Nuovo Masada

febbraio 8, 2011

MASADA n° 1257. 8-2-2011. JUNG 4-3. L’ALTRO DA ME – IL GEMELLO

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“Esiste un luogo a cui si accede facendo silenzio attorno”

“Quando il turbinio della mente si acquieta, Colui Che Guarda si accorge di sé” (V.)

“Così eravamo oscuramente due, non sapendo bene nessuno di noi se l’altro non fosse egli stesso, se l’incerto altro vivesse….
(Fernando Pessoa)

“Vi è uno che gioca / E vi è un altro che sa / l’uno mi vede che gioco / e l’altro mi vede che vedo”.
(Fernando Pessoa)

Abbiamo parlato dell’angelo, il nostro Altro superiore. Ora parleremo dell’Altro da noi in un senso più ampio,
L’angelo è una delle identità che abbiamo costruito per la nostra Altra parte. L’ Altro superiore è un archetipo che possiamo chiamare ‘il GEMELLO’.

Ricordiamo cosa sono gli Archetipi. Nell’animale l’energia agisce seguendo gli istinti. Nella psiche lo fa anche seguendo gli Archetipi. Gli istinti riguardano la sua parte materiale, gli archetipi quella immateriale.
Istinti e archetipi sono caratteristiche della specie umana e compaiono da sempre nella storia dell’umanità, anche se i diversi popoli possono rispondere ad essi in modi diversi e possono rappresentarli con espressioni diverse.
Per esempio, la nostra vita è divisa in fasi; quando inizia una nuova fase l’energia che riparte da se stessa è sempre stata rappresentata da IL BAMBINO e nei nostri sogni appare il simbolo del bambino che indica un nuovo inizio, una ripresa, una rinascita, un progetto. Nella religione questo nuovo inizio viene ritualizzato e festeggiato come la nascita del Dio. Spesso la religione celebra nelle forme del sacro gli archetipi, sublimandolo dalla sfera della psiche umana a un cielo divino. Le grandi immagini religiose sono la sublimazione di archetipi: la nascita divina, la passione, il sacrificio, la resurrezione… e sono presenti in tutti i popoli.
Nell’orizzonte della psiche, il sacrificio corrisponde a quei momenti della vita in cui siamo oppressi, colpiti, sacrificati, ci sentiamo come d’inverno, e la resurrezione ci dice che, dopo la fatica e la pena, ci sarà la rivincita e la ripresa, la primavera.
Quindi abbiamo una analogia costante tra i momenti della natura, quelli della psiche e quelli sacralizzati dalle religioni nei miti e nei riti.
Tra gli archetipi uno è, appunto, l’intuizione che in me c’è un ‘ALTRO’. So di essere Io ma sento che sono anche un ALTRO:
Questo Altro può essere inteso in modo modi.
Ciò che chiamo ‘Io’ è l’insieme di elementi che discendono dal mio DNA psichico, dalle mie caratteristiche personali, dalle mie esperienze, dai miei caratteri ereditari, dalla mia storia, ma io ho anche l’intuizione che accanto a me viva un essere diverso, che mi sta vicino o mi trascende.
E’ difficile dire chi sia quest’ALTRO. Le risposte possibili sono molte e le vie per arrivarci sono ugualmente molte, possiamo prendere la via psicologica, metafisica, religiosa, esoterica, paranormale…

Secondo Freud, l’altro potrebbe essere la mia parte inconscia, quella di cui non sono consapevole: das Unbewusst.
Freud dice che in ognuno c’è una parte che io conosco, IL CONSCIO, e una pare che non conosco, L’INCONSCIO, dunque io sono doppio, in me c’è una specie di cantina o luogo sotterraneo che contiene le mie pulsioni, i contenuti di memoria che non riconosco, le memorie che ho rimosso, i traumi, le colpe…tutto quello che la mia psiche non vuol vedere, la mia parte ombra, un livello che sta sotto la coscienza, invisibile, ma tale da perturbare la vita cosciente. Freud lo chiama ES, usando il pronome neutro tedesco. E questo è l’inconscio inferiore. Ma Freud ritiene poi che vi sia anche un inconscio superiore che riguarda il Super Io, e che può essere l’insieme degli imperativi inconsci che dirigono il mio comportamento dall’alto e non è da confondere con la coscienza. Per esempio, nel caso della ragazzina schizofrenica, c’era un inconscio superiore molto cattivo che le ordinava di non mangiare o di uccidersi. Dunque questo inconscio superiore non si identifica con la coscienza morale, è solo un insieme di imperativi che comandano l’Io, ma possono perturbare il suo comportamento anche in modo negativo, si pensi alle fobie.
Freud resta sempre un materialista. Per quanto la sua teoria psichica sia immateriale, in quanto cura delle parole, egli continuerà fino alla morte a sperare che la malattia psichica possa essere curata con farmaci allopatici e negherà la possibile esistenza di energie invisibili che possano essere individuate per vie metafisiche, paranormali, mistiche o esoteriche.

La posizione di Jung è molto diversa. Freud abbassa lo sguardo alla parte oscura che si contrappone alla coscienza; Jung solleva lo sguardo alla parte spirituale che le può essere di guida.
Considerando l’Altro come la risultante di contenuti rimossi, vediamo che il doppio può emergere dai sogni, dicendo che in noi c’è un’altra natura psichica, rispetto a quella che riteniamo di avere. Questo può emergere, per esempio, per una natura sessuale che non sia bene identificata, o per parti di noi che non sono integrate e nei sogni si duplicano, fatto che appare spesso nelle personalità deboli o schizoidi.
Ecco un sogno che parla di una doppia identità sessuale indicata dalla ripetizione del numero 2:

S. racconta: “Nel sogno voglio volare ma mi ritrovo un po’ incerto, con una sensazione di titubanza, salgo piano piano, lentamente, muovendo le braccia come se stessi nuotando, raggiungo il tetto dei miei vicini di casa e vedo la parte frontale di casa mia, la casa ha due piani, guardo con interesse la parte superiore, ci sono due grandi finestre e improvvisamente due quadri o forse due specchi con l’immagine ferma, vedo il mio viso che mi sembra abbastanza tranquillo, direi quasi rilassato. Io guardo la scena complessiva con un distacco, una specie di assenza ‘spazio-tempo’, non riesco a dimensionare né lo spazio né il tempo della visione.”

Questo sogno invece potrebbe indicare una personalità dissociata:

Graziella sogna frequentemente la casa della vicina, fa a questa casa molte critiche, che è tenuta male, che è sporca. La casa della vicina è un elemento classico del suo sognare. Sogna spesso due camper, due roulotte. Quando chiedo che disegni un albero, disegna due alberi. Evidentemente si percepisce come due. Una parte di sé vive in modo autocritico, l’altra proietta le proprie anomalie sugli altri. I due sguardi stentano a identificarsi. E’ facile vedere anche che la sua valenza maschile e la sua valenza femminile sono in conflitto.

Dunque l’Altro può apparire anche nelle personalità dissociate o non bene identificate, come la parte di noi non riconosciuta.
Anche nei disegni dei bambini che hanno una doppia personalità o una personalità scissa, può comparire il 2: due case, due alberi ecc.
Il sogno della doppia casa, doppia stanza o doppia auto può indicare una difficoltà a percepirsi in modo univoco, una identità non definita. Qualche volta il due indica le due parti della psiche, femminile e maschile, che devono riconciliarsi; altre volte può apparire come incertezza sul ruolo sessuale; nei casi più gravi possono esserci schizoidi.
In senso estremo, il soggetto schizoide ha una totalità di esperienza scissa a due livelli: nei rapporti con l’ambiente, e nei rapporti con se stesso. Questa scissione impedisce che egli si senta emotivamente connesso agli altri e partecipi socialmente al mondo che lo circonda, per questo può cercare l’isolamento, e ne soffrirà, non riuscendo a far coincidere il suo mondo interiore col mondo esteriore.

Per Jung il tema dell’Altro ovvero del Gemello, è più ampio del caso patologico e apre possibilità metafisiche. Non lo studia riguardo all’uomo che non è coerente in sé o ha problemi di relazione, ma guarda alla parte non umana che sovrasta l’uomo e che può essere l’Angelo come lo Spirito.
Jung cerca i modi con cui questa immagine si presenta presso i vari popoli e le varie culture e scopre che tutte hanno miti sui Gemelli. Si chiede dunque se c’è una intuizione archetipica del Doppio che ci apre verso l’Alto, sulla via di una conoscenza superiore.
Chi è l’Altro? In quanti modi posso intuirlo? Non è facile rispondere.
Lo junghiano Hillman” dice: “ Si aggira sulla Terra un personaggio che è il mio gemello, la mia ombra, un altro me stesso, una immagine che a volte sembra starmi al fianco, un altro da me. I Tedeschi lo chiamano il ‘Doppelgaenger’. Quando parliamo da soli, quando ci rimproveriamo, ci esortiamo alla calma, forse impersoniamo il nostro Gemello… Gli Inuit hanno una lingua a sé per parlare dell’ALTRA ANIMA… gli aborigeni australiani (che sono fusi con la natura) lo chiamano anima-boscaglia. Accenni a questo doppio si trovano nelle fiabe, nelle poesie, nelle storie Zen. Esso è chiamato anche il sosia, der Fetch, l’alter ego…”.

L’intuizione del Gemello è fondamentale. Le sue immagini sono varie: un residuo psichico che viene da una vita precedente, un doppio spirito, il Ka, l’aiutante o guardiano, il protettore o il messaggero, l’anima, la parte spirituale, il corpo eterico o astrale, il mediatore, l’osservatore… tanti nomi per rispondere all’intuizione di una parte di noi che è in noi, ma allo stesso tempo è fuori dal nostro quadro coscienziale.
Gli archetipi sono gli istinti della psiche, sono intuizioni che rappresentiamo attraverso simboli. Esse nutrono la coscienza e la stimolano. Non sappiamo cosa siano, perché la loro natura ci è ignota e ognuno li coglie a suo modo, possono essere labili o effondersi in tutta la loro potenza a livello sia coscienziale che inconscio.
L’intuizione di un ‘Altro da me’ dice che la mia energia non è unitaria ma complessa, che io sono io ma anche altro da me, e che questo altro può essere inteso in molti modi.
Per esempio, posso avere l’impressione di essere vissuta con un altro corpo, in un’altra vita, e di avere reminiscenze di essa.
Jung bambino diceva: “Io sono qui e sono questo qui, ma mi pare di essere anche un altro.” Gli pareva di essere un personaggio del 1700 austero, vestito di nero, con scarpe a fibbia e una carrozza nera di un certo tipo.
In ognuno possono esserci tracce di vite precedenti. Nei bambini sotto i dieci anni queste memorie sono frequenti, poi cessano..
Può darsi che esista nel DNA una memoria storica che archivia le varie vite e in alcuni queste tracce superano la soglia della dimenticanza.
Oppure può darsi che un trauma o un evento forte o una regressione ipnotica facciano emergere direttamente alcune di queste tracce.
Gran parte dell’umanità crede nella reincarnazione, in più vite successive, o nel kahrma. Anche il cristianesimo dei primi tre secoli seguiva queste teorie che poi furono abbandonate col Concilio di Nicea.

Jung aveva un’idea molto personale del kahrma e, quando era interrogato in proposito, non rispondeva mai con chiarezza o citava il Buddha che era ugualmente elusivo, o diceva che la domanda non aveva una risposta univoca. Le vite precedenti sono una ipotesi di cui non c’è dimostrazione certa, anche se, diceva Jung “nei sogni l’inconscio sembra dirmi che la vita continua dopo la morte, e che alcune parti della psiche non sono soggette alle leggi di spazio e di tempo” .
Dunque Jung sentiva in sé tracce di vite passate, ma questo non basta. Sentiva anche l’eco di un essere trascendente, l’Altro per eccellenza, una sostanza superiore o spirituale, legata all’individuo terreno in modo enigmatico.
L’intuizione di questo doppio era in lui da sempre; già da bambino sentiva che esiste in qualche modo un Altro, di cui si può avere una folgorante illuminazione.

Dunque il doppio potrebbe essere una doppia parte psichica (inconscia), una reminiscenza di una vita precedente, o anche una parte spirituale superiore, un altro modo in cui l’energia si espande oltre noi stessi.
Per molti popoli la cifra DUE fa parte della creazione. Nel Tao la duplicità è la cifra fondamentale dell’universo, il mondo si crea in quanto l’energia si sdoppia in qualità opposte e in tal modo partecipa di ogni cosa, per cui la vita è un costante fluire da un polo all’altro di energie qualitativamente diverse, da Yang a Yin o viceversa, nella scansione di un codice binario, in cui l’Uno si polarizza e danza.

Nei miti dei popoli, i GEMELLI appaiono come elementi simmetrici ma opposti: uno è scuro, l’altro luminoso; uno è volto al cielo, l’altro alla terra; uno è buono, l’altro cattivo… questo dualismo energetico rispecchia le ambivalenze psichiche, i sentimenti opposti, le tendenze in progresso o in regresso, ma anche le ambivalenze naturali, le qualità dell’energia cosmica, secondo quei paradossi che solo ora la fisica occidentale comincia a scoprire.
In natura i Gemelli possono essere polari ma anche identici. La natura può creare doppi monotipo, come in un gioco di specchi, o bipolari contrastanti. Del resto la vita nasce proprio perché la cellula sdoppia se stessa, cioè si gemina, e la geminarità è per eccellenza la via di propagazione della vita.
Per la mente primitiva la nascita concreta di due bambini gemelli è un evento insolito in cui la natura mostra un volto inquietante. Culture e mitologie testimoniano questa eccezionalità significativa, facendo dei Gemelli i capostipiti del popolo o della tribù: Roma costruisce il suo mito a partire dai gemelli capitolini, i Greci e i Celti hanno i Dioscuri, gli Arii indiani gli Ashvin, gemelli capostipiti hanno Pueblo e Irochesi… Uno dei gemelli gallici fonda Milano, Mediolanum, ‘luogo posto in mezzo ’, in un crocicchio, per cui Milano è città specificamente geminare, aperta a molteplici apporti.
I Tarocchi, che sono icone di Archetipi, figure simboliche che indicano i modi dell’energia hanno i Gemelli nell’Arcano 19 (maschio-femmina, estroverso-introversa, luce-buio), come una coppia di modalità opposte.
A questo Arcano si associa il n° 6, il Crocicchio o l’Amoroso, in cui un uomo tiene tra le braccia una donna ma guarda altrove; indicando la scelta difficile, la contraddizione non risolta, il bivio, la duplicità del possibile. Anche l’enigmatico Lewis Carroll fa incontrare Alice con due gemelli a un crocicchio, Tweedledee e Tweedledum.

Ritroviamo i Gemelli in una costellazione astrologica e l’astrologia non è che un altro modo per rappresentare l’energia della psiche in forma simbolica. Da una parte l’Essere si duplica, dall’altra i Gemelli indicano che può essere percepito per qualità polari. L’Archetipo esprime la possibile dualità dell’Essere, è l’intuizione che l’UNO possa presentarsi come giorno o notte, spirito o materia, corpo o mente, Yin o Yang…

Agli occhi delle tribù primitive i gemelli apparivano carichi di grande potenza energetica, la loro comparsa era vista come evento inquietante che portava fortuna o sfortuna, il gruppo poteva scegliere una interpretazione o l’altra o caricarsi di entrambe: specchio chiaro, specchio oscuro o doppio specchio. Quando predomina l’interpretazione negativa, i gemelli vengono uccisi; nel caso contrario sono venerati e allevati come sciamani, oppure il mito dice che si combatteranno e uno vincerà l’altro, come Caino che uccide Abele, Remo che uccide Romolo ecc.

La concezione di Jung è analoga a quella taoista e riguarda tanto la psiche quanto la natura. Egli dà alla coppia di contrari il nome astrologico di SIGIZIE, divinità maschile e femminile, che in alchimia diventano il Re e la Regina, Maschile e Femminile psichico, forze che devono incontrarsi e integrarsi. L’integrazione sarà nel simbolo dell’ermafrodita, delle nozze sacre o REBIS (res bis, cosa doppia, Re e Regina insieme), qualità primarie dell’energia, tra cui può esserci lotta, integrazione o complementarietà.
In astronomia le energie opposte sono rappresentate dai luminari, Sole-Luna, e la sigizie indica la congiunzione Sole-Terra-Luna.
Jung afferma: “Non c’è coscienza senza differenziazione degli opposti” e “Niente può esistere senza il suo opposto“. La sigizie, da categoria conoscitiva, diventa categoria ontologica, come in Eraclito o Lao Tzu. La geminarità fa parte della lettura del mondo ed è elemento costitutivo di coscienza e conoscenza.

Ma i Gemelli indicano anche una possibile una parte spirituale. Alcuni popoli antichi ritengono che, in certi uomini, questa parte si manifesti in modo forte e privilegiano i gemelli come un segno divino, ritenendoli frutto dell’amore di un dio e di una mortale, intermedi dunque ai due mondi, per cui saranno guaritori, protettori, liberatori, guide… Il gemello è allora portatore di una doppia forza che gli proviene dalla doppia matrice, umana e divina. Sullo sfondo c’è l’intuizione che ogni uomo è in realtà due, un uomo di carne e uno di spirito, come i due uccelli delle Upanishad, l’Anima incarnata e lo Spirito disincarnato, l’anima mortale connessa al corpo e lo Spirito immortale connesso al divino.
Dice Jung, parlando di sé bambino: “Quando si presentava l’Altro, la personalità n° 1 svaniva; quando invece l’Ego dominava la scena, l’uomo antico sembrava lontano e irreale”.

C’è un io inferiore che abita il mondo terreno e un Io superiore che abita il mondo di Dio, l’Angelo potrebbe essere una manifestazione intermedia, un ponte, sul filo di energia che va da noi a Dio. La dualità è il segno che ci porta a postulare una serie di intelligenze intermedie sulla scala divina . L’Angelo si manifesta all’interno di una scala di intelligenze, una scala che potrebbe comprendere anche anime di defunti o anime che abbiamo condotto in vite precedenti, o intelligenze più alte, che non si sono mai incarnate e che fanno da tramite tra uomo e Dio. Infine gli Angeli stessi potrebbero situarsi in una scala di possibilità, come nel mio sogno nero, dalle intelligenze che organizzano gli strati più materiali della natura (spiriti elementali) a quelle che presiedono le forme più alte della coscienza divina. Forse non ci sono esseri distinti ma catene di luce a diversa vibrazione, e, quando un punto di esse si manifesta alla coscienza, questa prende atto del senso di una alterità, di due gradi di intelligenza che comunicano tra loro. Qualche volta la comunicazione è emozionale o simbolica, altre volte è diretta, con parvenza di voce. Io ebbi comunicazioni dirette per sei mesi, poi sparirono totalmente. Una volta la Voce disse: “Alimentiamo la Materia con i colori dello Spirito!“, frase per me priva di senso ma su un libro sul Buddismo lessi subito dopo: “Il Buddha primordiale concepito come Luce indifferenziata e incolore, ad un certo momento dà luogo ad un processo di esteriorizzazione che si manifesta come una vibrazione, per cui esso si altera dando luogo alla manifestazione di 5 colori. Da questa variegatura inizia l’evoluzione caratterizzata dall’estroversione del puro principio spirituale fino al limite dell’esperienza materiale del mondo“.
Nell’esperienza rara dell’illuminazione, la coscienza può viversi improvvisamente come Altro, entrando per brevi istanti nella percezione diretta dello Spettatore.

Non essendo una mistica, non posso narrare l’estasi. Come donna che però ha nutrito la propria interiorità, posso distinguere i diversi modi con cui ho avuto esperienze di intelligenze oltre il mio mentale ordinario. Mi è stato dato di vivere il ricordo istantaneo di tre vite precedenti, e questo è il caso in cui l’Altro appare come traccia di un passato probabile, e vi sono dei momenti in cui le tre vite risorgono per contrapposizione o analogia, richiamate dalle esperienze del momento, dunque ci sono dei personaggi che io non sono più ma che in qualche modo appartengono ancora alla mia memoria cellulare, sono anch’essi parte di me. Forse è vero, come Jung dice, che la nostra vita appartiene a una collana di esistenze attraverso cui una Intelligenza superiore si mette alla prova, limitandosi, per fare esperienza di sé; l’illimitato fa esperienza del limite, dandosi le proprie condizioni e i propri ostacoli. Quindi nel Gemello ci sono anche delle storie umane di altri tempi e luoghi di cui non mi è chiara la relazione con la mia vita attuale. E questo è il primo punto.

Poi ho avuto consapevolezza dell’Angelo, come voce diretta o come dettato interiore, una voce verso cui provavo un senso di estraneità, mentre capivo che si trattava di qualcuno che sapeva più cose di me e leggeva il mio destino nella sua totalità, e che aveva caratteristiche, modalità, linguaggio e conoscenze diversi.

Il terzo tipo di esperienza è ancora diverso. Mi sono svegliata di notte ed ero nella Sua mente. Facevo un sereno bilancio, pensavo rivolgendomi al corpo-anima che mi riguardava e gli dicevo: “ Ti do ancora questa estate e forse la prossima, più due mesi, poi il tempo è finito.” Pensavo questo con grande tranquillità come parlassi di un lavoro a tempo determinato che ormai doveva essere sostituito da un altro, come quando si occupa un ufficio fino a una data fissa, poi si esce e si chiude la porta. “Non tutte le cose sono state fatte”, pensava con distacco la Sua mente, “ma molte sì”. In questa considerazione non c’era critica o valutazione ma solo un bilancio neutrale. Improvvisamente sono uscita dalla Sua mente e mi sono ritrovata nella mia e il senso di ciò che avevo pensato mi ha travolto e spaventato, perché la morte e il mistero sempre spaventano l’umano, tuttavia persisteva in me il ricordo della grandissima calma e indifferenza dell’Osservatore; questa intelligenza viveva in un luogo dove non esiste la morte ma si vive il passaggio da una vita a un’altra come in un lavoro si vive un cambio di ambiente. La mia vita non era quella cosa così importante che credevo, ma solo un episodio di un percorso più grande. Ovviamente il mio io mortale non aveva affatto quel freddo distacco e facevo di tutto per riattivare nella mente quella sensazione di tranquilla calma senza riuscirci. L’esperienza è stata diversa da qualsiasi cosa mai provata, ma ricordo di aver sempre avuto, anche da bambina, soprattutto nei momenti di maggiore crisi e caos, la sensazione che, sotto il turbine del mio oceano superficiale, ci fosse un livello profondo estremamente tranquillo e distaccato. Buddha lo dice più volte: le nostre passioni si agitano alla superficie di una totalità più grande, un mare di energia, ma se potessimo scendere nel profondo troveremo un livello di pace e di contemplazione infinito. Sulla riflessione diretta di questa intelligenza, ho temuto per un certo tempo che significasse la mia morte, prendendo la cosa molto sul serio e con una certa angoscia, ma quando il tempo è scaduto senza che accadesse nulla, mi è restata una sensazione confusa di disorientamento, come se il messaggio fosse arrivato ma il significato fosse diverso. Ho pensato che ‘Io’ sarei sparita dalla scena psichica, mentre forse era l’Altra Presenza a ritirarsi da un lavoro che faceva su di me ed era sostituita da un nuovo Osservatore. In effetti c’è qualche amico che continua a dirmi che dopo quel tempo io sono come cambiata, ma non sa dire in cosa. A volte i balzi di crescita avvengono senza che ne abbiamo consapevolezza.

Queste due personalità, l’Io terreno e l’Io superiore, oppure l’uomo e l’Osservatore, probabilmente convivono in un contesto più ampio. L’Io terreno si agita in superficie, stretto nei condizionamenti del vissuto; l’Io superiore, dal profondo, lo osserva e, a volte, lo conduce. Questo Io superiore non è solo un interlocutore possibile, fa parte della mia matrice, della causa della mia vita, del progetto del mio essere e di questa mia vita. L’io ipotizza, ma Lui sa. L’io si vive come un relativo, l’Altro vive di un assoluto più grande.
E potrebbe anche darsi che esista una cornice di coscienza che raccoglie tutte le mie vite (un compito, diceva Jung) e, all’interno di esso, dei personaggi secondari che le guidano o le osservano per dei tratti, dominati da scopi diversi. La differenza con l’esperienze della voce o della scrittura medianica è che in quelle io fungevo da ricevitore passivo, nell’unica esperienza diretta di essere nella mente dell’Altro, ho avvertito tutta la potenza attiva del Gemello, ero veramente Lui, ‘Colui che Sa ’. Sulla scena della vita non comunicavo col regista ma ero il regista stesso. Come sia possibile che io sia insieme questa cosa qui e quella, io non lo so. Ma ciò è stato. Forse la coscienza è come una luce che illumina ora questa parte ora quella della scena psichica, la quale è molto più ampia di quello che io immagino e va verso l’alto.
Quando sono tornata nell’io connesso al corpo, ho perso di vista l’io spirituale; perché questa mia coscienza non può essere entrambi i lati del ponte, ma una coscienza più ampia potrebbe essere qualsiasi cosa. Dal mio punto di vista non può essere visibile tutto, dal Suo potrebbe. E sono convinta che vi sia un livello più elevato dove tutte le possibilità coesistono come i gradini di una scala e si tengono insieme.

Il problema del Gemello è la grande intuizione, che molti hanno avuto, in ogni tempo e luogo, che la coscienza possa esistere e conoscere su livelli diversi di intelligenza, consapevolezza ed essenza, “come se fosse un Altro”.
In questa moltitudine di sguardi non ho schemi ideativi o culturali che mi aiutino. Solo l’esperienza mi mostra in modo reale e senza sorta di dubbi le possibilità di una coscienza universale, che sono molte più di quelle che io solitamente possiedo, e mi indica che ciò che chiamiamo coscienza o anima è il referente terreno di una sfera volitiva e cognitiva molto più vasta, di cui, adesso, non so nulla o quasi. Sono stata condotta a questa constatazione un poco alla volta da un regista abile e accorto che ha predisposto il mio cammino, per farmi lentamente capire, con esperienze improvvise e non cercate, che questa vita è un ‘compito’ voluto dallo Spirito che mette alla prova una parte limitata di noi. Sul fatto che si riesca o no a comprendere quale sia questo nostro compito, sono sicura, perché l’ho sentito, che non c’è biasimo o giudizio. Come Spirito ho espresso una totale accettazione verso qualsiasi cosa venga o non venga fatta dall’umano.
Nell’avvicendarsi delle esistenze, l’io di superficie cambia, ma l’Io del profondo resta e osserva. Si passa da una vita a un’altra, da un destino all’altro, ma l’Osservatore è sempre presente e continuo e si vive in una successione di sguardi. La sua coscienza sembra essere una coscienza collettiva che è qualcosa di più rispetto a ciò che conosciamo. L’ambito coscienziale potrebbe dispiegarsi a più livelli. L’Io e l’Altro potrebbero essere gli estremi di una scala che si dilata nel tempo e nello spazio.
Le Upanishad lo dicono con chiarezza: “Due uccelli stanno sull’albero, uno vola e cerca il cibo, l’altro sta sul ramo a guardare”. La morte, probabilmente, fa cessare in parte la storia contingente e anche la coscienza ad essa relativa, ma l’Io superiore, quello, continua a esistere e non muore mai.

Il fantasma. Tuttavia, in parte, nemmeno l’io terreno, con la sua flebile traccia esistenziale, scompare del tutto, esso può a volte proiettarsi di nuovo, come un film animato, in qualche parte di una vita successiva. Non è facile capire come la recitazione della mia vita, comprensiva della mia intelligenza e volontà, possa persistere e continuare a manifestarsi e comunicare anche quando questa mia vita cesserà. E tuttavia sembra sia così, visto che le persone defunte continuano a comunicare. Cos’è che comunica? Cosa di una vita resta e cosa si trasforma? Il fantasma non è una vita completa ma non possiamo dire che non sia niente. Il mistero resta inesplicabile.

E ancora più sconcertante ed enigmatica è la personalità superiore, quell’Osservatore che raccoglie vite successive, che di ognuna conosce compito e funzioni e che sa collegarle anche alle altre. Forse, tra una esistenza e l’altra, si spegnerà la proiezione di ciò che è contingente e saremo brevemente solo nella Mente assoluta che sceglie e sa. Indubbiamente la sua volontà è più alta della nostra e decide, come un regista, quale film proiettare, salvo che in ogni film c’è anche una individualità che può cambiare la trama mentre il regista la osserva, concedendole segni.
Questo dialogo tra due intelligenze, che poi sono una, non è affatto facile da comprendere e urta contro la nostra esigenza di libertà. Ma probabilmente il regista e l’attore coesistono e si integrano.

La morte potrebbe essere l’unico momento in cui si attenua la mente terrena e la coscienza si polarizza nella mente superiore, coscienza che sa. Ma c’è una legge per cui la mente superiore sta in sé e la mente terrena è separata, preda della sua inconscietà. Non sarebbe possibile, altrimenti, esperire la vita.
Ovviamente, cambiando le coordinate della coscienza, cambia anche la visione. Jung dice: “Ciò che ora cominciavo a conoscere come realtà apparteneva a un altro ordine di cose, differente dalla visione del mondo che mi ero fatta… Era semplicemente il mondo di Dio, ordinato a quel modo da Lui e dotato di un significato segreto”.
E’ difficile capire come possano, l’Io e l’Altro, essere comunicanti e partecipare di una unità più grande. L’io che vive e l’io che osserva nascono dal medesimo albero. Tra questi due livelli possiamo ipotizzare intelligenze intermedie.
Nei miei ultimi dettati automatici è detto: “Io sono il primo e l’ultimo. Gli altri furono solo guide temporanee in relazione a tempi particolari”. Dunque uno raccoglie l’intero ciclo, gli altri subentrano come guide parziali per le singole tappe. Non è facile capire tutta questa molteplicità che resta tuttavia una. Ma accettiamo le varianze della luce che formano i colori, pur restando la luce egualmente una, e un giorno capiremo anche le varianze dello spirito che è nello stesso tempo uno e molti. Il mondo si apre come un ventaglio, ma forse esiste un solo punto contratto, senza tempo né spazio, dove io sono l’Uno e l’Uno è tutto l’Universo.

Certamente la vita è una complessità tale da rappresentare un mistero e il mistero difende se stesso. Le possibilità coscienziali sono infinite. Tra queste dobbiamo mettere anche ciò che accade quando la coscienza si stacca dal corpo, cioè la situazione che viene chiamata OBE, o viaggio astrale. Forse le OBE (Out of the Body Experiences, esperienze fuori del corpo) sono dovute a un tot di consapevolezza terrena che rimane attaccato al corpo astrale e alla sua prospettiva non temporale.

Il Doppio può indicare dunque molte cose: l’altro da noi esistente nella psiche stessa, l’inconscio inferiore, la parte astrale, il tutore spirituale, l’Io superiore… Ogni cultura privilegia qualche possibilità, ma il Doppio in sé resta un enigma di cui ognuno ha una percezione parziale e che sta a noi risolvere secondo la nostra intuizione e esperienza.
I Tibetani dicono che c’è una parte sottile che può staccarsi dal corpo e viaggiare in questo mondo o in altri, conoscendo diversamente. E tutto lo sciamanesimo si basa su questa credenza.

Marco (anni 16) dice: “Mentre stavo per addormentarmi, ho visto una forma sottile fatta come il mio corpo che si staccava dai miei piedi”.

Gli aborigeni australiani credono che ogni uomo abbia due anime. Il nascituro ha una vita mortale che dipende da genitori umani, ma, a un certo punto del concepimento, entra nella donna una seconda anima immortale, generata da un dio. Cielo e terra si uniscono per formare il nuovo nato. La seconda anima è una sorta di ‘spirito guardiano’ che in certe occasioni può apparire visibilmente accanto al corpo materiale. Gli Aranda dicono che, quando il cacciatore torna a casa stanco la sera e la sua figura si staglia all’orizzonte, si possono vedere due guerrieri identici, corpo umano e corpo astrale e la stessa visione è apparsa anche a missionari cristiani. L’essere umano potrebbe avere più forme su livelli paralleli, e quella ‘astrale’ può lasciare il corpo e vagare per proprio conto, liberandosi dai condizionamenti spazio-temporali. La parte astrale di un cacciatore aranda può andare sul luogo di caccia e dire se ci sono animali da cacciare. Il distacco può avvenire anche nel sonno, così che certi sogni possono essere esperienze di questo io sottile in un diverso piano di realtà, a volte amichevole, a volte terribile, con esperienze belle o spiacevoli, in cui si incontrano spiriti cattivi o forme inquietanti. Lo dicono anche i Toltechi e in genere tutti gli sciamani. Lo sciamano è appunto colui che sa usare con facilità questo veicolo sottile. Il suo sognare è un viaggiare con la parte immateriale di sé. Gli Aranda, al posto di ‘sognare’, usano un verbo che vuol dire ‘vedere cose eterne’, che stanno oltre l’umano. Anche i mistici accennano a questa parte gemella. L’estasi, l’illuminazione, la meditazione, la preghiera permettono a tratti il polarizzarsi su questa coscienza infinita ma l’esperienza non è verbalizzabile o comunicabile.

Quando il doppio tocca l’Io superiore, si entra in un oceano di pace. Giustamente i buddhisti tibetani parlano di Oceano di Chiara Luce. La pratica yoga, la meditazione trascendentale, il training autogeno, il pranayama, la trance… facilitano questo passaggio dall’Io-Che-Vive all’Io-Che-Guarda o all’Io-Che-è-in-Pace. Mentre l’Io-Che-Vive è legato alle coordinate terrene e alla condizioni biologiche ed esistenziali, l’Altro è svincolato dai condizionamenti e partecipa dell’eterno.
Nella scala coscienziale Jung si ferma all’Io superiore, ma la scala potrebbe continuare verso l’alto, all’infinito. Ci sono realtà ignote, più prossime a noi di quanto crediamo e solo l’abitudine e la paura ci tengono ancorati ad un unico mondo e ad una sola possibilità.

Le Upanishad dicono: “Dove il cielo e la terra si incontrano c’è uno spazio stretto come la lama di un coltello o l’ala di una farfalla, attraverso il quale si può passare nell’al di là”.

I gradi della coscienza, inconscio, conscio, io terreno, io astrale, angelo, io superiore…. sono ampliamenti progressivi di consapevolezza lungo uno stesso filo di luce che ci porta fino a Dio. Su questo filo incontriamo altre realtà, come parti di un unico reale lungo una espansione di coscienza.
Gli orientali dicono che abbiamo sei sensi, comprendendo anche la mente ma i mistici indiani dicono che esiste anche una Sovramente.
Partiamo da livelli di coscienza oscurati e ci solleviamo gradualmente verso successive chiarezze; evoluzione è l’espansione della coscienza che diventa in sé sempre più chiara, un movimento della coscienza individuale che si accompagna, probabilmente, alla progressione della mente collettiva.
Secondo Sri Aurobindo, la specie umana progredisce all’interno di un lentissimo moto ascensionale: prima l’Energia si fa materia inconscia, poi in essa nasce la Mente, sempre più consapevole, infine tra gli umani appaiono uomini con una Coscienza più sviluppata, in grado di espandersi verso percezioni universali. La meditazione sviluppa questa Sovra-mente con visioni unitive d’Universo, spingendo l’evoluzione della specie e illuminando con chiarezza espansiva l’energia divina nell’uomo. Aurobindo cercò questa Sovramente con uno yoga superiore, il PURNA YOGA, che tende alla piena unione col divino. Egli pensava che alcuni uomini dovessero portare avanti una evoluzione verso il Sovramentale per il bene di tutti. Anche Jung credeva fosse sufficiente che pochi riuscissero a evolvere verso la totalità perché tutto l’inconscio collettivo ne avesse beneficio. E John Lilly diceva: “Sono assolutamente sicuro che sperimentare livelli superiori di coscienza sia necessario per la sopravvivenza della specie umana”.

Nella gerarchia degli stati di coscienza, salendo la scala delle espansioni progressive, che portano sempre più vicino all’energia divina, troviamo l’ESTASI, uno stato molto alto di modificazione di coscienza. Essa esplode per l’accesso a una energia infinita e si accompagna all’esperienza della Totalità, è il fenomeno esperienziale supremo, una dilatazione estrema della Coscienza.
La nostra percezione è solitamente limitata e focalizzata, chiusa in strette coordinate spazio-temporali, ma, come dice William Blake, “Se si liberassero le porte della percezione, tutte le cose apparirebbero come di fatto sono: infinite”. Non solo ci apparirebbero infinite ma vedremmo che sono in realtà Uno. Nella sua ‘Iniziazione’ Rudolf Steiner scriveva: “In ogni uomo esistono facoltà latenti, attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza di mondi superiori”.
Lo stato di estasi somiglia a uno stato di shock. Il samhadi orientali è come un coma. Si muore alla vita, si nasce altrove.
Come dice il poeta Corrado Alvaro:
“O Signore arriva piano / perché il cuore che ho nel petto / E’ soltanto un cuore umano”.
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INDICE JUNG 4

Lezione 1
https://masadaweb.org/2011/01/27/masada-n%C2%B0-1252-27-1-2011-modificazioni-di-coscienza/

Lezione 2
https://masadaweb.org/2011/02/01/masada-n%C2%B0-1254-1-2-2011-jung-4-2-sogni-straordinari/

Lezione 3
https://masadaweb.org/2011/02/08/masada-n%C2%B0-1257-8-2-2011-jung-4-3-l%E2%80%99altro-da-me-il-gemello/

Lezione 4
https://masadaweb.org/2011/02/16/masada-n%C2%B0-1260-16-2-2011-jung-4-4-archetipi-il-bambino-divino/

Lezione 5
https://masadaweb.org/2011/02/18/masada-n%C2%B0-1262-16-2-2011-jung-4-4-bis-archetipi-animus-e-anima-il-maschile-e-il-femminile/

Lezione 6
https://masadaweb.org/2011/02/23/masada-1264-23-2-2011-jung-4-lezione-5-l%E2%80%99archetipo-fondamentale-il-se/

Lezione 7
https://masadaweb.org/2011/03/01/masada-n%C2%B0-1266-1-3-2011-il-mandala-jung-4-lezione-6/

Lezione 8
https://masadaweb.org/2011/03/08/masada-n%C2%B0-1269-8-3-2011-jung-parte-4-lezione-7-il-libro-rosso-le-personificazioni/

Lezione 9
https://masadaweb.org/2011/04/07/masada-n%C2%B0-1279-7-4-2011-jung-l%E2%80%99i-ching/

Lezione 10
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5737&action=edit

Lezione 11
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5767&action=edit

Lezione 12
https://masadaweb.org/2011/04/12/masada-n%C2%B0-1280-12-4-2011-jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

1 commento »

  1. Grazie per la lezione Viviana
    Lascia un fondo di tristezza nel cuore, un desiderio di sperimentare ed un subitaneo rendersi conto che il desiderare in sè è dimostrazione di eseere ancora indietro nella scala evolutiva spirituale.

    Commento di Paola Lombardo — febbraio 10, 2011 @ 9:34 pm | Rispondi


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