Nuovo Masada

novembre 10, 2011

MASADA n° 1338 10/11/2011 L’ITALIA E’ UNA COLONIA DEL CAPITALE FINANZIARIO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:52 pm

DA IERI NON SIAMO PIU’ UNA REPUBBLICA
E TANTOMENO UNA DEMOCRAZIA
SIAMO, ANCHE FORMALMENTE, UNA COLONIA

Crollo di Berlusconi – In arrivo il governo Monti – In pratica l’Italia passa sotto il governo della Trilaterale Rockfeller, Bildeberg e Goldman Sachs – Mario Monti – L’esodo – Cosa succede se l’Italia fallisce – Le vestali del regime – Il calvario del povero ricco – Il narcisismo del Presidente- Spudoratezza – Lo spread- Un sistema perverso che deve essere abbattuto

I GIORNI DELLA FURIA

2 giorni micidiali e frenetici. 2° voto sul rendiconto. Berlusconi non riesce a racimolare i 316 voti sperati, l’opposizione si astiene dal voto per non precipitare in bancarotta lo Stato, il rendiconto passa ma Berlusconi con soli 308 voti è costretto a dichiararsi vinto. Tenta un’ultima mossa, dichiarando che si dimetterà solo ‘dopo’ la votazione del fantomatico Patto di Stabilità, in verità inesistente, promesso alla Bce, forse nel tentativo di ripetere il blitz di un anno fa quando promise di dimettersi e poi non lo fece, comprando i deputati mancanti, ma il gioco gli muore in mano, l’UE gli toglie la fiducia, non solo ci ha commissariato ma ci manderà gli ispettori che verificheranno ogni 3 mesi se il Governo realizza quanto richiesto per sistemare il bilancio, mettendo sotto imperativo stringente ogni ministro e scendendo in ogni dettaglio del governo. Arriva la seconda lettera della Bce contenente 40 domande urgenti su quanto non è stato fatto. Politicamente siamo finiti. I mercati sono impazziti. Lo spread supera 550, i tassi sui titoli di Stato oltrepassano il 6,6. Siamo oltre l’allarme rosso, in pieno default. A metà pomeriggio Napolitano tenta di frenarli con un discorso alla Borsa in cui assicura che le dimissioni di B ci saranno. Ma siamo oltre B. Il paese è perduto. Abbiamo oltrepassato nel peggio Spagna, Irlanda e Grecia, nelle mani di incapaci viziosi. B tenta di fare un governo bis pur di non perdere il potere con un uomo di paglia. Ma Napolitano lo dribbla con una mossa a sorpresa: nomina il commissario economico Mario Monti senatore a vita, manifestando la chiara volontà di un governo tecnico con un uomo di fiducia della Bce. Monti è uomo della Trilaterale, la consociazione Rockfeller, il gruppo Bildeberg e la banca Goldman Sachs. Contro questi colossi non resta a B che arrendersi. Ora l’Italia è di fatto una colonia del grande capitale internazionale.

Quando intervengono i poteri forti,vedi Rockefeller, il Gruppo Bilderberg o l’immane banca Goldman Sachs, i poteri piccoli, ovvero B, non possono che ritirarsi. Ora siamo nelle mani dirette di chi decide l’economia mondiale e, visto come sta riducendo il pianeta, c’è poco da rallegrarsi.
Ora B cercherà di raccattare le briciole, spingendo per mettere qualche suo zombi tipo Frattini nel nuovo governo, ma non ci riuscirà, o saranno, comunque, briciole. Il gioco ha passato la mano.
Temo che siamo caduti dalla padella nella brace.
A questo punto B è finito ed esce totalmente di scena. Di lui possiamo smettere di parlare. Il suo enorme patrimonio non sarà sufficiente a mantenerlo in politica e, come uscirà dal quadro del potere, le procure gli salteranno addosso. Non gli resta che Antigua o qualche paradiso simile. Non abbiamo certo pena di lui né lo invidiamo. Chi è nelle peste siamo noi. La grande finanza ha ormai preso in mano la sovranità del nostro Paese e temo che anche un responso elettorale o qualsiasi referendum, a questo livello di servaggio politico, conti ormai niente.
La protervia e l’egoismo mafioso e pidduista di B hanno ridotto il nostro paese a una colonia. Non siamo mai stati un paese libero, sempre agganciato alla politica USA e dipendente dal grande capitale internazionale, ma finora qualche forma estetica veniva salvata e le grandi riunioni dei magnati avvenivano con qualche riserbo. Ora il Fondo Monetario comanda ormai pubblicamente ai Ministri finanziari, e la Trilaterale, ovvero il gruppo Bilderberg mostra in modo sfacciato in che conto tenga la sovranità degli Stati. Le Nazioni e i popoli contano zero.
Apparentemente il grande Capitale ha vinto e ha esteso le sue mani rapaci su noi vittime resi impotenti dalla debitocrazia. A tale vittoria l’insulsaggine dei nostri partiti ha dato il suo aiuto vergognoso. In verità l’opposizione aveva ceduto almeno da 25 anni.
Ma la storia insegna che nessuno può dirsi vincitore per sempre e anche se nell’ombra noi continueremo a resistere.
E’ chiaro, a questo punto, che, di fronte al colosso che è entrato in campo e che è la Grande Finanza americana e internazionale, i piccoli lestofanti hanno di fronte a sé solo l’annullamento.
Non parlo certo della mafia, che come competitore dotato di massa finanziaria, conserverà sempre il proprio potere, basti vedere come ha conservato il controllo del narcotraffico anche dopo 10 anni di occupazione americana dell’Afghanistan e non ha mai perso la sua egemonia sui paesi del Centro e Sud America. Il capitale visibile non ha mai mangiato il capitale invisibile. Lupo non mangia lupo. E questo spiega come mai contro le grandi organizzazioni internazionali non sia mai stata messa in campo una forza multinazionale efficiente.
Chi ha davanti a sé solo l’estinzione sono le nullità finanziarie, i piccoli partiti localisti come la Lega, che hanno parlato sempre male la lingua della globalizzazione economica e che non rappresentano alcun utile per i veri padroni. Estinguendosi la stella berlusconiana, Bossi è finito e può andare in pensione.
Mille volte mi sono sentita fare la domanda: “Ma che cosa farete dopo Berlusconi?” La domanda vera sarebbe stata: “Ma cosa faranno i berlusconiani e i leghisti senza Berlusconi?”
No global e M5S conservano intatta la loro battaglia per un nuovo mondo possibile, resa più ardua dalla disfatta dei partiti, che comunque da anni facevano hara kiri, con nuovi mostri ormai palesi da guardare faccia a faccia senza più fittizi personaggi-schermo come B.
Mafia, P2 e Grande Finanza sporca sono andate sempre d’accordo. Caduto B, troveranno un altro, meno pacchiano e meno triviale, che piaccia ai moderati e abbia una migliore immagine istituzionale e Monti fa al caso loro.
E non credo che oggi la vittoria sia dei nuovi riciclati che cercheranno di infilarsi nelle vene del drago. Cadute le finzioni della stampa che finora hanno addormentato l’opinione pubblica, sarà più facile vedere bene in faccia il grande nemico.
Il chiacchiericcio isterico dei politici a questo punto è solo logorrea sterile.
La battaglia continua.

MARIO MONTI
Wikipedia

Mario Monti è un economista e accademico italiano di 69 anni. Laureato in economia alla Bocconi si specializza a Yale studiando con James Tobin, Nobel per l’economia. Nel 70 insegna all’università di Torino e nell’85 diventa prof e poi direttore dell’Istituto di economica politica. Nell’89 è rettore alla Bocconi e poi presidente. Si è guadagnato un’alta stima in ambito nazionale e internazionale. Non ha mai appartenuto a uno schieramento politico. Si considera super partes. Nel 94 è Berlusconi stesso che lo segnala all’Europa come commissario europee ed ebbe le deleghe per il mercato interno, i servizi finanziari, il fisco doganale. D’Alema gli confermò l’incarico con deleghe alla concorrenza e bloccò Microsoft per le norme antitrust. Nel 2004 B cercò di sostituirlo con Buttiglione che fu cacciato con disonore. Monti è stato il 1° presidente del Bruegel, un think-tank, nato a Bruxelles, composto e finanziato da 16 Stati membri e 28 multinazionali. È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. Nel 2010, su incarico di Barroso, ha redatto un Rapporto sul futuro del mercato unico2010

Con Monti o altro personaggio ben accetto all’Europa cadiamo nel liberismo più nero e invano potremmo sperare in leggi che favoriscano il lavoro o i diritti civili. Tutto sarà piegato agli interessi del grande capitalismo e il mondo neoliberal farà un altro passo avanti e, se deciderà di svendere tutto il nostro paese, lo farà.
Per la visione no global o della nuova democrazia non ci potrà essere nulla di più fatale e le parole dominanti saranno, domani più che ieri, saranno lucro, produttività, privatizzazione, massificazione.
Potremmo dare addio a concetto come decrescita, sostenibilità o bioeconomica.
Potremmo dare addio anche a concetti come democrazia partecipata.
Il rischio è di passare dalla destra nera, pidduista e mafiosa, di Berlusconi, a una destra più intellettuale, più capace, più sofisticata ma ugualmente rapinosa e distruttrice delle libertà individuali e dei valori democratici.

C’è una lezione beffarda in quello che accade.
Abbiamo sempre lottato per forme di democrazia allargata e abbiamo spesso parlato, come un esempio da imitare, del sistema di consultazione popolare continuo dei cittadini svizzeri, tramite il web, ora proprio la Svizzera ci insegna che se una democrazia vuole sopravvivere nel proprio interno deve essere in grado di mostrarsi alla Grande Finanza come un paradiso utile dove essa possa riciclare denaro sporco, e solo a questo patto la Grande Plutocrazia del pianeta potrà accettare che essa giochi alla democrazia in casa senza infastidirla troppo.
Se l’Italia fosse stata anche lei un paradiso fiscale e finanziario, avrebbe potuto esserle concesso di giocare alla democrazia, anzi, avendo essa molte bellezze artistiche e paesaggistiche, la Plutocrazia stessa avrebbe potuto farne il suo piccolo guardino per il tempo libero e salvaguardata per il proprio relax. Ma l’Italia, purtroppo, non ha niente da offrire nemmeno su questo versante. Così la plutocrazia il giardino delle bellezze ora se lo comprerà per un pugno di spiccioli.

Ora siamo nelle condizioni dei partigiani spagnoli che attaccavano nottetempo lo sterminato esercito imperiale di Napoleone.
Sembravano delle nullità ma impedirono al grande imperatore di prendersi la Spagna.
La storia insegna che anche i più grandi imperi sono caduti.
Cadrà anche questo.
E noi daremo tutto il nostro contributo per farlo cadere
Noi siamo 7 miliardi e loro al massimo due milioni.
Non gli permetteremo di rovinare la Terra!
E persino la Borsa ci darà una mano.
Ci sono stati ben altri mostri che sono caduti vittima dei loro stessi strumenti di dominio.

ESODO
VV

Ora che la stella di Berlusconi è tramontata, si accentuerà l’esodo dei fuggiaschi. Il Pdl infatti non è mai stato un partito di ideali ma di interessi e molti faranno presto a capire che i loro interessi non potranno più essere difesi da Berlusconi e cercheranno altri patron. Più difficile per vari motivi l’esodo dalla Lega, non perché questa abbia dei valori, ma perché proprio il suo carattere ristretto localistico e il suo essersi sempre messa contro l’Europa la rende schifabile da quanti ormai si daranno ai nuovi padroni. Del resto i leghisti non hanno mai capito alcunché di globalizzazione finanziaria e lo stolto Tremonti crollerà con loro. La sua separazione da Berlusconi è stata troppo tardiva e poco trasparente.
Per quanto a tanti la cosa faccia schifo, oggi hanno più fortuna quelli che non si sono schierati né a destra né a sinistra, come Casini, a cui infatti sta guardando con bramosia la Chiesa, che col Grande Capitale ci è sempre andata a nozze.

MA QUALE GOVERNO SOLO TECNICO!?
VV

Sbaglia Ferrara, come ha sbagliato sempre o ha mentito sempre nella sua funzioni dichiarata di emissario della CIA, a ritenere che un governo Monti sarebbe un governo apolitico a carattere solo tecnico-burocratico. In realtà Monti è l’uomo che fa gli interessi del grande capitale, il quale è sempre stato il primo partito ‘politico’ del mondo.
Il paradosso è che Berlusconi, nella sua posizione di 40° uomo più ricco del mondo, avrebbe potuto essere per l’Italia quello che Karzai è per l’Afganistan o Jawad al-Maliki per l’Iraq, un uomo di paglia che porta avanti i propri interessi mentre serve il potere americano. Ma Berlusconi è ormai talmente sputtanato a livello internazionale che nessuno potrebbe più prenderlo come rappresentante di alcunché. E la mafia e la P2 se non se ne sono già accorte, faranno presto a prendere provvedimenti.

LA SOVRANITA’ DELL’ELITE
Anthony

Vorrei sapere da alcuni compagni perché quando leggono la parola sovranità schizzano dalla sedia, evocando chissà quali regnanti o satrapi.
Fa tanto figo associare il concetto allo stato e sorvolare sullo stesso, visto che stiamo vivendo un periodo di fascismo monetario e la sovranità politica e monetaria che tanto vi scuote la stiamo vivendo e subendo in proporzioni più ampie, mostruose e devastanti dall’Euro-finanza la BCE e il FMI?
LA SOVRANITA’ DELL’ELITE non vi dà noia?
All’indomani della prima crisi greca, sui conti taroccati, scrissi che non era possibile che organi di vigilanza UE che ogni giorno, fra proiezioni di crescita, debito e quant’altro, misurano con virgole (0,02-0,03) e sui conti greci non si accorgessero di nulla: Infatti c’era la mano dell’alta finanza!
La BCE ci chiede segnali concreti sulle pensioni, privatizzazioni, tagli al sociale e ritocchino sui lavoratori:
La storia si ripete.
La storia italiana procede sostanzialmente come quella che ha vissuto il Venezuela e paesi dell’area.
Paese ricco di risorse, grazie all’azione dei politici di turno, fu costretto ad indebitarsi con il Fondo Monetario Internazionale, per poter avere la scusa per procedere alle privatizzazioni.
In Italia si è già superata la fase della creazione artificiale del debito pubblico, quindi si sta procedendo alla svendita degli attivi. Lo stato italiano possiede grandi imprese o quote sostanziali di imprese già privatizzate: ENI, ENEL, Finmeccanica, Ferrovie, Poste, imprese municipalizzate dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti, dei trasporti; tutte imprese nel mirino del grande capitale internazionale.
L’obiettivo primario sono le riserve auree, 2.451,80 tonnellate
Le istituzioni europee hanno creato i presupposti per i vari sforamenti e aumenti del debito, ma a loro, ovviamente interessa poco visto che il loro reale obbiettivo è l’indebitamento degli stati.
Tutto ciò che è successo in Venezuela si sta ripetendo in Europa:
Loro si sono ribellati.

Sauro manda
LO SCENARIO

Fuga di capitali e blocco dei conti. Cosa succede se l’Italia fallisce. Se non si inverte la rotta, tre scenari fino all’addio all’euro. Dall’ipotesi di bancarotta pilotata modello Grecia a quella modello Argentina. Ubs: per recuperare la competitività persa, vi servirebbe una svalutazione monetaria del 25%.
MAURIZIO RICCI

Mettiamo che sono già i primi giorni di dicembre e voi uscite di casa per cominciare a comprare i regali di Natale. Vi fermate ad un bancomat per rimpinguare il portafoglio, infilata la carta, ma non succede niente: il prelievo non è disponibile. Provate ad un secondo Bancomat, ad un terzo, ma è dovunque la stessa storia. Nel negozio, il titolare declina cortesemente di accettare la vostra carta di credito e chiede euro contanti. Che succede? Un black-out elettronico? No. Succede che, mentre voi non eravate attenti, l’Italia ha dichiarato default, è uscita dall’euro e sul paese è sceso un black-out non elettronico, ma finanziario.
L’ipotesi è ancora remota. Esiste ancora la possibilità di fermare il collasso del debito pubblico italiano, riguadagnando credibilità presso gli investitori e/o salutando l’arrivo del Settimo Cavalleggeri, sotto forma di Bce o Fmi. Ma, se la traiettoria dei mercati resta quella disegnata in queste ultime ore, quell’ipotesi rischia di materializzarsi. Si chiama, comunque, bancarotta, ed è, in ogni caso, una sciagura, ma può assumere forme diverse: bancarotta dolce (“orderly default”), bancarotta extra strong (“disorderly default”), bancarotta con il botto (l’uscita dall’euro).
La bancarotta dolce. E’ quanto è già stato previsto per la Grecia. Sostanzialmente, un concordato fallimentare. I creditori accettano un taglio al valore nominale dei titoli italiani e un tetto al relativo tasso di interesse. L’Italia alleggerirebbe il suo debito pubblico (ad esempio del 30 per cento), portandolo a livelli più vicini a quelli di paesi più virtuosi. Collocare nuove emissioni presso investitori già scottati, tuttavia, comporterebbe tassi di interesse relativamente alti. Per i risparmiatori, infatti (il 12% dei titoli è in mano alle famiglie, un altro terzo lo detengono i fondi) il taglio sarebbe una pesante tosatura.
Ancora più gravi gli effetti macroeconomici. Le banche, italiane ed estere (gli istituti francesi e tedeschi hanno in pancia circa 150 miliardi di euro in titoli pubblici italiani) accuserebbero forti perdite di bilancio e avrebbero bisogno di aiuti per ricapitalizzarsi: in ogni caso, ridurrebbero il credito alla clientela, in un momento in cui l’Europa è già sull’orlo della recessione. E’ il temuto “credit crunch”.
La bancarotta extrastrong. E’ il caso Argentina: il default selvaggio. L’Italia annuncia che non pagherà più i suoi debiti, togliendo dal tavolo quasi 2 mila miliardi di euro. Almeno per qualche anno, nessun investitore estero ci presterebbe più soldi. Tecnicamente, non è un problema gravissimo: lo Stato continuerebbe a funzionare. Al netto degli interessi, infatti, il nostro bilancio è quasi in pareggio. Ma gli effetti economici sarebbero devastanti. Il rischio di fuga dei capitali – già presente nello scenario “dolce” – diventerebbe immediato. Oltre allo Stato, anche le aziende italiane si vedrebbero chiudere l’accesso ai mercati. Ma, soprattutto, l’impatto sulle banche e sul sistema finanziario mondiale sarebbe enorme e il “credit crunch” una certezza.
La bancarotta con il botto. E’ quasi impossibile che un default selvaggio non comporti anche un’uscita dell’Italia dall’euro. Tecnicamente, è un incubo: bisognerebbe rivedere i trattati europei e rivotarli, stampare la nuova moneta, riprogrammare computer e bancomat con la nuova valuta. Ma, economicamente, è molto peggio: all’impatto del default selvaggio bisogna aggiungere nuovi elementi. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all’estero, prima della conversione.
Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l’assalto. Verrebbero varati stringenti controlli sui movimenti di capitali e, probabilmente, ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all’estero. Questo rilancerebbe le esportazioni (escludendo ritorsioni commerciali da parte degli ex partner europei), ma l’Italia, uscendo dall’euro, uscirebbe anche dall’Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico.
La svalutazione, d’altra parte, rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende assai più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire, di gran carriera, l’inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall’entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all’Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%.
Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell’Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d’Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%. All’Ubs sono, probabilmente, troppo pessimisti, ma il punto è che l’introduzione della nuova lira sarebbe assai diversa dalle svalutazioni della vecchia, perché rimarrebbero valide le precedenti obbligazioni dell’euro.
I debiti fra italiani potrebbero essere ridenominati in un rapporto uno a uno (una nuova lira per un euro): chi ha un mutuo di 100 mila euro, si troverebbe con un mutuo di 100 mila nuove lire. Ma quelli esteri resterebbero in euro, da pagare con una moneta svalutata del 50-60%.
Per una economia, come quella italiana, profondamente integrata in Europa, sarebbe un massacro: molte aziende, con incassi in lire e debiti in euro, finirebbero schiacciate e, a catena, dovrebbero chiudere.

Le vestali del regime, fedeli fino all’ultima (o penultima) bugia
Antonella Beccaria

Qualcuna presta il fianco alla tesi del complotto internazionale delle banche, come Michaela Biancofiore. E si spera per lei e per le sue capacità di analisi che sia in malafede, che non dica sul serio, pronta a qualsiasi affermazione pur di difendere il capo decaduto. Anche a sollecitare gli italiani a comprarsi il debito pubblico in nome di una disperata – ma forse è più corretto scrivere disperante – autoctona difesa dell’economia nazionale provocando più di qualche sarcasmo di chi in materia ne capisce.
E poi c’è qualche altra Pdl-lady, come Daniela Santanchè, che nega anche l’evidenza di un semplice esercizio aritmetico, come la conta dei voti in parlamento. “L’opposizione non ha la maggioranza”, ha sostenuto a emicicliche urne ancora calde. Del resto, se per 17 anni, ha funzionato la strategia di affermare il falso fino a quando fosse ritenuto vero o per lo mento verosimile, perché non tentare anche stavolta?
Di Gabriella Carlucci, poi, si è già ampiamento scritto. La pasionaria azzurra che, a nave in affondamento rapido, salta sulla scialuppa dei cattolici centristi dell’Udc si è discusso da lunedì sera. Qui valga solo un’aggiunta, passata con minor evidenza ma a discreta esplicazione del personaggio. Nel giro di qualche ora, l’onorevole transfuga ha oscurato il suo sito personale, dove tante volte ha inneggiato allo schieramento a cui apparteneva fino a pochi giorni fa e al suo leader. Viene da pensare che, arrivati a questo punto, non abbia più il coraggio delle sue precedenti affermazioni.
Per quanto riguarda Renata Polverini, dalle braccia dell’estrema destra romana al partito delle libertà e dell’amore che l’ha consacrata alla guida della Regione Lazio, non si rintraccia nemmeno una dichiarazione sulla crisi. Negli ultimi giorni ha parlato di filiali locali dell’ospedale San Raffaele prossimo al baratro, di nuove strutture sportive per le squadre di calcio, aumenti del trasporto pubblico, occupazioni e sit in protesta per l’ennesima azienda che chiude o mette in cassa integrazione. Certo, alcuni di questi sono argomenti importanti e non va dimenticato che oltre alla crisi di governo, la vita continua ad andare avanti e per certe fasce sociali va anche peggio di giorno in giorno. Però, essendo esponente di una certa parte politica, della ex maggioranza, stupisce la concentrazione totalizzante per le questioni territoriali e nemmeno una parola per la politica nazionale.
Continuiamo con la carrellata. Isabella Bertolini, 48 anni da Modena, nei giorni scorsi se n’è uscita dichiarando in primis di non essere un “tipo da forza gnocca” e, forte di questa ammissione, ha trascorso due ore a palazzo Grazioli e s’è rimangiata quanto aveva detto in precedenza chiedendo al Cavaliere un passo indietro. No, no, resti, e il suo voto ce l’avrà, come in effetti poi è accaduto nel voto parlamentare. Un po’ in extremis, ma almeno una salvata.
Alessandra Mussolini, nipote del ventennale dittatore e una a cui invece “forza gnocca” è sempre piaciuto come slogan sfatandone l’esplicita presa in giro, è una che non si fa zittire. I responsabili (si fa per dire e lo dicono loro) sono “mercenari” e poi se ne va nel confessionale del “Grande fratello” (la trasmissione televisiva, non qualche strumento di spionistico dossieraggio della politica) e riporta con i piedi per terra le concorrenti con troppi grilli per la testa. “Non sei Sofia Loren”, ne ha rintuzzato una. Perché le icone sono sempre tali, se poi sono anche zie.
Esplicita la dichiarazione della deputata Pdl Barbara Mannucci, capelli chiari e fisico esile. “Silvio, sarò la tua Claretta Petacci”, fine compresa, perché l’amore è amore e la fedeltà non deve essere messa mai in discussione. Neanche a evocare proiettili che rendono i conti con due decenni di dittatura e le force di piazzale Loreto. Ventinove anni, alla sua prima esperienza politica nazionale, ha aggiunto di aver conosciuto il Cavaliere a 14 anni e dopo tre lustri non ha dubbi: “Silvio si inventerà qualcosa. Io sarò qui a sostenerlo”. Bene, altra freccia nella faretra del “Drago” di Arcore.
Meno certa la presenza del “dardo” Mara Carfagna, che da un anno minaccia di andarsene perché nel partito c’è troppo maschilismo, ci sono troppe ombre della criminalità, ci sono troppo pettegolezzi. Finora è stata recuperata, ci ha pensato Lui in persona, e anche stavolta, dopo la presunta pace fatta con il coordinatore regionale campano del Pdl Nicola Cosentino, non ha rotto le fila. Ma più di un notista l’ha data come tentennante, sempre pronta a prendere la porta. Discorso analogo per la bionda siciliana Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente, un’altra che qualche calcio l’ha tirato venendo ricondotta a più miti consigli. Però, con gli esponenti dell’esecutivo che preparano gli scatolini con i loro effetti personali da portare a casa, è andata avanti come un fuso perché alluvioni ed emergenze idrogeologiche sono altri temi del momento.
Lo spettacolo che deriva dal crollo dell’impero non lascia indenne nessuno. Nemmeno le donne che tante volte vengono chiamate a rappresentare un’alternativa. Moltissime, fuori dalle aule parlamentari e di governo, lo sono e lo dimostrano tutti i giorni, nei settori più svariati. Ma di quelle che, elette in listini e listoni bloccati o per ragioni che esulano dal concetto di competenza e meritocrazia, non si può dire altrettanto. Quando si parla di sostituzione dell’intera classe dirigente della politica si devono includere anche loro, senza alcuna attenuante per il genere a cui appartengono.
Il ricambio deve tenere conto anche di un altro aspetto: restituire in pieno dignità alle donne, fin troppo oltraggiate da opportunismi, chiamiamoli così, che con l’interesse del Paese e dei suoi cittadini non hanno nulla a che fare. Cerchiamole, queste donne, nella società civile ce ne sono finché si vuole. Nei palazzi della politica meno, da qualunque palco si guardi il parlamento.

BENIGNI COMMENTA LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI AL PARLAMENTO EUROPEO
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=1091

IL CALVARIO DEL POVERO RICCO

Ho immaginato il calvario di Berlusconi al G20 di Cannes, con quel suo sorrisino incollato sulla faccia e i patetici salutini a un pubblico plaudente che non c’è e quell’isolamento totale per cui nessuno gli ha parlato, nessuno lo ha degnato di uno sguardo, e se ne stava solo sempre con quel sorriso da ebete sulla faccia, mentre gli altri si parlavano, si sorridevano, formavano dei gruppetti e lui isolato come avesse la lebbra.
E poi le loro facce allibite quando ha fatto il ridicolo discorso sui ristoranti pieni, da vero citrullo, come se il secondo debito più grande del mondo lo pagassimo coi ristoranti pieni. Prova tu ad andare da uno che ti ha prestato dei soldi e a dirgli che tu vai a mangiare fuori tutte le sere e prendi l’aereo ogni fine settimana e ti spendi tutti i soldi in bagordi, ma non paghi i debiti, e vedi la faccia che fa. Come minimo ti dà di cretino!
Guarda che pena, peggio che se fosse morto

http://www.youtube.com/watch?v=KBKSuii5QU8&feature=related

E poi c’è la faccia che aveva in macchina quando se ne è andato dopo i 308 voti e non solo era morto ma puzzava

Di nuovo chiedo: ma c’è qualcuno che invidia quest’uomo?

IL NARCISISMO DEL PRESIDENTE
Da Wikipedia

Avremmo potuto dire alla presidente del FMI che Berlusconi soffre di una grave forma di narcisismo e che è da questa che trae il senso scarso senso della realtà.
Il narcisista è un uomo tragico, anche quando appare ridicolo, guidato da ideali impossibili e da ambizioni smisurate, pronto a buttar fuori odio quando viene criticato, viene abbandonato o i risultati non sono all’altezza del suo irrealismo. E’ un soggetto pericoloso non solo perché distrugge gli altri ma anche perché, avendo un Io separato dall’Anima, è permeato di egoismo difensivo, manie di persecuzione, paure, vuoto e mancanza di significato della vita, incapacità a condurre una vita creativa, normale, serena e consapevole.
Il 1° sintomo è il bisogno ossessivo di essere considerato il migliore, associato ad intensa ambizione e a scarsi valori, focalizzato su miti esteriori di successo, ricchezza,prestigio e obiettivi superficiali di giovinezza, bellezza e potere.
L’aspettativa egocentrica esige che tutto avvenga come si desidera.
Il rifiuto della frustrazione, la ricerca di conferma sempre e comunque, l’estrema vulnerabilità alle critiche, l’intima insicurezza e l’esterna arroganza e presunzione sono gli aspetti più evidenti del carattere narcisistico.
Dipendente dall’approvazione altrui, e peraltro non libero e condizionato, il narcisista è improntato in maniera onnipotente e irrealistica al controllo e al potere, in nome del quale si dissocia dai propri sentimenti di fragilità e dai bisogni più profondi del proprio essere, vissuti spesso come minaccia per le proprie finalità autoaffermatorie di successo e possesso.
Il fanatico innamoramento di sé e l’ostinata negazione dei propri difetti,limiti,errori e insuccessi porta al rifiuto del sentimento della colpa reale, all’incapacità di amare, allo sviluppo del cinismo, dell’indifferenza e della manipolazione, nonché a gravi disarmonie nell’equilibrio psicosomatico.
Il narcisista incarna un falso sé grandioso e illusorio.
Il narcisista sceglie, senza saperlo, ciò che è male per sé, prende strade sbagliate, considerandole giuste, fa scelte inopportune, credendo di fare ciò che è utile a sé, e per questa grande illusorietà si trova a raccogliere frutti opposti a ciò che crede di avere seminato, senza dubbio assai lontani da quello che realmente occorre ad ogni essere umano per essere sano, forte e felice.
Intorno al nucleo dell’inconsapevolezza di sé e delle conseguenti scelte di vita e di relazioni sbagliate, si articola un coacervo di esperienze fallimentari che sviluppano nel narcisista un’immagine di sé impoverita, latrice di senso di inferiorità e di vergogna, in contrasto con il modello ideale grandioso che sottende le sue motivazioni, e un’immagine della realtà negativa, troppo potente e minacciosa, che produce paura, avversione e invidia.
Preda del falso sé, che corre dietro alle lucciole dell’ “avere”, del successo esteriore e dell’acclamazione altrui, il narcisista sperimenta la drammatica rinuncia alla conoscenza della bontà e della dignità intrinseca alla natura umana, rappresentando per antonomasia un’esistenza apparentemente socializzata ma intimamente solitaria e priva di valori, in cui il terrore della morte, della vecchiaia e della malattia si sviluppano col passare del tempo accanto ad un vuoto di autostima e di sfiducia nella vita.

LINCIAGGI
Viviana Vivarelli

Il vero problema è che la gente non lincia nessuno
altrimenti non avremmo una Minetti nel consiglio di Milano,
un Dell’Utri in Senato,
uno Scilipoti alla Camera,
uno Schifani presidente del Senato,
un Cosentino coordinatore della Campania,
un Berlusconi presidente del Consiglio..
Il problema è proprio questo: che la gente non lincia nessuno.
Noi ci arrabbiamo di questo enorme livello di corruzione che genera altra corruzione, ma, come si vede, c’è gente come Meg o Giovannino a cui della corruzione politica non può fregare di meno, altri semplicemente non sanno, altri infine non vogliono sapere.
La corruzione pubblica riposa su un immenso gradino fatto da una rimozione di coscienza privata.
E finché non saremo riusciti a portare alla luce quella coscienza civile, il menefreghismo generale sosterrà sempre tirannidi.
Il 23% degli italiani è convinto che l’Italia non sia più una democrazia ma una dittatura. E la parte restante di cosa è convinta? Più facilmente di niente. Tira a campare. Del resto se ne frega. In alto come in basso. Anzi chi è in alto se ne frega di più. Il futuro non c’è perché è sparito dal nostro immaginario, il mondo lo stesso. Moriamo affogando in un EGO mostruoso e suicida.
Quel che ci uccide è la vista corta e la coscienza debole. Jung diceva: “Siamo poveri d’anima” e attribuiva a quello i mali moderni: furbizia, egoismo, desiderio di lucro, avidità, strapotere, servilismo,disumanità, amoralità, mancanza di empatia, ma anche meschinità, desolazione, vuoto esistenziale, depressione, sterilità del vivere, tendenze suicide…
L’indignazione è scarsa, solo pochi se la possono permettere e spesso, visti i cattivi maestri, mi chiedo: in nome di che? Del DNA?

SPUDORATEZZA
Viviana Vivarelli

Credo che basterebbe questa dichiarazione fatta al G20 di Cannes, davanti a una platea internazionale allibita, un motivo più che valido per mandare via Berlusconi
http://www.youtube.com/watch?v=HefQNUxoQI0

Non può governare uno Stato uno che sta così fuori di cervello e che ha, come ha detto la presidente del FMI, “una crisi di irrealtà”.
Questo il discorso surreale di Berlusconi:
“Noi riteniamo, davvero, che sia un po’, come dire, una moda passeggera quella per cui i mercati si avventano sui titoli del debito sovrano. Noi siamo veramente un’economia forte, la terza economia europea, la settima economia del mondo. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, tutte le occasioni lo dimostrano: i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, gli aerei di linea con fatica si riesce a prenotarli, i posti di vacanza nei ponti sono assolutamente iperprenotati, ecco, io non credo che voi vi accorgiate andando a vivere in Italia che l’Italia risenta di qualche cosa che possa somigliare a una forte crisi, non mi risulta”.
Concordo con Piergiorgo: “Ma ndo cazzo vivi?”

Tra le peggiori battute di Berlusconi, quella dei ristoranti e degli aerei pieni, brilla per spudoratezza. Non solo è violentemente offensiva contro chi si è visto strapparsi ogni futuro, non ha lavoro e non sa come campare, ma mostra una iniquità senza pari.
Abbiamo un’economia sommersa per più di 250 miliardi di euro l’anno, un’evasione accertata per 200 miliardi, un fatturato mafioso che supera i 100 miliardi, una casta politica che costa 9 miliardi solo a Roma, denunce fiscali di autonomi e commercianti che sono così ridicole che persino un bambino si accorgerebbe che sono false.. e, malgrado ciò, il premier rifiuta di fare un fisco equo e trasparente, rifiuta di dare il carcere agli evasori, li premia anzi con scudi e condoni e non ci pensa nemmeno a imporre una patrimoniale per paura di toccare i propri patrimoni, lascia sani e salvi i patrimoni neri incettati nei paradisi fiscali e permette che le società vi pongano la propria sede.
Poi, di fronte a una classe crescente di parassiti, ladri, truffatori, evasori, delinquenti e mafiosi, si permette pure di beffare chi soffre vantando che i ristoranti e gli aerei sono pieni! Ma non si vergogna? Se l’Europa avesse un filo di logica, sarebbe proprio di questi malfattori a piede libero e delle loro ricchezze rubate che gli chiederebbe conto!

Stampa estera

Berlusconi trascina l’Italia alla rovina
Berlusconi è alla fine
Crepuscolo degli dei a Berlusconia
Berlusconi swings softly
Financial Times: In nome di Dio, vattene!
L’Italia ha bisogno di una terapia d’urto
Ultima settimana di Berlusconi
Ultime ore di Berlusconi
Cesare o Nerone?
(Non sanno evidentemente che un anno fa a novembre recitò la stessa scenetta turpe delle dimissioni, poi disse che aveva di nuovo i numeri, ovviamente avendoli comprati. In questo paese non si dovrebbe sputare solo sui tiranni ma anche sui venduti. E gente come Scilipoti, Razzi, Paniz, Stracquadanio.. dovrebbe essere ricoperta di sputi ovunque vada).
L’economista Roubini: «L’Italia non è una democrazia, visto che Berlusconi controlla con stile mafioso la maggior parte dei poteri economici, finanziari, politici, dei media, dei giornali e della pubblicità».
A qualcuno piace tutto ciò? Si vede che ha l’anima di un servo.
Qualcuno è disposto a vendersi ancora la coscienza per sostenere questo? Si vede che della coscienza non sa proprio che farsene.

LO SPREAD

Dal sostantivo inglese “scarto”. È il differenziale di rendimento tra una obbligazione e un’altra di riferimento
Lo spread determina gli interessi che si pagheranno sul debito pubblico, e indica il rischio percepito di chi emette l’obbligazione Uno spread troppo ampio fa lievitare gli interessi passivi,rende difficile emettere nuovo debito e compromette il rating,che è il giudizio di solvibilità dell’azienda o del paese
In Europa il titolo più solido è quello tedesco, che dunque viene preso come emissione di riferimento. Nell’ultimo mese lo scarto tra il Btp italiano a 10 anni e il Bund analogo ha superato i 400 punti base. Significa che la Germania può indebitarsi a un tasso del 2,5% l’anno,mentre l’Italia deve pagare agli investitori anche oltre 6%,per il sovrapprezzo dato dallo spread.
L’Italia è 3 settimane dal baratro.
Gli investitori scaricano i titoli di Stato perché costano il 15% in più I’Italia non ha più di 3 settimane per ricondurre il costo del debito a livelli più sostenibili. Si deve far scendere il tasso sui Btp decennali sotto il 6,50%.
Oppure, esattamente fra 15 giorni,cioè il 25 novembre, Italia e Europa si troveranno di fronte alla scelta fra un piano di salvataggio di dimensioni gigantesche e la bancarotta del debito italiano, con l’apocalisse dell’euro. Ma il timer potrebbe essere anche più veloce: la spirale finale potrebbe cominciare ad avvitarsi già da venerdì prossimo, fra soli 4 giorni, quando le autorità che regolano i mercati potrebbero decidere un ulteriore rincaro del debito italiano, perché ritenuto troppo rischioso.
In Grecia, Irlanda e Portogallo, i titoli decennali sono stati trattati a un tasso superiore al 5,5% per 43 giorni, prima di superare stabilmente la soglia del 6%. Poi, sono rimasti per altri 24 giorni sopra quota 6, prima di scavalcare in modo continuativo il 6,50%. Da qui, sono bastati 15 giorni di mercato per sfondare il 7%, largamente ritenuto un livello insostenibile.
L’Italia sembra più solida di Portogallo e Grecia ma ha un debito enormemente superiore: 1.900 mld di €, oltre 5 volte il debito greco. E il percorso dei titoli italiani è anche più inquietante. Il Btp decennale è stato trattato sopra il 5,50% per 40 giorni, prima di superare il 6%.Da allora è bastata una sola settimana (e non 24 giorni) per arrivare sopra il 6,50%. Se non dovesse scendere stabilmente a quote più respirabili, il finale di partita potrebbe essere anche più rapido che ad Atene, Lisbona e Dublino.
Anche perché si potrebbe agganciare una ulteriore zavorra, che lo renderebbe rapidissimo: lo spread. Da venerdì scorso ha superato i 450 punti:ieri ha toccato il massimo di 492. Secondo il codice di Clearnet, l’organizzazione che regola gli scambi di titoli, dopo 5 giorni consecutivi in cui lo spread resta sopra i 450 punti, scatta un rincaro dei margini del 15%. Cioè chi ha presentato titoli italiani come garanzia di un prestito, deve rimpolpare quella garanzia del 15% del totale. Questo significa che detenere titoli italiani costa di più. A questo punto, o gli investitori scaricano i titoli italiani, aggiungendo una valanga alla frana dei Btp, o li spostano agli sportelli della Banca centrale europea, scatenando un’ondata di panico.
L’allarme è altissimo. La frana dei titoli italiani continua nonostante i massicci
acquisti di Btp, da parte della Bce. Da agosto fino a martedì scorso, la Bce ha già acquistato titoli italiani e spagnoli (presumibilmente, molto più italiani che spagnoli) per 110 mld di €.
Negli ultimi giorni,Francoforte avrebbe raddoppiato l’entità dei suoi interventi sui titoli italiani, ma non è riuscita ugualmente ad arginare il crollo. Quota 7% sembra sempre più vicina. Basta un dato per misurare il baratro: i Btp ad un anno vengono trattati sopra il 6%. Quelli tedeschi della stessa durata allo 0,25%.
Sono livelli che operatori ed analisti giudicano insostenibili. Il motivo è che il costo di rinnovare il debito diventa tanto alto da rendere inevitabile un suo aumento.
Da qui alla fine del 2012, l’Italia deve emettere titoli per oltre 340 miliardi di euro, solo per rinnovare il debito già esistente. Se dovesse finanziarsi al costo del 7%, anziché del 4,8%, che era il livello dei rendimenti dei Btp decennali, ancora a giugno, dovrebbe sopportare un costo maggiorato di circa 8 miliardi di euro, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’estate. Per trovare questi 8 miliardi, il governo dovrebbe appesantire tagli e rincari già previsti, deprimendo l’economia e, dunque, il livello delle entrate, con il risultato di aggravare ulteriormente il debito, in una spirale incontrollabile.
Se il salvatore deve essere il Fondo salva-Stati, la sua dotazione è troppo piccola per gestire un salvataggio italiano. E, comunque, il Fondo mostra difficoltà a finanziarsi anche di suo.

Siamo in queste condizioni di orrore e Culo Flaccido insiste che non se ne vuole andare!!! La follia è senza fine. In Spagna, appena Zapatero, con vero senso di responsabilità, si è dimesso e ha indetto nuove elezioni, tutti i dati sono di colpo migliorati. Per noi l’inferno deve essere senza fine?
E Bossi ‘chiede’ a Berlusconi di andarsene, ma non ha il coraggio di smettere di votare per lui??!! Non ci basta un folle, ce ne volevano due ?

E’ tutto un sistema perverso che deve essere abbattuto
Viviana Vivarelli

Quando è esplosa la crisi economica,fortemente voluta dalle Borse, dalle banche e dalle lobbie, abbiamo constatato come queste ci hanno tratto solo utili e potere, come hanno gestito i G20, come perfino a Cannes sono andate le banche ad accordarsi coi leader, come hanno comandato loro di soggiacere alla grande speculazione internazionale, come i governi cosiddetti democratici hanno sacrificato i loro popoli alle inique pretese finanziarie degli usurai, condannandoli alla rovina con ricette che fin’ora hanno solo portato morte e distruzione e che dovrebbero essere radiate dal contesto civile dell’umanità, come l’usura è stata radiata dalla legislazione interna degli stati.
E invano abbiamo pensato che la crisi, portando allo scoperto i vizi disumani del sistema capitalista e dissacrando la sua apologia della crescita, del lucro e del falso benessere, avrebbe mostrato al mondo come esso sia solo una “dittatura finanziaria” in mano a pochi organismi sovranazionali e a pochi magnati che sta distruggendo il mondo.
Ma non c’è stata autocritica né revisione, e, fregandosene dell’agonia del mondo, gli squali finanziari hanno continuato a imperversare con avidità spaventosa “senza che nessuno ponesse loro freno”!!
Stiamo tutti morendo ma chi ci uccide continua a farlo “indisturbato”, col consenso dei governi corrotti e venduti, fregandosene di quello che accadrà ai popoli e al pianeta
Stiglitz, premio Nobel per l’economia e già consulente economico di Clinton ha detto: “Sono state le politiche del Fondo Monetario a minacciare davvero il mercato e la stabilità a lungo termine dell’economia e della società”.
E noi oggi proprio le ricette del Fondo Monetario dovremmo seguire? E perché? Per quale morte anche peggiore?
Contro le ricette del Fondo Monetario esplodono ormai rivolte sociali sull’intero globo e perfino nel centro del suo potere: gli Stati uniti, ma la dittatura della speculazione capitalista continua.

RIDIAMARO :- )

Da Leonardo con amore
“Staserà qualcuno mi tradirà”

AA
Berlusconi afferma di non vedere la crisi.
La foto di Rubi era ancora sulla scrivania.
.
Tar
Noi sempre primi!
L’unico paese al mondo governato dagli zombi!
Anche questa era da provare.
.
Viviana
Siamo un popolo di furbi
A forza di furbate ci sfracelleremo.

Spinoza
Renzi: “Esiste già un «noi» in grado di cambiare l’Italia”. Noi cinesi.
.
Renzi: “Non mi candido io, si candidano le idee”. E intanto nessuno avvita quella lampadina.
.
Sul palco anche l’inventore dei Gormiti. Che Gramsci lo mettiamo in soffitta.

Bersani critica Renzi: “Ha idee anni ‘80″. Teme che il partito non sia pronto per un tale salto in avanti.
.
Disastro a Genova. La città è così malconcia che la gente ricorda il G8 con nostalgia.

Adesso voglio proprio vedere se chiameranno la campagna di donazioni “Siamo tutti genovesi
.
Esplode la rabbia dei genovesi: “Belin, quaranta euro per una pala?”
.
Il sindaco Vincenzi: “Tragedia imprevedibile”. Esattamente come quella della settimana scorsa.
.
Ora il consiglio è di salire ai piani alti. A fargli un culo così.

Simone
Catastrofe a Genova. Berlusconi: “Prendetelo come un weekend al mare!”
.
Visita a sorpresa del Trota a Cassano:
“Parla con difficoltà ma sta bene” ha dichiarato il calciatore!!
Maurizio

Ivanuzzo
La Carlucci passa dal Pdl all’Udc.Un po’ come quando tiri lo scarico.

http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Fino a giugno questo problema dei debiti sovrani non sembrava così grave, si c’era l’Irlanda, il Portogallo e la Grecia che erano messi male, poi i mercati hanno deciso di spostare la loro speculazione su nazioni più floride vedi la Spagna e l’Italia. La Spagna ne è venuta fuori indicando nuove elezioni l’Italia invece a causa del nostro rappresentante e della sua maggioranza a libro paga ci ha portato alle estreme conseguenze, migliore fotografia del punto così in basso sono le immagini di Cannes al G20 del nostro tapiro.
    Ora siamo commissariati e se non mettiamo un rappresentante che i mercati vogliono non se ne esce, nel senso cadiamo e tiriamo anche giù tutti.
    La via d’uscita in questa situazione, il pensiero che mi sono fatto leggendo, è fare l’Europa sovrana con un unico Governo, tutti dovremo lasciare la sovranità per un governo centrale, ci dovrà essere una Banca Centrale che possa agire come una Fed, stampando moneta e non controllare solo il cambio e l’inflazione, infine gli Eurobond dove tutti i debiti vanno raggruppati e garantiti da uno stato centrale e sovrano.
    Solo che tutto ciò non è ancora maturo, questo però potrebbe portare al fallimento dell’Europa unita e dell’euro.
    Stiamo a vedere…

    Commento di hans castorp — novembre 11, 2011 @ 4:13 am | Rispondi

  2. condivido pienamente che la democrazia occidentale così’ come e’ impostata non funziona e ha perso significato
    era vero quando si trattava di liberalizzazione dovuta al wto ed e’ ancora più’ vera quando si tratta di FMI.
    pero’ rimane il grosso problema che l’Italia per andare avanti e pagare gli interessi del debito continua a chiedere soldi. e da li’ non se ne esce.
    e’ la contraddizione interna del binomio: autonomia nazionale e bisogno di aiuto per sopravvivere. se chiedi aiuto non sei autonomo.
    pensa se io ti cominciassi a chiedere soldi e poi ti dicessi che david smette di lavorare e si mette in vacanza. e tu mi dici: ehi i soldi te li do’ ma te devi lavorare, e io ti dico: in casa mia faccio come mi pare.
    be’ mi taglieresti i fondi no?

    sentii un intervista di un professore di economia della soas, che aveva un taglio chiaramente socialista ed era in minoranza nel palinsesto alla televisione (non per nulla era greco). lui disse che la democrazia in europa era in crisi perché’ c’era un governo europeo ma non c’erano tasse e casse europee.
    senza le due cose insieme, la democrazia era fasulla, e l’unica cassa rimaneva quella della banca centrale europea che come tanti altri poteri non e’ democratico.

    secondo me fai bene a denunciare la mancanza di trasparenza, ma secondo me faresti ancora meglio ad evidenziare i buchi dell’attuale infrastruttura più’ che una cospirazione o un golpe.
    e’ chiaro che i poteri forti cercano di mantenere il loro status quo e fare più’ profitto che possono.
    ma ahime’ siamo in una situazione di strozzinaggio e come sai meglio di me, il modo migliore per non avere a che fare con gli strozzini e non chiedere prestiti.
    e noi abbiamo tra i più’ alti prestiti al mondo.
    questo per me non e’ un golpe. e’ un evidente caso di strozzino che viene ad esigere i suoi soldi. non c’e’ niente di segreto, ahimè;, ma e; comunque uno scandalo.
    paradossalmente i conti italiani sono quasi in pari se non fosse per il debito.
    ti ricordi le famose campagne per cancellare il debito del terzo mondo che erano strozzati dagli interessi? sembravano campagne distanti allora, ma ora l’Italia e’ esattamente nello stesso casino.

    nico

    Commento di MasadaAdmin — novembre 11, 2011 @ 9:40 am | Rispondi

  3. LA CRISI E’ STATA CREATA AD ARTE DAI PAESI ANGLO-AMERICANI PER MANTENERE IL POTERE FINANZIARIO NEL MONDO CHE SI AVVIA AD UNA GLOBALIZZAZIONE TOTALE CON ` RISCHIO ` DI PREDOMINIO ASIATICO . PER METTERSI AL RIPARO DA TALE RISCHIO STANNO GIOCANDO LE ULTIME CARTE BLUF CON I LORO ALLIEVI SERVITORI ( VEDI YALE ) . TEMO PER LORO CHE NON SARA’ SUFFICIENTE , INDIA , CINA E RUSSIA SARANNO IL FUTURO E SARA’ LA FINE DI ROCKEFELLER E ROTHSCHILD EMPIRE .

    Commento di giuseppe pau — gennaio 12, 2012 @ 10:16 pm | Rispondi


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