Nuovo Masada

luglio 24, 2011

MASADA n° 1308 24/7/2011 LA LEZIONE DI OSLO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:17 pm

Una strage nazifascista – Come Oslo è stata presentata dai media di destra – La Lega dopo Berlusconi – No Expo – Attacco a un giornalista della rete – La crisi e la beffa di Fini – Due suicidi: due comportamenti opposti della Chiesa – Un governo del Pd sarebbe in continuità con questo del Pdl – L’energia decentrata – La democrazia delle risorse diffuse – Omaggio alla memoria: Videla, la dittatura argentina e la P2 – Le profezie del Monaco Basilio di Kronstadt- Per chi insiste a dire che Travaglio non cita i vizi di D’Alema – Il regno vacilla ma il re non parla – L’UE boccia definitivamente il Ponte di Messina – La rivoluzione democratica islandese

“Anders Behring Breivik, bianco, biondo, cristiano fondamentalista con simpatie di estrema destra, iscritto a una loggia massonica e con avversione per l’islam e la società multiculturale. I sopravvissuti hanno raccontato l’inferno, l’assassino che si muoveva con calma sparando sulla folla di giovani, colpendo alla testa i feriti o coloro che si fingevano morti, mitragliando chi si lanciava in acqua per fuggire a nuoto. E’ proprietario della Breivik Geofarm, che produceva coltivazioni biologiche a 150 chilometri da Oslo, dove teneva i fertilizzanti.”
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Non è più tollerabile l’apologia di odio al diverso.
Il razzismo è un reato.
Se non lo combattiamo, ne siamo complici.

Viviana
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Renato
In Italia NON ESISTE il reato di tortura fisica (G8 sbirri tutti salvi)
In Italia non esiste il reato di razzismo ma esiste una LEGGE RAZZISTA, il “reato” di clandestinità.
L’unico clandestino in Italia è il FASCIOLEGHISTA

LA LEZIONE DI OSLO
Viviana Vivarelli

La violenza insensata della strage norvegese con i suoi 92 morti e 97 feriti ci ha mostrato quale mostruosità può sortire da una mente degenerato quando è infarcita di razzismo, xenofobia, islamofobia…
L’omicida era pazzo, lo comprendiamo, ma il suo atto insano si appoggiava a una matrice nazi-fascista, fondamentalista cristiana, conservatrice, legata all’estrema destra, di orientamento anti islamico.
Noi non possiamo esecrare la follia, che andrebbe diagnosticata per tempo e contenuta in appositi spazi di terapia e difesa sociale, ma che, disgraziatamente, si mostra a volte solo nella sua devastante esplosione finale.
Ma possiamo esecrare il male che si annida nei gruppi che diffondono, con grave pericolo di tutti, messaggi di razzismo, xenofobia, odio al diverso religioso, odio al diverso sociale, odio al diverso sessuale, odio alla parità della donna, in un’efferata pretesa alla primazia di una razza o di un credo o di una etnia o di una modalità di genere.
In nome dell’uguaglianza dei diritti di tutti gli uomini della Terra, uno Stato civile ha l’obbligo di tutelare la sua comunità da pericoli simili, che possono attecchire nelle menti più deboli, ma restano comunque di estremo rischio sociale, con leggi che vietano e puniscano il razzismo praticato in tutte le sue forme.
Leggi simili sono già state richieste da direttive europee e comportano in alcuni paesi occidentali pesanti sanzioni penali.
In Italia, al contrario, come non è punita ma anzi premiata la tortura praticata da forze dell’ordine, così non si prevedono forme di contenimento e nemmeno sanzioni o decadenza da cariche o accuse di indegnità per quei gruppi politici che si macchiano di questi delitti contro l’uomo.
Come la P2 è una organizzazione internazionale che in certi paesi si è macchiata di orrendi crimini, così il razzismo è un atteggiamento planetario che distorce le menti umane e le porta a comportamenti abnormi che sono da respingere assolutamente.
Per chi non intendesse capirlo, se vogliamo ricostruire un’Italia sana,un’Italia migliore, non basta combattere ed eliminare la corruzione politica, che ormai in Italia ha raggiunto record ripugnanti e trova consenso, protezione e appoggio nella quasi totalità delle forze politiche,ormai prone a difendere l’ingiusto e non a sostenere il giusto. Ciò non basta: occorre rimettere su più solide basi di umanità, giustizia e fratellanza un popolo che in parte è stato deviato da cattivi maestri.
L’ultimo ventennio di storia italiana è stato contrassegnato da un ritorno incontrastato a foschi scenari di lotta contro l’essere umano con attacchi ai diversi sessuali o religiosi, le donne, i poveri, gli stranieri, i lavoratori, i più bisognosi, i più deboli… in forme di discriminazione, campagne sociali o scelte di governo che imitavano i foschi precedenti del fascismo e del nazismo.
In luogo di isolare e dissuadere questi nemici dell’umanità, i giochi politici li hanno utilizzati in appoggio a scalate di potere che contrastano con ogni principio di democrazia ed equità, nella riproposizione sempre più avanzata, e spesso sfacciatamente esibita, di cupi atteggiamenti antiegalitari.
Il razzismo in politica ha purtroppo trovato il suo appoggio nel sessismo in religione, nella pedofilia impunita, nella misoginia, nell’omofobia, in altre forme di negazione umana che si incontrano e si rafforzano.
Su questo blog non possiamo fare leggi punitive per questi atteggiamenti degenerati e disumani che possono plagiare menti deboli o spingere i più folli e malvagi ad atti di gravità sociale.
E abbiamo visto che fine hanno fatto le 3 leggi di iniziativa popolare firmate da 350.000 persone che da 3 anni e mezzo giacciono dimenticate in Parlamento.
Ma possiamo espungere da questo blog chiunque si posizioni su atteggiamenti di apartheid e tenti, qui, di propagandare il razzismo, l’odio al diverso, la xenofobia, l’esaltazione di sé attraverso la denigrazione e l’insulto dell’altro essere umano.

OSLO E I GIORNALI DI BERLUSCONI
Viviana Vivarelli

Per capire come funzioni il cervello di berlusconiani o leghisti altri basta guardare di cosa si nutrono. Feurbach diceva che l’uomo è fatto di ciò che mangia. Costoro sono fatti di ciò che danno loro in pasto giornali come Libero, il Foglio, la Padania, il Tempo, tutti media della corte berlusconiana e massonica.
Persino dopo l’arresto dell’assassino, c’era chi continuava a dire che gli attentati erano due, dunque può darsi che in uno ci sia un norvegese, ma nell’altro ci deve essere per forza la mano di un islamico, e chi altri sennò? Il colpevole è Al Qaeda. A prescindere. Lo sperava ! Capite a che punto arrivano le teste bacate che leggono Libero, il Giornale, la Padania e il Tempo? Non ricevono informazioni, sono proprio plagiati da questi giornalacci razzisti, massonici e fascisti che nutrono i propri lettori di merda e gli spappolano il cervello.
Libero e il Giornale davanti alla strage di Oslo non hanno avuto dubbi: era per forza un colpo islamico. Non hanno nemmeno aspettato le indagini della polizia norvegese, non sono stati un minimo possibilisti. Il loro razzismo ha vomitato prima dei fatti. Poi sono arrivati i risultati che indicavano un fanatismo xenofobo bianco e cristiano,e Feltri ha dovuto addirittura cambiare la copertina, ma la loro furia di demonizzare e condannare ci dice di che pasta sono fatti. Odio e solo odio
Titolo del Foglio:”Oslo sotto attacca ricorda che Al Qaeda ce l’ha con la Norvegia”
Libero:“Con l’Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: un massacro. Fine dell’illusione. Rischia anche l’Italia” (perché poi?)
Il giornalista di destra non ha il minimo dubbio, non aspetta indagini o chiarimenti. Spara xenofobia a raffica. Fomenta odio
Il Giornale:“L’attacco odierno potrebbe anche essere frutto della rabbia covata nel mondo islamico dopo la pubblicazione delle vignette di Maometto”.
Il Tempo di Sechi,l’orbo:”Nell’anno 2006,un piccolo giornale norvegese ha rilanciato alcune vignette su Maometto ritenute oltraggiose. Ha così attirato su di sé la reazione rabbiosa degli islamici”.

Ecco quel Borghezio per cui qualche leghista rifiuta l’appellativo di fascista o di nazista. Interessante video per capire il fascismo della Lega.
Che Borghezio sia fascista se lo dice da sé!
http://www.youtube.com/watch?v=gK7DyKb88tQ

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Mary C di Senigallia
Chi è senza peccato scagli la prima pietra….

Eppure li stiamo vivendo ora
questi giorni bui:
giorni senza dignità,
senza coscienza,
senza orgoglio…..
solo corruzione
solo malaffare
solo politicanti bugiardi
corrotti e corruttori
Eppure dovremmo sostenere chi,
di questi giorni
vuol fare fuoco e fiamme
Eppure dovremmo avvicinarci
a chi con fatica
cerca di ripulire
rifiuti, sangue e cemento
con tanta dignità
facendo qualche errore
perdendo qualche sogno per strada
ma rimanendo fermo
verso un sano obbiettivo….
cambiare il vento
e togliere la puzza di marcio
che sta soffocando
tutto e tutti.

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Ippolita Zecca segnala:
LA LEGA DOPO BERLUSCONI

Doppio voto in Parlamento del 20 luglio scorso la Lega è stata decisiva per far arrestare Papa e per salvare Tedesco (facendo credere che a salvarlo fosse il PD). Ha potuto così tornare a proporsi come ago della bilancia e come partito della legalità, nel tentativo di recuperare consensi fra i suoi elettori, specie i più affezionati ai nodi scorsoi.
Fra crisi di consensi e mito delle origini
Più difficile è dire se la Lega abbia o possa riconquistare il suo peso politico-elettorale anche fuori dal palazzo, o se sia inevitabile il suo declino, come hanno pronosticato dopo le amministrative, forse con ottimismo eccessivo, osservatori solitamente attenti (Ilvo Diamanti, «Il nord “tradisce” il centrodestra e il mito della Padania è al capolinea», La Repubblica, 1 giugno; Antonello Mangano, «Zingaropoli non funziona più. E’ morta la politica della paura», terrelibere.org, 31 maggio).
Di sicuro l’appiattimento su Berlusconi, che ha ridotto la Lega a una copia del PSI – tutta tangenti e poltrone in vista di vantaggi supposti (il federalismo) o reali (il potere) -, ha portato frutti scarsi e amari alla base leghista generando malumori, perdita di consensi e, da ultimo, uno scontro interno fra Bossi e Maroni, fra ultra e antigovernativi, cioè fra due diverse tattiche per cercare di riprendere i voti perduti.
Ma ciò non significa che i leghisti delusi siano andati “a sinistra”. Spesso sono elettori che chiedono di superare Berlusconi a destra e che a questo patto potrebbero tornare al Carroccio. La loro parola d’ordine è il “ritorno alle Lega delle origini”, che non è stata per niente buona, contrariamente a quanto pensano e scrivono alcuni.
Ritorno alle origini vuol dire infatti politiche ancora più razziste contro profughi e migranti, solo sostituendo ai riti celtici l’esposizione del crocifisso e dei “principi non negoziabili” per assicurarsi l’appoggio vaticano. Ritorno alle origini significa rilancio del più becero secessionismo (invocato da Bossi e Maroni a Pontida) andando dal Giro di Padania alla rottura della solidarietà nazionale (vedi decreto sui rifiuti di Napoli).
I nazisti di seconda generazione
La collocazione della Lega ancora più a destra, ed in posizione egemone dentro un centro-destra ridotto, con la scomparsa del Caimano, a un’accolita di figuranti, è il risultato più probabile della ascesa di Maroni e dei suoi pretoriani, da Tosi, a Zaia, Salvini, Cota. E’ infatti sbagliato ritenere costoro, come da più parte si fa, più moderati di Bossi. Proprio a loro, meno sgangherati ma più feroci, si devono le peggiori porcherie della Lega: i paragoni attinti all’immaginario nazista fra rom e topi, le proposte segregazioniste dei vagoni per soli milanesi, le collusioni con i naziskin a Verona, il prelievo delle impronte digitali ai minori rom, i respingimenti in mare dei profughi, la detenzione nei lager (CIE) fino a 18 mesi. Misure, le ultime tre, condannate anche dall’ONU ed opera tutte di quel ministro di polizia che è già stato reclutatore delle bande armate padane.
Oggi, sotto copertura dell’antiberlusconismo e di un grigio linguaggio da funzionario delle pompe funebri, questo Gebbels in doppio petto potrebbe succedere non solo a Bossi ma al Caimano magari con la sponda di un Pd o di altri partiti, non immuni da tentazioni securitarie, per completare l’opera di disgregazione del paese e di distruzione delle istituzioni democratiche.

cattolicesimoreale.it

Paolo Cicerone segnala:
NO EXPO

Pisapia ha deluso molti accettando e riprendendo il progetto EXPO contro quanto aveva promesso in tempo elettorale.

Comunicato del Movimento NOEXPO

Siamo contrari a questo accordo, in pratica quello del duo Formigoni-Moratti. La sua probabile approvazione lunedì 25, conferma quanto sosteniamo da quattro anni, che non esiste alternativa all’Expo della valorizzazione dei suoli, della speculazione immobiliare e della mobilità pesante. Non c’è alternativa perché bipartisan sono vedute, interessi e pratiche (vedi la vicenda Penati-aree Falck) quando si parla di territorio, edilizia, costruzioni. Era scritto tutto nel masterplan originario e nell’Accordo di Programma del 2007 (e di quello per Cascina Merlata). Lo conferma la timidezza con cui si sta gestendo il PGT di Milano, assolutamente da abrogare unitamente alla legge regionale che lo ha generato, propedeutica del saccheggio finale di territorio, servizi pubblici e beni comuni. Lo ha confermato il BIE bocciando le serre e sposando i padiglioni.
Expo lo pagano i milanesi che avranno tariffe più care per i biglietti di treni e ATM, lo pagano i pensionati che maggiormente utilizzano i servizi sanitari con i ticket, lo pagano le famiglie che non avranno più le detrazioni sul mutuo o sulle spese dell’asilo. Crediamo che la politica abbia preso in giro in modo indecoroso i cittadini, tra un litigio e l’altro per la gestione di Expo, presentando progetti faraonici in una fase di profonda crisi economica in cui alle fasce sociali più deboli si chiede l’ennesimo sacrificio. Siamo stati presi in giro con operazioni di facciata, che mostravano una falsa partecipazione democratica, con inutili eventi mediatici, mentre i cittadini di Milano hanno espresso in modo chiaro la propria contrarietà a questo accordo di programma nei referendum consultivi, salvo poi non essere tenuti in considerazione.
I Sindaci di Milano e Rho hanno sostenuto che era tardi per variare l’accordo di programma, ma che la vera partita sul destino delle aree e sulle volumetrie si giocherà in futuro. Vorremmo prenderli sul serio, ma sappiamo che non sarà così. Nonostante questo, avanziamo due proposte che, se i buoni propositi espressi dal centrosinistra sono sinceri, dovrebbero essere accolte con favore, perché mirano a difendere qualità della vita e l’interesse pubblico. Chiediamo ai Sindaci di agire affinché durante l’Expo non si tengano manifestazioni fieristiche nell‘area adiacente. Possiamo reggere una presunta affluenza doppia di quella del Salone del Mobile per un periodo 30 volte più lungo? Non è buon senso dire da subito che il Polo Fieristico di Rho-Pero sarà chiuso, con la possibilità di sfruttarne gli spazi a fini logistici e i parcheggi risparmiando aree verdi e denaro?
Se il centrosinistra, che ha appoggiato il referendum che chiedeva “zero cemento” sull’area Expo, è in buona fede, e coerente, dovrebbe respingere questo Accordo, ma non lo farà. Certo non per le temute figure, bensì perché alla fine con Expo guadagnano anche soggetti economici di riferimento (vedi Coop), alleati d’affari (CdO) o immobiliaristi amici (Cabassi). E’ un accordo che, in nome dello slogan “Nutrire il Pianeta”, comporta in modo palesemente ipocrita la cementificazione di oltre 400.000 mq di terreno agricolo e verde, che si aggiunge alle devastazioni delle infrastrutture varie (da Malpensa, a TEM e Brebemi) nei parchi lombardi. Opere spesso inutili, antistoriche, onerose per le casse pubbliche, che Expo ha reso irrinunciabili. Un accordo che prelude a un’immensa colata di cemento; una grande opportunità per immobiliaristi, mafie e speculatori e un danno per i cittadini.
Ovviamente questa ipotesi non piace a Fiera, che è stata la vera promotrice di Expo e che da questa operazione guadagnerà cifre astronomiche. La seconda richiesta è che gli eventuali costi di bonifica sull’area Expo siano a carico degli attuali proprietari e non della società Expo, come scritto nella Valutazione Ambientale Strategica allegata all‘accordo di programma. Dalle risposte alle nostre osservazioni in merito, risulta che nel 40% dell’area, per il diniego dell’autorizzazione dei proprietari, non sia stato possibile fare carotaggi e analisi per verificarne lo stato. Sono due proposte concreta, tutto il resto, le modifiche nel 2016, l’Expo diffuso, i giardini condominiali spacciati per parchi, sono chiacchiere. Pisapia si è detto costretto a stringere l’abbraccio mortale di Formigoni, pena la perdita di Expo e la figuraccia. Visto il baratro economico-finanziario del paese, le casse vuote degli Enti Locali, facendo saltare Expo si sarebbe risparmiato sicuramente la figuraccia con i propri elettori, cui dovrà spiegare come trovare le centinaia di milioni per il grande evento, che doveva salvare Milano e il Paese e che rischia, invece, di affossarlo ulteriormente tra debiti e cemento.
Invitiamo tutti gli “indignati” dalla farsa Expo, a essere presenti lunedì 25 sotto Palazzo Marino durante il Consiglio Comunale. Restiamo convinti che, a partire dal “caldo autunno”, quando crisi e ruspe colpiranno i territori, saranno le persone a mettere fine alla commedia, e a Milano, come in Valsusa, sarà dura..per loro.
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Harry Haller
Credo che disdire una barca di contratti già chiusi, con le relative penali e le inevitabili ripercussioni sul piano occupazionale e dell’indotto, sarebbe stato un suicidio politico e finanziario ben peggiore; prendetevela con chi ha messo in moto questa folle macchina, piuttosto di chiedere all’incolpevole nuovo “autista”, di fermarla di botto……
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Dal forum su Milano del Corriere
http://forum.milano.corriere.it/milano/14-07-2011/i-piedi-per-terra-di-pisapia-1838473.html

Paolor
Che l’Expo fosse una spina nel fianco per la nuova giunta era abbastanza chiaro. Dopo la riunione “movimentata” di ieri in cui tra Pisapia e Boeri sono scoccate scintille, il Sindaco ha ritenuto (a mio modo di vedere, giustamente) di firmare la delibera nonostante Boeri, minacciando di rimettere le deleghe per Expo, fosse nettamente contrario affermando che era “un regalo ai cementificatori”. Nella sostanza nulla cambia rispetto a quanto messo in campo dalla giunta Moratti, a dispetto di tante poesie pre-elettorali. Un po’ anche per i tempi troppo ristretti ed il rischio di perdere tutto, e questo Milano non può permetterselo. E’ vero che le colpe dei ritardi non sono certo dell’attuale giunta, ma di un gioco al massacro dei tre centri di potere, tutti di centrodestra, coinvolti in questo progetto. Quindi Pisapia ha preferito “ingoiare il rospo” e far andare avanti il tutto. Una cosa: affermare che hanno vinto i cementificatori mi pare eccessivo, è un’area (visitatela, per favore) che oggi non è niente, ma che grazie a questo evento sarà completamente rimessa a posto, tra verde e costruzioni, e credo che non sia un progetto così sballato.
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Visto da destra
Luca Benecchi su Il Sole 24ore:

Alla fine Pisapia ha messo la firma sull’Expo concepito dalla Moratti. Ha strappato un po’ di housing sociale ma non ha avuto la forza di fare ciò che aveva promesso in campagna elettorale. Niente esproprio delle aree. Pare che il tempo fosse scaduto. Che l’Expo stesse per volare via da Milano. La scelta probabilmente si rivelerà saggia, anche in termini di credibilità dell’amministrazione cittadina. Sempre che non ci pensi l’architetto-assessore Boeri a far saltare il banco… in faccia all’accordo appena sottoscritto. Vuole comandare lui. gestire la manifestazione e decidere il futuro delle aree fino dopo il 2015. Evidentemente qualcuno glielo aveva promesso.. ma l’architetto è troppo coinvolto. E’ stato lui a concepire l’orto globale nell’era Moratti. Un’idea che fatica ad abbandonare, mentre tutti i soggetti coinvolti hanno già abbandonato e superato. Pare che vedere crescere melanzane e kiwi made in Milano (tra l’altro in un’area delimitata da 2 autostrade intasate giorno e notte, un cimitero e un superinceneritore) non trovasse sponsor in giro per il mondo. E Boeri è stato giustamente pagato per quel lavoro di progettazione. Dalla società Expo spa ha ricevuto 330mila € mentre dal Politecnico ne ha percepiti altri 100mila. Difficile dire che non abbia un qualche conflitto di interessi. A meno che non faccia un bel gesto, che restituisca le parcelle in cambio delle deleghe sul 2015.

http://www.pisapiajabitte.org/?cat=47
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Visto da una quasi sx
Jacopo Gardells su Repubblica

“QUESTA EXPO non s’ ha da fare. Pisapia ha perso un’ occasione d’ oro, a Parigi, di fronte al Bie. NON ha avuto il coraggio di alzarsi di fronte al Bureau International des Expositions e comunicare ufficialmente la rinuncia di Milano a realizzare l’ Expo 2015. Certo, avrebbe dovuto giustificare alle autorità internazionali la sua improvvisa e inattesa decisione. E avrebbe dovuto, forse, pagare una sanzione per il ritardo con cui questa veniva comunicata. Ma avrebbe in compenso dato un segno di coraggio e di autonomia e una prova di saggezza, giacché togliersi dall’ Expo significa sottrarsi a un ginepraio di problemi insoluti e insolvibili; ed evitare un esito destinato a essere deludente, anzi fallimentare, a causa del poco tempo ancora disponibile e del nulla di fatto fino a oggi”
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Marco Travaglio

Il programma di Pisapia: “far tornare Milano una città che sorride, che dà case e lavoro, dove l’aria è respirabile e le esigenze di tutti hanno diritto di cittadinanza”. Quando gli chiesero che differenza c’era con Boeri, candidato ufficiale del Pd, dichiarò: “Boeri parla molto bene di progetti e di cose; io parlo delle persone e dei loro bisogni, delle loro necessità: su questo ho impegnato tutta la mia vita”. Ma dopo 7 mesi nomina proprio Boeri ad assessore dell’ Expo. Boeri si intende di Expo quanto B di televisioni, visto che ne controlla tre. Il che non è un buon motivo per fargli fare il concessore e il concessionario delle stesse. Ora Boeri deve pronunciarsi su un progetto fatto da Boeri. E, guarda un po’, esplode fra sindaco e assessore un conflitto, solo apparentemente sanato: da un lato l’idea tradizionale e speculativa di un’esposizione tutta cemento e asfalto, caldeggiata dalla lobby dei costruttori e subìta passivamente da Pisapia, nel solco delle decisioni già prese dal duo Formigoni-Moratti e dall’amministratore delegato Expo 2015, Giuseppe Sala; dall’altro il progetto, affascinante e innovativo, degli “orti planetari” di Boeri: un gigantesco parco verde, unico al mondo, destinato a ospitare per sempre una rassegna delle “biodiversità” esposte da tutti i paesi ospiti. Chiunque sceglierebbe la 2°. Ma il paradosso è che il principale alfiere è proprio l’assessore, che l’ha pensata e disegnata. Boeri ha ragione da vendere a difendere il parco contro il cemento,ma è l’unica persona che non ne dovrebbe parlare per conflitto di interessi.
Si pensava che avrebbe rimesso almeno la delega all’Expo. Invece no e ha votato con gli altri una penosa resa senza condizioni ai poteri forti e alla linea Formigoni-Moratti. Un mese dopo la cosiddetta “rivoluzione arancione”, sulle speranze di cambiamento dei milanesi cala una doccia gelata. Cambiare la faccia del sindaco è una bella cosa. Uscire dal berlusconismo, che divora la politica tutta, resta un sogno.
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ATTACCO A UN GIORNALISTA DELLA RETE

Ripropongo il video per cui il giornalista della rete Martinelli è stato accusato per aver ‘molestato’ il vicesindaco di Milano De Corato chiedendogli come mai restava al suo posto di sindaco la Moratti, condannata dalla Corte dei Conti a risarcire le casse comunali per 263.000 euro per assunzioni e incarichi d’oro di dirigenti senza titolo nel Comune di Milano, con oltre 6 milioni di danno ipotizzati alla procura contabile.
E sarebbe questa la candidata che volevate preferire a Pisapia?
Martinelli ha scritto sul suo blog «il silenzio mafioso è la “strategia condivisa” che accomuna Riccardo De Corato ad altri colleghi di partito».
Ha detto anche che De Corato percepisce uno stipendio come deputato e uno come vice sindaco di Milano (le doppie cariche sono vietate da una direttiva europea). de Corato lo ha denunciato. La sentenza è stata immediatamente esecutiva: 10 mila euro più il pagamento delle spese legali. Niente appello perché esso è consentito solo a chi deve pagare dal mezzo miliardo in su.
Daniele ha chiuso il blog, almeno fino a quando non riuscirà a trovare i soldi che gli servono.

http://www.youtube.com/watch?v=MEMJt5z1Ujc&feature=fvst

LA CRISI E LA BEFFA Di FINI
Viviana Vivarelli

Fini annuncia che la Camera parteciperà all’austerity per la crisi con 60 milioni di € che diverranno 151 alla fine della legislatura. E’ molto orgoglioso e lo annuncia toto mundo. Peccato che dimentichi di dire che ha appena aumentato tutti gli stipendi ai dipendenti di Montecitorio del 3,2%! Ma era proprio opportuno questo ulteriore aumento? Non è uno schiaffo in faccia a quanti, lavoratori o pensionati, si vedranno meno soldi in tasca, e alle famiglie che si troveranno un aumento tra tasse e costi di 3000 € l’anno? Ma del nuovo accordo sugli aumenti a pioggia della Camera Fini non dice parola. Eppure gli stipendi di funzionari, impiegati e commessi della Camera sono già altissimi anche rispetto agli altri dipendenti del palazzo. Non ci bastavano deputati che complessivamente intascano 144.000 € l’anno? Il doppio di francesi e tedeschi, il triplo degli efficientissimi svedesi! La Camera ci costa un miliardo l’anno. E che poi si cerchi di addolcire la pillola dicendo che “La misura è stata riconosciuta a fronte dell’introduzione di misure tese ad aumentare la produttività» dà solo l’idea di quanto costoro siano così sfacciati da pensare di poterci prendere in giro ancora a lungo! In 2 anni le spese della Camera sono aumentato del 15%. Sapete che i salari siano aumentati di altrettanto? E di quale produttività si parla se ormai i deputati si fanno vedere solo poche ore la settimana e spesso il Parlamento è stato chiuso?
Ho i dati del 2009, ma si possono rivalutare. Sapete che i commessi della Camera prendono 8.000 € al mese per 15 mensilità? E che i ragionieri hanno stipendi da 237.560 annui, rivalutati per giunta ogni 12 mesi? E che, alla faccia di tutte le tecnologie, ci sono ancora gli stenografi, come nell’antico Egitto che arrivano a prendere 254 mila € l’anno? Mentre i segretari generali a fine anno arrivano a incassare 485 mila e 483 mila €? Ma questo è nulla: abbiamo elettricisti, idraulici, carpentieri con uno stipendio medio di 152 mila €, più dei professori universitari ordinari a tempo pieno dopo vari anni di carriera, fermi a 80 mila.
Mentre le spese dei lavativi parlamentari aumentano,la loro produttività tende a zero.
Nei primi 4 mesi questi pagatissimi satrapi sapete quante leggi hanno discusso? UNA! Che era poi la conversione in legge di un decreto del governo!
E sapete in tutto l’anno scorso quante proposte di legge non governative sono state approvate? 10!
Nei primi 410 giorni,la Camera ha lavorato(si fa per dire)171 volte. Il Senato anche meno:129.
Mi si spieghi anche come mai un Parlamento di 963 persone per lo più assenti o con doppi e tripli incarichi debba avere mille commessi delle Camere? Hanno un vigilantes a testa?
Il numero delle auto blu sembra sia il 3°segreto di Fatima,un mistero su cui ci sono interpretazioni diverse, la più strampalata è quella di Brunetta (90.000),uno che apre la bocca e le dà fiato dicendo cazzate e che giustamente B voleva come ministro di una giustizia a perdere.
E’ stato calcolato che siano invece 645.000, tutte rigorosamente non italiane e di grossa cilindrata,ma non si sa quanti autisti siano da calcolare cadauna. Però ognuno prende 61.000 €.
E abbiamo un numero di auto blu 4 volte più dell’America che è 20 volte più grande dell’Italia.
Ma ci lasciano allibiti anche le spese minute. Le nostre scuole sono senza carta igienica ma in un anno la Camera ha speso 205 mila € solo per gli appendiabiti!(guardarobiere a parte).
Qualcuno poi ci spieghi come mai lo Stato ha tanti di quei palazzi da poterli cartolarizzare eppure ha bisogno di affittare palazzi a somme iperboliche? 4 di questi per i prossimo 18 anni ci costeranno 444 milioni di €.
E ci spieghi anche perché si alza l’età pensionabile a 65 anni, però troppi di questi dipendenti privilegiati vanno in pensione a 50 anni?
La Casta non è solo formata dai mille parassiti nullafacenti che si chiamano Parlamento ma si estende ben oltre!
Camera e Senato messi insieme più altri organi istituzionali ci costano ogni anno 23 MLD!!!
Ma possibile che nemmeno con questa crisi se ne potessero tagliare le spese superflue?
Ci preannunciano 80 MLD di tagli e un futuro di desolazione, ma cosa
danno di proprio i signori del potere? Una pernacchia! I delinquenti del Pdl sono stati attentissimi a privarsi di nulla! Ma quali indennità doppie o triple delle medie europee? Così sono e così resteranno. Anzi è un onore avere belle alte! E quei rimborsi elettorali puttaneschi che surclassano tutte le spese elettorali e che
abbiamo respinto già con referendum? Il voto di un elettore tedesco viene ripagato 38 centesimo, quello di un elettore italiano 3 € e mezzo, e nemmeno se vota, se esiste potenzialmente! Se ci saranno piccole riduzioni lo vedremo dal prossimo Governo. Anche le auto blu da 5 MLD l’anno, vedremo, a pagare c’è sempre tempo! Si parla solo di una piccola riduzione di cilindrata ma si perderà da qualche parte. Lo stesso i vitalizi ladreschi (213 milioni l’anno) a chi non è più parlamentare e magari di parlamento ne ha fatto solo una settimana. Le spese sanitarie allargate a tutta la famiglia che comprendono anche le correzioni estetiche restano, a noi invece ci danno il ticket su ogni ricetta.
Questi di dare il buon esempio se ne fregano e anche la Lega fa lo gnorri. La mangiatoia di Roma ladrona non si tocca! I tagli si fanno ma sulle famiglie! Eppure equiparare le attuali indennità parlamentari italiane a quelle dei 17 paesi UE avrebbe fatto passare dai 12.000 € mensili base dei nostri parlamentari, ai 5.339 della media europea (82 milioni l’anno risparmiati!). Hanno parlato di “deriva populista” e di “prestigio del Parlamento”, ‘sti zozzi! Ma a se stessi non tolgono nulla. A ogni famiglia però tolgono 500 € l’anno, qui di prestigio e di onore non si parla! ..
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PAX CHRISTI
Le parole egate al disarmo e alla pace sono oggi le grandi assenti
dall’ economia, dalla politica, dal linguaggio. Tre esempi.

Nella manovra finanziaria. Nessun accenno a una riduzione-riconversione delle spese militari, delle missioni militari o dei progetti di costruzione di costosissimi sistemi d’arma. Anni fa Roul Follereau chiedeva alle due superpotenze un bombardiere in meno per sconfiggere la lebbra. Quasi nessuno oggi chiede qualche F-35 in meno per spese sociali o per la cooperazione internazionale. La
campagna della Rete Disarmo (e di Pax Christi) è pienamente attuale.
Ma sconosciuta e inascoltata.
Nel dibattito economico. I “nove impegni” per lo sviluppo proposti da “Il Sole 24 Ore”, apprezzati dal presidente Napolitano, contengono elementi interessanti ma non prevedono le parole disarmo, riduzione o riconversione bellica, che sembrano tabù, avvolte da un manto sacrale intoccabile, annuncio di “alieni”.
Le parole di mons. Martinelli sulle vittime civili in Libia o quelle di chi informa sul dramma di Gaza sembrano provenire da altri mondi.
Nel linguaggio “democratico”. Un recente studio sul lessico degli italiani, promosso dall’Osservatorio Demos-Coop, rileva il diffondersi di un linguaggio “mite”, di parole come solidarietà, bene comune, partecipazione…Il clima politico sembra rinnovarsi. E’ vero che bene comune e solidarietà contengono l’idea di pace. Ma la pace collegata al disarmo o a una “politica di pace con mezzi di pace” (nonviolenza) non è evidente, non è parola operativa tra tanti giovani “indignati”.
Conclusione. Avverto con tormento che l’azione degli operatori di pace è da rinnovare, da rilanciare, da re-inventare. Parole generatrici come pace, disarmo e nonviolenza hanno bisogno di radicarsi nella politica, nell’economia, nei processi di formazione, nei progetti “pastorali”, in un calmo e determinato impegno quotidiano. Necessitano di attori capaci di dirle, di tradurle, di viverle. Altrimenti perdono significato, osserva un sociologo, e ci lasciano sperduti e senza parole.

Sergio Paronetto
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Ippolita Zecca segnala:
CAL E WELBY, DUE PESI E DUE MISURE
Riccardo Cristiano

Personalmente mi rallegro del fatto che Santa Romana Chiesa abbia deciso di consentire la celebrazione del rito funebre per il suicida Cal. Me ne rallegro perché credo che la pietà e la carità debbano prevalere .
Qualcuno ha ricordato però il caso di Welby, e in quel caso la pietà non ebbe la forza di prevalere. Fu il cardinale Ruini a scegliere il niet. Qualcuno in queste ore ha detto che Welby aveva violato un principio cruciale per la Chiesa e che di qui nacque il no. Ma allora, si è detto, perché Cal, morto suicida, è stato perdonato, e Welby no?
La domanda a mio avviso è malposta. La Chiesa condanna il suicidio, è vero, pur elencando alcune “attenuanti”, ma non condanna il gesto compiuto da Welby: la dottrina cattolica infatti al riguardo è molto chiara e proibisce espressamente l’interruzione di idratazione e alimentazione, ma non quella della ventilazione ( la ventilazione artificiale protratta per anni evidentemente porta ci fa sconfinare, secondo la dottrina cattolica, nell’accanimento terapeutico). Welby però fece interrompere proprio la ventilazione artificiale. Dunque la stortura non è il sì al funerale religioso di Cal, ma il no a quello per Welby. Una scelta non solo priva di carità ma anche dottrinalmente immotivata

Minzolinite

UN GOVERNO DEL PD SAREBBE IN CONTINUITA’ CON QUESTO DEL PDL
Paolo de Gregorio

Quasi tutti concordano nel giudicare che la ventennale vita del berlusconismo sia stata resa possibile da una opposizione inadeguata, divisa, senza un programma, con dirigenti vecchi, rimasti in carica nonostante fossero responsabili di tutta la collezione di sconfitte subite da un inesistente centro-sinistra.
Questo consente a B. persino di affermare che lui se ne andrebbe, ma una alternativa al suo governo non c’è (ed è vero) e resta per senso di responsabilità verso il paese.
In una democrazia normale, con una legge elettorale che consente di mandare in Parlamento persone scelte dai cittadini, questo ventennale immobilismo non ci sarebbe stato. Non è difficile osservare che nei due partiti maggiori, PDL e PD, non esiste una nuova leva di dirigenti, fenomeno impossibile in partiti in cui le segreterie nominano deputati e senatori persone di fiducia, familiari, amanti, amici degli amici.
Le uniche vittorie che hanno riacceso qualche speranza, quelle di Milano, Napoli e la vittoria nei referendum, sono state ottenute dai movimenti, da comitati spontanei, dalla spinta di Di Pietro.
Eppure nei sondaggi recenti sembra che sia il PDL che il PD resistano al discredito e restano i due partiti largamente più forti con circa un 30% a testa.
Mi sento di affermare, con assoluta certezza, che una eventuale vittoria elettorale del PD e dei suoi alleati (ancora indefiniti tra UDC, SEL, IDV) rappresenterebbe una sostanziale continuità in politica economica, nella politica estera, sarebbero confermate le missioni militari, e con gli obblighi di risanare il bilancio è probabile un lungo periodo di tagli alla spesa sociale con la collaborazione dei sindacati venduti e dei preti.
Se vogliamo avere un futuro dobbiamo far crescere una classe politica alternativa, che si dia degli obiettivi limitati, ma capaci di individuare e colpire le basi di questo “sistema”, ormai diventato regime.
I due maggiori partiti italiani oggi godono di potenti supporti che li hanno trasformati in apparati molto solidi, difficilmente attaccabili, con a disposizione molto denaro del finanziamento pubblico ai partiti, con molto denaro pubblico di sostegno ai giornali, con a disposizione la RAI lottizzata,con il monopolio delle TV private di Berlusconi, con l’aiuto del Vaticano che con l’8 per mille e tutte le sue opere si inserisce nella realtà sociale e favorisce sempre la destra e la conservazione.
Chiedere la fine del finanziamento ai partiti, la fine di quello all’editoria, l’abrogazione dell’8 per mille ai preti, l’impossibilità per qualunque soggetto (pubblico o privato) di possedere più di un canale televisivo, il ritorno della RAI lottizzata a servizio pubblico (senza pubblicità, con il direttore generale, con ogni potere, eletto dai cittadini che pagano il canone), sono obiettivi essenziali per passare alla democrazia,dopo che siamo stati per 30 anni sudditi delle oligarchie economiche, politiche, ecclesiali.
Altri strumenti indispensabili alla democrazia e alla partecipazione attiva dei cittadini sono: una nuova legge elettorale, il referendum propositivo, togliere ai referendum abrogativi la mannaia del 50% più uno della partecipazione del corpo elettorale, la regola tassativa della ineleggibilità in tutte le cariche pubbliche dopo due legislature (che è il più forte anticorpo contro Caste, professionisti a vita della politica, cricche) per un costante rinnovamento dei rappresentanti del popolo.
Questa che agli occhi dei più sembrerebbe una rivoluzione o una dichiarazione di guerra, non è altro che il passaggio dalla dittatura dei poteri forti (mafie comprese), alla democrazia vera, aperta e partecipata
Chiunque fosse in grado di chiedere agli italiani un consenso su questo programma di “ingresso in democrazia” potrebbe contare sul consenso di quel 57% di persone perbene che sono andate a votare nell’ultimo referendum e si innescherebbe una rivoluzione culturale virtuosa capace di cambiare in profondità il nostro paese, la nostra classe dirigente e il nostro modo di pensare.
Se continueremo a votare per una sinistra che non esiste o per l’uomo della provvidenza i problemi non saranno mai risolti e ci ritroveremo con i Berlusconi e i D’Alemoni di turno.
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L’ENERGIA DECENTRATA
Liliana segnala

Credo sia allora necessario introdurre nel vocabolario di coloro che si interessano di energia un nuovo termine di cui troppo poco si sente parlare: Decentramento della produzione elettrica. Mai rinnovabile dovrebbe essere disgiunta da questa parola. Perché questo? Credo si debba partire da una domanda fondamentale. Perché lo Stato deve investire milioni di euro per le rinnovabili? Per sviluppare un nuovo settore economico e dare posti di lavoro? Se così fosse ci sarebbero numerose alternative. L’elettronica, l’informatica, il mercato automobilistico ecc.
Spesso è proprio la leva economica a muovere tutto ma pur essendo un aspetto fondamentale non ci si può basare solo su questa. Il senso profondo delle rinnovabili è il loro fondamentale contributo nel ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, minimizzando così le ripercussioni che questo potrà avere sulla vita di tutti noi. Cosa c’entra questo con il decentramento?
Decentrare vuol dire costruire delle realtà territoriali in grado di generare autonomamente quell’energia di cui necessitano. Vuol dire quindi ridurre le perdite lungo i cavi elettrici che trasportano l’energia. Meno chilometri vi sono tra punto di generazione elettrica e luogo di consumo, minori sono le perdite e quindi maggiore è l’efficienza del sistema stesso. Decentrare vuol dire rendere più democratico un settore come quello energetico da sempre in mano a pochissimi soggetti. Decentrare vuol dire evitare di costruire centrali rinnovabili troppo grandi che possano provocare più danni che vantaggi; vuol dire quindi imporre ai progettisti di partire dalle caratteristiche del territorio per dimensionare un impianto. Decentrare vuol dire case, quartieri, Comuni, autosufficienti dal punto di vista elettrico e magari anche termico. Decentrare infine vuol dire maggiore sicurezza, un minor costo dell’energia, una maggiore consapevolezza sul tema dell’energia della popolazione locale

http://www.leggilanotizia.it/moduli/notizia.aspx?ID=900

LA DEMOCRAZIA DELLE RISORSE DIFFUSE
Viviana Vivarelli

Il tema delle risorse energetiche è sostanziale per la democrazia.
Non è solo un problema economico o di esaurimento dei combustibili fossili.
Il problema è politico.
Il neoliberismo vuol concentrare le risorse nelle mani di un numero sempre minore di persone (gestori di petrodollari, multinazionali, organismi sovranazionali come FMI,BM o WTO, grandi operatori di Borsa o Banca, illusorie comunità sovrastatali come l’UE) per una progressiva corrosione della democrazia con distruzione dei diritti umani, civili e del lavoro, mentre la conquista del welfare cede sotto l’alibi di una crisi indotta artamente. E mantenuta in vita subdolamente col concorso di tutti i governi mondiali che contano.
La linea è lampante: distruggere quel po’ di democrazia faticosamente strappata in secoli di lotta popolare, per instaurare una plutocrazia che metta ogni potere nelle mani di un migliaio di persone, mandando a picco gli altri 6 miliardi in una distruzione di sopravvivenza che si unisce al disinteresse per la distruzione del pianeta e l’attentato contro il suo precario equilibrio climatico.
Non si può ignorare che partiti e governi occidentali, in Italia di destra come di sinistra, si sono piegati a questo turpe gioco perdendo ogni identità personale, e gli ultimi referendum italiani contro il nucleare, l’acqua pubblica e i tentativi di porre alcuni sopra la legge, mostrano come anche quei partiti che si dicono di opposizione e dovrebbero essere eredi se non della sinistra storica almeno della democrazia costituzionale postbellica, si siano amalgamati turpemente al verbo neoliberista e siano succubi delle multinazionali come delle guerre di razzia americane come della trasformazione della repubblica democratica in oligarchia feudale. Ma anche in paesi di più antica democrazia, come l’America o la Gran Bretagna, l’omologazione di ogni presunta sinistra ai progetti e programmi di una reale destra, indica che il processo più grave del mondo non sia, oggi, quello della fame o della carenza di risorse, alcune essenziali, come l’acqua, ma della carenza di democrazia popolare, nell’inghiottimento di ogni valore, principio e diritto collettivo negli interessi lucrativo di minoranze politico-economiche.
Accentrare le risorse energetiche (acqua, come petrolio, come gas..) significa aumentare questa supremazia di pochi contro il bene di tutti.
Decentrarle le risorse, come avverrebbe con le energie alternative, significa crescere in democrazia diffusa.
Che per esaltare questa fantomatica democrazia si sia usato lo spauracchio del comunismo è un’enorme finzione storica. Quando il muro di Berlino è caduto e Russia e Cina si sono in parte capitalistizzate,ciò non ha cambiato molto la situazione, perché negli stati più evoluti (non l’Italia) dove lo spauracchio del comunismo non regge più, si è inventata Al Qaeda e il terrorismo islamico, per la serie “Aggregateli sotto un nemico” o “Dove non ci sono promesse ci sia la paura!”

OMAGGIO ALLA MEMORIA
VIDELA E LA P2

Jorge Rafael Videla Redondo fu un militare, dittatore e presidente dell’Argentina tra il 1976 e 1981. Arrivò al potere con un colpo di stato ai danni di Isabelita Perón. Il suo governo fu contrassegnato dalle violazioni dei diritti umani e da contrasti frontalieri con il Cile.L’insediamento della Giunta militare, e con essa della dittatura, portò alla sospensione delle libertà civili e sindacali; decine di migliaia di persone, sospettate di appartenere ad organizzazioni studentesche, sindacali, politiche o che si ritenesse potessero svolgere una qualsiasi attività che interferisse con la politica marziale della Giunta furono arrestate, torturate e segretamente uccise, creando il fenomeno dei desaparecidos, letteralmente “persone fatte scomparire”, ossia coloro che, una volta sequestrati, non risultavano nei registri dei commissariati di polizia o delle autorità militari e di cui era impossibile ricevere notizie, anche in merito ad un eventuale decesso; queste persone subirono, in centri di detenzione clandestina, abusi, violenze e torture e di circa 30.000 di loro non si seppe più nulla.
Li chiamarono ‘I macellai al potere’, per il prezzo di sangue pagato, per la brutalità criminale della dittatura, e per il sostegno e la benedizione a questa data da Gelli e dalla P2, dai governi e dal Ministero degli Esteri, dalle imprese italiane e dal Vaticano.
La giunta militare argentina pianificò e portò avanti lo sterminio sistematico di chiunque dissentisse dalle idee della dittatura. «È terrorista – dichiarò il Generale Videla – non soltanto chi sia munito di una bomba o di una pistola, ma anche chi diffonda idee contrarie alla civilizzazione cristiana e occidentale». E il generale Manuel Saint Jean, anticipando lo sterminio che si stava preparando dichiarò: «Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi i loro collaboratori, quindi gli indifferenti e da ultimo i timorosi».
Nella voragine dei desperacidos, catturati e assassinati, finirono giovani, dirigenti operai e sindacali che lottavano semplicemente per migliorare le proprie condizioni, psicologi e sociologi per le loro professioni “sovversive”, religiosi e sacerdoti che portavano l’esperienza del cristianesimo sociale di base nei quartieri più poveri. Non erano né terroristi né combattenti. La maggior parte erano giovani, impegnati socialmente, pacifisti, caritatevoli. La meglio gioventù di quel paese. Tra i 30.000 ragazzi scomparsi 4.000 erano di origine italiana. Con questi “macellai” Gelli gestì progetti politici e affari. Gelli, Ortolani e Calvi sono di casa, hanno rapporti diretti con i dittatori, fondano banche e società, sono referenti di esponenti politici e di governo italiani, del Vaticano, delle imprese. Portano a Buenos Aires anche il Banco Ambrosiano. Hanno la tessera della P2 alcuni tra i maggiori rappresentanti della giunta militare, ed oltre 60 alti comandanti delle diverse armi. Tra questi l’Ammiraglio Emilio Massera e il generale Guillermo Suarez Mason. Massera è stata una delle figure più terribili della dittatura, il criminale responsabile del più grande centro di detenzione, l’Esma (Esquela Mecanica de la Armada), dove sono stati imprigionati, torturati e uccisi migliaia di prigionieri. Massera aveva un rapporto strettissimo con Gelli, e con questo era in affari. Il 28 marzo 1976, pochi giorni dopo il golpe, Gelli scrive a Massera per esprimere «la sua sincera allegria per come tutto si fosse sviluppato secondo i piani stabiliti» e augurargli «un governo forte e fermo sulle posizioni e che sappia soffocare l’insurrezione dei dilaganti movimenti di ispirazione marxista».
Un uomo di Massera, l’ex ufficiale di marina Carlos Natal Coda, è vicepresidente del Banco Ambrosiano a Buenos Aires. Anche Guillermo Suarez Mason, generale piduista, è stato uno dei più implacabili sterminatori, comandante militare dell’intera Buenos Aires e in quanto tale responsabile di tutti i centri di detenzione nei quali sono transitati la maggior parte dei prigionieri che poi, come documentato anche nel corso delle testimonianze processuali, sono stati uccisi, gettati vivi nell’Oceano o nel Rio de La Plata.
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Monaco Basilio di Kronstadt (profezia. 1700)

Quando il vescovo di Roma assumerà due nomi
un impero sarà prossimo a crollare:
quello della bestemmia.
Ma sarebbe follia esultare di gioia, perché non
sarà la fine ma l’inizio dei dolori: lo spettro cupo
della miseria volteggerà nel cielo come nube
impazzita e getterà ombra su molti popoli.
Mancherà il pane anche nei paesi ricchi,
le guerre strisceranno sulla terra come serpenti
velenosi: tutto rovinerà perché tutti parleranno

d’amore, ma nessuno conoscerà più
l’amore per il prossimo.
I cristiani saranno numerosi,
ma avranno dimenticato la legge cristiana
e la loro fede sarà di parole.
Ai patriarchi, al vescovo di Roma che bagnerà
la terra con il suo sangue, il cielo affiderà
il compito di riportare la chiesa alle origini.
Sarà questo il momento di abbandonare i palazzi
per ritornare nell’umiltà, nella pace delle
catacombe, di rivivere la chiesa dei martiri

e della fede. La salvezza verrà da pochi, ma santi.
Se non germoglierà l’amore,
cadrà un secondo impero e con lui Roma.

(Per chi insiste a dire che Travaglio non vede i vizi del Pd. Un articolo da ricordare:
MARCO TRAVAGLIO su D’Alema

“Ora è molto tardi per fare una legge sulle intercettazioni e del tutto inopportuno intervenire per decreto. Ma il problema c’è: non è giusto mettere sui giornali la vita privata delle persone. Leggiamo una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che fare con vicende penali, ma sono sgradevolmente riferite a vicende personali. Non è una cosa positiva. Occorre proteggere i cittadini”. Chi l’ha detto?
Massimo D’Alema naturalmente. Puntuale come una merchant bank, ogni qualvolta B. è travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare pari e patta. Fa sempre così, da 17 anni.
Breve riepilogo delle puntate precedenti. Nel ‘94 B. finisce nei guai a Milano per le tangenti alla Finanza: D’Alema finisce nei guai a Bari per un finanziamento illecito di 20 milioni dal re delle cliniche pugliesi, l’imprenditore malavitoso Cavallari (prescrizione). Nel ’96 B. è politicamente morto e l’Ulivo di Prodi si accinge a una sonante vittoria: Max va in pellegrinaggio a Mediaset per esaltarla come “grande risorsa del Paese” e garantire che non la sfiorerà nemmeno con un dito. B. medita di ritirarsi a vita privata: D’Alema s’inventa la Bicamerale per riscrivere “insieme” la Costituzione, specie sulla giustizia, lo trasforma in padre ricostituente e manda in soffitta il conflitto d’interessi. Nel ’98 Prodi e Ciampi portano l’Italia in Europa: Bertinotti li rovescia in men che non si dica e l’indomani D’Alema è già pronto con una maggioranza alternativa, rimpiazzando Rifondazione coi ribaltonisti di Mastella, Cossiga e Buttiglione e dichiarando morto l’Ulivo. Nel ’99 Rete 4 perde la concessione, ma D’Alema – impegnatissimo a sponsorizzare i “capitani coraggiosi” Colaninno, Gnutti e Consorte per l’assalto a Telecom – la salva
regalandole la licenza per trasmettere in proroga sulle frequenze che spettano a Europa7.
Nel 2001 B. risorge dalle sue ceneri e governa cinque anni: unica opposizione i girotondi, i pacifisti, i no global, infatti D’Alema raccomanda di evitare la piazza. Nel dicembre 2005 B. è alla canna del gas, dopo aver perso le amministrative e le europee, mentre l’Unione di Prodi ha 15 punti di vantaggio in vista del voto
politico del 2006: ma ecco saltar fuori le intercettazioni sull’ultimo colpo di genio di Max, l’appoggio alla scalata illegale dell’Unipol di Consorte alla Bnl (“Vai, Gianni, facci sognare!”). Pari e patta con le scalate di Fiorani e Ricucci ad Antonveneta ed Rcs sponsorizzate dal cdx. Così l’Unione si mangia quasi tutto il vantaggio e Prodi
vinciucchia per 25 mila voti, troppo pochi per governare senza i ricatti dei partitini. Nel 2009 B., dopo un anno di governo, è già alla frutta per lo scandalo D’Addario-Tarantini: ben presto si scopre che “Gianpi” le mignotte le portava nei giorni pari a Palazzo Grazioli e in quelli dispari a Sandro Frisullo, vicepresidente della giunta
Vendola e dalemiano di ferro. Una Bicamerale a luci rosse. Nel 2010 B. è di nuovo sputtanato dalle rivelazioni di Wikileaks: Max non può mancare e infatti salta fuori un cablo dell’ambasciatore Spogli a Washington su quel che gli ha confidato D’Alema nel 2007: “La magistratura è la più seria minaccia per lo Stato italiano”. Infatti i giudici baresi arrestano anche l’altro assessore dalemiano di Vendola,
Alberto Tedesco, provvidenzialmente rifugiatosi al Senato. Nel 2011 B. perde comunali e referendum: D’Alema offre un bel governo istituzionale col Pdl. Scandalo P4: Bisignani trafficava con vari ministri, ma accompagnava pure il gen. Poletti da D’Alema (e da chi, se no?). Ora B. ci riprova col bavaglio ai giornali che pubblicano intercettazioni pubbliche. Max The Fox concorda, ma dice che “per una legge è tardi”. Ci penserà lui quando tornerà al governo. Per lui la missione del csx è sempre stata questa: completare l’opera del cdx. Il guaio è che quegli stronzi degli elettori non l’hanno ancora capito.
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Travaglio ridicolizza quella nullità di Bersani

http://www.youtube.com/watch?v=UG7Aq4Sg9co


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Precedente video di passaparola di Travaglio su D’Alema

http://www.youtube.com/watch?v=pdOebZs_ql8

“Parlerò della coppia D’Alema-La Torre che viaggiano in coppia come Gianni e Pinotto, uno dovrebbe essere il capo e l’altro il portaborse ma il portaborse è diventato la più alta autorità dopo la Finocchiaro, eppure anni fa fu beccato con i pantaloni in mano mentre allenava due furbetti del quartierino, Ricucci e Consorte, mentre D’Alema fu preso solo dopo, ora i due tornano a far danni, dopo che i loro sforzi si sono rivelati vani, oltre che due gaglioffi sono due incapaci, ora La Torre scredita il Pd con un pizzino indirizzato a Bocchino, quando Bocchino è in difficoltà la Torre lo soccorre, certi soccorsi rossi si sono sempre prestati al cdx senza farsi cogliere, ci voleva una intelligenza come quella di La Torre per capire non quanto
siano uguali ma quanto siano complementari, l’attuale maggioranza e l’attuale sedicente opposizione. Se in Italia si facesse attenzione sarebbero bastate le telefonate di D’Alema a Ricucci per mandarli a casa, ci è voluto un pizzino, ma tra pochi giorni non ne parlerà più nessuno, pensiamo solo a quanti milioni di voti costoro hanno fatto perdere a Prodi con le loro scalate bancarie, sputtanamento aumentato quando D’Alema diceva a Consorte “Facce sognare”. La Forleo trasmise al parlamento queste intercettazioni, sarebbe stato bene inabissarsi
per far dimenticare. Ora bisogna rifare memoria su queste telefonate su cui nessuno ha mai pagato pedaggi. Una masnada di avventurieri speculatori sotto la protezione dei Ds e della Lega decide di mettere le mani sulla Rizzoli e su due banche, BNL e Antonveneta, gli scalatori agiscono incrociandosi tra loro in una sola scalata che si propone di ridisegnare a immagine e somiglianza di Bossi, D’Alema e B, un pezzo del capitalismo e dell’editoria italiana. L’operazione non
riesce perché la procura di Milano (Forleo) chiede intercettazioni e li prendono con le mani nel sacco mentre stanno violando tutte le regole penali e di borsa… Quando vuoi comprare una banca lanci un’Opa le quindi salgono ecc.I furbastri non volevano lanciare l’Opa, accumulavano pacchetti azionari all’insaputa del mercato e si assicuravano che le azioni della BNl le prendessero cooperative
società di prestanomi senza venderle, l’Unipol era grossa un quarto rispetto alla BNL che voleva comprare,era una pulce che voleva mangiarsi un elefante, perché anche il banco di Bilbao e Siviglia voleva comprare lanciando correttamente la loro Opa. Loro almeno compravano pagando, Consorte no, faceva il mosaico delle pulci per arrivare al 51% senza dichiararsi,in barba alla legge Draghi, questa
l’accusa a lui come a Fiorani come a Ricucci che tradivano il mercato borsistico ma almeno i denari ce li avevano.
Estate 2005, arrivano le difficoltà e i politici arrivano a sostenere i furbetti, Consorte parla con D’Alema e La Torre, Fassino è il segretario ma lo avvertono a cose fatte “tanto lui non capisce”, fa la figura del pirla, D’Alema è talmente stupido da non capire che Consorte è intercettato e addirittura lo avverte che è intercettato, per telefono ovviamente, il che dice quanto sia idiota.
La Torre chiama Consorte che dice. “Domani è il giorno chiave, Caltagirone vuol vendere il 27%.Queste quote le devono chiamare terzi” La Torre dice: Certo, non potete comprarle voi” Mica potere fare le cose regolari. “Bisogna parlare con le cooperative e con Caltagirone perché stia a quanto stabilito” e La Torre “Devo dire a d’Alema che telefoni a Caltagirone?” Ok. Fatto. Tutto intercettato, ovviamente,
questi politici sono stupidi. E se D’Alema passa per intelligente, figuratevi gli altri!
Poco dopo D’Alema parla sul Consorte sempre a telefono e lo avverte di aver parlato con Bonsignore altro parlamentare pregiudicato per corruzione del Pdl, perché l’Unipol ha bisogno che anche Bonsignore porti le sue quote per cacciare il Bilbao. Alcuni giorni dopo D’Alema parla con Consorte per avvertirlo che ha parlato con Bonsignore al parlamento europeo perché Unipol ha bisogno delle quote di Bonsignore (PPE) ma nascostamente e in cambio vorrebbe un favore politico e D’Alema “ha regolato”. E’ a quel punto che lanciano l’opa, ma è
aggiotaggio, un reato. Altra telefonata di La Torre a Ricucci che dava la scalata al corriere della sera mentre Fassino fa la famosa telefonata che lo sputtana. Ricucci parla a Consorte come se questi fosse il padrone dei DS. La Torre e Ricucci sono amicissimi e dalle telefonate è chiaro come i Ds sono portati a guinzaglio dai
finanzieri, ma quale primato della politica?
Penalmente non si potrà più parlare di queste telefonate e persino il parlamento europeo ha detto No alla richiesta di usare queste telefonate, visto che è stato intortato da uno del Pdl che ha fatto credere che i politici italiani dal 93 si possono processare. Ma politicamente possibile che non valgano niente? Nessuno ha avuto il coraggio di spiegare al parlamento europeo che l’Italia per la legge Boato (Ds) non può usare le intercettazioni su politici senza permesso del parlamento. Questo dà l’idea di come siamo messi.

IL REGNO VACILLA MA IL RE NON PARLA
IFQ
Una volta d’estate non succedeva niente. Oggi crollano i paesi. Una volta questo era il periodo ideale per far passare leggi controverse. Oggi le leggi controverse provano a farle passare ogni mese dell’anno. I tg estivi erano la quintessenza dell’inessenziale.. Adesso c’è lo spettro di catastrofi finanziarie mondiali. Ma c’è qualcosa che rende il caso Italia assolutamente speciale rispetto al resto del mondo. Mentre la borsa è sulla graticola della speculazione e i risparmiatori
tremano, B se ne sta appartato come il re silente a rimuginare sul risarcimento per il lodo Mondadori e a congetturare coi suoi avvocati un modo per farla franca ancora una volta. Il B non pervenuto di questi giorni è l’emblema di un quasi ventennio di politiche ad personam. Un leader assediato nel suo bunker che conta i denari nel salvadanaio mentre intorno tutto crolla. È l’immagine tragica di un
autocrate ormai fuori controllo, che rifiuta ogni trattativa nonché qualsiasi ipotesi di resa, all’unico scopo di trascinare il paese e il suo popolo nel baratro in cui egli stesso sente di precipitare. Dunque il piccolo re shakespeariano è alla conta dei giorni. E se non fosse per Napolitano, unico autentico leader di questa disgraziata
nazione, che con un appello all’unità nazionale nel momento della prova suprema indica ancora una volta la retta via, oggi guarderemmo all’Italia attraverso l’immagine raccapricciante di un corpo senza testa che si dimena in cerca di scampo. La Lega, l’alleato al governo di B, anziché supplire all’assenza del premier, è troppo presa in questi giorni a mandare a quel paese cantanti che invocano il tricolore e ad annunciare l’imminente apertura di fantomatici
ministeri.
Fare un confronto con l’appello accorato di un leader vero come Obama per la salvezza dell’economia nazionale americana avrebbe un che di grottesco. La parodia in cui siamo finiti sta tutta in questa lucida e sconcertante verità, nell’inammissibilità di qualsiasi raffronto o paragone con le altre moderne democrazie d’occidente.
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Bocciato il ponte di Messina. L’Europa si accinge a cancellare i finanziamenti

Dopo aver annunciato tagli agli esigui finanziamenti della Tav Torino-Lione, l’Unione Europea si accinge a cancellare qualsiasi contributo alla costruzione di un’altra grande opera inutile, il ponte di Messina.
A settembre la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione
Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo
spostamento di uomini e merci.
La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’”autostrada del mare”.
Non ci verso neanche una lacrima. Solo che, con la scusa del ponte, i politici hanno trovato il modo per cavare fior fior di quattrini dalle nostre tasche anche se il ponte non si fa. La Corte dei Conti ha già demolito il ponte sullo Stretto, invitando ad approfondirne la fattibilità e sottolineando come si conta di far
fronte al 60% dell’investimento necessario attraverso i pedaggi pagati dai veicoli: ma non è affatto certo, ha sottolineato la Corte, che il volume di traffico sia sufficiente per rientrare delle spese. In teoria il costo del ponte sarebbe di 6,3 miliardi. In pratica si può calcolare il doppio o il triplo: di solito va a finire così per
tutte le grandi opere. Dettaglio non trascurabile, del ponte non c’è nemmeno un progetto definitivo approvato. Il consiglio d’amministrazione della Società Stretto di Messina (la cordata guidata da Impregilo assegnataria dell’opera) ha iniziato ad esaminarlo a fine giugno. Non esiste nemmeno un progetto esecutivo per qualsivoglia opera ferroviaria collegata alla costruzione del ponte: o perlomeno, non esiste sul lato di Messina, come si sono sentiti dire pochi giorni fa i ferrovieri che protestavano per la chiusura della sezione messinese di Italfer, la divisione del gruppo Fs che si occupa delle opere e infrastrutture ferroviarie.
Eppure attorno al ponte che non esiste e probabilmente non esisterà mai sono già stati spesi 250 milioni circa, secondo i calcoli del Corriere della Sera. Inoltre la mancata costruzione comporterà il pagamento di centinaia di milioni di penale agli assegnatari dell’opera. Soldi estratti dalle tasche di noi contribuenti. Ancora il male
minore, secondo me, rispetto alla costruzione e al pagamento dell’opera.
Però si tratta di quattrini nostri che i nostri politici elargiscono alle grandi imprese in cambio di nulla. Ricordiamocene per favore: non solo al momento di andare a votare, ma anche quando qualcuno, nel nome del presunto “sviluppo”, tirerà fuori la prossima idea faraonica, assurda e soprattutto costosa.

Sante Marafini senala
La rivoluzione democratica islandese di cui nessuno parla

Nazionalizzazione delle banche
Abolizione del debito
Creazione di una nuova costituzione

Questi sono solo alcune delle cose fatte dalla rivoluzione islandese di cui nessuno sa niente, grazie a questa “informazione” blasfema completamente asservita ai poteri economico finanziari globalisti del nuovo ordine mondiale.
Recentemente ci hanno sorpreso i fatti della Tunisia che sono sfociati nella fuga del tiranno Ben Alí, tanto democratico per l’Occidente fino all’altroieri e allievo esemplare del FMI. Tuttavia, un’altra “rivoluzione” in atto da due anni è stata opportunamente censurata dai mezzi di comunicazione al servizio delle plutocrazie europee. È successo proprio nel cuore dell’Europa (nel senso geopolitico), in un Paese con la democrazia probabilmente più antica del mondo, le cui origini risalgono all’anno 930, e che si è piazzato al primo posto nel
rapporto dell’ONU sull’Indice di Sviluppo Umano 2007/2008. Si tratta dell’Islanda, dove un governo intero si è dovuto dimettere, sono state nazionalizzate le principali banche, è stato deciso di non pagare il debito che queste avevano creato con la Gran Bretagna e l’Olanda a causa della loro esecrabile politica finanziaria ed è stata appena creata un’assemblea popolare per riscrivere la sua costituzione. E tutto questo in forma pacifica: a colpi di casseruole, urla e un
appropriato lancio di uova. Questa è stata una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che ci ha condotto alla crisi attuale. Per due anni non c’è stata quasi nessuna informazione su questi fatti o si è informato in modo superficiale o di rimbalzo: cosa succederebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio?
Gli islandesi ci mostrano un cammino diverso per uscire dalla crisi. Tanto semplice come dire basta e ricordare che la politica, e chi la esercita, devono essere al servizio della cittadinanza e non degli interessi di entità private la cui voracità, egoismo, mancanza d’etica (vedasi il caso dei recenti bond per 25 milioni di euro a direttivi del Cajamadrid) è all’origine di questa crisi.
In Islanda è stato adottato l’ordine di fermo contro i dirigenti delle entità in questione. In Islanda, mettendo in un angolo i partiti impegnati a sottomettersi ai diktat dei mercati, la cittadinanza è diventata protagonista..

http://sestante1.wordpress.com/2011/05/05/islanda-una-rivoluzione-messa-a-tacere%E2%80%A6/
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Nicoletta
Da noi vogliono censurare la rete, in Islanda ogni cittadino può, proprio attraverso la rete ,partecipare attivamente alla politica con la politica.
Siamo lontani anni luce.
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Si suicida Amy Winehouse
Back to Black Live


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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Grazie Viviana, che onore essere qui..

    complimenti per il tuo blog, mi piace molto per le raccolte che fai, sembra un puzzle quotidiano
    ci passerò spesso..^_^

    Commento di renato improta — luglio 24, 2011 @ 4:46 pm | Rispondi


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