Nuovo Masada

ottobre 14, 2011

MASADA n° 1328 14/10/2011 INDIGNADOS. ARRIVANO I DRAGHI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:35 pm

Si vota la fiducia – Autonomia e solipsismo – Manifestazioni in tutto il mondo – Domani 15 ottobre arrivano i draghi – Ecco come il Governo taglia l’Antimafia – Atti processuali accusano Berlusconi e Dell’Utri delle stragi di mafia – Identità tra politica e mafia – La Lega è peggio del Pdl – Assenze internazionali – Smantellamento della RAI – Vittoria in Cassazione di De Magistris- A dieci anni dall’inizio della guerra afgana

CONTRO I CAIMANI
ARRIVANO I DRAGHI!

.
B rivince con 316 a 301
E noi….tirem innanz!
Con una maggioranza così scarsa ogni giorno ormai può essere quello decisivo.
Occorre solo armarsi di pazienza.
.
Dove le forze declineranno
dove la giovinezza andrà perduta
dove il nemico apparirà più torvo
e comprerà sostegni alla sua nera fazione
corrompendo gli uomini con la menzogna e il potere
dove le energie amiche appariranno deboli o confuse
dove io stessa sia debole e confusa
giuro qui di integrare quel che mi manca
con una volontà che verrà fuori di me
oltre da me
sopra di me

per il Bene del mio paese e di noi tutti.

Viviana

53MA FIDUCIA IN QUESTA LEGISLATURA
Viviana Vivarelli

Il voto sulla fiducia sarebbe stato annullato se si scendeva sotto la soglia minima dei presenti, 315, l’opposizione ci ha provato, ma poi i 5 radicali sono rientrati mandando all’aria tutto, B era furioso con questi giochetti come se le sue compravendite non fossero un giochetto peggio. Rosy Bindi era così arrabbiata contro i radicali che li ha chiamati “Stronzi!”, il che non sarà fine per una signora ma dà l’idea dell’aria che si respirava in aula. B ha vinto ma sta sul filo. E Casini ha chiamato la sua vittoria “quella dell’ultimo dei mohicani” infatti con una maggioranza così scarsa e traballante non si sa dove voglia andare.
Tutti hanno visto il forsennato pressing di B sugli indecisi con Sardelli che gli faceva lo sgambetto all’ultimo per farsi pagare di più e lui che cedeva perché cede ormai a tutto, come un disperato che deve evitare il baratro. Lo ricatta la mafia, lo ricattano gli spacciatori, lo ricattano gli amici, lo ricattano gli ‘onorevoli’. Mai visto nella storia d’Italia un premier più ricattato di questo. Avrò anche vinto (ma ha perso tre voti) ma sta appeso a un filo, con la disperazione che si alterna al coma, come un condannato a morte. In piazza gli indignati lanciano uova. E così questo governo, se non una vergognosa frittata! Oggi,a pelo, ce l’ha fatta. Domani non si sa. Ormai cammina con una spada di Damocle sulla testa. E intanto vanno avanti le manovre di chi vuole uscire ma senza perdere i suoi privilegi.
Legalmente il governo può governare. Fattivamente non governa da tre anni. Altro che uova ci vorrebbero!

Massimo Giannini
La maggioranza di centrodestra, disperata e dissoluta, continua a perdere i pezzi. Ma continua ad avere i numeri per sopravvivere. Nel modo più avventuroso, rocambolesco e improduttivo possibile. Grazie alla stampella dei radicali, all’indecisione degli scajoliani, alla resistenza degli ex “responsabili”. Ormai è peggio che un’Armata Brancaleone. È un manipolo di sbandati, irriducibili e mercenari, che va avanti per pura inerzia, per puro istinto di conservazione. Senza etica, senza politica. Ma con il conto in banca e gli appannaggi mensili, i benefit e le auto blu, lo scranno parlamentare e la ricca pensione da salvare. Questo, oggi, è il solo cemento della coalizione berlusconiana… Per quanto posticcio, per quanto esecrabile, quel cemento resiste, ed è sufficiente per durare. Fino a quando?.. In questa anomala scheggia di centrodestra italiano non esiste alcuna “costante coesione”, strategica e politica, ma solo un’inquietante adesione, opportunistica e totemica… Non c’è interesse nazionale. Non c’è bene comune che tenga. C’è solo la tutela del privilegio, e dunque la difesa del Capo che la garantisce. Il resto è noia, come dimostra la pochezza del discorso del premier in aula. L’Italia declina, stabilmente, verso crescita zero. “Il Cavaliere deve finalmente scendere da cavallo”, titola il Financial Times 1, ricordando che “l’Italia deve salvare se stessa per salvare l’euro”. Lui non è sceso. L’Italia non è salva. E l’euro è sempre più a rischio. Purtroppo, Silvio c’è.

Lo sdegno contro i radicali è alle stelle. Dopo il loro boicottaggio nel voto contro Romano, e la loro presenza al discorso di B, ci mancava che rientrassero in aula mentre tutta l’opposizione cercava di far mancare il numero legale.
La battuta più gettonata sui social network è anche la più greve: “Speriamo che il prossimo sciopero della fame ce li tolga di mezzo”.

Nel piatto e monotono discorso preventivo di Berlusconi, rimarrà storico il numero di sbadigli sgangherati e irrefrenabili di Bossi, purtroppo vicino al suo gomito e dunque visibilissimo: 12 in 20 minuti. Un record. Non poteva esserci epitome migliore alla saga del Cavaliere.
http://tv.repubblica.it/politica/i-12-sbadigli-di-bossi/78153?video=&ref=HREA-1

AUTONOMIA E SOLIPSISMO
Viviana Vivarelli

Io credo che si debba accettare chiunque lotti contro i nostri stessi nemici.
La superbia è un peccato molto grave
e il solipsismo di chiunque si metta indifferentemente contro tutti può solo uccidere il portatore.
Ma il solipsismo non è l’autonomia.
Il solipsismo si lega alla megalomania, l’autonomia si coniuga alla libertà.
io sono un cane sciolto
ho sempre pensato, e sbagliato, con la mia testa
e chi pensa di potermi insultare aggregandomi allo staff o a un partito si sbaglia
non ha capito proprio niente.
La mia indipendenza è la mia unica ricchezza
e non credo si possa creare nessuna democrazia
sventolando la bandiera dell’appartenenza
L’uomo che lo fa ha già perso se stesso
un oggetto può appartenere, un cane, una macchina
non un uomo
Io non credo di aver bisogno di una appartenenza per esistere.
Credo in una lotta comune di tante persone diverse per fini o ideali simili.
Ma ritengo che attaccarsi troppo ad una appartenenza sia distruttivo come è successo nei confronti di qualunque partito, dove l’individuo ha annullato se stesso per far vincere il partito.
Un partito o un gruppo non è una casa, non è una dominio, non è una sudditanza. Può essere solo una via, un input, un punto di partenza, ma non può e non deve esaurire l’individuo.
Ognuno deve appartenere solo a se stesso.
E io intendo appartenere solo alle mie idee,
e, anche in quel campo, a idee che non sono fisse una volte per tutte ma crescono e cambiano e non si autosostengono in modo dogmatico o presuntuoso o superbo, ma vogliono evolvere verso il meglio .
Se il meglio per il mio paese significasse superare tutte le mie idee di adesso, spero di poterlo fare con animo forte e spirito sereno.
Non io conto, né un gruppo, né un partito, né un movimento, conta il mio progredire, insieme ad altri o anche da sola, sempre verso ciò che è il meglio per tutti.
Altrimenti, qualunque sia il gruppo a cui aderisco, diventerà alla fine come una chiesa, e dunque come una prigione del mio spirito libero, distruggendo quell’idea di libertà che mi ha sorretto sin dall’inizio.
Abbiamo il dovere dell’autonomia di giudizio.
Ma non abbiamo il diritto di denigrare l’intero mondo per sopravvalutare il nostro unico giudizio o diventeremo dogmatici e ridicoli. Questo è stato da sempre l’errore delle ideologie totalitarie o degli uomini mediocri, che con la totale schifiltosità verso gli altri reputano di valorizzare se stessi.
Ci devono essere forme di rispetto verso lotte e ideologie pur diverse dalla nostra che dobbiamo conservare.
Le scalinate per scendere al Gange sono tante,
e la nostra può anche essere per noi, oggi, unica e insostituibile perché l’abbiamo scelta come la migliore, ma non ci dà il diritto di denigrare tutte le altre, o diventeremo non più credibili.
L’autonomia di giudizio e il solipsismo sono due cose diverse.
La prima è un dovere verso noi stessi, se siamo in buona fede.
La seconda si lega a un atto di megalomania che ci mette immediatamente nel torto.
Con la sopravvalutazione dell’Ego non andremo da nessuna parte.
Con la continua sottolineatura degli errori degli altri non andremo da nessuna parte.
Ci sono momenti drammatici nella vita in cui un uomo ha bisogno di alleati e li prende ovunque siano, senza isolarsi dalla lotta comune.
Chi mira solo alla propria primazia, già per questo ha fallito.
Siamo tanti per lottare tutti assieme, con le nostre inevitabili diversità, non per combatterci l’un l’altro, fino alla frantumazione più totale.
Non foss’altro perché più ci divideremo, ci criticheremo e ci combatteremo e più saremo falliti in partenza.
Ho visto troppe volte a sx questo errore. Non lo voglio vedere qui.
Lascio le primazie alle religioni dogmatiche e so che una ideologia o una appartenenza possono diventare il sostituto di una religione.
Se faccio una battaglia contro un nemico per obiettivi che ritengo universalmente giusti non posso sputare su tutti quelli che combattono lo stesso nemico con visioni leggermente diverse, o la disintegrazione ci metterà uno contro l’altro, creando fazioni sempre più piccole fino alla completa morte di ogni lotta e di ogni movimento.
Da sempre ho ritenuto che i filosofi del marxismo abbiano detto cose bellissime, anche se hanno annientato una parte della psiche umana che invece per me è fondamentale e credo ci sia molta passione e molta idealità e molta umanità nella vera sinistra, mentre nella destra non ci sono mai state.
Ma ho sempre ritenuto, a ragion veduta, che la rivoluzione armata del proletariato fosse uno strumento di cui parlare con molta prudenza e solo ove siano state esperite tutte le vie democratiche e tutte le vie non violente, perché

– la violenza è un fuoco molto pericoloso che si può anche accendere facilmente ma che possiede una distruttività tale che non sappiamo dove ci farebbe finire

-le conseguenze di una violenza allargata sono letali e imprevedibili e portano a un male anche peggiore di quello che si vuole combattere, in quanto esiste una volontà negativa di sopraffazione umana in persone che si dicono di dx come in persone che si dicono di sx o di centro o in qualunque altro modo

-non constato vi sia mai stata storicamente una violenza popolare che abbia prodotto sistemi di governo migliori dei precedenti. Vedo invece come, più spesso, abbiano riportato al potere sistemi ancora più distruttivi della libertà umana di quelli che c’erano prima, quando addirittura non abbiano restaurato al potere gli stessi despoti del passato regime o i loro cortigiani o i militari

-sono idealmente una pacifista e aborro la violenza in quanto principio distruttivo e non ricostruttivo del mondo e oggi io ho bisogno di ricostruzione, non di distruzione

-non ritengo possa esistere alcuna democrazia in una rivoluzione che restauri oligarchie e piramidi di potere che hanno solo nomi diversi ma che riducono in catene nuovamente i popoli, dividendolo come prima tra coloro che hanno il potere e coloro che non lo hanno.

GLI INDIGNADOS
Viviana Vivarelli

Gli attacchi e gli insulti a chi protesta oggi, che siano gli indignados dei centri sociali, o gli studenti dell’Onda o i disoccupati incazzati o i 5 stelle, sono la norma, in un paese come il nostro manipolato da 60 anni da media assassini e antidemocratici che sanno solo essere servi di regime.
Nulla di nuovo sotto il sole.
Semmai pretendo da un blog che non ci siano nemmeno ‘velati’ attacchi a chi protesta, in nome di una primogenitura o primazia inaccettabili, perché chiunque si ribelli oggi in Italia a questo marciume ha diritto a stima e rispetto, e semmai sono gli allineati e i fan della Casta i veri nemici.
Ho portato avanti per 8 mesi, con tutti i miei soldi e tutte le mie forze, la battaglia pacifista prima dell’attacco vergognoso di Bush all’Iraq e all’Afganistan.
E la campagna delle bandiere di pace è nata in casa mia ad opera di mia figlia e due amici, Carlo e Diego, con un grosso lavoro e si è diffusa poi in tutta Italia e anche fuori.
Il movimento per scongiurare la guerra in Medio Oriente non fu una battaglia solo dei pacifisti italiani per scongiurare una guerra infinita che avrebbe portato solo desolazione e morte. Scesero in piazza in tutto il mondo 110 milioni di persone e fu il più grande movimento di popolo mai visto.
Poi la guerra la fecero lo stesso.
E oggi misuriamo la sua follia, le sue menzogne, la sua degradazione, lo svilimento di quanti vi parteciparono e vi partecipano tutt’ora, la sua assoluta e spaventosa inutilità, che non ha portato più democrazia al mondo ma ha distrutto due interi paesi con milioni di morti mai denunciati e una spesa assolutamente folle, soprattutto in un mondo in rovina che oggi riversa sui popoli i suoi deficit di bilancio e i suoi deficit di giustizia, ma non deflette dalle spaventose spese militari.
Eppure a quel tempo, ma anche oggi, molti, se non moltissimi, deridevano e insultavano i pacifisti, li consideravano degli ignobili eversori che si rifiutavano di combattere il preteso terrorismo e di esportare la pretesa democrazia, pompati da chi quella guerra la voleva per interessi di mercato o peggio. E allora?

Lenin riporta
– commento dalla rete –
Indignados!
Qui si mette male! Ho ascoltato ieri sera le proteste degli “indignados” di casa nostra. Sembrano decisi ad andare avanti da soli nella protesta sociale senza cercare aiuto nella politica che, a dir loro, non li rappresenta più. Basta con questa gente privilegiata che non riesce fare niente per risolvere i nostri gravissimi problemi economici.
Via tutti, ridateci i soldi che questi parassiti si mangiano. Basta democrazia rappresentativa, via a quella diretta! Sembra di sentire i sanculotti francesi prima della rivoluzione. Amici, la molla è ormai carica, basta un niente per far scattare il nottolino e liberarla in tutto il suo fragore.
Le rivoluzioni hanno avuto inizio tutte in questo modo.
Sono sempre le crisi economiche irrisolte a dar il via alle guerriglie urbane, con quel che ne consegue, anche questa volta sarà così. All’orizzonte non si vede nessuno capace di risolvere l’imbrogliata matassa, quando non c’è lavoro e la disoccupazione aumenta, tutto può succedere. Irene, la pasionaria che ieri sera ha quasi urlato il distacco fra i giovani e la politica, mi è sembrata particolarmente inferocita.
La frustrazione di chi ha studiato tanto e non vede un barlume di luce nel suo futuro deve essere talmente forte, da fargli commettere qualunque gesto.
Un Governo di pacificazione nazionale, potrebbe tentare di calmare le acque, prendendo provvedimenti quantomeno di equità. Ma non accadrà. B resta abbarbicato nel suo fortino.
A breve i ricchi non potranno più uscire di casa, dovranno vivere nei bunker. Ho ascoltato stamane un interessante servizio del TG3 sui dentisti low cost. I nostri nababbi delle dentiere si lamentano del forte calo degli affari causato dalla concorrenza straniera. Molti concittadini corrono in Croazia e Slovenia a curarsi i denti. E’ il mercato, domanda e offerta.

INSORGONO I DRAGHI

Domani ci saranno nel mondo migliaia di manifestazioni in 500 città per protestare contro gli abusi di Banche e Borsa, tollerate dai governo mondiali. Dobbiamo esserci anche noi. Non è tollerabile che l’umanità si suicidi così per soddisfare l’avidità di un pugno di criminali finanziari.

AVAAZ

Migliaia di americani hanno occupato in maniera nonviolenta Wall street, l’epicentro mondiale del potere finanziario e della corruzione. Sono l’ultimo raggio di sole di un nuovo movimento per la giustizia sociale che si sta diffondendo a macchia d’olio da Madrid a Gerusalemme. Ma ora hanno bisogno del nostro aiuto per vincere.
I manifestanti pretendono reale democrazia, giustizia sociale e lotta alla corruzione, visto che sono i lavoratori a pagare il prezzo di una crisi finanziaria causata da una classe dirigente corrotta. Sono bersaglio facile delle autorità e dei media che li liquidano come un gruppo di quattro gatti. Se milioni di noi da tutto il mondo si metteranno dalla loro parte, potremo dare un’impennata alla loro motivazione e dimostrare che essi sono parte di un movimento di massa che esige il cambiamento ora.
Questo potrebbe essere il nuovo 1968, ma per portare a casa il risultato deve diventare il movimento di tutti in ogni angolo del mondo. Clicca qui per unirti all’appello per una vera democrazia: un contatore enorme con la firma di ognuno di noi è stato eretto al centro dell’occupazione di New York, e trasmesso in diretta sulla pagina della nostra petizione:

http://www.avaaz.org/it/the_world_vs_wall_st/?vl

Un’ondata di proteste sta scuotendo tutto il mondo. In Egitto hanno rovesciato un dittatore. In India lo sciopero della fame di un uomo ha portato milioni di persone a scendere in piazza e tagliato le gambe al governo, incassando così la vittoria contro la corruzione. Per mesi i cittadini greci hanno manifestato contro i tagli iniqui alla spesa sociale. In Spagna migliaia di indignados hanno sfidato il divieto di manifestare in periodo pre-elettorale e issato le loro tende a Puerta del Sol per denunciare la corruzione in politica e la malagestione della crisi economica da parte del governo. E questa estate in Israele i ragazzi hanno costruito delle “città-tenda” per protestare contro il caro-prezzi delle abitazioni e per chiedere maggiore giustizia sociale.

Tutti sono legati dalla determinazione globale a mettere fine alla collusione fra élite corrotte e classe politica, che in molti paesi ha aiutato a causare la terribile crisi finanziaria che stiamo vivendo e che ora vorrebbe che fossero le famiglie di lavoratori a farsene carico. Il movimento di massa che sta ora rispondendo può garantire non solo che il costo della recessione non ricada sulle spalle dei più deboli, ma anche che la democrazia si liberi finalmente della corruzione. Clicca qui per metterti dalla parte del movimento:
In ogni manifestazione, dal Cairo a New York, la richiesta principale è che i governi siano al servizio del popolo, e la nostra comunità globale si è messa dalla parte del potere dal basso ogni qualvolta questo si è manifestato in ogni angolo del mondo. L’era dei politici nelle mani di pochi corrotti sta per finire, e al suo posto stiamo costruendo democrazie reali dei cittadini, fatte dai cittadini e per i cittadini.

Elisa cita

“…. tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo
agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine.
Non quando, pur raggiunta la notorietà, potrai avere una condotta
esemplare agli occhi degli uomini, ma quando l’avrai e nessuno lo saprà, neppure te stesso.
Non quando tu farai il bene e ne vedrai gli effetti, ma quando lo farai e

non ti interesserà avere gratitudine, né conoscere l’esito del tuo operato.
Non quando tu potrai aiutare efficacemente e disinteressatamente, ma
quando aiuterai pur sapendo che il tuo aiuto a nessuno serve, neppure
a te stesso.
Non quando tu ti sentirai responsabile di tutto ciò che fanno i tuoi simili, ma quando conserverai intatto il senso della tua responsabilità, pur sapendo d’essere l’unico uomo al mondo.
Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi
diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse
Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti.
Non quando tu amerai i tuoi simili, ma quando tu stesso sarai i tuoi simili

(Da un messaggio medianico del Cerchio 77 di Firenze.)
..
La prima repubblica è finita con le stragi di mafia, come finirà la repubblica di Arcore?
Patrick Fogli

“Le bombe vogliono aprire la strada a qualcosa, non rovesciare qualcosa. Il potere politico è già stato rovesciato o quasi”. La frase è di Craxi, parla delle bombe di mafia del ’93. La frase fa paura. Marx dice che la storia si presenta sempre 2 volte, prima in tragedia e poi in farsa. La seconda Repubblica pare la trasposizione nel Bagaglino di un dramma di Shakespeare. Alfano spiega che in democrazia un governo se il presidente del consiglio si dimette o il parlamento lo sfiducia. Che sia finita è evidente, ma come se ne esce?
Immaginare la fine di B è un cosa disperata. Basta leggere le pagine di intercettazioni per capire che la realtà è anni luce dietro la più fervida fantasia. Probabile una fuga venduta come esilio, in una delle tante ville sparse per il mondo, in un paese a cui l’Italia non chiederà mai l’estradizione.
B non se ne andrà di sua volontà. Non ne ha l’intenzione né la possibilità. Perdere il potere significa rassegnarsi a uscire di scena da sconfitto. Basterebbero una dozzina di deputati e senatori, stanchi della continua delegittimazione del loro ruolo, del governo, del Parlamento, per chiudere il gioco. Meno del 10% della maggioranza. Pochi, pochissimi. Ma esistono?
Questo parlamento è il livello più basso della storia della politica italiana. L’unica speranza è la Lega ma anche qui…
Chiunque abbia avuto un grande potere in Italia, lo ha perso in tragedia. È accaduto alla DC, schiantata da Tangentopoli. A Craxi, costretto alla fuga. La carriera di Andreotti si è estinta con l’accusa di mafia e la condanna prescritta. Il fascismo si è schiantato a piazzale Loreto. Nessuno, nell’Italia democratica, ha mai avuto un potere simile a B. O lo stesso disinteresse per ciò che non lo riguarda. Ma tutti li abbiamo cacciati noi
Mi piace pensare all’uomo di Arcore costretto a dimettersi dallo stesso dissenso, deriso ogni volta che mette il naso fuori casa, distrutto dalla consapevolezza del tradimento di chi, fino a poco prima, lo amava.Non accadrà a meno che la rabbia dei portafogli vuoti sia salita parecchio oltre il livello di guardia. E, in quel caso, i problemi saranno peggiori.Se rigetteremo B non sarà perché non lo vogliamo, perché la sua occupazione dello Stato ci indigna, per le amicizie in odore di mafia, per la volgare compravendita di carne in cambio di appalti, per le menzogne smaccate e quotidiane, le battute da trivio, le promesse mancate, la corte dei miracoli. Se ci fosse un tenore di vita accettabile, continueremo a digerire tutto. Il problema vero riguarda cosa accadrà quando avremo archiviato questa follia sguaiata, dimentica del buon senso, che ha sequestrato il potere con l’accondiscendenza del potere stesso, come nella sindrome di Stoccolma. Su B si sa tutto eppure è stato eletto 5 volte. Svanito B, siamo sicuri di voler diventare diversi?
..
A chi soffre delle lentezze esasperante della storia, si può far notare che:
il male deflagra con una rapidità spaventosa e altrettanto rapidamente scompare,
ma i frutti del bene maturano lentamente attraverso i tempi ma poi passano nel DNA dei popoli e si fissano per sempre.
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Ricevo questa segnalazione direttamente dalla DIA

Espresso:
ECCO COME IL GOVERNO TAGLIA L’ANTIMAFIA

Con una durissima lettera di protesta, indirizzata a Maroni, tutti i sindacati delle forze di polizia denunciano pubblicamente che sono stati ridotti in blocco del 20% perfino gli stipendi degli agenti della Direzione investigativa Antimafia, il corpo nazionale di investigatori specializzati che fu voluto da Falcone e che in questi anni ha già subito pesantissimi tagli alle strutture e al personale.
La lettera, firmata da tutti gli organismi rappresentativi, dal Siulp al Silp fino al Sap e ai funzionari di polizia, chiede a Maroni di dissociarsi da una misura che metterebbe a serio rischio la lotta alla mafia, oppure di assumersi la responsabilità politica di sciogliere definitivamente la Dia per mancanza di fondi. Ricordano inoltre che gli straordinari successi vantati dal governo nella lotta alla mafia sono in realtà dovuti in gran parte alle indagini giudiziarie della Dia, che si ripagano ampiamente i costi grazie a continui sequestri e confische miliardarie di patrimoni mafiosi.
La lettera elenca anche un serie di sprechi su cui il governo stranamente non è mai intervenuto, come gli stipendi d’oro riservati ai servizi segreti o i canoni milionari per affittare comandi di polizia che invece potrebbero essere ospitati gratuitamente negli immobili sottratti ai clan.
Ecco il testo integrale della lettera-choc dei superpoliziotti della Dia.

Onorevole Signor Ministro,
ci rivolgiamo a Lei con fiducia nella Sua veste di massima Autorità politica quale Ministro dell’Interno e per quello che in questi anni ha dimostrato con coerenza d’indirizzo, ponendo sempre grande attenzione ai temi riguardanti il contrasto alle mafie.
Non avremmo mai voluto scrivere questa lettera ma gli ultimi avvenimenti che si sono verificati presso la Direzione Investigativa Antimafia ci hanno spinto a farlo. Dai primi giorni di luglio, come Lei sa, si è insediato il Direttore della D.I.A. “pro tempore”, di nuova nomina.

Questi, come primo atto, senza concertazione alcuna, ha messo a disposizione del Dipartimento della P.S. l’indennità aggiuntiva che i dipendenti D.I.A. percepiscono dal 1992, come previsto dalla legge istitutiva: un taglio di circa 7 milioni di euro, che comporterà una decurtazione dello stipendio al personale pari al 20%; una “punizione” nei confronti di chi, fino ad oggi, ha costantemente raggiunto brillanti risultati di servizio.
L’indennità “incriminata”, peraltro, è notevolmente inferiore a quella percepita dai dipendenti delle Agenzie di informazione DIS, AISI e AISE e, nonostante sia a questa legata, non è mai stata adeguata a livello ISTAT. I circa 1300 operatori D.I.A., grazie alla loro professionalità, hanno conseguito risultati eccellenti nell’azione di contrasto. A titolo esemplificativo, in tema di aggressione ai patrimoni mafiosi, nel periodo 2009 – 2011 (primo semestre) sono stati sequestrati e confiscati beni stimati, rispettivamente, per un valore di 5,7 mld di € e di 1,2 mld di €. Tutto ciò rende la D.I.A., in termini aziendalistici, “un’impresa in attivo” che contribuisce in maniera significativa ad implementare le risorse del Ministero dell’Interno e della Giustizia attraverso il FUG.
Il vertice della struttura, prima di intraprendere azioni estemporanee, avrebbe potuto proporre risparmi di spesa conseguenti ad una gestione più oculata delle risorse: anziché mettere le mani nelle tasche dei dipendenti, avrebbe potuto operare sui costi di locazione delle sedi occupate dai Centri Operativi trasferendole in immobili demaniali oppure confiscati alla criminalità organizzata. A questo proposito citiamo l’esempio del Centro Operativo di Palermo che in questi giorni si trasferirà presso una villa confiscata alla mafia.
..
Viviana Vivarelli
In Grecia si tagliano del 20% gli stipendi dei dipendenti pubblici, e in Italia cosa si fa? Non si taglia un euro agli emolumenti degli onorevoli, non si tagliano gli esosi vitalizi di chi ha fatto anche una sola settimana di legislatura, non si tassano di un euro in più i patrimoni dei magnati, non si penalizzano per volontà della Lega gli evasori, nemmeno quelli che hanno espatriato miliardi di fondi neri ottenuti col crimine, e si pensa anzi a nuovi condoni fiscali o edilizi che premieranno ulteriormente evasori e trasgressori e soprattutto mafiosi e politici corrotti, non si eliminano per volontà della Lega le inutili Province.. però si fanno dei tagli del 20%, agli stipendi sapete di chi? Di quelle forze dell’ordine chi combattono contro la mafia, a rischio della loro stessa vita!!!
Questa efferatezza dice meglio di ogni altra cosa da che parte stia il Governo e da che parte stia quella Lega che, per voce di Maroni, si vanta di una lotta alla mafia che viene fatta da quelle forze che invece proprio ora il Governo intende tagliare!
Questa è una vergogna senza limite!

Lenin segnala:
Atti giudiziari accusano Berlusconi e Dell’Utri delle stragi di mafia

Archiviare un procedimento non vuol dire cancellare un reato. Le prove della collusione mafiosa tra B e Cosa Nostra ci sono già da tempo. Le Procure di Caltanissetta e di Firenze avevano evidenziato già questa simbiosi criminale. Riportiamo alcuni stralci del famoso decreto di archiviazione del Tribunale di Caltanissetta, del 2002. B era stato inquisito già dal 1998, relativamente alle stragi siciliane.
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
DECRETO DI ARCHIVIAZIONE
(artt.409 e 411 c.p.p.)
Giudice, dott. Giovanbattista Tona, nel procedimento nei confronti di:
• B Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936;
• DELL’UTRI Marcello, nato a Palermo l’1 settembre 1941;
in relazione al reato di cui agli artt.110-422 c.p., 7 d.l. 13 maggio 1991, n.152 (conv. in l. n.203/91) (c.d. aggravante della finalità mafiosa), 1 d.l. 15 dicembre 1979 n.625 (conv. in l.n.15/80) (c.d. aggravante della finalità di terrorismo).
…risultanze investigative emerse in altre indagini contro ignoti relative agli attentati nei quali sono stati uccisi i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i rispettivi uomini delle loro scorte. In particolare in data 22/7/1998, il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta disponeva con articolato provvedimento l’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio B e Marcello Dell’Utri in base ad una serie di risultanze che delineavano una notizia di reato a loro carico, quali mandanti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.
“persone importanti” che avrebbero concorso a decidere l’eliminazione fisica di Falcone e Borsellino in maniera eclatante nell’ambito di una più articolata “strategia terroristica” di “cosa nostra”, nonché nei verbali relativi ai rapporti gestiti da Vittorio Mangano, prima, e da Salvatore Riina, poi, con i vertici del circuito societario Fininvest.
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Marco Travaglio

Sul sito dell’Espresso due cronisti coraggiosi, Claudio Pappaianni e Andrea Postiglione, raccontano con tanto di video la Festa dei Gigli nel quartiere Barra di Napoli. Alcuni boss della camorra (uno dei quali reduce da 10 anni di galera, dunque molto popolare) sfilano su una Rolls Royce bianca supercabrio tra due ali di folla in delirio. Palloncini, musica, applausi. Poi i padrini invitano tutti a “un minuto di silenzio per i morti nostri”. Chiude la gaia cerimonia la benedizione del parroco. Unica nota stonata, l’assenza delle autorità politiche, sempre meno radicate sul territorio (l’ennesima riprova della divaricazione tra Paese reale e Paese legale). O forse troppo impegnate a Roma. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Saverio Romano da Belmonte Mezzagno (Palermo), deputato dal 2001, prima nell’Udc e ora nei Responsabili, fedelissimo di Totò Cuffaro (attualmente detenuto per favoreggiamento mafioso), uno dei pochi parlamentari che nel 2002 non votarono la stabilizzazione del 41-bis, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, si prepara all’ultima battaglia. Oggi infatti la Camera vota la mozione di sfiducia presentata contro di lui dalle opposizioni, anzi solo da Idv e dal Pd: l’Udc l’ha portato in Parlamento assieme a Cuffaro e pare brutto a Casini sentirselo ricordare. Dunque Piercasinando finge di non conoscerlo (“di Romano conosco solo Prodi”). Ma, per il primo ministro della storia d’Italia imputato per mafia, più che una battaglia sarà una passeggiata. I cosiddetti padani della Lega Nord annunciano che voteranno per lui, contro chi lo vuole cacciare, anche perché difendono alcune centinaia di allevatori fuorilegge per le quote latte e le relative multe, e lui con loro. Strepitosa la dichiarazione del ministro dell’Interno Bobo Maroni, che vanta un curriculum antimafia da paura e poi siede a ogni Consiglio dei ministri accanto al ministro imputato di mafia: “La mozione di sfiducia l’ha presentata l’opposizione, ne sono state presentate in passato e sono sempre state respinte. Non vedo francamente perché non si debba fare la stessa cosa”. In effetti era stata respinta anche la mozione di sfiducia contro il sottosegretario Nicola Cosentino, imputato di camorra. Ergo, se in futuro si scoprisse che un ministro ha ammazzato la moglie o ha stuprato una bambina, Maroni se lo terrebbe al governo perché si è sempre fatto così. Un fatto di tradizione. Il compianto Lunardi, a questo punto, fa la figura del minimalista. Si era limitato a dire che “con la mafia bisogna convivere”: una constatazione, viste le facce che popolavano e popolano il governo. Oggi, altro che convivere. La convivenza presupponeva una certa qual diversità, tra politica e mafia. Ora invece siamo all’identità, e non solo di linguaggio. Più che mai opportuno, da questo punto di vista, il contributo del ministro gondoliere Brunetta, che ieri, in attesa del piano per la crescita, ha proposto l’eliminazione del certificato antimafia per “snellire” le procedure nella Pubblica amministrazione, con tanti saluti alle “anime belle dell’antimafia”. Come dargli torto. Se il certificato antimafia non si chiede nemmeno alle massime cariche dello Stato, né tantomeno ai politici, perché mai dovrebbero esibirlo gli imprenditori? Renato Schifani, essendo indagato per mafia, non potrebbe concorrere a un appalto, ma può tranquillamente fare il presidente del Senato. Idem per il ministro Romano, per l’on. Cosentino e per il sen. Dell’Utri. Snellire, semplificare per tutti, compresa la mafia, unica azienda italiana che non conosce crisi. Infatti il cardinal Bagnasco s’è ben guardato dal farvi cenno, tra i “comportamenti licenziosi, tristi e vacui che ammorbano l’aria”. Pazienza la mafia, ma la gnocca no! Già allo studio un emendamento al primo articolo della riforma prostituzionale che potrebbe incontrare i favori dei teocon del Pdl e anche dell’Udc: invece di “la patonza deve girare”, “la mafia deve girare”.

Alberto Albertini manda
CLASS ACTION

C’è qualcosa di poco convincente nel costume politico: la prassi democratica che consente ai governanti, in virtù del fatto di essere stati eletti, di governare senza responsabilità altra che quella di rischiare di non essere rieletti. Da un punto di vista contrattuale è vantaggiosissimo in quanto le retribuzioni soddisfano ampiamente il presente e il futuro indipendentemente dal risultato ottenuto.
È vero che chi vince le elezioni le vince in base al programma presentato ma esistono parallelamente pesanti riserve. Nel nostro caso la maggioranza del voto non c’è, era il 48% e il parlamento trabocca di maggioranza solo in virtù di una legge elettorale incostituzionale.
Si può ancora sottolineare come il programma, benché accettato dal solo 48% non sia stato affatto attuato o comunque abbia speranza di attuazione prossima. A tutto questo si potrebbe anche indulgere in quanto altri problemi essenziali rappresentano responsabilità più grandi della scelta politica degli elettori. Ci vengono chiesti 47 miliardi in tre anni dei quali, il 70% circa cadranno sulla prossima amministrazione.
Primo, manca il senso di responsabilità: scaricare sui futuri governanti i debiti contratti dai presenti, secondo si tratta di amministrazione inadeguata alla situazione politica del paese: corruzione, costo della politica senza limiti e politica restrittiva anziché espansiva come sarebbe stato necessario.
È evidente che chiunque si candiderebbe a governare in condizioni di totale sicurezza, senza alcuna penalità.
Ritengo che il popolo italiano non debba essere chiamato a ripianare i debiti contratti da cattivi amministratori e che essi debbano rispondere in solido coi propri beni ed emolumenti percepiti.
Se consapevoli di non poter tutelare gli interessi dei cittadini, qualunque ne fosse la causa, i politici avrebbero dovuto rimettere il mandato nelle mani del popolo, se inconsapevoli..
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ASSENZE INTERNAZIONALI
Viviana Vivarelli

Tutte le sere al tg vediamo i leader UE in consessi. Ieri per sentire Papandreu che perorava, e devo dire molto bene, il salvataggio della Grecia.
Ma B non lo vediamo mai tra loro come non era accanto al Sarcozy e Camerun prendere i ringraziamenti del popolo libico per la liberazione da Gheddafi.
Ma che cosa fa? Non ha più coraggio di farsi vedere nei convegni internazionali? Non lo invitano più? O teme che gli voltino tutti le spalle? Si rende conto che le figure di merda interne e internazionali che ha fatto sono tante che ormai tutti si vergognano di lui? Basta pensare alla Merkel! Ha il terrore che una volta o l’altra, quando lui comincia a parlare, si alzino tutti come per Ahmadinejad ed escano dalla sala? Un incubo! E se pure lo lasciassero parlare, cosa dirà? Racconterà la barzelletta della mela e la figa?
E, allora quando verrà il turno dell’Italia a difendere le proprie posizioni per altri aiuti europei, chi faremo alzare a difenderci? Bossi? Brunetta? Stracquadanio?
Gli italiani non ne possono più.
Io mi vergogno, mi vergogno, mi vergogno di questi compari del malaffare che non fanno nulla contro la crisi, che uccidono ogni ripresa, che pensano solo a uccidere le libertà costituzionali, e ora intendono imporci anche ministri collusi con la mafia ,lo stop alle intercettazioni e il bavaglio al web! Mi vergogno di gente che vede l’unico male nei migranti o in fantomatici comunisti o in deboli grillini. IDIOTI! Non ne posso più di vergognarmi di gente come B, Bossi,Tremonti, Brunetta, Dell’Utri, Verdini, Romano, Lavitola, Binetti, Scilipoti, Paniz…
Non avrà mai fine questa caduta a picco in una dittatura che, come dice Sartori, è già peggiore di quella di Franco?
Basterebbero solo 10 voti (dieci voti!) per far cadere B. Nove, va’! Possibile che questi 9 voti non si trovino? Fino a che punto la Lega continuerà a sostenere questo scellerato?
Siamo arrivati a un punto che l’infame B comincia ad essere un peso anche per la mafia. Cosa ci vuole per farlo sparire? La stricnina nel caffè come a Pisciotta?.
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Maurizio Spina
Siamo messi talmente male che a Pizzaland il ministro della pubblica istruzione potrebbe farlo addirittura un leghista…
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B tenta di mettere una censura sull’informazione, bavaglio alle intercettazioni e bavaglio ai blog, un tentativo di equiparare l’Italia alla censura cinese o birmana. Un attacco orrido alla Costituzione. E le opposizioni tacciono, a parte Di Pietro. Cosa intende fare il Pd?
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LEGA PEGGIO DEL PDL
Blogger

In quanto a ipocrisia la Lega supera di gran lunga il suo alleato.
Come si fa a promettere sicurezza alla ‘propria’ gente e votare la fiducia ad un ministro indagato per associazione mafiosa?
Ma dico vi siete letti il curriculum di Romano?
Questo individuo è l’erede di Mannino e di Totò Cuffaro che sta scontando 7 anni di galera per favoreggiamento a cosa nostra. Ha una lunga carriera nella dc e poi nel centro destra siciliano dove i suoi voti reggono il triunvirato Cuffaro-Alfano-Schifani.
Cuffaro, nel terzo governo B come sottosegretario al lavoro alla vigilia delle elezioni del 2006 garantì a 1800 disoccupati un tirocinio pagato dallo Stato e dalla Regione, l’assistenzialismo che tanto criticano i leghisti.
La prima condanna risale al 2008 a seguito delle dichiarazioni di un pentito secondo le quali romano avrebbe preso i voti per conto dei boss di Villabate. Archiviata questa, ne arriva subito un altra per aver agevolato cosa nostra ed aver intascato una tangente da Massimo Ciancimino, dove sono coinvolti Cuffaro e il senatore del Pdl Carlo Vizzini. Romano si è allora buttato nel gruppo dei responsabili ed è diventato ministro suggellando il patto per salvare il governo B e il gioco è fatto.
Ora non lo tocca più nessuno: è libero di scorazzare nei palazzi, continua a fare quello che faceva e in più ricatta mezzo parlamento che gli ha dato una ‘pacca sulla spalla’. Che il Pdl gli desse la fiducia è ormai scritto nel dna del partito erede di Forza Italia, che la Lega gli desse la fiducia è lampante da come questo partito tra ampolle e secessione è oramai completamente al servizio delle cosche e si serve di politici loschi per la questione del latte.
Quello che più mi sgomenta è la perplessità di Napolitano quando Romano ha giurato al Quirinale con quel curriculum.
Perplessità? Ma vaffanculo va’!
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Scrive Curzio Maltese

I magistrati non stavano indagando né B né le sue aziende. Sono partiti da molto lontano, almeno in teoria, da traffici di droga e prostitute, e si sono imbattuti nella voce di B durante le intercettazioni di delinquenti comuni. (infatti sembra passi le giornate a telefonare ai peggio ceffi d’Italia, migliaia di telefonate, o cerca di trombare o telefona V.) Questa banale considerazione non impedirà ai servi di B di ripetere la solita tiritera del complotto, come fanno da vent’anni. Tarantini non è certo l’unico in Italia a essere pagato per mentire. Ma forse può impedire che intorno a un pretesto tanto esile si scateni in Parlamento l’ennesima e stavolta rovinosa corsa alla più squallida delle leggi ad personam, quella sulle intercettazioni. Una specie di condono tombale per un’infinità di indagini, anche molto serie e gravi, soltanto per garantire l’impunità al premier e ai suoi compagni di merende.
I cittadini sono stanchi di privilegi. Per quanto i cantori del medioevo berlusconiano s’affannino a reclamarne altri per il loro padrone. Con le tasche vuotate dalla crisi, s’affaccia un nuovo e forte bisogno di moralità pubblica, come è testimoniato anche dal popolo dei post-it, che ha ricominciato a mobilitarsi nella rete per bloccare la legge bavaglio. Perfino i vescovi sembrano rendersene conto. Non sarà facile neppure per gli alleati di B, in particolare per Bossi, spiegare a una base ormai esasperata che proibire le intercettazioni è una tappa fondamentale verso la libertà delle genti padane. Stavolta insomma B rischia di andare a sbattere contro un muro. C’è naturalmente da augurarselo per il bene del Paese, per la dignità di tutti. Finanche di coloro che non ne hanno e sembrano contenti di vivere gli ultimi spiccioli di un regime ormai fra il losco e il ridicolo. Ben incarnato dalle figure che dominano la scena del viale del tramonto, i Tarantini e i Lavitola.
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BAVAGLIO ALLA RAI
Viviana Vivarelli

La censura di B non perdona e avanza sulla RAI distruggendola come un caterpillar
Costretto alle dimissioni il bravo diretto Ruffini, ora Lorenza Lei, persona di B, dopo aver distrutto l’audience di RAI 1 e averla impestata di Ferrara, Vespa, Minzolini, Porro e Paragone, tenta la distruzione di RAI 3.
Col nuovo direttore Antonio Di Bella, viene chiuso ‘Per un pugno di libri’, lo storico programma ‘Mi manda Raitre’ e ‘Cominciamo bene’.Poi viene eliminato il programma della Dandini, che passa a Lasette, e al suo posto si proietteranno spezzoni di vecchi film. La redazione è scesa inutilmente in sciopero. I programmi di Ruffini hanno sempre goduto di alto consenso ma risultavano sgraditi a B che, dopo aver fatto eliminare Saviano e Santoro, chiede ora l’oscuramento di ‘Che tempo che fa’, provvisoriamente riemerso, ‘ Ballarò’ e ‘Glob’ di Bertolino.
Lorenza Lei è stata nominata direttore RAI il 3 marzo 2011. Tutto quel che fatto finora è un disastro, con l’unico scopo di distruggere la RAI e passare tutta la pubblicità a Mediaset.
Via libera al programma di Sgarbi poi chiuso per crollo dell’audience. Cambio di orario al programma di Vespa in crisi di ascolti.
Portati a 9 i Porta a Porta di Vespa. Chiusi i programmi di alta audience.
Tira e molla per la volontà di negare assistenza legale a Report.
Esame informale e senza voto del caso Minzolini.
Assoluzione delle spese gigantesche di Masi che resta al tg2.
Nessuna correzione allo scandalo disinformativo del tg1.
Tre inutili condirettori per tre inutili testate, già piene di capiservizio e capiredattori, per sistemare persone di dx, praticamente, come è stato detto, più capi che reclute.
Ma davvero qualcuno può ancora dichiarare che Lorenza Lei non sta smantellando la RAI secondo gli ordini di B?
La Rai ha già una evaso sul canone di 500 milioni, le politiche dissennate degli ultimi direttori e la cancellazione di programmi popolari non solo ha abbassato il livello delle trasmissioni ma è costata in termini di perdita pubblicitaria un’ulteriore perdita di 562 milioni.
Cusani che di conti se ne intende dice: “Cresce l’indebitamento verso le banche. L’esternalizzazione è esasperata. È il prezzo della cosiddetta ‘struttura delta’, la cricca che favoriva gli interessi di B. Paradossalmente la tv pubblica agisce come un broker. I soldi entrano, escono, e alla fine rimangono delle perdite. Dal bilancio 2009 risulta che dei 1530 milioni spesi, ben 1416 sono destinati a servizi esterni e al godimento di beni di terzi. Questo tipo di scelte sarebbe alla base di una “dequalificazione tecnologica e professionale” del patrimonio interno all’azienda
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RUFFINI
Notiamo solo chi sia Ruffini, ex direttore di Rai 3, costretto alle dimissioni:
Laurea in legge con tesi sul diritto di cronaca. Premio Fregene per il giornalismo per la sua obiettività e le sue analisi politiche, Premio Folgarida per un giornalismo trasparente. Premi Ischia. Segue grandi fatti come la strage di Bologna, il terremoto in Irpinia, il rapimento Dozier. Lavora al Mattino, al Messaggero,fino a seguire l’attività del Quirinale. E’ votato a maggioranza vice direttore de Il Messaggero, ed è vice presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare
Crea Ballarò con Floris, Diventa direttore del Giornale Radio Rai e dà il via a una serie di trasmissioni e ad edizioni tematiche del GR, assume la direzione di GR Parlamento, poi direttore di Radio 1, crea trasmissioni di successo che coniugano gli alti ascolti ad una costante ricerca di qualità. Diventa direttore di rai3 aumentandone gli ascolti, crea Ballarò con Giovanni Floris, Che tempo che fa, Enigma, Il caso Scafroglia, Screensaver, Dove osano le quaglie, Tintoria, Dammi il tempo, In ½ h con Lucia Annunziata, W l’Italia, Parla con me, e il programma di Enzo Biagi, i quali hanno contribuito a rendere eccellente Rai 3, inoltre passa in prima serata Blu notte e Report. Ma B non lo sopporta e fa di tutto per silurarlo.
Il cdx mette sotto accusa Che tempo che fa, Report,Parla con me, Ballarò e Annozero e cerca di sostituire Ruffini con Minoli e di chiudere tutti i programmi di alto ascolto, l’ultimo è quello della Dandini. Alla fine di una lunga lotta iniziata prima di Lorenza Lei, la nuova direttrice è riuscita a nominare un nuovo direttore della RAI3 Antonio Di Bella.
Ruffini ha fatto causa,sentendosi vittima di scelte politiche e l’ha vinta (come l’ha sempre vinta Santoro) ma la RAI ha finto di non sentire. Ruffini è stato reintegrato dal giudice alla direzione di RAI3 vincendo anche il ricorso, ma Lorenza Lei non lo ha ripreso, mantenendo l’abusivo Di Bella. Dunque non gli è rimasto che andarsene. Quanto può resistere una persona in un posto di lavoro dove deve intervenire con la magistratura per far valere le sue ragioni mentre nessuno in Parlamento si cura di ciò che accade? Ora Ruffini passerà a La7 come direttore di rete dal 10 ottobre, sempre che Lasette non gli faccia lo stesso scherzetto che ha fatto a Santoro. Così un’altra eccellenza RAI se n’è dovuta andare a seguito di decisioni servili di gente che sta a libro paga di B anche se formalmente dovrebbe dirigere un servizio pubblico e che ha l’ordine di smantellare la RAI per peggiorare tutti i suoi programmi così che il pieno pubblicitario con relativi guadagni passi tutto a Mediaset.
Questo si chiama in due modi: concorrenza sleale e conflitto di interessi. Si chiama anche corruzione. Ma cosa si dovrebbe dire del Pd che in tutti questi anni non ha mai difeso una vittima di persecuzione?

VITTORIA IN CASSAZIONE DI DE MAGISTRIS
Bruno Pirozzi

Il violento attacco che cercò di screditare De Magistris accusandolo di reati inesistenti e spingendolo alle dimissioni da pm è arrivato in Cassazione con la sua completa vittoria. E’ la rivincita di De Magistris.La Cassazione ha annullato la decisione infame del gup di Catanzaro e ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione per delinquere di cui facevano parte politici,amministratori e imprenditori
De Magistris può essere soddisfatto,la giustizia gli ha dato ragione nell’inchiesta Why not?, intreccio di politico-affaristico,con contorno di ambienti massonici e servizi deviati, che precede la P3 e P4 di Roma e Napoli.Vi compariva anche Bisignani. L’inchiesta culminò con 26 perquisizioni. Ruolo centrale lo aveva l’imprenditore Antonio Saladino,presidente della Compagnia delle Opere,che contattava anche Prodi (estraneo tuttavia all’inchiesta). De Magistris fu accusato di aver speso 9 milioni in intercettazioni telefoniche ma era falso. Frequenti risultarono però i contatti tra Mastella e Saladino:Mastella, che era Ministro degli Interni non si sa per quale folle scelta, si sentì in pericolo e attaccò De Magistris chiedendo il trasferimento del pm e del capo della Procura Lombardi. Ma alla fine fu proprio Mastella a doversi dimettere, facendo cadere il governo Prodi,mentre De Magistris era costretto ad abbandonare l’indagine e infine abbandonò la magistratura.
Oggi la Cassazione riconosce che l’associazione a delinquere che rubò 20 Mld esisteva e chi gridava al flop di De Magistris aveva torto. Il pm aveva visto giusto. Al momento l’inchiesta si chiude con solo 8 condanne, in realtà gli indagati erano 150 e i rinviati a giudizio 34. Ma il processo è ancora in corso. De Magistris fu attaccato anche dal CSM e tra i suoi nemici ci fu pure la dottoressa Vacca di Rifondazione. Oggi De Magistris è sindaco di Napoli e lotta contro la camorra abbandonato del Governo, si è rallegrato dell’esito della Cassazione osservando con amarezza che chi sbagliò nel CSM potrebbe anche chiedergli scusa.
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PDL A CROLLO DI ISCRIZIONI
vv
Non crolla solo il consenso di B al 24% crolla anche il numero degli iscritti. A Milano erano 7.000, quest’anno non si arriva al migliaio.
IFQ rispolvera un vecchio slogan di sx: “La mafia esiste e lotta insieme a loro”. Si dovrebbe dire piuttosto: “La mafia esiste e governa insieme a loro”. Ormai questo è il Governo Scilipoti ed è chiaro che anche la Lega infame sostiene mafia e camorra. E Jena infierisce: “La mafia non esiste, la maggioranza sì”.
Ellekappa chiede un filo di decenza per ricucire la dignità di questo paese. E Pv ironizza: “Oggi è il compleanno di B. Ha chiesto una torta con 75 smorza-candele”.
Un elettore su 5 del Pdl vuole le dimissioni di B. E nella Lega quelli che si vergognano aumentano di giorno in giorno.
Quasi la metà degli elettori pensa che siamo alla vigilia di una crisi di governo che arriverà per Natale. Lo pensano il 58% degli elettori di csx, il 70% del 3°Polo ma anche il 40% del cdx.
Non abbiamo i nuovi dati sul crollo della fiducia degli italiani in B, che solo negli ultimi mesi è sceso dal 46% al 24%, mentre il governo perde 4 punti scendendo al 19%. Eppure questo 19% nel paese si trasforma, in Parlamento, grazie a Bossi e Scilipoti, in una maggioranza che per pochi punti salva Romano dal processo per collusione con la mafia, come salvò Cosentino dal processo di collusione con la camorra.
Ora dobbiamo vedere questa maggioranza comprata e risicata far saltare anche le intercettazioni e mettere il bavaglio all’informazione? Questa vergogna non avrà mai fine? Non riesco a frenare la rabbia pensando che, se siamo in questa situazione tragica, la colpa è di quella grande volpe di D’Alema che ha praticamente venduto questo paese a un farabutto, ignorando la legge che gli avrebbe impedito di candidarsi essendo proprietario di giornali e televisioni, e che poi non ha fatto che inciuciare con lui fino alla scellerata bicamerale e che voleva dargli pure un regime presidenziale forte!
Ma Prodi con 28 votazioni alla fiducia non ne poteva fare una sul conflitto di interessi?

UNA GUERRA DURATA DIECI ANNI

La guerra in Afghanistan comincia il 7 ottobre 2001,10 anni fa, dopo l’attacco alle Torri. Bush la giustIfica con la necessità di attaccare Al Qaeda, uccidere bin Laden che al tempo era in Afganistan con campi militari, e rovesciare i talebani che lo sostenevano nell’ambito della guerra al terrorismo
Dopo 10 anni, bin Laden sembra sia morto, il paese è stato distrutto ma i talebani non sono stati vinti.
L’attacco alle torri è l’11 settembre 2001, la guerra afgana comincia il 7 ottobre, ma dalle carte del Pentagono risulta che fu preparata prima, a maggio, con ingenti spostamenti di truppe verso il MO, per cui: o l’attacco fu fatto o permesso dalla stessa CIA e dal Pentagono, o l’attacco alle Torri fu puramente pretestuale.
Per la cronaca, Osama Bin Laden negò qualsiasi coinvolgimento con le Torri, ma la “tesi fondamentalista” non fu mai messa in discussione, il 90% degli americani decise che la guerra era giusta e fu fatta una propaganda a tappeto nel mondo per giustificarla come guerra al terrorismo ed esportazione di democrazia, con l’aiuto di una stampa consenziente e mendace.
Bush lanciò un ultimatum ai talebani. Questi non risposero, ritenendo che iniziare un dialogo con un leader politico non musulmano sarebbe stato un insulto per l’Islam e rifiutarono l’ultimatum, dichiarando che non c’era alcuna prova che legasse bin Laden agli attentati dell’11 settembre. Ma sembra che in segreto abbiano proposto la consegna di bin Laden a Bush. Bush rifiutò. I Talebani si dissero anche propensi a condannarlo davanti a un tribunale islamico. Bush rifiutò. I Talebani dissero allora che lo avrebbero consegnato a un paese terzo purché gli USA provassero il suo coinvolgimento nelle Torri. Non ci fu risposta.
La guerra partì a con gran velocità proprio perché era stata decisa molto prima dell’11 settembre e le operazioni militari erano già avanzate.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non autorizzò in nessuna risoluzione successiva all’11 settembre.
Cominciarono gli attacchi, sottomarini e bombardieri erano già lì.
Bin Laden lanciò una jihad contro gli USA.
Si prevedeva una guerra lampo, vista la sperequazione dei due contendenti. I Talebani avevano solo alcuni materiali della precedente guerra abbandonati dalle truppe sovietiche. Pertanto i bombardamenti aerei USA procedettero spediti. Nessun aereo USA fu abbattuto. In pochi giorni i campi d’addestramento furono distrutti, gli attacchi furono concentrati su obiettivi di comando, controllo e comunicazione.
Nonostante ciò, a 2 settimane dall’inizio della guerra i Talebani resistevano.
Intanto migliaia di miliziani Pashtun arrivavano dal Pakistan come rinforzo ai Talebani.
Si mirò allora a bombardare i trasporti talebani mentre altri aerei lanciarono bombe cluster. I talebani rimasero duramente colpiti dai continui ma non si arresero.
Vennero lanciate quasi 7000 tonnellate di bombe. I talebani non sapevano nulla di bombardamenti aerei e spesso stavano addirittura in cima a nude catene montuose dove erano individuati e colpiti. Le truppe talebane vennero decimate. Ma i talebani non si arresero.
Cominciò l’offensiva su Mazar-i Sharif per tagliare le linee di rifornimento dal nord e avanzare su Kabul. Gli USA bombardarono a tappeto la difesa talebana, in 4 ore vinsero e presero Mazar-i Sharif, che fu saccheggiata con fucilazioni a catena. Poi si avanzò verso il nord.
Sembrava che il regime sarebbe collassato in poco tempo. Anche Kabul fu presa e caddero tutte le province lungo il confine iraniano, tra cui Herat. I comandanti pashtun locali e i signori della guerra controllavano il nord-ovest del paese, inclusa Jalalabad. Quel che restava dell’esercito talebano e dei volontari pakistani si ritirò a nord, verso Konduz e Qandahar, per una difesa ad oltranza.
2000 membri di al Qāeda si riunirono nelle caverne delle montagne di Tora Bora, 50 km a sud-ovest di Jalalabad. Iniziò il bombardamento e si reclutarono alcuni signori della guerra.
Il 25 novembre, i talebani attaccarono le guardie dell’Alleanza del nord e si ribellarono 600 prigionieri, morì il 1° americano. Per domare la rivolta ci vollero 7 giorni. A fine novembre fu presa Kandahar da 3.000 soldati guidati da Karzai.
1.000 Marines statunitensi stabilirono un campo base a sud di Qandahar. Si diceva che il Mullah Omar fosse nascosto all’interno di Qandahar ma, poiché i Talebani erano sul punto di perdere la loro roccaforte, gli USA puntarono su Tora Bora.
Il 6 dicembre,Omar con le truppe distrutte dai pesanti bombardamenti, chiese di negoziare. Il governo statunitense rifiutò. Omar con i suoi fedelissimi fuggì in moto a nord. Cadde anche Qandahar, ultima città controllata dai Talebani.
Ma combattenti di al Qaeda resistevano nelle montagne di Tora Bora. Offrirono una tregua che fu forse un trucco per permettere a bin Laden di fuggire. Poi i combattimenti ripresero.
Il 17 dicembre, l’ultimo complesso di grotte era stato preso e i suoi difensori fuggiti.
Dopo Tora Bora, le forze USA e gli alleati afghani consolidarono la loro posizione. A seguito di un concilio di maggiori fazioni afghane, capi tribali ed ex-esiliati, fu formato a Kabul un governo afghano sotto la guida di Karzai.
L’aeroporto di Kabul divenne un’importante area per basi statunitensi. Il numero di truppe della coalizione a guida USA operanti nel paese crebbe fino a 10.000.
A 4 mesi dal suo inizio, la guerra sembrava finita.
Ma i talebani non si arresero.
Nel frattempo, cominciarono a fare guerriglie simili a quelli dei mujahidin contro le truppe sovietiche negli anni ’80.
Partì una forza massiccia per contrastarli. Era il marzo 2002.
I ‘ribelli’ usavano la tattica “toccata e fuga”, aprendo il fuoco sulle forze statunitensi e afghane e poi ritirandosi nelle grotte e nei bunker per evitare il fuoco di ritorno e gli incessanti bombardamenti a tappeto.
Cadde Konduz. 5.000 persone furono fatte evacuare.
Si ritiene che i combattenti di al Qaeda stabilissero rifugi in Pakistan, ma gli USA ‘non toccarono il Pakistan! Dal Pakistan i talebani lanciavano razzi alle basi statunitensi e tendevano imboscate ai convogli americani. Ma nulla fu fatto contro il Pakistan! Il Pakistan aveva la bomba atomica.
4 province meridionali continuavano ad essere il cuore del potere talebano.
Anglo-americani continuarono a combattere con esito nullo. I talebani attaccavano, poi si rintanavano nelle grotte e nei tunnel delle vaste catene montuose afghane o oltre il confine col Pakistan e iniziarono i preparativi per una nuova “jihad”, o guerra santa, contro il governo afghano e la coalizione. La maggior parte delle reclute era presa dalle madrasse, scuole religiose delle aree tribali del Pakistan.
L’offensiva era guidata dal Mullah ʿOmar.
Nell’estate del 2003 gli attacchi crebbero in una zona aspra e montuosa del sudest dove si radunò la più grande concentrazione di talebani,con più di 1.000 guerriglieri
La coalizione li attaccò e sbaragliò in una settimana. I morti a questo punto erano un milione.
Nel2006 arrivarono truppe nuove nell’Afghanistan meridionale: 3.300 Britannici, 2.300 Canadesi, 1.400 Olandesi, 280 Danesi, 300 Australiani e 150 Estoni. Nella zona ci fu la più grande ondata di violenza prodotta dalle forze a guida USA.
Ma i Talebani non si arresero.
Nel novembre del 2006, l’ONU avvertì che l’Afghanistan era fallito a causa della crescente violenza talebana, la crescita della produzione di droga illegale e la fragile istituzione dello Stato. Ma il numero di attacchi suicidi, attacchi di fuoco diretto, e ordigni esplosivi improvvisati crebbe.
La coalizione lanciò altri attacchi e nel dicembre riprese Musa Qala, la città più importante controllata dai Talebani e attaccò la valle di Helmand, per cacciarli dai villaggi e consolidare la coalizione in vista delle elezioni del 20 agosto.
A tutt’oggi, contro il più grande esercito del mondo i talebani non si sono arresi!
All’inizio combatterono solo angloamericani, poi Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, ITALIA, Olanda, Nuova Zelanda e Norvegia.
Nel 2006 erano presenti circa 33.000 soldati.
Il 1 dicembre 2009 Obama ha dichiarato di voler mandare altri 30.000 soldati portandoli a più di 100.000 con un rafforzamento degli altri contingenti internazionali.
Ora siamo a 10 anni dall’inizio della guerra, e la guerra più inutile, assurda e miserevole di tutti i tempi, dopo il Vietnam sta continuando. In mezzo a una crisi generale che impoverisce l’occidente, ma sta continuando!!!
A dicembre 2009 erano presenti circa 104.000 contractors, soldati delle milizie private, per conto del Pentagono,che saliranno poi a 160.000.

Si ritiene che in Afghanistan ci siano 1 milione e mezzo di persone che soffrano per la fame impellente, mentre 7 milioni e mezzo soffrano come risultato della grave situazione del Paese – la combinazione di guerra civile, carestia legata alla siccità, e, in estensione, per l’oppressivo regime talebano e l’invasione a guida statunitense.

Nell’ottobre del 2001 sondaggi indicarono che circa l’88% degli statunitensi sosteneva la guerra in Afghanistan contro il 10% che disapprovava e anche nel Regno Uniti i favorevoli al conflitto erano più del 60% del campione intervistato.
Dopo 5 anni i favorevoli alla guerra erano scesi al 61% degli Americani.
Nel settembre del 2009, la percentuale dei contrari alla guerra in Afghanistan ha superato, per la prima volta dal 2001, quello dei favorevoli, scesi al 41%.
In Gran Bretagna, il 62% della popolazione vuole il ritiro delle truppe.
Nel 2010 la percentuale di americani favorevoli era scesa al 37%.

Nel 2000, i Talebani, a causa della sovrapproduzione di droga dell’anno precedente, avevano imposto la proibizione della produzione di oppio, che portò a riduzioni del 90%. Poco dopo l’invasione dell’Afghanistan a guida statunitense del 2001, la produzione dell’oppio aumentò notevolmente e nel 2005 l’Afghanistan aveva riconquistato la sua posizione di 1° produttore mondiale di oppio e produceva il 90% dell’oppio mondiale, la maggior parte del quale è trasformato in eroina e venduto in Europa e Russia. Il 52% del PIL afghano, cioè 2,7 miliardi di dollari all’anno, è generato dal commercio di droga.

Nel massacro di Dasht-i-Leili dicembre del 2001, un numero non certo, fra i 250 e i 3.000 di prigionieri talebani furono fucilati o soffocati a morte in container di metallo di camion mentre venivano trasportati.
Esistono dichiarazioni che soldati della coalizione abbiano torturato prigionieri durante interrogatori; molte proteste si focalizzano sul campo di prigionia statunitense a Camp X-Ray nella Baia di Guantanamo, a Cuba.
Gli abusi furono infiniti Ma Bush dichiarò che i prigionieri catturati sul campo di battaglia non erano soggetti alla Convenzione di Ginevra.
Alcune tecniche di interrogatorio includevano incatenare i prigionieri in posizione eretta, tenere il prigioniero in una cella fredda e bagnarli con acqua,versare acqua in gola fino al soffocamento. La CIA ha stabilito che il waterboarding non è tortura.

Io vado in guerra
perché ho un carrarmato grosso così
Io vado in guerra perché mi serve
la benziana per il carrarmato
Io vado in guerra perché
altrimenti che cavolo ce l’ho a fare un carrarmato?
Io vado in guerra perché
ho saputo che così potrò comprarmi un carrarmato più grande e più bello
Io vado in guerra perché
non saprei dove andare

non c’è nessun posto
dove ci sia la pace…..

Mary C di Senigalli
.

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie
al calar della sera
la maggioranza sta
la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine

di millenarie paure
di inesauribili astuzie

(Fabrizio De Andrè – Smisurata preghiera)

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Salve, e buona giornata
    Vorrei dire qualche parola di ciò che ora in scena, cioè “Il giorno
    dopo”(/15/ sabato/2011), anche se io non c’ero. ho visto le vari
    filmati, e ho visitato il vari blog.
    Solo poche parole, “già visto”, nulla di nuovo, che cosa e cambiato?,
    mo va meglio, domani cosa succede?, avete rovinato tutto, punizioni
    esemplari, adesso dormo meglio.
    Potrei continuare, ma non vale la pena.
    Come sono solo parole. Il fatti sono solo poche e non e un camion
    della polizia bruciata, o sfilando cantando che cambierà le cose. La
    gente viene sfrattato ogni giorno, e continua perdere il lavoro, la
    speranza.
    Le banche stanno li dove sono il debito pure, il governi, e tutto il
    resto. O andiamo li non per protestare ma per dire basta, o se no e
    solo un passa tempo.
    L’unica cosa che mi consola, e che la protesta (presa di coscienza) si
    e allargato a 80 paesi. Spero che uniamo in un unica popolo per un
    unico scopo… . Una cosa da provare sarebbe questo, – Ci diamo
    appuntamento in banca x un prelievo nello stesso giorno, in milioni
    in tutto il mondo.
    Il fatti sono questi, e scusate oggi ce il derbi, ( personalmente non
    me ne frega nulla) mah, sapete già domani sarà un altra storia.
    Salute a tutte le persone di buona volontà. Imre K.

    Commento di Anonimo — ottobre 16, 2011 @ 3:04 pm | Rispondi


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