Nuovo Masada

aprile 30, 2011

MASADA n° 1287. 30-3-2011. LA DEMOCRAZIA DIRETTA

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Viviana Vivarelli

Alla fine del 1700 nacque il concetto di repubblica parlamentare, che era un grosso passo avanti rispetto alle monarchie del tempo. Oggi, dopo due secoli e nella degradazione delle repubbliche parlamentari, non più rappresentative dei cittadini ma di gruppi di potere che sovrastano i cittadini e i governi, dobbiamo lottare per una nuova idea di democrazia:
LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA o DIRETTA.

E’ evidente che i governi cosiddetti democratici del mondo sono per lo più ostaggio consenziente delle multinazionali e delle organizzazioni del crimine (armi, farmaci, droga, guerra, depredazione di risorse, petrolio, nucleare, chimica, media, chiese…).
Il neoliberismo ha ucciso la democrazia e l’ha ridotta a una parvenza senza più significato.

Lo Stato o l’unione di Stati sono sempre più succubi di interessi diversi e in contrasto con quelli collettivi. I diritti sociali, civili e del lavoro hanno subito una regressione allucinante.
Massimamente dobbiamo lottare per una democrazia diretta in Italia, dove le istituzioni sono state svuotate di sostanza, è stato rotto l’equilibrio delle funzioni, un golpe strisciante ha accentrato tutti i poteri nelle mani del Presidente del Consiglio, l’opinione pubblica è sempre più manipolata e il Parlamento, grazie al furto leghista della sovranità popolare, non rappresenta più i cittadini ma 5 capipartito e le loro lobby.
La truffa che B intende perpetrare oggi sull’ultimo residuo democratico, il referendum, e una guerra dichiarata ad arbitrium senza nemmeno il voto parlamentare, dicono che la situazione è precipitata irreversibilmente e non resta più tempo prima che le ultime roccaforti democratiche siano distrutte: referendum, ultima stampa libera, opinione pubblica non embedded, sindacati, scuola, movimenti e diritti civili, magistratura non comprata, movimenti giovanili, volontariato…
L’intenzioni di B di trasformare la repubblica parlamentare in una repubblica presidenziale forte a diretta elezione popolare, con l’acquiescenza torbida del Pd, ci mette in allarme rosso.

La bicamerale, il silenzio sul conflitto di interessi, il tradimento dei valori della Resistenza e della democrazia e un Pd che ha aperto al bipolarismo, alla casta partitica e alla distruzione dei diritti del lavoro, dei diritti civili e dei diritti umani, senza nerbo di fronte ai progressivi passi di anti-democrazia di B, e incapace di rinnovarsi nel suo interno e di darsi ideali e innovazione, sono stati l’inizio del degrado. Nessuno dei misfatti che B ha potuto commettere sarebbe avvenuto senza la complicità di quel partito della sx che è stato erede infedele del socialismo storico, e senza la degradazione etica di quel gruppo di partiti di centro che ha tradito i valori cristiani e civili, che pure nella Resistenza e nella Costituzione del 48 si erano espressi, e adesso hanno tutto dimenticato per le aderenze di interesse a una chiesa ormai svuotata di senso e ridotta a manifestazione terrena, materiale, esteriore e mediatica, lobbie tra le lobbie, e per i legami con gruppi di potere economico e criminale.
I tradimenti concentrati dei partiti, da dx, da sx e dal centro, hanno portato lo Stato italiano alla sua rovina, politica, economica, etica, nazionale e internazionale.
Ma, quando un flusso negativo è arrivato abbastanza oltre, nasce inevitabilmente un contro flusso positivo, destinato ad opporsi ad esso per produrre sviluppo nuovo.
Nel decadimento della democrazia parlamentare, con un Parlamento che è ormai una corte di servi proni a interessi particolari nell’abbandono di un interesse generale, urge
CHE LA DEMOCRAZIA SIA DEMOCRATIZZATA.
CHE SI ABBANDONI LA DEMOCRAZIA INDIRETTA O PARLAMENTARE PER UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATA O DIRETTA

Il 1° passo per realizzare questo progetto è la distruzione dei partiti che, da volano per gli interessi e i bisogni popolari, si sono trasformati in Casta autoreferenziale fine a se stessa, i cui atti ormai deflagrano contro ogni rappresentanza democratica, contro ogni salvezza della Nazione, contro ogni sinecura dei più deboli.

La prima obiezione che nasce contro il progetto di una DEMOCRAZIA DIRETTA è che essa non è fattibile. Al contrario, la democrazia diretta è l’idea nuova di Stato che sta avanzando di più nel mondo, anche se ha trovato la sua espressione più completa in Svizzera, con l’allargamento della funzione deliberativa ai cittadini, e ha trovato la sua applicazione più moderna negli esperimenti municipali nati dopo i grandi forum internazionali di Seattle e Porto Alegre, con la partecipazione anche ’finanziaria’ alla gestione della cosa pubblica.
Ovunque, nel mondo, gli strumenti di democrazia diretta stanno avanzando, mentre è chiaro che nei paesi come l’Italia dove la democrazia viene uccisa, non solo non vengono aumentate e facilitate le vie con cui i cittadini possono dire la loro, influendo fattivamente sulle scelte di Stato, ma si tenta anche di imbavagliare quella poca democrazia diretta che è rimasta, come fa oggi Berlusconi coi tre referendum, con la distruzione progressiva del sindacato, con gli attacchi alla Magistratura, con l’abolizione della sovranità popolare come diritto a scegliersi i propri candidati senza l’arbitrio delle segreterie politiche.

I poteri a cui il cittadino vuole partecipare sono 3: fare le leggi o cambiare quelle esistenti, gestire meglio la finanza pubblica, controllare l’operato delle istituzioni e poterne censurare i responsabili se non rispettano il loro mandato e le loro funzioni conseguendo il bene comune.
Referendum, sondaggi, forme diverse di raggruppamenti popolari ‘per interessi’ dal basso non gestiti da partiti, partecipazione finanziaria alle spese pubbliche, facoltà legislativa ed esecutiva allargata, uso del web.. sono tanti strumenti che devono necessariamente combattere il potere perverso dei partiti, alleggerire la manipolazione dall’alto, svincolare i governi dalle lobbie, e aumentare la capacità e il potere reale dei cittadini.

Vediamo ora l’esperienza di democrazia diretta in Svizzera.
La Svizzera è tutt’altro che uno Stato facile e omogeneo; è multiculturale, multietnica e multiliguistica.
Non ha l’identità monocratica, omologata e impossibile auspicata dalla Lega, che reprime o rimuove senza regolare.
La Svizzera può essere un buon esempio iniziale di ciò che si può fare per realizzare una DEMOCRAZIA DIRETTA. Può essere confrontata col Belgio che, con analoga piccolezza, ma senza questi strumenti, presenta invece contrasti interni tanto insanabili da essere senza governo da due anni.
La Svizzera non è affatto uno Stato facile: federazione di 26 Cantoni, ha pesanti diversità etniche, linguistiche, religiose e culturali e una forte immigrazione (22% contro il 7% italiano): 3 regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, più le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l’italiano sono lingue ufficiali, più il romancio e il ladino. Diversità religiose tra cantoni protestanti e cattolici, più componente islamica.
Eppure tutte queste diversità sono state composte ‘dal basso’ attraverso vari strumenti di democrazia diretta con cui la Svizzera si presenta, addirittura dal 1800, con una estesa partecipazione del popolo alle scelte fondamentali dello Stato e alla gestione finanziaria della cosa pubblica per il bene di tutti.
Garante dei diritti politici è la Cancelleria federale che funziona come fosse un corpo di avvocati dei cittadini e assiste e consiglia i promotori di referendum o iniziative popolari affinché avvengano nel modo migliore possibile.
Strumenti continuamente usati sono plebisciti e referendum. Questi due strumenti stanno avanzando nel mondo (meno che in paesi controcorrente come l’Italia dove la democrazia viene tagliata). Questo avanzamento fa parte della storia, mentre i nostri partiti si sono messi fuori dalla storia.

L’avanzamento della DEMOCRAZIA DIRETTA è un fenomeno inarrestabile nel mondo e il NEOLIBERISMO, coi suoi regimi e i suoi arbitrii, non potrà fermarla, tanto più che esso ha rivelato la sua menzogna di fondo in quanto non solo non ha mantenuto la sua promessa di migliorare il benessere nel mondo, ma ha impoverito la parte già povera e la parte media, l’ha massacrate con progressive e interminabili guerre e devastazioni, ha messo il pianeta a repentaglio, ha contribuito a uno spaventoso cambio climatico e ha usato fraudolentemente la crisi finanziaria per distribuire altre iniquità e tentare la sottrazione dei diritti acquisiti per arricchire una porzione sempre più ristretta di magnati.
Nel 1980 solo una minoranza della popolazione globale godeva di un minimo di democrazia.
Oggi i paesi a relativa democratizzazione sono 130 per il 70% della popolazione planetaria.
Chi si oppone all’allargamento della democrazia si oppone alla storia.
Se il fenomeno inizialmente riguardava solo i paesi dell’Occidente, oggi le rivoluzioni del nord Africa, del Medio Oriente, dell’Est europeo, i cambiamenti in America latina o la crescita delle proteste popolari in Cina dimostrano che la storia non si ferma. E l’uso del web velocizza e rinforza i processi di liberazione, unificandoli in una comune ondata planetaria.
Tanto, più di fronte a questo flusso inarrestabile, appaiono perversi e antistorici i tentativi della partitocrazia italiana di congelare il processo di liberazione, cristallizzando i poteri dei pochi che comandano in alto e reprimendo la voce di chi vuole più democrazia dal basso.
Che i media partecipino a questa distruzione e demonizzazione della democrazia è la logica conseguenza degli ordini proprietari, non esistendo quasi più una stampa o una televisione libere, per cui le istanze di democrazia devono trovare canali alternativi: blog, face book, twitter, associazioni spontanee, nella globalizzazione dei diritti, nella resurrezione unita del villaggio globale.
Tanto più questi nuovi canali si diffonderanno e saranno alla portata di tutti con la partecipazione di tanti, tanto più velocemente vedremo sorgere movimenti di liberazione senza capi e con nuove utopie politiche.

La democrazia diretta implica che le scelte politiche non dipendano solo dall’esercizio del voto, dalla partitocrazia e da quei partiti che temporaneamente hanno la maggioranza di voti, ma che essa sia data ai cittadini con interventi vincolanti che vanno ben oltre a quel diritto di voto che si esercita solo ogni tanti anni per sparire poi nel nulla senza nemmeno un vincolo di mandato o una reale scelta dei candidati.
Come risulta chiaro, in quei paese dove la democrazia diretta viene applicata, essa può riguardare qualsiasi tema della Nazione e qualsiasi settore della vita pubblica, sia locale che nazionale.

Un’altra obiezione immediata a chi propone una democrazia diretta è che essa può funzionare solo con cittadini maturi e consapevoli e che questo non è il caso dell’Italia.
Ma vediamo meglio. L’allontanamento dal voto e il disinteresse dei cittadini per la politica riguarda proprio le democrazie parlamentari, dove si raggiunge anche il 50% dell’astensionismo (Italia o USA o paesi europei), ma non riguarda affatto le democrazie partecipate o dirette dove i cittadini sono stimolati a dare il loro meglio e lo danno, crescendo in maturità e consapevolezza, proprio perché vedono che il loro intervento è importante e può modificare in meglio lo Stato.
La democrazia si impara esercitandola, mentre il cittadino che è considerato come un suddito, perde ogni stimolo, diventa abulico e incapace. Come vorrai imparare a nuotare se non nuotando? Potrai mai imparare a farlo se ti lasciano fuori dall’acqua? L’impegno che ognuno può mettere nel capire, informarsi, riflettere, confrontarsi e decidere è proporzionale al risultato. Se occuparsi di politica resta uno sterile chiacchiericcio, sempre meno persone se ne occuperanno. Se sarà uno strumento fattivo per cambiare le cose, l’interesse e la capacità aumenteranno proporzionalmente alla partecipazione.
Esercitare la democrazia realmente ti cambia il carattere, ti spinge all’interesse, ti porta al confronto, ti dà una coscienza sociale e civile.
Si cresce nella democrazia, non fuori dalla democrazia.

L’obiezione che i popoli non possono esercitare la democrazia direttamente perché non ne sarebbero capaci, è analoga a quella con cui certe chiese o culture hanno tentato di tenere le donne in stato di minorità ritenendole inferiori, mentre una donna ha le stesse capacità di un uomo e, se può studiare ed esercitare le proprie capacità senza ostacoli legislativi, ambientali o culturali, può benissimo arrivare a cariche direttive ed espletarle bene come un uomo. Vedi Angela Merkel (Germania), Cristina Fernandez Kirchner (Argentina), Pratibha Patil (India), Mary McAleese che succede a Mary Robinson (Irlanda), Tarja Kaarina Halonen (2° mandato presidenziale (Finlandia), Maria Gloria Macapagal Arroyo (Filippine), Ellen Johnson Sirleaf (Liberia), Michelle Bachelet (Cile), Micheline Calmy Rey (Svizzera)…
L’obiezione che intende tenere in stato di minorità un popolo è analoga alle teorie razziste al tempo dello schiavismo americano per cui i neri non sarebbero stati in grado di amministrare la propria autonomia e libertà ed era meglio tenerli schiavi. Mi pare che l’esempio di Obama sconfessi qualunque teoria razzista di razza nera inferiore o qualunque teoria razzista in genere.
Hitler aveva scienziati che scrivevano libri di pseudoscienza e libri scolastici per inculcare l’idea che gli ebrei fossero una razza inferiore e che avessero addirittura il cranio più piccolo e scimmiesco. Visto che i più grandi scienziati, banchieri, finanzieri del mondo sono ebrei, ci deve essere qualcosa di sbagliato in Mein Kampf. Come c’è qualcosa di sbagliato nei razzisti moderni che vogliono far credere che i migranti solo perché sono poveri sono anche inferiori o sono delinquenti.
Allo stesso modo chi dice che il popolo italiano non sarebbe capace di gestire una democrazia diretta perché è troppo ignorante, disinformato e inetto, sbaglia, perché nulla come l’esercizio reale della democrazia toglie a qualsiasi popolo questi difetti, nulla come l’interesse per la trasformazione in meglio del mondo in cui si vive rende l’uomo vigile, attento, attivo e, consapevole e intelligente.
Anche la sfiducia nel popolo che esercita la democrazia diretta è una forma di razzismo.

Sbaglia chi, come Berlusconi, crede e vuol far credere che l’uomo sia spinto solo dall’egoismo, dall’arrivismo, dal desiderio di depredare tutto quello che può a spese degli altri per il bene solo di se stesso o della propria famiglia, dal desiderio di potere e di possesso, e che, per questa avidità sia disposto a vendere tutto; dignità, verità, onore. Gli uomini non sono solo e non sono tutti dominati da questi istinti peggiori, altrimenti non avremmo avuto Mandela o Gandhi, Madre Teresa o la Teologia della Liberazione. E non avremmo i medici senza frontiera o Emergency o padre Zanotelli o don Ciotti, o i grandi combattenti civili per la libertà, non avremo avuto Matteotti o Maryin Luther King, e nemmeno le madri, le sorelle, gli uomini buoni, che giorno dopo giorno si dedicano alla cura dei propri cari in malattia o difficoltà o alla cura di persone che non sono loro parenti salvo per l’appartenenza umana.
Nell’uomo c’è anche un istinto sociale che lo porta spesso a grandi sacrifici di sé per il bene degli altri. E’ vero che spesso i potenti lo hanno manipolato trasformandolo in odio per il nemico, ossessione per il diverso, guerra, strazio, disperazione.. ma è vero anche che se non ci fosse questo istinto che ci porta a sacrificare noi stessi per il bene di un gruppo più grande, il mondo sarebbe finito da un pezzo.
La democrazia diretta stimola gli elementi unitivi degli uomini, il loro sé superiore.
Quando i blogger scrivono con ammirazioni dei volontari che aiutano l’M5S non indicano qualcosa che nasce oggi, ma qualcosa di antico nell’uomo: la voglia di dare liberamente il proprio tempo, la propria fatica, il proprio lavoro per qualcosa che è più grande di se stessi.

Durante gli ultimi 150 anni, i diritti dei cittadini svizzeri di poter decidere sulle loro leggi è enormemente aumentato così da ricoprire ogni settore della vita politica e anche la politica estera.
La Svizzera è perciò un modello per le altre democrazie e le sue tecniche possono essere studiate e importate. Con centinaia di referendum i cittadini svizzeri hanno imparato a prendere decisioni essenziali.
Il Governo non ha l’autorità di indire un referendum. Esso nasce per il desiderio di un gruppo di cittadini. La democrazia diretta non può essere controllata né dal Governo, né dal Parlamento né dai partiti. In Svizzera non potrebbe succedere che il presidente del consiglio fa una truffa legislativa per azzerare un referendum. Sarebbe azzerato lui,
C’è un referendum obbligatorio se si intende modificare la Costituzione.
C’è un referendum facoltativo per approvare o rifiutare leggi fatte dal Parlamento, su richiesta di 50.000 elettori
C’è un referendum di iniziativa legislativa (analogo alle 3 leggi di iniziativa popolare presentate da Grillo e ignorate dal Parlamento) su richiesta di 100.000 cittadini.
E non conta cosa ne pensino Governo e Parlamento.
In genere si cerca di far votare più quesiti allo stesso tempo, lo si fa per lettera e lo si farà presto su internet.
Insomma in Svizzera l’elettore può controllare o cambiare le leggi fatte dai suoi eletti o può scavalcarli con proposte proprie. E questo è considerato il caposaldo della democrazia elvetica.
E quello che si fa per i 26 cantoni svizzeri dovrebbe ripetersi per i 27 stati dell’Unione Europea. Questa sarebbe la democrazia.

Negli ultimi decenni il numero delle consultazioni popolari è aumentato del 35% in Svizzera, più del 100% in Europa. Ci possono essere differenze locali, per es. in 10 anni il Cantone di Zurigo fu chiamato a rispondere su 457 temi, il canton Friborgo solo 4.
Es. di referendum svizzeri: assicurazioni a prezzi inferiori, 4 giorno l’anno senza auto, parità di diritti per i disabili, corrente senza nucleare, moratoria per costruire nuove centrali, offerte di lavoro tirocinante per i giovani…. I partiti spingevano perché si votasse no, gli svizzeri hanno votato SI’. Per es. in un certo giorno di maggio, i votanti del Comune x furono chiamati a rispondere su 23 quesiti, 9 temi federali, 3 cantonali, 3 comunali e 8 domande di naturalizzazione.
Dopodiché il Governo deve piegare il capo.
Nessuno si sente sovraccarico per i tanti quesiti, a volte molti a settimana. Chi non vuole partecipare non è obbligato. Vota chi si sente di farlo. Ma i votanti sono moltissimi, perché tutti capiscono che è un potere del cittadino e nessuno butta via un potere. Invece si butta via un diritto di voto come il nostro con cui il nostro voto non cambia niente. Nulla come il voto in una democrazia parlamentare difettata dà il senso dell’inutilità e aumenta l’astensione. Se al cittadino viene dato il potere di migliorare le cos, lo esercita.
Dove lo Stato è centralizzato, come in Grecia o in Italia, il cittadino sente di non contare più niente. E nemmeno il falso federalismo della Lega ha cambiato qualcosa. Lo Stato resta sempre centralizzato, si vuol solo raddoppiare la macchina burocratica. Del resto il rifiuto a togliere le Province è stato ben chiaro.
L’iniziativa popolare è la base della democrazia diretta.

Esercitare la democrazia diretta ha cambiato gli svizzeri. Li ha fatti progredire. Nulla unisce più la gente che la conoscenza dei valori fondamentali dei loro diritti democratici diretti. Insieme possono salvaguardare la libertà e favorire la coesistenza pacifica in uno stato multiculturale.
Florian Gengel: “La gente non è più disposta ad essere governata dall’alto, ma vuole essere coinvolta nel processo legislativo e nell’esercizio del potere”.
In Svizzera il passaggio a una democrazia diretta su basi nazionali fu facilitata dal fatto che gli antichi comuni erano già abituati a forme di assemblea di villaggio in cui le decisioni si prendevano in comune. Da ricordare la battaglia referendaria a difesa dell’acqua pubblica che prese dieci anni per l’ostinazione di interesse degli ambientalisti, dei Cantoni e dei soggetti commerciali.
Se si pensa che in Italia un problema così importante come la privatizzazione dell’acqua e dove le esperienze fatte in tutto il mondo mostrano solo totali sconfitte, ha visto una legge imposta, senza sentire nessuno, da dx come da sx e che ora sta per essere scippata da Berlusconi, sembra allucinante. L’esempio dell’acqua è proprio un caso lampante in cui la partitocrazia in modo bipartisan si è trovata unita ‘contro’ il bene collettivo e ‘contro’ l’opinione pubblica, un caso che attesta come dei partiti non ci possiamo più fidare.
Ma il modo con cui da dx e da sx sono stati ignorati i diritti dei cittadini per la TAV in Val Susa non è molto diverso.
Mentre i referendum italiani calpestati, sui finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali di partito e sul nucleare mostrano la divaricazione tremenda tra partiti e cittadini.
La democrazia diretta non crea confusione in politica, anzi la ravviva e la tiene sempre attiva, con un tasso di vigilanza molto alto e una forte attenzione ai bisogno comuni. Di contro il sistema parlamentare abitua alla passività, all’inerzia, alla non influenza.

Si pensi solo all’ordine dissennato dato da Berlusconi alle ferrovie italiane di non trasportare più merci e di trasferirle tutte su strada, si pensi alla follia di un Governo che non solo stoppa le energie alternative, non solo aumenta indiscriminatamente le bollette energetiche, ma addirittura grava il costo delle merci di spese di trasporto che col gas e la benzina diventeranno sempre più onerose, per favorire interessi illeciti e privati con gente come Putin o Gheddafi.
Ebbene, lo sporco giochetto di Berlusconi, in Svizzera non sarebbe riuscito. Gli svizzeri con referendum hanno prodotto addirittura una modifica costituzionale che obbliga tutte le merci che passano per la Svizzera a spostarsi sui treni, lasciando le valli respirabili e belle e senza il traffico convulso dei tir.

E, se si crede che il referendum farebbe passare pratiche razziste, si pensi che la richiesta di ridurre il numero degli stranieri fu respinta.
Tra il1 848 e il 2007 la Svizzera ha avuto: 544 votazioni popolari, 162 iniziative popolari, 288 referendum obbligatori, 161 referendum popolari, 33 controproposte parlamentari.
Una cosa che piacerebbe molti ai leghisti: nel 1957 il Jura chiese di diventare Cantone autonomo e vinsero con una partecipazione dell’ 88,7%, fu un successo del movimento separatista ma anche il rifiuto di un nazionalismo separatista e una vittoria per la democrazia e il federalismo. I giurassici vinsero perché convinsero che volevano l’autonomia ma amavano la Svizzera come una nazione comune. Una bella lezione per i leghisti nostrani!

Il successo del sistema svizzero si basa sulla commistione di unità e diversità.
Un insegnamento per chi crede all’omologazione degli uguali e alla separazione dei diversi.
Non c’è nulla in questo sistema che somigli al federalismo leghista. Del resto la stessa Costituzione prevedeva molte forme di decentramento alla Regioni che sono rimaste leggi quadro, cioè non sono mai state realizzate.

Se si passa da una democrazia parlamentare a una democrazia diretta non migliora solo lo Stato, migliora il popolo.
Il sistema democratico diretto è di per sé educativo. Emancipa l’uomo e lo rende libero.
Non solo cambia il rapporto tra cittadino e politici, ma cambia in meglio i cittadini.
Gli elettori imparano a occuparsi del bene pubblico.
L’incompetenza non è una causa, ma è una conseguenza del fatto che in una democrazia parlamentare ai cittadini viene preclusa la partecipazione diretta alle decisioni politiche”.
Per fare un esempio spicciolo, immaginate una famiglia con figli grandi, dove solo il capo famiglia sappia, decida e amministri, con un potere assoluto, senza mai far partecipare i figli o la moglie all’andamento della casa, tenendoli all’oscuro di ciò che motiva le scelte e obbligandoli solo a ubbidirle una volta che lui le abbia deciso, senza nemmeno sapere o capire perché il soldi di casa vadano a una spesa piuttosto che a un’altra. Da una parte i membri di questa famiglia si sentiranno esclusi e angariati, dall’altra non si emanciperanno mai e, se il capo famiglia sparisse, sarebbero nel panico per non saper fare nessuna delle cose che il capo famiglia faceva.
E’ un falso dire che il cittadino è troppo ignorante, immaturo e qualunquista per potersi governare da sé, perché inseguirebbe le sue emozioni e non le cose giuste. Si vede piuttosto che è proprio il sistema parlamentare col mito delle contrapposizioni politiche a generare una comunicazione politica che si basa sulla visceralità e su una propaganda menzognera che quelle emozioni le manipola senza farle maturare.

La politica deve essere fatta per la gente, non deve essere fatta strumentalizzando la gente.
Nel 1800 anche in Svizzera c’era chi credeva che con una democrazia diretta il cittadino ignorante seguisse solo il proprio egoismo e che i politici avessero più diritto di governare in quanto superiori. In Italia oggi vediamo bene a quali efferatezze ci ha condotti questa presunta ‘superiorità’ dei politici; debito alle stelle, guerra, riproposizione del nucleare, precariato, compravendita delle cariche e dei voti, tasse quasi solo per lavoratori dipendenti, scempi dell’ambiente, corruzione, distruzione del sistema giustizia, stasi..
La democrazia diretta ha fiducia che la gente sappia agire con buonsenso.
Credete voi che se gli italiani avessero potuto votare per il Trattato di Lisbona sapendo cos’è,o per la guerra nel Kossovo, o per l’occupazione afgana, o per la guerra in Libia, avrebbero detto di SI’ a queste cose? Vedete bene come B cerca di affossare il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare, e contro il legittimo impedimento, contro il bene degli italiani e per interessi che non sono certo quelli del paese! E credete che, se egli prevarrà, sarà una vittoria della democrazia? Credete che, facendo questo, egli potrà dichiarare di rappresentare la volontà popolare?

E’ falso dire che la gente non si sa governare. I fatti provano che è questa casta politica che non sa governare, che è sempre più autoreferenziale e aliena dalla democrazia e che ci porta alla rovina.
Anche nella democrazia diretta ci sono le istituzioni, i partiti, i governi, ma i rapporti tra elettori e eletti è completamente diverso, e i politici se ne giovano e migliorano la loro qualità, perché nel sistema parlamentare all’irresponsabilità degli elettori .corrisponde l’irresponsabilità degli eletti.
Gli eletti si pongono in una disuguaglianza istituzionalizzata che nega, in nuce la stessa democrazia e che, con l’andare del tempo, cercherà solo di aumentare i privilegi d’élite.

“La vecchia immagine del cittadino incompetente, quando si passa alla democrazia diretta, è sostituita dalla nuova immagine di un cittadino più maturo, più responsabile, più competente e più sicuro di sé”.
Noi impariamo solo attraverso l’esperienza e anche la democrazia è un fare che dobbiamo sperimentare. Dobbiamo imparare a organizzarci, a collaborare, a sintetizzare, a razionalizzare i tempi e i modi, a non esaurirci in contrapposizione sterili, ma a produrre risultati comuni, in una parola “a vivere democraticamente insieme”.
Ma fare proposte non basta, e nemmeno riuscire ad avere la gestione di una parte delle finanze pubbliche, occorre poter esercitare il controllo politico affinché “le menzogne vengano smascherate, ci si attenga ai contratti stipulati, si prevengano favoritismi, si affrontino le emergenze.”

E’ interessante vedere come, in democrazia diretta, cambi il comportamento dei mass media, perché i cittadini avranno ogni interesse a far arrivare chiaramente le loro richieste, senza deviazioni ideologiche così da mirare nel modo più concreto possibile agli scopi cercati. Il risultato sarà una maggiore richiesta di informazioni dai media e una migliore capacità di questi di offrirne.

Interessante è anche il coinvolgimento che per ogni quesito è richiesto anche ai cittadini che sono all’estero. Ma soprattutto la vivacità di dialogo e confronto che si instaura, non sterilmente ma fattivamente, tra gli elettori. Il risultato è che, grazie alla maggiore partecipazione civile, tutto il paese ne avrà beneficio, non solo sul piano politico, sociale ed etico ma anche su quello economico.
I fatti provano che, quando i cittadini influenzano direttamente i processi decisionali, si hanno effetti più pragmatici ed efficienti per qualità e costi di quando le scelte sono imposte da gruppi di potere esterni che possono corrompere i governi. E questo non solo per scelte e spese a breve termine ma anche per piani a lungo termine che comportino sacrifici (tasse) iniziali.

Osservazioni:
-nei Cantoni svizzeri che prendono più decisioni finanziarie, il miglioramento economico è del 15%
-in quelli che danno potere decisionale sul bilancio, l’evasione fiscale diminuisce del 35%, perché la gente che partecipa alle decisioni su come spendere il denaro, sostiene di più le spese con le tasse
-dove il bilancio viene approvato con referendum le spese si riducono del 10% pro capite
-e il debito pubblico si riduce del 25%
-i servizi pubblici costano meno, per es i rifiuti costano il 20% in meno
Si nota anche come la ricchezza di certi gruppi non aiuti, per es. in California, il divieto di fumo nei locali chiusi passò malgrado le campagne multimilionarie delle compagnie del tabacco. Le stesse avrebbero avuto la meglio sui politici con qualche mazzetta.

Ovvio che per convalidare questi referendum nessun Cantone esige un quorum pazzesco come quello italiano. Ogni Cantone ha le sue regole, si va dallo 0,9 al 5,7%, per le iniziative federali basta il 2%. Non, come da noi il 50% più uno!!!!
I tempi per le iniziative vanno da cento giorni a 18 mesi.
Nel resto del mondo abbiamo di tutto: in Baviera si devono raccogliere un milione di firme (10% dell’elettorato) in 2 settimane. In Austria 100.000 firme in 7 giorni. In Venezuela per chiedere la revoca del mandato di Chavez, si chiese il 20% di tutto l’elettorato in 4 giorni! In Usa si varia del 2% al 15. In Italia bastano 500.000 firme per chiedere un referendum, poi però questo passa solo se il 50% degli elettori va a votare e questo non accade da 16 anni.

La nostra democrazia si sta fascistizzando.
Occorre democratizzare la democrazia!

Ma nessuno dei partiti attualmente in Parlamento intende farlo. Occorre dunque agire ‘contro’ i partiti, considerandoli i gendarmi di un sistema superato e nocivo, un sistema che difendono coi denti contro gli interessi del paese, e attaccarli non è facile, visto che sono i gestori dei media e dunque i manovratori dell’opinione pubblica.
Per questo Grillo continua a dire che la Costituzione deve essere cambiata. Non nel senso che devono decadere i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.
Ma nel senso che si deve rifondare una democrazia diretta che non combina più con le attuali istituzioni della repubblica parlamentare, per di più svuotate di senso e di peso e corrotte dalle modifiche di Berlusconi e di Bossi.
Ma se non si cambia la forma strutturale e istituzionale della nostra repubblica, possiamo dichiarare l’esperienza democratica italiana totalmente chiusa.
L’unica evoluzione negativa prevedibile, stante questa partitocrazia, è un regime, anche formale, distruttivo di ogni valore democratico e di ogni diritto civile, in primo luogo l’uguaglianza di tutti davanti alla legge.
Quando andremo a votare un SI’ per il 4° quesito, ricordiamo che concerne la parità di tutti i cittadini e che coinvolge molto di più di quanto riguardi i processi di Berlusconi, concerne, per es., anche il diritto di pagare solo le tasse che ci spettano proporzionalmente e non essere penalizzati dall’essere dei lavoratori dipendenti e dunque obbligati da un sistema che facilita e premia gli evasori. Concerne anche il diritto a veder premiato il merito e non il familismo. Concerne molte cose basilari in una democrazia senza le quali essa non può chiamarsi più tale.

Il referendum costituzionale nacque nel Connecticut nel 1639, una delle prime colonie americane.
In Europa fu ripreso dalla Francia rivoluzionaria: nel 1793, 6 milioni di francesi furono chiamati a decidere sulla nuova Costituzione. Seguì la Svizzera. Poi l’istituzione tornò in America alla fine del 1800 e in Uruguay ai primi del 1900. Solo dopo la seconda guerra mondiale gli strumenti della democrazia diretta si diffusero in tutto il mondo. Ora si tratta di perfezionarli e di ampliarli.

Ma intanto sono avanzati il neoliberismo, la globalizzazione economica, la concentrazione di potere nelle mani di poche multinazionali, la costituzione di organismi sovranazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione del Commercio, la Comunità Europea o l’unione delle grandi banche mondiali e dei grandi sistemi di Borsa, i grandi organismi che nessuno ha eletto democraticamente e che sovrastano le legislazioni dei singoli Stati, per cui la lotta per la democrazia diretta è diventata ancora più dura e si mescola con la lotta anti globalizzazione e antiliberismo.
Oggi possiamo solo combattere nel nostro ambito ristretto, partendo dai Municipi, nell’auspicio che la nostra spinta si inserisca in un processo di democratizzazione mondiale, che dal Comune investa lo Stato, e dall’Italia investa l’Unione Europea e da essa risalga a tutto il pianeta.
Contro questo movimento spontaneo, storico e fisiologico, che investe tutti i popoli del globo e che è inarrestabile, il sistema Mercato e il sistema Borsa e banche, il sistema delle multinazionali della guerra e dell’energia impiegheranno tutte le loro armi. I partiti purtroppo e le chiese li assisteranno in questa autodifesa estrema. Ma il sistema sta già implodendo per vizi propri e l’avanzata della democrazia diretta affiancherà solo la sua agonia e la sua disfatta.
..
I dati di questo numero 1287 di Masada sono stati tratti a un libro che si può scaricare gratuitamente da internet “LA GUIDA ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA” di Bruno Kaufmann, tradotto in Italiano! L’autore dimostra come da 150 anni la Svizzera non abbia una limitata democrazia parlamentare ma una democrazia diretta e come questa sia fattibile mentre i suoi istituti si stanno diffondendo in tutto il mondo. Il libro è stato realizzato dall’Istituto Europeo per l’Iniziativa e il Referendum.
E’ un testo fondamentale per il Movimento.

https://masadaweb.org/2011/04/30/masada-n%C2%B0-1287-30-3-2011-la-democrazia-diretta/

Sono descritti in dettaglio gli strumenti, le obiezioni, i principi di un corretto funzionamento della democrazia diretta e si può vedere come la democrazia diretta è appliata in Svizzera e nel mondo intero.
Nessuno di noi ha più scuse per non conoscere e soprattutto per non pretendere una piena democrazia anche in Italia contro lo scippo che la Casta partitica ha fatto della sovranità popolare, in una regressione allarmante di diritti e di democrazia che ci sta portando rapidamente dalla partitocrazia al regime monocratico.

Leggi anche questi libri:

Democrazia dei Cittadini – Paolo Michelotto
http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=37

Democrazia Diretta – Verhulst, Nijeboer
http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=38
..
http://masadaweb.org

8 commenti »

  1. E’,un sogno che si deve avverare, per salvare L’UMANITA…!!!

    Commento di Sergio — aprile 30, 2011 @ 9:03 pm | Rispondi

  2. alla luce dei recenti segnali sulla strategia del potere centrale , anche la Demoicrazia Diretta e’ troppo ma troppo poco . Occorre la Democrazia Partecipativa ,con piena presa di coscenza e responsabilita’ e regole inequivocabili . La Democrazia Diretta e’ solo un passettino avanti a quella rappresentativa , e se ne farebbero un boccone in Inghilterra o USA o Bahrain .

    Marco Schanzer

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2011 @ 7:10 am | Rispondi

  3. Ciao Marco
    sono perfettamente d’accordo e ne ho vagamente accennato, spero di avere altro materiale o altre idee (e spero mi aiuterai) affinché sia aumentata proprio la gestione finanziaria diretta da parte dei cittadini dei fondi pubblici, senza la quale rischiamo di fare la fine (scusami per la banalità dell’esempio) dei consigli scolastici, in cui le famiglie si esaurivano a discutere tra loro della parte normativa, ma poi, non avendo le mani sulle disponibilità finanziarie, restavano con un pugno di mosche.
    A partire dai Nuovi Municipi si dovrebbe realizzare una cessione progressiva di poteri, anche finanziari, dagli amministratori agli amministrati, allargando le dinamiche di decisione.
    Forse le esperienze brasiliane furono ingenue ma tendevano proprio a questo. Il fine è il controllo dei poteri non solo legislativi ma anche esecutivi.
    Il passo successivo è giustamente DALLA DEMOCRAZIA DIRETTA ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATA.

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2011 @ 7:11 am | Rispondi

  4. Io non idealizzerei troppo la Svizzera.
    Indubbiamente e´molto meglio dell´Italia, ma bisogna considerare che non ha fatto guerre, anzi dalle guerre altrui ha sempre tratto vantaggi (era il deposito finanziario di Hitler).
    Dopo Hitler e´diventata con le sue banche il rifugio di denaro pulito e sporco di tutto il mondo.
    Quando per la lira pagavamo il 25% di interessi gli Svizzeri avevano il denaro a tassi dell´1%…

    In realta´e´un federalismo di tribu´molto diverse che peraltro non si possono vedere.
    Dovresti sentire quello che dicono quelli di Zurigo su cantoni come il Ticino…
    Il cantone di Appenzell fino a poco tempo fa non ammetteva il voto femminile…questo per dirti quanto siano trogloditi…

    Il benessere Svizzero e´dovuto molto di piu´al fatto di essere un paese di banche che al progresso…

    Patrizia Demaria

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2011 @ 7:51 am | Rispondi

  5. Cara Patrizia
    io non ho analizzato tutto il contesto svizzero e non ho mai detto che la Svizzera, globalmente, è il paese perfetto, ho guardato solo all’uso che la Svizzera fa dello strumento referendario ai fini di una democrazia più ampia della nostra paragonandola allo strangolamento che la partitocrazia italiana ha fatto dei principi democratici, facendo degradare il sistema parlamentare verso un regime oligarchco che tende al sultanato. E in questo anche le opposizioni hanno colpe intollerabili.
    Credi forse che l’accentramento monocratico che Berlusconi fa di tutti i poteri, tendendo al golpe istituzionale con l’annientamento di tutti i principi della democrazia, sia meglio?
    Credi forse che la difesa che il Pd fa del regime presidenziale forte a diretta elezione popolare, quel regime che converrebbe tanto a un demagogo come Berlusconi, sia meglio?
    Credi forse che il primitivo e mai abbandonato proposito secessionista della Lega sia meglio?
    O credi che il porcellum prima e ora questo strano federalismo che raddoppia solo il carozzone pubblico, lasciando gli enti locali più impotenti di prima, sia meglio?

    In quanto alle divisioni tra una comunità e l’altra, agli odi sociali e razziali, penso siano vizi insiti nella natura umana, sono odi tra finitimi arcaici e forse eterni, ma non penso proprio si possano risolvere aizzando alla separazione, all’odio reciproco, ai muri, alle apartheid. La Svizzera dimostra come si tenti di conciliare le diversità anche con una popolazione molto piccola, 7.639.961 abitanti, senza spezzare il paese, ma conciliando gli interessi di alcuni con l’interesse di tutti, e mostra anche cone si possa convivere anche tra diversi per etnia, lingua e religione e con la bellezza di un 22% di immigrati!
    Che poi sussistano rivalità e odi personali è un altro discorso. Anche io non sopporto la mia condomina di sopra che butta le sozzerie nel mio giardino, ma non con questo cerco di ammazzarla.

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2011 @ 8:12 am | Rispondi

  6. molto utile ed interessante lo scritto sulla democrazia partecipata , molto vero il ritratto della situazione attuale italiana, da tutto questo la cosa più difficile è come uscire dal degrado attuale per avvairsi verso una nuova partecipazione diretta dei cittadini che lottano contro le lobbies di affari come i partiti, le banche, il vaticano, le Mafier, le corporazioni, le massonerie, i bottegari.
    La mia critica a Grillo consiste in questo: la strada è molto impervia ed occorre la massima unità ed umiltà per parggiungerla.

    Commento di cesare — maggio 1, 2011 @ 9:08 am | Rispondi

  7. Cara Liliana, io ho iniziato col dire che era molto meglio dell´Italia, ma sono convinta che sia una situazione particolare.
    Se vogliamo idealizzare una democrazia lasciamo perdere la Svizzera.
    Quello, come ho detto, e´piu´unúnione di tribu´diverse che funziona perche´il tenore di vita eálto e cosi´pure la scolarizzazione.
    Sarebbe molto difficilmente riproducibile in un paese come il nostro.
    Anche per il dislivello numerico.
    In Svizzera vanno ancora a votare in piazza.
    Forse un modello piu´fattibile sarebbe la Germania, che non e´perfetta, ma e´molto meglio di noi.
    E sai perche´?
    Perche´qui la giustizia funziona.
    Perche´chi si fa corrompere e´punito, chi ruba e´punito, chi non rispetta le leggi e´punito.
    Ovviamente non sono tutti onesti, ma un po piu´di noi si´.

    Patrizia

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2011 @ 9:49 am | Rispondi

  8. scusate l’intrusione, so che è un piccolo ma piccolissimo esempio, che ne dite di marinaleda (spagna)? io mi sono divertito leggendo quello che succede laggiù…

    Commento di valerio — agosto 16, 2012 @ 10:35 am | Rispondi


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