Nuovo Masada

marzo 9, 2011

MASADA N° 1270. 9-3-2011. Commemorazioni

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:58 am

La commemorazione dell’8 marzo – La Chiesa di frontiera attacca Berlusconi e la CEI per i suoi rapporti con Berlusconi – Difendere la scuola – Difendere la Costituzione – Sul federalismo

La vita non deve essere una festa per alcuni e un peso per altri, ma dev’essere un impegno per tutti. ” (Alessandro Manzoni)

Santanché: nelle piazze le donne sono strumentalizzate dai partiti.
E proprio l’otto marzo, il Pdl frena al Senato sulle quote rosa nei cda delle partecipate.
..
8 MARZO
Anche quest’anno ci siamo tolte di torno l’8 marzo. Ormai più che una festa è una commemorazione. Non ne possiamo più di banalità e frasi retoriche e ipocrite, che lasciano ogni cosa come sta, mentre l’Italia cade sempre più a picco nella disparità femminile e negli insulti alla dignità femminile.
Ministra Carfagna, che ci stai a fare?

Don Aldo
Auguri e perdonateci a noi maschi, imbranati e prepotenti, incapaci e strafottenti, deboli e forzuti.
Voi siete più numerose, ma noi continuiamo a trattarvi come minoranze.
Siete più attive, ma noi vi paralizziamo.
Siete più intelligenti, ma noi vi emarginiamo.
Siete multiverse e più estroverse, ma noi vi riduciamo ad una dimensione.
Perfino nella chiesa siete più presenti ed attive, ma noi vi sfruttiamo.
Se questo mondo ci fa pena la colpa è più nostra che vostra!
Auguri

Viviana Vivarelli

Ancora oggi donna
Fatica dell’universo
Ultima per voi
Prima per tutto
Riprendo questa mia giornata
Con le cose solite
Da qui a stasera
Avrò
Raddrizzato un frammento
di mondo

sarò stanca
come sono sempre stanca
la sera
Ma sorrido
Una cerchia di sorelle
Sorride con me
E tutte le creature
Che comprendono
Mi ringraziano
Io so l’infinita bellezza
La grazia

La pazienza
La virtù
La conosco e ringrazio
Iddio
Di avermi fatta donna.

..
Redazione IdV- Danilo Sinibaldi
In momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, anche una giornata come questa dell’8 marzo rischia di trasformarsi nella sagra dell’ovvio e della retorica. Tuttavia fermarsi per un attimo e riflettere può essere importante. Assegnare la nostra personale, simbolica mimosa, può aiutarci a guardare alcuni temi in una prospettiva diversa, ma con la consapevolezza che certe questioni saranno ancora sul tavolo domani e nei giorni a venire.
Una mimosa va sicuramente alla Terra, che proprio come una madre continua a stringerci come figli in grembo, a nutrirci nonostante le nostre offese. A dispetto degli irresponsabili comportamenti che minano i suoi antichi equilibri e provocano le catastrofi naturali di cui siamo allo stesso tempo protagonisti e testimoni.
Un’altra mimosa va a quelle donne che nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, come mai è accaduto in passato, scendono in piazza sfidando antichi retaggi culturali e religiosi, per rivendicare la loro dignità, reclamare più libertà, esigere rispetto. Ma anche alle donne italiane, a quelle che non si rassegnano a vivere in un Paese dominato dal modello femminile imposto dal Bsmo. A quelle scese in piazza per gridare “Se non ora quando?”. A quelle che, per mille altre ragioni, oggi stanno manifestando in tutte le città della penisola.
Una mimosa va a quelle donne che con il loro coraggio, la loro ostinata perseveranza, tra difficoltà spesso apparentemente insormontabili, chiedono semplicemente giustizia. A donne come Ilaria Cucchi, che ha portato all’attenzione dei media gli agghiaccianti retroscena della morte del fratello Stefano, avvenuta in carcere nel 2008. A Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, il diciottenne deceduto nel 2005 dopo essere stato fermato e selvaggiamente picchiato da quattro agenti. A Lucia, sorella di Giuseppe Uva, fermato il 14 giugno 2008 dai carabinieri della caserma di via Saffi, a Varese, che ha rivisto il fratello morto e in condizioni terribili, nel reparto psichiatrico dell’ospedale dove era stato portato quattro ore dopo il fermo.
Una mimosa, infine, alle donne di ‘tutti i giorni’. Quelle che lavorano in casa o fuori, più spesso in casa e fuori. Che accudiscono figli e non di rado anche mariti, compagni e genitori. Che faticosamente fanno quadrare i bilanci familiari. Che raramente ricevono un “grazie”. Donne che nonostante tutto vanno avanti e spesso vincono. Donne che non gridano, ma si fanno sentire. Questa mimosa è per voi.

DI PIETRO
Come cittadino italiano, posso dire che sono contento che nel mio Paese ci siano tante, tantissime donne in sintonia con quel milione di cittadine e cittadini che il 13 febbraio hanno urlato forte e chiaro il loro “se non ora quando”.
La ricorrenza dell’8 marzo nasce dalle mobilitazioni delle donne, dagli scioperi e dalle lotte per ottenere i diritti non solo lavorativi, ma anche sociali, che loro spettavano. E che adesso, dopo un secolo, ancora sono in discussione.
La situazione delle donne italiane, per colpa dei tagli al welfare e all’occupazione, non è certo delle più rosee. Il tasso di occupazione è fermo al 46% del totale: 9 milioni e 679mila donne che non lavorano e non studiano. A questo si unisce la beffa che a parità di mansioni con i colleghi uomini le donne guadagnano in media il 25-30 % in meno. La spesa sociale in Italia è pari all’1,2% del Pil contro il 2,4% della media europea. L’obiettivo dell’Europa era riuscire a coprire almeno il 30% del fabbisogno di asili nido a livello nazionale, ma siamo fermi all’11% visto che il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro per i servizi all’infanzia.
Manifesterò contro i tagli e contro la visione dominante, che B incarna più di chiunque altro e di cui le grottesche serate del BungaBunga sono lo specchio fedele. Non è per quei desolati divertimenti che il presidente del consiglio sarà processato. Però quelle abitudini ci raccontano chi è B, che visione ha del mondo e della vita, dei soldi, dei rapporti tra uomini e donne e tra le persone.
Io credo che il futuro sarà delle donne, se avranno le giuste opportunità che spettano loro.

Viviana Vivarelli

Un altro 8 marzo è venuto
ma la Chiesa dopo 2000 anni ci considera ancora
“esseri inferiori”
dotati di un’anima in forse
I maschi grotteschi parlano di vittime “consenzienti”
I prevaricatori ci comprano o vendono come corpi
da “usare”
Gli idioti ci insultano quando non siamo più “usabili”
I pesi domestici restano sperequati
I figli a carico, sempre

La casa sulle spalle come all’inizio della Terra
con i vecchi, i malati, i pazzi, i bambini, gli inabili, i non cresciuti, i disoccupati, gli incapaci..
le cose, le piante, le pietre, gli animali, il focolare…
da sempre
I padroni ci danno meno salario
o ci licenziano per prime
o non ci assumono perché incinte
o ci molestano perché belle
I partiti ci danno meno cariche

I preti meno assoluzioni
Il mondo del potere maschile sta ben attento
a non mollare il potere maschile
a quella “cosa” chiamata donna
Oggi fa l’ipocrita ma sa bene
le sue colpe
inemendabili
che non tenta nemmeno di sanare
E quando scendiamo in piazza per la nostra dignità
delle rinnegate dicono

che siamo strumentalizzate
come fosse tanto difficile arrivarci da sole
all’orgoglio di essere donne
e dovessimo farcela dire da un altro
la nostra dignità
Per questo la mimosa che presto sfiorisce
sembra un fiore da lutto
se non fosse per quel giallo radioso
in cui vince la tenerezza
per quel giallo solare

in cui vince la gioia
per quello sfidare la fredda primavera
con la forza della vita
in cui vince la vita
per quello stare tutte insieme unite
per la forza del mondo
.

Maria Pia
Cara Vivian, uscire dall’apartheid culturale e sessuale è un cammino intrapreso da poco dalle donne, quindi siamo solo all’inizio.
ancora abbastanza schiave, ma ce la faremo.

Caparezza
Non siete STATO voi

Non siete Stato voi che parlate di libertà
come si parla di una notte brava dentro
i lupanari.
Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari.
Non
siete Stato voi che siete uomini di
polso forse perché circondati da una
manica di idioti.
Non siete Stato voi

che sventolate il tricolore come in
curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non
siete Stato voi né il vostro parlamento
di idolatri pronti a tutto per ricevere
un’udienza.
Non siete Stato voi che
comprate voti con la propaganda ma
non ne pagate mai la conseguenza.
Non
siete Stato voi che stringete tra le

dita il rosario dei sondaggi sperando
che vi rinfranchi.
Non siete Stato
voi che risolvete il dramma dei disoccupati
andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non
siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non
siete Stato voi, uomini boia con la
divisa che ammazzate di percosse i
detenuti.
Non siete Stato voi con gli
anfibi sulle facce disarmate prese
a calci come sacchi di rifiuti.
Non
siete Stato voi che mandate i vostri
figli al fronte come una carogna da
una iena che la spolpa.

Non siete Stato
voi che rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di
colpa.
Non siete Stato voi maledetti
forcaioli impreparati, sempre in cerca
di un nemico per la lotta.
Non siete
Stato voi che brucereste come streghe
gli immigrati salvo venerare quello
nella grotta.

Non siete Stato voi col
busto del duce sugli scrittoi e la
costituzione sotto i piedi.
Non siete
Stato voi che meritereste d’essere
estirpati come la malerba dalle vostre
sedi.
Non siete Stato voi. Non siete
Stato, voi.

Non siete Stato voi che
brindate con il sangue di chi tenta
di far luce sulle vostre vite oscure.
Non
siete Stato voi che vorreste dare voce
a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non
siete Stato voi che fate leggi su misura
come un paio di mutande a seconda dei
genitali.
Non siete Stato voi che trattate

chi vi critica come un randagio a cui
tagliare le corde vocali.
Non siete
Stato voi, servi, che avete noleggiato
costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete
voi confratelli di una loggia che poggia
sul valore dei privilegiati
come voi
che i mafiosi li chiamate eroi e che

il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno
di voi, implicato in ogni sorta di
reato fissa il magistrato e poi giura
su Dio:
“Non sono stato io”.

http://www.youtube.com/watch?v=2j8Qyor6_rA
….
BERLUSCONI E I PRETI DI FRONTIERA
Don Giorgio di Mogliano Veneto (sunto)

Dateci forza profetica in una stagione, come l’attuale, dove con il denaro si può comprare tutto nella rassegnata sudditanza di un popolo servile e inebetito. Con 5.000 € si possono comprare giovani donne, disponibili a passare una notte con B. L’infamia dell’episodio in sé non provoca che qualche passeggera reazione, poi tutto ritorna come prima senza particolari sussulti d’indignazione nell’immenso stagno maleodorante dell’indifferenza collettiva. Si possono comprare facilmente la dignità e l’onore dei deputati che, sedotti da promesse di prebende e poltrone, si rendono disponibili a cambiare partito con la casacca dei “Responsabili”.
Ormai da 17 anni sentiamo gli insulti più oltraggiosi di chi si era comicamente presentato come il fondatore del “Partito dell’Amore”. Insulti contro i politici del csx, definiti “mentecatti”, contro i loro elettori chiamati “emeriti coglioni”, contro i giudici “affetti da turbe psichiche e antropologicamente tarati”, contro l’ex capo dello Stato Scalfaro, villanamente insultato come “serpente, traditore e golpista”, contro l’onesto Prodi, pubblicamente oltraggiato come “un leader d’accatto”, o Veltroni, chiamato “uomo miserabile”, in un vortice d’isteria paranoica senza ritegno alcuno. Fino ad arrivare alle istituzioni statali, come Corte costituzionale e Magistratura, tutte “covi di comunisti infiltrati”. Ogni settimana sempre più e sempre peggio fino ai nostri giorni in cui B, davanti a un fantomatico nuovo gruppo politico di cosiddetti “cattolici riformatori”, urla che la scuola pubblica italiana va contrastata perché è “un’istituzione che inculca ai ragazzi idee diverse da quelle della famiglia”. E, proprio alla fine di quel comizio e con la sua usuale cialtroneria, si rivolge all’assemblea osannante, soprattutto alle ragazze, invitando tutti i presenti al “bunga bunga” per quella serata. Subito dopo, scroscia l’inevitabile applauso di un’assemblea ipnotizzata da un clown circense travestito da politico.
E B offre un sostanzioso pacchetto di beni pubblici alle gerarchie ecclesiastiche in cambio di appoggio politico, e mette sul piatto quei valori che l’istituzione ecclesiastica da sempre riconosce “non negoziabili” (famiglia, scuola privata, bioetica, ecc.) negoziandoli con tangibili benefici, quali Ici, regalo da 700 milioni di €, e, caso mai quella stessa Chiesa così beneficiata e omaggiata si azzardasse a criticare i comportamenti di B, scatta una micidiale campagna di killeraggio mediatico come avvenne contro Boffo solo perché si era permesso di formulare qualche timidissima critica sugli scandali sessuali.
..
Don Albino Bizzotto dei “Beati i costruttori di Pace”.

L’abisso morale e il degrado istituzionale in cui siamo coinvolti e travolti, non sono attribuibili solo a B, né saranno risolti quando sparirà. È la subcultura individualista e spregiudicata del fai da te, senza rispetto dei diritti e delle leggi, che ha contagiato nella corruzione più sfacciata i vertici politici e i comportamenti quotidiani di troppi cittadini.
Una responsabilità grave è anche dei vertici ecclesiastici contro cui c’è una insofferenza grande e generalizzata. Molti, specie i giovani, schifati hanno abbandonato la chiesa. Siamo pronti a denunciare con forza il mondo politico, ma non abbiamo altrettanta franchezza nella Chiesa.
Quale credibilità può avere il richiamo alla moralità degli stessi, Vaticano e Cei, che per anni hanno curato i reciproci interessi, anche in cricche al di fuori della legalità, e che fino a pochi giorni fa hanno “contestualizzato” e banchettato alla stessa mensa di B? Le voci critiche che nella Chiesa hanno cercato di richiamare l’impegno dei cattolici sui diritti dei più poveri e sul rispetto delle istituzioni sono state tacitate dalle dichiarazioni perentorie dei vertici, che hanno sempre privilegiato il rapporto tra poteri per mantenere la direzione politica nelle leggi dello Stato per affermare i “principi non negoziabili”. In cambio hanno accettato un’omertà connivente con la corruzione dilagante e lo sfascio sistematico delle istituzioni. Dalla deleteria e padronale gestione della Cei del card. Ruini non ci si è mai scostati con chiarezza e determinazione. Nessun vescovo ha avuto il coraggio di una obiezione di coscienza, aprendo il dibattito e il dialogo sui conflitti della Chiesa e della società, specie sui temi scottanti della guerra e della pace, del respingimento e della discriminazione dei più poveri, dei diritti dei richiedenti asilo e degli immigrati contro le “leggi sicurezza”, della lotta alla povertà e del diritto al lavoro specie dei più giovani, della lotta alla illegalità diffusa e alla corruzione.
Si è continuato invece, rispetto ai tagli di tutti i servizi essenziali della società, a richiedere i privilegi per le strutture cattoliche. Nella Cei è invalsa la maleducazione di non rispondere né ad appelli, né a documenti collettivi. E così ci troviamo di fronte a uno scisma di fatto: né il Vaticano, né la Conferenza dei vescovi italiani oggi sono di riferimento alla vita di fede.
Occorre ridare dignità alla democrazia italiana nella solidarietà a partire dai più poveri e precari e nella legalità, contro ogni tentativo autarchico di potere.

L’accidia politica dei cattolici che nascondono le bestemmie e le fanciulle di Arcore (sunto)
Aldo Maria Valli (vaticanista tv)

Quale sfida comporta la vicenda del Rubygate ecc per chi partecipa alla politica secondo un’ispirazione cristiana?
Nel 1999 il cardinale Carlo Maria Martini del 1999 parlò dell’accidia politica, o pubblica accidia, definendola l’esatto contrario di quella che la tradizione classica greca e il Nuovo testamento chiamano parresìa, libertà di chiamare le cose con il loro nome. “Si tratta di una neutralità appiattita, della paura di valutare oggettivamente le proposte secondo criteri etici, che ha quale conseguenza un decadimento della sapienzialità politica”.
Da parte di molti, di troppi, dentro la Chiesa c’è stata una mancanza di parresìa. Chierici e laici, politici e intellettuali troppo spesso, pur fregiandosi con ostentazione dell’etichetta di cattolici, sono caduti nell’accidia politica, arrivando a coprire, giustificare, relativizzare. L’espressione più clamorosa è lo sciagurato commento di monsignor Fisichella alla bestemmia pronunciata da B, quando invitò a “contestualizzare”. Su questa strada si perde tutto: credibilità, profezia, testimonianza.
“Normalmente – diceva il cardinale Martini – lo scadimento etico della politica, in un corpo sano, dovrebbe essere rilevato e punito da un calo di consenso”. Se questo non è avvenuto vuol dire che il corpo non era sano. Manca un’opinione pubblica degna di questo nome. Quando questa capacità di elaborazione critica dei dati politici, è debole o non esiste quasi più, la politica è svincolata da ogni limite. Se al posto di una sana opinione pubblica, capace di esprimere una “resistenza condivisa e critica”, la politica trova davanti a sé solo individui mossi da interessi particolari, il gioco è fatto: il male può dilagare.
Ecco l’operazione tentata dal berlusconismo: far morire l’opinione pubblica riducendola a massa di individui guidato solo dal loro tornaconto personale. Ed ecco perché il berlusconismo non può tollerare le manifestazioni come quella del 13 febbraio: quel mare di donne, ma anche di uomini, è per il berlusconismo il pericolo mortale, la dimostrazione che, per quanto ci abbia provato a lungo e tenacemente, il mondo di plastica del Silvio’s show non ha ancora soppresso e sostituito del tutto il mondo vero.
Martini diceva che il livello d’allarme lo si raggiunge quando “lo scadimento etico della politica non è neppure più percepito come dannoso per la polis“.
Ma i credenti dove sono? Che cosa fanno? Come reagiscono?
Il cardinale invitava a invocare lo Spirito “perché guidi a mettere le ragioni del consenso al di sopra dell’ansia del consenso”, è perché, là dove lo scoraggiamento si fa strada “scatti un sussulto di profezia pieno di speranza, che faccia aprire gli occhi a quella visione di futuro che in linguaggio filosofico si può chiamare utopia”.
I cattolici, diceva, vanno spesso incontro a un grande rischio, quello di lasciarsi adulare. Noi sappiamo come Dante sistemò gli ignavi. Poiché in vita non agirono mai in base al principio di bene e di male, limitandosi ad adeguarsi alle convenienze, il poeta li piazza nell’antinferno, una specie di non luogo che non è paradiso, non è purgatorio e non è nemmeno inferno, qualcosa di neutro e incolore, come neutri e incolori furono loro in vita, incapaci di parlare chiaramente e di prendere posizione. Ecco, dice Martini, quando ci viene detto che la posizione dei cattolici in politica deve essere ispirata alla moderazione, io sento puzza di ignavia. Martini esortava i credenti a essere non moderati, ma audaci. Rappresentanti di “una socialità avanzata che non scollega mai la libertà dalla responsabilità verso l’altro”. .
..
DOVE SONO I PACIFISTI

Col Maghreb che esplode, gli ipocriti, come Veltroni, chiedono “Dove sono i pacifisti?” Enrico Peyretti chiede allora dov’è la politica guerrafondaia che ancor oggi porta armi italiane contro altri popoli e si interroga sui pacifisti quando la violenza bellica le sfugge di mano, come se il pacifismo fosse mai stato in partiti che finanziano e usano la guerra come parte inseparabile dalla loro politica, e poi, quando il sangue è troppo, non danno mai la colpa a se stessi.
Chi ha venduto armi a Gheddafi (col consenso anche del csx)? Chi ha fatto con lui osceni patti militari? Chi, già nel congresso del Pci del 1986, fece il sordo all’appello alla pace, al ripudio delle guerre? Chi da sx ha sempre deriso gli obiettori di coscienza?
Chi fu cieco di fronte alla resistenza nonviolenta di Rugova al dominio serbo e alla riduzione dei diritti degli albanesi del Kossovo, e si svegliò solo per fare la “guerra umanitaria”, che aumentò le vittime? Fu questa tutta l’intelligenza di dx come di sx.
I movimenti per la pace c’erano, la cultura della nonviolenza c’era, ma i politici la relegavano nell’utopia. Anche le guerre di secessione e di pulizia etnica in Jugoslavia furono utilizzate dall’Europa e persino ben viste dal Vaticano.
I pacifisti ci sono sempre stati ad aiutare le popolazioni sotto tiro e molti ci muoiono.
Malgrado gli ipocriti che parlano di pace ma fanno la guerra, il pacifismo e la difesa dei diritti continuano ad allargarsi e sono più efficaci e meno costosi delle guerre. Non lo scontro di civiltà, ma il dialogo tra le culture è fermento di giustizia e libertà.
Non è giusto giudicare inerte chi da sempre diffonde nei popoli la coscienza dei diritti umani insieme alla scelta della non violenza: l’unità, la resistenza, il coraggio, la disobbedienza all’ingiustizia. È urgente che la cultura della pace nonviolenta prema nella politica interna e internazionale perché la forte solidarietà tra i popoli aiuti ciascuno di questi a liberarsi dall’ingiustizia coi mezzi della giustizia.

La democrazia è quel sistema dove i molti credono di contare qualcosa, mentre i pochi contano sempre troppo.
..
Partigiani

http://www.youtube.com/watch?v=UGiFA_EsQu4

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Franco Battiato
In due versioni diverse

http://www.youtube.com/watch?v=rHN_IeseHKs&feature=fvw

http://www.youtube.com/watch?v=Xh2oJt0i6Hc&feature=related

DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA
PIERO CALAMANDREI

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,
intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico
.”
Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)

In questo buio momento, Repubblica ha pubblicato il discorso di Calamandrei, che fu un è grande giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano, con una vastissima produzione giuridica che fece compiere un enorme balzo in avanti al diritto di questo paese. Sempre antifascista e partigiano, aveva fatto parte del consiglio direttivo dell’Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Partecipò, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli alla direzione di “Italia Libera”, poi nel 41 aderí al movimento Giustizia e Libertà e fu tra i fondatori del Partito d’Azione con Parri e La Malfa padre. Fu, con Francesco Carnelutti uno dei redattori del codice di procedura civile del 1942 e preparò il codice civile.
La sua epigrafe contro Kesserling è affissa in vari edifici pubblici d’Italia.

Dopo 60 anni, il discorso a difesa della scuola di quest’uomo nobilissimo è più attuale che mai, oggi che un neofascismo minaccia la repubblica.
Il 13 marzo l’Italia manifesterà contro il disegno turpe di B di distruggere la democrazia, una distruzione che parte dallo smantellamento della scuola pubblica. La Gelmini ha appena tagliato 20.000 cattedre e ieri annunciava 9.300 insegnanti in meno in Sicilia, Lombardia, Campania e Lazio, a fronte di un aumento della popolazione scolastica. Ha tagliato 14.000 operatori scolastici che si aggiungono ai 30.000 tagliato l’anno scorso. E i 25.000 supplenti. Al Sud i tagli hanno massacrato il 51% dei lavoratori della scuola, il 51%! Nel frattempo Tremonti aumenta i regali al Vaticano, e col decreto mille proroghe tenta di aumentare i consiglieri comunali e i regali a banche e assicurazioni, insieme ai condoni per gli abusi e annuncia per le scuole private un buono-scuola. Nella Finanziaria del 2008, il Governo tagliò 132 mila posti e 8 MLD di € netti. Però si sono portate a 29 MLD le spese in armi e non si è tagliata di un € la mangiatoria di Roma ladrona.
Mentre tutti i paesi civili combattono la crisi aumentando gli investimenti in scuola e ricerca, B fa il contrario, degradando la scuola e aumentando il numero di disoccupati.

La Gelmini ha tagliato 10.617 classi, stipando nelle restanti anche 30-35 alunni con le conseguenze che immaginiamo, tanto più che le aule mancano ormai di tutto (altro che le 3 I, impresa, inglese e informatica!!). E ha dimezzato i presidi che servono ognuno 2 scuole. E’ stato ridotto anche l’impegno scolastico. Gli studenti dei licei staranno in classe 71 mila ore di lezione in meno, quelli dei tecnici 240 mila, quelli degli istituti professionali 223.000. La scuola fino alle 16 era il 29% del totale, ora il 21.
Sotto la scure di B ormai il paese è spaccato tra pochi ricchi e molti poveri. i primi sono blanditi e gratificati, premiati se non pagano le tasse, sgravati dalle spese, prescritti o depenalizzati se delinquono; i secondi sono aggrediti e resi ancora più miseri dalla riduzione dello stato sociale, dalla negazione dei loro diritti, dal peggiorare di tutte le loro condizioni di vita, dalla scuola alla sanità, dai treni per pendolari agli aiuti sociali. Attaccare la Costituzione è per B un obiettivi primario, distruggere i diritti del lavoro e i sindacati, la sovranità popolare e le scelte dei candidati, il diritto all’acqua pubblica, alla raccolta dei rifiuti, a un’aria pulita, a trasporti sostenibili, a una scuola che prepari il futuro secondo competenza e meritocrazia.
Contro questo disegno ignobile che ha già precipitato il nostro paese in fondo ad ogni classifica mondiale, il 12 marzo protestiamo, per dire no a un’Italia iniqua, divisa in classi , che chiude ogni futuro a chi non nasce già ricco, che chiude le porte a chi non è corrotto, meno integrata in Europa, meno dignitosa nel mondo.
In questi giorni sono aumentati gli attacchi di B alla scuola pubblica, agli insegnanti, all’idea di un pluralismo democratico. E sono aumentate le depredazioni di giornali, spazi televisivi, deputati. Chi è più ricco crede di poter comprare ogni cosa, di poter spadroneggiare ovunque, in virtù della forza del suo denaro e della sua corruzione. Non è questa l’Italia democratica che sogniamo! Non è questa sconcia situazione che vogliamo per il nostro presente e per il nostro futuro!
..
Su Repubblica l’appello “Io difendo la scuola pubblica” è arrivato a 90.000 firme

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391205&ref=HREC1-2

e i messaggi sono stati migliaia
Alla manifestazione del 12 marzo a difesa della scuola pubblica parteciperanno esponenti di molti partiti, anche di quel terzo Polo di Casini che per scopi elettorali propende in egual misura per il Vaticano come per la Mafia.
Peccato che la nostra memoria sia buona e che ci ricordiamo benissimo che tra i promotori di regalie al Vaticano e alle scuole private ci siano sempre stati Bersani come Di Pietro, Casini come D’Alema. Per cui questa partecipazione alla piazza ci suona oggi come molto ipocrita.
Peccato anche che da quelle sponde del M5S da cui volevamo vedere una forte difesa della scuola e della Costituzione che tenga alti i valori democratici e i diritti dei cittadini non esca niente altro che un ulteriore, inopportuno, ambiguo e non desiderabile attacco alla Costituzione, di cui oggi meno che mai non sentivamo proprio il bisogno.
..
DON ALDO

Nella scuola della mente malata di Berlusconi più che persone da educare gli studenti sono visti come clienti a cui l’azienda scuola deve fornire la merce cultura. “La scuola che vogliono i centri del potere è quella che educa all’individualismo, alla competizione, al consumismo, alla paura, all’utilitarismo tecnocratico“, scriveva don Mazzi su Carta del 14.11.2008, e io aggiungo al dogmatismo della pubblicità pacchiana, al qualunquismo del “tutti fanno così”, alla scuola dei ricordi di Darwin che come strumento educativo fu “semplicemente un vuoto“.
Vi allego due bei documenti.
Uno di Marco Lodoli, sulla scuola privata e scuola pubblica, apparso su La Repubblica di oggi.
Un altro, molto bello, è una lettera a B scritta dal preside, docenti e personale dell’Itis “Planck” di Treviso.
Coloro che insegnano e sono in qualche modo impegnati nel mondo della scuola possono utilizzarli, diffonderli, farne tema di discussione con i ragazzi e le ragazze studenti.
La vera cultura, non quella da comizio, non quella di Berlusconi, non quella narcisistica che ci fa sentire unici artefici di noi stessi, privi di passato e figli di nessuno, ci impone di non fermarci mai a dire il già detto, a pensare il già pensato. La vera cultura è pensata per permettere alle persone di vivere insieme, è il collante della società.
“Se continua così, le nazioni di tutto il mondo produrranno presto generazioni di macchine utili, docili, tecnicamente perfezionate, piuttosto che cittadini completi che possono pensare da soli, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze di un’altra persona” (Martha Nussbaum:Not for Profit).
Aldo

ITIS PLANCK DI TREVISO

Se educare significa: corrompere le coscienze dei giovani proponendo come valori massimi la ricerca del denaro facile e l’asservimento a chi di volta in volta detiene il potere, allora certamente la scuola pubblica non educa. Se educare significa: proporre a modello giovani ragazze che mercificano il proprio corpo in cambio di regali in denaro e posti che una giovane che studia con fatica e fa il suo dovere per anni, difficilmente potrà mai raggiungere, allora certamente la scuola pubblica non educa. Se educare significa: proporre l’arroganza, il delirio di onnipresenza mediatica senza alcun diritto di replica o contraddittorio, l’impunità garantita sempre e comunque in dispregio dei più elementari principi di legalità, allora certamente la scuola pubblica non educa. Se educare significa: affermare che gli altri sono sempre e comunque dei diversi e dei nemici, con i quali non c’è possibilità di dialogo e dove il pluralismo delle idee va soffocato dal monopolio della comunicazione urlata dove le uniche idee ammesse sono quelle di chi detiene di volta in volta il potere, allora certamente la scuola pubblica non educa Se educare significa: mettere continuamente in discussione quell’equilibrio tra i poteri che la Costituzione italiana ha previsto per consentire che il confronto tra cittadini di diversi orientamenti politici si svolga in modo democratico ed equilibrato a vantaggio di tutto il popolo, allora certamente la scuola pubblica non educa Se educare invece significa:” Portar fuori, portare alla luce, far emergere il meglio di ciascun giovane” allora la scuola pubblica certamente educa. Non si tratta di imporre, comandare, essere autoritari, inculcare acriticamente i propri valori; si tratta viceversa di un’arte difficile, far emergere la parte migliore dei giovani che ci stanno di fronte, con la consapevolezza della loro peculiarità e specificità, della loro diversità da noi che deve emergere per far progredire la società che noi abbiamo costruito ma che presenta ancora gravi problemi. Si richiedono elevata professionalità, grandi capacità relazionali, equilibrio, capacità comunicative ed entusiasmo. Non tutti i Docenti hanno queste capacità, ma molti sì e quotidianamente si spendono ben oltre gli obblighi contrattuali perché amano la loro professione e sono consapevoli delle responsabilità che hanno verso i giovani che incontrano giorno dopo giorno. E’ difficile educare seriamente quando ci si confronta quotidianamente con i nefandi esempi che vengono dall’alto e col discredito che da tempo viene gettato sul personale della scuola. Nel ricordarLe che il “pesce puzza sempre dalla testa” Le chiediamo, se non un provvidenziale passo indietro, almeno un doveroso silenzio.

Preside, docenti e personale Ata dell’Itis «Planck» Febbraio 2011 C
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Per chi suona la campanella
Marco lodoli

Ci sono i diplomifici a pagamento dove basta pagare la retta per
non essere mai bocciati. E poi gli istituti di élite dove dovrebbe
formarsi la classe dirigente e dove più che la conoscenza contano
le conoscenze.

L´esperienza di un professore
La scuola pubblica vacilla sotto le bastonate del governo, sotto le radiazioni mortali delle televisioni e dei nuovi valori dominanti, disprezzata e vilipesa dal primo che passa e dal primo ministro. I professori sono piuttosto vecchi e giovani non ne arrivano, graverebbero troppo sul deficit; anche gli edifici spesso sono malridotti, sistemarli sarebbe un altro costo impossibile; i
programmi spesso sono astrusi, frutto di tanti anni di astrattismi furibondi; i ragazzi sono confusi, a volte addirittura maleducati, imparano poco, pensano ad altro o a niente. Eppure se vogliamo che l´Italia abbia un futuro, dobbiamo tenerci stretta questa scuola così malridotta e cominciare ad amarla di nuovo e di più, dobbiamo investire denaro e energie nell´unico laboratorio culturale che il paese possiede. Certo, ci sono le scuole private, e sono tante: ma vogliamo vederle un po´ più da vicino, vogliamo entrarci? Appena laureato ho lavorato alcuni anni in diplomifici preoccupati di una sola cosa: la retta mensile. Non c´era problema didattico o disciplinare che non potesse venir spianato da un assegno. Ricordo anche il volto attonito del gestore della mia prima scuola quando si rese conto che avevo rimandato in storia il rampollo di una nobile famiglia: «Ma quelli pagano, pagano! Lo capisci o no? Quelli ci mantengono a tutti quanti, anche a te che vuoi fare l´eroe! I soldi nella tua busta paga ce li mettono loro, è chiaro?». E gli studenti questo lo sanno benissimo, questi principi vengono loro inculcati – per usare un verbo alla moda – concordemente dai genitori e dalla scuola. Sanno di andare avanti spinti dal soffio di una mazzetta frusciante di banconote: do ut des, pagare moneta vedere
cammello, tanto dal ministero non arriva nessuno a controllare. L´educazione si snoda attorno a un solo comandamento: i ricchi se la cavano sempre, anche quelli decerebrati. Poi ci sono le scuole private d´elite, e anche queste stanno aumentando perché fanno promesse importanti. Qui non si tratta più di salvare i mentecatti, qui si tratta di preparare il club dei migliori. “Non conta la conoscenza, contano le conoscenze” questo è lo slogan implicito delle nuove scuole private, quelle con gli stemmi, i nomi inglesi, le divise stirate e inamidate. Qui ci si iscrive in una loggia che durerà nel tempo: ci si scambiano indirizzi, visite, week-end, sorelle e fratelli, qui si cementa la nuova classe dirigente. A volte c´è una spolveratina di cattolicesimo, zucchero a velo, ma di sicuro in nessun luogo al mondo le parole di Gesù valgono meno che qui: amore, fratellanza, carità sono solo carta da parati. Qui i cammelli passano in fila e al trotto nella cruna dell´ago. Le rette si aggirano attorno ai mille euro al mese proprio per fare selezione, per tenere fuori i miserabili. Quali valori sociali vengono inculcati nelle tenere menti dei vari Jacopo e Coralla? Non perdete tempo nella commiserazione, fate finta che tutto vada bene e andate avanti, il mondo vi aspetta! Per tenere insieme la società c´è solo la scuola pubblica. È
commovente vedere come i ragazzi italiani e i ragazzi che in Italia sono arrivati da lontano riescono a stare bene insieme, a capirsi, a spiegarsi, quanta solidarietà c´è tra tutti quanti, quanti discorsi crescono insieme e si intrecciano al futuro. Bisogna solo rendere la nostra scuola più bella, perché sia il fondamento di una società giusta: bisogna credere in questi ragazzi, proteggerli, farli crescere bene, anche se non hanno mille euro al mese da spendere.

Se avete ancora un cuore, se avete una coscienza, se non siete incistati nel buio del male, se gli interessi o l’odio non vi hanno stravolto l’anima, se non vi siete venduti all’inferno…
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CHIAMAMI ANCORA AMORE
L’ultimo rais
Un video bellissimo

http://www.youtube.com/watch?v=ADme34XqMKs

La democrazia è fragile, se poi è una democrazia delle banane diventa presto flaccida.
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LA COSTITUZIONE E’ INTOCCABILE!
Gennaro Esposito

in un Paese realmente democratico la Costituzione può essere argomento di dibattito culturale e sociale. Si parte tutti dalla stessa posizione ed è legittimo evolversi nel tempo.
Ma nella odierna situazione in Italia la Costituzione è l’ultima trincea prima dell’anarchia e quindi per chi oggi ha in mano i mass-media e ingenti risorse e poteri per modellare lo Stato secondo le sue personalissime esigenze. Persa la Costituzione si apre all’ignoto.
B con le sue leggi ad personam e ad aziendam non è deprecato da metà degli italiani che anzi lo hanno votato e gli hanno fatto vincere le elezioni. alle volte penso che quando verranno i momenti più bui come esiti consequenziali di tali scelte politiche condizionate, irresponsabili, scellerate, gli italiani che hanno messo B a capo del governo con il loro consenso se la dovranno prendere solo con se stessi. i miracoli esistono solo per i moribondi che non muoiono più. i miracoli di B sono solo avanspettacolo e marketing, continue trovate mediatiche per i creduloni o i mafiosi.
La Costituzione è intoccabile, oggi, e lo sarà sino a quando B e chi come lui preme per manometterla in modo regressivo. non è tollerabile che infine, pure la Costituzione sia manomessa, per farsi i cazzi propri, avendo dalla propria la legittimità delle leggi dello Stato.
leggi approvate con i condizionamenti e i mercati delle vacche dei nominati, che muovono non dal bene comune ma anche loro, i nominati, al loro infimo livello, dei cazzi propri. ognuno dei nominati oltre agli ufficiali 3-400.000 € con i benefit della carica, che incasseranno come emolumenti parlamentari, pensano in tutto il tempo libero a fare lobbismo per raggranellare altri quattrini, come veri e propri miserabili. si tratta di far il colpaccio prima che questa pacchia finisca, o con la fine della legislatura, o con le elezioni anticipate!
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SUL FEDERALISMO
Viviana Vivarelli

Continuo a vedere della confusione su ciò che deve intendersi per federalismo italiano e continuo a vedere il concetto di federalismo leghista mescolato a cose con cui non ha niente a che fare, come l’Unione degli States americani, che nasce in tutt’altro modo, come unione di stati diversi che conservano alcune loro caratteristiche iniziali e alcune prerogative locali, pur inserendosi nel disegno unitario di uno Stato superiore. Mentre in Italia, al contrario, dovremmo smembrare uno stato unitario per soddisfare le esigenze non federaliste ma secessioniste di un gruppo di persone che si sono inventate il concetto utilitaristico, inesistente prima, di Padania, e che desiderano non tanto federare delle regioni quando staccarsi dall’Italia o far valere localismi aberranti, come il dialetto o il rifiuto di insegnanti o magistrati non locali, basati su razzismo o xenofobia.
La Costituzione, nel Titolo V, riconosce le Regioni e dà loro una serie di poteri, che di fatto produrrebbero già vari livelli di autonomia, se di fatto essa fosse stata realizzata. E basterebbe fare le leggi esecutive della legge quadro per aver immediatamente uno Stato meno centralizzato di quello di ora. Per motivi storici, la Costituzione riconosce purtroppo anche le Regioni a statuto speciale a cui dà una serie di diritti, che erano giustificabili al tempo ma che oggi sono diventati abusi intollerabili. Peccato che su di essi il federalismo di Calderoli non dice nemmeno una parola!
I leghisti si guardano bene dal parlare del federalismo svizzero,infatti Bossi e soci non hanno nessun desiderio di creare una democrazia più diretta,aumentando i poteri dei cittadini. Il loro progetto è solo di entrare nella Casta aumentando i propri introiti per fini di interesse personale. Ed è per questo che Bossi si è opposto all’eliminazione delle inutili Province i cui 17 MLD annui da soli ci avrebbero salvato dalla crisi e dai tagli di Tremonti,perché le Province erano tante mangiatoie. La Lega ha cominciato tuonando contro Roma ladrona, ma ha continuato con Ponte di Legno ladrone.
Se non parlano mai della Svizzera hanno i loro buoni motivi. Intanto il federalismo elvetico si basa su un forte sentimento nazionale,poi il suo fondamento è una eccellente democrazia in parte diretta cioè dal basso,per cui ci sono settimanalmente consultazioni popolari e, se gli elettori non vogliono una legge,quella non si fa, non come da noi che la si impone corrompendo parte del Parlamento,e il federalismo è ben diverso da quello leghista che si basa solo su un aumento di tasse e dunque incrementa le mangiatoia pubbliche e aumenta i posti parassitari di potere. Ci aggiungiamo un altro fatto essenziale: “la Svizzera è neutrale!”. Non fa guerre. Non spende 29 MLD in armi come fa Tremonti appoggiato da Bossi. Non ha soldati in Afghanistan da 10 anni! Non serve gli USA!
Altro fatto importante:il governo svizzero ha fatto la fortuna dei cittadini svizzeri, non li ha distrutti, non ha portato il paese alla miseria come ha fatto questo Governo Bossi-B in Italia facendo la fortuna solo della Casta dominante e razziando tutto il resto mentre si votava una pioggia impressionante di leggi ad personam. Per questo, oggi, la Svizzera è uno dei paesi più competitivi del mondo,al 1° posto nel 2009 e 2010, non ha conosciuto la crisi, ha un reddito pro capite e una qualità di vita ai vertici delle classifiche internazionali non come l’Italia che ancora un po’ ed esce dall’UE.
Il federalismo elvetico non viene mai nominato dalla Lega perché essa non ha alcun interesse a promuovere uno Stato a democrazia più diffusa e non centralizzato a Roma, malgrado tutte le sue piazzate, tant’è che il federalismo di Calderoli lascia intatta la centralità del Governo di Roma e non aumenta di un grammo la democrazia diretta o i poteri del cittadino sia sul controllo che sulla gestione dei fondi pubblici, si limita ad aumentare le tasse locali e il numero degli amministratori del territorio, aumentando il parassitismo di una Casta politica già abnorme e l’entità di conflitti di competenza, che già oggi a livello dei rapporti tra Province, Comuni e Regioni, paralizzano di fatto la gestione del territorio, con effetti di spesa e di caos che in questo momenti di crisi non ci possiamo davvero permettere.
Al contrario, la visione no global dei nuovi Municipi come nacque a Port Royal più 30 anni fa e come si cominciò a sperimentare in molti Nuovi Municipi italiani, e come io tentati di introdurre nella conduzione Cofferati a Bologna come esito fallimentare, rovesciava la piramide del potere, decentrandolo, rendendo il cittadino responsabile, attore ‘attivo’ di una DEMOCRAZIA PARTECIPATA, anche più ampia di quella consultiva svizzera e che dava ai cittadini poteri effettivi di delibera e di gestione fondi su certi settori all’interno dei Municipi.
..
ARMANDO DI NAPOLI

Infimo allo stato puro
scalpita l’avarizia nel sistema
corrotto dall’orrore
nei cieli infami assediati
dai commercianti abusivi di gas e petrolio
si commissiona il genocidio dell’innocenza
la mattanza dei popoli
baciati dalle ribellioni
affogano nelle disperate
attraversate del mediterraneo
corpi smembrati dalla fatica

strisciano nei mari della disumanità
i contrabbandieri della mercificazione
bombardano stuprano per divertimento
la carni martoriata dei poveri
trasloca nei macelli dell’arroganza
l’umiltà assediata dalla fame
nella strade della tragedia della mortificazione
trasportate su slitte trainate dagli husky
assassinati usati e sfruttati
per le olimpiadi di Vancouver

la dignità mascherata svolazza
fra le nuvole intrise di sangue
dei cieli turchini chiazzati d’arancio della Libia
mentre ancora bombe maledette
camuffate in farfalle impazzite
si cullano nell’aria
pronte a sfracellare i sorrisi
di bambini che hanno perso
gli aquiloni in una notte
illuminata da stelle avvelenate…

Le dittature familiari
Rosario Amico Roxas

La costante che ha legato insieme i regimi che hanno governato la Tunisia, l’Egitto e la Libia, è la pretesa ereditarietà del potere, per proseguire nell’operazione di arricchimento del clan trafugando le risorse al popolo governato.
In Tunisia era la moglie di Ben Alì a dominare la scena politico-economico-affaristica con l’opzione di inserimento ai vertici del potere. In Egitto e Libia sono stati i figli a contendersi l’eredità, arraffando pezzi di potere . Sono crollati con la rivolta di piazza; resiste la Libia con l’accanimento crudele di stermini che vorrebbero terrorizzare la popolazione e riportarla al gregge, ma si tratta solo di un prolungamento che aggrava la posizione personale dei responsabili che dovranno rendere conto non solamente del passato ma dei crimini contro l’umanità perpetrati in questi giorno.
Noi non abbiamo nessun diritto di meravigliarci, perché ci ritroviamo in condizioni drammaticamente analoghe; non assistiamo a spargimenti di sangue perché facciamo parte dell’UE e dell’Alleanza NATO che tutela i diritti delle popolazioni, ma la progettualità è analoga: invece di sparare sulla folla si legifera in forza di una maggioranza ottenuta con il medesimo metro della chiamata di mercenari.
Quanto alla ereditarietà anche in Italia non siamo da meno; il fatto stesso che viene ipotizzata la “discesa” in politica della figlia del premier Marina, ci conduce nell’alveo delle dittature familiari a tutela e mantenimento del patrimonio conquistato.
Sfora nel patetico l’imitazione del metodo operata da Bossi che vorrebbe nominare il figlio Renzo (più noto come “il trota”) come legittimo erede e sovrano della Padania; transitando dal patetico si tuffa pericolosamente nel ridicolo, a dimostrazione dell’interesse privato che trasforma una democrazia in regime della maggioranza.
..
Una bellissima intervista: Saviano a che tempo che fa

..
RIDIAMARO : – )

Luttazzi. It
Secondo Vladimir Putin Silvio B “non si interessa solo alle ragazze, ma è un esempio per il modo in cui affronta i problemi ecologici”. Famoso il suo rimboschimento di troie. (Roberto Nadalin)
..
Viviana
Ma siamo sicuri che B abbia detto: “Incul(ch)iamo i valori delle famiglie”
O non abbia detto un’altra cosa?
In questi tempi di bunga bunga non si sa mai.
..
Per la serie “a volte ritornano”
riavremo l’ignobile Scaiola al Governo.
Con B abbiamo la garanzia
che i peggiori ritornano
come nell’invasione degli ultracorpi
Avremo un Governo che ruberà a man bassa
Ma “a sua insaputa”.
..
Se a Torino vince Fassino,
il vicesindaco lo fa sua moglie?
..
LA TROIA DEL TROTA
Pure la fidanzata del Trota era ad Arcore
a farsi B
Promossa dal CEPU anche lei?
Secondo i veri valori dei padri?
..
Vi ricordate quando gli imbecilli sbeffeggiavano Prodi
per i troppi ministri e La Russa rideva della carica dei 101?
Ora ‘il flaccido’ deve trovare 20 posti nei ministeri
per ‘i responsabili’ che sennò non gliela danno,
i voltagabbana venduti un tanto al chilo,
che, come le sue troie, non si contentano delle migliaia di €
ma vogliono cariche pubbliche.
Il Poverino tra ministri e sottosegretari ne deve trovare 20
contro la legge Bassanini
che fissava a 20 i Ministri e a 5° i sottosegretari
Non sappiamo se il Bisunto
cammini sulle acqua
ma assisteremo al miracolo
della moltiplicazione di chi mangia
I pani e i pesci.
..
Rubi è andata a Vienna al ballo delle debuttanti.
E’ da quel dì che è debuttante quella!
E’ stata nel palco perché, ha detto: “Non lo conosco quel ballo lì”
Era un valzer. Ma lei è rimasta alla lap dance.
Non aveva nemmeno un vestito adatto. E comunque era abituata a ballare senza. Il vestito.
..
C’è stato il convegno delle “vere” donne del Pdl.
Hanno ribadito che non sono oche, guerrigliere o cagne.
Molto notata l’assenza della “vera“ fidanzata di Papi.
Ma si dà per certo che non è un’oca, né una guerrigliera, né una cagna.
..
IFQ: Il nuovo dopo cena Rai? L’amaro Giuliani.
Il suo eloquio misurato: “Il mio eloquio è lo specchio contro cui si infrangono le miserie dei finiti liberali inaciditi” (Di ‘flaccido’ c’è niente?)
Dice: “Ezio Mauro sogna un golpe morale”. Loro si limitano a quello materiale.
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. CHIAMAMI ANCORA AMORE
    Un video veramente bello, che riesce ad associare ogni strofa con immagini bellissime che ti portano subito a capire il senso della canzone e della realtà.
    La dignità, la libertà e la democrazia che ci viene rubata.
    Chiamami ancora amore è un invito secondo me a non arrendersi, a noi giovani, agli operai, ai cassaintegrati, disoccupati, ad amare e a continuare a sperare, perchè la notte la riempiremo noi, con i nostri cori liberi e speranzosi.
    Grazie per avermi indicato questo bel video che provvedo subito a condividere:) sorridente
    Giacomo Gasparetto

    Commento di MasadaAdmin — marzo 9, 2011 @ 11:35 am | Rispondi

  2. Otto marzo 2011

    Tanti auguri a tutte noi e in particolare alle giovani donne che affrontano la salita che porta alle vette della Vita umana. Una scalata che è più dura quando si è giovani e, quindi, ancora poco allenati alle scalate.

    Io, vecchia donna, cosa vorrei per le giovani donne di questo tempo?

    Vorrei che fosse alleggerito il carico di fatiche e dolori che le donne , nella storia umana, hanno sopportato e sopportano;

    Vorrei pure che:

    -i dolori del parto potessero essere tolti agli attori di questo miracolo della Natura;

    -allattare oggi una propria creatura fosse un atto di paziente impegno e d’amore;

    -che le mamme di oggi fossero abbastanza buone e pazienti da sopportare la piccola bestiolina da loro generata e poterla quindi condurre sulle strade del divenire creatura umana;

    -vorrei maggiore impegno e qualche rinuncia nella consapevolezza che generare non è, come pare attualmente sia, un atto di protagonismo ed edonismo mondaiolo;

    -vorrei che giovani e vecchie donne deponessero le armi generazionali e si riconoscessero come donne e basta.

    Maria Pia

    Commento di MasadaAdmin — marzo 9, 2011 @ 5:37 pm | Rispondi


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