Nuovo Masada

aprile 7, 2011

MASADA n° 1279. 7-4-2011. Jung 4-9. L’I CHING

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(Lezione 9 del corso 4 su Jung della prof. Viviana Vivarelli, tenuto a Bologna, secondo il suo libro “Lo specchio più chiaro”, pubblicato sul blog http://masadaweb.org)

“Quel che è dentro è fuori, quel che è sopra è sotto”
(Tavola smaragdina)

Oggi parleremo di una mantica che è piuttosto un modo per conoscere la nostra energia proiettandola in forma di simboli. Jung usava questo modo per conoscere i suoi pazienti e per avere intuizioni sulla loro cura.
Abbiamo detto che il pensiero di Jung è un vero e proprio sistema filosofico. Ma esso ha delle nette somiglianze col pensiero cinese.
Il mondo di Jung non somiglia molto al mondo di certi fisici, è un mondo intelligente e non materiale, finalistico e non deterministico, basato non sul rapporto che lega causa ad effetto ma sulle correlazioni analogiche e sul principio di sincronicità, un universo olistico dove le cose si corrispondono e la parte può conoscere il tutto.
Mentre in Occidente la conoscenza scientifica poggia sul PRINCIPIO DI CAUSA, in Oriente troviamo come elemento esplicativo del reale IL PRINCIPIO DI SINCRONICITA’. Esso è il fondamento di uno dei più grandi testi della cultura cinese: l’I CHING. L’I Ching è un codice di lettura dell’universo ed è uno dei testi fondamentali del Taoismo.

Il Taoismo è un’antica conoscenza di sviluppo interiore che ebbe origini magiche, deriva probabilmente dallo sciamanesimo delle maghe Wu. Non nasce in un tempo fisso e non ha un suo creatore ma affonda nella notte dei tempi.
I due testi più antichi, il Tao-Te-Ching e lo Zuang-Te-Ching, contengono pratiche esoteriche antichissime. Il Taoismo è una forma di pensiero e uno stile di vita. Da esso discendono una filosofia, una medicina, una tecnica spirituale e una alchimia. Il principio prevalente è l’armonia tra uomo e Universo, che sono pervasi da una stessa energia vitale, il Ch’i (Ki). Occorre che l’uomo armonizzi il fluire del proprio Ch’i, usando tecniche psico-fisiche e dinamiche, come il qi gong e il taijiquan, così la sua vita sarà lunghissima, sana e serena e lo aprirà all’immortalità spirituale. Queste pratiche erano segrete, esoteriche, insegnate dai maestri a pochi allievi o scritte in testi ermetici. Se a questo si aggiunge la riluttanza dei Cinesi a insegnare le loro dottrine agli stranieri comprendiamo che quello che è riuscito ad arrivare in Occidente è solo un pallido riflesso delle pratiche taoiste.
Gli antichi avevano scoperto che in tutte le cose scorre una forza intelligente che è l’origine della vita stessa: il Ch’i. Nell’organismo umano essa scorre nelle due qualità di Yin e Yang in canali invisibili, detti meridiani. Se fluisce bene, abbiamo salute, benessere e longevità; se scorre male, si formano dei blocchi energetici e abbiamo la malattia. Ogni pensiero, emozione e atto influisce sul Ch’i, per cui, se una vita presenta degli squilibri, anche il Ch’i risulta squilibrato e avremo un eccesso o un difetto di Yin o di Yang. Le pratiche di vita intervengono sul Ch’i per renderlo armonioso.
La Meditazione Taoista si dirige all’energia interna. La tecnica dei Sei Suoni Segreti del Qi Gong purifica gli organi interni dall’energia negativa e insegna ad aprire i due principali meridiani: il vaso governatore e il vaso servo. Altre pratiche annullano le emozioni negative: la paura, la tristezza, l’ira, l’odio ecc. che indeboliscono il Ch’i.
Il Tao Chi Chuan è lo stile dei tredici movimenti, creato dagli eremiti taoisti per armonizzare la propria energia con quella universale, entrare in stati modificati di coscienza e difendersi dai nemici. Con movimenti molto aggraziati crea la coscienza del proprio Ch’i e migliora lo stato di salute fisica, mentale e spirituale.
Le massime scuole taoiste fiorirono nel sesto secolo avanti Cristo quando vissero Lao-Tzu e Chuang-Tzu.
Verso il quinto secolo dopo Cristo il Taoismo era consolidato al pari del Buhhismo e del Confucianesimo.
Il principio fondamentale è il Tao, flusso vitale che origina l’universo, “di cui non si può dire nulla, nemmeno che si chiama Tao”, è Dio prima della creazione, energia trascendentale. Quando entra nel mondo della creazione è simboleggiata da due spirali opposte, perché si duplica in due qualità fondamentali, lo Yin e lo Yang.
Il Taoismo non è un corpo di dottrine quanto uno stile di vita, per cui si può essere taoisti senza saperlo. Ci sono dei testi di lettura ermetica e delle pratiche.
Tao vuol dire Via, Verità e Vita, così come Cristo è la Via, la Verità e la Vita. L’unico modo per parlarne è quello di Castaneda: “Se una via (Tao) ha un cuore, va seguita, altrimenti non è nulla”.
Lao Tzu (o Lao Tze) fu contemporaneo di Confucio e forse si conobbero, vissero nel sesto secolo a. C., periodo della decadenza della dinastia Chou, ma non fecero che fissare principi già esistenti.
Lao-Tzu non è un nome, vuol dire ‘vecchio maestro ’; la leggenda dice che, durante un viaggio, egli si fermò presso un guardiano che gli chiese di scrivere un libro e Lao-Tzu gli dettò il Tao-Te-Ching, dopodiché scomparve. Questo libro descrive il Tao, la Via, di cui non si sa nulla anche se è tutto, perché è ciò che consente alle cose di essere.
Se l’uomo vuole vivere bene, in armonia con l’universo, segua il Tao. Se tutti si adeguassero al Tao, non ci sarebbe bisogno di leggi né di guerre. Ma seguire il Tao è una via mistica, non facile che permette all’uomo di entrare nell’essenza dell’universo.
Nel mondo cinese non c’era il concetto dell’immortalità, ma si pensò, con le pratiche del Tao, di conseguire longevità e salute e anche l’immortalità spirituale. Le pratiche via via si arricchirono e compresero l’astensione dai cinque cereali, la respirazione controllata, la ritenzione del seme maschile e l’ingestione di solfuro di mercurio (cinabro).

Jung conobbe l’I Ching grazie a un suo amico, Richard Wilhelm, un missionario protestante, che era stato in Cina per 30 anni e aveva studiato il Taoismo con l’aiuto di grandi dotti.
Nel 1929 Richard Wilhelm tornò in Europa e tradusse in tedesco e in inglese l’I Ching’ o ‘Libro dei Mutamenti’, facendolo conoscere anche all’Occidente. Si tratta di un antichissimo testo di meditazione scritto in versetti, la cui simbologia è legata all’organizzazione familiare e sociale dell’antica Cina e ai cinque elementi che costituiscono i principi qualitativi del mondo cinese: acqua, aria, terra fuoco, più l’elemento duttile, detto legno o metallo.
Dal 1929 questo libro di saggezza ha stimolato la riflessione di molti uomini di cultura europei; tra i suoi estimatori citiamo, oltre a Jung, intellettuali moderni come Federico Fellini, che lo teneva in grande considerazione.
Non è un testo di facile consultazione ed è a torto considerato un libro di mantiche [1], cioè di divinazioni; in realtà, più che dare predizioni, incoraggia la ricerca interiore e la meditazione stimolandola per mezzo di simboli. Jung usava questo oracolo come una guida per sé e per i propri pazienti, traendone indicazioni per diagnosi e terapia.
Il testo contiene una sequenza di 64 gruppi di versetti, che furono composti nell’arco di 4.000 anni, con interpretazioni attribuite a varie scuole e a vari imperatori cinesi.

Come tutti gli enigmi antichi, l’I Ching comincia con una leggenda.
Nel terzo millennio a.C. visse in Cina FU HI, uno dei mitici fondatori della civiltà cinese, che era detto l’Imperatore Giallo perché le sue terre si stendevano presso il Fiume Giallo e perché giallo è il colore dell’oro, metallo degli dei e indicatore della massima sapienza umana.
Fu Hi era uomo di grandissima sapienza e la leggenda gli attribuisce l’invenzione dei numeri; era un razionale, un misuratore, come il nostro Pitagora. E, come Pitagora, scoprì le relazioni matematiche tra le note musicali. Dice la leggenda che una mattina, ascoltando il canto di due uccelli, una fenice maschio e una fenice femmina, vi distinse 12 suoni, che riprodusse con canne di bambù di diversa lunghezza (come le corde della cetra di Pitagora). Alternando le 6 canne corrispondenti ai suoni della femmina alle 6 dei suoni del maschio, ottenne la doppia scala musicale che sta alla base della complessa musica cinese, basata sul numero 12 (6×2). La musica nasceva come unione dell’energia femminile e maschile sotto forma di suoni [2]. Ma l’Imperatore Fu Hi non era contento. Sapeva tante cose e tante ne aveva scoperte, ma non aveva risposto ai quesiti fondamentali di ogni uomo: chi siamo, dove andiamo, qual’è il senso della vita, qual’è la natura dell’Essere.
Una notte, profondamente depresso, decise di respingere tutto quello che sapeva perché inutile e di abbandonare la razionalità perché non serviva a niente, ma, come accettò la sconfitta della ragione, la sua intuizione si aprì di colpo e, dinanzi ai suoi occhi, apparve una bellissima visione: dalle acqua del Fiume Giallo, nell’alba nascente, si alzò di colpo nel cielo un enorme drago d’oro [3]. Il drago era una creatura magnifica, si levò in volo sotto i raggi del sole e mostrò le scaglie del suo ventre, formate da linee intere e da linee spezzate. Di fronte a quelle linee, istantaneamente, FU HI intuì la natura globale dell’Essere. Aveva posto tante domande finché la sua mente logica non si era saturata, ora, messo in scacco l’intelletto, l’intuizione sbocciava improvvisamente e gli mostrava, attraverso una visione, che le risposte non esistevano perché le domande erano sbagliate.
Ora Fu Hi capiva improvvisamente che l’alternanza di linee intere e spezzate sotto la pancia del drago era il segreto della vita e che la vita è una continua alternanza tra linee intere e linee spezzate, cioè tra una energia e la sua opposta, la vita è un continuo mutamento tra due polarità, che va dal giorno alla notte, dal caldo al freddo, dall’inverno all’estate, dal maschile al femminile, dal bene al male, da ogni cosa alla sua opposta. Questo movimento continuo, questo perenne divenire, è necessario all’unità dell’Essere e costituisce il segreto del mondo creato. La vita è la totalità di due movimenti che confluiscono l’uno nell’altro, due qualità energetiche contrapposte: Yin e Yang. L’essere produce il mondo quando si scinde nello Yin e nello Yang, entrambe le qualità sono necessarie per formare l’intero ma il Tutto non è né Yin né Yang, bensì l’unione di tutti i contrari e sta prima dei contrari stessi. Così Fu Hi comprese che la vita va accettata in tutte le sue parti perché l’Essere creato si presenta come alternanza di qualità opposte. Questa polarità viene riunita nel simbolo del TAO, un cerchio che rappresenta il TUTTO, un mondo entro cui nascono una qualità dell’energia e la sua opposta, ed esse non sono separate da una linea netta ma confluiscono l’una nell’altra secondo una linea sinuosa che mostra come il bianco diventi nero e il nero bianco, e l’uno scivoli sempre nell’altro. La separazione netta rappresenterebbe la forma dura della mente razionale che distingue e stacca l’Essere in parti tra loro non comunicabili, ma la linea sinuosa del Tao rappresenta la capacità dell’intuizione di collegare ogni parte dell’Essere con la sua controparte, così da comprendere l’infinita coesistenza di tutto in tutto. E questo è esattamente ciò che Jung fece per tutta la sua vita.

Le due qualità sono rappresentate in modo simbolico con una linea intera e una linea spezzata. La linea intera è lo Yang, principio operatore, energia solare, maschile e attiva del mondo, forza progettuale e momento creativo. La linea aperta è lo Yin, principio ricettivo e accogliente, energia lunare o femminile, momento tenero e riflessivo. Le due polarità unite formano l’Eterno, cioè la Vita. L’eternità manifesta è un continuo fluire, da una polarità all’altra, un sistema binario in divenire costante; come è binario il respiro che è inspirazione ed espirazione, così l’essere è alternanza di vita e morte, agire e subire, bianco e nero, maschio e femmina, luminoso e oscuro… parti mai divise e separate ma confluenti l’una nell’altra.
Jung dette a questo fluire costante il nome greco di enantiodromìa = corsa contrapposta, facendone una caratteristica della dinamica psichica.
A Yang e Yin, linee ‘fisse’, i saggi cinesi aggiunsero altre due linee di mutamento dette ‘mobili’. Combinando le due coppie fondamentali in gruppi di sei linee (esagrammi) si producevano 64 risultati (due alla sesta). Sessantaquattro esagrammi manifestano la totalità dell’Eterno, secondo 64 modi in cui le cose possono divenire, 64 strutture simboliche, o prototipi, della natura come della psiche, in cui si può rappresentare tutto ciò che diviene, modi di essere del mondo. In particolare esse possono servire a rappresentare 64 modi di essere dell’uomo, ognuno col suo problema, ognuno col suo consiglio.
Per questo l’I Ching è formato da 64 capitoli, ognuno governato da un segno o esagramma.

Noi usiamo i numeri come misuratori delle cose, ma per gli antichi essi erano simboli dell’ordine del mondo, e ogni cultura predilesse cifre particolari. L’uso metafisico del numero ne fa una cifra sacra, intuita in un livello sovradimensionale, attraverso l’inconscio collettivo. Gli antichi Cinesi usarono la cifra 64 come cifra dell’ordine psichico e dell’ordine cosmico, essa riuniva anima e natura.
Il passaggio che aprì a Fu Hsi la visione suprema delle cose lo sbalzò dalla mente ordinaria alla mente mistico-intuitiva, dal livello materiale a quello sacro. Se il Mandala è uno psicogramma, disegno della psiche in un istante, l’esagramma dell’I Ching lega spirito e natura all’interno di un destino, permettendo la valutazione dell’energia in un dato momento così da trarne consigli per migliorare il futuro.
Come il sogno è tramite tra il mondo dell’essere e il dover essere, così l’esagramma si pone come evento che svela i legami dell’io con l’universo.

Per Jung la scoperta dell’ Ching è una rivelazione, è certo che la sincronicità sia un’altra spiegazione del mondo al di là del determinismo, secondo un livello superiore di conoscenza.
Ma la sincronicità non domina solo la vita umana e i segni che la psiche incontra fuori di sé in analogia al proprio sentire, essa legge la storia come rivelazione che c’è uno Spirito in cammino.
E’ un fatto che nello stesso tempo, il VI° secolo a. C., il mondo produsse pensieri analoghi in parti molto lontane della Terra. Come due elettroni possono ricevere la stessa informazione nello stesso tempo anche se sono lontani nello spazio, due uomini di meravigliosa saggezza lontanissimi sulla Terra ebbero la stessa intuizione, che univa mondo e anima, e la espressero con le stesse parole. Il saggio greco si chiamava ERACLITO e viveva in un eremo sopra una montagna dell’attuale Turchia, il saggio cinese era LAO TZU nella lontanissima Cina. Pur così distanti, espressero lo stesso pensiero nello stesso tempo e lo manifestarono con le stesse parole. La somiglianza è impressionante. Eraclito intuì che il mondo è una fiamma eterna che brilla attraverso gli opposti e che la vita è un eterno divenire. Disse che la vita è come un fiume in cui non ci si può immergere nella stessa acqua. In perfetta sincronicità il saggio Lao Tze disse: “La realtà è come un fiume che sempre scorre e io non posso bagnarmi due volte nella stessa acqua”.
Per Eraclito il divenire era la fiamma. Per Fu Hsi il divenire era il drago.

Fu Hsi disegnò il mondo come se egli fosse al centro di un mandala cosmico, e, poiché ogni mago divina meglio se si orienta a Nord [4], pose se stesso col viso rivolto a Nord e dietro aveva il Sud, alla sua destra l’Est, punto dove sorge il sole, alla sinistra l’Ovest, punto dove il sole tramonta. Segnò così i 4 punti cardinali, che, con i 4 punti intermedi, formano le 8 direzioni fondamentali dello spazio (rosa dei venti), che sono anche 8 direzioni simboliche dell’anima, perché, comunque io mi ponga, nella mia mente:
-l’Est sarà sempre l’inizio del nuovo giorno, della vita che comincia, del seme, dunque del Padre o potenza generatrice e fattiva, forza nascente, spinta verso il futuro, alba del nuovo giorno; di tutte queste cose esso è simbolo dentro di me,
-l’Ovest sarà invece sempre il luogo del tramonto, la fine del giorno, la morte delle cose, il sopravvenire della notte, lo sgomento, il calo dell’energia, il luogo oscuro, la Madre, la Terra, l’inconscio, la notte, la mia parte ombra,
-il Nord sarà il luogo del freddo, dei sentimenti non ancora avvertiti, non ancora nati, dove la natura dell’essere è ancora gelida e preformata, dell’al di là, della sede dei morti, dell’inconscio che lo sguardo della mia coscienza non ha illuminato.
-il Sud sarà il luogo del caldo, delle passioni, degli impulsi e degli istinti, la mia zona affettiva e sessuale [5].
Allo stesso modo ogni altro punto intermedio troverà la sua collocazione fisica e simbolica.
Si fa corrispondere ad ognuno di questi punti un membro della famiglia simbolica, una famiglia che rappresenta otto qualità dell’energia, analoga alle famiglie divine delle cosmologie, per cui lo stesso Olimpo greco non è altro che una famiglia di energie personificate. Abbiamo così un padre, una madre, tre fratelli e tre sorelle. Questo è il mandala cinese dell’universo, un cosmogramma, che è insieme uno psicogramma, raffigurazione simbolica in cui anima e natura sono una sola cosa.

Alla base di tutto stanno due segni: linea intera e linea spezzata ed essi sono molto più vecchi di Fu Hsi e della sua leggenda.
Nell’antico mondo cinese si consultavano gli oracoli come in tutti i mondi antichi. L’oracolo più semplice rispondeva alle domande con un sì o con un no, il sì era indicato da una linea intera, il no da una linea spezzata. Ma non sempre le risposte sono affermative o negative, ci sono posizioni intermedie, allora gli indovini crearono un trigramma, tre linee, e l’unione di due trigrammi portò all’esagramma, sei linee, che permettevano una risposta più complessa.
I segni rispecchiano ciò che avviene in cielo e in terra, nel natura e nell’anima, in base ai legami che legano tutte le cose.
Essi indicano i passaggi dell’energia, non sono propriamente immagini delle cose ma dei loro mutamenti.
Si arrivò così all’I Ching, o LIBRO DEI MUTAMENTI.
L’I Ching è considerato un testo metafisico e come tale è alla base del Taoismo e del Confucianesimo. Per migliaia di anni ha goduto in Cina del rispetto che in altri paesi c’è stato per i massimi testi sacri, la Bibbia, il Corano, la Torah, i Veda…
Esso racchiude ‘la totalità del Cielo e della Terra’.

Come si ottenevano i segni? Pendiamo tre monte uguali e le lanciamo sei volte, meglio se sono tre tael, monete cinesi rotonde con un foro quadrato. Un tempo si suddividevano in gruppi gli steli di una pianta sacra, l’Achillea o Millefoglie, nella convinzione che la natura stessa parlasse.
Ma perché linee intere e spezzate? Dal mondo cinese più antico ci arrivano mantiche su gusci di tartaruga. Etruschi e Romani usavano, nell’antica arte aruspicina, il fegato di animali sacrificali, per trarne vaticini [6], o i druidi celti lanciavano pietre incise o pezzetti di legno [7], gli antichi Cinesi gettavano nel fuoco la scapola di una vacca o il guscio di una tartaruga, era la cosiddetta scapolamanzia, usata anche dagli Hittiti. Il fuoco creava delle crepe che potevano essere intere o spezzate, gli indovini le esaminavano e davano un significato ad ogni linea.
Questi responsi compaiono già 1700 anni prima di Cristo. Duemila anni prima di Cristo gli sciamani della dinastia Shang praticavano la ‘piromanzia’, la divinazione del fuoco, applicavano un’asta rovente a gusci di tartaruga o ossa di animali che si spaccavano producendo delle fenditure. Lo sciamano in leggero stato di trance leggeva questo disegno come un disegno di energia e dava il responso. Spesso la sentenza veniva registrata sul guscio della tartaruga o su ossa, e gusci o ossa incisi sono arrivati fino a noi come i più antichi esempi della scrittura cinese. La tartaruga è un simbolo molto antico che indica la longevità e l’eternità dell’universo, in Cina come in India, dove si dice che il mondo riposa sul dorso di una enorme tartaruga.
Verso il mille a. C., all’inizio della dinastia Zhou, che succedette agli Shang, queste sentenze furono organizzate in termini binari e così nacque lo Zhou Yi che noi chiamiamo I Ching; il termine I Ching si riferisce a una trascrizione posteriore di mille anni e significa ‘il classico del mutamento’.
Organizzando le immagini oracolari col sistema degli esagrammi, il rito divenne più facile. Non si usò più la piromanzia ma un fascio di 49 bastoncini, o steli di achillea, pianta medicinale ritenuta sacra, che, per la sua forma, era simbolo dell’unione tra Terra e Cielo. Con questo cambiamento l’I Ching uscì dalle corti e venne utilizzato e studiato dagli intellettuali e dai letterati.
Settecento o ottocento anni fa agli steli dell’achillea si sostituirono le monete, ma nei riti tradizionali si usano ancora gli steli della pianta sacra.

Il principio base dell’I Ching è che, per il rapporto tra cose visibili e invisibili, vi è perfetta corrispondenza tra la configurazione della psiche e il modo con cui le monete cadono o gli steli sono estratti. La mantica vale se c’è fede nell’analogia tra dentro e fuori, tra materiale e immateriale. Tutto il sistema è retto sulla sincronicità. Il mondo invisibile della psiche e anche il futuro ignoto possono essere rappresentati dal lancio delle sorti, perché non c’è differenza tra dentro e fuori, e il futuro si genera nel presente; le due polarità esprimono lo stesso senso, sono connesse e rappresentano il respiro di uno stesso essere. Psiche e natura sono sincroniche, ciò che è nella psiche può essere rappresentato nella natura e viceversa, come uno stesso messaggio che si presenta su vie parallele. L’essere è uno e globale e in esso tutto si corrisponde, ciò che è in alto è in basso e viceversa. Questo è alla base di tutto ed è il principio fondamentale del Tao come dell’alchimia. Poiché tutto si corrisponde, l’ordine che l’uomo trova dentro di sé può essere anche l’ordine del mondo e l’ordine della natura può riflettere l’ordine della psiche.

L’I Ching è una struttura di ordine sacro, che dà una suddivisione dello spazio, una suddivisione del cielo, della psiche, dei temperamenti, della società, della religione… secondo i numeri sacri, 2 e 3, e i derivati 6 (2×3), 12 (2×6), 64 (due alla sesta), che raccolgono in ordini metafisici e simbolici l’universo visibile e invisibile. Come nella filosofia di Pitagora, il numero è cifra dell’universo, ordine e meta.
L’I Ching più che un oracolo è una via che dovrebbe mettere in armonia la propria psiche col senso delle cose e aiutarci a capire la direzione del nostro movimento dentro il movimento dell’universo.
L’Essere è fatto di istanti, se voglio capire il senso della vita devo rifarmi all’istante, l’istante è il punto del mutamento e io sono formata da infiniti mutamenti, ognuno dei quali è diverso dall’altro ma tutti sono collegati. Questo concetto è presente tanto nel Taoismo che nel Buddhismo. L’impermanenza, cardine del Buddhismo, è il perenne fluire della vita attraverso continui cambiamenti per cui l’estrema saggezza è vedere chiaramente che nulla è permanente [8], cioè fisso, duraturo e stabile. Nulla è, ma tutto diviene, tutto muta. In ogni momento io sono diverso, il mondo è diverso. Il mio continuum mentale è una somma geometrica di istanti spazio-temporali, una somma di mutamenti. Il saggio cinese si stacca da questi mutamenti e contempla al di là di essi l’eterna e immutabile legge, che è il Tao, il senso eterno dell’Essere, che non si muove e non diviene e di cui nulla si può dire, e di cui non si può nemmeno pronunciare il nome, “perché il Tao che io chiamo Tao non è il Tao”.
Prima di tutte le cose manifeste c’è un’entità semplice che simboleggio con il cerchio, di essa nulla si può dire. L’Uno, o energia primaria e implicita, crea da sé il movimento, si polarizza in due energie qualitative e crea il mondo come energia manifesta [9] .

Nel loro significato originario, Yin e Yang sono “vessilli che sventolano al sole”, oscuro e chiaro, versanti di una montagna in ombra e in luce, stati fondamentali e alternativi dell’essere manifesto. L’esistenza si attua come passaggio dall’uno all’altro, così come il tempo è passaggio dal giorno alla notte, dall’estate all’inverno… La vita è continuo mutamento da uno stato al suo opposto.
Noi viviamo nell’attimo, che è sempre l’istante transitorio tra due modi di essere. La saggezza dell’I Ching ci aiuta a percepire il senso di questo attimo, precario e impermanente, che è una delle tante posizioni di movimento dell’Essere, dentro di noi come psiche, fuori di noi come natura. Il libro-oracolo ci aiuta a capire meglio chi siamo, a riflettere su noi stessi nel profondo, oltrepassando quello che la mente separa e guardando quello che la mente ignora per una prospettiva più ampia.
Qualche volta l’I Ching prevede il futuro ma non è proprio questo il suo compito; esso intende comunicare con l’inconscio per mostrare ciò che questo suggerisce all’intuizione. Più l’intuizione afferra l’energia dei simboli, più l’I Ching aiuta a crescere; più l’intuizione è opaca e materiale, più il responso è arduo e di difficile comprensione. Per alcuni il libro è di grande conforto, per altri è stravagante e incomprensibile; è molto considerato dag chi è su una strada di ricerca interiore, ma risulta inutile per chi vive solo nella superficie dei fatti e lo interroga per avere risposte pratiche o di comodo.
Il testo mostra l’unione del mondo della natura con quello della psiche, ma per capirlo bisogna aver già sperimentato questa unione dentro di sé.
Tutti gli eventi terreni sono la riproduzione di eventi soprasensibili, per l’analogia che esiste tra terra e cielo, basso e alto. L’intuizione del saggio può accedere ai sensi soprasensibili e manifestarne il movimento così da inserirsi nelle scelte con maggiore autoconsapevolezza.
Il consultante dovrebbe accedere al libro come ad un oggetto sacro, ponendosi in uno stato d’animo particolare, con una lieve modificazione di coscienza, e solo allora potrà presentare la sua domanda che tuttavia potrebbe non essere la domanda giusta. Il consultante lancia le sorti, così da proiettare fuori di sé la propria energia interiore e renderla visibile. Il lancio decide le linee.
Ogni cosa che esce da noi porta la nostra energia, un capello, una goccia di sangue, uno scritto, un disegno, un mandala.. così anche il lancio di tre monete avverrà secondo la nostra energia e la rispecchierà in modo simbolico.
Le linee creano l’esagramma. L’esagramma ci guida a una sentenza in versi, che mostra l’attuale mutamento, e cosa sarebbe consigliabile fare.
L’I Ching non riguarda tanto il mondo esterno quanto porta l’uomo dentro di sé e gli mostra le sue energie nella sintesi del momento, per capire la via, e scegliere il futuro.
L’uomo vive nella temporalità e nella precarietà ma l’I Ching lo connette alla parte più profonda della vita, dunque all’Inconscio Collettivo che abita una terra al di là dello spazio e del tempo dove sono contenuti tutti gli spazi e tutti i tempi.
L’antica ritualistica prevede che il testo sia usato come un rito: disponendosi verso Nord, come aveva fatto Fu Hsi, e conservando il libro fasciato di seta rossa, perché il Cina il rosso è un colore sacro, riponendolo in una scatola di legno, perché il legno è l’elemento dell’adattabilità e indica la possibilità della psiche di adattarsi al mutamento.
La consultazione richiede una meditazione profonda e una condizione di diligenza e rispetto, perché solo modificando il proprio stato di coscienza si può penetrarne il significato simbolico, solo predisponendo la nostra mente a un livello superiore si può unire implicito e manifesto. Il rito e la modificazione di coscienza sono ciò che permette l’unificazione tra psiche e natura, altrimenti le parole restano vuote e l’anima non impara.
Come in ogni rito, l’oggetto è solo un tramite, ma la comunicazione avviene solo se sintonizziamo ciò che è in noi a ciò che è fuori di noi, e l’I Ching non dirà nulla se l’anima del consultante non è collegata all’anima del mondo.
Se l’uomo fa domande banali, avrà risposte banali. In fondo riceviamo dal mondo ciò che gli mandiamo; molte cose fatte in fretta sono come nessuna cosa. L’unica trasformazione possibile non è l’affastellamento dei beni ma il mutamento interiore che è lento e sottile e richiede tempo e pazienza; esso non si compra e non si vende, ma alla lunga è l’unica cosa che conta. Il senso del vivere riposa nel modo con cui noi ci poniamo rispetto alla vita. La relazione con gli altri o con le cose riposa nel modo con cui noi ci poniamo rispetto agli altri e alle cose. Non è la vita fuori di noi che trasforma noi, è la vita dentro di noi che trasforma ciò che è fuori di noi. Ma, naturalmente, chi non comprende questo resterà sempre a un livello inferiore di conoscenza e non potrà usare l’I Ching.

Per migliaia di anni i saggi cinesi hanno lavorato al commento di questi esagrammi.
Il Libro dei Mutamenti che arriva a noi oggi è quello della scuola confuciana dove i 64 esagrammi formavano un antico canone morale. Le frasi di commento possono sembrarci astratte e lontane, perché vengono da un tempo senza tempo e usano i simboli primordiali dell’inconscio.
Possiamo trovare analogie tra gli 8 simboli principali dell’I Ching e gli 8 segni della scrittura cinese. La scrittura è uno dei maggiori fattori di coesione della Cina. La letteratura si serve di una lingua scritta che è rimasta invariata per duemila anni, la lingua parlata invece è cambiata e ha prodotto molti linguaggi diversi. Il sistema di scrittura cinese non indica la parola per mezzo di segni relativi a fonemi (emissioni vocali), ma ne indica il senso con un disegno (ideogramma). Per es. ‘uomo in piedi ’ è indicato da due virgole unite alla sommità (le gambe) con una barretta orizzontale come fossero braccia, sotto: una linea piatta (la terra). Questo sistema non è alfabetico ma ideografico; gli ideogrammi sono la rappresentazione stilizzata dell’oggetto e soprattutto sono elementi relazionali, cioè rappresentano azioni e rapporti tra azioni, quindi movimenti fisici o ideali.
I simboli sono semplici o composti; i simboli semplici sono imitativi (pittogrammi), quelli composti sono aggregati logici (somma di più caratteri semplici). Ci sono segni particolari per i concetti astratti.
I segni vengono tracciati con un pennello in colonne dal basso verso l’alto, per cui un giornale cinese è formato da tante righe verticali di scrittura. Si usano barrette con diverse inclinazioni per un totale di otto possibilità. Esiste una sola parola composta da tutti e otto questi segni presi insieme, e questa parola vuol dire ‘Eterno’, i maestri la usano come segno grafico iniziale, e, quando l’allievo ha imparato a tracciarla bene, ha imparato a tracciare tutti i segni che gli servono.

Sulle 8 direzioni fondamentali dello spazio Fu Hsi costruisce una famiglia simbolica: il Nord è la casa del padre, assoluto operativo; il Sud quella della madre, assoluto ricettivo. Gli altri punti saranno i figli: figlio maggiore, intermedio e minore; figlia maggiore, intermedia e minore. Abbiamo una famiglia di 8 persone, padre, madre, 3 figli e 3 figlie. Gli 8 personaggi di questa Famiglia celeste rappresentano 8 atteggiamenti della mente., 8 stati d’animo. La famiglia simbolica mi dà un ventaglio di qualità dell’energia. Ogni membro rappresenta un tipo psicologico, un atteggiamento, un modo di essere, una funzione, una possibilità…
Il padre è il Cielo, forza e creazione. La madre, la Terra, ricettività e devozione. I tre figli e le tre figlie sono tre forze diversamente direzionate, verso l’alto, verso il basso o ferme in se stesse. I maschi rappresentano l’energia attiva, le femmine quella ricettiva o passiva.
Il 1° figlio è il Tuono o l’Eccitante, movimento chiaro verso l’alto che porta rinascita, impulso o forza che smuove e scuote in bene, come il temporale di primavera che porta vita.
Il 2° figlio è l’Acqua o l’Abissale, movimento scuro verso il basso, pericoloso, l’acqua stagnante o luogo non fermo dove non ci possiamo appoggiare, la forza che tira in giù verso la rovina.
Il 3° Figlio è il Monte o l’Arresto, la quiete, assenza di movimento che dà riposo e forza sicura come una bella montagna solida.
La 1° Figlia è il Vento o il Legno, la Mite che è molto forte, come la radice dell’albero che cresce verso il profondo o il vento che si modella attorno agli oggetti, la forza di penetrazione e adattamento verso il basso.
La 2° Figlia è il Fuoco o l’Aderente, la luminosità, l’energia allegra che splende verso l’alto come una bella fiamma rossa.
La 3° Figlia è il Lago, l’energia calma e serena della pace azzurra ferma in sé.

Nell’I Ching compaiono terra, acqua, aria, fuoco, elementi primordiali del cosmo cinese, più il legno o metallo, terra del mondo alchemico, elemento trasformativo o energia della trasformazione. Si parla di uomo di metallo per indicare il tramite tra mondo manifesto e mondo non manifesto, visibile e invisibile, simbolo della sublimazione, l’uomo di metallo è l’uomo alchemico.
Anche la Terra ha una sua alchimia, attraversato le ere geologiche essa è profondamente cambiata, era una massa incandescente poi il fuoco del centro ha fatto evaporare l’acqua, e la pioggia ha creato la crosta terreste e la vita, il fuoco ha fuso i metalli e ha creato gli strati geologici, l’aria e l’acqua l’hanno completata.
Nelle cosmologie antiche spesso il Demiurgo o creatore del mondo è fabbro e nel crogiolo fonde i metalli per farne spade, armi magiche e divine, che spezzano la paura dell’uomo e gli permettono di superare i suoi limiti, scettri del tuono. L’uomo-metallo è l’uomo in trasformazione. Il metallo era un oggetto molto prezioso per le famiglie antiche ed era un bene dato in eredità. Il metallo (massimamente l’oro) è la materia che libera se stessa attraverso il fuoco e per gli alchimisti rappresenta l’uomo nuovo, quello che esce dalle sue scorie per riemergere purificato nello spirito del fuoco e della luce.
Questi sono i principi fondamentali dell’alchimia, la scienza della trasformazione. Jung li ritroverà nei sistemi alchemici di tutto il mondo, e anche nel l Taoismo che produce una sua sapientissima alchimia.
I simboli con cui l’I Ching parla sono legati in sentenze, che appaiono come gruppi di versetti. Le sentenze creano una immagine simile a quella dei sogni o delle pitture cinesi, l’anatra che attraversa il lago, l’albero che cresce sul monte… l’immagine è come la visione del sogno, parla oltre le parole, comunica l’invisibilità dell’anima.
Il divenire è la legge della vita. Non si è mai a un punto di arrivo ma sempre a un punto di partenza, per cui non si può e non si deve stare fermi. C’è una immagine dell’I Ching che è ‘Il ristagno ’ e dice: “Stai bene, stai tanto bene che rischi di morire in te stesso.”
Attorno al 1150 a. C. la Cina era fortemente disgregata per la presenza di feudatari ribelli all’Imperatore. Viveva a quel tempo un re molto buono, detto Wen il giusto, piccolo signore feudale della provincia di Chou, molto popolare per le sue grandi doti di saggezza. Egli cercò invano di contrastare i prepotenti, ma fu vinto e chiuso in carcere per 20 anni. Nella sua cella, per passare il tempo, si mise a studiare la vecchia tavola di Fu Hsi e a commentare gli esagrammi. Scarcerato, fondò la dinastia di Chou. Quaranta anni dopo suo figlio, il duca di Chou, scoprì la ricerca del padre e vi si appassionò, completando l’opera, e aggiungendo 384 sentenze. Da allora esse divennero parte fondamentale della cultura cinese. In seguitò il testo si arricchì di commentari attribuiti alla scuola di Confucio e di altri saggi.
La fortuna di questo libro-oracolo non è mai tramontata. Quando l’imperatore che costruì la Grande Muraglia cinese, nel 213 a.C. decise di gettare al rogo tutta l’antica letteratura, si salvarono solo i classici che trattavano di divinazione, medicina e agricoltura, e si salvò l’I Ching, che è sopravvissuto anche alla censura della repubblica cinese maoista. La tradizione narra che Confucio in tarda età abbia detto: “Se potessi avere altri anni da dedicare agli studi, li metterei nell’esame dell’I Ching perché esso è una fonte infinita di saggezza”.

L’I Ching richiede una pausa di meditazione, l’uomo deve fermare per un istante il pensiero e abbandonarsi al ritmo del suo respiro, che ha un ritmo binario, come tutto ciò che esiste. Quando vogliamo avvicinarci al nostro Sé più naturale, dobbiamo spogliarci delle sopravvesti culturali, abbandonare il lavorìo della mente, e tornare alla potenza semplice del respiro. Il respiro è il nostro atto più facile e naturale eppure quasi mai è consapevole; rendere consapevole il respiro vuol dire fluire nel respiro del mondo. Meditazione significa consapevolezza a un livello superiore.
Si ha consapevolezza quando si ha armonia, si ha armonia quando anima e natura sono una cosa sola. Attraverso la meditazione possiamo portare dentro l’Universo e dare all’Universo ciò che noi siamo.
Quando inspiriamo disegniamo, nel drago sospeso nell’aria, una linea spezzata. Quando espiriamo disegniamo nel drago una linea intera. Nei due momenti è possibile creare la modificazione di coscienza che ci porta alla pace.

Come si usa oggi l’I Ching? Si prendano tre monete uguali, si dia una valenza 2 a una faccia e 3 all’altra. Tirando tre monete insieme si hanno tre valori. Sommando i tre valori avremo 6, o 7, 8 o 9. Si tirano le tre monete per sei volte. Si scrivono i sei risultati dal basso verso l’alto e si traducono nelle linee corrispondenti. 6= –x—(Yin mobile) | 7= —- (Yang fisso) | 8= — — (Yin fisso) | 9= –o—(Yang mobile).
7 e 9 sono linee maschili ed intere. 6 e 8 sono linee femminili aperte, spezzate. 7 e 8 sono linee fisse. 6 e 9 sono linee mobili che si trasformano nei loro opposti e danno luogo a un secondo esagramma. Le linee instabili preludono al mutamento.
Due linee intere = il sole, l’elettricità, l’essenza. Due spezzate= la luna, il magnetismo, il particolare. Altre posizioni danno stelle o pianeti; poiché i pianeti sono poco visibili e le stelle lo sono molto, si va dal massimo della luce, sole, al massimo dell’ombra, notte.
Si cerca nella tabella apposita il trigramma superiore nella riga alta orizzontale e il trigramma inferiore nella colonna laterale. L’intersezione delle due colonne porterà al numero del primo responso, che dice dove siamo ora e va cercato nella prima parte del libro. Poi si trasformano le linee mobili nelle loro opposte e abbiamo un altro esagramma, che darà un numero da cercare nella seconda parte del libro, che indica dove stiamo andando o cosa può succedere se non ascoltiamo il primo consiglio.
Questa mantica può essere fatta da soli, si può fare ogni giorno, si fa solo una volta al giorno, è una delle poche mantiche che possiamo fare senza l’aiuto di nessuno e serve a stimolare l’autoriflessione.

Nel 1923 il missionario protestante Richard Wilhelm traduce per l’Europa l’I Ching, Wilhelm era stato affascinato dalle interpretazioni dei venerabili saggi cinesi al punto da portare in Europa il pensiero taoista, allo stesso modo l’I Ching affascinò una lunga schiera di pensatori occidentali.
Jung legge l’opera, conosce Richard Wilhelm che gli dà altri insegnamenti e studia l’I Ching per 30 anni, trovandovi conferme del principio di sincronicità. Quando Jung scrive la prefazione al libro di Wilhelm, ha 80 anni [10].
Secondo l’I Ching e la filosofia cinese del Tao, qualunque cosa avvenga in un certo momento possiede le qualità peculiari di quel momento. Ogni istante ha la sua qualità. Un sorso di vino dirà al sommelier di che annata è, dove stava la vigna, quale era la qualità del terreno. Un astrologo, in base all’ora di nascita, dirà come era il cielo e quali ripercussioni gli astri avranno sul carattere e la vita del consultante. Tutte le cose stanno insieme. Un esagramma elaborato in un istante possiede tutte le qualità di quell’istante; è uno specchio istantaneo dell’universo e dell’uomo unito all’universo, indicatore di una situazione di vita globale. L’antica mentalità cinese ha una visione olografica del cosmo; l’evento microfisico include l’osservatore nella totalità della situazione psicologica momentanea.
Il microcosmo (lancio delle monete) possiede le qualità del macrocosmo, secondo la legge alchemica per cui “Tutto ciò che sta dentro sta fuori e tutto ciò che sta sopra sta sotto, e viceversa”.

L’I Ching presenta 64 situazioni tipo, che danno 64 strutture psichiche, 64 situazioni del mondo, 64 consigli su come comportarsi, 64 prototipi o situazioni archetipiche. Si suppone che le monete cadano esattamente come deve essere, secondo una precisa corrispondenza in relazione allo stato d’animo e alla struttura psichica del consultante, l’esagramma disegna la sua energia, il suo io così come si manifesta in quel momento.
I Cinesi pensano che l’energia parli attraverso il libro, per questo il testo viene avvicinato come un oracolo, come un essere intelligente.
Se il libro è consultato con serietà e fede, dà risposte intelligenti, se viene consultato scioccamente non darà rivelazioni profonde.
Il saggio cinese consulta il suo I Ching ogni mattina appena si alza e lo prende come aiuto alla meditazione della propria giornata.
L’I Ching non vuol preannunciare il futuro ma vuole che l’uomo conosca se stesso, lo esorta a guardare dentro di sé.
Il saggio cinese considera il responso come un sogno o una visione, più vicini all’inconscio che alla parte razionale, una comunicazione dell’Inconscio universale, che parla in termini simbolici e ci richiama ad una ricerca che riguarda la nostra interiorità.
L’I Ching non predice eventi futuri ma indica la situazione presente come se scavasse in noi molto più profondamente di quanto la domanda chiede.

Jung termina così la sua prefazione: “L’I Ching non si fa avanti con dimostrazioni e risultati. Quasi fosse una parte della natura, aspetta di essere scoperto. Non offre né fatti né potere, ma per chi desidera conoscere se stesso e per chi ama la saggezza sembra essere il libro giusto. A uno il suo spirito appare chiaro come il sole, a un altro, vago come il crepuscolo, a un terzo buio come la notte. Chi non lo trova di suo gusto non è tenuto a usarlo, e chi vi si oppone non è obbligato ad accettarlo per vero. Vada questo libro per il mondo a beneficio di coloro che sanno capirne il significato”.

Quando Jung interroga l’I Ching, esce l’esagramma del CROGIOLO, ciò vuol dire che egli è all’inizio di una grande trasformazione interiore che si realizzerà negli studi dell’alchimia e l’esagramma gli dà come risposta ‘Il crogiolo’ è l’immagine del cambiamento alchemico, è analogo al calderone o pentolone di un dio celtico, il dio buono Dagda. Dagda è enorme, altissimo e grosso, con sette mantelline nere, come i druidi, simbolo dei sette strati dell’essere. Porta con sé la clava e il calderone, il primo è un simbolo maschile, fallico, il calderone è un simbolo femminile, cavo. Essi rappresentano le due polarità dell’energia, come lo Yang e lo Yin.
a clava è anch’essa duplice, dà la vita e la toglie, dà la morte ma fa resuscitare, è dunque l’archetipo vita\morte o morte\resurrezione.
Il calderone è il pentolone delle streghe, il mezzo per costruire i filtri magici, il luogo alchemico dove le energie vengono mescolate per creare nuovi poteri. In senso lato rappresenta il nostro contenitore simbolico, dove facciamo operazioni su noi stessi. Nella dimensione alchemica il crogiolo è la cavità dove la materia ferrosa viene scaldata e liquefatta, così che le sue componenti si separano, le scorie possono essere individuate e tolte e il metallo puro può essere isolato. Ma l’alchimia non è solo estrazione dei metalli. In senso simbolico è la ricerca che trasforma il ferro in oro, metafora della vita perché anche la vita può essere letta come un percorso trasformativo in cui a poco a poco la psiche elimina le proprie scorie e si purifica in una ascesa progressiva verso la luce.

________________________________________
[1] Manein in greco vuol dire parlare con la parte non razionale della mente, cioè profetizzare.
[2] In molte culture il 6 è il numero della creazione, la creatura che si oppone al creatore. Il 6 è formato da due gruppi di 3, due triangoli; uno può essere il triangolo del bene, la creatura volta a Dio, l’altro del male, la creatura lontana da Dio, oppure il triangolo verso l’alto è l’energia maschile, quello con la punta verso il basso l’energia femminile. Sei è anche il numero dell’antagonista, il diavolo. Nella Bibbia il falso profeta, l’Anticristo, è marcato con la cifra della Bestia, il triangolo maledetto diventa tre volte 6, 666. Somma dei valori numerici legati alle lettere DA’WAH= Cesare-Dio. Nelle fiabe il 6 designa l’uomo fisico senza la salvezza. Nel mondo greco il 6 indica la Venere terrena, dea dell’amore fisico. Nella Bibbia il 6 è il numero della Creazione, mediatore tra il Principio e la manifestazione. Il mondo fu creato in 6 giorni e per gli Ebrei durerà 6 millenni. Il cubo che rappresenta la materialità ha 6 facce. L’arte indù, cinese e classica sono basate su 6 regole. In Cina è il numero del Cielo ma riguarda sempre la Manifestazione. Il Cielo in azione dell’I Ching è un carro tirato da 6 draghi. L’esagramma (3×2) corrisponde all’unione di due triangoli, che in India significano la penetrazione della Yoni da parte del Lingam, principi femminile e maschile, cioè unione di energia femminile e maschile, così i due triangoli formano anche il Sigillo di Salomone, emblema di Israele.
[3] Il drago è un archetipo che compare nelle saghe, nelle leggende, nelle fiabe. L’eroe ha il compito di ucciderlo o di domarlo, per prendere il suo tesoro o i suoi poteri. Il drago è l’energia che l’uomo dovrebbe domare per non essere ucciso dalla sua forza. Se siamo in armonia con la forza del drago siamo potenti, altrimenti veniamo stroncati. Spesso la fiaba dice che lo puoi uccidere con una lama a due spade, una per l’aspetto terreno della vita, l’altra per quello spirituale, il che vuol dire che l’uomo deve gestire una duplice natura. Il drago, come ogni archetipo, è duplice: ha le ali, perché è capace di arrivare al cielo, getta fuoco perché ha in sé una luce che può anche annientare. Domare la forza del drago vuol dire armonizzarsi con l’energia che è in noi. Nella saga di Excalibur, mago Merlino mostra al re il drago che dorme nella sua cavità incandescente. L’avventura umana è questa: destare e domare la forza che giace nel nostro inconscio profondo. Siamo noi il drago. Entrando in contatto col nostro Sé, entriamo in contatto con la grande forza selvaggia che è in tutte le cose. Non a caso l’eroe che uccide il drago libera la principessa, cioè l’anima.
[4] Anche in radioestesia il movimento dell’antenna è facilitato dall’orientamento a Nord.
[5] La stessa simbologia nei sogni.
[6] Anche gli Assiro-babilonesi.
[7] Le rune.
[8] Leggi il bellissimo ‘Essere pace’ di Tich Nath Hanh, Ubaldini Editore.
[9] Nella genesi dei Veda: “All’inizio c’era solo l’essere, poi in esso si creò un movimento.”
[10] Il testo integrale di Wilhelm con prefazione di Jung è pubblicato da Adelphi. Citiamo anche le traduzioni di Rudolf Ritsema a Eranos.
Eranos fu il centro di ricerche Oriente-Occidente, situato a Ascona, nel Canton Ticino di cui Richard Wilhelm fu ispiratore e che vide la collaborazione di Jung per oltre vent’anni, con le famose riunioni periodiche dei massimi ingegni del tempo, sempre di martedì, in riva al lago, attorno al tavolo rotondo. L’I Ching di Eranos cerca di conservare la struttura dei testi oracolari liberandoli dalle interpretazioni posteriori.
..
Il resto delle lezioni è stato pubblicato via via sul blog
http://masadaweb.org
.
INDICE JUNG 4

Lezione 1
https://masadaweb.org/2011/01/27/masada-n%C2%B0-1252-27-1-2011-modificazioni-di-coscienza/

Lezione 2
https://masadaweb.org/2011/02/01/masada-n%C2%B0-1254-1-2-2011-jung-4-2-sogni-straordinari/

Lezione 3
https://masadaweb.org/2011/02/08/masada-n%C2%B0-1257-8-2-2011-jung-4-3-l%E2%80%99altro-da-me-il-gemello/

Lezione 4
https://masadaweb.org/2011/02/16/masada-n%C2%B0-1260-16-2-2011-jung-4-4-archetipi-il-bambino-divino/

Lezione 5
https://masadaweb.org/2011/02/18/masada-n%C2%B0-1262-16-2-2011-jung-4-4-bis-archetipi-animus-e-anima-il-maschile-e-il-femminile/

Lezione 6
https://masadaweb.org/2011/02/23/masada-1264-23-2-2011-jung-4-lezione-5-l%E2%80%99archetipo-fondamentale-il-se/

Lezione 7
https://masadaweb.org/2011/03/01/masada-n%C2%B0-1266-1-3-2011-il-mandala-jung-4-lezione-6/

Lezione 8
https://masadaweb.org/2011/03/08/masada-n%C2%B0-1269-8-3-2011-jung-parte-4-lezione-7-il-libro-rosso-le-personificazioni/

Lezione 9
https://masadaweb.org/2011/04/07/masada-n%C2%B0-1279-7-4-2011-jung-l%E2%80%99i-ching/

Lezione 10
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5737&action=edit

Lezione 11
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5767&action=edit

Lezione 12
https://masadaweb.org/2011/04/12/masada-n%C2%B0-1280-12-4-2011-jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

3 commenti »

  1. é un vero peccato che tu non riesca a pubblicare. le tue lezioni sono molto interessanti.

    riguardo la lezione sull’I ching trovo che sarebbe molto interessante approfondire meglio il concetto di yin e yang. studio medicina tradizionale cinese da qualche anno, e la parola “contrapposte” riguardo le due energie (yin e yang) può fuorviare la mentalità occidentale, così abituata a dividere anzichè unire. è vero che yin e yang sono qualità opposte, ma sono più propriamente il diverso aspetto della stessa collina. lo yin è il lato della collina in ombra, mentre lo yang è il lato soleggiato. esse si definiscono meglio come complementari e relative.

    che ne dici?

    grazie Loredana

    Commento di MasadaAdmin — aprile 7, 2011 @ 5:26 pm | Rispondi

  2. Verissimo, se ho scritto ‘opposti’ vado a correggere. Mi hai fatto una osservazione giusta. Se hai delle conoscenze di medicina cinese e le sai esporre, te le pubblico volentieri, è una cultura affascinante.
    In quanto alla pubblicazione, se è destino che la debba fare, la farò, altrimenti va bene così. Ci sono delle lezioni che sono state lette da molte migliaia di lettori, e un libro spesso non riesce ad averne tanti.
    L’angelo mi disse che una cosa bastava pensarla ed entrava nell’economia dell’universo. Il mercato entra in un’altra dimensione
    baci
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — aprile 7, 2011 @ 5:26 pm | Rispondi

  3. Grazie a Viviana di cui non conosco il volto gli occhi la voce, eppure sento intimamente vicino: grazie a mia sorella, alla mia amata, a mia figlia a mia madre; solo grazie all’amore passa la conoscenza, l’armonia del divenire, noi siamo famiglia!

    Saverio

    Commento di MasadaAdmin — aprile 9, 2011 @ 6:40 am | Rispondi


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