Nuovo Masada

dicembre 20, 2010

MASADA n° 1236. 18-12-2010. E non è che l’inizio

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 2:27 pm

Le tre B: Berlusconi, Bossi, Bagnasco – L’inutile PIL – Raccapricciante battaglia contro WikiLeaks – La critica del potere – Le balle nucleari di Veronesi – Ognuno ha il suo prezzo – Siamo i primi evasori d’Europa – La parentopoli di Alemanno . Parliamo della riforma Gelmini – Ragazzi fascisti in aiuto alla polizia – La solitudine dei bravi ragazzi

Il governo delle tre B: Berlusconi, Bossi, Bagnasco
Flores d’Arcais

Scrive Paolo Flores D’Arcais “Moralmente parlando, siamo al governo Berlusconi-Scilipoti. Politicamente, siamo al governo dei tre B: Berlusconi, Bossi e Bagnasco. Sua Eminenza, infatti, qualche istante dopo il voto-mercimonio di Montecitorio, già avvertiva l’impellente stimolo di incensarlo così: “Ripetutamente gli italiani si sono espressi con un desiderio di governabilità. Questo desiderio espresso in modo chiaro e democratico, deve essere da tutti rispettato e da tutti perseguito con buona volontà ed onestà”.

Il più lurido mercato delle vacche viene santificato dal presidente della CEI che parla a nome di tutti i vescovi. Cosa c’entrino “buona volontà e onestà” con lo sfacciato acquisto “un tanto al chilo”, per tutto un mese, di uomini e donne che dovrebbero rappresentare la nazione, lo sa solo Iddio. Così la Chiesa gerarchica torna al costantinismo, calpestando tutte le aperture del Concilio Vaticano II e del “Papa buono” Giovanni XXIII.
Luca dice “voi non potete servire Dio e Mammona”, e in Italia non c’è nessuno che abbia incarnato i (dis)valori di Mammona meglio di B. Ma al capo dei vescovi, la smisurata ed esibita corruzione di potere e danaro, imposta dal regime, sembra invece un giulebbe di onestà e buona volontà. Non si può credere che tutta la Chiesa condivida tanto oltranzismo. Certo, ci sono i preti in prima linea, che hanno il coraggio di condannare il pranzo dell’ignominia con B e lo scandalo della gerarchia che si è inginocchiata alla mensa della corruzione e in cambio ha ricevuto soldi di peccato, per concludere con un “Bagnasco, Bertone, Ruini. Liberaci, o Signore!” (don Paolo Farinella). Ma anche nella Chiesa gerarchica, tra i vescovi, possibile che i tanti che in privato sussurrano gli stessi giudizi, abbiano deciso di ridursi a una volontaria Chiesa del silenzio?
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SBILANCIAMOCI
Dall’introduzione all’VIII Rapporto Quars
(Sunto)
Elisabetta Segre

Dopo le privazioni della guerra, ci fu il desiderio spasmodico di migliorare il tenore di vita e il Pil fu preso come cartina di tornasole. Col consumismo e l’aumento di beni e servizi, la crescita del PIL sembrò il traguardo di una vita felice. Ma si capì subito che non bastava a definire il progresso reale e nacquero altri indicatori, come l’ISU, o Indice di Sviluppo Umano di Amartya Sen, che combinava reddito con salute, istruzione ecc. Premi Nobel e grandi organismi disquisirono su altri indicatori del benessere.
Poi la crisi finanziaria ha dato il colpo di grazia al paradigma della crescita.
Oggi che il PIL cade a picco nei paesi occidentali, non si parla d’altro.
Eppure Stiglitz aveva chiarito bene che la crisi sarebbe stata corretta se si fosse fatta attenzione alla distribuzione del reddito e ai consumi e ai redditi delle famiglie. Questo non è stato fatto e, dal 2000 a oggi, il quinto più povero della popolazione è diventato più povero del 4%, mentre i più ricchi sono diventati più ricchi del 9%.
Il sistema neoliberista è chiaramente insostenibile dal punto di vista economico (continue crisi finanziarie e dipendenza dalla volatilità dei mercati), dal punto di vista sociale (la crisi colpisce soprattutto giovani, donne, precari, immigrati, lavoratori a basso reddito) e ambientale (cambiamenti climatici).
Occorrono nuovi obiettivi e indicatori che ci dicano dove stiamo andando, ma questo vuol dire lasciare il sistema neoliberista e darsi nuove politiche e nuovi obiettivi. Nessuno vuol farlo. Solo piccoli gruppi si muovono in questo senso. Eppure ora come ora il mondo va alla rovina.
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AVAAZ
La raccapricciante campagna intimidatoria contro WikiLeaks fa rabbrividire chiunque sia a favore della libertà di stampa

Gli esperti legali dicono che WikiLeaks non ha violato nessuna legge. Nonostante ciò i maggiori politici USA lo hanno definito un gruppo terroristico e i commentatori hanno incitato a ucciderne i membri. WiliLeaks è stata attaccata duramente da governi e multinazionali, eppure sta solo pubblicando notizie fornite da un informatore. E vaglia attentamente le informazioni da pubblicare in collaborazione con le maggiori testate giornalistiche mondiali (NYT, Spiegel, Guardian, etc.).
L’impressionante intimidazione illegale contro WikiLeaks è un attacco alla democrazia. Firma l’appello per la libertà di stampa e di espressione:
https://secure.avaaz.org/it/wikileaks_petition/?vl
WikiLeaks non sta agendo da solo; insieme alle maggiori testate nel mondo (New York Times, The Guardian, Der Spiegel, etc.) recensisce attentamente i 250.000 documenti diplomatici USA per eliminare le informazioni che sarebbe da irresponsabili pubblicare. Finora solo 800 file sono stati pubblicati. Le precedenti pubblicazioni hanno smascherato governi in favore della tortura, l’assassinio di civili in Iraq e Afganistan e la corruzione di grandi multinazionali.
Il governo USA sta usando tutte le vie legali per impedire l’uscita di altri documenti, ma le leggi delle democrazie proteggono la libertà di stampa. Il governo USA e altri possono non essere in favore delle leggi che proteggono la nostra libertà di espressione, ma è proprio per questo che la loro esistenza è fondamentale.
Le persone ragionevoli potrebbero essere in disaccordo fra loro se WikiLeaks e i principali quotidiani con cui collabora stanno diffondendo più informazioni di quanto l’opinione pubblica dovrebbe conoscere..Ma niente può giustificare la pericolosa campagna intimidatoria per mettere a tacere un canale mediatico legale da parte di governi e di multinazionali.

Raramente i media ci dicono cosa accade e, quando ciò avviene, i governi possono rispondere in maniera brutale, calpestando la libertà di stampa e di espressione. Opponiamoci a questo!
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Viviana Vivarelli

La mia prigionia stava nei miei capelli
Imprigionava i miei sorrisi
Stringeva il mio cuore
La mia prigionia aleggiava sul mio paese
Come un nembo cupo
Abissale
Di idee disperate o come morte
O sparite nella nebbia del sopravvivere
La mia prigionia era fatta di parole false
Di destini obbligati
Di informazioni censurate

Di cricche obsolete
Di poteri spietati
La mia prigionia
Divideva uomo da uomo, uomo da donna, colore da colore, fede da fede, uomo da albero,
Separava la creatura dal suo tempo
Dalla sua storia
Dalla sua speranza
La mia prigionia
Divideva e censurava

Ritagliava pezzi di uomo da pezzi di uomo
Pezzi di uomo come pezzi di macchine
rotte
Infrangeva e spezzettava
Dominava le viscere, spaccava le coerenze, disastrava gli onori
Si chiamava dia-ballein, il separatore
Ammalava la cellule e gli intestini, le punte dei capelli e le cime delle unghie
Graffiava come un coltello sulla lavagna

Dei nostri desideri
Finché eravamo senza desideri come spenti
Nelle mani degli uomini robot
Degli uomini di paglia e di metallo, degli uomini di petrolio e d’oro
Degli uomini non più uomini
Della gente disumana
Poi un giorno di colpo
Tutto questo non c’era più
La nuvola nera era sparita

Cominciammo ad essere liberi molto tempo
Prima che la mia prigionia finisse
Ma proprio in quel senso di libertà nacque
La nostra liberazione.
Dopo non ci poterono più prendere
Non ci poterono più coartare
Non ci poterono più dominare
Diventammo invincibili

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La critica del potere
Rosario Amico Roxas

L’incompetenza ideologica porta inevitabilmente a creare confusioni inestricabili che generano, a loro volta, contraddizioni; il caso che maggiormente si evidenzia è l’esaltazione della categoria economica come unico motore propulsivo di ogni sviluppo e ogni progresso. L’economia ha rappresentato la pietra miliare del berlusconismo (diventato una anti-ideologia ); intorno all’economia è stata costruita l’immagine di una nazione Italia che non ha nulla da spartire con la cultura mediterranea da sempre legata all’uomo e al suo diritto/dovere del lavoro.
L’asse dell’economia è stato forzato verso quello della finanza, che genera investimenti in grado di generare utili senza ricorrere al fattore produttivo; da qui la perdita di consistenza del fattore umano nella dinamica evolutiva del progresso e dello sviluppo.
Si è affermato, nel corso degli anni, la radicalizzazione di un paradossale bipolarismo, con la pretesa di farne anche un bipartitismo; progetto destinato a fallire perché privo dei contenuti ideologici in grado di farne motivo di scelta, in adesione a principi diversi da quelli squisitamente economici e finanziari.
E’ emerso un risultato che si evidenzia ogni giorno di più nella radicalizzazione selettiva di due classi:
-chi detiene il potere
-chi non lo detiene.
La sola distinzione di classe che è rimasta identifica e divide i governanti dai governati: la classe dominante e quella dominata, e da qui la cascata di distinzioni che ne consegue: produttori e consumatori, creditori e debitori, ricchi (sempre più ricchi) e poveri (sempre più poveri).
In questo modo è crollato il mito dei valori con l’esaltazione della quantificazione economica dei prezzi.
Fra le due sole classi rimaste emergono interessi contrastanti, spesso opposte, in quanto la classe governante identifica il potere che possiede come un personale possesso che neutralizza ogni forma di controllo con la sottrazione ai governati di larghe sfere di diritti e l’affermazione sempre più autoritaria di doveri.
Accade ciò in quanto il potere dominante assume come unico problema quello della distribuzione economica, attraverso abusi legalizzati da se stesso che fanno parte integrante della dinamica imposti dall’alto.
Tutto viene, così, ricondotto all’economia per sfruttare tutte le occasioni per tramutare anche i servizi dovuti in affari lucrosi attraverso le liberalizzazioni dell’acqua, della spazzatura, dell’energia, della scuola indirizzata verso la privatizzazione selettiva, della sanità etc.etc. sempre con il nuovo bipolarismo liberista: governanti – governati.
La classe dominante dei governanti non tenta nemmeno di identificarsi nei bisogni dei governati, in quanto somiglia solo a se stessa, e non consente limiti o controlli dell’uso del potere.
Il leader si impone non per le sue qualità bensì per la forza aggregante del potere che delega in minima parte solo ai più fedeli perché possano trarne lucro, così anche la fedeltà al leader diventa merce con un ben identificato prezzo da saldare all’incasso.
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Viviana Vivarelli

Domani io non voglio vedere
Gli importuni, gli invasori
Domani tenetemi lontani
I nemici, i sabotatori
Domani è festa nel mio cuore
L’anima canta e balla
Non raccontatemi numeri
Non datemi strategie
Cancellate i funesti artifici
Del morente potere
Gettate via i suoi artigli

La bava della sua bocca
Strappate quei denti di sangue
Che divorano questo paese
Annullate la voce suadente
E i servi che strisciano a fianco
Domani è una grande festa
Che si incide nei nostri cuori
Lasciateci alla nuova aurora
Lasciateci risplendere
Fuori dagli stracci dell’ombra

Fuori dai vizi del buio
Non voglio sapere i conti
Di chi mente e di chi odia
Non voglio vedere le scorie
Di chi pensa solo a se stesso
Non voglio nemmeno conoscere
I nemici appiattiti nel pozzo
Voglio solo abbracciare
Gli amici della mia patria
Voglio sentire vicini
Tutti quelli che io amo

Voglio riconoscermi popolo
E popolo liberato.

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Giuseppe Ideni segnala
http://www.greenpeace.it/blog/?p=1705
CHI CI PROTEGGERÀ DALLE BALLE NUCLEARI DI VERONESI?

Umberto Veronesi continua a deliziarci con le sue sparate a favore del nucleare. Dice per esempio che potrebbe dormire avendo in camera da letto scorie nucleari: “non esce neanche la minima quantità di radiazioni”. Se un’affermazione di questo tipo la facesse come Presidente dell’Agenzia di sicurezza nucleare in qualche documento ufficiale, andrebbe denunciato per falso ideologico. E se continuasse a promuovere il nucleare più che a controllarlo violerebbe nella sostanza la Direttiva UE 71/2009, che separa nettamente le due funzioni.
Anche a beneficio del prof. Veronesi, diamo qualche dato. A seconda del tipo di contenitore, la radioattività delle scorie vetrificate a un metro di distanza è di 40, 100 o 200 microSievert all’ora. Supponendo che il professor Veronesi dorma 6 ore a notte, ci passerebbe 2.190 ore all’anno, assumendo quindi da 87 a 438 milliSievert all’anno (radiazioni gamma e neutroni. La dose massima consentita per un individuo della popolazione è di 1 mSv all’anno. I lavoratori addetti sono, invece, autorizzati a prenderne 20 all’anno. Altro che sonni tranquilli! Veronesi si beccherebbe una dose di radioattività che, grosso modo, è da 80 a 430 volte oltre quella consentita.
Forse il Prof. spera di diventare fosforescente e risparmiare sull’abat jour? Purtroppo così al massimo si fa le lastre ai raggi gamma…
Se invece il professore preferisse tenere in camera da letto materiali nucleari non irraggiati, allora se la passerebbe molto meglio: in questo caso, infatti, si beccherebbe da 1 a 6 microSv all’ora con una dose annuale tra 2 e 12 mSv: dal doppio a 12 volte la dose massima.
Quali le conseguenze? Se, per assurdo, tutti i cittadini italiani seguissero il prof. Veronesi nell’esperimento in questione, avremmo oltre 250 mila casi di tumore fatali all’anno (le stime sono dell’ICRP la Commissione Internazionale per la protezione dalla radiazioni). Dubitiamo che basti il Prof. Veronesi a curarli tutti, e sarebbe meglio se il Prof. si facesse almeno un corso rapido sul tema per evitare di dire castronerie del genere.
Il problema è che queste balle non sono le sole di questo suo “battesimo nucleare”. Un’altra riguarda il deposito delle scorie. Il Prof. ci rassicura: questo problema non esiste perché secondo lui le potremo mandare in Spagna dove “c’è una vera e propria gara” dei comuni per accaparrarsi il deposito temporaneo per le scorie nucleari (alla faccia di quei cattivoni di Scanzano Jonico che proprio non ne vollero sapere). In effetti, sugli 8.000 comuni spagnoli, solo 8 comuni (di 5 regioni) hanno dichiarato la loro disponibilità a ospitare le scorie. La gara va male anche perché tutte e 5 le regioni coinvolte si sono un po’ alterate e i parlamenti regionali si stanno opponendo con forza.
Ma qualcuno ha avvisato il governo spagnolo delle intenzioni del nostro futuro Presidente dell’Agenzia di sicurezza nucleare?
Un’altra notizia bislacca (veronesica, potremmo dire) è che in Svizzera sono state “ordinate” 3 nuove centrali. FALSO! Di sicuro ce ne sono 3 che devono chiudere e le aziende elettriche le vorrebbero sostituire. La Camera dei Cantoni su iniziativa del Cantone di Basilea, quello più fortemente antinucleare, ha deciso di continuare la procedura decisionale sulle 3 centrali che avrà termine con un referendum nel 2013. Mentre da noi i referendum zoppicano, in Svizzera vanno forte: di recente ce ne sono stati 2 (a carattere locale) che hanno sancito la fuoriuscita dal nucleare di Berna e St Gallen, che si aggiungono alle decisioni antinucleari già prese dalle città di Zurigo, Basilea e Ginevra.
Conclusione: Veronesi straparla del nucleare e vorrebbe essere quello che ci “proteggerà” dalle centrali di Berlusconi e ENEL. Ma chi proteggerà Veronesi da se stesso? E chi proteggerà noi dalle balle di Veronesi?

Giuseppe Onufrio
Direttore esecutivo di Greenpeace Italia

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Ognuno il suo prezzo

Dice Alexander Stlle che per B c’è solo una strategia: “Ognuno ha il suo prezzo”. Non tenta nemmeno di convincere qualcuno della bontà della sua politica, lo compra. Parlare di ideologia con lui non ha senso, c’è solo il mercato. Non si tratta solo di tangenti, anche di pagamenti leciti. E’ una filosofia di vita. Se vuoi vincere nel calcio paghi 2,3 volte di più delle altre squadre e avrai i giocatori migliori. Se vuoi i programmi televisivi che vendono di più compri intere biblioteche di programmi, spaventando la concorrenza con pagamenti stratosferici. Magari perdi nel breve termine ma guadagni fette di mercato e puoi comprare i concorrenti. “I politici costano,” diceva un dirigente Fininvest- è necessario avere sempre in mano valigie e valigie di contanti e libretti al portatore. I 23 MLD di vecchie lire a Craxi, confermati da tutti i processi, sono una delle prove di quel lurido mercato di voti. Nel 94, Bossi definiva B come il ‘mafioso di Arcore, ma è lo stesso che ora compra i suoi deputati. Il problema è più grave della mera corruzione. La magistratura dovrebbe indagare sul mercato attuale dei parlamentari. La corruzione più profonda è quella del conflitto di interessi, che è il peccato originale dello scempio totale della politica italiana. Dice Stille che ha cercato di contare il numero di politici in varie legislature passate che dipendono da B come giornalisti, avvocati, consulenti, fiscalisti, dirigenti di azienda, soci d’affari ma ha perso il conto, sono centinaia, servi che dipendono dal puro piacere del sultano, che ha dato potere, soldi e pensioni a vita a centinaia di figure scialbe e grigie. Da 16 anni la sx non ha voluto fare i conti con lo scellerato conflitto di interessi dell’uomo più potente d’Italia e ciò falsifica la competizione politica e danneggia la vita pubblica per un governo dispotico e mercantile che ignora il paese.
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Beppe Grillo

Chi non paga le tasse è un ladro, ma chi le paga in Italia, oltre che onesto, è un martire. Siamo al primo posto nella classifica dell’evasione in Europa con il 54,5% del reddito inevaso, seguono la Romania 42.4%, la Bulgaria 39.8%, l’Estonia col 38.2%. Guidiamo il gruppo UE con distacchi alla Pantani. Nel 2010 l’evasione è aumentata, grazie a Tremorti, del 10,1%. I primi a evadere sono gli industriali con il 32,8%. Il Nord Ovest, non il Sud, è dove si evade di più. E’ una conseguenza dello Scudo Fiscale che ha candeggiato con il 5% di tassazione e l’anonimato capitali mafiosi, dovuti alla droga, alle armi o al traffico d’organi, e evasori totali.
Lo Scudo Fiscale è una legge bipartisan, voluta sia dal Pdl, che la propose, che dal Pdmenoelle, che si astenne nel voto di fiducia. 24 pdimenoellini non votarono: Argentin, Binetti, Bucchino, Capodicasa, Carra, Codurelli, D’Antoni, Esposito, Farina, Fioroni, Gaione, Ginefra, Giovanelli, Grassi, La Forgia, Lanzillotta, Madia, Mastromauro, Melandri (in visita guidata a Madrid per il partito), Misiani, Pistelli, Pompili, Porta, Portas. Se avessero votato contro, il governo sarebbe caduto più di un anno fa. Gli imprenditori che hanno sempre pagato le tasse impararono una lezione, che se il delitto non paga (ma è tutto da vedere), l’evasione paga sempre. Il Brambilla contribuente modello, con tassazioni da levare la pelle e senza la possibilità di fare investimenti, si è ritrovato concorrenti disonesti che potevano entrare sul mercato con milioni di euro condonati dal fisco. Il Brambilla contribuente modello si è giustamente incazzato, sentito preso per il culo dallo Stato ed è entrato a far parte del club degli evasori più o meno totali. Se Il Brambilla è il responsabile del reato, il mandante è il Parlamento. Quanti parlamentari o amici di parlamentari hanno usato lo Scudo Fiscale? Il conflitto di interessi e il mercato delle vacche non sono un copyright dello psiconano, ma un comune sentire dei partiti.
Ora che i buoi e ogni altro tipo di ruminante (non so perché ma penso a Mastella) sono scappati dalla stalla, Tremorti ha deciso di vendere cara la pelle, non la sua ovviamente, ma quella dei contribuenti. L’ultima botta di creatività per recuperare un’evasione che supera i 120 miliardi di euro all’anno è lo “spesometro”. Dal 2011 ogni acquisto pari o superiore ai 3.500 euro dovrà essere comunicato al fisco da parte di chi vende un bene o un servizio. Le spese sostenute diventeranno parte del profilo fiscale del contribuente. Dal prossimo gennaio si dovrà richiedere all’acquirente il codice fiscale per l’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate per l’emissione di fatture, scontrini e ricevute fiscali pena pesanti multe. Per gestire una puttanata come lo spesometro si dovranno assumere legioni di dipendenti pubblici e rompere i coglioni a qualche milione di operatori privati per la raccolta e l’invio dei dati. Per lo Scudo Fiscale è stato sufficiente un tacito accordo tra Berlusconi, Bersani e D’Alema. Quest’ultimo, il giorno della votazione sulla incostituzionalità della legge non era in aula perché non aveva capito che “era importante”.
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Slogan elettorale dello psiconano: “PIU’ AIUTI ALLE FAMIGLIE MENO TASSE AGLI ITALIANI”
Ocse: in Italia la pressione fiscale sale al 43,5 per cento del Pil
Il nostro Paese al 3° posto nella classifica delle tasse più alte, penultimo nell’area dell’Organizzazione con il 21,7 per cento di ragazzi senza lavoro.
Il debito pubblico arriverà nel 2011 a 2.000 miliardi di euro.
Sale la pressione del fisco in Italia: dal 43,3 % del 2008 al 43,5 % del 2009 del PIL. E’ quanto riferisce l’Ocse. L’Italia supera così il Belgio (che nel 2009 ha visto il peso del fisco diminuire al 43,2% dal 44,2% del 2008) e sale al terzo posto nella classifica dei Paesi dove maggiore è il peso delle entrate. Prima dell’Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2 % del pil) e la Svezia (46,4%).
Fatto quotidiano
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La parentopoli di Alemanno
Vincenco Maruccio (IdV)

http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=media&media=13127

<img src=”http://www.bellaciao.org/it/local/cache-vignettes/L400xH363/MANGANELLI2Be882-f63c7.jpg&#8221; alt=”” width=”50%” height=”50%” />

Io non so se domani
Ci porterà la vittoria
Ma il mio cuore scalpita
Il mio cavallo percorre strade
Risonanti di gioia
Avvolta in una grande bandiera luminosa
Le mie mani
Si uniscono a mille mani
I volti baciano mille volti
I balconi fioriscono come gemme
Come anemoni nella notte

Illuminata a festa
Fuochi d’artificio ringraziano
La mia patria ritornata
La mia terra ripresa ai vandali
Il mio cammino di nuovo
Sicuro
Il mio paese ancora una volta
Nostro.

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Voglio parlare della riforma Gelmini
Lucio Galluzzi

Altro che propaganda, siamo arrivati alla polveràzia.
L’applicazione della democrazia regressiva berlussoniniana sta arrivando al suo culmine.
Un esecutivo che da oltre quindici anni non fa altro che occuparsi dei propri interessi, dilaniandosi l’Italia pezzo dopo pezzo non può che sospendere la Costituzione.
Vietare in ogni dove di parlare dei misfatti governativi.
Chiedere che trasmissioni di approfondimento Rai siano chiuse.
Sopprimere la satira.
Spiare gli avversari tutti, dossierarli per poi “poterli colpire con qualsiasi mezzo” siano essi giornalisti, magistrati, oppositori del nano gonfio e mortuario.
Non è citazione letteraria: lo hanno fatto e lo faranno magari ancora. Basta cercare nelle cronache vere di denuncia politica e giudiziaria.
Vietano le piazze e le strade, si blindano, impediscono la libera circolazione dei cittadini, manganellano, caricano, ci prendono a calci mentre siamo a terra e ci camminano anche addosso.
Lo fanno ormai da tempo: da Terzigno a Torino, da Roma a Pisa, da Napoli a Brescia.
Sono disposti pure ad ammazzarci per toglierci la parola e il diritto di dissentire e contestarli.
Soprattutto dobbiamo parlare sempre di quello che vogliono loro.
E’ polveràzia.
Fumo negli occhi e oppio che appestano l’aria e ogni ambiente, al chiuso o all’aperto, l’importante è che non si parli concretamente della loro latitanza istituzionale.
E’ ormai due anni che noi, mondo della scuola pubblica, chiediamo incontri e confronti alla signora Gelmini [non è il caso di chiamarla ministra], non ne ha mai concesso uno e se lo ha fatto, dando appuntamento, orario e luogo, poi non si è presentata.
Faceva la stessa cosa la Moratti. Sono due spocchiose, fasciste fino al midollo, incapaci di rapportarsi con l’altro, rappresentanti degne della solitudine nera che impera su tutti i partecipanti alla Casta/Cricca.
Non hanno cariche politiche per il bene della cosa pubblica, sono lì per carrierismo e insanabile sete di potere.
E’ vietato dire che la Scuola dell’obbligo è stata ridotta ad un puttanaio, che i diritti degli alunni diversamente abili sono lesi perché se prima c’era un insegnante di sostegno ogni due bambini/ragazzi certificati, ora la regola è di uno a cinque, che sono state tagliate le ore di assistenza di base perché la finanziaria ha ghigliottinano i fondi per le cooperative sociali che offrono servizi ai Comuni e ha ulteriormente ridotto a quasi nulla le risorse dei Servizi Sociali decentrati, ASL e volontariato sul territorio.
E’ vietato far sapere che i docenti delle scuole primarie [elementari] sono sempre di meno, gli alunni invece aumentano, soprattutto gli stranieri, crescono quindi anche le richieste legittime di utenze non minime specifiche e non si può intervenire perché ormai l’insegnante, che è in pratica “unico”, si trova con classi anche di 30 bambini ad affrontare tutto da solo. Infatti “unico” significa questo: solo ed abbandonato, senza sostegni e assistenti comunali, se non per sparute ore che servono solo ad un chiaro niente di progettuale.
Non possiamo dire cosa significhi per un docente lavorare ormai “a cottimo”, perché Moratti e Gelmini hanno inteso l’intervento didattico identico a quello industriale della catena di montaggio, trovarsi in classe di fronte a 30 piccoli agli inizi della primaria, avendo tra questi uno o due certificati con handicap anche gravi, altri con disturbi caratteriali, di apprendimento, d’attenzione e di lingua e dovere “insegnare” nelle direttive dei Programmi ministeriali, occuparsi nel contempo delle varie “crisi” e bisogni dei diversamente abili, cacca, pipì, incontinenza, urli e pianti per bisogni affettivi e richieste di non essere soli lì in mezzo agli altri… tornare a casa la sera con la testa che esplode e desiderare solo il silenzio e che non trilli neppure il telefono.
Non puoi dirle queste cose, altrimenti ti risponderanno che “se non sei capace a gestirti questa situazione non sei professionalmente adatto ad insegnare, sei fannullone, sindacalizzato e puoi startene a casa”.
E’ assolutamente vietato dire che nella Scuola Pubblica manca ormai tutto, fossero solo i fondi!,mancano i bidelli [tagli al precariato], manca la carta igienica, il sapone per lavarsi le mani, i gessi per le lavagne, la carta ed il toner per le fotocopie, le cartucce per le stampanti, materiali di cancelleria basilari che devono comprarsi i docenti, a fondo perduto e in mezzo a questo riunioni nelle quali si deve “progettare” usando ore oltre il tuo orario contrattuale che nessuno ti pagherà mai, per realizzare “attività altre anche extracurricolari” volte ad ottenere i “punti fedeltà alla Patria-che bella scuola che fate”=farsi un mazzo così per provare ad ottenere qualche soldo in elemosina da Roma.
Non ci sono i soldi per le supplenze: i docenti si sostituiscono tra loro. Così gli alunni, se il proprio insegnante manca per 15 giorni, si vedranno ruotare tutti i colleghi dell’assente a farsi due ore a testa, obbligatorie, e di certo questo è un bel segno non solo di “sicurezza psicologica e didattica” ma anche e soprattutto professionale.
Vuol dire che, detto in soldoni, gli alunni tuoi, soprattutto se piccoli, cominceranno a pensare pure che tu non sei il loro insegnante, che li “tradisci” a vai con tutti gli altri e il rapporto complicità-fiducia-affetto-clima di collaborazione va a farsi fottere: grazie Gelmini, di scuola si vede che ne capisci tanto!
E’ vietato dire che il corpo docente italiano non ce la fa più, che sta letteralmente esplodendo, con gli stipendi da fame, penultimi in Europa, il contratto non rinnovato gli aumenti bloccati per tre anni [ma quando mai li abbiamo visti ultimamente?].
Chi può se ne scappa in pensione a gambe levate, è un fuggi fuggi, chi non ha ancora maturato i periodi per “uscire” stringe i denti e comincia a guardarsi intorno per capire come può fare per ricollocarsi in una situazione più dignitosa e meno offensiva: chi se lo può permettere, come il sottoscritto, pensa all’estero.
E assolutamente proibito dire che dopo questo disastro di “riforma” calato dall’alto sulla Scuola dell’Obbligo, e zitti e muti tutti!, ora scende la morte per l’Università pubblica unita a quella della Cultura.
Se il Ministero della Distruzione oggi impegna il 97% dei suoi fondi per pagare gli stipendi a noi dipendenti e non può tagliarceli ulteriormente, perché lo ha già fatto, dove troverà le risorse per “riformare”?
Non li ha, Tremonti non scuce, meglio spendere in cacciabombardieri per l’Afghanistan, così il guerrafondaio La Russa si fa le pippe per la contentezza, permettere che la Cricca si appropri ogni anno di 25 miliardi di euro, un’intera manovra economica, assumere i dipendenti di Mediaset dalla Brambilla per farli lavorare al Ministero del Turismo e pare invece si occupassero dei Circoli per la Libertà del PDL.
Basterebbe dire “stop” alla nostra guerra a Kabul e la scuola italiana tutta, università e ricerca comprese, non avrebbero più alcun problema.
Ma è vietato dirlo.
Siamo dei vigliacchi indegni se proviamo a parlarne.
Ce lo dice quel tizio che si occuperebbe di difesa.
Siamo pure ignoranti e analfabeti.
Squadristi e provocatori sentenzia Alemanno.
Ci vuole la scure e saremo con il pugno di ferro il prossimo 22 dicembre avverte Maroni.
Beh a questo punto ammazzateci direttamente.
Ma fatelo a viso scoperto, prendetevi le responsabilità che avete e avrete.
Il resto sarà Storia. Non potrete continuare per molto ancora così.
Siete dei morti che stanno cercando il morto tra noi vivi a tutti i costi.
Costi quel che così.
Adesso forse qualcuno è riuscito a capire perché di deve per forza discutere degli insulti di La russa, delle troie di Berlussonini, delle vajasse, dell’unico boss virile, delle minorenni, scandali a corte e merda simile e non del concreto problema che sono esattamente loro: la malattia!
Sveglia e il 22 scendete in piazza con noi.
Non c’è altra opposizione oltre questa, per ora
..
Fascismo… nient’altro che una parola il cui significato si è perso nelle chiacchiere degli imbecilli e dei traditori. (Adam Susan)

Don Aldo manda
Già nel 1969 Ennio Flaiano, abruzzese d’adozione, dipingeva l’Italia in questi termini:
Italia, paese di porci e di mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utilitaria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di bagnini (che aspettano l’estate) un paese che vive per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi“.
(Diario degli errori p.116 – Adelphi 2002)

Più tardi, Luigi Villa, in un suo libretto su Pio XII e il Vicario di Hochhuth cita questo giudicio di Montanelli:
In Italia, la “Verità” si può dire solo se si è in tanti. Perché in Italia aver torto non è pericoloso. Basta averlo in coro, cioè insieme a tutti gli altri. I pericoli grossi li corre solo chi nel coro fa stecca, anche se la fa per dire una verità, che poi i fatti convalidano. La legge di questo Paese è quella del gregge. Tutto si può fare, sia l’errore che il riconoscimento dell’errore, purché tutti insieme. per l’isolato non c’è scampo. In ogni epoca e sotto qualunque regime egli è e rimarrà sempre il nemico (delle pecore) numero uno“.
(Indro Montanelli citato dal sac. Luigi Villa nel suo libretto: Pio XII Il Vicario di Hochhuth…)
..
Viviana Vivarelli

Non lo sentite questo suono a festa di campane?
Sale dalle acque più chiare come un turbine lieto
Smuove le erbe di nuovo verdi come una brezza ilare
Fa tremare i vetri chiusi dei convegni oscuri
E cadere a terra il prezzo dei ricatti immondi
Mette nelle vene dei malvagi un terrore senza nome
Non lo sentite questo dicembre tramutato in primavera sonante?
Il freddo cristallino ha un sentore di mare pulito e di rose
Qualcosa di bianco e di rosso sale e rimbomba
Come una spada scintillante, una nuova Excalibur
Tra un volo di tortore e uno stridio di rondini

Questo lungo inverno del nostro scontento
Tramutò nella vittoria di noi tutti
Nel canto di una resurrezione.
..

Sergio Gioia

Se la società in cui viviamo é sporca e ci delude la causa siamo noi perché noi siamo la società. E’ opportuno lavarci l’anima e sradicare dalla nostra mente l’egoismo che la corrode. Che cosa vogliamo? Demolire l’universo? Siamo troppo piccoli. Tra noi e l’eternità c’é la nostra pochezza .Un velo di fuliggine nasconde la luce e camminiamo nel buio, ciechi senza saperlo. Non c’é buona terra per chi non la rassoda e i senza cuore non hanno patria. Non c’é rivoluzione per chi non ne é degno ma lo scoramento continuo,che porta alla pazzia e fa sognare terre lontane,piene di luce. La luce é dentro di noi. Cerchiamola! Cerchiamola! Non é troppo tardi per credere. Il traguardo é all’apice della rettitudine e la giustizia é nell’ordine. Se la società in cui viviamo é sporca e ci delude laviamo la nostra anima, perché noi siamo la società.-
.
La solitudine dei bravi ragazzi
Loris Campetti
Dal Manifesto

Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un’altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori. Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l’umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch’essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.

Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C’è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell’Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell’acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C’è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova.

Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l’atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli. I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l’istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un’altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c’è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?
.
Viviana Vivarelli

Andate via,
Voi, che questo paese
Non lo avete mai amato
Voi che questo paese
Lo avete vandalizzato
Voi che siete venuti
Come tanti invasori
Voi come cavallette
Come persecutori
Voi che questa terra
L’avete ripudiata

Voi figli del niente
Compagni di sventura
Illegittima gente
Fonte d’ogni sciagura
Quello che avete ucciso
Ritornerà a cantare
Ciò che avete deriso
Riprenderà a brillare
Partiremo da zero
Partiremo dal niente
Partiremo dal cuore

Di tutta questa gente
Rinascerà un paese
Dalla gente italiana
Rinascerà la patria
Che sembrava lontana
Su questo oggi faccio una profezia
E la chiamerò Nuova Democrazia.

..
Non è che l’inizio
Marco Bascetta
Dal Manifesto

Il coro è generale, prevedibile, pavloviano nelle sue reazioni. Tra i vincitori e gli sconfitti dell’aula, da destra a sinistra rimbomba l’indignazione: professionisti della violenza, vandali, teppisti, insomma la racaille, la canaglia, per rievocare l’espressione Che Sarkozy affibbiò a suo tempo ai giovani rivoltosi delle banlieus. Si invoca repressione, repressione e ancora repressione. Si fa finta di non capire, di esorcizzare lo spettro di qualcosa che ormai monta nel paese. Nel palazzo si finge di ignorare che le scelte compiute, l’immagine grottesca trasmessa dalla politica siano prive di conseguenze, siano accettate con rassegnazione o distacco. Eppure lo stato d’animo di chi si sente in balia di schermaglie, trattative e accordi che devastano le vite ed escludono i viventi senza rimedio, dovrebbe essere chiaro a tutti.
Vi è una sensazione di violenza subita quotidianamente, e soprattutto proiettata verso un futuro incerto e minaccioso, sempre più diffusa e condivisa. La “canaglia” che si è scontrata con le forze di polizia nel centro della capitale è questo. Giovani e giovanissimi esasperati dall’impotenza e dall’afasia in cui li si vuole costringere. Invisibili fino a quando le fiamme degli autoblindo non ne illuminano la figura. Che l’esasperazione non sia fonte di particolare saggezza politica, che possa comportare conseguenze autolesive, è una considerazione sulla quale si può ben convenire. A patto di non dimenticare che la violenza è una relazione, non una malvagia inclinazione onanistica. E così è stata vissuta, non dai “professionisti della sommossa”, ma da una grande folla di giovani che non si sentono più garantiti da altro che dalla loro capacità di reazione, da quel “tutti insieme facciamo paura” che ossessivamente risuona nei cortei. Ma la politica, che peraltro si prende a schiaffi tutt’altro che metaforici nell’aula parlamentare, vive le soggettività politiche che crescono nel paese come uno sfondo oscuro e irrilevante, spettatori attoniti di formule, proclami e promesse, oppure, “canaglia”. Richiamandole, nel momento in cui la situazione precipita, al rispetto di regole, quando non inique, disattese. Si può ragionevolmente pensare che una intera società accetti di farsi tenere in pugno dal pelo sulla coscienza di tre nullità? Che si consenta a un governo tanto putrefatto quanto arrogante di procedere come un carro armato? Di farsi ricattare da un amministratore delegato o dalle diverse corporazioni del potere?
E’ bene che il palazzo, cominci a temere qualcosa di diverso dalle congiure, gli agguati, le trappole, le compravendita, i tradimenti, le astuzie. Quanto è accaduto ieri a Roma, fuori dall’esorcismo, di questo ci parla. E tutto indica che non è che un inizio. La destabilizzazione sociale, il morso della crisi, sono assai più gravi e profondi dell’instabilità politica e delle dinamiche caotiche che d’ora in poi promettono di accompagnarli. Lo scollamento è totale e la “volontà di punire”, che irresponsabilmente viene sbandierata a destra e a sinistra, non farà che alimentare una spirale molto pericolosa. Eppure è esattamente in questa direzione che tutto sembra muovere. L’iter del ddl Gelmini, per fare un esempio, sarà portato avanti ora a suon di manganello? Gli sconfitti di Montecitorio vi si accoderanno? I sindacati prenderanno le distanze? Meglio cercare di capire ciò che a Londra come a Roma viene sottoposto a una ragione che dovrebbe continuare a restare politica.
..
Roberto

Solo una giustizia forte può garantire i più deboli dall’arroganza dei potenti. Qualcuno deve pur dirlo agli Italiani che ancora difendono Berlusconi : chi vuole una giustizia piegata al potere, lo fa solo per garantirsi l’ impunità. Sono oltre 15 anni che Berlusconi fugge dai processi, varandosi tutte le leggi di comodo. Ma un gruppo di ragazzini è stato processato per direttissima. Un Marchionne qualsiasi si permette di non rispettare una sentenza, nel silenzio generale. Il Lodo Maccanico, il Lodo Schifani (1 e 2), il Lodo Alfano, tutti giudicati incostituzionali, eppure immancabilmente riproposti. Non è un caso se la Costituzione ha voluto la Magistratura indipendente.
..

Gli sgretolati
Viviana Vivarelli

Altro che fronte comune contro Berlusconi! Altro che chiedere da ogni parte che si faccia un’unione di salvezza nazionale! Berlusconi rimarrà il capo famelico e indiscusso di un potere accattato col crimine e col malloppo, in un dispotismo padronale sempre più distruttivo dei diritti dei cittadini e dei valori democratici, con una Lega ciurlatrice e arraffona!
Alla famosa cena di Letta con Casini partecipò Bertone ma mancava Bagnasco presidente della CEI, quella CEI che aveva mostrato di essere molto offesa dal vile attacco a Boffo, direttore del suo quotidiano, ma appena i tre venduti hanno garantito una specie di fiducia a Berlusconi, anche Bagnasco si è prontamente allineato all’ossequio al Cavaliere, mentre l’Avvenire esecra oggi il terzo Polo, chiamandolo ‘un pasticcio’, cosa che atterra le speranze di Fini e di Casini.
Come non bastasse questa doccia fredda sulla già difficile e rissosa compagine ‘moderato-cattolica’, Bersani risponde picche alla richiesta di Di Pietro di unirsi a lui e a Vendola, chiuso in un solipsismo totalmente idiota e autodistruttivo che si vota da se stesso alla sconfitta e non si sa dove voglia andare, forse anche lui alla corte berlusconiana o alla morte certa di un cupio dissolvi.
In questo quadro di venduti, vinti e vigliacchi, mentre l’incapacità e la criminosità della classe politica sono ogni giorno più infami, il sistema bancario comincia a vacillare, coi segni caratteristici di un immane fallimento del paese.
Che in questo panorama di desolazione e di efferatezza la voce di Saviano si levi contro i vandalismi di gruppi di manifestanti, siano pure essi black block o schegge rovinose dei centri sociali, suona stonato come in un campo di battaglia aggredire i feriti, o, peggio ancora, parlare di buone maniere.
..
Egr. sig. Cardinale Bagnasco,
Rosario Amico Roxas

a sentire i suoi sermoni si direbbe che una manciata di voti frutto di provocatoria corruzione, rappresentino e visualizzino il desiderio di governabilità del popolo italiano. Ma non certo di una governabilità onesta, corretta, trasparente, ma la governabilità di questo governo colluso, presieduto da un presidente abortista, pluridivorziato, conduttore di un tenore e di un ritmo di vita che offende l’etica comune e la morale sociale, nei pasticci perenni con la magistratura ordinaria a causa di reati comuni che altri cittadini avrebbero pagato a carissimo prezzo.
Dalle gerarchie della Chiesa è stata inventata anche la “contestualizzazione” della bestemmia, pur di assolvere B dal pessimo gusto e dall’ignominia della bestemmia in pubblico, con l’aggravante di volerla spacciare per una spiritosaggine.
Vi siete arrampicati sugli specchi per giustificare il suo accostamento alla particola della Comunione, e fornirne una motivazione di parte; si trattava solo di un impasto di farina e acqua, ingurgitata per trarne profitto mediatico, mancando la fede il mistero della transustansazione non poteva tramutare quell’impasto nel Corpo Mistico di Cristo.
Ma tutto ciò comporta i compromessi con la vostra coscienza e la cosa non desta alcun interesse.
Pretendete però di intervenire anche nella laicità dello Stato e vendere il diritto di primogenitura (che comporta il diritto di governare) per quel piatto di lenticchie che B vi promette, a danno di tutta la nazione stretta nella morsa dell’immobilismo provocato dalle mille esigenze personali di B che, prioritariamente, intende legiferare in difesa della sua incolumità penale, fortemente minacciata dalla scoperta dei suoi reati.
Questa intromissione contrasta con le parole di Cristo: “Il mio regno non è di questo mondo!”, mentre le azioni dell’attuale gerarchia vaticana sono indirizzate a rafforzare il potere politico ed economico dello Stato Città del Vaticano.
Non sento più la guida illuminata che testimonia giorno dopo giorno l’insegnamento di Cristo, se non in qualche raro sacerdote che condivide i dubbi che rafforzano la Fede, per quanto riguarda le alte e altissime gerarchie, stanno provocando l’allontanamento dei cattolici dalle Chiese per ritrovare in se stessi la Comunione con Cristo.
..
RIDIAMARO : – )

Spinoza.it
Emilio Fede: “Roma invasa da criminali ben pagati”. Esagerato, erano solo 314.

(Il cesarismo, il regime fascista, i moti rivoluzionari, il ’68. Con la riforma Gelmini la storia si studia in piazza!)

Da Vespa il plastico di Montecitorio. Si potrà analizzare la traiettoria delle mazzette.

Distributore
anagrammando..me la meno che silvio c’è!
..
Questo è il più moderno (non c’è dubbio) e il più spassoso biglietto di auguri natalizio
By
Viviana


..
Mary di Senigallia
io già sto sognando la Rivoluzione….forse è colpa della febbre a 38 che ho, o forse perche la rivoluzionaria che è in me sta prendendo il sopravvento ….

RIVOLUZIONE:

Datemi una R
come Roma
domani piena di giovani
pieni di ideali
Datemi una I
come Immaginazione
che dovrà regnare sopra le teste
del popolo italiano
Datemi una V
come Vendetta
per tutte le ruberie subite da questi

politicanti
Datemi una O
come (l’ultima) Ora
che questo governo di cacca vivrà domani
Datemi una L
come Libertà che stiamo perdendo
ogni giorno un po’, ma che ci riprenderemo
Datemi una U
come Utopia
che presto diventerà realtà
Datemi una Z

come Zozzoni chi ci governa
che hanno sporcato quel poco di buono che c’era
Datemi una I
come Italiani incavolati
che domani cambieranno la Storia
datemi una O
come Ovazione
che si alzerà quando il nano cadrà
Datemi una N
come Niente sarà più come oggi

Datemi una E
come Energia
che ci servirà per cambiare l’Italia!

..
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. MUNNEZZA a NAPOLI !

    vanno via tutti, negozi chiudono e cedono, camorra cresce, i Sindaci e Presidenti

    Regione e Province NON FANNO NULLA ! TUTTO FERMO ! chiediamo AIUTO al PRESIDENTE NAPOLITANO! non si respira più!

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2010 @ 8:44 am | Rispondi

  2. …Io aggiungerei un’altra B: Bersani, il quale ormai per salvarsi è chiaramente votato alla Curia della Binetti e dello IOR senza bisogno di passare per Casini. E io allora dico BASTA: VOTERO’ VENDOLA e invito tutti i cittadini onesti e delusi a fare altrettanto. Basta prenderci in giro: Bersani, D’alema, il PD (come nomenclatura) e tutti i cosiddetti riformisti moderati: il vero problema non sarà mica che in tanti anni di quieto vivere hanno raccolto anche loro qualche scheletrino puzzolente negli armadi, come per esempio qualche migliaio di amici e parentucci VISIBILMENTE ben sistemati – e chissenefrega tanto per dire dei precari – o qualche casa “stralciata” per esempio nel centro storico di Roma e figuriamoci altrove. Altro che gli affittini “perfettamente legali”, ma di favore, ai cento o mille dalemini: basterebbe andarsi a rivedere le carte e i piani regolatori degli anni delle giunte romane cosiddette rosse a partire dal dalemiano Vetere, essendo morto proprio come Berlinguer il suo predecessore, l’ultimo dei gantuomini Petroselli. Posso dirlo perché io c’ero, ma non servirà a nulla, come a nulla o poco sono serviti fior di servizi giornalistici o inchieste televisive che non hanno fatto che denunciare con prove lampanti malversazioni e porcate di ogni genere da parte di ammininistratori pubblici senza che in alto ci fosse alcuna apprezzabile reazione, se si eccettua quella sacrosanta per il calcio di Totti a Balotelli. E questi “riformisti” di ora se la merda ancora non ce l’hanno al collo sicuramente ce l’hanno ai fianchi, sarà forse perché molti ci sono già nati in mezzo e hanno considerato naturale che salisse, o adesso magari pensano in buona fede che la puzza venga da fuori, anche se stanno sempre con porte e finestre chiuse. Ma i vecchi no, i vecchi come me hanno sempre saputo e non possono aver dimenticato: ed ecco perché temono l’avvento di politici onesti o ancora ingenui, perché hanno paura che si scopran davvero le tombe e si levino i morti, nel senso dei loro scheletri, altro che storie. Per questo dico Forza Vendola, Di Pietro, Grillo, D’Arcais, Bocca, Fo, Guzzanti (il babbo ancora no), Ballarò, Annozero: e insieme a milioni e milioni di signori nessuno che vedono la Rai ma se ne fregano attentamente dei brunovespa e dei carloconti…. Forse non subito, ma alla prossima vinciamo alla grande, ne siamo sicuri, basta uscire davvero a parlare con la gente, ascoltare davvero cosa pensa, invece di cercare stucchevolmente di istruirla a come e cosa deve pensare il “vero” elettore intelligente. Cari D’Alema & Soci ci avete spappolato le palle, è ora che vi togliate di mezzo e nessuno vi torcerà un capello. Ma fate presto, tardare ancora potrebbe essere mooolto pericoloso per TUTTI: possibile che non riusciate a capirlo? Eppure Gasparri sta parlando chiaro.

    bruno

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2010 @ 3:03 pm | Rispondi

  3. SEL e IDV un unico partito : non ci hanno pensato ?
    potrebbe chiamarsi IDVL = Italia di Valori e Libertà dalla MUNNEZZA ! fatelo !
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 9:32 am | Rispondi

  4. Processo breve ma CAUSE LUNGHISSIME !

    La chiamano GIUSTIZIA ! loro vengono assolti e noi subiamo ingiustizie perché gli inquilini NON PAGANO PIù e dicono FAMMI CAUSA ! (5 ANNI) I CREDITORI non pagano ; FAMMI CAUSA ! etc. insomma è LA FINE DELLA GIUSTIZIA MA IL

    ” Processo è breve ” e vengono assolti tutti
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 23, 2010 @ 4:55 pm | Rispondi


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