Nuovo Masada

gennaio 8, 2011

MASADA n° 1246. 8-1-2011. Cachemire

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:36 am

Epifania – 3000 scuole senza preside – Non ci sono più archivi segreti – I pericoli di Facebook – Ipnosi e suggestioni di mercato – Di Pietro e il referendum Mirafiori – Compagni padroni – Una studentessa scrive a La Russa – Quella storiaccia di Cesare Battisti

Tremonti: “La crisi non è passata. E’ come un videogame.”
Ci credo, pirla. Se la prendevi sul serio invece di stare a giocare, forse stavamo meglio tutti!
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JENA
CRISI
In un momento così difficile è confortante sapere che il ministro dell’Economia giochi ai videogame.
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Signorini, direttore di ‘Chi’, sottolinea nella sua trasmissione che D’Alema non può essere comunista, portando egli una scarpetta di cachemire. Nega che vi siano i comunisti.. Ma interviene Berlusconi e lo corregge.
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Parole più usate in questo momento di crisi: “videogame e cachemire”. Oltre ovviamente ai soliti improperi razzisti. Come cita Ippolita: “Il razzismo e’ il luogo comune dove gli stupidi s’incontrano”. Gli operai, che non usano né videogame né cachemire, si incazzano. E scoprono presto che nemmeno col razzismo si mangia. Mentre chi col razzismo prende voti operai mangia benissimo. E pure chi porta il cachemire e non fa nemmeno la fatica di difendere gli operai ma sostiene chi li inchioda sulla croce. Il Crocefisso, è ormai chiaro che è un’altra cosa. Difendere il Crocefisso è un atto di propaganda politica e di fanatismo ideologico. Difendere chi lavora sarebbe cristiano e forse comunista ma non è cosa da ladroni. I ladroni sono scesi dalla croce da un pezzo e stanno dalla parte di chi intinge la spugna d’aceto e gioca a dadi sul Cristo. Il mondo è un videogame solo in mano ai cretini. E se piovono tortore, sarà perché qualcuno le ha ammazzate. Piovono anche uomini, ma non gliene frega a nessuno. Valgono meno delle tortore e la caccia è sempre.

Mary63
La forza dei sogni

Ti riconosco tra un milione
di volti anonimi
Sicura mi allaccio
al tuo sguardo
Costruiamo lenti
per vedere ciò che è invisibile
Noi ne siamo capaci
abbiamo dentro
la forza dei sogni.

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LA CARNE QUANDO È SOLA
Silloge inedita

sai dire se anche di là c’è vita?
se anche di là bisogna nascere e morire
lottare per il pane faticare per l’amore
logorarsi per non perdersi? io qui
mi sono stancato se parto qualcuno
mi deve pur garantire che non
dovrò ricominciare daccapo

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EPIFANIA
VV

Il 6 di gennaio è stata la festa dell’epifania, parola greca che vuol dire manifestazione del Signore. In questo giorno si ricordano i re Magi che portano al Bambinello tre doni simbolici, l’oro della conoscenza, l’incenso della purezza e la mirra dell’immortalità. Nel tempo i tre astrologi si sono mescolati alla favola celtica di una vecchia strega non troppo cattiva, che vola su una scopa come si conviene a ogni strega, vede dall’alto i bambini come fa pure Papà Natale, ma può portare oltre che doni anche carbone. In questo archetipo si mescolano due figure femminili: la mamma (o nonna) che punisce e quella che premia. Nelle saghe antiche del Nord è la Vecchia, che si bruciava in piazza per celebrare la morte dell’anno vecchio, un simbolo di ciclicità per indicare la fine delle vecchie cose brutte e cattive e la nascita di quelle nuove, una specie di araba fenice, tant’è che presso alcuni gruppi cristiani, i copti per es., la fine del vecchio anno e la nascita del Bambino divino si celebrano insieme proprio il 6. Tipicamente la Befana ha attinenze con Babbo Natale, passa anche lei per il camino, vola attraverso il cielo, ma lascia o trova una sua lunga calza dove dovrebbero stare prodotti della terra (le entità magiche femminili sono legate alla terra come gli dei maschili al cielo): fichi secchi, noci, arance, castagne, noci o nocciole. Il carbone, infine, per chi è stato cattivo ha un significato alchemico. E’ infatti ciò che serve per accendere il fuoco del crogiolo che servirà per fondere la materia umana e estrarne nell’alambicco l’essenza divina. Il culto della Befana non è solo celtico e italiano, è presente in molte parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all’Africa del Nord. In Italia la Befana precedette Papà Natale che arrivò da noi insieme alla Coca Cola di cui era il logo, anche in Russia c’era un Santa Klaus. Nel solstizio invernale i Celti bruciavano fantocci di paglia o vimine, e l’uso venne ereditato dai popoli dell’Italia del Nord. Anche i Greci festeggiavano questo giorno e lo chiamavano “Teofania”, cioè “apparizione di Dio”, In era cristiana la festa persistette per 3 secoli e fu celebrata insieme al Natale, almeno per i primi tre secoli.
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Non abbiamo un GPS che ci indichi la strada.
Siamo in un ricco declino.
Il ricco è loro. Il declino è nostro.

Viviana
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Prendono piacere i porci più del fango che dell’acqua limpida (Eraclito)

Disfacimento progressivo
VV

Hanno cominciato manipolando l’informazione.
Poi l’informazione hanno cominciata a falsificarla alle origini, inventando di sana pianta informazione falsa.
Ora siamo arrivati a un punto di Babele totale:
tra una informazione dei media e un delirio puro non c’è più ormai nessuna differenza.
Non so dove vogliano arrivare, alla delegittimazione di ogni notizia, o a quella di loro stessi come falsificatori totali della realtà.
L’unica cosa chiara è che se in questo paese non si impone una questione morale ‘per legge’ e con pena’ in ogni settore privato e pubblico, soprattutto se non la si impone alla stampa e alla politica, con tanto di responsabilità legale dotata di sanzione penale, siamo allo sfascio di qualunque attendibilità e dunque di qualunque autorità e alla legittimazione di qualunque Stato. Nemmeno una associazione mafiosa può tollerare una tale massa di falsificazione al suo interno. Si può cercare di ingannare qualcuno, Non si può perpetrare il progetto di ingannare tutti.
Un tot di falsificazione dei fatti è tollerabile. Con la completa falsificazione di ogni fatto siamo alla disfatta degli stessi falsificatori.
Lo stesso nella politica. Un tot di delinquenza o di amoralità può considerarsi fisiologica. Un totale affonda ogni politica e ogni apparato mediatico nella delegittimazione e nella criminalità intollerabile.
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3000 scuole senza preside
Viviana Vivarelli

Cosa fa un pessimo Governo? Condona 98 miliardi agli evasori delle slot machine, butta 25 miliardi in armi oscene, raddoppia le donazioni alle scuole private… ma lascia 3000 scuole senza il preside!
Sono 4 anni che non vengono banditi concorsi.
Così la Gelmini prosegue sulla sua strada di abbattimento della scuola pubblica.
Il bando di concorso giace sulla scrivania di Tremonti ma la Gelmini non dice parola sul fatto che lui se ne freghi della scuola! E Napolitano fa anche la sceneggiata con gli studenti in visita, da vero traditore!

I pericoli di Facebook
VV

Il successo di Facebook? La sete di protagonismo della gente.” (J,Heller)
“La nostra “identità digitale” è sempre più importante per le nostre relazioni sociali, ma può essere cancellata in ogni momento da Facebook e noi con essa”. Non è assolutamente vero. Se si cancella l’identità da Facebook o anche solo alcune informazioni di essa, queste non vengono distrutte ma sono comunque conservate in copia dal sito. Una volta che si danno delle informazioni a Facebook questi le possiede e ci può fare qualsiasi cosa vuole, senza possibilità di porvi rimedio.
Ecco altri motivi per non iscrivervi (in inglese): http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook
Una identità digitale potrebbe essere una buona cosa ma ci deve essere l’assoluta certezza che le informazioni che contiene siano protette e che chi le memorizza sia affidabile e non le metta a disposizione di enti a cui non vogliamo che arrivino.
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Beppe Grillo

Goldman Sachs ha investito 375 milioni di dollari in Facebook valutandola 50 MLD di di dollari. Ad ognuno dei 500 milioni di utenti di FB è stato attribuito il valore di 100 dollari. Senza iscritti FB varrebbe zero. Se io e mio figlio, ad esempio, cancellassimo il profilo, il valore di FB diminuirebbe all’istante di 200 dollari. Il capitale sono gli utenti, i loro contenuti e le loro reti di relazione e non la piattaforma, ma FB è un mondo chiuso in sé stesso nell’universo di Internet, chi vi entra non vi può più uscire. “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”.
Se in futuro altre società fornissero una rete sociale con servizi migliori, l’utente di FB dovrebbe, in teoria, poter migrare i SUOI contenuti senza chiedere il permesso a Mark Zuckerberg. Nei fatti oggi non può farlo. Il valore economico di FB dipende dai miliardi di informazioni personali inserite. Chi è il proprietario di questi dati, dell’“identità digitale”? FB o l’utente? Dovrebbe essere l’utente, l’identità è sua, foto, film, testi sono frutto del suo lavoro, sono “lui”, sono “lei”. Queste informazioni sono però utilizzabili solo all’interno di FB. Chi si registra su un’altra rete sociale deve reintrodurre tutti i dati. Ogni “identità digitale” è in sostanza proprietà di FB o della rete sociale in cui è stata inserita. Da tempo è allo studio uno standard per una “identità digitale universale” per accedere a ogni rete sociale dove contenuti e relazioni rimangono di proprietà dell’utente. La nostra “identità digitale” è sempre più importante per le nostre relazioni sociali, ma può essere cancellata in ogni momento da FB e noi con essa. FB dovrebbe distribuire i soldi ricevuti dalla Goldman Sachs ai suoi utenti che lavorano a cottimo e gratis fornendo informazioni che possono essere usate per attività marketing. Con queste premesse, se il monopolio di fatto di FB finisse, i capitali di Goldman Sachs avrebbero creato l’ennesima bolla di Internet. E chi ci rimette i soldi nelle bolle? I piccoli azionisti o le grandi banche? Di certo non Goldman Sachs che potrebbe guidare la collocazione in borsa di FB nel 2012 con ritorni enormi. Potrò sbagliarmi, ma per sicurezza di azioni FB io non ne comprerò.
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Facebook, una valutazione col botto

Valutata 50 miliardi l’azienda che sembra prepararsi all’esordio pubblico.
Intanto i Winklevoss stracciano l’accordo e ricominciano la causa, mentre la SEC apre un’indagine sulla trasparenza dei dati finanziari
Goldman Sachs sembra aver investito 450 milioni di dollari nel social network, un fondo russo altri 50 milioni, in un affare che valuta complessivamente il social network 50 miliardi di dollari.
Una stima superiore al valore, per esempio, di Yahoo!, Time Warner e eBay.
Insomma, se il titolo FB (e la valutazione del potenziale dei social network) è gonfiato e a rischio bolla per il momento a doversi preoccupare (e, se va bene, a guadagnare) sono i pochi che riescono ad arrivare ad aggiudicarsi le azioni in attesa dell’esordio in Borsa.
Solo allora potranno dare prova di valere effettivamente quanto prevedono gli speculatori.
Nel frattempo proprio la Securities and Exchange Commission (SEC) ha aperto un’inchiesta sul mercato delle azioni di aziende private che operano su Internet come appunto Facebook, Twitter, Zynga e LinkedIn: il dubbio è che attraverso questo tipo di operazioni sul mercato privato vengano aggirati i requisiti di trasparenza al pubblico dei dati finanziari imposti dalla commissione federale.
Segue
http://punto-informatico.it/3064476/PI/News/facebook-una-valutazione-col-botto.aspx
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Estrellita
ODIO FACEBOOK
Leggere e meditare, please:
(Fonte: L’Espresso)

“.Ma il Web è una miniera anche per gli investigatori della Polizia di Stato.
“Ai miei tempi c’erano altri mezzi, ora c’è FB ed è ovvio che gli investigatori vadano a guardare anche lì, dove molti dicono parecchie cose di sé”
dice Domenico Vulpiani, direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni. Prima di occuparsi di cybrcrime, è stato per 5 anni a capo della Digos di Roma: “Alla fine, un profilo della persona te lo riesci a ricostruire,
anche attraverso gli amici e gli amici degli amici di quel contatto”.

Ora io mi domando: come si fa a essere così sprovveduti da mettere a disposizione di “cani e porci” gli affari propri e le proprie foto?
Penso che FB sia una forma di auto schedatura con la quale si butta alle ortiche la propria privacy volontariamente. Che roba è? Una specie di narcisismo? Una necessità di visibilità così di moda di questi tempi, come quelli che fanno “ciao ciao ” dietro alla telecamera del giornalista che intervista qualcuno, la “sindrome di Paolini?” Per carità, ognuno è libero di fare ciò che gli pare della propria privacy. Personalmente sono contraria a questo eccesso di esposizione mediatica.
Poi, per quanto riguarda le “azioni” My Dear Beppe, che tu non comprerai mai
le uniche azioni di cui mi devo preoccupare sono quelle che compio ogni giorno per vivere : tipo alzarmi al mattino, lavarmi, vestirmi, andare a lavorare, cucinare, occuparmi della famiglia.
Le “azioni” di cui ti preoccupi tu non mi riguardano e credo non riguardino
la maggior parte dei bloggers!
Dear Beppe, tu ragioni da ricco!
La maggior parte degli italiani in questa fase storica è preoccupata per l’agonia della democrazia, dei diritti dei lavoratori, della cultura, della moralità e del futuro dei giovani. Di ben altre cose!
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Un sistema pericoloso
Viviana Vivarelli

La prima cosa per cui capisci che Facebook è una truffa è che, una volta entrato, non ne puoi più uscire. Inutile disattivare l’account. Va in stand by ma non viene spento. Tutti continuano a leggere di voi e magari a vedere la vostra foto, tutti possono continuare a scocciarvi offrendovi la vostra amicizia, termine oscuro (amico è un’altra cosa) che sottintende la possibilità di scocciarvi in eterno con spam infinite. Questo divieto di cancellazione andrebbe denunciato alla Corte Europea come una grave violazione della privacy e del diritto di scelta del compratore.
Nacque pure un gruppo FB su “come distruggere permanentemente il tuo account” messo su da uno svedese che arrivò a 5000 membri. E’ come vendere l’anima al diavolo, non la riavrai più indietro. Non è consentito alcun diritto di recesso, il che, credo, viola diverse leggi del mercato.
E perché il meccanismo è così perverso? Perché i dati personali sono ricchezza, sono business, il sito guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose. Più schedature quindi (anche di utenti non attivi) più soldi.
Qui si elogia la vanità di stare su sky con centinaia di ’presuntì amici e una chattaggine che sa di dabbenaggine, è la vittoria ‘fasulla’à dei nerds.
FB è pericoloso. Comincia a contare nei processi come prova, nelle cause legali, può ritorcersi contro di te per dichiarazioni incaute che non puoi cancellare, per sciocchezze giovanili che ti possono rovinare la carriera, può comportarti querele o svelare altarini nascosti, insulti che non vorresti avere firmato, rovinarti un’assunzione di lavoro o una carriera, può metterti in imbarazzo di fronte a una futura moglie o a un parente o a un superiore. Può rovinare un soldato. Può rivelare a un padre cose su suo figlio che è meglio non sappia. E se non lo fai, può farlo un presunto ‘amico’
Una dice: “Io su FB ci parlo a mia cugina.” Ma se vuoi parlare a tua cugina, casso, telefonale! O scrivile su e mail! O valla a trovare di persona! Che ci guadagni a mettere tutte le vostre chiacchiere private tra cugine alla visione di cani e porci?
L’altro dice: “Io ritrovo i compagni delle elementari”. Ma, casso doppio, che razza d vita da sfigato che hai se per comunicare con qualcuno devi rintracciare i tuoi compagni di quando avevi 10 anni? E poi per dirvi cosa? Io sono cassintegrato. Io invece operaio all’Enel? Sai che acquisizione! Ma comprati un cane piuttosto!
Il terzo furbissimo li frega tutti: “Io i dati li do falsi, poi qua e là semino qualche traccia riconoscibile dagli amici”.. E infatti uno per ritrovarti deve leggere 500 milioni di utenti e poi, se riconosce le tracce, ti ritrova.
Nessuno dice: io su FB ci sto perché sono solo come un cane, perché mi annoio, perché la mia vita non ha un senso, perché non sono nessuno, perché vorrei sentirmi qualcuno, perché tutti sono su FB e pur’io ci sto per non essere da meno, perché così fan tutti, perché non lo so, perché se ricevessi mai la richiesta di qualcuno che mi chiede di essermi amico vado in brodo di giuggiole fosse pure il mostro di Londra, perché la vita è uno schifo e se non lo si condisce con un po’ di gingilli fasulli e di illusioni vanesie è ancora più uno schifo.
Ti odio, Facebook, perché usi il linguaggio orwelliano, perché con te privacy, amicizia, mondo. umanità hanno un suono falso di monete bucate inflazionate su un mercato ipocrita che gioca con le debolezze umane e le amplifica e in cui nessuno potrà comprare mai niente di buono o fare qualcosa di utile, per di più illudendosi financo di esistere.
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Il direttore dell’edizione britannica di Wired, David Rowan elenca almeno 6 motivi per non usare Facebook

Facebook è nata per fare soldi dando la possibilità agli inserzionisti di sapere con precisione cosa vi piace e cosa no, accedendo ai vostri like, interessi, fotografie e connessioni sociali. Per es., il disclaimer sulla privacy di Facebook in inglese è passato dalle 1.004 parole del 2005 alle 5.830 di oggi (la Costituzione americana ne ha 4.543). Rowan ammira l’impero messo in piedi da Mark Zuckerberg, ma non si fida di lui.

Internet non dimentica. «Quando si è giovani, si fanno errori e parecchie cose stupide» ha detto Obama agli studenti «State attenti a cosa pubblicate su FB, perché nell’era di YouTube qualsiasi cosa farete potrà essere tirata fuori in futuro». Tutti abbiamo bisogno di spazio per crescere, sbagliare e cambiare.Se Robert Zimmerman — un ragazzino di una piccola città del Minnesota — avesse avuto FB , sarebbe diventato il Bob Dylan newyorkese?

Le informazioni che date per qualcosa, verranno usate anche per qualcos’altro
I database con le nostre informazioni si stanno intersecando sempre di più. Ordinate una pizza per telefono, e il computer che prenderà l’ordine accederà anche al vostro curriculum, ai voti che avete preso in passato, ai prestiti in biblioteca I sondaggi mostrano che già il 35 % delle aziende rifiutano i candidati per le informazioni che trovano sui social network

…e c’è la buona possibilità che vengano usate contro di voi In un mondo più trasparente, tu hai una sola identità, e stanno per finire i giorni in cui avrai maschere differenti per i tuoi colleghi e per le altre persone che conosci. Un ex partner vendicatore, un collega rivale o un avversario politico potrebbero selezionare le vostre informazioni per danneggiarvi, modellando così la vostra identità in maniera disonesta.

Poi facciamo casino, e diamo più informazioni di quel che vorremmo
È molto semplice, spesso ci si può sbagliare e pubblicare qualcosa di privato senza accorgersene

E oltretutto, perché vendere a un’azienda le proprie conversazioni?
Un giorno leggerete quelle 5.830 parole e vi accorgerete che FB detiene il diritto di fare più o meno ciò che vuole con i vostri dati, compreso venderli a chiunque paghi abbastanza. FB è gratis, ma con mezzo miliardo di utenti che lo usano è ora di chiedersi quanto stia facendo bene o male alla società.

FB aiuta l’Informazione? Direi di no dal momento che il 90% degli utenti sono bambini che linkano post cretini

Art. 15 della Costituzione “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.”
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A questi punto c’è qualcuno che dice: “In fondo non siamo stati obbligati a iscriverci a FB. Non siamo ‘obbligatì. Siamo ‘indottì’. E questo è grave.
Se fossimo consapevoli di ciò che facciamo, molte cose non le faremmo affatto.
La differenza tra essere obbligati e essere indotti è sottile. E vi si giocano i limiti di violazione alla libertà.
Nel primo caso siamo sottoposti a una violenza. Nel secondo a un inganno. Ma tu credi davvero che la differenza sia grande? L’inganno è solo un modo più subdolo di esercitarti una violenza.

IPNOSI E SUGGESTIONI DI MERCATO
Viviana Vivarelli

Una delle cose più oscure della mente umana è l’ipnosi. Nessuno scienziato è ancora riuscito a spiegare cosa sia e su quali meccanismi cerebrali agisca,ma gli effetti sono disastrosi e ne deriva una dipendenza spesso molto difficile da spezzare tra chi usa l’ipnosi e chi ne è vittima
La prima conseguenza dell’ipnosi è la perdita della propria libertà, della propria autonomia, della propria libera scelta, pur considerandole sfere molto relative e a maggior ragione degne di essere tutelate da ulteriori diminuzioni
Nel nostro mondo abbiamo molti meccanismi o sistemi che sono equiparabili a suggestioni e le induzioni di mercato o della disinformazione rientrano nella sua area, in cui si realizza un assoggettamento della mente umana per cui si induce qualcuno a fare qualcosa che, se fosse nel pieno della sua consapevolezza e avesse la totalità delle informazioni utili, non farebbe.
Chiunque eserciti induzioni, ipnosi o suggestioni sulla mente di altre persone spingendole a comportamenti alterati, esercita una violenza sociale e lo fa per un fine utilitario di potere ‘contrò e non certo ‘per’ gli altri.
Il neoliberismo, le strategie di mercato, le mode diffuse, il controllo dei media.. sono tante tecniche di violenza mentale con cui si induce la gente a non pensare, a desiderare cose mirate, a non agire liberamente, a decentrarsi dalla vita vera disperdendosi in attività fasulle e luoghi artificiali, così che non si ribelli al potere ma serva ai suoi interessi e cessi di pensare che può creare da sola la propria vita o liberarsi dai condizionamenti che la rendono schiava.
Facebook rientra in questo piano di illusorietà, di artificio, di distrazione dal reale, di falsa attività che occupa tempo senza creare modificazioni di realtà, che non fa crescere, che congela l’essere umano in una perpetua labile adolescenza. E’ un luogo non luogo. Uno spazio non spazio. Una mente che mente. Una finta vita. Come un miraggio. Dove si agitano illusioni che si sostituiscono al vero.
Non siete voi che usate Facebook. E’ Facebook che vi usa.
Colui che viene ipnotizzato può ricevere delle induzioni che si attivano dopo il risveglio. Si chiamano ‘comandi post ipnotici’.
Per esempio, gli si dice che un’ora dopo essersi risvegliato dovrà aprire un ombrello in casa. E così farà.
Ma la cosa curiosa è che l’io non tollera di ammettere di non essere libero e ha la presunzione di giustificare anche i propri errori o i propri atti privi di senso, dando loro, comunque, un senso. Così l’uomo ipnotizzato aprirà l’ombrello in casa e, interrogato su questa stranezza, troverà delle spiegazioni che giustificano la cosa il più razionalmente possibile. Dirà, per es., che voleva vedere se l’ombrello era sano o che temeva che le sue chiavi fossero cadute nell’ombrello…
Questo si pensa leggendo certi post in cui i bloggher, che potrebbero sospettare di aver fatto una stupidata iscrivendosi a questo idra del mercato, non lo riconoscono affatto, rigettano la nuova informazione come inaccettabile, tentano in perfetta buona fede di giustificare il loro errore, disconoscendolo e adducendo quelle che si chiamano “razionalizzazioni a posteriori”.
Non diversamente fanno certi elettori del Pd o del Pdl o di qualunque partito a scelta dopo che questo ha tradito anche le loro pur normali aspettative.
Viviamo di illusioni e di insistenza nelle illusioni e questo fa di noi delle vittime vocazionali.
I meccanismi della mente sono molti e per niente congruenti
L’essere umano non è un computer, per cui la sua logica lascia molto a desiderare,i vari pezzi nemmeno si conoscono o si armonizzano
Direi che più che una creatura logica,l’uomo è una creatura paradossale, soprattutto nella discrepanza tra dichiarare e agire,o tra capire e scegliere,o tra volere e capire
Possiamo dirci intelligenti e analitici quanto si vuole, poi interviene il sistema limbico e manda tutto a puttana. Non sappiamo dire perché qualcosa ci piace, ma quando ci piace, vince anche sui due emisferi superiori, razionalità e intuizione.
Siamo creature desideranti, autoillusive, deboli, e molto ma molto suggestionabili. Parlare di libera scelta in questa condizioni è molto ma molto ridicolo. Purtuttavia ci insistiamo perché la strada è quella
Per millenni siamo stati parti di un organismo tribale, come le api nell’alveare, con una intelligenza comunitaria, di gruppo, poi, con grande fatica, dopo il 1400, è nata la soggettività moderna. Ovviamente, come accade sempre agli inizi, solo per alcuni. E oggi la massa resta ancora tribale, ha bisogno di un capo, non riesce nemmeno a immaginarsi in cammino da sola. La soggettività ha portato con sé grandi evoluzioni del mondo, ma anche, come forze uguali e contrarie, grandi dispotismi che hanno cercato di abbattere questa soggettività nascente abusando delle sua possibilità e convertendole in debolezze dominabili. Il potere, per sua natura, è sempre stato nemico della libertà e dell’autonomia del pensiero indipendente. E il potere si è sempre avvalso di chi vende la propria debolezza, impotenza e stupidità al potere stesso, facendosene gradino. E’ l’elemento tribale che persiste. Il potere ha sempre un grande seguito di opportunisti ma anche di stupidi mentre l’intelligenza va da sola e ha contro tutti L’opportunista e lo stupido si asservono al potere, perché senza quello non sono nessuno. L’uomo libero in sé ha tutto.
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Vedi anche
masadaweb.org/2009/06/11/masada-n-940-11-6-2009-stati-modificati-di-coscienza-lezione-10-suggestione-e-ipnosi/

masadaweb.org/2009/07/11/masada-n%C2%B0-953-11-7-2009-storia-dell%E2%80%99ipnosi-parte-2/

DI PIETRO E IL REFERENDUM MIRAFIORI

Sui diritti fondamentali non c’è referendum che tenga.
I referendum sono fondamentali e importanti, e ne abbiamo promossi tanti, purché non vengano fatti sotto la spada di Damocle del ricatto. È chiaro che nel caso Mirafiori, il lavoratore che si trova a dover scegliere tra l’andare a casa o accettare condizioni al ribasso rispetto a propri diritti fondamentali non può che votare SI. Ma chi deve difenderlo? Chi deve farsi carico dei suoi diritti come parte debole della catena industriale?
Noi vorremmo che la vicenda Fiat avesse uno sbocco positivo per tutti. Non siamo a priori contro le imprese, senza le quali non ci sarebbe nemmeno il lavoro, vogliamo però che il sistema industriale rispetti le regole e che queste non vengano cambiate di volta in volta per favorire gli interessi di una sola parte, i datori di lavoro, a discapito dei lavoratori. Il sindacato ha una funzione essenziale che è difendere la parte più debole. Ci auguriamo perciò che anche le altre forze politiche escano allo scoperto per trovare una soluzione condivisa. Proponiamo un tavolo comune in cui vengano rimessi in discussione questi accordi separati, queste soluzioni trovate dall’azienda soltanto a suo vantaggio, costringendo gli operai ad accettarle con la minaccia di chiudere. Oggi è successo a Mirafiori, domani potrebbe accadere ad altre imprese. La legge della giungla, dove vince sempre il più forte, può giovare al sistema finanziario ma penalizza i cittadini che devono arrivare a fine mese e hanno bisogno di lavorare.
La Fiom non può fare altro che difendere i diritti di chi è costretto da una normativa capestro a votare SI al referendum. Noi denunciamo che si tratta di voti ottenuti con un ricatto e che ci sono accordi che violano la Costituzione. Una soluzione che prevede che non si può più scioperare o partecipare ad organizzazioni sindacali è un’esplicita violazione degli art. 39 e 40. Quindi anche se dovesse vincere il SÌ,ancor di più dovremo stare dalla parte dei lavoratori
Occorre responsabilizzare le istituzioni, il governo,il Parlamento, affinché possano indurre aziende come la Fiat a mantenere la produzione in Italia. Il governo dovrebbe convincere la Fiat che lasciare la produzione in Italia è conveniente anche per i suoi interessi e non solo per quelli dei lavoratori.
Chiediamo al governo di convocare immediatamente un tavolo unitario. Da una parte serve ad assicurare alla Fiat incentivi e regole tali da permetterle di competere con le altre realtà mondiali, dall’altra deve chiedere all’azienda di lasciare le produzioni in Italia, perché di una Fiat grande finanziariamente che però sposta la produzione all’estero, licenziando e mettendo in cassa integrazione i suoi operai, il sistema Italia ci fa poco o niente.

Non ci sono più archivi segreti
Raniero La Valle

L’avvenimento che ha sconvolto l’ordine costituito sulla fine dell’anno 2010 è stato la pubblicazione sui siti web e sui giornali di tutti i Paesi dei documenti riservati e segreti della diplomazia americana; sono documenti che raccontano la cultura, le paure, i giudizi, i pregiudizi, le fonti che sono all’origine delle decisioni politiche che attraverso il frullatore del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca sono diventati il governo americano del mondo.
Lasciamo stare il dibattito sulla legittimità della provvista e della pubblicazione di questi testi, sulla qualità e novità delle informazioni che vi sono veicolate, sulla libertà di stampa, sui reati piccoli e grandi di cui il responsabile di WikiLeaks, Assange, avrebbe compiuto e sulla eccentricità del suo arresto e della sua provvisoria detenzione in un carcere di Londra sotto l’imputazione di tutt’altre colpe. Tutto questo è cronaca. Ma, al di là della cronaca, quello che è avvenuto investe la grande storia, e potrebbe avere un impatto durevole su di essa. Quello che è avvenuto è che le nuove tecnologie, giunte alla portata di tutti e bucando ogni possibile difesa di segreti e di archivi, hanno operato la più grande spoliazione del potere vigente che mai si ricordi. Il re è nudo, il potere è stato svelato nei suoi pensieri e nelle sue pulsioni, al netto della menzogna e dell’ipocrisia di cui solitamente si riveste e con cui si presenta in società. Il potere senza la cipria del “politicamente corretto”, ma invece altamente scorretto, inconfessabile.
Altre volte pubblicazione di documenti segreti e fuga di notizie avevano mostrato il volto ripugnante del potere, quale effettivamente era stato esercitato. La pubblicazione dei “Pentagon Papers” sulla guerra del Vietnam, mostrò come uno dei più grandi delitti della seconda metà del Novecento, corredato peraltro dalle motivazioni più nobili ed altruiste, quale fu appunto la guerra del Vietnam, era stato premeditato e architettato a partire da una bugia, cioè dal falso dell’attacco delle motovedette vietnamite alle navi americane nel golfo del Tonchino. Un’altra guerra idealizzata come santa crociata per i diritti umani, quella contro l’Iraq di Saddam, è finita nell’orrore delle torture svelate dai filmati di Abu Ghraib. Ma mai il potere era stato smascherato nella sua ordinaria meschinità e doppiezza, come nei 250 mila “files” pubblicati da WikiLeaks. Quello che scrivono gli ambasciatori nei loro rapporti a Washington saranno pure segreti di Pulcinella e notizie attinte dai giornali di opposizione, ma è un fatto che questi sono gli occhi con cui l’America, questo sovrano del mondo, guarda ai suoi interlocutori e giudica quello che accade nel processo di formazione delle sue decisioni politiche.
Per questo la diplomazia è sempre stata segreta, a partire dalle lettere che un famoso ambasciatore della Serenissima Repubblica di Venezia scriveva da Roma descrivendo il papato come un concentrato di “volere assoluto e dominio dispotico e monarchia spirituale di tutto il Cristianesimo”; come segreti erano i rapporti dei Nunzi, nati nello stesso periodo, ad imitazione degli Stati, per quella simbiosi tra istituzioni statali ed ecclesiastiche da cui è nata la modernità, come racconta Paolo Prodi nel suo recente e prezioso “Il paradigma tridentino”. Ed è per questo che la diplomazia doveva restare segreta, sicché la sua attuale traduzione in spettacolo è stata considerata dal ministro Frattini il suo “8 settembre”.
Oggi sappiamo che questo segreto non è più possibile. Qualcuno ritiene ciò una catastrofe, noi la riteniamo una benedizione. Sempre che si reagisca nel modo giusto.
Vi sono infatti due modi per rispondere a questa débacle del segreto diplomatico e politico. Uno è quello di rendere il segreto ancora più segreto, di armarlo di mezzi di contrasto, di complicare codici e cifrati, di punire i divulgatori, di fare del web il campo di battaglia di una nuova guerra come contro il terrorismo. Questa risposta è inutile e vecchia.
L’altro modo di rispondere è di cambiare la diplomazia e la politica, di bonificare il potere. Rendere il potere compatibile con la verità, sicché la verità non diventi una diffamazione per lui. Dio sa quanto ne avremmo bisogno in Italia (e qui gli americani hanno visto giusto). Occorre rompere il legame tra potere e menzogna, tra il politicamente corretto e i paludamenti dell’ipocrisia.
Bisogna pensare solo ciò di cui si possa rispondere agendo, scrivere solo ciò che un giorno possa essere pubblicato, dire solo ciò che non debba rimanere occulto, ma possa essere gridato sui tetti.
Complici la tecnologia, Internet, i siti, gli hackers, l’intelligenza laica, può perfino darsi che l’esercizio del potere debba essere piegato alla norma evangelica: “Il vostro parlare sia sì sì, no no; il di più viene dal maligno”.

COMPAGNI PADRONI
Lucio Galluzzi

PD E CGIL PERDONO BUSSOLA E TRENI PER TARALLI E VINO
Dopo la manifestazione ultima degli studenti contro la riforma porcata Gelmini, il Movimento in lotta ha chiesto al neo segretario della CGIL Camusso la proclamazione immediata dello sciopero generale contro questo governo.
Stiamo ancora aspettando.
L’unica cosa che abbiamo capito è che il più grande sindacato italiano d’opposizione attende, per bocca sempre della Camusso, di trattare.
Non abbiamo però capito, onestamente, con chi bisognerebbe trattare.
Con una ministra incapace e comodamente sorda e cieca, che da due anni non ci ascolta e applica i tagli imposti da Tremonti, spacciando una manovra economica per giusti assetti pedagogico/rivoluzionari?
O con Fini e la sua fallimentare e finta di mandare a casa Berlussonini, però “quanto è giusta ed intelligente la riforma Gelmini, è il provvedimento più bello di questo Governo e voteremo a favore”?
La stessa Camusso è intervenuta poi sulla questione FIAT Pomigliano/Mirafiori: “il Governo chiarisca il suo piano economico e sociale, dia delle risposte, altrimenti…”L’altrimenti è rimasto solo un altrimenti.
Il Governo se ne è fottuto e se ne fotte della rivolta sociale montante, si consorzia con i sindacati venduti al padrone, si precipita a buttare fumi d’oppio in faccia alla gente fingendo di interessarsi al caso Battisti, fa i sit-in, da solo con i suoi mini ministri davanti all’ambasciata brasiliana perché i cittadini non hanno partecipato, grida “al miracolo” per i nuovi stupri alla Costituzione e ai Diritti dei Lavoratori inferti da Marchionne… e cerca pezzi di verdura marcia, tra gli avanzi del mercato partitico, per aumentare i propri numeri di maggioranza.
Perché l’unico problema del Paese Italia resta, da oltre 15 anni, il culo del premier da salvare dai processi che lo vedono coinvolto con i suoi vari Previti e massoni neri vari.
La Nazione ripiomba all’improvviso in pieni anni ’50 dal punto di vista di garanzie sociali, scaraventata nel peggio del ventennio e con una classe operaia cancellata da un padronato del vapore.
Marchionne e suoi gregari governativi, insieme a servi sindacalisti, stanno tentando la globalizzazione totale delle vite degli operai.
Hanno cominciato con i metalmeccanici, e quale miglior inizio?, prima con la prova generale fascista a Pomigliano: licenziamenti in tronco di chi osava parlare e protestare, cancellazione delle norme Statutarie dei Lavoratori, ricorso ai giudici contro i ricorsi dei disperati, minacce dirigenziali preventive su chi avesse votato contro l’accordo che lorsignori si accingevano a firmare…
I “compagni” che ormai di rosso hanno solo la vergogna di definirsi tali, vedi Fassino e soci, si preoccupavano di invitare i metalmeccanici di accettarlo quell’accordo, perché era cosa buona e giusta in un momento di crisi come questo: sacrifici ragazzi, mettetevi a 90°, stringete i denti e avanti così.
Per dimostrare la bontà della loro concreta opposizione hanno pure invitato Bonanni alla festa del Partito a Torino: gli è andata male.
Gli era andata male pure poco prima con Schifani, stessa sede, uguale protesta.
Ora la “partita mortale” FIAT si è spostata a Mirafiori: un accordo voluto sempre dagli stessi attori che già hanno fatto lo schifo Pomigliano, prevede norme anticostituzionali, schiaviste, antisindacali, cancellazione dello sciopero e delle rappresentanze dei lavoratori, turni massacranti, furti dalle buste paga, il cottimo selvaggio, la servitù al padrone per ottenere benefici economici…
E la Camusso che fa?
Attende ancora proposte di “aperture” governative per dialogare.
Lo stesso comportamento che ha il Capo dello Stato: pure lui si appella al dialogo.
Anche Bonanni e Angeletti.
E’ tutta una voglia di dialogare e sedersi al tavolo dei tarallucci e vino.
Di nuovo Fassino, Veltroni, e il PD segugio della Segreteria di Partito, invitano ad accettare la modernizzazione industriale.
Pure loro vogliono partecipare alla tavolata di amici, magari tutti sulla barca di D’Alema, verso qualche atollo, lontani dal trambusto della plebaglia, che tanto infastidisce i burocrati di Bersani.
Ma perché non ci vanno loro alla catena di montaggio adesso?
Perché non provano per un bel po’ a farsi il culo e vivere con neppure 1.200 euro al mese con famiglia a carico, per qualche mese a Pomigliano, per una mezza stagione invernale a Mirafiori?
“Si è tutti finocchi con il culo degli altri”, vero?
La FIOM, massima rappresentanza dei metalmeccanici, viene estromessa dalle trattative perché ha detto e dice no.
La CGIL e il PD stanno a guardare, non impongono alcuna azione forte che renda vincente la Federazione dei Metalmeccanici, basterebbe poco: proclamare scioperi generali con chiare e nette richieste.
Ma Camusso e Bersani non vogliono.
Così si lacera la CGIL e il PD dai propri interni stessi.
Il 28 gennaio FIOM, studenti e docenti in mobilitazione permanente, saranno in piazza per lo sciopero generale dei metalmeccanici; Bersani ci dirà che il PD non parteciperà perché lo fa solo per manifestazioni indette dal Partito stesso [in realtà ha paura di fare un dispetto a Berlussonini]; la CGIL vedrà come andrà la protesta e poi deciderà se i taralli per il vino dei tavoli concertativi/dialoganti dovranno essere quelli con il peperoncino o cambiare programma: sorprendere i fascisti al potere con cantuccini e Lacrima Christi.
Ma prima o poi si renderanno conto che siamo sull’orlo di una guerra civile?

La Fiat crolla nel settore vendite auto

Come mai invece le auto tedesche e francesi non hanno registrato simili perdite? Come mai la Opel va tanto bene, senza aver applicato nessun pano Marchionne che non solo gli operai tedeschi prendono 500 euro più di quelli italiani, ma le buone vendite li hanno incoraggiati a chiedere un aumento di stipendio? Come mai i truci propositi di Marchionne in Germania non sono stati nemmeno ascoltati perché “avrebbero aumentato la disoccupazione e messo
in crisi i diritti dei lavoratori”?
Scrive un blogger: “Caro Marchionno (con la “o”), ma non ti sei chiesto che forse la tua politica del menga, da dittatore, da distruttore dei diritti dei lavoratori abbia in buona parte fatto schifare la gente? Non sarà che per caso le auto tedesche e francesi hanno un rapporto qualità – prezzo migliore?
Strano che uno stratega come te a queste “piccolezze” non ci pensi.
Comunque, il tuo scopo resta molto chiaro. Vuoi portare Fiat fuori dall’Italia. Bravo! E quanti italiani comprerebbero una macchina marchiata Fiat che non è più italiana? Tra l’altro, per coerenza dovresti cambiarle il nome…e si. Perché’ Fiat e’ l’acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino. Ecco Sergione. Fate una cortesia tu e il tuo pulloverino blu, togliete al meno la “I” e la “T” da quel marchio.
Ciro
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Viviana

Balzac disse che, probabilmente, l’Inferno è vuoto.
Una bella frase a effetto, ma, con buona pace per Balzac, confesso che la cosa mi dispiacerebbe. Io saprei come riempirlo.
Gesù parla spesso di Inferno (il che nuoce alla sua griffe) e dice che “ci sono grida e gran stridor di denti”. Praticamente un ambulatorio dentistico!
Immagino che per B il Paradiso sia fare bunga bunga. E l’Inferno farselo fare. Ma verrà anche il suo turno. Tutto viene a chi sa aspettare. E quelli che oggi sono i primi, domani saranno gli ultimi. C’è sempre un lato B per tutti. Lo sappia anche Marchionne!

La banda del maglioncino
VV

Avete notato che da un po’ di tempo quelli che ti inculano meglio arrivano col maglioncino? Riina, Berlusconi, Bertolaso, Marchionne… Tutti allineati. La malefica banda della Magliana blu. Appena vedrò col maglioncino anche Benedetto, capirò in che banda sta. Per ora il sospetto è che sotto la cotta il maglioncino blu già ci stia.
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LETTERA DI UNA STUDENTESSA A LA RUSSA

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/la-lettera-a-cui-il-ministro-non-risponde/84654/

E’ innegabile che ci siano studenti fuori corso tra i manifestanti e che qualcuno abbia gioito perché il 14 poteva andare a manifestare e saltare una lezione pallosa Ma è offensivo dell’intelligenza.. guardare una tale massa di gente e vederci solo fuori corso o solo fannulloni. E’ molto probabile che la situazione sia ben più complessa. Magari, quelli che tengono di più all’università sono proprio gli studenti in gamba; magari, noi studenti che ci riteniamo ancora delle persone, e tali riteniamo anche gli aquilani, gli operai e tutti gli altri.. Magari il malessere di tutti si somma, almeno fino a quando penseremo di essere tutti nello stesso Paese, di essere tutti uguali.
Se ancora una volta, dopo anni di mobilitazione, dopo che a cascata tanti altri gruppi di italiani hanno dato e preso solidarietà agli studenti per la situazione di abbandono in cui il governo li poneva, bisogna convertire una grande manifestazione nazionale in un “evento rovinato da pochi esaltati”, beh quella è la morte di questi anni di lotte, di questa solidarietà tra distrutti che finalmente iniziava a farsi sentire. Gli studenti che ci sperano, non possono permettersi di sviare ancora una volta l’attenzione, di abbassare la voce aspettando di prendere la parola.
Ogni qual volta un gesto di violenza compare per descrivere un disagio, i politici e i forniti di microfono intonano in coro “la violenza va condannata in ogni sua forma”. Premettendo che concordo con chi ha notato che senza violenza non avremmo visto nemmeno la Rivoluzione Francese, vorrei farle notare che tale affermazione risulta molto più ridicola di quanto voi politici potreste mai osservare: siamo un paese che spende miliardi su miliardi in armi da guerra, ma la violenza va condannata in ogni sua forma? Siamo quelli che fanno entrare allo stadio invasati stranieri con oggetti improbabili nelle tasche, ma la violenza va condannata in ogni sua forma? Siamo quelli che in parlamento si prendono a pizze in faccia e si tirano le biro da un banco all’altro, ma la violenza va condannata in ogni sua forma?
Mi fa orrore vedere poliziotti accerchiati e picchiati, macchine bruciate… ma il suo mestiere non è quello di giudicare, è quello di ascoltare e guarire il Paese. Che cosa ha sentito dal Paese negli ultimi anni? Niente? E il 14 dicembre, che cosa ha sentito?
Della difesa delle forze armate che proteggevano la roccaforte inespugnabile, lei ha fatto il suo cavallo di battaglia: delegittimare gli studenti per difendere la polizia. Lei vede uno studente che picchia un poliziotto che non ha nessuna colpa se non quella di aver scelto questo disgraziato mestiere, ergo lo studente è cattivo e il poliziotto è vittima. Io vedo uno studente che vuole parlare con una persona che ha il dovere di ascoltarlo, ma non può farlo perché si frappone un uomo con la divisa che poverino, non si sarà inserito per sua volontà, ma ora deve restarci. Avete detto agli studenti: “abbandonate la violenza, ci vogliono altri mezzi, siamo cresciuti ormai, la violenza è roba vecchia”. Condivisibile. Ma quali sono questi mezzi? Manifestazioni pacifiche? Fatto. Fatto. Lettere ai giornali? Fatto. Lettere ai politici? Fatto. Incontri, assemblee, occupazioni? Fatto. Presenze in radio e in tv? Fatto. Evidentemente chi ha suggerito nuovi mezzi ha delle idee che a noi non vengono proprio in mente, de le dica!
Ma lei dice: perché tutti gli altri non prendono le distanze? C’è un motivo che potrebbe capire solo se scendesse giù tra noi. Qualcuno ha esagerato? E’ stato troppo? Troppa, tutta questa violenza? Troppa, questa rabbia? Vuol dire che dovevate fermarvi prima.
E i poliziotti? Ci sono andati di mezzo ingiustamente? E’ giusto che il ministro li difenda mettendosi contro i ragazzi? Sì, ci sono andati di mezzo ingiustamente e no, il ministro così facendo non li difende affatto. Quando dei ministri prendono decisioni per l’Italia senza interpellare l’Italia, i poliziotti ascoltano le grida degli italiani al posto dei veri destinatari. Se gli italiani invece di gridare picchiano, i poliziotti prendono le botte al posto dei veri destinatari. Questo è un dato di fatto. La difesa dei poliziotti non si fa umiliando gli studenti, si fa prendendosi le proprie responsabilità, evitando che le prendano loro al posto vostro.
Dovete scendere giù, guardare la gente, tornare a vivere dove viviamo noi, così forse capirete che, se è troppo, dovevate fermarvi prima.
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Scelgo dai commenti

Gabriele Brusti

Da povero stupidello non violento quale sono, sinceramente convinto dalla buona fede delle tirate dei novelli Ghandi del governo dell’amore (picchiatori, squadristi e avanzi di galera, cfr curricula di La Russa, Gasparri, Maroni, Alemanno etc), ho cercato di fare attenzione al circo barnum della merda mediatica nazionale. Dunque, l’infame guerriglia urbana dei violenti terroristi rossi che ha devastato la città eterna ha tenuto banco per un’intera meravigliosa settimana, Gasparri ha latrato le sue isteriche cialtronerie, Emilio s’è sdegnato, Saviano ha messo i puntini su tutte le i, prime pagine sui settimanali patinati, torme di sociologi a gettone e opinionisti opinanti, e la generazione x di là, e la deriva nichilista di qua, Santoro che ci dedica una puntata ed offre il pulpito a La Russa che urla: M e allora Di Pietro: M (Casini defilato a deforforarsi il colletto della giacca). Il 22 dicembre l’ecatombe non c’è, do una sbirciatina ai siti e alle prime pagine del giorno seguente: pochissime aperture, 4 baggianate assortite e via le solite amenità. Cosa arguisce, lo stupidello non violento? Che le botte fanno parlare, e la civile disperazione no, che un qualsiasi sfigato dottorando in fisica, per far sentire la sua voce, non può far altro che portare la sua testolina casco-munita a fare cin cin col manganello del celerino. Quindi, anche se non condivido proprio tutto, mi unisco a Claudia nel porre allo spett. min. La Russa la seguente questione: se ti parlo, non ascolti, se ti scrivo, non rispondi, sono messo a M ma te ne freghi, se vado a manifestare mi blocchi la strada, se provo a passare mi fai manganellare duro, ma se reagisco mi dici che sono un violento terrorista vigliacco squadrista indegno di rispetto e considerazione.
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Ezio D’Alessandro

Una studentessa solo ventenne? M’inchino.
Scorgo la Ragione. Purtroppo il torto non è solo di un Ministro della Repubblica o di un politico, ma dei tanti, troppi che vivono senza il coraggio della ragione, in uno stato di colpevole minorità.
Sono tali troppi che ci affogano in un inafferrabile nulla e per cui e in cui è inderogabile imparare a nuotare per giungere sulla terra ferma ove costruire un nuovo futuro.
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Il potentismo
Viviana

Io mi chiedo: ma oggi lo stato di colpevole minorità è quello di non avere abbastanza intelligenza o di non avere abbastanza potere? Siamo passati dall’Illuminismo al Potentismo, e anche chi di intelligenza ne ha poca e di coscienza niente, crede di essere qualcuno solo perché quel Potentismo lo appoggia incondizionatamente.
Questi politici, La Russa in testa, ma anche Brunetta, Gasparri, Fassino, Bersani, Tremonti, D’Alema, Violante..mostrano una totale mancanza di intelligenza, oltre a una totale amoralità e una cupa incapacità di ascoltare e capire il paese. Sono persone a cui, avendo un’azienda, non affideremmo la conduzione di un garage.
La Russa continua l’infame occupazione afgana, spende 25 MLD in nuove armi,manda ad Haiti una portaerei da 1 MLD e mezzo e 200.000 € al giorno,introduce corsi per l’uso delle armi nelle scuole, mentre il socio Bossi vuole la caccia totale e le armi per tutti e depenalizza la banda armata. Portano sulle guerre all’estero i fondi che dovrebbero servire alle forze di polizia, fanno nefandezze di ogni genere.. e poi esecrano il movimento studentesco! E Saviano idem, con una reprimenda che se la poteva risparmiare, in cui dimostra di sparlare ormai su tutto come un saccente, sparando cazzate e rovinando quella reputazione che ne aveva fatto uno degli eroi d’Italia, come se la sua lotta alla camorra lo giustificasse nella sua difesa di Israele o nel suo attacco agli studenti. Ma che schifo!!
E’ proprio vero che il potere rende stolto chi ne abusa!

BATTISTI, UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA
Viviana Vivarelli

Berlusconi si trova in una impasse da cui non gli sarà facile uscire, non può aprire il Parlamento perché a ogni turno rischia di non avere i voti necessari, non può tenere fermo il paese ancora per molto per aspettare i suoi comodi, sopra di lui pende la spada di Damocle della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento che, comunque vada, non lo sloggerà facilmente ma, se negativa come dovrebbe essere, può solo precipitare la situazione in senso golpista, il che per lui è sempre più rischioso. Gli serve qualcosa per colpire la gente ma i suoi killer sono una massa di coglioni a corto di idee e il lancio dell’attentato a Belpietro o dell’autoattentato di Fini sono troppo arzigogolati e palesemente falsi per far presa sulle masse, e non si parli delle cimici di Bossi che fanno solo sghignazzare o dei due petardi alle vetrine, siamo a secco di scoop forti, ha resuscitato una escort del 99 contro Fini ma, dopo tante escort sue, di una sola non gliene frega a nessuno, anzi Fini a suo confronto pare quasi un santo, e queste balle non basteranno a fermare l’esodo dal Pdl. Ci vorrebbe un bel pezzo di cronaca nera ma la sparizione di Yara non basta e Sarah ormai è affogata in un calendario. Il boss, disperato, sta ritirando fuori dell’armadio l’anticaglia della lotta ai comunisti che non scuote più nessuno. Anche un deficiente lo vedrebbe che di comunisti in Italia non ce ne sono e quelli che restano sono come la foca monaca, in estinzione da soli. Gli studenti gli hanno inferto un bel colpo, anche se si è tentato di buttare un anno e mezzo di manifestazioni continuate nella trippa di due guastatori. Il disastro del terremoto e dei rifiuti di Napoli che presto saranno i rifiuti di tutti i Comuni italiani incombono come macigni. Mentre persino la Lega comincia a mugugnare contro la guerra agli afgani e il ministro La Russa s’ingaffa sulle sue stesse parole. Il momento è cupo e non si vedono diversivi mentre l’inflazione raddoppia, i disoccupati aumentano, e arriva la stangata ulteriore delle bollette e dei pedaggi, con la benzina che continua a salire. Persino i saldi sono tiepidi. Una rovina!

Ed ecco che l’estradizione di Battisti diventa l’unica cosa che in questo momento viene agitata come arma di distrazione di massa, ma, diciamocelo, alle famiglie italiane che si arrabattano per trovare il modo di sopravvivere ad una crisi non governata e sempre più nera, di Battisti non gliene può fregar di meno e, se andate in giro a chiedere cosa sono i PAC, c’è caso che vi dicano: “Speriamo che sia il burro europeo che torna come un tempo a prezzo ribassato”.
Così abbiamo dovuto assistere a questa squallida montatura da pagliacci su Battisti, nel tentativo di creare un clima di isteria collettiva, in realtà molto mediatico e poco popolare, visto che solo i soliti pochi cloni comandati (magari anche pagati) sono andati davanti alle ambasciate del Brasile, con Lula non si è fatto nulla di ufficiale e la gente di Battisti ha continuato a sbattersene le palle, avendo ben di peggio di cui occuparsi.
Ma vogliamo dire due parole anche su questo Battisti? Magari fuori dalle linea governativa di questi media affrittellati.
Si è appena chiuso il processo Fontana con tutti scagionati e non c’è stato il bailamme che vediamo oggi e nessuno si è sognati di chiedere al Giappone l’estradizione di Delfo Zorzi, considerato uno degli autori né si è sognato di accusare il Giappone o creare con questo paese un incidente diplomatico. Ma Zorzi è fascista e non fa gioco mentre Battisti è di estrema sx e serve al Presidente per innescare una campagna mediatica pretestuosa che faccia dimenticare agli italiani l’inerzia del Governo davanti alla crisi e un presidente che non trova di meglio che agitare lo spettro comunista per mantenersi lontano dalle patrie galere.
Battisti sta da 2 anni nelle carceri brasiliane. Aveva chiesto asilo politico e questo gli era stato concesso. Ora B lo rivuole. Lula ha detto di no, rimandando la decisione al nuovo governo.
B in questo momento ha bisogno di un mostro da sbattere in prima pagina. Battisti fa al caso suo. E diciamocelo pure, è anche brutto e ha sempre un atteggiamento così rivoltante, come di uno che se ne sbatte proprio, o che è innocente.
E poi ha fatto parte di nuclei di comunisti combattenti, permette a B di scatenare un linciaggio contro presunti comunisti, pericolo pubblico anche dell’Italia di oggi. E non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe di questo processo se l’estradizione fosse concessa. Praticamente si rovescerebbero sul tavolo storiaccie di 30 anni fa, con un nebbione mediatico impossibile da sopportare, in cui B nasconderebbe tutte le sue nefandezze.
Se non fosse grottesco, sarebbe spaventoso..
A B importa moltissimo nelle grane in cui si trova, una campagna di attacco al Brasile, dipingerlo come uno stato da operetta (divertente detto da noi che siamo una repubblica delle banane!), attaccare Lula (che dopotutto era un sindacalista di sx, razza reietta! Vuoi mettere Bonanni!), e, per differenza , dipingere l’Italia come un paese civile e legale, morigerato da Dio, perla della democrazia!
Che in questo splendore di Stato moderno e civile la democrazia sia morta da un pezzo non importa, che si tenti di ledere il potere della magistratura, che si comprino giudici come parlamentari o testimoni, che si usi sfacciatamente fare mercato di voti, che si abbia una cricca politica prima in Europa per corruzione, che sia ancora al governo uno che ha una lista di reati difficile persino da memorizzare, e che lo stesso comandi e manipoli l’informazione con minacce o querele, che nelle carceri italiane si facciano sevizie e torture e si continuino ad uccidere i detenuti questo a B non importa.

Gli italiani sono ignoranti, non leggono i giornali, probabilmente il 90% di loro non sa chi è Battisti, come non sa chi è Delfo Zorzi, sospetto autore della strage di Piazza Fontana e riparato in Giappone. Com’è che Berlusconi, in occasione della fine del processo di Piazza Fontana non ha mostrato lo stesso accanimento giustizialista contro Zorzi, chiedendo a gran voce la sua estradizione e minacciando il Giappone e invece ha lasciato che il processo si chiudesse dopo 41 anni con un niente di fatto?
Il processo a Dell’Utri si è compassionevolmente fermato al ‘92, così i giudici non si sono sporcati le mani (e la carriera) investigando sulle dichiarazioni dei pentiti sulle stragi del 92-93 in cui erano i immischiati B e Dell’Utri e in cui i morti erano ben di più di quei 4 attribuiti a Battisti. Un processo e una sentenza di chiara matrice politica, in cui si è evitato di cercare la verità per non suscitare attacchi contro la magistratura. Per cui viene da pensare che Battisti tornasse in Italia e venisse processato, riceverebbe un analogo processo politico, in cui tutto viene disposto a un fine prestabilito, tutto è strumentale.
Se lo scopo dei processi fosse l’accertamento della verità, non avremmo tanti processi lunghissimi che sfociano sempre in niente, per es. su tutti i poliziotti assassini dal 70 al G8 di Genova, su tutti i tutori delle forze dell’ordine rei di torture a inquisiti, su tutti i secondini che si sono macchiati di pestaggi mortali sui detenuti. No, su questo i vari governi, hanno sempre taciuto, in una totale omertà mafiosa. Non solo il colore politico fa sentenza, ma anche la classe sociale. Si pensi solo agli autori del massacro del Circeo, uno dei quali poté espatriare con il passaporto italiano in tasca. Meraviglia a questo punto che ci siano degli stati che si oppongono a estradare un inquisito in Italia? No siamo più un paese civile da tempo. E col controllo che un simile soggetto ha della magistratura ne abbiamo viste delle belle.

Battisti è stato processato in contumacia, e già qui.. perché la contumacia è la possibilità di fare il processo a un sospettato in sua assenza, ma molti stati civili la rifiutano perché un accusato ha il diritto di presenziare e seguire il proprio processo. Ma Battisti era scappato e urgeva processarlo lo stesso per motivi politici. Urgeva trovare in fretta uno su cui scaricare 4 omicidi. 60 dei suoi compagni erano presenti, lui era assente, hanno preso lui. Battisti non ha nemmeno scelto il suo avvocato, la firma che lo incarica è falsa.
E’ stato condannato in un processo farsa sulla testimonianza di una sola persona, per di più poco credibile, contraddittoria e ridicola in quanto mette insieme prove insussistenti e che non stanno insieme (come due delitti allo stesso momento in due luoghi lontani, entrambi attribuiti a Battisti, che doveva avere il dono dell’ubiquità come Padre Pio). Questo unico accusatore, Pietro Mutti, viene definito nel processo uno “specialista in giochi di prestigio”, un imbroglione, ma gli si dà credito. Lo stesso per trovare un capro espiatorio Invece non si dà alcun credito ai pentiti di mafia che accusano B come complice in stragi di stato per destabilizzare il paese e scendere in campo come ’uomo forte’ e i giudici attuali non ascoltano nemmeno il figlio di Ciancimino che pentito non è e che mafioso non è, per paura che incastri Berlusconi. Insomma ci sono testimoni sì e testimoni no, in un gioco politico che francamente fa solo schifo.
Noi non sappiamo se Battisti sia o no colpevole. Ma vediamo chiaramente che affidarlo a questa inverosimile e marcia giustizia italiana sarebbe, già prima di ogni processo, una pregiudiziale di iniquità.

Cesare Battisti fu arrestato nel 1979, nelle retate sul Collettivo Autonomo della Barona (un quartiere di Milano), dopo che, il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere Luigi Pietro Torregiani.
Il 22 gennaio 1979 il Torregiani, dopo una esposizione di gioielli, cenava con un conoscente e altri amici in una pizzeria. Ci fu una rapina per rubargli questi gioielli. Il Torregiani e un amico erano armati e spararono, i rapinatori risposero. Un rapinatore venne ucciso e un cliente. Non è ancora chiaro se Battisti era tra quei rapinatori e se fu lui a uccidere.
Non fu un episodio di lotta armata ma una rapina comune. Pochi giorni dopo il Torregiani stava aprendo il negozio assieme ai figli e fu vittima di un agguato da parte di un gruppo di fuoco costituito di tre persone dei Proletari Armati per il Comunismo che volevano vendicare la morte del bandito morto nella precedente rapina. Ancora una volta Torregiani tentò di reagire, ma venne colpito dalle pallottole del commando non appena estratta la pistola, dalla quale partì lo sparo che raggiunse il figlio quindicenne alla colonna vertebrale, rendendolo paraplegico[. Nello stesso giorno alla stessa ora in provincia di Udine fu ucciso un macellaio e anche questo omicidio fu attribuito ai PAC. In un 1° tempo si escluse che Battisti fosse presente al fatto sanguinoso,
Lo stesso giorno, alla stessa ora, venne ucciso un macellaio in provincia di Udine, e anche quell’omicidio gli è stato addebitato. Come gli è stato addebitato di aver ferito uno dei figli adottivi di Torregiani, Alberto, rimasto poi paraplegico, che invece fu ferito per errore dal padre, nello scontro a fuoco con gli attentatori. Ed è lo stesso che parla in ogni tv contro Battisti. Questo errore almeno si potrebbe correggere, ma questo non si fa e non lo fa nemmeno il procuratore Spataro. Perché?
Di Battisti sappiamo per certo che faceva parte dei PAC, lo ha ammesso lui, ma vi aveva una parte quasi insignificante, mentre Spataro vuol farne un nome di prima grandezza ed è falso.
I PAC erano uno dei tanti gruppi nati negli anni ’70 (40 anni fa!) da Autonomia Operaia, che compivano “espropri proletari” (banche, supermercati) e rappresaglie contro le aziende che organizzavano lavoro nero, fino a ferimenti e omicidi. Non erano le BR. Non puntavano né alla costruzione di un nuovo partito comunista, né a un rovesciamento del potere, ma piuttosto al controllo del territorio. Ne furono arrestati 60, ma secondo il procuratore Spataro non erano più di 30 persone, giovani operai, insegnanti e senza lavoro. A questo gruppo si vollero attribuire 30 rapine, troppe anche a occhio! Spataro insisté che Battisti era uno dei capi. Ma questo non è mai emerso con prove. E’ stata una imposizione falsa di Spataro.
Era un piccolo teppista di 25 anni privo di formazione ideologica. Ma si “dedusse” che fosse uno dei capi, anzi che fosse l’unico omicida, diretto del primo e organizzatore di quello del macellaio.
Finché non entra in scena il Mutti, i testimoni dicono che Battisti partecipava alle riunione senza mai aprire bocca. Ma il Mutti per avere sconti sulla pena rovescia le accuse e ne fa l’unico protagonista. Lo condannano a 12 anni, evade, scappa in Francia, in Messico…. Comincia una fuga turbolenta durata in cui diventa uno scrittore di gialli e in cui viene difeso da grandi nomi della cultura internazionale. Anche i francesi di fronte a un processo tanto lacunoso e falsificante rifiutarono l’estradizione.
Inizialmente, il pentito Mutti incolpò Battisti di avere sparato anche al macellaio (?!). Purtroppo per lui, il militante dei PAC Diego Giacomin si dissociò e rivelò di essere stato lui stesso a uccidere il negoziante. Non fece altri nomi. Una complice, non menzionata da Mutti, fu condannata all’ergastolo. Vive oggi in Francia. Un altro punto grave è che le “confessioni”furono estorte con la tortura, si usarono testimoni minorenni o labili di mente, ci furono 13 denunce, 8 da imputati e 13 da parenti e furono tutte archiviate senza indagini. La tortura più usata fu quella di bloccare il prigioniero e di versargli a forza grandi quantità di acqua in gola a tutta pressione con un tubo. Tutti denunciarono di essere stati messi nudi e avvolti in coperte mentre i poliziotti li picchiavano con pugni o bastoni, dopo averli legati su una panca o su un tavolo, con le coperte gli ematomi sarebbero risultati diversi. Ma in Italia non esisteva il reato di tortura e non esiste ora.
Il sostituto procuratore Alfonso Marra (oggi tra i sodali della P3 e mandato a Milano da B per fermare i processi, finché non hanno ottenuto di cacciarlo da Milano), derubricò i reati commessi dagli agenti della Digos da “lesioni” a “percosse” e concluse che “siccome gli agenti non confermavano” non c’erano prove. Il Pm Corrado Carnevali insinuò che le denunce di torture fossero un sistema adottato dagli accusati per delegittimare l’intera inchiesta. Uno degli imputati restò sordo a causa delle botte ricevute, se le era date da solo?
Ora definire regolare questo processo mi sembra troppo. Ed è una delle ragioni per cui finora l’estradizione è stata sempre negata. Tra i testimoni a carico ricordiamo una quindicenne psicolabile e uno squilibrato in grave depressione nervosa del tutto inattendibile.
Cesare Battisti rinunciò a difendersi e si proclamò innocente. Ma, questo, lo fa anche Riina e non fa testo. La stranezza, semmai, è che i membri di questi gruppuscoli combattenti ci tenevano molto a dichiararsi colpevoli, si proclamavano prigionieri politici ecc Battisti no.
Le pene furono spropositate, uno, Bitti, ebbe tre anni solo per aver detto in pubblico che approvava il delitto Torregiani. Un altro, Angelo Franco, innocente fu condannato a 5 anni per associazione sovversiva solo per aver frequentato il collettivo. Il solito venduto Violante disse che il rigo era necessario per stroncare il terrorismo. Nel processo i 1° grado Battisti fu condannato a 12 anni di prigione solo per possesso di armi pur risultando che non aveva mai sparato. Dopo la sua evasione gli addebitarono di tutto. E ciò avvenne 5 anni dopo
E ora si vorrebbe riaprire la caccia alle streghe?

Pietro Mutti fu l’accusatore principale di Cesare Battisti. Chi era?
Fu, per sua stessa confessione, il fondatore dei PAC. Figurò tra gli imputati del processo Torregiani, sebbene latitante, e l’accusa chiese per lui 8 anni di prigione. Fu catturato nel 1982 (dopo che Battisti era già evaso), a seguito della fuga dal carcere di Rovigo, il 4 gennaio di quell’anno, di alcuni militanti di Prima Linea. Mutti fu tra gli organizzatori dell’evasione. Era stato compagno di cella di Battisti, quando questi era in carcere per reati comuni, e autore della sua politicizzazione
Accusò Battisti di avere direttamente assassinato, il maresciallo degli agenti di custodia del carcere di Udine Antonio Santoro, che i PAC accusavano di maltrattamenti ai detenuti, poi a Milano, il 19 aprile 1979, l’agente della Digos Andrea Campagna, che aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani. E avrebbe comandato l’omicidio del macellaio
Battisti si dice innocente, anche se si fa carico della scelta sbagliata in direzione della violenza che, in quegli anni, coinvolse lui e tanti altri giovani. Qui però non è questione di stabilire l’innocenza o meno di Battisti. E’ invece questione di vedere se la sua colpevolezza fu mai veramente provata, nonché di verificare, a tal fine, se l’iter processuale che condusse alla sua condanna possa essere giudicato corretto. In caso contrario, non si spiegherebbe l’accanimento con cui il governo italiano, con il sostegno anche di nomi illustri dell’opposizione, ha cercato di farsi riconsegnare Battisti prima dalla Francia e oggi dal Brasile.
A parte le denunce di Mutti, non ci furono altre prove.

La sentenze fu emanata con una tale labilità di prove a carico che qualunque paese democratico non totalitario dovrebbe per necessità di legge dichiararlo illegittimo. Basti dire che l’autore del delitto Santoro era alto e biondo, e ci pare che Battisti si un bassetto che proprio non è biondo.
Tutto si basò sul teorema: “Quanto più confesso, tanto meno resto in prigione”?
Dal dibattimento emerse che il Mutti “utilizza l’arma della menzogna anche a proprio favore. Ecco perché le sue confessioni non possono essere considerate spontanee”. Grazie alle accuse che scaricarono ogni colpa su Battisti, il Mutti che era colpevole di omicidi e rapine, ha fatto solo 8 anni di prigione.
Nel 1993, la Cassazione ha assolto una coimputata di Battisti, anche lei denunciata da Mutti. Parlo del 1993. Per dieci anni la magistratura aveva creduto, a suo riguardo, alle accuse del pentito. Poi non gli ha creduto più. Questo si commenta da solo.
Solo Battisti fu condannato a due ergastoli, per quanto non presenziò ai suoi processi, non ebbe contatti coi suoi avvocati. I 12 anni di carcere divennero un ergastolo, in un processo in cui il Mutti non fu nemmeno convocato. Nessun altro ebbe una condanna simile.
Gli fu attribuita l’intera attività dei PAC per quanto fosse impossibile che un venticinquenne che alle riunioni non parlava mai e che contava come il due di picche potesse essere il capo dell’organizzazione.
Gran parte della sx fu complice nel sostenere un magistrato come Armando Spataro, e lo è oggi nel chiedere l’estradizione, per distinguersi bene da eventuali gruppi terroristici, per salvarsi da possibili attacchi e fregandosene di ciò che è giusto o no, per marcarsi sempre più a destra.
Questa era la giustizia in Italia
E questa è oggi.
Intanto le morti in carcere continuano.

RIDIAMARO : – )

Buste
Veronesi: “Vicino alle scorie ci potrei dormire”.
Buonanotte, stronzio.
..
VV
CASCATE
Vendola, scosso da una contestazione, cade dalle scale
Bersani, che non è cacato da nessuno, cerca di cadere dalle scale anche lui
E si fa pure male
Ma continua a non cacarlo nessuno
Chiamala, se vuoi, “opposizione”.
..
SUCCESSI
Dopo il successo con gli studenti
Napolitano pronto a incontrare anche gli operai di Mirafiori
Vuole abrogare anche i diritti dei lavoratori?
..
Bossi si trova in casa una cimice
la famosa ‘cimice della merda’
No comment
..
La Fiat perde un altro 22 %
Ma per il ‘grande‘ Marchionne la colpa è degli operai che vogliono fare la pipì.
Usciremo dalla crisi con la pipì?
..
Stefano
Bossi ha trovato le cimici in casa sua. e allora? anche Bersani si è trovato due escort sotto il letto ( è talmente sfigato che se le trova sotto al letto!), il Presidente Napolitano ha trovato un talebano nel salotto “buono” al posto del lampadario e Landini della Fiom la foto di Marchionne al posto della figurina di Frustalupi nel suo album della Panini. ma non hanno fatto commenti. e poi secondo me non sono cimici, sono crisalidi per la pesca alla Trota.
..
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Scusate questo mio intervento che non e’ legato agli argomenti trattati,ma sono furibondo-Dopo i merli in Arkansas uccisi dai “fuochi e botti di capodanno” ora piu’ di quattrocento tortore stecchite di colpo dalle mie parti, a Faenza e udite udite la spiegazione letta su Repubblica :”si tratterebbe di indigestione di semi di girasole lavorato, secondo Rodolfo Ridolfi, ex consigliere regionale di Forza Italia, ora consigliere del ministro Renato Brunetta e consigliere dell’ Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia-Romagna”- Ma vogliamo svegliarci e smettere di farci prendere in giro!! Vogliamo cominciare a chiedere con forza che vengano valutati gli enormi rischi ambientali e i danni che possono derivare dagli esperimenti sulle nuove armi elettromagnetiche e i rischi del progetto HAARP – Cito da Wikipedia per chi non ne fosse al corrente o avesse ancora dei dubbi:–“In una risoluzione del 28 gennaio 1999 sull’ambiente, sulla sicurezza e la politica estera (A4-0005/1999)[1], il Parlamento Europeo segnalava che “malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell’ambiente come arma, come è il caso ad esempio del sistema HAARP con base in Alaska”–Vogliamo dirlo ad alta voce,senza paura di essere presi per pazzi o ancora peggio “complottisti”,(che non centra niente ma viene usato per confondere idee e rimescolare le carte) che le scie anomale che vediamo da quindici anni in cielo non provengono da normali aerei di linea ma da aerei militari! Vogliamo spingere quel poco di stampa libera rimasta ad affrontare l’argomento!Diamo una smossa anche a Beppe Grillo che sull’argomento pericoloso svicola nonostante le richieste di molti sul suo blog-O ci vogliamo accontentare della rassicurante spiegazione di Piero Angela:tranquilli,normale fenomeno fisico, che pero’ si e’ dimenticato di dire non e’ documentato in foto o film prima del 1994-95- Rendiamoci conto che forse e’ gia’ troppo tardi e c’e’ di mezzo l’esistenza delle prossime generazioni e soprattutto ,per me, di tutte le meravigliose e indifese forme di vita di questo pianeta-

    Commento di Luigi Savadori — gennaio 8, 2011 @ 9:59 pm | Rispondi

  2. Centri antiviolenza per le donne nei beni confiscati
    CHIEDIAMO che i BENI CONFISCATI vengano subito forniti di VIDEOSORVEGLIANZA
    e Videosorveglianza satellitare per POTERLI UTILIZZARE SUBITO per centri di RECUPERO
    E CENTRI ANTIVIOLENZA ! Se non vengono sorvegliati come si possono utilizzare
    senza PAURA ?

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 9, 2011 @ 6:56 am | Rispondi

  3. Fra poco non potremo comprare il pane come in Algeria?
    Che ne dice Tremonti ? il pianeta si è disfatto al punto che non possiamo coltivare più nulla o coltiviamo nella diossina, nel percolato, nella MUNNEZZA come qui in CAMPANIA ? Ci vuole un accordo TRA TUTTE LE NAZIONI DELLA
    TERRA : IN ALGERIA GIA ‘ MUOIONO DI FAME ! accordo internazionale per il pianeta SUBITO!
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 9, 2011 @ 8:40 am | Rispondi

  4. Ciao Viviana , complimenti per il tuo interessantissimo blog!!! Sinceramente non è la prima volta che lo visito, però non avevo mai lasciato commenti….questa volta mi hai onorato della pubblicazione di una delle mie “poesie-sfoghi” e non posso fare ameno di ringraziarti tantissimo! Ciao a presto….tanto ci si legge sul blog di Grillo quasi ogni giorno…..

    Commento di Mary C. Senigallia — gennaio 9, 2011 @ 3:46 pm | Rispondi


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