Nuovo Masada

gennaio 22, 2012

MASADA n° 1359 22/1/2011 VADABBORDOCAZZO!

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:45 pm

L’Italia del capitan Schettino – La movida galleggiante: le multinazionali del mare – La parabola del bordello – Dividi e impera: guerra ai tassisti – La Sicilia dei forconi – Pino Aprile e ‘Terroni’ –

Viviana Vivarelli
Monti è il meglio di un pensiero iperliberista ormai fallimentare di un’Europa che sta morendo.
Sarà che tratta gli altri premier europei alla pari, mentre B era visto ormai come il figlio della serva e sarà bene non si ripresenti, dato l’enorme caduta di immagine a livello mondiale, ma, in ultima analisi, la manovra “impressionante” di Monti ha sortito il peggio, ha distrutto ulteriormente un paese già povero allontanando qualunque ripresa possibile, non sanerà mai il nostro debito né convincerà i mercati, ma calpesterà in misura crescente diritti e democrazia, ci ha infilati sulla direttrice pazzesca delle privatizzazioni esasperate di stampo liberista in netto contrasto col volere degli elettori, usando un ricatto di posizione con lo sprezzo estremo dell’usurpatore che del consenso se ne frega e agisce da una posizione di forza.
Se sul piano delle finanze il bilancio si apre con prospettive sempre più tragiche, con un immiserimento crescente della popolazione nella catena infinita di fallimenti e chiusure, sul piano dei valori e dei diritti l’azione di Monti è inquietante e terrifica, gravida di un futuro mostruoso in cui non si salverà niente e nessuno, in cui cadranno progressivamente tutte le nostre difese e i nostri diritti mentre saremo dati in pasto alle multinazionali che faranno scempio di questo paese.
Monti ha avuto, in virtù di circostanze molto rare e dell’oscuro blitz di Napolitano, una concomitanza di fattori a lui favorevoli come si vede raramente in politica, e al di fuori di qualunque crisma democratico:


-un potere assoluto quale nessun premier ha avuto mai nella storia della democrazia italiana,
-dei partiti autodissolti incapaci non solo di proporre una linea alternativa credibile ma anche di vantare una reputazione e una credibilità dignitose ,
-un deserto di veri statisti, creativi della politica o capi carismatici.
-un popolo abbrutito da 17 anni di progressivo svuotamento politico, appiattimento a induzioni pubblicitarie e desolante abbassamento morale,
-una frammentazione politica fino alla polverizzazione,
-un egoismo generalizzato..
E’ chiaro che in queste condizioni la mano pesante di Monti ha potuto andare giù come una mazzata con le manovre più trite di una destra che più destra non si può, una destra molto cattiva, come avrebbe detto Montanelli, che di destra se ne intendeva: vile attacco all’articolo 18, tagli di diritti e di sopravvivenza a lavoratori e pensionati, svendita dei beni collettivi, aumento della benzina e delle bollette, menefreghismo dei referendum popolari, armi alle stelle, nessuna imposta suppletiva o taglio alle classi benestanti, alle rendite finanziarie, agli abusi vaticani, ai privilegi della casta, disinteresse verso i diritti costituzionali, lotta di categorie messe una contro l’altra come i capponi di Renzo, assenza di provvedimenti per le zone depresse o il ripristino del territorio, silenzio assoluto sulla riforma elettorale.. non c’è nelle due fasi della manovra nulla che parli di equità, o democrazia, di miglioramento economico o di giustizia, nulla che dia certezza o speranza. Colpire i deboli mantenendo gli abusi dei più forti. Stordire i partiti mettendoli in minorità sfruttando la loro idiozia,viltà e inettitudine, dividere il paese contrapponendo le reciproche debolezze… un piano tanto facile quanto squallido, che fa semplicemente rabbrividire.
Eppure questa strana destra che più destra non si può è potuta andare al potere con l’aiuto di Napolitano e con l’appoggio incondizionati del Pd! E questa in tanta stranezza è la stranezza peggiore!.
.
Abbinare Amore e Conoscenza
Angelo Morrone
.
Grande Camilleri!
Noi Italiani abbiamo la specialità di avere un peggio sempre nuovo e diverso. Un certo peggio è sicuramente passato. Un altro speriamo che stia per passando (come diceva mia figlia bambina)”.
.
Mariapia Caporuscio
Avendo affidato la bacchetta magica (la moneta sovrana) ai banchieri è chiaro che questi mostri prenderanno di mira una nazione per volta depredandola di ogni avere lasciando l’involucro vuoto e la popolazione come nel Biafra, per questo non riesco a capire questi governanti, in fondo il paese è anche il loro, mi chiedo sono mostri alla pari o idioti?

Luca Telese
Questo è il paese meraviglioso degli abitanti del Giglio che corrono al soccorso, prima ancora che suonino le sirene degli allarmi. È l’Italia del parroco don Lorenzo che apre la Chiesa nella notte della tragedia. Del vicesindaco che porta aiuti, del commissario di bordo Manrico Giampedroni che sul ponte resta intrappolato sotto il frigorifero con la gamba fracassata perché ha cercato di salvare vite. È il sorriso timido di Giuseppe Girolamo, il batterista di bordo che già imbarcato lascia il posto in scialuppa a un bambino e che ora è disperso. È l’Italia di De Falco che giustamente si schermisce e dice a Il Tirreno: “Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso”. Poi denuncia le omissioni e le bugie di Schettino, “il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l’invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario”. E subito dopo: “La Capitaneria è un’istituzione sana, bellissima, semplice: io sono innamorato del lavoro che faccio”.
Eppure mentre De Falco resta con i piedi a terra, il suo slogan da maestro involontario vola: diventa un top tweet di Twitter, l’immagine dell’istituzione che c’è, che vigila, e che non si accontenta di una versione di comodo. Se l’Italia cialtrona degli Schettino borbotta scuse inverosimili, infatti, quella dei De Falco la inchioda alle sue contraddizioni. Non ci dovrebbe essere nulla di eroico, in questo, se non che in questi tempi la normalità si trasfigura in eroismo. “Vadabbordocazzo!”, infine, è un’altra immagine importante, la rottura di un altro falso stereotipo che in questi anni ci è stato propinato come verità di fede: è lo Stato che è più serio del Mercato, il decoro dell’istituzione marina contro la flottiglia low cost per abbattere le spese. É il richiamo alla regola, contro l’ubriacatura dell’arbitrio. Molti dicono: ma De Falco sapeva di essere registrato. È vero, ovviamente, ed è lui stesso che lo comunica al comandante della Concordia. Eppure non è l’imprecazione che rende bello quel documento, ma l’investigazione: l’uomo della Capitaneria (e questa è la parte più interessante del suo racconto) usa l’autorità per far cadere il castello di bugie. Non si fa abbindolare. Ce n’è in questo paese, di finti capitani, coraggiosi quasi mai, che dovrebbero scendere dalle scialuppe e obbedire a quell’ordine perentorio: “Percorra in senso inverso le scale di biscaggina!”. Il senso inverso – ovviamente – alla rotta della fuga.

Paolo
Il capitano abbandona la nave che affonda. Fini “grande gesto di responsabilità nazionale”
.
Syddbarrett
L’avvocato di Schettino stavolta supera tutti.
“Addolorato e turbato e tuttavia confortato dalla consapevolezza di aver mantenuto, in quei frangenti, la lucidità necessaria per attuare una difficile manovra di emergenza che, conducendo la nave su un basso fondale, ha di fatto salvato la vita di tante persone”. Così il legale di Francesco Schettino ha trovato il cliente.”
Peggio di questa poteva solo provare con “è il cugino di Mubarak”.

Andrea Bruni
”Comandante.. deve risalire sulla nave.. vada a prua! ”
“.. Qual’è la prua??”
.
Ale 68
Italia patria di santi, poeti e navigatori. Don Verzè, Moccia e Schettino. Cazzo, un doppio scotch per favore!

Francesco Schettino è così indifendibile che i radicali voterebbero contro il suo arresto.
Silvio Di Giorgio
.
La Camera salva Cosentino. La Consulta boccia i referendum. Non so se l’avete letta per intero, ma la profezia dei Maya inizia così.
Pierpaolo Buzza
.
E dice niente dell’affondamento di Berlusconi?
No, lo ha messo insieme al naufragio di Bossi.
Si è incagliato su uno scoglio del Cosentino
Luigi Orientale

Dumas
La stessa identità:
Schettino:”Ho scivolato su una scialuppa che andava verso la riva”.
Scajola: “Qualcuno mi ha comprato quella casa a mia insaputa”.
..
JENA
Concordia
Sembrava l’ultima telefonata tra Napolitano e Berlusconi.
.
Eleutrio
Il comandante De Falco a tutto tondo: “Marchionne……ma cosa fa?! Risalga subito su quella 500 cazzo!”
.
Nerio
Exit strategy di Schettino (e non solo): “Accà nisciuno e’ fess!”
..
LA PREVALENZA DELLO SCHETTINO
Massimo Gramellini

C’erano voluti 2 mesi per ritornare all’onor del mondo. 2 mesi di loden e manovre, di noia e ricevute fiscali. 2e mesi per nascondere i politici di lungo corso sotto il tappeto o in un resort delle Maldive. 2 mesi per far dimenticare il peggio di noi: la faciloneria, la presunzione, la fuga dalle responsabilità. E invece con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri, il luogo comune servito caldo nei tg.
Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me.

Byoblu
Quello che forse non è stato compreso è che gli italiani non ce la fanno più. Veniamo da una storia recente dove abbiamo avuto dieci, cento, un milione di Schettino! Erano Schettino gli Scilipoti, i Berlusconi che non andavano al funerale di un militare perché sfiniti dal Bunga Bunga, tutti i Cosentino che nonostante accuse gravi e circostanziate, certificate dalla Giunta per le Autorizzazioni, non si sono mai voluti dimettere. Erano Schettino i contorcimenti alla Ghedini sull’utilizzatore finale, i Di Girolamo tenuti per le palle dalla ‘ndrangheta, quelli che Mangano era un eroe, i Bossi che sbadigliavano alla Camera durante un discorso cruciale del presidente del Consiglio, tutti i trota e le Minetti della seconda Repubblica, i tg dei minzolini che buttavano a mare le notizie, gli alti ufficiali della tv spazzatura, la P3, la P4, quelli che ridevano nella notte del terremoto aquilano, i Piscicelli che pagavano i soggiorni nei resort più esclusivi a Malinconico, i proprietari del Salaria Village che offrivano massaggi brasiliani a Bertolaso, le cricche, i primari del Santa Rita a Milano che si erano dimenticati di Ippocrate, gli Speciale che usavano gli aerei della Guardia di Finanza per farsi portare il pesce fresco, i Penati del sistema sommerso di Sesto che non si dimettono e vengono promossi commissari per indagare sull’inabissamento del San Raffaele, i Fini della casa di Montecarlo che promettono di dimettersi se si viene a sapere quello che tutti già sanno, i D’Alema degli attici in pieno centro di Roma a 100 mila lire al mese, i Mastella che usavano gli aerei di Stato per andare al gran premio di Monza e i Calderoli che li avrebbero usati per affari di famiglia, i negozianti di Cortina che non ti fanno lo scontrino, i Saccà che dimenticano di “comandare” la tv pubblica e fanno l’”inchino” al capo del Governo, ma anche tutti quelli che saltano la fila, che ti dicono “100 con fattura, 80 senza”, e tutti quelli che rispondono “va bene 80”, e gli esempi potrebbero allungarsi
Ecco perché “Torni a bordo, cazzo!” è la frase che ha colpito e affondato l’immaginario pubblico. Avremmo voluto dire decine di volte “Si dimetta, cazzo!”, “Un po’ di contegno, presidente, cazzo!”, “Si vergogni, cazzo!”, “Dia le notizie così come sono, cazzo!”, “Faccia un regolare concorso, cazzo!”, “Faccia il lavoro per cui è pagato, cazzo!”, “Rispetti il suo ruolo, cazzo!”,”Lei è un Onorevole, se lo ricordi, cazzo!”. Quel richiamo secco, forte, carico di dignità e di orgoglio che De Falco fa al comandante Schettino è liberatorio, è catartico. E’ l’urlo di rabbia che ci ribolle nelle vene ogni volta che vediamo uomini tradire se stessi e le loro responsabilità. Ma è anche l’urlo, il rimprovero, il richiamo severo, categorico, l’imperativo morale cui vorremmo che qualcuno ci richiamasse ogni volta che perdiamo noi stessi e non abbiamo più il coraggio né la forza di guardarci allo specchio. Ogni volta che stiamo su quella maledetta scialuppa invece di stare sulla nave. De Falco stava solo facendo il suo lavoro, a differenza di qualcun altro, ma inconsapevolmente ha lanciato il grido di battaglia che tutti aspettavamo da anni, finalmente, di sentire: “Torniamo a crederci, Italiani, cazzo!”.

Tiziano Cardosi segnala
COSTA CONCORDIA: LA “MOVIDA” GALLEGGIANTE
Sergio Bologna
Autore del libro “Le multinazionali del mare”

http://furiacervelli.blogspot.com/2012/01/costa-concordia-la-movida-galleggiante.html

Strano che nessuno si sia chiesto quale bandiera batte la “Costa Concordia” né chi stava sul ponte di comando della nave al momento dell’incidente o nessuno abbia ricordato che ai primi di ottobre del 2011 la nave portacontainer “Rena” della MSC è andata a sbattere contro l’Astrolabe Reef in Nuova Zelanda, uno dei più preziosi paradisi marini del globo, e che da allora sputa petrolio su quelle acque incontaminate, creando il più grave disastro ecologico in quell’emisfero. Strano che nessuno ricordi come l’Italia abbia a che fare in questi incidenti, per più motivi. Costa Crociere, nata italiana, è controllata dal gigante americano del settore. Ma chi la gestisce? Le navi sono di proprietà di una holding la cui prima preoccupazione è di metterle al riparo dal fisco e dalle norme sulle tabelle d’armamento presso certi paradisi fiscali (da cui le cosiddette “bandiere ombra” o flag of convenience). Ma sono gestite da Ship Management Societies specializzate che decidono le assunzioni di personale e lo fanno di solito in base al principio del minor costo.
Sulla “Rena” c’erano 15 filippini su 20 uomini di equipaggio. I filippini hanno pessima fama, ma ingiustamente, da “paria” del settore sono diventati oggi tra quelli meglio preparati, perché negli anni hanno imparato che la loro vocazione era quella ed hanno investito in scuole professionali, che rilasciano i diplomi ed i certificati necessari per l’imbarco. Purtroppo oggi il mercato dei certificati falsi è fiorente e i “paria” sono altri, ucraini, vietnamiti, turchi, bielorussi.
Sabato c’è stata una manifestazione sul Canale della Giudecca a Venezia contro il passaggio delle grandi navi da crociera. Stava uscendo in quel momento la “MSC Magnifica”, Mediterranean Shipping Company, la creatura di un geniale italiano di Sorrento, Gianluigi Aponte, che ha trasferito le sue attività a Ginevra, dove sembra abbia preso moglie con tanto di banca in dote. Ha una flotta di circa 150 navi portacontainer (la seconda al mondo) e una flotta sempre più consistente di navi da crociera. I suoi comandanti e, spesso, anche i suoi ufficiali, sono di Sorrento o dintorni. Anche quello della “Costa Concordia” viene da Sorrento, si legge, e con il suo comportamento ha coperto di disonore una categoria di validissimi uomini di mare. MSC è famosa nel mondo per la sua mancanza di trasparenza. Non comunica informazioni relative ai suoi traffici, in particolare sui volumi di merce trasportata, non conferma né smentisce le notizie che le pubblicazioni insider sfornano ogni giorno sulle loro costosissime newsletter.
MSC si è fatta largo con una politica di prezzi assai aggressiva, al limite del dumping, possibile quando si riducono i costi al massimo e magari quando si dispone di grande liquidità.
Ma torniamo alla nave naufragata. Chi era sul ponte di comando? Il comandante e, si suppone, qualche ufficiale erano a cena con gli ospiti che si erano messi in ghingheri apposta. Che il personale fosse addestrato all’emergenza è probabile, ma per quanto riguarda il core manpower, il 10/15% del totale quindi, le centinaia di precari a bordo, che spesso parlano un paio di parole d’inglese al massimo, certo non lo erano. Chi aveva verificato il funzionamento dei verricelli delle scialuppe di salvataggio? Nessuno. La “Rena” era una nave substandard, sottoposta ad ispezioni almeno una quarantina di volte negli ultimi anni, in genere era stata fermata e rilasciata solo dopo giorni. Troppo costoso per il signor Aponte ritirarla dal servizio. Le navi da crociera invece sono recenti, dotate delle più sofisticate apparecchiature di bordo. Se causano disastri è per cause diverse da quelle destinate al cargo. E quali sono queste cause?
La principale è di carattere culturale, di costume si potrebbe dire. Non è tanto problema di preparazione del personale, di controllo del funzionamento delle apparecchiature, di competenza degli ufficiali, è prima di tutto la cultura della “movida” a determinare certi comportamenti irresponsabili. Una nave da crociera è un’oscena “movida” galleggiante, che, a differenza di quella che ha devastato città come Barcellona ed altre, coinvolge vecchi e bambini, donne incinte e suore, paraplegici e malati cronici, tutti ammucchiati nella spensieratezza e nello shopping, con cabine costruite per essere scomode in modo che i passeggeri vadano in giro a comperare. Gli introiti all’armatore provengono dallo shopping in egual misura che dalla tariffa di passaggio. E poi lo spirito della “movida” è quello che fa avvicinare questi mostri pericolosamente alle coste più belle, alle acque protette dei pochi e non presidiati parchi marini. Chi abita a Camogli e dintorni è ormai abituato a vedere le navi da crociera uscire dal porto di Genova e puntare diritte sul parco marino di Punta Chiappa, passandoci sfiorando le boe fatte per barche e motoscafi. Le sente lanciare l’urlo delle sirene e allora la gente del posto spiega: “I comandanti sono di Camogli ed è usanza che vengano a salutare le mogli e le mamme. Camogli viene da Ca’ delle mogli”. All’inizio ci cascavo anch’io e magari ripetevo questa sciocchezza a dei bagnanti inquieti per l’avvicinarsi del mostro, ma oggi so che non è così. Perché le grandi navi passano per il Canale della Giudecca? Per permettere ai passeggeri di scattare una foto di piazza San Marco dal bacino. E questa “esperienza” pare che valga l’intera crociera. Altrimenti perché i tour operator minaccerebbero di boicottare Venezia se le navi non passano più per il canale della Giudecca?
Era troppo tardi all’Isola del Giglio per scattare le foto. La “movida” si era trasferita ai tavoli delle mense. Ma la “movida” da sola non basta a spiegare le modalità dell’accaduto. Un fattore strutturale è il cosiddetto “gigantismo” navale. Perché si costruiscono navi da 100 mila tonnellate, in grado di portare anche 6.000 persone? Per risparmiare sui costi, punto. Non è che la vacanza è più bella se a bordo si è in 6 mila invece di mille, anzi il servizio rischia di essere peggiore. Una simile nave in caso di incidente è governabile assai meno di una nave più piccola, fosse pure perfettamente esperto tutto l’equipaggio in evacuazioni d’emergenza. E’ il gigantismo in sé la pura follia, perché innesca il circolo vizioso. Quanto più grande la nave, tanto inferiori i costi unitari per l’armatore che può offrire prezzi a portata di tutte le tasche. Tanto più basse le tariffe tanto più difficile la concorrenza da parte di navi più piccole, con costi unitari maggiori. Le barriere d’ingesso al mercato si alzano, la situazione diventa di oligopolio e magari su certi segmenti di mercato diventa monopolio, allora le tariffe possono riprendere a crescere, ma nel frattempo è il disastro. Nelle navi portacontainer la logica è la stessa ed i danni all’ambiente sono costanti. Oggi sono in ordine ai cantieri navi da 18.000 TEU, per entrare in un porto hanno bisogno di alti fondali. Se chiedete a un Presidente di un qualunque porto italiano, che non sia Trieste, in quali attività investe le maggiori risorse, vi sentirete rispondere: scavare i fondali. Anche a Venezia è così e se non ci si ferma in tempo sarà la morte della laguna, che già è agonizzante. Con la costruzione del MOSE le bocche di porto si sono ristrette ed i conducenti dei vaporetti vi diranno che razza di velocità hanno preso le correnti in uscita ed in entrata a seconda delle maree, roba da render difficile il governo di un vaporetto.
La Ship Management Society della “Rena”, la portacontaienr che sta ancora devastando il reef neozelandese, è la Costamare, con sede in Grecia. Se andate sul sito, troverete che si considera la migliore del mondo nel trattamento degli equipaggi. Possiamo anche crederle ma il problema oggi è che ci si trova ormai nello shipping in una situazione, come nella finanza, sfuggita ad ogni controllo. Per disastri di proporzioni inimmaginabili le multe pagate dalle società sono ridicole, qualche problema in più lo hanno semmai le assicurazioni, la colpa comunque è sempre dell’uomo, cioè di quel disgraziato a bordo che si è fatto magari un turno di 16 ore. Si dice che il comandante della “Rena” fosse ubriaco, forse era fatto di coca o forse il suo secondo al timone, chissà. Non esiste un’Autorità Internazionale che abbia giurisdizione sulle acque, in mare ciascuno fa il cazzo che vuole, l’International Maritime Office può fare solo raccomandazioni e le sue Direttive debbono essere ratificate dagli Stati…campa cavallo. La deregulation è totale ed è iniziata con la deregulation del lavoro. Per questo sono nate le bandiere di comodo, non tanto per pagare meno tasse ma per aggirare gli standard dell’organico di bordo, cioè delle tabelle d’armamento. Le caratteristiche fisiche e tecniche di ogni nave richiedono un organico ben definito in termini di numero e di qualifiche, di ufficiali e di crew. Gli armatori registrano la nave a Panama, alle Isole Caimane, in Liberia per poter avere la mano libera sulle caratteristiche dell’equipaggio. Nel mirino si dovrebbero tenere quindi non solo gli armatori ma le Ship Management Societies. In Italia si è trovata una via di mezzo, il cosiddetto Secondo Registro Navale, la nave rimane sotto bandiera italiana e le tasse l’armatore le paga in Italia (non è il caso qui di soffermarsi sulle agevolazioni fiscali concesse all’armamento, i sacrifici si sa debbono farli solo i lavoratori, dipendenti, precari e freelance che siano). Ma l’equipaggio può essere formato secondo pratiche che non sono molto dissimili da quelle concesse alle flag of convenience.
Non esiste salvezza dunque? Non è solo per antico operaismo, ma per una considerazione fredda ed obbiettiva che ritengo l’unica possibilità di salvezza la lotta multinazionale dei lavoratori. Purché se ne tenga conto. Nessuno ci fa caso, nelle cosiddette pubblicazioni antagoniste o di sx ancora non opportunista non c’è traccia di quel che accade nel mondo della portualità e dello shipping. Invece ci sono fermate, scioperi e proteste ogni giorno nel mondo, soprattutto nei porti. Forse qualcuno ricorderà che un paio d’anni fa sui giornali è venuta fuori la notizia che c’era un porto nuovo in Marocco che avrebbe stracciato tutti i concorrenti, Gioia Tauro in primo luogo. Da mesi è semiparalizzato dagli scioperi. Il problema non è quello di essere informati, ma quello di esser presenti nell’opinione pubblica con ragionamenti che spostino delle rivendicazioni dal terreno della pura sopravvivenza (di questo si tratta e non di presunti “privilegi” dei portuali) al versante della lotta per la salvezza dell’ambiente e di una civiltà del lavoro degna di questo nome.

Travaglio
Casta Crociere
Ora diranno che noi italiani non riusciamo a diventare seri nemmeno nelle tragedie, anzi riusciamo subito a trasformarle in macabre farse. Gli altri hanno il Titanic, noi la Concordia. L’italianissima “nave più grande del mondo” che, già per com’è posizionata, mezza sott’acqua e mezza sopra con uno squarcio nella chiglia, è la migliore icona del paese che siamo. Più che un naufragio, una parabola.
Del capitano Schettino sappiamo tutto e forse, si spera, anche troppo. Ma non era mica solo, sulla nave. Invece è come se lo fosse: se il comandante impazzisce, o si ubriaca, o picchia la testa, non c’è niente da fare. Nessun controllo, nessuna valvola di salvaguardia. Un uomo solo al comando, con potere di vita e di morte su tutti gli altri. E, se dà via di matto o semplicemente si fa gli affari suoi, peggio per noi. Vi ricorda qualcosa? Poi ci sono i passeggeri, che al “si salvi chi può” danno il meglio, ma anche il peggio. Uno, accecato dalla disperazione, strappa il salvagente al vicino e lo lascia affogare. Altri fanno a botte o calpestano la massa per arrivare prima alle scialuppe saltando la fila e, conquistato un posto sulla barchetta, scacciano i bambini o i vecchi o le donne o disabili perché “non c’è più posto”. Vi ricordano qualcuno? Il “particulare”, lo chiamava Guicciardini. Poi c’è Costa Crociere, che prima difende il comandante e poi lo scarica, dichiarandosi parte lesa perché ha fatto tutto da solo (ma proprio perché poteva fare tutto da solo Costa Crociere non è parte lesa). Vi ricorda qualcuno?
E siamo a Schettino, per gli amici “Top Gun”, che nelle interviste fa il ganassa con le battute sul Titanic. Se c’era bisogno di qualcuno che rinfocolasse i luoghi comuni sull’italiano in gita, eccolo pronto alla bisogna. Il tipico fesso che si crede furbo, ganzo, fico. Il bullo abbronzato coi ricci impomatati e i Ray-ban neri che conosce le regole e le rotte, ma è abituato ad aggirarle, a smussarle. C’è l’amico di un amico a riva da salutare a sirene spiegate? Che problema c’è, se po’ fa’. C’è da accostare per il rito dell’ “inchino” ai turisti portati dalla proloco? Ma per carità, si accosta. Accosta Crociere. Perepèèèèè. Crash! Ops, uno scoglio. E lui dov’è, al momento del cozzo? Una turista olandese giura che era al bar a farsi un drink con una bella passeggera appena rimorchiata. Perché la patonza deve girare, no? A quel punto, con la nave gonfia d’acqua, si chiama la Capitaneria per dire “Tutto ok, positivo”. Poi si parla di “guasto a un generatore”. Minimizzare, sopire, troncare finché si può. Crisi? Quale crisi? I ristoranti sono pieni, le stive pure. L’affondamento è solo psicologico, il classico naufragio percepito. Basta non parlarne e sparisce. Negare tutto, anche l’evidenza.
Infatti è la Capitaneria a informarlo che la sua nave affonda. E allora “abbandonate la nave”: lui per primo, assicurando però “stavo a poppa, ora torno sul ponte, a bordo ci sono solo 2-300 persone” (sono ancora tutte e 4 mila, però il vero bugiardo dà sempre cifre false ma precise). Il solito De Falco –c’è sempre un De Falco sulla rotta dei furbi fessi– lo sgama: “Ma lei è a bordo?”. “No”. “Vada a bordo, cazzo! È un ordine”. “Sono qua sotto a coordinare i soccorsi, ora vado a bordo”. Invece è già all’asciutto, aggrappato a uno scoglio. Verrà avvistato sulla banchina mentre aspetta il taxi per l’hotel Bahamas. Manca ancora un ingrediente: la telefonata a mammà. “Sto bene, ho cercato di salvare i passeggeri”. Come si chiama mammà? Rosa, e come se no? Lui intanto mente pure sull’ultima manovra: “L’ho fatta io per facilitare i soccorsi”. Invece l’han fatta le correnti. Poi pesca a piene mani dall’inesauribile serbatoio dello scusario vittimistico nazionale: tutta colpa di “uno sperone di roccia non segnalato, la carta nautica dice che non doveva essere lì”.
Il solito complotto degli speroni rossi, degli scogli spuntati a sua insaputa: se Vespa lo chiama a Porta a Porta, lui tira fuori il plastico. Non resta che svignarsela nella notte, quatto quatto, “per senso di responsabilità”, lasciando fare agli altri, ai tecnici. Vi ricorda qualcuno? Tipo un altro che aveva cominciato sulle navi da crociera?

LA PARABOLA DEL BORDELLO
Don Paolo Farinella

Non si può capire «l’oggi» se non siamo in grado di cogliere ciò che è accaduto «ieri», le cui conseguenze continuano a condizionare e a mordere il giorni del presente. Quasi un ventennio di berlusconismo ci ha portati al disastro e l’Italia non sono non si è venduta per averne un vantaggio, ma si è concessa per essere stuprata pubblicamente, senza vergogna e facendo finta nulla. Una minoranza, attraverso una legge «maiala» (definirla porcata è un elogio profumato; e chiamarla «porcellum» è annoverarla tra le squisitezze della Nazione), ha dato l’Italia in mano di una manica di zozzoni impuri e impenitenti che hanno fatto scempio di ogni decenza economica, ogni regola civile, ogni speranza di futuro. Il Lercio (Berlu) e lo Sconcio (Bossi) avevano promesso un milione, anzi un milione e mezzo di posti di lavoro; meno tasse, libertà d’impresa, nessun laccio e lacciolo, scuola privata per tutti, evasione dalle tasse indiscriminata (è un dovere evadere le tasse, diceva l’evasore di professione!), libertà, cioè licenziosità di ciascuno contro lo Stato, contro la Magistratura, contro tutto. Hanno trasformato l’Italia in un bordello all’aperto, prendendosi i profitti e lasciando i costi ai fessi che gli hanno consegnato l’Italia, chiavi in mano. Le galline hanno dato la chiave del pollaio alla faina, chiedendole di farle sognare. Chi si ricorda ancora delle promesse delle «Tre “I”»? Impresa, Inglese e Internet era il mantra che lo stupratore cantava per incantare i fessi creduloni che pensavano che un ladro potesse arricchirli e un falso spergiuro potesse dire la verità. Se ai tempi di Dante era un bordello e l’Italia serva, oggi è peggio che peggio non si può: il Mentitore ha impoverito l’Italia e ha arricchito se stesso e i suoi figli; ha depredato le leggi (41 a suo favore e circa 70 a favore delle sue aziende) e ha scassato la Giustizia per coloro che lo hanno votato; ha corrotto ogni segmento di vita, allargando lo spazio della malavita, fino a difendere pubblicamente mafiosi che dovrebbero essere in carcere per omicidio; ha dilapidato il patrimonio di ieri, di oggi e di domani e ancora c’è un 20% che crede ancora in lui come salvatore della Patria. Questa è la premessa per capire il «dopo» che è un finto «dopo», visto che il governo dei professori è succube ai suoi desideri e ai suoi ricatti. Chi governa, di fatto, non è Monti che sta facendo solo il lavoro sporco in conto terzi, anzi in conto «di B» senza farlo apparire oggi davanti alle piazze dei tassisti e delle lobby che anzi aizzano contro il governo perché vogliono che non risolva alcun problema, e alla malora se tutta l’Italia segua la Grecia nel fallimento nazionale. La Costa Concordia è veramente l’immagine dell’Italia di oggi e anche di domani, almeno per un po’: un comandante vanitoso, superficiale, pieno di sussiego, un piccolo Berlusconi, a capo di una nave con quattromila persone a bordo (un paese!), che per interessi privati, porta ad inabissarsi, scappando e mettendo in salvo la sua pelle. Il Governo Monti annaspa, cerca soluzioni che poi la maggioranza precedente deve approvare con in coda, vero fanalino aggregato, il PD che ormai ha perso ogni direzione, essendo senza più bussola sociale, sindacale, politica e umana. Tutti vanno allo sbando, tutti corrono verso il baratro, nel tentativo di salvare qualche suppellettile, qualche manciata di sabbia. Ora le liberalizzazioni sono il toccasana, ma come le stanno pensando i «professori» sono solo licenza di sregolatezza: nessun controllo, nessuna regola perché ognuno farà quello che vorrà. Tutte quelle fatte finora hanno aumentato i costi a carico degli utenti. Bastava imporre ai taxisti di fare la ricevuta fiscale con scontrino automatico e stabilire alcuni prezzi per tragitti fissi. Una corsa da casa mia all’ospedale Galliera, meno di un km, a Genova costa € 12 che è un vero furto e il tassametro è tenuto nascosto davanti al cambio perché il taxista, se vuole e se trova il pollo da spennare, può manometterlo. Perché il tassametro non deve stare sul cruscotto, in vista? E’ un esempio tra tanti. Oggi stiamo pagando le cambiali in bianco che una manica di farabutti, tutti «cattolici» dichiarati e ostentati, ha firmato con i governi precedenti che hanno ridotto l’Italia ad un deserto senza più vita. La democrazia è finita in Italia e ora c’è la prova: un doppio referendum sull’acqua col 96%) non conta nulla perché il governo Monti, seguendo la linea del governo porcata precedente, ha deciso di aggirare la volontà popolare, creando marchingegni per eludere l’obbligo di impedire la privatizzazione dell’acqua e, per analogia, di altri servizi «pubblici» come l’energia e la telefonia. Il popolo serve solo per essere spremuto, tartassato, vilipeso, aggirato, umiliato. Lo stesso vale per la legge elettorale: la corte costituzionale dove siedono 6 giudici che vanno a cena con B e Letta, decidono di vanificare un referendum che impone il rispetto dell’art. 1 della Costituzione. Invece questi azzeccagarbugli venduti impongono al popolo sovrano di sottomettersi alla gogna di una classe politica degenere, immorale, incostituzionale, prostituita. Il popolo può dimostrare, ora, se accetta di subire tutto ciò o se ha dignità per sé e i propri figli. E’ tempo di rivoluzione etica e politica. E’ tempo di penitenza e di Risorgimento. Se non ora, quando?

PINO APRILE

Ogni volta che il Sud protesta, e vi assicuro che ha tonnellate di ragioni, si trova sempre qualche motivo per infamare le ragioni della protesta.
In 3 anni, su 200 mila aziende agricole, 50 mila sono state sequestrate, messe all’asta..gente che da generazioni coltivava quelle terre è scomparsa dall’oggi al domani
“Noi siamo alla disperazione,pronti alle armi, ci manca solo un leader e io risposi:guardate che non ho fatto neanche il militare!
Questo è emblematico del grado di disperazione di questa gente.
Il Regno delle due Sicilie era ricchissimo. Poi l’impoverimento, la fuga del Sud. Un’emigrazione che continua anche oggi. Perché?
La prima risposta è l’impoverimento del Sud, un territorio che è esistito per oltre 700 anni con quei confini, con quella gente, e che il Regno delle due Sicilie ereditò e poi gestì per 127 anni. Per fare dei paragoni,127 anni è più di quanto è durato il Regno d’Italia, 85 per i Savoia, è più di quanto è durata la Repubblica italiana, è quasi quanto sono durati il Regno d’Italia e la Repubblica italiana messi insieme. Quella era una dinastia divenuta autoctona, perché creò le prime aree industriali in Italia: basta leggere i documenti de “L’Invenzione del mezzogiorno” di Nicola Zitara e tanti altri libri.
L’invasione del sud con annessione al Piemonte comportò la distruzione dell’economia del Sud, la chiusura dei più grandi stabilimenti siderurgici d’Italia che erano in Calabria, l’eccidio, con sparatorie, delle maestranze che volevano impedirlo, la devastazione delle più grandi e efficienti officine meccaniche d’Italia che erano nel napoletano, il furto dei lingotti d’oro, della ricchezza del Regno delle due Sicilie. Ci misero 20 anni, oltre alla reazione armata di quelli che furono chiamati briganti, che agivano per difendere il proprio paese, l’abbandono della propria terra da parte dei meridionali, un fatto questo che non era mai accaduto in decine di millenni. L’emigrazione dal sud ha portato via 20/25 milioni di meridionali in 90 anni.
Oggi per il Sud è cambiato poco o nulla Un es.? Il Comitato interministeriale di programmazione economica divide le quote da sbloccare, che spesso sono soldi destinati al sud, per 200 quote e destina 199 quote al nord e una al sud. Con Monti le quote sono state 40, di cui 39 al nord e una al sud e in tutto il programma di Monti non c’è una parola per il sud. E poi ci si meraviglia delle proteste? I cittadini del Sud vogliono solo rispetto, attenzione ed essere considerati alla pari degli altri cittadini di questo paese.
Del movimento dei forconi fanno parte anche i pastori sardi, guidati da Felice Floris. Ricordo che quando ci furono 100 mila forme di parmigiano invendute, l’allora governo a trazione leghista le fece acquistare con i soldi destinati al mezzogiorno; quando ci fu il pecorino invenduto per i sardi, l’allora governo mandò la polizia a spaccare le teste dei sardi a randellate in Sardegna, e quando i sardi presero il traghetto per andare a Roma, li aspettarono sul molo a Civitavecchia a spaccargli le teste preventivamente, prima ancora che arrivassero a Roma a manifestare.
I soldi che hanno usano per il parmigiano erano stati stanziati per il sud! Poi ci si meraviglia se la gente si organizza…In Sicilia il movimento dei forconi ha cominciato a protestare dopo l’ennesimo suicidio di un signore che si è lanciato dalla sua terrazza con una corda legata al collo.
Dal Meridione sono andati via negli ultimi 10 anni 700.000 giovani laureati. In qualsiasi paese qualunque governo di dx o di sx si sarebbe occupato di questo problema. La verità è che nessuno lo vuole risolvere, perché questo è un affare per una parte del paese. Solo per far studiare i suoi figli e poi regalarli al nord,il sud spende circa 3 mld di € all’anno. Come dimostrano gli studi fatti, formare un laureato costa dalle scuole materne alla laurea 300 mila €, ma per quelli fuori sede la cifra aumenta di circa 100 mila. 23 mila studenti meridionali ogni anno vanno a Nord, fate i calcoli. Una laurea dura in genere dura circa 7 anni, moltiplicate per 7 e avrete il salasso del sud a favore del nord per regalargli una classe dirigente a proprie spese. Questo solo per l’istruzione. Poi pensiamo ai trasporti: sono stati cancellati da un improponibile, impresentabile amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato tutti, ma proprio tutti, i treni diretti sud – nord, il paese è stato spezzato in due nell’anno del 150° anniversario della cosiddetta unità. E ancora, il 90% degli aerei che partono dal sud deve pagare pedaggio a Malpensa, solo per far vivere un aeroporto che non doveva esistere. Per andare da Palermo a Tunisi bisogna prendere l’aereo per Malpensa e poi da Malpensa andare a Tunisi. Dovrà finire questa porcheria!
Il sud è il Bancomat d’Italia, continuamente insultato con l’epiteto di “ladro”. In realtà, è l’unico caso al mondo nella storia dell’umanità di un ladro che più ruba e più si impoverisce, di un derubato che più viene derubato e più si arricchisce. Ci sarà qualcosa di strano?

http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/17/il_movimento_dei_forconi_e_il_riscatto_del_sud.html#anchor

Del giornalista e storico Pino Aprile, dal suo libro TERRONI:
“Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto.Ma tante volte, per anni.
E cancellarono per sempre molti paesi,in operazioni “anti-terrorismo”,come i marines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).
Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria,Pinochet in Cile.
Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di Tamerlano, Gengis Khan e Attila. Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di cose da cloaca,
né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. Lì qualche centinaio, terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al 3° grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce,come in Sudafrica,con l’apartheid. Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin. Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti. Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private, per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.
E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera. Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988).
Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (3°,dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso).
E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che presiede alla nostra amministrazione», dal 1861, «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche e corporative».
E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente, maturavo orgoglio per la geografia di cui, altrettanto stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi. Loro che usano “italiano” come un insulto e abitano la parte della penisola che fu denominata “Italia”, quando Roma riorganizzò l’impero (quella meridionale venne chiamata “Apulia”, dal nome della mia regione). Ma la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul Tirreno). Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente condivisi è una battaglia persa» .
Ma tale stato di cose è utile alla parte più forte del paese, anche se si presenta con due nomi diversi: “Questione meridionale”, ovvero dell’aspirazione del Sud a uscire dalla subalternità impostagli; e “Questione settentrionale”, di recente conio, ovvero della volontà del Nord di mantenere la subalternità del Sud e il redditizio vantaggio di potere conquistato con le armi e una legislazione squilibrata. Dopo 150 anni,questo sistema rischia di spezzare il paese. Si sa e si finge di non saperlo, perché troppi sono gl’interessi che se ne nutrono…
Il pregiudizio è una condanna senza processo.
La sua persistenza evita,a chi lo nutre, un’ammissione di colpa.
Il Nord, visto da Sud, è Caino: da lì vennero quelli che, dicendosi fratelli ,compirono al Sud, a scopo di rapina, il massacro più imponente mai subito da queste regioni (e sì che di barbari ne sono passati).
Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire; della sua gente (con una emigrazione indotta o forzata senza pari in Europa); infine, con un’operazione di lobotomia culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della memoria. Noi non sappiamo più chi fummo.

Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a “far la stagione”, per qualche mese in Svizzera. Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como.
Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse quasi mille km di ferrovia in meno che prima della Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre ancora a binario unico e con gran parte della rete non elettrificata.
Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone,che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?

..forse un milione di meridionali furono sterminati dalle truppe sabaude; da 13 a oltre 20 milioni, secondo i conteggi, dovettero abbandonare la loro terra, in un secolo..Lo storico Ettore Ciccotti parlò di «una specie di antisemitismo italiano» nei confronti degl’italiani del Sud. La Lega, espressione di un nazionalismo locale comico, se non fosse tragico, ne è la manifestazione più sincera.
“La Lega è piena di meridionali e di figli di meridionali» mi spiegava Remo.«Sono i più convinti.» Chi emigra, abbandona una comunità e una terra che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove che appare forte e vincente: l’emigrato non appartiene più alla sua gente, e non ancora all’altra. In cerca di identità, non può che scegliere, lui sradicato e sospeso, la più forte. E questa sua nuova appartenenza è tanto più certa, quanto maggiore è la distanza che frappone fra ciò che era e ciò che vuole essere.. Quando il carnefice ti toglie tutto, l’unico punto di riferimento che ti rimane è il carnefice. Lo imiti. I prossimi leghisti saranno i nipoti degli extracomunitari.
Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia e nelle verità ufficiali; si tengono al buio molti documenti che lo raccontano. Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso con ogni mezzo, incluse le leggi. La questione meridionale, il ritardo del Sud rispetto al Nord.. sorse dall’Italia unita e dura tuttora, perché è il motore dell’economia del Nord..
Perché ogni volta che si parla dell’Italia duale si ignora il meglio del Sud e il peggio del Nord? E dire il meglio del Sud risulta non credibile, dire il peggio del Nord è un affronto?
“La truffa Parmalat vale, da sola, più che tutte quelle di Napoli, di tutti i tempi, messe insieme» dice il sindaco Emiliano.
E passano come incidenti di percorso le truffe-latte difese dalla Lega,quelle colossali della sanità lombarda, dai Poggi Longostrevi alle cliniche della morte, gli sfrenati intrecci affaristici di Comunione e Liberazione.
«La corruttela politica nostra non è male meridionale più che non sia settentrionale, e non è in essa che si deve cercare il vero carattere distintivo delle opposte parti d’Italia» .
La Germania Ovest, già nei primi anni di riunificazione con la povera Germania Est, spese «una cifra 5 volte superiore a quella che è costata in questi 50 anni la vituperata Cassa per il Mezzogiorno» e ogni anno vi investe quanto gli Stati Uniti, con il Piano Marshall, inviarono dopo la guerra, per la ricostruzione dell’intera Europa.Era l’unico modo per pareggiare il livello e il di più dell’Ovest non era stato rubato all’Est. Ma l’ignorante per ignoranza, il colto per attiva coscienza, il razzista per ignoranza e cattiva coscienza, trovano più comodo spiegare il sottosviluppo economico dei neri con l’inferiorità della “razza”. Lo dicevano gli austroungarici dei lombardi e fecero anche delle ricerche per capire come mai fossero così incapaci, inefficienti,«in una parola, nulli», si parlava della pochezza dei padani e Lombroso su di loro fece la sua ricerca sul cretinismo perfetto:i Bossi, i Calderoli e i Gentilini non nascono dal niente. I Lombardi erano giudicati dai francesi vigliacchi e incapaci.
Il Sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato, per consentire lo sviluppo del Nord.
Milano si inventò il federalismo: vivere de’ frutti del mal di tutti: fare stare tutti peggio, per star meglio soltanto loro, con la scusa del federalismo. Si chiama rubare. Era un secolo fa.. Così in ritardo appresi di appartenere a una razza maledetta; e seppi che era dimostrata, con i fatti, l’inferiorità razziale, fisica e psicologica, sociale e morale degl’italiani del Sud.

http://forum.politicainrete.net/regno-delle-due-sicilie/51772-terroni-di-pino-aprile-edizioni-piemme.html

Viviana Vivarelli
Il fatto è che la storia la scrivono i vincitori e che tutta la storia del risorgimento e dei 150 anni successivi è stata scritta con retorica e di falsità da scrittori del nord, che delle sofferenze di un popolo devastato non hanno detto verbo. Per questo Pino Aprile ha suscitato tanto interesse e preso tanti premi: per aver illuminato una parte della nostra storia che era stata oscurata a beneficio del nord, per aver mostrato come proprio questa ignoranza ha permesso quel radicarsi di tanti stereotipi e pregiudizi che sono stati cavalcati senza ritegno da chi aveva ogni interesse ad usare la scarsa conoscenza storica e culturale della gente per averne voti,seminando odio e zizzania e coltivando per 20 anni un razzismo che ha fatto solo male al nostro paese e che nasconde la colpa di averne dimenticato metà e non averla voluta riconoscere.
Ogni arricchimento eccessivo presuppone un abuso e un furto. Pino Aprile lo dice chiaramente: l’arricchimento del Nord è stato fatto a spese dell’immiserimento del Sud. La storia successiva, sotto il dominio degli Andreotti e dei Gava, le collusioni costanti dei vari governi con la mafia, l’isolamento che colpiva come una maledizione i giudici che tentavano di combatterla come Falcone, l’abbandono delle infrastrutture, dell’acquedotto, delle strade, delle ferrovie e di tutto quello che è diritto di un paese civile,fino alle concessioni alla mafia del governo B, tutto parla di un delitto tremendo che è continuato per 150 anni.
Ma la legge violenta dell’assassino è quella di scansare ogni colpa riducendo la vittima a capro espiatorio del suo delitto, proclamando che non è lui colpevole, ma l’altro che se lo merita in quanto inferiore. Così ha fatto la grande America col suo popolo nero, così fecero in Sudafrica i boeri con gli autoctoni, così intende fare ancor oggi la Lega, inventando un razzismo che le serve solo per avere voti e potere.
Ma dire oggi che una storia non vale se chi la racconta sta dalla parte delle vittime tende solo a perpetuare gli aggressori.

LA RIVOLTA DEI FORCONI
Viviana Vivarelli

Non è facile valutare la rivolta dei forconi che ha unito in Sicilia autotrasportatori e agricoltori contro l’aumento della benzina e del carovita.
Sappiamo che gli scopi della rivolta sono giusti e dovrebbero allargarsi a tutta l’Italia, ma sappiamo anche in Sicilia non si muove foglia che la mafia non voglia, e la mafia insieme ai gruppi eversivi di Forza Nuova non ha mai consentito proteste durante gli 8 anni di Berlusconi e quelli che oggi sono scesi in strada e hanno bloccato per 5 giorni i distributori di benzina e i tir che portano gli alimentari sono gli stessi che formano lo zoccolo duro dei voti a Berlusconi e hanno allo stesso tempo consentito a Bossi di governare, perché da solo non avrebbe certo potuto avere voti dal Sud e dunque Bossi è stato al potere grazie alla mafia e ai suoi voti al Pdl, gli stessi che permisero a Berlusconi, appena sceso in campo e sconosciuto ai più, di prendere 61 seggi su 61 proprio in Sicilia dopo una trattativa con la mafia.
E ora mafia e Forza Nuova gestiscono la rivolta siciliana che più che rivolta di popolo è mossa politica voluta da Berlusconi per attaccare Monti e tornare al potere, anche se dietro scatta tutta la rivolta di un popolo siciliano angariato e oppresso che di motivi per protestare ne avrebbe, come dice Pino Aprile, a tonnellate. Ecco perché è difficile dare un giudizio univoco sulla manifestazione.
E insieme qualcuno mi spieghi che senso hanno le mosse di Monti. Capisco liberalizzare, ma che senso ha aumentare le bollette già le maggiori d’Europa, il prezzo già altissimo della benzina e i pedaggi autostradali? Questo significa innescare un tale aumento dei prezzi da portarci alla rovina.
Perché non si sono ridotte le spese militari, stornando l’assurdo acquisto di 150 cacciabombardieri per 15 miliardi, e utilizzando gli stessi per una messa in sicurezza del territorio e degli edifici scolastici, che avrebbe dato lavoro a tanti, e non si è introdotta una concorrenza ‘a raggio europeo’ su banche e assicurazioni, bloccando bollette, pedaggi e costo della benzina? Perché non si sono tagliate le inutilità burocratiche equiparandoci agli altri paesi? Basterebbe una leggina per cui il cittadino è esentato dal presentare i documenti già in possesso alla PA o l’abolizione di un grado di giudizio nei processi o il ritiro dei poteri fiscali alla famigerata Equitalia ripresi da organi dello Stato o il recupero dei 98 Mld evasi delle lotterie… Ma cosa parlo a fare?

Nella cosiddetta rivolta dei forconi è indubbio che i promotori e i capi sono stati personaggi di spicco di Forza Nuova, che hanno aggiunto alla rivolta quel carattere di separatismo che è sempre stata una caratteristica sia della mafia come del regionalismo siciliano e purtroppo è indubbio che ci sono state intimidazioni a stampa fascista o mafioso ai negozi affinché stessero chiusi con minacce di roghi e peggio. E’ questo che dà un colore sinistro alla rivolta siciliana. I soggetti della sinistra radicale non possono ignorare i fatti per la retorica di una rivoluzione proletaria molto vagheggiata ma che esiste solo nei loro sogni infantili. Questo mi ha esposto alla loro ira, come a quella dei leghisti assatanati che vogliono credere a ogni costo a una razza inferiore nei loro deliri neonazisti.
Ma ho riportato anche il bellissimo libro di Pino Aprile che accusa lo Stato italiano di aver ucciso una parte dell’Italia.
Il movimento dei forconi è complesso e non può esserne data lettura univoca, o tutta negativa in quanto infiltrato dalla mafia e da Forza Nuova perché non sarebbe giusto verso i siciliani migliori, o tutta positiva come giusta reazione popolare non solo agli aumenti del carovita e della benzina e a tutta la manovra Monti che alla Sicilia non dedica un solo rigo, ma a un perpetrato e continuo maltrattamento da parte dei vari governi italiani che dallo scempio albertino a oggi, non hanno cessato di usare questa regione per i loro scopi elettorali accordandosi con la mafia senza ritegno, senza mai considerare la Sicilia una parte d’Italia da trattare a pieno diritto come le altre.
Da Andreotti e dai Gava a Berlusconi e i Dell’Utri, dal governo DC a quello Pdl, lo strazio non cambia, i governi trattano con i boss mafiosi e li pagano per avere voti comandati dalla disperazione e dall’abbandono ma lo Stato continua a restare ugualmente assente nelle infrastrutture, nella giustizia, nel lavoro, nel sistema d’ordine, nelle concessioni vergognose fatte alle caste di potere, e ai siciliani migliori non resta che patire o andarsene e non si può negare che questa regione italiana abbia dato il peso più grande dell’emigrazione nel mondo. Purtroppo questa grave situazione che impedisce alla Sicilia di tornare ad essere quella che era e di risollevare il capo si sta perpetuando sotto il governo Monti che la ignora totalmente, che la lascia alle sue consorterie avide e violente, impietrata in una condizione medievale di sudditanza e di abbandono senza aver mai conosciuto una democrazia vera, stretta tra la miseria e l’ubbidienza, senza speranza di riscatto e di futuro.
.
Per quanto le manovre di Monti possano far discutere,è indubbio che il suo potere, sciolto dai legami ferrei coi partiti e le corporazioni e libero dai ricatti elettorali, è così forte da permettergli di fare in 2 mesi più di quanto il governo Bossi-Berlusconi ha fatto in 8 anni, ma è indubbia anche la differenza eclatante di stile e di produttività tra questi 8 anni di svaccamenti vergognosi in cui i due ladri hanno di fatto immobilizzato l’Italia in un congelamento impietoso, privo di governance e destinato alla peggiore rovina, e questo governo coeso, alacre, attivissimo, la cui energia è altissima e feconda.
Berlusconi convocava il consiglio dei Ministri solo come alibi per evadere i suoi processi, ma per 8 anni la sua prassi è stata l’abbandono disastroso dei Parlamento e dei Ministeri a un ozio stupido e inerte, rotto solo dagli ordini dei suoi avvocati per leggi fatte altrove, da controfirmare o approvare alla fiducia. Non diversamente faceva Luigi XVI prima della rivoluzione francese: la riduzione di un potere politico a corte imbelle e viziosa. Col Governo B la fiducia è stata posta 50 volte e si è arrivati al punto di chiudere in varie occasioni il Parlamento perché tanto non aveva nulla da legiferare. Abbiamo assistito allo svuotamento delle Grandi Istituzioni, come il consiglio dei Ministri, o il Parlamento, o la Corte dei Conti, progressivamente svuotate delle loro funzioni costituzionali di rappresentanza e controllo e lasciate come vuoti involucri sotto un potere sempre più accentrato nel solo premier aiutato dai suoi avvocati e sostenuto dalle sue cricche di fedelissimi, alcuni dei quali mediatori di mafia o P2.
Meravigliava ieri un commissario Monti che, dopo 8 ore di consiglio, in cui ha rovesciato il feudalesimo delle lobbye, andava ancora fresco e riposato dalla Gruber per rispondere con pacatezza e arguzia ai suoi strali. 8 ore di Consiglio dei Ministri! Il povero B dopo mezz’ora sarebbe caduto addormentato per non parlare del povero malato di ictus.
Due poveri zombi, ormai, morti che camminano..

Quello che i velleitari delle rivoluzioni di sx (ma dove è mai esistita una sx in Sicilia?) tentano di vendere è una rivolta spontanea e popolare dell’isola alle soperchierie di Monti che di fatto non ha scritto un sola rigo per il recupero del Sud.
La Sicilia non ha mai prodotto movimenti popolari contro il governo B, bensì caterve di voti succubi e appiattiti, gestiti totalmente dalla mafia contro la Sicilia stessa per tenerla ben ferma sotto il tallone del crimine organizzato. Ma i sognatori fingono di non saperlo e leggono fantasiosamente la rivolta dei forconi come il glorioso movimento proletario che vagheggiano da sempre. La realtà, purtroppo, li smentisce. Ogni rivolta (ma questa più che una rivolta è uno sciopero) ha i suoi promotori. E qui sono stati i neofascisti di Martino Morsello, autonominatosi capo della rivolta, che l’ha proclamata su facebook e l’ha diretta sul campo, riprendendo il vecchio separatismo siciliano con gli onnipresenti legami di mafia, così come le ribellioni campane contro incineritori e discariche sono sempre state infiltrate dalla camorra, che in questi malcontenti popolari c’è sempre andata a nozze per rafforzare antichi poteri.
Che poi ci siano vecchi e tragici problemi mai affrontati e che nella crisi di oggi la situazione sia più feroce di prima, nessun dubbio, tanto che vediamo i mille studenti e parte della popolazione civile affiancare la rivolta. Ma sminuire l’importanza di Morsello e figlia, come fa certa sx è delirante. La realtà non cambia e i sogni degli illusi restano tali, questa è una regione dove la lettura degli eventi va fatta secondo l’oggettività del contesto e non su romanzesche speranze, è una regione dove la sx non c’è mai stata, dove i sindacati non hanno mai attecchito, dove i volontari per il bene comune vengono assassinati, dove la giustizia è serva del crimine, dove non è mai esistita una stampa degna di rispetto.
Illudersi che le cose siano diverse per dar corpo al proprio sogno non è solo da sciocchi, è colpevole. E’ da stolti voler vedere per forza, come fa la sx radicale nello sciopero siciliano della benzina e dei camion, una rivoluzione proletaria. Qui di sx non c’è proprio nulla. L’elemento più vistoso è il separatismo. Sennò sarebbe come vedere la rivoluzione proletaria anche nel secessionismo leghista.

Da IFQ
“Mariano Ferro, imprenditore agricolo e allevatore di cavalli di Avola, è uno dei capi popolo della rivolta dei forconi. Ex candidato senza successo alle amministrative nella sua città è stato sostenitore del Movimento per l’Autonomia di Lombardo, come del resto lo sono stati altri appartenenti ai Forconi. E del Mpa è il deputato regionale Pippo Gennuso, che è stato visto mentre ‘consigliava’ ai negozi aperti a Rosolini di chiudere le saracinesche e scendere in piazza a protestare con lui. Tra i Forconi sono molti anche i simpatizzanti di Grande Sud, il movimento di Miccichè. E uomo di Miccichè è Titti Bufardeci, ex assessore all’Agricoltura di Lombardo, punto di riferimento di Forza d’Urto. (E sono tutte forze di sostegno a Berlusconi) . E insieme a Forza d’Urto annunciano di rimanere sulle barricate anche gli autotrasportatori dell’Aias, guidati dal catanese Giuseppe Richichi, che già nel 2001 bloccò la Sicilia per una settimana nell’operazione ‘tir selvaggio’. In quell’occasione Richichi finì in carcere con l’accusa di aver tagliato le gomme di alcuni automezzi che non volevano aderire alla protesta
Un altro leader dei Forconi, Martino Morsello, prosegue intanto lo sciopero della fame per protestare contro le accuse del presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, che ha denunciato l’infiltrazione mafiosa del movimento. Le denunce di Lo Bello hanno fatto aprire un’indagine della procura antimafia palermitana sulla possibile presenza di Cosa Nostra dentro il Movimento dei Forconi”.

IFQ
“Le squadre stanno girando”. E’ la formula che in questi giorni passa di bocca in bocca tra molti commercianti siciliani che subito si apprestano ad abbassare la saracinesca delle proprie attività. Rendendo impossibile in paesi come Lentini, in provincia di Siracusa, trovare anche solo un panificio aperto. E’ l’ombra della mafia nella manifestazione, denunciata più volte e a vari livelli. Intimidazioni, raccontano i commercianti. I manifestanti respingono ogni accusa, “Ma dire ‘poi non vi lamentate se mettono le bombe’ vi sembra un garbato invito?”, sbotta un negoziante di Lentini. Il leader dei Forconi, Martino Morsello, ha iniziato uno sciopero della fame per sollecitare le autorità ad accertare “la verità di tali gravissime affermazioni e conoscere i nomi dei personaggi mafiosi che potrebbero essere vicini al nostro movimento”, spiega.
Ma non si possono negare i metodi intimidatori e i danni provocati da queste chiusure forzate. “Danni che ammontano già a circa 500 milioni di euro. I negozianti hanno paura delle ritorsioni” conferma Salvatore Giuffrida, dell’associazione antiracket lentinese. “Come posso rischiare? – chiede un commerciante – Un incendio al negozio distruggerebbe in pochi minuti il sacrificio di anni”.
Cittadini e negozianti raccontano di un metodo ormai rodato. I manifestanti – o più spesso gli amici degli amici – girano in squadre, sui motorini, per il paese. Quando trovano un negozio ancora aperto chiamano a raccolta gli altri. “E arrivano in dieci a chiederti di chiudere.
.
Gianni Tirelli

Quando Bocca affermava – fino a poco tempo fa – che in Italia non cambierà mai nulla, per via di una mentalità fascistoide mai debellata, aveva ragione da vendere”.
Chi ha votato Silvio Berlusconi per quasi un ventennio? Chi sono coloro ad averlo sostenuto, mitizzato, osannato e acclamato, condividendo con lui lo sprezzo per le istituzione, la menzogna, la volgarità, l’illegalità e la totale assenza dei concetti di vergogna, di etica e di morale? No, non erano solo tassisti, farmacisti, notai, avvocati, dentisti e tutta quella categoria di professionisti parassiti e opportunisti che antepongono i loro vantaggi e privilegi di casta al bene comune, ma anche milioni di pensionati rincoglioniti e lavoratori dipendenti, senza i quali, questo losco e laido individuo dall’indole maligna e contraffatto come una puttana di quart’ordine, non sarebbe mai e poi mai approdato al parlamento italiano, svergognando e ridicolizzando l’Italia e gli italiani agli occhi del mondo. Sì, “lavoratori dipendenti e pensionati” ripeto, venduti al nemico! Loro che prima lo hanno santificato e poi ridotto a martire – loro che ne hanno condiviso virtualmente i privilegi, la sregolatezza e il clamore, sull’onda di un fanatismo autolesionista tipico dei regimi autoritari”.
.
ER GOVERNO TECNICO

Nun bastaveno ‘n mijone de politici,
à spezzà a gl’italiani panza e ossa…
così s’aggiungheno li tecnici…
p’abbitualli puro a dissanguasse!
Hanno ‘niziato da li piedi, a scorticà,
d’accordo che ce nascheno…li calli,
però, si so’ tumori puro quelli…
so sempre assai più facili a stirpà!
Doveveveno partì dalla capoccia…
perch’è là che se sviluppa er marcio!
Ma qui s’arenneno arzeno le braccia…

O gnente, gnente se fossimio sbajati
e tutti li mijardi de lo stato…
se li so’…sgargarozzati i salariati?

Maria Pia Caporuscio

ATTACCCO AI TASSISTI
VV

Comprendiamo i diritti dei tassisti e la loro ipoteca di vecchiaia spesa su una licenza
costosissima che rischia di diventare carta straccia. Una categoria che come tante ha luci e ombre. Ma non capisco come possano pretendere un risarcimento dallo Stato dal momento che questo ha dato loro le licenze gratuitamente e che solo in un secondo momento chi non è rientrato nel numero delle concessioni le ha pagate fino a 300.000 euro da un tassista che cedeva la sua licenza.
Capisco tutti i rischi, gli incerti e i costi di un tassista italiano. Ma non capisco per es. perché aumentare le licenze di qualche centinaio dovrebbe costituire un così grande attacco alla categoria. Né come mai qui sia la legge ad aver dato ai tassisti l’esenzione dallo scontrino fiscale, come mai c’è una legge che li esonera dal rilasciare regolare scontrino, come fanno altre categorie, per cui i tassisti sono liberi di rilasciare dichiarazioni fasulle non controllabili sui loro incassi e di non pagarci le tasse sopra come tutti gli altri. Non è anche questo un privilegio di casta che andrebbe abolito?
Perché a differenza di quanto avviene in tutta Europa un tassista italiano al massimo e solo se fortemente richiesto ti rilascia un fogliettino di ricevuto in carta libera, che potrebbe servire, per es., al lavoratore a nota spese che ha bisogno di presentare ricevuta per avere i rimborsi, o a chi si paga una assicurazione privata e ha in certi casi diritto al rimborso del taxi, per es. quando esce da un ospedale dopo un intervento chirurgico?
Questo non avviene in Europa. Per es . in Danimarca lo scontrino è emesso da uno smartphone collegato a una piccola stampante e sopra c’è tutto: nome del passeggero, orario e luogo di prelievo, orario e luogo di destinazione, km percorsi, eventuali extra,totale della spesa, mezzo di pagamento (contanti o carta di credito). Ma noi invece no? Anarchia totale? Non si potrebbe trasformare il tassametro in modo che faccia anche le ricevute fiscali?
Faccio notare che solo in Italia il taxi è considerato un oggetto di lusso, mentre in altri paesi può essere sostitutivo dei mezzi pubblici e viene preso anche da studenti o persone di classe media. Faccio notare anche che in città come Londra si può vivere senza auto, usando auto in leasing molto convenienti, mezzi pubblici e taxi, e questo oltre ad alleggerire il traffico alleggerisce anche le spese.
Non sarebbe l’ora di mettere un po’ di regole anche su questo?
Perché, mi chiedo, se pago 2 euro per un caffè c’è l’obbligo dello scontrino fiscale, e se mi becca la finanza mi chiude il bar per sei mesi, ma se pago 120 euro per un viaggio lungo in taxi, questo obbligo non esiste?

Teniamo anche conto, tuttavia, che i costi di gestione in Italia superano tutti gli altri paesi UE. Il gasolio costa il 16% in più. Le tasse sono più alte del 3%. L’assicurazione addirittura è del 58% superiore,contro un aumento del prezzo delle corse del 2,7%.
La Cgia di Mestre dichiara che ‘i confronti tra Italia e paesi UE sono impietosi’, soprattutto con la Germania, perché noi siamo penalizzati non solo dal famoso spread ma da costi più alti di tutto contro stipendi più bassi e questo non migliora certo la concorrenza.
Un tassista italiano rispetto a uno tedesco paga un litro di gasolio 0,246 euro in più, e tasse per 6,4 punti in più, e ogni anno 185 euro in più per la sola assicurazione. Ma di quale competizione vogliamo parlare?
Perché Monti non apre le assicurazioni italiane alla concorrenza delle assicurazioni europee? Ci sarebbe da ridere per un paese dove le assicurazioni sono un capestro gestito da cartelli di società avide e assassine. Perché si è permesso che le assicurazioni sui mezzi di trasporto dal 1994 aumentassero del 184,1% quando l’inflazione è salita del 43,3%? Per favorire Mediolanum? Una volta c’era il “burro europeo” a prezzi concordati. Perché non si fa una benzina “europea” a costi europei?
Se Monti fosse stato una persona perbene, avrebbe cercato di ridurre il carovita italiano, non avrebbe incitato alle guerre interne di una parte del paese contro l’altra, aumentando nel contempo Iva, pedaggi, benzina e bollette, che innescheranno una spirale suicida nei prezzi già i più alti d’Europa.
Le famose liberalizzazioni metteranno gli italiano gli uni contro gli altri senza ridurre di un solo euro l’evasione (e quando mai un tassista ti do lo scontrino? Mio marito che se li faceva rimborsare nella nota spese doveva lottare per avere questa rarità), non aboliranno gli abusi (quelli che arrivano da 50 m e hanno già 8 euro di costo fisso o ti fanno tariffe di fantasia).
Eppure gli Italiani sono così stolti che si rifanno in queste guerre fratricide di tutta la rabbia che non riescono a buttare contro i politici e il consenso a Monti, grazie queste guerre intestine, cresce!!
..
Londra è piena di taxi abusivi guidati da indiani o simili, con tariffe inferiori, può sembrare strano che un paese pieno di controlli come l’Inghilterra tolleri tanti taxi abusivi eppure è un fatto. Nella sola Londra i taxi abusivi sono 6000.
In Inghilterra e negli USA si può fermare un taxi in corsa, da noi no, perché?
In UK i taxi tradizionali, o “Hackney Carriages” hanno una scritta illuminata riportante la parola “TAXI” sul tetto e un avviso che indica la società proprietaria del taxi e la licenza del Comune. Tali taxi possono essere fermati e noleggiati sulla strada pagando una tariffa registrata su un tassametro installato all’interno del taxi e stabilita in base alla distanza percorsa e alla durata della corsa.
I taxi a noleggio privato (anche noti come “minicab”) non possiedono la scritta illuminata riportante la parola “TAXI”, tuttavia, devono avere una targhetta indicante la società e la licenza sul retro, nonché il numero di telefono della società posto sulla fiancata o sul parabrezza dell’autovettura. I taxi a noleggio privato devono essere prenotati per telefono o di persona presso l’ufficio taxi; è possibile che vi sia addebitata una tariffa in base al tassametro come per gli “Hackney Carriages” oppure che venga concordato un prezzo prima della corsa. I taxi a noleggio privato non possono essere noleggiati fermandoli per strada.
Poi ci sono taxi abusivi che sono auto qualsiasi senza etiche o licenza.

.Tuttavia, a differenza di quel che asserisce Monti, il numero di taxi italiani per abitante è congruo e nella media europea. Anzi, rispetto alle realtà di cui si parla a sproposito, la situazione è migliore. Ad es., Milano ha un taxi ogni 273 abitanti, Londra uno ogni 346, Parigi uno ogni 397, Berlino uno ogni 517, Madrid uno ogni 414.
Insomma non si vede proprio la necessità di questa liberalizzazione e non si vede come essa, messa così, possa ridurre i costi di una famiglia.

Per ora l’unico risultato di questo annuncio è stata la corsa selvaggia degli utenti dei blog a criminalizzare i tassisti, denunciando ogni sorta di furto, imbroglio e cattivo comportamento e poiché i tassisti peggiori d’Italia sono risultati quelli romani, non sarebbe bene che si pubblicasse una sorta di deontologia del buon tassista, visto che quelli della capitale sono risultati i più odiati dagli Italiani e non ci fanno fare certo una bella figura con i turisti?

Davvero se il titolo del blog di Grillo voleva essere “Io sto con tassisti”, quel che è emerso, se si eliminano i tassisti che difendono se stessi: “Io sono CONTRO i tassisti”.
Questo non viene ad onore della categoria, per quanto la maggior parte delle accuse sia specificatamente contro i tassisti romani.
E non viene ad onore degli italiani tutti, convertendo un provvedimento di Monti di cui si vede la scarsa utilità, nel solito sport nazionale della guerra di tutti contro tutti.
ma “divide et impera”. Lo sapevano anche gli antichi Romani e lo sa pure Monti che è nato a Bruxelles.

RIDIAMARO:- )

Di Ruggero Pancaro
Caro Gesù, avevo chiesto di far affondare la CASTA non la COSTA!
..
Viviana
Tremonti: “La crisi l’abbiamo alle spalle”
Berlusconi e i 319 botoli del Pdl: “Credevo che Ruby fosse la nipote di Mubarak”
Bossi: “Le Lega non è forcaiola!”
Ce ne fosse uno che affronta la situazione in modo decente!
.
JENA
Già che c’era, Standard and Poor’s non poteva abbassare pure il rating dello scoglio?

Monti sabotaggio del referendum sull’acqua

JENA
A proposito, non era mica tanto cretino quel cretino che disse che la democrazia era sospesa.
..ora che l’inverosimile sta avvenendo, sta’ a vedere che nella fase 3 ci rifilano anche il Lodo Alfano!
.
Spinoza
Da “Forza Italia” a “Salva Italia”. Non saprei come meglio riassumere il berlusconismo
.
Il ministro Fornero si commuove illustrando i sacrifici. Sono venuti così bene.
.
http://masadaweb.org

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: