Nuovo Masada

dicembre 21, 2010

MASADA n° 1237. 21-12-2010. JUNG 3- Lezione 10. L’ANGELO

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(Lezione 9, della terza parte del corso di Jung, tratto dal libro “Lo specchio più chiaro”, della prof. Viviana Vivarelli)

Da Matteo, 28: “Dopo il sabato, all’albeggiare del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a visitare la tomba di Gesù. Ed ecco avvenne un gran terremoto. Un Angelo del Signore discese dal cielo e avvicinatosi rovesciò la pietra e vi si mise a sedere sopra. Il suo aspetto era come la folgore e la sua veste bianca come la neve. Per la paura che ebbero di lui, le guardie cominciarono a tremare e divennero come morte. Ma l’Angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, io so che cercate il Cristo, ma egli è risorto!” Per questo noi chiamiamo il lunedì dopo la Pasqua di resurrezione ‘il lunedì dell’Angelo’

Questo gruppo mi piace. / Molte persone buone / Alcune sono un po’ spaventate / Ci sono dei ricercatori/e dei Maestri di Verità / sono i più silenziosi, invero ,/ ma io amo anche chi si espone / senza prudenza/oscillando. / A tutti io do la buona ventura. / Non siate cauti! / La verità va amata / più di se stessi/e va cercata lungamente / di errore in errore / ma l’uomo manifesti anche nei suoi errori / l’amore del suo cercare / e la sua natura vibrante! / Sfavillate dunque / come fanciulli di energia! / Rimbombate come tuoni / e arrampicatevi sulle alture./ I momenti di noia sono quelli / in cui morite all’amore.
(Messaggio medianico)

Per Jung la vita è evoluzione, l’evoluzione procede attraverso passaggi o ponti, in cui siamo messi alla prova e dovremmo passare a una fase superiore; il ponte può essere un ostacolo, una difficoltà, un dolore, un lutto, una depressione. Essi di per sé sono solo occasioni e, se l’uomo si perde, possono anche schiantarlo o degradarlo, La prova viene data per essere superata, e, se ciò avviene, si ha un aumento dell’energia, un aumento della spiritualità, ma solo pochi sanno fare questo. Molti si perdono per via e non sperimentano il passaggio a una nuova consapevolezza. Per questo in ogni tempo, nei momenti difficili della vita, l’uomo ha cercato aiuti in energie superiori. L’angelo nasce da questa necessità. I greci lo chiamavano Mercurio, i Romani Ermes, gli induisti immaginavano figure angeliche femminili, le devi, ma queste energie che aiutano dall’alto sono presenti in ogni cultura. L’energia messaggera è un archetipo comune a tutta la psiche umana. Gli angeli compaiono in tutte le religioni, orientali e occidentali, e nei sistemi esoterici, come messia, messaggeri, semidei, donne, uomini o bambini alati… Sono presenti a Buddisti, Induisti, Babilonesi, Atzechi, Egizi…, cambiano nome e forma ma rappresentano sempre energie divine che vengono in aiuto. Sono energie pure ma la nostra percezione ha bisogno di immaginarseli in forme visibili.
Jung parla degli angeli senza definirli, senza dire se li considera energie esterne, intermedie tra uomo e Dio, o energie personali, sovra psichiche, o figure provenienti dall’inconscio collettivo. Jung non dà mai definizioni dei concetti o degli archetipi. Li usa.
In ogni caso gli angeli dovrebbero aiutare la nostra crescita.
Dal punto di vista metafisico e religioso siamo abituati a pensare all’angelo come situazione in un piano trascendente, separato dall’uomo, un visitatore che arriva da un livello divino.
Sul nostro piano psichico coscienziale abbiamo solo contenuti chiari e oscuri, il conscio e l’inconscio, l’angelo sta in mezzo, come portatore di una intelligenza diversa e di una conoscenza nuova, un archetipo che affiora universalmente ma di per sé è inconoscibile.

Come la natura parla nella nostra parte corporea attraverso gli istinti, così parla nella psiche attraverso gli archetipi. Essi sono i modi con cui l’energia universale si manifesta nell’umano.
L’angelo è l’energia numinosa, cioè straordinaria e sacra, un monstrum, che da un lato guida la coscienza (dal latino moneo, ammonire), dall’altro è una entità inquietante, in quanto aliena.
I significati dell’angelo possono essere molti. Nelle religioni è una immagine meta umana, che cioè sta al di là dell’umano, e si fa mediatore del divino, portando messaggi improvvisi e perturbanti.
In analisi può essere l’aiuto interiore che emerge dalla parte ombra, dall’inconscio, individuale o collettivo, per portare soluzione o evoluzione.

Da sempre l’angelo esiste come figura necessaria. Ci sono stati tempi come l’illuminismo, il positivismo o il materialismo moderno, in cui l’angelo è scomparso e non ne hanno parlato più nemmeno i culti, poi ci sono stati tempi in cui era diventato una moda, e non so cosa fosse peggio. Forse dovremmo trovare un modo più serio per considerarlo.
In analisi o nella vita ordinaria il suo intervento potrebbe essere uno strumento utile a una maggiore armonizzazione delle nostre energie psichiche.
Jung permette una rivisitazione dell’archetipo, in quanto l’angelo può apparire in un ambito religioso come energia che piove dall’alto come può essere utilizzato in un quadro analitico come portatore di rigenerazione psichica.

L’angelo è un ignoto interiore o esteriore su cui possiamo fare solo ipotesi.
Sul piano psichico, è un’energia proveniente dall’inconscio, posta tra il liminare della coscienza individuale e il tutto infinito della psiche collettiva.
In tal senso può essere usato anche senza riferimenti al sacro.
Sul piano cosmico, potrebbe essere il visitatore ignoto che giunge da un’energia totale, trascendente e divina, la quale, essendo smisurata, ci annichilirebbe se non si mediasse nella figura più domestica del messaggero.
Comunque sia, esso resta una energia universale, onnipresente, aperta a tutti, dentro una fede religiosa o senza, che giunge inaspettata e stravolge ogni realtà ordinaria, e può essere meramente interiore o esplicarsi in forme oggettive modificando realtà di fatto. Certo è che dopo la sua apparizione, il mondo umano non è più lo stesso.
L’angelo è forma di vita inedita, imprevista, sovversiva, che mira alla ridefinizione del nostro senso comune e della solida realtà cui esso, in modo per lo più immediato, si appiglia” (Franco Cattaneo)

L’Essere si scandisce su più livelli e ad ognuno possiamo accedere attraverso stati modificati di coscienza o balzi straordinari, individuati da variazioni frequenziali. Questi livelli sono addirittura individuabili nelle emissioni elettromagnetiche del cervello, sono vere e proprie bande frequenziali, così che possiamo ipotizzare la coscienza come un’isoletta circondata dall’oceano infinito dell’inconscio collettivo, e immaginare l’ampliamento della coscienza come un balzo verso una dimensione sovraumana.
Il passaggio dallo stato di coscienza ordinario a stati di coscienza allargati può essere accompagnato dalla presenza di una energia eccezionale, ed è qui che si crea l’immagine di una creatura o intelligenza predisposta ad aiutarci al balzo, come un ponte interdimensionale, un archetipo vivente, a che trascende la coscienza umana e si fa mediatore col divino..

Oggi la Chiesa cattolica rimuove gli angeli, come del resto ogni elemento numinoso e sacrale, rigettando la propria funzione di mediatrice col divino e privilegiando l’osservanza rituale, la conformità alle prescrizioni, la materialità degli atti, la ripetizione di formule. Ma la Bibbia è piena di angeli, che sono anomali e perturbanti.
Quando Jahvé parla a Mosè, gli dice: “Ecco, io mando un Angelo davanti a te, perché vegli su di te durante il cammino e ti faccia entrare nel luogo che ti ho preparato. Abbi rispetto verso di lui, ascolta la sua voce e non ribellarti.. Egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché in lui è il mio nome. Ma se ascolterai attentamente la sua voce e farai tutto quello che io dico, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.”
Il Dio dell’Antico Testamento è un dio guerriero che difende un popolo nelle sue battaglie, ma anche il Vangelo è pieno di angeli.
L’angelo annunzia alla giovane Maria la nascita straordinaria, conforta in sogno Giuseppe, vola sulla capanna di Betlemme, avverte Giuseppe e Maria di fuggire da Erode, infine, appare sul sepolcro del Cristo.

In un senso più quotidiano, l’angelo è come l’irruzione nella nostra mente di una energia o conoscenza superiore, connesso all’aiuto e alla conoscenza. E’ come una porta o un canale, attraverso cui ciò che è in alto fluisce in basso, aiutando l’evoluzione. Manda energia da una dimensione a un’altra, ma come se fosse molto diverso dall’uomo e non si rendesse conto dei suoi limiti.
E’ un messaggio vivente e sempre presente, basta chiamarlo e arriva, ma non sempre è chiaro, spesso è ermetico, ha qualità oscure e soverchianti. Non si cura di capire se siamo pronti al messaggio, se lo comprendiamo. Semplicemente si manifesta.

Nella Bibbia, Giacobbe era in viaggio e, dopo che il sole tramontò, prese una pietra, la mise sotto la testa e si addormentò. E fece un sogno: ed era una scala appoggiata in terra, che con la cima arrivava fino al cielo, e gli angeli del Signore salivano e scendevano. Al di sopra della scala, Dio gli parlò e gli disse: “La tua discendenza sarà numerosa e sarà benedetta”.
La scala è simbolica, indica la provvidenza divina che si esercita attraverso forme intermedie e la capacità dell’anima di risalirla.
L’angelo di Jung ha questo valore sacro, arcaico e simbolico, è l’energia messaggera, il tramite tra uomo e Dio, il messaggio che giunge alla psiche ordinaria da un luogo alto e misterioso, una energia qualche volta salvica altre volte inquietante.

Come ogni archetipo, l’angelo è ambivalente e infatti in ogni sistema religioso c’è un angelo del Bene e uno del Male, ci sono energie buone e energie cattive, angeli e demoni.
Nel Cristianesimo l’angelo decaduto è Lucifero, che è anche l’angelo più luminoso a cui Dio aveva dato in gestione la Terra. Nella mitologia religiosa lo stesso angelo può avere caratteri duplici, tanto positivi quanto negativi e non sempre è una guida amorosa e gentile.
Nella Bibbia c’è un angelo che lotta con Giacobbe fino all’aurora, tentando di ucciderlo e alla fine gli sloga un’anca; ma Giacobbe lo vince, e solo allora risulta degno di guidare il suo popolo, quindi l’angelo può essere anche una prova da superare e raramente è una energia facile.
Gli angeli amorevoli e solleciti appartengono solo alle sdolcinature della New Age. Nella realtà viva della psiche queste energie sono molto più conturbanti.
Il personaggio porta con sé contenuti psichici alieni, che possono essere avvertiti come energie invasive o minacciose, è una forza che soverchia la psiche ma non sempre piacevolmente.
Essendo estraneo ai caratteri umani e non facilmente assimilabile, in sogno si presenta come un extracomunitario, uno zingaro, un ladro, un principe moro, un alieno, un invasore, che perturba lo stato conservativo e ordinario della coscienza ordinaria, azzerando le certezze e destando panico e terrore.

Vediamo come Miriam sogna gli angeli:
Ho sognato una fortezza con 4 porte. Le guardie che proteggevano una delle porte erano vestite da corazzieri, ma la parte inferiore non era umana, al posto delle gambe avevano zampe e cosce di cavalli bianchi. Uno di loro mi ha vista e velocemente è sceso dal muro; io, ferma dietro una colonna, avevo una grande paura che è diventata terrore quando mi ha guardato, uno sguardo molto cattivo e molto magnetico; gli occhi erano grandissimi e malvagi, poi mi ha sorriso e anche i denti erano quelli di un cavallo.
Il cavallo bianco, presso molte culture, è alato o rappresenta anch’esso il mezzo, umano o sovrumano, per comunicare col cielo, vedi il cavallo ottopode di Odino, il Pegaso alato o la biga alata di Platone.

Sogno mio: “L’angelo arrivò in sogno sotto forma di una donna vestita da colonnello dello spazio, portava una invasione da altri mondi. Modificava il mio popolo, io ero la padrona del castello, ma la mia gente, uno a uno, cadeva in balia dell’invasore. Avevo cercato di difendere la cittadella ma ero stata ricacciata nell’ultimo bastione. Vedevo la mia gente cambiare, ognuno era sottoposto a una cerimonia di iniziazione: l’angelo poneva in mano ad ognuno un uovo, segno di rinascita, ed egli si doveva mettere dei calzari di lacci e corda, di cui il sinistro era più alto (crescita dell’intuizione che ti solleva sopra il piano ordinario). Alla fine solo io resistevo. Lei si avvicinava a me, minacciosa, aveva in mano un trapano e voleva aprirmi una apertura nella fronte (terzo occhio). Io sollevai il braccio destro per proteggermi e il trapano mi ferì il braccio. In quella con un grido mi svegliai. L’energia fu tanto forte che fuoruscì dal sogno e fece esplodere il circuito elettrico del muro centrale della casa, caddero tutti i 5 grandi quadri attaccati ad esso, senza che nessuno si spaccasse ma con grande fragore. Il braccio destro mi diventò dolente per mesi. Il sogno, qualunque cosa fosse, sintetizzava tutta la paura che un umano può avere nell’essere invaso da una energia aliena.”

L’angelo può assumere varie forme. Castaneda le chiama ‘alleati’ e le vede come dei pali sottili, dei filamenti verticali, alti alcuni metri. Nel mondo sciamanico gli ‘aiutanti’ possono apparire come animali totemici, lupi, giaguari, orsi… La forma non è di per sé indicativa, è il modo umano per tradurre nel visibile qualcosa che non lo è, secondo le coordinate culturali di ognuno o forme di pura fantasia. Le forme racchiudono i simboli e possono essere varie mentre l’archetipo è uno.
In sogno l’angelo può essere il maestro, il regista, la guida, il compagno, il vecchio saggio, la donna anziana, la madre, un defunto, un animale, una voce…
L’angelo non vale in quanto immagine antropomorfica o struttura formale, ma in quanto messaggio, un messaggio energetico perturbante, dal potere trasformativo, superiore al nostro controllo o al nostro sapere che irrompe nella nostra vita e ci attraversa.
Quando parliamo dell’angelo, intendiamo l’energia ignota, il contenuto sovversivo, che può invadere la nostra esistenza in modo panico, ma può essere anche un aiuto amichevole, domestico, quasi naturale.

Per Jung l’angelo è un archetipo, una delle forze della vita, uno dei modi con cui l’energia si manifesta, flusso di una intelligenza più vasta per cui ciò che conta non è la cosa ma il significato.. E non è nemmeno detto che a questo significato sia chiaro o accettabile. Un mio dettato automatico diceva: “Anche nell’al di là ci sono ingannatori”. Ciò vuol dire che un forte messaggio non è di per sé la verità. Anche nella schizofrenia ci sono forti messaggi ma essi sono tutt’altro che la verità. Energie negative possono esserci nella nostra mente come fuori.
Cristo nel deserto fu contattato da Satana che lo tentò nell’orgoglio e nell’onnipotenza, ma restava comunque Satana.
Hitler sentiva voci che lo spingevano a distruggere il mondo.
Bush, che si diceva portatore di valori cristiani, predicava che la sua guerra al Medio Oriente era voluta da Dio.
Nulla di per sé è vero e giusto anche se si dichiara comandato dal Cielo. L’uomo resta sempre in una condizione di precarietà, in cui vale la sua salute psichica, la sua responsabilità etica, la sua scelta personale, e non ci sono angeli che giustifichino i suoi errori. Di assatanati che hanno fatto crociate e inquisizioni in nome di appelli divini ne abbiamo avuti fin troppi.
L’Apocalisse parla espressamente di falsi profeti che agitano la parola divina e si dicono mandati dal cielo ma in effetti portano distruzione e rovina, e pone accanto al Cristo l’Anticristo, accanto all’angelo del Bene l’angelo del Male. L’archetipo è sempre ambivalente.

Essendo una energia, ovviamente l’angelo non è sessuato, ma nella sua immagine prevalgono gli stereotipi culturali e in Occidente viene visto come essere maschile, giovane, alato o meno, simile all’Ermes greco, anche se nei bassorilievi greci troviamo angeli femminili con grandi ali come la Vittoria di Samotracia; in India, invece, gli angeli sono femminili, in quanto rappresentano energie di cura e protezione simili a quella materna, le ‘devi’. Presso i nativi americani troviamo invece animali totemici; presso gli aborigeni australiani l’energia può animare pietre o caverne, sulle cui pareti gli sciamani in trance disegnano figure con scafandri che sembrano cosmonauti o lunghi pali esili oscillanti come in Messico. I sensitivi moderni vedono a volte l’angelo come un volto, o come soffici sfere luminose che ascendono silenziosamente o anche esplosioni silenziose di meteore scintillanti, tracce rapide di luce (che sono state anche fotografate), profumi di fiori o di incenso che sorgono misteriosamente nell’aria ecc.
Viceversa le energia negative appaiono come sfere fuligginose rotanti, ragnatele nere, fumo denso, cani neri randagi, figure non antropomorfe e inquietanti.
Non dobbiamo confondere l’energia con l’immagine formale in cui la proiettiamo, l’angelo in sé è un ignoto, della cui natura non sappiamo niente. In realtà non sappiamo niente di nessun archetipo; esso è al di là della conoscenza, anche se informa la nostra conoscenza e la nostra azione, come l’alveo del fiume informa l’acqua. Le figure o immagini in cui rappresentiamo le dinamiche dell’energia sono solo punti di riferimento, abiti culturali, forme transitorie.
L’angelo è un indicatore non un definitore o un definito. Tutto ciò che conta nei viaggi di veggenza, in questi squarci di realtà aperti all’intuizione superiore, dove possiamo toccare l’altro da noi, non è cosa esso sia, perché di quello non sappiamo nulla, ma come il divino si rapporti a noi e che senso abbia per la nostra vita.
L’intero pensiero junghiano non è che una infinita elaborazione delle aperture possibili della conoscenza sul significato della vita, come continuo mutamento attraverso costanti limiti mentali e progressivi superamenti. La vita è un’alchimia, ovvero una continua trasformazione di energie, in cui possono intervenire dei catalizzatori, e l’angelo è uno di questi.

I segni straordinari, mistici o paranormali, sono indicatori che aiutano o amplificano ciò che possiamo sapere e essere. Essi ci aprono alla possibilità di contenuti psichici ignoti, che uomini di tempi e luoghi diversi hanno percepito con la stessa inquietudine, o estasi o terrore, restandone destabilizzati o ri-orientati.
L’angelo si presenta dunque come un alieno, non sempre rassicurante. Potrebbe provenire da una parte liminare della psiche che sta tra la coscienza ordinaria e il grande inconscio collettivo.

I modi con cui esso appare sono i più vari, si va dall’intuizione fulminea al presentimento che magari ti salva la vita, allo scatto automatico del corpo con cui scansi un pericolo, l’incontro fortuito, l’atto sincronico, il sogno premonitore, fino alla voce esteriorizzata o il colloquio o addirittura la visione.
Nell’angelo di Jung non c’è nulla di tenero ma emerge qualcosa di alieno, cioè di altro da noi, estraniante, molto lontano da ciò che una normale proiezione del desiderio potrebbe costruire.
L’angelo, al di fuori delle favole per bambini, è un ‘diverso’ inquietante, spesso altero che non si cura del suo ricettore umano.
Non diversamente fu l’arcangelo Michele che parla a Maometto durante le sue crisi epilettiche o il terribile angelo di Giovanna d’Arco, che la getta in guerra ma non la protegge dalla tortura e dalla morte.

Spesso gli angeli appaiono in sogni o visioni.
Jung si imbatte nell’angelo in un sogno a Tunisi. E’ un giovane principe arabo in burnus bianco, orgoglioso e superbo, che ingaggia con lui una lotta mortale, cercando di affogarlo per impedirgli l’accesso a una bianca moschea, che simboleggia la casa interiore, il Sé.
L’energia ‘altra’, è diversa dall’umano e deve essere metabolizzata, cioè integrata ma l’assimilazione può essere simile a una lotta.
Se l’Ombra non viene assimilata, ci divora. Lo stesso accade per il divino. La forza dell’inconscio irrompe con la sua urgenza e grandiosità senza curarsi molto se noi siamo pronti, non ci sono preliminari o preparazioni, tutto avviene rapidamente come per una invasione. La cittadella munita della psiche è rovesciata dall’irruzione dei barbari e la prima reazione è lo spavento. Non è una energia con cui venire a patti facilmente, proprio perché p diversa e enorme.
Jung sogna però di vincere l’angelo e lo costringe a leggere un libro che riguarda l’uomo, cioè lo forza a conoscere la natura umana.
Considera l’angelo come un inviato del Sé, una forza psichica potente e destrutturante che lo spinge ad una nuova ristrutturazione della coscienza. “Era un messaggero celeste che desiderava uccidere gli uomini perché gli erano sconosciuti… effettivamente avrebbe dovuto avere in me la sua dimora, ma conosceva solo la sua verità angelica e non capiva nulla di me come uomo, perciò si presentava come il mio nemico“.
L’archetipo è una forza della natura che può apparire gigantesca e pericolosa e va elaborata. Anche i mistici sperimentano il carattere grandioso dell’angelo, un contenuto immane che non ci può possedere perché siamo contenitori troppo piccoli, e ci terrorizza come un annichilimento. L’incontro è una sfida.
Nel perturbante libro ‘L’angelo di Hanna’, che racconta una serie di rivelazioni a un gruppo di amici, alla fine della seconda guerra mondiale, l’angelo lancia una sfida: “A noi il divieto, a noi la vigilanza / ma voi, voi non avete che da venire. / Trionfate su di noi !”
Dunque l’incontro può sembrare un corpo a corpo. La coscienza è troppo piccola e contiene solo ciò che riesce a elaborare, non può contenere il divino perché la sua forza la distruggerebbe. ‘Sacro’ vuol dire anche ‘separato’. Il sacro è inconscio perché separato dalla coscienza. Ma il sacro è trasformatore perché spinge la coscienza a un allargamento traumatico. Il sacro è numinoso e fa paura, è un mysterium tremendum, che ispira venerazione e terrore ma anche attrazione e fascino. E’ una esperienza totalizzante, assolutamente non facile. L’angelo sembra un contenuto non facilmente organizzabile, è invasivo e getta l’Io nel panico della dissoluzione, in uno stravolgimento totale.
Gli antichi avevano fatto un dio anche di questa esperienza, chiamandolo PAN, commistione tra energia umana e transumana, e lo raffiguravano con torso d’uomo e zampe di capra. Pan vuol dire ‘tutto’, è un dio che somiglia a tutti gli dei perché partecipa di tutte le forme, e dunque potenzialmente è senza forma poiché la forma è già una struttura percepibile, mentalizzabile e dominabile, e la paura mista di fascino e fuga che scatena è proprio la capacità di questa forza di sbalzare al di là di qualsiasi forma nota, nell’oceano indistinto dell’inconscio. Egli è l’irrazionale perché è l’incommensurabile. Per questo annichilisce. Il dizionario junghiano recita: ”E’ una tendenza propria di tutto l’Universo, una energia genetica, il Tutto della vita… Il dio dà nome all’esperienza del panico, a quel terrore che si diffonde in tutta la natura e in tutto l’essere, al sentimento di una presenza che turba lo spirito e ottenebra i sensi”.
Pan è l’attrazione per l’ignoto, forza magnetica e terribile insieme. L’annichilimento può avvenire per molte cause: la natura, l’arte, la passione, la follia, l’amore, la bellezza… Similmente la sindrome di Stendahl che coglie gli impreparati turisti a Firenze davanti ai quadri rinascimentali presenta una disgregazione psichica per qualcosa troppo grande che non si può metabolizzare; a Firenze c’è un ospedale con un settore apposta per i turisti che soccombono davanti alla forza trascinante e conturbante della bellezza.

Anche Jung vive un’esperienza panica in Africa: si trova dinanzi a una pianura immobile, rossastra, invasa da un numero incredibile di bisonti, e di colpo la sua mente vacilla, come se qualcosa di ancestrale e sovrumano lo schiacciasse: “C’era stato il pericolo che la mia coscienza europea fosse soverchiata da un assalto inatteso della psiche inconscia“, dice, “Avevo corso il pericolo di diventare nero sotto la pelle“.
L’irruzione onirica dell’inconscio nel sogno è qualcosa di nero e oscuro, esotico o alieno, magari potente e bellissimo, perturbante e seduttivo, oppure magnetico e pauroso, il principe nero, lo zingaro, l’amante africano, il gigante d’ebano, il marziano… con immagini lussureggianti di grande bellezza, un impeto di colori caldi e intensi, un estraneamento di luce bellissima, una emozione orgasmica… I Greci davano a questa sensazione anche il nome di Dioniso.
Poveri uomini così abitudinari, pieni di controlli, costanti costruttori di piccole sicurezze… L’angelo li annienta!

I messaggeri hanno a che fare col diverso ma anche con la bellezza, sono energie bizzarre che giungono senza preavviso, non chiamate, e sconvolgono la nostra esistenza, esperienze traumatiche che ci fanno crescere rapidamente o ci confondono. La coscienza è una forma di organizzazione consuetudinaria che non sopporta troppa novità e reagisce all’eccesso come a una minaccia; il suo principio base è la conservazione, così che l’irruzione repentina di contenuti nuovi la getta nel disorientamento e nel panico.
Kant chiamava questo incontro ‘il sublime’. Di fronte al sublime, la psiche entra in uno stato di rigetto, perde le sue coordinate, sente l’enorme spaesamento dovuto all’input di contenuti non organizzabili, e riversa il suo disagio sul corpo producendo pallore, tremito, vertigini, svenimento, asfissia, delirio, soffocamento… Anche la Bellezza è un’Ombra, un ignoto che deve essere metabolizzato lentamente altrimenti ci annienta.
Esperienze paranormali, come le OBE, possono essere accompagnate da sensazioni analoghe, dovute all’impatto con percezioni troppo nuove. E lo stesso effetto può farlo un sentimento improvviso, come l’esplosione di un amore intenso, un innamoramento è un terremoto psichico che può dare nausee, capogiri, dolori allo stomaco, insonnia, malessere, vertigini. Ogni forma smisurata del sentire può essere dolorosa se sopravviene di colpo senza preparazione, anche una gioia troppo intensa può produrre una crisi isterica con pianto e singhiozzi.

L’angelo è un pericolo perché è un ignoto. Ma, come dice il poeta Holderlin, “Dove è il pericolo, là c’è la salvezza” e l’angelo può preludere a una vera rinascita. Un po’ come nelle fiabe, dove, se l’eroe supera la prova, avrà il tesoro altrimenti sarà divorato dal drago.
Per quanto critico sia il momento di passaggio e di apertura a un nuovo livello, per quanto minaccioso e perturbante siano l’avvento dell’angelo o dell’esperienza paranormale (altro indicatore dell’ignoto), dovremmo aver fiducia nel nuovo che avanza e che spesso affiora nel sogno o negli stati intermedi di coscienza.
Il sogno rappresenta l’apertura verso l’inconscio, ci avverte, ci prepara, ci comunica. Fa parte del nostro progetto.
La salvezza – dice Jung- sta nella nostra capacità di portare i bisogni inconsci alla coscienza, con l’aiuto degli avvertimenti dati dai sogni”. Ma i messaggi possono venire in molti modi o invadere la veglia o venirci incontro sul cammino.
Se noi non conosciamo il nostro progetto vivente, l’inconscio vi partecipa e continuamente, sensibilmente, attraverso l’intuizione del giorno e le immagini della notte ci aiuta.
Nella struttura psichica vivente… tutto ha luogo secondo l’economia dell’intero e si adatta ad esso. Tutto ha un fine e un significato, che la coscienza, non avendo una visione d’insieme, spesso non riesce a comprendere“. (Jung).
L’angelo o l’inconscio si comportano come se conoscessero i nostri scopi, il senso e il progetto della nostra vita, anzi delle nostre vite, il percorso kahrmico…mentre noi vediamo solo caos dove l’ordine sfugge.

Non sappiamo che cosa sia l’angelo, né dove sia. Ma egli rende il mondo migliore e ci aiuta a ritrovare la nostra anima, come indicatore di una realtà più grande, e aiuta il mondo a ritrovare la propria anima, a innalzarsi dal primo luogo dove si è posto, a interrogarsi sul suo lato spirituale. L’angelo più che una risposta è l’apertura a una domanda, se vi sia uno spirito e se la cosa ci riguardi.
Se sono una linea di energia che va dalla mia configurazione presente a Dio, appena oltre me stesso io trovo l’angelo.
In questa linea non ha senso cercare se l’angelo sia fuori o dentro, egli è oltre la mia intelligenza e conoscenza, che sono terrene e limitate, è oltre il punto liminare, ma fa parte della mia energia potenziale, è il gradino superiore di una scala; io e lui siamo due intelligenze di ordine diverso collegate lungo una stessa irradiazione potenziale, come due gradini di rivelazione, e queste due intelligenze possono comunicare tra loro, come ciò che è meno limitato può comunicare con ciò che è più limitato o ciò che sa di più comunica con ciò che sa di meno, come l’acqua ruscella dal contenitore più pieno a quello più vuoto. In questo senso io appartengo al compito dell’angelo come lui appartiene al mio. Siamo compagni di evoluzione.
Dice l’angelo di Hanna: “Tu sei il mio uguale più denso. / Devi risvegliarti punto per punto / ognuna delle tue cellule deve risvegliarsi … L’esercito degli angeli è grado e vibrazione. / Anche la nota più bassa è difficile da raggiungere. / Ma se la raggiungi la gamma è completa”.

Di angeli parla la Bibbia, ma come di entità alte, emissari di Dio, spiriti potenti e sfolgoranti, vicini al suo trono, che portano la sua volontà, la sua forza e conoscenza, verso di noi.
Mentre Freud pone un superego duro e autoritario che spesso stronca l’uomo sotto il senso di colpa, gravido di comandi e punizioni, Jung ci dà la speranza dell’angelo risolutore, della rottura della coscienza ordinaria, del varco psichico verso altri livelli, del contatto con energie più ampie, che ci guidano e sorreggono nell’evoluzione, anche quando le disconosciamo.
Nell’immaginario comune le cose vanno più dolcemente; per quanto l’ignoto sia, nella sua possibilità infinita, ancora inquietante. La fantasia popolare chiama angelo principalmente una energia di aiuto, una manifestazione d’amore, una guida spirituale, molto più vicina e amichevole degli angeli della Bibbia o di quelli dei mistici.
Non è molto difficile farne esperienza di questo tipo di aiuti perché nascono da un profondo bisogno umano.
Quando l’uomo è pronto o il suo viaggio è maturo, l’angelo arriva, cercato o non cercato, o forse c’era da sempre e non lo sapevamo.
Molti oggi non credono più agli angeli, ma gli angeli credono ancora negli uomini e questo è quello che conta. Tu li chiami ed essi rispondono. E’ inutile chiedersi se sono dentro o fuori o se sono noi o altro da noi, dal momento che non siamo nemmeno in grado di definire cosa siamo noi e dove cominciamo o finiamo. Come esseri terreni siamo compiuti entro la nostra coscienza; come parti del Tutto siamo infiniti.
Quando sfuggono da me / io sono le ali”, dice Emerson.
Da ognuno di noi parte una scala, come quella di Giacobbe, che va dalla terra al cielo, cioè dall’io limitato al Tutto e su questa scala l’angelo è un gradino.
Per Jung la vita è evoluzione, l’evoluzione procede attraverso passaggi, il passaggio può essere qualsiasi cosa, spesso dolorosa. I passi duri di per sé non sono evoluzione, possono anche schiantare l’uomo, la prova va superata in senso utile, con un aumento di vibrazione e un arricchimento di spiritualità, ma non è da tutti. Molti si perdono e non sperimentano alcun aumento di consapevolezza o sono distrutti. Per questo in ogni tempo, in momenti particolari della vita, l’uomo ha cercato queste energie superiori. Ecco perché abbiamo l’archetipo dell’angelo, un aiuto superiore presente in ogni cultura, come una costante della psiche umana.
Gli angeli sono noti a Buddisti, Induisti, Babilonesi, Atzechi, Egizi…, cambiano nome e forma ma rappresentano sempre forze universali superiori a cui l’uomo si appella in caso di bisogno.

L’angelo è visto come una energia pura ma la mente percettiva ha bisogno poi di tradurre questa energia astratta in una immagine.
Anche Jung contatta i suoi angeli; non si cura di definirli, non dice cosa sono. Ma, sia che provengano dalla nostra parte interiore universale o da una energia superiore e divina, li vede come figure che ci vengono in aiuto in momenti particolari, che possono accompagnare la nostra crescita e che hanno la caratteristica di riguardarci anche se sono diversi dalla coscienza ordinaria.
Dal punto di vista metafisico e religioso siamo abituati a pensare all’angelo come su un piano trascendente, un visitatore o un accompagnatore posto su un piano divino.
Secondo il piano psichico ordinario, nella coscienza esiste solo ciò che essa illumina e conosce, esistono qui solo due possibilità: ciò che è cosciente e ciò che non lo è, conscio e inconscio, il tonal e il nagual di cui parla Castaneda. Ma, per Jung, il piano dell’ignoto si allarga molto oltre l’inconscio individuale, inteso come rimosso. Tra queste due realtà, ciò che sono e che so, e l’infinito assoluto che non sono e di cui non so, l’angelo appare come un ponte, portatore di una intelligenza o conoscenza nuova, legame tra mondo terreno e mondo divino.
Jung ne fa un mediatore tra inconscio collettivo e coscienza ordinaria, cioè un archetipo, che affiora nella coscienza, ma di per sé è in conoscibile, quindi non definibile, come ogni archetipo.

SOGNO DELL’ANNUNCIAZIONE
Questo sogno lo ricordo male, ma so che l’ho fatto due volte quasi simile. Abitavo in Palestina, in una casupola terrosa simile a un cubicolo con solo la porta, nel centro vecchio di una città di terra. Stavo fuori casa, tra casette simili a cubicoli. Vedevo il vicolo di sabbia chiara che scendeva verso di me, con sassi infilati nella terra che formavano degli scalini. Ero in mezzo ad esso davanti alla casupola. Dal colmo del vicolo in alto, contro il cielo azzurrissimo, si stagliava su di me un giovane raffaellita, di straordinaria bellezza, con un mantello avvolto in strati rigonfi azzurri e rossi, con lunghi riccioli bruni, alto e fiero, scalzo con bei piedi snelli e arcuati, che portava alle caviglie dei nastri, molto altero. Disse di essere il ‘Messaggero’ e che aveva il compito di prepararmi alla venuta di qualcuno, un gran Signore o un grande Re. Io ero in un abisso di desolazione, ero turbata e mi schernivo, dicendo che non ero la persona giusta, non avevo meriti, non ero preparata, non avrei saputo cosa fare. Ma quello continuava imperioso nel suo compito spiccio e franco: “Sarà molto facile, vedrai, non c’è nulla di difficile. Devi solo prepararti. Io ho il compito di avvertirti.” Io, sempre più spaventata, continuavo a schermirmi, mi sentivo inadeguata ma quello era sprezzante. Io continuavo a bisbigliare: “Ma perché io? Ma perché io?” e mi sentivo umiliata e spaventata.”
Questo sogno mi ha dato una profonda inquietudine, tanto che poi nelle notti successive appena qualcuno bussava alla porta dei miei sogni, io cominciavo a scappare per scale e per tetti per non farmi prendere e sfuggire all’incontro terribile, perché dentro di me c’è qualcosa che dice che la massima consapevolezza si accompagna con la massima sofferenza e le mie cellule non ne vogliono sapere di affrontare il dolore.

Jung non indica l’angelo solo come forza immane e aliena, ci parla anche dell’angelo che aiuta, IL CUSTODE, figura meno perturbante e più vicina al cuore, guida spirituale, colui che sa di noi quello che ancora non sappiamo, emissario di una coscienza allargata, comunicatore del Sé o rappresentante di una parte psichica:
In ognuno di noi c’è un altro che non conosciamo. Egli ci parla attraverso il sogno e ci comunica che ci vede diversi da come noi ci vediamo. Se noi ci troviamo in una situazione insolubile, questo sconosciuto può farci un po’ di luce, in una maniera adattissima a modificare il nostro atteggiamento, proprio quello che ha portato in quella difficile situazione“. Ed ecco che, in analisi, Jung sollecita questa energia a partecipare alla soluzione del problema e lo indica come: “il vecchio antichissimo che vive in tutti noi… Il paziente ed io ci rivolgiamo a quel vecchio antichissimo.. In ultima analisi la maggior parte delle nostre difficoltà dipendono dal fatto che abbiamo perduto il contatto coi nostri istinti, con l’antichissima e non dimenticata saggezza che è in ognuno“.

FILEMONE

I limiti si stanno spostando e noi siamo nello spazio dello spostamento”.
(Andrea, spirito guida del medium Piancastelli)

Anche Jung ebbe un angelo, o piuttosto ne ebbe molti, che sentì come personificazioni dell’inconscio, aiuti progressivi sul cammino della consapevolezza, angeli limitati che si affiancavano alla crescita interiore. Un giorno emerse accanto a lui una figura leggendaria che egli chiamò Filemone.
La sua immagine mi si presentò in un sogno: c’era un cielo azzurro che sembrava il mare, non coperto di nubi ma da zolle di terra bruna, sembrava che le zolle si allontanassero l’una dall’altra e lasciassero scorgere l’acqua azzurra del mare che era però era cielo. Improvvisamente giunse, librandosi nell’aria, un essere alato, un vecchio con corna taurine, portava un mazzo di 4 chiavi, tenendone una come se fosse sul punto di aprire una serratura. Era alato e le sue ali erano quelle di un martin pescatore con i loro caratteristici colori (blu e verde)… Non riuscendo a capire questa immagine, la dipinsi. Nei giorni in cui ero occupato a dipingere, trovai nel mio giardino presso la riva del lago un martin pescatore morto! Ero sbalordito, perché solo di rado capita di vedere uccelli del genere nei dintorni di Zurigo, era morto di recente, al più da due o tre giorni e non portava segni di ferite”.
Le ali sono blu-verde, vibrazioni cromatiche di ordine superiore, il verde è il colore del cuore saggio e il blu è una vibrazione alta della spiritualità. Jung non comprese il significato di questa immagine e allora la dipinse e interpretò l’uccellino morto alla luce della sincronicità. Filemone acquistò sempre più consistenza al punto da diventare un vero e proprio amico con cui Jung parlava quotidianamente ricevendo risposte. Così incitò anche i suoi pazienti a cercare il loro tutore spirituale e a discorrere con lui. Jung non disse mai di credere obiettivamente alle realtà di queste personificazioni, ha l’aria di viverle come parti dell’energia che hanno una vita intrinseca, nella realtà interiore o fuori di noi; non gli interessava se questi personaggi esistessero come realtà a sé, prima di tutto perché non possiamo né dimostrare questo né dimostrare il contrario, e poi, come dice il Buddha, perché siamo qui per diminuire la sofferenza e per evolvere e queste ricerche non ci servono affatto e ci portano lontano dallo scopo.
“Filemone e le altre immagini della mia fantasia mi diedero la precisa convinzione che vi sono cose nella psiche che non sono prodotte dall’io, ma si producono da sé e che hanno vita propria. Filemone rappresentava una forza che non ero io. Mi diceva cose che io coscientemente non avevo pensato, osservavo chiaramente che era lui a parlare e non io. Diceva che io mi comportavo coi pensieri come se fossi io a produrli, mentre secondo lui i pensieri erano dotati di vita propria, come animali nella foresta, o uomini in una stanza, o uccelli nell’aria. Così un po’ alla volta mi insegnò l’obiettività psichica, la realtà dell’anima… e capii che c’è in me qualcosa che può fare affermazioni per me sconosciute e incomprensibili, o che possono persino essere rivolte contro di me… Filemone rappresentava un’intelligenza superiore. Per me era una figura misteriosa. A volte mi sembrava reale proprio come fosse una persona viva. Passeggiavo con lui su e giù per il giardino parlando con lui, che era per me ciò che gli indiani chiamano guru”.

In molte culture si pensa che ogni ordine, ogni manifestazione di vita siano sorretti da forze o energie che ne curano l’esistenza, non solo gli esseri viventi ma anche gli animali e le piante e i fenomeni naturali, tutto ciò che esiste, per cui potremmo dire che ci sono angeli, ovvero intelligenze, che sovrintendono ad ogni cosa, dalla più elementare alla più complessa.

Questo può essere rivelato anche in un sogno.
Vi fu un tempo che ebbi una febbre molto forte che durò un mese e mezzo e poiché mi tolse la capacità di pensare temevo per la mie mente. Una notte ebbi un sogno nero, cioè senza immagini, lunghissimo. Sognavo e mi svegliavo, poi sognavo ancora. Sognavo solo una voce, parole che qualcuno mi diceva, parole molto semplici, come di un messaggio che voleva essere capito, di una sostanza in sé molto difficile e complessa che mi veniva impartita in forma elementare, affinché anch’io con la mia intelligenza ridotta potessi alla fine capirla. Di questo insegnamento avevo grande riconoscenza. Le parole erano vergate luminose nel buio in una scrittura corsiva rotonda che non conosco, come formata da tante chioccioline o piccole spirali che poi ho conosciuto essere aramaico. C’era nel maestro che dettava una certa calma distaccata. Io mi svegliavo un poco, poi mi riaddormentavo e la lezione ricominciava. Lentamente mi venne spiegata la gerarchia degli angeli, una gerarchia ascendente, in cui ogni volta l’angelo era una manifestazione un po’ più alta, un po’ più vicina a Dio. Non ricordo i primi angeli che stavano all’inizio del lungo sogno, gli angeli erano infiniti e partivano da manifestazioni elementari della materia per salire sempre più in alto, mi sembra che i primi riguardassero forme di vita molto semplici che stavano sotto i minerali, c’erano angeli delle piante, e degli animali, poi via via essi diventavano concetti sempre più astratti… so quali erano gli ultimi tre perché a quel punto mi alzai e scrissi. Le ultime frasi erano:
“…e poi viene Quello il cui nome vuol dire “Colui che manifesta la potenza di Dio” e il suo nome è Michele, egli è la potenza di Dio”.
“..e poi viene Quello il cui nome vuol dire “Colui che manifesta la conoscenza di Dio” e il suo nome è Gabriele, egli è la conoscenza di Dio”.
“…e più in alto e ultimo viene Quello il cui nome vuol dire “Colui che manifesta l’amore di Dio”, egli è l’amore di Dio”.
E allora io, mezza sveglia, pensavo: “Ecco, io potrei sapere degli altri angeli perché ne ho letto da qualche parte, ma non so il nome di colui che manifesta l’amore. Se dunque il sogno mi dirà qualcosa che io non so, il sogno sarà giusto e non verrà da me ma da qualcuno che sa più di me”.
E la voce continuò:
“.. e il suo nome sarà Elohim e il suo nome sarà Emanuele”. Allora io sono uscita dal sonno e, traballando per la febbre, mi sono alzata piuttosto confusa e ho cominciato a cercare nei libri che ho, ma non ho testi biblici o religiosi in casa. Sull’Enciclopedia ho letto che ‘Elohim’ è il plurale di Eloha, e questo è il nome di Dio, il primo nome dato dal primo scrittore del Pentateuco (Genesi ecc.) prima che Mosè usasse il nome di Jahvè, e significa “le energie che hanno creato il mondo”. Ma di Emanuele non sapevo nulla, mai sentito un angelo chiamato Emanuele. Così mi sono vestita e traballante com’ero per la febbre sono uscita imbacuccata nel vento, era una mattina molto fredda, e ho preso l’autobus per la chiesa del Sacro Cuore. Pensavo: Angelo, fammi incontrare subito la persona giusta che sappia dirmi qualcosa del mio sogno, se è veritiero e corretto o solo un effetto della febbre”. Sul lato destro della chiesa veniva verso di me un uomo vecchio e malato, appoggiato a un bastone, in maglione azzurro. La strada era deserta per l’ora e per il freddo. La scena era surreale. Io sono andata diretta verso di lui e gli ho detto :”Lei è un prete, vero?”. Lui ha negato. Ma io ero sicura: “Lei ha studiato da prete , vero?” e lui ha detto di sì. Forse era un prete in pensione. Così gli ho detto: “Ho fatto un sogno, forse lei può interpretarmelo” E lui ha ascoltato senza meraviglia e me lo ha spiegato. Tirava un forte vento e io stavo male e anche lui non sembrava molto sano, attaccato al suo bastone, ed eravamo irreali tutti e due a parlare di Bibbia in Via Matteotti quasi deserta, sventolando nel vento, e parlando di angeli e di gerarchie angeliche nell’aprile del 1995 come se si trattasse di argomenti normali.
Mi ha spiegato che il sogno era corretto e corretta la gerarchia. Gli angeli sono manifestazioni spirituali che rappresentano parti di Dio, Michele rappresenta la potenza di Dio e sta direttamente al fianco di Dio e Gabriele significa “colui che ha la conoscenza di Dio”, solo che ciò significa essenzialmente tre cose, e sono i tre punti per cui è nato il Cristo, ed ecco perché l’arcangelo Gabriele era connesso al Cristo. Egli compare ai pastori a Betlemme per annunciare la venuta di Gesù e, prima, a Maria per annunciarle la nascita del bambino. Ma la conoscenza consiste nel: dominare il male o peccato, guarire la malattia (miracoli), sanare l’ignoranza. Lo spirito si manifesta dunque come dominio sul male dell’anima, sul male del corpo e sul male del non sapere. Ma l’ultima spiegazione è quella migliore. Elohim e Emanuele sono la stessa cosa, ed egualmente stanno a significare “Dio è con noi”, Elohim è il Dio della creazione, che per un atto di amore crea l’uomo e tutte le cose, ma Emanuele è ancora il Dio di amore, solo che mentre Elohim indica il Dio trascendente, Emanuele indica il Dio incarnato nel Cristo. Questo nome infatti viene usato da Isaia nella sua profezia, quando egli dice al popolo d’Israele che da una vergine nascerà Emanuele, cioè il Messia. La voce che mi detta nel sogno, dunque, conosce la Bibbia meglio di quanto la conosca io e dice cose sagge e corrette.Elohim è l’energia che crea il mondo, ma Emanuele è l’energia che entra nel mondo, che si incarna per amore, che si unisce agli uomini. E’ interessante anche l’ordine degli ultimi tre angeli: “Potenza, Conoscenza e Amore”. Mi sono ricordata che il filosofo Campanella, nella “Città del sole”, immagina uno stato utopico e pone tre ministri: PON, SIN, MOR che sono rispettivamente potenza, sapienza e amore.

Non ho mai studiato angeologia, ma anni più tardi ho scoperto che la mia triade angelica non è esatta, avrebbe dovuto essere: Michele, Gabriele e Raffaele. Al posto di Raffaele il mio angelo parla di Elohim. La stranezza ulteriore è che, così stante, il sogno rappresenterebbe una eresia gnostica. Gli Gnostici furono i primi che tentarono nei primi secoli del Cristianesimo di costruire una filosofia cristiana, pensavano che Cristo fosse uno degli angeli maggiori, ma la loro interpretazione fu condannata dalla Chiesa. La triade accettata dalla Chiesa cristiana a capo della gerarchia angelica è Michele, Gabriele e Raffaele, come tre aspetti della mente divina. Seguono Anael, Sumael, Uriel e Sachiel, che sono i reggenti della Terra, raffigurati come globi alati o ruote ardenti . ‘El’ vuol dire ala.
Ra-fa-el, Ra in sanscrito è il sole, vuol dire ‘Dio guarisce’ (presso i Greci sarà Esculapio, connesso al caduceo) , ‘Medicina di Dio’ e si contrappone al demone Asmodeo che vuol dire ‘Dio ti fa perire’; il nome Ra-fa-el contiene il suono ‘fa’ che è la vibrazione della vita e della natura.
Michele, Maha-el, dal sanscrito maha=grande, è il capo delle schiere divine. L’arcangelo Michele lotta contro il Male con una spada fiammeggiante e il Male è raffigurato come drago o serpente, manifesta la grandezza di Dio ed è rappresentato con un’armatura.
Gabriele, Kha-vir-el, rappresenta la rivelazione di Dio, ‘Dio ti parla’, in egizio Ka è il sentimento o l’anima, vir l’acqua, annunzia la nascita di bambini particolari, protegge la nascita di bambini con un grande destino.
Perché devo aver avuto un sogno sulla gerarchia angelica, dal momento che l’argomento non mi ha mai interessato. E perché devo averla ricevuta secondo una interpretazione gnostica, per di più condannata dalla Chiesa? Io non so rispondere.

Lasciamo adesso gli arcangeli per scendere a una figura più vicina a noi, appena sopra l’uomo, l’angelo custode, ovvero la guida spirituale.
Il mondo vive un eccesso di materia, essa ci viene continuamente imposta, finché diventa l’unica meta e l’unico strumento e finisce per soffocarci. La materia crea in noi un livello basso, imprigionante, da cui sorge una inquietudine perenne, uno scontento, un senso pauroso di mancanza. Vorrebbe, la materia, che noi completassimo questa mancanza in senso orizzontale, cibandoci di altra materia in una voracità infinita, ma l’uomo ha bisogno di evadere verso l’alto, la sua deprivazione è urgenza di assoluto. L’angelo è dunque una necessità psichica prima che spirituale, nasce dal bisogno di integrazione, per completare le parti di noi mancanti che gridano il loro bisogno di infinito. Ci ricorda che siamo spiriti incarnati, che la nostra parte spirituale è caduta in basso ma può risalire e che possiamo di nuovo comunicare con le essenze spirituali e ci fa finalmente alzare lo sguardo dagli abissi in cui l’uomo ha perso le ali.
L’angelo ci porta a percepire l’interezza potenziale del cammino, nella nostra immensità alitata da Dio e ci restituisce il senso del mistero, un mistero da venerare, accogliere e custodire. Nel fallimento materialista delle chiese di pietra, egli ci conduce di nuovo alla chiesa del cuore. Contattarlo significa elevarci da un piano inerziale che non esaurisce la nostra natura totale verso una meta che ci attira. L’inquietudine e il dolore che continuamente risorgono lamentano questa perdita di senso.
Noi non sapremo mai se l’angelo sia fuori o dentro, esso è una metafora per indicare un invisibile, una forza che può attivarsi nella psiche. Il problema non è definire lui ma cambiare l’io, recuperando l’interiorità in un mondo che è solo immagine materiale, perché vivere senza spirito fa dell’uomo uno sperduto, un alienato, un imprigionato nella materia, che è il suo limite più grande. Cercare evoluzione oltre la materia significa produrre una scala di radianza dall’io verso l’assoluto.
Nella linea evolutiva della coscienza l’angelo è una realtà necessaria. Non importa sapere se è una proiezione del desiderio, ciò che conta è dove ci conduce, perché là è la nostra parte luminosa.
Nella Bibbia l’angelo è il corriere di Dio, è Dio che si allunga verso di noi nel suo messaggio, ma che sia teofania o espansione del nostro spirito potenziale, ciò che conta è la comunicazione. Comunque si ponga una trascendenza, dal basso o dall’alto, occorre una giunzione, una scala, perciò egli è nell’ordine delle cose.
Gli angeli della Bibbia sono figure terribili, poco rassicuranti, energie di ubbidienza che portano un volere trascendente e spezzano l’ordine normale delle cose. Gli angeli del quotidiano sono invece più vicini a noi, come guide o consiglieri, figure più sostenibili, che non ci servono a comprendere l’insostenibile divino ma ci aiutano a condurre meglio la vita quotidiana. Si passa dalla sacralità terribile del messaggero con la spada fiammeggiante ai tutori quotidiani, agli ‘angeli amici’, molto più familiari, che ci assistono nei compiti di ogni giorno e ci aiutano a essere migliori. Sono loro che ci stimolano a imparare e facciamo bene a cercare questa voce che parla dentro, che guida e che consola.
Infinite sono le testimonianze dei suoi interventi, soprattutto quando la morte rischia di venire troppo presto rispetto al piano di vita.

“Due volte venne l’angelo per Federico. A vent’anni ebbe un’appendicite che sfociò in peritonite. Ben tre medici non se ne accorsero. Dissero che si trattava di un’influenza e gli dettero degli antibiotici, malgrado avesse forti dolori di pancia. Gli antibiotici buttavano giù la febbre, ma poi la febbre risaliva rapidamente a 40°. Quella notte terribile Federico aprì gli occhi e vide una forma luminosa ai piedi del letto, lui la guardò e ne fu consolato, si addormentò immediatamente. La febbre cadde e la mattina dopo i suoi decisero di portarlo all’ospedale dove riconobbero le peritonite e lo operarono. Si salvò per un pelo.
La seconda volta che l’angelo apparve, Federico faceva il bagno e aveva chiuso la porta a chiave. Lo scaldabagno si ruppe e l’ossido di carbonio cominciò ad addormentarlo. A un certo punto, mentre scivolava nella vasca semintontito, sentì una forza, come una mano, che lo spingeva verso l’alto, fuori dall’acqua che lo avrebbe affogato. Cercò di alzarsi ma svenne. La mano lo spinse di nuovo così che non ricadde nella vasca ma fuori e fu proiettato contro un mobiletto che si rovesciò con grande fragore. La madre sentì il frastuono, corse e si mise a chiamarlo. Federico non rispondeva perché era a terra svenuto, la madre corse sulla terrazza e spaccò i vetri. Così Federico fu salvato.

Nella casa vicina a lui, una ragazza depressa si è gettata dalla finestra. Non è morta e ora è all’ospedale dove la stanno curando per le rotture subite. Quando si è svegliata, la prima cosa che ha detto è stata: “L’angelo mi ha fermata”.

Matteo riporta che era molto piccolo e andava sulla moto col nonno, stava seduto dietro attaccato a lui, la strada era piena di buche e lui lasciò di colpo la presa e stava per essere sbalzato via, quando sentì una grande mano che lo tenne per la schiena e lo rimise sul sellino.

Brunilde racconta: “Quando a 17 anni sono stata operata di appendicite, per alcune notti è venuto un signore anziano con la barba, si sedeva ai piedi del mio letto e mi rincuorava. Mi diceva: “Stai tranquilla, ora starai bene, non ti preoccupare”. E io sentivo una gran pace e mi affidavo a lui. Più tardi ho ripensato spesso a questo signore e avrei voluto averlo vicino per risentire quella gran pace. Doveva essere un medico, perché era vestito tutto di bianco con un camice lungo fino ai piedi”. Io ho obiettato a Brunilde che forse era un angelo, ma lei ha insistito che doveva essere un medico. Solo che di solito i dottori non portano tuniche bianche e non stanno tutta la notte ai piedi dei letti dei pazienti a rincuorarli.

La trascendenza riguarda pochi, ma la miseria del quotidiano trova tutti smarriti e dolenti, per questo i nuovi angeli quotidiani hanno avuto una enorme popolarità. Non era solo bisogno di infinito, ma esigenza di guida nel finito, non solo per pochi santi eletti, ma per ognuno di noi, una spiritualità fatta a misura di ognuno, comprensibile e pratica, che ci aiuti a proseguire nella giusta direzione “trascinati al futuro come da un vento impetuoso, partendo dalle macerie del passato”.
L’angelo oggi serve a crescere, a far sì, come ha detto qualcuno, che “un destino diventi un progetto” .
L’angelo custode è forse il gradino più comprensibile della gerarchia angelica, il meno inquietante, una presenza che raramente si mostra come abbaglio di luce o trascendenza, ma ci accompagna come un buon amico. Aiuto contro i pericoli, amico d’anima, percepito come suono, stato d’animo, immagine, guizzo dello sguardo, dettato automatico, voce interiore, sempre vicino a temperare la nostra solitudine e a confortare il nostro bisogno. “Il gemello ombra, immortale, ultraterreno che vigila su quello mortale… Con te sarà al lavoro tuo fratello, di cui ignori il volto”.
L’angelo entra oggi in un mutamento di sensibilità e la sensibilità sta fuori della scienza. Si esce dal mondo della definizione per entrare in quello del riscontro, la verità fattuale, ma la verità d’anima è sempre fattuale, si sente, non si capisce, e non si può negarla o avvalorarla perché non è razionale, il mondo razionale è misero e limitato, il mondo dell’anima è immenso.
E’ chiaro che i messaggi dell’angelo valgono in quanto risultino utili e sensati. Il messaggio di per sé non è né giusto né errato, è qualcosa da valutare, in un saldo pragmatismo. Eppure l’essenza dell’angelo, quando è buono, è del tutto naturale, è così naturale che non si può fare a meno, con tutte le nostre ritrosie, di accoglierlo un poco alla volta, perché esso è solo una parte dell’insieme, una tappa della via su cui camminiamo. Se sa prima o sa di più è solo perché è più avanti, ma in qualche modo la sua strada è la nostra e avanziamo nella stessa evoluzione. Incontrarlo è incredibilmente facile. E’ come se la nostra vita fosse un nastro di Moebius, noi camminiamo nella nostra parte fisica e razionale, dominata dal logico e dal tangibile, e poi, improvvisamente, senza far nulla per meritarlo, ecco una flessione dimensionale, il nastro si torce e siamo dall’altra parte, e avviene l’incontro. Come se fisica e metafisica fossero solo le due facce della realtà, e la nostra coscienza fosse fatalmente portata a incontrare ogni suo contrario. La vita stessa è un archetipo ambivalente. Noi siamo perciò destinati a reinventare la nostra mente e a vivere ogni forma di comunicazione allargata, anche quella che riflette se stessa da un punto di vista più alto. Ecco la possibilità infinita. Siamo creature terrene ancorate alla vita con una controfaccia spirituale mirante all’assoluto. L’angelo è l’occhio distaccato che guarda, una prospettiva più alta e laterale. Già essere in grado di contattarlo vuol dire far silenzio, uscire dal brusio quotidiano e mettersi in ascolto. Questo è lo stato di coscienza che occorre. Focalizzare l’attenzione vacua al centro della fronte e poi spostarla brevemente di lato, fuori dell’uomo minimale. “Scoperchia il tetto della casa”, dice Mircea Eliade. Come nel tempio dell’Uomo di Luxor, se la testa si apre, lo spirito esce liberato dal corpo materiale.

L’angelo è una metafora, che in sé è mistero. La scienza odia il mistero ma ciò non impedisce al mistero di esistere. Il mistero non è il non conosciuto che prima o poi conosceremo, del resto la parola ‘sacro’ vuol dire anche ’alieno’. Angelo è solo un nome, indicazione di qualcosa che resta trascendente dunque inesplicata, il gradino tra il basso e l’alto, tra l’energia manifesta e quella non manifesta.
La voce diretta mi disse “CERCA MERCURIO”. Io non capivo, ho dovuto arrivarci col tempo. Non abbiamo bisogno di comunicare solo in modo orizzontale. La verticalità ci attira come una vertigine.
Le due spire del caduceo portano al messaggio incrociato, il rapporto tra una energia meno strutturata e una più elevata, come a dire che l’angelo è intrecciato a noi.
Io sono arrivata all’angelo con un percorso che di religioso non ha proprio niente, con un cammino in gruppo sulla filosofia e la psicologia, che sono massimamente scienze razionali. Sei angeli apparvero una mattina a un gruppo di persone, che stavano insieme, non erano stati chiamati ma forse erano sempre stati presenti, semplicemente si manifestarono. Uno parlò a voce diretta, uno scriveva su un muro, uno bisbigliava al mattino, uno suggeriva le frasi a un lato della mente. Ognuno aveva la sua forma e il suo nome, perché anche il nome è necessario. Chiedete al vostro angelo come si chiama e vi risponderà, il nome è la sua funzione. Il mio si chiamava Maior, cioè ‘colui che è superiore a te’, l’angelo della più depressa si chiamava Gaia, quello della più umiliata era Ramshid=il regale, per la più intelligente Mercurio… Poi ci fu forse un angelo di gruppo, il tredicesimo convitato, che portò visioni di luci e suoni e produsse sincronicità; una volta, quando uno dubitò della sua esistenza, ci disse ‘Ciao’, in mezzo al tavolo.
Noi abbiamo bisogno di pensare all’angelo in modo solido, attraverso una immagine antropomorfica, per quanto potrebbe essere privo di qualsiasi forma, come pura luce. Una volta la stanza delle riunioni si riempì di girandole di luce, che volteggiavano luminosissime e silenziose, uno spettacolo fantastico, potevo attribuirle a stanchezza e pensarle un miraggio, ma le vidi io e le vide anche Laura Bruna, e forse c’erano veramente. Un’altra volta, per tre giorni la casa si riempì di un odore leggero e fresco di incenso, nessuno lo sentiva e io cercavo dappertutto la fonte, poi arrivò Laura Bruna e disse: “Ma che profumo d’incenso!”. Di nuovo quest’anno di colpo un profumo fresco di fiori ha invaso il salotto e come è arrivato, di colpo se ne è andato. Forse l’angelo si manifesta anche così, come un profumo o una luce, Rosanna ha visto per tre volte nella sua camera un fascio di luci fortissime, Laura luci come d’arcobaleno, Germana percepì l’angelo ad Assisi come un forte suono echeggiante che la stordì completamente facendole perdere i sensi.

Per nutrire la mente materiale, abbiamo bisogno di una immagine, per questo personifichiamo l’archetipo, per nostra necessità, e gli diamo una forma e un nome. Gli angeli possono non avere forma o averne di impensabili, noi gli diamo una forma rassicurante, a nostra immagine. La forma è simbolo e non sostanza, e anch’essa metafora da elaborare. Siamo noi ad avere bisogno di un referente preciso. Ma che forma può avere un’onda? Un pensiero? Un atto di amore? Un insegnamento?
Ma la comunicazione deve entrare nel sistema di segni del ricevente, così fa l’angelo, affinché lo accogliamo con meno sbigottimento, come figura familiare o compagno. Per questo nel sogno l’immagine può essere dimessa: il guardiano del museo, il bidello…
Se dunque è una informazione, che genere di informazione è? Certamente diversa da quelle che possediamo e forse superiore, certamente insolita, improvvisa e dotata di caratteri particolari. Ciò vuol dire che si accetta un messaggio solo se ha molto valore, se ci aiuta, se dice cose che non sappiamo, se ci guida verso il meglio di noi. Tutto il resto non conta.
Con questo tipo di comunicazione conserviamo la nostra personalità cosciente, senza bisogno della rarità dell’estasi o della inconscietà del medium, per comunicare con l’infinito, compito che ci spetta e anzi fa parte del nostro destino, senza nulla perdere di quel che abbiamo ma volti all’oceano della conoscenza nuova. Strana impresa, avventura mozzafiato che si preannuncia per l’uomo nuovo del mondo nuovo. E allora ben vengano gli angeli! Come dice una poesia essi sono: “I bambini dagli occhi di sole/ che entrano con passo leggero/ ad aprire le porte del tempio”.

Per alcuni mesi ebbi un fenomeno di voce diretta. La voce arrivava quando voleva, prendendomi alla sprovvista e diceva una sola breve frase molto incisiva e precisa. La voce era esterna alla mia testa, compariva di colpo quando meno me l’aspettavo e risuonava nell’ambiente con uno strano effetto echeggiante, poteva presentarsi di giorno o di notte. Poiché le frasi che diceva erano belle e mi suonavano giuste, a un certo punto non mi preoccupai più che fosse un fenomeno patologico. Sembrava la voce di un uomo giovane, sui trent’anni, abituato a comandare, perfettamente sicuro di sé. La voce era aulica, distaccata e priva di emozione. Dopo alcuni mesi la voce scomparve come era venuta e quasi me ne dispiacque. Continuai a sentirla nel sonno profondo e questa volta parlava lentamente per ore e ore, lungo eterni sogni neri senza immagini, come se mi dettasse chissà che di importante che dovevo imparare e capire, ma, svegliandomi, non riuscivo poi a ricordare quello che aveva detto perciò non so proprio in che parte di me fossero finite queste lezioni né a che servissero, se poi non le ricordavo al risveglio.
Poiché questo fenomeno mi aveva stupito, poiché mi interessavano questi messaggi per niente assurdi, decisi di provare a scrivere sotto dettatura, nella speranza che l’interlocutore misterioso tornasse, senza chiedermi se si trattasse di un’entità fuori di me o solo di una proiezione del mio inconscio. In fondo, dal momento che non sappiamo neppure se esistano una materia e uno spirito come sostanze distinte, che importa sapere se esistano altre intelligenze oltre noi o se la nostra psiche sia una o molteplice? Ciò che serve è prendere tutti gli aiuti possibili, dentro e fuori, dal visibile e dall’invisibile, purché siano sensati e ragionevoli, e ci facciano evolvere. La voce non comparve in un momento critico, ma anzi in un periodo molto favorevole, in cui ormai da alcuni anni avevo cominciato le riunioni del martedì, avevo finalmente molte amiche, e mi sentivo circondata da un caldo affetto collettivo.
Ci tengo a precisare un’altra cosa che mi sembra importante. Il fenomeno non riguardò solo me, ma anche altre persone del gruppo, e non è che stessimo trattando fenomeni religiosi o medianici o simili, ché anzi insieme facevamo molte ragionevoli cose attinenti alla filosofia e alla psicologia, dunque a campi piuttosto logici o osservabili. Oltre a ciò è da dire anche che io non sono religiosa o osservante né particolarmente portata alla ricerca spirituale, né seguo sette o laboratori spirituali, ché anzi sono piuttosto critica e scettica su tutto. Mentre io avevo fenomeni di voce diretta, Laura bruna sentiva già per suo conto una presenza nella sua casa, che le accendeva qualsiasi congegno elettrico e soprattutto la radio, anche quando era senza pile, o le muoveva le tendine, presenza accompagnata da un odore di tabacco e olio da motori molto viva e rassicurante. Laura bionda invece cominciò a visualizzare delle frasi scritte su una immaginaria parete bianca, alcune erano molto belle, come quella, in un momento di forte passione, in cui le scrisse “Ama e odia in pace”. Graziella e Pia sentivano una voce nella testa. Lori fu la più spettacolare, quello che le accadde ebbe del prodigioso. Cominciò col ricevere una breve frase al momento del risveglio. Aveva avuto anche alcuni fenomeni di sdoppiamento, molto pericolosi, viste le sue condizioni di grande fragilità fisica e psichica. Lori era come un piccolo S. Francesco, fedele alla natura e alle piccole cose e incapace di sostenere le emozioni e gli abbandoni, quando venne da noi stava in piedi per miracolo, era oppressa da una spaventosa sensazione di sofferenza che si abbatteva su di lei con attacchi cardiaci e crisi di identità che la portavano vicino alla distruzione, crollava sotto il dolore e la portavano al pronto soccorso d’urgenza ma poi non riuscivano a trovare anomalie visibili nel suo cuore ferito. L’angelo che emerse in lei fu molto forte con caratteristiche quasi fisiche, un dominatore, il suo nome era ‘Ramshid’, che in iraniano vuol dire ‘regale, maestoso ’, una energia antitetica a lei che era così umile, un essere che sembrava esserle entrato letteralmente in corpo, come una possessione fisica, la sollevava dicendole: “Tieni dritte le spalle!”, le stesse parole di sua madre, la teneva su quando lei crollava, era un’energia che la rinforzava verso la vita, partecipando anche alla sua visione tragica del mondo. Questa energia alla fine in modo straordinario guarì temporaneamente la piccola Lori dalla profonda depressione e la rimise al mondo. Io ebbi una funzione di spettatrice in questa storia.
Ho una raccolta di queste ‘frasi del mattino ’ che Lori sentì dal ‘93 al ‘95 e che ci raccontava in stato di grande ispirazione. L’angelo fu per lei una forza di grande amore. L’angelo partecipava al suo dolore. Un messaggio diceva: “Noi siamo i semi di Dio. La mente è il seme di Dio.” Nel momento più difficile l’angelo entrò in Lori dalla spina dorsale e le tirò su la testa infondendole il suo coraggio e, quando Lori fu dritta, l’angelo aprì le ali. Così Lori guarì e per un po’ di tempo stette finalmente bene.
In quanto a me col tempo ebbi l’impressione che a Maior succedessero altri personaggi, 4 in tutto, ognuno con caratteristiche diverse. Uno era particolarmente pesante e pedante, lo chiamavo il parroco di campagna, e fui contenta quando se ne andò, un altro comparve brevemente ma non sembrava tanto un angelo quanto un medico defunto di cui ho sentito parlare e che conosceva persone a me care di cui si preoccupava. L’unico a scrivere in versi fu Maior. L’ultimo era allegro e moderno ma durò poco. Qualcuno di loro dette delle premonizioni che si avverarono. Questi angeli mi aiutarono anche in piccoli problemi pratici immediati in modi molto curiosi. Anche Jung raccontò che nella sua vita varie personificazioni si succedettero nel tempo, ognuna portatrice di un proprio compito.
Io chiesi il nome solo al primo, agli altri no. Del resto non avevo curiosità su cosa fossero, né cercavo di costruirli come personaggi. Se il loro compito era questo dialogo con me e per me, essi esistevano solo in quello, un compito vicendevole, sembrava. In qualche curioso modo anche io servivo a loro. Non mi interessava molto chi erano quanto l’aiuto che mi davano, anche se non sono quasi mai stata d’accordo con quanto mi veniva detto, perché sono testarda e non seguo facilmente i consigli.
Mi mettevo in stato molto rilassato, seduta a un tavolo davanti a un foglio e con una penna in mano, e ascoltavo dentro di me quietamente, totalmente vacua e non pensante. A un tratto cominciavano a salire delle parole, una per una, come bolle pigre che salissero dal fondo di un lago, le scrivevo una per una. Il tutto era molto lento e frantumato per cui non potevo seguire il senso complessivo e mi focalizzavo solo nell’ascolto passivo della singola parola, senza pensare all’insieme. Alla fine leggevo l’intero discorso che era ragionevole, un po’ antiquato e ridondante, con frasi molto complesse e allacciate tra loro, barocco, ma anche Jung criticava lo stile ‘prolisso e barocco ’ della sua Voce. All’inizio il testo andava a capo come per una poesia, poi prese un andamento tipicamente di prosa, con effetti più pratici e meno enigmatici. Le metafore erano molte. Non firmava, non aveva espressioni di affetto, non manifestava sentimenti. Al contrario di Lori, non ho mai sentito Maior e gli altri come entità affettuose. Maior e il parroco erano rigidi e fustigatori, un po’ troppo severi e astratti per i miei gusti, una specie di super coscienza legnosa, disgustata dalla mia scarsa evoluzione. Ogni volta che leggo uno scritto per intero sono sorpresa dell’insieme ma in genere non seguo i consigli che mi vengono dati, salvo poi a scoprire, troppo tardi, che sarebbe stato meglio farlo, ma non sono una persona ‘docile’ e ‘obbediente’. Per il suo carattere serioso e poco indulgente, non sono molto propensa a fare questo ‘dettato interiore’, e lo evito come posso, perché a nessuno piacciono le prediche. Ricorro di rado a questo sistema, e di solito la freddezza del testo mi riequilibra come una doccia fredda.
Quando interruppi, per delle critiche ingiustificate, il gruppo che guidavo da otto anni ed ebbi poi una bella depressione, Maior fu molto severo:
“A che serve che ti arrabbi? Non sai rispettare le vite degli altri e ti atteggi a giudice e vendicatore. Non è così che ti terrai le amicizie. Vuoi giudicare là dove non cammini e consideri la tua testa più alta degli altri. Ai miei occhi siete come le erbe del campo, tutti mossi da uguali impulsi che vi fanno piegare e oscillare e tutti ugualmente bellissimi e degni di pietà. Ora che ti sei sfogata, senti la fatica del silenzio, il vuoto che è maturità e riflette sulla propria insipienza. Com’è faticoso tutto questo affannarsi e questo procedere a strattoni! Senti la fatica del vivere insieme, perché non conservi la bellezza del camminare insieme. Quando la tua ira avrà spazzato tutto il mondo, ti sentirai forse migliore o più preparata ad affrontare il tuo destino? Solo l’amore, infine, vince, non perché trionfi o perché ceda le armi, ma perché non c’è altra scelta possibile per sopravvivere nella nostra fragilità spezzata. Per questo perdona all’amica il comportamento che non capisci, nella speranza che un giorno tu possa ugualmente essere perdonata. Perché tu non sei qui ora per giudicare o punire, ma per fare esperienza e, se la relazione è l’esperienza, non puoi essere fiera dei tuoi errori passati. L’orgoglio alla fine che conta? Una casa di mattoni non si fa dal principio, si fa dal progetto finale che mette in conto i mattoni spezzati e quelli che si buttano via. Cerca di fare presto, a capire, piuttosto che a fare, che il tempo si avvicina e dopo non ti resterà che il rimpianto e il pensiero che le cose non erano così importanti come i tuoi desideri le volevano. Un cerchio è un cerchio e un incontro è un incontro, non perché tu li vuoi o li costruisci, ma perché essi sono la strada circolare e spezzata dove ricostruisci l’intero. Non scegliamo e siamo scelti ma viviamo insieme. E non abbandoniamo e siamo abbandonati ma ci ritroviamo insieme. Quando non capisci non ti arrabbiare. Sarebbe meglio piangere quando la nostra debolezza non ci aiuta e cerchiamo presunte forze per abbattere gli ostacoli. Se siamo qui è per fare esperienza di tutto e di noi attraverso gli altri e le cose. In realtà tu sei viva in ogni atto d’amore in cui dai e non in quello in cui prendi. La vita è una medicina amara che ti costringe a stare dove non vuoi, per cambiare rotta. Il dolore è il nodo del cammino dove cambi direzione. In realtà è l’unico modo per attrarti là dove la tua pienezza di essere non ti porterebbe, perché l’uomo sazio si addormenta.“

Nel secondo gruppo gli angeli si fecero più rari ma ci furono storie bellissime. Una fu quella di Miriam, abbandonata dal padre quando era piccola, che lo ritrovava morente da adulta. Quando il padre si ammalò di cancro, senza che lei sapesse nulla di lui e di cosa gli accadeva, Miriam cominciò a somatizzare i suoi sintomi in una specie di telepatia corporea, stava male come se fosse malata di cancro al polmone ma le analisi non provavano nulla, la notte una voce cavernosa le ripeteva “Cancro, Cancro!” Poi di colpo scoprì che il padre di cui non aveva saputo più nulla stava morendo in ospedale e allora lo ricercò e lo assisté fino alla morte, così padre e figlia si ritrovarono e si riconciliarono. L’angelo apparve l’ultimo giorno.
Testimonianza di Miriam: “Mi coricai col solito senso di impotenza e dolore. Dopo tanti anni avevo ritrovato mio padre nella malattia e la stessa malattia me lo stava portando via. Soltanto il giorno prima mi aveva detto (dopo 33 anni) che io e mia sorella eravamo le cose più belle della sua incasinatissima vita, ma che lo aveva capito troppo tardi… ma non è mai tardi per una figlia sentirsi finalmente tale. Proprio quella notte sognai una ragazza con un abito lungo, azzurro, e una croce appesa al collo, era seduta davanti a me, era così bella… eravamo in una sala con tante finestre dalle quali filtrava una luce fortissima. Stavo piangendo a dirotto e lei mi ha chiesto il perché di quelle lacrime, le ho risposto che non c’era più il mio angelo vicino a me. Lei mi guardava e sorrideva mentre io le raccontavo tutta la mia disperazione, indicandole l’angelo che se ne stava andando verso una porta aperta da cui entrava una luce fortissima, bianchissima… Ero così disperata che sentivo addirittura dolore fisico. Ad un tratto la ragazza sempre seduta e con lo stesso sorriso mi dice: “Non piangere, è vero che il tuo angelo bianco se ne è andato, ma guarda ne sta arrivando uno ancora più azzurro, tutto per te”. Io mi giro e dalla stessa da dove era uscito il primo Angelo vedo arrivare una luce azzurrissima, abbagliante… non ero più disperata e il dolore fisico era passato. Il giorno seguente mio padre è peggiorato e siamo corsi all’ospedale, era gravissimo, io ero disperata, mio marito cercava di calmarmi, ma era come mi stessero portando via una parte di me. La sala di attesa del pronto soccorso era come la sala del sogno, piena di vetrate, io sono scoppiata in un pianto a dirotto, e si è seduta davanti a me una ragazza bellissima ed era la stessa del sogno, con una veste lunga ancora più azzurra, e la croce al collo. Si china verso di me e mi dice di non piangere: “Pregheremo noi per Bruno!” e Bruno è proprio il nome di mio padre. Rividi mio padre, ci guardammo negli occhi tutto il tempo di due vite… fu l’ultima volta… e da allora un po’ sono morta anch’io .”

..
JUNG 3 indice

Lezione 1 – http://masadaweb.org/2010/10/12/masada-n%C2%B0-1209-12-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-prima/

Lezione 2 – http://masadaweb.org/2010/10/20/masada-n%C2%B0-1212-20-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-seconda/

Lezione 3 – https://masadaweb.org/2010/10/26/masada-n%C2%B0-1214-26-10-2010-jung-3-lezione-3-l%E2%80%99immagine-sociale-l%E2%80%99archetipo-della-persona/

Lezione 4 – https://masadaweb.org/2010/11/04/masada-n%C2%B0-1218-4-11-2010-jung-3-lezione-4-a-un-passo-dalla-guarigione/

Lezione 5 –https://masadaweb.org/2010/11/09/masada-n%C2%B0-1221-9-11-2010-psicoanalisi-jung-3-lezione-5-la-depressione-di-jung-la-rottura-con-freud/

Lezione 6 – https://masadaweb.org/2010/11/24/masada-n%C2%B0-1225-24-11-2010-jung-3-lezione-6-i-tipi-psicologici/

Lezione 7- https://masadaweb.org/2010/11/28/masada-n%C2%B0-1227-28-11-2010-jung-3-lezione-7-tipi-psicologici-e-astrologia/

Lezione 8 – https://masadaweb.org/2010/12/07/masada-n%C2%B0-1231-7-12-2010-jung-3-lezione-8-sogni-e-segni-che-preannunziano-la-morte/

Lezione 9 – https://masadaweb.org/2010/12/12/masada-n%C2%B0-1233-12-12-2010-jung-3-lezione-9-la-sincronicita/

Lezione 10 – https://masadaweb.org/2010/12/21/masada-n%C2%B0-1237-21-12-2010-jung-3-lezione-10-l%E2%80%99angelo/

http://masadaweb.org

28 commenti »

  1. Splendida lezione Viviana, grazie.
    C’è una distanza enorme tra tutto ciò e quello che si legge di New Age.
    Spiegazioni serie di fenomeni che non sono sempre stati trattati con serietà

    Commento di Paola Lombardo — dicembre 22, 2010 @ 11:49 pm | Rispondi

  2. ….quante emozioni nel leggere questo tuo scritto…..
    non ho parole…..bellissimo…..
    …da brividi e pelle d’oca…. ho voglia anch’io di conoscere un angelo….chissà se ce la farò…
    ….hai altre info su canalizzazioni o messaggi medianici?
    …scrivi cose bellissime, tanti tanti complimenti…e tanti auguri di buone feste
    un abbraccio
    luciana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:00 pm | Rispondi

  3. DA VIVIANA

    Agli Amici

    Cari amici, qui dico amici
    nel senso vasto della parola:
    moglie, sorella, sodali, parenti,
    compagne e compagni di scuola,
    persone viste una volta sola
    o praticate per tutta la vita:
    perché fra noi, per almeno un momento,
    sia stato teso un segmento,
    una corda ben definita.

    Dico per voi, compagni di un cammino
    folto, non privo di fatica,
    e per voi pure, che avete perduto
    l’anima, l’animo, la voglia di vita.

    O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
    che mi leggi: ricorda il tempo,
    prima che si indurisse la cera,
    quando ognuno era come un sigillo.

    Di noi ciascuno reca l’impronta
    dell’amico incontrato per via:
    in ognuno la traccia di ognuno.

    Per il bene o il male
    in saggezza o in follia
    ognuno stampato da ognuno.

    Ora che il tempo urge da presso,
    e le imprese sono finite,
    a voi tutti l’augurio sommesso
    che l’autunno sia lungo e mite.

    Primo Levi

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:13 pm | Rispondi

  4. ciao viviana,
    metabolismo rallentato ma grande attività interna…gli ultimi sogni sono relativi a riti, scarificazioni, sciamani che corrono in cerchio attorno al fuoco, fanciulli sacri in vesti tradizionali e voli con ali di piume alla dedalo innestate nelle braccia.
    desidero chiederti delle cose rispetto al mondo onirico: qual è il significato della disposizione spaziale nei sogni? quando qualcuno è alla mia destra o alla mia sinistra o io sono a sinistra o a destra all’interno di una stanza, cosa vuol dire? è collegato con le funzioni lateralizzate degli emisferi o ritornano le diadi pitagoriche e l’associazione della destra con il maschile, perfetto, solare, dispari e della sinistra con il femminile, pari, lunare etc…?? ultimamente la spazialità è molto più evidente del solito, la disposizione all’interno del sogno è una geometria che rimane fortemente impressa, a volte a scapito delle parole.
    inoltre sto sognando sempre molte cifre…ma è un linguaggio che non conosco, annoto, rimango stupita di fronte a queste epifanie numeriche..in molti mi dicono di giocare questi sogni, ma per me rappresentano qualcosa di sacro e temo che un uso improprio sarebbe innopportuno…o magari questo mio giudicare la loro funzione si rivela un’ennesima forma di arroganza, chissà!!

    aspetto tue nuove, buone cose e a presto!
    marta

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:36 pm | Rispondi

  5. Ciao Marta
    lieta di sentirti.
    I sogni sciamani preludono a un salto di spiritualità, e forse evocano antichi ricordi di vite precedenti. Le ali indicano il poter andare in alto. Ogni angelo ha nel suo nome la parola ‘ali’. E gli angeli sono energie che ci aiutano ad andare in alto.
    Per la disposizione spaziale nei sogni penso si debba ricorrere alle antiche religioni, che seguono il sole e per cui la destra è est, luogo dell’alba e delle origini delle cose, l’ovest è invece la morte o la fine, il sud indica il caldo dei sentimenti e delle emozioni, il nord è per eccellenza il luogo dove risiedono i morti. Gli sciamani messicani pongono in ognuno dei punti cardinali una divinità, sei, comprendendo alto e basso, la divinità del cielo e della terra e quando fanno danze o sacrifici o esorcismi invocano questi sei dei.
    Generalmente angeli e presenze buone stanno alla nostra destra, demoni o spiriti ingannatori alla nostra sinistra.
    Nella simbologia analitica la parte destra del nostro corpo è connessa al maschile e quella sinistra al femminile.
    Poi, come dici tu, il sole è il maschile del mondo, la luna è il femminile.
    I numeri sono cifre che appartengono a un simbolismo molto antico. Ci sono molti libri in proposito, ma puoi trovare il significato di alcuni numeri che ti ricordi su google o virgilio o simili.
    Nella caballah sono importanti i numeri che vanno da 1 a 10 o simili.
    Altri significati interessanti li trovi nei tarocchi. Anche qui o compri un normale mazzo di tarocchi Modiano che trovo ovunque e in cui ha un libriccino con tutti i significati dei numeri delle carte, o guardi su internet o compri il bellissimo “dizionario dei simboli” di Jean Chavlier e Alain Gheerbrant, BUR, Rizzoli, in cui trovi i significato di tutti i sogni in ordine alfabetico.
    Ti posso dare un facile e divertente gioco basato sul significato dei numeri.
    Scrivi le lettere dell’alfabeto e associa a ognuno un numero progressivo.
    Scrivi la data della tua nascita e somma le cifre: il numero che verrà (ridotto a due cifre o a una sola ) darà il tuo destino
    La somma delle lettere del nome: le prove e le soddisfazioni che avrai dalla vita
    Il cognome: il kahrma
    Nome più cognome: i progetti felici
    Nome più cognome più data: la strada che devi seguire.

    ciao
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:37 pm | Rispondi

  6. Esistono solo due giorni nell’anno che nulla può essere fatto.

    Uno si chiama ieri e l’altro si chiama domani, pertanto oggi è il giorno sicuro per amare, credere, fare e principalmente vivere

    Non parliamo di karma, ma semplicemente di responsabilità verso il mondo intero.

    Ciascuno di noi deve imparare a lavorare non solo per sé, per la sua famiglia o la sua nazione, ma a favore di tutta l’umanità.

    Dalai Lama

    Dona un sorriso, ne riceverai 100.

    Buone feste e felice anno 2011!

    Edoardo

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:41 pm | Rispondi

  7. Grazie mille degli auguri graditissimi!!!!!!!!!
    Buon Natale e felice anno nuovo anche a Te con molto affetto.
    Mi sono permesso di estendere questo inno al valore della parola, nella speranza che un cuore grande e sofferente come quello di Primo Levi possa in qualche modo scalfire la cinica tristezza dell’attuale momento.
    Il nostro canale si deve riaprire al transito dell’energia universale, consentendo il fluire della trasformazione che da troppo tempo è bloccata, consentendo il cambiamento,la rivoluzione.
    Un carissimo abbraccio
    Ugo Arcaini

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:45 pm | Rispondi

  8. a te che sei mia amica un augurio speciale e che il 2011 sia l’anno della Liberazione
    Flavio

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:46 pm | Rispondi

  9. Auguri anche a te da Eleonora

    “Solo l’amore può far crescere l’amore”

    S.S. Dalai Lama
    Possano l’amore e la gentilezza essere le forze
    che guidano le nostre vite

    Auguri di Cuore e Buone Feste
    Eleonora

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:46 pm | Rispondi

  10. Grazie Di cuore Buon Natale anche a te e famiglia.

    Alessandra

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:47 pm | Rispondi

  11. Stupenda, Viviana!
    grazie
    Tanti cari auguri, per tutte le stagioni
    ma in particolare per questa natalizia
    e per quella che arriverà col Nuovo Anno,
    anche a te e alle tue persone care
    “meno male che Viviana c’è”
    a presto
    Paola

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:47 pm | Rispondi

  12. Cara Viviana,
    amica cara e sconosciuta , vicina , ma lontana, presenza confortante e sincera, i miei pensieri migliori per te ed il tuo prossimo futuro, e per noi tutti accomunati da un’idea giusta .
    Cesare

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:47 pm | Rispondi

  13. Grazie Vivi,
    è stato un dono speciale che ho girato anche sulla pagina facebook di vita da streghe.
    per caso, hai mai scritto qualche testo sull’origine del natale?
    un abbraccio e tanti auguri amica mia 🙂
    giorgia

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:48 pm | Rispondi

  14. Dal principio e da sempre io ti guardo
    Ho il ricordo della tua voce, gli occhi…. il riso.
    Ho gridato, ti ho chiamato.
    Corro verso te che mi avvolgi come il vento,
    come il fresco profumo di primavera,… come l’amore della giovinezza.
    Tu sei la mia parte mancante!
    L’anima che mi mostra il cammino,
    mentre discendo nella barca del sole…. come l’amore della giovinezza. … come l’amore della giovinezza…. come l’amore della giovinezza…….. come l’amore della giovinezza!

    o Tu sei la mia parte mancante,

    o l’anima che mi mostra il cammino,

    o mentre discendo nella barca del sole.

    o Auguri

    o Saverio

    o Ttttt

    o Tu T

    Tu sei la mia parte mancante!
    L’anima che mi mostra il cammino,
    mentre discendo nella barca del sole.

    Saverio

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:48 pm | Rispondi

  15. Bello Viviana. Grazie. Auguri a te e ai tuoi cari, grandi e piccini insieme al mio ricordo sempre affettuoso.
    Brunilde

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 6:04 pm | Rispondi

  16. In un mondo complesso dire cose semplici spesso è difficile, ma sicuramente le cose semplici sono le più sincere…….Per cui Li auguro di tutto cuore un Buon Natale ed uno splendido Anno Nuovo. Auguri!!!!

    Mario Dore

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 7:27 pm | Rispondi

  17. un semplice grazie per il vostro grandioso lavoro.
    mario

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 7:35 pm | Rispondi

  18. Grazie, Viviana.

    Le parole di Primo Levi sono molto significative . Fanno riflettere dentro e fuori dell’ anima, dell’ animo.

    Auguroni a te, Fabrizio e nipotini.

    Franco

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 7:48 am | Rispondi

  19. Premetto che ho 52 anni e fin da bambina sogno moltissimo e dall’età di 25 anni faccio molti sogni premonitori. Ciò mi ha fatto riflettere molto e sono giunta alla conclusione che ci sia qualcosa di divino o comunque ci sia un mondo parallelo che a livello cosciente non riusciamo a percepire,malgrado io non creda alla chiesa e nelle religioni in genere in quanto le ritengo uno strumento di dominio dell’uomo sull’uomo.La chiesa per me è un partito politico sempre schierata con il potere, anche nelle democrazie(Borghesi).Sono Comunista,Marxista-Lenista,per cui io credo che la società capitalistica renda l’uomo schiavo del capitale e quindi del mercato mondiale e renda la terra una valle di lacrime per gran parte dell’umanità.Proprio oggi leggendo la 1° lezione su Jung,mi ha colpita la frase della poesia,(non so neanche chi sia l’autore,scusate l’ignoranza),”C’è chi migra perennemente…come un mare d’erba sotto il vento”,perche parecchi anni fa sognai che morii per un colpo
    di pistola sparato da uno sconosciuto e subito dopo mi ritrovai in uno sconfinato campo d’erba che,per via di una leggera brezza,ondeggiava come il mare ed infondevva una pace e una serenità tale che al risveglio rimasi quasi delusa per aver dovuto lasciare questo “mare d’erba”per ritornare alla vita terrena.Quando mi è capitato di raccontarlo a qualcuno lo descritto sempre come mare d’erba ondeggiante ,al che sempre mi sentivo dire:perchè lo chiami mare se c’era erba?
    Avrei tanti altri sogni da raccontarvi, tra cui quelli premonitori,ma lo spazio è poco.Aggiungo solamente che il vostro sito è molto interessante e mi date il modo di ampliare le mie limitate conoscenze,per cui
    Vi ringrazio e Vi invio distinti saluti

    Elena

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 9:05 am | Rispondi

  20. Ciao Margherita (Elena)
    essere atei o marxisti o bigotti non ha niente a che fare con lo spirito. Mia figlia si dichiara atea eppure in un messaggio angelico sembrava che nell’al di là ci fossero energie molto contente di quello che faceva per salvare il mondo.
    I tuoi sogni sono archetipici, cioè sono ricorrenti nella storia dell’uomo, indipendentemente da qualsiasi cultura o religione.
    Il Salmo 23 dice:
    “ Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
    Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
    Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
    Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
    Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. »

    Molti cari saluti

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 9:06 am | Rispondi

  21. Grazie di tutto Elena figlia di Margherita
    io sono morta e ritornata e poi per tutto un mese, dopo ogni pranzo, la mia coscienza usciva dal corpo e cominciava questo viaggio obliquo verso una grande luce che mi attraeva fortemente in modo dolce e affettivo, poi mi risvegliavo di colpo sgradevolmente e la morte mi pareva una esperienza bellissima mentre il tornare in vita era brutto come rientrare in un rettile. Altre volte ho sperimentato l’uscita dal corpo e la presenza in altri luoghi, anche questo con grande turbamento. Per cui sono certa che il morire è bellissimo e che quello che crediamo razionalmente non ha poi molta importanza.
    Anche io, un anno dopo la morte di una mia cara amica, buonissima ma atea e che non credeva affatto all’al di là, me la sono sentita accanto, vibrante di gioia, come se fosse in una condizione bellissima
    baci
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 9:07 am | Rispondi

  22. Ciao Viviana cara,
    se desideri pubblicarla fallo pure,non ho nulla in contrario,anzi.
    Sono io che ringrazio ancora te per la tua disponibilità e sensibilità.
    Se non ti creo disturbo,desidererei tanto raccontarti i miei sogni premonitori e desidererei tanto avere un tuo parere sui fatti accaduti al Niguarda di Milano di cui ha parlato anche la stampa,in quanto io sono la cognata di una delle 112 pazienti che hanno scritto la lettera di denuncia a sostegno della dottoressa Calchi, la quale ha subito mobbing sul posto di lavoro perchè era l’unica che voleva curare i pazienti seguendo gli insegnamenti di Jung e quindi per lei era una missione.Malgrado ciò l’abbia distrutta fisicamente e psicologicamente, sta lottando con tutta l’energia vitale che le rimane,contro questo sistema. Io pur non conoscendola personalmente,la ritengo un angelo come te.

    Un caro saluto e ti auguro una buona giornata.
    Elena

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 9:07 am | Rispondi

  23. Ciao Viviana,ti ringrazio per avermi dato una risposta e in brevissimo tempo e ti prego di scusarmi se ti disturbo ancora,ma mi ha colpito il fatto che,mentre sul tuo sito la tua lettera inizia con Ciao Elena, che è il mio nome,la tua lettera che ho ricevuto nella mia posta elettronica inizia con Ciao Margherita che è il nome della mia cara mamma che è morta da 4 anni e mezzo ,ma che per me e come se ce l’avessi sempre accanto.
    Quand’era con me da viva,(ho sempre vissuto con lei),ci raccontavamo sempre al nostro risveglio i nostri sogni e lei ne faceva un’infinità,specialmente di premonitori.L’unica differenza tra me e lei era nel fatto che lei pur essendo una comunista spontanea,nel senso che non aveva avuto la formazione e la conoscenza della scienza Marxista che io ho avuto la fortuna di avere,credeva anche nella chiesa.Malgrado ciò però lei era molto scettica riguardo l’esistenza dell’al di là,mentre io ne ho la certezza che esista.Per me anche per questo motivo ha sofferto per moltissimi anni per la perdita di mio fratello di 33 anni, per quanto io cercassi di consolarla,dicendole che suo figlio era vivo e felice e quello che lei andava a trovare al cimitero tutte le domeniche era solo la zavorra che imprigionava la sua anima.
    Tornando a mia madre,prima della sua morte le avevo proposto e ce lo siamo promesso, che quella di noi due che fosse morta per prima,avrebbe dovuto comunicare,in ogni modo possibile, all’altra informazioni sull’al di là.Ebbene, 3 mesi dopo la sua morte,3 mesi di immenso dolore l’ho sognata.Bella,serena come non mai,al che le domandai:-ma mamma, tu non eri morta? Lei mi rispose:-ma figurati, cosa dici,non vedi come sto bene?Questo sogno è stato per me un’ulteriore conferma sull’esistenza dell’al di là.Mi sono svegliata al mattino senza più quell’angoscia di non poterla vedere più e da quel giorno ho vissuto più serenamente.Mia mamma nel bene e nel male nei miei sogni è sempre con me.
    Mi scuso ancora con te ,cara Viviana,ma è la prima volta che mi capita di parlare con una persona competente di questi fatti avendo la certezza che sia capita e compresa fino in fondo.Grazie ancora .
    Mando un caro saluto a te e tua figlia e vi auguro Buone Feste.

    Elena

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 9:09 am | Rispondi

  24. Cara VIVIANA,

    ti ringrazio di CUORE per i tuoi graditi AUGURI che ricambio; che la SPERANZA di un MONDO migliore NON ci abbandoni MAI, credo che come nel PASSATO e nel PRESENTE anche in FUTURO ci impegneremo affinchè ciò avvenga !!!

    Un caldo MANDI,
    da

    SERGIUS

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 1:05 pm | Rispondi

  25. Cara Viviana
    tanti cari auguri di giornate di festa come piace a te e ai tuoi cari!
    Colgo l’occasione per ringraziarti di tutto ciò che scrivi e che mi è oltremodo utile!
    Sembra che il tuo messaggio mi arrivi quando ne ho più bisogno!
    BUON NATALE!
    ps …un giorno magari se puoi mi racconti delle calde ali dell’aquila… secondo la tradiizione sciamanica e le culture più antiche! ma anche, se lo conosci, il suo legame con Gesù!
    Ho viaggiato tanto con OLLINATL CONTRERAS…..HO TRAVERSATO TANTE CIVILTà IN UNA MEDITAZIOEN IN CUI IL Tempo SEMBRAVA LA STORIA ..
    è ARRIVATA L’aQUILA ED ANCHE IL NUOVO SOLE
    SOLO TU TRA GLI AMICI CHE CONOSCO SAI DIRMI IN TOTO TUTTO IL SENSO..E ANCHE OLTRE
    GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE
    UN ABBRACCIO DAL CUORE
    BUONE FESTE AMICA CARA!
    MARIA ORO E ALESSANDRO CIOFANI!

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 2:24 pm | Rispondi

  26. mi accodo allo sterminato numero di auguri che senz’altro riceverai, una tua poco ciarliera estimatrice,che parla con te più nei sogni che nella realtà.Con affetto Mery

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 24, 2010 @ 4:50 pm | Rispondi

  27. Ho trovato il vostro sito, me ne ha parlato con molto entusiasmo mia cognata Elena, mi è piaciuto troppo, forse perchè conosco la depressione, forse perchè la Prof. Viviana Vivarelli è lo specchio di una stupenda Psichiatra Psicoanalista che ho avuto la fortuna di conoscere anche se purtroppo dopo anni di malattia, anche Lei è cresciuta alla scuola di Jung.
    Una persona bellissima con un cuore immenso, votata all’Amore verso il prossimo, si priva Lei per dare agli altri, dovrei scrivere un libro per parlare di questa creatura che a volte sembra non sia terrena.
    Purtroppo dato che è troppo buona (lavorara in Psichiatria al Niguarda di Milano, è stata messa in mobbing, ha passato e passa tutt’ora le pene dell’inferno.
    I colleghi sono molto invidiosi di Lei, Lei guarisce o fa migliorare tutti, gli altri trovano più comodo sedare o contenere i pazienti addirittura col famigerato spallaccio. Ma la nostra Dottoressa Nicoletta ha noi che le vogliamo un mondo di bene, e ci stiamo battendo perchè venga fuori la verità.
    E’ una dura battaglia contro Niguarda, ma noi non molliamo, ora è la nostra creatura che soffre e noi non molleremo mai sino a che vincerà la verità. Abbiamo sparso la notizia a macchia d’olio, per ora ne parlano solo i giornali, tanti programmi televisivi non ne hanno voluto sapere…è un patata troppo bollente…ma noi continuiamo a scrivere a Sedi competenti, prima o poi qualcuno vorrà ascoltarci!
    Mi permetto di inviarLe un grande abbraccio Prof Viviana Vivarelli
    Rina

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 26, 2010 @ 8:44 pm | Rispondi

  28. I miei migliori e più sentiti auguri, e un ringraziemnto per i servizi di masada. Flavio Almerighi

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 30, 2010 @ 10:42 am | Rispondi


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