Nuovo Masada

luglio 26, 2011

MASADA n° 1309 26/7/2011 VERTIGINE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:49 am

Da Forza Italia a Povera Italia – La strage di Oslo – Il processo lungo – Signore mazzette – Bustarelle europee – Il mondo alla rovescia – Di che colore è la democrazia – I tempi della stasi – Aria d’orrore – I bambini afgani – La tempesta perfetta – Il fuoco amico che brucia l’Italia – Questo Governo se ne deve andare! – La differenza tra Tremonti e il palo di una banda di rapinatori – Ho imparato dal referendum…- La violenza in Val di Susa

L’antropologa Margaret Mead ha detto: “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini preoccupati possa cambiare il mondo. In realtà, è l’unica cosa che sia mai accaduta“.
..
Walt Whitman
“O me o vita!
Domande come queste mi perseguitano.

Infiniti cortei di infedeli,
città gremite di stolti,
che v’è di nuovo in tutto questo?
O me o vita!
Risposta:
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
che il potente spettacolo continua
e che tu puoi contribuire con un verso”.
“Che il potente spettacolo continua e che tu puoi
contribuire con un verso”.
Quale sarà il tuo verso?”
..
LA STRAGE DI OSLO
Ilvo Diamanti

“E’ difficile sopportare il disagio e la vertigine prodotti da questa vicenda. Troppo incoerente e irragionevole di fronte alle nostre ragioni – e alla nostra ragione. Noi: costretti ad ammettere che l’Odio può esplodere dove si coltiva il bene comune. In modo più violento che altrove. E si può esprimere, in modo in-descrivibile, nel “nostro” mondo, per mano dei “nostri”. Non dell’Altro: il “nemico” islamico e terrorista. “
Il Male che si nasconde – e cresce – dentro di noi. Non sopporta il futuro. Né il bene comune. Soffre i giovani che si impegnano per gli altri. Talora esplode, deflagra. Una furia cieca e sanguinaria. Contro di loro. Il bene comune, i giovani, il futuro.”

Bernardo Valli

“..l’opposizione all’immigrazione, in particolare a quella musulmana, al multiculturalismo.. rafforza i movimenti populisti solerti nel presentarsi come difensori dell’identità nazionale o dei particolarismi regionali. Ed anche se quei partiti non predicano la violenza, creano un clima di odio che la favorisce, anche a livello individuale. Una violenza non riservata alla Norvegia.. nazionE tollerante, ma possibile in paesi, con tradizioni meno virtuose.
La lotta al terrorismo di origine islamica è stata e resta giusta, indispensabile, e dopo l’11 settembre non poteva che mobilitare la quasi totalità delle varie intelligences occidentali. Ma si può sostenere, come il New York Times, che probabilmente si è sottovalutato il pericolo del terrorismo di estrema dx. L’attentato alle Torri Gemelle ha fatto dimenticare quello avvenuto 6 anni prima, a Oklahoma City, dove un estremista di dx uccise 168 persone con un ordigno a base di fertilizzanti, come quello piazzato nel centro di Oslo.

È stato dato anche scarso rilievo a quel che è accaduto lo scorso novembre nella città svedese di Malmo, dove un uomo è stato arrestato con l’accusa di avere aggredito una dozzina di immigrati uccidendone uno. Sempre in Svezia un partito di estrema dx, quello dei Democratici svedesi, ha ottenuto il 5,7 % dei voti ed è entrato per la prima volta in Parlamento. In Danimarca il Partito del Popolo danese ha 25 seggi su 179 e in Olanda il partito di Geert Wilders, il Partito della Libertà, ha ottenuto il 15,5% alle ultime votazioni. Ciò prova la crescita dell’estrema dx nell’Europa del Nord”

Da Forza Italia a Povera Italia, B finisce così
Raniero La Valle

Era cominciata con uno slogan baldanzoso, ottimistico, allegro, “Forza Italia”, che evocava gioie e vittorie, un po’ come la “gioiosa macchina da guerra” del Grande Distruttore Occhetto, e finisce con una esclamazione amara, che sta sulle bocche di tutti, in patria e all’estero, sui giornali e nelle Cancellerie, ed evoca frustrazione, dolore, sconfitte: “Povera Italia!”
L’Italia è diventata più povera nel lungo ciclo berlusconiano, le cui ultime convulsioni, ancora dettate dalla protervia e dall’arroganza di chi in nessun modo vuole lasciare un potere che più non gli compete, riempiono le cronache politiche, giudiziarie ed economiche di queste settimane estive. Ma questa povertà non è solo di denaro, non è solo delle famiglie, delle imprese, dei giovani che vedono isterilirsi il futuro. È una povertà più profonda. Sono le speranze che sono venute meno, è il senso di appartenenza a una stessa comunità politica che sembra perduto, a favore di quella lotta di tutti contro tutti che nell’attuale politica ha il suo modello ed il suo paradigma; è la stima in quanti rendono un servizio pubblico che è entrata in crisi, e non perché essi rubino (la maggior parte non lo fa) ma perché non pensano per niente al pubblico, e perché è passata l’idea che il servizio pubblico – dal capo del governo al funzionario che sta allo sportello – non è che uno dei modi per provvedere ai propri interessi privati. Né la cultura (è stata proclamata la morte di tutte le culture novecentesche) né l’etica (distrutta dal moralismo ed esaurita in pure e semplici petizioni di principio) sono più in grado di esercitare una funzione aggregante: “non c’è più la colla”, diceva già Giuseppe Dossetti.
In tutto questo l’Italia ha cessato di essere felice. Problemi ne ha sempre avuti, ma mai aveva perso il gusto della vita, la gioia di parlarsi, di stare in relazione. Naturalmente non si può dare la colpa al governo, alla maggioranza, alla Confindustria, alla Fiat, alle regioni, alla politica se la gente non è felice. La felicità la politica non la può dare, né gliela si può chiedere senza perdere la libertà. Però l’uomo ha il diritto innato di cercare la felicità (lo diceva anche la Dichiarazione d’indipendenza americana), e compito della Repubblica, come dice la Costituzione al suo articolo 3, è di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono di perseguirla; le effettività dei diritti, al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, non sono la felicità ma sono le vie per cercarla.
L’ideologia della dx al potere in regime bipolare ha radicalmente e in via di principio negato questo ruolo della Repubblica; lo Stato minimo, lo Stato che pezzo per pezzo smonta l’edificio della sicurezza sociale, lo Stato che non mette le mani in tasca ai cittadini ricchi e quelli poveri li manda a mani vuote, non fa spazio alla società, la abbandona. E se poi propone dei modelli di felicità, questi sono miserandi. Per il partito di B la felicità sta nel non pagare le tasse, nell’avere giudici rattrappiti perché si possa più facilmente delinquere avendo buoni avvocati, sta nella modalità consumistica del vivere e nella esclusione dal messaggio mediatico e televisivo di ogni traccia di informazione e di cultura; per la Lega nord la felicità sta nella sicurezza, nell’egoismo di razza e di nazione, nella cancellazione dello straniero, e in quel federalismo che consista nel non far uscire i soldi dal Nord e portarvi almeno due ministeri dal Sud.
Sarebbe sbagliato attribuire questo sfacelo a una forza del destino, a un improvviso degrado dello spirito italiano, a un inopinato rovescio economico. L’Italia è stata sciupata con lucida determinazione, anno dopo anno, a partire dalle prime riforme elettorali, a partire dai tentativi di mettere sotto controllo la magistratura prima ancora di Tangentopoli, a partire dai primi attacchi al principio della rappresentanza, a partire dalla pretesa, avanzata già da Cossiga, di liquidare l’impianto costituzionale del ’48 per dar luogo a una seconda Repubblica cesarista ed extraparlamentare.
È un miracolo che dopo 20 anni il lungo lavoro eversivo non sia giunto a compimento, che grandi risorse di democrazia e di solidarietà siano ancora presenti nel Paese, e che la Costituzione possa ancora essere salvata. Ma deve esser chiaro che di questo si tratta quando si discute di bipolarismo, di referendum elettorali, quando, nonostante la prova fallimentare del nuovo sistema, si dice che “non si può tornare indietro”, quando sotto il pretesto di tagliare i costi della politica, si vogliono in realtà abolire i costi della democrazia e quando a sx si insiste sulla sciagurata “vocazione maggioritaria” del partito pigliatutto per rendere eterni i governi.
Quella che dobbiamo fare non è una scelta alchemica tra quel tanto di maggioritario o di proporzionale che dovrebbe avere il nuovo sistema elettorale, in un solo turno o due turni, è una scelta di civiltà e di rilegittimazione politica.

Armando di Napoli ricorda:
Pasolini

La santa
violenza sui rozzi cuori il clero
calca, rozzo, e li asserva a un’infanzia
feroce nel feudo provinciale l’Impero
da Iddio imposto: e il popolo canta.

Un grande concerto di scalpelli
sul Campidoglio, sul nuovo Appennino,
sui Comuni sbiancati dalle Alpi,
suona, giganteggiando il travertino
nel nuovo spazio in cui s’affranca
l’Uomo: e il manovale Dov’andastà
jersera… ripete con l’anima spanta
nel suo gotico mondo. Il mondo schiavitù
resta nel popolo. E il popolo canta.

Apprende il borghese nascente lo Ça ira,
e trepidi nel vento napoleonico,
all’Inno dell’Albero della Libertà,
tremano i nuovi colori delle nazioni.
Ma, cane affamato, difende il bracciante
i suoi padroni, ne canta la ferocia,
Guagliune ‘e mala vita! in branchi
feroci. La libertà non ha voce
per il popolo cane. E il popolo canta.

Ragazzo del popolo che canti,
qui a Rebibbia sulla misera riva
dell’Aniene la nuova canzonetta, vanti
è vero, cantando, l’antica, la festiva
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insieme
d’imminente riscossa, in mezzo a ignari
tuguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare.

Nella tua incoscienza è la coscienza
che in te la storia vuole, questa storia
il cui Uomo non ha più che la violenza
delle memorie, non la libera memoria…
E ormai, forse, altra scelta non ha
che dare alla sua ansia di giustizia
la forza della tua felicità,
e alla luce di un tempo che inizia
la luce di chi è ciò che non sa.

Il processo lungo
Viviana Vivarelli

Siccome non gli bastava il processo breve, ora B si è inventato il processo lungo. Cadono tutti i motivi di equità addotti per difendere il processo breve, ma evidentemente i berlusconiani, che quei motivi avevano difeso a spada tratta, non battono ciglio e fanno finta di non vedere, da veri ipocriti, che il processo vien strattonato in qua o in là per garantire comunque l’impunità a B e che della giustizia B se ne frega. Possiamo ipotizzare per certo che il nuovo Ministro della Giustizia, se ci sarà, sarà scelto tra i succubi di B, gli yesman, quelli che lavoreranno solo per tenerlo fuori dai guai giudiziari, proponendo e riproponendo espedienti già respinti come incostituzionali e fregandosene altresì del referendum popolare che a maggioranza del 97% ha decretato che la gente non ne può più delle leggi ad personam, inventate solo per non processare il solito delinquente. La cosa più infame dei cloni di B è che, qualunque cosa egli faccia, disfacendo quel che aveva fatto in precedenza, in una continua contraddizione di ciò che ha detto o fatto, gli troveranno sempre delle ottime scusanti pur di rifiutare di riconoscere l’evidenza di un abuso di potere, esercitato da un uomo solo che agisce solo per se stesso, per il proprio utile, per il proprio interesse, per la propria impunità mandando a picco il resto del paese.

DI PIETRO

Mentre tutto il nostro Paese è costretto a tirare la cinghia, combatte con la disoccupazione e la cassa integrazione, non arriva a fine mese, ogni giorno si scopre che qualche politico e qualche amministratore si arrotonda lo stipendio con le mazzette. A parole tutti dicono di voler risolvere questo scandalo permanente, a fatti no. Al punto in cui è arrivato il degrado, non ci si può accontentare dei codici di autoregolamentazione etica. La corruzione è dilagata al punto che nessun partito è salvo a priori. Ci vogliono leggi precise semplici e rigorose, come quelle contenute nella convenzione di Strasburgo e come quelle che abbiamo proposto noi dell’IdV: ineleggibilità dei condannati, divieto di assumere incarichi di governo centrale o locale per gli indagati, esclusione dalle gare d’appalto per le aziende condannate per reati contro la pubblica amministrazione. Questo governo e questa maggioranza leggi del genere non possono approvarle, perché tutta la loro politica è sempre andata nella direzione opposta e non bisogna illudersi che le cose siano cambiate. B vuole restare al governo proprio per provare ancora a usare le istituzioni come uno scudo contro la giustizia. Ci ha provato con il codicillo che gli permetteva di non pagare la multa per l’inghippo Mondadori. Ci proverà di nuovo la prossima settimana con l’ennesima legge ad personam, il “processo lungo”. C’è un solo strumento che può fermarlo, lo stesso che ha permesso i referendum: la mobilitazione democratica, la pressione e la vigilanza della Rete. E’ la partecipazione diretta dei cittadini e la loro voglia di dire basta.

Mariarosa segnala:
GIUSTIZIA AD PREMIER

Caselli: “Con il processo lungo in discussione al Senato c’è pericolo di affossare i processi. Anche quelli di B
Il discorso che il 21 luglio il Capo dello Stato ha rivolto ai 253 vincitori dell’ultimo concorso per l’ingresso in magistratura è stato salutato dai politici con plauso pressoché unanime. Non poteva essere diversamente, era pieno di moniti ai giudici perché evitino abusi o storture capaci di fomentare il conflitto fra magistratura e politica. Ma così sembra che la colpa di tale conflitto sia solo dei magistrati, senza farsi minimamente carico delle proprie responsabilità. Peccato che si tratti di una guerra dichiarata dai politici unilateralmente e che i magistrati debbano subire assalti sol perché, facendo il loro dovere, cercano di applicare la legge in maniera eguale per tutti
Ma Napolitano ha parlato anche di inefficienza del sistema che deve essere riformato. Invece si torna all’ennesimo sabotaggio della giustizia per favorire interessi particolari, come il processo lungo. E visto lo sfascio della giustizia italiana, allungare i tempi già interminabili del processo è come abbattere una diga mentre arriva una inondazione
La nuova legge dà alla difesa un potente armamentario di rallentamenti del tutto ingiustificati del processo – in violazione del principio costituzionale di ragionevole durata – sotto le mentite spoglie di un rafforzamento dei diritti della difesa. Il fulcro della novità sta nel divieto per il giudice di escludere le prove manifestamente non pertinenti.

Mariarosa segnala:
Da martedì in Senato scatta l’ennesima norma ad personam per salvare B
Li Gotti

Finito il letargo consigliato dalle elezioni di maggio, B torna alla carica con leggi ad personam: martedì il Senato discuterà il processo lungo che emarginerà le sentenze definitive utilizzabili in altri processi. Le norme si applicheranno anche ai processi in corso,e così B paralizzerà il processo Mills presentando liste infinite di testimoni anche per dire la stessa cosa,ad es. che non sanno nulla. Ma nessuno potrà impedirlo. Prendiamo ad es. un omicidio in uno stadio,diventano testimoni tutti gli spettatori anche se le circostanze sono state ricostruite con certezza (ad es. un filmato).Lo chiamano diritto alla prova. Falso: è il diritto a far morire i processi rendendoli infiniti. Questa la giustizia che vuole B e questo è il ‘nuovo corso’ del partito degli onesti. Insomma nulla di nuovo sotto il sole: il lupo non perde né il pelo né il vizio.
Ma un altro pericolo: nello stesso disegno di legge si vuole riscrivere l’art.238 bis del codice di procedura con un regalo al crimine organizzato, abolendo un importantissimo strumento giudiziario di contrasto alla mafia, introdotto all’indomani della strage di Capaci. Esso consente di utilizzare le sentenze definitive come prova dei fatti con esse accertati(ad es. l’esistenza dell’organizzazione criminale in un determinato contesto territoriale e ambientale, la sua strutturazione e gli adepti). Se passasse la riforma voluta dalla maggioranza si dovrà,in ogni processo,ricominciare da zero anche per provare l’esistenza di cosa nostra o della camorra o della’ndrangheta. Insomma un grosso aiuto agli accusati di mafia. Vorremmo sapere cosa ne pensa Maroni, considerando che la sciagurata proposta è stata votata in commissione anche dalla Lega. Il fatto è gravissimo e smentisce tutti i proclami proprio all’indomani dell’anniversario della strage di via D’Amelio.
Ps
Napolitano firmerà questo SCEMPIO che è la MORTE sicura del processo?

BUSTARELLE EUROPEE
Viviana Vivarelli

Hanno attaccato De Magistris in ogni modo per avere abbandonato il Parlamento europeo, come se esso rappresentasse il non plus ultra della Giustizia e come se De Magistris, restando lì, potesse fare molte più cose che a Napoli e potesse meglio combattere la corruzione politica. Ma è davvero giusta questa rappresentazione?
Leggiamo che nemmeno Bruxelles brilla per lotta al malaffare. Sembra che alcuni deputati abbiano pagato bustarelle a giornalisti spacciati per lobbisti. Ma l’inchiesta sulle bustarelle non procede perché da mesi l’Ufficio anti frode europeo diretto dall’italiano Giovanni Kessler si vede negare l’accesso ai locali del Parlamento europeo per investigare.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/la-corruzione-coinvolge-4-paesi-europei-su-5-la-ue-prepara-un-report-sui-casi-piu-gravi/116480/
Leggiamo anche che la Comunità Europea si è data una legge anticorruzione, ma, guarda caso, il nostro B tanto ligio alle direttive europee quando deve comprimere beni collettivi, diritti del lavoro o welfare e quando deve importare polli alla varecchina, Ogm e beni cinesi, non ha ratificato questo legge contro la corruzione.
A RaiNews24 hanno appena trasmesso un reportage con le interviste ad alcuni parlamentari europei, specialmente francesi , in merito alla legge sulla Corruzione. Che cosa hanno detto?
Che l’Italia non l’ha ancora ratificata!.. e che se dovesse farlo, il reato porterebbe DRITTO DRITTO a Berlusconi, il primo corrotto e corruttore d’Europa!
..
Il mondo si tiene in catene con due armi: l’ignoranza e la paura.
Ma può risorgere con due mezzi: la conoscenza e la speranza.

Viviana
..
Non ci viene chiesto di essere conformisti di sx o di dx
ci viene chiesto di provare a diventare
uomini liberi.

Viviana
..
Cesare Beccaria

Se tutto va bene in giro per le strade di Roma ci sono appena 50 volanti della polizia. Le macchine dedicate alle scorte di politici, magistrati e imprenditori anche se tutto va male sono invece 300. Sei volte di più. E ancora: la Questura di Roma per coprire tutte le esigenze della Capitale e di molti comuni della provincia dispone di 6.000 agenti, mentre solo per le scorte gli uomini sono un migliaio. D’altronde, a Roma sono duemila coloro che hanno chiesto, ottenuto e tutt’ora godono di misure di sicurezza. l’individuo più debole si consola con l’illusoria idea di essere, comunque, sempre superiore a qualcun’altro, e questo per il genere umano è un grosso guaio.

Nel nostro tempo, le principali via sociali in fuga sono la sottomissione a un capo, come è accaduto nei paesi fascisti, e il conformismo ossessivo, che prevale nella nostra democrazia.
E. Fromm
..
IL MONDO ALLA ROVESCIA
Ciro

Piano piano ci hanno fatto credere che fosse il vero mondo, la realtà, l’inconfutabile.
Ci hanno convinto che consumare oltre le esigenze fosse cosa giusta. Ci hanno illuso che drogarsi di televisione fosse salutare o quantomeno innocuo. Ci hanno fatto credere e convinto che la politica fosse giusto farla con ballerine, presentatrici e attori di dubbia fama e spessore artistico. E con questo non intendo portare il solito attacco a B che a mio parere e’ sempre stato un burattino i cui fili sono stati tirati da poteri ben più forti ed al di sopra di noi comuni mortali.
In una parola hanno fatto in modo, astutamente, di addormentare le nostre coscienze facendoci credere possibile l’impossibile.
Basti pensare a ciò che sta avvenendo nel mondo del lavoro, dove decenni di battaglie e lotte per strappare qualche diritto statuito nello Statuto dei Lavoratori, sono stati in breve tempo letteralmente smontati e vilmente calpestati. Un esempio su tutti lo scempio dei nuovi contratti Fiat ottenuti tramite un miserevole pseudo referendum.
E’ l’epoca questa degli squali, dei profittatori, dei grassatori, dei forti sui deboli e dei deboli con i forti. L’egoismo e l’egocentrismo sono diventati il sale di questo modus vivendi. E la colpa e’ pro quota di noi tutti. Nessuno escluso.
L’unica speranza sono soltanto i giovani che per anni abbiamo giudicato smidollati e “bamboccioni”, come si permise di dire la buon’anima di Padoa Schioppa, e che stanno invece dimostrando di avere un senso critico e civico per fortuna assai superiore al nostro mondo di cosiddetti adulti.
Spero vivamente siano loro a darci una svegliata e a mostrarci la via per un ritorno alla normalità. Non lasciamoli soli quando arriverà il momento.

Umberto Saba

Come t’invidio, amico! Alla tua fede
saldamente ancorato, in pace vivi
con gli uomini e gli dei. Discorri scrivi
agevole, conforme volontà
del tuo padrone. In cambio egli ti dà
pane e, quale sua cosa, ti accarezza.
Arma non ti si appunta contro; spezza
il tuo sorriso ogni minaccia. E passi,
tra gli uomini e gli eventi, quasi illeso.

V’ha chi solo si pensa ed indifeso.
Pensa che la sua carne ha un buon sapore.
Meglio – pensa – chi è in vista al cacciatore
passero che pernice.

DI CHE COLORE E’ LA DEMOCRAZIA
Viviana Vivarelli

La democrazia è un’utopia, che può realizzarsi solo in parte nella lenta crescita della partecipazione sociale e della consapevolezza popolare.
Chiamarla di dx o di sx non ha senso.
Corrisponderà storicamente a quel livello che la maggioranza dei cittadini sentirà proprio in un dato momento storico.
Se guardiamo alla Svizzera federale delle consultazioni frequenti e dei referendum legislativi, vediamo che la gente ha preso a volte decisioni che a taluni possono sembrare evolute e altre che a taluni possono sembrare regredite.
Ma, se esse risponderanno comunque alla volontà della maggioranza dei cittadini, quella sarà una democrazia,ovviamente ‘in progress’, come possono solo essere tutte le cose umane vive.
Idealizzare la democrazia ha senso solo se non la intendiamo come un traguardo, raggiunto o facilmente raggiungibile, ma come un metodo, un sistema di vita civile e politico che allarga la partecipazione, limita l’accentramento, rispetta il pluralismo, rompe la chiusura delle corporazioni, nobilita il singolo, accresce il suo senso del bene comune, gli permette di essere cittadino consapevole e attivo e non suddito inconscio e passivo. Solo in questo senso si potranno rompere le divisioni ideologiche che pesano sul capo degli uomini e, accendendo le fazioni, limita di fatto le libertà e le creatività personali.
Il significato più profondo di tutti gli strumenti democratici sta nel rompere proprio la fissa delle ideologie,che storicamente sono state gli strumenti più astuti con cui il potere di pochi ha ingabbiato le possibilità di molti. Con esse gli uomini sono stati indottrinati e dunque più facilmente manipolati, perché il potere ha abbassato le loro capacità raziocinanti a livelli viscerali, depotenziandole di fatto sul lato trasformativo pratico.
La storia dimostra come ideologie apparentemente opposte, di dx o di sx, abbiano prodotto piramidi di potere assolutamente simili, dove solo pochi possono fare tutto e troppi niente. La democrazia sarà altro da questo.

I TEMPI DELLA STASI
Cettina

Chi, leggendo la storia, non ha notato che ai periodi di progresso sociale, economico e tecnologico, succede sempre un periodo di estenuante e alienante stasi?
Noi ci siamo trovati, malauguratamente, a vivere un periodo buio.
Ci domandiamo perché, ma un perché non c’è.
E’ naturale, in un periodo di espansione economica, tecnologica, sociale, rilassarsi e prestare poca importanza alla vita sociale, alle cose importanti.
Noi abbiamo commesso l’errore di rilassarci, magari un po’ troppo, lasciando ad altri, non più qualificati di noi, la gestione della cosa pubblica.
Il risultato è quello che vediamo: distruzione totale delle regole, della logica, in poche parole, perdita dei diritti acquisiti.
Affidereste la vostra famiglia o il vostro patrimonio culturale, o i vostri averi alla cura di gente della quale conosciamo solo un’immagine sulle locandine in strada? Della quale non sapete nulla o quasi?
Non credo.
Noi abbiamo fatto questo: abbiamo affidato le nostre vite a gente che non conoscevamo affatto e che se ne è appropriata privandoci, poco per volta, di ogni tipo di diritto, lasciandoci solo i doveri.
Noi stiamo pagando errori commessi da altri, noi siamo un popolo bue, portiamo ferite che lecchiamo per non sentire dolore, parliamo, discutiamo, ci incazziamo, ma non andiamo oltre, ci hanno inculcato la paura delle nostre stesse ombre.
Abbiamo ciò che meritiamo?
Non lo so. So solo che uniti potremmo riportare tutto alla normalità.
Non possiamo aspettare che Napolitano, in un impeto di generosità verso il popolo che dovrebbe proteggere, sciolga le camere; non possiamo sperare che il premier si dimetta; non possiamo aspettare che chi ha fatto della politica un posto di lavoro a reddito fisso ed a tempo indeterminato, si mostri generoso nei nostri confronti.
Semplicemente, non possiamo più aspettare!

ARIA D’ORRORE
Lucio Galluzzi

C’è un’aria brutta in Italia.
Un clima che non fa solo paura, ma terrorizza se solo si ha un briciolo di coscienza sociale.
E’ terribile e incredibile constatare che il non-Governo, e tutto la mediocre squallore che gli ruota intorno, non se ne rendano conto.
Perché questa dolorosa stasi, alla quale hanno ridotto il Paese, avrà di certo una fine.
E’ la Storia dei popoli che lo insegna.
Ma loro di Storia, e anche d’altro, non sanno. Non solo lì dove si sono messi perché “conoscono”.
Una vergognosa accozzaglia di poveri ignoranti, carrieristi senza meriti e malati.
Rifiuti falliti della peggiore dx nera che s’illudono della persa memoria degli italiani.
Guerrafondai che impersonano ministri, nazifascisti fanno i sindaci, ladri e camorristi rappresentano questa immonda politica sicuri dell’impunità.
Sindacati venduti ai padroni e allo Stato peggiore che hanno consegnato in saldo la classe operaia agli industriali più miseri di testa.
E’ tutta una guerra tra lorsignori.
Noi cittadini, per loro, non esistiamo.
Samo solo merce deperibile da usare a fini elettorali. Si ricordano di noi solo poco prima delle elezioni.
E’ lì che questi delinquenti cominciano a battersi il petto, promettendo qualsiasi puttanata populista sia consigliata dai loro sondaggi.
La memoria non dobbiamo mai perderla, altrimenti siamo morti.
Dobbiamo ricordare il contratto con gli italiani che quel tizio presentava dall’insetto serale.
Non l’aveva scritto lui, gliel’aveva “passato” il dicastero ad personam “Propaganda”.
Nessuna di quelle promesse è stata mantenuta.
Un milione di posti di lavoro in più sono in realtà diventati la cancellazione dello Statuto dei Lavoratori, dei CCNL, del movimento operaio e di tutte le sue lotte e conquiste.
Scioperare è quasi reato.
Ammalarsi, per un dipendente, è truffa; così viene multato e perseguitato dalle visite fiscali.
Chi protesta se le prende.
Chi osa scendere in piazza deve fare i conti con i manganelli, calci, pugni, lacrimogeni fuori legge.
Diritto per l’industriale di licenziare chi vuole e quando vuole, soprattutto se il dipendente è iscritto a sindacati diversi da quelli gialli.
Il mantra delle tasse diminuite, delle mani non messe nelle tasche dei cittadini, dell’aumento delle pensioni minime, della tutela dei più deboli… resta una vuota e ormai criminale recita ripresa da tutta la corte dei maggiordomi.
Ed è disperazione, suicidi, aumento del consumo di antidepressivi, famiglie intere che si estinguono..
Questi delinquenti impresentabili hanno rubato anche la speranza.
Si va a letto la sera pensando a come recuperare soldi per il giorno dopo.
Si finge il risveglio, perché sta arrivando settembre, hai da pagare ancora il riscaldamento della stagione scorsa, forse ti hanno tagliato il gas, magari ti sfrattano, Equitalia ti chiede un rene, lo Stato il cuore, i mangiapane a tradimento si accontentano delle mani che servono per votarli.
La memoria è un’arma indispensabile, se ti adegui… sei completamente finito.
Se non ti ricordi sei loro complice..
Morto come loro.
Rammentati che lo smemorato a cui hanno regalato una casa a sua insaputa, quella con vista Colosseo, era il capo del Viminale durante i massacri del G8; che il delfino di Almirante, quello della casa di Montecarlo, oggi 2a carica dello Stato, allora era alla Difesa e salvò i suoi amici di governo, tutti, e i capi delle divise, tutti; oggi si batte il petto ma lo fa da tempo..
Non dimenticare che mentre il sangue scorreva alla Diaz e a Bolzaneto, alla Giustizia c’era il legaiolo villano e violento che ancora oggi blatera i suoi deliri a nome e per conto della casta padana celtica.
Soprattutto occorre leggere.. con attenzione la sentenza d’appello che ha condannato tutti i “militari” che hanno praticato tortura e odio contro ragazzi inermi, pacifisti, con le mani alzate, lì nell’orrore del 2001 a Genova.
I giudici scrivono: “gli interventi degli agenti alla Diaz e a Bolzaneto furono decisi antecedentemente a tavolino. I responsabili offesero e umiliarono, ferirono e abusarono della loro funzione al fine di arrestare, per dare all’opinione pubblica italiana ed internazionale l’immagine di forze di polizia che intervenivano su violenti black bloc che tali non erano…” “I vertici delle forze dell’ordine non solo hanno ostacolato e depistato, ma fornito ed incitato alla falsa testimonianza, costruendo ad hoc prove false esibite anche alla stampa internazionale”.
“Il corteo dei manifestanti attaccato violentemente e senza motivo dalle forze dell’ordine, reagendo, ha applicato il diritto di legittima difesa”. Difatti: i manifestanti che erano sotto processo sono stati tutti assolti; condannati i vertici militari e gli agenti imputati.
..Nessun condannato è finito in galera, o per prescrizione o per la condizionale. Ma prescrizione non vuole dire assoluzione, ce lo insegna Andreotti, mafioso fino ad una certa data, ma prescritto, perché la Giustizia per i potenti funziona così.
L’Italia è l’unico Paese dell’UE che non contempla nei suoi Codici il reato di tortura, non l’ha introdotto e certo questo esecutivo di pazzi furiosi non ha alcun interesse a farlo.
Come potrebbero altrimenti ammazzare Cucchi, Aldrovandi, Uva, Saturno, l’anarchico Mastrogiovanni… e non subire mai alcuna restrizione? Mai giungere ad una sola verità?
Ma l’Italia è anche il paese del Bengodi non solo per la casta dei politicanti.
L’UE ha stabilito che gli Stati membri devono sospendere dal servizio i pubblici ufficiali sotto processo per atti compiuti in abuso della loro funzione e, se condannati, destituiti del tutto. Nessuno dei colpevoli per la macelleria messicana al G8 di Genova è a casa lontano dalla divisa. Lavorano tutti e tutti con la divisa addosso. La stessa cosa per chi ammazza in carcere o negli OPG, per strada o nel chiuso di camere di sicurezza. Anzi, i compagni di merende che adesso continuano nel disastro della Nazione, promuovono quei “dirigenti” che si sono macchiati di reati gravissimi contro la persona, regalando incarichi più prestigiosi, e il sassofonista di Stato unitamente al guerrafondaio mefistofelico, si complimentano con loro ed esprimono “fiducia e stima incondizionata del Governo”.
Placanica, invece, chissà come mai, è stato congedato, 4 anni dopo aver sparato a Carlo Giuliani, perché “non compatibile con il servizio militare”.
E’ stasi di morte.
Chi si meraviglia ancora è stupido.
Chi fa finta di non capire è un nemico dell’intelligenza.
C’era uno che una volta che faceva l’avvocato dei boss di cosa nostra, oggi, siede su un’alta poltronissima, si batte il petto e fa l’antimafioso.
C’era una volta l’Italia che si indignava.
Ora va a troie e non sa neppure cos’è un forcone.
Però ha 3 finti ministeri a Monza!

Batman Begins….Il mondo delle certezze capovolte

E’ un mondo sempre più capovolto.
Da osservare a testa in giù, come pipistrelli…
una specie di Batman begins…
in questo mondo capovolto è difficile valutare e rispondere secondo le certezze di prima ….
Non so quanti adulti riescano a dominare le loro angosce
perché sempre di più perdono le loro certezze, corporee, mentali
(sui giornali e nelle conferenze si dice di tutto e il contrario di tutto,

come se stupire ed essere originali ad ogni costo rappresentasse la nuova frontiera della verità)
gli adulti perdono il lavoro, la sicurezza del lavoro, quindi perdono la sicurezza del loro futuro,
la capacità di progettare la loro vita,
gli adulti sono sommersi da messaggi paradossali e contraddittori,
sono spinti a ricercare in se stessi dei valori
e per contro sono bombardati da continui modelli di non valori,
hanno garantita la loro privacy e nel contempo si rendono conto di essere in balia di un grande Fratello che li spia ovunque.

La vita dell’uomo appare sempre di più come una grande manipolazione,
un meccanismo per creare infelici e potenziali psicopatici.
Ed ora si è superata anche l’ultima certezza quella della sicurezza,
tutti divenuti bersagli viventi di una violenza globale che dagli aerei di New York e dalle scuole di Beslan, investe i treni in Spagna, il metrò e gli autobus di Londra, agli alberghi e ai mercati dell’Egitto.
Non è facile per un adulto già angosciato, togliere l’angoscia ai propri figli, e dare risposte a delle domande a cui lui stesso non sa cosa rispondere.

Cosa fare?
Il silenzio degli adulti aumenta l’angoscia dei bambini e li spinge a cercare e ad accettare qualsiasi risposta.
Il confronto, la partecipazione, la presenza, la parola dell’adulto è già un sollievo per il bambino che non è lasciato solo a cercare le risposte nel suo immaginario, sempre più pieno di fantasmi e di paure, al pari di quello dell’adulto.
Insieme, adulti e bambini,
potranno sostenersi l’un l’altro
e nelle incertezze dell’uno e dell’altro

plasmarsi alla ricerca di un uomo diverso,
più fragile ma al contempo più vero.
E nelle domande e nelle risposte
che gli adulti cercheranno assieme ai cuccioli di uomo
che si costruirà un futuro diverso.

Ippolita manda
AFGHANISTA OCCUPATO – I RIFUGIATI BAMBINI
Enrico Campofreda

Erano piccoli, veramente piccini per prendere il mare. Persino Ascanio, che partiva tenuto per mano da chi lasciava una città in fiamme per entrare nella storia, aveva più anni di loro. Eppure Ali, Pari, Jabreel i venti bambini afghani, siriani, iraniani sbarcati sui lidi calabresi hanno altrettanto diritto ad avere un posto nell’epica. Fuggono egualmente da assedi ben più lunghi di dieci anni. Quando tutto iniziava loro, che ne hanno al massimo tre, non erano nati e i
fratelli neppure. Forse non avevano visto luce né le loro madri né i padri. Quei conflitti combattuti nella terra d’origine precedono generazioni costrette a vivere nelle guerre altrui che hanno il sapore acre dei torti subìti. Solo se chi ha il potere d’informare racconterà queste storie scopriremo cosa avranno visto i minuscoli occhi nei giorni di asfissiante bonaccia. Potremo sapere cosa riveleranno a chi avrà il cuore di non riportarli oltre il confine. Il confine del mare
è inafferrabile e ingiusto più di qualsiasi dogana posta in un’aperta pianura. Le vite che affidano all’onda il diritto di continuare a vivere dovrebbero ricevere la benedizione degli uomini, di tutta l’umanità che ha occasione d’incontrale. Rifugiati o migranti che siano, ma soprattutto bambini. Il futuro che portano nei pochi mesi di vita ha diritto a un domani. Accanto al calore delle braccia materne, devono ricevere cibo e assistenza. Con quest’aiuto e un’auspicabile accoglienza l’Odissea dei piccoli naviganti potrà diventare un’ode magniloquente. Così da poterne scrivere senza parlare sempre di Karzai.

LA TEMPESTA PERFETTA
IFQ

Alla fine ce l’hanno fatta! I capitani coraggiosi che per quasi vent’anni si sono alternati alla guida del Paese sono finalmente riusciti a portarci a un passo dalla tempesta perfetta. Ancora un piccolo sforzo e, forse già lunedì mattina con la riapertura delle borse, la nave Italia si trasformerà in un Titanic dal destino quasi ineluttabile.
Una menzione speciale va perciò al premier Silvio B, che proprio oggi ha visto riconoscere da una sentenza civile di appello, ciò che tutti sapevano, ma che quasi tutti facevano finta di non vedere.
Lo straordinario imprenditore che dal niente è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta deve buona parte delle sue fortune alle tangenti. E se adesso si riparla di quelle versate dall’avvocato Cesare Previti ai giudici di Roma in modo che il suo cliente e amico potesse impadronirsi della Mondadori, scippandola a Carlo De Benedetti, bisogna ricordare che l’elenco delle mazzette Fininvest è ben più corposo.
Ci sono quelle allungate dall’ex manager e attuale parlamentare Salvatore Sciascia per addolcire gli accertamenti della Guardia di Finanza. Ci sono quelle, da molti miliardi di lire, bonificate estero su estero a Bettino Craxi. E c’è quella da 600.000 dollari intascata dal legale inglese David Mills per dire il falso e salvare B dalle condanne penali.
Una lista impressionante (e incompleta) utile per comprendere ciò che è accaduto, e sta accadendo, all’Italia. B, il leader del cdx che ora piange falsamente miseria e protesta assieme a quasi tutto il suo partito, ha selezionato una classe dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Un gruppo di figuri bravi soprattutto ad arricchirsi e spingere tutti gli altri (noi) verso il baratro.
Mentre il presidente del Consiglio viene condannato a sborsare mezzo miliardo di euro come risarcimento per la rapina perpetrata sulla Mondadori, nel suo governo e nella sua maggioranza siedono frotte di pregiudicati, di imputati, di prescritti e di ladri di varia specie.
Venerdì il responsabile dell’Agricoltura, Saverio Romano, nominato ministro nonostante le indagini in corso, si è ritrovato imputato per fatti di mafia. Il giorno prima Marco Milanese, il braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, aveva ( con poca sorpresa) scoperto di essere destinatario di una richiesta di arresto per tangenti e associazione per delinquere .

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/il-titanic-italia-verso-la-tempesta-perfetta/144281/

IL FUOCO AMICO CHE BRUCIA L’ITALIA
Massimo Giannini (sunto)

Un venerdì nero dei mercati italiani causato dall’inchiesta su Tremonti, con B che vuole spingerlo alle dimissioni e un governo folle di tutti contro tutti. C’è stato un vero attacco speculativo all’Italia.Ma, in un’Europa destabilizzata dalla Grecia e impaurita dal contagio, quale altro Paese può permettersi il lusso suicida di una delegittimazione istituzionale e disgregazione politica? Il “caso
Italia” non è mai apparso tanto grave. Non c’è una ragione “tecnica” che possa spiegare il crollo dei titoli delle banche italiane. La ragione è tutta nella fortissima instabilità politica. C’è un governo che non esiste più da mesi. Un premier che attacca pubblicamente il suo ministro del Tesoro. E questi che dà pubblicamente del “cretino” a un collega. E viene accusato di abitare una casa non sua, con un affitto pagato dal suo ex braccio destro di cui una Procura chiede l’arresto immediato per corruzione. Che racconta ai magistrati di una
“guerra per bande” dentro la Guardia di Finanza, una delle quali “riporta” direttamente a B. E tutto questo quando viene presentata una manovra triennale da 40 MLD, contro cui mugugnano i ministri rivali, erigono le barricate gli enti locali, si scatena la Lega. Il quadro è insostenibile. In Italia c’è un manipolo di irresponsabili che danza sotto il vulcano. E il vulcano sta già cominciando ad esplodere. Se ieri ci sono state solo “prove generali di bancarotta”, è grazie a Napolitano che è stato costretto a richiamare B al senso di responsabilità e che chiede in tutte le sedi di mettere in sicurezza il bilancio dello Stato e di rispettare gli impegni sottoscritti con la Ue, e di Draghi, che resta governatore di Bankitalia fino a novembre, che è costretto a scendere in campo per dire che la manovra è “un passo importante per il consolidamento dei conti pubblici”, e che le banche italiane sono solide e “supereranno gli stress test in sede europea”. Essi hanno evitato il peggio, convincendo B a fare una tregua armata con Tremonti. Ma ormai B non è più in grado di garantire nulla, né in patria né fuori.
E a Tremonti, accerchiato solo da nemici, è rimasta un’unica “polizza sulla vita”: quella dei mercati, dietro cui si ripara per dimostrare che “se salta lui salta l’Italia, e quindi salta l’euro”. Un bel paradosso, per un politico che proprio contro il “mercatismo” ha costruito la sua filosofia. E Tremonti ha ora un dovere in più: spiegare con assoluta chiarezza la storia del suo appartamento…

QUESTO GOVERNO SE NE DEVE ANDARE
Viviana Vivarelli

Questo governo è appeso alla manovra, buona o cattiva che sia. Resisterà fino alla sua approvazione in Parlamento. Un minuto dopo se ne deve andare.
Non basterà a nascondere i danni enormi che le “cavallette della maggioranza” hanno causato all’Italia. Il loro odio reciproco ha bruciato in Borsa oltre 20 miliardi. I 248 punti base di spread tra i nostri titoli e quelli tedeschi valgono a regime oltre 35 miliardi di maggiori interessi sul debito. Questa gente ci impone costi pesantissimi e ci porta a rovina.
Appena la manovra sarà votata, buona o cattiva che sia) si apriranno i fuochi amici e entrambi cadranno come è giusto che sia e la Lega con loro, visto che non è riuscita a smarcarsi prima. Dopodiché non so come farà questa paese a salvarsi dalla rovina che questi signori tutti hanno costruito da dx a sx. Ma di una cosa possiamo essere sicuri: che questi signori saranno in salvo coi loro bei capitaletti all’estero e continueranno a fare vita felice.
In quanto all’imbelle Bersani, parte in causa di questo sfacelo, spero che torni a Bettole a giocare a scopone in un centro sociale, che null’altro ha saputo fare e spero pure di non vedere mai più una brutta faccia di traditore della sx come quella di D’Alema che dalla bicamerale in poi non ha fatto che complottare contro la democrazia, contro la sx, contro i diritti degli italiani, contro il futuro
di questo paese.
Ma quando pure riuscissimo a liberare la politica dagli intrighi feudali di costoro, resterà comunque un paese a pezzi dove la gente comune avrà solo a soffrire per decenni del malgoverno di questa gentaglia senza democrazia, senza senso dell’onore, senza intelligenza della politica, che per 20 anni ha brigato e tramato solo per distruggere il nostro futuro.

LA DIFFERENZA TRA TREMONTI E IL “PALO” DI UNA BANDA DI RAPINATORI
Max Stirner

Indagini sui lavori di ristrutturazione della casa nel centro di Roma che Marco Milanese, pur pagando un fitto mensile di 8500 euro, metteva a disposizione del ministro Giulio Tremonti. Quei lavori potrebbero essere stati merce di scambio per appalti: è una delle ipotesi che hanno portato a richiedere l”arresto del deputato del Pdl.
Tremonti risponde: “Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione”.
Provate ad immaginare un “palo” di una banda di rapinatori che, all’arrivo della polizia e fermato sul luogo della rapina, risponde al magistrato: “appena saputo la notizia della avvenuta rapina, immediatamente, per ovvi motivi di opportunità, desisterò dalla la mia attività di “palo”. (e con questa dichiarazione mi sento tranquillo). Questo è uno che dà del cretino a Brunetta, che equivale dire “gobbo” ad un gobbo.

Papa

Alfonso Papa era uno dei magistrati che diffondeva ai giornali di B indiscrezioni sulle inchieste in corso.
Finalmente abbiamo visto di che colore erano le famose toghe ‘rosse’ della magistratura.
..
UN BIGNAMI PER IL FUTURO
Paolo De Gregorio

La maggior parte delle persone che conosco immagina la “democrazia” come un processo sociale in progress, magari lento, che sviluppa conquiste sociali durature. Tale convinzione deriva dalla storia della nostra Repubblica, nata dopo le allucinanti e tragiche esperienze del fascismo e della seconda guerra mondiale, dove un paese distrutto, povero, ignorante, bigotto, trovò nella democrazia un deciso miglioramento delle sue condizioni di vita, che, con il “miracolo economico” e le conquiste delle lotte operaie, offrì un decente
livello di vita per le classi subalterne, enormemente migliore di quello del periodo storico precedente.
La controffensiva della dx contro gli ideali e la prospettiva del comunismo, cominciata con la strage di Piazza Fontana, aiutata dai servizi segreti americani e dal Vaticano, in pochi decisivi anni, dal ’68 al 1980, liquidò il “sol dell’avvenire” e Berlinguer ne scrisse l’epitaffio affermando che “preferiva l’ombrello Nato al Patto di Varsavia”.
Tramontata l’idea di una economia pianificata e tramontata la speranza
di riscatto per la classe operaia e lavoratrice, ecco l’appiattirsi della sx sulla sempre verde ideologia capitalista, con le sue logiche di sempre: privatizzazioni, liberismo senza regole, concentrazioni monopolistiche, favoreggiamento della immigrazione capace di ricattare i lavoratori messi di fronte ad un esercito di riserva pronto a tutto.
E’ un fatto che, finita la fase della speranza,degli ideali e del radicamento territoriale, progressivamente sono state erose tutte le conquiste, fino all’attuale squallore del precariato, della dittatura di Marchionne con la complicità dei sindacati tutti venduti (eccetto la FIOM), con la chiusura di interi settori produttivi per delocalizzarli all’estero e la diffusione del lavoro nero.
Tutto ciò è avvenuto in una cornice democratica, ma in realtà è stata espressione della potenza delle oligarchie economiche e della telecrazia da esse posseduta.
Ora siamo in una situazione di stallo, di crisi, dominata dagli eventi della globalizzazione che è in grado di strapparci altre quote di mercato, le banche lo sanno e non danno crediti, e la “ripresa economica” auspicata da tutti, dx e sx, non ha basi né fondamenta.
Nel frattempo qualsiasi idea favorevole al comunismo è stata annientata dalla realtà della Cina che, come uno stato capitalista, ha bisogno di masse da avviare al lavoro, dove non sono ammesse rappresentanze dei lavoratori, messe in condizioni nocive e pericolose (basta ricordare i frequenti incidenti nelle miniere), con orari e ritmi intensi, con una sanità a pagamento. Schiavi salariati esattamente come da noi.
Capitalismo e comunismo reale hanno oggi le stesse logiche produttivistiche, comandano, ed entrambi hanno bisogno di obbedienti automi che devono pensare solo a produrre.
La storia dell’umanità non potrà mai fregiarsi del titolo di civiltà fino a quando ci sarà una struttura produttiva dominante in cui l’uomo viene dopo il profitto.
Ci vuole una strategia di lungo respiro che tenda a produrre tutti i beni di cui abbiamo bisogno nelle forme: individuale,familiare,cooperativo, indicando nel lavoro salariato una forma di schiavitù da abolire.
La globalizzazione capitalista, gli imbrogli e le speculazioni delle banche, WTO, FMI, Banca Mondiale, le multinazionali, ci hanno portati ad una crisi economica e ambientale insostenibile, e i paesi più deboli rischiano concretamente la disgregazione sociale e il fallimento, Italia compresa.
Credo che uscire da questa logica infernale e assurda sia un imperativo categorico per chiunque comprenda la strutturalità della crisi. Crisi che non può essere affrontata con i vecchi schemi e con le vecchie nomenclature politiche.
Credo che oggi in Italia vi siano milioni di persone, giovani e meno giovani, che non vedono futuro e sanno che Bersani al posto di B. non cambierà nulla.
Se non si esce dalla gabbia delle istituzioni internazionali, di cui ho accennato prima, dalle alleanze militari, dalla comunità europea, che non è comunità né soggetto politico ma una associazione di paesi in competizione tra loro, saremo sempre di più sottoposti a speculazioni finanziarie internazionali che ci possono far fallire, senza una indipendenza reale, senza la possibilità di programmare la
nostra indipendenza energetica ed alimentare al di fuori delle regole del mercato, difendendo la nostra economia e i nostri produttori.
L’entità del nostro debito pubblico è tale che non può essere ripianato se non condannando la nostra economia (visto gli interessi che dobbiamo pagare sul debito) al sottosviluppo, senza soldi per la ricerca, la cultura, l’innovazione, i servizi sociali, dove in effetti le leggi finanziarie già ora tagliano a tutto spiano, dandoci quella percezione negativa di essere senza futuro.
Questa situazione globale sta benissimo ai paesi forti, come la Cina, che comprano interi pezzi di paesi, comprano il loro debito pubblico e, di fatto, ne diventano i veri padroni, in un neocolonialismo economico che non è meno pervasivo e dittatoriale del colonialismo classico.
Solo uscendo dalla moneta unica, dagli organismi internazionale, dalle alleanze militari, e consolidando il debito, possiamo vedere un futuro in cui cominciare a pensare a produrre in Italia le cose di cui abbiamo bisogno, con la strategia della autonomia dal petrolio con tutte le rinnovabili possibili (solare, eolico, biomasse, idroelettrico, geotermico), senza grandi impianti, ma diffuse
capillarmente sul territorio e ad una agricoltura che produce con piccole e piccolissime aziende tutto ciò di cui abbiamo bisogno, biologico e a km zero, in una realtà da sviluppare poiché oggi produciamo solo il 30% del nostro fabbisogno alimentare.
Non facciamoci illusioni! Nella attuale situazione internazionale, con il nostro debito pubblico, con i nostri giovani migliori che fuggono nei paesi forti dove si fa ricerca e si investe nelle risorse umane, in Italia semplicemente non c’è futuro e tutte le merci possibili presto arriveranno a prezzi stracciati da paesi come il Vietnam, l’Indonesia, il Bangladesh, il Brasile e via elencando.
Oggi e soprattutto domani, il mondo sarà dominato dalle potenze finanziarie internazionali capaci di far fallire interi paesi per impadronirsi delle infrastrutture e delle materie prime, dalle multinazionali, dalla forza militare occidentale che interverrà dove non arriva il “mercato”, e da quei paesi la cui risorsa maggiore è la forza lavoro a basso costo, che sarebbe vano e impossibile inseguire sul terreno della competitività (che vuol dire più lavoro e meno salario).
Tutta la nostra classe politica sembra non accorgersi del nostro incerto futuro.
In Italia non abbiamo materie prime, non abbiamo manodopera a basso costo, non abbiamo banche o multinazionali di grande peso, non siamo una potenza militare, non abbiamo strutture di ricerca ad alto livello.
Ma restiamo tutti prudentemente immobili.
La Bindi sul mancato voto per le province: “non abbiamo votato perché ci è sembrata una proposta propagandista” Ma se invece di cancellare le province, azzerassimo prima il Pd non sarebbe un effetto domino sul vero cambiamento? Cosi tanto per farsi del bene.

PROVINCE
Cesare Beccaria

Il PD si astiene sull’abolizione delle Province e fa un clamoroso errore, in malafede e per stupidità.
Le province italiane sono 110. Costano al contribuente circa 17 miliardi di euro, cioè quasi la metà dell’importo della stangata a orologeria di Tremonti. Le presidenze di provincia occupate dal Pd sono 40, contro le 36 del Pdl, le 13 della Lega, le 5 dell’Udc. Tutti tengono famiglia. Ma se la sx non ha la forza e il coraggio di dimostrare agli italiani che non tutti sono uguali, la partita dell’alternativa non comincia nemmeno. Siamo fermi a Nenni: le piazze si riempiono, ma le urne si risvuotano.
Maledetto PD tu e i tuoi ignoranti e malefici dirigenti. Perderete sempre, siete egoisti e vigliacchi. Non avrete mai il mio voto.

Contrabbando politico
Armando di Napoli

Ti sgozzo gli alberi
ti sfrantumo le montagne
ti riscaldo il pianeta con l’inquinamento
perché le catastrofi ambientali
sono parte del nostro commercio
ti bombardo il mondo
bruciando la carne dei poveri
perché l’uranio impoverito
e le bombe sono la stabilità del nostro commercio
puliamo il mondo dai poveri

perché sono degli sfruttatori
non sanno fare altro
che mangiare bere
e produrre figli
consumando parte del nostro bene prezioso
che sono le fondamenti
del nostro commercio
succhiamo il petrolio
e ci tiriamo ogni tipo di gas
per regalarvi il progresso

inquiniamo tutte le falde acquifere
perché le acque
che vendiamo noi in bottigliette di plastica
sono più sane
stiamo inventando nuove religioni
perché quelle presenti
non sono più un trucco ben fatto
il nostro nuovo Dio
volete crederci o no
si chiamerà oscenamente danaro…

..
Da Peacelink

Lo scontro non è fra manifestanti a volto coperto e poliziotti, ma fra
volontà popolare e lobby economiche.

Val di Susa, quando lo Stato viola la legge
La Convenzione di Aarhus (recepita con legge 108/2001) non consente di
fare scelte ambientali senza il consenso dei cittadini. Eppure le scelte vitali sono prese spesso escludendo le popolazioni. Condanniamo le bombe di carta ma vorremmo anche bloccare le bombe Nato che stiamo lanciano su Tripoli con le nostre tasse. Non si possono usare due pesi e due misure nel condannare la violenza

Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink)
..
VAL DI SUSA
Le immagini che in televisione non vi faranno vedere mai (Foto di Carlo Gubitosa)

Carlo Gubitosa e i referendum

Da questa tornata referendaria ho imparato 10 cose da tenere a mente per le sfide che verranno:
1 – Il PD è una macchina lentissima con una inerzia infinita, l’unico modo di farlo muovere è non farci affidamento e far partire campagne dal basso, poi loro si accoderanno al traino quando i numeri inizieranno a crescere.
2 – La paura di qualcuno che ti tolga acqua, salute e diritti è una molla potentissima, ma non possiamo sperare che ogni volta dall’alto ci arrivi un terremoto, una catastrofe o un capo impresentabile per iniziare a muoverci. Si accettano suggerimenti su come abolire la legge elettorale, la legge Biagi e la Bossi-Fini, senza attendere che per farci svegliare debba arrivare una dittatura, l’abolizione dello statuto dei lavoratori e la caccia al migrante in stile Ku Klux Klan.
3 – La memoria storica dell’Italia è ai minimi storici, e nessuno chiederà conto ai politici che oggi applaudono i referendum e ieri li osteggiavano semplicemente perché non ricordiamo più quello che è stato detto più di due giorni fa. E’ uno svantaggio perché alla fine tutti possono dire tutto e poi dire il contrario il giorno dopo, ma è un vantaggio perché davanti ad una opinione pubblica con il blocco
della memoria a lungo termine, anche la più complessa macchina di propaganda deve arrendersi e gettare nel cestino anni di paziente propaganda nuclearista che la cronaca ci ha spazzato via dai ricordi.
4 – Il Passaparola serve molto più di Internet. La dimostrazione è che dei milioni di cause più o meno perse diffuse in rete, l’unica causa vinta è stata quella che ha trascinato nel dibattito anche anziani, tecnoanalfabeti, persone disattente alla politica e gente che Facebook non sa nemmeno cosa sia, ma ha capito come votare perché qualcun altro glielo ha raccontato a voce, magari dopo essersi informato in rete come punto di partenza e non come punto di arrivo.
5 – Quando ci sono pochi obiettivi, e sono molto chiari, e sono condivisi, alla fine il 90% dei votanti è in grado di esercitare il buon senso per raddrizzare il timone di una politica impazzita dove regna la confusione e gli obiettivi sono tantissimi, confusi e spesso contrastanti.
6 – Votare e far cambiare qualcosa in meglio è una goduria troppo grande per renderla così rara. Dovrebbe essere obbligatoria la discussione delle leggi di iniziativa popolare, o un referendum propositivo per decidere se approvare o rifiutare quelle che giacciono da anni nel limbo del Potere chiuse a chiave nei cassetti in attesa di essere discusse.
7 – Non bisogna mai sopravvalutare l’intelligenza degli uomini di potere, né cedere alla tentazione della dietrologia. Mentre il capo del governo faceva marcia indietro sul nucleare cercando di scappare, tutti pensavano ad una subdola e geniale manovra per far rientrare il nucleare dalla finestra visto che la porta stava per chiudersi, ma più probabilmente era solo una ritirata precipitosa e scomposta per evitare questa disfatta e questo tracollo politico. Quando il ministro dell’interno ha annunciato il raggiungimento del quorum ad urne ancora aperte, in rete circolavano appelli allarmati e conditi dal retropensiero che descrivevano questo annuncio come una furbissima mossa dell’ultimo minuto per scoraggiare i più pigri di fronte al risultato già raggiunto, ma più probabilmente era solo la voglia di togliersi il prima possibile dallo stomaco il peso mortale di quell’annuncio. Il mito della furbizia e della genialità dei nostri
capetti si poggia in gran parte su miti,leggende, retropensieri e dietrologie alimentate dagli stessi oppositori. Non facciamoli più grandi e potenti di quel che sono, prendiamo atto che questa è gentaglia qualunque e andiamoli a prendere a pernacchie in ogni luogo e momento anche se poi Fassino ci chiamerà squadristi.
8 – Adesso è il turno di guardarsi le spalle dagli avvoltoi che banchettano sui cadaveri degli avversari politici, e che continueranno a tapparsi gli occhi davanti alla realtà come se questo colpo di reni del popolo italiano fosse una approvazione di tutte le cretinate che hanno fatto dall’Ulivo in avanti,
9 – I no global e i cittadini attivi alla fine avevano ragione. Magari la prossima volta anziché fare il conto delle vetrine rotte sarebbe meglio dare ai movimenti sociali spazi per esprimersi. Se la società civile avesse incontrato orecchie tese e menti aperte al posto della repressione armata, la tassa sulle speculazioni finanziarie invocata dal basso al G8 di Genova sarebbe stata introdotta già nel 2001, la nostra economia starebbe meglio, la crisi sarebbe stata meno grave, e
chi ha voluto fare soldi facili sulle spalle dei risparmiatori e dei lavoratori avrebbe dovuto andare a giocare al Casinò rischiando i soldi propri anziché andare in Borsa a giocare i soldi degli altri.
10 – L’unica, vera strada di cambiamento è quella che passa per l’AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA. Lasciamo perdere i partiti e i luoghi del potere, e andiamo a togliere la polvere da tutti i libri di Gandhi, Martin Luther King, Aldo Capitini e Danilo Dolci, e prepariamoci per la prossima lotta a mani nude, dove le matite copiative in mano ai cittadini vincono sui manganelli messi in mano ai
guardiani del potere.

VAL SUSA. LA POLITICA E LA VIOLENZA
Monica Lanfranco

Ero in Val Susa, domenica scorsa, con mio figlio sedicenne e suo padre, attivista ambientalista da tutta la vita. Ho dormito la sera prima nella casa di una famiglia della zona, così da essere già nei pressi all’indomani e non fare una levataccia; ho cenato con una coppia di abitanti valsusini doc, persone cordiali, spiritose, civili e bene informate sullo scempio che da qui a un ventennio, se andranno avanti i lavori, sconvolgerà la vallata con un’opera che, fatte le debite proporzioni, è più pericolosa, dispendiosa e inutile delle Piramidi dell’antico Egitto, che almeno sono lì a dirci dell’arroganza prometeica del potere ma non sono state una iattura così feroce per la natura circostante.
Ho visto la cura organizzativa, non semplice da realizzare e non scontata, da parte dei comitati No Tav, che ha come logo un vecchietto dignitoso e arrabbiato che si appoggia al suo bastone, una figura che nulla ha da spartire con l’immaginario della retorica eroica, violenta e sanguinosa di chi come sedicente strumento di lotta sceglie di armarsi in assetto di guerra e pianifica programmaticamente lo scontro con la polizia.
Non importa lo scenario, a chi trasloca la guerriglia nelle pratiche di movimento: si va a cercare di sfasciare la testa al celerino allo stadio come davanti all’FMI, al G8 in tour per il mondo come in Val Susa, senza dialogare con chi pacificamente costruisce porta a porta il consenso e non confonde gli obiettivi della mobilitazione con il proprio protagonismo.
Ho camminato per ore sotto il sole cocente che mi ha bruciato le spalle stando fianco a fianco con sindaci, amministratrici e amministratori con fascia tricolore sulle magliette, che hanno aperto l’interminabile fiume umano impossibile da contare, ma di certo non inferiore alle 60 mila persone.
Dietro a loro centinaia di carrozzine spinte da padri e madri, spesso muniti di zainetto con dentro i fratellini e le sorelline più piccole, e per mano o intorno i più grandi.
Il servizio d’ordine scandiva con chiarezza i ringraziamenti a chi si univa mano a mano al serpentone di corpi, ma ho sentito più volte affermare anche con un’ironia ferma e precisa ai figuri neri che più volte hanno cercato di infiltrarsi alla testa del corteo: “Questo è l’unico corteo autorizzato dai comitati, ci sono famiglie e bambini,
quindi chi non si adegua se ne vada, gli ‘zii’con i caschi fuori, qui non vi vogliamo”. Eppure alla fine chi non c’era e guarda la tv riceve negli occhi solo le scene di violenza, sangue e fumo, e le parole stanno a zero.
Un risultato certo e matematico il protagonismo egoista e tracotante che si veste di nero e si copre il volto ce l’ha sempre: oscurare le ragioni dei comitati pacifici, offrire alibi alla stampa per non parlare dei contenuti, togliere aria e spazio a chi lavora nel quotidiano con la forza delle parole, della documentazione e delle
intelligenze individuali e collettive che costruiscono alternative possibili.
Le popolazioni offese dallo scempio annunciato della Tav hanno avversari potenti: gli interessi economici governativi, l’ottusità complice di parte del maggiore partito di opposizione, la minoranza violenta che fa del turismo bellico la sua sola ragione di esistenza.
Di quest’ultimo pericolo i movimenti devono ragionare e presto: la storia recente dell’Italia insegna che offrire consenso anche minimo e sottovalutare il fascino della violenza come pratica di lotta, specialmente presso le giovani generazioni, brucia le ragioni politiche, cancella pezzi di generazioni, sottrae energie dalla
condivisione del cambiamento. Vandana Shiva, madre dei movimenti per una diversa e possibile globalizzazione, ha scritto: La pace non si creerà dalle armi e dalla guerra, dalle bombe e dalla barbarie. La violenza non si contiene propagandandola. La violenza è diventata un lusso che la specie umana non può più permettersi, se vuole sopravvivere. La nonviolenza è diventata un imperativo per la sopravvivenza.” Ricordarlo e dirlo forte e chiaro, prendendosi la responsabilità di questa scelta, non è un’optional.

I cittadini sono poveri perché i delinquenti sono ricchi
Blog di Grillo

Dopo aver letto il libro “economia illegale è la prima nel mondo. Tra corruzione, sperperi, multe europee, mafie, evasione ho perso il conto: 500 miliardi, 600 miliardi all’anno? “Tra questa immensità s’annega il pensier mio” e però mi viene un dubbio. Se questa valanga di quattrini venisse in possesso di Tremorti, di Bersani e di B, quante Tav ci farebbero e quanti ponti di Messina e quanti inceneritori? In un batter d’occhio Fassino, il militare della Val di Susa, trasformerebbe l’Italia in una portaerei logistica. Ci troviamo tra l’evasione e lo sperpero e la distruzione. “io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura”.
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LIBRO. “SOLDI RUBATI” DI NUNZIA PENELOPE

Italia: crac o declino.
Mi chiamo Nunzia Penelope, sono una giornalista, mi occupo di economia, ho scritto un libro per dimostrare che l’illegalità oltre che un problema etico, è un costo. Il nostro debito pubblico di 1.900.000.000 potrebbe essere azzerato in 10 anni se si cominciassero a combattere evasione fiscale e corruzione, evasione fiscale e corruzione significano 120 miliardi l’anno la prima e 60 miliardi l’anno la seconda.
Quando vado in giro, sento tutta gente che alza le spalle e dice: “Sì va beh ma come si fa a recuperare i soldi dell’evasione fiscale?” Ve lo dico io come si fa? Per esempio la contraffazione che può sembrare una cosa molto banale, quella roba per cui ci si comprano le borsette taroccate sulla spiaggia dai marocchini, la contraffazione all’economia italiana costa 18 miliardi l’anno,
I soldi sprecati nelle Grandi Opere Inutili
Il problema è poi se recuperassimo questi soldi, come verrebbero utilizzati? Perché naturalmente in un mondo ideale questi soldi recuperati ai ladri potrebbero essere utilizzati per aumentare le pensioni, per estendere a tutti la cassa integrazione, i sussidi di disoccupazione, i servizi etc., in realtà viviamo in un paese dove uno dei motivi, sicuramente sbagliato,

IMMAGINA UNA CAPANNA NEL DESERTO!
Gianni Tirelli

Le società moderne hanno fallito! E così, la cultura, il lavoro, la scienza, l’istruzione che, si affermava, avrebbero concorso a renderci, liberi, autonomi e felici. E’ sui banchi di scuola che, il male ha allevato, istruito e addestrato, i suoi adepti per poi, in seguito, infiltrarli nei gangli vitali del sistema sociale.
La politica è defunta, sparita, prima ancora dell’assassinio di J.F.K o, forse, non è mai esistita. Oggi la sola divisione possibile, è fra bene e male – fra pace e guerra – fra purezza e contaminazione – fra lavoro e fatica – fra la qualità e la contraffazione – fra la vita e la morte – fra Dio e il Nulla. Pensare di sopravvivere al Sistema in cui viviamo, dove sistematicamente, tutto si rompe, si spezza, si piega, si crepa, si arrugginisce, brucia e si consuma, al punto tale che, i costi relativi alla sua manutenzione superano i guadagni, e sapendo poi, che tassativamente, siamo costretti a ricomprare tutto ciò che si è rotto, si è piegato, crepato, arrugginito, bruciato e consumato, perché diversamente, in virtù di questo perverso meccanismo, il Sistema imploderebbe all’istante, non solo é utopico, ma fantascientifico.
Nel frattempo registro, tristemente, che uno tsunami di rifiuti sta oscurando il futuro dei nostri figli e, quella libertà, subdolamente sbandierata, come baluardo di civiltà, si sta trasformando nella peggiore delle schiavitù.
Riappropriamoci della nostra dignità e autonomia. Spegniamo il Sistema e facciamo ritorno, da solitari pellegrini, fra i bisogni ineludibili del nostro cuore e le cascate immacolate ed eterne della nostra anima.

Immaginate una capanna nel deserto, prima di costruire una casa dentro le mura della città. Vorrei nelle mie mani raccogliere le vostre case, e come il seminatore, disperderle sui prati e le foreste. Ma questo non può ancora accadere. I vostri antenati, paurosi, vi radunarono insieme, troppo vicini. E in voi durerà ancora la paura e le mura delle vostre città separeranno ancora dai campi i vostri focolari“.

Questa esaustiva e profetica considerazione di Gibran, anticipa i motivi, della nostra attuale condizione di prigionieri della paura e, ci indica, con sorprendente chiarezza, il cammino sterrato che ci conduce all’origine di tutte le cose, alla fine del quale, troveremo, per poi comprenderle, le autentiche ragioni del nostro futuro.

RIDIAMARO : – )

Lexappeal:
La crisi colpisce anche B: sarà costretto a vendere qualche giudice
..
Spinoza.it

Strage in Norvegia, unanime lo sconcerto: pare che l’attentatore sia uno dei buoni.

Il massacro è stato compiuto da un fondamentalista cristiano. E ora bombardate Medjugorje.

Un uomo vestito da poliziotto ha iniziato a sparare sui ragazzi. Pare che lì sia vietato.

I commenti degli Stati vicini: “Sembrava un paese perbene”.

Breivik è un fondamentalista cristiano, conservatore, legato all’estrema dx e anti-islamico. Ma dopo ‘sta cazzata difficilmente diventerà Papa.

In un primo tempo il Giornale aveva titolato: “Sono sempre loro, ci attaccano”. Poi il nuovo titolo: “Intendevamo i magistrati”.

(Se vi meravigliate che chi cita Mill possa ammazzare cento persone, guardate cosa fanno quelli che citano Adam Smith)

Nel testo, Breivik si rivolge anche al Papa e all’Italia. Perlopiù con incoraggiamenti.

Inizialmente si pensava a una ritorsione islamica per aver pubblicato fumetti dissacranti su Maometto. Invece era una ritorsione neonazista per aver dato il Nobel a un negro.
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. NO al PROCESSO LUNGO ! è una vergogna !
    e significherebbe comprare migliaia di testimoni (falsi?) quindi UNA TRUFFA da parte di avvocati penali scorretti : ASSOLUTAMENTE NO al PROCESSO LUNGO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2011 @ 9:41 am | Rispondi

  2. Ciao Viviana, ciao Gianluca (Freda, che ci legge, forse, in copia) prendo spunto dal tuo messaggio per scriverti alcune riflessioni personali, in me scaturite analizzando i fatti accaduti in questi giorni sulla Terra, con epicentro a Oslo, in Norvegia.

    Premesso che, sempre, “la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” e che mai usare violenza, in ogni sua forma, sia giustificato o utile, ieri mi sono imbattuto in un articolo che potrebbe in parte far capire cosa “probabilmente” intendeva fare (non dire, ma fare) Borghezio con il
    suo vaneggiante sproloquio.
    Personalmente non condivido per nulla l’approccio e le ideologie di questo personaggio, ne intendo giustificare il suo dire (e ardire), che, tra l’altro, in bocca sua è oltretutto il dire di un parlamentare europeo rappresentativo dell’Italia.

    Più che altro nel segnalarti l’articolo di Gianluca Freda intendo darti, se già non lo hai letto, un ennesimo spunto di riflessione sull’andazzo globale, sul quale tutti stiamo riflettendo per farci una opinione personale, e dal quale si evince che quanto arieggiato da Borghezio sia
    in linea e abbia un senso se lo si vede sotto questo aspetto.

    Questo l’articolo iniziale:
    DI COSA HANNO PAURA (25-07-2011)
    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=846:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47

    In questo articolo si sostiene che gran parte delle affermazioni *attribuite* a Andrew Berwick, alias Anders Behring Breivik, il cecchino paranoide che venerdì scorso ha massacrato un centinaio di ragazzi innocenti sull’isola di Utoya, in Norvegia, sono proprio quelle
    affermazioni spesso sostenute dai “complottisti” meglio conosciuti come “chi tenta di contrastare la classe dominante europea e mondiale”. La tesi di Freda è che sia (come anche io credo) un ennesimo 11 settembre per dare un altro giro di vite al Popolo che in questo periodo sta iniziando timidamente ad alzare la testa e piano piano a guardarsi
    intorno. E, cosa per loro tragica, sta iniziando a capire cosa vede!

    Questo invece un commento interessante (di mondart) all’articolo…
    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=846:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#commentID1641

    … che ha indotto Freda a espandere il commento:

    NEW WORLD ORDER: REALTA’ O FANTASIA? (26-07-2011)
    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=847:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47

    Concludo col citare il discorso del primo ministro Norvegese (questo)
    http://www.dodoblog.it/2011/07/voi-potete-fare-la-differenza/
    sicuramente raro in bocca ad un politico dei giorni nostri…
    Sarebbe interessante approfondire e analizzare quale potrebbe essere il vero significato di questo discorso…

    Ti (Vi) saluto e colgo l’occasione per ringraziarvi di tutto quello che fate e scrivete.

    Grazie.

    Dario

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2011 @ 2:03 pm | Rispondi


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