Nuovo Masada

marzo 25, 2011

MASADA n° 1276. 25-3-2011. Odyssey Dawn, l’alba radiosa

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:25 pm

Dove sono i diritti umani ?- Secondo quale legge noi possiamo bombardare Bengasi? – L’alba radiosa sul continente dimenticato – Perché la Germania ha convertito le basi militari e noi no? – Addio televisione del Maghreb – Il vero pacifismo

“Ora esci e va per strada bimbo mio, un grande sogno si è realizzato,
frutto della brava gente e di Dio
.
Ormai non ci sono più, quelle alti torri, che pur sembrando innocue pennellate di bianco e rosso fra il cielo, sbuffan veleno, a più non posso.
Sorridi e gioisci di questo importante successo, amore mio,
per altre indifese creature come te, non è potuto accadere lo stesso.

Di poter giocare nel blu e toccar con le dita, ciò che c’è di sano e vero nella vita.
Gli orchi cattivi restano in un angolo, scuri, sporchi e dannati. Nel loro sgomento, ripensano a quando volevan deturpar la nostra vita, con un mare di cemento.
Ripenso amareggiato a quel mondo ormai alla deriva, che senza alcun preavviso, avrebbe potuto toglierti anche il più piccolo sorriso.
Ma gioisco di fronte al luccicare di quegli enormi specchi,
adagiati su un oceano di grandi e piccoli tetti vecchi.

Per quel mantello pieno di energia ho lottato e sofferto, perchè già avevo capito, che la tua innocenza vale più di tutto il resto.”

Marco Chirico

E’ così che si lastricano le vie dell’inferno.
E che un paese perde ogni patente di civiltà?

SPEAK OUT
Lawrence Ferlinghetti

E una paranoia immensa soffia sulla nazione
e l’America trasforma l’attacco alle sue Torri Gemelle
nell’inizio della Terza Guerra Mondiale
la guerra contro il Terzo Mondo
(ora contro l’Africa)
e i terroristi di Washington
arruolano tutti i giovani
e nessuno si fa sentire
e danno la sveglia

a tutti quelli col turbante
e scaricano nel cesso
tutti gli strani immigrati
e rispediscono tutti i giovani
di nuovo nei campi di morte
e nessuno si fa sentire
e quando vengono a fare una retata
di tutti i grandi scrittori e poeti e pittori
il Fondo Nazionale per le Arti dell’Autocompiacimento
non si farà sentire

mentre tutti i giovani
stanno uccidendo tutti i giovani
di nuovo nei campi di morte
e così adesso è ora che vi fate sentire
voi tutti amanti della libertà
voi tutti amanti della ricerca della felicità
voi tutti amanti e dormienti
nel profondo dei vostri sogni privati
adesso è ora che vi fate sentire
o maggioranza silenziosa
prima che loro vi vengano a prendere

“…E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.”
(Ray Bradbury “Fahrenheit 451”)

Una nuova coscienza
Giorgio Gaber

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c’e’ mai una fine.
Nel frattempo la vita non si arrende
e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni tante storie

con l’inutile idea di colmare
la mancanza
di una nuova coscienza
di una vera coscienza.

La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano.
E’ una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza

come uomini al minimo storico di coscienza.
La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano.
E’ una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza

come uomini al minimo storico di coscienza.

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c’e’ mai una fine.
Perché non c’e’ nessuno che dia un senso
alle cose più semplici e vere
alla vita di ogni giorno
all’urgenza di un uomo migliore.

Io vedo un uomo
solo e smarrito
come accecato da false paure.
Ma la vita non muore
per le bombe
per la plastica o le acque del mare
e le ansie un po’ inventate
son pretesti per non affrontare
la mancanza di una vera coscienza
che è la sola ragione

della fine di qualsiasi civiltà.

Sauro segnala:
Libiam nei mesti calici
Massimo Gramellini

Certe mattine mi sveglio con la sensazione che l’Occidente sia in mano a una banda di megalomani intontiti. Oggi è una di quelle mattine. Intanto vorrei conoscere il cervellone del Pentagono che ha inventato il nome della guerra libica: Odissea all’alba (o Alba dell’odissea, non è chiaro neanche questo). Sarà lo stesso che ha partorito i manifesti dell’Oltre(tomba) di Bersani? Come tasso iettatorio siamo lì, essendo «odissea» sinonimo di peregrinazione infinita. Poi non si è ancora capito chi comanda. Sarkò pensa di essere Napoleone, e non si trova un francese disposto a chiamare l’ambulanza. Silviò ha da pensare agli scilipoti suoi e non vorrebbe bombardare nessuno (al limite la Boccassini), per cui fa sapere che i nostri aerei volano sulla Libia ma non sparano. Cosa facciano non si sa, ma la fanno senza entusiasmo, spiega La Russa, ardito in crisi depressiva. E comunque mai per ordine della Francia, specifica Frattini, piuttosto dell’America. Già, ma quale America? Quella cingolata di Hillary Clinton che vuole ridurre Gheddafi a un soufflé? O quella burrosa di Obama, che prima scimmiotta la prosa guerrafondaia di Bush (gli ha copiato l’intero discorso dell’attacco all’Iraq) e poi fa dire al suo ministro della Difesa che nei prossimi giorni bombarderà un po’ meno?
Sì, tale è la confusione sotto il cielo del Mediterraneo che avrei voglia di tornare a dormire. Se non fosse che negli incubi la Cina si pappa pure l’Africa del Nord. Forse, amico Occidente, è il caso di mettere la sveglia.

Guerra di Libia. Così non si difendono i diritti umani
10 tesi sull’intervento militare di Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace

1. Una cosa è la Risoluzione dell’Onu, un’altra è la sua applicazione. Una cosa è difendere i diritti umani. Un’altra è scatenare una guerra.
2. La Carta dell’Onu autorizza missioni militari (art. 42), non qualsiasi missione militare.
3. L’iniziativa militare contro Gheddafi è stata assunta in fretta da un gruppo di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire chi bombardava per primo, che non ha nemmeno una strategia comune, che non ha un chiaro comando unificato ma solo una forma di coordinamento, con una coalizione internazionale che si incrina ai primi colpi e che deve già rispondere alla pesante accusa di essere andata oltre il mandato ricevuto. Si poteva iniziare in modo peggiore?
4. Da tempo si doveva intervenire in difesa dei diritti umani. Lo abbiamo chiesto ripetutamente mentre l’atteggiamento del governo italiano e della comunità internazionale e, diciamolo, di tanta parte dei responsabili della politica oscillava tra l’inerzia e le complicità con Gheddafi. Se si interveniva prima, non saremmo giunti a questo punto.
5. E ancora oggi, mentre si interviene in Libia non si dice e non si fa nulla per fermare la sanguinosa repressione delle manifestazioni in Baharein, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo. L’Italia e l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia.
6. Ricordiamo che la risoluzione dell’Onu 1973 indica due obiettivi principali: l’immediato cessate il fuoco e la fine delle violenze contro i civili. Qualunque iniziativa intrapresa in attuazione di questa risoluzione deve essere coerente con questi obiettivi. Ovvero deve spegnere l’incendio e non alimentarlo ulteriormente, deve proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza. Gli stati che si sono assunti la responsabilità di intervenire militarmente non possono permettersi di perseguire obiettivi diversi e devono agire con mezzi e azioni coerenti sotto il “coordinamento politico” dell’Onu previsto dalla Risoluzione 1973.
7. Ad attuare quelle decisioni ci doveva essere un dispositivo politico, diplomatico, civile e militare sotto il completo controllo dell’Onu. Quel dispositivo non esiste perché le grandi potenze hanno sempre impedito all’Onu di attuare quanto previsto dall’art. 43 della sua Carta e di adempiere al suo mandato. La costruzione di un vero e proprio sistema di sicurezza comune globale non è più rinviabile.
8. Non è questione di pacifismo. La storia e il realismo politico ci insegnano che la guerra non è mai stata una soluzione. La guerra non è uno strumento utilizzabile per difendere i diritti umani. La guerra non è in grado di risolvere i problemi ma finisce per moltiplicarli e aggravarli.
9. L’Italia ha un solo grande interesse e una sola grande missione da compiere: fermare l’escalation della violenza, togliere rapidamente la parola alle armi e ridare la parola alla politica, promuovere il negoziato politico a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile. L’Italia deve diventare il crocevia dell’impegno europeo e internazionale per la pace e la sicurezza umana nel Mediterraneo. Per questo l’Italia non doveva e non deve bombardare. Per questo deve cambiare strada. Subito.
10. Ricordiamo nuovamente quello che sta scritto nella Costituzione italiana. Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

DOV’E’ LA LEGGE PER CUI POSSIAMO BOMBARDARE BENGASI?
Viviana Vivarelli

Hanno fatto l’Europa ma non ci sono gli Europei. Hanno fatto l’Europa delle banche, (quella delle Borse era già globale), delle multinazionali, delle imprese neoliberiste (ma il neoliberismo era già dispotismo mondiale con la BM o il WTO o il FMI). Mancavano i popoli. Manca tuttora un diritto internazionale comune al villaggio globale. Un insieme di regole di pace o di guerra. Un insieme di leggi per garantire la democrazia interna e per garantire gli interventi europei in ambi mondiale secondo democrazia.
L’Unione Europea è una società di comodo, una società zoppa a cui mancano le fondamenta, in gran parte costituita per fini privati, per facilitare lucri privati. Una plutocrazia a cui manca il popolo. Lo abbiamo visto costantemente in questi 18 anni, nella crisi finanziaria, nell’apertura alle merci cinesi, nella chiusura al terzo mondo, nel predominio del petrolio o del nucleare, nel lento degradarsi del welfare, nei patti con dittatori e ora, massimamente, nella guerra libica. Oggi tutta l’Europa si smembra, mostra la sua insussistenza, e ogni paese fa come gli pare. Come se gli USA dichiarassero guerra a uno Stato, ma la Carolina del nord o l’Alabama dicessero: “io non ci sto”. Oggi uno stato come la Francia dichiara guerra alla Libia e un altro, la Germania, si astiene.
Il ministro degli Esteri europeo, Catherine Ashton, è una figura inesistente.
Ha qualche competenza sulla guerra libica? Nessuna.
Hanno fatto il villaggio globale, la mondializzazione, la Banca Mondiale, il mercato globale, l’abbassamento globale dei diritti del lavoro, la corsa mondiale all’arricchimento sempre più selettivo e concentrato. Hanno fatto un diritto internazionale? Non credo. In quello che prende tale nome dove stanno le regole per cui si può o non si può bombardare uno come Saddham o come Gheddafi?
Se il diritto internazionale si basa sulle decisione del più forte, allora il diritto internazionale, come diritto, non esiste. Inutile dire: “Ci siamo attenuti alle regole dell’ONU”. Lo dicemmo per il Kossovo e lo ripetiamo per la Libia. Ma è un falso.
Sventoliamo parole come “guerra etica”, “missione umanitaria”, “esportazione di democrazia”: ma sono falsi. I morti sono morti. Le invasioni invasioni. I popoli cambiano tiranni ma restano soggetti. Se il diritto internazionale sancisce questo, non è un diritto. E’ un sopruso.
Mi chiedo dove siano, in un presunto Diritto Internazionale, i diritti dei popoli oppressi di ribellarsi ai tiranni e di rivendicare ciò che spetta loro: la democrazia, l’autodeterminazione? E ci va bene che la rivolta è scoppiata nel Maghreb! Perché se scoppiava in uno Stato della Comunità Europea, potevano evidenziare quella noticina a piè pagina (mai cancellata) che nella Carta dell’Unione Europea proclama: “La pena di morte è abolita.. Eccetto che in caso di guerra, di disordini, di insurrezione» (war, riots, upheaval).”
E’ questa la considerazione dell’autodeterminazione dei popoli che domina la Comunità Europea?Alla faccia del “Risorgimento etico”!
Qualcuno ancora si domanda se è solo il petrolio a richiamare tante potenze nell’attacco a Gheddafi.
In Ruanda ci furono 800.000 morti in 100 giorni.
Vi risulta che l’ONU si sia scomodata come per l’Irak tanto ricco di pozzi, l’Afghanistan così utile ai gasdotti o la Libia 4° produttore africano di petrolio?
Parole come ‘Risorgimento arabo’ o ‘guerra etica’ o ‘intervento garantito dall’ONÙ sono solo ornamenti folkloristici per tener buone le coscienze popolari e mascherare la brutalità di invasioni a scopi predatori.
L’ONU stessa non è che la maschera di legittimazione dei più forti che hanno sempre fatto come continuano a fare guerre di conquista e di rapina.
Scrive Saulle: “I partiti insurrezionali o i movimenti di liberazione in paesi con regimi autoritari non sono Soggetti di Diritto. Lo diventano solo quando hanno il controllo e la gestione di una determinata porzione di territorio. Se non riescono in questo, sono degli insorti e basta, cioè soggetti privi di diritti che si possono schiacciare. Inesistenti sul piano del diritto internazionale” o utili per portare avanti interessi di Stati che non difenderanno mai i diritti civili per il loro valore intrinseco ma possono sfruttare l’alibi delle insurrezioni per mettere le mani nella torta. Nel Diritto Internazionale non contano i valori etici, contano i rapporti di forza. Il Diritto Internazionale sancisce solo i diritti dei potenti. Non ha nulla di etico. Si basa su un brutale rapporto di forze che dà ragione al più forte.
Quando si dice che “non c’era ormai nulla da fare che attaccare Gheddafi”, si dice un falso. C’è sempre qualcosa da fare, ma, come per la crescita di una pianta o di un bambino, anche per la crescita e il consolidamento di una dittatura ci si deve attivare per tempo e non fare scelte estreme quando la situazione diventa critica.
Chi preferisce le scelte dell’ultimo minuto dimentica non solo tutta l’ipocrisia con cui Gheddafi è stato mantenuto, nutrito e omaggiato per 41 anni dalle potenze occidentali che non hanno fatto nulla per denunciare le atrocità che commetteva sul suo popolo e che addirittura non ne hanno mai informato l’opinione pubblica (metterlo a capo della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU è stato il massimo!), ma si dimentica anche che Gheddafi sta uccidendo il suo popolo da un mese, e che persino in questo mese non è stato fatto NULLA, malgrado vari G8 e Consigli d’Europa, per fermarlo. Non c’è stato alcun tentativo di mediazione. Nessuna intimidazione. Nessun passo diplomatico. Non è mai stata sentita l’Unione Africana che è pure legata agli interessi di Gheddafi, tanto che oggi mantiene come prima i suoi forzieri e gli manda come prima armi. Sono stati sentiti solo 5 Stati della Lega araba! Si dimentica che ancora il giorno prima del voltafaccia italiano e, dopo un mese di massacri, l’Italia “confermava” il patto militare-commerciale col raìs. Non sono state sentite Russia, India e Cina né tutti gli stati arabi che dissentivano. Poi, quando la Francia è partita in quarta coi caccia, e addirittura prima che il summit decisivo finisse, è stato giocoforza seguirla. L’Unione Africana è un organismo internazionale dotato di una sua Carta, di una Commissione per i diritti dell’uomo e dei popoli e di una Conferenza dei Capi di Stato e di Governo. E’ stata del tutto ignorata! Come non esistesse! Ma di quale Diritto stiamo parlando?
Se ci fosse un tale Diritto Internazionale di attaccare un dittatore, come mai non è mai stato attaccato Pinochet (che invece l’America aiutò), Peron, Amin, Kim Jong, Ahmadou Ahidjo, Gurbanguly, Lukashenko, Paul Biya, Nguiema, Noriega…?
Friedhom House ha stilato una classifica dei peggiori dei peggiori :47 i regimi considerati dispotici e i peggiori
Messi sullo stesso piano, sono i seguenti: Myanmar, Guinea equatoriale, Eritrea, Libia, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan e il territorio occupato del Tibet. Le altre dieci peggiori dittature del mondo sono Bielorussia, Ciad, Cina, Cuba, Guinea, Laos, Arabia Saudita, Siria e Ossezia del sud e Sahara occidentale.
Sui 194 paesi del mondo, sono 89 quelli ‘liberì (46%), compresa ovviamente l’Italia. Altri 58, il 30% del totale, sono ‘parzialmente liberì, perché segnalano una riduzione dei diritti fondamentali e uno scarso rispetto delle regole. In totale sono 3 miliardi le persone che vivono stati considerati liberi, ovvero il 46% dell’intera popolazione mondiale. Restano i 47 paesi ‘non liberi’.
Il problema è che 4 delle peggiori dittature – Cina, Cuba, Libia e Arabia Saudita – siedono nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu. E, visti gli standard del Consiglio, è anche una buona annata”.

Ma quale diritto internazionale?!
K
Il “diritto internazionale” semplicemente non esiste … è un alibi basato esclusivamente sui rapporti di forza, politici, economici e militari.
La Jugoslavia ( ma anche il Kossovo che si diceva di voler proteggere) furono bombardati dalla Nato … peccato che la Nato sia nata come strumento di difesa tra stati alleati e non come strumento per andare a massacrare uno o più stati che non vi aderivano e meno che mai ne minacciavano i paesi membri.
In Afghanistan invece c’è stata l’egida Onu con la scusa che vi era rifugiato Bin Laden …. del quale non si sa ancora oggi, a 10 anni di distanza, dove sia, se è vivo e se è mai esistito, in compenso da 10 anni continua una guerra dove le truppe occupanti controllano si e no la capitale … e della quale non si vede alcuna via d’uscita …
In Iraq né Nato né Onu … ci si è inventati i “volenterosi” … ed anche lì la situazione è insostenibile e non si vede via d’uscita di alcun genere .

Sulla Libia la situazione è ancora più confusa …. anche qui l’attacco è stato dei redivivi “volenterosi” anche se formalmente ci sarebbe anche l’egida Onu, e non è nemmeno escluso sia coinvolta anche la Nato che pure, come per la Jugoslavia, come compiti statutari non c’entrerebbe un tubo ….
Quindi, di che stiamo parlando ?
..
UN DE PROFUNDIS SULL’ARTICOLO 11
Ciro c

Operazione di pace, missione umanitaria, appoggio logistico, messa a disposizione di basi e pezzi, azione sotto l’egida dell’ONU o delle Nazioni Unite.
La verità è che sempre di vere e proprie guerre si tratta. Dalla ex Jugoslavia del ’99 all’Iraq (Desert Storm, altro nome roboante) all’Afghanistan…
Dove ci sono spari, missili, morti da una parte e dall’altra vuol dire che si combatte e che c’è guerra.
L’Italia l’art.11 della Costituzione se l’è dimenticato da tempo, come tutta la Costituzione del resto. La Costituzione o la rispetti tutta o non la rispetti affatto.
La verità è che simili iniziative incominciano a diventare sempre più frequenti e ce ne saranno sempre di più. Il prossimo futuro non ci riserva niente di buono. E come potrebbe essere altrimenti? Con una casta politicante come la nostra da qui al peggio non ci sono limiti. E poi adesso B. potrà essere più legittimamente impedito per partecipare ai suoi numerosi processi. Accamperà impegni internazionali di inaudita gravità.
..
Su indicazione di Angela un eccellente articolo:
L’ALBA RADIOSA SUL CONTINENTE DIMENTICATO
Piero Pagliani –geopolitico- Megachip
http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5850-lalba-radiosa-della-conquista-del-continente-dimenticato.html

1. E così l’attacco alla Libia è iniziato. Nel momento in cui scrivo questo articolo le agenzie battono la notizia che sulla Libia sono già stati lanciati 110 missili. Quando sarà pubblicato, ci saranno probabilmente già state le prime vittime civili “per errore”. Già mettono le mani avanti e ci vengono a dire che Gheddafi usa i civili come scudi umani. Ricorda qualcosa? Sì, è il copione iracheno che si ripete, in modo addirittura sfacciato.
Da quanto si capisce…l’attacco al quale impotenti assistiamo è stato pianificato come piano B qualora le forze anti-Gheddafi, rifornite di armi tramite l’esercito Egiziano (per ammissione degli USA), non fossero riuscite a rovesciare il leader libico. È evidente che non ci riuscivano. Anzi, Gheddafi stava per riprendere il controllo del Paese. A questo punto l’attacco dall’esterno era obbligatorio.
È quasi sorprendente che moltissimi rinomati maitre-à-penser progressisti e sedicenti comunisti, che solo 10 anni fa per le stesse cose sarebbero scesi in piazza, non abbiano avuto sentore di questo semplice schema sotto gli occhi di tutti. Cioè dello “schema Iraq”. Nemmeno a “fargli i disegnini”.Non è servito a nulla nemmeno che i vertici del Pentagono dicessero all’unisono con i vertici militari russi che non c’era nessuna prova dei bombardamenti sui civili che Al-Jazeera, la rete televisiva proprietà di alcuni boss del petrolio della Penisola Arabica, dava per certi fin dall’inizio della crisi, portando a testimonianza vari “sentito dire”. Non è servito a nulla che fosse subito saltato fuori che le pretese fosse comuni a Tripoli erano invece fosse singole fotografate durante i lavori di sistemazione del cimitero di cittadino.
Progressisti e sedicenti comunisti si sono adeguati beatamente alle bugie imperiali per poter rendere omaggio al motto ironico della sx statunitense: “Say no to war … unless a Democratic is president”.
Se 10 anni fa le guerre di Bush facevano scendere in piazza milioni di persone per protesta, oggi le “guerre umanitarie” hanno fatto proseliti in ogni coscienza. Per dirla con antiche parole di Rossana Rossanda, la sx pressoché al completo ha «adottato il senso comune dell’avversario all’attacco». E anche la Rossanda stessa l’ha fatto, e ha staffilato Valentino Parlato per non essersi dichiarato con convinzione antigheddafiano.
E così il senso comune dell’avversario all’attacco ha conquistato anche chi lo denunciava. Siamo ormai in pieno paradosso del mentitore.
Ma non c’è da meravigliarsi: ho sempre pensato che una delle armi più potenti dell’imperialismo statunitense fosse quella culturale. E così è: nel momento in cui sembrano in gravi difficoltà, impantanati in Afghanistan, incapaci di normalizzare l’Iraq, incalzati da Russia e Cina, disubbiditi da Turchia e Brasile, indebitati fino al collo, nel mezzo di una crisi finanziaria di gigantesche proporzioni, ecco che ritornano ad essere egemonici sull’Europa – con la notevole parziale eccezione della Germania – e su buona parte del Medio Oriente, facendo d’incanto dimenticare Iraq, Afghanistan e i mugugni europei.
Le rivolte nel Maghreb, incautamente esaltate da un punto di vista politico da persone più avvezze al populismo che alle analisi rigorose, non hanno spostato di un cm la loro influenza nella regione. Anzi la stanno rilanciando alla grande.
Gli Stati Uniti sono uno strabiliante Paese. Nel 1971 proprio mentre stavano perdendo la guerra nel Vietnam, Nixon ebbe l’ardimento di proclamare l’inconvertibilità del dollaro in oro, ovverosia di dire al mondo che il sistema monetario internazionale si sarebbe basato d’ora in poi sulla potenza americana pura. E fu una mossa stupefacente: da quel momento i Paesi in surplus sarebbero stati costretti a comprarsi il debito pubblico statunitense e avrebbero dovuto sostenere la superpotenza.
Solo la Francia gaullista protestò e cercò di mettere il bastone tra le ruote. Oggi la Francia del marito di Carla Bruni è in prima fila nell’attacco alla Libia, ansiosa di premere il grilletto.
È evidente che il petrolio rientra a pieno titolo nel quadro. Ma non è l’unico elemento. I sommovimenti nel Maghreb hanno un fine ben più ambizioso: ridefinire le aree di influenza in Africa, nel continente dimenticato. Dimenticato dai media, perché non ci sono incrementi del PIL da capogiro come in Asia o in Brasile, ma anche perché non ci sono più leader politici di rilievo, a parte Nelson Mandela a Sud e, per l’appunto, Gheddafi a Nord. Per il resto si sa solo che c’è una micidiale guerra civile nel Congo, che ce n’è una altrettanto micidiale nel Sudan, e che ci sono conflitti interni in Nigeria, in Somalia, nel Niger, in Costa d’Avorio. Si sa, ma non se ne parla. Si parla, quando conviene, della capacità di penetrazione della Cina, cosa che per principio da noi Occidentali è considerata una scandalosa intrusione, ma che non sorprende considerando che la Cina possiede buona parte dei mezzi di pagamento mondiali e quindi i Paesi africani sono ben più contenti di essere pagati dalla Cina piuttosto che essere rapinati da noi. Infine qualcuno ricorda che in quel continente si trovano cobalto, uranio, cromo, manganese, platino, petrolio e altre ricchezze naturali. E se si guarda da vicino, si vede che Gheddafi ha una notevole influenza su molti dei Paesi che custodiscono tali ricchezze.
Gli Stati Uniti si sono installati in alcune nazioni africane ma quel continente necessita di una stabilità, e soprattutto di uno solo che comandi e decida per tutti. In altri termini ha bisogno di una pax americana.
Gli USA lo sanno. Sanno che il controllo sul Medio Oriente si deve accompagnare con quello dell’Africa Orientale. Per questo sono già intervenuti direttamente in Somalia, nel 1993 e nel 2007 e in Sudan: nell’agosto 1998, in pieno “Sexgate”, Clinton fece bombardare le industrie farmaceutiche di Al-Shifa, adducendo la scusa che lì si preparavano armi chimiche, ma in realtà distruggendo buona parte delle scorte farmaceutiche del Paese. Come ricorda Noam Chomsky, gli USA riuscirono a bloccare un’inchiesta dell’ONU su questo.
Nell’introduzione al rapporto del 2005 dal titolo “Più che Umanitarismo: un Approccio strategico degli Stati Uniti verso l’Africa”, Richard Haas, presidente del Council on Foreign Relations, sottolineava che «entro la fine del decennio l’Africa sub-sahariana probabilmente diventerà una fonte di importazione energetica per gli Stati Uniti importante come lo è ora il Medio Oriente».
Ecco: le “guerre umanitarie” si fanno “più che per umanitarismo”: si fanno per geostrategie. Si fanno per le materie prime, per le risorse energetiche e per il contenimento dei grandi competitor internazionali.
Eppure questi competitor non si sono opposti in Consiglio di Sicurezza. Perché?
Forse perché USA e alleati sarebbero intervenuti in ogni caso, hanno voluto che almeno formalmente l’intervento fosse regolato dai limiti di un dispositivo delle Nazioni Unite (che in realtà non regolamenterà un bel nulla, dato che è già fuori dalla legalità internazionale, poiché la carta dell’ONU non prevede interventi militari se non in caso di attacco ad una nazione sovrana, cosa che non si applica alla Libia). La Russia ha già fatto capire che la sua astensione è stata presa obtorto collo (ha subito protestato per i bombardamenti) e la Cina sa benissimo che sta subendo un grave colpo. Sembrano per ora tutti costretti a fare da spettatori all’apertura col piede di porco di una delle porte più resistenti all’invasione imperialistica dell’Africa.
Non sorprende che a dar manforte si sia subito suggerito chi questi benefici in Africa li ha già sperimentati: la Francia, indifferente ai 4 milioni di morti delle sue guerre coloniali, e la Gran Bretagna.
Ma la guerra deve essere velocissima e quindi feroce perché l’85% del petrolio libico finisce in Europa. In particolare le nostre forniture dipendono dalla Libia per il 30% per quanto riguarda il petrolio e per il 10% per il gas.
Bisogna quindi dare una lezione rapida a Gheddafi, Rapida ed esemplare perché l’intera Africa e l’intero mondo arabo la capisca.
B ha già capito con le cattive che non può “bypassare” gli USA in politica estera e in politica energetica e così ha fatto carta straccia del trattato di amicizia con la Libia appena firmato, rendendosi degno di Casa Savoia della quale un adagio popolare diceva che non aveva mai finito una guerra dalla stessa parte dove l’aveva iniziata.
“Micromega” sarà soddisfatta: dei tre teppisti sulla moto rappresentati in una famosa copertina due stanno già per ricevere il fatto loro. Manca ancora Putin. Ma anche in Russia qualcosa capiterà, stiamone pur certi.
Intanto godiamoci lo spettacolo dei 110 missili che hanno aperto l’Odissea all’Alba.
Un’alba radiosa, non c’è che dire.

Dov’è l’informazione?
Viviana Vivarelli

Noi viviamo in una continua manipolazione mediatica che fa di noi dei cani di Pavlov. Pensiamo solo che, quando iniziò la guerra del Golfo, lo sbarco iniziale fu ripetuto più volte perché non era venuto bene per le telecamere. Pensiamo solo che ancora non è venuta fuori la responsabilità di D’Alema nella contaminazione del Kossovo, che ancora non sappiamo quanti militari italiani sono stati colpiti dal cancro dopo l’uranio impoverito, né quanti loro figli sono nati deformi, che non è mai stata data la cifra delle persone colpite da Chernobil,
che non abbiamo mai saputo il numero di civili morti in Iraq o in Aghanistan…
Noi crediamo di vivere in un villaggio globale. In realtà viviamo in un piccolo villaggio di informazioni embedded che ci circuiscono e ci violentano in quella che dovrebbe essere la nostra zona di maggiore responsabilità: la coscienza critica.

Ippolita Zecca segnala:
Missili nelle urne francesi

La corsa disperata di Sarkozy a bombardare Tripoli ha prodotto questo risultato alle elezioni amministrative che, guarda caso, hanno avuto luogo proprio ieri in Francia: trionfa l’astensione, che supera il 50%, il partito del presidente, UMP, ha ottenuto la stessa percentuale di voti dell’estrema destra guidata ora dalla figlia di Le Pen, il 15%. I socialisti invece conquistano il 25% dei voti, i verdi il 9, i comunisti altrettanto. Insomma la sx è intorno al 50%, mentre nell’UMP i candidati raccolti sotto il sarkoziano “candidato presidenziale” languono al 4,5%.
Chissà cosa sarebbe successo senza il machismo sfoderato dal disperato inquilino dell’Eliseo. Il FN della signora Le Pen poteva arrivare al 18/19%?
Nel complesso non sembra che i missili abbiano prodotto molto consenso. Forse anche nell’estrema dx francese ricordano che la persona scelta da Sarkozy per guidare la politica estera ha dovuto precipitosamente lasciare la guida della diplomazia transalpina per via dei suoi rapporti con il vicino di Gheddafi, il tunisino Ben Alì. E nel complesso, petrolio a parte, non sembra che i francesi abbiano creduto che se picchi uno a Bengasi il dolore lo sente Sarkò.
..
Dubito che la stessa cosa possa ripetersi alle amministrative italiane.
Qui le dafaillance sono troppe. In tutti gli spregevoli partiti, ma principalmente nelle teste degli italiani disabituati da troppo tempo al pensare logico e strattonati qua e là da una irrazionale e coltivata emotività.

T.S.Eliot

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E’ proprio così
Nell’altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell’ora in cui tremiamo
Di tenerezza

Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.
IV
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest’ultimo dei luoghi d’incontro

Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua

Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto
Degli uomini vuoti.
E’ questo il modo in cui finisce il mondo
E’ questo il modo in cui finisce il mondo
E’ questo il modo in cui finisce il mondo
Non già con uno schianto ma con un piagnucolio.

..
Storica la battuta di Lupi: “E se Gheddafi vince’?”

“Ci sono due tipi di dittatori: quelli che ostacolano il business, e quelli che non lo ostacolano. Noi ci occupiamo dei primi, e lasciamo stare i secondi.”
(lo spregevole Edward Luttwak)

Beppe Grillo
Cari politici e giornalisti, fatemi un favore, non prendete per il culo gli italiani, queste non sono azioni umanitarie, ma azioni di guerra. Una guerra sporca, per l’energia, per il petrolio, il gas. La Francia, che non ha più, dopo Fukushima, un futuro nucleare, ha bisogno di gas e petrolio. E’ almeno dai tempi di Ustica che Francia e Italia combattono per il controllo del petrolio libico, quando i nostri cieli diventarono un teatro di guerra con aerei francesi e italiani e Gheddafi, che era presente, si salvò a stento. Gheddafi è stato appoggiato da noi quando si insediò, dagli anni ’70, armato da noi, parte delle sue forze militari sono state addestrate in Italia in cambio di un rapporto privilegiato per il gas e il petrolio.
Questa è una guerra folle che gli europei non vogliono. Di cui sono stati informati come se fosse una notizia qualsiasi, un evento sportivo. Cina e Russia sono contrarie, la Germania si è astenuta nel Consiglio di sicurezza e il comitato dell’Unione africana sulla Libia ha rifiutato “ogni intervento militare straniero in Libia, quale che sia la forma “. Lo ha dichiarato il presidente mauritano Abdel Aziz, “la gravissima crisi che sta attraversando questo Paese fratello esige una soluzione africana”. Il presidente Aziz ha precisato che “nessun rappresentante dell’Unione africana ha partecipato al vertice internazionale di Parigi sulla crisi libica”.
L’ONU aveva deliberato per una “No fly zone”, non per bombardamenti a tappeto della Libia. Centinaia di missili lanciati da americani e inglesi verso “obiettivi”in un’operazione ribattezzata “Odyssey Dawn”, Odissea all’alba. Un linguaggio da playstation. Più che un Alba assomiglia al Tramonto dell’ONU, a un ‘ “Odyssey Sunset”. Sono morti più civili a Tripoli per mano di Obama, Cameron, Sarkozy o a Bengasi per mano di Gheddafi? Quelli per mano libica valgono forse il doppio? L’articolo 11 della Costituzione dice che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Dove sono i partiti con la Costituzione in mano che “scendevano” in piazza?
Stiamo bombardando una nazione africana e musulmana, ma non una sola nazione africana o musulmana ha partecipato all’attacco insieme alle potenze occidentali, ai “crociati”, come li chiama Gheddafi. L’Arabia Saudita ha invaso il Bahrain sconvolto dalle proteste, quando l’attacco agli sceicchi? Gaza fu trasformata in un camposanto, ma nessuno intervenne. L’Italia è una portaerei con navi canadesi, americane, inglesi che vanno e vengono dai nostri porti. Con che diritto? Siamo una nazione a sovranità limitata, ma questo è troppo. Fuori le basi americane dall’Italia e fuori, prima che sia troppo tardi, l’Italia dalla guerra. Non sappiamo nulla degli insorti di Bengasi, se si oppongono per ragioni democratiche, tribali, economiche, religiose. Nulla di nulla. Chi è senza petrolio scagli il primo Tomahawk. Gli Stati Uniti ne hanno lanciati già 110 per portarsi avanti con il lavoro.
..
SGARBI E LA GUERRA
VV

Io non sopporto assolutamente Sgarbi come persona, lo giudico un folle ma so che è anche intelligente quando vuole e, malgrado questa mia intolleranza personale, concordo con quello che Sgarbi ha detto a Invasioni barbariche: “Dovevamo astenerci come ha fatto la Germania e come ha fatto Malta. Anche questi Stati hanno basi militari, perché loro hanno potuto rifiutarle e noi no?”
Forse perché hanno governi che hanno un valore intrinseco e non pagliacci come B che si appoggia al più forte e che non è in grado di difendere la dignità del nostro paese come non è in grado di difendere la dignità propria, ma sa che se gli Stati uniti lo sopportano, malgrado il giudizio scadente degli USA su di lui (che Wikileaks ha ben dimostrato), è per una cosa soltanto: perché sa essere servo degli Stati uniti sul terreno militare ed è stato un servo, insieme a Prodi del resto, dagli USA, dal carcere di Abu Kir all’assenso attuale, dal vassallaggio iracheno a quello afgano. E’ su questo asservimento che misuriamo e misureremo sempre la nostra incapacità di diventare uno Stato libero, una incapacità ormai cronica che da D’Alema a Berlusconi non è stata smentita mai.
..
La guerra che verrà
Bertolt Brecht

La guerra che verrà
non e’ la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

Silvanetta segnala
Perché la Germania ha convertito le sue basi militari e noi no?

Nella sola regione del Nord Westfalia, negli anni Novanta, furono convertite le seguenti installazioni:
-98 caserme (2036 ettari)
-7 aeroporti (1413 ettari)
-83 depositi (2899 ettari)
-34 campi d ‘addestramento (1253 ettari)
-49 campi missilistici (300 ettari)
-22 centri d ‘informazioni (37 ettari)6
Vediamo le basi NATO convertite in Germania:
– ‘ex base NATO aerea di Werl7 è divenuta una combinazione d ‘attività commerciali e logistiche, in un sistema energetico d ‘energia rinnovabile ed in una zona residenziale; ci lavorano circa 1000 persone, in un ‘area più piccola di quella della base di Aviano di circa 140 ettari.
-ad Achim, piccola città vicino a Brema, il processo di programmazione e partecipazione ha coinvolto i cittadini,accelerando la riqualificazione dell ‘ex area militare e riducendo i costi.
E ‘ stata mantenuta ed alberata un ‘area verde a disposizione dei cittadini e nel contempo sono nate attività commerciali ed un ‘area residenziale.
-la base militare con deposito di munizioni di Brügen-Bracht è stata rinaturata ed inserita con successo in percorsi turistici ed iniziative culturali; sono stati avviati di corsi riqualificazione nei settori del giardinaggio, dell’ architettura, del paesaggio, dell’ economia forestale, della lavorazione del legno e di edilizia.
Sono nate attività nuove, come la cooperativa di ex lavoratori della base che sostenuto, nel campo della ristorazione e del turismo, il progetto “Heide-Camp “.

http://scienzaepace.unipi.it/old/index.php?option=com_content&view=article&id=192:in-cammino-sul-difficile-percorso-della-riconversione-delle-basi-militari&catid=16:pace-e–basi-militari
..
ADDIO TELEVISIONE DEL MAGHREB!
Viviana Vivarelli

Sarà bene che i pescatori di Mazara del Vallo stiano bene attenti a non sforare in acque libiche o questa volta non avranno solo spari a vuoto! E dalle stesse motovedette gentilmente concesse e armate dall’Italia! Abbiamo già un rimorchiatore prigioniero con 8 uomini a bordo.
La Francia ha cominciato a bombardare prima della fine del summit, Sarkò vuole procurarsi quei vantaggi petrolieri che non era ancora riuscito ad avere, mentre l’Italia rischia di perdere anche quelli che aveva già.
Mi spiace per gli affari di B e anche per quella espansione televisiva in cui aveva sperato nel Maghreb, con esportazione di veline e di quel consumismo che ammazza ogni diritto di cittadinanza per il bene del mercato!
Ricordate con quanta facondia incitava i maghrebini a spostarsi in Italia dove avrebbero trovato una calda accoglienza? Beh, dal numero degli sbarchi sembra sia stato preso in parola! Ma la Lega come mai non ha mai detto parola su tanta conclamata demenza?
Strabiliante questo summit di 7 paesi occidentali che decidono di bombardare un paese africano senza nemmeno curarsi di sentire l’Unione Africana! Basterebbe questo a dimostrare come siamo in balìa di leggerezza e stupidità e come i 7 della popolazione libica se ne freghino. Si mira solo a una rapida spartizione del petrolio, rubando ancora una volta le risorse al paese produttore.
Si sentono però i 5 paesi arabi del petrolio (5 su 22 della Lega araba), concorrenti di mercato di Gheddafi, tanto per significare che la guerra nasce dal petrolio e per il petrolio. Perché altrimenti non si é difesa anche la popolazione del Congo o del Ruanda? Perché ce ne freghiamo di Tunisia o Egitto? Perché no difendiamo l’inerme popolazione del Bahrein attaccata da un esercito straniero? Per non parlare di afgani o iracheni!
Ma questa è la “guerra etica” (nuovo ossimoro)!!
E così Gheddafi continua a ricevere armi dagli Stati africani, poi ha investito capitali enormi in Africa (palazzi, società petrolifere o di comunicazioni…). Il che vuol dire un fiume ininterrotto di soldi e di armi.
Finché ci sarà una goccia di stramaledetto petrolio o un grammo di stramaledetto uranio e plutonio, ci sarà una guerra “santa” o “etica” o “umanitaria” con cui i signori della Terra tenteranno di depredarlo alle popolazioni che ne dovrebbero essere le legittime proprietarie. La scelta del petrolio o del nucleare oggi è già la scelta di una guerra domani.
..
Oggi non vorrei essere nei panni delle Amazzoni di Gheddafi.
Ma non avrei voluto esserci nemmeno ieri.
..
I GUERRAFONDAI DI CASA NOSTRA
Viviana Vivarelli

Dopo aver sentito l’arrampicata sugli specchi di Di Pietro che in un’ora è passato da pacifista a interventista e dopo aver sentito le parole del Papa che la guerra “deve essere cauta e riguardosa (sig!) ”, dopo che il Pd ha abbracciato “con entusiasmo” la nuova guerra (quarta dell’Italia senza contare il Libano), e aver sentito che Napolitano si è dichiarato “molto soddisfatto”, abbiamo capito che i pacifisti ancora una volta erano rimasti soli.
Gino Strada ribadisce il suo No alla guerra e i pacifisti con lui.
I pacifisti corrono sul web a manifestare orrore per la nuova guerra di sterminio
e la sinistra radicale fa un sit di protesta in a Roma.

IL DISCORSO DI QUANDO C’ERA LUI
1940

Combattenti di terra, di mare e dell’aria.
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.
Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania.
Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria.
L’ora delle decisioni irrevocabili.
La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di 52 Stati.
La nostra coscienza è assolutamente tranquilla.
Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano.
Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate.
Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.
Ormai tutto ciò appartiene al passato.
Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l’onore, gli interessi, l’avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.
Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l’accesso all’Oceano
Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione.
È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra.
È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto.
È la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.
Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze Armate.
In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l’anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.
L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai
La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.
Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: VINCERE!
E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo.
Popolo italiano!
Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!

Se giura sulla testa dei suoi figli
i suoi figli toccano ferro
se ti promette mari e monti
poi ti darà solo Tremonti
se ti bacia le mani
sarà pronto a bombardarti
Oggi si inchina a Obama
come ieri si inchinava a Gheddafi
ha tradito tutte le sue mogli
tutti i suoi amanti
tutti i suoi partner di governo
tutti i suoi alleati internazionali
tutti i suoi amici
persino i suoi nemici
ha promesso soluzioni di bilancio,
meno tasse, l’Ici, e niente bollo
il federalismo, un milione in meno di disoccupati
più giustizia, burocrazia veloce
più pace e lavoro, aria e suolo puliti
scuola e ricerca
Napoli senza monnezza
l’Aquila ricostruita
L’unica cosa su cui si può contare
senza ombra di dubbio
è che su di lui non si può contare
E’ come Satana
Rinnega oggi quello che ha detto ieri
e quel che farà domani
è pronto a tradire anche P2 e mafia
Chiesa e Lega
è l’uomo per tutte le stagioni
il re dei voltagabbana
il capo dei truffatori
il signore del tradimento
la lingua biforcuta
l’eternamente inaffidabile.

IL VERO PACIFISMO
Viviana Vivarelli

C’è un errore di base fisso quando si valuta una situazione dal quadro finale e non da tutto quello che l’ha preceduto.
Questo vale per l’attacco alle torri, come per la rivolta libica.
La guerra non è mai qualcosa che si matura in un istante.
E’ qualcosa che si prepara lungamente.
La guerra a Gheddafi doveva e poteva essere evitata in ben 40 anni di dittatura di Gheddafi, isolandolo commercialmente, non vendendogli armi, evitando di avere contatti con lui, e non fingendo di non vedere e di non sapere in nome del dio petrolio come hanno fatto finora i paesi dell’ONU o i paesi europei o massimamente l’Italia.
Se era stato considerato uno stato canaglia, perché tutti hanno continuato a riverirlo, ad avere rapporti commerciali con lui? Ad omaggiarlo? A concedersi a tutti i suoi capricci? Perché l’Italia gli ha rimandato quei disgraziati di migranti che sono stati torturati e uccisi o mandati a moire nel deserto? Non era guerra quella? Non era abominio? Non era morte?
Perché si è arrivati a riprenderlo nell’ONU e addirittura a nominarlo presidente della “Commissione per i Diritti Umani”? Perché Berlusconi (e non solo lui) si è inchinato ai suoi capricci? Perché ha accettato da lui condizioni che sarebbero umilianti per qualunque capo di stato? Perché ha fatto con lui un patto abominevole e gli ha venduto armi? Che senso ha dire che oggi non c’è altra soluzione che la guerra e che la si fa per difendere il popolo libico? Dov’è stato finora il popolo libico nei discorsi del G8? Solo quando i pozzI di petrolio sono stati in percolo, il mondo cosiddetto civile si è risvegliato e ha gridato all’unisono alla “guerra etica”! Dov’è stata l’etica nei 40 anni di dittatura di Gheddafi?
Il vero pacifismo non è quello che oggi decide in due balletti che è meglio bombardare Bengasi che fargliela bombardare da Gheddafi. E’ quello che da sempre dice di no alle dittature. E lo dice dentro casa e nel mondo.

RIDIAMARO :- )

VV
Il nostro nucleare è differente
Ci fa ridere
Ci dà i biscottini
Ci racconta le barzellette
Ci canta le canzoncine
Ci ha pure le veline
Ci sfotte ma con severa eleganza
Ci coccola e ci culla
Il nostro nucleare è differente
Prima di tutto è un nucleare italiano
È DOC come le mozzarelle di bufala
(nessun riferimento alle bufale politiche)
Il nostro nucleare è differente
Non è costruito sulle emozioni
Ma su solide tangenti
Sarà costruito attorno a voi
Sopra di voi e sotto di voi
praticamente come un sarcofago
Vi farà da mamma e da babbo
Anche da becchino
Entrate nel nostro nucleare
Fate come Veronesi
che ci aumenta la clientela
O come Margherita Hacks
che lo guarda col binocolo
Votate per il nucleare italiano
Garantito come la pizza
Come le pizze di Berlusconi
Non vorrete essere da meno del Giappone
Il paese più progredito del mondo!
Un nucleare all’italiana
e non sai cosa ti perdi!
..
Appena fatta l’Italia scoppiò lo scandalo della Banca Romana.
Poi si perfezionarono,

luttazzi.it
1.Berlusconi:”Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne hanno bisogno. Alcuni di questi bonifici servivano a pagare il mutuo ai genitori di una ragazza.”(17 marzo/repubblica.it)
2.”..accertamenti su altre otto auto, per un valore di 160mila euro. Due sono di sicuro regali del Cavaliere, perché pagate con bonifici fatti nel 2008 dal suo conto: uno da 24mila euro per comprare una Mini Mini a una ragazza russa di nome Raissa e uno da 37mila per un’altra Mini Mini che va all’ucraina Marianna. Poi ci sono due Mercedes 180, una Mercedes classe A, una Toyota IQ, una Renault Megan e una Nissan Micra. Tutte pagate in contanti, per un totale di 100mila euro.(19 marzo/il fatto quotidiano/Roberto Nadalin)
..
La legge relativa al nucleare è stata una svista
Dateci le amministrative e vi promettiamo
un de cretino ad hoc
ad elezioni avvenute
a vostra insaputa

Microsatira da fuoriradio.com

Berlusconi: “I missili libici non raggiungeranno l’Italia”. Saranno disinnescati dalla nube radioattiva in arrivo dal Giappone.
.
Giappone: fumo bianco si leva dal reattore 2. Habemus pauram.
.
Roma sarebbe più radioattiva di Tokio. A causa della fuoriuscita dalla Prestigiacomo di cazzate nucleari.
.
Tremonti: “Per rilanciare l’economia italiana ci vuole il nucleare”. In mancanza di terremoti. SabinaGuzzanti
.
La Prestigiacomo: “In Giappone non è allarme rosso”. Come passare dall’uranio arricchito al neurone impoverito.
.
La Prestigiacomo: “Le centrali italiane saranno di un’altra generazione… quindi affari loro”.
.
Viviana
Come disse Berlusconi a Gheddafi: “Dolcetto o scherzetto?”
..
Contaminazioni
Speriamo che anche Berlusconi, alla fine, lo chiudano in un sarcofago
..
Frattini:
“Questa non è una guerra”
“Noi coordineremo le forze armate”
Pensate che la contaminazione giapponese gli sia arrivata al cervello?
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Ciao Viviana, ma l’hai visto Veronesi da Fazio? Ma perchè sostiene ancora le centrali nucleari? Proprio lui, che di tumori ne sa più di chiunque altro, non si vergogna di sostenere nucleare e inceneritori che potrebbero incrementare leucemie e tumori ? …..L’unica risposta che riesco a darmi è che a lui e alle lobby farmaceutiche conviene avere sempre più malati di cancro…..

    Commento di Mary 63 — marzo 26, 2011 @ 11:04 pm | Rispondi

  2. Ciao Mary

    Come ho già scritto, Veronesi ha fatto una Fondazione contro il cancro e se l’è fatta finanziare proprio dalle industrie che producono il cancro o da aziende di Berlusconi: Acciai Brianza, Co.met, Telecom e 3, colossi industriali dell’acqua minerale come Ferrarelle e San Pellegrino, Enel Spa che, oltre a gestire centrali a carbone e ad olio combustibile,sta investendo all’estero sull’energia nucleare, Pirelli, Eni, importanti nomi del settore petrolifero, Mondadori Spa, la società Autostrada Ligure Toscana e VEOLIA Environnemt e molte altre.
    Veronesi ha avuto molto successo e oggi ha 86 anni, potrebbe godersi una onoratata vecchiaia per l’apprezzamento che il suo lavoro gli ha guadagnato, ma il demone del lucro lo possiede e non ne ha mai abbastanza, come non ne avrà mai abbastanza Berlusconi nemmeno a cent’anni, che è ormai incastrato su una macchina del potere frenetica da cui non può scendere. Questi uomini sono posseduti. Non hanno il senso del limite. Sono disposti a tutto pur di avere ancora di più.
    Veronesi ha fatto molte campagna eccellenti: contro il fumo,la vivisezione degli animali e l’alimentazione a base di carne, per la depenalizzazione delle droghe leggere, l’uso medico della canapa indiana, la pace, l’equilibrio dei poteri, l’eutanasia… poi crolla difendendo OGM, incineritori e nucleare! Ma perché? Per denaro e per potere.
    Oggi chi ti regala i soldi ti vincola l’anima.
    Dimmi chi sono i tuoi sponsor e ti dirò chi sei.
    E sono questi che hanni venduto l’anima al diavolo che fanno la politica italiana, che dominano la nostra vita e che ordinano la nostra morte.

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 27, 2011 @ 7:02 am | Rispondi


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