Nuovo Masada

gennaio 1, 2011

MASADA n° 1243. 1-1-2011. Aspettando un’Italia che non c’è

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:27 am

Lo scempio Mirafiori- Napoli, olezzo di rifiuti – Un anno nero – Vaticano scambista – Galli della Loggia – Ti ricatto, ti licenzio – Fine anno, tempo di bilanci – La disfatta del Pd

Dove la mente non conosce paura
e la testa è tenuta ben alta;
dove il sapere è libero;
dove il mondo non è stato frammentato
entro anguste mura domestiche;
dove le parole sgorgano
dal profondo della verità;
dove lo sforzo incessante tende le braccia
verso la perfezione;
dove il limpido fiume della regione
non ha smarrito la via
nell’arida sabbia del deserto
delle morte abitudini;
dove tu guidi innanzi la ragione
verso pensieri e azioni sempre più ampi;
in quel cielo di libertà, Padre,

fa che il mio paese si desti.

Rabindranath Tagore

Viviana

A volte penso di essere fuori dai coppi: con tutto quello che succede, con lo sgretolamento ormai irreversibile di qualsiasi caposaldo politico, sociale, lavorativo, istituzionale ,religioso, etico…non mi va via dalla testa una strana euforia, vorrei tanto che fosse predittiva di qualcosa di meraviglioso per questo nostro povero, amato e vituperato paese, qualcosa che noi non sappiamo, che nemmeno immaginiamo, che forse non ci meritiamo ma che potrebbe ugualmente succedere e cambiare in meglio tutto, compresi noi.
A questa cosa meravigliosa brindo insieme a te a tutti quelli che amano l’Italia e che non ne possono più di queste sozzure, di questi giornali, di questi partiti, di questi sporchi interessi, che come me non sanno come e dove sia la via della salvezza, ma che si attaccano alla propria onestà, alla propria voglia di fare del bene, alla propria speranza ostinata e al loro grandissimo amore per questo paese che conterà anche come il due di picche per qualche scellerato, ma che per noi resta la parte fondamentale del nostro cuore.

Beppe Grillo

Abbiamo esportato all’estero milioni di laureati, formati con i sacrifici delle famiglie e i soldi dello Stato, e importato milioni di muratori a basso costo. L’Italia è cementificata dalle Alpi a Capo Passero, ma ogni anno riescono a costruire ancora, dalle spiagge della Sardegna ai centri cittadini dove si costruiscono appartamenti SOPRA gli edifici già esistenti, si fanno i rialzi…
Un Paese che ospiterà l’EXPO 2015 dedicato a “Nutrire il Pianeta”, lo celebrerà con la costruzione di centinaia di migliaia di metri cubi di cemento e la speculazione immobiliare dei pochi terreni ancora non fabbricati intorno a Milano. L’Italia sta scomparendo sotto il cemento dove vengono riciclati i soldi delle mafie, della Camorra, della ‘Ndrangheta, degli evasori totali graziati dallo Scudo Fiscale.
L’Italia sta scomparendo come l’Amazzonia. La buona notizia è il crollo dell’edilizia, entro il 2011 ci saranno 290.000 occupati in meno con minori investimenti nel settore di circa 30 miliardi rispetto al 2008.
Il Palazzo affonderà, su questo non ci sono dubbi. Se avverrà in modo traumatico, con gli elicotteri, o con una lenta agonia non lo so.
So che quando ci guarderemo indietro e vedremo questi leader ci chiederemo come abbiamo fatto a avere un Veltroni, un Fassino, un Gasparri, un Cicchitto o un La Russa a governare il Paese. Ci vergogneremo e non ci avremo spiegazioni per i nostri nipoti.
Questa classe politica ha fallito e deve andarsene in blocco prima che sia troppo tardi. I giovani devono prendere il controllo del Paese per servire il Paese, non per usarlo come hanno fatto questi farabutti. I cittadini devono auto organizzarsi come avvenne dopo la caduta del fascismo per salvare il salvabile e ripartire. Il MoVimento 5 Stelle fatto da incensurati, non iscritti ai partiti, è una possibilità di cambiamento, dell’ingresso del cittadino in prima persona in politica. Non abbiamo bisogno di leader, non esistono i leader, abbiamo bisogno di milioni di cittadini che facciano qualcosa per il loro Paese.
Vi auguro un 2011 da libellule filanti. Sursum corda. In alto i cuori.
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Dalla finestra
Viviana Vivarelli

A fine anno si buttano dalla finestra le cose inservibili come un presagio di novità migliori. Io, in genere, non ho buttato mai niente dalla finestra ma quest’anno lo faccio,metaforicamente, si intende.
Come primo bagaglio precipito Berlusconi con tutta la sua corte, veline, escort, puttane e puttanoni, fornitori di droga, figa e voti, acquirenti di parlamentari, giudici e testimoni, con gli stessi pezzi di merda che si sono fatti merce da mercato e che non sono meno odiosi dei compratori.
Come secondo bagaglio inservibile butto dalla finestra i partiti di centro che non riescono a formare un terzo Polo accettabile e non discutibile e che si spacciano per moderati e cattolici, ma nella loro moderazione prendono voti dalla mafia e nel loro cattolicesimo rinnegano Cristo ogni giorno e con lui molte cose giuste e sane.
Poi, dietro, naturalmente tutto il Pd e tutti gli altri partiti minori, forse non tutti in blocco ma interamente la Lega perché un partito così odioso e schifoso non si è mai visto in Italia che raccoglie tutto il marcio morale di questo paese anche peggio dei rifiuti di Napoli.
Butto poi il Vaticano tutto intero, quello delle alte gerarchie spocchiose e rampanti, Bagnasco,Ruini e Bertone in testa, col papa demoniaco compreso, perché un puttanaio politico come quello che hanno fatto non se lo sarebbe immaginato Cristo, ma nemmeno Maometto o Visnù.
Con loro butto le tre organizzazioni di fetosi italiani: mafia, camorra e ‘ndrangheta e tutti quelli che seguono i loro comandi di voto e di vita.
Poi tutti coloro che fanno male ai bambini, i rapitori, gli ingannatori, i sequestratori, i pedofili, i violenti e i corruttori e coloro che ai bambini negano una casa decente, un’alimentazione sana, un’aria sana, una sanità sana, una scuola pubblica civile, dagli asili, all’università, luoghi dove giocare, libri, formazione e cultura e la possibilità di vivere con le loro famiglie come ha diritto ogni altro figlio della Terra, compresa la possibilità di sperare in un futuro migliore, come ha il figlio di un abbiente, di un italiano, di un cittadino riconosciuto.
Infine precipito dalla mia finestra di pulizia tutti quelli che a qualunque ragione dividono il mondo e lo straziano tra quelli che stanno di sopra e quelli che stanno di sotto,tra il nord e il sud, i cristiani e gli islamici, i poveri e i ricchi, i con potere e i senza potere, i maschi e le femmine e coloro che sono come vogliono essere, quelli che sono come noi e quelli che sono diversi da noi.
Getto infine i ricchi che sicuramente hanno acquisito la loro ricchezze in modi illeciti, fregandosene del loro prossimo e ignorando il male che spargono nel mondo, e in testa, per primi, butterei i rampolli Agnelli con la loro insolente aridità di cuore e il loro mentore maligno Marchionne e tutto il male che fanno a famiglie e famiglie e che faranno col loro maligno esempio a tutto questo paese.
Per ultimo butto i fanatici, quelli che abbracciano un partito o una fazione o una chiesa o una forma qualsiasi di odio e la perseguono con violenza, malvagità e disprezzo umano, calpestando gli altri, spingendo ad odiare gli altri, dividendo questa disgraziata Italia che già nasce divisa e ha difficoltà a riconoscersi insieme.
Quando avrò buttato tutta questa massa di gentaglia dalla mia finestra ideale, il mio mondo sarà più terso e pulito e potremo ricominciare in un futuro migliore.

Olezzo di rifiuti
VV

Per la nona volta Berlusconi ha giurato che non si vedranno più gli orrendi cumuli di rifiuti a Napoli. Ormai i suoi giuramenti sono diventati la cosa più grottesca d’Italia e meraviglia che la sorda grettezza dei suoi estimatori finga ancora di non vedere e di non capire che grossa balla sia questo spergiuratore.
Cosa farà per i rifiuti di Napoli? Ci stenderà sopra dei teli dipinti come a Genova?
Per l’odore ha già pensato a Chanel n° 5. Cme diceva lo spot originario di Chanel: “Non voglio nessun olezzo di rose o mughetto, voglio un profumo elaborato”. Iniziò con 80 fragranze. Ma è indubbio che quelle di Napoli saranno molte di più. Basti pensare a Chiaiano.
Allegria! Nelle previsioni ci saranno milioni di tonnellate di rifiuti che non si saprà più dove mettere anche a Roma e Milano, oltre a tutti i comuni d’Italia, indifferentemente. I sindaci onesti lo sanno bene e non dicono in pubblico le fesserie di Gentilini e altri somari. Chi ride oggi sulle disgrazie di Napoli, tanto per fare dell’indegno razzismo, dovrebbe riflettere un po’ di più sul fatto che, stante questo governo di mignottari, mafiosi e venduti, Napoli è solo il futuro che ci aspetta. A nulla serviranno le raccolte differenziate senza quel piano nazionale che questi incapaci non sanno fare. E le centrali nucleari e gli incineritori faranno il resto del danno.
Ride male chi ride oggi del male altrui. Ma è destino degli asini di non vedere mai la sorte comune.
Senza un governo che governi, potremo andare solo al peggio. E’ solo questione di tempo… o di discariche sature. Se il grande piano sui rifiuti del Governo è quello di trasformare in discarica l’intero paese, si deve dire che ci stanno riuscendo alla grande.
Sul Parlamento, che ormai è una discarica politica, le previsioni sono anche peggio.
..
UN ANNO NERO
Bruno Pizozzi

Il 2010 se ne sta andando ma restano tutti i nodi e le incognite del futuro.
Il 2010 è l’anno del trionfo della scempiaggine è l’apocalissi della stoltezza e della vanità politica.
E’ l’apoteosi dei paradossi con un governo che muta pelle ad ogni stagione e ad ogni umore.
Mai tanta accozzaglia di povertà di idee da parte di volti nuovi e vecchi in un continuo alternarsi di ipocrisia e dichiarazioni gratuite con l’affermazione ben netta di privilegi a scapito di tutte le classi sociali che contribuiscono da sole a mantenere questo paese di parassiti politici e di tutte le loro gerarchie di stipendiati.
Cosa ha prodotto la classe politica e dirigenziale nell’anno 2010?
Ha prodotto più corruzione,ha innalzato i privilegi ai privilegiati, ha mortificato ulteriormente i ceti medi, ha indebitato ancora di più la nazione, ha impoverito cultura e università, ha sottovalutato l’ambiente e i problemi idrogeologici della nazione, ha fatto marcia indietro sui diritti dei lavoratori, ha dimenticato giovani e disoccupati in una rincorsa forsennata al consenso e al mantenimento della poltrona.
Mai come quest’anno il cittadino si è sentito solo e non rappresentato, ha avuto la conferma che la tv e la stampa sono morte, le affermazioni politiche sono carta straccia e la parola di un ministro è come il coccodè di una gallina.
Il 2010 è stato l’anno del baratro e del fondo del barile, l’anno delle farse e dei teatrini, l’anno delle puttane e dei vizi dei sultani, l’anno del sociale maltrattato e dimenticato, delle divisioni geografiche:un tripudio di fallimenti e sopraffazioni alla democrazia e alla costituzione.
Questo è quello che un capo di stato dovrebbe dichiarare alla nazione, se fosse davvero coraggioso e sincero:lo renderebbe altamente impopolare ma il suo discorso resterebbe scolpito negli annali di tutte le repubbliche.
Ma ahimè l’anno 2010 è anche l’anno dei vili e dei quaquaraquà ed ormai il cittadino ha assunto la codardia come unica virtù.

ORO INCENSO E MIRRA E LEGGE SUL FINE VITA
Fabristol

A Gesù Bambino quest’anno B regalerà oltre all’oro (tanto, tantissimo), incenso e mirra pure una legge sul fine vita che piacerà tanto alla Chiesa. Queste sono le voci che circolano da qualche settimana tra le sponde del Tevere. Dopo una serie di commenti entusiastici da parte di cardinali e papa sulla fiducia al governo B, ora i due protagonisti si giocheranno le carte per la sopravvivenza. Casini, che prende ordini direttamente da Oltretevere, aiuterà B a sopravvivere. In cambio B farà una legge più restrittiva sull’eutanasia per fare un piacere alla Chiesa ma soprattutto per fare uno sgambetto a Fini e FLI. In pratica la Chiesa è riuscita ad infiltrare le sue truppe in tutti e tre i poli. Una sorta di mastellite che condiziona qualsiasi politica dei tre schieramenti.
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Viviana, commento
Aumenteranno com’è prevedibile i regali al Vaticano, bollette pagate, scuole private sovvenzionate il doppio, palazzi della Chiesa restaurati gratis da zelanti ministri, cerimonie religiose trattate come Grandi Opere, occhi chiusi su truffe e riciclaggi dello IOR, processi condonati a preti pedofili, e chissà che altro chiedono i bravi eredi ‘spirituali’ del Cristo! Tutte dimenticate le diffamazioni a Boffo, il bunga bunga, le comunioni sconsacrate, le bestemmie ridaiole, la vita lussuriosa, gli acquisti in parlamento, la Lega mangiapreti e morteaimigranti, i cadaveri di Gheddafi, le sofferenze dei miseri, i crocifissi imbullonati, i migranti cacciati, i poveri reietti, i palazzi del potere ridotti a bordelli, la democrazia distrutta…. Sciocchezzine! La Chiesa guarda a cose ben più sostanziali e materiali, il suo potere in Italia per esempio. Poi, dopo tutti questi intrallazzi mostruosi, le cene di patteggiamento, il sostegno elettorale, i bancomat aperti a politici, il disprezzo per il Vangelo, la lotta alle donne e il rinnegamento del Cristo…. Benedetto, Bagnasco, Ruini e Bertone saranno fatti santi. Tutto nella miglior tradizione infernale.
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Galli della Loggia, a chi servi?
Viviana Vivarelli

Guardate come suonerebbe questo brano se non vedessimo poi il nome del suo autore e questo nome non ci facesse cadere le braccia!

È così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo. Agli italiani non sta restando altro. Disperato perché frutto dell’attesa vana che finalmente da dove può e deve,cioè dalla politica,venga una parola di verità sul nostro oggi e sul nostro ieri. Una parola che non ci esorti- e a che cosa poi? A credere in un ennesimo partito,in un’ennesima combinazione governativa? – ma che ci sfidi: ricordandoci gli errori che abbiamo tutti commesso, i sacrifici che sono ora necessari,le speranze che ancora possiamo avere. Per l’Italia è forse iniziata una corsa contro il tempo,ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto».

Serve a qualcosa questo nichilismo? Impegna il suo autore in qualcosa? Aiuta in qualcosa questo paese?
La risposta è no. E costui resta una di quelle persone di cui l’Italia non ha proprio bisogno, uno di quei pseudo giornalisti ambigui di quel Corriere della sera ancorché più ambiguo, 1° quotidiano di disinformazione in Italia, che ha sempre tenuto (male)i piedi in 2 o 3 staffe, riuscendo, a forza di non offendere nessuno, a tradire tutti, e Galli della Loggia è uno di quei giornalisti che di quel qualunquismo si sono fatti, in tutti questi anni, fautori e propagatori.
Docente di storia, poi di filosofia della storia, ex socialista, poi critico della sx… difficile dire dove oggi sia allocato e non lo devono aver capito nemmeno quegli elettori che non lo elessero a suo tempo.
Ho trovato i suoi articoli sempre amorfi e discutibili, con l’impressione che la storia gli avesse insegnato solo a non inimicarsi i potenti e a tenersi bel caldo il suo posticino al sole.
Accetto di lui questa frase: “L’unico scopo che ci tiene insieme sembra essere oramai quello di spartirci il bilancio dello Stato”. Ma mi chiedo quale sia il suo. E lo metto nel sacco di quelli che stasera butterò della finestra come disutili che hanno bloccato l’Italia in un regresso senza fine per la loro inerzia, il loro nichilismo, la mancanza di valori, l’incapacità di dare speranze.

Ti ricatto, ti licenzio
Sorcio verde

In questi anni la più grande intimidazione, a livello planetario, è quella di minacciare una persona di licenziamento, quasi una morte civile.
Storia di una scarpa futuribile: viene ormai prodotta in paesi asiatici, dove pagano le persone 1 euro al giorno, non tanto per poter essere più competitivi sui mercati, no! Solo per avere enormi margini di guadagno, dicasi cretinismo capitalistico nel senso che la gente poi in Europa, senza lavoro e senza soldi, non potrà comprare quel prodotto che in ogni caso nei paesi asiatici ha un prezzo irraggiungibile,´per cui la varie aziende saranno costrette a ridurre e di molto il loro personale già alla fame al 99%.
In quel fatale giorno in cui i mercati si fermeranno sul pianeta, si vedrà veramente la fine del mondo, una replica del 1789, dove, in mancanza dei nobili, prenderanno i banchieri, i politici, i finanzieri e tutti i falsi profeti, con la ghigliottina no-stop dovunque; anche ciò sarà un effetto della globalizzazione, come nel film Guerre Stellari, il lato oscuro della forza! E a mio avviso ci siamo già messi in quella strada, questione di poco tempo.
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Viviana, commento
Hai focalizzato perfettamente il circolo perverso dell’attuale mercato.
Chi produce si è ormai disinteressato al mercato nella sua globalità, in una visione microscopica a meschina, che ignora totalmente la sostenibilità della domanda e punta tutto sul massimo ricavo personale ottenuto con la riduzione estrema dei costi di produzione e lo schiacciamento dei diritti del lavoro, ma se offerta e domanda non si incontrano il mercato collassa.
Ford diceva giustamente che le sue fabbriche dovevano consentire ai suoi operai di comprare le macchine che costruivano.
All’estremo opposto c’è la follia di Marchionne e di quanti leggono il mondo solo nel demonismo di un’avidità sterminata che finirà col divorare se stessa.
Eppure dovrebbe essere comprensibile anche a un bambino che un mercato dove si vuole solo vendere riducendo la gente a tanta miseria da non poter comprare è come un’idra che si divora dalla coda.
E’ altrettanto facile capire che in un mondo più giusto, più umano, più rispettoso dei diritti civili e del lavoro, più sostenibile e con maggiori speranze di tutti per il futuro, qualunque categoria avrebbe beneficio di un miglior trattamento generale del lavoro, anche i magnati, anche le multinazionali..
L’Argentina è stata un esempio da manuale dalla caduta a cui può arrivare un paese se segue i grandi organismi internazionali ultraliberisti come la Banca Mondiale, il WTO, il Fondo monetario.. tutti seguaci nefasti di un neoliberismo che è la tenia del mondo e alla fine ci precipiterò in un nuovo Medioevo divorando se stesso.
La crisi finanziaria ed economica attuale, sia essa capitata o voluta, come dicono alcuni analisti, col preciso scopo di tagliare diritti e valori e distruggere le conquiste sociali di un secolo, non porterà alla fine arricchimento a chi nemmeno adesso intende emendarla, ma si amplificherà con orbite sempre maggiori di rovina, soprattutto per quei paesi, come l’Italia, privi di un governo adeguato, in mano a parassiti, despoti o somari, che pensano solo al loro particolare e personalissimo interesse.
L’avidità è un mostro pieno di mani ma privo di testa e un simile mostro finirà per distruggere tutto, anche se stesso.

Berlusconi e le false promesse su Napoli

Berlusconi, abbastanza piccato:
Sono convinto che ci sia una volontà precisa per dimostrare urbi et orbi che il nostro intervento non è stato risolutivo” (Ma che vuol dire? I rifiuti rientrano in una campagna di delegittimazione contro di lui? Son una diffamazione mediatica? Vuol negare l’evidenza? Attribuisce la persistenza dei rifiuti risorgenti a un complotto politico? Pensa che si tratti di rifiuti comunisti? Non sono i nemici politici a dire che il suo piano dei rifiuti sta a zero, lo dicono i rifiuti stessi) .
Penso di tornare ad assumere direttamente la responsabilità per l’immediato sgombero ma anche per gli impianti futuri“. (E che aspetta a fare questo piano nazionale che aspetta da 16 anni? E perché non riesce a dare una destinazione né presente né futura a questi rifiuti? E perché nella tanta lodata ultima Finanziaria non c’è una sola parola o destinazione di fondi per nuovi impianti di riciclaggio? A un qualsiasi meccanismo che i rifiuto li riduca dalla fonte? A qualcosa che sia anche lontanamente somigliante a quello che si fa in Germania o in Inghilterra? E perché persino adesso B ha tentato di prolungare la vita dei sacchetti di plastica già prorogata di 2 anni)
Sono intervenuto a ripetizione (nelle promesse e vuoto, ma quando mai nei fatti?) ma c’è qualcuno che cerca di ostacolare il nostro operato con ogni mezzo (ma chi e come? Ma se tutto dipende da lui stesso e dalla sua voraginosa inettitudine! ) altrimenti non si spiega perché sorgono sempre nuove difficoltà” (Si spiega benissimo, pirla, finché ti occuperai solo dei rifiuti giudiziari e di acquistare suk di parlamentari, resterà poco tempo per governare il paese Italia!)

Ci risiamo, insomma: dopo due anni di promesse non mantenute, migliaia di tonnellate di rifiuti per le strade di Napoli evidentemente non sono sufficienti (secondo lui) per dimostrare che non è stato fatto … nulla! S deve ricorrere alla teoria del complotto, del sabotaggio, dei nemici politici, tutto fuorché farsi un po’ di autocritica su un problema che il Governo non ha MAI affrontato e che tra poco si allargherà a tutti i Comuni italiani, è solo questione di tempo, solo perché là dove le discariche ancora tengono, si continua ad andare avanti, nell’illusione che il problema Napoli sia relegato solo a Napoli.

Promemoria delle sue dichiarazioni:
“Entro luglio via i rifiuti da Napoli” (1 luglio 2008)
“Napoli è pulita, l’emergenza rifiuti è finita” (18 luglio 2008)
“Napoli pulita in 3 giorni” (28 ottobre 2008)
“Emergenza rifiuti finita” (3 febbraio 2009)
“Via i rifiuti in 3 giorni” (29 ottobre 2009)
“Presto via la puzza da Napoli” (28 ottobre 2010)
“Via i rifiuti in 2 giorni” (14 novembre 2010)
“Via i rifiuti in meno di 15 giorni” (26 novembre 2010)
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Franco
Sfruttando “l’intimidazione contraria” si potrebbe appendere fuori dal Parlamento un cartello del genere:
“QUI DENTRO E’ ASSOLUTAMENTE VIETATO FARE GLI INTERESSI DEI CITTADINI”
Temo, però, che l’iniziativa passerebbe inosservata tra i frequentatori del Parlamento, considerando che la maggior parte di essi già da anni osserva scrupolosamente questo divieto…

Il sistema Marchionne
MASSIMO GIANNINI

Nel Paese degli opposti estremismi, il caso Fiat è diventato un paradigma della Modernità. Sedicenti leader sindacali lo usano con poca prudenza: una clava da brandire contro i “padroni”, rispolverando un conflitto di classe irripetibile e rievocando un clima di fascismo improponibile. Ma sedicenti pensatori liberali lo usano con poca conoscenza: una pietra angolare del riformismo, da lanciare contro tutti i conservatorismi.
Pomigliano e Mirafiori si impongono nel discorso pubblico come luoghi-simbolo di ogni cambiamento, non solo industriale. Secondo questa chiave di lettura, conservatrici sono quelle migliaia di operai che non si adattano all’idea di veder ridotto il perimetro dei diritti e peggiorato il modo della produzione. Conservatrici sono quelle casamatte della sinistra sindacale che non si rassegnano alla dura legge del mercato globale. Conservatrici sono quelle trincee della sinistra politica che non scorgono nella trasformazione post-fordista della fabbrica l’opportunità di riscrivere il proprio decalogo di valori. Conservatrici sono persino quelle frange della rappresentanza confindustriale, con modelli di relazioni solide nel settore pubblico delle public utilities e collaudate nel settore privato delle piccole imprese, che non capiscono la chance irripetibile offerta dalle vertenze-pilota aperte dal Lingotto.
Chi non accetta la “dottrina Marchionne” è dalla parte sbagliata della Storia. Quasi a prescindere. E così, per sconfiggere l’ideologia delle vecchie sacche di resistenza corporativa, si adotta un’ideologia uguale e contraria: quella delle nuove avanguardie della “modernizzazione progressiva”. Questa impostazione del problema Fiat deflagra in modo potente, e patente, con l’ennesima firma separata prima sugli accordi per Mirafiori e ora sulla riapertura di Pomigliano. Pochi ragionano sui contenuti degli accordi. Molti si preoccupano di giudicare i torti della Fiom che ancora una volta si è sfilata dal tavolo. La si può raccontare come si vuole. Ma in questa vicenda ci sono due dati di fatto, oggettivi e incontrovertibili. Il primo dato: l’accordo di Pomigliano doveva essere un’eccezione non più ripetibile. Si è visto ora a Mirafiori che invece quell’eccezione, dal punto di vista della Fiat, deve diventare la regola. Chi ci sta bene, chi non ci sta è fuori da tutto, dalla rappresentanza e dunque dall’azienda. Il secondo dato: questo accordo è obiettivamente peggiorativo della condizione di lavoro degli operai e della funzione di diritto del sindacato. Si può anche sostenere che non c’erano alternative, e che firmare era la sola opzione consentita, per evitare che la Fiat smobilitasse. Tuttavia chi oggi parla di “svolta storica” abbia il buon senso di riconoscere che si è trattato di una firma su un accordo-capestro basato su un ricatto. Legittimo, per un’impresa privata. Ma pur sempre ricatto.
Per questo c’è poco da brindare di fronte al passo compiuto dal nostro sistema di relazioni industriali verso la “terra incognita” indicata da Marchionne. Per questo fanno male i modernizzatori, che inneggiano agli accordi separati di Mirafiori e Pomigliano come se si trattasse degli accordi di San Valentino dell’84 (quelli sì, davvero storici) che troncarono il circolo vizioso del “salario variabile indipendente” e salvarono l’Italia dalla vera tassa occulta che falcidia gli stipendi, cioè l’inflazione. La verità è che in questa partita quasi tutti i giocatori usano carte false o fingono di avere carte che non possiedono.
Il giocatore che non ha carte da giocare è il governo. B non è Craxi, e Sacconi non è Visentini. Questo governo non è stato capace di mettere in campo uno straccio di proposta, né sulle misure per la competitività del sistema né sulla legge per la rappresentanza: ha saputo solo gettare benzina ideologica sul fuoco delle polemiche. Il giocatore che non ha carte da giocare è anche il Pd, che sa solo dividersi e non sa capire che l’unico metro per misurare il suo tasso di riformismo sta nel proporre un’agenda alternativa e innovativa per la crescita del Paese, un progetto per l’occupazione, per la produzione del reddito e per la sua redistribuzione. E sta nel riconoscere i diritti, uguali e universali, nel difenderli dove e quando serve, rinunciando a tutto il resto.
Il giocatore che usa carte false è il sindacato. La Fiom ha le sue colpe, per non aver saputo accettare il confronto con solide controproposte e non aver voluto prendere di petto il drammatico problema dell’assenteismo nelle fabbriche. La Cgil ha le sue ambiguità, per non aver potuto ricondurre a unità la sua dialettica interna, ancora dominata da una logora “centralità metalmeccanica”. Ma Cisl e Uil che si gridano “vittoria” spacciano carte false. Bonanni e Angeletti porteranno a lungo sulla coscienza una gestione gregaria dei rapporti con la politica e con la Fiat, e un accordo che per la prima volta riconosce il principio che chi non accetta i suoi contenuti non ha più diritto di rappresentanza sui luoghi di lavoro. C’è poco da festeggiare, quando peggiorano le condizioni di lavoro e si comprimono gli spazi del diritto, a meno che non ci si accontenti di monetizzare tutto questo con 30 euro lordi di aumento mensile.
Il giocatore che bluffa, infine, è Marchionne. Ha il grande merito di aver salvato la Fiat quando il gruppo era a un passo dalla bancarotta, e di aver lanciato il gruppo da una proiezione domestica a una dimensione finalmente sovranazionale, grazie all’accordo con Chrysler. Ma ora … ha un dovere della chiarezza. Verso il Paese e verso i lavoratori. Nessuno ha ancora capito cosa ci sia nel piano.. quali e dove siano indirizzati i nuovi investimenti, quali e quanti siano i nuovi modelli di auto che il gruppo ha in programmazione, dove e come saranno prodotti e di cosa parla l’azienda quando esalta la via obbligata del recupero di produttività. Con le condizioni pessime nelle quali versa il Sistema-Paese, c’è davvero qualcuno pronto a credere che questa sfida gigantesca si vinca riducendo le pause di 10 minuti al giorno, o aumentando gli straordinari di 80 ore l’anno? E’ vero che in Germania e in Francia le pause sono già da tempo minori che in Italia. Ma solo un cieco può non vedere che Volkswagen e Renault hanno livelli di produttività giapponesi, macinano utili e aumentano quote di mercato grazie all’innovazione di prodotto e di processo, prima ancora che all’incremento dei tempi di produzione.
C’è poi una questione di metodo. Dove porta questa volontà pervicace e quasi feroce di mettere fuori gioco la Cgil, con piattaforme divisive che servono solo a spaccare il fronte confederale? Dove porta questa necessità di disdettare il contratto dei meccanici e di uscire da Confindustria? Si dice che Marchionne punti a un modello di relazioni industriali all’americana, dove il parametro è Detroit e non più Torino… questo tradisce una volta di più i contenuti veri del Lodo Fiat-Chrysler. Non è la prima che ha comprato la seconda, com’è sembrato all’inizio. Ma in prospettiva sarà la seconda ad aver comprato la prima, nello schema classico del “reverse take-over”.
Uno schema che non prevede compromessi. Il modello è il capitalismo compassionevole degli Stati Uniti, non più il Welfare universale della Vecchia Europa. Se vi sta bene è così, altrimenti il Lingotto se ne va. Questa è la vera posta in palio del caso Fiat. Alla faccia della Modernità.

m.giannini@repubblica.it

Lavoratori, tiè!
Odifreddi

Più che un capitano d’industria, Marchionne sembra Sordi ne I vitelloni di Fellini: uno strafottente che, quando passa vicino agli operai, fa loro il gesto dell’ombrello e urla “Lavoratori, tiè”! Coi tempi che corrono, con comparse come Fassino e Chiamparino a fargli da spalla, e capipopolo come B e Obama ad applaudirlo, c’è poco da sperare che l’auto su cui viaggia Marchionne si fermi di botto e lui sia costretto a scappare come Sordi.
Che B lo applauda, non stupisce. Basta leggere Giovanni Agnelli, la biografia che Valerio Castronovo ha dedicato anni fa al fondatore della Fiat, per capire come nacque la sua industria e come egli fece i suoi soldi: esattamente come Mediaset e B, appunto. Cioè, con aggiottaggi, denunce, processi, corruzioni di giudici, tangenti ai partiti, speculazioni edilizie (Bardonecchia vs. Milano Due), controllo di una stampa addomesticata (La Stampa vs. il Giornale), fiancheggiamenti dell’uomo forte (Mussolini vs. Craxi), e infine discesa in campo: da 1°senatore a vita nominato dal Duce l’uno, e da presidente del Consiglio l’altro.
Dopo la guerra, la nascente democrazia trovò insostenibile che un tale malfattore mantenesse la proprietà di un’azienda che era prosperata sulla pelle dei lavoratori, e nel collaborazionismo coi fascisti. Agnelli e Valletta furono spogliati della presidenza e dell’amministrazione della Fiat, ma la sporca realpolitik ebbe presto il sopravvento sui puri ideali. Agnelli ebbe la compiacenza di morire, e Valletta fu reintegrato nel suo ruolo. Vent’anni dopo sarebbe stato nominato senatore a vita dal socialdemocratico Saragat, così come l’erede del vecchio senatore, il rampollo Gianni, lo sarebbe stato nel 1991 dal democristiano Cossiga.
E fu proprio l’avvocato a dichiarare una volta che “la Fiat è governativa”. Cioè, pronta a scendere a patti con qualunque governo, pur di continuare a praticare la politica del capitalismo d’accatto che ha dissanguato l’Italia: gli utili agli imprenditori, le perdite allo stato (e dunque, ai lavoratori). Se la Fiat ha prosperato nel dopoguerra, è stato grazie a una dissennata politica di privilegio dell’auto privata a scapito dei servizi pubblici. A una vergognosa assimilazione degli operai alle macchine, sfruttati quando serve e parcheggiati in cassa integrazione altrimenti. A una compiacente concessione di incentivi e rottamazioni, per sostenere artificialmente un mercato terminale e inutile.
Naturalmente, i privilegi concessi dal governo venivano doverosamente pagati dalla Fiat. La sua corruzione dei partiti politici dovette essere ecumenica, visto che misteriosamente fu solo sfiorata da Tangentopoli. E quando servì, come già aveva fatto il nonno col vecchio fascismo, così fece il nipote col nuovo. Da senatore a vita, insieme agli ex-presidenti Leone e Cossiga, fornì un voto determinante per la fiducia al primo governo B, nel 1994: anche se poi, nel 2° governo Prodi, la dx finse di dimenticarsi di aver già essa stessa giocato questo gioco.
E fu lo stesso Agnelli a sdoganare una seconda volta B nel 2001, quando rispose alle perplessità internazionali dichiarando che l’Italia non era una repubblica delle banane, e mandando un suo uomo al ministero degli Esteri. In precedenza, quello stesso ministero era stato ricoperto da sua sorella, sempre all’insegna del conflitto di interessi: di nuovo, un altro motivo di compiacimento per B, che non ha mai negato di avere per l’avvocato una vera e propria venerazione, tanto da tenerne la foto sul comodino.
Marchionne dovrebbe semplicemente avere la decenza di riconoscere la storia dell’azienda che si trova ad amministrare. Perché, invece di accettare la sua carità di 360 € lordi l’anno in cambio della rinuncia ai diritti sindacali, non lo si obbliga a restituire il maltolto e non lo si rimanda da dove viene? E, soprattutto, perché quando si lamenta in tv che la Fiat non guadagna un € in Italia, il conduttore non gli fa il gesto dell’ombrello e non gli urla: “Marchionne, tiè”?


Di Pietro

Le trattative e gli accordi sindacali possono mettere in discussione tutto ma non la Costituzione. Quello è un confine che non si può oltrepassare…
Gli accordi che la Fiat sta facendo passare in questi giorni, a Mirafiori ma anche a Pomigliano, violano la Costituzione e per questo sono inaccettabili e irricevibili.
L’art. 40 della Costituzione afferma che lo sciopero è “un diritto individuale ad esercizio collettivo”. Significa che la decisione di scioperare o meno è una decisione individuale che ogni lavoratore deve poter prendere in piena e assoluta libertà. L’intesa di Mirafiori, che obbliga ogni dipendente a firmare un accordo in cui si impegna a non scioperare contro l’accordo stesso o contro qualche sua parte, viola la Costituzione.
L’art. 39 della Costituzione assicura sia la libertà sindacale che la rappresentatività delle varie organizzazioni sindacali “in proporzione dei loro iscritti”. A Mirafiori, invece, d’ora in poi non ci saranno più rappresentanze sindacali liberamente elette dai lavoratori ma “nominate” dai sindacati che firmano gli accordi. Siccome da che mondo è mondo gli accordi si firmano in due, sarà l’azienda a decidere chi può avere rappresentanza sindacale e poco male se si arriva al paradosso per cui il sindacato con la rappresentanza più numerosa finisce fuori dalla porta.
Così, oltretutto, si sostituirà alla elezione diretta e democratica una burocrazia sindacale nominata dall’esterno che nel medio e lungo periodo finirà per avere costi sull’azienda e ne indebolirà anche l’autonomia, perché sarà vincolata agli apparati sindacali. Sarà un bel danno per tutti, anche per la democrazia italiana di cui l’autonomia del sindacato è stata un pilastro. Questa geniale trovata di Marchionne e della Fiat non solo fa a pugni con la Costituzione: è solo dannosa e paradossale.
Oltre alla Costituzione, peraltro, l’accordo viola anche il codice civile e le normative europee consolidate. L’art. 2112 stabilisce che, in caso di cessione d’azienda, il passaggio dei lavoratori da un’azienda all’altra deve essere diretto. A Mirafiori invece, i lavoratori dovranno essere riassunti uno per uno e lo saranno solo se firmeranno l’accordo. A casa mia questo vuol dire violare la legge.
Ma se io dico queste cose, se difendo la legge e la Costituzione repubblicana, salta subito fuori qualcuno ad accusare me e quelli che la pensano come me di essere comunisti, legati alle vecchie idee della sx del Novecento e di non capire niente di modernità e società globale.
Ma scusate tanto, che c’azzeccano in questo caso il comunismo e la sx del ‘900? Io non entro nel merito degli accordi sindacali, difendo il confine invalicabile e sacro della Costituzione repubblicana. Casomai dovrebbero accusarmi di essere settecentesco, perché i princìpi a cui mi rifaccio sono quelli della Rivoluzione francese, “Libertà, fraternità, uguaglianza”, e la mia bussola è la convinzione secondo cui la libertà non può essere messa a disposizione del mercato. Questo principio non è né comunista né di sx: è il presupposto delle Costituzioni repubblicane. Di tutte e anche della nostra.
Invece la società globale con questo discorso c’azzecca eccome. Di Vico dice che un operaio libero e con dei diritti che l’azienda deve rispettare costa più di uno schiavo senza diritti. Ma questo che significa? Che in nome della società globale dobbiamo entrare in competizione con la Cina e adottare il modello cinese, dove c’è un partito unico, un sindacato unico e lo sciopero è vietato? E’ questo che vuole? E’ questo che vogliono Fassino e D’Alema? Benissimo, basta cambiare la Costituzione e decidere che d’ora in poi siamo anche noi un regime a partito unico, sindacato unico e senza diritto di sciopero.
Caro Di Vico, scusa tanto ma la strada è un’altra. La modernità di cui tanti cianciano dalla mattina alla sera non vuol dire tornare al passato, a quando le Costituzioni ancora non c’erano e i diritti non esistevano. Vuol dire inventarsi un modello costituzionale che sia pure competitivo con quello schiavistico dei regimi. E chi l’ha detto che non si può fare? La Germania lo sta facendo, e non è mica un paese all’antica o comunista.
Dire che c’è uno scontro fra una sx che è ferma al ‘900 e una dx moderna significa raccontare una favoletta buona per incantare la gente e fare accettare quello che è inaccettabile. Lo scontro è fra un’imprenditoria che non è più capace di costruire macchine, e quindi di venderle, e tutte le forze democratiche che dicono a quegli imprenditori: “Se non siete capaci di costruire e vendere macchine non ve la potete cavare invocando il regime. Dovete saper fare voi il vostro lavoro. Dovete trovare una soluzione passando per la via maestra della ricerca, dell’innovazione e degli investimenti”.
La Fiom è una di queste forze, una delle principali e quella oggi presa più direttamente di mira. Ma quello che accade alla Fiom non è un caso isolato o estremo. E’ la punta di un iceberg che riguarda l’intero assetto democratico in questo paese. Oggi Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l’instaurazione di un regime e noi dell’Idv combatteremo questa battaglia con loro. Al Senato abbiamo già presentato una legge sulla rappresentanza sindacale e sulla democrazia che chiede la piena applicazione dell’art. 39 della Costituzione, proprio uno di quelli che l’accordo di Mirafiori vorrebbe stracciare una volta per tutte.
Nei prossimi giorni incontrerò Landini per concordare la costruzione di un fronte di resistenza che duri nel tempo e per far prevalere le proposte dell’Idv sulla revisione democratica della rappresentanza nel mondo del lavoro.
Ma per costruire insieme questa resistenza dobbiamo anche sbugiardare la grande menzogna che la Fiat sta raccontando. Il film che ha per regista Marchionne e per comparse il governo e persino una parte importante del Pd non ha niente a che vedere con la realtà. Non è vero che in cambio del fare a pezzi la Costituzione e i diritti dei lavoratori la Fiat si prepara a restare e investire in Italia. Al contrario, tutto dimostra che il progetto è quello di spostare la testa tecnologica e innovativa negli Usa e il corpo produttivo nelle aree dove il lavoro costa pochissimo e gli Stati sovvenzionano con denari pubblico, come il Brasile, la Polonia o la Serbia. L’Italia verrà usata come grande mercato per la vendita delle auto e come fonte di reperimento di quattrini, per poi salpare verso altre spiagge lasciando questo paese cornuto e mazziato.

FINE ANNO, E’ TEMPO DI BILANCI
Franco F.

Libertà di stampa?
Siamo al posto 72°, su 196 Paesi, alle spalle di Suriname, Trinidad, Tobago, Israele e Cile.
Debito pubblico?
L’Italia è ai vertici della classifica mondiale dei paesi con il più alto debito pubblico, con una percentuale di oltre il 110% del rapporto deficit/pil, che la pone tra il 5° e il 7° posto fra i Paesi più indebitati del mondo(dati Ocse e Fmi)
Istruzione ?
L’Italia è al 34°posto, alle spalle di Kazakistan, Polonia, Lituania e Lettonia.
Campo economico?
La classifica è guidata quest’anno da Svizzera, Svezia, Singapore e dagli Stati Uniti che hanno perso 2 posizioni. L’Italia ne esce male: resta ferma al 48° posto, preceduta da tutti i maggiori Paesi industrializzati, superata dalla Lituania e preceduta da Paesi come la Tunisia (32°) o la Polonia (39°).
Qualità della vita?
22° posto alle spalle di Angola, Mozambico, Burundi , Ucraina, Bulgaria ecc su un elenco di 40 nazioni al mondo.
Corruzione in ambito amministrativo-politico?
L’Italia figura al 67° posto lasciando dietro di sé solo la Georgia ed il Brasile, superata anche da quei paesi come Rwanda, Samoa, Botswana, Ghana ecc.che noi, presuntuosamente, continuiamo a chiamare “del terzo mondo”.
Il conflitto di interessi?
Probabilmente siamo l’unico paese al mondo con a capo del governo un personaggio su cui pesa questo enorme macigno.
Ricerca scientifica?
Solo due università italiane compaiono tra le prime 200 al mondo nella classifica per ricerca scientifica. L’Italia è in declino continuo per la fuga all’estero dei cervelli (compreso quello del Gasparri che nella fretta di scappare ha dimenticato il corpo in Italia).
Ci sarebbe ancora molto da aggiungere, ma ritengo opportuno fermarsi qui per non compromettere la digestione del cenone di fine anno (per chi se lo può ancora permettere), per cui sursum corda e buon anno a tutti…
..
Marchionne non considera gli operai uomini, forse scimmie ammaestrate o automi. Ma il Pd come considera i suoi potenziali elettori?
Viviana Vivarelli

Nel test di Pavlov alcuni cani erano addestrati a riconoscere dei cerchi a cui erano associate scariche elettriche, e dei quadrati a cui corrispondevano delle bistecche, e imparavano a premere il tasto relativo. Ma, ad un certo punto, i quadrati cominciarono ad arrotondarsi e a somigliare sempre più a cerchi e, quando la somiglianza diventò troppo forte, i cani impazzirono.
Penso a questo circa gli elettori del Pd, davanti alle sortite di D’Alema, Bersani, Violante, Fassino e soci sul benestare alla politica di Marchionne, le opportune (per B) assenze parlamentari, la riforma della scuola, la riproposta di una bicamerale bis o di un presidenzialismo forte a diretta elezione popolare. Se fossi in quegli elettori, che erano partiti avendo ben chiara la differenza tra quadrato e cerchio, e votassi per una fede e non per una bottega, impazzirei.
Il Pd ha cessato di essere sx da tempo, ora ci chiediamo che cosa sia.
Gli ultimi 20 anni sono stati un progressivo disastro: D’Alema sempre a favore di inciuci con B, già da prima della bicamerale, dacché Violante e gli altri compari di merende gli regalarono le frequenze, o evitarono con cura di applicare la legge che gli vietava in quanto editore di scendere in politica, o girarono alla larga da qualsiasi regolamentazione del conflitto di interessi.
Inutile parlare più, col Pd, di classi. Quale classe difende chi ieri aprì al precariato selvaggio e oggi approva Marchionne? Di chi ha sempre flirtato con Confindustria fino a candidare Calearo o Colaninno? Di chi non ha mai aiutato i giovani e oggi approva la riforma Gelmini? O non ha mai aiutato chi sul mercato finanziario è svantaggiato da un contratto non a tempo indeterminato? E non ha mai detto parola sul marasma fiscale italiano che ci mette ai vertici dell’evasione europea e non ha mai fatto una pippa per un fisco trasparente, all’americana, con scarico fiscale delle transazioni, e dure sanzioni penali agli evasori, e, all’opposto, ha regalato allo scudo fiscale per evasori e mafiosi compiacenti assenze parlamentari, come ha fatto con altre sozzerie di B facilmente contrastabili se solo ci fosse stata la volontà politica di farlo?
Che razza di partito è quel Pd che ha corteggiato il sistema bancario illecito o ha protetto le scuole private e confessionali, che ha amoreggiato col Vaticano o svenduto per primo l’acqua pubblica, permesso le ruberie delle autostrade, delle assicurazioni, delle bollette, delle ferrovie, dell’Alitalia.. e che, in totale, ha mantenuto e pasciuto tutte le mangiatoie abusive, i clientelismi e i protezionismi famigliari?
Che si deve pensare di chi ha intrallazzato col Vaticano e con l’Opus dei e ha avuto la mano molle sul trattamento delle donne, sulla fecondazione assistita, sui consultori, sull’eutanasia, sugli asili, sulle case popolari?
Con Prodi abbiamo visto con disgusto anche la dilatazione della spese nelle armi, le guerra senza fine, l’accoglienza entusiastica dei Piano Obiettivo che ammazzava ogni controllo e permetteva quegli abusi e quegli sforamenti che poi si sono sostanziati nelle Grandi Opere di B.
Nemmeno sotto i due brevi governi Prodi siamo riusciti a vedere un inizio di fisco pulito, di alleggerimento reale della burocrazia, di boiardi di Stato presi a calci in culo, di stipendi a livello europeo, di semplificazione del Parlamento o riduzione delle tasse o freno agli abusi della PA, o tagli alle mangiatoie politiche, agli abusi politici, ai privilegi politici. Anzi, con certi del Pd, certi nepotismi e certe violazioni di legge, come l’eterna moglie di Fassino o le ricandidature infinite o le accaparrazioni delle cariche sono state la norma.
E non parliamo dei guasti mai toccati del sistema bancario, Bankitalia in testa, o dei privilegi della cricca, della difesa delle donne, di una accoglienza dignitosa ai migranti, della tutela della libertà di stampa e di espressione, o di un repulisti dei boss delle grandi cliniche, o di processi agili e prigioni civili, anzi D’Alema ha insegnato a B che dalla stampa avversa ci si libera con le querele e che gli oppositori basta tagliarli fuori dalla visibilità mediatica, e lui ci è andato a nozze. Nemmeno la pace hanno difeso questi sciagurati!
Nessuno dei due governi di csx ha fatto qualcosa per migliorare il sistema penale e processuale o per garantire che i rei del Parlamento fossero colpiti da autorizzazioni a procedere, e, oggi, non ci meraviglieremmo che il Pd votasse anche il legittimo impedimento.
Guardiamo con orrore questa acquiescenza odierna a Marchionne, a un D’Alema che concorda con Fassino, Bersani e Bonanni su Mirafiori! E’ la fine di qualsiasi idea di sx.
Non si capisce dunque dove questo Pd voglia andare.
La questione morale è esclusa. Non si parla di questione morale a un partito che non riesce nemmeno a garantire una presenza in Parlamento!
In piazza non scende, il suo distacco dalle masse cresce col tempo e coi giovani è ormai cosa fatta.
Insiste con un Casini che non lo vuole, spara a zero su Di Pietro che è il suo unico alleato e lo costringe a perdere con soggetti come De Luca o Boccia. Fa la corte al Vaticano e a Confindustria che fanno le ritrose. Si mette contro gli operai e li spinge a votare Lega. Non protegge il lavoro. Fa il tifo per la TAV fregandosene dei pendolari. Continua a sostenere sul territorio solo i candidati peggiori. Svende i beni comuni e non c’è mai nelle grandi battaglie nazionali come quella per l’acqua pubblica. Non è mai in grado di proporre niente. Mentre Bersani cinguetta con Marchionne, Violante fa la corte a B e gli prepara una bozza di distorsione della Costituzione. Sono solo dei ‘diversamente pidiellini’!
Ovunque guardi non trovo un solo motivo per votare questo sciagurato partito, salvo il dire che i suoi danni sono stati enormemente inferiori a quelli del Pdl, ma, sembra di capire, non per scelta quanto per incapacità.
Così io dico che se devo guarire da un cancro per essere fatta fuori dalla tbc, non so cosa sia meglio, sempre morte è.
Non c’è giorno che passa che D’Alema non se ne esca con qualche frase inqualificabile, in una china demoniaca, se vista da sx, giusta e gradita se vista dal Pdl. Bersani ammuffisce ogni giorno che passa e ormai non lo beccano neanche i passeri.
Inutile chiedersi cosa farà questo partito da grande. A forza di allontanarsi da ogni massimalismo e da ogni posizione chiara e netta, farà come il protagonista del film “La strana storia di Benjamin Button” che retrocede nel tempo in una involuzione permanente fino a tornare nella pancia della Terra.

Lalla segnala
Nel 2011 vi auguro di liberarvi di Telecom ed Enel.
Le grandi società ormai hanno l’obiettivo di spremere il portafoglio degli italiani. Autostrade Spa il 1 gennaio aumenterà il pedaggio. Nel 2011 sono previsti aumenti di 1.100 euro a famiglia. Tutti collegati, più o meno, a grandi aziende. E se non pagate, vi perseguitano. Tra le sanguisughe più attive, ci sono Telecom ed Enel.
Alcuni anni fa a Rai Tre rivelarono il sistema di bollette telefoniche gonfiate, con chiamate mai fatte. Intervenne Dario D’Aleo, responsabile regolatorio di Telecom Italia, che fece molta fatica a spiegare le anomalie. Un’inchiesta del giornalista Antonio Gregolin, rivelò le bollette roventi inviate soprattutto ad anziani. Ho sempre pensato che Telecom sia una sanguisuga: se devi pagare ti perseguita, ma se devi risolvere un problema, ti fa aspettare anche un mese e devi telefonare decine di volte. Il sospetto, però, si è rafforzato quando ho attivato un contratto telefonico con la mia onlus: la prima bolletta che arrivò era di 89 €. Poi è salita costantemente, pur rimanendo sempre lo stesso numero di telefonate. Dopo qualche tempo è arrivata una bolletta di 470 €. Una roba inaudita. Ho chiesto chiarimento, ma il call center funziona a cazzo: un dipendente mi lasciò in attesa, mentre parlava col collega della vacanze prenotate in un’isola tropicale!
Allora ho mandato affanculo Telecom. Via il telefono, via la connessione. Ora navigo con una parabola satellitare e uso solo il cellulare.
Enel è un gigante dell’energia. Sa bene che il futuro è nelle sue mani: quando il petrolio scomparirà, le auto andranno ad energia elettrica. E ogni cosa meccanica che si muove ha bisogno di energia. Le bollette sono un mutuo sempre più caro. Anche in questo caso, sono emerse anomalie a danno dei consumatori:.

http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=991
..
Mariapia Caporuscio

Se solo venti anni fa qualcuno ci avesse detto in che modo avremmo festeggiato l’arrivo del 2011 lo avremmo rinchiuso in un manicomio. Chi poteva pensare che gli stipendi e le pensioni si sarebbero bloccati a quella data, che tutte le lotte sostenute, per raggiungere una dignità nel lavoro, sarebbero state cancellate e gli operai consegnati proprio dai sindacati a mastro Titta? Che avremmo avuto al governo indagati per mafia, ladri e deficienti che si sarebbero spartite tutte le risorse, arricchendosi come porci mentre tutto il Paese precipitava nella miseria? Che i nostri figli laureati avrebbero dovuto emigrare perché colpevoli di essere troppo colti, perché l’intelligenza, il sapere, la conoscenza sono cose dannose per un governo di scemi e mafiosi? Chi avrebbe detto che i figli dei PARTIGIANI si sarebbero fatti sottomettere e che il coraggio di lottare si sarebbe trasformato in rassegnata umiliazione? Chi avrebbe detto che la Patria di Leonardo, Michelangelo, Francesco d’Assisi, sarebbe stata derisa dal mondo intero per colpa di una brutta copia del duce che la dirige? E che un Paese nobile e bello, ricco di storia e di tradizioni avrebbe fatto vergognare i suoi figli migliori? Chi avrebbe detto che gli italiani non avrebbero imbracciato le armi e provocato una RIVOLUZIONE per cacciare i bastardi dal potere?
CHI PUO’ DIRE OGGI CHE DOMANI GLI ITALIANI NON SI RISVEGLINO E FACCIANO QUELLO CHE IN VENTI ANNI NON SONO STATI CAPACI DI FARE?
CREDIAMOCI PERCHE’ QUANDO LA NOTTE E’ PIU’ NERA, L’ALBA E’ PROSSIMA!
AUGURI A TUTTI.
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Luigi de Magistris

Il 2010 si è chiuso con le forze dominanti che attraverso il controllo del capitale hanno mortificato il lavoro: è il caso dell’imposizione dei desiderata della Fiat ai lavoratori, con l’avallo di Governo e Confindustria, di sindacati deboli o compiacenti (ad eccezione della FIOM) e con il capo chino anche di pezzi del csx.
Poco prima il prodotto umano e istituzionale di un potere autoritario e svilito, espressione della peggiore sub-cultura berlusconiana, ossia il ministro Gelmini ha imposto – contro la volontà di studenti e docenti – la controriforma dell’università.
Il Presidente della Repubblica, come sempre, ha subito firmato. I tagli alla spesa pubblica democratica – non a quella che rimpingua le cricche e le mafie che è mantenuta e consolidata – e alle politiche sociali sta rafforzando le disuguaglianze, mortificando cultura, ricerca, innovazione, sviluppo.
Il ceto medio, la spina dorsale del Paese, fatica ad arrivare alla fine del mese: i nuovi poveri, con la mortificazione di centinaia di migliaia di famiglie.
I giovani non hanno più certezza del loro futuro lavorativo, ambizioni umiliate, sogni spezzati, progetti svaniti, governi che non sono in grado di garantire aspirazioni, valorizzare professionalità, considerare competenze.
Il precariato è, ormai, il modello preferito dal regime per regolamentare la forza lavoro.
I servitori dello stato sono sempre più umiliati dal mobbing delle cricche e dalla deviazioni che operano all’interno delle istituzioni.
Gli imprenditori capaci e onesti che contribuiscono alla ricchezza economica sono umiliati da oligopoli dominanti, dai prenditori di soldi pubblici e da coloro che vanno a braccetto con la politica e la criminalità organizzata.
Le mafie imprenditrici controllano il 25% del PIL. A fronte di un disegno autoritario che verticalizza il potere, reprime gli organi di garanzia, massacra lo stato sociale, privatizza tutto, restringe gli spazi di dissenso, mortifica il pensiero libero, le forze politiche di opposizione non sono ancora all’altezza della sfida.
E allora dobbiamo lavorare per un 2011 di rottura del sistema e di costruzione di un’altra Italia. Dobbiamo unire la parte migliore esistente tra le forze del centro-sinistra e metterla in connessione con il popolo in movimento, con la gente stanca ma fiera, con quelli dalla schiena dritta, dagli occhi puliti, con il cuore caldo, con le menti libere e aperte, con chi vuole un costruttivo conflitto sociale, con chi lotta per i diritti, con chi pensa prima ai lavoratori e, poi, al
profitto, con chi tutela i più deboli prima di pensare al denaro.
C’è una grande sete di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza
Raccogliamola e organizziamo il dissenso, costruiamo l’alternativa con contenuti chiari e forti che possano camminare con le gambe di persone credibili che hanno dimostrato da che parte stare. E allora per un 2011
rivoluzionario, per la rivoluzione dei cuori, per spezzare le catene dei poteri dominanti e agire per la costruzione della democrazia.
Buon anno amiche e amici, buon anno compagne e compagni, buon anno a chi
vuole camminare con noi, con fierezza e lealtà, con forza e dolcezza, con l’amore per il prossimo. Buon Anno!

Luigi
www.demagistris.it

Democrazia o mercato?
Paolo De Gregorio

Nella pagina “sogni e incubi” dei redattori de “il Fatto Quotidiano” molti giornalisti esternano brevemente e i più sperano in un paese normale, dove la destra sia destra (legalità, merito, rigore) e la sinistra faccia la sinistra (solidarietà, uguaglianza, libertà), il tutto nel rispetto della Costituzione e delle istituzioni.
Ma si tratta proprio di un sogno, poiché all’orizzonte non si vede nulla che ci possa avvicinare ad un paese civile, con una sinistra e una destra identitarie ed antagoniste, con regole severissime che vietino i monopoli mediatici, con un servizio pubblico televisivo i cui azionisti siano i cittadini che pagano il canone ed eleggono il presidente Rai con tutti i poteri, scelto tra personalità assolutamente indipendenti, con una Chiesa senza finanziamenti statali che si occupi di religione e non di politica. Nessun partito politico chiede che vengano adottate quelle regole che potrebbero portarci in democrazia. Nessuno chiede l’uscita dalla Nato e dalle avventure militari, nessun partito chiede che le nostre enormi spese militari siano abolite ed investite in istruzione e ricerca.
Le decisioni fondamentali oggi sono prese dalle forze economiche, che esportano capitali prodotti in Italia, delocalizzano all’estero le attività produttive per pagare meno gli operai e con questi poteri impongono contratti tipo Pomigliano e Mirafiori, che sono dei diktat contro i quali non c’è difesa. Nessun partito vuole affrontare questa materia, che poi è la globalizzazione, che ci ha portato crisi finanziarie ed economiche, abnormi flussi migratori, precarietà. Nessuno ci dice la semplice verità: la globalizzazione è un fenomeno selvaggio dove vince chi riesce a produrre con meno costi, e molte nazioni, come l’Italia, sono destinate al declino perché hanno perduto molti mercati che non riconquisteranno più, nemmeno con la cura Marchionne.
Non lo dice nessuno, ma l’unica strada lungimirante è quella di uscire dalla WTO, dal FMI, dall’Euro, bloccare i flussi di capitali verso l’estero, e pensare ad un modello di sviluppo che metta al primo posto la nostra autosufficienza energetica (con le rinnovabili) e l’autosufficienza alimentare (con agricoltura tutta biologica), bloccando tutte le importazioni in questi settori, e progettando, producendo e installando in Italia una nuova rete energetica diffusa capillarmente su tutto il territorio. Una riconversione energetica di questo tipo creerebbe una importante occupazione, soprattutto se pensiamo alle esigenze di auto elettriche, con la diffusione su tutto il territorio di distributori che siano anche unità produttive di energia.
Se nessun partito progetta il futuro, è segno che sono tutti defunti, e bisogna urgentemente pensare a nuovi programmi, nuovi metodi, nuove figure politiche, nuove analisi della realtà.
..
RIDIAMARO : – )

JENA
MA
Nel 2010 la politica ha dato il peggio di sé ma nel 2011 farà di tutto per peggiorare.
..
TRA
Anche sulla Fiat il Pd si spacca tra chi dice sì e chi non dice niente.
..
PROGETTI
Segretario Bersani, cosa farà il suo partito nel 2011? «Chiedetelo a Casini».
..
PapiRe

– il 2010 ha portato moltissimi cambiamenti nell’assetto politico italiano. Com’è allora che siamo sempre nella stessa identica m…a di prima?
– In Germania raddoppiati i fuoriusciti dalla chiesa cattolica. Il Vaticano accusa il relativismo e il p2p illegale.
– il 2010 è stato l’anno degli attentati e del clima d’odio in stile anni 70. Con l’unica differenza che gli anni 70 non sono stati archiviati ma insabbiati.
buon 2011
..
Tar
El supremo dichiara di voler andare avanti ” E VIA VELOCI COME LA LUCE VERSO IL MEDIOEVO.
..
Caro Babbo Natale
Tooby

Quest’anno vorrei un D’Alema flambé. Niente di violento, l’autocombustione va benissimo.
Lo so, è un grande inciuciatore stratega politico, i suoi piani riescono sempre con precisione orologiaia e riesce sempre a riportare alla vittoria la sua coalizione anche dopo una sconfitta.
Il punto è che mi piacerebbe che per una volta il centrosinistra vincesse le elezioni e mandasse a casa il duce di Hardcore una volta per tutte.
In alternativa, vorrei che D’Alema facesse coming out: «Sono iscritto a Forza Italia dal 1994». Come per Tiziano Ferro: noi qualche sospetto l’abbiamo sempre avuto e siamo sicuri che dopo la sua confessione staremmo tutti meglio.
Con affetto ti ringrazio e ti auguro buone feste.
..
Kevin Garibaldi
Benedetto XVI istituirà un’autorità vaticana per il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose. Renatino De Pedis si starà rivoltando nella cripta monumentale di Sant’Apollinare…
..
spinoza.it

Il caposcorta di Belpietro verso l’incriminazione. L’accusa è di procurata speranza.
..
http://masadaweb.org

8 commenti »

  1. Pensi davvero che abbiamo GIA’ toccato il fondo?
    Contentiamoci di un vero abbraccio fra di noi.
    bruno

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 1, 2011 @ 11:06 am | Rispondi

  2. Che risate ! meglio ridere che piangere ! grazie graz

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 1, 2011 @ 11:07 am | Rispondi

  3. Viviana, mi hai letto nel pensiero e nel cuore ? Queste tue parole avrei voluto scriverle io. Le faccio mie.

    A volte penso di essere fuori dai coppi: con tutto quello che succede, con lo sgretolamento ormai irreversibile di qualsiasi caposaldo politico, sociale, lavorativo, istituzionale ,religioso, etico…non mi va via dalla testa una strana euforia, vorrei tanto che fosse predittiva di qualcosa di meraviglioso per questo nostro povero, amato e vituperato paese, qualcosa che noi non sappiamo, che nemmeno immaginiamo, che forse non ci meritiamo ma che potrebbe ugualmente succedere e cambiare in meglio tutto, compresi noi.

    A questa cosa meravigliosa brindo insieme a te a tutti quelli che amano l’Italia e che non ne possono più di queste sozzure, di questi giornali, di questi partiti, di questi sporchi interessi, che come me non sanno come e dove sia la via della salvezza, ma che si attaccano alla propria onestà, alla propria voglia di fare del bene, alla propria speranza ostinata e al loro grandissimo amore per questo paese che conterà anche come il due di picche per qualche scellerato, ma che per noi resta la parte fondamentale del nostro cuore

    …la speranza è l’ ultima a morire, continuiamo a sperare in un anno migliore.

    Franco

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 1, 2011 @ 11:46 am | Rispondi

  4. Anch’io sono ottimista nonostante che la realtà non sia così rosea.
    Ma le difficoltà sono come una sfida o delle prove con le quali noi ci dobbiamo misurare.
    Se poi mi guardo indietro alle generazioni passate, non siamo messi poi così male.
    Grazie Viviana per il grande impegno che metti nel compilare le tue mail.
    Che per me sono un punto di vista, una fonte di informazione ed approfondimento importantissima.

    Buon anno e tanta luce per te ed i tuoi cari
    Angiolo

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 1, 2011 @ 9:37 pm | Rispondi

  5. Io non sono ottimista
    ma AUGURISSIMI ANCHE A TE!!!!!!!!!!!!!!!!
    “IO NO!!”

    Elisabetta

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 2, 2011 @ 7:02 am | Rispondi

  6. Ignazio MARINO : ci salveranno le STAMINALI (ma solo in America)

    in Italia non si può né FARE RICERCA né ADOPERARE LE STAMINALI EMBRIONALI

    PER VETO DEL PAPA E CARDINALI.

    In America si può curare problemi di ambulazione per disturbi alla spina dorsale.

    In Italia non si può !!!!!!!!!!!!! GRAZIE OBAMA !!

    Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 2, 2011 @ 7:07 am | Rispondi

  7. http://meloniclaudio.wordpress.com/2010/10/26/lecologismo-popolare/

    “In Campania ci si sta battendo per mantenere una linea di confine tra
    esigenze umane e affari, con in campo una componente fortemente femminista,
    la più pronta finora a comprendere quanto questa sia una battaglia per la
    vita e per lo stato di diritto”

    Auguri

    Arch. Paola Nugnes

    Maurizio Braucci

    «C’è una nuova corrente di ecologismo o ambientalismo globale che nasce dai conflitti sociali intorno al diritto e alla titolarità sull’ambiente, ai rischi di contaminazione, alla perdita di accesso alle risorse naturali e ai servizi ambientali». Così ha scritto Joan Martinez Alier, divulgatore dei temi dell’ecologismo popolare, la forma più attuale e drammatica di lotta al neoliberismo nelle aree di retrosviluppo del pianeta. Chiarisce Alier nel suo libro “Ecologia dei poveri” edito da Jaca book: «Nei conflitti ecologici distributivi i poveri si trovano spesso dalla parte della conservazione delle risorse e di un ambiente non inquinato, senza la pretesa di essere ecologisti». Se si vuole cercare di capire quanto sta accadendo in questi giorni a Terzigno e Boscoreale, bisogna partire, oltre che dalla premessa storica – cosa è accaduto negli ultimi 15 anni al ciclo dei rifiuti campano – da quella economica – le risorse ambientali sono risorse affaristiche.
    Da quando nel 1999 la regione Campania appaltò il suo ciclo dei rifiuti alla Impregilo, la monetarizzazione del ciclo della monnezza l’ha fatta da padrona. A partire dal piano finanziario con cui la multinazionale richiedeva alle banche il capitale necessario al suo business, progettando così un ciclo inadatto alle caratteristiche del territorio (alta densità abitativa, grande presenza di terreni agricoli, una condizione ambientale già compromessa) ma invece capace di attrarre investimenti per la sua alta redditività. Un sistema obsoleto di discariche e inceneritori, incentivato dall’esistenza di fondi europei (Cip6) alle energie prodotte dalla combustione, prevalse perfino sulla legislazione europea che già prescriveva una gestione dei rifiuti più moderna ed ecologica. Ciò che rese possibili tali inefficienze e illeciti fu l’esistenza in Campania della gestione emergenziale dei rifiuti che permetteva, se necessario, l’inosservanza delle leggi e garantiva enormi finanziamenti pubblici speciali.
    La fine degli anni ’90 segnava inoltre in tutta Italia il passaggio di numerosi servizi pubblici locali nelle mani di privati, gli enti appaltavano alcune delle loro attività a società miste e consorzi creati all’uopo anche per assorbire un po’ di disoccupazione e sistemare in ruoli dirigenziali esponenti di partito. Queste operazioni, ancora oggi contestate al nostro Paese dalla Corte Europea, si sono spesso risolte in nuove forme di finanziamento ai partiti (dopo la fine di tangentopoli) e in affarismi e clientele che in Campania, nel settore dei rifiuti, data la disponibilità degli ingenti finanziamenti all’emergenza, diede la stura alla creazione di società e consorzi meramente speculativi o addirittura legati alla camorra. Un elevato livello di business, non solo locale, è stato dal 1999 la matrice della gestione del ciclo dei rifiuti campano, attraverso appalti oscuri se non criminali. L’avidità dei soggetti preposti alla delicata gestione dell’emergenza e la natura politica e/o criminale dei loro amministratori, non poteva che partorire quell’immenso caos fatto di inefficienze, speculazioni e ricatti divenuto famoso in tutto il mondo come emergenza (o meglio truffa) dei rifiuti in Campania.
    Le proteste delle popolazioni locali, partite ad Acerra nel 2001, insieme alle denunce di alcuni parlamentari hanno portato a continui interventi della magistratura capaci di disturbare l’esecuzione del piano previsto per i rifiuti. Il Tribunale di Napoli ha iniziato così a sequestrare alcuni impianti della Impregilo fino a confiscarle – nel 2007 – 750 milioni di euro (per profitto di reato) e interdirla a partecipare per un anno a contrattazioni con la pubblica amministrazione (mentre le si stava concedendo l’appalto del Ponte sullo Stretto). Ciò ha posto la Impregilo in grandi difficoltà verso le banche creditrici. Da quel momento, prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono adoperati per aiutare quella finanza italiana i cui investimenti erano bloccati in Campania dalla magistratura e dalle proteste. Il testo del decreto n° 90 del maggio 2008 promulgato da Berlusconi durante la sua marcia trionfale a Napoli va letto come un capolavoro di provvedimenti capaci di sbloccare il rientro del capitale investito dalle banche attraverso la Impregilo, salvando amici e sodali della politica italiana e disponendo tutto il possibile in deroga a numerose leggi in vigore.
    È evidente che una soluzione del genere è stata in continuità con gli interessi della finanza a spese della gente e del territorio e che presto avrebbe riportato tutto allo stadio emergenziale di partenza. Non è un caso che a gestire il redditizio inceneritore di Acerra sia subentrata alla Impregilo la società A2A alleata della Lega (Bossi ha infatti richiesto un ulteriore utilizzo della forza per sbloccare le resistenze di Terzigno, difendendo anche lui gli investimenti del partito nel ciclo campano). Ad Acerra vengono bruciati composti di miscele che non dovrebbero andare in combustione per i devastanti effetti sull’ambiente ma che ci vanno grazie al decreto n° 90. Prima che dalla folle intenzione di aprire una seconda discarica tra le già flagellate Terzigno e Boscoreale in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, l’attuale ripresa dell’emergenza rifiuti in Campania è nata dagli scioperi e dai boicottaggi dei lavoratori di alcuni consorzi che sono sotto minaccia di smantellamento da parte del nuovo governatore regionale Stefano Caldoro (il quale evidentemente non vuole tenersi le reti clientelari create dai suoi precedessori).
    Quella di Terzigno e Boscoreale è davvero una lotta contro il neoliberismo, di quelle che se accadessero in America Latina verrebbero subito intese come forme di resistenza allo sfruttamento capitalistico ambientale, ed è una lotta che merita senza dubbio il sostegno di quanti si battono per la democrazia e per la giustizia. Come ogni forma di ecologismo popolare è una lotta di retroguardia, cioè non solo per ampliare i diritti ma per non perdere quelli fondamentali, e che viene vista spesso attraverso le lenti deformanti dello snobismo e del pregiudizio proprio a causa della sua concretezza. In Campania ci si sta battendo per mantenere una linea di confine tra esigenze umane e affari, con in campo una componente fortemente femminista, la più pronta finora a comprendere quanto questa sia una battaglia per la vita e per lo stato di diritto.
    * Scrittore, sceneggiatore del film “Gomorra”

    Fonte: Il Manifesto

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 2, 2011 @ 8:43 pm | Rispondi

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    Commento di gianmarco lorenzi scarpe — maggio 6, 2011 @ 3:53 pm | Rispondi


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