Nuovo Masada

giugno 7, 2011

MASADA N° 1298 . 7-6-2011. REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELLA GESTIONE DELL’ACQUA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:27 am

Si apre la caccia al più uno – Appello del vescovo di Locri – La Chiesa chiede di votare SI’- Atlanta, Parigi, Monaco, Buenos Aires, Johannesburg e Berlino tornano all’acqua pubblica – Riccardo Petrella – Il partito bipartisan del lucro – Le multinazionali dell’acqua e il neoliberismo – Acqua e no global – La vergogna di dx e sx nella non difesa dell’acqua: Cochabamba – Il costo dell’acqua – Il Pdl è in netta sconfitta – Politici senza vergogna – La resa dei conti per B Commento al voto- I diversamente vinti – Il far west dell’acqua –

Scarica il volantino del referendum che vedi alla destra nella home e mettilo nella cassetta della posta del tuo palazzo o in quelle dei tuoi vicini, affinché tutti vadano a votare e non manchi il quorum. Grazie.

Ricordate che le schede dei referendum
sono di tipo “carta copiativa”; se si sovrappongono si segnano anche quelle sotto, che così verranno annullate.

La battaglia per l’acqua è una delle grandi battaglie di civiltà, come per la democrazia, i diritti del lavoro, la pace.
Chi si toglie da questi diritti è un nemico comune.

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“SI SCRIVE ACQUABENECOMUNE” ma si pronuncia “DEMOCRAZIA e FUTURO”.

Trattano il paese come un terreno di conquista, distruggono, scempiano svendono, derubano, tramano con interessi privati o illeciti… e la chiamano democrazia.
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150 anni di repubblica italiana, e la festeggiano svendendo le montagne, le spiagge, persino l’acqua.. , minacciando la sua salute col nucleare, rifiutando il responso delle urne e mantenendo a forza un governo che non risponde più al consenso della maggioranza, rubando la sovranità popolare, distruggendo la Costituzione, disperdendo la memoria, offendendo il pluralismo dei media, ignorando i bisogni della gente, aumentando disoccupazione e miseria, proseguendo guerre inique, diffondendo oscenità e malaffare..
Davvero un pessimo modo per onorare un paese!

Viviana Vivarelli

Bruno Lux
Ed allora che questo anniversario appartenga davvero a tutti noi e che il nostro Paese impari ad essere finalmente una Nazione e non un risicato conteggio di bottega per sopravvivere gli uni, a danno degli altri. E ricordiamo che la libertà è un dono che viene dal passato, e che quanto abbiamo oggi è ciò che gli altri hanno dato per noi ieri ed il cui sacrificio ci permette di godere di libertà e di prosperità, vivendo nell’unità e nella pace.
SI’ per il referendum sul nucleare affinché, imparando dagli errori dei Giapponesi, noi Italiani possiamo diventare più lungimiranti come i tedeschi che stanno spegnendo le centrali e che si possa investire su fonti alternative lasciando OUT le mafie.
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SI’ contro la svendita della gestione dell’acqua perché ovunque ciò è stato fatto ne è dipeso un peggioramento per i cittadini su un bene fondamentale, sia per il costo che per la qualità.
SI’ contro il nucleare oneroso, impossibile da mantenere, pericoloso, obsoleto, indistruttibile
SI’ contro il legittimo impedimento che pone alcuni sopra la legge e sopra tutti gli altri impedendo i loro processi.

Si apre la caccia al ‘più uno’

50% più uno. Sta lì il segreto del quorum, in quel ‘più uno’. Il ‘più uno’ può nascondersi nel vicino di pianerottolo cui non hai ricordato la data del voto, nella zia alla quale non hai spiegato che le centrali non stanno solo in Giappone ma le vogliono portare anche in Italia. O nell’amico che non hai accompagnato al seggio prima di andare al mare. Allora forza: tutti a caccia del ‘più uno’, per buttare il nucleare fuori dall’Italia.

La ricetta è semplice :
1) presto ai seggi: vai a votare nelle prime ore di domenica 12 giugno: se i primi dati sull’affluenza sono buoni anche gli indecisi si decideranno;
2) informazione a domicilio: se vai a cena da un amico scarica il volantino o l’adesivo e mettilo nelle cassette delle lettere del condominio
(lo trovi qui nella home di Masada)
http://www.fermiamoilnucleare.it/?page_id=470
3) mail : spedisci a tutta la tua rubrica e condividi coi tuoi amici un promemoria per il referendum (il volantino, un video che ti piace, una foto…)
4) taxi referendario: quando vai al seggio passa a prendere un amico, accompagna qualcuno che non ha la macchina o ha problemi ad andare a votare;
5) fantasia: telefonate, sms, cene referendarie, manifesti, fai tu. E fai girare questo messaggio.
Grazie per tutto ciò che riuscirai a fare.

APPELLO DEL VESCOVO DI LOCRI

Rompo il riserbo che il vescovo deve mantenere in occasione di competizioni elettorali, perché nei prossimi non si tratta di patteggiare per un candidato o l’altro; ora si tratta di difendere il bene comune. L’acqua fra qualche anno sarà più preziosa del petrolio.
Non possiamo permettere che sia il privato a gestirla: si finirà come con la benzina, con rincari sempre più forti.
Difendiamo il bene comune.
Andiamo a votare e votiamo sì, a favore dell’acqua come bene comune.
Ditelo anche ai fedeli e agli amici.
Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini
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“Salviamo sorella acqua!”. “La legge è uguale per tutti”. “No all’energia nucleare”.

Una valanga di frasi e di slogan a favore dei “sì” ai 4 referendum, ma anche forti, convinti inviti a “credenti, non credenti e uomini di buona volontà” a partecipare compatti al voto di domenica e lunedì prossimi per “centrare l’obiettivo di raggiungere il quorum”. E’ il grande tam tam messo in atto dai settimanali diocesani in questi giorni in edicola in vista del voto referendario. Nella stragrande maggioranza dei giornali di proprietà dei vescovi italiani (190 testate per un tiratura media di oltre un milione di copie), campeggiano editoriali che non fanno mistero di tifare apertamente per i “sì”, in linea con analoghi appelli fatti in anche da sigle storiche come Azione cattolica italiana, Acli, Pax Christi, e da ben 40 diocesi. Tra gli interventi più autorevoli, quello di Roma 7, il settimanale diocesano di Roma (la diocesi del Papa) guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini, che nell’ultimo numero pubblica un ampio intervento contro il nucleare e a favore della difesa dell’acqua “come bene comune”, ricordando che su queste tematiche venerdì prossimo la Cei organizzerà un convegno dal titolo “Per una Chiesa custode del creato” presso la facoltà teologica di Padova. Appuntamento cruciale alla vigilia dei referendum, come ricorda anche La difesa del popolo (Padova). Dello stesso tenore è l’appello della Azione cattolica

ATLANTA, PARIGI, BUENOS AIRES, MONACO, JOHANESBURG E BERLINO TORNANO ALL’ACQUA PUBBLICA
Viviana Vivarelli

Come per il nucleare, anche per l’acqua, il Governo italiano è controcorrente rispetto agli altri paesi europei, più attenti al bene dei cittadini che agli interessi di una cricca, confermando una volta di più che B se ne deve andare perché tutto quello che vuole fa il male dell’Italia.
Anche a Monaco di Baviera si torna all’acqua pubblica con maggiore efficienza e più risparmio. La tesi che B vuol far credere è che l’acquedotto perde il 50% o più dell’acqua e i privati potrebbero migliorarlo. Peccato che ogni esperienza simile altrove abbia dimostrato che il gestore privato pensa solo ad aumentare le bollette per aumentarsi i profitti (in Bolivia gli aumenti furono del 300%) e non ci pensa nemmeno a migliorare l’efficienza, anzi la qualità dell’acqua spesso peggiora a tal punto da non essere più potabile e da presentarsi con colibatteri e altre schifezze.
Se Parigi, Berlino, Johannesburg, Buenos Aires, Atlanta, Monaco di Baviera sono tornate all’acqua pubblica ci sono valide ragioni.
In Italia il problema gravissimo per l’acqua è che manca qualsiasi piano nazionale di difesa del territorio, al contrario B con discariche, inceneritori e centrali finirà per inquinare tutte le faglie, oltre che fiumi e torrenti, mentre opere dissennate come la TAV o l’incuria dei boschi impediscono alle acque piovane di penetrare nel profondo alimentando le sorgenti. Per questo malgoverno accade così che un paese ricco di acque come l’Italia si stia gradatamente seccando. La svendita dell’acqua sarebbe il colpo di grazia e arricchirebbe solo la mafia (che già controlla le acque minerali) e le multinazionali straniere.
All’estero il governo compra i terreni vicini alle falde per preservali da inquinamento e cattiva gestione delle acque di superficie. Se i terreni sono puliti, l’acqua sotterranea resta pulita.

Splendida la scelta di Parigi che, dopo la decisione di far tornare l’acqua in mano pubblica togliendola alle due multinazionali francesi (Veolia e Suez) che gestivano il servizio da 25 anni, ha preso il controllo dei terreni collegati alla falda idrica e li ha concessi in affitto a canone agevolato o a titolo gratuito agli agricoltori che si sono impegnati a lavorare seguendo gli standard più rispettosi dell’ambiente. Le perdite della rete francese col privato avevano una media del 22% contro il 7 % della gestione pubblica. E tornando al pubblico la sola Parigi risparmierà 30 milioni di € l’anno.
Se l’Italia avesse un governo efficiente, ridurrebbe i 20 MLD di spese militari, davvero eccessive, se ci mettono all’8° posto nel mondo (!) e si curerebbe di più del suo territorio, senza svenderlo a rate: oggi svendo le spiagge, ieri l’altro i palazzi, ieri le montagne, domani l’acqua…Non è così che fa chi ha a cuore il proprio paese.
Ci sono opere che richiedono l’intervento del pubblico e che mai possono essere fatte da un gestore privato, anche perché richiedono investimenti a lunghissimo termine e interventi sul territorio che non competono ai privati. Un gestore privato ha un contratto e non si mette certo a investire su tempi lunghi, sapendo che, se il governo cambia, quel contratto non gli sarà rinnovato. E qualunque società azionaria deve garantire redditi azionari alti e deve ridurre le spese e lo farà in molti modi, anche precarizzando i dipendenti e riducendo gli interventi.
E ci sono interventi sui fiumi e sul territorio che riguardano bacini molto grandi che sforano le competenze di un privato e che possono essere affrontate solo dallo Stato. Ci vuol poco a capirlo. Il privato si ridurrebbe all’esistente, peggiorandolo via via col tempo e disinteressandosi di tutto quello che non concerne il suo profitto immediato.

ACQUA
Riccardo Petrella

In Lombardia una legge regionale ha aperto alla privatizzazione quasi completa dei servizi idrici, nel Veneto altrettanto e in Toscana l’acqua è gestita da società che sono addirittura in Borsa, il colmo è l’Emilia Romagna che è la cosiddetta cittadella storica dei comuni gestiti da tradizione socialista e comunista
Varie aziende come Hera, Veolia, Smat oggi gestiscono l’acqua pubblica, se dovesse passare il referendum, perderanno forza, perderanno potere come è avvenuto ad Atlanta negli Stati uniti, saranno buttate fuori dalla gestione dell’acqua come a Parigi con Suez, e già Veolia ora si trova in grosse difficoltà per poter mantenere il contratto di gestione dell’acqua di Berlino.
Parigi l’acqua l’ha ripubblicizzata e le tariffe sono già diminuite in 5 mesi del 39%, che era il profitto ingiustificato che le due grandi compagnie che si erano spartite secondo la logica del mercato che è concorrenziale solo a parole ma diventa monopolista o oligopolista quando prevalgono i grossi gruppi privati.
Il problema fondamentale è non c’è nessun controllo sui bilanci di queste aziende. Non ci sono gli studi di settore, come per gli altri mortali. Queste sono delle monarchie assolute. Ritorniamo al 1789 alla presa della Bastiglia.
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Due parole su Riccardo Petrella, studia Economia Politica presso l’Università di Firenze. Lavora per diversi anni alla Commissione Europea di Bruxelles; nel 1991 fonda il Gruppo di Lisbona per analizzare i cambiamenti della globalizzazione; nel 1997 istituisce il Comitato Istituzionale per il Contratto Mondiale dell’acqua; nel 2001 pubblica Il manifesto dell’acqua, dove si afferma che l’acqua deve essere considerata come ‘bene comune’, patrimonio dell’umanità; scrive molti libri tra cui ‘Una nuova narrazione del mondo; è professore di Mondializzazione presso l’Università Cattolica di Lovanio e insegna anche alla Libera Università di Bruxelles. Da sempre impegnato per la difesa dei beni comuni, continua a sollecitare i governi a riappropriarsi di tali beni attraverso gestioni pubbliche e democratiche.
Si definisce un ‘operaio della parola’, presente ovunque è possibile proporre soluzioni alternative alla mondializzazione dell’economia di mercato.

IL TEMPO E’ FINITO
Riccardo Petrella

L’acqua scarseggia; se i governi non si convincono che si deve optare per uno sviluppo diverso, le risorse della terra sono destinate ad esaurirsi. Nel 2020 il rischio è che nel 60% del pianeta non si troverà più acqua potabile. Non è solo allarme, la prima conferenza nazionale dei Cambiamenti climatici promossa dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Apat nel 2007 ha lanciato presso la sede della Fao ha lanciato una vera emergenza. il tempo è finito. Anzi siamo oltre quello massimo. Le parole chiave sono note: limitare i consumi anche domestici attraverso interventi istituzionali, riconvertire lo sviluppo, rieducare i governi a considerare pubblico ciò che è un bene comune che sta per esaurirsi, come l’acqua appunto.
Le soluzioni tecniche? Ci sono. E’ ora che la politica agisca.
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E’ dagli anni ’50 che sosteniamo che le soluzioni per uno sviluppo sostenibile ci sono. Esistono e sono note. Il cambiamento climatico è dovuto a fattori antropici. Il punto, ora, è che occorre agire. Puntare su progetti concreti. Il nodo è tutto politico. Le cifre parlano chiaro. Nel 2020 più di 3 miliardi di persone non avranno accesso all’acqua perché è noto che il 60% della popolazione mondiale incapperà nella scarsezza di risorse idriche. Non si può pensare di continuare a dissimulare. Gli americani consumano circa 117 litri di acqua al giorno per persona. I belgi solo 106 e non è che non si lavino.
Il punto è un altro. Occorre rieducare il pubblico. Occorre invertire una tendenza, altrimenti è chiaro che la finanza privata mondiale tra 20 anni sarà la padrona assoluta delle risorse terrestri.
Per es. in agricoltura si possono modificare i sistema di irrigazione e far sì che da qui al 2012 vengano utilizzati sistemi a tutti noti che consumano certamente meno acqua di ciò che oggi si fa (per es, in Trentino e Veneto passare da irrigazione a pioggia a irrigazione a goccia). Così come si deve assolutamente proibire la produzione di colture per le energie. Tutti sanno che per ogni litro di biocarburante si consumano 3mila litri di acqua dolce. Sono proprio questi i parametri. E si deve ridurre i pesticidi del 50%. Tutto si fare. Le soluzioni ci sono. Il governo italiano potrebbe tranquillamente riformare il settore delle acque minerali e impedire che si imbottigli nella plastica.
Il governo invece vuole privatizzare l’acqua. Qualcuno ha dimenticato che oltre al business delle multinazionali come Veolia c’è anche quello delle acque minerali in mano alla mafia?
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Ci sono 3 grandi elementi vitali essenziali e insostituibili per la vita: il sole, l’aria e l’acqua. L’acqua è vita, non si può privatizzarla come non si può privatizzare la vita! Quando ero Presidente dell’acquedotto pugliese chiesi a Beppe di fare una lezione pubblica con me all’università di Bari. E Beppe scatenò l’entusiasmo di 7.000 studenti: chiedendo: come si fa a privatizzare le nuvole?
Quest’idea che l’acqua sia una cosa privata da comprare e vendere è uno scandalo.
E’ falso quanto dice Ronchi: “non è vero che privatizziamo l’acqua: privatizziamo il servizio idrico, mentre l’acqua resta un bene naturale, un bene comune”.
Io me ne andai dalla presidenza dell’acquedotto pugliese perché non volli firmare un trattato commerciale con la società di produzione d’acqua Lucana, che voleva vendere l’acqua all’acquedotto pugliese della Puglia. E questo invece è stata fatto dalla Puglia, che ha firmato un contratto bilaterale commerciale con la Lucania, dove la Lucania dice “ l’acqua in Lucania è mia e io la vendo alla Puglia”. Che bel progresso che abbiamo fatto! Quando si mercifica l’acqua si mercifica la vita.
Non siamo più cittadini, siamo consumatori (B ci chiamò così: “consumatori”), e, se non abbiamo potere di acquisto non siamo niente!
Se mercifichiamo l’acqua, cosa diventa un sindaco, un Comune? Scade a membro di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. E come Sindaco sparisce, vendendo l’acqua uccidiamo il Comune! Le istituzioni comunali si trasformano da rappresentanti del popolo e del territorio in rappresentanti di imprese, non più per il bene del popolo ma per il lucro di imprese. E questo significa distruggere la democrazia. ”
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UN ACQUEDOTTO CHE PERDE
Viviana Vivarelli

Attualmente l’acquedotto italiano perde il 70% di acqua dalle tubature che sono rotte e vecchie. Berlusconi decise di farsene un punto di programma, andò in Sicilia, inaugurò in pompa magna un pezzo di acquedotto riparato, ma poi perdeva più di prima e finse di dimenticarsene. Prodi mise il problema dell’acqua al 1° posto in ambedue i suoi programma, poi dal primo posto scivolò all’ultimo, infine venne dimenticato. Oggi il problema è diventato enorme, è più l’acqua che si perde di quella che arriva, moltissimi italiani non hanno l’acqua corrente salvo che in alcune ore notturne, sono costretti a comprare acqua minerale, gestita in maggioranza dalla mafia o da imprenditori senza scrupoli, questi si sono fatti miliardari con concessioni di acqua dallo Stato che pagano poche lire, rivendendole con alti margini e costruendoci sopra imperi. Ma non basta, si vorrebbe peggiorare la situazione.
Oggi che il problema dell’acquedotto fatiscente e dei depuratori è diventato gigantesco, che fa lo Stato? Vende l’acqua ai privati! Forse che questi investiranno per ripararlo? Nemmeno per sogno! Quelli vorranno solo massimizzare i profitti riducendo le spese, precarizzeranno i dipendenti, aumenteranno enormemente il costo dell’acqua, lasciandone decadere la qualità finché non diverrà imbevibile, non avranno obblighi né controlli. Un bene immenso cadrà in mano di privati che ne faranno un uso scellerato.
Perché diciamo questo? Perché è sempre avvenuto così.
Che interesse può avere un cittadino a perdere un bene fondamentale, a pagarlo di più, a vederlo degradare, per aumentare gli incassi di un privato quotato in Borsa? Che interesse può avere?
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Riccardo Petrella
Purtroppo, non solo la vendita dell’acqua è oscena ma lo è anche la gestione attuale. Più del 70% delle amministrazioni sia dei comuni, sia dei politici e sia delle acque, sia le imprese, sono tutti fuori norma. I depuratori sono fuori norma, i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto alla gestione finanziaria buona nell’interesse dei cittadini. L’acqua rivela che noi siamo anormali. E allora non siamo dei cittadini, e bisogna rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche, non di perdite amministrative dell’acqua, che supera il 30%.
Siamo i primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici, 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che usiamo l’acqua potabile per il gabinetto, per lavarci, per accompagnare i nostri stronzetti verso il mare.
In Tunisia l’uomo medio prende 13 litri, noi consumiamo 72 litri al giorno solo per gli stronzetti. L’acqua potabile non serve a nulla per le nostre pipì e per le nostre defecazioni! 72 litri al giorno e lo chiamiamo pubblico, questo? E ci consideriamo cittadini?
Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi, ma circa il 50% nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo questo sistema di irrigazione a pioggia. Perdiamo il 40% del 50% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia per l’agricoltura, stupidamente! E poi finalmente utilizziamo l’acqua per l’industria inquinandola, ne facciamo un uso sprecoso, dilapidatore. Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che poteva essere buono e invece lo stiamo distruggendo.
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Viviana Vivarelli
Noi abbiamo bisogno di un piano nazionale, civile, pubblico, moderno, razionale, dell’acqua, per proteggerla, e difenderla, per noi e per le generazioni future perché i nostri figli e i nostri figli godano ancora di questo bene fondamentale quando per il mondo esso sarà più raro e prezioso del petrolio di adesso. Noi abbiamo bisogno di un governo che difenda la ricchezza d’Italia, la sua acqua, le sue montagne, i suoi fiumi, il suo territorio, la sua aria, la sua vita..e non che lo venda a squali che metteranno questi beni in Borsa come un bottino privato su cui speculare!
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Riccardo Petrella

Il numero dei fiumi, fiumicini che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più, nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando, il Tevere e l’Arno che sono? Non sono dei fiumiciattoli? Stanno sparendo!
I laghi contaminati, il loro livello si abbassa, noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché questa cultura dell’acqua in Italia rinasca e San Francesco parlava dell’acqua come sorella. Noi la violentiamo ogni giorno questa sorella. La violentiamo ogni giorno.
Basta uno di voi in un Consiglio Comunale per fare rinascere questa cultura dell’amore verso l’acqua, questa cultura di fare la pace con l’acqua, perché se non facciamo pace con l’acqua non facciamo pace con la vita, non facciamo pace con noi stessi e non saremo degni di poter permetterci di rappresentare il futuro.

(Ma ci rendiamo conto che il Pdl è contro tutto questo? Ci rendiamo conto che tenta di truffare gli italiani e tenta di vendere tutto il vendibile per fare sporchi interessi? Non è chiaro a tutti che questa gente sta truffando il popolo italiano? Non dovrebbe essere tutta mandata a casa? E non si dovrebbe vergognare anche il Pd di avere fatto sinora interessi di fatto compatibili solo con questa predazione incontrollata? con questa perversione del lucro sulle spalle dei cittadini? V.)

Il costo dell’acqua è un fattore variabile

Oggi ci sono siti in Italia dove l’acqua non si paga e altri dove è un bene raro e costa moltissimo. Dove l’acqua è tanta e costa poco si può anche sprecarla, Dove è poca e costa tanto perché ad es. è stata privatizzata, il problema diventa impellente perché il 50% dell’acqua che usiamo serve a usi non alimentari, ci innaffio il giardino, ci lavo la macchina, ci tiro lo sciacquone, di mando la lavatrice. E se sono una impresa e devo raffreddare certi impianti può darsi che il costo salga e di molto, Ma noi usiamo solo e sempre acqua potabile perché l’ente gestore dell’acquedotto ci fornisce solo quella e per quella paghiamo costi aggiuntivi, per depurazione e fornitura, il che è uno spreco
Uno stato futuribile dovrebbe avere una rete idrica parallela. Fin qui si possono solo usare pozzi o cisterne. E non è costoso.
Un altro grosso problema è l’errore in Italia di non avere separazione tra scarichi di acque bianche e nere in quanto dai primi sarebbe più facile riciclare acqua, mentre così tutto finisce in mare con una grave perdita.
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André Jost
Mia moglie ed io abbiamo vissuto in parecchi luoghi su quattro continenti, e non abbiamo mai trovato un’acqua pessima e cara come quella di Barcellona, dove viviamo al momento. Qui l’acqua è distribuita da Agbar, che è una società privata, acquisita nel 2010 (indirettamente) dalla multinazionale francese Suez Environnement.
Vivendo in due, e facendo entrambi attenzione a non sprecarla, ci costa in media 30 euro al mese, e quando abbiamo ospiti ce li ricordiamo all’arrivo della bolletta.
A questo dobbiamo aggiungere il costo dell’acqua in bottiglia, poiché quella del rubinetto ha un gusto pessimo ed a volte addirittura puzza. E’ così cattiva che barcellonesi mi hanno consigliato più volte di usare acqua di bottiglia per cucinare.
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L’ACQUA E IL PARTITO BYPARTISAN DEL LUCRO

Sul problema dell’acqua, bene essenziale, irrinunciabile e invendibile, dx e sx si sono giocate tutta la loro credibilità, agendo secondo un unico marcio partito: quello del lucro nella svendita di beni pubblici (vd oggi Tremonti e il demanio) il cui unico scopo è far cassa e arricchire con mazzette i privati.
Su questo fronte arde la lotta dei cittadini per la difesa di un diritto fondamentale della vita, contro una cricca corrotta che agisce, anche presentandosi come presunta sx, in linea diretta col neoliberismo, il sistema dissennato che trasforma tutto in merce e calpesta i diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo.
Anche in Toscana, terra rossa da sempre, i sindaci (vd Dominici) o i governatori (Martini) si sono premurati di vendere l’acqua pubblica trasformandola in merce.
Per 60 milioni di € i 50 comuni delle province di Firenze, Prato,Pistoia e Arezzo aderenti a Publiacqua tramutarono l’acqua, bene comune, in un souvenir da bancarella, nel saccheggio di un bene pubblico.
I 50 sindaci tradirono centinaia di migliaia di cittadini che videro aumentare le tariffe dell’acqua e peggiorare la sua già scarsa qualità. Essi vollero l’ingresso di ACEA in Publiacqua,che era già sotto accusa per lo scempio fatto in Honduras.
Acea S.p.A. è una “multiutility”, impresa a partecipazione pubblica, quotata in borsa, che gestisce i servizi di acqua, energia e metano, ampliandosi nel processo di privatizzazione dei beni pubblici avviato in Italia dalla Legge Galli del 94, in osservanza ai comandi della Banca Mondiale (1° strumento del sistema neoliberista che domina il mondo) e degli ordini di scuderia dell’UE, che altro non è che una cricca di multinazionali e banche che fanno i propri interessi.
Veltroni volle darle anche la gestione dell’acqua di Roma! ACEA, che aderisce a Confindustria, acquisì la rete di distribuzione elettrica Enel-Roma come gestore unico. Ha partner internazionali in Armenia, Perù (con Impregilo S.p.A.) e Albania e ha realizzato il progetto idrico Disi-Amman in Giordania. In Honduras gestisce i servizi idrici di San Pedro Sula, seconda città e principale.
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ACQUA E NO GLOBAL
Viviana Vivarelli

La difesa dell’acqua fu una delle prime battaglie che i no global affrontarono 30 anni fa nella loro lotta contro le multinazionali che col neoliberismo stanno straziando il mondo, riducendo a merce i diritti fondamentali dell’uomo. E quella battaglia fu una delle prime che mi trovai ad affrontare quando entrai nel Movimento nel 2001 dopo Genova.
Acea, in Honduras, in consorzio con altre società, ebbe una concessione a 30 anni dell’acqua che fu disastrosa, con servizio pessimo e costoso e acqua sporca e scarsa. Ma così fu ovunque l’acqua fosse svenduta e ovunque ci sono state sollevazioni delle popolazioni, con morti e feriti, e richiesta di ripubblicizzare l’acqua. Perché dovremo subire anche noi tutto questo?
Quando mai fu chiesto ai cittadini toscani, romani o campani se volevano la svendita a privati della loro acqua?
Come si è permesso il ministro Ronchi del Pdl di spergiurare che il suo famigerato decreto di cessione dell’acqua pubblica non la vendeva affatto ai privati?
A Firenze la cessione avvenne senza consultare il consiglio comunale e contro la volontà della popolazione. La logica del profitto ha vinto su tutto.
Questi governi di dx (ma quelli di sx non furono da meno) hanno da sempre calpestato ogni democrazia. Che poi Dominici o Veltroni si pavoneggiassero col vanto di fare una ‘democrazia partecipata’ fu del tutto osceno!
Ma a Firenze come a Roma sembrò in quei tempi che il problema maggiore delle città fosse quello dei lavavetri! Così si coarta l’opinione pubblica! Si gettano i cittadini contro gli ultimi, gli emarginati, per distrarre l’opinione pubblica dai veri furti fatti permettendo alle multinazionali di mettere le mani sulle città, riducendo a merce i diritti di tutti!
Eppure, anche allora, la cosidetta sx taceva, quasi ignorasse come i precetti neoliberisti finalizzati al solo lucro colonizzavano le teste e addirittura guardavano in cagnesco i Movimenti e li demonizzava allora come ora.

La battaglia per l’acqua non è una battaglia italiana né è una battaglia di partito, fa parte della infinita battaglia della popolazione del mondo contro la morsa progressiva del neoliberismo.
Il neoliberismo è il sistema efferato che domina il mondo, piegando ogni diritto o bene al lucro di pochi speculatori di borsa, di poche grandi banche e di poche multinazionali che dominano gli stessi governi e le stesse unioni internazionali, come la Comunità Europea.
Questo sistema materialista, volgare e malvagio, impostato sul puro lucro e opposto al diritti e doveri ideali della democrazia, si è imposto dal secondo dopoguerra a oggi, demolendo di fatto qualunque strumento democratico e di progresso sociale, e ha aumentato la povertà e lo sfruttamento del mondo , ha ridotto i diritti del lavoro, ha menomati i beni collettivi e ha concentrato la ricchezza planetaria nelle mani di circa 1200 magnati.
In 60 anni il neoliberismo ha ridotto il mondo a un enorme e unico mercato di squali in mano ad oligarchie, aumentando la sperequazione tra una casta di ricchissimi che hanno tutto il potere e tutti i capitali e 7 miliardi di persone in costante perdita di diritti persino di sopravvivenza.
I suoi strumenti finanziari sono il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’organizzazione mondiale del commercio WTO).
La privatizzazione dell’acqua fa parte della sua immane rapina sui diritti di tutti

COCHABAMBA

Nella guerra di tutti contro poche multinazionali che intendono impadronirsi del controllo globale dei beni di tutti, la Bolivia presentò una delle battaglie vincenti.
Nel 1999, il governo boliviano, seguendo le ricette della Banca Mondiale, aveva concesso all’impresa Bechtel la gestione e la distribuzione dell’acqua nella città di Cochabamba. Questa concessione non solo violentava le forme tradizionali di distribuzione, ma espropriava i pozzi, sia privati che comunitari, e, naturalmente, portava il costo dell’acqua alle stelle, peggiorandone la qualità finché l’acqua di rubinetto divenne imbevibile, infetta e piena di colibatteri.
Ma intanto aumentava di prezzo fino a 300% finché la popolazione si ribellò e ci furono scontri, morti, centinaia di feriti e alla fine il contratto di privatizzazione fu cancellato.
Ora noi chiediamo: anche gli italiani devono arrivare a questo?
Perché dovremmo mettere la nostra acqua in mano a imprese private quotate in Borsa che faranno di tutto per minimizzare le spese e per massimizzare gli investimenti?
E questa stronzata che dobbiamo svendere a privati l’acqua pubblica risponde a una direttiva della Comunità europea all’interno di questo quadro neoliberista di progressiva erosione dei diritti collettivi
Ad essa, per nostra disgrazia, in Italia, si sono accodati, per corruzione personale o per mera stupidità, tanto i partiti di dx quanto quelli di sx.
E se la sx in Europa continua a perdere punti è proprio per la sua stoltezza che l’ha messa di fatto a fiancheggiare il grande capitale, annullando la sua funzione storica di tutela dei diritti sociali, fino a un punto in cui si è fatta strada nell’opinione pubblica (in Spagna come in Italia) l’idea che si doveva cercare una via ‘oltre’ la dx e la sx.

POLITICI SENZA VERGOGNA
Viviana Vivarelli

I vertici del Pdl e della Lega non intendono rinunciare alla ricche mazzette
promesse dagli squali dell’acqua e del nucleare e faranno di tutto per invalidare il referendum o spingere gli elettori al mare.
Davvero famigerate le dichiarazioni di Bocchino, Formigoni, Scaiola, che hanno già detto che non andranno a votare. E Fassino dice che voterà solo due referendum!!
Non avendo ragioni con cui difendersi, tentano la carta dell’astensione come già fece la Chiesa nel 2005 con la fecondazione assistita, salvo poi appropriarsi falsamente del mancato quorum come di una vittoria personale.
Se gli italiani andranno a votare, se anche gli elettori del Pdl e della Lega difenderanno i diritti di noi tutti e non le mazzette dei loro capi, se il quorum sarà raggiunto (e in quel caso la vittoria dei SI’ è certa), sarà la sconfitta del Governo.
Notiamo che anche il SI’ al 4° quesito, negando il legittimo impedimento come alibi di un reo che non vuol farsi processare, renderà impossibile anche quella riforma della Giustizia con cui B tenta disperatamente di eliminare le intercettazioni e di mettere la Magistratura sotto il tallone del Governo, cioè il suo, rompendo l’equilibrio dei poteri e compiendo un passo ulteriore verso un sultanato assoluto, passo che dalla bicamerale a oggi la corrente dalemiana non ha fatto che favorire!.
Notiamo tuttavia una differenza sostanziale tra Pdl e Lega. Gli elettori di Berlusconi continuano a seguirlo in ogni suo abominio, difendendo a spada tratta, come fanno Formigoni o Cota, ogni dichiarazione inverosimile (la nipote di Mubarak o le toghe rosse o l’innocenza ai processi), rischiando bellamente di perdere la faccia dinanzi a tanta protervia.
Berlusconi non ha bisogno di curarsi molto del suo elettorato o di convincerlo con argomentazioni razionali, ne ha il consenso “a prescindere”, per motivazioni che niente hanno a che fare con la ragione, ma che molto hanno a che fare con l’interesse. Non esiste una radio berlusconiana che dia ascolto alle voci dell’elettorato come radio padana (non esiste per quello nemmeno una radio del Pd che permetta di ascoltare lo scontento).
Bossi e gli altri capi della Lega, invece, sono molto sensibili agli umori dell’opinione pubblica, ascoltano le voci che salgono dal basso, danno loro spazio (vedi il no alla svendita dell’acqua o il no leghista al legittimo impedimento).
Per cui il Pdl si configura come “un partito di interessi”, “un partito azienda”.
La Lega, invece, appare maggiormente come “un partito popolare”.
Paradossalmente, la Lega ha più speranza di migliorare, crescendo, del Pdl, che rappresenta una cricca anti-ideologica e anti-democratica ma a suo modo eterna in quanto partito del lucro.
Sembra che la gran massa dei leghisti sia incazzata nera contro Berlusconi, per la quantità enorme di reati impuniti che ha dovuto bypassare, per il cronico malgoverno del paese (praticamente fermo senza attività parlamentare da 3 anni), e per tutti i rospi che ha dovuto ingoiare e che ha fatto perdere loro non solo la faccia ma anche il 20,7% dei voti, mandando a puttana molte città che prima erano a sindaco sicuro, per questo intendono attaccare Berlusconi votando SI’ per l’eliminazione del legittimo impedimento!
Ormai appare evidente una scissione enorme tra la base della Lega e i suoi capi che continuano a sostenere Berlusconi, scambiando il loro appoggio con sempre nuovo potere finanziario (vedi il diritto di aumentare le tasse ai cittadini grazie all’avidità degli amministratori locali, che va esattamente contro quanto la Lega aveva sempre predicato nel suo programma che prometteva più equità fiscale, meno ruberie e meno tasse)
Bene! Sarà un altro grande passo avanti per l’Italia tutta!
Ormai la distanza della base popolare dai partiti cresce di giorno in giorno.

Don Aldo Antonelli

Mancano appena dieci giorni ai 4 Referendum sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento e, almeno dalle mie parti, gli spazi riservati alla propaganda e alla comunicazione, sono ancora vuoti, completamente vuoti, vuoti al 100%!
Dove sono i Partiti? E gli Amministratori? E i politici che tanto sbraitano quando si tratta di elezioni?
Evidentemente, non essendoci poltrone da occupare o distribuire, il problema non li tocca.
In compenso si stanno muovendo le associazioni e i singoli cittadini: tanto per marcare ancor di più la distanza tra la “politica politicante” e la “politica partecipata” della gente….!
Da oggi mi riprometto di importunarvi ogni giorno sui referendum, pregandovi di rimoltiplicare, a vostra volta, la diffusione del messaggio.
Inizio con dei dati ed una segnalazione.
I dati dell’acqua sono strabilianti. Di acqua ce n’è molta, moltissima…. (Vedere l’allegato).
Perché tanti paesi ne scarseggiano?
L’acqua più o meno immediatamente disponibile per le esigenze umane è di circa 4,5 milioni di miliardi di metri cubi all’anno. Una quantità che costituisce una disponibilità immensa. Se calcoliamo che gli abitanti della terra sono circa 7 miliardi ne viene che ciascuno dispone quotidianamente di oltre 15.000 litri di acqua. Se si pensa che nelle società più sprecone (l’Italia tra queste) si consumano 400 litri al giorno per abitante, si comprende meglio quali sono le reali dimensioni della questione.
Ma se le cose stanno così, perché tanta gente muore di sete?
E’ la domanda che viene spontanea….

Il far west dell’acqua
Paolo Rumiz

Nel cuore del capitalismo, gli Stati Uniti, le risorse idriche restano rigorosamente sotto il controllo pubblico. Sanno benissimo che da questo dipende la possibilità di gestire tutto il territorio. Perché privatizzare ha avuto risultati negativi.
Quando a Milano nel 1888 fu costruito il primo acquedotto, tuttora uno dei migliori del Paese, si scrisse che l´acqua era un bene così fondamentale per la vita e la salute dei cittadini, che il servizio non poteva essere gestito da chi poteva trarne profitto. La firma sul provvedimento non venne apposta da un socialista rivoluzionario, ma da un sindaco-mastino della Destra storica, Gaetano Negri. Allora in Italia i conservatori erano ancora guardiani implacabili della cosa pubblica.
Oggi i tempi sono cambiati e il capitale privato – spesso straniero – è entrato nella gestione dell´acqua con lo scopo dichiarato di modernizzare una rete invecchiata o gestita in modo clientelare. Ma alla prova dei fatti l´esperimento – per mancanza di regole forti – ha dato pessimi esempi e le tariffe si sono alzate spesso in assenza di investimenti sulla rete. Un esempio? Velletri, dove la società ha fatto cassa con alti profitti ma non ha eliminato l´arsenico in rete. Troppo forte, anche qui, la tentazione di minimizzare persino i veleni facendo leva sulla pubblica sete e l´automatismo delle bollette.
Ora col referendum si chiede di fare macchina indietro, abrogando con un “Sì” due provvedimenti che – se applicati – renderebbero addirittura vincolante l´ingresso dei privati nelle acque italiane, offrendo loro per giunta un profitto del 7% garantito per legge. I due “Sì” non sono dunque contro il privato ma contro la sua imposizione dall´alto, anche laddove il pubblico funziona in modo esemplare. Il tutto con una mostruosità giuridica che va non solo contro l´interesse dei cittadini ma contro lo spirito stesso del capitalismo.
Il rischio finale è che acque “sane” siano fagocitate ex lege da acque “malsane”, e il grosso politicamente ammanigliato faccia un sol boccone del piccolo virtuoso. L´Italia è piena di consorzi anche privati ottimamente gestiti (vedi le acque della collina biellese) che non vedono alcuna necessità di farsi accorpare da vicini carichi di debiti, pronti a far leva su bollette maggiorate per far quadrare i loro conti. Il problema di fondo è dunque la democrazia della gestione, e di mantenere sul più fondamentale dei beni il controllo dal basso dei cittadini. Perché poi, altrimenti, accade quanto è successo a Berlino, dove l´acqua è passata in gestione alla francese Véolia con fenomenali rincari del canone, e dove i cittadini sono stati obbligati a ricorrere a un referendum soltanto per poter accedere al contratto di affidamento, secretato dalla società. Un business sulla cui bontà erano obbligati a credere a scatola chiusa. Ma più clamoroso è il caso di Parigi, tornata al pubblico dopo anni di disastro privato, e ciò nella capitale del Paese che – con la Société Lyonnaise des Eaux, la Suez e la Véolia – è più presente nel business dell´acqua a livello mondiale.
Non a caso, il controllo pubblico sulle acque resta intoccabile anche nel cuore del capitalismo, gli Usa, dove sanno bene che perdere il controllo sulle acque equivale a perdere sovranità sul territorio. Nel Belgio francofono, fallita la privatizzazione, hanno appena deciso di affidarsi a una cooperativa sociale mutualistica. E oggi, col referendum, l´Italia, di fronte al rischio di un Far West tariffario, non cerca che di allinearsi a una tendenza globale di ripensamento del servizio. Il segno anche di una rivalutazione dell´acqua, bene non degradabile a merce, ricco di valori simbolici e identitari.

Batticuore! Il paese volta pagina
Claudio Grassi

Il Paese sta voltando pagina. I risultati dei ballottaggi assumono un significato politico di straordinaria importanza. Perde B in casa propria, nella capitale del blocco di potere della dx. Perde il cdx a Napoli, e con Lettieri perdono i poteri forti, le cricche, il malaffare. Perde il Pdl a Cagliari, Trieste, Novara. Perde la Lega in tutto il Nord, capovolgendo un trend che fino a pochi mesi fa sembrava inarrestabile. Cadono roccaforti, crollano le certezze del sistema berlusconiano.
E vincono, in questa nuova primavera italiana, i candidati della sx, volti puliti che incarnano nei loro programmi radicali, così come nei loro modi gentili, il cambiamento, la speranza, la rottura con il paradigma stesso della vecchia politica, consociativa, clientelare, arraffona. La sconfitta berlusconiana è straordinaria.
Se tutto ciò aprirà formalmente la crisi del governo è da verificare, è possibile ma per nulla certo, perché le risorse (in primo luogo economiche) di B sono eccezionali. Ma la dx italiana è entrata in una crisi verticale di consenso, di appeal, di omogeneità, di organicità.
Di contro c’è una nuova Italia che ha ripreso in mano il proprio destino, trascinando alla vittoria Pisapia, De Magistris, Zedda e tutti gli altri. La vittoria elettorale della sx è stata lo strumento dei movimenti. La campagna referendaria per l’acqua pubblica, il protagonismo della Fiom, la forza straordinaria della Cgil, il movimento delle donne, gli studenti e i giovani precari: ogni soggetto si è trasformato in un tassello decisivo per la vittoria.
Fallisce la tesi su cui il csx ha costruito negli ultimi 20 anni il suo profilo strategico: l’idea che si vince al centro, inseguendo i moderati e esaltando la compatibilità con il sistema a discapito della radicalità, della discontinuità e dell’alternativa.

La resa dei conti
Paolo De Gregorio

La parola di B. non vale nulla! Dopo aver messo il suo nome e la sua faccia nei simboli elettorali e preteso un giudizio politico, non amministrativo, quando questo giudizio è arrivato ha vigliaccamente dato la colpa alla Moratti, mentre i toni, i manifesti, la strategia della campagna elettorale li aveva decisi lui. La Moratti ha avuto il grande torto di tollerare che il nome di B. fosse speso in una elezione che vedeva lei soltanto correre come sindaco, e aver subito l’umiliazione di vedere sul simbolo il suo nome stampato in piccolo, sotto quello campeggiante del suo padrone. Così è successo anche per Lettieri a Napoli, e si può tranquillamente concludere che questa sovrapposizione della immagine berlusconiana sui nomi dei candidati sindaci sia stata decisiva per la loro sconfitta.
A B che chiedeva un giudizio politico e non amministrativo la gente ha risposto: vai a casa!
Chiunque al mondo, dopo la risposta dell’elettorato avrebbe dovuto dare le dimissioni per onorare la parola data, e prenotare un viaggetto per Hammamet per non finire in galera i suoi giorni.
Sfido chiunque, sano di mente, a sostenere che B. rimane in carica perché ha a cuore le sorti dell’Italia, che si preoccupa della crisi e degli 8 milioni di pensionati che sopravvivono con 500 € al mese, dei precari e della tremenda disoccupazione giovanile, mentre è attaccato come una zecca malefica alla poltrona, perché ciò significa impunità e difesa del proprio patrimonio e di quello dei figli (fotocopia del padre).
E’ ora che se ne vada perché ha dimostrato di non saper governare,spargendo ridicolo ottimismo sulla fine della crisi, al punto che anche la Confindustria lo censura, mentre il nostro debito continua aumentare, e se non vogliamo fare la fine della Grecia dovremo accantonare 40 LD di € l’anno, imponendo sacrifici pesanti a tutta l’Italia già in affanno.
Questo miliardario gaudente, che ha fatto i soldi nell’intreccio tra affari e politica, monopolista mediatico partorito da Craxi, psicopatico dall’ego smisurato, specialista della bugia, senza etica né morale, ha fatto il suo tempo e ancora non comprendo come un soggetto del genere abbia potuto ottenere tanto credito e tanta fiducia.
Con la partecipazione ai referendum, con il SI’,possiamo liberarcene definitivamente! E il referendum più importante sia quello sul “legittimo impedimento”, perché è lì che si difende la Costituzione e il principio dell’uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge.
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BALLARO’ . COMMENTO AL VOTO
Viviana Vivarelli

Bello il Ballarò di ieri, non capivo come mai, ma era perché mancavano i disturbatori insani tipo Cicchitto, La Russa, Gelmini, Bondi, Sallusti.. quelli che rovinerebbero l’immagine a un santo, con poco cervello e interruzioni villane. Quando il livello è più alto, ogni trasmissione ne guadagna.
Bella l’introduzione di Crozza: “Ha vinto la sx, mi dispiace per il Pd, ma ha vinto la sx” “B e Bersani sono nati nello stesso giorno e finiranno allo stesso modo: con la paura dei comunisti”
http://www.youtube.com/watch?v=58SGEP3bv-M
Bellissimo il viso di Zedda, puro e pulito. Certamente 3 candidati super perché diversi e persino Grillo lo dovrebbe riconoscere, notando un netto stacco dalla partitocrazia standard
La sconfitta è stata ammessa senza mezzi termini da Formigoni e soprattutto dal sindaco di Verona
Formigoni è stato netto: “Quando 13 milioni di persone si pronunciano e un governo è su da 3 anni, il segnale è forte sul piano politico. Poi B ha puntato la sua leadership su Milano (chi glielo ha fatto fare?) e ha perso.”
B ha condotto la campagna elettorale in modo volgare. Il segno maggiore che è stato negativo per il voto lo ha dato Lettieri quando ha chiesto che B non intervenisse a Napoli. Sciocco ora dire che le amministrative non riguardano il Governo e che esso continuerà allo stesso modo, incentrandosi ancora di più su B. Il voto lo riguarda eccome perché è stato dato prevalentemente contro di lui, anche se i 3 restano encomiabili.
Di Pietro: “Il csx ha dimostrato che un’alternativa esiste, attraverso Pd, SEL e IdV. Ora occorre che essi si mettano d’accordo su un programma e producano un leader unico, Non illudiamoci. Questo è stato un voto contro B, ma gli italiani la prossima volta non vorranno votare solo contro B, vorranno votare per un programma. I 4 referendum sono già i primi punti di un programma comune. Facciamo il resto!”
Sicuramente Pisapia,De Magistris e Zedda hanno suscitato una valanga di consensi e gli elettori hanno dimostrato di amarli come uomini nuovi e come persone oneste,come portatori di uno stile pulito e retto antiCasta di cui avevamo bisogno. La loro vittoria è stata la nostra gioia e ci ha dato un grande senso di liberazione. Non si può sminuire assolutamente questa sensazione, bisogna averne rispetto. Mai questa parola “liberazione” è sgorgata tanto spontanea dal cuore di un popolo che si sente oppresso e prigioniero nelle mani di una ghenga di criminali. Si è subito detto: “Milano è stata liberata! Napoli stata liberata!” Sarà il tempo a dirci se questo è vero, ma resta degno di ogni stima l’anelito profondo di tanti italiani e il sentimento di riscatto che ha avuto questo voto. Noi ne partecipiamo anche dove non c’è da rallegrarsi tanto di quelli che sono stati votati quanto di quelli che sono stati respinti. E’ chiaro che da questo a dire che il Pd ha vinto ce ne corre e non basta che Letta ci spieghi che quasi tutti i Comuni avevano candidati del Pd, usciti dalle primarie. In soldoni i numeri del Pd sono rimasti gli stessi, e dunque, a parte questi outsider, gli altri hanno vinto perché B ha perso trascinando i suoi nella propria personale sconfitta. Insomma, è come se a una corsa i concorrenti azzurri si fossero azzoppati da soli e i concorrenti rossi, senza aumentare l’andatura, si fossero trovati in testa. Non ci vedo merito e non vedo quello scatto di reni che oggi sarebbe necessario più che mai. Il Pd vivacchia, i suoi leader sono fiacchi,le sue scelte sono in genere pessime scelte. Le sue sperate alleanze ci lasciano molto perplessi e le sue reiterate assenze lanciano un messaggio obliquo che non vorremmo vedere.I l giudizio su questa stenta opposizione non cambia. Però, Pisapia, De Magistris e Zedda hanno vinto ‘nonostante’ il Pd, come uomini nuovi anti casta, anti partitocrazia, anti cricca, e questo è sulla linea di ciò che anche l’M5S vuole, anche se sempre di partiti si tratta. Invece di guardare troppo severamente all’utopia si dovrebbe notare quanto il messaggio di Grillo si sia diffuso a gran parte della società civile perché MAI era capitato che sindaci appena eletti si smarcassero dai partiti di partenza, e dichiarassero che non sarebbero stati servi né di quelli né di altri, rivendicando autonomia e dipendenza solo dagli elettori! Questo è il messaggio nuovo che passa e che segna uno stile nuovo e magnifico, contro ogni Casta, contro ogni cricca, contro ogni servitù pregressa. E plaudiamo a questo perché anche questo è democrazia!

Che il Pdl abbia perso o che il csx abbia vinto, il fatto è che le amministrative sono state un shock per tutte le cricche berlusconiane. Ora B può solo andarsene. Moralmente e materialmente non gli resta altro da fare. Agli occhi di tutti è uno sconfitto che occupa abusivamente una carica che non gli spetta più e in cui non rappresenta più il volere della maggior parte degli italiani ma solo i proprio interessi. Ogni minuto in più non sarà altro che un’agonia insopportabile per tutto il paese in cui persiste un accanimento da potere affatto sostenibile, e in cui B si arrampicherà sugli specchi per raschiare nel suk dei possibili comprabili o si inventerà regalie o condoni che aumenterebbero solo il debito pubblico allontanandoci dall’Europa e in cui si metterebbe contro Tremonti che, non dimentichiamolo, è un suo concorrente.
E’ vero, come dice Formigoni che nessuna legge impone a B di andarsene e che il Pdl resta, pur col solo 27%, il 1° partito d’Italia, ma Milano è stata la roccaforte di B per 18 anni e su Milano B ci ha messo la faccia, dunque la vittoria è epocale e può essere l’inizio della sua disfatta
Molto curioso questo Formigoni che continua a fingere di credere al complotto della magistratura e a B innocente in una menzogna plateale, come credere che per B realmente Ruby fosse la nipote di Mubarak, ma questa gente si nasconde dietro una faccia di bronzo o dovrebbe confessare che sta sostenendo un criminale perché è rea come lui.
Ma la somma ipocrisia di questo gran commis della funzione pubblica è ancora più spregevole quando, dopo aver tranquillizzato i lombardi sulle centrali e sull’acqua pubblica, questo grandissimo fetente arriva a dire che lui non andrà a votare i referendum, mostrando tutta la propria intollerabile doppiezza
Ecco dove l’ipocrisia e la falsità della Lega e del Pdl diventa sfacciata: una faccia per gli elettori, una per il comando. E noi possiamo solo sperare di mandarli a casa!!
Possiamo considerare questo voto in Italia come le elezioni di medio termine di USA o Spagna, una verifica popolare che esprime un giudizio negativo in tutti e tre i paesi contro gli attuali governanti, a riprova che la crisi non perdona nessuno e che, qualunque paese si ritrovi con altissimi tassi di disoccupazione e una economia allo sbando, vede gli elettori ribellarsi al proprio governo, qualunque esso sia, di dx come di sx, in nome di una incapacità provata di risolvere i problemi di tutti mentre la vita diventa troppo cattiva per poterla sopportare
La grandissima differenza è che in Spagna Zapatero ha preso atto del rifiuto popolare che si è espresso in due modi, movimenti contro la partitocrazia in 60 piazze spagnole e vittoria del centro, ne ha preso atto e ha detto che quando decadrà tra un anno, non si ricandiderà più. Berlusconi non ci pensa nemmeno a fare una dichiarazione analoga! E sovrasta come una presenza ineliminabile e cupa sul futuro italiano come un Franco (Franco continuò a governare per un tempo lunghissimo dopo essere morto) o un Eltsin, un peso morto e iniquo di cui non riusciamo a liberarci. B intende forzare in ogni modo lecito o illecito la normale alternanza dei governi, perché non può più permettersi di mollare il potere per l’incombere dei suoi processi e intende morire con esso.
Per questo, alla domanda di cosa accadrà dopo B, nel Pdl, nessuno dei suoi sa rispondere, perché non esiste un dopo-Berlusconi, in quanto il Pdl non è un partito che persiste malgrado la varianza dei suoi leader, ma è un’azienda che al posto di un leader ha un proprietario e, come ogni azienda, muore con quello.
Lo sanno talmente bene i suoi che sono disposti a giurare o a votare qualunque aberrazione e nefandezza perché, salvando lui, salvano se stessi, mandando a picco lui vanno a picco anche loro uccidendosi ogni futuro. E’ questa la devianza più grave che B ha fatto al gioco democratico. Mettendo in campo tutto il suo spaventoso potere economico e i legami micidiali che si intrecciano in ambienti omertosi come la P2, la criminalità organizzata, il potere nero della Chiesa (Cl, o Opus dei) ha incollato gli uomini in un gioco mortale da cui essi non possono più districarsi e presentano la bruttura di un Formigoni, in cui la furbizia ha divorato ormai interamente l’anima.
E’ inutile ripetere dire che B è stato sconfitto anche nel 1967 e nel 2005 e che poi si è risollevato.
Questa sconfitta non è come le altre volte.
La crisi del paese è troppo grande perché ci sia oggi margine di concessione o di acquisizione.
Le istituzioni pur svuotate di contenuti e di poteri stanno reagendo in modo a lui contrario. Ne fa prova l’odierno rifiuto della Cassazione di annullare il referendum sul nucleare che Berlusconi con frode ha tentato di boicottare. Evviva! E non era affatto scontato che andasse a finire così. Mentre invece poco si aspettiamo da un Napolitano che continua a votare tutto e il contrario di tutto, come se la Costituzione non esistesse. L’elettorato è stanco di 18 anni di promesse non mantenute e sarebbe una vera beffa far balenare per l’ennesima volta una riduzione delle tasse, quando è proprio il federalismo leghista a innalzare ancora di più la richiesta fiscale, allargando l’arbitrio degli enti locali e le spese del carrozzone pubblico. Né Lega né Pdl, si è visto, hanno la minima intenzione di tagliare gli sprechi e gli abusi della Casta, anzi questi aumentano, mentre prosegue la svendita dei beni pubblici. I dipendenti e i pensionati sono stati ormai strozzati oltre misura, il precariato ha portato i salari alla metà di quelli europei mentre scompaiono i diritto. E a B resta solo la possibilità molto aleatoria di promettere esenzioni ai reati,il che sfascerebbe ancora di più la compagine di uno Stato fin troppo iniquo. Che le spese gigantesche di una burocrazia che è la più pesante d’Europa restino intoccate ne fa prova Calderoli che in 3 anni ha solo depenalizzato la banda armata.
Insomma questa volta persino B si trova le mani legate e non ha larga manovra né nel lecito né nell’illecito e, se continua a far passare leggi a suo pro, è solo grazie al lassismo sconfinato e miserevole di una opposizione che a parole proclama e poi diserta il voto. E questo purtroppo vale non solo per lo squallido Pd ma anche per IdV e UdC.
Massimo Giannini ha detto: la sconfitta di B è stata devastante. Ma la Lega è il partito che ha perso di più in questa tornata elettorale. Il vento sta cambiando e ricordiamo che sempre i risultati delle amministrative hanno anticipato quello delle politiche. Berlusconi ha dimostrato di non saper leggere nel paese ed è troppo legato al suo stile e ai suoi standard sbagliati per essere capace di cambiarli, per cui può solo continuare a sbagliare e a ripetere, amplificandoli, errori che gli elettori non gli perdonano più. Ma B non può che essere se stesso. E’ destinato a perdere proprio per questo perché il suo modello, il modello che ha imposto al paese e con cui ha corrotto il paese, non regge più.
Letta nota che se si scende dal Nord verso Sud, il primo comune che si trova governato dal cdx è Roma. E questo è grave! Ormai gli resta la Sicilia!
L’altra cosa che si deve notare con la massima evidenza è la grandissima partecipazione politica dei giovani, già a partire dall’ Onda, dalle manifestazioni degli studenti, dei precari fino alle piazze elettorali, a contraddire quella tesi mistificatoria che vuol far credere che i giovani si disinteressino di politica. Non solo se ne interessano ma la vogliono fare e questo è un punto ostico non solo per Berlusconi che dei giovani gli interessa solo la bellezza femminile ma ostico anche per quelle vecchie segreterie come quella del Pd che ai giovani hanno sbarrato sempre la strada. Queste elezioni hanno visto la vittoria dei Movimenti, che sono altra cosa dai politici e chiedono un altro tipo di democrazia. Anche qui Grillo ha diffuso un modo di pensare e di volere da cui non si potrà più tornare indietro.
All’interno del Pdl non funziona niente, il partito è immobile da 3 anni proprio su quel piano del fare che balugina solo nella propaganda di Berlusconi. All’interno di questo partito zombi, che è una zavorra inutile per il paese, c’è tuttavia una battaglia sorda che l’esodo dei finiani ha acuito di colpo e che la promessa di Berlusconi di dare una risistemata al partito rende ancora più lacerante, lotta di tutti contro tutti, proliferare di fazioni personalistiche, rancori e conti rimasti in sospeso…
Quando Giuliano Ferrara arriva a proporre delle primarie al modo del Pd si sostanzia una critica pesante al sistema assolutistico da re Sole di Berlusconi, qualcosa che fino a poco fa sarebbe stata considerata una bestemmia davanti al faraone assoluto, quello che fa ministro le donne del suo letto e impone nella giunta di Milano la sua maitresse, il factotum universale, che se ne infischia dei principi democratici e del parere dei suoi servi.
Ora sembra che il factotum abbia deciso di premiare Alfano per la sua fedeltà supina dandogli il totale coordinamento del partito e mettendo al suo posto quel Cicchitto che è tessera P2 n° 2232, e che ha sempre difeso Berlusconi contro i giudici.
B è incapace di vedere che è lui stesso la causa della sua confitta. Cercherà il capro espiatorio in Tremonti imponendogli di finanziare qualche settore a fini elettorali contro gli impegni europei e questo lo metterà contro la Lega, cercherà di indebolire Tremonti spaccando in due il suo ministero: Finanze e Tesoro, ma questo aprirà scenari inquietanti a suo discapito. Ormai è nel panico del braccato e non capisce più niente, non si fida più di nessuno, fiuta trame e tradimento ovunque, si sente accerchiato, e questa sindrome da assediato gli farà commettere degli errori gravissimi. Basta vedere com’è cupa e livida la sua faccia, sotto i colori del cerone e come sono cadaverici gli occhi.
E’ circondato da uno stuolo di iene e parassiti insaziabili, le Olgettine sono solo l’esempio dello stile di chi gli sta attorno, è la cricca che ha cercato e allevato e non ce n’è uno che lo difenderebbe in caso di caduta.
Non c’è niente che scappi più velocemente dei pidocchi che fuggono da un cane morto.
Paradossalmente Tremonti è l’unico del suo entourage che potrebbe succedergli e se B si scatenerà contro Tremonti sarà per lui la partita decisiva. Già la Lega fiuta il pericolo e comincia a scollarsi. Del resto con Bossi lo ha detto chiaramente: vuol governare e da sola non può farlo, se qualche coalizione le apre uno spazio, lascia il Pdl. La situazione può precipitare già a giugno per il semplice fatto che il disastro elettorale ha reso molto precaria una situazione già in bilico. Si deve affrontare una manovra da 46 Miliardi, è una cifra talmente grossa che non riusciamo nemmeno a immaginare come potremo farcela, governati come siamo da partiti che tutto intendono tagliare fuorché i loro sporchi interessi e privilegi.
Non sarà più possibile fare tagli lineari perché troppe categorie sono allo stremo. Quando in un paese una famiglia su 4 ha oltrepassato la soglia della miseria, quando intere imprese sono fondate sul lavoro dei precari, quando il 29% dei giovani non ha lavoro, quando per avere una tac devi aspettare 8 mesi, quando una intera generazione è senza futuro, supportare un vecchio satrapo attaccato al potere diventa un peso inaccettabile. Ora arriverà anche la botta dei referendum e al di là dello stop alle cricche dell’acqua o del nucleare sancirà il NO del popolo italiano a una impunità permanente. Si tenterà di fa mancare il quorum. Ma basterà?
Di Pietro enuncia una grande verità “Abbiamo imparato che da soli non si vince e non si governa. La prima cosa da fare è abbandonare la diatriba su Berlusconi. La seconda è costruire un programma condiviso partendo dalla sostanza dei referendum.”
Ma il Pd non lo ascolta.
..
Alexander Stille

Il voto, concepito da B come referendum sul suo operato, ha smentito in pieno quest’immagine di un B rinato più forte che mai.
Non illudiamoci. Non è un rifiuto profondo e morale basato sulle prove di illegalità emerse nei suoi processi. Ma l’elettore medio italiano si è reso conto di alcune cose fondamentali: B si è occupato quasi solo delle sue faccende personali e pochissimo dei problemi reali e gravi degli Italiani. Da quando ha tirato fuori la legge sulle intercettazioni telefoniche, frutto delle continue e imbarazzanti rivelazioni sul suo conto, il governo è pressoché paralizzato. Molti dei grandi vanti del governo del fare – immondizia di Napoli, la ricostruzione dell’Aquila – si sono rivelati delle vere e proprie frodi: illusioni create e mantenute dalla televisione di Stato e dalle sue reti televisive, mentre l’economia dell’Italia rimane in uno stato asfittico e stagnante.
La premessa della sua carriera politica è che controllando l’informazione si controlli tutto. Forse nessun altro politico è riuscito a sopravvivere a un record così disastroso: la crescita economica più lenta in Europa, competitività in calo, i suoi collaboratori condannati per mafia e corruzione, legge dopo legge costruita per beneficiare la sua azienda, o salvare se stesso dai suoi processi, e nessun risultato positivo solido. Non ho alcun dubbio che sarebbe stato mandato in pensione molti anni fa se le prove dei processi Previti, Squillante, Mills e Ruby, o il pietoso stato del PIL italiano durante i vari governi, fossero stati divulgati e spiegati in televisione. Nonostante la grande sfida di annientare la realtà e di sostituirla con una realtà virtuale – la realtà esiste.
Un piccolo segno di questo è la reazione stizzita di Bossi e della Lega; dopo il tonfo elettorale B è andato a Napoli a inveire contro lo sgombero di case abusive e Bossi ha subito gridato: “attenti, niente più condoni”. Per 17 anni il popolo del Nord e la Lega hanno permesso a B mille schifezze che farebbero rimpiangere la vecchia Roma ladrona, senza pagarne un prezzo politico. Il bassissimo numero di preferenze preso da B a Milano rispecchia il fatto che la gente si senta ingannata.
Ora vediamo se i partiti dell’opposizione di csx, che rappresentano la maggioranza del Paese, saranno capaci di cogliere quest’opportunità, superare le loro differenze e presentare un programma coerente e convincente.
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I DIVERSAMENTE VINTI
Lucio Galluzzi

B che dimezza i voti e Verdini che glorifica ‘”il pareggio”!
E che dire di Ornella Vanoni, simbolo della Milano dabbene, che si candida per la Lista Moratti e viene votata da 36 persone?
E quella borghese cinica e algida, lontana chilometri dalla gente comune che voleva e vuole guidare Milano?
Questi “vecchi” che stanno lì, incollati alla mediocrità del loro sgabello e mai lo lascerebbero, perché tornare alla polvere è doloroso, soprattutto per chi non era niente e ora vive con stipendi d’oro e privilegi pagati da noi;
questi bugiardi che per salvare dalla galera il loro padrone sono ridotti a non poter più farsi vedere in pubblico, padrone compreso, altrimenti sono lanci di monetine, fischi, cori di “mafiosi, mafiosi” e devono scappare e chiudersi nei Palazzi, invocando leggi speciali per cancellare il diritto costituzionale a manifestare; questi morti che nulla avevano e hanno da condividere con l’Italia vera hanno avuto consegnato l’avviso di sfratto esecutivo.
O se ne vanno, o se ne vanno.
..
Campagna elettorale senza interruzioni
Rosario Amico Roxas

I 4 SI non sono altro che la logica prosecuzione delle ultimissime amministrative.
Certo che con la Carfagna a Napoli, la Minetti a Milano, e poi scatenando le varie Brambilla, Santanchè, Gelmini, Prestigiacomo, Biancofiore, Ruby (a Cagliari per neutralizzare il più giovane sindaco d’Italia) + varie ed eventuali, dislocate nelle città strategiche, avrebbe vinto le elezioni, trasformando l’Italia, già popolo di santi, poeti e navigatori, in un unico grande bordello. Avrebbe potuto vincere tutto, possibilmente anche il superenalotto, che gli farebbe proprio comodo in vista della sentenza d’appello sul Lodo Mondadori.
Ma la campagna elettorale non deve subire soste; bisogna far entrare nel cervello (anche di quelli che secondo il cavaliere ne sono sprovvisti !) degli elettori l’importanza di negare la maggioranza politica nel 2013, perché verrebbe usata solo ed esclusivamente, per scalare il Colle e chiudersi nel bunker della impunibilità. Oggi dispone di una maggioranza numerica, con una raccolta indifferenziata dei rifiuti della politica (se tale metodo fosse applicato alla munnezza di Napoli, la città diventerebbe un esempio virtuoso!), allettati da cariche politiche “per incompetenti” e da denaro frutto delle appropriazioni indebite, dei falsi in bilancio, delle evasioni fiscali, del riciclaggio, dei fondi neri all’estero, delle corruzioni, delle tangenti, dei ricatti morali e penali (un bel panorama, non c’è che dire !)
Questa ricerca disperata della impunibilità certifica la consapevolezza di colpa; sa bene di essere colpevole, e lo sanno anche i suoi avvocati. Per questo il cavaliere cerca l’impunità, mentre i suoi avvocati esercitano la difesa, non attraverso il Codice Penale, bensì attraverso la Procedura Penale, per una disperata difesa DAL processo, vista l’inutile e impossibile difesa NEL processo.
Far capire ciò agli elettori deve diventare la priorità assoluta della comunicazione di massa; neanche i più fedeli esecutori di ordini dovrebbero cedere alla scandalosa pretesa di permettere a B di ricoprire la più alta carica dello Stato, che verrebbe infangata e ridotta ad un circolo chiuso per aficionados del bunga-bunga.
..
B ha perso 170.000 voti e 27.000 preferenze,
ma resta a capo del 1° partito d’Italia

Se si sommano tutti i numeri del csx e del cdx, B è sconfitto, ma Bersani è incapace di fare la coalizione che serve e D’Alema continua a spingere per allearsi con Casini,q uando anche un cieco vedrebbe che con Casini non si vince e che Casini il Pd non lo vuole.
Il 3° polo non sfonda e perde, sta al 5-6%, meno dei grillini.
Per cui B è colpito ma non sconfitto. Il csx è privo di un leader energico e carismatico e con Bersani non vincerà mai, troppo fiacco, vecchio e inadeguato; le proposte di Di Pietro di una coalizione con un programma comune dentro cui si elegge democraticamente un leader sono ottime ma restano vane, è come se il Pd non volesse credere alla sconfitta di B e tendesse a restaurarlo. Davanti a tanta miopia l’atteggiamento trionfalistico dei piddini diventa patetico.
Il Pdl non è in buone condizioni, sta al 28,6%, sarà pure il 1° partito d’Italia ma ha avuto una bella batosta, non prende neanche 1/3 dell’elettorato (altro che rappresentare la maggioranza!) ed è ben lontano dal 37,4% del 2008. La colpa è tutta di B che ovviamente non la riconoscerà mai. Non ha lo stile tafazziano del Pd.E, grazie ai puttani del Parlamento, gode di una risicata maggioranza parlamentare, che diventa forte ogni volta che il Pd gli procura opportune assenze
Certo con tutto quel che è successo, puttanopoli, processi, mafia, scandali,crisi e non governo, che B sia ancora in sella è stupefacente. Ora con il referendum è il momento di dare a questo monumento fatiscente un’altra botta letale. Ma il caimano non morirà, diventerà solo più cattivo e fino all’ultimo lancerà colpi micidiali a questa sciagurata repubblica.
La Lega è sopra il 10% ma non si muove da lì e non sarà mai presente ovunque grazie al suo razzismo e antimeridionalismo che saranno anche la sua carta vincente ma sono anche il suo limite duro.
Gli astenuti restano il 1° vero partito d’Italia prendendo quasi un elettore su 2.
Sia Pd che Pdl hanno toccato il loro massimo nel 2008. Poi sono scesi entrambi. Il Pdl tocca il suo minimo nel 2009 con il 26,1%,ma oggi non si è ripreso 27,8 %.
Il Pd nega la regola per cui in Europa quando un partito scende, il suo avversario sale, e scende anche lui. Vorrà dire pure qualcosa per la sua classe dirigente!
Ma i conti in tasca non se li vuole fare e si arrocca a quel poco che ha. Strategia perdente che solo lo zoccolo duro dei vecchi elettori rende sostenibile.
Idv, salvo che a Napoli, scende (peccato perché Di Pietro non lo merita, e qui davvero abbiamo tutto: visibilità, passione, carisma, idee buone, referendum..mah)
Sel cresce e possiamo considerarla un vero miracolo in breve tempo. In solo un anno e mezzo Vendola l’ha portata alla pari dei maggiori partiti italiani, sostenendo candidati ottimi (peccato per Amelia Frascaroli a Bologna scalzata dall’informe Merola) e programmi eccellenti.
Mai nella storia italiana il maggior partito della sx si è trovato alla sua sx un formazione tanto forte e anche questo vorrà dire qualcosa, ma quegli imbolsiti del Pd fanno finta di non capire e questo costerà la loro fine.
Certo riuscire ad attrarre l’enorme bacino degli astenuti darebbe il colpo di grazia a dx e a sx, ma occorrerebbe insieme qualcosa di nuovo e di pulito che spazzi il male della partitocrazia per sempre, e nello stesso tempo qualcosa che non sconcerti troppo le menti conservatrici e poco propense a cambiare paradigmi storici degli italiani. Grillo può fare la 1a cosa ma non è in grado di fare la 2a. E’ troppo radicale e spaventa. Forse Sel coi suoi nuovi candidati potrebbe fare il miracolo.
Il difetto di Grillo è che gli outsider destano troppo sconcerto nelle menti tradizionaliste. Ci sono nella natura umana due forze basiche, una tende al nuovo, l’altra conserva il vecchio. Tradizione e conservazione. Mezza testa degli italiani vorrebbe il nuovo, ma l’altra mezza rifiuta ciò che è troppo nuovo come pericoloso. E’ un bel problema e non credo che Grillo sappia gestirlo.

Riporto la più bella battuta del blog, è di Nunziatina:
“Il PD vince perché ha perso le primarie cioè, perde anche quando vince oppure, ha vinto proprio perché ha perso.”

Sbagliando tutte le strategie e tutte le candidature (Torino è stata l’eccezione che conferma la regola), è riuscito a vincere “a sua insaputa”!
O, a scelta, si stupisce di aver vinto “suo malgrado”!
Capita, statisticamente, anche ai peggiori.
Vincere per defaillance dell’avversario.
Come ha scritto un bloggher: E’ come quando sei seduto dentro un treno fermo e il treno accanto a te fa marcia indietro e, per un momento, hai l’impressione di avanzare. E il bello è che hai sbagliato pure treno.

.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. e l’esperimento che si provo’ in bolivia fu ancora piu’ pericoloso, ne parla un ottimo film, “the corporation”, sulle multinazionali.
    praticamente quella multinazionale aveva brevettato la formula dell’acqua, h2o. naturalmente nessuno stato avrebbe accettato il copyright su quella formula, a meno che non fosse megacorrotto, e infatti il governo boliviano accetto’ e l’acqua della bolivia, non solo la sua distribuzione e quella portata nelle case, ma appuinto come dicevi l’acqua dei pozzi, dei canali con cui irrigavano etcetc. divenne della multinazionale, ci mise sopra un prezzo.
    per fortuna ci fu la sommossa popolare che blocco’ il progetto che si sarebbe poi espanso a sempre piu’ stati se fosse andato a buon fine.
    lasciamoli lavorare e questi un passo alla volta fanno diventare tutto loro.
    sempre nel film the corporation si parla di una multinazionale che cercherebbe di ottenere il brevetto del dna umano.

    Francesco Pace

    Commento di MasadaAdmin — giugno 7, 2011 @ 9:39 am | Rispondi


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