Nuovo Masada

febbraio 23, 2011

MASADA 1264. 23-2.2011. JUNG 4- 6. L’archetipo fondamentale: Il Sé

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(Questa lezione fa parte di un quarto corso di psicoanalisi junghiana condotto dalla prof. Viviana Vivarelli sul libro della stessa “Lo specchio più chiaro”)

Il rito sono, l’offerta sono, la libagione di burro sono, il fuoco sono
(Bhagavad gita)

Ogni atto che non sgorga dal tuo sé interiore, davanti a Dio è come fosse una cosa morta
(Meister Eckart)

Il più grande di tutti gli archetipi è ‘il Sé’.
Ogni uomo che cerca di evolvere, realizzando se stesso, cammina verso il Sé. Quindi il Sé riguarda tutti. E’ la spinta fondamentale dell’essere.
Nella prima parte della vita siamo occupati a realizzare cose molto concrete: studiare, trovare un partner, entrare in un lavoro, mettere su casa, avere dei figli, far carriera, conseguire una sicurezza economica…. risultati pratici. Anche questo fa parte del Sé, è ciò che la natura vuole, è la parte più pratica della nostra vita.
Nella seconda parte c’è un cambiamento. Realizzati in qualche modo i compiti fondamentali, dovrebbe restare il tempo per capire meglio se stessi e dovrebbe cominciare il nostro periodo migliore dal punto di vista spirituale.

Quando Jung lasciò la clinica e prese a ricevere pazienti privati, vide che moltissimi di loro si presentavano con apparenti problemi di coppia, e vide anche che per lo più erano persone a metà della loro vita, che avevano conseguito certi risultati e ora facevano un bilancio della loro vita ed entravano in uno stato di insoddisfazione con una crisi. Andavano da Jung per chiedere aiuto, cominciavano con l’attribuire questa crisi al rapporto di coppia, ma in realtà cercavano altro e Jung li aiutava in questa ricerca. Era iniziata l’avventura verso se stessi. La crisi li spingeva a fare attenzione al loro io più profondo. Tutto iniziava da un senso di insoddisfazione, anche in quelli che apparentemente avevano di più. In genere si trattava di persone intelligenti, ricche e colte, che tuttavia sentivano una profonda inquietudine e non capivano perché. Cominciava, secondo Jung, la loro ricerca spirituale.
L’opera verso il Sé comprende molte cose, non solo la soddisfazione delle esigenze primarie della vita ma la conciliazione con l’inconscio personale e i propri contenuti rimossi, l’esplicazione della proprie risorse e potenzialità secondo il proprio ruolo e compito, e infine, per i migliori, l’evoluzione di tutti i piani energetici, in particolare l’elevazione di tutte le energie dal piano inferiore a un piano superiore, per quella che si chiama realizzazione spirituale.
Quindi le tappe del cammino erano: soddisfazione dei bisogni primari, affioramento dei contenuti rimossi, scoperta dei propri talenti, via spirituale.
Arrivato alla seconda parte della vita, Jung sentì che c’era un ignoto che lo chiamava. Anch’esso era attivato dagli archetipi.
Essi sono le grandi forze e forme della vita, e, in quanto tali, sono inconsci, noi ne avvertiamo solo il potente richiamo. Non possiamo definirli anche quando li incarniamo in un nome o in un simbolo, ma essi ci guidano.
Possiamo chiamarli Padre, Madre, Bambino divino, Eroe, Anima, Cristo, Angelo… ma qualcosa resta in qualche modo ignoto. Sono grandi immagini psichiche che si muovono nel profondo e ci spingono in certe direzioni, attuandosi in dati comportamenti..
L’archetipo della Madre ci renderà compassionevoli, quello del Cristo ci porterà a sacrificare i nostri egoismi, quello dell’Angelo avvierà un discorso con l’infinito spirituale sopra di noi…
L’insieme di queste sollecitazioni che fanno agire l’uomo è il SE’, che attira e .modella la nostra vita dal principio alla fine e rappresenta l’utopia verso ci muoviamo. Se l’anima è una intelligenza incarnata, il Sé è la sua direzione, la meta che attrae tutti i nostri passi in questa vita.
Ognuno di noi si percepisce parziale, contraddittorio, disarmonico o mancante e tende a una espressione completa e totale. Questa possibilità, remota ma sempre presente, guida tutto il nostro sviluppo e il nostro destino.

Il Sé sta all’Io come il traguardo al cammino. Ogni tappa imperfetta del viaggio ha un suo valore e significato, ma tutte insieme dovrebbero mostrare una tensione ideale verso una forma di completezza e pienezza, la realizzazione della nostra vita. Come si vede, anche questo è un concetto orientale, paragonabile per ceti versi al raggiungimento della santità che è il culmine della vita cristiana..
L’anima è il viaggiatore spirituale, il Sé è la sua meta e il suo traguardo, ed è, tra tutti gli archetipi, il più indefinibile e il più universale.
La ragione non lo coglie, ma la poesia o la mistica possono intuirlo.
Possiamo dire solo che l’Io è la parte del cammino e il Sé è l’intero ritrovato. In India direbbero che l’atman, o anima individuale, procede verso il Brahman, o anima infinita.
Il Sé è l’esplicazione dell’Io, quando: ha espresso tutte le sue potenzialità, ha scoperto tutte le sue risorse, ha composto tutte le sue contraddizioni, ha integrato tutte le sue parti, ed è arrivato al massimo compimento possibile. Questo, ovviamente, non si ha mai, nemmeno nei migliori, tuttavia resta come meta e attrazione assoluta.

Solitamente l’Io è molto lontano dal Sé, è irretito nei suoi conflitti e problemi, sta a metà tra conscio e inconscio, tra le esigenze del mondo interiore e i richiami di quello esteriore e spesso perde completamente la strada. La depressione, per es. è una forte perdite del senso del nostro cammino personale.
L’io è sconvolto dalle proprie ambivalenze affettive e vive le duplicità dell’archetipo, ma il Sé è l’armonia pacificata, la composizione di ogni conflitto, l’integrazione di tutti gli opposti, la realizzazione suprema.
Ed è rappresentato dal cuore.
C’è un’opera di Magritte , ‘L’impero delle luci ’, in cui si vede un piccolo lampione che brilla in un paesaggio nero contro un cielo crepuscolare, con una casa con alcune finestre debolmente illuminate. Non è notte e non è giorno. La casa (la coscienza) è buia, anche se contiene una piccola luce, ma dietro si intravede una luce immensa e la casa si riflette in un lago. La luce immensa è la grande consapevolezza divina. E ricordiamo la simbologia dello specchio che indica l’autocoscienza. Questo libro è intitolato, appunto, “Lo specchio più chiaro”.

Magritte con questo quadro ha rappresentato la psiche e il Sé: noi siamo la casa ancora nell’ombra, ancora avvolta nel buio della non consapevolezza, Il Sé è la luce che sta dietro e che noi possiamo solo intravedere,dunque l’essere assoluto o assoluta conoscenza che sta fuori della nostra portata, l’alba che rischiara la nostra ombra.
L’Io cosciente è debolmente illuminato da un lampione che si riflette in basso, come il Sé si riflette nell’ inconscio.
Il centro è il cuore verde della casa, come dice la 18° Sura del Corano “il verdeggiante-equilibrato-centrato”, ed è il quarto chakra induista, come verdi sono le dolci figure di Chagall. Nei dipinti di Chagall l’uomo amante o la donna amata hanno il viso dipinto di verde, perché verde è l’amore saggio.

C’è dunque un percorso che si delinea, non necessariamente a tappe progressive e non per tutti. L’io non esaurisce la totalità psichica, è solo la parte debolmente illuminata, visibile alla coscienza, c’è un’ombra che è l’inconscio inferiore freudiano e il primo lavoro di individuazione può avvenire lì, per portare alla luce i contenuti rimossi, restituendo all’Io le energie bloccate e sciogliendone i blocchi.
Superata l’ombra personale, ne sorge un’altra, l’inconscio collettivo, che appartiene a tutta la specie umana, un immenso mare di energia e di significati che appartiene al patrimonio simbolico della specie. Al di là c’è un oceano ancora più grande, un altro ignoto, che è l’inconscio divino.
Da ignoto a ignoto il cammino non finisce mai; l’ultimo traguardo è il Sé, o totalità assoluta. Jung dice: “L’Io è subordinato al Sé ed è come una porta verso il tutto” . Anche qui si esprime con termini indiani.

In questo, cammino la coscienza umana può avere una crescita orizzontale e una verticale, ed è quello che si chiama evoluzione.
Con la sua parte luminosa e la sua parte oscura, l’uomo cammina nella vita, nutrendosi d’ombra e d’inconscio. Ad ogni consapevolezza, la visione si allarga.
Inizialmente il cammino consiste nello scoprire chi siamo e realizzarlo nel proprio compito personale. Poi è possibile scoprire il nostro senso collettivo, in un processo di conoscenza costante che passa dal relativo all’assoluto, dal limitato all’illimitato, dall’uno a tutti
… quanto più numerosi e significativi sono i contenuti dell’inconscio assimilati dall’Io, tanto più quest’ultimo si avvicina al Sé” .
Si parte dal mondo degli istinti e si procede in una progressiva chiarezza, verso la divinità, in un grande percorso di consapevolezza.
Se lo specchio vuol farsi sempre più chiaro, tenderà a rispecchiare l’Eterno.

Di fronte a tutte le forme di ignoto, dentro o fuori di lui, l’uomo può reagire con paura e sconcerto. Quando si ha paura di qualcosa, occorre elaborarla. Se non mangi l’Ombra, dice Jung, l’Ombra mangerà te o si proietterà in immagini esteriori, per essere riconosciuta, tormentandoti finché non lo hai fatto. L’ignoto può essere dentro o fuori indifferentemente, perché ci sono aspetti dell’Essere che non possiamo sottoporre a ragione o volontà, sfuggono lo sguardo della coscienza e insieme lo attirano.
In ogni caso, sia che siamo cercatori o cercati, viene sempre il momento di farsi delle domande fondamentali: che senso ha la vita, qual’è il suo progetto, che legami abbiamo con l’universo, come agisce l’anima, se c’è un mondo invisibile, che senso ha la morte, com’è l’al di là, cos’è Dio.
Nella prima parte della vita l’uomo affronta situazioni contingenti, nella seconda affronta problemi metafisici.
Non tutti lo fanno, ma l’uomo che evolve lo fa, certo lo fa se può e quando può, ma farlo è un suo diritto, forse un suo dovere, sicuramente un modo di essere e una possibilità.
L’Ecclesiaste dice che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere, uno per ridere e uno per piangere… così c’è un tempo per la materia e uno per lo spirito, un tempo per l’ego e uno per l’assoluto.
L’energia sceglie i suoi obiettivi secondo i momenti e le qualità del vivere, ecco perché io ho visualizzato l’angelo come la guida che ci accompagna per una parte del cammino con un compito specifico che riguarda quella parte. Prima gli obiettivi saranno più mirati alla sopravvivenza materiale, il senso e l’immaginazione, poi alla sopravvivenza spirituale, l’anima e la visione. E oltre il corpo fisico si dovrebbe aprire sempre più il corpo sottile.

Nel tempio di Luxor, il tabernacolo che rappresenta la testa del faraone ha solo mezza calotta, a indicare l’oltre dell’uomo, l’apertura della mente ai significati superiori, l’ottavo chakra (quinto per gli antichi egizi) , che non fa più parte dell’essere terreno ma è porta per l’altrove. Si scoperchia il tetto della casa, come diceva Mircea Eliade, e l’anima fa il suo ingresso nel mondo dei puri significati, diventando tutt’uno con essi, nel mondo assoluto, come in una trasmutazione, là dove gli archetipi non sono più icone ma parti di un Universo essenziale.
Nel mondo di Chagall, il violinista, che rappresenta il legame dell’intuizione artistica con Dio, suona sul tetto della casa. La mente superiore, tramite l’arte o il senso religioso, comunica con l’Alto.
La meta è il Significato, il numen, ciò che guida da sempre il cammino, anche se l’uomo non ne è consapevole.
Ogni nostro passo fisico ci porta a un luogo metafisico.

Ellemire Zolla dice: “L’esperienza metafisica è il filo conduttore dell’intero patrimonio culturale dell’Umanità… è l’unica chiave capace di aprirci l’enigma dell’essere e la visione dell’archetipo, luogo in cui l’essere si cristallizza in significato, assumendo valore esemplare e normativo… Accostarsi all’archetipo significa farne esperienza (diretta), compiere un percorso nel senso della trasmutazione, diventando la cosa stessa” .

Venne un tempo che una voce diretta mi parlò nella stanza, parlò in tedesco, lingua che conosco poco, e concluse con l’espressione “…abreden das Selbst”. Nemmeno sapevo che quello era il termine con cui Jung chiamava il Sé. “…vieni fuori dal luogo dove ti trovi, vieni a parlare col Sé”. Il SE’ è l’archetipo più grande e ci chiama.
Mentre l’Io riguarda la coscienza, il Sé abbraccia tutto ciò che è, partendo dalla psiche come totalità comprensiva di conscio e inconscio, e arrivando all’universo, Tonal e Nagual insieme, noto e ignoto.
Possiamo intendere il cammino in due tappe. La prima è la ghianda che diventa quercia , il cammino personale per realizzare le potenzialità individuali, modo fisiologico di intendere l’evoluzione; la seconda parte è teleologica , il cammino universale, che si origina dall’Io ma lo trascende. Dunque il SE’ è la totalità in divenire, che parte da noi ma supera l’io.

Siamo sospesi tra due ignoti, come diceva Jung, l’inconscio personale e l’Assoluto. Noi procediamo con l’integrazione progressiva dell’Ombra, verso qualcosa che non sappiamo ma che ci attira.
Dapprima abbiamo istinti da controllare e pulsioni da soddisfare, un inconscio individuale da liberare, infine l’inconscio collettivo che sperimentiamo nelle forme dell’archetipo, via che procede la nostra individuazione e scopriamo che il nostro compito è insieme individuale e universale, il nostro destino di uomini tra gli uomini e in un universo divino.
Fino a un certo punto possiamo parlare di confronto col Piccolo Inconscio. Poi ci confrontiamo col Grande Inconscio, che ci porta al mondo dell’Essere assoluto, o l’ultima Ombra, l’ignoto più grande.
Il processo d’integrazione a quel punto va oltre l’uomo, “la scintilla del divino in noi si connette alla totalità” , l’Anthropos apre la sommità della mente al sacro.
Il Sé è tutto, contiene la conoscenza individuale e quella della specie, ma si affaccia sull’universo. Quanto può essere conosciuto attraverso me supera ogni cosa che posso conoscere partendo da me. Io sono il postulante, l’oracolo e il dio.

Da ogni livello dell’inconscio collettivo arrivano all’uomo suggerimenti, informazioni, stimoli e scopi. Il Sé non ha tempo, perché in lui scorrono tutti i tempi, non ha luogo perché si proietta in tutti i luoghi, non è mio piuttosto che tuo, perché è il contenuto e il contenitore.
Lungo è il cammino per arrivare al Sé, ma esso è sempre presente ai passi che oscuramente lo cercano.
Affrontare il Sé non è un problema psicologico, sciamanico o mistico per pochi eletti, l’incontro è un problema etico, in quanto, lungo le nostre esistenze, ad esso tutti tendiamo.
La via è ineffabile. Non possiamo, non dobbiamo tradirla. E’ come la via dello Zen: affilata come un coltello, ma anche tortuosa come un serpente. Occorrono fede, coraggio, sincerità e pazienza infinita” .
Il Super Io freudiano nasce dalla legge sociale come limitazione al principio del piacere. Diversamente, nel Sé di Jung, la pulsione non è limite ma liberazione, non parte dagli istinti ma dall’anima, è l’anelito che spinge il soggetto, anche attraverso la sofferenza, ad uscire dall’ego ampliando la personalità, per una crescita orizzontale e verticale insieme. Guarire è come crescere, è un problema naturale ma insieme una consapevolezza morale, che oltrepassa la coscienza.
Non siamo guidati solo dal limite o dalla sofferenza ma dall’espansione che cresce dall’anima.
Conoscere in sé equivale a cum-esse, essere di più, e l’unico modo è dilatarsi nella totalità.

Quindi l’analisi junghiana supera il sintomo e la terapia, tende ad ampliare l’uomo in una ulteriore evoluzione, emancipando l’Io ristretto nell’ambito più vasto dello Spirito Universale.
L’INDIVIDUALISMO riduce tutto il mondo all’Ego, l’INDIVIDUAZIONE apre la personalità all’universo, legge il nostro senso mirando alla totalità. Per questo, l’assimilazione progressiva dell’inconscio non solo guarisce ma apre l’Ego dalle sue ristrettezze all’infinità dello spirito, è estremamente evolutiva.
Ma Jung dice: “L’uomo moderno è indifeso perché è povero nel cuore” .
Quando l’ignoto si affaccia alla mente, essa cerca di com-prenderlo, cioè di assimilarlo, per non restarne annichilita. L’ignoto si fa conoscere proiettandosi nelle sue icone e non abbiamo altro modo di vederlo che attraverso ciò in cui si rispecchia: le immagini, i simboli, le proiezioni e le assimilazioni.
Le immagini non spiegano l’ignoto, non lo riducono a scienza né potrebbero, ma facilitano la conoscenza e avvicinano l’ignoto all’uomo, rendendolo amico.

In questo lavoro progressivo verso l’essenza della vita, l’IMMAGINAZIONE ATTIVA è il canale che si nutre delle immagini fondamentali.
L’angelo aiuta l’uomo, purché l’uomo insegni all’angelo a leggere nel suo cuore. I due linguaggi devono incontrarsi; il Nagual e il Tonal, mondo ignoto e mondo conosciuto, devono comunicare anche se, fondamentalmente, sono incommensurabili.
L’ignoto in assoluto non è riducibile all’umano, perché diventerebbe altro da sé, ma l’uomo deve tradurlo nelle sue coordinate, creando immagini percepibili per lenire la paura e alleviare la solitudine. In questo è la crescita, e di questo l’energia ignota ci nutre. Noi non siamo attrezzati per metabolizzare l’ignoto tuttavia abbiamo la capacità di intuirlo attraverso simboli e visioni.
Il canale di contatto con questa sorgente di energia è l’IMMAGINAZIONE ATTIVA, che può intuire il Nagual e indicarlo attraverso forme visibili. In questa traduzione sia pure imperfetta, la nostra umanità si dilata e si fa respiro di universo.
Noi intuiamo l’ignoto come in un sogno, attraverso illuminazioni. Ma anche leggere un sogno ha il suo limite perché significa trasporre una forma ontologica in una forma non analoga. A rigori, la versione perfetta è impossibile, nei fatti la forziamo ugualmente per una esigenza irriducibile, perché la crescita del nostro essere può avvenire solo così.
L’uomo realmente saggio sa comunque che la sua sapienza vale poco di fronte al Tutto. Confrontarsi col mistero vuol dire confrontarsi col sacro, e il sacro riempie di stupore e di terrore, perché è alieno, non umano.
Chi ha un’anima immatura è superficiale e sprovveduto, come appiattito, vuoto della visione del Sé, limitato, e provvisoriamente mortale. Chi entra nella visione del sacro si libera del limite esistenziale e sfiora l’immortalità.
Essere coscienti del mistero vuol dire avere una consapevolezza più ampia. Guai all’uomo che cammina entro il limite perché in lui cammina la morte!
Quando la consapevolezza si accende come un bagliore nella notte “possiamo solo constatarlo e sperare che il futuro ci dia altre risposte e ci dica cosa significa questo incontro con l’ombra del Sé”.

L’OMBRA DEL SE’ è l’archetipo più grande, il mistero attorno a noi, il segreto della vita, lo scopo della psiche, la guida, il cammino e la meta. Possiamo pensarlo come l’attuazione totale di tutte le nostre potenzialità, il nostro essere pieno, la completezza suprema dello spirito che ritorna a se stesso, il finito assorbito dall’infinito.
Il Sé è la spinta in avanti che ci attira, come l’essere amato attira a sé colui che lo ama . Jung dà a questo incontro il nome di ‘nozze sacre’, unione mistica, matrimonio di Zeus con Era, cielo e terra. E queste nozze appariranno in un suo sogno al termine della sua vita.
Il Sé è l’atto aristotelico, il progetto potenziale che prima anima la creatura verso il proprio destino e poi l’attira verso il Creatore, la forza che anima il percorso vitale secondo il disegno dello spirito, e che vede le condizioni e gli ostacoli come occasioni di crescita. Il Sé è anche la porta che si apre verso l’Assoluto, come rottura del limite e via per l’infinito.
Da una parte la nostra natura in cammino, la potenza che si fa atto, come la gemma fiore; dall’altra l’apertura verso l’oggetto totale, dell’Io verso il Non Io, del limite verso il senza limite.

Col concetto del Sé si completa l’intero progetto della vita, dal piano biologico al piano spirituale. Quando affronterà l’alchimia, Jung dirà “Dall’uomo di piombo all’uomo d’oro”.
Da un lato ci appare la nostra realizzazione individuale, dall’altro entriamo in un quadro d’universo, perché l’uomo non cresce solo nella carne ma cresce nello spirito; la carne comincia e finisce con lui, lo spirito avanza procedendo attraverso molte vite.
Il Sé è la spinta iniziale che ci fa nascere e crescere, prima nella carne e nell’intelletto, poi nell’intuizione e nell’anima.
Del Sé non sappiamo nulla, di tutti gli archetipi è il più difficile da spiegare, possiamo solo raffigurarlo con immagini simboliche.
E’ il cerchio, il mandala, la quaternità, l’Anthropos, Dioniso, Ermes, Cristo, il Re-bis , il Maschile e il Femminile insieme..
Il Medioevo lo raffigurò come un Cristo con seni femminili, per indicare il superamento di ogni opposizione. Il faraone Akenaton volle immagini di stesso come uomo asessuato con fianchi materni, padre e madre insieme. L’Induismo lo chiamò Nirdvandra, libero dai contrari. L’Alchimia lo vide come il superamento di tutte le contraddizioni.

Il Sé non è definibile, possiamo solo intuirlo nelle visioni, nei sogni o nell’arte. I sogni e le visioni sono pensieri ci arrivano e “l’arte accade” , come diceva Whistler . Qualcosa appare in noi nonostante noi.
C’è qualcosa di imponderabile nel presentarsi delle immagini ed esse ci conducono dove vogliono loro.
La coscienza in qualche modo ci appartiene, ma l’inconscio non è solo la parte fuori dallo sguardo per Jung, è anche la realtà trascendente che si comunica a noi ma non nasce da noi. La differenza con Freud non potrebbe essere più grande.
Il simbolo può essere un segno non conosciuto o non riconosciuto, ma resta un messaggio che viene da un altrove umano e transumano a un tempo. Poiché è attraverso il conosciuto che tendiamo all’ignoto, sarà attraverso il conscio che cercheremo l’inconscio.

Simbolicamente il Sé si manifesta in sogno come quadrato, cerchio, centro, isola o piazza… Al centro di noi cerchiamo l’altrove da noi. Come diceva Eraclito: “Tu non troverai mai i confini della tua anima, per quanto tu vada innanzi“, “Ma se non spererai non troverai l’insperato”.
Attraverso l’interiorità possiamo uscire dall’Egoicità.
Tendere al centro può apparire in sogno come raggiungere la capitale dello Stato o il centro della città, o anche l’esoterica Parigi, la radura del bosco, la cucina di casa, la piazza… è tornare in patria, nella terra d’origine, nel Nuovo Mondo, nella Terra Promessa, nella nuova dimora…
Jung sognò il Sé come un lago e l’acqua ha sempre avuto un significato di nascita e di rinascita; l’acqua è madre, matrice del vivere, elemento materno che purifica e rimette al mondo, inizio e fine di tutte le cose. Il lago indica la riserva delle energie interiori. L’acqua è sempre energia, nota o ignota, e dunque può indicare il PICCOLO INCONSCIO come il GRANDE INCONSCIO, la nostra acqua matrice come l’universo intero.
Ma quando l’acqua rappresenta il GRANDE IGNOTO, non è sempre protettiva e rassicurante e può manifestarsi in modo pauroso e terribile.

Un teologo sognava spesso di essere sopra un pendio montano e di vedere tra fitti boschi un lago, avrebbe voluto andarci ma un forte vento minaccioso increspava l’acqua e lo faceva svegliare con un grido di terrore. Anche nella Bibbia, quando l’angelo tocca la piscina di Betsaida, è come un vento impetuoso che increspa l’acqua e l’immagine è inquietante. Ma dopo questo contatto l’acqua diventa miracolosa, cioè guarisce dalla morte. E’ acqua di vita.
Come diceva una bambina di cinque anni: “No, non si muore. Sembra che si muoia ma si rinasce, si muore e si rinasce, e in mezzo siamo in un luogo bellissimo. Io, prima di essere qui, ero alla tavola di Gesù, là c’era un’acqua buonissima che qui non esiste, l’acqua della vita!”
Il lago è una immagine del SE’, il cuore della psiche, la nostra centralità aperta sull’infinito, punto di energia pulsante, sorgente che è in noi e fuori di noi, forza che ci sorregge, alimenta e guarisce. Ma, poiché anche guarire è trasformarsi e trasformarsi è sofferenza, il lago preannuncia un cambiamento e ogni cambiamento spaventa l’uomo.
C’è un esagramma dell’I Ching che rappresenta un lago con sopra lo scoppio di un tuono, segno di trasformazione della psiche, connesso a turbamento e pericolo. L’energia salvica è come un vento inquietante a cui possiamo opporre resistenza; la natura è sempre conservativa, cambiare è un po’ morire perché alcune parti di noi saranno lasciate indietro. A volte la parte sofferente è anche la più importante, perché ci dà un suo senso di esistere, per cui anche la malattia o la depressione può essere una sicurezza, e noi possiamo temere la guarigione perché è un ignoto che non conosciamo.
Vivere è rischiare, rischiare di cambiare, cioè di morire, perché la trasmutazione è morte e vita nuova e non tutti sono in grado di affrontare il cambiamento. Come dice Jung, “l’avventura dello spirito è estranea a molti esseri umani“; per questo non tutti evolvono, il malato oppone resistenza alla guarigione, il depresso alla felicità, l’anaffettivo all’amore, l’ateo allo spirito, l’Io al Sé.
Non è facile smuovere l’Io dai suoi insediamenti eppure bisogna farlo. Il compito è universale. Per aiutarci dobbiamo uscire da noi e aiutare il mondo. Aiutando l’altro, aiutiamo noi stessi e se non aiutiamo l’altro, rischiamo di morire anche noi. La non crescita è gelo, rigidità, morte.

Il Sé è una realtà ignota che pure ci riguarda, che riguarda il mondo, ed è la realtà più importante che abbiamo anche se possiamo negarla per falsi obiettivi di percorso. “Siamo così poveri di coraggio e di fede che il lieto fine ormai / altro non è che una lusinga / industriale” .
Il Sé è uno degli archetipi più intensi di Jung e il più inquietante. Abbagliante al santo o al poeta, oscuro ai più. Parte dal cuore della psiche, è la ricerca suprema, luogo di perfezione e di equilibrio a cui tendiamo, per cui potremmo dire che tutta la nostra vita altro non è che un continuo camminare verso il Sé .

Il Sé è infine una meta mistica. Mystes vuol dire ‘essere mescolato ’, il conscio si mescola all’inconscio, l’Io al Non Io, l’umano al divino, l’uomo finito all’essenza infinita.

Molti sogni sul Sé sono mistici, feste straordinarie, nozze sacre, unioni regali… avvengono in un tempio o nella natura, riempiono l’anima di beatitudine, con un senso di completezza… nave che arriva al porto, anima che torna in patria, sposo diletto che ti abbraccia.
La vita si organizza partendo da una mancanza, come ricerca di totalità, costruzione che tende all’armonia, simmetria attorno a un centro. Lo spirito esce da sé per tornare a sé. Come nella sura coranica: “L’amore di Dio parte da Dio, arriva a te e torna a Dio”.
Quando l’energia prende le sue molte vie e fluisce liberamente in tutte le sue parti, la vita cresce come una spirale, come cresce l’albero. Se la crescita è sana, i rami girano tutt’attorno, senza essere più da un lato o dall’altro; se le energie sono impedite, l’albero si piega e si torce, sviluppando solo alcuni punti e lasciandone altri incompleti. Questa crescita simmetrica come un’elica è la crescita della vita. Possiamo considerare la patologia una devianza dal programma vitale. Il sogno ha il compito essenziale di indicare gli eccessi o i difetti, riportando al disegno originario, come un segnalatore e un regolatore.
La domanda è sempre la stessa: “E dunque, io, chi sono? E dove sto andando?”
Quando il sogno è insufficiente ad armonizzare la crescita, le energie impedite cercano altre vie e si mostrano attraverso patologie, sintomi, proiezioni o segni esterni, per richiamare la nostra attenzione.
Il sogno è il nostro coraggio. Io sono ciò che penso di essere. Shakespeare racconta di un soldato codardo che per errore viene fatto capitano e poi degradato: “Non sarò più capitano, ma devo mangiare e bere e dormire come un capitano; questa cosa che non sono mi farà vivere”. Platone rappresenta l’anima incarnata come una essenza caduta che anela a tornare nel luogo di partenza ed è come guidata da una reminiscenza che non sa spiegare ma che costituisce la sua scintilla direttiva. Così la vita che lo spirito vive è l’anima caduta, guidata dal sogno di ciò che era anche se non lo ricorda più.
La forma mentale diventa lo scopo del vivere, qualcosa dentro di noi piange perché è mancante di quella completezza che avevamo e ci porta a dover ricordare il nostro essere vero. La sincerità è difficile ma ne dipende la nostra vita.

Shopenhauer, vicino alla morte, scriveva: “Se a volte mi son creduto sventurato, ciò è dovuto a una confusione, a un errore. Mi sono preso per un altro, ad esempio per un supplente che non riesce a essere il protagonista”.
Il sogno prescelto partecipa della nostra assunzione di responsabilità. Viviamo per ciò che crediamo. E non crediamo mai abbastanza. Siamo sempre un po’ sotto l’aspirazione possibile. Se la meta è bassa, saremo responsabili del nostro limite, se è troppo alta del nostro eccesso. La scelta del ruolo in cui investire energia nella vita è già una scelta etica.
Abbandonare ogni ruolo significa morire prima del tempo.
Noi scegliamo una immagine e un livello e ci sviluppiamo su quello; se sceglieremo la materia, ci svilupperemo nella materia se sceglieremo lo spirito ci svilupperemo nello spirito. Volere una crescita solo orizzontale può essere il limite più grande.

Il cammino che porta all’assoluto è un processo etico fatto di piccoli passi e qualche rara illuminazione. Quello che facciamo può essere un dono alla vita e il dono è disinteressato quando diventa ‘sacrificio’, sacrum facere, con ciò si trasforma in un atto sacro. Solo quando la nostra vita sarà sacra, capiremo che non possiamo deluderla o abbandonarla.
Chi riesce a donare senza chiedere è superiore a tutti, perché mostra conoscenza e controllo dell’Io, la più grande libertà come avviene nell’amore assoluto. Sa di poter disporre di sé senza riceverne niente mentre l’Ego possessivo non fa niente per niente, ma se l’anima supera le rivendicazioni della materia, si libera di un grande limite e può innalzarsi a livelli superiori. Come dice un santino di Padre Pio: “Prova con l’amore, con tanto amore, con tutto l’amore”.
Madre Teresa di Calcutta o Gandhi, che erano creature d’amore, non erano dominati dall’Ego ma lo mettevano al servizio di valori spirituali, al punto da non temere il dolore, il pericolo o la morte. L’uomo può arrivare a un livello altissimo di spiritualità, può arrivare all’uomo Universale, dimensione che non scaturisce dal consenso diffuso o dalla morale ordinaria, ma riguarda il Bene trascendente.
Evolvere significa raggiungere una personalità più ampia, dominando l’Io egoico e aprendo l’anima allo spirito totale.

Al culmine del cammino troviamo l’eroe o il santo, che spersonalizza se stesso nei valori universali… Paradosalmente il colmo dell’individuazione è la disidentificazione.
L’Io è lo strumento esterno della psiche, ma ne è solo una parte, circondato da energie che vengono dal Sé e lo guidano. L’Io è lo strumento storico, esistenziale, il Sé è la meta adimensionale che lo sovrasta.
Ci sono eventi fuori dal mio controllo e dalla mia conoscenza, in cui “non io creo me stesso, ma piuttosto io accado a me stesso”. Se integro l’inconscio ritirandolo dalle mie proiezioni, se mi alimento della sua energia, riacquisto libertà di scelta, posso dire di sì al giusto con la naturalezza dell’acqua acqua che scorre sul fianco del monte. Come supero l’egocentrismo, mi avvicino al divino. E’ allora che le scelte diventano non più guidate dalla volontà ma naturali come se non fossero scelte ma vie univoche. Non sono più in lotta tra piacere e dovere, ma vedo con chiarezza quel che deve essere fatto e lo faccio.
Più la personalità si allarga nutrendosi di energia interiore, più ne consegue armonia e pace.
Nell’inconscio individuale vivono i nostri demoni; nel GRANDE INCONSCIO riposa l’immagine di Dio.
“Se teniamo rinchiusi i demoni, sicuramente saranno distruttivi. L’unico modo per scoprire i confini del Sé è fare esperimenti. L’io si spinga fin dove arriva il suo desiderio e scoprirà di essere andato fin dove lo permettono le sue proprie leggi. Se viene paura, abbia il coraggio di battere in ritirata” .

Se l’uomo decide di viversi come materia, tenderà al possesso materiale e esplicherà il suo lato inferiore, socialmente troverà una parte da sostenere, ma vivrà anche tramite proiezioni, conflitti, costrizioni e inquietudini. Se l’uomo decide di attuare progressivamente il proprio Sé, si aprirà a un piano più alto, non sarà conformato ma realizzerà “la propria irripetibile combinazione”, tendendo alla vera grandezza. Tutto questo non è facile, Jung lo dice chiaramente: “L’individuazione è solo per pochi”.

Ci muoviamo su due livelli, uno apparentemente è quello delle opere nel mondo e dei passi del mentale, l’altro, più sottile, è in un altrove spirituale di cui possiamo dire poco. L’evoluzione è lì. E quello sarà misurato dalla bilancia di Anubi.
Il bambino comincia la sua vita identificandosi con le immagini che gli altri hanno di lui, ma il vero uomo rifiuta le confezioni preordinate e chiede: “Sono io questo?” Inizia così il percorso verso l’autocoscienza, la propria reale natura, l’essere originale che sempre può diventare l’essere del mondo, il cammino dall’uomo condizionato verso l’uomo incondizionato, che realizza la propria libertà morale e tende a valori assoluti. Ma solo “dall’esser posto in contrasto possono nascere coscienza e conoscenza”. Si arriva alla pace attraverso il conflitto, si arriva al riposo dopo l’inquietudine.

Il pensiero junghiano non è difforme dal pensiero indiano, l’io empirico è a poco a poco illuminato da una luce più grande, le parti egoiche si indeboliscono, lo sguardo superiore rompe l’inganno della materia, il mondo diventa relativo, non è più l’assoluta realtà, ma fa intuire una realtà più vera. Sbiadisce l’Io empirico alla luce di un Sé trascendente che illumina di nuove risorse il senso dell’essere. Il miracolo è vicino e ci aiuta ma noi dobbiamo anche essere aperti al miracolo.

Il secondo giorno dell’anno la mia pazienza crollò e decisi che me ne sarei andata di casa. Da buona casalinga, ordinai la casa e feci la spesa per preparare il pranzo per poi andarmene per sempre. Era una giornata cupa, col cielo pieno di nubi basse. Tornando a casa, gravata dalle borse della spesa, mi trovai davanti allo scalino del marciapiede, davanti alla porta di casa. Come alzai il piede per metterlo sullo scalino, il cielo si aprì di colpo e una lama di luce illuminò il mondo e mi trafisse. Nello stesso momento udii una voce esterna imperativa che diceva: “Allarga il cuore!” e sentii FISICAMENTE come se nel cuore una parentesi stretta si allargasse di colpo. Istantaneamente capii che Io ero più larga della mia rabbia e che potevo contenerla, e tutto quello che mi era sembrato insopportabile fino a un istante prima di colpo si ridimensionò su un ordine più piccolo. C’era altro spazio nell’anima. Si poteva essere più ampi. Fu una delle volte in cui capii ‘sensibilmente’ cosa vuol dire ‘allargamento d’anima’ o ‘passare a un livello superiore’ o ‘modificazione di coscienza’. Per quanto io non sia un santo, posso intuire cosa sia la scoperta di un livello più ampio del vivere dove l’Io occupa solo un piccolo posto.
Questa scoperta si accompagnò a un senso liberatorio di spersonalizzazione.

Più tardi molte volte sono ritornata indietro e molte volte ho avuto bisogno che qualcosa dall’esterno mi ‘allargasse’ il cuore. (V.)

Siamo abituati a pensare che la prima personalità che percepiamo sia il massimo di ciò che abbiamo, ma “il Sé che mi abbraccia comprendendo anche molto altro”. Il Sé non mi appartiene, si trova dappertutto, si identifica col mondo. E’ la cosa più alta a cui posso tendere, ma non è mio, è universale e collettivo e fa parte della Vita intera.
Il suo sogno è mio ma insieme mi guida verso una realtà che supera la mia coscienza, rimettendomi nel grande Tutto da cui mi sono staccata nascendo. Ogni nascita è separazione; ogni ricongiungimento è un atto mistico.

Quando nell’ultima fase della sua vita, Jung si immergerà nell’inconscio come in una catarsi sciamanica, si imbatterà in una immagine che deve superare, l’immagine giovanile dell’EROE.
Nella prima parte della vita l’Io, specialmente l’Io di un uomo, può identificarsi nell’EROE, identità epica e gloriosa. Jung capisce che, se vuole crescere, deve uccidere l’eroe, cioè superarlo, per passare a un ciclo superiore. L’eroe è un archetipo oppositivo. Occorre passare a una immagine unitiva, che sarà quella delle nozze alchemiche.
L’eroe rappresenta l’eccellenza individuale, la prima immagine del Sé, ancora molto legata all’Io “l’uomo grande dell’infanzia”.
L’eroe vive nell’antitesi, nella contrapposizione, ma le nozze saranno la sintesi e la congiunzione.
“Quando avremo i dati dell’inconscio, è questo che si impara: qual’è il nostro ruolo, qual’è il nostro posto nell’economia divina, nell’ordine delle cose… abbiamo elementi che non ci saremmo sognati: un nuovo aspetto di noi stessi e del mondo” .

Chi procede verso il Sé si allontana dall’Ego, ciò che vuole non lo vuole per sé ma per il mondo. Il cammino della materia imprigiona nella soggettività, il cammino nello spirito solleva alla totalità. Se individuazione vuol dire scoprire il progetto della nostra venuta al mondo, questo progetto avrà senso solo nell’insieme umano, come partecipazione e inserimento nell’ordine globale, perché la materia si parcellizza ma lo spirito è universale.
Un insegnamento tibetano dice: “L’ubbidienza che vi viene richiesta è basata sul vostro progressivo riconoscimento del progetto per l’umanità, così come emerge nella vostra coscienza attraverso il processo meditativo e un servizio ben determinato, fondato su un amore crescente per il vostro prossimo… Quando i rapporti diventano più saldi, non si manifesterà più alcuna divergenza fondamentale nelle opinioni; i fini perseguiti dall’anima e dalla personalità si fonderanno”.
Il Sé ci cerca, ma non è detto che noi lo cerchiamo. La nostra inconscietà può essere tale da ignorarlo se siamo presi solo dalle faccende terrene. In tal caso la vita sarà vissuta a metà, qualunque sia il grado di ricchezza materiale o di potere raggiunto.
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INDICE JUNG 4

Lezione 1
https://masadaweb.org/2011/01/27/masada-n%C2%B0-1252-27-1-2011-modificazioni-di-coscienza/

Lezione 2
https://masadaweb.org/2011/02/01/masada-n%C2%B0-1254-1-2-2011-jung-4-2-sogni-straordinari/

Lezione 3
https://masadaweb.org/2011/02/08/masada-n%C2%B0-1257-8-2-2011-jung-4-3-l%E2%80%99altro-da-me-il-gemello/

Lezione 4
https://masadaweb.org/2011/02/16/masada-n%C2%B0-1260-16-2-2011-jung-4-4-archetipi-il-bambino-divino/

Lezione 5
https://masadaweb.org/2011/02/18/masada-n%C2%B0-1262-16-2-2011-jung-4-4-bis-archetipi-animus-e-anima-il-maschile-e-il-femminile/

Lezione 6
https://masadaweb.org/2011/02/23/masada-1264-23-2-2011-jung-4-lezione-5-l%E2%80%99archetipo-fondamentale-il-se/

Lezione 7
https://masadaweb.org/2011/03/01/masada-n%C2%B0-1266-1-3-2011-il-mandala-jung-4-lezione-6/

Lezione 8
https://masadaweb.org/2011/03/08/masada-n%C2%B0-1269-8-3-2011-jung-parte-4-lezione-7-il-libro-rosso-le-personificazioni/

Lezione 9
https://masadaweb.org/2011/04/07/masada-n%C2%B0-1279-7-4-2011-jung-l%E2%80%99i-ching/

Lezione 10
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5737&action=edit

Lezione 11
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5767&action=edit

Lezione 12
https://masadaweb.org/2011/04/12/masada-n%C2%B0-1280-12-4-2011-jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

5 commenti »

  1. Ciao Viviana
    ho letto con trasporto questa lezione n°5 (l’ARCHETIPO fondamentale: IL SE’).Riflettendo ho pensato se possa esserci qualche relazione nell’averti trovata proprio mentre si apriva il sipario con l’inizio del dramma della mia cara e amata indimenticabile compagna.Duro il dolore e le circostanze che si sono sovrapposte.Però
    nella fatica del tua opera di pensiero ho trovato il modo per librarmi leggero.Grazie!E caramente ti saluto.Salvatore

    Commento di Salvatore — febbraio 24, 2011 @ 5:11 pm | Rispondi

  2. Ciao Salvatore
    ti ho pensato molto. Spero che l’amore che non puoi più dare alla tua compagna altro che col cuore tu possa darlo a persone e opere nuove
    Con i miei migliori auguri
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 25, 2011 @ 6:29 am | Rispondi

  3. Leggo tutti i tuoi articoli, ogni tanto, come adesso, sento l’esigenza di ringraziarti per quello che fai.

    Commento di marco — febbraio 27, 2011 @ 2:02 pm | Rispondi

  4. Carissima,come stai?

    Stamattina mi ha telefonato un’ amica e mi ha raccontato che i suoi due bambini (9 e 5 anni) hanno fatto dei sogni particolari a cui non riesce a dare una spiegazione.

    La bambina (9 anni) ha sognato dei pesci elettrici nel mare che si trasformavano in tanti homo sapiens(ha detto proprio cosi’)

    Il bambino(5 anni) ha sognato che in piscina tutti i bambini diventavano elettrici e volevano toccarlo.

    Tutti e due si sono svegliati urlando.

    Sempre durante la stessa settimana la mia amica mi ha detto che nella notte le si accedevano le luci e il televisore…

    Riesci a darmi una spiegazione tu?

    Con affetto Miriam

    Commento di MasadaAdmin — marzo 28, 2013 @ 2:48 pm | Rispondi

  5. Ciao Miriam
    effettivamente sono sogni molto curiosi come è curioso il fatto che i sogni siano concomitanti nei due fratellini.
    Nell’interpretazione junghiana la piscina è l’anima e i pesci sono i contenuti dell’inconscio profondo che vengono in superficie.
    Nella Bibbia l’angelo tocca la piscina di Betsaida per indire il soffio divino che risveglia l’anima. Dopo questo contatto l’acqua diventa miracolosa, cioè guarisce dalla morte. E’ acqua di vita.

    I pesci compaiono spesso nei sogni come contenuti che emergono dal profondo, e Cristo stesso è detto Piscator, come i primi cristiani erano detti pisces e il simbolo del Cristo è il pesce.
    Interessante è l’elemento elettrico, l’elettricità indica una energia molto vivida e brillante che comunica luce.
    Nel sogno della bambina i contenuti inconsci diventano idee (homo sapiens).
    Nel sogno del bambino sono in gioco le comunicazioni, i contatti con gli altri.
    A occhio, la bambina sembra più riflessivo, e il bambino più comunicativo.
    La somiglianza dei due sogni indica un legame molto forte tra loro anche se i loro caratteri sono diversi. E parla di una energia che li attraversa e che anche li spaventa. Una energia che può proiettarsi, come spesso accade, nella stanza, con fenomeni psicofisici.
    I due bambini sono fuori dal comune e dovranno trovare poi nella vita qualche sbocco dove far confluire i loro poteri.
    Ho sentito speso raccontare di meccanismo elettrici che sembrano accendersi autonomamente, e io stesso vedevo il mio televisore accendersi quando arrivavo in casa o facevo saltare il contatore.
    Penso che al momento basti farsi raccontare dai bambini i loro sogni e scriverli su un quaderno.
    auguri a tutti quanti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 28, 2013 @ 2:49 pm | Rispondi


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