Nuovo Masada

febbraio 1, 2011

MASADA n° 1254- 1-2-2011. JUNG 4-2. SOGNI STRAORDINARI

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Per i mistici non è impossibile che tutta la veglia sia un sogno” ( Borges)

Anche i sogni sono oracoli” (V.)

Le parole di un sogno, quando suonano chiare e distinte, e non si può vedere chi le ha dette, sono divine.” (Maimonide)

La verità non è venuta nuda a questo mondo ma in simboli e immagini
(Vangelo gnostico di Filippo)

La psicoanalisi nasce come cura delle parole e interpretazione dei sogni. Per Freud i sogni mascherano i contenuti rimossi, per Jung indicano le nuove tappe della vita. Freud stimola i pazienti a creare catene associative partendo da frammenti del sogno, fili di Arianna che portano indietro, dal contenuto manifesto a quello latente, verso il passato, come farebbe un detective che deve scoprire un reato già commesso.
Jung guarda invece al sogno in modo prospettico come farebbe un veggente, considerandolo un varco per contattare una conoscenza globale, in grado di guidarci verso il futuro.
Noi formiamo la nostra identità dandoci dei confini di conoscenza e delle modalità emotive. Da una parte il sogno conferma la nostra identità, dall’altra ci porta oltre i nostri confini, perché il sogno è energia che attiva altra energia, esso dunque amplifica l’essere in quanto lo arricchisce di contenuti nuovi. Jung dà a questa amplificazione un valore etico, in quanto porta l’io da un punto di vista egocentrico a un punto di vista universale. Il sogno è un’occasione di futuro, non guarda solo al passato, come vuole Freud, ma ci dà una possibilità di cambiare, di evolvere, di migliorare la nostra identità. Se l’Io si specchia in una definizione unitaria, il sogno porta qualcosa in più rispetto alla complessità che noi siamo, apre domande, stimola pensiero, cambia prospettive.

Dunque è e-ducativo in quanto allarga la concezione che abbiamo di noi, precisa la nostra identità. L’interpretazione è una rielaborazione di ciò che siamo, un lavoro introspettivo che ci porta avanti. Questa visione poi è prospettica di futuro, ma non tanto in base alle teorie dell’analista, quanto ai significati attivi del sognatore. Freud vuole inquadrare il paziente nella sua teoria, Jung precisa di non avere teorie e mette in guardia i suoi allievi analisti dall’averne e desidera che l’analista segua e incoraggi l’iter del paziente, partendo da lui stesso e rispettandolo. E’ il paziente il’autore e il destinatario del sogno, è il punto di partenza da cui il sogno crea vita.

Come c’è una coscienza ordinaria e una coscienza straordinaria, così ci sono sogni ordinari e sogni straordinari.
Cos’è che rende un sogno straordinario? La qualità dell’energia che ne promana e che colpisce il sognatore, il fatto che venga ricordato per molti anni, spesso, nei sogni di donne, l’intensità quasi bruciante dei colori (gli uomini sognano in bianco e nero, le donne a colori, ma più questi sono intensi e vividi più provengono dall’inconscio profondo), i simboli che emergono dal sogno, la possibilità che questo sia predittivo o parli di contenuti di tempo o spazio ignoti al sognatore ma poi riscontrati come reali ecc.
Anche se esiste un linguaggio universale dei sogni, si deve tener conto che i sogni ordinari raccolgono anche le conoscenze e i codici simbolici del sognatore, emergono sia dal grande seno dell’inconsci collettivo che dall’alveo della sua cultura ed esperienza specifica.
Ma i Grandi Sogni, o sogni straordinari, sembrano a volte esulare dalla cultura esperienziale del singolo per emergere da un Inconscio Collettivo che si esprime mediante simboli universali; essi sono ricchi di significato e spesso presentano grande forza e poetica bellezza. “I Sogni e le Visioni sono le vie del Sacro” .
Spesso i Grandi Sogni si manifestano in momenti particolarmente importanti della vita, in periodi decisivi di grande valenza, e in essi parla l’Energia stessa, con la E maiuscola, che segna le sue svolte con immagini potenti.

Jung ascoltava sia sogni ordinari che Sogni Straordinari. I Sogni Straordinari sono quelli in cui parla lo Spirito.
Con i suoi pazienti Jung era sempre molto gentile ed aperto, estremamente umano e partecipativo, con una grande capacità di attenzione e partecipazione, Era una persona molto affascinante e accattivante. Guardava dritto il paziente negli occhi, seduto di fronte a lui, ginocchia contro ginocchia.
Chiedeva: “Cosa ti viene in mente? Come spieghi questo?”. Stimolava l’immaginario del paziente, faceva appello alle sue risorse positive e lasciava che la stessa psiche scegliesse le soluzioni liberamente, senza influenzarla. Pensava sempre che tutto è positivo e che anche le nevrosi costituissero una possibilità di evoluzione, una opportunità di armonia. Diceva:
Nella nevrosi si cela un pezzo di personalità non ancora sviluppata, un prezioso pezzo di anima, senza la quale l’uomo è condannato alla rassegnazione, all’amarezza, all’abituale ostilità della vita. La psicologia delle nevrosi che ne vede solo il lato negativo getta via il bambino con l’acqua sporca.”
Cercare se stessi non vuol dire solo cercare contenuti rimossi ma aprire quella parte della personalità che non è ancora sviluppata.
I sogni indicano la via, sono la chiave per aprire la porta dell’inconscio e guardare le sue immagini.

I sogni ebbero sempre molta importanza nella vita di Jung, cominciò a occuparsene quand’ancora era un bambino, il primo sogno straordinario, quello della fossa col tempio sotterraneo, lo ebbe quando aveva tre anni, ma nella seconda parte della sua vita essi assunsero un significato particolare e si confusero con visioni e allucinazioni paranormali, sfociando nella vita cosciente.
A 33 anni sappiamo che Jung lascia la clinica dove era diventato direttore e si rivolge alla ricerca, all’insegnamento e alle analisi private. Si dedicava a pochi pazienti per avere più tempo per il suo viaggio interiore e cominciò la fase della sperimentazione personale, discendendo nel proprio inconscio fino ai livelli più profondi.
Nel suo desiderio di conoscenza si aprì una nuova fase che possiamo chiamare ‘sciamanica’, in cui sogni e visioni segnarono un nuovo percorso, una chiave per aprire l’inconscio, mirare le sue immagini e veder sorgere i miti dell’uomo.

Nel 1912, verso Natale, Jung fece questo sogno:
Splendida loggia italiana in marmo con colonnine e balaustre. Sono seduto su una sedia rinascimentale d’oro a un tavolo ottagonale di rara bellezza verde smeraldo. Dall’alto scende una colomba bianca e si posa sul tavolo, poi si trasforma in una fanciullina di 8 anni, bionda, che gioca con i miei figli, che si affollano ridendo attorno al tavolo. Poi torna colomba e dice: “Solo nelle prime ore della notte- mentre il colombo è affaccendato con i 12 morti- posso trasformarmi in essere umano“.

Questo è un sogno straordinario. Jung ha 37 anni, inizierà lo studio dell’alchimia sei anni dopo e vi dedicherà poi intensamente gli ultimi 30 anni della sua vita. Il sogno prevede questo interesse e ne parla in modo predittivo.
Il verde è il colore simbolo della vita, siamo nel regno della bellezza e della rinascita (Rinascimento), la vita qui viene rappresentata come una bellissima loggia architettonica di marmo e una fanciullina che gioca. La colomba bianca simboleggia lo spirito che alimenta la trasformazione, analogamente allo Spirito divino che aleggia sul Cristo risorto in forma di colomba. La tavola di smeraldo allude chiaramente alla tavola smaragdina, citata nei testi alchemici del leggendario filosofo alchimista Ermete Trismegisto. La tavola smeraldina è un testo sapienziale che, secondo la leggenda, sarebbe stato ritrovato in Egitto, prima dell’era cristiana, inciso su una lastra di smeraldo. Esso fu tradotto dall’arabo al latino nel 1250 e costituisce il documento più famoso degli scritti ermetici, attribuito allo stesso Ermete Trismegisto. La tradizione vuole che Ermete incise le parole della Tavola su una lastra verde di smeraldo con la punta di un diamante e che Sara, moglie di Abramo, la trovò nella sua tomba.
Sulla lastra venne incisa la frase basilare dell’alchimia: che tutto ciò che è sopra è sotto e viceversa e che microcosmo e macrocosmo sono una stessa cosa. Questa unione tra interiorità ed esteriorità spirito e natura, anima dell’uomo e anima del mondo, e, infine, la riunione di tutte le cose in Uno sarà la caratteristiche principale della teoria junghiana e anche quella che lo collegherà alle filosofie orientali, indiane a cinesi.
Il sogno dice a Jung che la sua rinascita avverrà attraverso l’alchimia, che completerà la sua vita con la trasformazione per eccellenza delle sue energie secondo un’identità che comprende il Tutto.
Nel sogno compare l’ottagono, forma geometrico-alchemica della protezione, figura esoterica che preserva dal male . La fanciullina del sogno ha otto anni, l’otto è la cifra della perfezione, del divino, dell’equilibrio cosmico, lo è nella ruota celtica come in quella buddhista, è la cifra di mediazione tra la Terra e il Cielo, otto sono le braccia di Visnù, come gli angeli che reggono il Trono di Dio, otto è la cifra dell’anima.
Il numero 12 è anche molto importante, cifra dell’ordine cosmico, approdo al regno superiore dell’invisibile, completa armonia dell’energia universale, ma il 12 deve nascere in se stesso, come il compimento di due metà, perfezione che si raggiunge integrando la parte di luce con la parte del buio, acme della mezzanotte, dove si contemplano parimenti conscio e inconscio, mondo terreno e mondo ultraterreno, sensibile e soprasensibile.
I dodici morti sono tutte le forze dell’inconscio che vogliono manifestarsi secondo il loro ordine completo. ‘Morti’ ricordiamo per Jung non vuol dire defunti ma ‘ignoti’, segnali dall’altrove.
Il fanciullino è la natura primigenia che il colombo della trasmutazione (dalla materia allo spirito) cova con amore. Ogni notte egli ricompone le zone buie dell’essere e ricrea la vita. Esso è lo Spirito che rinasce perennemente come vita, che si esprime come perenne rinascita e di nuovo è un otto, segno di infinito, lemniscata, che compare in molti sogni di rinascita (bambino di otto mesi, ragazzo di otto anni…), cifra della perfezione umana che ci attira ad essa.
La carne si trasforma nello Spirito, quando avanza nel suo processo di affinamento, tende all’essenza perfetta nell’umano, perfezione infinita calata nell’umano visibile.
Le prime ore della notte segnano l’inizio del sogno, il contatto con l’inconscio, quando inizia la trasformazione delle energie oscure verso la loro armonizzazione nell’utilizzo vitale .
Significativo è anche il Natale, prossimo al solstizio d’inverno, momento ponte dell’anno in cui si passa dal massimo di tenebra alla ripresa della luce. I momenti ponte sono sempre significativi. Gli antichi conoscevano il valore misterioso della mezzanotte e del mezzodì, punti di passaggio tra due parti della giornata in cui il tempo sembra sospendersi aprendo varchi al mistero. I Greci avevano posto un dio a guardia di questo passaggio, Pan. Pan vuol dire tutto e esperienza panica vuol dire perdita dell’ordine individuo per dispersione nel tutto. Pan era il dio delle foreste, dell’abisso e del profondo, mezzo uomo e mezzo caprone, per indicare una energia che sta tra il mondo umano e quello naturale. Questo dio tutelava i momenti di passaggio che sono inquietanti come tutti gli stati ponte. Noi abbiamo conservato il timore superstizioso della mezzanotte, abbiamo perso il mistero perturbante del mezzodì, che pure resta nelle tradizioni contadine (sul Sud dell’Italia lo chiamano l’altr’ora’, cioè l’ora del non-tempo in cui si apre un varco verso il mondo dei morti)..
Analogamente è un momento di mezzo il Natale.
Come il Natale è la nascita, il Rinascimento è l’inizio di un nuovo ciclo di vita. La colomba bianca è lo spirito non manifesto che guarda il mondo. E la fanciullina che gioca con i bambini è lo spirito manifesto che si muove tra le energie ancora immature della psiche (i figli bambini).
L’otto rappresenta l’infinito calato nel contenitore umano, mentre il colombo affaccendato con i 12 morti è lo spirito trascendente della creazione, impegnato con le energie invisibili dell’universo; i morti sono l’ignoto, ciò che sta al di là. Il sogno parla in modo alchemico di energie, visibili e di energie non visibili, manifeste e latenti, nel discrimine inconscio della mezzanotte in cui esse si congiungono e si guardano nella zona protetta dell’ottagono di smeraldo, in cui possono incontrarsi senza che le energie superiori annichiliscano quelle inferiori.

Deepak Chopra: “La legge è il processo attraverso il quale il non manifesto diventa manifesto, l’osservatore si trasforma in osservato, lo spettatore entra in scena e il sognatore rivela i suoi sogni. La creazione è frutto della trasformazione del non-manifesto in manifesto. Tutto quello che scorgiamo deriva dall’ignoto: il corpo fisico, l’universo fisico… è la trasformazione dell’ignoto nel visibile. L’universo fisico non è altro che il divino che si raccoglie per esprimersi sotto forma di spirito, mente e materia. Tutti i processi della creazione sono i processi attraverso cui si esprime la divinità. La fonte della creazione è lo spirito, il processo di creazione è lo spirito in movimento e l’oggetto della creazione è l’universo. Ma queste tre componenti della realtà, spirito, mente e corpo, ovvero osservatore, processo di osservazione e oggetto osservato, sono essenzialmente la stessa cosa e originano dalla stessa fonte.”

Un altro Sogno Straordinario di Jung è questo: sogna un viale di sarcofagi con morti mummificati che rivivono; sono di epoca diversa 1800-1700… fino a un crociato del 1100… Questo sogno gli conferma quello che lui sa da sempre: che ha vissuto molte vite, che in lui ci sono tracce di queste vite dimenticate, e che si può retrocedere nel tempo secondo un percorso di tante esistenze in cui si incarna un compito, in modo progressivo. Questo è un altro dei capisaldi della visione junghiana: che la vita non sia data a caso, che ogni vita faccia parte di una collana di vite, per cui la morte non è significativa, in quanto moriamo ma poi rinasciamo, ma la cosa importante è che in tutte queste vite noi portiamo avanti un compito, che non riguarda solo noi ma tutti, e dovremmo scoprire qual è, questo fa parte del nostro processo di individuazione, anche se la maggior parte delle persone muore senza avere scoperto affatto per quale motivo è venuta a vivere.
Il sogno mostra a Jung le sue vite precedenti, una serie di personaggi di diverse epoche, ognuno dei quali combatte per la fede, il crociato del 1100 come l’alchimista del 1700.

Attraverso tante esistente, in forme analoghe, per tentativi parziali, anche se noi non ce ne accorgiamo, lo Spirito cammina in noi, perseguendo uno scopo, facendo di noi i protagonisti di una lunga missione.
La teoria di Jung è solo in parte analoga a quella degli induisti o dei buddhisti e non parla del kahrma, o azione che perdura, nozione che conduce in sé il concetto di colpa, quanto, del ‘compito’, concetto positivo in cui ancora una volta non si guarda alle causa, ma al fine, e si avanza verso il futuro e non legati al passato.
Non l’anima trasmigra da una vita all’altra ma il compito, che, per esperienze successive, si sviluppa attraverso successive vite.
Jung sente di dover portare avanti una ricerca che si svolge in tempi successivi, ed è l’unitarietà di questa ricerca che dà unità al tempo e al reale.
Anche il sogno premonitore ha questa funzione: indicare un’altra dimensione dove il tempo non esiste come lo conosciamo, è reversibile, in quanto tutte le nostre vite quelle che abbiamo vissuto e quelle che ancora non abbiamo vissuto appartengono a una stessa bolla di realtà, a uno stesso unitario significato.
In questo ambito, anche gli eventi paranormali non sono che messaggi, indizi, richiami, che non vogliono essere identificati di per sé ma vogliono aprire lo spirito dell’uomo all’ipotesi di una realtà sovrastante così che possa aprire il suo spirito e disporsi a oltrepassare la realtà contingente.
Gli indizi paranormali non valgono in quanto confrontati ai fenomeni ordinari, ma in quanto sono indicatori che rompono il velo della realtà ordinaria per far capire alla coscienza che c’è molto di più oltre il chiuso recinto della normalità, affinché l’uomo si sollevi alla possibilità di qualcos’altro oltre il mondo visibile.

Nel mondo induista tutti sanno che l’affinamento dei chakra porta con sé poteri paranormali, ma il santo è colui che li oltrepassa considerandoli solo funzioni, pur sapendo che le siddhi (capacità sovrumane del santo) non sono mai scopi ultimi e finali ma solo tappe transitorie di un processo che deve guardare al di là di esse. La strada del santo è costellata di eventi straordinari, ma il santo è santo in quanto sa che essi significano molto poco e non sono lo scopo della sua vita, non sono gli effetti speciali di cui deve vantarsi per mostrarli agli altri, sono solo degli indicatori su una strada di conoscenza che va ben oltre.
L’Inconscio conosce le tappe, vede oltre il tempo, conosce oltre gli scopi parziali, legge il disegno globale.
Jung è rispettoso dell’inconscio. Dice che gli Occidentali hanno costruito un quadro razionale del mondo fenomenico, ma è un quadro deprivato, che nega ciò che la ragione non comprende.
La coscienza si sente sicura in un mondo tridimensionale, calato nel tempo, nello spazio e nella causa, e ci si attacca per convenzione e rassicurazione ma può anche aprirsi a realtà più vaste.
Con la coscienza ordinaria tocchiamo un livello di realtà; con la metacoscienza o coscienza straordinaria ne tocchiamo altri.
L’uomo inserito nella storia si vive come un ‘Io’ radicato, ma la coscienza ha in sé la facoltà di comunicare anche con il Sé assoluto, che non è l’uomo storico bensì ‘l’Uomo Eterno ’.

Nel sogno straordinario non esiste la morte né i morti, così come noi li conosciamo, ci sono solo due qualità di energie entrambe vive ma in modi diversi e i due mondi convivono e si contattano.
Un giorno morì un amico di Jung. La notte dopo i funerali, Jung era a letto e pensava al suo amico, ed ecco che lo vide ai piedi del letto, lo seguì con la sua parte mentale, entrò con lui nella sua casa, una casa dove Jung non era mai stato, lo vide entrare nello studio e salire su uno sgabello per mostrargli il secondo di 5 volumi rilegati in rosso del secondo scaffale. Il mattino dopo Jung andò realmente in quella casa, trovò la biblioteca così come l’aveva sognata, lo sgabello, i 5 libri, prese il secondo, il titolo era: “L’eredità dei morti”, il titolo era un indicatore, Jung non sapeva di cosa, ma avrebbe interpretato la parola ‘i morti’ come ‘energie nascoste che vogliono comunicare’ .

Ci sono forze che reclamano la nostra attenzione, vengono da un piano sovrastante, ignoto e non riconosciuto, e interferiscono con noi. Possono invadere il nostro spazio cosciente, la nostra isola di consapevolezza, o anche l’ambiente fisico, in modo perturbante, finché noi non diamo loro la giusta attenzione. Noi siamo il mezzo che esse hanno per inserirsi in un discorso di realtà conosciuta.
La vita è un mistero di cui vediamo solo una parte. Dobbiamo vivere il quotidiano per ciò che ci spetta, come un dovere, sapendo però che la realtà ordinaria non esaurisce le possibilità dell’essere.
Il paranormale o lo spiritismo per Jung sono questo: una realtà che ci attornia e vuole manifestarsi, verso cui non abbiamo un varco possibile.

Una volta Jung sognò dei dischi volanti, lenti metalliche che giravano silenziose sopra il suo lago. Una di queste illuminò Jung che si sentì investito come da una lanterna magica. Svegliandosi pensò: “Noi crediamo che i dischi volanti siano le nostre proiezioni e se fossimo noi le proiezioni prodotte da loro?”
Il tema della proiezione lo attirava. “Ancora sognò una piccola cappella piena di fiori. Davanti all’altare c’era uno yogi in meditazione, e Jung vide con terrore che aveva il suo stesso volto” . Pensò: “Allora è lui quello che mi sta meditando. Ha un sogno e io sono quel sogno. Sapevo che quando egli si fosse svegliato, io non sarei più esistito. Il mio Sé si apparta in meditazione e medita la mia forma umana o assume forma umana per entrare nel mondo tridimensionale, come qualcuno che si mette uno scafandro per entrare nel mare… La figura dello yogi potrebbe essere la mia totalità inconscia prenatale. Come una lanterna magica, la meditazione dello yogi proietta la mia realtà empirica… L’inconscio potrebbe essere il generatore della mia personalità empirica, ma, se così fosse, la nostra esistenza inconscia sarebbe quella reale e il mondo cosciente una specie di illusione, una realtà apparente, costruita per uno scopo preciso come un sogno che sembra una realtà finché ci siamo dentro… Allora la domanda è: “Noi siamo rivolti all’infinito o siamo generati dall’infinito?” Perché se così fosse, non avrebbe senso correre dietro cose futili… dovremmo mirare all’essenziale. Se ci sentissimo collegati all’infinito, i nostri desideri cambierebbero… Noi contiamo qualcosa solo grazie a ciò che di essenziale possediamo e se non lo abbiamo la nostra vita è sprecata” .
Il tema del ‘sognatore sognato ’, un tema molto orientale, sarà presente sempre in Jung, come lo è nella metafisica di Borges:, il quale scrive: “Forse non c’è se non uno che sogna e questo sogno è ognuno di noi”.
Anche nella concezione induista il mondo intero è il sogno del dio Brahma dormiente: “L’universo non è altro che un sogno dell’immobile divinità che risiede indivisa in ciascun uomo” .
Anche Lewis Carroll ripete questo tema: “Alice sogna il Re Rosso che la sta sognando e qualcuno la avverte che, se il re si sveglia, lei si spegnerà come una candela” . Il paese dove si è persa Alice è il paese dell’inconscio, dove tempo e spazio seguono regole diverse, e si può sapere prima ciò che è accaduto dopo: “La Regina Bianca lancia un grido improvviso perché si pungerà un dito. Il Messaggero sta in prigione per un delitto che commetterà dopo la sentenza del giudice.” La linearità è interrotta, la direzione cambiata. Quando i canali dell’uomo si aprono, dall’altra parte della conoscenza, è l’essere intero che lo aspetta.
Le comunicazioni riguardano il senso profondo delle cose o preannunciano eventi che stanno per accadere. I sogni indicano le essenze o i mutamenti secondo significati che da svegli non cogliamo. Anche capire è un mutamento, come nascere o morire. Quando si è capita una cosa, è morto il nostro Io di prima ed è nato un Io diverso.

Nella vita di Jung troviamo sia premonizioni di senso che di eventi come morte o pericolo di morte. In ogni caso abbiamo una trasformazione importante dell’energia, interna o esterna, che si riverbera tutto attorno e viene captata anche chi sta fuori ma partecipa della stessa aura energetica, in baso alla mia visione per cui tutte le aure si toccano e modificano, partecipando di un’unica realtà..
In questa concezione, lo studio dell’inconscio non è più finalizzato alla terapia; l’inconscio può introdurre chiunque, malato come sano, nei territori inesplorati dell’Essere, è una incredibile avventura, permette ‘il Grande Viaggio’. E Jung non è più l’analista che cura il paziente che ha problemi psichici, ma un viaggiatore che esplora l’Universo.
Come Ulisse, egli varca le colonne d’Ercole del mondo conosciuto. Le sue capacità paranormali lo rendono rispettoso dell’inconscio. Ci è abituato dalla nascita e non se ne spaventa. Pensa che la civiltà occidentale ha costruito un quadro razionalistico in cui inquadrare il mondo fenomenico, eliminando l’ignoto, ma questo quadro è incompleto e lascia fuori troppe cose, creando deprivazione di conoscenza e miseria spirituale.
L’inconscio, come il paranormale, porta all’ignoto e l’ignoto è una dimensione necessaria, senza cui saremmo “anime povere”. La bellezza del mondo sta proprio nel suo mistero.
La coscienza costruisce un mondo dimensionato ma può aprirsi a dimensioni diverse o a mondi adimensionali che sono ordini superiori di realtà .
Con la coscienza ordinaria verifichiamo il reale che ci tocca, con la metacoscienza o coscienza straordinaria possiamo sfiorare altri livelli di un Essere Tutto in cui comunque siamo immersi.
Siamo come pesci fuor d’acqua che si immergono nell’oceano che è la loro vera natura.
L’uomo si vive come Io empirico, ma comunica anche con il Sé, o Uomo Eterno, in parte sempre inconoscibile, in parte aperto all’incontro.
Come il meccanismo delle associazioni portava al centro del rimosso, c’è una via nella trance o nella meditazione o in certi stati modificati della mente che può portare al di là della mente ordinaria.
Se la ragione impone il suo dominio agendo sulla volontà, l’esplorazione dell’inconscio può avvenire tramite un ‘lasciarsi andare’, che evade dalla volontà radicata, affronta l’ignoto e se ne lascia sommergere, purché l’intenzione diventi volere di ‘non volere’.

Ai primi del secolo XX°, tra il 1920 e il 1940, in Europa, quando affiorò l’interesse per l’inconscio e cominciò a diffondersi la psicoanalisi, emersero i POETI SURREALISTI, che scrivevano poesie automatiche, senza rima, senza metrica, come se scrivessero in stato di sogno, usando la sola mente intuitiva. La poesia scaturiva in una associazione inconscia di versi spontanei e non meditati. Escludendo l’intervento della mente razionale, si apriva la mente analogica o MENTE IMAGINALE.
E’ molto interessante fare la prova di questa mente che scrive come in trance. Occorre avere fiducia e lasciarsi andare e di si trova a nuotare nell’inconscio.
Questa poesia è di Robert Desnos, uno dei poeti del surrealismo francese.

“Naturalmente di notte ci sono le sette meraviglie del mondo e la grandezza il tragico e la grazia
Le foreste si urtano confusamente con creature di leggenda e nascoste nei folti…
Nella notte c’è il passo del passeggiatore e quello dell’assassino e quello del sergente di città e la luce del lampione e quella della lanterna del cenciaiolo..
Nella notte passano treni e navi e il miraggio dei paesi dove fa giorno.
Gli ultimi soffi del crepuscolo e i primi fremiti dell’alba…
Un’aria di piano, uno scoppio di voce.
Sbatte una porta. Un pendolo.

E non soltanto gli esseri e le cose e i rumori materiali.
Ma ancora io che mi seguo e mi oltrepasso senza fine…
Strane figure nascono talvolta al momento del sonno e scompaiono.
Se chiudo gli occhi compaiono fosforescenti fioriture e appassiscono e rinascono come carnosi fuochi d’artificio.
Paesi sconosciuti che percorro in compagnia di creature…
E i profumi del cielo e delle stelle e il canto del gallo di 2000 anni fa.
E il grido del pavone nei parchi in fiamme e dei baci
Mani che sinistramente si chiudono in una luce pallida e assi scricchiolanti su strade di medusa.

Ci sei tu senza dubbio che io non conosco, o che conosco al contrario.
Ma che presente nei miei sogni ti ostini a lasciarti indovinare senza parere.
Tu che resti inafferrabile nella realtà del sogno…
Nella notte ci sono le stelle e il movimento tenebroso del mare, dei fiumi, delle foreste, delle città, dell’erbe, dei polmoni di milioni e milioni d’esseri
Nella notte vi sono le meraviglie del mondo .

Vediamo dunque, come diceva Borges “l’ambigua e polivalente materia dei sogni” .
Freud considera il sogno come un messaggio criptato, in cui un contenuto illecito tenta di emergere camuffandosi per evadere la censura, ed esso è sempre e comunque l’appagamento di un desiderio in genere colpevole o illecito.
Per Jung il sogno è una manifestazione dell’inconscio che si esprime con un linguaggio suo proprio, senza nascondimenti e con molte finalità possibili, spesso a noi ignote, è un ALTRO che parla dentro di noi e ci conduce.
Il sogno, dice Jung, ha un proprio codice, è scritto con la stessa grammatica e gli stessi simboli dei miti, delle favole e del sacro, e muove le parti psichiche come attori o elementi di una scena. Il sogno drammatizza la psiche e la fa parlare coi modi propri all’inconscio, che ha un’altra intelligenza perché è un’altra mente e ama i simboli e le metafore.
Mentre Freud riporta sulla scena onirica i personaggi della famiglia primaria nella fissità del teatro familiare infantile, Jung pensa che ciò che va in scena è la psiche stessa coi suoi giochi interni e i suoi simboli, un teatro dell’anima, un luogo eterno che parla in ogni tempo con simboli simili, come si esprimesse in modi costanti .
Il sogno, come il mito, può essere la narrazione tradotta in immagini di una esperienza psichica, una narrazione re-ale, cioè fatta di cose (res) da vedere e da sentire, immagini e emozioni, più raramente parole; così l’inconscio si manifesta allo sguardo ed al cuore, a suo modo, e si vive.
Il sogno è una realtà visiva ed emozionale. La sua comunicazione può accrescere di senso e significato la nostra vita, non è solo mezzo compensativo o gratificante, ma può porsi come meta e guida del cammino, indicatore di senso, che dice dove dobbiamo o vogliamo andare e cosa va o non va nella nostra vita attuale. Il sogno può essere insieme diagnostico e terapeutico, come sapevano bene gli antichi , ma anche premonitore, creatore del nuovo e inventore di realtà, costitutivo d’anima e di senso. E’ tutt’altro che una trasgressione furtiva, è il prodotto di una mente creante, il cui linguaggio è specifico, e che può integrare e superare i prodotti dell’intelletto.

Per quanto vi siano sogni ordinari e sogni straordinari, tutti sono connessi in una serialità evolutiva, come tappe di un percorso esistenziale, e solo in parte possono trarre elementi dal passato, più spesso i sogni sono volti al futuro e dunque possono essere predittivi, propositivi, creativi o addirittura produttivi di mutamenti possibili. La predizione si riferisce non tanto a ciò che accadrà, quanto a ciò che stiamo cercando, al luogo dove stiamo andando, ai mutamenti in atto, come ci fosse una intelligenza superiore in grado di vedere nel futuro evoluzioni di processi ancora in embrione .
Qualche volta i sogni possono presentire eventi che non dipendono da noi e in cui ci imbatteremo senza che ancora ce ne sia traccia. Solo la nostra insipienza e lo scarso allenamento rendono il sogno oscuro o lo dimenticano, anche se esso sempre permette un passo avanti nel luogo del capire, del fare o del sentire, ma occorre, come dice Jung, “la grazia di poterlo ricordare”.

Quando il sogno è facile da interpretare, noi lo riconosciamo come atto di veggenza, ma il futuro è nell’evoluzione stessa che conduce.
Che tu voglia o no, la natura cresce dentro di te anche quando tu dormi, anche se sei in coma“, dice Jung. Ciò è consolante, ma è da pensare che, se potessimo capire i sogni, forse la nostra parte cosciente crescerebbe prima.
Essi alimentano il nostro livello inconscio, ma anche la nostra ragione cosciente, che pure vuole essere nutrita. Ogni parte di noi vuol fare ciò che le è proprio, così la ragione vuol capire, ma il sogno funziona anche se la ragione non lo capisce.
Per Freud i sogni sono remore, pesi che ci tirano indietro verso il passato. Per Jung possono essere indizi di futuro, ali che ci portano avanti nella vita, nell’uomo che ancora non è e che vuole essere. In tal senso possono essere luci nel buio, presagi o cospirazioni. Più che intervenire sul sogno con l’intelletto, dovremmo elaborarlo con l’immaginazione, per attivare la sua energia implicita con strumenti simili, per esempio dare un titolo al sogno, trasmutarlo in poesia, recitarlo, danzarlo o dipingerlo.

Donatella Bisutt dice: “Se avete un incubo, scrivetelo come poesia. Potete non farlo e addormentarvi con un tranquillante, ma così addormentereste l’emozione. L’incubo vi tormenterebbe. Trasformarlo è l’unico modo di utilizzare le nostre emozioni, rispettandole di qualunque si tipo esse siano, considerandole una fonte straordinaria di energia che deve essere trasformata” .

Borges:
“La varia alba mi trova a un deserto angolo di strada; sono sopravvissuto alla notte
le notti sono onde superbe: nerazzurre pesanti onde cariche d’ogni sfumatura, di fondi detriti e di cose improbabili e desiderabili.
Le notti sono solite arrecare misteriosi doni e rifiuti, oggetti a metà ceduti a metà trattenuti, gioie, con un emisfero oscuro. Vi dico che le notti hanno questi visi

.
Il linguaggio del sogno è un LINGUAGGIO ANALOGICO, che avanza per corrispondenze (i capelli sono onde del mare, gli occhi sono soli …), il sogno tesse fili tra le cose, le lega tra loro per una qualità vibrazionale, di senso, come fanno la poesia, l’arte, il rito, l’astrologia, l’alchimia, l’esoterismo… Una parte della nostra mente oltrepassa la logica che divide e definisce e crea relazioni e abbracci, vede dall’alto e per insiemi. Comunicare con i sogni attiva questa funzione poetico-simbplica, apre a un livello superiore di conoscenza, molto più in là dello sguardo ordinario o scientifico, e in cui ci possiamo muovere secondo immagini e metafore.

Prendiamo l’esempio delle scale. Sogno di una allieva:
Alcuni anni fa e per diverse volte mi è capitato di sognare che mi trovavo in un grande edificio pubblico, probabilmente con delle scale di pietra quasi monumentali, e io scendevo queste scale, tenendo la mano destra sul corrimano, però non facevo i gradini per scendere, bensì dei balzi da un pianerottolo all’altro senza toccare i gradini della scala con i piedi… A volte le scale andavano fino a dei sotterranei, con le volte tutte di pietra, e io avevo grande difficoltà a trovare l’uscita e questo mi procurava grande angoscia “ (Graziella)


Sognare di scendere o salire scale è frequente. Freud dava alle scale un significato sessuale ma per Freud ogni cosa ha significato sessuale. Nella visione junghiana le scale indicano un cambio di livello della coscienza. Se la psiche è un edificio formato da molti piani, l’energia psichica può muoversi verso l’alto o il basso con l’ascensore o le scale.
Per l’inconscio, che è a-dimensionale, l’alto del cielo o la profondità della terra sono interscambiabili, essi diventano rilievi topografici solo nelle nostre coordinate spaziali. Le antiche dee erano indifferentemente dee del cielo e della terra. In Alchimia ‘profondo’ e ‘altissimo’ sono sinonimi. Ugualmente noi possiamo situare l’inconscio in alto come in basso. Nel sogno della casa, la soffitta e la cantina si equivalgono.
Ma solitamente nella mappa psichica l’inconscio è messo in basso e scendere le scale significa andare verso l’interiorità, salirle invece dà il senso di ascendere alla chiarezza della coscienza. Sulla linea temporale scendere le scale significa affondare nel passato, e salirle andare verso il futuro. Si cambia comunque livello e si opera uno spostamento della coscienza.
Frequentemente in sogno il piano ignoto può essere avvertito come pericoloso o minaccioso, come quando ci si inoltra in un luogo che non conosciamo o che è stato dimenticato. Ma il sogno ci avverte che il viaggio può comunque essere fatto.
Quando ciò che si esplora è grandioso, si manifesta in elementi grandiosi: scaloni, architetture monumentali, grandi pietre, fortezze… Spesso al termine del viaggio c’è una cripta, un tempio, un luogo sacro, come nel sogno che Jung fece a tre anni. Stiamo esplorando elementi attinenti al divino, all’universale o allo spirituale superiore.
Il tempio è indifferentemente la caverna come il monte o il sotterraneo. Il divino spesso incute timore, ricordiamo che sacer non vuol dire solo sacro ma anche mostruoso, alieno, terrificante.
Jung non si basava solo sui sogni, da lui partono tecniche più ampie, che utilizzano la pittura, il dramma, le personificazioni, il lavoro di gruppo, le visualizzazioni. L’arte viene usata ampiamente come mezzo per comunicare con l’inconscio e portare in luce energie rigeneratrici.
Sul sogno Jung si mostrò sempre molto possibilista e non lo chiuse mai in categorie restrittive; cercò simboli individuali e collettivi; lo guardò come una forma d’arte, una espressione alta di energia con un proprio codice di comunicazione che funzionava anche al di fuori della comprensione razionale.
Vide che ogni sogno è suscettibile di più interpretazioni e la sua lettura può cambiare nel tempo e che nessun sogno può essere interpretato interamente perché ciò significherebbe disconoscere l’inconscio e la sua profondità multiforme, in particolare la sua natura di energia in atto.
Ogni interpretazione razionale di un sogno lo limita. Il sogno deve restare aperto, suscettibile di altre letture. L’interpretazione è un limite ma l’inconscio non accetta nessun limite e, anche chiuso in uno scrigno, continuerà a trapelare dalle crepe. Forse il modo migliore per comunicare con lo spirito di un sogno sarebbe entrare nella sua energia, danzarlo o cantarlo o dipingerlo, solo così la sua ricchezza vitale sarebbe rispettata. “La verità sfugge a chi vuole sistematizzare il tutto”. Ogni sistema o teoria è arida e limitativa e lascia fuori l’incredibile ricchezza e multiformità della vita.
Freud dice che il sogno è la realizzazione di un desiderio, ma per Jung il sogno è piuttosto un atto compensativo. Come ogni malattia ha in sé il suo contrario, come un’infezione produce una febbre che la placa, così il sogno è un complementare della vita, cerca di integrare un atteggiamento cosciente o di mostrare un punto vulnerabile, per questo gli antichi sacerdoti-medici chiedevano conto dei sogni o predisponevano luoghi per sognare. I Cinesi considerano oltre al corpo un’anima, il Kuei, (corpo astrale), che è legata ai sogni, quando ci svegliamo con l’angoscia è perché il Kuei incombe su di noi.

Un esercizio di gruppo facile che si può provare per attivare la mente surreale è quello della POESIA COLLETTIVA. Fsare poesia in modo automatico, come in stato di sogno.
E’ meglio se prima si è abituato il gruppo ad ascoltare la poesia come ritmo e come evocazione, perché è poesia ciò che è musica e l’evocazione deve aprire le porte del cuore.
Si prende ora un foglio e si decide un ritmo.
La prima persona scrive due righe di poesia e piega il foglio così che si legga solo il secondo verso e passa il foglio al secondo, il quale aggiunge due versi e piega di nuovo il foglio così che si legga solo l’ultimo verso.
Da ultimo si legge quel che è venuto tutto intero e si possono avere belle sorprese.
Metto qui tre esempi:

NAVI SENZA CONFINI

…….. che dire dell’amore
se non che non ho parole…
sentimento,
colpo allo stomaco,
occhi che non vedono
vento, forza, musica….

Canto con te la pioggia
Canto con te……..
eco dei miei silenzi
folgore nelle mie solitudini
che rischiano il buio

Tu mostri il cammino
al viandante stanco
che comunque procede
per la sua strada senza meta
Un colpo di vento improvviso
lo alza da terra…
Uccidere, amare, la passione, la morte
poi vince la vita
per essere felice di tutte

le cose che mi circondano
amore
da cui fuggirò lontano
finché si può
e dopo ancora l’eterno ritorno
al richiamo tuo vago
ma forte
e non so dir di no
ed eccomi ancora qui
me stessa e perduta

nella profondità del mio
oceano
profondo e pieno di pace
solcato da navi senza
confini…..

..
AMO LA VITA, MA LA VITA NON MI AMA

Amo la vita ma la vita non m’ama
libertà di scegliere chi amare
ma non troppi sogni per non rischiare
oppure scappare ancor prima di avere iniziato
ebbene no, non fuggire mai
sono nato per vivere sino in fondo
ascoltando il ritmo del mio cuore, del tuo cuore
capisco che e’ un ritmo che gia’ conoscevo
e’ fonte di vita
Accarezzo l’acqua che sgorga
dal tuo cuore cristallino

si chiama diamante, ne ha la trasparenza
allora mi chiedo perché a volte vago nella nebbia
guido nel buio con freni tirati e luci spente
col battito del cuore trasmesso all’erba bagnata
la terra danza al ritmo
di antichi bongo nel vento nero
vento…soffio…soffio dell’estate
di primavera…del sogno
ad occhi aperti con l’intimo desiderio
che possa realizzarsi

illuminata dai raggi del sole
salgo nell’azzurro
persa, inebriata, ancora viva

IL TUO VENTRE SCURO

Guardo il tuo volto immerso in mille
volti eppure te solo vedo
E’ come se fosse sempre mattino
e’ come vedere davanti il cammino
E’ nei tuoi occhi, bocca, braccia,
luce, acqua, forza, riposo
quello che ho voluto e che e’
rimasto sospeso nel vuoto
lontano da te, sognato da me
sconosciuto
insensibile

ma mai il cuore di pietra fino in fondo
mai il cuore dimentica di fiorire
lasciando andare il nero
radicato in fondo all’anima
che non attende altro
che essere svegliata
con la parola giusta
e un bacio
un bacio sulla bocca
la tua bocca, rosa di calore

e il tuo ventre scuro
in cui le mie mani si perdono
impastando il pane al sesamo
profumo profondo che scende
nei fianchi fino al cuore
e come musica mima lieve
poi leggermente splende
e ti stringe come fossi io
e ti sta chiamando…
ti sta chiamando…

..
http://masadaweb.org
.
INDICE JUNG 4

Lezione 1
https://masadaweb.org/2011/01/27/masada-n%C2%B0-1252-27-1-2011-modificazioni-di-coscienza/

Lezione 2
https://masadaweb.org/2011/02/01/masada-n%C2%B0-1254-1-2-2011-jung-4-2-sogni-straordinari/

Lezione 3
https://masadaweb.org/2011/02/08/masada-n%C2%B0-1257-8-2-2011-jung-4-3-l%E2%80%99altro-da-me-il-gemello/

Lezione 4
https://masadaweb.org/2011/02/16/masada-n%C2%B0-1260-16-2-2011-jung-4-4-archetipi-il-bambino-divino/

Lezione 5
https://masadaweb.org/2011/02/18/masada-n%C2%B0-1262-16-2-2011-jung-4-4-bis-archetipi-animus-e-anima-il-maschile-e-il-femminile/

Lezione 6
https://masadaweb.org/2011/02/23/masada-1264-23-2-2011-jung-4-lezione-5-l%E2%80%99archetipo-fondamentale-il-se/

Lezione 7
https://masadaweb.org/2011/03/01/masada-n%C2%B0-1266-1-3-2011-il-mandala-jung-4-lezione-6/

Lezione 8
https://masadaweb.org/2011/03/08/masada-n%C2%B0-1269-8-3-2011-jung-parte-4-lezione-7-il-libro-rosso-le-personificazioni/

Lezione 9
https://masadaweb.org/2011/04/07/masada-n%C2%B0-1279-7-4-2011-jung-l%E2%80%99i-ching/

Lezione 10
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5737&action=edit

Lezione 11
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5767&action=edit

Lezione 12
https://masadaweb.org/2011/04/12/masada-n%C2%B0-1280-12-4-2011-jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

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