Nuovo Masada

aprile 17, 2011

MASADA n° 1282. 17-4-2011. RESTIAMO UMANI !

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:02 pm

Vittorio Arrigoni – Il suo assassinio non sia inutile! – I corpi di interposizione della pace. Il Nord e il Sud: la xenofobia – Il razzismo, padre Zanotelli, Paolo Ferrero – Le carceri nella ‘ terra della libertà’ – Io sono un alpino – Berlusconi. Il peggio deve ancora arrivare – I ragazzi di Barbiana scrivono a Napolitano

Mary
Oggi è la Domenica delle Palme però……….

Quelle parole tra gli ulivi
hanno il sapore della sconfitta
La sconfitta sul viso del profugo
che piange e vuole solo un po’ di dignità
La sconfitta sul viso del precario
che protesta e chiede solo la speranza di un futuro
La sconfitta sul viso della vittima
che vede la giustizia negata….
Oggi ho pregato con meno convinzione…
e mi sento persa perché

forse mi sto rendendo conto
che anche Dio
a suo modo
è uno sconfitto
perché ha lasciato che il suo sangue
venisse sbandierato
da chi vuole circondarsi sempre più di sconfitti
per poter continuare a dominare….

“A Vittorio Arrigoni:
Faccio quello che devo, mi sento vero, perciò io vivo. Credo a quello che vedo e per vedere ciò che temevo, mi mossi presto da quel mio nido. Pratico non-violenza. Non uso agli altri la stessa forza che usa al corpo mio la mia coscienza. Scelgo una parte: dell’innocente. e, quaggiù, è semplice da individuare: i bimbi sono quelli più corti, i più affamati, i meno armati. Scrivo ogni giorno quello che vedo; lo scrivo forte al mondo intero, perché non possa dire “io non sapevo”. Per anni ho fatto poco rumore, benché gridassi quel gran dolore. Adesso, ucciso da quelle mani, lascio il mio grido: RESTIAMO UMANI!”
Saverio B.
..
Io non credo nei confini, a ostacoli, in bandiere.
Penso che noi tutti apparteniamo, indipendente di latitudine e longitudine, alla stessa famiglia, la famiglia umana
“.

Vittorio Arrigoni

Si chiamava Vittorio Arrigoni, era un volontario (uno di quelli che non troverete mai nelle fila leghiste, fasciste, naziste o berlusconiane, uno che non troverete mai nel gruppo dei “responsabili” o nella coalizione dei “volenterosi”).
Era un attivista per i diritti umani, per un Movimento di Solidarietà Nazionale.
Era in Palestina a testimoniare degli orrori che il governo israeliano ha perpetrato sul disgraziato popolo palestinese per 76 anni e a cui nega una terra, dei diritti e uno stato, dopo avergli portato via la terra, i diritti e lo stato.
Era arrivato a Gaza nell’agosto del 2008, come inviato de “Il Manifesto”, per raccontare il dramma dei palestinesi nella striscia di Gaza.
Fu l’unico italiano che, come testimone oculare, riuscì a raccontare gli orrori, le sofferenze e le conseguenze dell’operazione “Piombo fuso”.
Pacifista e autore del seguitissimo blog ‘guerrilla radio’, ha scritto il libro “Gaza. Restiamo umani”, dove affronta la propaganda di guerra e il coinvolgimento di civili innocenti.
E’ stato torturato, e strangolato da fanatici votati al male.
Nel suo ultimo blog su facebook aveva scritto: “Quattro lavoratori sono morti ieri per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah. Ci passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano”. E aveva aggiunto un verso di Dante che compendia la missione di vita: “Fatti non foste a vivere come bruti (ma per seguir virtute e canoscenza)”.
Dei bruti hanno avuto la meglio sulla sua speranza.

EMERGENCY
Vittorio Arrigoni è l’ennesima vittima civile della guerra e della logica della guerra. Da anni Vittorio era un testimone delle violazioni dei diritti umani nei Territori Occupati e lavorava per affermare il diritto della popolazione civile dei Territori a vivere, e a vivere con dignità.
La sua uccisione ci lascia sgomenti. Quello che possiamo e dobbiamo fare, adesso, è non dimenticarci di lui e del suo lavoro, anche quando la notizia della sua morte sarà scomparsa dai giornali.
La pratica dei diritti umani, violati ogni giorno nella maggior parte del mondo, è l’unico modo per uscire dalla logica della guerra. Quella logica che toglie vita e dignità ai cittadini del mondo, dai Gaza a Tel Aviv, da Kabul a Misurata, da Haiti a Lampedusa. La stessa logica che ha ucciso Vittorio.

(Rachel Corrie, uccisa a 24 anni mentre protestava contro l’occupazione israeliana, nel tentativo di impedire ad un bulldozer dell’esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi)

E CI DIRANNO
Viviana Vivarelli
………..
e ci diranno che sono tornati
Enzo Baldoni, Margaret Hassan,
Rachel Corrie, de Mello, Vittorio Arrigoni…
li vedremo arrivare di lontano
sorridenti
e dietro avranno i marines,
gli imam, i poveri cristi e i poveri islamici,
gli iracheni della guardia,
i pretoriani di Saddham, i carcerieri

di Abu Graib e le loro vittime,
i mercenari di Gheddafi,
i torturatori americani,
i ragazzini di Rafah, i sacerdoti
della chiesa della liberazione,
i sen terra, le vittime delle corporazioni,
le donne in burka bombardate
nelle loro povere case, i combattenti
inglesi, iracheni, i giovani ebrei
che ballavano nella discoteca,

i kamikaze palestinesi, i bambini dell’autobus,
la famiglia al posto di blocco,
Quattrocchi con Annalena Tonelli,
il morto nelle miniere cinesi
insieme all’anarchico attentatore,
tutti insieme per mano
li vedremo arrivare sorridenti
e saranno come nuovi
con occhi nuovi
e cuore nuovo
e così uguali finalmente

e saranno amici come l’uomo
è amico all’uomo
come l’uomo non è mai stato
amico a se stesso
torneranno per spiegarci
la differenza tra il bene il male
ma come si fa coi bambini
senza sgridarci troppo
piano piano con amore
con infinita dolcezza
sorridente

ci insegneranno quello che
non avevamo capito
e ci aiuteranno a fare meglio quello che
non abbiamo ancora fatto.

Viviana Vivarelli

L’assassinio di Vittorio Arrigoni non sia inutile!
di: RESTIAMO UMANI

Sembra di vivere in un incubo. Come spesso succede in Palestina, quando sembra che il peggio sia già accaduto, ci riferiamo all’inspiegabile uccisione di Jiuliano Mer Khamis a Jenin, il limite dell’orrore si sposta ulteriormente in avanti.
Esprimiamo tutta la nostra sincera vicinanza alla sua famiglia, ai compagni dell’International Solidarity Movement e a tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere Vittorio, soprattutto nel corso degli ultimi anni, in cui nella Striscia di Gaza è stato un costante riferimento per tutti noi.
Nel dicembre 2008, unico italiano, decise di rimanere al fianco della popolazione di Gaza durante l’operazione Piombo Fuso, il massacro perpetrato dall’esercito israeliano che ha provocato circa 1.400 morti in meno di un mese. A questo si è aggiunto un lavoro quotidiano di responsabilità e grande umanità, accanto alla popolazione di Gaza, sottoposta alla punizione collettiva e ad un assedio illegale e brutale da parte del governo di Israele. Vittorio si è anche distinto per un eccezionale lavoro di documentazione delle quotidiane violazioni dei diritti umani della popolazione palestinese, oltre alle attività di interposizione fisica e di accompagnamento dei pescatori e dei contadini di Gaza, impossibilitati a pescare e a lavorare le proprie terre.
Oggi in diverse città della Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sono in corso manifestazioni pubbliche per ricordare Vittorio e per chiedere che la legalità venga riportata nella Striscia di Gaza, per una giusta pace e per la liberazione della popolazione dal brutale assedio a cui è sottoposta ormai da quattro anni.
Siamo accanto ai palestinesi di Gaza e li ringraziamo della commossa solidarietà che ci dimostrano in queste ore, loro prime vittime e spettatori sgomenti dell’accaduto e primi orfani di questa voce che negli ultimi anni è stata la loro voce e la loro più diretta testimonianza.
Invitiamo l’opinione pubblica a non operare la solita banale equazione, fuorviante e controproducente tra palestinesi, terroristi, islam e fondamentalismi. Che questo sforzo di comprensione e di analisi dell’accaduto sia anche un segnale di dovuto rispetto alla memoria di Vittorio stesso, che con il suo lavoro di solidarietà incondizionata ha dimostrato come il sentimento di umanità non ammetta discriminazioni legate alle fedi religiose o alle appartenenze culturali e politiche.
Facciamo appello alle autorità responsabili nella Striscia di Gaza perché facciano luce sull’accaduto.
Ci aspettiamo che la comunità internazionale eserciti pressioni affinché questa ennesima tragedia non serva a giustificare un ulteriore accanimento sulla popolazione civile di Gaza da parte delle autorità israeliane. Chiediamo anzi che oggi più che mai la popolazione di Gaza non venga abbandonata al suo isolamento, vittima inerme delle aggressioni militari, ma anche delle faide interne tra fazioni che assolutamente non la rappresentano.
Le ONG italiane continueranno a garantire il loro impegno nella Striscia di Gaza, come fanno ormai da tanti anni, per sostenere le necessità della popolazione, per rafforzare le componenti della società civile impegnata quotidianamente nella difesa della dignità e dei diritti umani, per promuovere i principi della pace e della solidarietà internazionale, come ha fatto Vittorio negli ultimi anni della sua vita.
RESTIAMO UMANI.

Un gruppo di cooperanti italiani ed amici di Vittorio in Palestina

Davide Lak segnala:
Giulietto Chiesa

“Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perché la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta che è già cominciata.
Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perché si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.
Un ragazzo meraviglioso. Coraggioso, pieno di abnegazione, di idee buone. Scriveva “restiamo umani”: era la sua sigla. Niente è stato detto di più aderente alla realtà di cui avremmo bisogno, di fronte alla disumanità che lui ci aveva raccontato: la ferocia dell’assalto contro Gaza, la determinazione di uccidere i civili, di sterminare “gli scarafaggi” che osano esistere in un luogo che Israele ha deciso essere suo.
Ma Vittorio è stato ucciso perché resisteva contro un nemico molto più grande.
Dovremo “restare umani” mentre ci assalgono, mentre colpiscono tutti i nostri “territori”, a cominciare dal nostro cervello, dal nostro corpo, dall’acqua che noi siamo, dall’aria che respiriamo, dalla terra a cui siamo ancorati. Il mostro Mercato ha ormai bisogno, per crescere, di annientare la nostra umanità.
Fukushima, la crisi finanziaria, la guerra in Libia, la rivolta araba, sono solo i lampi all’orizzonte.
Dovremo “restare umani” anche perché, se cedessimo – per rabbia, per angoscia – loro avrebbero già vinto.”

Manuela segnala

Esperienza della morte
RAINER MARIA RILKE

Nulla sappiamo di questo svanire
che non accade a noi. Non abbiamo ragioni
– ammirazione, odio oppure amore –
da mostrare alla morte la cui bocca una maschera
di tragico lamento stranamente sfigura.
Molte parti ha per noi ancora il mondo. Fino a quando
ci domandiamo se la nostra parte piaccia,
recita anche la morte, benché spiaccia.
Ma quando te ne andasti, un raggio di realtà
irruppe in questa scena per quel varco
che tu ti apristi: vero verde il verde,

il sole vero sole, vero il bosco.
Noi recitiamo ancora. Frasi apprese
con pena e con paura sillabando,
e qualche gesto; ma la tua esistenza,
a noi, al nostro copione sottratta,
ci assale a volte e su di noi scende come
un segno certo di quella realtà;
tanto che trascinati recitiamo
qualche istante la vita non pensando all’applauso.

(Enzo Baldoni, giornalista free lance ucciso in Iraq)

Alina segnala:
Vittorio Arrigoni, Gaza, January 8 2011

Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. “

Gennaro Carotenuto

C’è un momento nel quale vieni lasciato solo e ti ritrovi isolato da un momento all’altro perché quelli che applaudivano, che ti dicevano bravo, quelli che erano d’accordo con te dalla prima all’ultima parola, quelli per i quali eri un punto di riferimento, sono semplicemente tornati alle loro vite.
C’è un momento nel quale mille parlano e sembra un coro e un altro nel quale solo tu ti scopri consequenziale con quelle parole. C’è un momento nel quale quella tua voce non la sente più nessuno e tu resti lì col tuo coraggio, con la tua vita, con i tuoi ideali, come una fotografia già scolorita. C’è un momento nel quale quel tuo “restiamo umani” agli altri sembra solo uno slogan. E’ quello il momento nel quale paghi, paghi amaramente, paghi tutto.
Paghi il peccato di essere più avanti, paghi il peccato dell’incomprensione e della calunnia, paghi il peccato che gli altri, chiunque siano questi altri, non siano più in grado di capire che ci fai lì, perché sei ancora lì, perché ti ostini a testimoniare con la tua vita che quello che ieri importava a cento oggi sia una ragione di vita per te solo.
Paghi il dire e il fare. Paghi che tu sia scomodo a Sparta come a Troia, paghi che a qualcuno tu convenga più morto che vivo, paghi l’esposizione all’estremismo.
Vittorio come Enzo Baldoni nelle strade irachene, ma perché no, come Peppino Impastato, o perfino come Ernesto Guevara. Un passo più avanti, in basso e dal basso, con i palestinesi, con gli iracheni, per la pace, contro le mafie. C’è spesso un momento nel quale tutti spariscono. E allora per te diventa tutto buio.

(Margaret Hassan, volontaria inglese rapita e uccisa in Iraq)

Viviana Vivarelli

Vittorio era un generoso, uno che faceva dono della sua testimonianza per aiutare il mondo.
Lo si è voluto chiamare ‘cooperante’ ma non lo era. Una sua collega appartenente al suo stesso gruppo,ha dichiarato in modo molto netto che non era un cooperante ma un attivista. Forse questo gli toglie qualche merito? O chiamarlo cooperante invece che attivista serve anch’esso a qualche fine politico? Rientra nella demonizzazione di gruppi anti-israeliani? E’ insomma un tentativo subdolo di razzismo?
Un 2° punto da contestare è l’attacco turpe e fazioso che, anche nel dolore di questa morte ,si fa a Saviano,come se il suo avere amici ebrei lo dovesse condannare in eterno. Saviano è un essere umano e come tale ha le sue prospettive,le sue conoscenze,i suoi pregi e i suoi errori
L’assassinio è stato attribuito a un gruppo di fanatici estremisti che ha scarso seguito. Il rapimento è stato dichiarato da un gruppo di salafiti che chiedevano la liberazione di alcuni di loro, d’altra parte un altro gruppo salafita ha negato il proprio coinvolgimento nel rapimento e nell’omicidio. A Gaza ci sono 5 gruppi salafiti, sono fanatici pieni di odio che vorrebbero la guerra permanente e si sono opposti ai cessate il fuoco. Sono dominati da un odio inestinguibile e vogliono solo la morte tanto da essere anche contro Hamas. Rispondere a questo odio scellerato esplicando un altro odio scellerato non so a che serva. Può solo rovinare il mondo. Più tardi si è detto che la matrice di questo efferato omicidio viene da fiori è giordana. Da un punto di vista etico, non fa differenza. Non ha senso una visione manichea che spacca il mondo tra ebrei cattivi e palestinesi buoni. Chi ha bisogno di alimentare l’odio e vorrebbe solo la fine di questo o quel gruppo, è fanatico ovunque sia, perverso quanto gli uccisori di Vittorio. Non sarà perpetuando l’odio che ci salveremo.
Il Medio Oriente e specialmente la zona disastrata di Israele e della Palestina sono da 76 anni un focolaio di fanatismi contrapposti. Alle atrocità degli uni si contrappongono le atrocità degli altri. Impossibile ormai trovare i nuovi e i cattivi. Pessimi sono stati se mai i colletti bianchi, coloro che questo conflitto eterno lo hanno alimentato senza fare mai reali tentativi di conciliazione e continuando a negare all’intero popolo palestinese una patria, una bandiera, un diritto di Stato.
Ma credere, a questo punto, dopo 76 anni di inferno e di stragi condivise, che tutto il male sia da una parte e tutto il bene da un’altra, è assolutamente folle e demoniaco. Io non so come questa cosa finirà e come potrebbe finire. Quando l’inferno va troppo avanti, sembra non esserci più alcuni limite all’inferno.

(Maddalena Tonelli, missionaria laica, premiata per 33 anni di assistenza ai profughi in Africa, uccisa in Somalia)

Ippolita segnala:
Il mestiere di Vittorio
Ilaria De Bonis

Scriveva ma non era soltanto uno scrittore. Pescava coi pescatori di Gaza e non era un pescatore. Registrava interviste e raccoglieva storie ma non faceva solo il giornalista. Se serviva stava coi netturbini e coi contadini e li accompagnava nella buffer zone, al confine tra Gaza e Israele. Stilava report sui diritti umani negati. Organizzava convogli come quello della Freedom Flotillia. Manifestava contro l’occupazione.
Difficile da definire il mestiere di Vittorio Arrigoni: giornalista-volontario-attivista, testimone sul campo, blogger. Mediattivista. Collaborava col Manifesto per riferire ‘in presa diretta’ quello che succedeva nella Striscia. Qualcosa di inafferrabile e di ingestibile. Proprio perché il testimone sta lì sempre, a differenza del reporter. Specie uno col suo carisma.
Pino Cabras su Megachip scrive: “Il lavoro di Vittorio Arrigoni va nella dimensione micro: è azione concreta e locale, nella Gaza assediata”. Ma è anche “azione globale, racconto, narrazione, rivendicazione della verità”.
Arrigoni era dunque un testimone molto scomodo. Lui era una sorta di simbolo.
“Chi lo ha rapito sapeva e pensava di poter premere sull’autorità di Hamas in modo più efficace. A meno che l’obiettivo non fosse proprio l’uccisione, come per l’attore israeliano Juliano Mer Khamis. Ha pagato il suo impegno di lunga data ”, ha detto Filippo Landi, corrispondente Rai a Gerusalemme.
Difficile in effetti non collegare questa morte (ancora tutta da indagare ma per ora attribuita a gruppi estremisti Salafiti) a quella dell’attore/attivista israeliano Juliano Mer Khamis. Ucciso davanti al suo Freedom Theatre nel campo profughi di Jenin il 4 aprile scorso.
“Come spesso succede in Palestina, quando sembra che il peggio sia già accaduto il limite dell’orrore si sposta ulteriormente in avanti”, dicono gli amici
cooperanti di Vittorio. A dar fastidio in questo conflitto israelo-palestinese sono sempre più spesso, a quanto pare, i testimoni attivi, quelli che vedono, sanno e non stanno zitti
“Stiamo ragionando per capire come collocare questi eventi: le bombe su Gaza, la famiglia di coloni trucidati a Itamar, l’uccisione di Juliano Mer Kahmis, Vittorio Arrigoni. Come metterli in relazione? Non abbiamo ancora gli strumenti per capire. Ma prendiamo atto che accadono in un momento particolare: la comunità internazionale è pronta a riconoscere lo Stato palestinese”, ha fatto notare Daniele Magrizos. Amico di Vittorio e cooperante a Gaza.
E’ presto per individuare un mandante nell’omicidio di Arrigoni. Sappiamo che la storia dei gruppi integralisti, fondamentalisti e terroristi è anche una storia “torbida”, fatta di connivenze, interessi inconfessabili e intelligence.
Sappiamo anche però che Vittorio non è morto invano: era un uomo che conosceva la gente per nome. E raccontava le storie e le cose come stanno. Storie vere di vita quotidiana. Qualcuno ieri si interrogava sulle inchieste condotte da Arrigoni: che pista stava seguendo? A cosa lavorava Vittorio? Quale tema scottante aveva toccato per dover subire questa morte? In molti ritengono che non ci fossero ‘piste’ particolari. Era la pista della vita di ogni giorno . Piccole storie di lenta morte quotidiana.
“Dall’inizio dell’assedio a oggi più di 300 palestinesi sono morti al lavoro sotto terra per permettere ad una popolazione di quasi 2 milioni di persone di sfamarsi – scriveva sul suo blog, guerrilla radio -E’ una guerra invisibile per la sopravvivenza. I nomi degli ultimi martiri sono: Abdel Halim e suo fratello Samir Abd al-Rahman Alhqra, 22 anni e 38 anni, Haitham Mostafa Mansour, 20 anni, e Abdel-Rahman Muhaisin 28 anni”. Ecco, ora aggiungeremo anche il suo.
“Nel mio sangue ci sono delle particelle che mi spingono a combattere per la libertà e i diritti umani”, diceva. Era infatti nipote di partigiani.
Questo testimone (eroe) di Gaza stava lì per vedere e per riferire, rischiando la vita, quello che il mondo intero fa finta di non vedere e che per precise ragioni non vuole riferire. Ecco perché la sua testimonianza serve. E resta. A dispetto della morte.

Armando Di Napoli

Anche Vittorio e’ stato assassinato
soffocato dalle mani ignobili
da chi ricama appartato
il nuovo olocausto
nei lager i deportati
non hanno più voce per strillare
l’arrogante ferocia
di sevizie ospite dei loro corpi

i venditori di scempi squallidamente
tappano bocche per creare
il silenzio omertoso
a colpi di corruzione mondiale
mentre sganciano nuove bombe
sui tunnel Rafah dove si contrabbando
generi di prima necessità

scudi umani piovono all’orizzonte
nel tramonto appesi impiccati
al filo della vergogna i sogni
dei bambini insieme alla musicalità livida
del suono vestito di incubo
dei colpi degli infami cecchini
che lasciano sulla terra occupata
i lanciatori di sassi

anche Vittorio è stato assassinato
come i pescatori per non morire di fame
pescano nelle loro acque
e vengono mitragliati
come i contadini seminano
nelle loro terre e vengono bombardati
come le madri partoriscono nelle loro case
e vengono umiliate
come i bambini nascono nella loro case
e vengono condannati a soffrire all’infinito

da chi forgiando orrore gli ha rubato
tutta la terra e calpestato le dignità
dove alberga la costruzione del nuovo nazismo
non si può guardare negli occhi della pace…

..
I corpi di interposizione della pace
Viviana Vivarelli

Quello che Vittorio faceva si chiama “corpo di interposizione della pace”.
Quando molti anni fa la nostra unica figlia ci disse che voleva lasciare tutto quello che aveva, un bel lavoro sicuro, una casa comoda, una vita agiata, tanti amici, per diventare una volontaria, restammo senza parole e quando ci disse che voleva andare in Iraq nei corpi di interposizione pacifica, ci caddero le braccia e impallidimmo.
Un genitore cresce un figlio, lo nutre, lo educa, lo fa studiare ma non per sentirsi dire un giorno: “Mamma, babbo,lascio tutto quello che ho e vado ad aiutare chi ha meno di me”.
I volontari di interposizione sono quei ragazzi occidentali che si mettono a fianco delle donne che vanno a riprendere i loro morti sui campi di battaglia per fare da scudo col loro corpo, perché i cecchini non sparano sui volontari, o aiutano chi va al lavoro in una zona critica affinché non sia ucciso, aiutano i contadini a raccogliere il grano dai campi o fanno scudo col loro corpo ai sindacalisti.
Vittorio faceva da scudo col suo corpo ai contadini che prendevano il raccolto, ai lavoratori che dovevano muoversi nei punti pericolosi…
Per mia figlia le cose andarono diversamente. Andrò a Korogocho dove lavorò nelle bidonville, 4 volte andò in Africa e ogni volta tornava con strane malattie ignote lentissime a guarire, finché fu chiaro che il suo intestino e la sua schiena non reggevano.
Alla fine fece due anni di volontariato presso Pisa, per la pace, per i ciechi, per i tossici…Quando leggo di bloggher accecati che dicono che i volontari sono pagati bene fino a 7000 € e che probabilmente lo fanno per quello, e so che dietro queste diffamazioni ci sono Feltri o Farina o Belpietro, mi viene una rabbia incredibile, mi chiedo fino a che punto di bassezza può arrivare il genere umano.
Mia figlia lavorò per due anni allo spasimo per aiutare gli altri senza ricevere una lira, alla fine dei due anni dovette smettere perché i ‘suoi’ risparmi erano finiti e, anche se si era adattata a una vita spartana priva di tutto, era chiaro che senza un minimo di sopravvivenza non poteva continuare.
Sento la frase beffarda di B: “I volontari sono fuori di cervello”. Quante coscienze ha rovinato costui?
..
Il Nord e il Sud
Viviana Vivarelli

Ha ragione Maroni quando dice che, se l’Europa chiude le porte davanti ai profughi libici o tunisini, allora è solo un organismo fatto da banche e da interessi materiali ma che come organismo etico non esiste.
Più strano è che lo dica il Ministro di un partito che ha fatto del razzismo, della xenofobia e dell’esclusione dei deboli la sua bandiera, al pari di tutte le destre occidentali, e che proprio battendo sull’odio sociale ha preso voti fino a essere partito di governo, dimostrando poi, costantemente, la sua incapacità a regolare l’immigrazione.
Strano anche l’appello all’Europa venga da un esponente di quella Lega che ha sempre sputato sull’Europa, e non certo perché richiamava a criteri di civiltà e giustizia ma ogni volta che essa recriminava proprio il razzismo o la xenofobia e chiedeva ai Governi di considerarli reati penali.
Strana questa parola ‘solidarietà’ in bocca a uno che la solidarietà non sa nemmeno cosa sia, che ha accettato che B per ben due volte firmasse il suo impegno di aiuto economico al Terzo Mondo e poi se ne fregasse, che ha votato ogni sorta di taglio al welfare, che coi suoi sindaci scellerati ha tentato di togliere ai migranti il riconoscimento di ogni diritto, il permesso di soggiorno, l’integrazione, l’assistenza sanitaria, il pronto soccorso, le scuole, le case popolari…
Nelle piazze leghiste la parola solidarietà non ha mai risuonato, mentre si sono sentiti discorsi beceri di stampo razzista o addirittura nazista. La xenofobia è stata il mezzo per aizzare il peggiore odio sociale e vincere le elezioni, e ogni leghista si è vantato di sputare sulla solidarietà, sul volontariato e sull’accoglienza.. e ha sghignazzato sui tanti affogati in mare, sui tanti ributtati alle torture di Gheddafi o alla morte nel deserto.
Gli europei sono 300 milioni, se non riescono ad accogliere 30.000 profughi, la loro presunta civiltà è miserevole. Ma i leghisti mostrano che anche ciò che hanno prodotto in Italia è miserevole.

Non esiste un nord e un sud.
C’è solo una linea che separa uomini che amano gli uomini (come Vittorio la cui patria era il mondo degli oppressi) e uomini che odiano altri uomini che non hanno fatto loro nulla di male (come razzisti, xenofobi, misogini, omofobi, integralisti, fanatici politici, prevaricatori, egoisti, asociali, accaparratori, corrotti, delinquenti…).
I primi vivono per l’amore, i secondi per l’odio e sono un cancro sociale perché avvelenano l’umanità e le arrecano solo sofferenza con false presunzioni di superiorità produttive di male.
Nessuno è superiore a nessun altro. L’ideologia della superiorità, sia essa etnica, razziale, sessuale, politica o religiosa, è una invenzione di menti malate, che per sfuggire alla propria debolezza si inventano modi per opprimere chi dichiarano inferiore.
Il razzismo oltrepassa l’ignoranza, perché l’ignoranza si può curare, il razzismo si può solo reprimere, perché è un male dell’anima, pertanto irrazionale.
Nel razzista riemerge la sofferenza di Caino che si sente un figlio indesiderato e uccide il fratello Abele come se questo aumentasse il suo valore nel mondo.
Il razzista è uno che si alimenta del proprio odio contro qualcuno che non gli ha fatto niente di male. E’ impossibile capire come si possa vivere di un simile odio, poiché esso è irrazionale, le sue radici sono sepolte nell’odio che il razzista ha per se stesso e che proietta sull’altro.
Il razzista è un uomo miserevole perché ha rotto i ponti tra sé e l’umanità, ma, in ultima analisi, è un uomo malato.
Poiché di uomini malati è pieno il mondo, i partiti estremisti, le chiese integraliste o le ideologie fanatiche trovano prede facili di cui possono amplificare le patologie per sfruttarle a scopi di potere.
Questa malattia non finirà mai finché esisterà il mondo, perché nasce da una eterna debolezza,ma ci sono dei periodi in cui gli stessi governi ne sono infetti. E allora gli esiti sono disastrosi e esaltano il peggio sociale in una calamità pubblica.

Nella Finanziaria 2011 il leghista Tremonti ha tagliato il 75% di quel 5 per mille che gli italiani hanno destinato alle associazioni no profit che cercano di alleviare le sofferenze dei deboli e tra questi ci sono anche i disgraziati migranti.
Già una Finanziaria precedente aveva tagliato i fondi che dalle tasse gli italiani avevano destinato alla salvezza del patrimonio artistico nazionale per destinarli a una spesa in armi che ci mette ai vertici del mondo. Ora il furto si ripete a danno dei deboli. E’ questa la solidarietà di cui Maroni parla?
Perché i tagli non sono stati fatti sui patrimoni dei più ricchi, sulle rendite finanziarie, sulle transazioni di Borsa, sui privilegi esosi che sono sempre fatti agli immensi patrimoni e ricavi della Chiesa, o sulle immense sottrazioni di denaro pubblico che vengono fatte ,in progressivo aumento, dalla Casta politica, la più avida e corrotta d’Europa? Perché si continuano a foraggiare i giornalucoli politici, le scuole private, le assicurazioni, le banche, gli evasori fiscali e i trasgressori come quelli delle quote latte?
Ma di quale solidarietà parla Maroni? Di quella che i ladri hanno con se stessi?
..
Ermanno Bartoli

SI PUO’ PERDONARE TUTTO, TRANNE L’ACCANIMENTO
Un uomo
un uomo solo
da 17 anni
infischiandosene di tutto…
dei diritti fondamentali,
della costituzione
delle aspettative
(e perché no dei sogni)
di un intero paese
tiene questo stesso paese
in scacco per interessi suoi
con le sue malefatte
le sue ordite trame e mafiose
la sua frenetica
masturbanza di potere.
Un uomo solo
che se ne infischia
dei Pietro Micca di ieri e di oggi
dei Matteotti

dei Falcone e Borsellino
dei morti per stragi
per odine piduista
o senza ordine piduista…
Se ne infischia dei Cervi
dei Gobetti e dei Camurri
se ne infischia
di padri come Garibadi e Mazzini
e dei tanti innocenti
morti per farci vivere noi

i nostri figli e i suoi figli;
oserei dire morti per niente.
Se ne infischia di tutto…
Egli è ignobile
e ignobilmente sta distruggendo il paese
a colpi di “illeggi”.
Si fa presto a dire di comprendere,
eppure vorrei che una decina di persone
benpensanti del perdono
si dividessero certi torti
che anche uno solo può aver ricevuto

e che ne toccasse
in quantità di un decimo per ciascuno
poi potremmo anche riparlarne.
A certi livelli di criminalità
mi arrogo il diritto a non voler perdonare…
Non è affatto vero che non so…
(sono tante infatti le cose che perdono!).
E’ che a certi livelli non voglio
e, di ciò,
me ne arrogo il diritto!

..
Padre Alex Zanotelli scriveva:

È agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo nostro paese.
I campi Rom di Ponticelli (Na) in fiamme, il nuovo pacchetto di sicurezza del ministro Maroni, il montante razzismo e la pervasiva xenofobia, la caccia al diverso, la fobia della sicurezza, la nascita delle ronde notturne… offrono un’agghiacciante fotografia dell’Italia
«Mi vergogno di essere italiano e cristiano», fu la mia reazione, da poco rientrato in Italia da Korogocho, all’approvazione della legge Bossi-Fini (2002). Questi sei anni hanno visto un notevole peggioramento del razzismo e della xenofobia nella società italiana, cavalcati dalla Lega e incarnati oggi nel governo Berlusconi. Mi vergogno di appartenere a una società sempre più razzista verso l’altro, il diverso, la gente di colore e soprattutto il mussulmano, che è diventato oggi il nemico per eccellenza. Mi vergogno di appartenere a un paese il cui governo ha varato un pacchetto-sicurezza dove clandestino è uguale a criminale. Ritengo che non sia un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere.
L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di “rifugiati climatici”. I ricchi inquinano, i poveri pagano. Dove andranno? Stiamo criminalizzando i poveri? Mi vergogno di appartenere a un paese che ha assoluto bisogno degli immigrati per funzionare, ma che poi li rifiuta, li emargina, li umilia con un linguaggio leghista da far inorridire. Mi vergogno di appartenere a un paese che dà la caccia ai Rom, come fossero la feccia della società. Questa è la strada che ci porta dritti all’Olocausto (ricordiamoci che molti dei cremati nei lager nazisti erano Rom!). Abbiamo fatto dei Rom il nuovo capo espiatorio.
Mi vergogno di appartenere a un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti (“Quando gli albanesi eravamo noi”): si tratta di oltre 60 milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere?
Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi? Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? È la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa.
Mi vergogno di appartenere a un paese che si dice cristiano, ma che di cristiano ha ben poco. I cristiani sono i seguaci di Gesù di Nazareth, povero, crocifisso “fuori dalle mura”, che si è identificato con gli affamati, i carcerati, gli stranieri. «Quello che avrete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me».
Come possiamo dirci cristiani, mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza, mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?
Come è possibile avere comunità cristiane che non si ribellano contro queste tendenze razziste e xenofobe? E quand’è che i pastori prenderanno posizione forte contro tutto questo, proprio perché tendenze necrofile?
Come missionario, da una vita impegnato a fianco degli impoveriti della terra, oggi che opero su Napoli, sento che devo schierarmi dalla parte degli emarginati, degli immigrati, dei Rom contro ogni tendenza razzista della società e del nostro governo.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.
Vorrei ricordare le parole del pastore Martin Niemoeller della Chiesa confessante sotto Hitler:
«Quando le SS sono venute ad arrestare i sindacalisti, non ho protestato perché non ero un sindacalista. Quando sono venute ad arrestare i Rom, non ho protestato perché non ero un Rom. Quando sono venute ad arrestare gli Ebrei non ho protestato perché non ero un Ebreo. Quando, alla fine, sono venute ad arrestare me, non c’era più nessuno a protestare».
Non possiamo stare zitti: dobbiamo parlare, gridare, urlare. È in ballo il futuro del nostro paese. Soprattutto è in ballo il futuro dell’umanità. Anzi, della vita stessa.
Diamoci da fare perché vinca la vita!
..
Paolo Ferrero scriveva:

Che il clima di razzismo, intolleranza e xenofobia sia dilagante, ormai, in Italia lo dicono, purtroppo e quasi tutti i giorni, terribili fatti di cronaca che hanno per oggetto di dileggio, scherno, violenza (privata o, addirittura, pubblica e cioè effettuata da parte dei teorici tutori della legge, dalla polizia ai vigili urbani) cittadini extracomunitari, la cui unica colpa è avere la pelle di colore diverso. Per quanto riguarda le sostanziali minimizzazioni che i capi dello Stato fanno della vergognosa ondata di razzismo e xenofobia in atto, vorrei ricordare che è stato ed è il governo Berlusconi ad impedire che si facciano davvero le politiche di inclusione e di accoglienza, nel nostro Paese. Lo dimostra un semplice dato di fatto e cioè che è stato il governo delle destre a non voler spendere i milioni stanziati dal governo Prodi per il Fondo per le politiche d’integrazione. Come si può parlare di solidarietà quando nelle Finanziarie non ci sono mai stati fondi per l’integrazione e addirittura si sono bloccati quelli che già erano stati ereditati dal governo precedente?

Nella terra dalla ‘libertà’
Dal web

Una denuncia gravissima sulle condizione in cui versano tanti clandestini detenuti negli Stati Uniti.
Non hanno accesso all’assistenza legale e a cure mediche, sono in prigione ingiustamente e vivono al di sotto degli «standard internazionali» previsti. Questa è la realtà quotidiana per la maggioranza degli immigrati che si trovano nelle prigioni americane, secondo l’Inter-American Commission on Human Rights, un’organizzazione internazionale con sede a Washington, che si occupa del monitoraggio e della promozione dei diritti umani.
In un documento di 155 pagine, una commissione indipendente ha svolto un’analisi a tutto campo sulla vita in cella degli immigrati clandestini, un duro atto di accusa nei confronti delle istituzioni americane che non lesina critiche neppure alla Casa Bianca, colpevole di aver demandato la gestione del problema ai singoli Stati. Secondo il rapporto, il governo non ha vigilato a sufficienza sull’azione di alcune polizie locali, che hanno spesso effettuato una selezione «in base alla razza», mettendo in galera degli immigrati con il «pretesto» di voler investigare sui loro presunti trascorsi criminali.

http://forum.chatta.it/politica/8101944/carceri-usa-gli-immigrati-reclusi-senz.aspx

In Georgia, in dicembre, i detenuti hanno scioperato per chiedere condizioni di vita più dignitose. “Carcere e Fabbrica nascono e si sviluppano insieme con l’affermarsi del capitalismo” (Marx). In Georgia un adulto su 12 è in carcere, libero sulla parola, in sospensione condizionale o sotto la supervisione di un tribunale correzionale. Secondo le statistiche nelle prigioni americane è detenuto il 25% della popolazione carceraria mondiale, su soltanto il 5% della popolazione mondiale. Mezzo milione in più della Cina, che però ha una popolazione cinque volte più numerosa.
Questi detenuti appartengono tutti alle classi più povere del paese. Che paese è uno che invece di provvedere ai bisogni di più poveri li incarcera?
..
Tony segnala
CARCERI AMERICANE
homolaicus.com

In America ci sono più di 2.250.000 persone in prigione. 726 galeotti ogni 100.000 abitanti, uno ogni 138 americani: il record mondiale d’imprigionamento.
100.00 detenuti sono in isolamento. 128.00 sono ergastolani. 100.00 i minorenni in riformatorio e 15.000 nelle prigioni per adulti.
Il Michigan da solo ha 300 minorenni condannati all’ergastolo senza possibilità di rilascio anticipato.
Dei 700.000 che si trovano nelle prigioni locali 400.000 sono, più che in attesa di giudizio, in attesa d’avvocato. Aspettano, anche per anni, che qualcuno si degni di trovargli uno straccio di difensore d’ufficio.
Le persone in libertà vigilata sono 4.800.000 e a questi occorre aggiungere 5 milioni di ex detenuti che hanno perso il diritto di voto.
Trent’anni fa, nelle carceri federali e statali, c’erano 200.00 detenuti, oggi sono 1.400.000: il più grande esperimento di imprigionamento di massa dai tempi di Stalin.
Metà dei detenuti sono afro-americani. Se il tasso d’incarcerazione per i bianchi è di 393 per 100.000, per i neri è 2.531.
Se poi si considerano solo i maschi il tasso per i bianchi sale a 717, mentre per i neri arriva a 4.919, ma in molti Stati supera abbondantemente quota 10.000.
Non stupisce quindi che in un quarto degli USA il 10% dei maschi neri adulti sia in galera. Questo si spiega perché, pur essendo il 13% dei drogati, i neri sono il 35% degli arrestati per possesso di droga,
il 55% dei processati per questo reato e il 75% di quelli che stanno scontando una pena per questo delitto.
Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata e per i giovani neri passare un certo periodo di tempo in prigione è diventato un “rito di passaggio”, come lo era per noi fare il servizio militare.
Il loro tasso d’incarcerazione è di 12.603 per centomila, mentre per i loro coetanei bianchi è di 1.666La metà dei delitti non è denunciata, eppure ogni giorno le carceri della Contea di Los Angeles accolgono 6.000 nuovi detenuti e ogni anno le 18.000 polizie americane arrestano almeno 13.700.000 persone (ma più probabilmente sono 15 milioni).
Circa 2.200.000 sono minorenni: almeno 500.000 sotto i 15 anni, 120.000 fra i 10 e i 12 e 20.000 sotto i 10. Sono stati arrestati bambini di meno di 6 anni.
Le esecuzioni sono state quasi mille e nel braccio della morte ci sono circa 3.400 persone fra cui alcuni innocenti e molti pazzi.
Il Texas ha fatto un terzo delle esecuzioni, 152 sotto l’attuale presidente George Bush. 121 innocenti sono stati rilasciati e non sappiamo quanti siano stati uccisi, ma, vista la scarsa qualità dei processi americani, devono essere stati molti.
L’ex governatore dell’Illinois George Ryan ha detto che il sistema giudiziario americano non è in grado di stabilire chi è innocente, chi è colpevole e nemmeno il grado di colpevolezza.
Ha ragione.
La giustizia americana funziona solo perché non fa i processi, non fa gli appelli e non motiva le sentenze. Più del 90% delle condanne per crimini gravi è ottenuto grazie al patteggiamento.
Lo stesso avviene per il 56% delle condanne per omicidio preterintenzionale e volontario. La gran parte dei piccoli reati sono sbrogliati in meno di un minuto da tribunali locali, in cui la presenza dell’avvocato difensore non è prevista e spesso nemmeno consentita.
I processi, quando si fanno, sono caratterizzati da una grande sommarietà e dalle scarse garanzie che sono concesse agli imputati poveri, cui sono forniti avvocati incompetenti, quando non ubriachi, drogati e addormentati.
Le condanne sono spesso ottenute grazie a confessioni estorte a suon di botte, a pentiti fasulli, testimoni bugiardi e a referti di laboratori compiacenti.
I Procuratori non si fanno scrupolo di mentire e di far sparire prove favorevoli alla difesa: tanto non gli succede nulla.
..
Torino 6-8 maggio 2011 Adunata degli Alpini
A Torino fra qualche giorno si svolgerà l’adunata degli alpini
Ugo Arcaini

Io sono un alpino.
Tanti anni fa dopo l’università andai ad Aosta a fare il servizio militare che allora era obbligatorio un po’ a malincuore perché stavo lavorando e mi dispiaceva dover mollare tutto, ma in particolare mi spiaceva molto lasciare la mia ragazza che oggi è ancora mia moglie.
Io sono sicuramente un alpino, ma non sono sicuramente tante altre cose.
Non sono un fascista, non sono un leghista, non sono un militarista, non sono un forza italiota, e non sono neppure un nostalgico di passati regimi di destra e di sinistra, non mi piace il modo sciocco in cui l’attuale italia vive, quella con la i minuscola, ma mi piace moltissimo l’Italia quella con la I maiuscola, quella in cui la visione del bene comune, della socialità democratica è al di sopra dell’interesse privato.
Sono un alpino, un alpino di tanti anni fa, uno che ha fatto l’alpino in Italia e per l’Italia anche se un po’ controvoglia come tutti coloro che partivano ogni anno e mi fa terribilmente inquietare vedere oggi il nostro paese trattato come uno zerbino sporco di fango.
Chiunque abbia un cuore quando prestò giuramento alla sua patria sentì un fremito nelle vene.
Chiunque presti giuramento alla sua patria deve sentire un fremito nelle vene in particolare coloro che non sono dei semplici alpini o militari di leva, ma che del paese sono alla guida.
Vedere i luoghi del potere politico in questi giorni e da molti giorni ormai e peggio che stare su una nave con il mare a forza sette , non riesci a smettere di vomitare, vomiti anche l’anima perché l’anima e stufa di stare qui.
L’adunata degli alpini prevede una lunghissima marcia per tutta la città, una marcia gioiosa e ordinata di tutti quelli, tantissimi vedrete, che furono, negli anni, alpini.
Le vie sono gremitissime di gente che in modo veramente affettuoso guarda applaude felice canta con noi sorridendo, i bambini sono affascinati da tutti questi “vecchi con la penna nera” e con le lacrime agli occhi, lacrime colme di gioia.
La marcia verso la fine arriva davanti al palco delle autorità………..in questi ultimi anni le autorità mi piacerebbe proprio evitarmele!
La nostra bandiera tricolore è una autorità, la nostra costituzione è una autorità, coloro che dettero la vita per il paese sono autorità, il nostro Presidente della Repubblica è ancora un autorità, anche se per lungo tempo silenziosa…….il resto non ha più nulla dell’autorità, non ha più nulla di autorevole. La casta non ha mai avuto rispetto per ciò che ha giurato di difendere e rispettare a cominciare dalle genti e così non è più degna di rispetto e di saluto, del saluto degli alpini in particolare.
La forza degli alpini, che illuminerà questa meravigliosa Torino, dovrà dare un segnale di svolta, dovrà dare un segnale di coraggio, dovrà suscitare rinnovata vergogna in chi sta calpestando il nostro paese, in chi vorrebbe veder rinascere follie da ventennio ed antieuropee.
Chi fra di noi alpini si piglia una sbornia e comincia a dire ed a fare stupidaggini normalmente dopo due buffetti amorevoli viene deposto in una fontana, la prima che capita, fino a quando i fumi della grappa hanno fatto il loro corso.
Con la stessa amorevole alpina amicizia, stante che a Torino di fontane ne abbiamo molte e molto belle, alcune intemperanze ed alcune stupidaggini di questi ultimi giorni, forse non da grappa ma da neve, potrebbero essere fatte smaltire nelle limpide e fresche acque dei diversi fontanoni, sicuramente anche il Puffo Priapo calmerebbe i suoi egoistici bollori .
Tranquillizzatevi cari potenti, per così dire, noi alpini come è noto abbiamo un grande cuore, chi si pente, dopo il bagno, viene perdonato. Anche nostri cappellani militari con la penna nera hanno sempre contribuito a rendere sincero e compassionevole il clima delle caserme pur mantenendo elevato il profilo religioso a cui devotamente appartenevano. Ecco questo spirito vorrei rivedere nelle ecclesiastiche autorità che oggi si nascondono dietro le colonne di San Pietro invece di prendere a pedate nel sedere chi si fa venire l’ictus da viagra, mentre i barconi affondano in mare.
Ciò che ho scritto sono le parole di un alpino di Torino uno dei tantissimi che parteciperanno a questa meravigliosa festa e non pretendo di rappresentare l’insieme, anche se lo spero con ardore.
W il terzo degli alpini
..
Berlusconi. Il peggio deve ancora arrivare
Rosario Amico Roxas

Pur assistendo ad un momento di alta tensione, sembra proprio che si tratti solo dell’inizio o dei primi passi, e che il peggio deve ancora arrivare.
Il processo breve appena approvato dalla Camera, non è la panacea per tutti i reati in cui Berlusconi è attore principale; se approvato dal Senato e firmato dal capo dello Stato, vanificherebbe il processo Milss, nel quale il cavaliere si proclama innocente, ma che cerca di sfuggire come dalla peste, con una fuga che diventa una implicita ammissione di colpa, cercando la difesa dal processo, consapevole di non potersi difendere nel processo.
E se il capo dello Stato non dovesse firmare quella norma personalizzata su misura per il cavaliere ?
L’opinione pubblica capirebbe che l’insistenza del cavaliere proclama le sue colpe, dalle quali pretende l’assoluzione convinto di essere il solo intoccabile della nazione, un po’ come le vacche sacre dell’India.
Ma poi c’è il processo Ruby, per il quale è in corso di discussione in Senato un’altra legge per prolungare i termini processuali, in attesa della consueta prescrizione; si discute, infatti, di una norma che permetterebbe alla difesa di interrogare tutti i testimoni che crede, ovviamente allo scopo di rimandare ad libitum l’analisi del merito e l’elenco telefonico è pieno di nomi e i testimoni disponibili sarebbero tantissimi, dipende dal prezzo !
Ci è dato pensare che non sono solo i quattro processi in corso a terrorizzare ilo cavaliere e che ben altro esiste ben conservato in qualche cassetto di una qualche Procura; altri reati ben più gravi che disarcionerebbero questo cavaliere con ignominia e aggressione ad un patrimonio, nato con aspetti dubbi per i quali lo stesso cavaliere si è avvalso della facoltà di non rispondere, e dilatato con leggi di comodo da parte di interessati amici politici, e, quindi, con la personale esposizione in politica, dove ha promosso lo stravolgimento della politica economica, privilegiando l’economia della finanza a discapito dell’economia del lavoro, secondo la sola legge che conosce: la legge del più forte che impone la propria volontà.
Ora diventa tangibile un pericolo gravissimo da non sottovalutare.
Nell’ipotesi che possa diventare concreto il rischio di una condanna penale, allo scopo del cavaliere servirebbe una emergenza nazionale da dover neutralizzare, anche con la sospensione delle garanzie costituzionali; una rivolta di piazza da sedare anche con risvolti autoritari.
Il pericolo è dietro l’angolo e non va sottovalutato !
..
Ricevo da Nicoletta
Lettera aperta al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano
dagli ex ragazzi di Barbiana

Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell’unità nazionale che lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei “ragazzi di Barbiana”. Benché nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei “cittadini sovrani”. Alcuni di noi hanno anche avuto l’ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l’Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto – dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l’interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l’interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l’interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull’interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l’Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l’istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l’obbligo di fare qualcosa per arrestarne l’avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l’autoritarismo che al colmo dell’insulto si definisce democratico: questa è l’eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.

Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani,
Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini

I turpi manifesti contro le procure
Viviana Vivarelli

Milano è tappezzata da manifesti anche enormi “Via le br dalle procure”. “Toghe rosse, ingiustizia per tutti”. E’ un insulto alla procura di Milano che giudica il premier. E’ un insulto alla magistratura e come tale va punito.
Non è difficile intuire chi ha fatto mettere questi cartelli, visto che è da sempre che il premier ha lanciato una campagna diffamatoria e di intimidazione contro chi indaga su di lui, ritenendosi superiore ad ogni cittadino, ingiudicabile e impunibile, e ritenendo lecito e legittimo attaccare i giudici come se indagare sui suoi reati fosse un delitto di lesa maestà, ed evidentemente non ha abbastanza prove di innocenza per difendersi con quelle e deve dunque usare mezzi squadristi.
O quei manifesti sono abusivi e allora vanno immediatamente tolti (tanto più che molti sono stati attaccati negli spazi dedicati ai candidati delle amministrative)
O sono issati su mezzi privati e allora la polizia deve fermarne i conducenti, interrogarli e risalire al mandante e punirlo per offesa alla magistratura.
O sono stati messi non abusivamente ma con richiesta legale e mi ricordo che ci vogliono sei mesi di preavviso e tanti documenti per chiedere una affissione in luogo pubblico che non sempre è concessa.
Ma mi viene anche in mente che Berlusconi già nel 2005 fece una leggina che introduceva una sanatoria con l’art.42-bis per tutte “le violazioni ripetute e continuate delle norme in materia di affissioni e pubblicità mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari”. Insomma la volpe fa l’inganno prima ancora di fare il reato.
Ora mi chiedo, ma se io facessi dei manifesti analoghi scrivendo “Fuori la P2 e la mafia dalla presidenza del consiglio” godrei dello stesso privilegio?
Le indagini della polizia hanno appurato che quei manifesti (“Via le br dalle procure”. “Toghe rosse, ingiustizia per tutti”), affissi proprio nel giorno del processo a B davanti alla procura di Milano, erano di certo Lassini, del Pdl, accusato, lui dice ingiustamente in passato a 42 giorni di carcere, che voleva fare ‘una provocazione’ ma anche dare manforte al premier. Ormai questi fetenti sono più realisti del re e c’è una gara a chi la spara più grossa.
Quei turpi manifesti, accompagnati dalla violenta requisitoria di B contro i giudici, i giornalisti, la corte costituzionale, il capo dello Stato, gli insegnanti…. è segno del livello di degrado in cui si sta buttando il paese.
Marco Alessandrini, figlio di un giudice di Milano assassinato dalle brigate rosse, si è dichiarato offeso e indignato. L’Italia è l’unico paese dell’Occidente che vanta un triste primato: 26 magistrati assassinati. Emilio Alessandrini fu ucciso da Prima Linea il 29 gennaio del 1979. Tutta Milano partecipò ai suoi funerali. Cosa ne è stata di quella Milano che riusciva a indignarsi di fronte all’assassinio di un giudice e che ora applaude svisceratamente chi li insulta pubblicamente e vilmente, forte della sua posizione autoritaria? Di fronte a questa lotta piena di vittime e di bestemmie alla democrazia, per quanto dobbiamo assistere allo sconcio di un capo del governo che vomita ingiurie per difendere la propria impunità e mantenersi fuori dalla legge?

..
http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Grande Viviana!
    Grazie di tutto!
    Pino

    Commento di Pino — aprile 17, 2011 @ 5:27 pm | Rispondi

  2. Chiediamo a Napolitano : CALMA e GENTILEZZA in Italia !
    L’Italia è piena di odio ! tutti odiano tutti e riempiono la Nazione di negatività, parolacce, offese, cattiverie ! ORA BASTA !
    FORA DE BALL a TUTTI i cattivi !

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — aprile 18, 2011 @ 2:32 pm | Rispondi

  3. Cara Viviana, ho terminato ora di leggere tutto questo dolorosissimo Masada.
    Quel Restiamo umani diventerà parte della mia vita, del mio pensiero, del mio (breve!) futuro. Ringrazio te e i tuoi collaboratori per questa pagina di Storia e di dolore. Siete sempre bravissimi e mi rallegro con tutti voi.
    Un abbraccio fraterno dalla tua Brunilde

    Commento di MasadaAdmin — aprile 18, 2011 @ 8:15 pm | Rispondi

  4. Cara Viviana, hai visto ? Hanno ritirato il progetto sulle centrali nucleari! A me sembra una mossa fatta con la paura di veder raggiungere il quorum anche per i referendum sull’acqua e sul legittimo impedimento….hanno paura di perdere….o forse hanno preventivato di ritirar fuori le centrali tra qualche mese quando l’effetto Giappone sarà dimenticato….comunque sia è vergognoso….ci impediscono di esprimere le nostre opinioni….fanno e disfano solo per i loro porci interessi…..
    P.S.: Sono riuscita a postare su Fuori radio……grazie a te!!!!

    Commento di Mary — aprile 19, 2011 @ 3:58 pm | Rispondi

  5. SILVIO BERLUSCONI – UN AUTENTICO CIALTRONE

    Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento. Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo. “Faremo la fine della Grecia”, dichiara, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.

    Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco.
    Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica) di avere introdotto la moralità nella politica.
    Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.

    Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo. Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.

    Gianni Tirelli

    Commento di MasadaAdmin — maggio 9, 2011 @ 3:17 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: