Nuovo Masada

luglio 17, 2011

MASADA n° 1306 18/7/2011 IL FALLIMENTO DEL CAPITALISMO

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Francesco Gesualdi – Stati uniti in default – Il Minnesota è fallito – La rivoluzione in Islanda – Paul Mattick: “La crisi economica e il futuro del capitalismo”- Il default italiano – Il capitalismo boccheggia ma prima di morire ci farà tutti fuori – L’FMI finge di non vedere l’evidenza – Ministro come noccioline: la scimmia c’è già – I tre volte No di Di Pietro – Questa manovra aumenta le tasse- Il fondo di solidarietà dei parlamentari – I pensieri di Ippolita – Dopo la manovra si apre la stagione del buio – Spidertruman

I problemi non possono essere risolti dalle stesse persone che li hanno creati”.
Albert Einstein
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Lo scultore Cattelan ha piazzato davanti a Piazza Affari un enorme dito medio alzato, chiaro simbolo di come la Finanza tratta il mondo. Oggi a quel dito è stato attaccato un cartello che dice: “Torno subito!”
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FRANCESCO GESUALDI

Scrive sul Manifesto Francesco Gesualdi, pilastro dei no global, che da bambino fu allievo di don Milani e che ha poi fondato un centro per l’analisi degli effetti efferati del neoliberismo, il centro Nuovo Modello di Sviluppo a Vecchiano (Pisa):
“Ai fondi europei, americani o cinesi, non importa niente di cosa succederà alla Grecia o all’Italia. Non si preoccupano neanche di cosa succederà all’economia del mondo. La loro è una logica di pirateria: attaccano, rubano, scappano. Che poi la nave affondi a loro non interessa. Sono come le locuste:arrivano, devastano, si trasferiscono altrove. Offrono al prezzo di oggi titoli che si impegnano a dare tra una settimana, un mese o altra data futura. La cosa inconcepibile è che non possiedono i titoli che offrono. Ma proprio qui sta il trucco. La loro speranza è che nel frattempo il prezzo scenda e quando arriverà il tempo di consegnare i titoli li compreranno a prezzi ribassati. Nella differenza fra l’alto prezzo di vendita di oggi sta il loro guadagno”.
Ed è quello che hanno fatto in queste settimane con i titoli di Stato italiani.
Il colmo (scrive l’articolista de IFQ) è che noi e i nostri politici (al governo o all’opposizione) consentiamo tutto questo. Invece di reagire, cacciando a calci in culo questi speculatori, facciamo il loro gioco, perfino, inconsapevolmente, partecipando alle loro campagne che creano quel clima di “ottimismo” o “pessimismo” funzionale ai loro sporchi interessi.
E alla fine le imposizioni ai governi dei grandi gruppi bancari mondiali, le pagheremo noi cittadini.
E’ ora di ribellarsi, è ora di dire basta, è ora che questa crisi la paghino i redditi alti complici delle locuste, senza tagli sociali e salvaguardando i beni comuni: lavoro, acqua, energia e informazione.

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Valerio Belli
“Gli Stati Uniti, per continuare a vivere, hanno bisogno di chiedere in prestito ogni giorno 4,5 miliardi di dollari . Sono il mendicante più in vista del pianeta. Un barbone con la tripla A, ma non dovrebbe avere la tripla C? Su che basi le agenzie valutano il rating statunitense, la sua solidità? Sul numero di testate atomiche che possiede?”
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Morris Fleed
Il fallimento degli Stati uniti è scaturito dalla loro stessa cultura: il consumismo, in primo luogo, che ha reso le persone succubi del materialismo.
I giapponesi non hanno mai compreso la lezione del nucleare… gli USA non hanno compreso la lezione della crisi del 29, ma a differenza del contesto attuale, allora non sussisteva debito pubblico.
Il sogno americano: “tutti ricchi” è una BUGIA.
La moneta è la misura di quanto viene prodotto (espresso in PIL)… LA BUGIA SI CHIAMA DEBITO PUBBLICO… ed esso è realizzato da coloro che SPECULANO SULLA VITA ED I SACRIFICI ALTRUI. Esseri improduttivi equivalenti ai VIRUS.
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George Soros
Guardiamo in faccia la cosa: siamo sull’orlo di un collasso economico che parte diciamo dalla Grecia ma che potrebbe facilmente diffondersi. Il sistema finanziario rimane estremamente vulnerabile…è il tempo di riconoscere che abbiamo bisogno di un cambiamento“.
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Bloggher
Un cambiamento e’ necessario, ma non quel tipo di cambiamento che mantiene al potere la casta e i poteri forti che detengono il potere che esplicano attraverso il controllo della finanza e che sono responsabili di questa crisi dirompente sotto il profilo sociale.
Il cambiamento non consiste nel dettare nuove regole e imbastire nuovi meccanismi politico-finanziari, il cambiamento passa per la rivoluzione! E se qualcuno non se ne era accorto questa rivoluzione in realtà è già iniziata.
Penserete al Nord Africa in rivolta impegnato nel defenestrare le varie caste al potere? Niente di più sbagliato!
Da quelle parti le persone sono costrette a ricorrere alla violenza in contrapposizione ai regimi violenti che considerano le popolazioni come dei ratti da schiacciare.
La vera rivoluzione non si fa con l’uso delle armi, come fa il mondo occidentale quando dice di portare la democrazia nel mondo a suon di bombe.
La rivoluzione la stano portando avanti dei veri eroi del nuovo ordine mondiale che sta per nascere. Militari? Politici? Nulla di tutto questo ma dei semplici cittadini!
Quei cittadini eroi, che hanno deciso di non piegarsi al loro Stato e di ignorare le pressioni e le minacce dei poteri forti della finanza mondiale, sono i cittadini islandesi che stano riscrivendo una nuova costituzione basata sulla democrazia diretta.
Diventiamo anche noi degli eroi e imitiamo i cittadini islandesi e diffondiamo il verbo in tutto il mondo.
Niente più caste arroganti e sanguisughe a tale punto da fare morire interi paesi…solo cittadini realmente sovrani…

LA RIVOLUZIONE IN ISLANDA
Marco Pala

Poiché i nostri media sono diretti dal regime, non ci dicono nulla su quello che è accaduto in Islanda,ma in questo paese c’è stata una vera rivoluzione ben diversa da quella egiziana o libica, una rivoluzione pacifica. Anche l’Islanda è stata rovinata dalla speculazioni delle sue banche e anche in Islanda il governo è stato correo e ha cercato di salvare non il popolo islandese ma le banche, ma qui la popolazione ha fatto dimettere l’intero Governo, si è rifiutata di pagare i debiti delle banche e le ha nazionalizzate. Il debito è stato dichiarato insolvente con grave smacco dell’Inghilterra e dell’Olanda, e è nata una intera assemblea popolare per riscrivere in modo più democratico la Costituzione. E NON E’ STATA VERSATA UNA GOCCIA DI SANGUE! Una rivoluzione pacifica contro il potere che aveva condotto l’Islanda al collasso.
E’ chiaro perché i paesi europei non hanno saputo nulla di tutto questo: perché l’esempio sarebbe stato seguito e gli sporchi governi europei sarebbero stati rovesciati!
2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica costringe il Paese alle elezioni anticipate. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento
2011 – A Febbraio il Presidente pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare, i NO alle condizioni di pagamento del debito vincono con quasi il 60% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri del governo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda
Viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione Ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. La nuova Assemblea Costituzionale presenta un progetto nel quale confluiscono la maggior parte delle “linee guida” prodotte da assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese e nei principali social networks
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Dunque è possibile bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

Il Minnesota è fallito
Oreste Mori

Intanto siamo a già 49 stelle…piano piano ci rimarranno solo le strisce.
Grande paese esportatore di democrazia.
Grande paese che ci ha liberato uccidendo e devastando.
Grande paese che ci ha aiutato sfamandoci e pagando un debito che non finiva mai.
Grande paese che ci ha soggiogato e ancora oggi da ordini ai nostri politici come governare.
Grande paese che ha ancora basi militari in Italia.
Grande paese che ci ha obbligato per anni ad alzare barriere contro il comunismo.
Grande paese che ha ospitato e fatto crescere mafiosi e fascisti.
Grande paese che fa guerre in tutto il mondo per instaurare il sistema capitalistico più sfrenato e consumare le risorse degli altri per mantenere intatte le loro.
Grande paese che ha annientato le popolazioni indigene.
Grande paese che ha trasferito popolazioni e famiglie di colore dall’africa per sfruttamento della manodopera.
Grande paese che per primo ha fatto della moneta l’unica ideologia da perseguire contro ogni principio etico e morale.
Grande paese che ha ancora la pena di morte.
Grande paese che ti permette di comprare qualsiasi arma per uccidere il prossimo.
Grande paese che ha esportato in tutto il mondo la Coca Cola(e non sappiamo con cosa la fanno)
Grande paese che ha esportato i MacDonal’s e non sappiamo cosa ci mettono.
L’unico paese democratico dove i Presidenti venivano uccisi pur di raggiungere scopi di lobbie economiche.

Grande paese che mi auguro vada a finire male e che trascini tutti coloro che lo hanno scimmiottato!
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IL DEFAULT DEGLI STATI UNITI
BEPPE GRILLO

Il 3 agosto 2011, quasi 10 anni dopo le Torri Gemelle, si potrebbe consumare la vendetta di Bin Laden. Gli Stati Uniti sono sull’orlo del default. Se il Congresso non troverà entro il 2 agosto un accordo per alzare il tetto del debito, fissato per legge a 14.294 miliardi di dollari, il Paese più potente del mondo andrà in bancarotta. Sembra fantaeconomia, ma è tutto vero. Cosa c’entra Osama con il debito pubblico americano? Prima dell’11 settembre, il debito era sotto controllo, inferiore ai 6.000 miliardi. Dopo gli attentati è esploso a causa delle spese militari per le guerre in Iraq e in Afghanistan. Oggi ha largamente superato i 14.000 miliardi. Una jihad economica di Al Qaeda.
Gli Stati Uniti spendono ogni anno in armamenti circa 10 volte più di ogni altro Paese, pari a circa 680 miliardi di dollari (dato 2010). Le basi USA sono ovunque, dal Giappone all’Italia, dalla Bosnia alla Turchia, dal Perù alla Corea del Sud. E’ paradossale che la Cina, il principale avversario economico dell’America, ne finanzi l’apparato militare (che la circonda…) con l’acquisto dei suoi titoli pubblici. Peraltro, le ultime aste dei titoli sono ormai surreali. I titoli si stanno trasformando in carta straccia. La Fed, la banca centrale americana, infatti, acquista il 70% dei titoli emessi dal Tesoro. Si stampano i titoli e se li comprano. Farebbero prima a venderne solo il 30%. Gli Stati Uniti, per continuare a vivere, hanno bisogno di chiedere in prestito ogni giorno 4,5 miliardi di dollari. Sono il mendicante più in vista del pianeta.
Un barbone con la tripla A, ma non dovrebbe avere la tripla C? Su che basi le agenzie valutano il rating statunitense, la sua solidità? Sul numero di testate atomiche che possiede? Democratici e repubblicani stanno discutendo da mesi su come ridurre il debito. Sembrano la brutta copia del Parlamento italiano, e ce ne vuole. Da una riduzione di 4.000 miliardi in 10 anni si è passati a una di 2.000 miliardi. Semplificando, i democratici vogliono più tasse per le classi abbienti, i repubblicani tagli dello Stato sociale. Eppure la soluzione è semplice. Si tolgano dai coglioni dal resto del mondo con i loro sommergibili atomici, ordigni nucleari, droni, basi militari, eserciti, portaerei, cacciabombardieri. Eviteranno il default e staranno meglio anche gli altri.

Mattick: “La crisi economica e il futuro del capitalismo”

Finanza pubblica e disoccupazione stanno uccidendo il mondo. Il problema è globale. In Europa:crisi di Portogallo,Spagna, Inghilterra, Grecia. Poi USA. Poi il mondo
Quel che i governi tentano per arginare la crisi l’ha solo peggiorata. Ma anche in Cina alti tassi di crescita producono una inflazione preoccupante. E gli Usa sono alla bancarotta con un forte aumento di disoccupati
E’ l’esito nefasto di un sistema neoliberista che misura tutto col PIL,un parametro artificiale che non misura più beni e servizi;se alla Goldman Sachs qualcuno incassa un bonus,il bene o servizio non c’è ma il Pil sale. Alla fine i tassi di crescita riguardano solo il settore finanziario. Che non produce occupazione e la disoccupazione cresce ovunque. Le banche concedono pochi prestiti,vi sono pochi investimenti e poca crescita economica reale. La finanza si mangia tutto. E un mondo basato solo sui giochi della finanza va in rovina senza che nessun leader si permetta di tornare al mondo reale,mettendo freni a una finanza che ormai è solo distruttiva
Con questa falsificazione della realtà economica, il neoliberismo distrugge interi paesi e arriva a minacciare la stessa nazione dove è nato:gli USA
Che cosa fanno gli Stati davanti a questo sfacelo? Nulla. Come sempre,ogni governo cerca solo di favorire i capitali nazionali e di salvare la struttura finanziaria. Nessuno si occupa della gente. Le economie forti come la Germania si sono staccate dalle altre per aumentare le loro esportazioni,quelle deboli come l’Italia stanno collassando. I governi di Irlanda,Spagna, Portogallo e Grecia stanno tentando di salvaguardare le posizioni degli operatori finanziari locali,di garantire i possessori di titoli e le banche e di costringere le popolazioni locali a sopportarne l’impatto. Così l’area dell’euro è diventata più debole
In Cina la situazione è diversa,perché la Cina non ha un normale mercato di capitali ma va lo stesso male.
Il governo cinese ha il controllo della finanza interna e ha creato una enorme quantità di debito allo scopo di stimolare l’economia cinese, che ora è travagliata da enormi problemi. Hanno impiegato due anni a costruire città rimaste deserte e a finanziare bolle immobiliari. Ora sembrano sul punto di toccare il limite di ciò, fatto che suscita apprensione, sia in Cina che nel resto del mondo.
Ogni paese fa i suoi tentativi: chi ha molto petrolio, come il Qatar o l’Arabia Saudita, può venderlo all’occidente e disporre di molto denaro. Ma se non si ha denaro, come in Egitto, resta solo la rivolta sociale.
La finanza non ha regole e chi produce tende a spostare la produzione dove la manodopera costa meno. Anche gli USA hanno trasferito la produzione in Sudamerica e in Asia. Invece di investire in nuove tecnologie, le imprese hanno cercato profitti più alti abbassando il costo del lavoro.
Il governo cinese ha il controllo della finanza interna e ha creato una enorme quantità di debito allo scopo di stimolare l’economia cinese,che ora è travagliata da enormi problemi. Hanno impiegato 2 anni a costruire città rimaste deserte e a finanziare bolle immobiliari. Ora sono al limite
Di questo parla l’ultimo libro di questo studioso del marxismo, morto nell’81.

Ogni paese fa i suoi tentativi: chi ha molto petrolio, come Qatar o Arabia Saudita, lo vende e dispone di molto denaro per placare la popolazione. Ma se non si ha denaro,come in Egitto, resta solo la rivolta sociale
La finanza non ha regole e chi produce tende a spostare la produzione dove la manodopera costa meno. Anche gli USA hanno trasferito la produzione in Sudamerica e Asia.Invece di investire in nuove tecnologie,le imprese hanno cercato profitti più alti dove il lavoro costava meno. In Cina gran parte della produzione è realizzata grazie a investimenti esteri. Le esportazioni cinesi sono per la maggior parte montaggio di merci prodotte altrove. Europa e USA hanno trasferito la produzione in Cina, e questo ha abbassato i costi del lavoro in occidente, portando alla crisi i paesi occidentali. Sono 40 anni che l’economia americana non cresce (non sono gli immigrati che abbassano il salario, sono le delocalizzazioni)
La crisi di tutta l’economia occidentale comincia negli anni 70.Lo sviluppo tecnologico è rallentato malgrado ci fossero enormi capitali da investire. E questi capitali non sono andati nemmeno nello sviluppo delle energie alternative Il mondo è pieno di scienziati e tecnici che avrebbero potuto produrre un gigantesco boom delle energie alternative se solo il capitale ci avesse visto abbastanza profitto. Ma anche questo testimonia del fallimento del capitalismo. Si è preferito fare le guerre per depredare i paesi produttori di gas o petrolio
Dopo gli anni 70 arriva una serie di bolle speculative,mentre il livello tecnologico scende. E comincia un pesante spostamento degli investimenti dalla produzione alla speculazione, con la compravendita di imprese, fusioni, acquisizioni..
Molto di quanto negli anni 90 venne chiamato globalizzazione fu semplicemente la compravendita di titoli in diverse parti del mondo. Quelle che erano chiamate nazioni in via di sviluppo furono chiamate mercati in via di sviluppo (mercati azionari e immobiliari).Si passa dagli investimenti nella produzione agli investimenti nella speculazione finanziaria (vd Tanzi),e via via i profitti sono calati e la disoccupazione è aumentata
Il debito è cresciuto per rimandare la crisi e ora scoppia. Nel 2008 la situazione era già gravissima. Il debito era troppo grande .E così arriviamo alla depressione di oggi che non è come quella del 30 ma peggio
Dopo il 30 gli USA avevano ancora soldi e fecero un piano di investimenti pubblici per far riprendere il lavoro,ma oggi non ci sono più soldi. Gli Stati Uniti hanno 14 triliardi di debito nazionale. Per cui non sanno proprio cosa fare
Marx pensava che il capitalismo fosse una organizzazione del processo produttivo,per cui gli uomini trasformano l’ambiente naturale col loro lavoro. Ma oggi l’accesso alle risorse naturali è controllato da un ristretto gruppo di persone che dispongono e trattano denaro. Costoro controllano il processo di produzione ma non sono interessati alla produzione bensì a rafforzare il loro controllo sociale, per cui faranno produrre solo ciò che dà loro molto profitto ma,a causa della reciproca concorrenza,alla fine la loro corsa sciagurata al profitto lo farà diminuire, perché non ce ne sarà per tutti e molti saranno estromessi dal mercato
Marx pensava che il capitalismo avrebbe avuto depressioni periodiche,in cui si svalutano le macchine e si rivaluta la manodopera che viene pagata di più facendo risalire la curva del benessere. Periodi di depressione seguiti da periodi di prosperità. Ora siamo nuovamente in un periodo di depressione determinato dalla grande espansione del capitale del dopoguerra.
Risulta chiaro che il capitalismo non è il sistema ottimale che riesce a utilizzare al meglio le risorse umane col massimo benessere di tutti,anzi,è un sistema che porta lentamente l’economia mondiale alla rovina. Keynes vide alcune cose,ne ignorò altre, non vide per es. che nemmeno in tempi prosperi i governi potevano non sostenere l’economia. L’economia capitalista non era in grado di creare una vera prosperità fondandosi su se stessa. Rimaneva sempre dipendente dallo Stato per finanziamenti pubblici,anche se poi non voleva controlli o freni dallo Stato.
Marx aveva ragione e Keynes era in errore, ma le teorie economiche sono come le religioni,ognuno crede alla sua irrazionalmente, indipendentemente dai fatti. E ora che il mondo collassa,nessun economista sa cosa fare. Le teorie economiche sono ideologie, hanno poco di scientifico e sono piuttosto atti fideistici.
Gli economisti di sx che si appoggiano a Keynes dicono che misure di restrizione sociale (come quelle oggi di Tremonti) stroncano la ripresa. I lavoratori rimasti senza lavoro che lottano per la loro sopravvivenza sono vittime di una illusione se pensano che il loro benessere si accordi col benessere dell’economia. Il bene della finanza,oggi,e quello dei governi che pensano solo al capitale, se ne infischia delle loro vite e del bene sociale. C’è un vero conflitto tra gli interessi della gente comune e quelli dell’economia capitalista. Il capitalismo prospera solo se riduce la gente alla miseria. Il capitalismo non ci restituirà mai più le nostre pensieri e i nostri salari.
Non resta che fare una lotta più radicale: prenderci le case vuote,prenderci il cibo, prenderci le fabbriche(come hanno fatto in Argentina),riprenderci il lavoro. Loro non ce lo ridaranno. E non c’è altra strada. Chi sta ad aspettare si vedrà portar via anche quel poco che ha. Non può sperare che lo Stato riconosca i suoi diritti,lo Stato non sta dalla nostra parte, ma da quella della finanza.
Disponiamo di un mondo pieno di edifici, uffici, scuole, fabbriche, fattorie e tecnologia. E non esiste assolutamente ragione alcuna perché la gente non dovrebbe semplicemente prendere questa roba e cominciare ad usarla. Ciò che li trattiene è che, da una parte, non viene loro in mente che possono farlo e ,dall’altra, che la polizia, l’esercito – un apparato enorme – impedisce loro di farlo. Il modo in cui gli individui sono educati rende loro molto difficile pensare che si possa prendere tutto ciò, che questo ti appartiene. Il rivoluzionario francese Blanqui diceva: se tutti i possessori di capitale scomparissero il mondo rimarrebbe esattamente lo stesso – si avrebbero le stesse fattorie, le stesse fabbriche – ma se tutti i lavoratori sparissero allora tutti morirebbero di fame. Non abbiamo progredito di un passo oltre questo modo di vedere le cose. Cosa potrà spingere la gente a compiere questo passo ? Penso che sia necessaria una esperienza traumatica per indurre la gente a cambiare il loro normale modo di comportarsi.
In Egitto il popolo è vissuto per lungo tempo in condizioni di povertà tremenda, ma l’anno scorso il prezzo del cibo aumentò dell’80%. E si sono ribellati.
Le catastrofi in arrivo sono gigantesche. Gli indiani stanno costruendo un muro tra India e Bangladesh perché 100 milioni di persone stanno per tentare di entrare in India per salvarsi la vita, a causa delle inondazioni causate dal riscaldamento globale e India si stanno preparando ad uccidere 100 milioni di persone.
Il governo americano si sta preparando ad impedire militarmente ai messicani di entrare in massa negli Stati Uniti, mentre la gente in Messico muore di fame.
Questo è il futuro. La situazione attuale è in bilico sull’orlo di una catastrofe.
Nella seconda guerra mondiale morirono circa 60 milioni di persone. Ora stiamo parlando di milioni di persone che muoiono di fame e annegamento.

http://www.anarkismo.net/article/20075 http://www.fdca.it/

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IL DEFAULT ITALIANO
BEPPE GRILLO

Se la BCE non fosse intervenuta martedì scorso per comprare la nostra carta straccia di Stato che non voleva nessuno, l’Italia sarebbe già sulla via del default. Altro che il miracolo proclamato da Napolitano che trova il tempo di ricevere al Quirinale Woody Allen in maniche di camicia insieme alla moglie formato armadio.
E’ avvenuto o’ miracolo. Si è sciolto il sangue dell’opposizione (neppure fosse quello di san Gennaro) che ha votato una manovra da 80 miliardi di euro senza intaccare minimamente i privilegi dei politici. Il costo è di 1.000 euro a famiglia e di zero euro per i parlamentari. I deputati che hanno votato per “senso di responsabilità” e sono stati elogiati dal Capo dello Stato, sono gli stessi che si sono assentati pochi giorni prima per l’abolizione delle Province, che ricevono un miliardo di contributi pubblici per i loro partiti e che maturano allegramente la pensione dopo una legislatura. Dovrebbero sputarsi in faccia da soli quando si guardano allo specchio. Invece si lanciano messaggi di solidarietà come chi è scampato da un possibile naufragio. In cambio del sangue degli italiani non è stato chiesto nulla. In pensione si andrà a 68 anni e due mesi (ma chi ha trent’anni ci andrà a 70). A cosa serve l’INPS, dove sono i soldi che abbiamo versato? Questo istituto va abolito. D’ora in poi ognuno si tiene i suoi contributi, a partire da quelli già dati, e decide quando smettere di lavorare. Sono stati introdotti i ticket per le analisi e le visite specialistiche, in sostanza tutte.
O’ miracolo do o’ Quirinale e del Pdmenoelle. Si dovevano chiedere, in cambio della manovra, le dimissioni immediate del Governo, un presidente del Consiglio di nomina tecnica a tempo per salvare la baracca, il taglio dei privilegi insopportabili dei politici, una nuova legge elettorale, l’eliminazione dei finanziamenti pubblici a giornali e partiti, il blocco di ogni Grande Opera Inutile, dalla Gronda alla Tav. Nulla è stato chiesto, nulla è stato fatto. I partiti si credono in salvo. La Nazione è stata fottuta ancora una volta. Per loro è stato un miracolo, per gli italiani l’ennesima presa per il culo. Gli 80 miliardi non sono sufficienti per evitare il default, non ne basterebbero neppure 200. Ci aspettano forse la patrimoniale, un prelievo sui conti correnti e il congelamento dei titoli di Stato. Sarà un nuovo miracolo all’italiana.

IL CAPITALISMO BOCCHEGGIA MA PRIMA DI MORIRE CI FARA’ FUORI TUTTI
Viviana Vivarelli

Il mondo è agli ordini di grandi organismi internazionali al diretto servizio del capitalismo mondiale. Questi organismi hanno sempre favorito le multinazionali, le guerre di depredazione, la rapina delle risorse, le società petrolifere, gli OGM, i grandi gruppi chimici che hanno inquinato il pianeta, le banche e la Borsa, la svendita dei beni fondamentali, la riduzione in schiavitù della forza lavoro, le delocalizzazioni, la distruzione del welfare e dei diritti sociali e civili, le banche armate e le grandi forze della droga, dettando le regole del commercio, lasciando la deregulation della Finanza, liberando in modo incontrollato gli squali del mercato e manipolando le menti umane, attraverso i media, secondo quel sistema che è stato chiamato’consumismo’, agitando spettri ideologici, nemici fantomatici, e gestendo gli spiriti deboli degli uomini con correnti di odio e di razzismo, o mediante apparati nazionalistici e patriottardi.
Questi organismi mondiali se ne sono sempre infischiati dei diritti dei popoli, dell’autodeterminazione, della democrazia di base, della vita delle persone e anche del futuro del pianeta.
L’ideologia con cui questa struttura di potere finanziario ed economico si è fatta strada nelle menti deboli soprattutto negli ultimi 60 anni è il NEOLIBERISMO, una struttura illusoria dietro cui c’è sempre stata solo la spaventosa avidità di lucro del capitalismo.
Sono decine di anni che questa ideologia si traveste da capziosa teoria economica e che promette una palingenesi sociale, maggiore benessere per tutti, maggiori diritti di tutti, un mondo più libero, democratico e migliore.
E’ sotto gli occhi di tutti la menzogna che si cela dietro queste promesse. Oggi il fallimento del neoliberismo rivela che era solo un complotto internazionale per ridurre in povertà il mondo arricchendo in modo spasmodico una classe di plutocrati, forse 1200 magnati, alle spese di tutti gli altri.

SI RIFIUTANO DI VEDERE L’EVIDENZA
Viviana Vivarelli

Uno di questi organismo canaglia che governano il mondo, il Fondo Monetario Internazionale, rifiuta di vedere la crisi incombente; il suo direttore Christine Lagarde dichiara che non esiste che gli USA falliscano. Se fallisce l’America,cade il mondo. Lo dicevano anche di Hitler. DOPO DI LUI IL NULLA! Ma non c’è orrore che, sparendo, non abbia lasciato il mondo migliore.
Ma la Lagarde deve difendere la faccia e dunque «non immagina neanche per un secondo» che gli Stati Uniti possano crollare, anche se il Fmi una lieve preoccupazione ce l’ha (bontà sua), ma lei spera in un accordo (tra repubblicani e democratici, dunque tra diversamente ladroni) sull’aumento del tetto del debito prima del 2 agosto. Insomma faranno come fece la Prestigiacomo quando le emissioni di Trapani superarono la soglia di rischio umano, alzò la soglia!
Intanto le terribili agenzie di rating che sulle loro pagelline ci speculano in borsa,sfidano anche la grande America. Moody’s ha paurosamente avvertito che tra pochi giorni potrebbe mettere sotto osservazione il rating AAA degli Stati Uniti per un possibile downgrade in mancanza di una risposta positiva sul debito. Insomma la grande America che fa la figura cacina della povera Grecia!! Chi l’avrebbe mai creduto che il gigante avesse tali piedi di argilla?
Ma “chi di lucro ferisce, di lucro perisce”.
Il capo dello staff della Casa Bianca, Bill Daley, ha detto che Obama incontrerà di nuovo a breve i leader del Congresso per l’aumento del tetto e non ha abbandonato la speranza di un accordo ampio: «Non smettere di provare a portare buonsenso economico in questa città, questo è il suo obiettivo!. Ah già: buon senso lo chiamano! Portano a rovina i più poveri per salvarsi i coglioni dal fuoco che loro stessi hanno appiccato e lo chiamano ‘buon senso’!? Davvero il linguaggio politico sfida i paradossi di Orwell e se c’è una cosa di cui non vediamo traccia in questa finanza impazzita è proprio il buon senso!

MINISTRI COME NOCCIOLINE- LA SCIMMIA C’E’ GIA’
Viviana Vivarelli

Con la paliacciata della nomina di Alfano a segretario del partito “per acclamazione”, dopo la nomina indiscutibile di Berlusconi, è rimasto vacante l’importantissimo posto di Ministro della Giustizia.
Lo chiedo ai berlusconiani e ai leghisti.
Allora, chi ci mettiamo come egregio Ministro della Giustizia? Previti? Dell’Utri? Pecorella? Ghedini? Cosentino? Alfonso Papa? Bertolaso? Romani? Ci vogliamo mettere Bisignani? Direttamente dalla P2 al consumatore?
In quanto al deputato delinquente Alfonso Papa, prego lorsignori di ammirare il comportamento sobrio e coerente di Umberto Bossi, quello che doveva combattere Roma ladrona, quello che mandava i leghisti in parlamento col cappio al collo per far vedere cosa faceva la Lega ai malfattori: sembra dunque che il durissimo Bossi, il ripulitore della marmaglia pubblica e dei ladri di Stato, abbia bofonchiato che avrebbe votato per l’autorizzazione a procedere contro il miserabile Alfonso Papa, ma poi, contrordine, i leghisti voteranno per salvarlo, anzi, per non mostrarsi in pubblico ludibrio, lo faranno a voto segreto, così tutti voteranno per la propria salvezza futura e anche quelli del Pd potranno votare contro le autorizzazioni in pace, senza essere strapazzati dai loro elettori che sono abbastanza incazzati per il voto Pd per salvare le Province, non sia mai che si perde qualche poltrona (17 Miliardi, vogliamo ricordarlo!), ma anche per il Pd è meglio fare rendere più povere le famiglie povere e salvare i delinquenti di Stato. Oggi a te, domani a me. Insomma per il nuovo ministro non c’è che l’imbarazzo della scelta. Non abbiamo forse ‘il partito degli onesti’? E non c’è forse poi anche quello dei ‘diversamente onesti’, sempre pronto a dargli una mano? E tra tutti e due, con Napolitano in testa, l’Italia è già bell’e fottuta

TRE VOLTE NO
Di Pietro (sunto)

Quando abbiamo discusso la manovra alla Camera, dov’era il governo? Dov’era B? Dov’era Tremonti? Che rispetto ha per il Parlamento e il Paese un governo latitante?
Ci siamo assunti la responsabilità di una pesante manivra per rimanere nei parametri dell’UE,per ridare credibilità al nostro Paese e rassicurare i mercati finanziari.E soprattutto per l’appello di Napolitano.Ma è la prima e l’ultima volta che lo facciamo, perché questo governo e questo Parlamento sono ormai screditati.Screditati quando,invece di decidere presto e bene,come reagire alla seconda tangentopoli,tergiversa;siterma per non decidere o salvarsi nel segreto dell’urna (V:così faranno per Papa)
La stabilità di questo governo dipende da parlamentari venduti, ma anche le ‘ndrine calabresi o le cosche mafiose sono stabili
Questo governo è inaffidabile e pericoloso perché non ci dà credibilità all’estero e pensa solo ai fatti suoi.E,dopo che 27 milioni di cittadini hanno detto basta con le leggi ad personam,ecco che vuol fare altre leggi ad personam,come quella contro la multa Mondadori
E’ un governo stabile solo per mantenere le poltrone e la maggioranza parlamentare gli dà fiducia solo per quelle. Perché altrimenti vorrei capire da B come mai ha fatto ministro uno indagato per mafia
Ci avete fatto diventare lo zimbello d’Europa e del mondo.I mercati finanziari non ci danno credibilità non perché ci sono i comunisti,come dice B,ma perché ci sono persone che vanno in Parlamento per assicurarsi l’immunità
Per questo chiediamo la sfiducia (120 firme)a un governo criminogeno
Abbiamo votato No alla manovra perché è iniqua Toglie agli onesti e dà agli evasori
Toglie ai poveri e alle famiglie e dà alle lobby e alle corporazioni
Ed è una truffa perché rimanda i suoi effetti dopo il 2014,per salvare le elezioni “e dopo sono cavoli vostri!”
Cancella il fondo per la non autosufficienza, riduce i diritti ai disabili,ripristina i ticket suulla salute, taglia 9 MLD agli enti locali

QUESTA MANOVRA AUMENTA LE TASSE!
DI PIETRO

B mente che non mette le mani nelle tasche degli italiani, però aumenta le tasse di 30 MLD!
Aumenta le tariffe dei servizi, il prezzo della benzina, l’età pensionabile delle donne, le tasse sui risparmi.
Gli abitanti di Napoli stanno in mezzo ai rifiuti perché il governo gioca con i rifiuti.
I terremotati dell’Aquila…stanno ancora lì senza interventi seri dopo 2 ANNI, mentre i vostri amici e complici se la ridono ancora.
Le forze dell’ordine che tanto elogiate, non hanno nemmeno la benzina per inseguire i ladri. Gli uffici giudiziari non hanno nemmeno la carta per scrivere le sentenze.
Fuori Montecitorio c’era una protesta di comunisti (?): gli imprenditori. Pure loro protestano!
E allora io dico al governo latitante:guardatevi allo specchio! Non è che state sbagliando e state rovinando il Paese? Mica ve lo ha ordinato il medico di star li a scaldare la poltrona. Se siete degli incapaci, andate a casa!
Sapete chi ci guadagna dalla manovra?Prima di tutto gli evasori fiscali (300 MLD di evasione l’anno!) ,tutto quel mondo dell’economia sommersa (oltre 500 MLD l’anno), e soprattutto la classe politica, la P2, P3 ,P4,tutte quelle P di prostituzione politica, compravendita di voti, scambi di favori, impunità garantita.
Non possiamo accettare che ogni volta che c’è da fare sacrifici, tocca sempre ai più poveri, ai più disperati.
Eliminate le Province, abolite i rimborsi elettorali ai partiti, i contributi all’editoria, le auto blu, le comunità montane, i consorzi di bonifica, le circoscrizioni, bloccate le consulenze ,togliete 25.000 consiglieri di amministrazioni nelle 7.000 società partecipate dagli enti locali e metteteci un amministratore unico, le rappresentanze delle Regioni all’estero, fate pagare un contributo di solidarietà almeno del 7% a quegli evasori fiscali che avevano nascosto i soldi all’estero e che con appena il 4% per oltre 100 MLD li hanno riportati in Italia!
Riducete le spese militari: perché avere speso 15 MLD per 135 bombardieri? A che ci servono 135 bombardieri? Li facciamo mangiare a un milione di famiglie italiane che sono sotto la soglia di povertà? Perché dobbiamo arricchire i mercanti di morte? Che ci facciamo in Afghanistan, in Libia? (un miliardo ci costa la guerra in Libia, perché?)
Stiamo facendo una guerra mentre qui si muore di fame.
Un’altra cosa che dobbiamo dire forte e chiaro. La tassazione delle rendite finanziarie, in tutta Europa è al 20%, perché qui è al 12,5%? Lasciando pure in pace i titoli pubblici, certo.
Insomma, ci sono delle urgenze che vanno risolte subito: bisogna prendere atto che abbiamo un governo bancarottiere e bisogna mandarlo a casa!
Per questo diciamo tre volte no: no a questa manovra economica iniqua e ingiusta. No a questo governo screditato, incapace e truffaldino. No, infine,al tentativo che si vuole fare, attraverso finti governi tecnici o di emergenza, di salvaguardare le poltrone rimanendo qui a scaldare la sedia mentre il Paese brucia.

I PENSIERI DI IPPOLITA
Ippolita Zecca ci scrive

Le denunce vuote
Gli avvenimenti della vita sociale spesso si manifestano nella forma paradossale, che non è un’ eccezione alla normalità ma il modo di essere di quella realtà. Attraversare il confine sottile che separa la commedia dal dramma può rivelare aspetti paradossali. Molte volte il buffone di corte, tra una facezia e l’altra, dice cose sagge, cosi pure succede che seriosi e austeri personaggi possano esprimersi e comportarsi in modo ridicolo.

E’ preoccupante e ridicolo nello steso tempo scoprire lo zelo con cui organismi come l’ONU, giornalisti di provincia, comici politicanti, eccetera, denuncino come fossero tanti Robespierre fatti e misfatti della politica, per poi lasciare tutto come si trova. Sembra che basti il dovere di cronaca.
Anche il “Gabibbo” con le sue campagne contro la malasanità ha conquistato una posizione di rilievo tra i fustigatori del sistema.
Che vi sia una fronda bolscevica in Mediaset? E’ molto improbabile!
Dov’è il paradosso? dov’è il dramma?

I denunciatori istituzionali come ONU, FAO, WTO (che ogni anno forniscono un puntuale resoconto sulla fame nel mondo e la mortalità infantile), i giornalisti, i politici, i comici e pasquini vari, sono una folla, la maggioranza del circo mediatico.
E i malfattori? Una sparuta minoranza. Ma allora perché il bene non trionfa? Siamo arrivati al nocciolo della questione. Non basta elevare vibrate proteste e sfornare dettagliati resoconti. Il confronto non è puramente ideale (di idee). Se fosse sufficiente il (gran) parlare, dissertare e criticare per raddrizzare le cose saremmo in un mondo ideale o prossimo alla perfezione.

In realtà per questa via non solo non si spostano le montagne, ma neanche i sassolini. Per ognuno che protesta e rivendica, vi è un altro che resiste alle proteste, contro argomenta e rivendica a sua volta la legittimità dello status quo. Il confronto non è mai ideale, ma materiale: le idee e le ideologie sono solo l’espressione di interessi concreti e sono comunque sempre riconducibili ad interessi di classe che producono conflitti e lotte. Lotte di classe.

La guerra delle parole
A volte questa lotta è così impari che sembra non esserci affatto. In realtà vuol dire che la classe dominata (la nostra) non è in grado di opporre neanche una minima resistenza visibile ed organizzata. E’ proprio in questi frangenti che trova spazio la disperazione di chi abbaia solitario alla luna e si affida alla presunta forza delle parole, alle frasi ad effetto. Se si riuscisse ad organizzare una forza per incidere nella realtà, basterebbe parlare o solo sussurrare.
Le parole senza conseguenze pratiche in fondo non fanno paura, anzi sono una valvola di sfogo che tutto sommato fa bene al sistema perché non ne mette in discussione la continuità, anzi lo legittima come democratico, pluralista e dispensatore di libertà per tutti.
Ecco perché non c’è ragazzaccio terribile che non sia stato istituzionalizzato.

Anche quando la “guerra delle parole” ha coinvolto la generazione degli anni sessanta e si è parlato esageratamente di “ribellismo generazionale” non c’è stato scampo: miti, mode e maniere sono stati addomesticati ed assimilati sino a diventare oggetti di mercato.

Il solo e vero ambito di confronto è la lotta di classe, oggi praticata in modo attivo solo dalla borghesia, che incide sul corso degli avvenimenti e che può tradurre concretamente quello che la critica e la denuncia ha messo in evidenza. Non si tratta di affermare e diffondere i giusti “principi” per influenzare le coscienze: occorre cambiare materialmente le condizioni economiche e sociali dell’esistenza.
Marx sostiene che non basta interpretare la società, ma occorre cambiarla. Di qui la necessità di “praticare” la lotta di classe, certamente partendo dalla critica, ma senza fermarsi alla critica.

Vedere gli ideali
Cosa hanno in comune l’area vasta che va da Beppe Grillo sino al più “estremo” dei radicali? Una visione idealistica dei processi sociali.
Anziché promuovere e schierare la potenziale forza del proletariato per praticare il contrasto sociale, si rivendica uno Stato (comitato d’affari della borghesia) che svolga il ruolo di redistributore della ricchezza.
Anziché suscitare passioni, intelligenze, istinti positivi e dirigerli contro la classe nemica, promovendo cosi identità e autonomia di classe, ci si affida alla benevolenza del potere istituzionalizzato.

Accettare tutto per non cambiare niente
Ci si lamenta della mancata attuazione della Costituzione e della Democrazia e ci si acconcia per attuarla, alleandosi con la borghesia “progressista” per scongiurare cosi il pericolo della “Destre”. Per preservare il “quadro democratico” si dovranno, ad esempio, accettare riforme previdenziali che prevedono l’uscita a 60, poi 65 e forse 70 anni, ecc.
Sull’altare della Democrazia borghese viene bruciato il presente e il futuro del mondo del lavoro. Quello che conta in definitiva è battere ancora una volta “le Destre”, reggere la concorrenza internazionale e confermare l’Italia al settimo posto nella classifica delle potenze economiche.
A fine anno in sede di bilancio, ancora una volta potentati economici e mondo della finanza potranno brindare al conseguimento degli obbiettivi di crescita economica con champagne e caviale; e tutti gli altri? Esclusi dal festino, proveranno a riempire il carrello della spesa in qualche hard discount di sempre più infimo ordine.

Il Riformismo ha storicamente illuso che con una lenta marcia nelle istituzioni, brandendo l’arma elettorale, si sarebbe conseguita l’emancipazione delle classi subalterne. Mettere la croce su una scheda ogni tanto non si è rivelata una strategia vincente, non si è rivelata affatto un’arma: le vere armi, la borghesia le affida solo al suo persone di fiducia. Al popolo delle schede arrivano solo armi scariche.

Il Riformismo parlamentare, nel corso della sua marcia, ha avuto la pretesa di coniugare progresso economico e giustizia sociale, assumendo sempre più il ruolo di sostituto di una borghesia descritta come rozza ed incapace.
Ammalati di protagonismo, onorevoli e sindacalisti illuminati propongono sempre suggerimenti e cure per come gestire l’economia. C’è una simbiosi sempre più stretta con i centri studi confindustriali e finanziari, che nel caso della gestione del TFR, scippato ai lavoratori, diventa correità indistinta. E’ come essere entrati da giovani in banca come fattorini ed aver scalato pian pianino posizioni, sino a diventare vice direttori.

La berlusconizzazione
Il salotto buono delle grandi famiglie fa ancora qualche resistenza ai parvenus, ma al prossimo giro è facile pensare che Unipol e Consorti, dopo tanta anticamera, saranno ammessi e accettati: fatti accomodare in disparte, ma accettati.
Le evidenze concrete hanno così bruciato anche le più radicate illusioni. Al frasario populista, alla retorica del lavoro e del primato morale abilitante alla guida del Paese, si è sostituito il più prosaico richiamo alla realtà di un D’Alema che ammonisce: “Scordatevi il posto di lavoro fisso!”.
Diventati governativi, i nipotini di Berlinguer si sono messi a parlare come un Berlusconi qualsiasi. La macelleria sociale da questi inaugurata non ha conosciuto soluzione di continuità: è proseguita e si è approfondita ritoccando i precedenti record di ingiustizia sociale.
E’ venuta meno la possibilità per pensionati, lavoratori, precari a vita, di maledire il cavaliere nero, perché il governo “amico” ci sta comunque facendo vedere i sorci verdi.

Grillo e i blog
A che santo votarsi? Visto che quelli veri non ascoltano, occorre trovare un Masaniello qualsiasi e una spalla su cui piangere. Parte la crociata dei blog.
E’ questo un altro modo per dare la scalata alle istituzioni, con accenti di antipolitica. Il V Day (Vaffan**** Day) appunto.
Il popolo della sinistra, che tanto aveva amato i suoi leader, si può vendicare anche cosi ed elaborare il trauma del “c’eravamo tanto amati”, andando a raccontare a Grillo storie di ordinario sfruttamento.
Beppe, con il carico di blog, può risalire il colle e consegnare al Presidente Napolitano un librone di denunce. Questa volta gli imputati non sono i borghesi incapaci e gretti ma i politici corrotti, disonesti, drogati, mafiosi, pluriinquisiti o condannati con sentenza definitiva.
Peccato che la crociata dell’antipolitica si concluda con il depositare il libro “Schiavi Moderni” nelle mani della massima espressione politica della Repubblica.

I ringraziamenti e il riconoscimento della più alta carica dello Stato per il lavoro svolto è stata puntuale. La galleria degli orrori e delle ingiustizie sociali che gli schiavi sperimentano nella loro quotidianità documentata dal libro, adesso è patrimonio del Quirinale. Adesso anche Lui sa.
Siamo tutti più tranquilli. Prima non sapeva? Ai tempi di “Mani pulite” andava di moda il “non poteva non sapere”. Il lavoro incerto, l’esistenza precaria e intermittente come tante lucine appese ad un tragico albero di natale sono certamente il frutto delle contraddizioni del mercato globalizzato che politici e sindacato concertativo non hanno contrastato, anzi hanno responsabilmente “regolamentato” e legiferato (Biagi e Treu).
Ora suona un po’ come una beffa che le lacrime e il sangue che trasudano dalle denunce dei blog trovino un’altrettanto “responsabile” formalizzazione istituzionale: compassionevole, falsa e bugiarda… una cerimonia di retorica con contenuti di maniera.
Ancora una volta, come spesso è avvenuto nella storia del movimento operaio, al posto della lotta si sostituisce una sorta di supplica. Così avvenne nel 1905 in Russia quando il Pope Gapon alla testa di una folla sterminata portò la supplica al Padre Bianco (lo Zar). E fu massacro.
L’analogia con questo precedente storico è che si rivendica giustizia dalle stesse espressioni d’autorità prodotte da una società divisa in classi, in cui la classe economicamente dominante per mezzo dello Stato (il suo stato ) diviene anche politicamente dominante.

Lo Stato e l’immaginario
Nella salita al colle con le migliaia di denunce da consegnare al Capo dello Stato per fortuna non c’è stato nessun bagno di sangue: la virtualità dell’evento non poteva produrre nulla nel mondo dei vivi.
Ma, al di là delle ragioni profonde e umanissime degli schiavi zaristi e di quelli moderni, è questa visione dello Stato vissuto come ideale dispensatore di grazie e giustizia che è sbagliata. Fintanto che a praticare questi percorsi è Beppe Grillo, mai dichiaratosi comunista e tanto meno marxista, nessun appunto di coerenza ideologica può essere mosso.
Diverso è il caso di tanti che si dichiarano Marxisti. Questa visione dello Stato, non ha nulla di marxista: è una visione da visionari. Solo a sfogliare “Stato e Rivoluzione” di Lenin si dimostra che lo Stato non è neutro, non è un strumento per ridistribuire ricchezza e diritti, ma è al contrario lo strumento storicamente determinato per preservare e casomai accrescere ricchezza e potere della classe dominante.
Questa non è una verità dogmatica tratta da un testo sacro, bensì un’evidenza che si manifesta tutti i giorni. A quali interessi di classe sono riconducibili le finanziarie a sostegno delle imprese e le spese militari per garantire il ruolo imperialistico nel mondo? Perché quando la Borsa entra in crisi, subito le banche centrali muovono in soccorso del grande capitale e degli istituti finanziari con l’esborso di grandi soldi, per poi negare quattro lire per i lavori usuranti?
Di che segno sono le riforme previdenziali che garantiranno solo una vecchiaia di inedia e la precarietà del lavoro e dell’esistenza? Quale contrasto a queste scelte, chiaramente tutte di matrice borghese, ha prodotto la sinistra al potere? Che fine ha fatto il primato della politica?

Nessuno può negare che idee e aspirazioni non fossero buone: peccato che si siano arenate nelle sabbie del transatlantico parlamentare.

Cos’è cambiato tra un governo di ds e uno di sx?
Quanto valgono le migliaia di blog? Quanto valgono i milioni di voti raccolti dalla sinistra radicale? Quale processo di autonomia ha prodotto la logica “dammi il voto che poi ci pensiamo noi”?
Lasciamo da parte gli equilibri a sinistra, la sinistra plurale, gli schieramenti e le geometrie parlamentari e il risultato di sintesi nel “governo amico”.
Proviamo solo per un momento a ragionare in termini di classe e a scoprire se vi è discontinuità tra il governo di destra precedente e il governo di sinistra che per bocca del suo leader aveva come obiettivo la “felicità”.
Nessuna.

Sindacati e lavoratori
Nei posti di lavoro questo rimandare all’orizzonte esclusivamente elettorale la difesa degli interessi immediati (che una volta sommati danno come risultato gli interessi storici) ha prodotto l’abbandono di ogni forma di resistenza.
A questa “metafisica del rimando” è riconducibile anche l’azione di chi scinde il lavoro politico da quello sindacale. Per un comunista, l’azione sindacale altro non è che l’intervento da comunisti nel conflitto economico che tutti i giorni oppone proletariato e borghesia.
Il limitarsi ad una comoda presenza nella CGIL non è tattica sindacale ma para parlamentare.
Il lavoro di costruzione del Partito per i virtuosi delle tattiche non prevede la distrazione di forze dalla diffusione del Verbo. Il lavoro sindacale, vero, è poco nobile: vuoi mettere l’analisi, la strategia? Guai ad accusarli di essere poco conflittuali: qualche volta litigano anche con le segreterie, ma solo durante la ricreazione. Poi, a tempo scaduto, si ritorna allineati e disciplinati a salvaguardare il patto d’azione confederale.

È evidente l’incapacità da parte degli esponenti della cosiddetta sinistra “radicale” di stabilire un approccio con i lavoratori. Il non sapersi rapportare e parlare nei posti di lavoro è solo la conseguenza del non essersi posti il problema di un lavoro organizzato e metodico. L’inadeguatezza si coglie sia a livello politico che sindacale. Ciò porta ad inventarsi di volta in volta una CGIL mitica, una FIOM dura come l’acciaio e leader di minoranza incorruttibili, che guarda caso si ritrovano a votare costantemente le tesi della maggioranza “filo governativa”, non senza mal di pancia, distinguo e minacce di rottura mai mantenute.
“Martiri” votati eternamente alla sconfitta, quali Cremaschi o Rinaldini, più che promuovere organizzazione offrono copertura a sinistra, mentre la maggioranza attua il più devastante attacco alle condizioni di vita dei proletari degli ultimi decenni.
Non c’è prova di realtà che possa fargli smuovere il **** dalla CGIL.

Tutto il lavoro di massa concepito dalla sinistra radicale è riferito, quindi, se non alla mitologica sinistra CGIL, ai cangianti “movimenti” o al lavoro del sindacalismo di base, vissuto abusivamente come propria base di massa e su cui di volta in volta cerca di mettere il timbro.
Così i presunti partiti di massa si ritrovano a fare i proverbiali generali senza truppa.

Un esempio ospedaliero
Sto esagerando? Guardiamo le nostre realtà di lavoro. In quadro è mediamente desolante.
Prendiamo ad esempio la mia realtà. San Martino è uno dei più grandi ospedali italiani. Centro nevralgico di interessi e tendenze della politica sanitaria. Una realtà quindi dove più intensamente dovrebbe pulsare l’attività sindacale.
Non c’è nessuna attività sindacale degna di questo nome. Le uniche e sole iniziative, incontri, diffusione di volantini e quant’altro, sono fatte con una certa regolarità solo dalle RdB.
La RSU aziendale si è riunita solo due volte: la prima per votare un regolamento che escludeva dalla commissione trattante le RdB e l’ADASS, una seconda volta per discutere di orario di lavoro e rientri. Tema questo particolarmente sensibile tanto da suscitare l’interesse di alcuni lavoratori che avrebbero voluto assistere ai lavori. Ma incredibilmente vengono allontanati dai loro stessi delegati e non possono partecipare neanche come osservatori. Esempio mirabile di democrazia sindacale! Hanno toccato il fondo ma non è seguito nessun rimbalzo. Dove sono finiti i “radicali” e le componenti rivoluzionarie” della CGIL che agitano minacciosi simboli comunisti che turbano il sonno del cavaliere?

I contenuti dell’azione sindacale sono spesso coincisi con le linee aziendali: una simbiosi totale, scossa solo da polemiche riguardo alla divisione della torta del sottobosco clientelare.
Sui temi di politica più generali si è tenuta un’unica assemblea (a carattere consultivo) per illustrare il precedente accordo contrattuale. Molta più attività vi è stata per propagandare la “bontà” dei fondi pensione. Addirittura con qualche anno di anticipo sono stati distaccati i “migliori” quadri confederali a svolgere la promozione dei fondi su tutto il territorio ligure.
Questo è il quadro. Desolante, nudo e crudo. Questo è il prodotto delle avanzate elettorali.

Nell’Azienda Ospedale San Martino, che per dimensioni e tradizioni doveva configurarsi come una cittadella per la difesa sindacale, sono caduti anche i muri maestri e scorazzano al suo interno i predatori di quello che resta della sanità pubblica.

Nelle realtà minori è facile pensare che le cose vadano ancora peggio. Chi continua a rappresentarsi la CGIL come una grande forza sindacale o non conosce la realtà oppure proietta il sovradimensionamento mediatico del sindacato nella realtà dei posti di lavoro.
Il sovradimensionamento è necessario alla borghesia affinché le politiche di devastazione sociale si svolgano nel rispetto del gioco democratico.
Con l’avallo formale delle centrali sindacali si sta attuando la cancellazioni di conquiste storicamente acquisite, costate sacrifici e a volte anche sangue.

La tentazione padronale all’aumento di ore di lavoro
Di recente è apparso un articolo sul Sole 24 Ore che riferiva di una proposta di legge del governo austriaco condivisa dalle parti sociali (in primis del sindacato) che prevede la possibilità di estendere la settimana lavorativa fino a 70 ore, corroborate “ovviamente” da tutta una serie di limiti, correttivi e distinguo. Ma la notizia vera è nel titolo dell’articolo: “L’Austria non è su Marte, ma subito al di là delle Alpi”. Il commento di sintesi del giornalista si risolve nel chiedersi quanto questa esperienza “mirabile” di flessibilità potrà essere trasferita al di qua delle Alpi.
In attesa degli aggiornamenti normativi anche da noi, la pratica dello straordinario e degli incentivi ad personam ha prodotto non solo flessibilità, ma destrutturato tutto l’impianto e le tutele del contratto di lavoro nazionale.
È questa una deriva che ci allontana ogni giorno dal lavoro regolare, il solo che possa assicurare dignità. I Lavoratori, costretti a rincorrere orizzonti limitati dalle scadenze dei mutui e dal rincaro del costo della vita, ci pongono con sempre maggiora frequenza domande di questo tenore: “Ci sono soldi in più questo mese?”; “Quando gli arretrati?”; “Quando prendiamo i soldi del contratto?”; domante queste sintetizzabili nel “Non ci interessa il come e il perché: i soldi dateceli subito, anche se pochi sporchi e cattivi”.
E i soldi (sempre più sporchi, cattivi e pochi) in effetti sono i confederali a gestirli in coabitazione con l’azienda. Il traffico degli incentivi e dei passaggi nei posti meno faticosi è ormai la ragione d’essere di questa pratica sindacale.

In questo contesto la pratica concertativa trova una giustificazione e una sua dignità pragmatica.
Quel poco che arriva ai lavoratori passa per le centrali confederali. Le critiche e le maledizioni non le scalfiscono. Il consenso lo ricevono dall’alto: non si lasciano distrarre dalla disaffezione della base. Il compito loro affidato è dirigere il traffico dei favori e dei piaceri agli amici.
I “sindacalisti del governo amico” possono darsi l’aria di persone molto pratiche: loro non fanno parole, loro fanno i fatti, producono concretezze non ideologie. Questa concretezza però è pagata lacrime e sangue dai lavoratori, che si vedono costantemente rubare futuro e diritti. Si esalta la contrattazione aziendale perché è un pantano dove i navigatori concertativi sanno nuotare alla perfezione, e affossando così i contratti nazionali.
C’è un silente ritorno al caporalato.
A veicolare questo ritorno al passato non è il pittoresco guarda spalla con coppola e pantaloni di velluto a coste larghe, bensì la riverniciatura in chiave moderna di prestazioni a gettone, progetti obiettivo ad hoc, straordinari, pagelline e promozioni di merito (a discrezione dei dirigenti).

Tornare alla libera professione
Nel nostro ambiente la meritocrazia, per alcuni, si sposa con la retorica della professionalità vissuta come ponte verso la libera professione. Questi modelli di riferimento, se da una parte fanno sentire moderni e “americani”, dall’altra fanno venire meno la solidarietà di classe. Il sindacato, con i suoi contratti collettivi e le sue inutili assemblee, è vissuto come ostacolo ad un percorso individualista che frena futuri percorsi di gloria.
L’atteggiamento è quello del disinganno, proprio del dandy che crede di saperla lunga e pensa… “A me non la racconti”.

Vi è un inconsapevole recupero dei cascami del Darwinismo sociale e di una malintesa selezione della specie che fa vincere i più adatti, i migliori.
Loro, i professionisti in pectore, ovviamente sono i più adatti, i vincenti! Sono tanto impegnati a celebrare fatue vittorie, che non si accorgono che gli stanno rubando, insieme a quello che resta delle pensioni, anche futuro, diritti e dignità. Mentre celebrano la retorica della professionalità, le corsie si popolano di figure non professionali.
Anziché rivendicare percorsi di formazione adeguati ai vari livelli e ai vari compiti, si rivendica il personale di supporto, facendo il gioco delle aziende interessate ad una de-professionalizzazione delle attività assistenziali.

Chiusi nella visione corporativa (antica quanto il mondo), questi professionisti non riescono a vedere la correlazione tra difesa della professionalità e riqualificazione delle figure come gli O.S.S., che, pur svolgendo prevalentemente compiti assistenziali, sono inquadrati come figure tecniche, penalizzati perciò sul piano giuridico e contrattuale.
Se non si ferma questa deriva non potrà che affermarsi il modello, già imperante nella Sanità Privata, che vede un infermiere professionale ogni tre piani. Questo abbassa (non alza) il valore della forza lavoro di chi svolge queste attività.
Se non si vince la sindrome dell’autorappresentazione dell’infermiere come surrogato della professione medica, e si cedono, giorno dopo giorno, prerogative assistenziali a figure altre, non solo vi è lo scadimento della qualità delle prestazioni assistenziali, ma l’indebolimento di tutta la categoria. Anche perché è venuto meno l’orgoglio di sentirsi lavoratore.

Alla fine resterà loro solo l’illusione di dirigere, educare, coordinare, orientare … Ma chi?
Visto che il personale di supporto è in sostituzione e mai in aggiunta degli infermieri, la lusinga di cui si è vittime regnerà sulle macerie della professione. Non si difendono gli infermieri se poi non si contrastano le politiche di smantellamento della Sanità Pubblica, se non ci si schiera contro le finanziarie dei sacrifici, se si tace sullo scippo del TFR. Il non combattere la precarietà farà dei lavoratori stabili degli assediati esposti alla concorrenza e ai ricatti di un padronato che renderanno tutti i lavori insicuri.

Il pericolo della frammentazione aziendale
Restare chiusi nel recinto aziendale e professionale permetterà al padronato pubblico e privato di aggredirci ovile per ovile.
Ogni qualvolta i conti non tornano, ci si inventa una riforma delle pensioni (che dovrebbe essere “ultima e definitiva”) che rimanda il turnover o diminuisce i rendimenti; oppure si allunga la scadenza dei rinnovi contrattuali.
I contratti triennali formalizzano una pratica che ha visto firmare sempre con anni di ritardo la stesura degli accordi. I tre anni saranno la base per ritardare di quanti anni i prossimi contratti?

La regionalizzazione della sanità
Con la riforma in senso federale della Costituzione, promossa dal Governo Berlusconi, e che gli altri con il successivo referendum, non hanno emendato, si realizza di fatto la regionalizzazione della sanità. Questa di fatto svilisce il servizio sanitario nazionale e ne crea 20 quante le Regioni, cancellando così tutte le tutele di universalità costituzionale che avrebbero dovuto garantire parità di trattamento sanitario su tutto il territorio nazionale.
La difformità di risorse tra regione e regione ci avvicina sempre di più al modello americano che subordina le cure al possesso di un’assicurazione: altrimenti non resta altro che il ricovero negli ospedali di contea.
Il divario di qualità tra gli Ospedali Pubblici italiani e quelli di contea americani non è poi così distante.
In Italia, senza compassione, va avanti da anni la politica del blocco delle assunzioni e il taglio dei servizi che di fatto replica in salsa mediterranea la politica dell’assistenzialismo compassionevole di George Doppia V Bush.

20 Servizi Sanitari Regionali significano anche 20 contratti regionali, gabbie salariali, minore potere contrattuale, minori tutele rispetto ad una legislazione e una contrattazione unica da far valere per tutti i lavoratori.

È in questo quadro di riferimento che i sindacati concertativi hanno la faccia tosta di recitare il ruolo di gente pragmatica che fornisce servizi e bada solo alla concretezze delle cose. In realtà la pratica si risolve nell’assecondare tutte le misure liberiste, criticandone solo i dettagli: mai la sostanza. La loro attenzione è rivolta solo ai richiami governativi e padronali: mai alle ragioni del mondo del lavoro.

I Confederali pretendono di fare i fatti e non le chiacchiere: noi dobbiamo contrapporre a questa praticaccia una rivendicazione pratica su tutte, che ha anche una forte valenza ideale: lo sblocco delle assunzioni, a cominciare dal Pubblico Impiego.
Il lavoro e i lavoratori non possono essere una pura appendice delle imprese da usare o dimettere a seconda dei capricci del mercato.

Il popolo dei blog
Ritorniamo ai blog e ai bloggisti… Cosa ne penso?
Intanto, ogni fenomeno sociale che cattura l’attenzione di tante persone e suscita passioni disinteressate merita rispetto e considerazione; sbaglia chi, con l’atteggiamento radical chic, accoglie con fastidio un eccesso di affollamento plebeo.
Ne penso bene: il popolo dei blog ha comunque preso coscienza dei problemi e li rende manifesti attraverso la rete.
In un altro contesto sociale si andava in sezione o in piazza per scambiare pareri, discutere, conoscersi e socializzare esperienze.
Altri tempi, altro clima politico.
Con meno colore e calore umano, anche i bloggher ripetono lo stesso percorso e rispondono al medesimo bisogno di condividere esperienze per rompere l’isolamento e l’impotenza individuale.
Scoprire che le ingiustizie sono le medesime, aiuta a cogliere la dimensione collettiva dei disagio.
Quello dei blog è un ambito dove si incubano energie: è una possibile fase del risveglio delle coscienze.
La frequentazione di queste piazze telematiche esprime il bisogno di stare assieme, di confrontarsi. Le modalità hanno una certa ambivalenza: si parte da una umoralità pre-politica, se non addirittura antipolitica (ricordate il V day), e si finisce a cercare occasioni di dibattito su temi eminentemente politici.
Tutto nasce da un sano rifiuto della politica parlamentare, che per fortuna non è tutta la politica e, anzi, ne è solo l’espressione più degenerata e insincera.

In questa fase, al potere evocativo dei cortei e delle assemblee, si sostituisce l’asetticità dei messaggi in bit.
Nei blog si incontrano solo i messaggi, solo la virtualità è condivisa: le persone restano nel mondo reale, isolati, clandestini, anonimi, sconosciuti gli uni agli altri.

Il problema è capire verso quali forme evolverà questo fenomeno. Se la virtualità non maturerà forme di espressione concrete, vorrà dire che il sistema ha sviluppato un’altra forma di sfogo innocua e imbelle.
In definitiva, c’è da capire se i bloggher andranno a teatro ad applaudire la versatilità del comico di turno o scenderanno nelle piazze ed essere forza vera e palpitante. Spettatori di esibizioni (perché no, genuine, sentite, gradevolmente esilaranti ed impegnate nello stesso tempo) oppure protagonisti diretti della lotta di classe. È questo il bivio…
Per adesso c’è da registrare il fenomeno di rilievo per cui molta gente trova più utile inviare denunce a Beppe Grillo piuttosto che a D’Alema, Fassino e Prodi.

In questo vi è un allontanarsi dal quadro istituzionale, un inizio di rottura.
Se il tutto si risolverà nel “Grillo for president” saremo andati a sbattere contro l’ennesimo muro.
Quando i muri su cui sbattere la testa saranno finiti inizierà lo spettacolo vero!

Marte 2030 segnala:
Altri privilegi della Prima Classe è il “Fondo di Solidarietà Sanitaria” destinato ai nostri deputati

Dalle cure dentistiche alla fisioterapia, passando per l’elettroscultura di chiappe e addominali fino alla Balneoterapia (leggasi: vacanze al mare).
Tutto pagato dalla peggior Italia Brunettiana, dai pensionati (anche quelli a 420 euro al mese), dipendenti e famiglie.
Famiglie che si sono viste tagliare dal decreto Tremonti in finanziaria i sussidi per figli, l’acquisto dei libri per la scuola e tante altre sorprese dall’Itallico rigore, pagano a GENTAGLIA che guadagna 25.000 euro al mese le vacanze alle Bermuda o alle Bahamas od in altre amene località in giro per il mondo perchè sono stanchi di pigiare un pulsante quando lo fanno e sono pertanto stressati ed abbisognano di riposo lontano da impegni di lavoro.
Lo prescrive il medico!
Così i nostri 630 deputati che guadagnano 25.000 euro al mese senza conta gli stipendi da altre attività e consulenze varie, ed i loro 1195 familiari sono potuti andare dal dentista a farsi belli i dentini da latte e non, per una spesa totale di 3 milioni e 92 mila euro!
Il “fondo di solidarietà sanitaria”, per i deputati Italiani, ha elargito in totale nel 2010 la somma di 10 milioni e 117 mila euro!
La salute, prima di tutto la loro!
fonte dati : “Il Fatto Quotidiano” di Martedì 12/06/2011 – pagina 4 – articolo di Livia Ravera.

Ippolita Zecca segnala:
Dopo la manovra si apre la stagione del buio

C’è rimasta giusto la vestale dell’unità nazionale, Giorgio Napolitano, a credere che la finanziaria approvata a tempo record nella storia della repubblica sia servita a qualcosa.
Oltre che a impoverire la popolazione per tagli e tasse, dai ceti medi in giù si intende, in una misura pari a due punti e mezzo del Pil. Da un punto di vista tecnico, quello che interessa agli speculatori e agli investitori istituzionali, si tratta di una manovra tutta giocata sul piano della sistemazione del bilancio senza entrare nelle cause strutturali del debito: Che oggettivamente possono essere altre rispetto alla spesa pubblica ma, da Libero a l’Unità, il coro dei “sacrifici” è già stato lanciato. Ma si tratta di un coro che, nei circuiti globali della finanza, non interessa a nessuno. La manovra per quanto drammatica è vista come “solo” un accomodamento di bilancio, i cds speculativi, titoli che scommettono sul fallimento dell’Italia, sono di conseguenza al massimo storico, le obbligazioni e titoli di stato, pure.
A partire dalla prossima settimana, concordano tutti gli analisti italiani e non, ci saranno nuovi crack italiani che allargheranno ulteriormente il debito pubblico. Imponendo nuovi tagli e restrizioni alla spesa pubblica.
Dopo aver tassato gli italiani con metodi odiosi, i ticket sulla sanità o le restrizioni sulle detrazioni fiscali a asili e cure mediche, il governo porta così questo paese verso un periodo di buio. Napolitano ha definito tutto questo “un miracolo” e, francamente, non si capisce proprio per quale motivo.
poi un’altra novità in campo e non delle migliori: ormai la situazione greca è legata a quella italiana. Tanto male vanno i titoli pubblici greci tanto peggio vanno quelli italiani. Accade ormai su tutti i mercati, ufficiali e non. Tutto il ceto politico italiano ha ripetuto il mantra, da anni, “l’Italia non è la Grecia”. Ora Italia e Grecia sono legate da un destino comune. Martedì summit europeo sulla crisi greca. Da seguire attentamente. Se non si vive sulle nuvole.
La fonte, Wall Street Journal
Fra le numerose voci vengono colpiti dunque i nuclei familiari con figli a carico, le spese per l’istruzione, quelle mediche e per gli asili nido; ma anche gli studenti universitari e i redditi da lavoro dipendente.
Tagli su casa e onlus – La riduzione degli sconti fiscali riguarderà inoltre detrazioni e deduzioni esistenti finora in caso di ristrutturazione edilizia e interventi per il risparmio energetico o per le donazioni al terzo settore, a onlus e ancora l’Iva, le accise e i crediti di imposta.
Cresce la pressione fiscale – La stangata arriva subito, ma potrebbe essere rimodulata se entro il 30 settembre 2013 il governo eserciterà la delega con la riforma fiscale. In attesa di eventuali esenzioni, però, si taglia subito con l’obiettivo di recuperare un gettito pari a regime a 20 miliardi (4 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014); si tratta dell’1,2% del Pil, calcolano i tecnici del Senato, che si tradurrà in un pari aumento della pressione fiscale fino a quota 43,7%.
Le correzioni odierne si aggiungono alle misure già note del maxiemendamento, come la reintroduzione immediata dei ticket sanitari e il contributo di solidarietà 6 6 del 5% imposto alle cosiddette pensioni d’oro, quelle che superano i 90 mila euro. La manovra prevede anche una “tassa” contestatissima, superiore ai 200 euro, sui ricorsi al giudice del lavoro 7 7 per vertenze in materia di licenziamenti, contratti o mobbing in azienda.
Ticket sanitari – Per quanto riguarda i ticket, con l’entrata in vigore del decreto, saranno di 10 euro sulle ricette mediche e di 25 euro per gli interventi del pronto soccorso in codice bianco. Il ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, ha precisato che dal provvedimento restano escluse le categorie di cittadini già esentate nel 2007.

COSA FANNO LE REGIONI

Imposta sui depositi titoli – La manovra aumenta anche l’imposta sui dossier titoli. Secondo l’ultima versione del decreto, sarà di 34,20 euro per i depositi sotto i 50.000 euro, di 70 euro tra 50.000 e 150.000, di 240 euro da 150.000 a 500.000, di 680 euro per depositi superiori ai 500mila euro. Dal 2013, invece, tra 50.000 e 150.000 si pagheranno 230 euro; tra 150.000 e 500.000, 780 euro e 1.100 euro per i depositi oltre i 500.000 Euro. La norma riguarderà circa 22 milioni di titoli con un recupero di gettito su base annua calcolato in circa 897 milioni per i primi due anni e di circa 2.525 Milioni a partire dal 2013.

Concessioni e Irap – Criticato a gran voce da Confidustria 8 9, è saltato anche il tetto dell’1% previsto alla deducibilità degli ammortamenti dei beni devolvibili per tutti i concessionari. In compenso, la manovra stabilisce un aumento dello 0,3% dell’Irap (dal 3,90% al 4,20%) sulle concessionarie non autostradali, mentre per le concessioni di autostrade e trafori resta confermata la riduzione dal 5% all’1% della deducibilità delle somme accantonate nel fondo di ripristino.

Stock option – Aumenta la base imponibile su bonus e stock option sulle quali viene applicata un’aliquota addizionale del 10 per cento. L’aliquota, finora applicata per la quota che supera il triplo della parte fissa della retribuzione, sarà ora applicata per l’intero importo che eccede la parte fissa della re
..
Beppe Grillo
Crisi. Tagli a tutte le agevolazioni fiscali. Colpite le famiglie, l’istruzione, gli asili, le pensioni. Lacrime e sangue, e siamo solo all’inizio. Questo avviene mentre paghiamo centinaia di milioni di euro di contributi diretti e indiretti alla stampa ripiena di stuoli di pennivendoli che negavano fino a ieri il possibile default. Questa crisi i cittadini italiani non la devono pagare se prima non sono cancellati tutti i contributi ai giornali. Più stampano, più paghiamo, più ci disinformano. Il “Corriere della Sera”, voce dal sen fuggita di Brunetta, riceve trasferimenti pubblici per 20/25 milioni per per carta, abbonamenti, spese postali e altro, cifre simili a altri quotidiani di larga diffusione.
La lettura dei contributi diretti per quotidiani e periodici erogati per il 2009 e pubblicata sul sito del Governo italiano è ai confini della realtà. C’è di tutto, soprattutto l’impensabile. Si rimane esterrefatti, muti, in preda allo sbalordimento. Eppure è vero che “l’Avanti” ha incassato 2.530.640 euro, “Buongiorno Campania” 1.041.078 e “il Sannio Quotidiano” 1.726.598. Che “L’Avvenire” ha intascato 5.871.082 euro e le “Conquiste del Lavoro” (mai nome fu più appropriato) 3.289.851 euro. Anche chi ci spiega l’economia e il libero mercato, come “Italia Oggi”, attinge a 5.263.728 euro. C’è una società, “il Musichiere”, che intasca 277.769 euro per pubblicare “Chitarre” e un’impresa, “Carta”, che stampa “Carta” (su carta ovviamente) per 506.660 euro. Non manca la filosofia con “Modus Vivendi Scienza Natura e Stili di Vita”, a 464.105 euro e l’informazione sportiva con “Motocross” per soli 506.660. C’è anche “Risk” che non corre nessun rischio con 436.335 euro e il diplomatico “Superpartes in the world” a 108.820 euro. Boss(ol)i si porta a casa da Roma Ladrona 3.896.339 euro per “la Padania”, Fini 2.952.474 euro per il “Secolo d’Italia” e Rutelli pane e cicoria 3.527.208 di euro per “Europa”. “L’Unità” pdimenoellina però li surclassa con i suoi 6.377.209 euro. In tempi bui riscalda il cuore Ferrara e il grasso che cola da 3.441.668 euro per “il Foglio”. C’è chi pensa alla libertà di opinione a pagamento, “Opinione delle Libertà” alla cifra di 2.009.957 euro. Chi si professa nostro amico, e come non potrebbe visto che paghiamo noi, “L’Amico del Popolo” con 260.840 euro. Per gli automobilisti l’immancabile “Car Audio & FM” alla modica cifra di 297.400 euro. Chi vive a Milano e dintorni è fortunato, per lui i “Quaderni di Milano” a 312.000 euro e “Rho Settegiorni” a 229.718 euro. Per le gite fuori porta gli imperdibili “Eco del Chisone” a 283.640 euro e la “Gazzetta della Martesana” a 150.466 euro. Se non ci sono i soldi per le famiglie, non si capisce perché dobbiamo mantenere i giornalisti.

Mariapia mi scrive:
Oggi mi sono presa parecchie ore di libertà. Sono tornata a casa dopo avere passato molte ore con Jole, ho lavato alcuni suoi indumenti che non faccio lavare alla casa di riposo poiché li sciupano e alle ore 17 mi sono messa in pausa festiva.

Nelle ore di libertà leggo e faccio le ricerche successive alle mie letture. Solo letture e PC fermano la mia ansia, il mio dolore, sia quello affettivo sia quello sociale, e mi riportano a una visione non patologica della realtà della vita umana, in particolare di un paese che sta facendo i salti tripli per uscire da una crisi storica di molti secoli.
Mi serve molta speranza.
Benedetto sia Gutenberg e tutti i maghetti che hanno realizzato il World Wide Web
Con cuore.
Maria Pia
..

... e tornerò

… e tornerò da sentieri tortuosi
a ricercare vita tra parole non dette
tra speranze mai sopite
sogni desiderati mai realizzati.

Ritornerò come il vecchio, sui miei passi
per stringere in petto anche l’istante
perché solo di quello è fatto il mio presente,
emozioni mai provate

vita calpestata solo per timore
di cogliere l’attimo fuggente
già…

ho creduto ci fosse lungo tempo
ed un futuro chiuso dentro il vento.

Eccomi qui
in quel domani perso e col passato in fumo.

Ora è il momento…
per mano prenderò il fanciullino che mi vive dentro
lui non invecchia, No!
sarà la mente viva, fiamma e tempesta
di questo corpo stanco

Rudens Roze

Il 1 settembre 1939, con la micidiale copertura dei devastanti bombardamenti della ‘Luftwaffe’ sulle città, la 58ª divisione tedesca invade la Polonia. Così inizia la seconda guerra mondiale.

1 Settembre 1939
W Hauden

Siedo in una delle bettole
della Cinquantaduesima strada
incerto e spaventato
vedendo scadere le astute speranze
d’un decennio basso e disonesto
:
onde di rabbia e di paura
circolano per le luminose
e oscurate contrade della terra,
ossessionando le nostre vite private;
l’indicibile odore della morte
offende la notte di settembre.

Le ricerche degli esperti possono
riesumare intera l’offesa
che da Lutero ad oggi
ha fatto impazzire una cultura,
scoprire quello che successe a Linz,
quale immensa illusione ha creato
un dio psicopatico:
io e il pubblico sappiamo
quel che i bambini imparano a scuola,
coloro a cui male è fatto,

male faranno in cambio.

L’esule Tucidide sapeva
tutto quello che può dire un discorso
sulla Democrazia,
e quello che fanno i dittatori,
l’antiquato ciarpame che raccontano
a un apatico sepolcro;
egli analizzò tutto nel suo libro,
la ragione messa al bando,
il dolore che plasma l’abitudine,
il cattivo governo e il cordoglio:
tutto questo ci è inflitto un’altra volta.

In quest’aria neutrale
dove ciechi grattacieli usano
tutta la loro altezza a proclamare
la forza dell’Uomo Collettivo,
ogni lingua versa a gara
la sua scusa vana:
ma chi può vivere a lungo
in un sogno euforico;
essi guardano fuori dallo specchio
la faccia dell’imperialismo

e il torto internazionale.

Le facce lungo il bancone
s’aggrappano al loro giorno medio:
le luci non devono mai spegnersi,
la musica deve sempre andare,
tutte le convenzioni cospirano
perché questa fortezza assuma
l’arredamento di casa;
perché non vediamo dove stiamo,
persi in un mondo stregato,

bambini spaventati dalla notte
che mai felici sono stati o buoni.

Le idiozie di partito più vacue
che gridano le Persone Importanti
non sono radicali come il nostro
desiderio:quel che il folle Nijinsky
ha scritto su Diaghilev
vale per il cuore di tutti;
ché ogni donna e ogni uomo
nutre nelle fibre l’errore

di bramare quel che non può avere,
non l’amore universale,
ma d’avere per sé solo ogni amore.

Dal buio conservatore
gli ottusi pendolari entrano
nella vita etica,
ripetendo il voto mattutino:
” Sarò fedele a mia moglie,
mi concentrerò di più sul lavoro”,
e i governanti impotenti si svegliano

riprendendo il loro gioco obbligato:
chi può liberarli adesso,
chi può arrivare ai sordi,
chi può parlare per i muti?

Tutto quello che ho è una voce
per svelare la bugia nascosta,
la bugia romantica ch’è nel cervello
del sensuale uomo della strada
e la bugia dell’Autorità
i cui edifici frugano il cielo:
non c’è una cosa chiamata Stato
e nessuno esiste da solo;
la fame non lascia scelta
al cittadino nè alla polizia;

dobbiamo amarci l’un l’altro o morire.

Senza difesa il nostro mondo
giace sotto la notte attonito;
eppure, accesi ovunque,
ironici punti di luce
lampeggiano là dove i Giusti
si scambiano i loro messaggi:
oh, che io possa, composto come loro
d’Eros e di polvere,
assediato dalla medesima
negazione e disperazione,
mostrare una fiamma affermativa
.

Ippolita manda:

Yes, political!

D’estate sulle tv, soprattutto sui canali della RAI, i buchi nei palinsesti sono riempiti di repliche, come i muratori fanno con il calcestruzzo o la malta. Evidentemente, in assenza di psicodrammi nella maggioranza che giustifichino campagne di stampa con trasferte a Montecarlo – tanto per trascorrere mezza giornata in Costa Azzurra – era necessario un diversivo rispetto al già tanto caotico quadro politico, che sapete è dominato dai temi della manovra e dei mancati tagli ai privilegi di casta.

Spidertruman, si chiama. E’ il vendicatore mascherato di Montecitorio. Si autodefinisce un precario “licenziato dopo 15 anni di lavoro in quel palazzo” e proprio adesso ha deciso di svelare pian piano ”tutti i segreti della casta”. E’ curioso che abbia impiegato la formula ‘pian piano’: come se a questo punto della nostra storia politica ci fosse proprio bisogno di una certa cautela nello svelare i temuti segreti del Palazzo. Che, detto per inciso, segreti non sono. Sono anni che i Radicali tengono nota di tutte le spese del Parlamento. Potete scorrere il lungo elenco a questo indirizzo: Open Camera – I Costi segreti delle Camera dei Deputati.

Il nostro Eroe Anti Casta ha totalizzato circa 40.000 seguaci su Facebook in poche ore. Un bel credito di popolarità per aprire un bel blog o un magazine on-line. Spidertruman è già stato accostato a Julian Assange, equazione troppo comoda per essere credibile. Come scrive Fabio Chiusi su Il Nichilista, “Assange non lancia accuse generiche («Ogni giorno c’è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile», per esempio), ma estrapola dati da documenti coperti da segreto che rende accessibili al pubblico tramite WikiLeaks e che contengono tutti i dettagli delle rivelazioni (nomi, cognomi, circostanze)”, ma anche “Assange è responsabile del processo di autenticazione di quei documenti, facendosi così carico della loro eventuale falsità, senza celarsi dietro a un’identità fittizia” (Il Nichilista).

Naturale porsi la domanda: Spidertruman è un troll? Ma nel momento in cui me la pongo, scopro che nemmeno mi interessa sapere la risposta. Spidertruman non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo, ovvero che la Casta vive nel privilegio sulle nostre spalle e nottetempo trova cavilli per smontare quelle proposte di legge volte a ridurre la loro preziosissima diaria. L’errore fondamentale sta nel credere che vi sia ancora qualcosa di segreto, di nascosto. No, è tutto sotto i nostri occhi. Sappiamo tutto e lo abbiamo accettato per anni, senza batter ciglio. Abbiamo anche applaudito alle varie opposizioni, alle varie maggioranze, abbiamo legittimato questo saccheggio. E ci rendiamo conto che si tratta di un saccheggio solo quando la Casta è costretta a ricorrere alle nostre tasche per evitare il default finanziario del paese. Chiaro, no?

il sito e’ YES, POLITICAL – ciao, mi stai piacendo moltissimo, GRANDE!
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Uno dei miei fratelli e’ in Tunisia. Racconta che e’ pieno di libici ora. Pochi turisti europei. In Tunisia non ne parlano neanche. Si integrano
    molto bene nelle famiglie ed hanno soldi per abitare nelle case. Ritorneranno nelle loro case quando la guerra sara’terminata. Quando
    sara’? Iniziano sempre queste guerre che sembrano dover risolvere tutto in un lampo e poi il tempo si ferma, si dilata stagna nel sangue e negli
    scoppi, spesso, di tanto in tanto, e non fa neanche piu’ notizia e ti accorgi che passano i decenni senza risoluzioni di alcun tipo. I libici in
    Tunisia sono tutt’altro che su un fronte unico, ci sono i pro ed i contro Gheddafi, senza troppo scarto. Non sara’ neanche lui un ceffo troppo
    pulito e lo tacciano di criminale di guerra senz’altro ma io non so piu’, mi sembra ci siano tante varieta’ di criminali quante erbe aromatiche e
    medicinali la’ fuori sulle rive incolte del fiume. E’ cosi’ difficile far fuori un criminale di guerra? E se lo e’, come senz’altro lo sara’, che buffo tutto quel schimazzare di galline quando questo teatrante di primo stampo e’ stato nostro ospite? Io non potevo crederci.

    Un abbraccio forte forte forte.
    Aurora

    Commento di MasadaAdmin — luglio 18, 2011 @ 9:22 am | Rispondi

  2. Insomma la vedo dura per l’Italia! Dopo la chiusura dei mercati di oggi, si nota molto bene che B non piace proprio più, neanche una manovra approvata in tempi record ha aiutato la situazione. I Btp ancora oggi scendono quelli in contrattazione, la stragrande maggioranza non erano in contrattazione per problemi tecnici (trucchetti per frenare la discesa?).

    Credo che la situazione la risolveranno i diversi capi di stato Europei, che convinceranno il nano ad andarsene, magari con qualche salvacondotto, perchè se continua così, il contagio può prendere anche gli altri stati membri.

    Ciao Viviana!

    ff

    Commento di Anonimo — luglio 18, 2011 @ 6:38 pm | Rispondi


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