugli”?
Che, da politico o amministratore, io posso avere tutti i rapporti sociali ed economici che voglio con mafiosi ricercati, e questo, di per sé, non costituisce reato. Chiaro?Tanto per fare una “ipotesi fantasiosa” (???) Il presidente del consiglio può prendersi Toto Riina come socio in Mediaset e non esiste reato.
E se lo favorisce abolendo ogni normativa antimafia, ma lo fa in parlamento con le procedure parlamentari regolari… Non esiste reato!
Chiaro? Avete capito dove viviamo? Si o no? Viva la mafia e abbasso i giudici comunisti!
Compratevi coppola e pantaloni di fustagno e insegnate ai vostri figli che la mafia è Buona e Bella. Che a svendere il “Nord Padano” alla mafia ci hanno già abbondantemente pensato tutti i partiti, inclusi quelli che gridano “padroni a casa nostra”… e poi in parlamento salvano i mafiosi e bloccano i meccanismi di lotta alla mafia. Servi siamo. Che vi piaccia o no doverlo ammettere. Servi.
Io resto del parere di Peppino Impastato (che quasi nessuno sa chi sia…). Voglio gridare ora e sempre in piazza: “La mafia è una montagna di merda!”. Inclusi i politici che ci vivono assieme, dandosi la lingua in bocca con i mafiosi dichiarati… senza neppure avere il coraggio di fare il lavoro sporco…
..
.. e Leghisti e Berlusconiani sono d’accordo con tutto questo?

I trascorsi giudiziari di Dell’Utri:

1967, conosce a Palermo Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, mafiosi appartenenti a Cosa Nostra.
1974 porta ad Arcore Vittorio Mangano, per tutelare B e la sua famiglia da sequestri.
Mangano è un mafioso di spicco nel clan di Porta Nuova a Palermo, e ha già a suo carico 3 arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come “persona pericolosa”. Dell’Utri conosce lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo sceglie proprio questo. Dalle sue intercettazioni con Mangano risulta un traffico di droga
1976 Dell’Utri si trova insieme a Vittorio Mangano e ad altri mafiosi alla festa di compleanno del boss catanese Antonino Calderone
1977 è assunto da Filippo Alberto Rapisarda, che ha relazioni con personalità di spicco della mafia quali Ciancimino, Francesco Paolo Alamia e i Cuntrera-Caruana. In un rapporto della Criminalpol del 1981 la società Inim è definita “società commerciale gestita dalla mafia di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporto provento di illeciti”.
Diventa poi amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta. Lo stesso anno è a Londra, dove partecipa al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada.
1983, in un blitz di arresti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo.
1992, estorce danaro al senatore Garraffa, minacciandolo col boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio)
Per questa estorsione viene condannato a 2 anni
1995,arrestato a Torino con l’accusa di aver inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia ’80 con false fatture e frode fiscale
2010, dichiara: “Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto. Mi difendo anche fuori [dal Parlamento], ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano”
1999, patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione per i reati di frode fiscale e false
2007 risulta il più assente: del Senato 673 assenze(41,1%).
2008, B lo ricandida al Senato, nonostante la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
In 10 anni di attività al Senato, non ha mai presentato un disegno di legge
2004, il tribunale di Palermo lo condanna a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Poi a 2 due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili
Per « un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. »
« Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale. »
2010 condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e patteggia una pena di 2 anni e 3 mesi per frode fiscale, la condanna a 9 anni scende a 7 (collusione con Bontade, Riina e Provenzano), perché il giudice si ferma al 1992. La sentenza dice ha fatto da intermediario fra la mafia e B
Ha, sino al 1980, fatto da intermediario per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, che aveva bisogno di riciclare denaro sporco, frutto del traffico di droga, in aziende del nord.
Avrebbe organizzato un complotto con falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati.
E’ stato inquisito per aver costituito una nuova P2 per coartare l’attività di organi dello Stato, tale organizzazione avrebbe sostenuta l’ammissione di una lista farlocca per Formigoni e avrebbe favorito la nomina a presidente della Corte di Appello dell’amico Marra
Ieri la Cassazione ha annullato il processo di 2° grado che ora è da rifare con altro giudice e si dice che per questo andrà in prescrizione, per quanto la prescrizione non dovrebbe valere per delitti di mafia.
.
Dell’Utri è quello che ha detto:

“La mafia non esiste. E’ uno stato d’animo”

“Quindi,è chiaro che io, purtroppo, essendo mafioso..cioè, essendo siciliano..(lapsus)”

“Mussolini non era affatto un dittatore spietato e sanguinario, era invece un uomo sensibile, colto, straordinario. Era un uomo buono. Era solo una brava persona che ha fatto degli errori. Fece leggi razziale ma furono molto blande”

“Vittorio Mangano è un eroe perché non ha parlato”

Nel 1991, eccolo mentre ricatta il senatore repubblicano Garraffa, che rifiuta di versare una grossa somma in nero a Publitalia: “Abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. In puro stile mafioso.

Nel 94 dice:«B è entrato in politica per difendere le sue aziende»

“Io sono entrato in politica e faccio il parlamentare solo per difendermi dai processi. Se non avessi problemi giudiziari non lo avrei mai fatto”.

NON E’ ASSOLUZIONE

Di Pietro: ”Le sentenze vanno rispettate sempre, ma non possono essere stiracchiate per fargli dire quello che fa comodo, come sta facendo il Pdl con la sentenza Dell’Utri”.
”Non e’ vero che la Corte di Cassazione ha assolto Marcello Dell’Utri, ma ha riscontrato delle pecche nella sentenza d’appello e quindi ha disposto il rinvio a un nuovo processo d’appello. Pertanto la condanna etica e politica rimane ed e’ pesante visto che riguarda rapporti consolidati di un rappresentante delle istituzioni con la mafia”.
”I giudici non hanno annullato la sentenza senza rinvio e nemmeno disposto l’annullamento anche di quella di primo grado, come avrebbero potuto fare -spiega ancora Di Pietro- allo stato degli atti, dunque, resta valida soltanto la prima sentenza che condannava Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa”.
”Non e’ nemmeno vero che la Cassazione ha voluto criticare la fattispecie di reato per cui il senatore del Pdl era stato condannato. Le critiche al concorso esterno in associazione mafiosa sono venute dal Procuratore generale, ma fino a che non saranno note le motivazioni della sentenza dire che la Corte condivide il suo giudizio e’ una illazione o una bugia. In ogni caso, tutta questa vicenda non può essere contrabbandata con la negazione dei rapporti tra cosche mafiose e poteri politici economici.
Decenni di indagini, processi e sentenze hanno infatti dimostrato che senza quei rapporti e quelle oscure relazioni la mafia non esisterebbe o sarebbe da molto tempo stata sconfitta. Purtroppo anche quello che sta emergendo in questi giorni in merito all’uccisione del giudice Borsellino dimostra come, in tante occasioni, Stato e poteri mafiosi siano andati a braccetto e queste trame ancora non sono state rivelate.
La Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello; al termine di quel processo si vedrà se Marcello Dell’Utri è da considerarsi colpevole.

In 1° grado Dell’Utri era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma in appello il giudice decise di non ascoltare i testimoni dopo il 1992, che fu l’anno terribile delle stragi di mafia comandate dalla politica, con la morte di Falcone e Borsellino. La corte d’appello ritenne, sì, che Dell’Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e anche con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, ma solo fino alle stragi di Falcone e Borsellino. E lì si fermò. Intanto fu provato che il boss palermitano Vittorio Mangano si era insediato ad Arcore, fingendosi stalliere, ma in realtà per tenere sotto controllo Berlusconi e la sua famiglia e che ciò avvenne attraverso la mediazione di Dell’Utri e del mafioso Gaetano Cinà. Mangano si assicurò così la protezione contro l’escalation dei sequestri a Milano”. Nell’autunno 1974, l’arrivo di Mangano sarebbe stato sancito da un incontro fra Dell’Utri, Berlusconi e i capimafia palermitani Stefano Bontade e Mimmo Teresi, nella sede della Edilnord. La sentenza di primo grado sosteneva pure che prima del 1980 Dell’Utri aveva fatto da tramite per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, all’epoca uno dei padrini più influenti di Cosa nostra palermitana, che era alla ricerca di aziende pulite del Nord Italia in grado di riciclare i miliardi di lire provenienti dal traffico internazionale di droga.

« Sentenza Dell’Utri – Quella gran puzza di salvacondotto a B “(Luca Telese).

BEPPE GRILLO

Dopo l’annullamento della sentenza della Corte d’Appello della condanna a 7 anni di reclusione a Marcello Dell’Utri vanno sfatati due luoghi comuni. Il primo è che la “Giustizia è uguale per tutti”, frase che andrebbe cambiata con la “Giustizia è uguale per tutti quelli che se la possono permettere”. Il secondo è quello ingiustamente accusatorio, quella vox populi che afferma che la Giustizia usa due pesi e due misure. Non è per nulla vero. La Giustizia usa lo stesso peso e la stessa misura sia quando prescrive Berlusconi dal processo Mills che quando incarcera per settimane, senza alcun processo, una madre di famiglia con tre figli incensurata che si è opposta alla Tav. La Giustizia è dalla parte della Ragion di Stato. Qualcuno può affermare il contrario? E gli interessi supremi della Nazione si difendono senza tentennamenti sia che si tratti dei responsabili della “macelleria messicana” del G8 (qualcuno è finito in carcere?) o dei massacratori di Aldrovandi (qualcuno è stato almeno rimosso dall’incarico dopo la condanna confermata in appello?).
Berlusconi ha fatto un grave torto ai suoi amici condannati in via definitiva e finiti in carcere come Previti, Cuffaro e Mangano: non si è dimesso prima delle loro condanne. Io ho infatti il ragionevole dubbio, e con me qualche milione di itallani, non suffragato da alcuna prova se non dalle due sentenze ravvicinate Mills e Dell’Utri, che lo psiconano abbia negoziato un lasciapassare prima di dimettersi. Come fece Eltsin, che chiese precise garanzie al suo successore Putin all’atto della sua uscita di scena. Cuffaro dovrebbe chiedere la par condicio insieme a un vassoio di cannoli siciliani, è lui il più danneggiato. Beati gli assetati di Giustizia, perché saranno giustiziati.
.
Nel 2009 Luttazzi diceva a Micromega:

“Nel marzo 2001 conducevo con successo (7 milioni e mezzo di spettatori) un mio talk-show satirico notturno su Rai2 intitolato “Satyricon”. In una puntata intervistai un giornalista allora sconosciuto, Marco Travaglio, che aveva pubblicato da un mese un libro di cui nessuno parlava: “L’odore dei soldi“, che riguardava le origini misteriose dell’impero economico di B. Parlammo dei fatti emersi nel processo a Dell’Utri, braccio dx di B, fondatore di FI ed ex-capo di Publitalia (la concessionaria di pubblicità di B).
B fece causa per diffamazione a me, a Travaglio, alla Rai e al direttore di Rai2 Carlo Freccero che con coraggio aveva mandato in onda l’intervista. Da me B voleva 20 miliardi di lire. 4 anni dopo quell’intervista, Dell’Utri è stato condannato in 1° grado a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. (Dell’Utri non è in carcere, però: è diventato senatore del partito di B)
Nel 2005 ho vinto la causa e B è stato condannato a pagare 100.000 € di spese legali.
Insieme con B, mi fecero causa anche Mediaset (5 miliardi di L), Fininvest (5 miliardi di L) e Forza Italia (11 miliardi di L). Ho vinto tutti i processi. Quell’intervista non diffamava nessuno. Informava in modo corretto.
Nel giugno 2001, B vinse le elezioni politiche diventando capo del governo. Nel 2002,in visita di Stato in Bulgaria, B pronunciò il famigerato “editto bulgaro”, disse alla stampa che io e altri due giornalisti (Enzo Biagi e Michele Santoro) avevamo fatto un “uso criminoso” della tv di Stato e lui si augurava che questo non si ripetesse. Io, Biagi e Santoro venimmo cancellati dai palinsesti: i dirigenti Rai (nominati dalla maggioranza politica berlusconiana) decisero di non riconfermare i nostri programmi. Giustificarono la cosa come “scelta editoriale”. Da allora io non sono più potuto tornare a fare programmi tv in Rai. 20 anni di attività artistica azzerati.

IDENTIFICATI I RESTI DI PLACIDO RIZZOTTO

In concomitanza con la vergognosa sentenza della Cassazione del PG Iacoviello, degno compare del giudice Carnevale che annullò le sentenze a 500 mafiosi, sono stati trovati i resti di Placido Rizzotto, sindacalista italiano, rapito e ucciso dalla Mafia nel 1948. Aveva 34 anni. Lo si vede nel filmato su Riina, ‘Il capo dei capi’, che dà uno spaccato dall’ascesa della mafia che tutti dovrebbero vedere.
Di famiglia poverissima, primo di 7 fratelli, orfano della madre quand’era piccolo e col padre in prigione. Rientrato a Corleone dopo il servizio militare, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Venne rapito nella serata del 10 marzo 1948 e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Mentre veniva assassinato, un pastorello assistette al suo omicidio di nascosto e vide in faccia gli assassini e per questo venne ucciso con un’iniezione letale fattagli dal boss e dottore Michele Navarra, il mandante del delitto di Placido Rizzotto.
Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza di Collura fu possibile ritrovare alcune tracce del sindacalista ma non il corpo, che era stato gettato da Liggio nelle foibe di Rocca Busambra, nei pressi di Corleone. Il 9 marzo 2012 l’esame del DNA, comparato con quello estratto dal padre Carmelo Rizzotto, morto da tempo e riesumato per questo scopo, ha confermato che i resti trovati il 7 settembre 2009 presso le foibe di Rocca Busambra appartengono a Placido. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale.
Che questo ritrovamento sia un segno che i delitti di mafia e soprattutto quelli che hanno avuto come mandanti i criminali che ci governano con una veste politica vengano tutti a galla!
..
45 SENATORI HANNO CHIESTO UNA MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO RICCARDI CHE HA ACCOSTATO LA PAROLA SCHIFO ALLA PAROLA POLITICI

Alfano diserta la riunione con Monti, Bersani e Casini per le riforma sulla giustizia e la tv e B diserta il suo assolo autoesaltativo davanti a Vespa.
Il Ministro della Cooperazione Internazionale Riccardi davanti a questi fatti biechi di una politica che assolve sempre se stessa e lavora solo per i propri personali interessi, si lascia andare a una frase infelice con la Severino sull’assenza di Alfano, frase privata ma che tuttavia le telecamere rubano e immortalano “Volevano solo creare un caso, in realtà il Pdl ha problemi a trovare un accordo sulla legge elettorale. Vogliono strumentalizzare ed è la cosa che mi fa più schifo della politica, ma quei tempi sono finiti”
Riccardi è il migliore membro di questo Governo, viene dal volontariato e finora ha fatto solo bene. Gli resta dunque indigesto il comportamento di chi tutela solo il proprio egoismo e del paese se ne frega. Ma quella parola ‘schifo’ solleva la reazione convulsa di 46 senatori del Pdl che si sentono offesi (non da quello che B costantemente fa, ma dal fatto che qualcuno dica che la sua politica fa schifo) e chiedono a gran voce le dimissioni di Riccardi.
Scrive Marco Bracconi :” La politica è schifosa, anche. Ma senza la politica il ministro Riccardi non si troverebbe dov’è. Almeno in una democrazia.” Pessimo commento. Almeno nei riguardi di uno come Riccardi che non è stato scelto certo per compromissioni infami.
Ma il lettore Andrea Cascio, più concretamente obietta che: “La politica “politicante”, quella delle strumentalizzazioni a scopi elettorali, delle poltrone spartite col misurino, delle polemiche inventate ad arte per nascondere le informazioni vere… beh quella politica lì non fa schifo mica solo a Riccardi. Io lo capisco… personalmente preferirei rotolarmi in un letamaio che avere a che fare ogni giorno con gli Schifani, i Casini e i Bersani di turno.” E perché Berlusconi e Alfano, no? Condividiamo. Sapere di essere governati da persone come questi ci fa davvero disgusto. Semmai è da dire che non è che il Ministro Riccardi partecipi a un governo che amministra l’Italia con equità. Non è forse un Governo di meri interessi bancari e liberisti anche il Governo Monti?
E JJ: “A me sembra abbastanza ovvio che la nostra politica faccia schifo. La buona politica è necessaria al progresso di un paese. La dimostrazione che la nostra politica sia una politica non solo incompetente ma anche fatta da uomini piccoli, avari, spesso ignoranti è nei fatti: negli ultimi 20 anni l’Italia è sprofondata sia culturalmente che economicamente. L’unica cosa che salva questo paese sono gli italiani, tutti gli italiani che lavorano, studiano, creano e sperano. Va da sé che questo insieme di italiani comprende solamente una piccola percentuale dei politici.”
..
Vergogna dunque ai 45 senatori che con grave sprezzo del pericolo di essere presi a pomodori in faccia hanno chiesto una mozione di sfiducia contro Riccardi, che in colloquio privato con la Severino aveva usato la parola ‘schifo’ per la politica. E Riccardi ha dovuto pure scusarsi!!
E infatti i 45 ora esulteranno per l’annullamento del processo al senatore mafioso Dell’Utri. Per loro la parola ‘schifo’ non è affatto adeguata. Sarebbe meglio la parola ‘forca’. Ma il 23% del popolo italiano persiste nel voler votare Pdl. Anche mettendoci dentro tutti i membri di mafia, camorra e ‘ndrangheta non si fa il 23% del popolo italiano. E il resto cos’è? Qual’è la parola che li definisce? Poi naturalmente è meglio occuparsi del furto del rame!!
.
L’on Osvaldo Napoli aveva deprecato la mozione di sfiducia

«Riccardi aveva chiesto scusa, e il mea culpa di solito non si usa in politica. Quindi, la polemica sarebbe potuta finire lì. Invece, quella specie di mozione di sfiducia, che mozione di sfiducia poi non si è rivelata essere, ha aumentato la confusione. Un`iniziativa come questa è il prodotto del sbandamento che regna, sia a dx sia a sx, in Parlamento. Ci si sente inutili, perché Monti sta facendo le cosa che avremmo dovuto fare noi, e allora si ci si abbandona a iniziative irruente e sterili. Iniziative così destabilizzano la politica in generale, la quale ha bisogno di recuperare credibilità e invece si getta la zappa sui ` piedi. E’ stato un errore politico. Siamo in preda all`horror vacui e ciò porta ad avere un atteggiamento rabbioso. L`atto precipitoso e irrazionale di ieri, l`avanzata, poi la minimizzazione e infine la retromarcia, Lo sa qual è la verità? Lo sa qual è la verità? Mentre Casini detta l`agenda del governo, noi perdiamo tempo in iniziative a vanvera.

50.000 A PIAZZA S GIOVANNI PER LA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM
IL DISCORSO DI LANDINI

“Siamo qui oggi per denunciare che viviamo in un mondo ingiusto e non abbiamo intenzione di chinare la testa, ma vogliamo denunciare la situazione e cambiarla. Oggi chiunque può vedere questa piazza: siamo una piazza di pericolosi metalmeccanici che difendono la libertà e la democrazia per tutti. Se in Italia ci sono dei diritti, è perché chi lavora li ha conquistati con la lotta. Noi siamo qui per estendere la democrazia e i diritti dove non ci sono. Il nostro obiettivo è di ridurre le diseguaglianze, creare lavoro, ridistribuire il reddito. Si è arrivati al punto che lavorando si diventa poveri! Abbiamo scritto una lettera a tutti i parlamentari, di dx, di sx, europei. Non abbiamo mai chiesto a nessuno di stare con la Fiom: noi chiediamo che chi è stato eletto in nome della Costituzione repubblicana ed antifascista, si impegni a garantire che la Costituzione sia applicata in tutti i luoghi di lavoro, a partire dalla Fiat. E questo non è per difendere la Fiom, ma per difendere la democrazia, in questo paese. Questa è la parte migliore del Paese. Il diritto al lavoro, il diritto di poter scegliere il sindacato, il diritto di potersi realizzare nel lavoro che si fa, deve essere garantito, dal Parlamento e dal Governo. Il governo deve fare quello che fa un governo vero.
Noi vogliamo produrre in Italia, e da questo punto di vista c’è la necessità che il governo si faccia garante di un piano straordinario per produrre posti di lavoro. Noi denunciamo il rischio concreto che un’intera struttura industriale rischi di scomparire. Bisogna agire sulle ragioni che hanno prodotto questa crisi. E la 1a è una redistribuzione della ricchezza a danno di chi lavora che non ha precedenti. Perché se c’è la crisi è per i bassi salari, per la precarietà, perché l’Italia è il Paese che in Europa ha investito meno sul terreno dell’innovazione.
Noi vogliamo un cambiamento, una riconversione ecologica della nostra industria. Poniamo il problema della sostenibilità ambientale delle produzioni e della sostenibilità sociale delle scelte fatte. Siamo contenti che non ci sia più il governo Berlusconi. Ma proprio per questa ragione, ci permettiamo di dire a questo governo che così come sta agendo non va bene. La riforma delle pensioni fatta così non va bene, non affronta i problemi come dovrebbe. I lavori non sono tutti uguali, e dire che è tutto uguale è un’ingiustizia, e non è nemmeno vero. Un sistema contributivo, puramente contributivo, in Europa non esiste. Se prendete un giovane con alle spalle 10-15 anni di lavori precari, con quale situazione andrà in pensione? Questa, per noi, non può essere considerata una riforma a regime pensionistica. Con questa riforma ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che rischiano di trovarsi senza pensione e questo è inaccettabile. Questo è un tema che non si può scambiare con nulla. Questo è un elemento di giustizia e di equità. Offriamo questa piazza a tutta la Cgil perché insieme si possa continuare, ma i metalmeccanici oggi dicono che come siamo venuti oggi a San Giovanni, siamo pronti ad andare sotto i palazzi del governo, che ci deve dare delle risposte. C’è in corso un attacco alla storia, alla storia sindacale del nostro Paese.
Se in Italia abbiamo dei diritti, se ci sono i contratti, è perché c’è stata una capacità unitaria dei sindacati per ottenere quei diritti. Perché è importante il contratto nazionale? Perché i diritti sono gli stessi se si lavora in una grande azienda come in una piccola. Ma se si accetta la logica che il sindacato diventa il mastino dell’azienda, se si accetta la logica di mettere in competizione i lavoratori gli uni con gli altri, non c’è più la libertà di essere cittadini. La libertà, la democrazia, sancite dalla nostra Costituzione, devono essere garantite. Può anche essere che il dottor Marchionne decida di pagare le tasse all’estero. Ma in Italia facciamo rispettare la Costituzione e le leggi del nostro Paese a chiunque, e governo e Parlamento non si devono calare il cappello di fronte a Marchionne! E se passa questa logica significa che anche loro subiscono il ricatto di Marchionne! E comunque va tirato anche un bilancio: un anno e mezzo fa ci si diceva che il caso e il modello di Pomigliano era un caso unico, che c’era la crisi. Oggi quel modello è stato esteso a 86mila lavoratori! E poi dove sono i 20 mld di investimento? La Fiat sta perdendo quote di mercato! Davvero si può pensare che si possono produrre macchine in Italia per venderle negli Stati Uniti? Ma è una cosa logica? E’ così complicato da capire? E noi dovremmo legare le nostre condizioni al fatto se la massaia dell’Ohio compra la Panda fatta in Italia, ma stiamo scherzando? Siamo al punto che si chiudono le fabbriche di autobus mentre l’Europa multa l’Italia perché abbiamo gli autobus che inquinano troppo. Non ci vuole una laurea per capire che è meglio fare un piano industriale per produrre autobus nuovi e smettere di pagare le multe. Noi non abbiamo nessuna intenzione di rientrare dalla finestra. Come ci hanno cacciato dalla porta, noi rientreremo dalla porta principale, perché così è la nostra democrazia, così dice la Costituzione e la nostra dignità non è in vendita né oggi né domani. Noi diciamo di “no” ad una cosa precisa: l’articolo 18 non si tocca, questo è un punto chiaro. L’unica cosa che per noi è possibile, se proprio la vogliono fare, è di estendere l’articolo 18 a chi non ce l’ha. Lo diciamo esplicitamente: bisogna ridurre la precarietà. Il contratto a tempo indeterminato deve essere e rimanere il vero punto di riferimento per l’assunzione delle persone. Bisogna far pagare di più le forme di lavoro precario. Non solo siamo il paese in Europa con il precariato più alto. Ma chi ha un lavoro precario ha un salario inferiore del 20-25%. Certo che le imprese usano questo modello. Ma bisogna anche dire che va ridotta la spesa per il lavoro indeterminato, e che se davvero vogliono usare le forme precarie devono pagarle più care. E a parità di ore di lavoro devono corrispondere parità di diritti. Diciamo le cose come stanno: la cassa integrazione è pagata dai lavoratori e dalle imprese. E se oggi ci sono aziende e settori che non hanno soldi per la Cig, tutte le imprese devono pagare i contributi, e così si estenderà questo diritto a tutti. Noi dobbiamo affrontare il problema del reddito di cittadinanza, attraverso la fiscalità generale. 2 es.: la formazione è decisiva, ma l’università è un diritto garantito a tutti? Introdurre il reddito di cittadinanza vuol dire garantire a tutti l’istruzione, e impedire a chi ha un lavoro precario di essere costantemente sotto ricatto.
La nostra Costituzione dice che il lavoro è un diritto. Ma proviamo a metterci nei panni di un giovane. In Italia, il governo Berlusconi, prima di andare via, ha fatto una legge, che dice che si può derogare dai contratti nazionali e anche dalle leggi con i contratti aziendali. Siamo di fronte a una cosa mai successa. E questa legge c’è perché la Fiat l’ha chiesta. La Fiat condannata 4 volte da 4 tribunali diversi per comportamento antisindacale e s’è salvata per l’articolo 8. Vogliamo fare una cosa vera? Si cancelli l’articolo 8. quella legge è anticostituzionale. Sappia questo governo che se non cancellano questa legge noi siamo pronti, e l’abbiamo imparato con i referendum dell’anno scorso a raccogliere le firme per cancellare questa legge che è contro la nostra democrazia. Se il governo volesse, potrebbe fare anche una bella legge sulla rappresentanza. Noi chiediamo una cosa precisa. Così come avvenuto con i lavoratori del pubblico impiego, perché non facciamo una legge per estendere le rsu a tutte le fabbriche? Vuol dire arrivare a una certificazione della rappresentanza. Una legge sulla rappresentanza degna di questo nome deve affrontare il problema della validazione dei contratti. Se ci sono accordi separati, è perché ai lavoratori è impedito di poter scegliere e votare sui loro accordi. L’unità sindacale è innanzitutto un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo è l’unico modo per ricomporre, la democrazia è la condizione dell’unità sindacale. Mi risulta che la prossima settimana diversi parlamentari presenteranno una proposta per la modifica dell’articolo 19. Se il governo ha a cuore la coesione sociale, se ha a cuore gli interessi di chi lavora, cancelli l’articolo 8, e intervenga per ripristinare da subito la libertà di scegliere i propri delegati anche tra i rappresentanti della Fiom. Io credo che la miglior risposta alle polemiche sia questa piazza. A questo punto anche tutte le forse politiche facciano in autonomia il loro lavoro ma siano capaci di ascoltare. Se c’è una cosa che mi preoccupa è la distanza che rischia di crearsi in questo paese tra la gente e la politica. Senza politica non c’è democrazia. Da questa piazza si leva una domanda: la politica torni a rappresentare gli interessi delle persone! Noi siamo di fronte ad un passato: la Fiom da sempre ha detto di essere contro la logica delle grandi opere, le centrali nucleari, l’acqua privata, il ponte sullo stretto, il Tav.. Ma non perché siamo contro a prescindere. Ma perché pensiamo che oggi un nuovo modello di sviluppo deve affrontare la sostenibilità ambientale delle cose che si fanno. Come ha detto il presidente della comunità montana della Valsusa, il problema è come si spendono i soldi in Italia. Chiunque di noi sa che se si va fuori dalla tratta dell’alta velocità in Italia si ritrova con i treni dei pendolari nelle condizioni che conosciamo. Il problema non è essere contro la modernità, ma capire se si vuole costruire un piano nazionale della mobilità. Finmeccanica vuole disfarsi di Ansaldo energia, vorrebbe fare solo attività militari, ed è controllata al 30% dal governo. Fincantieri, la siderurgia, Fiat, si parla delle attività di questo Paese. sarebbe necessario aprire una discussione su quello che serve a questo paese, coinvolgere la ricerca, le università, dove la ricostruzione dell’Aquila, la gestione del territorio, sono punti decisivi. Noi siamo il Paese con 120 mld di evasione fiscale e 60 mld di corruzione. In questo Paese la mafia ha ormai in mano pezzi decisivi dell’economia. E se si vuole davvero cambiare bisogna avere la capacità di ascoltare, la democrazia non è fatta di scelte già fatte. E’ una musica già sentita.
Bisogna aprire una fase di discussione anche diversa. Nella storia dei movimenti sindacali, le manifestazioni, i presidi, c’è un elemento di discrimine: la nonviolenza. Anche su questo terreno deve esserci capacità di ascolto. Noi vogliamo riconquistare il contratto nazionale del lavoro. Che sia tale perché approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori, che tuteli i diritti di tutti. Noi qui avanziamo una proposta precisa agli altri sindacati. Sappiano se le nostre proposte non vengono accolte, noi non abbiamo nessuna intenzione di accettare questa situazione. Fabbrica per fabbrica, andremo a riconquistarci il contratto nazionale del lavoro. Non abbiamo intenzione di fermarci qui, vogliamo proseguire dopo questa manifestazione. Questa piazza si rivolge a tutto il mondo del lavoro, dimostra una disponibilità, e la Cgil lo deve sapere, che se da lunedì non c’è una trattativa aperta, da questa piazza viene la disponibilità a proseguire fino allo sciopero generale. Noi dobbiamo dire con chiarezza che siamo pronti a continuare la nostra lotta nei territori e tornando a Roma.
Concludo dicendo a tutte le forze politiche di tenere conto di questa piazza, di tutte le rappresentanze. Chi oggi è qui ha scioperato, non sta facendo una gita. Ci ha rimesso il salario! Gente che vive con 1200 € al mese, in questa piazza non c’è nessuno con una dichiarazione dei redditi simili a quelle del governo. E siamo noi a pagare le tasse, il 90% delle entrate del fisco viene dai lavoratori dipendenti.
Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, siamo la parte migliore del Paese. Senza la Fiom e senza i metalmeccanici non si esce dalla crisi, andremo avanti fino a che non ristabiliremo la democrazia e i diritti per tutti i lavoratori. Viva la Fiom, viva la Cgil e viva tutte le lavoratrici e i lavoratori.”
..
Ecco, io credo che uno così dovrebbe essere a capo di un partito. E non lo stupido Bersani.
.
Fiom Landini: Siamo una piazza di pericolosi Metalmeccanici Roma 9 marzo 2012

Angelo D’Orsi

Ci avevano detto che il Mercato aveva vinto la sua plurisecolare battaglia contro lo Stato. Che il denaro era ormai virtuale, e che l’economia era solo sequenze di numeri su un desktop.
Ci avevano fatto credere che di operai non ve ne fossero più. Che tutto stava diventando ceto medio. E che, in definitiva, stavamo diventando, irresistibilmente, inevitabilmente, e addirittura facilmente, tutti più ricchi e dunque più felici, mettendo nel dimenticatoio la lotta di classe.
Poi il giocattolo si è rotto. E abbiamo scoperto che gli operai esistono, e che svolgono un lavoro fisico, sfibrante, spesso pericoloso: furono i poveri corpi carbonizzati negli altiforni delle Acciaierie ThyssenKrupp a ricordarcelo, impietosamente. L’anno dopo il capitalismo entrò in crisi e si capì che non si trattava di una semplice crisi ciclica, si era dinanzi a una crisi di civiltà. E gli operai rimanevano figure essenziali e senza il loro lavoro l’economia si ferma. Ma intanto gli stessi speculatori responsabili della crisi si dedicavano al ruolo di «fallimentatori» di aziende sane, di «delocalizzatori» in paesi esentasse e a manodopera a bassissimo costo, e, se si degnavano di rimanere là dove le fabbriche erano state create, e fatte crescere con il sudore, e spesso il sangue, di tanti lavoratori e lavoratrici, lo facevano mettendo in atto una politica di ricatto, di minacce, di compressione dei salari, di riduzione dei diritti acquisiti, di drastico peggioramento delle condizioni di lavoro.
A tutto questo, però, si cominciò a opporre una sempre più accanita resistenza. Furono gli operai issati sulle ciminiere, le mogli incatenate ai cancelli, i blocchi stradali, le piazze ribollenti di umanità in marcia, furono insomma le mille forme vecchie e nuove di contrasto e di attacco. E se all’inizio quest’azione si dové a minoranze, rapidamente, con l’incancrenirsi della crisi e il crescere dell’arroganza dei padroni e l’ostentazione del lusso e della dissipatezza, la pratica della corruzione, la «normalizzazione» della disonestà, dall’altra, strati sempre più ampi di popolazione capirono che la lotta di quegli uomini e quelle donne era la loro lotta. Era una lotta non semplicemente in una vertenza sindacale, ma per la sopravvivenza dello stesso tessuto sociale, per la salvezza dell’economia, e, magari, per cominciare a porre seriamente il problema della sua necessaria trasformazione in senso sociale, solidale e sostenibile. Ossia, la lotta di classe, ritornata centrale, dimostrava vistosamente che gli operai difendendo se stessi, difendevano interessi generali, che la loro causa era la causa di tutti. Perciò oggi, ancora una volta, come tante volte abbiamo fatto negli ultimi anni, dobbiamo stare dalla parte della Fiom, che è diventata l’avanguardia cosciente e forte di quella classe operaia. E che solo battendoci per la sua causa, noi possiamo dare una speranza di salvezza all’Italia: a chi ha il lavoro ma vede ogni giorno peggiorare le condizioni fisiche e contrattuali; a chi il lavoro aveva e ha perso, conservando al massimo l’illusione di riottenerlo; ai tanti, troppi giovani disoccupati senza prospettiva; a tutti coloro che lavorano in condizioni di assoluta precarietà; a tutti gli italiani e le italiane che intendono evitare, con la bancarotta economica, il tracollo sociale, e la catastrofe civile e morale del paese.
Per un giorno, il 9 marzo, facciamoci tutti e tutte operai e operaie. E lottiamo, ciascuno nel suo ambito, con i suoi mezzi e capacità per testimoniare il significato pregnante dell’articolo 1 della nostra Costituzione, che parla di una Repubblica «fondata sul lavoro».

LEGA LADRONA. LA MAZZETTA NON PERDONA
Matteo Prencipe

Con l’avviso di garanzia per corruzione a Davide Boni, “pezzo forte” della Lega, è iniziato il vero conto alla rovescia del potere di Formigoni e forse della stessa Lega in Lombardia. Si svela finalmente quello che da sempre la sx ha denunciato. La Lega di governo è fatta degli stessi “favori”, concessioni, aiuti palesi ed occulti, che garantisce da 20 anni il ruolo egemone di B e Formigoni. L’avviso di garanzia colpisce al cuore la finzione di Lega del “buon governo locale”. Una finzione sino ad ora in attaccata e si incomincia ad intravvedere in Lombardia, l’inizio della fine di un’epoca e con essa la capacità della Lega di rappresentare un’alternativa. Stiamo assistendo ad un primo terremoto politico al nord, che mette in discussione la Lega “diversa”, estranea dai maneggi e agli affari, ed emerge fulmineamente come essa stessa sia frutto del sistema di sottogoverno, che garantisce in cambio di concessioni facili, finanziamenti senza rete alla politica della dx. Il governo di Formigoni perde l’ultimo elemento di legittimità politica: il mitico destino del “nord diverso e federalista, della Lombardia onesta ed efficiente, contrapposta alla Roma incapace. Viene meno un pezzo strategicamente importante della narrazione formigoniana, di CL e della Compagnia delle Opere. Questa dx è ormai incapace di esprimere un governo, che non sia basato sulla condiscendenza al sistema della corruzione fatto di consulenze e appalti locali. Non é un caso che nell’epoca delle vacche magre, degli scarsi finanziamenti pubblici, del poco denaro privato circolante, sia iniziata la decadenza della dx lombarda. E’ il sistema di corruttela, consentito anche dal tanto denaro facile e disponibile degli ultimi anni, che sta collassando e con esso anche la fantasiosa “verginità politica” della Lega.Attraverso le centinaia di comuni governati direttamente, la Lega ha acconsentito al saccheggio del territorio, avvallato miliardarie opere infrastrutturali, già oggetto di indagini e arresti da parte della magistratura e ora i “nodi vengono al pettine”. Non possono più dire: non c’ero e se c’ero dormivo. Ora c’è la straordinaria possibilità di costruire un’alternativa. Si può e si deve riconsegnare la Lombardia ai cittadini e costruire un nuovo futuro.

Leghisti, e come mai non vi chiedete come mai il vostro Davide Boni si dia tanto da fare ma concluda così poco nel suo lavoro ufficiale?
Eppure è il Presidente del Consiglio regionale lombardo!
Sapete che prende 20.000 € al mese ma ha riunito i suoi colleghi per discutere dei problemi della regione più grande e importante d’Italia 4 volte?! In media: una seduta ogni 20 giorni. Accidenti, che produttività!
Ditre che conta la qualità? Nemmeno quella. I cari lumbard hanno presentato appena 3 progetti di legge: praticamente uno al mese. Belle anche le interrogazioni degli 80 onorevolini lombardi! Specie la 1128, appena presentata da 7 consiglieri leghisti su « il blocco dei social network sulle postazioni di lavoro della Regione Lombardia», cioè “Basta Facebook e Twitter al Pirellone. Tra i firmatari della mozione anche il «trota».
.
DEGENERAZIONE
Viviana Vivarelli

Per 18 anni la Lega e B non hanno fatto che allungare i processi e accorciare le prescrizioni, rubare allo Stato per sostenere le proprie casse o i propri elettori colpevoli, condonare e depenalizzare, così da rendere impuniti i ladroni e tenere in libertà i ladruncoli comuni, allargare la corruzione nel Paese, togliere mezzi alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, fare il liberi-tutti della Cassazione, negare le autorizzazioni a procedere sui parlamentari, bloccare i processi con delle pagliacciate come è accaduto per Mills, o fare votazioni parlamentari grottesche come per la nipote di Mubarak.
In 18 anni il livello morale di questo paese è andato calando, mentre la corruzione degli apparati era sempre più sfacciata e chiunque non fosse scemo imparava che per fare carriera o semplicemente sopravvivere c’era una sola strada: la corruzione.
La Lega esordì con una mazzetta, peggiorò con la truffa della banca di Lodi, ha sempre protetto i ladri istituzionali o di partito,ha premiato gli evasori delle quote latte e votato tutte le leggi proteggi-ladri di B, è arrivata a depenalizzarsi il reato di banda armata e oggi che di nuovo è stata scoperta in una pesante rete di mazzette, invece di buttar fuori la sua mela marcia l’ha difesa, mentre è evidente che, se Boni ricattava gli imprenditori per dare soldi al partito, il partito li prendeva grato e consenziente.
Nello stesso momento, quando il ministro Riccardi dichiara che questa classe politica fa schifo, 54 del Pdl ne chiedono le dimissioni con una mozione di sfiducia. Si può rubare ma non si può dare di ladro a chi ruba. E’ questo il peccato mortale. Dire l’evidenza, che è anche quello che pensa il 99% degli Italiani. E nel frattempo non riesce a passare quella legge anticorruzione che l’Europa ha richiesto e che la Lega e Berlusconi hanno nascosto per 2 anni. E quando Monti cerca di resuscitarla, ecco che Lega e Pdl si ribellano minacciando la caduta del Governo se si prova a risanare la Giustizia o a vendere le frequenze.
..
LA ‘NDRANGHETA IN VAL DI SUSA
http://www.byoblu.com/post/2012/03/01/Ecco-la-ndrangheta-che-vuole-la-TAV-in-Val-di-Susa.aspx

La ‘ndrangheta è in val di Susa dal 1995. Negli anni ’50 un muratore di Marina di Gioiosa Ionica viene mandato qui al confino, Rocco lo Presto, e in pochi anni dirige il boom edilizio della zona, costruendo case, palazzi e residence con manodopera a basso prezzo. Va così bene che chiama il cugino a Bardonecchia, Francesco Mazzaferro, titolare di un’impresa di movimento terra che assume il monopolio del settore nella zona che va da Bardonecchia a Sauze d’Oulx, tanto che nei cantieri si vedono solo autocarri targati RC. Malgrado una condanna per omicidio, non confermata in appello, Lo Presti diventa un imprenditore che dà lavoro a migliaia di persone con investimenti faraonici. “Ha rappresentato un pezzo della storia economica dell’Alta Valle e della località olimpica”. Muore nel 2009. Peccato che pochi giorni prima, “zio Rocco” fosse stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa, per un racket delle braccia. Un rapporto della Commissione parlamentare antimafia del 1974 evidenziò che “qualcosa di nuovo e di strano ha rotto l’equilibrio di sempre. Si sono verificati fenomeni di delinquenza organizzata con caratteristiche del mondo mafioso: massicci casi di intermediazione, collocazione abusiva, sfruttamento e decurtazione salariale, racket”, e stimò che quasi l’80% della forza lavoro venisse reclutata attraverso canali illegali. Perché una ‘ndrina calabrese riesce ad attecchire in maniera così profonda in una regione straniera? Perché è in grado di gestire in maniera efficiente il mondo del lavoro locale, fatto di appalti e di controllo della manodopera: 8.000 alloggi e 2.000 case abusive.
Sono gli anni del traforo del Frejus: un investimento da 170 mld di lire (come oggi), le piccole aziende locali non ce la fanno e sopperisce la ‘ndrangheta . Molte imprese cominciano ad arrivare dalla Calabria e si gettano a capofitto sugli appalti, divenendone i padroni assoluti sotto il controllo di Lo Presti.
I metodi sono quelli tipici della criminalità organizzata: efficienza, controllo del territorio e ricorso alla violenza quando necessario. Tra il 1970 ed il 1983 ci sono 44 omicidi di mafia”. Uno dei più eclatanti è quello del procuratore Bruno Caccia, che indaga sul Lo Presti.
Violenze e intimidazioni continuano per tutti gli anni ’80 e ’90: nel 1991 il commissario di Bardonecchia viene trasferito d’urgenza in Calabria, in un territorio ad alta intensità mafiosa. Perché? Indagava su Lo Presti. Lo Presti è un vero e proprio boss. E come ogni padrino che si rispetti, fonda il suo potere sulla certezza dell’impunità, che gli viene garantita dalla collusione di gran parte dei politici locali. Il perché la politica non si opponga alle mafie è sempre lo stesso: le cosche portano voti. E infatti Lo Presti si vanta a telefono – non sapendo di essere intercettato – di controllare 500 preferenze a Bardonecchia e di tenere in pugno la maggioranza dei consiglieri comunali. “Nessuna giunta viene eletta contro il parere dei meridionali. Le posso dire che non ho bisogno di dire ai miei amici cosa devono votare. Conoscono le mie idee e, se mi vogliono bene, sanno a chi dare il voto”. Nel 1994 il sindaco ed alcuni consiglieri comunali di Bardonecchia vengono accusati di speculazione edilizia. L’indagine alza un gran vespaio di polemiche, la stampa nazionale accende i riflettori su quel piccolo comune della Val di Susa e vengono svelate le forti infiltrazioni mafiose nella politica locale. Scalfaro scioglie la giunta ma nel 1996, la lista che aveva sostenuto l’ex sindaco fa una dura campagna elettorale rivendicando orgogliosamente la forte continuità rispetto all’amministrazione comunale precedente, e ottiene il 70% dei voti, col sostegno trasversale dei partiti della sx e della dx.
Nel 2008 Caselli dopo una indagine durata 5 anni compie l’operazione Minotauro che porta all’arresto di 148 persone, accusate di essere esponenti della ‘ndrangheta e di aver praticato voto di scambio, con imputazioni aggiuntive che vanno dalla detenzione e porto abusivo di armi al favoreggiamento di latitanti, dal traffico di droga internazionale all’estorsione, dalle false fatturazioni a finanziamenti illeciti, fino a ricettazione e truffa, con una confisca di beni, mobili e immobili, per oltre 117 milioni.
Oggi nel Piemonte di Cota si conoscono almeno 15 locali di ‘ndrangheta attivi con l’assoluto monopolio delle ‘ndrine sul mercato edile e il controllo dei voti che è norma a livello regionale.“un clima di violenza e di intimidazione connota l’attività edile dell’hinterland torinese, dove, al pari del cuorgnatese, la presenza cospicua di affiliati alla ‘ndrangheta ha reso di fatto impensabile lo svolgimento dell’attività edile senza dover corrispondere agli stessi costanti esborsi di denaro, per lo più destinati dagli affiliati al mantenimento dei carcerati”. E sarebbe in zone come queste che dovremmo aprire un cantiere mastodontico come quello del TAV?
A Orbassano, alle amministrative del 2008 è stato eletto consigliere comunale nella lista del Pdl Luca Catalano, nipote di quel Giuseppe Catalano ritenuto dalla procura il capo del locale di Siderno nel capoluogo piemontese. Grillo l’altro giorno si chiedeva chi ci sia dietro il TAV, e perché partiti di maggioranza e di opposizione, governi tecnici o politici, non osino dire una parola contro quest’opera inutile e costosa. Siamo sicuri che la risposta sia davvero così difficile da trovare?
..
Il bel coro della piccola vedetta della Val di Non

Carcano
Sapete cos’è un Cappello Alpino? E’ il mio sudore che l’ha bagnato e le lacrime che gli occhi piangevano (…) Neve e vento e freddo di notti infinite.Un cappello così hanno messo sulle croci dei morti, sepolti nella terra scura, lo hanno baciato i moribondi come baciano la mamma.L’han tenuto come una bandiera.Lo hanno portato sempre.Insegna nel combattimento e guanciale per le notti.Vangelo per i giuramenti e coppa per la sete.(…) Per un Alpino il suo CAPPELLO E’ TUTTO
L’alpino in congedo con cappello e giubbotto ad alta visibilità che presta servizio da volontario davanti alla scuola per aiutare i bambini ad attraversare la strada è una delle immagini più belle che possiamo ammirare in questi tempi cupi.
Un’immagine tutt’altro che rara, segno di grande senso civico ed appartenenza alla comunità.
Ci piace pensare che questi sentimenti siano gli stessi che hanno portato la Brigata Cretinetti a costituirsi e a regalarci questo brano. E che quei due elementi (cappello e giubbotto) siano usati in modo simbolico, proprio per omaggiare chi quotidianamente si rimbocca le mani per avere un domani una comunità migliore.
.
MALDESTRO BLITZ INGLESE. MUOIONO DUE OSTAGGI
Viviana Vivarelli

Brutto affare il maldestro blitz inglese che ha portato alla morte di due ostaggi in Nigeria, progettato e compiuto senza nemmeno accennarne all’Italia, così abbiamo scoperto che un italiano era ostaggio da 10 mesi ma nessuno ce ne aveva detto niente e nessuno, evidentemente aveva fatto niente. Va bene che B considerava i volontari dei ‘fuori di testa’ e va bene che B non si è mai occupato degli italiani sofferenti in patria, figuriamoci se si occupava degli italiani ostaggi di fanatici fuori. Oggi, di fronte a Cameron che ordina un blitz senza nemmeno avvertire i nostri servizi segreti, scattano senso nazionalistici assolutamente fuori luogo, vista la nomea infelice che con B ci siamo fatti all’estero e visti i recenti casi della Costa e dei due marò assassini, di fronte ai quali l’Europa, sollecitata di intervenire con l’India, si è negata. Cosa siamo diventati? Come siamo considerati? Esiste ancora uno Stato Italia o proprio non esistiamo più a livello internazionale? E cosa si deve dire di un Monti che si cura solo di interessi di classi agiate e di banche arricchite e non fa un solo atto per liberare la volontaria Rossella Urru?
Dice Giulietto Chiesa che non ci sono più politici “Ci sono camerieri dei proprietari mondiali (e cos’è Bersani se non un cameriere?), che ci stanno portando via la Costituzione a colpi di maggioranze bulgare. Camera e Senato hanno messo in Costituzione il pareggio di bilancio (presenti 7 parlamentari). Riusciamo a pensare solo che questo non prelude a meno furti di Stato, ma solo a un più ferreo controllo dell’Europa sui nostri conti e non certo per favorire la rinascita del Paese. L’opposizione non esiste. Il popolo non sarà consultato, non conta più niente; è stato esautorato, ma ancora non lo sa. Crede di vivere in un paese democratico, invece vive dentro Matrix in mano a una cricca di bocconiani, la cui missione è quella di rieducare il popolo italiano a fare il servo, col consenso del Pd. La parola d’ordine è : Non c’è alternativa. E’ un dogma. Non c’è nessun patto tra i bocconiani e la gente. Loro ordinano, la gente obbedisce. Nessuno sta dalla loro parte. Tutti sono camerieri. Il popolo non ha rappresentanti. Gli è stata tolta ogni voce. E tutto questo è nei confini della legge. Lo è perché le leggi le hanno fatte e le fanno loro. Infatti servono a loro e non a noi. Dunque loro sono nella legalità e quelli che non sono d’accordo non sono legali. Dunque vanno puniti, se insistono.
Guarda i NOTAV. Hanno tutte le ragioni dalla loro parte, quelle della scienza, quelle della natura, quelle della logica, quelle dell’etica. Ma i bocconiani hanno definito per legge cosa è il Progresso e la legge va applicata. I NOTAV fanno i blocchi stradali, ma i blocchi stradali sono fuori dalla legge.
Ne consegue che si può rubare la Costituzione, rispettando le regole, ma non si possono fare i blocchi stradali, per difendere la Costituzione, perché, in queste condizioni, difendere la Costituzione significa diventare dei fuorilegge” (Giulietto Chiesa).
.
RICORDO DI LUCIO DALLA
vv
Perché ci devono essere persone lerce come Dell’Utri? Come Berlusconi? Persone che sporcano l’Italia.
Poi, per nostra fortuna, ci sono anche quelli come Lucio Dalla. Ho appena visto in tv con rinnovata commozione un servizio su di lui dalla sua Bologna.
Scrive Arriana Di Biagio:
“Quando ad andarsene è un poeta ed un artista nel senso pieno del termine,capace di arrivare al cuore di tante persone di ogni età,oltre il dolore ed il senso di vuoto creato dal distacco, vi è la triste certezza di non poter più godere dell’arte,delle emozioni, della poesia.
«Comunico guardando negli occhi della gente e cercando le loro fatiche e la loro disperazione che è la mia», si legge in una dedica che Lucio Dalla fece a Napoleone, storico ristoratore della sua Bologna. E forse è proprio questo il grande dono dell’artista. La capacità di raccontare le emozioni, che siano disperazione e dolore, oppure gioia pura, in un modo che chiunque ascolti si chieda come sia possibile che quella canzone o quella poesia parlino proprio di lui, della sua storia, della sua vita fatta di cadute, inciampi, amore e di qualche successo.
Tornando Al ristorante Napoleone, fu sempre lì che per quasi 10 anni Lucio Dalla non ha mai mancato l’appuntamento del 6 gennaio, quello del pranzo offerto ai senzatetto dall’Associazione Piazza Grande (che prese il nome proprio dalla delicata ed emozionante canzone dedicata da Dalla ai senzatetto), mangiando con loro, suonando per loro e credo guardandoli negli occhi per leggervi la storia di ognuno.
Scriveva ancora Dalla: «Napoleone è mio padre e mio fratello, Napoleone sono io. Vengo a mangiare di notte da Napoleone, è una delle tante nuove chiese». E concludeva: «Ci guarderemo ancora negli occhi e parleremo sempre degli altri, Napoleone e io. Con dolcezza, Lucio Dalla»
Quanta quiete e serenità in queste parole. Sono parole di chi non teme l’altro perché non teme se stesso. Ed è profondamente cittadino del mondo. Con la voglia di godere appieno di questo viaggio pieno di incognite che è la vita.”
.
RIDIAMARO : – )

Un bambino va dal padre e dice:
– Papà cos’è la politica?
Il padre ci pensa e poi dice:
– Guarda te lo spiego con un esempio: io che lavoro e porto a casa i soldi sono il capitalista, tua madre che li amministra è il governo, la donna delle pulizie è la classe operaia, tu che ormai hai qualche voce in capitolo sei il popolo, tua sorella che è appena nata è il futuro.
Il bambino va a dormire, ma alle due di notte la sorella comincia a piangere; il bambino va a cercare qualcuno.
Va dal padre ma non lo trova, va dalla madre la quale lo manda via perché ha sonno, va dalla donna delle pulizie e la trova a letto col padre e allora torna dalla sorella e le dice:
– Guarda ho proprio capito cos’è la politica: i capitalisti fottono la classe operaia, il governo dorme, il popolo non lo ascolta nessuno e il futuro sta nella merda.

Da nonciclopedia
(le citazioni di dell’Utri purtroppo sono vere)

“Mi processano solo perché sono mafioso..ehm.. volevo dire perché sono siciliano”

“Se esiste l’antimafia esisterà anche la mafia”

“La mafia non esiste. Non è che tu vai in un posto,bussi e chiedi: «È qui la mafia?». Non ha un direttore generale. La mafia è uno stato d’animo”.

“Vittorio Mangano è un eroe..è morto per salvare me e Berlusconi”.

Dell’Utri è il 1° criminale italiano con ambizioni da politico, di solito è il contrario.
Nei governi B è stato prima Ministro della Famigghia, nel 94, e poi Ministro per i Rapporti con la Mafia dal 2001 al 2006. Insieme a Previti, altro fidatissimo scudiero di B, è stato autore della legge 156/2004 denominata Previti-Dell’Utri che regolamenta le quote sporche, ossia quanti mafiosi, per obbligo, devono essere candidati da ciascun partito.
Quando B divenne un intraprendente costruttore edile con una massa di soldi arrivata non si sa da dove, assunse Marcello come suo collaboratore.
La sua attività principale era facilitare la vincita degli appalti da parte di B, addolcendo le autorità competenti con regali (teste di cavallo mozzate). Per la gestione della scuderia da cui provenivano i cavalli, si avvalse della collaborazione di un autentico guru nel campo della decapitazione equina, Vittorio Mangano. Per una coincidenza del tutto casuale, costui si rivelò un boss di Cosa Nostra latitante e venne arrestato
Dopo lo spiacevole incidente la magistratura giacobina e bolscevica iniziò a indagare sul passato di Silvio e Marcello. Così i due si accorsero di vivere in un paese che penalizzava e perseguitava le persone talentuose, e decisero di cambiarlo con la forza dei loro sogni. Silvietto si candidò presidente alla testa di un partito fondato dal fido Marcello,il partito stravinse le elezioni, e l’Italia risorse a nuovi splendori (e infatti ora li vediamo). Dopo la vittoria ebbe come premio il Ministero delle Attività Produttive non legalmente riconosciute.
.
Pericle
La conoscete la storia dei due ladri,uno ha rubato una gallina e uno una mucca,vengono processati lo stesso giorno e dallo stesso giudice che dopo aver consultato la difesa e l’accusa decide di assolvere il ladro della mucca per insufficienza di prove,condanna a tre anni di carcere il ladro della gallina.
Il condannato chiede al suo avvocato d’ufficio la motivazione che ha causato la disparità di trattamento rispetto al ladro della mucca, l’avvocato risponde:
MA CON UNA GALLINA CHE CAZZO CI SPARTIVAMO IO, IL GIUDICE E
L’ACCUSA!
.
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Neppure la morte , la uccisione di Falcone e Borsellino e dei loro poliziotti per aver lavorato per mettere in carcere la mafia è servito a qualcosa agli alti giudici della Cassazione, i ricchi magistrati, collusi con i capi mafia a partire da Carnevale, essi hanno decretato, fini giuristi, che frequentare per 29 anni i capi mafia, non è reato, tu vaii a pranzo e cena con Totò Riina, e parla di filosofia con un analfabeta, non è reato, nessun si scandalizza, che sia malata di corruzione la maggior parte della magistratura come la politica e l’Italia tutta quella del management?

    Cesare Beccaria

    Commento di MasadaAdmin — marzo 14, 2012 @ 7:09 am | Rispondi

  2. Leggo , condivido e faccio leggere gran parte di quello che pubblichi cara Viviana.

    Ogni giorno che passa mi sento sempre più impotente ,non c’è proprio nulla che noi si possa fare per fermare

    quest’esercito di corrotti?

    Temo che dovremo aspettare l’apocalisse, e non sarà una passeggiata.

    Paola

    Commento di Paola Lombardo — marzo 16, 2012 @ 10:36 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: