Nuovo Masada

maggio 24, 2011

MASADA n° 1294. 23/05/2011. CONTROVENTO – LOS INDIGNADOS

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La rivolta del Maghreb arriva in Europa – Le manifestazioni in Spagna- Il Manifesto del los Indignados – La morte della democrazia e la cricca planetaria –1200 persone dominano il mondo – Dar vita a una primavera europea – Il sistema è saturo- In Italia ci chiedono una manovra da 40 MLD l’anno per 160 MLD – UBUNTU: Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo- Il Governo boicotta il referendum con un decreto omnibus- La borghesia bene di Milano vota per Pisapia – Paolo Farinella, prete a favore di Pisapia e Vendola -Riprende la lotta NO TAV

Il linguaggio politico cambia
Il movimento spagnolo non si chiama rivoluzione, si chiama EVOLUZIONE

A chi vi dà dell’utopista rispondete così:
“Non mi offende affatto, anzi mi onora, rivendico questa qualità. Quelli che pensano che il loro sguardo debba arrestarsi all’orizzonte e si limitano a guardare l’esistente, quelli che rivendicano il pragmatismo e si accontentano di ciò che abbiamo, non hanno alcuna possibilità di cambiare il mondo. Solo coloro che tengono gli occhi fissi su ciò che non si vede, che guardano oltre l’orizzonte, sono realisti. Loro hanno una possibilità di cambiare il mondo… L’utopia è ciò che si trova oltre l’orizzonte. La nostra ragione analitica sa con precisione che cosa non vogliamo, che cosa bisogna assolutamente cambiare. Ma ciò che deve accadere, ciò che vogliamo, il mondo totalmente altro,nuovo,solo il nostro sguardo interiore, solo l’utopia in noi, ce lo mostrano.

(Henri Lefebvre)

MATRIX

Mi dicono; che scrivi a fare sui blog, non lo sai che su internet sei dentro un Matrix? E allora? Ognuno di noi, che lo voglia o no, è all’interno di un Matrix.
Esso dà le coordinate entro cui ricavare il nostro spazio di libertà, il problema è quello, la soluzione sta nel trasformare le sbarre in spade per aprirci un varco libero.

LIBERA SPAGNA. DEMOCRACIA REAL YA

“No estamos ni a izquierda ni a derecha, estamos ya muy por encima de todos ellos”
“Noi non siamo né destra né di sinistra, siamo già al di sopra di tutti”.

Amministrative in Spagna. 45% di disoccupazione tra i giovani.
Esplode la rivolta in 60 piazze spagnole.
Nell’aria gli stessi slogan che riecheggiano ormai da tempo nelle piazze di tutta Europa (e oltre):
“Io il conto non lo pago!”
“Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri!”,
“Questa crisi non la paghiamo”
“Basta corruzione, passiamo all’azione”!
“Dalla Puerta del Sol si organizza la resistenza per la dignità e il diritto a decidere del nostro futuro”

IFQ
Per le amministrative di domenica 22 la Spada in occupazioni di piazza. La sensazione è che questa rivolta non sparirà facilmente, soprattutto perché da mobilitazione partita dai giovani precari, disoccupati e studenti disillusi, si sta espandendo al resto della società civile. A fianco di migliaia di ragazzi si sono uniti i cittadini di tutte le età, tra cui migliaia di pensionati. “Questi ragazzi hanno un compito gravoso: Noi abbiamo combattuto la dittatura – dice una signora catalana – il nostro nemico lo vedevamo e lo conoscevamo. Ora i giovani devono combattere un fantasma molto più pericoloso: la dittatura economica”.
Sotto il sole di maggio i centri urbani spagnoli si sono trasformati in pochi giorni in luoghi di incontro e dibattito.
A Barcellona, passando indistintamente dal castigliano al catalano, per ore giovani e pensionati si confrontano sui tagli compiuti sui servizi sociali: “Il PSOE sta togliendo l’ossigeno al sistema scolastico. Il famoso progetto Bologna è una clamorosa precarizzazione del sistema universitario a livello europeo” racconta uno studente a un sessantenne che ribatte: “E se parliamo della sanità? Sono in lista da 5 mesi per curare il ginocchio a mia moglie. Impossibile curarla privatamente con la pensione di 800 euro al mese”.
Il movimento “Democracia Real Ya” si organizza ed esercita la pratica dell’autogoverno, con commissioni per garantire l’informazione ai cittadini e alla stampa, il rifornimento di cibo e acqua fino alle iniziative da prevedere per i giorni a venire.
“Ci chiedono quali proposte facciamo per cambiare il sistema, pensiamo prima di tutto a che cos’è la democrazia. Sicuramente non è quella esercitata dai partiti e dai sindacati, che ovviamente non vogliamo in questo movimento”.
Si dibatte sulla riforma della legge elettorale, del finanziamento dei partiti e del divieto di proseguire la carriera ai politici imputati.
L’intelligenza di questo movimento sta proprio nella capacità di servirsi degli strumenti della rete sfruttandone al massimo le capacità organizzative e comunicative, unitamente al lavoro politico di (ri)costruzione di legami sociali contro l’atomizzazione delle relazioni. Ne esce riconfigurata anche la dimensione spaziale: gli spazi pubblici tornano ad essere luoghi di aggregazione, di riappropriazione e partecipazione politica.

1200 persone dominano il mondo
Viviana Vivarelli

Hanno imposto l’ideologia assoluta del neoliberismo, del PIL, del mercato degli squali, le multinazionali, gli organismi sovranazionali, le Borse, le Banche, le guerre..
Hanno speculato sulla miseria e sul bisogno per arricchirsi come buchi neri
Hanno costruito strumenti di morte che si chiamano: speculazioni finanziarie, invasioni, razzie, depredazioni, furto dei diritti umani, abuso delle istituzioni, media asserviti, armi…
Hanno costruito a tavolino un sistema per impoverire i poveri del mondo e mandare in crisi la classe media, una strategia per annichilire i diritti del lavoro, mettere sul mercato i beni comuni come l’acqua, diminuire i diritti civili, vendere o annullare lo stato sociale.
Hanno distrutto il futuro di intere generazioni.
Hanno messo dazi e gabelle contro le importazioni dei paesi poveri, delocalizzato il lavoro, esportato beni concorrenziali protetti come gli OGM in Africa e in Asia..
Hanno comprato Governi e partiti e ordito guerre di predazione e distruzioni civili interne.
Hanno inquinato il pianeta con produzioni nocive, centrali nucleari, dighe distruttive, monoculture sterminatrici, radiazioni venefiche…
Hanno disastrato l’ambiente, affacciandolo a una crisi di povertà e di miseria morale per l’annientamento delle culture native, minacciandolo di cambio climatico, sottoponendolo a ogni sorta di catastrofe.
Hanno ridotto ogni cosa a merce distruggendo il rispetto per l’uomo, la donna, il bambino, le cose, l’aria, l’acqua, il pianeta.
Hanno organizzato una crisi finanziaria artificiale per arricchirsi ancora di più a scapito di tutti.
Hanno comprato e corrotto Stati, partiti, fondazioni, istituzioni, sindacati, imprese, strumenti che un tempo erano democratici, chiese..
E tutto questo hanno fatto per una spasmodica avidità di potere e di lucro che non ha attenuanti possibili e costa un rischio di vita e di futuro per tutti.
E’ ora che la rivolta inizi!
In Africa, in Asia, in Spagna, in Italia…
E’ ora che la rivolta apra gli occhi e parta!
Per il bene di tutti.

UNA CRICCA PLANETARIA
Mariapia Caporuscio

Non credo che il problema sia l’euro, il problema ê quello di aver messo nelle mani di pochi tutte le risorse dei Paesi. La spoliazione dei beni dello Stato con le privatizzazioni selvagge ha indebolito le istituzioni e messo i governi nella condizione di subire ricatti da parte di multinazionali, banchieri e quant’altro. Si sa che al contrario dello Stato, i privati badano soltanto al proprio tornaconto, fregandosene di ogni e qualsiasi questione morale. il profitto è il loro dio e agiscono solo in virtù del mercato. La ricerca, l’istruzione, i diritti civili vengono sistematicamente disattesi, poiché la cricca non ha interessi in merito. Così in breve tempo la popolazione del pianeta ha fatto terribili passi indietro. Si sapeva da sempre che lasciare il potere nelle mani di pochi porta alla tragedia perché si spalancano le porte a dittature economiche o politiche con la sopraffazione della parte debole: i lavoratori. Il mondo si è impoverito mentre poche persone si sono arricchite paurosamente mettendo a rischio la vita della popolazione del pianeta.
A questo punto è necessario fermarli. E’ necessario che i Paesi tornino indietro e spezzare le braccia a questi vampiri. In molti Paesi ci si sta provando per ora soltanto in modo più o meno pacifico ma se non si riuscirà con le buone è gioco forza la rivoluzione. E’ sempre la fame a scatenare rivolte e i ricchi lo sanno però a quanto pare, ogni tanto è necessario ricordarglielo.
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Da Carta. PUERTA DEL SOL
Non è riuscita a fermarli la polizia. A Madrid, a Porta del Sol, c’è una comune, una città auto-organizzata che rivendica diritti e che porta le ribellioni mediterranee dei mesi scorsi nel bel mezzo della Fortezza Europa. È l’ulteriore dimostrazione che quella fortezza è tutt’altro che inespugnabile, e che le idee insieme agli uomini e alle donne e alle storie che vivono, sono più forti delle frontiere.
Non è facile organizzare la convivenza spontanea di centinaia di persone provenienti da ambienti diversi, sconosciuti l’uno all’altro nel centro della città. Tutte queste persone devono mangiare, lavarsi, dormire, pulire, tenere la comunicazione e soprattutto sviluppare un discorso comune.
Tutto ciò avviene senza gerarchie, senza guru e leader carismatici. Un tabellone informa i manifestanti che arrivano in piazza: dove si trova la zona notte, dove si può recuperare del cibo e persino dove ritrovare gli oggetti smarriti. Ci sono poi 8 comitati, divisi in sottocommissioni formate da molti volontari. Qualcuno ha provveduto a costruire dei teli per ripararsi dal sole e dalla pioggia, che nelle ore scorse non ha risparmiato la città. Sono comparse anche delle assi di legno che fungono da pavimento e qualcuno ha portato persino divani e brandine. Alcuni ristoratori della zona hanno donato cibo e sidro. I gruppi di lavoro sono aperti a tutti. Un moderatore si occupa di far parlare chi lo desideri. Alcuni appuntamenti durano ore, perché tutti vogliono dire la propria. In molti si occupano di monitorare ciò che avviene in rete, altri predispongono la tutela legale e ricordano a tutti di portarsi dietro il nome di un avvocato da chiamare in caso di arresto.
La principale manifestazione si era svolta lo scorso 15 maggio a Madrid. « Prendere la via il 15 maggio, senza futuro e senza paura » recitavano gli striscioni che della manifestazione di studenti e precari che aveva rilanciato la pratica «italiana» del book bloc, i libri-scudo simbolo della rivolta contro la riforma Gelmini. Migliaia di giovani e studenti avevano chiesto welfare, reddito contro le politiche di austerity. Simili proteste hanno riempito le strade di una cinquantina di città spagnole.
Il 16 maggio, migliaia di persone hanno occupato Puerta del Sol, una delle principali piazze di Madrid. E ci sono state manifestazioni a Barcellona, Valencia, Saragozza, Palma de Mallorca, Siviglia e Bilbao. Il movimento rifiuta qualsiasi portavoce e non ha nessuna intenzione di farsi ingabbiare dentro schemi già conosciuti.
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La rivolta del Maghreb arriva in Europa
Viviana Vivarelli

La loro coscienza è sporca. Sanno quello che hanno fatto. Sanno che una corda troppo tirata non può far altro che spezzarsi. E da un momento all’altro si aspettano che la rivolta del Maghreb arrivi a casa nostra.
Sta gonfiando un fenomeno del tutto inedito e mai visto: una collettività che rifiuta la politica, rifiuta i leader, rifiuta i partiti, rifiuta i canali ufficiali, rifiuta le strettoie della falsa democrazia, quella che irreggimenta e nasconde, allinea e oscura. Il nuovo ormai è questo. Ed è un fenomeno epocale, mai visto.
In Spagna, dal 16 maggio, migliaia di persone hanno occupato le piazze di 60 città spagnole, segnando la fine del governo Zapatero ma se fosse stato un governo di dx sarebbe stato lo stesso, perché quando si uccide la speranza e si taglia il futuro, non esiste più dx o sx, c’è solo la rabbia.
Il movimento ha rifiutato qualsiasi portavoce senza lasciarsi ingabbiare dentro schemi già conosciuti.
Le parole d’ordine sono state «15m» (15 maggi), o «acampadasol», o «spanishrevolution» perché si ispirano alle rivoluzioni del Nord Africa e del vicino Oriente.
Gómez ha detto: ”Mi identifico con le richieste dei giovani, ma voglio anche dire loro che c’è un canale per cambiare il mondo, per cambiare ciò che è sbagliato, e questo è la politica»
MA I GIOVANI RIFIUTANO LA POLITICA
E fanno bene, perché la politica li ha sempre traditi e da destra a sinistra li ha sacrificati agli interessi delle grandi lobbie , delle multinazionali, dei 1200 padroni del mondo. E, quando il tuo futuro viene annientato non c’è più dx o sx che tenga ma solo la sua disperazione.
«Basta politica! Un intero sistema economico e politico è fallito».
Lara, il leader di Izquierda Unida Cayo, accusa la crisi delle destre del Pp e del governo socialista di Zapatero, che ha venduto ai banchieri i diritti sociali: “Sosteniamo questo movimento di ribellione e di indignazione perché siamo una parte di esso” e stigmatizza la «violenta repressione effettuata da polizia»
I portavoce cambiano ogni giorno: «Chiediamo un cambiamento politico, sociale ed economico. “UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!
«Questo è solo l’inizio. La piattaforma, orizzontale, basata su assemblee aperte alla partecipazione di lavoratori, disoccupati, studenti, giovani, pensionati continuerà a lavorare. Vogliamo approfondire il cammino che abbiamo iniziato. Crediamo sia possibile una società più giusta. E lo dimostreremo».
Un giovane ha scritto sul cartello che indossa: «Sono stanco di essere il futuro, io sono il presente“.
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Manifesto delle rivolta spagnola

Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.
Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un’ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici… Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri … Per il senso di impotenza del cittadino comune.
Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:
Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
L’attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
La democrazia parte dal popolo in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE.
L’ansia e l’accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.
La volontà e lo scopo del sistema è l’accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.
Per tutto quanto sopra, io sono indignato.
Credo di poterlo cambiare.
Credo di poter aiutare.
So che insieme possiamo.
Esci con noi. È un tuo diritto.

http://democraciarealjabarcelona.blogspot.com/p/somos-personas-normales-y-corrientes.html
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Ippolita Zecca

Ma che succede a Madrid? Il movimento Democracia Real Ya nasce in rete verso la fine del 2010 e riesce in pochi mesi a raggruppare movimenti e associazioni nati per dare voce al malcontento generale basato su temi come la cattiva gestione della crisi a livello nazionale ed europeo, partitocrazia, precarietà, disoccupazione, tagli all’istruzione. Insomma, cose che noi italiani conosciamo benissimo.
Circa tre mesi fa viene convocata la manifestazione Toma la calle (“prendi la strada”) per domenica 15 Maggio in 52 città spagnole. 15 Maggio. Cinquantamila persone a Madrid, quindicimila a Barcellona, si parla di un totale di centocinquantamila persone che hanno effettivamente preso la strada. C’è chi dice che sono poche, ma c’è soprattutto chi dice con orgoglio di non averne mai visto così tante. “La chiamano democrazia ma non lo è”,”questa crisi non la paghiamo”, “non ci rappresentano” sono alcuni degli slogan che accompagnano la manifestazione, insieme a un altro, che non tutti capivano: “sappiamo cosa è successo in Islanda”. (Voi lo sapete cosa è successo in Islanda?)
Finito? Si riempie qualche piazza e poi si torna a casa e si aspetta la prossima domenica per andare a votare e sperare che qualcosa cambi? Erano rimaste poche centinaia di persone quando la polizia ha caricato i manifestanti nella via principale di Madrid. La prima carica si è conclusa con 19 arresti e qualche ferito, la seconda (tentata nella piazza Puerta del Sol) si è conclusa con circa duecento cittadini che facevano allontanare le camionette dei reparti antisommossa semplicemente alzando le mani e gridando “le nostre armi sono queste”. Il vero inizio probabilmente è stato quello, non è stato necessario dire nulla, l’idea è nata da sola: “la piazza è nostra, dormiamo qui fino a domenica?”
La mattina dopo si poteva già avvertire qualcosa di strano e di nuovo in città. Qualche centinaio di persone hanno trascorso la giornata in piazza, organizzando la “Acampada en Sol” con l’aiuto dei cittadini che hanno immediatamente e spontaneamente iniziato a portare cibo, bevande, sedie, coperte e, di conseguenza, altri cittadini.
Lunedì notte la piazza si mostrava già ben organizzata, con spazi dedicati alle informazioni, alla comunicazione, alla raccolta di materiale, alla sicurezza e all’assistenza legale. Poco prima dell’alba, dopo aver furbescamente aspettato che andassero via giornalisti e telecamere e che la gente iniziasse a dormire, la polizia è intervenuta sgomberando la piazza in modo non proprio pacifico: un arresto e qualche ferito. Finito? La polizia ha detto ”basta” e si torna a casa ad aspettare le elezioni? Ma martedì alle 20 la Puerta del Sol viene letteralmente invasa da cittadini che non accettano lo sgombero della notte precedente e che con rinnovato entusiasmo riorganizzano l’accampamento e lo fanno sempre meglio.
Nel pomeriggio di mercoledì la Giunta Elettorale Provinciale fa sapere che negherà l’autorizzazione per la concentrazione prevista per le ore 20 e che verranno utilizzati uomini e mezzi per evitare che i cittadini si riuniscano nella piazza Puerta del Sol, poiché considera che “ non esistono cause straordinarie e gravi che giustifichino la convocazione”. Alle ore 20 la piazza è circondata da 50 mezzi della Polizia Nazionale e oltre 500 agenti. Nonostante ciò l’affluenza è maggiore rispetto al giorno precedente. E’ una festa, grandissima e pacifica, a cui partecipano giovani, meno giovani e famiglie con bambini al seguito. Dopo il tramonto iniziare a piovere e molta gente va via, restano circa duemila persone, molte delle quali con le mani alzate a reggere i teloni di plastica che servono a riparare dalla pioggia. Si legge la bozza del manifesto in castigliano, in catalano, in lingua basca, in inglese, in italiano, in portoghese, in francese e, con grande e giustificata emozione da parte di tutti, in arabo.
19 Maggio. Quella che è ormai una città in miniatura, già ribattezzata dai giornalisti “Repùblica de Sol”, si prepara per la convocazione di questa sera, e per la quinta notte in piazza. Nel frattempo sono nate iniziative simili in altre città spagnole, le “acampadas” sono sempre di più. Questa città in miniatura ha organizzato otto commissioni: informazione, assistenza legale, infrastrutture, pulizia, alimentazione, comunicazione,azione (sicurezza) e estensione (raccolta e diffusione di tutto ciò che viene pubblicato in rete a livello nazionale e internazionale sugli sviluppi della protesta). Arrivano cibo e attrezzature in continuazione, collaborano tutti, hanno tutti il diritto di proporre, non ci sono leader, non ci sono gerarchie, non ci sono solo giovani, non chiedono l’astensione bensì un voto responsabile che attraverso l’appoggio ai piccoli partiti possa portare a una riforma della legge elettorale, si ricorda ai manifestanti che non si tratta di una festa e che quindi è meglio evitare di bere alcolici e a parte qualche legittima birra(e poche, pochissime eccezioni) la gente ascolta.
Questa è forse la cosa più incredibile: qui si è deciso di parlare e pure di ascoltare. Sarà contagioso?

Beppe Grillo
Sono arrivato a Barcellona per la mia tournée e ho trovato piazza Catalunya piena di ragazzi che chiedevano un cambiamento radicale dell’attuale modello di (sotto) sviluppo e la partecipazione diretta alla democrazia. Ho sentito aria di casa. La rivoluzione dolce spagnola è nata a Puerta del Sol a Madrid e si è diffusa subito in tutta la Spagna, da Valencia a Siviglia a Santiago. I ragazzi sono chiamati “Los indignados”, gli indignati, ma il loro nome è “Movimiento 15-M”, dal 15 maggio, il giorno in cui è nata la protesta. Non si riconoscono in alcun partito. Non vi ricordano qualcosa?
Un giornale spagnolo ha fatto un raffronto tra il “Movimiento 15-M” e “El Movimiento 5 Estrellas” in Italia. Si sono sviluppati entrambi su Internet, sono formati in prevalenza dalle giovani generazioni che non vedono prospettive per il loro futuro, si chiamano Movimento tutti e hanno un 5 tutti e due nel nome (“Gimme five!”), vogliono una riforma del sistema elettorale, l’abolizione di leggi ingiuste, l’esclusione degli indagati dalle liste elettorali, il divieto di finanziamento ai partiti, rifiutano il monopolio della politica da parte dei due partiti maggiori, i loro Pdl e Pdmenoelle, che sono il Psoe e il Pp, sono contro l’ologarchia dei partiti e per una democrazia partecipata.
Domenica ci sono le elezioni amministrative in Spagna, ma giornali e televisioni parlano solo delle nuova rivoluzione spagnola. I politici sembrano diventati di colpo relitti del passato, statue di cera del museo di madame Tussaud.
La rivoluzione dal basso ha superato Gibilterra ed è arrivata in Spagna dai Paesi del Maghreb. In Islanda e in Italia sta facendo da tempo le prove generali e il contagio potrebbe espandersi in tutta Europa. Il 2011 potrebbe diventare come il 1848, quando le vecchie istituzioni vennero travolte e la “questione sociale” divenne parte della politica.. Può essere che in futuro questo periodo sia citato con frasi come “E’ successo un duemilaundici!” come oggi si dice “E’ successo un quarantotto!”. Nel 1848 la rivoluzione avvenne, quasi istantaneamente, in tutta Europa, da Vienna a Berlino, da Budapest a Parigi. Gli storici definiscono il ’48 un fenomeno di “sincronizzazione storica”. Un momento in cui tutto cambia ovunque senza spiegazioni apparenti. Un mondo nuovo sta nascendo, l’indignazione è il suo carburante. Un indignado aveva un cartello ben visibile: “E’ il sistema che è contro di noi, non noi contro il Sistema”. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
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DAR VITA A UNA PRIMAVERA EUROPEA
Carmine Saviano

L’esempio spagnolo. Hanno un motivo comune per indignarsi: l’assenza di futuro. E una richiesta collettiva: cambiare le dinamiche dello stato sociale. Madrid chiama, gli italiani rispondono. Chiedendo “Democrazia reale, adesso”, lo stesso slogan usato dai manifestanti a Porta del Sol. Anche lo schema è simile: prima l’aggregazione sui social network, poi la richiesta di organizzare manifestazioni reali, fisiche, nelle strade. Su Twitter l’ashtag #italianrevolution è da quasi due giorni il più utilizzato dagli utenti italiani. Proposte, messaggi, idee. E anche su Facebook si rilanciano contenuti e metodi della protesta.
Una primavera europea. Gli indignati sfruttano appieno le potenzialità del web. Costruendo reti virtuali tra paesi diversi. L’obiettivo è quello di dar vita a una “primavera europea” sulla falsariga di quella araba. La volontà è promuovere un ripensamento dal basso del ruolo dell’Europa. Dalla Francia all’Inghilterra, passando per la Germania e l’Italia: la circolazione di informazioni e documenti è incessante, magmatica
Le richieste. Sul fronte delle rivendicazioni si va verso un unico canovaccio. In tanti traducono il manifesto programmatico degli indignati spagnoli. Eliminazione dei privilegi della classe politica, lotta contro la disoccupazione, diritto alla casa. Poi la qualità dei servizi pubblici, la riduzione delle spese militari, un fisco più equo e misure per ampliare le libertà civili e gli istituti di democrazia diretta.

UNA PERICOLOSA INDIGESTIONE
Gianni Tirelli

Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata.
Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare.
L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità del ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario, dalla consapevolezza e ragionevolezza.
Quando, oggi, sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanità.
Per gli stessi motivi e con gli stessi strumenti, attraverso i quali, il Sistema Liberista Relativista si é imposto e insediato, così si spegnerà.
Quando questo accadrà, i territori industrializzati, che hanno fatto del progresso tecnologico, la loro bandiera (noncuranti delle conseguenze e controindicazioni di una tale scelta insensata), pagheranno il prezzo della loro ignoranza e stupidità.
Gli individui ancora integri, non contaminati (per ragioni di circostanze e di opportunità), diversamente, approfitteranno della loro condizione (un tempo derisa e vilipesa) per mettere a frutto la loro conoscenza, terreno di cultura di una nuova rinascita.
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VENDERSI L’ACQUA E’ COME VENDERSI LA MAMMA
http://mail.google.com/mail/?shva=1#inbox/13013b1cbc4843c0


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Il vento del gelsomino soffia sull’Europa
Claudio Martinotti Doria
http://www.cavalieredimonferrato.it/

Ci sono segnali inequivocabili in Europa che la società civile (quella cioè dotata di dignità, interpretazione e visione) da alcuni anni sta reagendo ad una politica autoreferenziale, parassitaria e scollata dalla realtà sociale. Lo si è visto in Islanda dove la popolazione di è rifiutata di pagare i debiti causati dagli abusi criminali dei banchieri, lo si è visto in Francia dove l’intera popolazione è scesa in strada e nelle piazze per impedire una penalizzante riforma delle pensioni (mentre in Italia hanno spostato l’età pensionabile di 12-18 mesi, senza che la popolazione lo capisse ciglio) e lo si vede in Spagna col movimento 15-M degli INDIGNADOS, giovani pacifici ma determinati, decisi a cambiare la politica. La i media non si occupano d’altro, mentre in Italia avrebbero oscurato questi eventi da subordinati alla politica partitocratica. Quando mai la società civile del nostro paese dimostrerà recupererà tanta dignità e volontà da ribellarsi a ogni sconcezza? Il M5S ha dimostrato che i giovani impegnati e responsabili ci sono, si tratta di sostenerli. Quello che manca sono media autorevoli e un giornalismo appena decente. Il ritardo dell’Italia si farà pagare al paese un prezzo più caro per risollevarsi dalla vera crisi, il collasso del sistema economico-politico-finanziario fondato sulla moneta fiat (creata dal nulla) e dalla riserva frazionaria che ha in pratica consentito la “contraffazione del denaro” ingannando e depauperando le famiglie dei loro risparmi e occultando la vera inflazione. Quando verrà il crack non potremo correre ai ripari con politici che sono insipienti quaquaraquà al servizio dei banchieri, e la popolazione SOLO ALLORA SCENDERA’ IN PIAZZA, ma sarà troppo tardi.

Beppe Grillo
Quanti voti avrebbero preso i partiti nelle ultime elezioni senza i finanziamenti pubblici? Per saperlo, faremo un referendum sull’abolizione dei finanziamenti, quelli che pudicamente sono chiamati “rimborsi” e che costano circa un miliardo di euro ai cittadini. Il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato che si può fare politica senza chiedere un centesimo ai cittadini. I partiti si adeguino. Il loro costo sociale è abnorme, ma soprattutto inutile. Si deve partecipare alla vita pubblica per servizio sociale, non per lucro.
Il finanziamento pubblico è illegittimo se si considera ancora la volontà popolare come base di una democrazia. E’ già stato abolito nelI’aprile 1993 con il 90,3% di voti favorevoli. Pochi mesi dopo, nel dicembre del 1993, i partiti, per continuare a vivere alle spalle dei cittadini, estesero una legge esistente sui rimborsi elettorali con 47 milioni di euro dati sia nelle politiche del 1994 che del 1996. I partiti, non soddisfatti, provarono ad aumentare il tetto della rapina elettorale con l’introduzione del 4 per mille ai partiti. Il tentativo ovviamente fallì. Chi darebbe i suoi soldi a Mastella, a Casini o a Veltroni con il suo 740?
L’astinenza da euro costrinse i partiti a una legge ad hoc per togliere di mezzo il referendum. I rimborsi, pur cospicui, non bastavano più. Nel 1999 fu reintrodotto senza pudore il finanziamento pubblico per le elezioni politiche, europee e regionali in modiche rate annuali. 193.713.000 euro per ogni legislatura completa per Camera e Senato (i ratei erano interrotti per fine anticipata della legislatura). L’appetito vien mangiando e nel 2002 l’ammontare da erogare, per Camera e Senato viene elevato, senza chiedere alcun permesso ai cittadini contribuenti, da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro. Nel 2006, sempre più bulimici, i partiti decidono di darsi il rimborso per i cinque anni di legislatura anche in caso di scioglimento delle Camere. Dalla crisi del governo Prodi del 2008, i partiti percepiscono quindi il doppio dei finanziamenti. Li paghiamo il doppio perché non sono riusciti a portare a termine una legislatura. Meglio di Ali Babà e i 40 ladroni, di Arsenio Lupin e della Banda Bassotti e dei socialisti messi insieme. Ogni voto al MoVimento 5 Stelle non è costato NULLA ai cittadini e mediamente 40 centesimi ai sostenitori e agli attivisti. Questa è politica. Il resto è nulla. Fuori i soldi dalla politica. Prossimamente con il referendum.

Carlo Gubitosa
I nostri nonni hanno “hackerato” per noi i segreti della terra, hanno smontato e rimontato pezzo a pezzo il puzzle della natura, hanno cercato di capire e modificare quello che avevano tra le mani. Lo stesso gorgonzola può essere visto come una versione hackerata o craccata del formaggio, che un contadino un po’ più hacker degli altri ha provato a mangiare anziché buttarlo nella spazzatura.
Il mondo ha bisogno di gente che nuota controcorrente, apre nuove strade, regala nuove possibilità, intravede sentieri che altri non si sono presi la briga di cercare.
Prima ancora che il concetto di rete civica entrasse a far parte del vocabolario demagogico di molti politici nostrani, in tutta Italia c’erano già sysop che offrivano di tasca loro servizi gratuiti di telematica amatoriale, senza bisogno di fare squillare le trombe. Sono questi i “militi ignoti” del ciberspazio, persone anonime, spesso sole, che nella maggior parte dei casi non hanno trovato fama e ricchezza, ma il semplice gusto di fare le cose che facevano e di cui oggi noi godiamo i risultati.
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Don Aldo Antonelli
«L’amore per se stessi quando supera il limite diventa una perversa passione sia per chi ne è invaso sia soprattutto per gli altri che egli vuole render suoi soggetti distruggendone l’indipendenza e trasformandola in amore verso di lui. Se l’uomo affetto da tale perversa passione si trova al vertice della società, gli effetti che ne derivano sono ancora più sconvolgenti poiché ogni equilibrio tra le varie istituzioni viene distrutto ed ogni libertà confiscata».
Così scrive il duca di La Rochefoucauld nella prima delle sue «Maximes Morales». Siamo nel 1657!
Se fosse vissuto ai tempi nostri ed avesse conosciuto il satrapo, di sicuro avrebbe scritto di peggio. Mi mordo le mani perché non trovo parole per descriverlo a chi non lo conosce e per svelarne il volto a quanti, ancor oggi, restano ammaliati dai mille trucchi menzogneri e dalla falsa narrazione.
Falso il nano, falsa la sua faccia, falsi i suoi capelli, ma falso anche il paese che continua a seviziare da oltre un ventennio. Falsi i suoi miracoli.
Una ventina dei principali indicatori internazionali di sviluppo ci danno in media al 35° posto nel mondo. Altro che “nuovo miracolo italiano”! Siamo tra il 20° e il 25° posto per indice di sviluppo umano, reddito pro capite, indice di capacità tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri venduti; tra il 30° e il 35° posto per mortalità infantile, indice di corruzione, computer e giornali pro capite; 40° per indice d’uguaglianza, 51° per indice di competitività, 74° per indice di libertà di stampa, 83° per indice di sostenibilità ambientale. Sintomatico è il nostro indice di competitività: 32°, 33° e 34° posto nel 2000, 2001, 2002, 41° nel 2003, 51° nel 2004. Il lento smottamento ora è frana. Altro che miracoli!
Scriveva Beppe Grillo di qualche anno fa:
“Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una delle cause più importanti però è il degrado intellettuale e morale provocato dalla tv commerciale, sia privata sia statale. Vent’anni di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e felicità non dipendono dall’ingegno, dal lavoro e dall’onestà, ma dalla seduzione, dall’imbonimento e dalla furbizia. Economia allora non vuol più dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere, ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi anni a indebolire l’Italia più di quanto avessero fatto in decenni i loro protettori socialisti e democristiani. Adeguando diversi ministri e parlamentari alla volgarità e al turpiloquio delle loro televisioni, hanno ribaltato il significato della parola “volgare”. Oggi sono le élite a involgarire il volgo. La volgarità non viene più dal basso, ma dall’alto, dagli uomini più ricchi e più potenti del paese, dalle tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non è grottesco che proprio chi per vent’anni ha corrotto la forza, l’intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di “Forza Italia”? Proprio loro, che da vent’anni sono i becchini dell’Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare.”
Voglio augurarmi che i milanesi, il 29 p.v., ci diano una mano per cominciare a liberarci da questa disgrazia!

Sauro manda
Manovra da 40 miliardi l’anno per 160 MLD
corsa ad ostacoli per non ricadere tra i Pigs
ROBERTO PETRINI

Il 22 dicembre del 2009 l’agenzia di rating Moody’s annunciò gelida:
“Grecia e Portogallo rischiano una morte lenta”. La profezia, due anni dopo,
sembra realizzarsi e il “pre-declassamento” del nostro debito da parte di
Standard&Poor’s, agenzia controllata dal colosso McGraw Hill che a sua volta
ha come primo azionista il mega fondo Capital World Investors, non sembra
promettere niente di buono. Torneremo nel girone infernale dei Pigs, i paesi
maiali con rating “B” esposti alla speculazione?
Nella migliore delle ipotesi per l’Italia si profila un percorso di guerra dove di fronte ad ogni ostacolo verrà emesso un giudizio. Un passo falso e la furia dei mercati potrebbe abbattersi sul nostro debito pubblico che nel 2011 chiede risorse per 188 MLD.
Tremonti ha ribadito anche ieri che l’obiettivo dell’Italia è quello di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014 e che entro luglio saranno approvati dal Parlamento i necessari provvedimenti. Due anni dopo, nel 2016, ci sarà la verifica di Bruxelles sulla nuova “regola del debito” che impone di ridurre del 5% l’anno la differenza tra lo stock e il livello del 60% del Pil.
Il governo ha già annunciato una cura da cavallo da circa 40 MLD per il
2013-2014 che ha fatto alzare il sopracciglio anche alla Banca d’Italia: se
non si vogliono imporre sacrifici eccessivi, dicono a Via Nazionale, la
crescita deve essere almeno del 2% l’anno. Ed invece il Def prevede per i prossimi 3 anni una media dell’1,5% di dubbia realizzazione.
Il debito – vero ventre molle del paese – è per i mercati come l’odore del sangue per i vampiri, e quello italiano è una preda ambita. Nel 2010 è cresciuto di circa 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente e nel 2011, sempre secondo le cifre ufficiali, è destinato a toccare la cifra record del 120%. Certo, possiamo consolarci guardando le cifre della Germania, ma chiudendo un occhio sulla base di partenza: nel 2010 Berlino ha aumento il rapporto debito-Pil di 10 punti percentuali e oggi – come è solito ricordare Tremonti – in valore assoluto il suo debito è più alto di quello italiano (2080 MLD contro i nostri 1.843).
Magra consolazione e piuttosto rischiosa se ci si culla sugli allori e si considera che sul fronte della crescita l’Italia segna amaramente il passo ed è assai lontana dalla Germania. Quest’anno cresceremo di uno scarso 1%, contro il 2,6% dei tedeschi.
Mancano gli interventi più decisi nella spesa pubblica, ma anche un forte ciclo di riforme, che in Germania ha fatto la differenza.
Sono molti, da mesi, a chiedere di agire: da Draghi, a settori delle opposizioni, produttivi e anche sindacali. Ma il governo è fermo. Ed è proprio questo il punto che ha fatto parlare Standard&Poor’s di “paralisi politica”: un paese con una maggioranza costantemente a rischio e un Parlamento occupato dalle leggi ad personam di Berlusconi.
C’è da dire tuttavia che lo “stellone” italiano può ancora aiutarci. Esistono alcuni punti a favore del Belpaese che potrebbero tenerci lontani dai Pigs. La stretta di Tremonti, letale per l’economia, rappresenta tuttavia uno scudo rispetto alle pretese dei mercati (il rapporto deficit-Pil dovrebbe scendere sotto il 3% il prossimo anno). C’è poi la variante debito-estero: un economista autorevole in Europa, Daniel Gros, l’ha individuata come quella decisiva. Sono i paesi che hanno un forte debito estero, molti titoli di Stato in mano agli stranieri e poca ricchezza privata a stare peggio: un identikit che si adatta alla Grecia (con una
posizione finanziaria netta sull’estero negativa del 99%), ma non all’Italia (negativa solo del 20% e con una forte ricchezza privata tale da resistere anche ad una patrimoniale).

Berlusconi si inventa una aggressione

L’aggressione a Franca Rizzi? Non è mai avvenuta” Dice che Franca Rizzi, la donna che ieri ha denunciato di essere stata aggredita da giovani vicini a Pisapia, non è stata affatto aggredita in via Osoppo ed è pronta a ripetere la sua testimonianza in tribunale. Così Shirin Kieayed, una donna che a Radio Popolare ha raccontato di aver assistito bene a quanto davvero successo al mercato ieri. “Ho deciso di espormi con nome e cognome – ha spiegato alla radio – perché ho assistito direttamente a quanto avvenuto ieri al mercato di via Osoppo”. Kieayed ha spiegato di aver “sentito la voce dei sostenitori di Pisapia e di quelli della Moratti che cercavano di sovrastarli. Una signora, che poi è la donna che ha denunciato l’aggressione, si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto ma non l’ha spinta, né colpita. Lei si è seduta a terra di propria volontà. Una volta seduta ha cominciato gridare di essere stata aggredita”. “Questo racconto – ha concluso – sono pronta a ripeterla davanti a un tribunale”.

UBUNTU

«Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo e la intrattiene. Questo è un aspetto di Ubuntu. Ubuntu non significa non pensare a se stessi ma porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?» (Mandela)

Ubuntu è un’etica e un’ideologia dell’Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone.
È un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo, una regola di vita, basata sulla compassione e il rispetto dell’altro“.
Appellandosi all’ubuntu si dice: “Umuntu ngumuntu ngabantu”, “Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo“.
L’ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di pace.
Si usa in Sudafrica in una campagna nazionale per la promozione della società:
Io sono perché noi siamo”
“Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”
“Umanità verso gli altri”
“Credo in un legame universale di scambio che unisce l’intera umanità”
.
In senso ristretto Ubuntu è Umanità come qualità umana. Ma c’è anche la dimensione religiosa di un legame universale.
L’uomo è definito dalle sue relazioni con gli altri.
La massima Zulu “Umuntu ngumuntu ngabantu”, “Una persona è una persona tramite altre persone” in Africa ha un significato più ampio e sacro, suggerisce che la persona deve diventare tale comportandosi con il resto dell’umanità in modo conforme al rispetto degli antenati. Chi sostiene ubuntu in vita potrà raggiungere, nella morte, l’unione con chi è ancora vivo.
Ubuntu è uno dei principi fondamentali della nuova repubblica del Sud Africa ed è connesso con l’idea di un Rinascimento Africano.
Nella sfera politica, il concetto di Ubuntu sottolinea la necessità di unità o consenso nel prendere decisioni, così come la necessità di una impronta umanitaria come base di esse
Rappresentante dell’ubuntu è il Premio Nobel sudafricano Desmond Tutu,che ne ha tratto ispirazione per la sua azione contro l’apartheid
In campo politico: Ubuntu significa unione e condivisione nel prendere decisioni.
Questo ideale ha stimolato lo spirito patriottico e dà alle popolazioni nere orgoglio, dignità e rispetto.
In campo giuridico: L’Ubuntu diffonde l’idea di fratellanza. Per es.,quando un uomo uccide un altro uomo l’assassino sconta la sua pena, ma intanto la famiglia del colpevole instaura un legame con la famiglia della vittima per risarcirne i danni.
In campo religioso: si crede in un legame universale che tiene insieme tutta l’umanità.
Il detto “una persona è un tramite per mezzo delle altre” vuol dire che tutti debbano comportarsi con tutti in modo uguale, corretto e nel rispetto degli antenati.
In campo economico: si lavora per sviluppare la solidarietà economica tra esponenti di censo e potere politico diverso.
In campo sociale riguarda tutte le relazioni tra gli uomini.

(Sembra chiaro che il neoliberismo è ciò che di più diverso possiamo immaginare, proprio in quanto esalta l’egoismo, l’individualismo, la lotta spietata, la prevaricazione di pochi su molti, l’assenza di pietà e condivisione.
Sembra chiaro che certe religioni, come il cattolicesimo, che dovrebbero operare secondo i principi del Cristo sulla linea dell’Ubuntu, lo neghino poi nei fatti con palesi trasgressioni come l’odio all’Islam, agli ebrei, ai pagani, alle donne, ai bambini, agli omosessuali, agli agnostici, agli atei…
Sembra chiaro che enclavi involute come i leghisti se ne pongano agli antipodi, per propagare un sistema ristretto, basato sui diritti di pochi individui di clan, nella distruzione di tutti i legami umani che dovrebbero tenere insieme una nazione e una collettività universale.

Il Governo boicotta il referendum
Viviana Vivarelli

Lega e B hanno fatto una pesante propaganda per le amministrative sul territorio evitando però di parlare di centrali nucleari,sapendo benissimo che non avrebbero preso voti e anzi governatori e sindaci leghisti hanno mentito spudoratamente dicendo che mai avrebbero voluto le centrali sul loro territorio. Anche Cappellacci, Zaia e Cota si sono mostrati contrari.
Oggi i mentitori hanno fatto subdolamente passare in Parlamento un decreto omnibus, imposto alla fiducia, che contiene poche variazioni alla legge sulle centrali per rendere nullo il referendum.
Sanno benissimo che se il referendum si farà, il SI’ alla abrogazione del nucleare sarà schiacciante come in Sardegna, perché dopo Fukushima tutti i paesi europei hanno interrotto i loro piani nucleari e solo dei criminali pazzi possono sostenerlo ancora.
Questi delinquenti di Pdl e Lega tentano di annientare la volontà popolare.
Nel decreto oltre a fare variazioni sulla legge del nucleare col palese intento di togliere la decisione al popolo,c’è anche la proroga del divieto di incroci tra giornali e tv e l’aumento delle accise sui carburanti.
L’opposizione aveva chiesto la diretta televisiva ma l’hanno negata per non mostrare la loro ipocrisia alla gente, per non far vedere qual’è la cricca di affari contro gli interessi del paese.
Bonelli dei Verdi: “Il governo B ha chiesto la fiducia sul decreto ammazza Democrazia: ma B ed il suo governo non raggiungeranno lo scopo di rubare il diritto dei cittadini di votare per il referendum, diritto tutelato dalla Costituzione. B e il suo governo hanno perso il consenso popolare e si sono barricati nella fortezza di Palazzo Chigi:sono disposti a tutto pur di non far votare gli italiani”.
Ma la sentenza della Corte costituzionale del ’78 sui referendum è chiara: o c’è un’abrogazione definitiva e non condizionata o i referendum si fanno lo stesso”.
La tv embedded tace. Noi parliamone!
E chi va a votare per sindaci al ballottaggio si ricordi di questo e non voti Pdl e Lega!

TAFANUS
“Non credo che vorremmo consegnare la nostra città a chi promette progetti irrealizzabili e vorrebbe fare di Milano la Stalingrado d’Italia”.” (B.)
Il primo pensiero che uno fa, sentendo questa scempiaggine, è che se io fossi un nazistello attempato ed azzimato Stalingrado non la nominerei, visto che fu grazie all’eroismo di quella città che il nazismo subì la sua prima cocente sconfitta, prima di essere spazzato via dalla storia.
In secondo luogo, B. non lo sa certamente ma una delle immagini più celebri di Stalingrado è quella di un suo famoso monumento risalente all’epoca della storica battaglia. Vi sono raffigurati sei bambini che fanno il girotondo attorno….. ad un caimano!
A volte il destino dà segni inquietanti del suo agire.

Maria Pia Caporuscio
La chiamano “democrazia” dopo averla violentata. La democrazia che significava “libertà responsabile” è diventata “libertà di fare il proprio comodo”. Questa massa di delinquenti chiamati “potenti” che fanno abuso di tutto persino delle parole, stanno distruggendo la vita nel nostro Pianeta. Violentano la Terra distruggendola per secoli con quelle oscene centrali nucleari. Violentano la vita delle popolazioni a cui vogliono togliere persino l’acqua che come l’aria e il sole è parte vitale per ogni essere vivente umano e vegetale. Violentano la vita degli animali costringendoli ad una condanna atroce dentro le batterie o legati in mangiatoie. Violentano la vita degli uomini depredandoli di ogni risorsa, lasciandoli morire di fame e di malattie nei Paesi cosiddetti del terzo mondo. Violentano la vita di tutti gli altri abitanti della Terra togliendo loro la possibilità di lavorare, rendendoli schiavi di pochi luridi esseri, indegni di appartenere alla razza umana. Questi “POTENTI” a cui nessuno finora ha osato opporsi, oggi hanno raggiunto l’apice e se, a livello planetario, le popolazioni non si organizzeranno per spezzargli le ossa e ritornare al punto di partenza, il pianeta stesso è a rischio estinzione. Di solito sono tutti vecchi i potenti e non gliene frega niente di quello che succederà dopo di loro ma noi abbiamo figli da crescere e DOBBIAMO FERMARLI!
Siamo miliardi di persone su questo pianeta ed è osceno che ci lasciamo sottomettere da un branco di lupi. Abbiamo l’arma più micidiale per riuscirci: internet, USIAMOLO come i pigmei usavano il tam tam e chissà, potrebbe nascere una rivolta collettiva, che faccia tremar le vene e i polsi, come diceva Dante. Ricordiamoci che nemmeno i potenti sono eterni e prima o poi cadranno, come corpo morto cade!
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LA BORGHESIA BENE DI MILANO STA CON PISAPIA

Altro che zingaropoli! Milano schiera i migliori per Pisapia. 101 nomi eccellenti, la cosiddetta borghesia illuminata milanese: professionisti, banchieri, manager, imprenditori, economisti,
architetti, sociologi danno l’addio al blocco sociale conservatore che ha rovinato Milano e invocano una svolta. “Milano è stata l’Eldorado d’Europa. Come si fa a lasciarla nelle mani del populismo plebeo di Bossi e di quello plutocratico di B, interpretati per un grigio quinquennio dalla pochezza culturale di Letizia Moratti?”
In testa Piero Bassetti, olimpionico, master alla London School of Economics, assessore a Milano negli anni 60, 1° presidente della Regione Lombardia.
Chiedono un blocco sociale nuovo e alternativo, né di sx né di dx (ma va?), di lavoratori e professionisti, borghesia tradizionale e neo-borghesia, flussi e reti, più il ceto medio e gli immigrati che ormai controllano e dirigono il 13% delle imprese milanesi.
Giuristi come Valerio Onida, ex presid.della Corte Costituzionale, banchieri come Alessandro Profumo e Piero Schlesinger, economisti come Pippo Ranci, Fabrizio Onida, Marco Vitale e Mario Artali. E poi l’ex presidente della Consob Salvatore Bragantini con Rosellina Archinto, l’avvocato Cesare Degli Occhi,il collezionista d’arte Giuseppe Berger, il notaio Giuseppe Fossati, il filosofo Fulvio Papi, il designer Fulvio Ronchi, la pubblicitaria Annamaria Testa più Bruno Tabacci.
“Abbiamo visto profilarsi il miracolo dell’alternativa, né di dx né di sx, incarnato da una persona che ha creato consenso senza soldi e senza partiti. Di fronte a una città e a un paese male amministrati, alle insulsaggini di Bossi sull’immigrazione, alle fesserie sui ministeri al nord, e alla miopia ringhiante di B, un blocco sociale conservatore che fa da tappo alla città e al paese. Il cambiamento urge non tanto per lo scandalo Ruby. Si può anche tollerare un puttaniere al comando, ma non far finta che non soffra la democrazia in un paese che ha un parlamento di nominati”.
Tra il 1960 e il 1967, con la giunta del sindaco socialdemocratico Gino Cassinis e Bassetti assessore al Bilancio, alle Finanze e all’Organizzazione, fu lanciato il Piano Milano che realizzò 144 mila vani di edilizia popolare, 30 scuole, il parco di viale Forlanini. Municipalizzò il gas della Edison con una battaglia campale appoggiata da Enrico Mattei, che aveva fondato Il Giorno. Si fece il primo prestito di 2 milioni sulla Borsa di New York con l’aiuto di Raffaele Mattioli. Si creò in stazione Centrale il servizio di assistenza al Treno della Speranza, che arrivava tutte le notti dal sud, carico di immigrati, per i quali si istituirono corsi di alfabetizzazione.
“Oggi invece – lamenta Bassetti – si vive di paure indotte da una classe politica in gran parte insulsa, così oscurantista da non capire che non basta innalzare qualche grattacielo dell’Expo, che nutrire il pianeta è un tema che trascende le beghe politiche per le quote di potere, che la sfida non è il rifiuto dell’immigrazione, ma la gestione di un fenomeno ineluttabile, che è anche un’opportunità per fare veramente di Milano l’8a Glocal City d’Europa. Il sindaco di Rotterdam è un immigrato. A Milano il credito al consumo erogato agli immigrati è pari a quello erogato ai milanesi. Banca Intesa ha costituito l’Extra Bank, istituto multietnico. Perché sa, come sanno tutte le altre banche, che se li buttiamo fuori dalle balle come vorrebbe Bossi, tagliamo di netto il 10 % della nostra
economia e andiamo a fondo.”
Rifiutano una Milano rattrappita in un bozzolo di neo-populismo fatto di arcaicità, provincialismo gretto, affarismo e potere rivolto all’interesse di pochi.Vogliono un nuovo csx e che anche il Pd si adegui ad alternative del tipo Pisapia.
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Paolo Farinella, prete a favore di Pisapia e Vendola

Per 17 anni la maggioranza dei cattolici ha votato questi epigoni del demonio che hanno sempre realizzato il loro tornaconto individuale e di gruppo, sacrificando sull’altare del moloch dell’egoismo e del razzismo ogni idea e parvenza del «Bene Comune», tramutato in «Interesse Privato» delle Istituzioni e dello Stato fino al punto di ridurre il Parlamento a scuderia di un solo uomo.
Abbiamo assistito all’indecenza ignobile di rappresentanti del Popolo italiano venduti e comprati..In questo Parlamento sempre più somigliante ad un suq da suburra, i cattolici senza nemmeno turarsi il naso hanno firmato e approvato leggi e decreti che gridano vendetta al cospetto di Dio, tutte contrarie all’etica cristiana.
Quanto di più perverso si potesse immaginare in natura, B e Bossi lo hanno fatto e i cattolici hanno approvato, condiviso e accettato, confondendo il fine con i mezzi, senza forse rendersi conto. Secondo la morale cattolica, però, il fine buono non giustifica mai i mezzi cattivi. In buona fede, molti cattolici li hanno votati e sostenuti perché pensavano che «un governo cattolico», decisamente schierato in difesa della «civiltà cristiana» avrebbe fatto «leggi cattoliche» come difendere il crocifisso nei locali pubblici, negare il riconoscimento alle coppie di fatto, il testamento biologico inerente la fine della vita, le decisioni in punto di morte e i finanziamenti alle scuole private che per circa l’80% sono cattoliche.
I vescovi e il papa stesso hanno abdicato dal loro ministero profetico e si sono assisi alla mensa dell’immoralità, contrattando come qualsiasi altra lobby interessi e tornaconti. In cambio del silenzio su leggi immonde e anticristiane come la Bossi/Fini o quella sulla finta sicurezza che equipara il clandestino immigrato a delinquente, colpevole solo perché povero, immigrato, in fuga dalla fame. Noi cattolici…siamo complici di sterminio e di delitti contro l’umanità perché abbiamo dato mandato al governo di uccidere gli immigrati nel momento stesso in cui il parlamento vuole obbligare i medici a nutrire con la forza i moribondi già morti, ma apparentemente respiranti.
Difendiamo il crocifisso ornamento e abbiamo ucciso il Crocifisso incarnato nei disperati.
Allo stesso modo siamo complici di tutti i tagli allo stato sociale che hanno gettato nel caos le scuole pubbliche a favore delle private, che hanno assassinato una popolazione di poveri, di portatori di handicap, di famiglie monoreddito.
La morale cattolica insegna che sul piano delle intenzioni è tanto ladro chi ruba materialmente quanto chi fa il palo senza sporcarsi materialmente le mani. Abbiamo tollerato un presidente del consiglio che induce alla prostituzione minorenni in case di sua proprietà, ma protette dal segreto di Stato e quindi equiparate a residenze ufficiali; abbiamo assistito complici e silenti alla tratta delle prostitute pagate con soldi pubblici e trasportate con mezzi pubblici, cioè con denaro sottratto ai bisogni della povera gente. Abbiamo permesso che il parlamento e i parlamentari ..votassero e difendessero una trentina circa di leggi immorali, tutte scrupolosamente «ad personam», cioè la negazione pura e dichiarata del «Bene Comune», svilendo così il vangelo e le sue esigenze a mero mercimonio di prostituzione.
Abbiamo visto vescovi che si sono inginocchiati davanti a B (vescovo di Sassari); vescovi che in campagna elettorale lo hanno accolto sul sagrato della chiesa in pompa magna (vescovo di Cagliari); vescovi che lo hanno difeso a spada tratta come benefattore (vescovo dell’Aquila); vescovi che hanno giustificato le sue bestemmie (mons. Fisichella, responsabile pontificio della nuova evangelizzazione europea); vescovi che invece di condannare la sua condotta immorale hanno taciuto (Bagnasco, Bertone, Papa) oppure hanno condannato chi lo condannava, tacciandoli di «falsi moralisti» (card. Scola di Venezia al Meeting di Rimini 2010).
Che dire poi delle leggi razziste a favore solo dei ricchi e della criminalità organizzata, degli uomini di mafia e delle donnine portate in parlamento o in Europa con lauti stipendi in cambio della loro protezione o dei favori sessuali?
Se non ci convertiamo, noi siamo colpevoli come B/Bossi e accettiamo il prezzo della prostituzione.
A chi in Italia vuole instaurare una religione civile senza Cristo, abbiamo dato il mandato ignobile di difendere il «crocifisso», ben sapendo che lo avrebbero usato come arma per difendere i loro interessi e opporre la «civiltà cristiana» come argine alla massa di diseredati che vengono in Europa..
Vanno in chiesa, praticano molto, fanno la comunione e votano B, il corrotto e corruttore, utilizzatore di prostitute minorenni e non, evasore fiscale, alleato di mafia e camorra, uomo senza principi e senza morale, spergiuro di professione e ladro per vocazione.
Non è mai troppo tardi. Il 29/30 maggio come cattolici abbiamo la possibilità di riscattarci e di dare un segnale al Paese e ai politici: noi vogliamo stare dalla parte degli onesti, dei corretti, dei politici che si sforzano di servire il «Bene Comune», che non fanno promesse mirabolanti che non potranno mantenere solo per raccattare qualche etto di voti. Noi non stiamo con chi vuole il potere ad ogni costo per spartirsi la torta dei soldi pubblici rubandoli ai poveri, alla scuola e per fare i propri porci comodi, noi appoggiamo chi promette legalità per restituire al popolo oppresso la dignità dell’onore e del diritto.
Noi appoggiamo e votiamo uomini non credenti come Pisapia a Milano perché proprio in quanto non credente è serio, degno, onesto e rispettoso di tutte le fedi e siamo certi che nulla farà contro la religione cattolica, ma la rispetterà con scrupolo e coerenza. Il suo programma è lo specchio fedele del «Bene Comune» come descritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica perché nonostante le invettive e le falsità su di lui, realizzate ignominiosamente da una donna senza dignità, ma ricca di milioni, egli ha promesso di governare Milano e tutti i Milanesi senza discriminazione. Noi voteremo De Magistris a Napoli che da uomo di Legge, sicuramente porrà un argine alto alla camorra e alla politica della compravendita restaurando la legge dei diritti che mai per un cattolico potranno essere concessioni di un delinquente e di un corrotto. In tutte le città e villaggi dove si vota per il ballottaggio, noi non voteremo per i candidati di dx, appoggiati da B, Bossi, Casini e Fini perché come cattolici vogliamo porre un segno fermo di svolta morale e di svolta politica.
Se dovessero vincere B e Bossi, l’Italia sarebbe perduta e il senso di legalità e di moralità scomparirebbero definitivamente anche dall’orizzonte delle generazioni future.

RIPRENDE LA LOTTA NO TAV
Da Carta (sunto)

Il movimento .NoTav si prepara al tentativo di apertura del cantiere di Chiomonte (galleria esplorativa) per giugno, che nelle parole dello stesso Presidente dell’Osservatorio Torino-Lione Virano ha non un valore tecnico ma politico: l’agibilità del territorio». Insistenti le voci di una possibile «militarizzazione», ipotesi propugnata dai vertici del Pd torinese (contro la Valsusa) con la dx. Da parte sua la Lega, al governo in Regione, mentre taglia interi reparti dell’unico ospedale della valle non promette neanche «compensazioni» per l’alta velocità perché… è già essa un vantaggio!
Il governo dovrà trovare modi e tempi sia per convocare un tavolo istituzionale a Palazzo Chigi sia per rinnovare con la Francia il trattato internazionale in scadenza (è una delle condizioni poste da Bruxelles per i fondi europei). Il Consiglio regionale piemontese cerca, tra l’ostruzionismo dei consiglieri grillini e della Fds, di approvare la legge che regola le ricadute economiche sui territori delle grandi opere.A Chiomonte il sindaco di cdx teme di essere lasciato solo, col prefetto, a «gestire» la situazione.
Il Movimento si è consolidato come diffuso e intergenerazionale, sia radicandosi capillarmente sul territorio sia aprendosi a temi più generali e cercando forme di coordinamento con altre mobilitazioni (NoDalMolin, NoPonte, discariche campane, referendum sull’acqua)
Il no all’alta velocità è diventato qualcosa di più profondo, consapevole e informato. E’ una comunità naturale, autocostituitasi nella e con la lotta.
All’inizio ci si è incentrati sui costi per il territorio e la salute a fronte di vantaggi sociali ed economici inesistenti. Poi si è chiesto: a chi giova? E’ emerso il sistema che assegna senza gare d’appalto i lavori a grandi aziende private (general contractor, prestiti bancari garantiti dallo stato) e fa lievitare i costi dell’opera con un sistema di subappalti basato su lavoro precario e sovrasfruttato
Il modello passato indenne attraverso Tangentopoli, si è perfezionato sotto i governi di csx (vd il plauso di Prodi ai piano obiettivo) ed è poi stato suggellato dalla legge obiettivo del governo B nel 2002, classico es. di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.
Il Movimento denuncia la corruzione politica e le infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti e tocca la questione del debito pubblico. Critica il capitalismo finanziarizzato, distruttivo di un territorio nel suo insieme: vita e lavoro, economia del debito rovesciato sul «pubblico». In tal senso la lotta NoTav è una lotta locale ma non localistica. In gioco: il territorio come bene comune che rinvia ai nodi cruciali della produzione e ripartizione della ricchezza sociale .
La denuncia è alla crisi di legittimità dei poteri istituzionali e alla crisi della rappresentanza politica.
L’attacco è alla catena stato-banche-grandi imprese-cordate politiche che sta annientando la democrazia.
Contro la legalità arbitraria dello stato e dei partiti (dx=sx in quanto partito unico della predazione e della spesa) si afferma un’altra legalità, in base al diritto-potere di una popolazione di resistere sul territorio.
Prima il NO TAV si è organizzato fuori dei canali tradizionali (partiti e sindacati) sordi alle richieste del movimento. Poi le organizzazioni sono diventare un valore autonomo in un piano di democrazia diretta con proprie «istituzioni» e propri circuiti comunicativi, per il “controllo” sulle istituzioni politiche locali, su una linea di autoformazione progressiva della democrazia ‘dal basso’.

http://www.carta.org/2011/05/a-che-punto-sono-i-notav/
..
http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Possono politici miliardari, essere interpreti dei problemi reali, quotidiani, di gente stipendiata a 1000euro al mese con lavoro precario o che non si trova ?
    Ove toccano, si producono costi e distruzione.
    Gigliola Mazzali

    Commento di MasadaAdmin — maggio 25, 2011 @ 5:03 am | Rispondi

  2. Sursum pernachiam RAR

    Con il pernacchio si è suggellato il legame federale tra nord e sud

    E’ il massimo del patto nazionale!

    (Commento di Radio Londra all’art. “Bossi, i ministeri e il furto del pernacchio”, sta in Il Messaggero del 24 maggio)

    **********

    Il massimo consentito a Bossi !

    Altrimenti non ci sto e rivendico l’originalità della pernacchia; nessun suggello federale, perchè manca la qualità, dote indispensabile per valutare il significato di una pernacchia.

    La vera pernacchia segue un itinerario totalmente differente, in quanto è sempre diretto dal governato al governante, dal debole verso il forte, dal mite verso l’arrogante.

    E’ un’arma morale di grandissimo effetto, perchè non uccide la persona ma la mortifica senza alcuna pietà, e riesce ad esprimere il proprio dissenso senza sprecare troppe parole.

    Una pernacchia tra potenti e solo una volgarità, frutto di ignoranza e incapacità di far valere le proprie ragioni. Il debole nulla può contro il prepotente, così elargisce una pernacchia come riassunto delle proprie impossibilità a contestare il prepotente.

    Ma il forte contro il forte svilisce la filosofia della pernacchia, che è una filosofia popolare, come le saghe paesane, la fiera dell’ultima domenica del mese.

    In Bossi c’è populismo, non popolarità; l’acqua del Po è populismo e anche maleodorante, le scampagnate a Ponte di Legno, con relativa sbronza generale, sono populiste non popolari.

    La pernacchia trova corrispondenza solo al grido di Pierre Jacques Étienne visconte di Cambronne: “Merde !”

    Per cui, lasciate in pace la nobilissima pernacchia, in bocca ad un padano diventa volgare.

    SURSUM PERNACHIAM !

    Rosario Amico Roxas

    Commento di MasadaAdmin — maggio 25, 2011 @ 5:05 am | Rispondi

  3. non solo in Spagna INDIGNATI ma anche a NAPOLI ! non è democrazia

    questa che abbiamo ma è una TRUFFA ! Bisogna fare una legge contro

    il CONFLITTO DI INTERESSI CHE NON è STATA MAI FATTA !!!!!!!!!!!!!!!

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — maggio 25, 2011 @ 5:09 am | Rispondi

  4. a proposito di sconfitta non so se hai notato che da una decina di giorni D’ALEMA IL CONDOR è tornato improvvisamente a volteggiare su tutti gli schermi tv… mi sembra riduttivo pensare SOLO ad un suo ovvio desiderio di salire sul carro degli ormai probabili vincitori: e se invece cercasse (come) sempre di sgonfiargli le gomme al carro?
    Perché non attivi un sondaggio (serio) in proposito su masada?
    bruno

    Commento di MasadaAdmin — maggio 26, 2011 @ 1:42 pm | Rispondi

  5. Legge sul CONFLITTO di INTERESSI : SUBITO !!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Berlusconi proprietario di TV e Giornali non potrà parlare mai più di trasmissioni o giornali di altra tendenza e un politico come Berl. non potrà mai più essere eletto né diventare presidente del Consiglio

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — maggio 26, 2011 @ 1:55 pm | Rispondi


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