Nuovo Masada

agosto 10, 2011

MASADA n° 1313 9/8/2011 TUMULTI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:02 pm

Una crisi surreale. Siamo commissariati – Piazza Affari quasi a meno sette – Dieci ometti di una agenzia – Il piazzista di titoli . L’Italia potrebbe innescare il default mondiale- Il parere di Mario Monti – Federico Rampini – Scalfari – La polmonite americana e gli zombie italiani – Se ne va il direttore di Rai3 – La rivolta degli esclusi: i tumulti inglesi – Si preparano futuri tumulti – Analisi di alcuni psicologi dei tumulti di Londra- Chi organizza la depressione?

Una crisi surreale
Viviana Vivarelli

La crisi italiana sta minacciando gli equilibri europei e, indirettamente, per i giochi delle Borse e i legami della Finanza internazionale, minaccia l’America, minaccia il mondo.
Non so dove leghisti e berlusconiani possano ancora trarre la loro protervia dinanzi a un simile disastro politico che non ha precedenti e che dovrebbe farli arrossire dalla vergogna. Eppure, come se ciò non bastasse, c’è ancora chi intende votare Bossi o Berlusconi, c’è ancora chi incensa Tremonti, c’è ancora chi non è capace, nemmeno in questa totale umiliazione, di fare un’opposizione credibile e offre compromessi. E anche in un disastro simile il popolo non si rivolta e non fa scorrere il sangue. E le solite cricche continuano nei soliti affari sporchi e c’è chi agita spettri di ideologie ormai morte e sepolte, che da 60 anni hanno mostrato tutta la loro fastidiosa inutilità. La gran massa degli italiani non reagisce, non intende, non si muove. Continuano a passare leggi ad personam che scempiano il diritto. Il Governo, invece di prendere provvedimenti seri contro la crisi, pur sollecitato dall’Europa e dagli USA, approva il Ponte di Messina e va al mare. Siamo in una realtà surreale.

E insieme è come se tanti italiani fossero sordi o ciechi o idioti, e non sapessero o non volessero sapere. Le vacanze estive obnubilano tutto.
E, nonostante la gravità incredibile della situazione, il Governo continua a lavorare solo per la salvezza del Capo e con la legge Lussana, a firma leghista, fa passare il processo lungo, che distruggerà definitivamente la Giustizia italiana, concedendo alla Difesa di produrre un numero illimitato di testimoni fino a esaurimento dei tempi processuali, con liberazione definitiva di tutti i rei e truffa definitiva per tutte le vittime. Questo, con i voti della Lega, che ormai non è più un partito. È un comitato d’affari berlusconiano, a propria onta e vergogna.
Col processo lungo in aggiunta alla prescrizione breve, il più gran delinquente d’Italia pensa di salvarsi definitivamente dai suoi processi con l’aiuto vile della Lega, che è da 18 anni il più forte aiuto alla criminalità italiana, mafiosa e politica.
Ma la situazione è tragica. Non siamo nemmeno più un paese libero.
La Bce ci commissaria. Il Governo è sotto tutela.
Abbiamo il terzo debito pubblico del mondo ma continuiamo ad essere l’ottava potenza militare, con guerre che non possiamo permetterci e che stridono con la Costituzione.
Paghiamo già le tasse più alte d’Europa e le pagano sempre i soliti poveri. Abbiamo la classe politica più costosa e corrotta d’Europa. Tre associazioni mafiose tra le peggiori del mondo e che, nonostante gli auto elogi di Maroni, non fanno che crescere. Battiamo ogni record per una evasione fiscale di 240 MLD, che viene anche premiata da B e Lega. Siamo l’unico paese europeo che deve mantenere una Chiesa che è anche uno Stato, il che vuol dire che regaliamo 4 MLD ogni anno a uno Stato straniero. Paghiamo la benzina, le bollette e le medicine più di tutti gli altri paesi UE. Paghiamo tasse del 68,6%, il massimale più alto tra i Paesi europei e tra i più alti al mondo, quando la media europea è del 44,2% e quella mondiale del 47,8%. E paghiamo le tasse più sperequate e meno eque d’Europa con un premier che è campione d’evasione e si vanta di avere i suoi fondi illeciti in ben 64 paradisi fiscali.
Ora, grazie ai diktat europei, queste tasse perverse e micidiali le alzeranno ancora.
E le imporranno sempre ai soliti poveri, secondo il truce modello americano in cui repubblicani e democratici non si distinguono più tra loro e appaiono come una medesima truppa di devastatori.
Alzeranno le tasse dei poveri, faranno a pezzi lo stato sociale e le tutele del lavoro, creeranno una massa di schiavi o di morti di fame
Il neoliberismo europeo sarà molto più feroce di quello di Berlusconi, in quanto degli elettori italiani non gliene frega niente, e colpiranno le classi medio-basse con estrema durezza e cinismo, come ha sempre voluto fare questa Europa delle Borse, delle Banche e delle multinazionali più spietate.
Abbiamo già in vista tutto il repertorio del peggio:
privatizzazioni di tutto il possibile
svendita dei beni pubblici anche di necessità sociale (abbiamo visto il tentativo fallito sull’acqua)
aumento delle tasse dirette per i lavoratori dipendenti e delle tasse indirette sui beni di massimo uso
allungamento dell’età lavorativa
riduzione dei diritti del lavoro
taglio allo stato sociale..
L’Europa peggiore copia l’America peggiore. Colpire i poveri per salvare i ricchi.
E che i repubblicani del tea party qua abbiano vinto o no, l’applicazione di un neoliberismo selvaggio sarà anche più spietata, con una Borsa mai sospesa per eccesso di ribasso che farà il resto bruciando tutte le ricchezze europee, ricchezze che saranno sempre e solo quelle che permettono ai poveri di sopravvivere. Così il neoliberismo, che ha prodotto questa crisi finanziaria per eccesso di deregulation, ucciderà quelli che di questa crisi finanziaria sono le vittime incolpevoli.

PIAZZA AFFARI QUASI A MENO SETTE
Viviana Vivarelli

L’UE non commissaria la Grecia, la Spagna o il Portogallo, però commissaria l’Italia, dunque ci considera i peggiori. E la colpa è tutta di B, Bossi e Tremonti. Che senso ha continuare a tenere un Governo sfiduciato dall’America e dalla Bce, che in 3 anni non ha mai governato, salvo salvare i capitali e la libertà di B?C he senso ha, ascolti Napolitano! tenere in vita un Governo che non ha governato prima e non può farlo ora che è sotto tutela? I titoli spagnoli sono risaliti dopo le dimissioni di Zapatero, noi non abbiamo da perdere niente con la sfiducia di Napolitano a B e il passaggio a un governo tecnico che inizi i tagli richiesti o ne faccia di migliori, mentre cambia il sistema elettorale e si va a nuove elezioni.
La crisi sarà anche mondiale, ma c’è chi non sentita, e 18 paesi hanno ricevuto la tripla A e sono stati ritenuti solvibili, cioè in grado di pagare i propri debiti. In UE sono Germania, Francia, Finlandia, Austria, Lussemburgo e Olanda. Noi no. La sfiducia del mercato nei confronti di Berlusconi, Bossi e Tremonti è massima. Se ne devono andare! Inutile che i leghisti incolpino disfattisti o migranti. La colpa della situazione tragica in cui versa l’Italia è solo di questi tre sciagurati.
Berlusconi è uno zombi che tira solo a campare, vuole solo prendere tempo senza fare niente. Ma il paese se lo può permettere?
Sappiamo tutti che sembra assurdo che 10 operatori di Standard and Poor’s osino minacciare il mondo ,togliendo un + agli USA, tanto più pensando che quei 10 non sono imparziali e incontaminati, ma giocano in Borsa, dunque sono parte in causa, con un conflitto di interessi gigantesco, però è ormai da troppo tempo che l’arroganza neoliberista rovina il pianeta senza alcun freno. Gli USA hanno aumentato 60-70 volte il tetto della spesa arbitrariamente ed hanno impestato il mondo di guerre devastanti, bloccando economie e crescite. Ora affermano che le agenzie di rating non potranno dir loro di peggio ma è falso. Oggi la Bce compra i titoli di Spagna e Italia e ci salva, ma domani?

DIECI OMETTI DI UNA AGENZIA
Viviana Vivarelli

Certo ne avremo molte di obiezioni da fare a un mondo finanziario e politico che non ha inteso mettere freni o regole alla speculazione della Borsa o all’arroganza delle Banche, e poi si fa fregare da 10 ometti di una agenzia di rating, una di quelle che non hanno fatto nulla contro i titoli tossici, contro una crisi finanziaria senza fine, o che oggi sbaglia di 2000 MLD di dollari i conti americani. Ma è esattamente questo il quadro che il sistema neoliberista ha costruito e mantenuto! E ora paga le conseguenze di tanti G8 inutili che non hanno cambiato le regole del gioco più sregolato del mondo . Ora ci ritroviamo tutte le Borse, americane, asiatiche ed europee in profondo rosso, ma questo paga la finanza allegra che è stata la norma quasi ovunque e che ha poggiato i suo pilastri sulla deregulation.
Grenspan dice che per salvare l’Italia e risanare i conti italiani servono 1.400 MLD di dollari.
Davvero si pensa in Italia come in USA che i costi della speculazione e della finanza allegra dei ricchi li debbano sostenere sempre i poveri?
Di quale ripresa si va mai parlando quando si intende stroncare la classe media e bassa in un modo che porta solo alla fame?
Giustamente Paolo Ferrero dice che la decisione della Banca europea di comprare titoli spagnoli e italiani non servirà a nulla se questo acquisto non viene fatto direttamente dagli Stati, perché se viene fatto sul mercato secondario, si affiancherà solo alla speculazione senza frenare i nefasti effetti. Ma, comunque sia, per l’Italia è la rovina. Che aspetta Napolitano a sfiduciare Berlusconi? La situazione è nuova e forse non esistono regole costituzionali per affrontarla, ma il fatto che questo Governo sia solo una palla al piede per l’Italia, aumentando la sfiducia dei mercati, è palese. A questo punto qualunque Governo preparatorio per nuove elezioni è l’unica cosa da fare. I tre disgraziati hanno portato a rovina il paese. Se ne devono andare!

IL PIAZZISTA DI TITOLI
Dino Colombo

Su ‘Repubblica.it’ oggi Alexander Stille scrive tra l’altro:
“Fa davvero ridere, invece, la risposta di B al crollo della borsa a Milano. Spinge il pubblico a comprare azioni Mediaset – come se fosse un venditore di titoli e non il primo ministro di tutto il paese – e dice, senza ridere mentre crolla la borsa – a tutto il mondo che: “L´affidabilità internazionale di cui gode l´Italia è data dal fatto che a capo del governo c´è un tycoon”. Ormai il distacco di B dalla realtà – il suo chiudersi dentro il suo sogno narcisista – è completo. Il resto del mondo – sia nei paesi con governi conservatori sia quelli con governi di sx – guarda a lui con un misto di orrore, stupefazione e voglia di ridere. Crolla tutto intorno a lui, e lui ripete sempre di essere il salvatore della patria”.

Queste sono parole dell’ex AMBASCIATORE STATUNITENSE RONALD SPOGLI!
“Silvio Berlusconi? «Le sue frequenti gaffe e la povera scelta di parole hanno offeso praticamente tutte le categorie di cittadini italiani e molti leader europei… Ha danneggiato l’immagine del Paese in Europa e creato un tono comico alla reputazione italiana in molti settori del governo statunitense. E’ diventato il simbolo dell’incapacità e inefficacia dei governi italiani nell’affrontare i problemi cronici del Paese: un sistema economico non competitivo, la decadenza delle infrastrutture, il debito crescente, la corruzione endemica».
Nonostante questo, il Cavaliere quando viene «portato per mano e fatto sentire importante» si dimostra il «migliore alleato». E soprattutto la sua debolezza interna e internazionale viene SFRUTTATA dall’amministrazione Obama per strappare concessioni insperate: più soldati in Afghanistan, nuove basi militari in Veneto e Sicilia, più soldati in Afghanistan, nuove basi militari in Veneto e Sicilia, sostegno totale nel braccio di ferro con l’Iran, appoggio alle iniziative statunitensi «anche all’interno delle istituzioni Ue». Di tutto, di più. Per realizzare I SUOI(!!!) obiettivi, la Casa Bianca offre «copertura al massimo livello nei momenti di difficoltà politica». Perché gli americani hanno una certezza: non esiste alternativa a Berlusconi, non ci sono figure in grado di sostituirlo. E in fondo va bene così, perché «quando lo agganciamo AI NOSTRI(!!!)obiettivi ci fa arrivare a risultati concreti..

Lalla segnala:
L’Italia potrebbe innescare il default mondiale

Lo ha detto chiaramente l’economista francese Alain Minc, uno dei consiglieri più importanti del presidente francese Nicolas Sarkozy. Parole allarmanti: «Se l’Italia salta, salta la Germania, l’Europa e infine il mondo». Quando succederà? Secondo Qquali saranno le conseguenze?
L’Italia è messa male. Ha un debito pubblico che si avvicina ai 2 mila miliardi di euro e una classe politica che affoga negli scandali e nella corruzione, quindi incapace di agire per il bene pubblico. I nostri titoli pubblici non li vuole più nessuno: rischiano di diventare presto spazzatura. Quindi l’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Ma le micce sono accese anche altrove. L’economia spagnola rischia il collasso. La Grecia è data per spacciata entro un anno dagli analisti finanziari. Il debito pubblico americano è una polveriera e l’agenzia di rating S&P ha declassato i buoni del Tesoro americani. Basta poco per dare fuoco alle polveri.
L’America è il principale detonatore. I Repubblicani hanno pensato a salvare i privilegi dei ricchi e affogare i ceti minori, costringendo Obama ad accettare un pesante compromesso, che è stato subito bocciato dai mercati. Nessuna tassa ai ricchi, conferma dei privilegi per le corporation (come quella di dedurre dalle tasse l’acquisto di aerei privati o far pagare solo il 15% ai padroni degli Hedge Funds), mentre i poveri cristi sono colpiti da numerosi tagli (pensioni, aiuti ai disoccupati, riduzione dei rimborsi per le spese mediche).

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/07/il-default-mondiale/150392/

IL PODESTA’ FORESTIERO
Mario Monti

Quanti strali sono stati scagliati contro i mercati e contro l’Europa da membri del governo e della classe politica italiana! «Europeista» è un aggettivo usato sempre meno. «Mercatista», brillante neologismo, ha una connotazione spregiativa. Eppure dobbiamo ai mercati, con tutti i loro eccessi distorsivi, e soprattutto all’Europa, con tutte le sue debolezze, se il governo ha finalmente aperto gli occhi e deciso almeno alcune delle misure necessarie.
La sequenza iniziata ai primi di luglio con l’allarme delle agenzie di rating e proseguita con la manovra, il dibattito parlamentare, la riunione con le parti sociali, la reazione negativa dei mercati e infine la conferenza stampa di venerdì, deve essere stata pesante per il presidente B e per il ministro Tremonti. Essi sono stati costretti a modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo, in modo disinvolto l’uno e molto puntiglioso l’altro, e a prendere decisioni non scaturite dai loro convincimenti ma dettate dai mercati e dall’Europa.
Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l’ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un’Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un «governo tecnico». Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un «governo tecnico sopranazionale» e, si potrebbe aggiungere, «mercatista», con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York.
Come europeista, e dato che riconosco l’utile funzione svolta dai mercati (purché sottoposti a una rigorosa disciplina da poteri pubblici imparziali), vedo tutti i vantaggi di certi «vincoli esterni», soprattutto per un Paese che, quando si governa da sé, è poco incline a guardare all’interesse dei giovani e delle future generazioni. Ma vedo anche, in una precipitosa soluzione eterodiretta come quella dei giorni scorsi, quattro inconvenienti.
Anche se quella del «podestà forestiero» è una tradizione che risale ai Comuni italiani del XIII secolo, dispiace che l’Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari, ma in realtà positive per gli italiani che verranno, anziché prenderle per convinzione acquisita dopo civili dibattiti tra le parti. In questo, ci vorrebbe un po’ di «patriottismo economico», non nel fare barriera in nome dell’«interesse nazionale» contro acquisizioni dall’estero di imprese italiane anche in settori non strategici (barriere che del resto sono spesso goffe e inefficaci, una specie di colbertismo de noantri ).
Downgrading politico. Quanto è avvenuto nell’ultima settimana non contribuisce purtroppo ad accrescere la statura dell’Italia tra i protagonisti della scena europea e internazionale. Questo non è grave solo sul piano del prestigio, ma soprattutto su quello dell’efficacia. L’Unione europea e l’Eurozona si trovano in una fase critica, dovranno riconsiderare in profondità le proprie strategie. Dovranno darsi strumenti capaci di rafforzare la disciplina, giustamente voluta dalla Germania nell’interesse di tutti, e al tempo stesso di favorire la crescita, che neppure la Germania potrà avere durevolmente se non cresceranno anche gli altri. Il ruolo di un’Italia rispettata e autorevole, anziché fonte di problemi, sarebbe di grande aiuto all’Europa.
Nella diagnosi sull’economia italiana e nelle terapie, ciò che l’Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d’Italia, da molti economisti. La perseveranza con la quale si è preferito ascoltare solo poche voci, rassicuranti sulla solidità della nostra economia e anzi su una certa superiorità del modello italiano, è stata una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia e società, dei quali lo spread sui tassi è visibile manifestazione.
Nelle decisioni imposte dai mercati e dall’Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell’instabilità finanziaria, per l’eventuale indebolimento dell’euro, di quanto lo siano per l’insufficiente crescita dell’economia italiana (anche se, per la prima volta, perfino le agenzie di rating hanno individuato proprio nella mancanza di crescita un fattore di non sostenibilità della finanza pubblica italiana, malgrado i miglioramenti di questi anni). L’incapacità di prendere serie decisioni per rimuovere i vincoli strutturali alla crescita e l’essersi ridotti a dover accettare misure dettate dall’imperativo della stabilità richiederanno ora un impegno forte e concentrato, dall’interno dell’Italia, sulla crescita.

La polmonite americana e gli zombie italiani
EUGENIO SCALFARI

Le tempeste non vengono mai sole, ma una ne porta appresso un’altra. Si pensava che nella giornata finanziaria di domani il sole si sarebbe aperto un varco tra le nuvole nere dei giorni scorsi e che i mercati avrebbero respirato. Ma probabilmente non sarà così: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Non era mai avvenuto e gli operatori si aspettano il peggio in tutto il mondo a cominciare dal governo cinese che ha chiesto ad Obama con toni ultimativi di prendere drastiche decisioni per ridurre il disavanzo federale americano.
Non si era mai visto prima d’ora che uno Stato estero desse ordini alla Casa Bianca. Semmai accadeva il contrario. C’è di che aspettare col fiato sospeso che cosa accadrà domani nelle Borse asiatiche, in quelle europee e soprattutto a New York quando alle nove del mattino (le tre del pomeriggio per noi) si apriranno le contrattazioni a Wall Street. A quell’ora Piazza degli Affari a Milano sarà già da sei ore sull’Ottovolante. Forse ci sarebbe stata in tutti i casi perché la conferenza stampa di venerdì sera a Palazzo Chigi non era stata affatto rassicurante. Se l’America ha il raffreddore – si diceva un tempo – in Europa abbiamo la polmonite. Ma se la polmonite ce l’ha l’America, che cosa può accadere qui?
In attesa degli eventi e per capire meglio i fatti nostri bisogna rievocarla quella conferenza stampa, i suoi antecedenti e quello che dovrebbe avvenire nel nostro piccolo ma per noi essenziale cortile di casa. Non è un insulto ma una constatazione: sembravano tre zombi quei personaggi appiccicati l’uno all’altro dietro quel tavolo, con l’aria imbambolata di pugili suonati dai pugni che hanno ricevuto.
B spiegava alla platea dei giornalisti che l’Italia, cioè lui, erano tornati al centro dell’attenzione mondiale ed enumerava le telefonate ricevute da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Cercava le parole per spiegare le decisioni prese, in totale contrasto con quelle comunicate al Parlamento appena 48 ore prima. Ma non le trovava. Si capiva soltanto che per rassicurare i mercati aveva deciso di accelerare d’un anno la manovra. Il pareggio del bilancio previsto per il 2014 sarebbe avvenuto nel 2013. Così, con un colpo di bacchetta magica. I partner europei erano stati informati e anche gli americani e tutti avevano applaudito. I mercati erano un orologio rotto ma stavano producendo un sacco di guai. “Tremonti vi spiegherà i dettagli” così aveva concluso dopo dieci minuti.
Tremonti, poveretto, era più imbarazzato e incespicante di lui. Non sembrava più quel ministro sicuro di sé, sprezzante, arrogante che conosciamo da tempo. Faceva lunghe pause, arruffava le frasi, si correggeva, tradiva continui vuoti di memoria. A un certo punto Letta l’ha interrotto. In realtà non aveva nulla da dire Gianni Letta, ma voleva comunque far sentire la sua voce affinché fosse chiaro che esisteva anche lui. Ma dopo quell’improvvida interruzione Tremonti non trovava più il filo per riprendere il discorso.
Una scena pietosa, conclusa nel modo più involontariamente comico dal presidente del Consiglio il quale, annunciando che il governo non sarebbe andato in vacanza, ha detto: “Palazzo Letta resterà aperto per tutto agosto”.
Il giorno dopo è partito per la sua villa di Porto Rotondo. Un week-end rilassante evidentemente si imponeva.
La verità è che il governo italiano, dopo il nerissimo giovedì con Piazza Affari a meno 5,16 maglia nera delle Borse mondiali e lo “spread” a quota 389, è stato commissariato. In un paese normale il premier e il suo governo si sarebbero dimessi, ma poiché la maggioranza Scilipoti esiste ancora, la soluzione dettata dall’Europa d’intesa con la Casa Bianca è stata il commissariamento.
Abbiamo ora un governo che deve eseguire gli ordini che gli vengono dati da Berlino e da Parigi tramite Barroso da una parte e Trichet dall’altra. Soprattutto quest’ultimo perché la Bce è il solo braccio operativo che l’Europa può usare nel tentativo di raffreddare i mercati.
Del resto è ormai ufficiale che l’atto di commissariamento è stato scritto e inviato al nostro presidente del Consiglio la mattina di venerdì con una lettera di Trichet controfirmata da Draghi che sarà a novembre il suo successore. In quella lettera sono fissate le condizioni: anticipare di un anno il pareggio del bilancio, iniziare da subito gli interventi per tagliare la spesa, avviare con decorrenza immediata interventi di stimolo per la crescita del reddito e dell’economia reale.
Per questa ragione quei tre personaggi dietro quel tavolo la sera di venerdì sembravano burattini mossi da fili tenuti da altre mani; appena due giorni prima avevano esposto con sussiego una politica economica che non si spostava d’un centimetro dal rovinoso immobilismo d’una manovra che aveva rinviato tutto di quattro anni. La maggioranza parlamentare aveva punteggiato di fragorosi applausi il discorso del premier. Il ministro dell’Economia, seduto alla sua sx, batteva anche lui le mani, felice della ritrovata armonia con il “boss”; il ministro degli Esteri, seduto alla sua dx, sottolineava gli applausi battendo la mano sul tavolo dei ministri.
Dopo un giorno e mezzo tutto ciò è stato capovolto. “È passato un mese e il mondo è completamente cambiato” ha detto Tremonti venerdì. È vero, è passato un mese, ma lui e tutta la banda mercoledì non se n’erano ancora accorti. Meno male che – non potendo dimissionarli – li hanno almeno commissariati. Ma purtroppo non basterà, polmonite americana a parte.
Dal balbettio di B e di Tremonti si è capito che proporranno nei prossimi giorni alle commissioni competenti di Camera e Senato due disegni di legge di riforma costituzionale da essi ritenuti fondamentali: la modifica dell’articolo 41 e quella dell’articolo 81.
Il primo stabilirà, una volta modificato, che i cittadini sono liberi di assumere ogni tipo di iniziativa salvo quelle vietate dalle leggi. Si tratta di una pura ovvietà ma il veleno sta nella coda: spetta agli interessati autocertificare che non vi sono leggi che vietano le iniziative intraprese. La pubblica amministrazione farà controlli ex post. Dire che si tratta d’un potente incoraggiamento all’illegalità è dir poco.
Quanto all’articolo 81, si tratta di introdurre in Costituzione il pareggio del bilancio come principio inderogabile “salvo specifiche condizioni di emergenza” (terremoti, guerre, eccetera). Non si spiega però se il pareggio riguarda il bilancio preventivo o quello consuntivo o tutti e due. Ma c’è un’altra condizione non ancora detta però ventilata: che la spesa non possa superare il 45% del Pil salvo un voto parlamentare a maggioranza qualificata.
Se passasse una riforma costituzionale del genere il tetto alla spesa che Obama ha a stento superato per evitare il default sarebbe uno scherzo: scomparirebbe ogni politica economica, ogni programma di investimento, ogni politica fiscale di redistribuzione del reddito, ogni politica estera, ogni politica della difesa ed ogni autonomia locale. Il governo sarebbe affidato non al Parlamento ma alla Corte dei conti e alla Ragioneria dello Stato.
Non credo che iniziative del genere troveranno appoggio nell’opposizione e faciliteranno coesione sociale. Comunque ci vorrà un anno prima che l’iter parlamentare sia completato e ancor più se sarà necessario il referendum confermativo. Pensate che i mercati nei prossimi giorni si calmeranno per l’effetto di annuncio di questi due sgorbi di riforma costituzionale?
Questi sono i preamboli, poi viene la sostanza: un anno di anticipo per realizzare nel 2013 l’obiettivo del pareggio del bilancio, ferma restando la manovra così come fu approvata in tre giorni un mese fa (ma forse bisognava esaminarla meglio invece di guardare soltanto l’orologio).
La manovra ammonta a 48 MLD: 3 nel 2011, 5 nel 2012, 20 e 20 nel biennio successivo. Se tutto viene anticipato d’un anno il nuovo calendario dovrebbe prevedere 8 miliardi immediati in quest’esercizio, 20 e 20 nel biennio successivo. È realizzabile questo programma? I tre zombi venerdì non sono entrati nel dettaglio. I poteri esteri che li hanno commissariati neppure, i mercati nulla sanno e i contribuenti meno ancora, ma è evidente che nelle prossime 48 ore questi dettagli dovranno essere forniti.
La logica suggerisce che i tagli per 8 miliardi del 2011 e i 20 del 2012 debbano essere effettuati con un’unica visione. L’esercizio in corso è agli sgoccioli ma lo sfoltimento delle prestazioni assistenziali è già previsto nella manovra. Si tratta di renderlo operativo con l’immediata approvazione della legge delega su quei trattamenti.
Nel totale ammontano a 160 MLD. La macelleria sociale accennata da Tremonti prevede riduzioni discrezionali del 5% il primo anno e il 10 nel secondo con speciale attenzione alle pensioni di invalidità, agli accompagnamenti degli invalidi e alla reversibilità pensionistica. Il 15% di 160 MLD fa 24. Più i ticket già operativi e le accise già in corso. Su quali ceti si scarica questo peso?
In tempi di buriana una dose di macelleria sociale è inevitabile purché sia affiancata dall’equità. È evidente che se tutto il peso è concentrato sul capitolo dell’assistenza, l’equità scompare. Dunque colpire solo l’assistenza è impensabile. Altrettanto impensabili sono le baggianate alternative di Di Pietro che pensa all’abolizione delle Province come un toccasana. Quanto a Casini, ha detto che se le proposte sono efficaci le voterà. Nei prossimi tre giorni ne conoscerà anche lui i dettagli e vedremo la sua risposta.
Ma la vera domanda è questa: si arriverà al pareggio del bilancio entro il 2013? Bisognerà affrontare la seconda “tranche” della manovra, cioè gli altri 24 MLD. Si può mettere in esecuzione la prima tranche senza nulla sapere della seconda, basata interamente sulla riforma fiscale?
Lo chiederanno le opposizioni, le parti sociali, le Regioni e i Comuni. Ma lo chiederanno soprattutto i mercati e finché non lo sapranno è difficile sperare che si fermeranno. Sempre polmonite americana a parte.
Torniamo ancora un poco alla polmonite americana. Riguarda la diminuzione del debito federale? Riguarda il tasso di cambio del dollaro? Riguarda gli spintoni della Cina?
Soltanto in piccola parte. La polmonite americana proviene dai segnali di recessione, dalla caduta della domanda. Ma quella caduta sta avvenendo nel mondo intero e in Italia più che mai.
Per questo i mercati si sentono insicuri e picchiano sui debiti sovrani. Ma se al necessario rigore non si affianca la crescita, la polmonite non guarisce, diventa acuta, purulenta e alla fine attacca il cuore.
Infatti i nostri “lord protettori” hanno chiesto rigore e crescita. Ma la crescita ha bisogno di risorse. Si cresce alimentando il potere d’acquisto, stimolando la domanda, rilanciando i consumi, finanziando investimenti. Si cresce abbassando l’Irpef dei redditi medio-bassi e l’Irap sulle imprese. Si cresce spostando il peso dalle spalle dei meno abbienti a quelle più forti. Si cresce abbattendo l’evasione, generalizzando lo scarico dell’Iva in tutti i passaggi. L’articolo 41 della Costituzione non è la madre delle liberalizzazioni ma soltanto un aborto propagandistico.
Si cresce tassando il patrimonio non con un “una tantum” ma con un sistema fiscale adeguato.
Non illudetevi che sia sufficiente l’intervento della Bce a sostegno dei titoli italiani (e spagnoli). Soltanto un altro zombi come Bossi può pensarlo.
La Bce è intervenuta nei mesi scorsi e ancora l’altro ieri acquistando titoli greci, irlandesi e portoghesi, per 74 MLD. Equivale all’incirca al 20% di quei debiti. Se dovesse applicare quella stessa percentuale per l’Italia dovrebbe acquistare titoli per 400 MLD e arriverebbe a 700 con la Spagna. È impossibile. Equivarrebbe a europeizzare un quinto dei debiti sovrani d’Italia e di Spagna. E gli altri paesi resterebbero a guardare?
Bisogna battere la recessione e rilanciare la crescita. Il resto sono chiacchiere e non bloccano i mercati.

Federico Rampini (sunto)

Di fatto l’Italia non ha più un governo autonomo, è commissariata dalla Banca Europea.
Un gabinetto di crisi sovranazionale ha dato mandato alla Bce di scrivere l’agenda del governo italiano. “Anticipo dei tagli al deficit; pareggio di bilancio nella Costituzione; liberalizzazioni dei mercati”: 3 diktat.
A B è stato comandato di leggere il comunicato preparato altrove.
Non ci ha messo nulla di suo.
La Bce ha commissariato l’Italia, Trichet governa a Roma su mandato di Germania e Francia.
Un’ora e mezzo prima che B leggesse quello che gli hanno detto di leggere, il contenuto era già stato diffuso a Wall Street. Il governo italiano non esiste più. Ubbidisce a quanto gli dice Trichet.
E’ vero che B è stato a telefono con interlocutori stranieri ma per ubbidire, non per concordare. Obama ha ordinato cosa fare, la Merkel e Sarcozy sono stati gli intermediari, non ha nemmeno telefonato direttamente a B.
Lo schema è stato predisposto dagli esperti del Fondo Monetario Internazionale
L’Italia deve accelerare il suo risanamento”, prendere o lasciare. La Bce è stata convinta a comprare titoli italiani, contro il suo volere.
L’Italia ha il 3° debito pubblico mondiale, se fallisce, trascinerà gli altri paesi europei nel fallimento. Dunque sarà momentaneamente salvata. A patto che B ubbidisca agli ordini.
Il giovedì nero è servito a spaventare Germania e Italia. Una prova di forza giocata sul filo del terrore: per costringere B a ingoiare qualsiasi imposizione esterna e mostrare alla Merkel fin dove poteva degenerare il panico dei mercati.
“Non possiamo correre il rischio che un altro focolaio di crisi nell’eurozona uccida le speranze di una ripresa”, ha detto Obama, prima di chiamare i leader europei. Un anno fa il crac greco, diffondendo la sfiducia sui mercati, soffocò i germogli della crescita americana. Gli USA oggi vogliono evitare il crac italiano. Ed è anche peggio: l’America è già sull’orlo della ricaduta in recessione, il default di Roma va evitato ad ogni costo. Il pacchetto delle direttive, confezionato tra Parigi e Francoforte, Berlino e Washington, è stato a B consegnato a scatola chiusa. Ora i mercati lo attendono al varco, ma tutti si chiedono con scetticismo che valore ha, in Italia, un obbligo di pareggio del bilancio scritto nella Costituzione.

http://www.repubblica.it/economia/2011/08/06/news/bce_crisi_cavaliere-
20092726/?ref=HRER1-1

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Tutti vanno male ma l’Italia va peggio e le variazioni impostate dal duo Tremonti- B sono considerate insignificanti e deludenti da tutto il mondo finanziario (nulla che tocchi strutturalmente il sistema), mentre si critica duramente un Parlamento fannullone e irresponsabile che si prende un mese di ferie o si ride sui viaggetti stile pellegrinaggio lasciando il paese in queste condizioni.
Se anche in questo stato fallimentare si ha la faccia tosta di difendere B e Bossi, davvero si supera qualunque infamia.
B e la cricca erano già pronti per le ferie da tempo, fregandosene bellamente dell’affondamento del Paese.
La Lega per la crisi serve a meno di niente. L’unica comunicato che è venuto da Bossi è che quest’anno non andrà in montagna ma al mare. Per noi può andare al CTO di Lampedusa!
B ha detto che la colpa ovviamente non è dei suoi 9 anni fallimentari ma è della crisi internazionale e dei governi precedenti (quelli del suo amico Craxi si immagina, visto che quelli del csx hanno fatto sempre diminuire il debito).
E’ da notare che gli analisti hanno preso molto bene le dimissioni di Zapatero che va a nuove elezioni, presentandosi come capro espiatorio della crisi, con tutto che il debito spagnolo è la metà di quello italiano (ma i disoccupati sono il doppio). Non prendono altrettanto bene la persistenza di Ba un Governo fallimentare e incapace di fare qualcosa per il paese. Alla fine sarà proprio la Comunità Europea a spingere per le dimissioni di Berlusconi. Ci sono cose che hanno superato ogni limite di sopportazione e ormai sono dannose per l’intera Europa.
Bellissima la ricetta economica di Sallusti: “Tutti facciano la loro parte perché il momento è grave, ma la facciano anche quelle procure che, continuando a scoprire P3 e P4, rischiano di accendere fuochi che fanno incendiare tutta la casa.”
E salviamo dunque tutte le Casa nostra e le Case loro. In fondo è l’unica cosa che conta, no?

DIMISSIONI SUBITO!!!!!!!!!

Quando un paese viene sfiduciato
quando un paese viene messo sotto tutela
quando un paese è commissariato
quando ha perso la sua libertà
quando un paese ha perso la sua autonomia
e un paese ha perso la sua indipendenza
quelli che sono colpevoli di questa situazione se ne devono immediatamente andare!!!

Tanto questi due non hanno più alcun potere
non possono fare più nulla per questo paese
non faranno altro che portarlo più in basso!
Il giudizio europeo è che l’Italia ha perso la sua libertà
che questi due sciagurati restino un minuto di più a far danno è solo un inutile e perverso accanimento!
Non ci facciamo del male
DIMISSIONIAMOLI!!!!!!!!!!!!!!!!!!

All’improvviso, un flusso di luce riempì la mia casa, sebbene fosse quasi sera, e le nubi d’inverno in parte la coprissero, e le grondaie celesti gocciolassero una pioggia sottile, mista a neve. Guardai dalla finestra, ed ecco!là dove, ieri, il ghiaccio era grigio e rigido,ora si stendeva il lago, trasparente, già calmo e pieno di speranza come in una sera d’estate, riflettendo nel suo seno un cielo serale ed estivo seppure nessun cielo del genere fosse visibile, e il lago stesso in relazione con qualche remoto orizzonte. Da lontano udii un pettirosso- il primo, mi parve, in migliaia d’anni, e che per altrettante migliaia d’anni non dimenticherò:era lo stesso dolce e forte canto d’un tempo. Oh! il pettirosso serale, alla fine d’un giorno estivo, nel New England
[Henry David Thoreau – Walden ovvero Vita nei boschi]

SE NE VA IL DIRETTORE DI RAI3

Paolo Ruffini, con tutto che il boicottaggio di RAI 3 è stato massimo, ci ha dato per nove anni l’unica Rai degna di essere vista, ma credo che i successi di ‘Report’, di ‘Ballarò’ e soprattutto di ‘Vieni via’ con me di Saviano siano stati troppo per la teppa di delinquenti che ha occupato la RAI e, sotto gli ordini di Berlusconi, la sta distruggendo ignominiosamente, così per nove anni Ruffini si è battuto per salvare Rai3, ma gli attacchi di gente vile e serva, sempre nemica e sempre indisturbata, alla fine lo hanno vinto, come hanno vinto Santoro che pure dava un prodotto di qualità. A che pro, si chiede, continuare a combattere per un servizio pubblico, quando non c’è uno, dico uno solo, dei partiti, nemmeno nell’opposizione, che prenda le tue difese e impedisca alla struttura pubblica di cedere sotto le mire distruttive di un privato che purtroppo, contro ogni legge civile e violando ogni principio costituzionale, è Presidente del Consiglio, assommando nelle sue mani un immenso impero personale col maggiore potere pubblico?
Le dimissioni di Ruffini, dopo che ancora una volta aveva tentato di difendere dalla nuova direttrice berlusconiana, Lorenza Lei, ‘Report’, erano ormai un atto dovuto.
In una democrazia civile, una informazione libera è un diritto ineliminabile dei cittadini. Nell’Italia corrotta, marciamo verso una informazione embedded gestita da una sola persona. E nessuno fa niente per contrastarla.
Su quelli, come Garimberti, che risultano solo fantocci inetti e venduti, incapaci di usare il loro potere e di fare il loro dovere, rigettiamo il massimo della vergogna!

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LA RIVOLTA DEGLI ESCLUSI
I tumulti inglesi

Viviana Vivarelli

In psicologia come in sociologia, nel teatro delle passioni come delle comunità, vige una regola dura, per cui ciò che è rimosso, sottratto alla visibilità, tende violentemente a tornare alla luce, nella forma del sintomo o della follia. Nel neoliberismo spietato, il rimosso è la povertà, sottratta ad ogni riconoscimento del Potere, e destinata a divenire miseria, cioè spinta selvaggia senza anima, programma o ideologia. Nei gruppi tribali primitivi la pena maggiore era l’esilio, l’essere cacciati dalla pace sociale, peggiore della morte, perché implicava la fuoruscita dell’individuo dai legami del gruppo che gli davano senso e guida, il ripudio del suo riconoscimento sociale. Nella società neoliberiste questo ripudio avviene all’interno delle comunità stesse nella sottrazione che il Potere fa ai poveri dei loro diritti. Il nuovo esilio si chiama ‘emarginazione’, la nuova rimozione è ancora più dura, perché il reietto mantiene dinanzi agli occhi le icone, che gratificano gli ‘integrati’. I poveri sono allontanati dal benessere e desiderano i suoi simboli che oggi sono tecnologici, le tv al plasma, gli ipode, gli iphone…Questa emarginazione colpisce in particolare i più giovani, quelli dell’età di mezzo, gli adolescenti o ragazzi, non ancora formati e dunque più fragili. Il sistema li emargina da ogni possibilità e preparazione, blocca il loro futuro, taglia loro le ali. Ai ragazzi poveri non viene offerta scuola, formazione o lavoro, ma disoccupazione, miseria e rifiuto sociale, o, al più, un impiego in guerre lontane come mercenario in cambio di una paga che porterà con sé una disumanizzazione anche maggiore.
Nei ghetti inglesi come nella banlieu francese sono i giovanissimi le vittime prescelte, il rimosso sociale, e saranno loro il sintomo che esploderà nella follia e nella devastazione.
Due cose colpiscono nei tumulti di Londra: la prima è che né il governo né la stampa hanno parlato di rivolte razziali, anche se in certi quartieri i ragazzi immigrati sono il 50% dei rivoltosi (all’accusa di ‘rivolta razziale’ si sono invece attaccati i razzisti nostrani che cercano pretesti per aizzare l’odio sociale e hanno ripetuto gli attacchi alla società multiculturale, così come scelsero immediatamente la tesi anti-islamica nella strage di Breivik), la seconda cosa che colpisce è che i membri del governo centrale o locale hanno rifiutato la causa prima della rivolta: l’emarginazione strutturale, e hanno parlato solo di criminalità vandalica. Hanno inteso così di eliminare una lettura sociologica che sarebbe stata critica del sistema.
Ma ciò che viene rimosso tenderà solo a riproporsi. Il neoliberismo non può pretendere di creare problemi gravissimi per poi ignorarli. L’Inghilterra porta in sé un’odissea di emarginazione sociale delle classi più povere presente in ogni momento della sua storia, aggravata dall’industrialismo prima e dall’esplosione del terziario poi, durissima in città minerarie o operaie come Manchester, Liverpool o Glasgow, e irrisolta nella Londra dove il lusso della City fa a pugni con l’abbandono di certi quartieri bassi, ghetti promiscui dove in luogo dei legami sociali si creano provvisorie gang, bande di giovanissimi vandali. Il pretesto per l’esplosione è indifferente, ma in genere, come in Francia o negli USA, si lega ad atti di violenza della polizia, che, come sempre quando il disagio sociale va di pari passo con quello economico, sfoga il proprio malessere sui più poveri, i più giovani, i neri, gli immigrati, l’anello debole del sistema, i non riconosciuti e dunque i non difesi. Le morti in carcere, le torture impunite, gli atti violenti delle forze dell’ordine contro comuni cittadini sono, anche da noi, un sintomo da non ignorare di un malessere pronto a esplodere. Ma il Potere non solo lo ignora, ma premia le repressioni anche inique trattenendo a sé i suoi vigilantes con l’omertà e la carriera.
Se gran parte della società inglese è più emancipata che altrove, proprio grazie alla multiculturalità, alla non invasività di una chiesa di Stato, all’ambientalismo, alla difesa dei diritti umani, si mantiene, nell’ambito del potere statuale, una rigida struttura neoliberista anglosassone, non diversa da dx a sx, che spinge al colonialismo, alla guerra, alla depredazione, all’emarginazione, sia fuori che dentro lo Stato.
Il sistema è violento e semina violenza. Non ammette cura e prevenzione, ma risolve con iniquità e sanzione. Le sommosse sono un’esplosione di rabbia e alienazione. Sono una reazione selvaggia al consumismo che depreda i prodotti del consumismo stesso per poi distruggerli: i vestiti, gli oggetti tecnologici, le merci di lusso…si rubano questi oggetti ma si danno anche alle fiamme gli edifici o i negozi che le contengono, odio e amore insieme, avvalendosi del fatto che il Potere ha fatto tagli rovinosi nelle forze dell’ordine, il che dà il senso di una razzia impunita. Hanno distrutto perché potevano, perché le probabilità di essere fermati erano basse grazie ai tagli fatti dal governo sulle forze di polizia.
Questi ragazzi sono molto giovani, intorno ai 14 anni, è stato arrestato persino un undicenne grazie al fatto che la legge inglese punisce sopra i 10 anni e Camerun ha chiarito in modo secco che chi è abbastanza vecchio per fare del male è abbastanza vecchio per essere punito. Sono le vittime primarie di una sopraffazione politica.
Il sistema ha creato alienazione, assenza di legami sociali, assenza di relazione positiva col proprio ambiente che è vissuto come un sub-ambiente, deprivato dei diritti fondamentali. Questi ragazzi crescono con la convinzione di essere estranei al proprio intorno, sono nemici in casa, il sistema li ha ributtati e loro sanno che il sistema non farà nulla per loro e che loro non devono nulla al sistema. La città esiste in quanto li esclude. I quartieri dormitorio. I tagli alle reti sociali, culturali, sportive, scolastiche, di contenimento e di realizzazione, che sempre si legano ai sistemi classisti e oppressivi e che, ora, con la crisi, falcidiano le possibilità dei più giovani, creano ghetti di malessere e di alienazione.
Il problema delle rivolte inglese non è, come vorrebbe far credere il razzismo della dx, l’immigrazione, è l’alienazione, che colpisce gli immigrati come gli autoctoni. Per questi ragazzi non esiste un ’noi’, esiste un ‘io’ che si unisce ad altri ‘io’ solo saltuariamente nella razzia, nella banda selvaggia, nella distruzione. Essi stanno gridando: “Non esiste qualcosa come la società! Non esisto io!” E tentano impropriamente di riaffermare, con la violenza, se stessi.
Indice notevole di questa anomia da perdita di identità è stato il fatto che la comunità turca, dotata di maggiore spirito comunitario, ha difeso le proprie case e i propri beni dai vandali, riuscendo dove la polizia falliva. Là dove la società esiste, esiste il diritto. Là dove la società diventa sopraffazione politica ed economica, esiste solo la rabbia. Questo dimostra come la disintegrazione sociale sia la causa del fenomeno. Ma la disintegrazione sociale è causata dal fatto che il sistema ha separato il Potere dal Valore.
Dalla Thatcher in poi, il neoliberismo, sistema perverso e classista, ha prevalso in Occidente, peggiorando la vita dei più poveri e spingendo dalla povertà alla miseria, che è anche povertà d’anima, e le cose non sono migliorate con le guerre e la falsa sx di Blair. La crisi attuale ha accentuato i tagli a uno stato sociale che non ha mai brillato in UK. La sanità inglese solo in tempi recenti ha coperto l’assistenza ai più poveri e la scuola è troppo cara per essere, come da noi, un parcheggio per ragazzi privi di lavoro e di prospettive. I tagli più recenti si sono abbattuti, come negli USA, sulle classi più basse. Sono stati appena tagliati i sussidi di solidarietà e le indennità scolastiche EMA, l’anno scorso l’Inghilterra è stata scossa dalle manifestazioni scolastiche e i durissimi tagli hanno portato migliaia di inglesi a manifestazioni pacifiche molto insolite in un paese che scende malvolentieri in piazza per motivi economici. Con la crisi e i tagli a senso unico del governo, la disoccupazione ha infierito su un paese senza più risorse interne e senza più apporti coloniali. Questo rende insostenibile la situazione nelle parti più povere del paese e accentuerà la violenza della reazione sociale dal basso. Le rivolte dei ragazzi sono solo un sintomo, ma le esplosione sociali per il malessere politico ed economico rischiano di essere il flagello dell’Occidente come di altri paesi che si stanno ribellando.
I poveri del mondo non hanno nessuna intenzione di pagare solo loro i pesi di una crisi che è stata prodotta dalla speculazione dei più ricchi.
Ma di questo né Camerun né Johnson hanno parlato. L’Europa tutta e ancora più gli USA non hanno nessuna intenzione di iniziare una critica al sistema. E’ più facile bollare come criminalità comune quanto accade. Ma il neoliberismo con la sua spietatezza ha prodotto una crisi che non farà che allargarsi se questa critica non sarà iniziata. Le rivolte giovanili sono solo il sintomo iniziale che la situazione è rovente. Gli anelli più deboli della catena esplodono e il neoliberismo non può pretendere di liquidarli come movimenti criminali lavandosi le mani delle proprie colpe.

Lettera di mia figlia da Londra
Lei vive a Ealing che è uno dei focolari dei tumulti, mentre mio genero lavora nella City che, paradossalmente, confina coi quartieri più poveri:
“Ho sentito stamattina per un paio di ore i telegiornali prima di partire e nessuno dico nessuno ha accennato a cause per scontri razziali. I più ragionano sul fatto che poiché tutto è cominciato da uno ucciso dalla polizia adesso la polizia ci va con la mano leggera e questo ha creato le condizioni per prenderne vantaggio. In più ci sono tanti giovani un po’ allo sbando come in tutte le metropoli che ultimamente sono stati persi dai servizi sociali a causa dei tagli del Governo. Purtroppo con i telefonini si crea una specie di euforia, questi ragazzi sono tutti esaltati all’idea di mettere a fuoco un quartiere. A Ealing ci sono stati diversi negozi attaccati con gli estintori, per distruggere le vetrine, qualcuno è stato derubato ma la maggior parte mi è parsa di no. Un paio di macchine sono state bruciate ma altri quartieri di Londra hanno avuto veri e propri incendi.
Il proprietario del ristorante italiano vicino a noi ha visto qualche centinaia di ragazzi mezzi ubriachi che arrivavano e uno ha acceso un giornale per dargli fuoco al ristorante. Lui si è precipitato a dir loro: “Prendi quel che vuoi ma non bruciare il ristorante”, e quelli se ne sono andati via senza neanche entrare. La stessa cosa si è ripetuta in una zona turca di un collega di David, i proprietari dei ristoranti si sono messi di fronte ai locali e non sono stati toccati, perché questi sono ragazzi buoni a dar fuoco ma non reali violenti.
Io sono andata nel Centro di Ealing con la mia scopa, ho aiutato un negozio a tirare sui vetri e spazzato un po’ per la strada. Pare che si siano trovati in un centinaio a Ealing oggi, ma la maggior parte delle cose non si potevano toccare perché c’era il cordone della polizia e tutti fotografavano. Ho parlato con tante persone, e come ti ripeto, nessuno, ma proprio nessuno, ha mai nominato il razzismo o la multiculturalià. Semmai i tagli della coalizione e questi giovani che sono un po’ senza casa né storia e non sanno come altro divertirsi, altro argomento è la fiacchezza della polizia, che non ha abbastanza agenti ma che pare anche inadeguata a rispondere.

From now on I will try to live as if my efforts will make a big difference.
Da ora in poi proverò a vivere come se i miei sforzi faranno una grossa differenza.

SI PREPARANO FUTURI TUMULTI
Viviana Vivarelli

L’assurdità del razzismo becero della dx italiana ha preteso di leggere i tumulti inglesi come ‘conflitto interrazziale’ e anche certi giornali ci hanno marciato su. In realtà le cause sono più varie e strutturali, sociali come economiche, e fanno capo alle perversioni di un neoliberismo che ha emarginato i giovani e i poveri e non intende far nulla per correggersi, nessuno dei capi del governo centrale o locale inglese si è permesso di parlare di lotte razziali, solo i razzisti italiani lo hanno fatto, usando, al solito, un’arma di disinformazione di massa.
Forse è bene ricordare che tutte le eccellenze che cacciamo dall’Italia per mancanza di opportunità, altrove sono altrettanti immigrati, come oggi da noi i profughi.
Forse è bene ricordare che quello che facciamo di male ai poveri oggi ci verrà reso in peggio con gli interessi dal mondo di domani.
Forse è bene ricordare che gli Stati ormai sono delle entità insignificanti in un mondo globalizzato.
E che non si può volere la globalizzazione prima e l’emarginazione dopo, perché le due cose non stanno insieme.
Se il lavoro è globale, se la crisi è globale, se il capitale è globale, se la Borsa è globale, se il sistema bancario è globale, se i danni del malgoverno sono globali, non si può poi saltare su e chiedere le oasi razziali.
Il villaggio globale è già inter-razziale e interculturale, e questo è un punto da cui nessuno può tornare più indietro, è un punto di non ritorno, e su cui nessuno può fare più nulla con la pretesa veramente assurda di cacciare gli immigrati, perché a questo punto non esiste più alcuna differenza tra immigrato e non, esiste solo l’uomo universale che rivendica diritti universali. E questa è una realtà con cui bisogna imparare a vivere e che bisogna governare. Non si può pretendere assurdamente di ricacciarla da qualche parte, non si può nemmeno se ci si chiama Breivik!
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Sempre sui disordini inglesi, un’altra cosa da notare è che da una parte l’Inghilterra si vende come Stato di antica democrazia e profonda civiltà, dall’altra presenta un feroce classismo che persiste dai tempi del Commonwealth e vide la divisione feroce tra potenti padroni e servi delle colonie e che resiste fin dai tempi più antichi di una monarchia e di una nobiltà ben distinte dalle plebi senza diritti. Quando il Commonwealth è caduto, è parso non corretto respingere gli immigrati. Il regno Unito aveva depredato i loro paesi e ora non poteva dir loro di stare a casa propria. Per questo la mescolanza di culture è stata, in Inghilterra, molto precedente a quella di altri paesi europei e ha dato, anche, buon risultati, innestandosi su uno stato sociale piuttosto squilibrato, che da una parte concedeva sin troppo (si vedano gli aiuti eccessivi alle ragazze madri che hanno stimolato gravidanze precoci e veri parassitismi), dall’altra proponeva una pessima sanità e scuole fortemente differenziate per zone o per classi sociali, pessime scuole pubbliche accanto a elevate scuole private o confessionali. Quando gli incentivi statali alle scuole o ad altre parti dello stato sociale, sono stati tagliati, la crisi si è fatta sentire fortemente su un paese che ha poche materie prime e si basa essenzialmente sul terziario, settore che con la crisi finanziaria è andato a gambe all’aria. Quando la stampa italiana parla di ‘rivolta delle periferie’, sbaglia, perché molti dei quartieri interessati non sono periferie al modo del banlieu parigino, sono anzi quartieri misti dove a case residenziali si contrappongono case popolari, ma questa mescolanza non ha giovato anzi ha aggravato le differenze di classe.
Ancora una volta l’accento batte non sulla diversità culturale ma su quella sociale ed economica, tanto che molti analisti chiamano questa “una rivolta della società consumistica”.

Nicoletta
Sì, direi che è una buona analisi pero manca un po’ di psicologia degli hooligans. Questi ragazzini sono tutti eccitati all’idea di diventare famosi. Certo c’è tanta alienazione ma c’è anche tanta cretinaggine dovuta a famiglie che forse per motivi economici hanno perso completamente il senso dei valori. Fai attenzione: queste ancora non sono rivolte di studenti universitari contro un regime liberista ma quattordicenni che cercano di rubare una tv o un maglione. La situazione è complicata dall’effetto folla che esalta come ha esaltato i tifosi calcistici per tanti anni all’uscita della partita. Tu li hai descritti come emarginati che si ribellavano al regime o come delle anime perse? Ahimè secondo me è la perdita di servizi sociali la grande colpa. in un clima ,come dici giustamente, di regime neoliberista.
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Analisi di alcuni psicologi dei tumulti di Londra
http://www.bbc.co.uk/news/magazine-14463452

Chiamare questa rivolta ‘inter-razziale’ non ha senso. Solo in certi quartieri la metà dei vandali sembrano essere immigrati. Dai 600 arrestati e dalle foto, appare che sono ragazzini dai 10 ai 14 anni, mossi dall’avidità. In genere il comportamento umano è guidato dalla propria identità e dai propri valori, che ci dicono di non fare certe cose o di non prendere certe cose senza pagarle. Ma in certe situazioni di gruppo queste regole saltano. La morale è inversamente proporzionale al numero delle persone. La maggior parte di questi ragazzi non era mai stata in una rivolta prima d’ora. Guardano quello che fanno gli altri e sono trascinati ad imitarli. Quando la rivolta è scoppiata a Londra, le forze di polizia erano in netta minoranza a causa dei tagli di Camerun e si sono limitati a guardare il vandalismo senza intervenire. Questo ha dato la spinta a fare peggio. Solo dopo tre notti la Polizia ha aumentato le sue forze richiamandole da tutto il paese ma ormai le cose erano degenerate. I vandali si sono serviti della forza dei numeri. In genere si imita ciò che ha successo. Se vedi qualcuno portare via un televisore da un negozio e nessuno lo ferma, ti chiedi: “Perché no? I ricchi hanno queste cose, perché non posso averle io?” Il loro comportamento è stato simile a quello degli hooligan. E’ lo stesso teppismo dello stadio in cui il singolo segue il peggio del gruppo. Per 30 anni l’Inghilterra ha visto un vandalismo simile che partiva dagli stadi. Nel 1980, quando giocava il Manchester United, fu saccheggiata una gioielleria. Nessuno se lo era proposto come scopo iniziale, molti seguirono il gruppo per provare una emozione, il saccheggio fu un bonus in più. In questi giorni è successo qualcosa di simile, i capi hanno attaccato dei negozi, gli altri li hanno seguiti. Per i cittadini normali dar fuoco a un bus o assaltare un negozio è impensabile. Molti di questi ragazzi probabilmente non lo avevano mai fatto prima. Ma nell’eccitazione della folla e sentendosi impunibili hanno cercato il bottino, oggetti di lussi, cellulari, computer portatili, tv a schermo ultrapiatto, vestiti… Si sono ripetute le scene del 1980. Ma questa possiamo chiamarla “una rivolta della società dei consumi”. Le cause no sono riducibili al solo teppismo. Sullo sfondo c’è il disagio crescente di una generazione che si sente emarginata, che ha davanti solo la disoccupazione, che non ha le stesse opportunità di altri, che ha scuole peggiori, famiglie disarticolare, una disparità di reddito che non colmerà mai. La maggior parte di questi ragazzi è povera ed essi sanno che partecipando al saccheggio non avranno niente da perdere. Non hanno una carriera a cui pensare. Non hanno proprietà, non emarginati, delusi, privi di speranza. Essi non sono ‘noi’. Vivono ai margini del mondo, sono incazzati e in grado di fare cose terribili.
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LA RIVOLTA DEGLI ULTIMI
Mary Riddell
The Daily Telegrafh
http://www.presseurop.eu/it/content/article/846121-la-rivolta-degli-ultimi

Non è certo una coincidenza se le peggiori violenze da molti decenni a questa parte si verifichino sullo sfondo di un’economia globale apparentemente in caduta libera. Le cause della recessione, così come le espose J. K. Galbraith nel suo libro intitolato “Il grande crollo”, sono un’iniqua distribuzione del reddito, un settore imprenditoriale dedito al “ladrocinio organizzato”, un settore bancario fiacco, uno squilibrio tra import ed export.
Tutti questi fattori si sono ripresentati oggi. Nella bolla degli anni venti, il 5 % di coloro che percepivano un reddito si metteva in tasca ben un terzo del reddito pubblico. Mai come oggi, la società britannica ripartisce iniquamente tra i suoi cittadini stipendi, ricchezza e opportunità. Soltanto l’anno scorso, le fortune dei mille britannici più ricchi sono aumentate del 30 per cento, raggiungendo così i 333,5 miliardi di sterline (circa 384 miliardi di euro).
I leader europei, compresi il primo ministro britannico e il nostro cancelliere dello scacchiere, erano comodamente distesi al sole su una sdraio mentre Londra era data alle fiamme. Benché l’epicentro della crisi economica contingente sia la zona euro, sono stati gli ultimi governi britannici ad aver lasciato covare la povertà, l’ineguaglianza e la barbarie nella nostra società, esacerbate ora dallo scompiglio finanziario.
La mancata crescita della Gran Bretagna non è un argomento economico di discussione, né una mazza con la quale picchiare il cancelliere dello scacchiere George Osborne, così come la massa di disoccupati, lavoratori non specializzati, demotivati e persone non istruite non è semplicemente una macchia sui registri contabili della nazione. Osservate le squadre di giovani saccheggiatori in azione nelle strade delle nostre città e piangete pure per il nostro futuro. La “generazione perduta” si sta preparando alla guerra.
La memoria conta molto di più della legge
La guerriglia di Londra non è paragonabile alle rivolte “tupperware” di Grecia e Spagna, dove la classe media si è scatenata contro il giorno del (proprio) giudizio. Le violenze di Londra sono la prova che una parte della gioventù britannica – quella che accoltella, spara, saccheggia, opportunisti che si trascinano dietro seguaci impauriti – è precipitata nel baratro di una nazione in pieno disfacimento.
Il fallimento dei mercati va di pari passo con il degrado umano. Nel frattempo, prende piede l’idea secondo cui la democrazia sociale – con i suoi ammortizzatori, l’istruzione così costosa, l’assistenza sanitaria per tutti – sarà insostenibile negli anni bui a venire. In realtà, questa è l’unica soluzione. Dopo il Grande crollo, la Gran Bretagna si riequilibrò, per un certo periodo. Le sperequazioni di reddito svanirono, nacque il welfare, aumentarono la crescita e le competenze individuali.
Quel modello non è esattamente replicabile oggi. Ma, come ha riconosciuto Adam Smith, non è neppure possibile che una società ordinata e ben costituita possa svilupparsi ed evolversi se una considerevole parte dei suoi cittadini vive in condizioni miserabili e, di conseguenza, diventa pericolosa. Questa non è una verità deterministica inconfutabile, in quanto povertà non implica necessariamente mancanza di legalità. Ma, d’altro canto, non è neppure sufficiente a farci disprezzare i manifestanti come se fossero una casta immonda.
I crolli finanziari e le catastrofi umane seguono ritmi ciclici. Ogni volta che si presentano, rischiano di essere più gravi della manifestazione precedente. Come ha scritto Galbraith, per proteggerci dall’illusione finanziaria e dalla pazzia, “la memoria conta molto più della legge”. In un’era di austerità, ci sono diversi lussi che i britannici non potranno più permettersi. E l’amnesia si colloca ai primi posti di quell’elenco.
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Noi siamo depressi, loro sono depressi ma chi organizza la Depressione?
Abba Consigli

Sono 20 anni che il capitalismo, tutore delle libertà, governa il mondo senza la concorrenza nefasta del comunismo e dopo 20 anni ecco un nuova depressione più grave di quella di 3 anni fa. Nel girotondo delle Borse depresse tutti stanno perdendo e l’angoscia rimbalza da una radio all’altra, voci tv che dipingono di rosso i disastri delle piazze finanziarie. E la domanda corre in tante lingue: cosa succederà? Stiamo diventando più poveri, se non poverissimi ma non proprio tutti, a dire il vero: qualcuno guadagna e su chi perde il dubbio non c’è.
Perdono miliardi di persone senza nome e senza risorse da giocare nella roulette della finanza, ma perdono anche i giocatori che si erano illusi di condurre i girotondi e alla fine ne sono espulsi senza capire perché. L’egemonia delle corporazioni condiziona le ambizioni politico- economiche dei paesi G8, G10,G20, numeri di scena perché le strategie che condizionano la vita di tutti vengono prese altrove, fuori da luci e da proclami: sussurri più o meni segreti. Dopo 70 anni di obbedienza disciplinata ci si accorge che le agenzie private di rating, “imparziali e al di sopra delle parti” nel tutelare la trasparenza economica e la solvibilità dei mercati; queste agenzie sono molto al di sotto delle parti: negli ultimi 15 anni stranamente non hanno visto il marcio che cominciava a sconvolgere la prosperità delle società prospere.
Fiducia alla Enron (vicina al giovane presidente Bush) nel cui rogo sono bruciate le fortune di mezz’America. Fiducia perfino alla Parmalat, fiducia – soprattutto – ai bonus dello sviluppo immobiliare che all’improvviso si inginocchia lasciando in eredità alle banche milioni di abitazioni senza valore. Non sempre errori innocenti. L’inchiesta pretesa da Obama porta alla luce pratiche diciamo disinvolte. Prima di valutare i titoli nelle mani o nel progetto di acquisto dei risparmiatori, agenzie come Standard&Poor’s prendevano accordi con le banche che emettevano i titoli sotto osservazione ed è un caso che lo strabismo nefasto nel garantire carte stracce, rientri negli errori delle agenzie troppo vicine alle banche coinvolte. Insomma, conflitto di interessi che arricchiva gruppi delimitati e travolgeva risparmiatori ignari.
Per contrastare il confitto macroscopico e deleterio nel favorire le speculazioni, tre anni fa l’Unione Europea aveva in mente di creare un’agenzia cane da guardia degli interessi del continente. Ma anche a Bruxelles le lobby non scherzano. Proposta acclamata, subito rallentata, quasi dimenticati e adesso S&P da New York manda in tilt le capitali dell’industria e della finanza, Italia e Spagna fanalini di coda che crollano, sembrano riprendersi e poi vanno giù di nuovo. S&P e le sue sorelle non sono le sole madrine del disastro: aiuti consistenti sono venuti da economie e politiche senza tenerezze. Eccone i motivi.
1. Il disagio delle popolazioni meno ricche e meno libere, può aiutare l’economia solo quando le inquietudini si trasformano in confronti armati di una certa dimensione. In questo momento languono . Ne risente l’industria pesante e il mercato che ne accompagna le fortune. Popolazioni arabe nelle piazze ma il tutto si è finora risolto nella guerricciola di Libia e la routine ormai insufficiente dell’Afghanistan, investimenti minimi e nessun impiego massiccio d’armamenti aprono un vuoto che esclude ricerca e mercificazione di una nuova generazione di armamenti.
2. I problemi energetici alimentano l’inquietudine da mezzo secolo. L’industrializzazione dei grandi paesi ex terzo mondo (India, Cina, Vietnam) pretende risorse da individuare, pretesa consolata dalla scoperta di nuovi giacimenti (soprattutto in Brasile), pretesa inquietata perché i territori preziosi non obbediscono al profilo degli stati caserma delle comode monarchie arabe assolute. In questo senso la democrazia è pericolosa: agita inquietudini che deprimono la fiducia dei mercati.
3. Le carestie cicliche e la disoccupazione giovanile generalizzata da 5 anni di instabilità economica, scoraggiano le Borse. La stessa solidarietà che in passato animava interventi produttivi, è ridotta a carità spicciola che non coinvolge minimamente i mercati.
4. Ma il problema grave è la mediocrità dei protagonisti politici ai quali la rappresentanza democratica affida la risoluzione delle crisi e le linee strategiche della ripresa. La destra repubblica dei Tea Party ha giocato al braccio di ferro con Obama incurante dei disastri che stava provocando nel mondo dell’economia e della finanza. Ma il Tea Party è un virus ormai diffuso ovunque. Il Tea Party dei brianzoli Bossi, Calderoni, ministro Brambilla inaugurano tre ministeri a Monza con l’allegria di chi non tiene conto di cosa stava succedendo a Wall Street. Senza contare la mediocrità bottegaia del presidente Berlusconi: impegna il Parlamento nel processo lungo che lo salva dalla probabile condanna Ruby per poi sbrigare la crisi con parole concrete come la promessa di aprire una casinò a Lampedusa. Vuoto insopportabile nella coalizione dell’euro e Banca Europea, Germania e Francia, ne commissionano il potere: l’ Italia dipende da loro e il Cavaliere obbedisce dalle vacanze in Sardegna. Non possono essere questi gli uomini ai quali affidare l’operazione ripristino della fiducia. Se deve essere così, val la pena perdere provvisoriamente la sovranità e lasciare che altri decidano per noi in attesa di una classe politica magari non eccellente ma appena normale.
..
RIDIAMARO : – )

JENA
ULTIMO
Tra B e Tremonti chi si dimetterà per ultimo? Il peggiore.
..
ERRATA CORRIGE
Uno spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro del capitalismo.
..
ADESSO
Volete scommettere che adesso la sx lo chiamerà compagno Marchionne?
..
NOTIZIE?
Tremonti spiato dalla Finanza
B minacciato da Gheddafi
Napolitano rapito dai marziani.
..
DIMISSIONI
«Mi sono dimesso da inquilino». Coraggio Giulio, puoi fare di meglio.
..
Viviana
L’UTILIZZATORE FINALE

B ha battuto tutti i record di sfacciataggine invitando gli Italiani a investire nelle sue azioni.
E ci è andata anche bene che non ci ha invitato a investire nelle sue puttane!
..
La giornalista Maria Cuffaro legge una nota ufficiale diramata dal Governo per rassicurare gli Italiani : “I marziani sono tra noi, ma non costituiscono un pericolo”
E infatti: se li sono mangiati i berlusconiani.
..
http://masadaweb.org

13 commenti »

  1. Perchè solo Bossi o Berlusconi ?
    Io mi preoccupo per la gente che vota TUTTA la casta politica italiana, nessuno escluso
    perchè forse il Prodi non ha nssuna colpa? Ed il Bersani di turno nemmeno?
    Non facciamo distinzioni per favore perchè è tutta la classe politica corrotta, becera e mechina!

    Commento di xTen — agosto 11, 2011 @ 10:32 am | Rispondi

  2. http://www.reset-italia.net/2011/08/12/donne-riprendetevi-tutto/


    Un amico tunisino, Mounir Romdhani, recentemente è ritornato nel suo paese dall’Italia e a pedali di bicicletta. Ha nominato tante volte le donne…oggi ne riscrivo io delle Donne e rivoluzioni arabe. Ricordate Amel Mathlouthi ? Canta la Libertà.
    Ho letto su Peacereporter Tunisia, donne manifestano contro discriminazioni di genere: “Decine di donne tunisine hanno manifestato ieri a Tunisi, davanti al palazzo del governo, per chiedere l’eliminazione delle discriminazioni di genere nella prossima Costituzione. All’interno del palazzo, il Consiglio dei ministri stava discutendo sulla posizione da prendere circa la Convenzione di Sidaw, un documento adottato dall’assemblea Generale Onu sui diritti delle donne. Oltre alla formalizzazione dell’uguaglianza tra i due sessi, le donne chiedono la modifica della legge sull’eredità: secondo la Sharia una donna ha diritto alla metà di quanto ereditato da un uomo. Il Codice di statuto personale, approvato dall’ex presidente Habib Bourguiba, riconosce già alcuni diritti alle donne tunisine: la poligamia è vietata e il potere di decisione sul divorzio è affidato a un tribunale laico.” E allora rammento Tunisi: donne nella rivoluzione. Era l’ 8 marzo 2011.

    Un grande silenzio continua ad accompagnare questa follia senza stagione, inizio e fine. Si staglia nella mia memoria una donna indiana come Sampat Pal Devi e la sua Pink Gang by Enrico Bisi.

    “Questo dico alle donne, se vi guardate la mano aperta le dita hanno l’aria di essere così sole, ma se le chiudete allora vi renderete conto che vi potete battere” L’ ha detto lei, Sampat Pal Devi e c’è da crederle.
    Donne prendetevi quello che non vi danno, a voi che non avete niente, riprendetevi tutto. Non è più tempo di attese.
    Doriana Goracci

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2011 @ 7:13 am | Rispondi

  3. Dalla mia esperienza di dirigente espulsa come usciere dalla Regione Campania
    suggerisco che SI DEBBA LICENZIARE NELLA P.AMMIN. COLORO CHE SIANO
    DIVENTATI DIRIGENTI SENZA TITOLI, esaminare interventi e delibere che
    abbiano attuato nella loro attività e POTERLI LICENZIARE a pulizia della
    P. Amm. come ad esempio coloro che mi hanno perseguitato legalmente
    per anni sostenendo che non fossi adeguata :
    SI PUO’ LICENZIARE MA CON CRITERIO DI PULIZIA !

    arch. Graziella Iaccarino-Idelson Napoli

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2011 @ 7:15 am | Rispondi

  4. Qui Londra. La cosa più intelligente che ho sentito è che ci sono dei quartieri di londra dove c’è una miscela esplosiva di costruzione edile selvaggia, concentrando troppe persone nello stesso quartiere, aggiunta al fatto che i servizi sociali sono sotto taglio dalla coalizione centro destra e che ci sono diverse comunità diverse (leggi diverse nazionalità) che non legano perché manca il tessuto sociale dato l’incremento troppo rapido di popolazione e i tagli sociali
    questa miscela fa sì che un incidente che è avvenuto sabato è stato preso come scusa per dare il via agli scontri sociali, e come al solito, si scopre che quando la gente prende le strade non ci sono abbastanza poliziotti a tenergli dietro
    in più i servizi di polizia sono stati tagliati a loro volta pesantemente riducendo il numero degli agenti disponibili e quindi ne stiamo pagando le conseguenze
    Nicoletta

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2011 @ 7:22 am | Rispondi

  5. Cominciamo a ridurre gli stipendi al Governo, a dimezzare deputati e senatori
    ad eliminare le province ed i Comuni troppo piccoli, a far dimettere tutti gli
    IMBROGLIONI E GLI INDAGATI . Legge che elimini CHI HA INTERESSI DIVERSI
    DALLA POLITICA ( INPRESE, AVVOCATI ETC) E una legge elettorale che ci
    faccia votare CHI VOGLIAMO NOI ( non il PORCELLUM !)

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2011 @ 7:22 am | Rispondi

  6. La CASTA NON SI TOCCA ! DECRETO economico ingiusto e da RITIRARE !
    Imprese, grandi affaristi NON VENGONO TOCCATI ! la CASTA MAGNA !
    RITIRATE IL DECRETO è TROPPO INGIUSTO ! chi non paga le tasse viene
    salvato ! cominciamo da EVASORI E CAMORRISTI o dobbiamo pensare che anche nel Governo ci siano collusi ?
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2011 @ 4:59 pm | Rispondi

  7. Rispondo a Nicoletta. A te un grande abbraccio

    Giorni fa, ho ascoltato incuriosita, un’intervista su un convegno tenutosi in Emilia, di come dovrebbe esssere un buon concime.
    All’inizio, pensavo fosse uno scherzo del cronista, ma, man mano che venivano spiegate le caratteristiche, ho capito che c’era tanta saggezza, esperienza e tanto amore, in questo.. Deve essere inodore, leggero, per rilasciare gradatamente le sue proprietà che devono rimanere a lungo nel terreno e non vadano ad intaccare le falde acquifere. Dopo qualche giorno è esplosa ad Oslo una bomba fatta con concimi chimici. Sono ancora inorridita e non riesco a mettere insieme queste due realtà..
    Gigliola

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 6:55 am | Rispondi

  8. PAPA IN CARCERE CON 2 STIPENDI ! vergogna !
    Stipendi di deputati, magistrati e professori universitari NON SIANO PIù CUMULABILI !

    ED ANCHE LE RISPETTIVE PENSIONI ! è UNA VERA VERGOGNA DI FRONTE A TANTI GIOVANI ! Si chieda modifica alla MANOVRA ECONOMICA SUBITO ! VERGOGNA !
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 6:58 am | Rispondi

  9. Sensazioni

    non posso certo parlare di politica, economia, finanza e informatica, non essendo esperto in alcuna di queste materie e anche di altre, potrebbe questo però essere un vantaggio in quanto la mia visione non risulta polarizzata su un settore particolare con quelle attenzioni unilaterali tipiche degli specialisti.

    Io non credo che il “dramma attuale” sia imputabile ad una sola causa o comunque ad una causa preminente: ora la finanza, ora le imprese, la globalizzazione….

    E’ una situazione dovuta, stante le condizioni che l’hanno determinata. Il progresso tecnologico innanzitutto: ha determinato un aumento di produttività e contrazione dell’occupazione con la conseguenza di creare occupazione passiva e debito pubblico. Questo perchè è evidente che il produttore non intende modificare il profitto e anche mantenerlo implica problemi crescenti quali i costi dei finanziamenti l’espansione verso nuovi mercati, accordi, fusioni, concentrazioni. Giochi che coinvolgono sempre più la finanza la quale diventa il vero arbitro e capisce che può governare a suo piacimento inventando anche metodi per produrre capitale immaginario.

    Una sensazione insistente mi dice che le cifre iperboliche di debito, di bond e bund, di future ecc ….sono solo numeri scritti, nemmeno sulla carta, ma nel computer e che si potrebbero eliminare semplicemente con il tasto “delete” senza che nulla accada perchè esse esistono solo in virtù del fatto che i partecipanti al gioco le riconoscono come se fossero vere ma il giorno in cui un giocatore si ritirasse, per non far cadere il castello di carte, si provvederebbe ad una cancellazione delle cifre fantasma. A chi giova? Se io presto 100 fantamiliardi e mi restituiscono 100 fantamiliardi più gli interessi, posso passare all’incasso tre o quattro miliardi reali di interessi. Sensazioni…

    Mi ricordo la dichiarazione unilaterale di Nixon sulla non convertibilità del dollaro in oro. Probabilmente è stata questa la svolta perniciosa che ha condotto all’economia virtuale.

    Perchè non dichiarare l’inconvertibilità del debito? O rifiutare le certificazioni delle società di rating? In un mondo di convenzioni… In attesa di meglio, si potrebbe impostare la moneta globale che, anziché volatile, sia solida, molto, cioè l’oro rappresentato da banconote rigidamente agganciate ad esso.

    Poiché la stima è che i capitali circolanti superino di oltre quindici volte il valore della produzione mondiale, non dovrebbero esserci difficoltà a cancellare l’eccesso….

    in altri termini la moneta circolante dovrebbe essere solo quella necessaria agli scambi delle merci con riserva su come finanziare gli investimenti produttivi.

    Privatizzare, vendere tutto il vendibile! Trasferire il costo dei servizi direttamente ai cittadini! E poi? Dato che questa politica tampona ma non risolve, in breve ci si ritroverebbe nella necessità di vendere ancora, ma che cosa? Forse sarebbe meglio vendere un pò della scorta di oro, non esiste anche per questo? Certo non procurerebbe vantaggi a chi potrebbe comprare aziende avviate per due soldi..

    Si stanno accumulando le condizioni per un dovuto cambio di tendenza….

    Alberto Albertini

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 6:59 am | Rispondi

  10. ALLEGO UN’ ASSAI APPROPRIATA VIGNETTA ALLA SITUIAZIONE ATTUALE, ANCHE SE LA VIGNETTA E’ DATATA. E’ un po’ …osée.

    Franco

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 7:00 am | Rispondi

  11. intervista al Vice Sindaco SODANO ! NO INCENERITORI ! ACERRA ci è bastato !
    I Napoletani hanno avuto l’INCENERITORE DI ACERRA che è ENORME e NON FUNZIONA !
    fu inaugurato da BERLUSCONI BASSOLINO E BERTOLASO e ha sempre funzionato in piccola parte perché fu smontato da BRESCIA perché là non funzionava ! ORA BASTA INCENERITORI ! SOLO RICICLO come a VEDELAGO ! Siamo tutti d’accordo con Sodano ! Grazie De Magistris, grazie Sodano !!!

    Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 7:01 am | Rispondi

  12. Manovra economica: quanto pagano le grandi imprese ? grondano sangue ?
    Le grandi Imprese GRONDANO SANGUE ! POVERINE !
    In Campania NESSUNA PROVINCIA ABOLITA !
    Il PORCELLUM non deve essere modificato come MANOVRA ECONOMICA ?

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 7:02 am | Rispondi

  13. SCEPSI NELL’INSURREZIONE

    Con rapidità impressionante il castello del capitalismo finanziario sta crollando, e la civiltà sociale costruita dal lavoro e dalla scienza nei secoli della modernità rischia di rimanere sotto le sue macerie. Solo l’autonomia del lavoro cognitivo potrà salvare la civiltà sociale, e questo è il compito politico, scientifico, e poetico che siamo chiamati a svolgere.
    Quel che accade in questi mesi cambia definitivamente il corso delle nostre vite, e la prospettiva storica e politica in cui ci troviamo. La storia del capitalismo borghese è finita e al suo posto vediamo delinearsi una forma di dittatura finanziaria, portatrice di barbarie e di miseria.
    Paradossalmente proprio il collasso dell’Unione europea riporta l’Europa al centro del mondo.
    Inizia un decennio di conflitto insurrezionale che si dispiegherà su tutto il territorio europeo perché questo è il luogo in cui è in gioco l’eredità dell’umanesimo dell’illuminismo e del socialismo che la dittatura finanziaria sta distruggendo.
    E’ grazie agli effetti della recessione occidentale che esploderà la rivolta degli operai indiani e cinesi quando le merci da loro prodotte non troveranno più acquirenti nell’occidente impoverito. Mai come ora la rivoluzione mondiale fu all’ordine del giorno. La follia volontarista del comunismo isterico novecentesco si è conclusa, come doveva, tragicamente, lasciandosi alle spalle cinismo e paralisi del pensiero. Ma il collasso d’Europa riporta il dramma della
    lotta fra le classi nel punto in cui Marx lo descrisse: Londra è in fiamme.
    Dopo aver predicato per venti anni competizione e consumismo, gli ipocriti dicono oggi che i ribelli inglesi non hanno ideali se non fare la spesa senza pagare. Non è chiaro di quali ideali stiano parlando, ma è meglio si mettano il cuore in pace: la generazione precaria, espropriata di tutto, anche del futuro, inizia la sua rivolta afferrando quel che le occorre senza chiedere permesso. Ma la rivolta non si ferma qui, perchè il lavoro precario è anche lavoro ad alto contenuto intellettuale. Ora insorgiamo, perchè è l’unico modo per riconquistare il nostro territorio di esistenza. Poi ricostruiremo tutto secondo scienza e coscienza. perché soltanto noi, i ribelli precari e cognitivi, liberi dal dogma neoliberista, saremo in grado di farlo.
    Un passaggio gigantesco della storia del mondo, la crisi del capitalismo globale e l’emergere del cognitariato come classe universale, si sta svolgendo per così dire senza parole. Il pensiero fa scena muta. Assorbiti dal dogmatismo servile, e nella migliore delle ipotesi ridotti alle forme miopi del giornalismo, gli intellettuali non pensano, non sanno immaginare oltre la presente apocalisse. Ma qualcuno deve assumersi questo compito.
    Per questo prima che la situazione precipitasse abbiamo costruito una scuola europea per l’immaginazione sociale.
    SCEPSI è un nucleo che irradia progetti di conoscenza e di innovazione autonomi dalla catastrofe del capitalismo finanziario. Nei prossimi mesi SCEPSI sarà impegnata nell’organizzazione di seminari capaci di accompagnare immaginativamente l’insurrezione.

    Franco Berardi

    Commento di MasadaAdmin — agosto 14, 2011 @ 7:04 am | Rispondi


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