Nuovo Masada

marzo 5, 2011

MASADA n° 1268. 4-3-2011. Sul bordo del caos

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:19 am

La menzogna è potere – Passano il federalismo municipale e il decreto mille proroghe grazie alle ASSENZE dell’opposizione – In controcorrente con tutto il mondo, il Parlamento vota la fine delle energie rinnovabili! – Finanziare corsi di federalismo – Rivoluzioni – La Casta moltiplica se stessa Baciamo le mani – Impunità tombale – Rivoluzioni – La Libia, il leone dalle unghie spuntate – La dissoluzione del capitalismo liberista – Un grande: Piercamillo Davigo

Siamo al di fuori di un mondo di certezze. Ormai possiamo aggrapparci solo a Visioni.
..
Oggi, posso dire che, nel mondo umano e soprattutto in quello politico, io trovo molto poco in cui credere. Quel poco, tuttavia, alimenta il mio bisogno di aver fede in qualcosa e di credere nella bontà di qualcuno. Anzi, la scarsità di ritrovamenti nobili e rassicuranti, mi rende quel poco anche più prezioso e rafforza non il mio nichilismo ma la mia disperata ‘nostalgia’ di un Bene a cui aspiro, che la mia anima platonicamente conobbe in un altro tempo e in un altro spazio e che oggi mi appare da salvare come si salva l’ultimo bagliore che appare nel focolare dopo che la fuliggine ha divorato tutto.
Viviana
..
DARIO FO
Il grottesco avanza, basti pensare al ministro Gelmini che si dice soddisfatta della nuova legge per cultura e scuola perché seppellisce il 68. Ma si tratta di una imbecillità incredibile, come se fosse facile eliminare uno dei fatti più grandi della cultura europea: il movimento studentesco, la presa di coscienza delle donne e quindi degli uomini, la dignità del lavoro, i diritti umani, il divorzio, l’aborto. Il ’68 è stato una rivoluzione fondamentale, il centro focale dell’Europa.

I paradossi del potere
Viviana Vivarelli

Nella foto qui sopra un ragazzino allo stadio solleva un enorme cartello su cui è scritto:“Il tizio dietro di me non vede niente”. Ovvio, perché è lui che non gli fa vedere niente. Questo è il paradosso del potere: un dittatore idiota può imporsi facilmente se lo fa su un elettorato ancora più idiota. Lui non fa vedere, loro non sanno nemmeno che si può vedere. E’ il colmo dell’autoreferenzialità insolente e cretina. E’ così che possono passare leggi che servono a uno solo, vendute come se servissero a tutti: il federalismo o il lodo Alfano, lo stop alle intercettazioni o il nucleare
E’ il “paradosso del mentitore”. Ricordate Epimenide di Creta, che diceva “tutti i cretesi sono bugiardi, Io sono cretese”? E mentre noi siamo lì ad arrovellarci per capire se diceva il vero o no, quello se ne va via sghignazzando e ci ruba il potrafoglio.
Oggi l’Italia è uno stato basato sulla menzogna e intanto che passiamo il tempo a schifarci sulle menzogne del potere, il potere avanza non combattuto, perché la menzogna rende, la menzogna è padrona del mondo, con la menzogna si vince.
Kurt Gödel dimostrò l’impossibilità di parlare della verità da parte di un linguaggio matematico all’interno del linguaggio stesso. A maggior ragione questo vale per il linguaggio politico, che convince proprio in quanto nega quello che afferma, e sarà probabilmente questo che manda in tilt il cervello degli elettori, tanto più in un paese dove ci sono 6 milioni di analfabeti e il 38% degli abitanti non ha fatto tutta la scuola dell’obbligo e solo 1 su 5 riesce a capire qualcosa di un articolo che non sia di economia e al massimo capisce degli slogan da stadio, come fanno i leghisti.
L’altro paradosso è che si vota ciò che si spera dalle parole mai ciò che si verifica dai fatti, per quanto siano secoli che i fatti contraddicono le parole. Finché le nostre scelte saranno condizionate dalle parole nell’allontanamento dei fatti, vivremo sotto ipnosi e saremo sempre dominati da mentitori, anzi il potere sarà di chi mente meglio, più spudoratamente, più sfacciatamente, più paradossalmente. Un paese di idioti mentali non può che avere come capo un dittatore che sia un idiota mentale più furbo di loro. E noi resteremo per sempre dietro il cartello che dice: “Il tizio che sta dietro questo cartello non può vedere”.
I matematici hanno dimostrato che la matematica si basa su concetti primitivi, che dovrebbero essere intuibili, semplici, immediati. Ma se ciò non accade?
In quel caso avremmo bisogno di una meta-matematica che spieghi quei concetti o meglio li dimostri a chi non ne vede affatto l’evidenza. Ma come si può dimostrare una meta-matematica, che per sua definizione, sta ‘al di là’ della matematica? In politica è anche peggio. Una buona politica si basa su concetti che dovrebbero essere chiari ed evidenti a tutti senza richiedere dimostrazioni: il bene comune, la differenza tra democrazia e tirannide, l’uguaglianza di tutti sotto la legge, l’equilibrio dei poteri, una sana rappresentanza democratica, i diritti i libertà, la protezione dei deboli, l’autonomia del paese.. Ma se questi concetti elementari non sono nemmeno capiti? Avremmo bisogno di una meta-politica per spiegarli? Mi cadono le braccia.

PASSA IL FEDERALISMO MUNICIPALE
Gennaro Esposito

Oggi abbiamo avuto il federalismo dei nominati al mercato delle vacche e delle troje di Arcore. Siamo sul bordo del caos.
Conta solo la forza? E’ questo il linguaggio richiesto? La violenza? Che legittimità potrà mai avere un federalismo che amplifica la tassazione e con soli 6 voti di scarto? Che legittimità ha se nasce solo dall’esigenza di impunità di B?
Il popolo italiota è succube di quattro dementi leghisti e un mafioso di stato.
Ma questo è solo l’inizio. Niente resterà indenne dal cancro del berlusconismo che da 30 anni si diffonde come metastasi attraverso fininvest/mediaset.
Avremo le mafie elettive e le esecuzioni forzate e gli espropri di Equitalia con le guardie giurate per legge milizia armata del boss eletto nelle amministrazioni locali. Tanti partiti azienda sull’esempio berlusconiano che faranno capo ad un boss e a una famiglia. L’esempio l’ha dato Formigoni in Lombardia. Sarà una frana dopo i tanti smottamenti della legalità e conflitti istituzionali ad hoc.
Con autonomia federalista le tasse discrezionali saranno estorte e alla luce del sole andranno agli appalti per le imprese mafiose. E il popolo intimidito o si adeguerà, o andrà via, o sarà mafiosizzato. L’etica e l’estetica mafiosa hanno raggiunto l’apogeo col berlusconismo.
E dopo le mafie elettive del sud sarà la volta del nord, con le truppe che dal confine muoveranno alle roccaforti di Arcore e del paesello di Bossi. e non potranno accordarsi come Berlusconi che bacia la mano al beduino manco fosse il papa.
Perché le mafie non fanno fifty-fifty: si prendono tutto!
….
E ancora una volta il federalismo è passato per le assenze dell’opposizione. E anche il decreto mille proroghe

CI RICASCANO!
Venerdì 27 febbraio la Camera ha votato la fiducia al decreto legge cosiddetto Milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 300 sì, 277 no, nessun astenuto, 45 assenti e 7 in missione. Di nuovo, numeri alla mano, l’opposizione ha perso un’incredibile occasione: il Governo, infatti, poteva essere sfiduciato. Basta aggiungere i 9 voti degli assenti di Fli, 2 dell’Idv, 8 del Pd e 5 dell’Udc (senza calcolare il gruppo misto e i deputati in missione) per arrivare a quota 301. Questo dato politico lascia, di per sé, sconcertati. Ma le sorprese non finiscono qui: andando a spulciare l’elenco degli assenti si scopre che né Bersani, né Casini, né tantomeno Adolfo Urso hanno votato.
Risultano “assenti”.
OT
Decreto milleproroghe, ecco a voi la lista degli ASSENTI dell’opposizione:
BERSANI Pier Luigi (PD) – Assente
BONGIORNO Giulia (FLI) – Assente
BUONFIGLIO Antonio (FLI) – Assente
CAMBURSANO Renato (IdV) – Assente
CASINI Pier Ferdinando (UDC) – Assente
CIMADORO Gabriele (IdV) – Assente
CIRIELLO Pasquale (PD) – Assente
DI BIAGIO Aldo (FLI) – Assente
DIVELLA Francesco (FLI) – Assente
ESPOSITO Stefano (PD) – Assente
FEDI Marco (PD) – Assente
FERRANTI Donatella (PD) – Assente
LAMORTE Donato (FLI) – Assente
MARCAZZAN Pietro (UDC) – Assente
MASTROMAURO Margherita Angela (PD) – Assente
MELANDRI Giovanna (PD) – Assente
MERLO Ricardo Antonio (UDC) – Assente
NARO Giuseppe (UDC) – Assente
RAISI Enzo (FLI) – Assente
ROSSOMANDO Anna (PD) – Assente
SCALIA Giuseppe (FLI) – Assente
URSO Adolfo (FLI) – Assente
ZINZI Domenico (UDC) – Assente
Per la lista completa andare qua:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/bersani-e-casini-assenti-sul-milleproroghe/94963/

VITTORIA
Bruno Pirozzi

Il federalismo incassa la fiducia ma chi vince e chi festeggia?
Festeggiano Bossi e i suoi in cerca di consensi poiché l’elettorato padano comincia a dare segnali di nervosismo a fronte delle loro pagliacciate e degli accordi sottobanco per non andare ad elezioni.
Festeggia Berlusconi, anch’egli col fazzoletto verde in tasca, imbrattato di processi ed indagini per corruzione, concussione, istigazione alla prostituzione minorile ed altri soprusi che da capo dello stato ha compiuto alla faccia del suo popolo.
Festeggia il proprietario di multi appartamenti che con la cedolare secca risparmia un bel po’ di soldi all’aumentare del numero di appartamenti (uno scudo fiscale per i ricconi degli immobili).
Non festeggiano certo le imprese che con l’IMU si troveranno a pagare più tasse né i cittadini comuni che dovranno pagare aliquote maggiori per servizi minori.
Il tutto è avvenuto in un aula del parlamento Italiano che dovrebbe rappresentare l’intera nazione ma dove si sventolano bandiere di una fatidica regione antiitaliana e si mostrano simboli del tutto estranei ad un aula istituzionale.
Il cosiddetto premier col fazzoletto verde nel taschino ha mostrato alla Lega la sua vicinanza e di conseguenza la Lega il suo patto di omertà col fuggi processi, ma alla Nazione come capo dello Stato ha sottolineato il fatto che lui degli Italiani non se ne frega un tubo, anzi, per salvarsi il culo è pronto ad allearsi anche coi comunisti che tanto critica se serve alla sua causa.
Una riforma all’insegna di pacche sulla spalla in un aula che sfoggia tutta la cafoneria e la strafottenza di una classe politica che utilizza il nostro Parlamento come una taverna mentre la nazione sprofonda nella disoccupazione, nelle alluvioni e negli sprechi di sempre.
..
Eppure chi governa non è maggioritario nel paese…

Luca Ricolfi sulla Stampa dimostra, dati alla mano, che il berlusconismo è un fenomeno marginale:il voto a B è scarso e non oltrepassa il 20%, il voto di preferenza addirittura sta al 6%,mentre il Pdl attira circa il 18%! Veramente poco!
Come diceva Montanelli “B è solo il sintomo”.
Purtroppo la malattia è altrove e ben più sviluppata!
Come dice Travaglio, si vede che il Pd ha generato tutti gli orrori che poi B si è premurato di sviluppare con mano ben più vigorosa: la galera ai giornalisti per le intercettazioni (Mastella), la separazione delle carriere (Boato/D’Alema), l’aumento dei membri politici del CSM (Violante)..
Basta guardare la sporca Bicamerale Berlusconi/D’Alema e ci troviamo il peggio che è venuto dopo e anche il peggio che deve ancora venire: la divisione delle carriere dei magistrati, la censura alla stampa, il bavaglio alla magistratura, il lodo Alfano, il legittimo impedimento.. persino il regime presidenziale forte a diretta elezione popolare!
Oggi ci scandalizziamo di B che tenta di giocare la carta dell’immunità permanente per il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri, ma gli altri fanno peggio. Perché i fedeli elettori del Pd non si scandalizzano della proposta del Pd,di Franca Chiaromonte, Luigi Compagna, Sircana, Morando e d’Alia, che è anche peggio del Lodo Alfano e chiede l’immunità totale per l’intero Parlamento? Ve lo immaginate un paese in cui Governo e Parlamento possono fare tutti i reati che vogliono e non sono processabili? E questi tizi hanno anche la faccia di dire che sono i Padri Costituenti a volerlo! Poveri Padri Costituenti! Accusati di indegnità, quando chiedevano cautela solo nei casi in cui ci fosse sentore di persecuzione per diffamazione o frasi troppo accese! E si vedono stravolti così da questi mentecatti!
Oggi c’è una Casta bypartisan ignobile e infame, che non ha più nulla di democratico, il cui solo scopo è aumentare i propri poteri, rendersi improcessabile e impunibile! Stolto chi crede che la lotta sia solo contro B e che tolto lui non ci sia più nulla da fare!

Vergogna! Votata la fine delle energie rinnovabili!
SIRIO

Quello che temevamo si è concretizzato: ancora peggio delle più nefaste previsioni. Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo che sancisce per sempre la fine delle rinnovabili. E’ una scure che taglia gli investimenti in corso portando al FALLIMENTO tutti gli operatori del settore. Stiamo assistendo in queste ore dai media alla mistificazione della realtà, manipolano i dati economici sulle rinnovabili e stanno creando un clima avverso alle energie verdi. Dicono solo delle RINNOVABILI che sono causa del caro bolletta, di truffe e che sono in mano alle mafie. Peccato che nessuno dei media dica che il 98% della nostra bolletta è determinata dal carbone, petrolio, gas e nucleare (per il quale ancora paghiamo i costi dello smantellamento delle centrali).Oggi in un comunicato l’on. Torazzi (Lega ) ha dichiarato che il prezzo della bolletta diventerà insopportabile per le acciaierie, peccato da decenni 120 acciaierie si dividono una torta di circa 150 milioni di € all’anno come bonus per l’interrompibilità della fornitura elettrica ( non si è mai verificato – forse 3 volte in 30 anni ), percepiscono 150 € per MWh CONSUMATO (i buona sostanza guadagnano consumando energia ) e sapete chi li paga questi soldi ???? NOI sulla Bolletta !!!!!!!!!!!!!
tra i punti devastanti del decreto approvato: l’esclusione dalle tariffe del 3° conto energia per tutti gli impianti che entro il 31 MAGGIO 2011 non entreranno in esercizio, per tutti gli altri( quindi per tutti -anche quelli in costruzione o addirittura ultimati che la nostra concorrente Enel non farà entrare in esercizio) nulla, anzi dice il decreto che i ministeri competenti MSE e Ambiente faranno un nuovo conto energia (quindi il 4°) entro Maggio del 2011.
..
VV
Gli incentivi per l’energia fotovoltaica previsti meno di un anno fa con il 3° conto energia varato dal governo saranno rivisti (al ribasso) dal prossimo giugno. E’ il punto centrale del decreto sulle rinnovabili emesso oggi da Palazzo Chigi. Esso elimina l’introduzione di un tetto di 8 mila MW per l’incentivazione dell’energia del sole, contro la richiesta della vastissima mobilitazione di associazioni e categorie, e rappresenta una pesantissima minaccia al futuro delle rinnovabili.
La Comunità Europea ci chiede di produrre il 20% dell’energia con le energie verdi, Romani ci dà invece un decreto che fissa tetti annuali alla potenza incentivabile. Non solo non raggiungeremo entro il 2020 la quota richiesta ma possiamo dire addio al fotovoltaico. Intanto si fermeranno tutti gli investimenti nelle rinnovabili. Un disastro! Mentre Europa e USA puntano moltissimo sulle energie verdi per alleggerire la morsa dei carburanti fossili, B decide al contrario di usare solo quelli! E’ la pazzia più assoluta! Eppure la rivoluzione in Libia ci ha mostrato chiaramente i rischi di un approvvigionamento del petrolio e del gas.
Durissima Legambiente. “La versione definitiva – dice Edoardo Zanchini – è praticamente il peggio possibile, tutta la mobilitazione e la trattativa di queste ore alla fine non ha portato a nulla. L’introduzione di tetti annuali alla potenza incentivabile rende il quadro per chi deve tirare fuori i soldi di massima incertezza, scoraggiando gli investimenti. Si rischia un gravissimo stop del settore già nel 2011”.
Del resto le scelte del governo sono sempre state chiare: combustibili fossili e nucleare. Scelte giustificate dai patti con Gheddafi e Putin e dai grossi interessi che la Casta pensa di fare con le centrali. Questi se ne fregano se ci approvvigioneremo solo di combustibili in via di estinzione o che ci costringono a patti scellerati con precarie dittature. I loro interessi vengono prima di quelli del paese.
Il Verde Angelo Bonelli dice: “Sono provvedimenti che stanno creando una grande incertezza a un settore che ha prodotto in un solo anno 20.000 posti di lavoro, il che è pari in termini occupazionali a 4 Mirafiori”.
Giancarlo Galan ha voluto anche limitare la realizzazione di impianti su terreni agricoli. Sarà possibile produrre al massimo 1 MW di energia fotovoltaica e utilizzare per gli impianti di produzione non più del 10% del terreno coltivabile. In questo modo si limitano i pannelli e si dà lo stop a impianti più grandi.
Per quanto riguarda l’eolico, il taglio retroattivo degli incentivi (attraverso il meccanismo dei certificati verdi) viene fissato in un 22% anziché al 30% previsto nella versione originale.
Per quanto riguarda le case verdi, B e Tremonti bloccano e rinviano da tempo tanto l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti edilizi quanto il varo della certificazione energetica degli edifici ai fini della compravendita. Vincono gli interessi di lobby come l’Enel che riscuotono così più fondi dallo Stato per il rifacimento dei vecchi impianti idroelettrici.

La Casta si moltiplica. L’esercito dei consiglieri di Milano (e Roma)

A Milano i consiglieri comunali invece di diminuire, come era stato stabilito, rimangono un battaglione. Dovevano diventare 48, ma restano 60 grazie a un emendamento al decreto Milleproroghe del Governo per le città sopra il milione di abitanti. Il decreto ripristina inoltre il gettone per i consiglieri zona che era stato abolito nel giugno del 2010. L’unica industria che non soffre la recessione in Italia è la politica. La crisi è anzi un toccasana che moltiplica cariche e stipendi e i beneficiati esultano senza farne mistero. Il consigliere comunale di Milano del Pdl Carlo Fidanza, nonché europarlamentare (doppia carica!) ha dichiarato: ” Un provvedimento giusto. Milano e Roma sono due metropoli e le loro assemblee devono essere adeguatamente rappresentative della complessità elettorale”.

Gli sprechi della Lega
Viviana Vivarelli

Gli sprechi della Lega sui nostro soldi sono infiniti, dopo aver rifiutato l’eliminazione delle inutili Province (17 miliari l’anno!), ora la Lega si oppone all’accorpamento delle due date vicine per le votazioni amministrative e del referendum, un giochetto che ci costerà 400 milioni, per la loro speranza che gli italiani disertino i referendum!
B ha voluto pesanti tagli alle università e alla ricerca, contro la tendenza di tutto l’Occidente che investe proprio in scuola e ricerca per uscire dalla crisi. Ma il colmo è che i soldi che non vanno alla scuola pubblica, vanno invece al Vaticano e alla Lega. Il Governo ha deciso di finanziare l’insegnamento del federalismo ai dirigenti degli enti locali. Di Pietro: “Quella riforma che fa acqua da tutte le parti, quel testo irricevibile per far passare il quale il governo ha scavalcato Parlamento e bocciatura del Colle, sarà insegnato ai dirigenti per la modica cifra di 10 milioni di €. 2 milioni l’anno per 5 anni, è scritto nero su bianco, nel testo dell’altra riforma scandalo frutto di questo governo, la riforma Gelmini. All’articolo 28 della stessa si legge che questi soldi servono “per concedere contributi per il finanziamento di iniziative di studio, ricerca e formazione sviluppate da università” in collaborazione “con le regioni e gli enti locali”, in vista “delle nuove responsabilità connesse all’applicazione del federalismo fiscale”. Università, pubbliche e private, si intende. Quel che è più curioso è che la riforma Gelmini non prevede un concorso pubblico per accedere a quei fondi. No, sarà deciso tutto dal ministro dell’istruzione. In un momento in cui non si trova la copertura dei soldi previsti per i ricercatori, si trovano per fare corsi sul federalismo”. E dire, inoltre, che esistono già le strutture appositamente create ed anche già finanziate dallo Stato, per formare gli amministratori. 10 milioni di €, insomma, che sembrerebbero buttati al vento, se non fosse per il forte sospetto che si tratti di lottizzazione politica dei finanziamenti. Già, un’altra vergognosa norma emessa quasi in sordina dalla maggioranza, grazie anche al voto del Pd.
E Brava Lega! Del resto sono sempre loro che si cono inventati i contributi pubblici ai giornali, che nella Finanziaria di Tremonti passano da 60 a 100 milioni di €, cui vanno aggiunti gli 80 milioni già stanziati, per una cifra complessiva di 180 milioni di €
..
BACIAMO LE MANI
Viviana Vivarelli

Ci sono gesti che sono colmi di significato e introducono nella forza di una comunicazione non verbale vecchia di secoli, incidendosi nell’immaginario più di qualunque discorso, gesti con cui il corpo parla di antiche sudditanze e di legami indicibili.
Si pensi al bacio sulla bocca di Andreotti a Riina, che valeva più di qualunque prova giudiziale e lo consegnava come mafioso alla storia. O il bacio di Angelino Alfano a Croce Napoli, capomafia di Palma di Montechiaro, che dice chiaramente per quali referenze Alfano era stato scelto per il Ministero della Giustizia e di chi avrebbe fatto gli interessi.
Il bacio tra due uomini è un importante atto di sottomissione e fedeltà nel codice mafioso.
Oggi Alfano nega quel rapporto di mafia ma un video lo smentisce. Nei guai giudiziari dei politici, nei pericolosi rapporti con boss e uomini d’onore,c’è spesso un bacio o un regalo e una partecipazione a un matrimonio della figlia o del figlio di un capomafia.
Il “bacio” per eccellenza è quello raccontato dal pentito Balduccio Di Maggio tra Giulio Andreotti e Totò Riina, e il regalo, anch’ esso presunto, destinato ad Angela Salvo, figlia dell’ esattore di Salemi Nino Salvo per le sue nozze con Gaetano Sangiorgi.
Poi c’è la partecipazione dell’ex ministro Calogero Mannino al matrimonio di un figlio del boss Caruana.
Mara Tognetti, sociologa all’Università di Milano Bicocca, afferma: “I baci sono una forte forma di comunicazione che sottolinea un legame di appartenenza ad un gruppo di pari grado (si pensi al bacio accademico fra docenti universitari) o un atto di deferenza (“il baciamo le mani” del picciotto mafioso), ma anche la devozione cristiana con cui i fedeli sfiorano con le labbra le icone sacre).
Ma lo spontaneo gesto con cui Berlusconi baciò Gheddafi rientrava in una lunga serie di baci mafiosi con cui il picciotto dimostrava con la visibilità del corpo di onorare un suo capo.
Oggi il bacio mafioso lo si dà in Parlamento, come lo dette in modo ostentato e davanti alle televisioni, in bocca, la Mussolini all’inquisito Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, dopo che il Parlamento ebbe a negare l’autorizzazione a procedere contro di lui malgrado le prove schiaccianti di associazione camorristica presentate da ben tre procure (e anche qui la Lega tenne bordone a protezione della camorra), e un bacio similmafioso lo dette con grande slancio la Finocchiaro a Schifani al momento della sua elezione a Presidente del Senato, per quanto ci fossero su di lui gravi sospetti di mafiosità e risultasse iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi rapporti con gli uomini dei boss Graviano.
Possiamo solo sperare che tutta questa gente si dia alla fine “il bacio della morte”, che è il bacio di Giuda, atto usato tra i mafiosi quando un picciotto sbaglia e il suo boss gli da un bacio sulle labbra, condannandolo così definitivamente a morte.
Ricordate che, come non esiste Nord ma ognuno è il Sud di qualcun altro, così non esiste predominante assoluto ma ogni potente non è che una pedina nelle mani di uno più potente di lui.

IMPUNITA’ TOMBALE
Viviana Vivarelli

Si era vantato, il Cavaliere, di saper affrontare i giudici nei suoi 6 processi e di poterli convincere delle sue ragioni. FALSO! CHE PIU’ FALSO NON SI PUO’! Quello a cui mira il gaglioffo è diabolico: una impunità tombale per sé e i suoi ministri. Chiunque, lui o i suoi, commetta qualunque reato di qualsivoglia natura, fosse pure strage o omicidio, imporrà ai giudici di rimandare il giudizio al tribunale dei ministri, che è, sì, formato sempre da giudici, ma per il cui avvio occorre la preventiva autorizzazione delle Camere. Poiché questa sarà ovviamente negata, nessun processo si farà e tutto si chiuderà immantinente.
Se questo vi sembra costituzionale o degno di una democrazia civile lo chiedo a voi. In base a tale legge, sia il Presidente del Consiglio che qualunque ministro potranno macchiarsi dei delitti più innominabili, sicuri di farla sempre franca.
Si distrugge in un colpo solo non soltanto l’uguaglianza di tutti davanti alla legge e il principio fondamentale di giustizia per cui chi commette un reato deve essere punito, ma si distrugge altresì il principio basilare per ogni democrazia della divisione dei poteri, in quanto il Parlamento (ma in questo caso una maggioranza gestita come un teatro di burattini da un burattinaio unico) avrà anche poteri giudicanti, farà le veci del giudice, in una commistione ignobile di poteri che garantirà solo il predominio arbitrario di Berlusconi, prescritto preventivamente a vita.
A questo tende la richiesta attuale di considerare la concussione per Ruby un atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni presidenziali e pertanto rinviabile al tribunale dei ministro, a cui non arriverà mai perché la sua maggioranza negherà l’autorizzazione a procedere. Ma il marrano vuole di più: sogna una maggioranza che possa negare l’autorizzazione a giudicarlo per ogni sorta di delitto e che valga anche per i suoi ministri, al punto che, se pure volesse per ministro Riina in persona, quello diventereste non giudicabile in eterno. Siamo agli abissi del diritto! E a tutto questo la Lega tiene bordone.

RIVOLUZIONI
Beppe Grillo

Le rivoluzioni, o anche più modestamente le rivolte di un giorno o di una settimana, sono cambiate rispetto al passato. Sono esplosioni improvvise. Meteoriti non intercettabili dai telescopi dei governi. Terremoti sociali. Eventi ravvicinati di un nuovo tipo. Le carbonerie e i movimenti del nuovo millennio si organizzano in Rete. Le giovani generazioni vivono in una realtà parallela incomprensibile per il potere. Quando si manifestano è troppo tardi per
arrestarle. Internet è il media più trasparente e, per un paradosso, il più invisibile al potere. Gheddafi, Mubarak e Ben Alì sono i primi della lista, figli di un’ignoranza assoluta della politica nei confronti della Rete. Altre nazioni seguiranno con nuove esplosioni. La miscela giovani/Rete non si può fermare, né prevedere. In Italia? Comandano, per ora, i vecchi e la televisione. Da noi la rivoluzione può attendere, ma non per molto.
.
Nando segnala:
La Libia, il leone dalle unghie spuntate
http://fdca-nordest.blogspot.com/2011/03/la-libia-il-leone-dalle-unghie-spuntate.html
(sunto)

Come un domino cadono o barcollano i regimi dittatoriali del Medio Oriente.
Si autorganizzano e rivendicano pratiche di libertà masse arabe che anni di propaganda ci descrivevano come geneticamente incapaci di laicità e democrazia, oscurantiste e tenute faticosamente a bada da progressisti gendarmi dell’occidente che si rivelano ora spietati despoti corrotti.
Ma se delle sollevazioni tunisine e egiziane i governi occidentali, padrini da sempre delle classi dominanti, devono prendere atto, cercando di salvare il salvabile, la situazione in Libia resta oscura per le distorsioni mass-mediatica e le informazioni difficili da verificare. Si parla di migliaia di morti e feriti ma ciò sembra inverosimile anche in un paese in cui, dopo la ribellione dei Warfallah (1993),1200 prigionieri sono stati giustiziati.
Al momento un regime dittatoriale e dispotico, per di più retto da un personaggio afflitto da psicopatologie manifeste, ormai isolato e abbandonato dai cortigiani più accorti, resiste non si sa per quanto solo grazie a un nutrito gruppo di fedelissimi soprattutto mercenari che sono l’ossatura militare, la sua guardia (5.000 effettivi) che da sempre permette la sua sopravvivenza.
La rivolta è popolare anche se ci sono intrecci tribali e una ripartizione di poteri e favori economici, legata anche ai clan. Lo stesso esercito è organizzato su equilibri di clan, per questo si è rapidamente disfatto. Ma anche l’aviazione, dove entrano solo gli aderenti al clan del tiranno, diserta. Il potere di Gheddafi, fondato su una struttura militare molto complessa, si è sbriciolato rapidamente con defezioni e ammutinamenti massicci, resistono solo i “fedelissimi”, fanatici e mercenari (serbi, italiani, africani).
Siamo alla folle resistenza di un personaggio privo di vie di fuga e che utilizza modi violentissimi e inumani per difendersi e dispone di un immenso patrimonio personale e statale (fondo sovrano di 160 MLD di $) legato alla rendita petrolifera.
Si dice che i mercenari di Gheddafi stiano uccidendo centinaia di oppositori in modo crudele, criminale e premeditato, non risparmiando nemmeno i feriti, ma non ci sono riscontri chiari su niente: le migliaia di morti, le decine di migliaia di feriti, i bombardamenti aerei su civili a Tripoli, le migliaia di morti a Bengasi, 3000 (si dice anche 6.000), i bombardamenti sulla folla, l’uso dell’aviazione rispetto alle armi “leggere” ; non c’è nulla di certo ma è visibile una grande sollevazione e i “fedeli” sono minoritari seppur spietati. Tuttavia non sembra si possa parlare di guerra civile.
L’ultimo comizio nella roccaforte di Tripoli vedeva una folla di poche migliaia di sostenitori di Gheddafi. Questo dà il segno del suo isolamento, aggravato dalle defezioni di comandanti militari, ministri e diplomatici. I cortigiani in fuga sono il segnale di un potere ormai in liquefazione, se anche gli ambasciatori scappano vuol dire che la fine è vicina.
L’Occidente è in ansia per il petrolio, vuole evitare i vuoti di potere che potrebbero bloccare le commesse delle multinazionali e salvaguardare gli investimenti in atto. Perciò si preparano le basi dell’intervento occidentale per impedire il blocco del petrolio e del gas, agitando lo spettro degli “integralisti” e della frantumazione tribale sul modello somalo, e non dimenticando il richiamo alla funzione di diga alla marea umana dei disperati che il regime ha offerto negli ultimi anni in cambio di una riacquistata legittimità internazionale.
E così è finalmente ora di sospendere la fornitura di armi al colonnello, che in questi due anni ha già speso un MLD e più di dollari in armamenti acquistandoli da Italia e Russia, mentre spostava i suoi patrimoni dalla Svizzera agli USA.
Solo recentemente la Libia è rientrata nell’ambito del mercato mondiale, paese canaglia o no, e da alcuni anni sta investendo MLD di dollari (tra i 100 e 200 ) per ammodernare le sue strutture produttive, infrastrutturale, civili e anche militari. E in questo periodo di crisi economica le multinazionali Usa ed europee si sono dedicate al rinnovamento del paese, non solo per ricerche petrolifere e gas (Eni,Bp,Shell), ma anche per… mangifici. Infatti almeno 100 imprese italiane stanno qui lavorando, ma anche 200 di nazionalità turca (per 15 MLD di in commesse ). La Libia è uno stato ricco, ufficialmente il reddito procapite annuo è di 12000 dollari, con una popolazione di 6 milioni per una superficie grande come 6 volte l’Italia, ma la povertà è la condizione della maggioranza degli abitanti anche perché la manodopera qualificata (quasi 2 milioni) è fatta di emigranti (arabi, africani, indiani, turchi ) che ora stanno fuggendo dal paese verso la Tunisia e l’Egitto, insieme a migliaia di europei e di americani e gli oltre 30.000 cinesi presenti nell’area.
La rivolta popolare non è una rivoluzione proletaria, anche perché mancano qui i soggetti sociali, ma è una legittima sollevazione contro una dittatura che ha mantenuto il propri “sudditi” nel sottosviluppo da 43 anni, per un passaggio necessario verso la modernità e i diritti
I rivoltosi organizzano comitati popolari a Bengasi con presidente una donna , ri-organizzano l’esercito..
Intanto si organizzano interventi “umanitari”, ma questi raramente hanno portato libertà e giustizia alle popolazioni vessate e stremate da dittatori, mentre si agitano minacce di caos, di migrazioni bibliche, di invasioni senza controllo..
..
Un invaso di diritti, il Mediterraneo
Raniero La Valle

È evidente che non bisogna invadere la Libia, non mandare commandos di paracadutisti, non ripetere l’orrore della “no fly zone” che fu il massimo simbolo della prepotenza occidentale contro l’Iraq, che vuol dire guerra certa e che del resto la Lega araba non vuole. È evidente che i libici Gheddafi se lo devono cacciare da soli, come ogni popolo da solo deve cacciare i suoi governanti felloni.
Però il problema della Libia, della Tunisia, dell’Egitto, è tutto lì, come ormai da troppo tempo è lì il problema di Israele e della Palestina, di cui in nessun modo si riesce a venire a capo. Si può lasciare che questo grande dramma mediterraneo, che è anche un passaggio d’epoca, si svolga senza che da parte dell’Italia, dell’Europa, dell’Occidente, ci sia uno straccio d’idea, un progetto, una cultura per affrontarlo?
Dovrebbe cominciare proprio l’Italia, se fosse ancora un Paese che avesse un governo serio, e avesse una politica estera. Ha perfettamente ragione il ministro Maroni quando dice che la marea di profughi è tale che non la si può considerare solo un problema dell’Italia, né tanto meno di Malta, ma che è un problema dell’Europa. Sì, ma quale Europa? Si può pensare che l’Irlanda, o la Danimarca, o la Polonia, possano sentire il problema della ridislocazione delle popolazioni mediterranee come lo possono sentire i Paese rivieraschi, l’Italia, la Spagna, la Grecia?
È chiaro che il problema è soprattutto nostro. E che per affrontarlo dobbiamo fare appello alla nostra vocazione, alla nostra vicenda culturale e religiosa, alla nostra storia, che è prima di tutto e felicemente mediterranea.
Il Mediterraneo, ecco la categoria che deve essere chiamata in causa per dare una risposta alta, non emergenziale, non difensiva, ma propositiva e di lunga prospettiva alla crisi che si è aperta sulle sue sponde africane e mediorientali, perché il Mediterraneo, come ha detto Andrea Camilleri, è appena una vasca, e noi tutti che gli siamo intorno, siamo seduti sull’orlo, e perciò dobbiamo metterci d’accordo, dobbiamo essere noi, da una parte e dall’altra del bordo, a decidere insieme il destino della vasca e dei popoli che vi si affacciano.
Ma non lo possiamo fare cedendo al vecchio riflesso colonialistico. Un deputato di Comunione e Liberazione, prodigo di assoluzioni al governo, ha detto in TV che invece di guardare al passato, per deprecare il bacio di Berlusconi a Gheddafi, dovremmo volgerci al futuro, facendo del risveglio delle popolazioni arabe una grande occasione per noi. “Per noi”? Ma non dovrebbe essere una grande occasione per loro?
Qui davvero si misura la nostra capacità di immaginare un mondo non più occidentale ed eurocentrico. Dovremmo riuscire a spostare il fulcro della nostra azione politica (non delle nostre “missioni di pace”) verso il Sud del mondo, dove sta cominciando il futuro. Il Mediterraneo, nostra origine ma anche nostro destino può essere, se lo sappiamo ascoltare, il nostro vettore in questa direzione. Dopo il grande sommovimento della guerra mondiale, i nostri padri si inventarono l’Europa. Ora che il mondo sta cercando nuovi assetti e nuovi equilibri, dal Brasile all’Africa alla Cina, noi dovremmo inventarci la Comunità mediterranea, formata dai popoli che il Mediterraneo ha fin qui unito e diviso.
Negli anni 80 il Parlamento italiano propose, per risolvere il conflitto mediorientale, di far entrare simultaneamente lo Stato d’Israele e uno Stato palestinese nella Unione Europea. Era una speranza troppo corta. Non si tratta di portare pezzi di mondo in Europa, ma di aprire l’Europa alla nuova realtà del mondo e farne uno strumento del suo progresso. Promuovere un’Unione mediterranea che abbracci i popoli rivieraschi dell’Italia e della Libia, del Maghreb e della Francia, dell’Egitto e della Grecia, di Israele e della Palestina, della Croazia e del Libano, può essere un passo decisivo per ricomporre l’unità del mondo su uno dei confini più accesi delle famose “guerre di civiltà”, e per avviare un nuovo ordine geo-politico nelle relazioni internazionali, non più solo modellato dalla potenza e dal denaro, ma plasmato dalla politica e dal diritto.
Padre Balducci diceva che dovevano tornare le caravelle, in un movimento inverso dal Sud verso il Nord. Oggi si potrebbe dire che dovrebbero tornare le galee veneziane e pisane e le navi dei crociati, per fare del Mediterraneo un mare di libertà, un invaso di diritti e un oceano di pace.
..
La dissoluzione del capitalismo liberista
Rosario Amico Roxas

La fine dei dittatori africani coincide con la fine di un capitalismo anomalo, giunto al potere senza transitare dal sistema democratico che lo genera. Il capitalismo occidentale ha iniettato il virus del capitalismo non nella cultura di un popolo che non lo avrebbe capito né promosso, ma nel singolo personaggio giunto ad un potere di stampo, inizialmente, tribale, in grado di soddisfare la base popolare con l’esaltazione della religione e la soddisfazione del nazionalismo tribale.
Ma il capitalismo occidentale era in agguato, in attesa del consolidamento di quel potere per fornire i mezzi e i metodi più caratteristici alla ricerca dell’arricchimento personale e di una ristretta cerchia di fedelissimi (meglio se facenti parte della corte familiare).
Reduci da secoli di colonialismo e di sfruttamento, le popolazioni accoglievano il leader come il salvatore della loro libertà (termine del quale ignoravano il significato), al quale non chiedeva altro che essere ben amministrati e di poter disporre dei mezzi necessari per avere l’indispensabile per vivere.
In occidente l’evoluzione del capitalismo ha prodotto una forma mentis ipercritica, favorevole al progresso economico, ma non a quello sociale, essendo il progresso economico riservato ad una selezionata casta prossima al potere.
Succede però (come è successo) che l’ipercriticismo, dopo aver distrutto l’autorità morale delle altre istituzioni, considerate un orpello farraginoso di ostacolo alla “libertà” che il capitalismo esige per continuare a svilupparsi, finisce, come è finito, a rivolgersi contro le proprie istituzioni, attraverso le degenerazioni del sistema: il continuo esplodere di scandali ne è la prova, perché qual genere di capitalismo non concepisce nemmeno il lavoro come mezzo di sviluppo anche economico, ma blandisce la finanza, ma senza rispettare le regole che controllano le attività e i circuiti virtuosi.
Accade così che figure patetiche, coinvolte nella quotidiana litania di scandali, appropriazioni indebite, evasioni fiscali, possono solo ricordarci gli imperatori del tardo impero romano che si crogiolavano nella convinzione di una presunta eternità, dediti alle proprie questioni personali, ivi compresi i processi per reati comuni, ignari o distratti, ma incapaci di capire che il loro mondo sociale e politico è in fase di dissolvimento.
Nel mondo occidentale sta accadendo sotto forma di una crisi economica senza controllo, mentre nei paesi arabo-mediterranei accade oggi con crudele determinazione perché sono saltati tutti i passaggi , generando un GAP che non è politico ma sociale, tra governanti e governati.
Si è preteso di pilotare i popoli secondo usi e riti tardo medievali, mentre il governo gestiva l’economia secondo le più avanzate pretese del capitalismo più aggressivo, diventato liberismo, esente da controlli.
L’incontro tra capitalismo occidentale e oligarchia tribale è stato fatale per entrambi, in quanto nelle nazioni arabe è esplosa la popolazione, in occidente sta esplodendo la democrazia.
..
Caratteristiche della rivoluzione in Libia

L’osservatore politico Saber Yakoubi, tunisino del partito islamico moderato “Al Nahda” spiega che la rivolta popolare in Libia ha caratteristiche proprie rispetto agli altri paesi arabi.
La Libia è molto grande, 6 volte l’Italia, molto più grande dell’Egitto, conta solo 6 milioni di abitanti (contro i 60 dell’Italia), divisi in 30 tribù e 4 zone molto diverse, mentre l’Egitto ha 80 milioni di abitanti. In Libia si vive meglio di altri paesi del Maghreb tant’è che noi non abbiamo emigrati libici. In Tunisia e in Egitto la rivoluzione è stata a causa del rincaro degli alimentari ed è stata diffusa da internet, in Libia no. Qua l’odio contro Gheddafi è dipeso dalle sue repressioni e dalla sua feroce dittatura. Quello che i media italiani non dicono
sono le stragi di Gheddafi, come i 1200 detenuti che furono uccisi nel carcere di Abu Slim nel 1996. Le famiglie hanno protestato e Gheddafi ha fatto arrestare anche l’avvocato che li rappresentava. Già il 15 febbraio gli imam e 200 famigliari delle vittime del carcere avevano organizzato un sit-in per chiedere il rilascio dell’avvocato, è stata questa la scintilla che ha dato il via ai disordini. Questi tuttavia non contavano masse di popolazione pari a Tunisia ed Egitto ma la reazione di Gheddafi è stata spropositata, con veri e propri raid aerei contro la folla. Oggi dice che non deporrà il fucile fino a che l’ultimo dei rivoltosi non sarà passato per le armi.
Due aerei, per non sparare sulla folla a Bengasi, sono atterrati a Malta. Ma nessuno ha intervistati i piloti, anzi i media hanno fatto a gara a dire che non era vero che Gheddafi aveva dato l’ordine di bombardare la folla. E invece , una decina di piloti che si sono rifiutati di partire da Tripoli per colpire i rivoltosi, sono stati giustiziati con un colpo alla nuca. Diversi ufficiali ed alcuni ministri coraggiosi, fra il quale il capo degli Interni Younis al-Obeidi, si sono associati
al popolo in rivolta ed hanno invitato l’esercito e le Forze di sicurezza a non colpire i cittadini in protesta. Tutte cose di cui si parla poco in Occidente ed in Italia in particolare, per la risaputa amicizia fra B e Gheddafi e per Eni, Unicredit, Impregilo, Finmeccanica.. Se, invece della Libia di Gheddafi, si fosse trattato dell’Iran di Ahmadinejad, a New York si sarebbe già riunito il Consiglio di sicurezza dell’ONU e sarebbero iniziate le ritorsioni economiche: in tutti questi anni il dittatore libico si è sentito libero di torturare ed di ammazzare senza il ‘disinteressato’ amore dell’Occidente per i diritti umani…
Salito al potere nel 1969, Gheddafi si era inventato il ‘socialismo verde’, una sorta di terza via fra comunismo e capitalismo in salsa panaraba.
Gheddafi è profondamente antiamericano ed antioccidentale, tanto che aveva intesso rapporti per la fornitura di armamenti con la Corea del Nord e quindi di causare l’inclusione della Libia nell’elenco dei cosiddetti ‘stati canaglia’. Col tempo però sono iniziate le aperture verso l’Occidente, USA compresi, una strategia che lo stesso Gheddafi ha ideato per riservare le energie nella sorveglianza e nella repressione interna, com’è avvenuto in Tunisia e in Egitto. Gli stessi USA, nonostante gli attacchi del 1986, hanno modificato il loro
approccio verso il dittatore libico, tanto che negli ultimi tempi non hanno mai criticato l’atteggiamento dispotico di Gheddafi verso il suo popolo. Si pensi ad un dato: in Libia vi sono sei battaglioni principali, i quali, non a caso, portano i nomi dei sei figli del dittatore. Uno di questi battaglioni è stato addestrato in
India ed in Pakistan per la sicurezza interna ed è in grado di accerchiare la capitale in soli 45 minuti. Tuttavia Gheddafi ha dovuto ricorrere a mercenari stranieri…
-Si tratta di una vergogna nella vergogna. Gheddafi, dopo aver visto svanire i suoi fantastici sogni di nazione unica islamica per il fatto che altrove i governi stavano con i piedi per terra, si è dato da fare per mettersi a capo dell’Unione africana, per la quale proponeva una moneta unica, un unico passaporto e persino un’unica politica antioccidentale; nella sua visione sarebbe stata bandita la democrazia, a suo avviso estranea alla cultura africana. Ha
distribuito soldi a dritta e a manca, ma non per costruire strade, ospedali o scuole, bensì per farsi accreditare come ‘re dei re’. In questi giorni, in diversi di questi paesi africani, sono stati fatti distribuire dal governo libico migliaia di volantini che offrivano 2000 dollari al giorno a chi fosse andato in Libia a combattere contro il popolo. Al Jazeera ieri comunicava dell’arresto da parte della folla di 150 di questi mercenari.
La stessa reazione spropositata degli aerei da guerra che attaccano gente disarmata la dice lunga su un leader che ormai ha giocato tutte le sue carte e sta cercando di salvare l’insalvabile.
Io penso che la coscienza della società internazionale sia definitivamente morta. Vorrei invitare tutti gli arabi a porsi obiettivi veri e seri, a far cadere i dittatori senza tuttavia contare sull’Occidente. Perché l’Occidente guarda solo ai propri interessi, non alla nostra dignità.

Paul Ginzborg

L’Italia del Canova in lacrime sulla tomba di Vittorio Alfier, in Santa Croce a Firenze, può essere una “metafora” dell’ Italia “piangente” di oggi.
Abbiamo tutta l’Europa che ci prende in giro, che guarda con orrore alle figure della più recente politica. Se guardiamo, poi, al modo in cui la donna e il corpo della donna è trattato sullo strumento mediatico più importante, la televisione, credo che l’Italia di oggi abbia tutto il diritto di piangere.
Io propongo dei valori sperando che possano diventare, in tempo, maggioritari: l’autogoverno municipale, l’autogoverno come processo di auto-educazione, l’uguaglianza, e sappiamo quanto l’Italia sia un paese terribilmente diseguale. Infine il valore della mitezza e fermezza, quell’amore della pace e il rispetto dell’altro che deve essere la base un nuovo contratto nazionale.
Io penso che non è solo una classe sociale che può salvare l’Italia. Per troppo tempo la sinistra italiana ha pensato al ruolo liberatorio della classe operaia ma io non ho mai creduto nella superiorità di una classe sulle altre. Penso che occorra un’alleanza di figure diverse, oso dire che quando Zagrebelsky sabato scorso ha parlato con i metalmeccanici della Fiom non era alla manifestazione ma era al convegno sul berlusconismo a Firenze. Lui ha parlato a loro, ha espresso solidarietà, ed anche la necessità dell’azione mite, pacifica in difesa dei diritti dei cittadini. Questo era un ponte. Credo che i ponti, in questa stagione, siano importantissimi. Un ponte diciamo tra i ceti medi istruiti e una piazza pienissima di operai. Ecco ci vuole questo tipo di “construction of bridges”.

Un grande: PIERCAMILLO DAVIGO

 

Che pagina bellissima! Sono rimasta abbagliata dalla lucida chiarezza e dalla passione civile di questo grande uomo!
Penso con disperazione alla ridda di pessimi Ministri della Giustizia che abbiamo avuto e che hanno sprofondato vieppiù questo paese nel disonore e nella vergogna: Piccioni, Gonella, Oronzo Reale, il potente Gava, l’ambiguo Martelli, l’alcoolizzato Biondi e poi sempre più giù fino al somarissimo Castelli, all’immondo Mancuso, al mariuolo Mastella e infine allo spregevolissimo Alfano, il cane del padrone! Che vergogna, che vergogna che uomini di simile bassezza abbiano avuto l’alto incarico di governare la Giustizia italiana! E che desolazione che uomini della levatura e nobiltà di Davigo non abbiano mai a diventare Ministri, ben esclusi sia da dx che da sx!
..
Piercamillo Davigo
È magistrato dal 78, prima Giudice a Vigevano, poi Sostituto Procuratore a Milano dove si è occupato prevalentemente di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione.
In questo contesto ha fatto parte, nei primi anni ’90, del pool Mani Pulite, insieme ai colleghi Di Pietro, D’Ambrosio, Borrelli, Boccassini, Colombo e Spataro. E’ stato eletto nel parlamentino dell’Anm, nella corrente di “Magistratura Indipendente”.
Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’Appello di Milano. Ora ricopre il ruolo di Giudice alla Corte Suprema di Cassazione.
Ha scritto vari libri, di taglio prevalentemente scientifico. Fra i testi di divulgazione, si ricordano in particolare “La Giubba del Re – Intervista sulla corruzione” e “La corruzione in Italia – Percezione sociale e controllo penale”

Ha detto:
All’estero ci vuole coraggio per commettere un reato, in Italia ci vuole coraggio per rimanere onesti.

In Italia delinquere conviene.

Invidio i professori universitari: sono pagati per fare domande a gente che non sa niente e che fa di tutto pur di dire qualcosa, mentre io interrogo persone che sanno tutto e fanno il possibile per non dire neanche una parola.

Lo stato occidentale moderno si fonda sul principio della divisione dei poteri. La divisione dei poteri ha senso, se i dissensi tra i poteri sono fisiologici, perché se andassero sempre d’accordo non ci sarebbe bisogno della divisione dei poteri. Un pochettino come i diritti di libertà. I diritti di libertà sono stati conferiti per poter parlar male di chi ha il potere, perché per parlar bene c’erano già i cortigiani.

Ma come mai il passante ferroviario di Milano costa il doppio di quello di Zurigo e dopo vent’anni non è ancora finito? E come mai dopo gli arresti i successivi appalti sono stati assegnati con un ribasso su base d’asta del 40% rispetto a prima? Dicevano che costava di più perché c’era la falda freatica alta… Si vede che gli arresti fanno abbassare la falda freatica!

Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s’indignano più facilmente.

Il problema non è tanto che ci sono 200.000 avvocati, è che aumentano di 15.000 l’anno. E siccome fanno gli avvocati per 40 anni, di media, 15.0000 per 40 fa 600.000 avvocati. Io non credo che il PIL di questo paese possa sopportare 600.000 avvocati, ma non m’illudo che una classe dirigente che non è venuta a capo della debole lobby dei tassisti possa venir a capo della ben più potente lobby degli avvocati.

Le regole non sono limiti, sono il rovescio dei diritti, non ci possono essere diritti senza regole. La legalità è importante, essa è il potere di chi non ha potere, è la condizione per cui chi non è ricco o non è potente, dice allo stato: Difendimi! I diritti, non sono istituti dalla Carta Costituzionale ma riconosciuti perché preesistono, sono intrinsecamente legati alla nozione stessa di uomo».

Non abbiate paura dei cambiamenti. Non arroccatevi nei localismi o nel privato: «Le barriere non hanno mai salvato nessuno, dobbiamo imparare a vivere, a competere e questo con l’uso della ragione. E’ la razionalità che ci permette di sconfiggere chi nella società odierna si dedica solo all’insulto.

Già nel 93, alla Bocconi, accusava le forze di polizia di costare troppo e di rendere poco.
Diceva che tangentopoli era figlia dell’ impunità’ e del perdonismo ma anche dell’ inefficienza della polizia. Lamentava, già allora, una “progressiva diminuzione di efficienza delle forze di polizia, nonostante la crescita dei loro costi e quella numerica dei componenti: gli organici delle forze di polizia superano di gran lunga quelli delle forze armate, ma il livello della sicurezza pubblica e dei reati accertati resta al di sotto di quanto accettabile a fronte di un simile impiego di risorse”.
C’è una gravissima inefficienza degli apparati di controllo, prevenzione e repressione in cui Tangentopoli ha trovato il suo habitat ideale
La drastica riduzione della qualità di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio ha creato vaste sfere di impunità in soggetti che di fatto appartengono al settore pubblico (e quindi si sottraggono ai rischi del mercato e delle sanzioni fallimentari) ma che, a cagione della veste formale ricoperta, non possono essere perseguiti per condotte altrimenti gravemente illecite e produttive di enormi danni per la collettività “. Troppe leggi, per di piu’ applicate male, indulgenza e perdonismo, sommati a controlli e polizia inefficienti completano, secondo il magistrato, un quadro clinico che reclama urgenti rimedi. Senza gli opportuni accorgimenti legislativi e giudiziari, si perpetueranno “singolari giochi di prestigio”, avverte il pm. Come quelli sui fondi neri: “In sede penale talora si giustificano cespiti confessandosi evasori fiscali mentre in sede tributaria si allega che si tratta di redditi che non dovevano essere dichiarati in quanto compendio di reato o comunque sospettati di essere tali”.
..
Mai come in questo cupo momento abbiamo avuto bisogno di figure esmplari. Apprezzo molto, con tutto il mio cuore, la scelta di presentare a questo blog quelle persone che fanno grande l’Italia, che nella presente oscurità ci fanno sperare che un futuro è possibile, uomini e donne che, pur muovendosi in mezzo a intralci e condizionamenti e difficoltà di ogni tipo, riescono a fare della loro opera uno strumento di grandezza nazionale, guadagnandosi il rispetto degli onesti, la stima dei saggi e l’ammirazione dei pacifici. E’ di queste persone pulite e bellissime che spero si nutrirà la mia terra.

EROI
Viviana Vivarelli

Intensamente abbiamo bisogno di eroi
Eroe è l’uomo che cammina
su una strada ininterrotta
che non si fa fermare
non deflette
non perde di vista lo scopo
non teme la caduta e la sconfitta
non cerca la gloria od il guadagno

Eroe è chi non tentenna né si vende
non somiglia alla marmaglia
non segue mode o costumi
né ha bisogno di plauso o di lode
Non si valuta sul metro del potente
o del magnate
non ha padroni
né fa servi
non sente la paura o la rampogna

parte da se stesso
ma vola oltre il proprio sé
Eroe è chi innalza il suo credo
a coscienza del mondo
Eroe è chi tiene il suo tempo di vita
come un’arma splendente
contro il buio della notte
Chi ha nella propria coscienza
l’unico faro e guida
Chi crede in se stesso e in quello che fa

Che vede i suoi limiti e si muove in quelli
al massimo delle forze
Eroe è chi ci insegna con l’esempio
cosa è il mondo
e mi fa divenire a mia volta
un eroe
per il mondo.

..
Uomini a confronto
Rosario Amico Roxas

Numerosi quotidiani hanno riportato l’affermazione di Berlusconi: “Il 49% degli italiani mi detesta”; tralasciamo la veridicità di tale percentuale, perché riconosciuta dal cavaliere deve essere certamente ben più ampia, e diamo per buona tale minoranza qualificata che è ha superato il greto dell’avversione politica per arrivare “a detestare”. L’avversione politica coinvolge ideologie diverse che si confrontano e si affrontano, ma il detestare coinvolge l’uomo a prescindere dalle idee, l’uomo nel suo complesso, nel suo comportamento, nella sua presunzione, nella sua megalomania, nella sua sfrontatezza, e nella pretesa di essere elevato al di sopra delle leggi.
La recente ammissione, mi riporta ad un articolo che ho scritto in tempi non sospetti, quando, però, era chiaro che l’indice di gradimento era diventato il (dito) medio a lui rivolto dal popolo italiano; un articolo che ho inviato agli indirizzi della mia rubrica e pubblicato su parecchi siti e forum.
Lo ripropongo, stante il ritorno di attualità.
Riflettendo sugli odierni momenti della cronaca che non nobiliterà di certo la storia del nostro paese, mi è venuto in mente l’ultimo re d’Italia, “il re di maggio“. Il re di maggio merita una pagina nella storia del nostro paese, non per quello che fece, ma per quello che riuscì a non fare, in un momento che poteva diventare tragico per la nazione.
All’indomani del referendum finito in favore della Repubblica, i più vicini a Umberto II gli consigliavano di resistere e chiedere il ri-conteggio dei voti, ritenendo che, sia pure di poco, la vittoria sarebbe stata della monarchia.
Il sovrano (merita il titolo per l’alta dignità delle sue decisioni), rispose che “Non si governa un popolo con il 50% dei consensi“”.
La sua partenza per l’esilio merita di essere ricordata per la nobiltà con la quale abbandonò l’Italia pur di non correre il rischio di gettare la nazione nel baratro di una guerra civile.
Onore al merito per l’ultimo Savoia.
Oggi chi (s)governa l’Italia ha, invece, minacciato una guerra civile se solo venisse formato il un governo di salute pubblica per affrontare le emergenze del paese e restituire dignità alla consultazione elettorale, mortificata da una legge antidemocratica, lasciandolo alla mercè di parecchi tribunali, fin oggi turlupinati con leggi scritte per formare un paravento al presidente del consiglio.
Governa con poco più del 35% dei consensi, che diventano 55%, grazie alle alchimie di una legge scritta per favorire l’accaparramento del potere da parte di un guitto della cronaca, il cui solo scopo è quello di evitare di rispondere alla Giustizia dei suoi pesanti reati.
Sostiene di essere il più grande statista degli ultimi 150 anni di storia patria, meritevole, pertanto, di entrare nelle pagine della storia, ma non dopo avere attraversato l’arco di trionfo, ma dopo essere sgattaiolato tra le pieghe del codice penale, alterato a suo uso e consumo.
..
Martha Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

RIDIAMARO : – )
..
Luca Popper
Berlusconi arriva in ritardo ai funerali del soldato ucciso in Afghanistan.
Vedrete che al suo, sarà puntualissimo.
.
Mandi
Lui sarà puntualissimo!
è il funerale che sarà sempre troppo in ritardo….
..
Difficile dire che lo Stato non fa acqua
Uno va a trote, l’altro a troie
..
GENI D’ITALIA
I NOBEL DELLE STRONZATE

Luttazzi.it
“Circa 24 mila metri cubi di scorie radioattive, oltre 200 tonnellate di ossido di uranio misto a plutonio, stronzio e cesio. Ecco cosa nascondono al loro interno, nelle piscine di decadimento, le vecchie centrali chiuse che attendono d’esser bonificate. L’Italia non ha mai smesso di essere una Nazione nucleare, ha smesso di produrre, ma, non di lasciar che la propria terra, aria, venissero lentamente contaminati, giorno dopo giorno . Non esistono centrali nucleari sicure, non esistono progetti di centrale nucleare che mettano al sicuro al 100% la popolazione, non esistono strutture in grado di resistere ai terremoti e ad ogni altro tipo di calamità naturale e, l’Italia, è fortemente sismica, fortemente a rischio alluvioni, cedimenti franosi.” (Agoravox.it)

2. “Nucleare, Veronesi: “Senza, l’Italia muore. Centrali sono sicure”. (virgilio.it / Chiara Bonechi)

3. Sempre Veronesi: “Io le scorie nucleari le terrei in camera da letto”

3. Ter Veronesi: “Il cancro lo fa venire la polenta.”
..
Per la serie: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”
Oppure: “Chi si somiglia si piglia”

Poco tempo fa Berlusconi, interrogato a Bruxelles in merito all’opinione che avesse su Mubarak, presidente fortemente contestato dal popolo egiziano, ha dichiarato: «Tutto l’Occidente, Stati Uniti in testa, sa che Mubarak è un uomo saggio.»

In quanto a Gheddafi, Berlusconi aveva caldamente ammirato “la sua profonda saggezza” e sorvoliamo sul ‘baciamo le mani’.

Siamo in attesa di vedere cosa succederà al “caro Putin, amico leale e sincero” tanto democratico, “così duramente attaccato da una cattiva stampa e così morbido nel rispondere adeguatamente al perfido terrorismo ceceno”.

Parole testuali di Berlusconi: “Sono un vero amico del presidente egiziano Mubarak, del leader libico Gheddafi e del presidente tunisino Ben Ali. Cerco di fare loro da stimolo per lo sviluppo della democrazia.”

Tra coloro che chiamato suoi “maestri, citiamo, in Bielorussia, Lukashenko (uno dei più pericolosi tiranni che ha fatto brogli elettorali e uccide gli oppositori politici). Berlusconi lo ha elogiato dicendo: “Lei è tanto amato dal suo popolo, dobbiamo imparare da lei come si fa ad avere tanto successo in democrazia”. Con l’assassinio e l’inganno, forse.

L’ex primo ministro della Repubblica ceca Mirek Topolanek era tanto suo amico che facevano gli orgasmi insieme.

Del resto la Comunità Europea che ora fa tanto la schizzinosa non è meglio: Gheddafi lo aveva messo addirittura a capo della Commissione dei diritti umani e la Libia fu eletta a maggioranza schiacciante al Consiglio di sicurezza europeo per due anni dal 2008!

Ma su tutti questi garbati assassini: Gheddafi, Putin, Lukashenko, Ben Ali, Mubarak.., i peggiori dittatori esistenti e i migliori amici di Berlusconi, avete mai sentito due parole di critica della Lega?

Interessano solo i vu comprà?

Berlusconi, Ben Ali, Mubarak, Lukashenko, Gheddafi, Putin..
Per la serie: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”
Oppure: “Chi si somiglia si piglia”
O:”Lupo non mangia lupo”
“Simili con simili fanno buoni amici”
Pares cum paribus facillime congregantur
I simili si accompagnano molto più facilmente con i loro simili

La Lega ha fatto immediatamente sue le regole di Berlusconi:
“Per attaccare un cafone troveremo sempre qualche buona ragione”
Ma “Dei re di danari saremo sempre compari”
La prima va bene per dirottare la rabbia del popolino stolto.
La seconda per convincere gli interessi dell’investitore che si crede furbo. marcia).
Del resto la legge di Berlusconi non è forse e sempre “agire ad personam”?
Il processo come si fa? O lungo o corto, secondo il vantaggio del momento.
E lo Stato come si fa? O scemo o corrotto, secondo chi si ha davanti.
Imbrogliare sempre, mentire ogni volta, fare i nostri interessi mai.
..
Palla politica n° 1

Per rendere più attraenti le elezioni
si potrebbe
-Far regali e ricchi cotillon
-Organizzare il voto in autobus verso i luoghi di delitti efferati
-Scrivere solo Berlusconi sulle liste
-Scrivere Berlusconi anche sulle liste contrarie
-Permettere di votare anche ai minori di 28 anni, con doni di schede telefoniche e suonerie ed estrazione di play station
-Mettere come scrutinatori le troie di Berlusconi vestite da infermiere
-Rendere automatico il pronto cassa al voto
-Estrarre tra tutti i votanti di ogni seggio un posto di lavoro a tempo indeterminato
-Sostituire all’elezione dei più simpatici la gogna vivente dei più antipatici con lancio di frutta marcia e uova
-Prelevare coi bazuka gli elettori renitenti
-Ammettere il voto in contumacia
-Mettere oltre al voto per eleggere anche quello per diseleggere e mandare a casa
.
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. uando in un paese il dire non solo sopravanza il fare ma il dire stesso diventa il fare, è tempo di preoccupazioni….

    le discussioni programmatiche e i vari distinguo tra i partiti di opposizione sono un esercizio oltre che sterile, nemmeno divertente. Le condizioni di una possibile ripresa sono due: un solo leader per tutta l’opposizione, un solo programma di regole da rispettare nella seconda fase, quella propriamente politica.

    Le regole:

    *

    i politici, i funzionari dello stato, non possono godere di immunità e sono soggetti a pene raddoppiate per i reati commessi durante l’incarico.
    *

    Chi è oggetto di indagine deve sospendere l’attività fino a indagine conclusa e dimettersi in caso di sentenza a carico.
    *

    L’ Informazione indipendente finanziariamente.
    *

    Non sono ammessi conflitti di interesse.
    *

    Istituire un sistema di controllo del controllore e totale trasparenza dell’amministrazione.
    *

    Fondare una scuola superiore per la formazione dei funzionari di stato.
    *

    Nuovi criteri di finanziamento dei partiti.
    *

    Attuazione della costituzione, Stato laico.
    *

    Scuola privata senza oneri per lo stato. Studenti pubblici retribuiti.
    *

    Revisione del concordato.
    *

    Lotta al clientelismo.
    *

    Prestiti forzosi allo stato da parte delle grandi rendite finanziarie.
    *

    Sanzioni per danni procurati allo stato.
    *

    Moralizzazione delle retribuzioni a qualsiasi titolo.
    *

    Proprietà o controllo pubblico di tutti i servizi.
    *

    Programmazione economica.
    *

    Legge elettorale proporzionale e semplice.
    *

    Alleanze programmatiche tra i partiti dichiarate prima delle votazioni.

    Solo focalizzando l’attenzione sulla moralizzazione della politica si può pensare ad un consenso ampio, ne è l’esempio la manifestazione del 13/02 che era impostata su un solo significato.

    Io non credo…

    ….io non credo ad un possibile accordo nell’opposizione, in particolare tra le sinistre. Se ciò fosse cosa realistica sarebbe già avvenuta. Le discussioni per decidere su federazioni, alleanze, leadership si protrarranno fino alle elezioni che verranno di nuovo perse. Tutti lo sanno ma nessuno trova la capacità o volontà per uscirne. Molte proposte, tutte rispettabili, ma vincolate al medesimo inesorabile destino. Questa condizione ripropone la necessità di un leader. Assurdo in tempi di democrazia dal basso, di comunicazione globale, ma ancora necessario.

    Io non credo di condividere tutte le opinioni di Niky Vendola ma lo voterò per la ragione che egli appare l’unico ad aver capito che il candidato deve presentarsi direttamente agli elettori e non ai partiti. L’unico che sa trasmettere l’entusiasmo e la credibilità per il rinnovamento della politica. Le discussioni sulle alleanze pre elettorali oltre che perdenti, sono inutili. Nel caso non fosse modificata la legge elettorale, le primarie potrebbero servire a sondare l’elettore per determinare la coalizione. Una volta emerso il preferito tutti dovranno sostenerlo assolutamente e senza distinguo.

    Se non ora, quando una nuova legge elettorale? Referendum abrogativo!

    Con queste premesse, qualcuno dovrebbe emergere e coalizzare il consenso sulle regole.

    L’azione unitaria potrebbe essere agevolata dalla rete. Ci sono migliaia di piccole entità, blog. Face book ec. con piccoli collegamenti, se tutte queste attività si collegassero tra loro si formerebbe una rete potente.

    aa.

    Commento di MasadaAdmin — marzo 7, 2011 @ 6:25 am | Rispondi

  2. Ciao Alberto
    credo che molti italiani abbiano ormai scritto e riscritto quali regole vorrebbero pe runo Stato migliore. Il problema p che, senza potere, non si mette nemmeno una di queste regole e che quelli che il potere ce l’hanno non ci pensano nemmeno a metterle. Il cerchio non si chiude e noi restiamo a sognare
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 7, 2011 @ 6:27 am | Rispondi

  3. Cose dell’altro mondo: “Mi scuso con il popolo giapponese per la vicenda dei fondi illegali e spero che il mio gesto aiuti a rasserenare il clima con le opposizioni”.
    Seiji Maehara, ministro degli Esteri del Giappone, dimessosi per aver ricevuto un finanziamento pari a 2180 euro, 6 marzo 2011

    Commento di gianni.cerutti@virgilio.it — marzo 7, 2011 @ 2:49 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: