Nuovo Masada

dicembre 12, 2010

MASADA n° 1233- 12-12-2010. JUNG 3. Lezione 9. LA SINCRONICITÀ

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(Lezione 9, della terza parte del corso di Jung, tratto dal libro “Lo specchio più chiaro”, della prof. Viviana Vivarelli)

Già da tempo avrebbe dovuto imporsi una più sottile intelligenza della natura della conoscenza umana e dei rapporti dell’uomo con l’universo
( Oppenheimer)
Gli uomini chini sulla realtà dell’esperienza interiore procedono verso l’avvenire e danno una mano agli scienziati che preparano l’avvento di un mondo nuovo
(Pauwels e Bergier)

La tua missione è essere una ‘entrelazadora de mundos’… una intrecciatrice di mondi
(Agnese Sartori)

I sogni premonitori aprono molte ipotesi. Non solo indicano un luogo della mente che esce dall’individualità e comunica con l’oltre da noi, ma aprono la ricerca al paranormale, alle possibilità di percezione che oltrepassano i sensi ordinari e la mente convenzionale. Da un lato trasformano l’uomo da contenitore chiuso ad antenna aperta, dall’altro indicano che l’essere umano ha in sé più livelli di conoscenza di quanti gliene riconoscano gli scienziati. Il tema profondissimo che si offre è quello delle comunicazioni tra Io e non Io e sposta l’indagine dalla coscienza che guarda il mondo ad una realtà più vasta che contiene tanto la coscienza quanto la natura.

La domanda che sorge è: viviamo in un mondo di enti separati o in una realtà condivisa? La realtà psichica e la realtà fisica sono distinte o possono comunicare?
A partire dagli anni ’30 Jung comincia a occuparsi delle coincidenze significative, che proverebbero una connessione tra mondo fisico e mondo psichico. Potrebbe esserci una logica sottesa che guida tutte le cose e si esprime similmente dentro l’uomo come fuori di lui.
La risposta di Jung è simile alla visione tantrica. Tantra vuol dire trama, relazione, intreccio. La scienza occidentale frantuma e separa natura e psiche ma Taoismo, Induismo e Buddhismo considerano mondo e anima come una totalità interconnessa.
Tra Jung e il pensiero orientale ci sono molte relazioni. In particolare troviamo in lui l’intuizione di una realtà totale attraversata da una stessa intelligenza, in cui ci sono nessi tra il mondo degli oggetti e quello dell’anima.
Questa intuizione porterà Jung ai 30 anni di studi dell’alchimia, il cui primo presupposto è la possibilità di una comunicazione interiore dell’anima con la natura.
La scoperta di una intelligenza totale può attraversare la nostra mente anche se non siamo mistici o filosofi.
Una mia allieva, Roberta, una signora sensibile ma di media cultura, mi raccontò così una sua improvvisa esperienza, che l’aveva riempita di stupore: “Una sera, mentre ero seduta in salotto, ho guardato il tappeto che avevo davanti a me e non ho visto il solito tappeto ma una formazione di uno spessore di circa 30 cm, nella quale i colori non erano definiti ma si mescolavano, si compenetravano uno nell’altro e questo spessore aveva una vita propria. Ho capito così, perché l’ho visto con i miei occhi, che la forma ‘normale’ delle cose dipende da un nostro modo di vederle e che noi quando siamo sopra il tappeto siamo in realtà dentro il tappeto, così come siamo continuamente mescolati con quanto ci circonda”.
Il tantra è appunto questo: sentirsi parte di una totalità, sentirsi mescolati (mystes, mistica) con le cose.
Anche il sogno premonitore e l’atto di chiaroveggenza sembrano indicare un livello di realtà dove tutto comunica con tutto, un luogo dove non esistono le costrizioni spazio-temporali e l’io esce dal recinto dell’individualità per comunicare con l’altrove.
Quando una mente si solleva rispetto alle coordinate convenzionali, diventa una emittente-ricevente aperta, più simile alla frazione di un ologramma che a un ente in sé separato e distinto. Potremmo dunque ipotizzare una realtà più vasta dell’io e della natura, che comprende entrambe, con interferenze reciproche e capacità di proiezioni e comunicazioni. Il che, in parole povere, vuol dire che possiamo comunicare con le cose o le cose possono comunicare con noi, oppure che cose e persone stanno dentro una comunicazione più ampia e possono essere portatrici dello stesso messaggio. Qui il concetto di specchio che conduce il nostro libro diventa più sottile. Ci siamo noi e ci sono le cose, e c’è uno specchio onnicomprensivo che contiene il riflesso di noi e delle cose, unendole secondo una stessa vibrazione. In quello specchio Io e Non-Io appaiono come riflessi di una intelligenza più grande e inesplicata.

Indubbiamente alcuni sogni ci immettono in una dimensione della realtà in cui le coordinate spazio-temporali o non esistono o possono variare in funzione del significato, e dove le cose sono collegate da rapporti diversi da quelli lineari della logica o fattuali dell’esperienza.
Nel sogno gli oggetti e gli eventi si sfilano dalla loro pregnanza oggettiva e da una vicinanza causale o fortuita per diventare qualità, accessori o segni ‘funzionali’ a una trama narrata e al suo senso segreto.
Per ciò che appare non ci chiediamo che cosa è ma che cosa significa, come avviene nel teatro,(e si pensi al teatro greco), dove gli elementi sono scelti in funzione della trama per una necessità esplicativa ma possono essere scambiati con elementi scenici analoghi. Il regista occulto può modificare tempi e luoghi, scene e costumi e lo stesso linguaggio, pur tenendo fermo il messaggio di base. Amleto può finire ad Harlem, nel 1920, essere il figlio di un boss della mala, e far parte di un musical, purché resti identica la connotazione del dramma, il suo scopo, il telos, il motivo per cui Amleto è Amleto. Gli elementi accessori sono interscambiabili, ma non muta il senso intrinseco, il centro del dramma, il significato suo proprio.
Giustamente il teatro alto è teatro d’anima, dunque spettacolo sovradimensionale, in quanto non è storia di eventi esteriori o storici, ma rappresentazione di moti d’anima che in se stessi sono eterni, archetipici, e possono mostrarsi indifferentemente con simboli diversi. Siamo in una meta dimensione, che può usare indicatori molteplici, forme espressive analoghe, come nella vita, dove in alto sono i significati e di fronte sono gli oggetti dove casualmente essi si esplicitano. Fermarsi alla apparenza degli elementi formali può allontanarci dai significati, che stanno oltre o dentro, così come fermarci alla visibilità dei sintomi può farci dimenticare che essi sono i segni di una comunicazione che sta altrove. Questa è anche l’interpretazione dei sogni, che possono ripetersi in un sequel cambiando apparentemente i fattori formali ma ripetendo uno stesso messaggio.
La domanda, dunque, non deve essere: “Che cosa è questo?”, ma “CHE COSA SIGNIFICA?” Il cuore è il messaggio.
Che cosa significa una pièce teatrale? E che cosa un racconto o un mito? Una poesia? Un sogno? Un fantasma? Una apparizione? Si tratta sempre di una cosa che si presenta qui, ma ha il suo senso altrove.
Il pensiero junghiano è un percorso alla ricerca del significato. Perciò tale pensiero è sempre alchemico, propedeutico a una conoscenza che è in quanto diviene, come mescolanza di tutti gli elementi e perdita panica in una coscienza indivisa.

Una allieva sofferente, di cui mi occupavo invano da otto anni, mi chiese un giorno: “Qual’è il senso della vita? Qual’è il senso della mia vita?” Tutto il percorso junghiano è volto a questo tipo di ricerca: l’interpretazione della vita come messaggio, il ritrovamento del senso perduto. Alla principale domanda esistenziale rispondiamo in quanto viviamo. Ci vuole molta vita per sopportare la vita, e vivere è la risposta. Se penetriamo il senso della vita, siamo entrati nella risposta. Siamo lontani dalla vita quando siamo nella sofferenza; siamo sul percorso della vita quando siamo nell’unione, nella simbiosi, quando la coscienza non pretende più di emergere in un controllo impossibile, ma è qui in quanto totalità, vivendo i simboli dell’inconscio, come in un percorso sacro.
L’inconscio è pieno di indizi; nella scena notturna ci vengono incontro i messaggi del sogno per integrare di senso ciò che stiamo facendo, in una catarsi delle nostre parti incompiute, e nell’incubazione di un dramma superiore che ci travalica, mentre il significato trascendente ci cresce sotto la pelle. Il messaggio è dinamico e modifica il respiro. Spesso il senso si rafforza in sogni seriali, che cambiano gli accessori come tante icone accomunate da uno stesso tema, in cui lo spirito manda uno stesso messaggio in modi formalmente diversi: “Così non capisci? Proviamo così”. Anche la vita ripete spesso messaggi identici, e anche nella veglia i segni-indizi possono costellare il cammino.
Ciò che si mostra, nel sogno o nella veglia, è solo un segno che deve essere letto nella trama totale, per cui ciò che conta è il suo SCOPO, come dice Agnese Sartori “la distanza non esiste, neanche il tempo esiste, solo il cuore è vero...” .

L’inconscio può emergere dal sogno, dall’arte o dalla malattia e avanza anche nelle cose esterne. Come mi disse lo sciamano tolteco: “Siamo spiriti di luce e veniamo da lontano. Questo non è un incontro. E’ un appuntamento”.
La sincronicità è questa, l’estrinsecazione del simbolo nella natura, la coincidenza tra due eventi diversi, in particolare un evento interiore psichico (sogno, idea improvvisa, presentimento) e un evento esterno (dato di fatto obiettivo). Per esempio, pensiamo d’improvviso a una persona ed ecco che la incontriamo. Ci viene in mente un ricordo antico della nostra vita e di colpo ritroviamo qualcosa che gli è connesso, abbiamo una illuminazione e fuori di noi essa appare come metafora figurata. “Ci verranno dati ‘messaggi’ e ‘consigli’ attraverso coincidenze significative” .
La maggior parte delle persone ritiene che le coincidenze significative avvengano per caso, Jung pensava invece che esse mostrassero una corrispondenza tra mondo fisico e mondo psichico, un legame che non era in termini di causa ma di senso. L’oggetto fuori di noi appare al momento giusto come per sottolineare o echeggiare il contenuto interiore, come fosse all’interno di una unità di significato. I principi esplicativi della realtà non si esaurirebbero nella causa, ma comprenderebbero anche la sincronicità, come principio non causale. In quelle situazioni l’oggetto esterno appare come ‘ segno ’ o segnale.

Noi non incontriamo il segno solo la notte o nella disposizione creativa dell’immaginario o nella patologia mentale, ma possiamo incontrarlo nella vita intera e nel mondo, apparentemente disteso e separato fuori di noi, nelle cose (mai esterne o neutre), che si situano sul nostro cammino.
Per Jung realtà esterna e realtà interna in sostanza non sono diverse ma possono riflettersi l’una l’altra, come due aspetti di uno stesso significato, così da integrarsi. Lo specchio interiore può diventare più chiaro attraverso l’intera lettura del mondo o di noi nel mondo. L’autocoscienza diventa a questo punto il riconoscimento di una identità possibile tra interiore e esteriore, in una globale visione dell’essere che si regge sulle analogie di significato, sui legami che attestano una costante comunicazione tra io e non-io, legati come sono legati nel sogno gli elementi formali e l’intenzione della mente sognante.
Quindi l’essere è una totalità in sé coesa e necessaria, in cui la nostra mente lineare distingue diversità ma la nostra mente intuitiva legge connessioni.

L’interpretazione dei sogni diventa l’inizio di un viaggio la cui meta è interpretare l’intero essere, l’intera vita. Di notte incontriamo apparenze virtuali, di giorno oggetti apparentemente più solidi. L’anima cammina in mezzo, tra sonno e veglia, raccogliendo emozioni, ma sottostante resta un altro cammino. Tra le ombre del sonno e i lampi della veglia si dipana il filo sottile delle nostre possibilità o responsabilità. Cosa si richiede da noi? E perché? E da chi? E quale sogno vivremo quando saremo svegliati da questo? E qual’è il senso di questo lungo trascorrere da sogno a sogno, attraverso balenanti significati? Così noi viviamo, chiedendoci quale sia la base profondissima di tutto, e da chi posta e voluta.
Viviamo in un universo misterioso… Il saggio indigeno insegna che bisogna vivere impeccabilmente ogni momento, perché solo così si vive in modo vero… Ci verranno inviati messaggi e consigli attraverso ‘coincidenze significative’… ed essi potranno aiutarci a vivere meglio a capire se siamo sulla strada giusta o se dobbiamo affrontare un problema o un pericolo...” .

Quando usciamo dalla vista parziale e tendiamo all’assoluto, è come togliere un velo, cambiare prospettiva, i valori mutano e il giudizio si espande, di colpo la realtà diventa coerente e cominciamo a scorgere i legami necessari, le comunicazioni profonde e le corrispondenze infinite.
Il prezioso io razionale e separativo perde la sua centralità e sentiamo di aderire a una realtà più grande. Gli interrogativi non diminuiscono, anzi l’uomo procede proprio passando un interrogativo a un altro, ma cose che prima erano fondamentali diventano ora secondarie. Ogni cosa, dentro o fuori, può essere letta in un altro modo, e i modi confluiscono in un percorso comune. Sogno, vita e natura appaiono come tre volti di Dio.

Vediamo in pratica:
Maria Francesca è un’attrice, trova nella sua casa una cavalletta, la cura per un certo tempo, le dà da mangiare, poi un giorno ne vede una estremità che esce da una fessura, la scambia per uno scarafaggio e la uccide irrorandola di spry; anche se la cosa le procura enorme dolore. Lo stesso giorno viene a sapere della morte della sua maestra di recitazione, ne vede la foto su un giornale e in tale foto la defunta porta una cavalletta sulla spalla.
E’ una coincidenza? O è un segno? “Il segno altro non è che il riflesso nel mondo fenomenico di un principio che si sta manifestando” .
Nella vita capita spesso di imbattersi in eventi che sembrano legati tra loro in modo più che significativo. I saggi indiani ci dicono che tutto è connesso, che il mondo è un tantra, una rete, una totalità. Il concetto è ignoto alla mente occidentale, analitica e separativa, ma anche noi possiamo scoprire strane connessioni e essere sorpresi in modo inquietante. Uno è il significato, tanti i segni, mirato il simbolo.
Maria Francesca è attrice ma anche giornalista, è intenta alla stesura di un articolo su un nuovo santo, è incerta sulle date di nascita e morte, quando sente un colpo alla porta, apre: nessuno. Per terra una medaglietta d’oro, dedicata proprio a quel santo, con incise le date di nascita e morte. Ma chi? E da dove?
La vita, a chi la sa guardare, è piena di segni e, come l’inconscio, manda sogni quando viene interrogata. Anche una cavalletta è un segno, uno dei modi misteriosi che l’inconscio (o lo Spirito) prende per comunicare, l’oggetto diventa una delle sue parole, perché l’inconscio collettivo non parla solo nella psiche profonda, può parlare nel mondo, anzi il mondo è il suo linguaggio.
L’antropologa Agnese Sartori narra che è in Messico e incontra lo sciamano Carlos, che la porta nella sua casa e dice che ha costruito lì perché una cavalletta si è posata in quel luogo, perché la cavalletta, nella simbologia azteca, è un segno messaggero. Pochi giorni dopo Carlos chiede ad Agnese di togliersi le scarpe e di provare con i piedi le vibrazioni positive della terra, quello è un luogo di potere, e una cavalletta che appare lo conferma. Sono in un parco che si chiama proprio ‘il parco della cavalletta’, ed essa è incisa su una pietra di disegno azteco. Carlos dice che la cavalletta è un Maestro, un nunzio: “Anche io – le dice – ti parlerò per mezzo delle cavallette”. (Anche il grillo parlante di Pinocchio era un messaggero d’anima che cercava di avvisarlo dei pericoli).
Ogni sera Agnese e Carlos escono insieme e lei impara qualcosa dallo sciamano; ma un giorno Carlos non arriva, lei va alla finestra, preoccupata, e vede una cavalletta che entra e si posa sul suo letto (ma non è stagione di cavallette!), tenta di prenderla con una cartolina e di metterla fuori ma niente. La osserva meglio e vede che ha la zampina sinistra spezzata. Allora le viene ansia e si mette a cercare Carlos per scoprire che è all’ospedale con la gamba sinistra fratturata. Tranquillamente Carlos le chiede se è arrivata la sua messaggera. Da allora Agnese continua a vedere cavallette. Tre anni dopo di nuovo Carlos manca a un appuntamento e le racconta poi che ha incontrato uno di questi insetti e l’ha seguito, esso l’ha portato a un ritrovamento archeologico, una bellissima pietra azteca col calendario del tempo che ora è in un museo di antropologia di Città del Messico.

Nel mondo antico le cose erano viste per quel che sono: segni. Ma la nostra mente ha dimenticato; via via che ha perso l’unione col reale, ha dimenticato che il mondo è una totalità e noi ne facciamo parte, ciò vuol dire che il mondo è una mente organica, un grande pensiero, di cui la nostra mente è solo una scintilla.
Plotino diceva: “In questo universo, formato da una moltitudine di cose, tutte queste si intrecciano e ognuna è tutte la altre e anche il loro ‘perché’; in ogni cosa, la parte è vista nel suo rapporto con il tutto senza che alcuna nasca dopo di un’altra, ma tutte si costituiscono reciprocamente come causa ed effetto nello stesso tempo” .

Gli scienziati hanno frantumato la totalità in pezzettini e ci hanno abituato a unire cose e eventi in certi modi di percezione, secondo schemi deterministici. Malgrado questo, ogni tanto, ecco che di nuovo ci imbattiamo in fatti significativi, che sembrano rispecchiare i nostri sentimenti, che si legano a noi in modo non causale, come se avessero una intenzione congiunta o mirassero a un senso globale, epifanie dell’anima, testimonianze simboliche di una realtà unica e intera.
In ciò che si mostra, lo spirito appare.

Notava Jung: “Un uomo muore, il suo orologio si ferma”. I due eventi, orologio fermo- uomo morto, non si somigliano formalmente ma il loro significato è lo stesso. La morte segnala che non scorre più il tempo della vita, l’orologio fermo non segna più lo scorrere del tempo.
Analogamente: “Un uomo muore, il suo specchio si spacca“. La morte incrina l’immagine terrena, si incrina lo specchio che la rifletteva. Le cose si muovono come metafore, mostrando un collegamento inquietante tra natura e anima, secondo un codice basato sul significato. La morte spezza lo specchio come spezza il cuore ed è subìta dall’uomo come dallo specchio, la trasformazione dell’energia si è riverberata su uomo e oggetto allo stesso modo. Il significato crea il collegamento.
Noi vediamo che c’è una mente dietro il nostro aspetto materiale, non vediamo che c’è una mente dietro l’aspetto del tutto. Ma Jung, che è studioso teleologico, riconosce le corrispondenze e parla di ‘FATTI SINCRONICI’. Dice:“Un certo evento psichico trova un parallelo in qualche evento non psichico e tra i due non esiste nessun nesso causale. E’ un parallelismo significativo

Esempio: un analista junghiano ha un paziente che è convinto di essere Dio. Un pomeriggio lo riceve nel suo studio. Il paziente si stende sul divano e dichiara: “Sono colui che ha portato la luce e che spengerà la luce”. Baraboum! Il lampadario si stacca dal soffitto e gli si schianta in testa! Sembra un caso, ma è curioso.
E’ come se una stessa energia si esprimesse dentro di noi come anima e fuori di noi come natura, ma, al di là di anima e natura, essa è unica e parla a un solo modo.
Vi sono cose, dice Jung, che accadono ‘simultaneamente’ nel regno della vita animata e di quella inanimata, con correlazioni, alcune riferite alla realtà dell’anima, altre alla realtà della natura, come se andassero di pari passo e potessero essere specchio l’una dell’altra.
Jung crede nell’identità di anima e natura e legge gli eventi in un unico contesto, una energia più ampia che si dispiega in noi e fuori di noi, disunita solo per virtù prospettiche, ma in realtà tale da comprendere entrambe le manifestazioni, io e non io, come due riflessi di uno stesso campo di energia, portatori di uno stesso significato.
Allo stesso modo, nel Tao, ogni istante è un flash unico e irripetibile che ha la sua qualità, e tutto ciò che avviene in quel momento (posizione delle stelle, clima, vento, uomini, natura…) inerisce a quella ‘qualità’, come il sapore di un vino o l’anello di un tronco, ha la sua precisa qualità che risente di tutto ciò che è attorno.

Per questi eventi, che accadono nello stesso tempo o spazio e portano un senso comune, Jung conia il concetto di SINCRONICITA’.
Una paziente fa sogni di natura sessuale, a cui vuol dare una interpretazione simbolica, mentre Jung vi legge un desiderio di accoppiamento. Mentre lei insiste, due passeri si posano ai piedi della donna e si accoppiano”. La natura le mostra in modo tangibile quello che lei rifiuta di vedere.
I fatti sincronici sembrano manifestare una identità di senso, al di fuori delle coordinate cognitive tradizionali o delle spiegazioni scientifiche ufficiali; sono nessi, non legati da causa, tra momenti dell’essere che la coscienza umana distingue come esterni e interni, e ci fanno pensare che siano in realtà aspetti di uno stesso reale, forme di una stessa storia, rappresentazioni di un unicum in cammino. Questa intuizione è fondamentale e sta alla base dell’alchimia. L’alchimia cercherà appunto gli istanti totali in cui l’uomo e la natura diventano identici. Il soggetto è l’oggetto.
L’ultima compito dei miei dettati angelici a viva voce fu: “Il soggetto deve diventare l’oggetto”, cioè la coscienza deve percepire la sua identità col Tutto.

Nell’esperimento alchemico il risultato non viene raggiunto quando l’operatore agisce dal di fuori sulla materia ma quando la sua sostanza interiore si allinea con le energie immateriali della sostanza e il suo spirito si sintonizza con lo spirito della vita; solo allora, in quell’incontro, la natura dentro di lui e quella fuori di lui si uniscono in un meta-spazio che rende possibile il miracoloso risultato.
Dunque Jung parte dall’intuizione della realtà come totalità indivisa, senza la distinzione cartesiana tra res cogitans e res extensa, e ciò è sulla via dell’alchimia. Alchimia non è un fare impositivo per il dominio della materia ma è un divenire simbiotico per la contemplazione della vita. La scoperta della sincronicità è il primo passo sulla via dell’amchimia.
In realtà per noi non è facile accettare che un significato umano possa essere espresso da un oggetto, dovremo comprendere che noi non ‘produciamo’ il significato ma ‘apparteniamo’ al significato, in quanto esso ci ‘attraversa’, spesso sotto forma di una rivelazione o intuizione che viene da fuori, e la connessione sincronica diventa un aiuto, quando psiche e oggetto lo manifestano insieme così che sembra che il significato non esca dall’uno o dall’altro ma si manifesti in entrambi.

La sincronicità è numinosa e inquietante, numinoso vuol dire sacro e misterioso insieme, e lo è perché rompe il continuum spazio temporale a cui siamo abituati con una intenzione sfolgorante, dà a ciò che sembra inanimato una intenzione che ci riempie di meraviglia, e ci chiama a capire e a vedere oltre.
“Poiché questi casi sono più frequenti di quanto lo consenta il caso, questo dimostra che dietro c’è dell’altro”.
Ma Jung nota ancora una cosa: che l’apparizione dell’evento sincronico si intensifica quando avvengono grandi variazioni di energia (per esempio nascita, morte, pericolo…), quando cioè appaiono archetipi. “La maggior parte dei fenomeni sincronici si verifica in situazioni archetipiche e l’archetipo può manifestarsi anche in persone vicine al soggetto nella forma di sogni paralleli o di visioni” .
L’evento diventa allora metafora vivente, scomparendo la separazione tra animato e inanimato, sogno e realtà, spazio e tempo, nell’esaltazione del MESSAGGIO. La connessione sincronica relativizza le separazioni e unifica il reale, facendo della materia il segnale di qualcosa che sta altrove. E’ questo che gli artisti intuiscono e i mistici vivono.
Come la metafora è una figura del parlare che trasferisce il contenuto di una cosa su un’altra, la sincronicità è indicatore di uno stato di identità del tutto. Il significato trascorre inalterato attraverso più immagini, il senso passa come se ‘si affacciasse ’ su più finestre, rivelandosi. Questo è il linguaggio dell’energia.
Forse non esistono separazioni altro che nel nostro schema di pensiero, come non esiste colore nella luce ma nello sguardo. Il codice ordinario appartiene a un livello convenzionale della mente, storicizzato e dunque temporale, mentre esistono altri modi e altri sguardi…
Come nel sogno i modi del paesaggio manifestano le intenzioni del sognatore, così nello stato di veglia ci sono casi in cui gli oggetti partecipano a finalità umane, come se il significato avesse una vita propria e si dispiegasse nella natura come nell’anima.

Quando siamo in collera, non solo i gesti diventano incoerenti ma anche provochiamo incidenti, gli oggetti si rompono, le macchine non ubbidiscono; invece quando siamo in pace, il mondo è in pace e riflette segni di pace. La disarmonia incontra disarmonia, l’equilibrio equilibrio, la conoscenza incontra conoscenza. Le cose simili viaggiano sulle stesse frequenze e si attraggono, ritrovandosi secondo affinità invisibili che tracciano vie e segnano costellazioni significanti.
L’evento sincronico non è la coincidenza, non dobbiamo confondere eventi coincidenti, sincronici e sincronizzati.
‘Coincidere’ vuol dire incontrarsi (cum incidere = accadere insieme). In un incidente due macchine si scontrano perché le loro traiettorie si incrociano. Nella coincidenza abbiamo solo un incontro di due eventi simili per forma, per esempio “Due signore vanno a una festa e scoprono di indossare abiti uguali”, questa è una coincidenza.
Nella sincronicità gli eventi non sono simili per forma ma portano lo stesso significato, un significato che si manifesta nello stesso tempo (sin cronos = stesso tempo) in due luoghi distinti, un luogo interno e uno esterno. Il legame non è nell’incontro fortuito ma nel coincidere dei significati.
Jung sogna il suo spirito guida Filemone, è un vecchio zoppicante con ali verde-blu da martin pescatore. Al mattino scopre nel suo giardino sul lago un vero martin pescatore morto, con ali verde-blu, eppure questo uccello non è tipico della Svizzera. L’evento sembra sottolineare il sogno, risuona come un richiamo all’attenzione. Il martin pescatore simboleggiava, nel mondo antico, la fedeltà dell’anima all’uomo e anche la fedeltà tra due partner che vivono insieme per amore. Il sogno e il martin pescatore sono due eventi connessi che testimoniano simbolicamente una stessa realtà, l’uno sottolinea l’altro. E’ da questo sogno che Jung comincia a parlare con l’angelo.

Parliamo di ‘coincidenza’ quando abbiamo somiglianze sul piano materiale della forma visibile, e di ‘sincronicità’ quando abbiamo analogie sul piano spirituale, del significato. Nella coincidenza due cose somiglianti si incontrano per caso. Nella sincronicità una comunicazione intelligente unisce due eventi che portano lo stesso significato simbolico, una stessa intenzione si manifesta in anima e in natura.
Esempi di coincidenze: Lincoln e Kennedy hanno entrambi nomi di 7 lettere, e fin qui niente di strano, hanno avuto entrambi 4 figli di cui due morti. Uno fu eletto nel 1860, l’altro nel 1960, esattamente a cento anni di distanza. A ognuno successe un presidente di nome Johnson. Anche i loro assassini nacquero a cento anni di distanza: Booth nel 1839, Oswald nel 1939. Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy, il segretario di Kennedy si chiamava Lincoln. Lincoln fu ucciso al teatro Ford, Kennedy fu ucciso su un’auto Ford. Booth uccise Lincoln in un teatro e si rifugiò in un magazzino, Oswald uccise Kennedy in un magazzino e si rifugiò in un teatro.
Altra coincidenza: nel suo libro “Il viaggio dalla terra alla luna”, Verne usò dei dati che coincidono esattamente con quelli dell’Apollo 8 che venne lanciato cento anni dopo: velocità di fuga, velocità di lancio, distanza di percorso, numero dei componenti, nazione dei componenti, mese del lancio… la base di partenza varia di 100 km da quella reale. Qui in effetti più che di coincidenza potremmo parlare di chiaroveggenza.
Il caso più famoso è quello del Titanic, che la notte del 14 aprile 1912 fu affondato da un iceberg che produsse la morte di 1500 persone. L’affondamento era stato narrato 14 anni prima in un romanzo pieno di coincidenze curiose: il numero delle scialuppe, quello dei passeggeri, il nome della nave, Titan, la velocità, la lunghezza e addirittura il nome del comandante.

Piccoli casi sono curiosi: in una corsa olimpica tutti i partecipanti erano neri (black), uno solo era bianco ma si chiamava, neanche a farlo apposta, Black.

Gli eventi sincronici sono un’altra cosa, sembrano animati da un significato sostanziale comune, come aspetti di una stessa realtà, e unificano psiche e natura in un campo più vasto che li trascende.
La mente logica conosce attraverso coordinate precise, SPAZIO, TEMPO e CAUSA, ma l’inconscio manifesta la possibilità di un movimento più ampio nelle dimensioni dell’essere, come uno scandaglio di più realtà possibili. Se immaginiamo l’essere disteso su più livelli, potremmo ipotizzare la coscienza straordinaria come un viaggiatore mercuriale in grado di attraversarli. La coscienza ordinaria resta appesa a uno dei mondi possibili e vincolata ad una prospettiva limitata; la coscienza straordinaria sfreccia attraverso più livelli, in una serie infinita di sistemi, ognuno con le sue coordinate, in sé coeso e coerente. Ogni livello è un assoluto; l’inconscio lo rende relativo, dunque osservabile, come un bibliotecario che usi i codici di molti archivi.
Jung dice: “Grazie a un relativizzarsi dello spazio-tempo nell’inconscio, avevo percepito qualcosa che aveva luogo altrove.” Ogni mondo è una geometria spazio-temporale con una realtà intrinseca. Cambiando i paradigmi cognitivi (soggettività), cambiano le coordinate (realtà oggettiva) e cambia il reale percepito, così si può passare da un mondo all’altro. L’inconscio è una specie di Stargate interdimensionale.
Come viaggiatore dell’inconscio, Jung compie un viaggio sciamanico. Cambiando le frequenze della mente si sposta da una banda a un’altra, in una specie di caduta assoluta.
Come nel mondo di Alice, lo spazio può contrarsi e diventare lunghissimo o brevissimo, si può vedere il gatto sull’albero, intero o per una parte, il tempo può fermarsi o andare all’indietro. L’inconscio collettivo porta a ipotizzare un altro piano cognitivo dove lo spazio-tempo-causa della geometria ordinaria si relativizza o si trasforma. L’inconscio è il buco nero dei viaggi transdimensionali, il tunnel dei viaggiatori dell’anima.
In questa diversa configurazione, il fuori e il dentro (anima e natura) si relativizzano, diventano linee prospettiche, non più luoghi distinti ma modi del guardare, ordini possibili di energia che si possono incontrare in base ad altre leggi o ad altri sensi.
L’evento sincronico è il medium o ponte, non collega solo due eventi, ma due possibilità dell’essere, incrocia due linee direzionali in un terzo piano evolutivo, dove la storia si incontra col mito, l’oggetto col pensiero, e in cui, come in ogni buona storia, si va dove si deve andare. Nel sogno come nel mito tutto è connesso, nessun elemento è causale, c’è solo quello che ci deve essere, con una specie di economia dei fattori per cui tutto è congegnato allo scopo, senza ridondanze. Nulla è separato nella trama, i segnali indicano nuove vie, altri modi di guardare, forse altri codici.
L’evento sincronico diventa una connessione, un luogo di mezzo, tra due realtà che solitamente percepiamo come separate. I Tibetani direbbero che esso è un bardo. Jung del resto si è sempre occupato dei luoghi di mezzo: il simbolo è un mediatore tra due realtà, una realtà materiale e una realtà d’anima. Mercurio è un’energia di collegamento tra visibile e invisibile, il sogno è un varco tra un mondo e l’altro, anche l’evento sincronico è un luogo mediatico, che collega due processi e li riporta a unità di senso, l’incontro di due vie per una epifania comune.

Noi viviamo in un tempo direzionato, lineare; se aboliamo la direzione, resta un non-tempo. Se aboliamo l’occhio che separa le cose, resta il Tutto. In condizioni di coscienza straordinaria questo continuum spazio-temporale diventa la percezione normale delle cose. Forse esiste un’ultracoscienza per cui non ci sono enti distinti ma riflessi in un occhio d’oro, ’il terzo occhio’ di cui parla il pensiero indiano, che conosce direttamente o per simboli, e tale sguardo ha l’inconscio. Esso è vid, Visione.
Questo mondo empirico è solo apparenza, è connesso a un altro ordine di cose, al di sotto o al di là di esso, dove ‘qui’ e ‘là’ non hanno senso, dove spazio e tempo non esistono”.
La nostra geometria spazio-temporale potrebbe essere il sottoinsieme di un campo più ampio: “Una parte della nostra vita psichica può svolgersi al di fuori dello spazio e del tempo”.
La metafora è il linguaggio figurato con cui si esprime l’altra energia, creando legami e analogie, raccogliendo tutto in una cornice comune.

Una volta Jung passeggiava con una paziente che gli stava raccontando di aver sognato una volpe e proprio in quel momento una volpe reale attraversò il loro sentiero.
La sincronicità è una metafora, che indica visibilmente un invisibile, in cui scompare la separazione tra animato e inanimato, psiche e natura, dentro e fuori, e balena l’identità di uomo-natura-Spirito. La connessione sincronica assolutizza il reale e lo unifica su un piano più alto. Nel sogno, come nell’evento tangibile della veglia, la metafora si fa figura esistenziale, indicando una identità di senso tra cose spiritualmente connesse, in cui le forme sono distinte ma il messaggio è unico e sottolinea uno scarto dell’energia, una forte variazione di intensità, come quello esistente tra la vita e la morte. La sincronicità è molto più che un incontrarsi fortuito, è un modo di essere dell’esistente. Postula un universo in cui non ci sono enti separati ma una sola energia, dinamica, che si modula in apparenti variazioni qualitative.
Gli eventi sincronici attestano che nel reale ci sono più collegamenti di quanti ne immaginiamo. La psiche individuale separa e distingue ma quella cosmica unifica e assolutizza. Entrare nel regno dell’Uno significa cambiare livello mentale, operare una metamorfosi sostanziale della mente.

Un caso tipicamente sincronico è questo: Jung ha una paziente che non si abbandona ai movimenti rigeneratori dell’inconscio e ha difficoltà anche a produrre sogni. Ma improvvisamente accade qualcosa. La paziente sogna uno scarabeo. Lei non lo sa ma lo scarabeo è un antico simbolo di rigenerazione e di resurrezione. Lo scarabeo stercorario mette il seme nel proprio sterco e lo spinge davanti a sé formando una palla; questa palla, nell’immaginario egiziano, rappresenta il sole o uovo del mondo. Dalle scorie, cioè dalle cose morte, emerge lo splendore del sole, cioè la vita. Lo scarabeo rappresenta l’archetipo morte/resurrezione, per questo è sacro, in quanto portatore di un senso grande dell’energia. Sul cuore della mummia del faraone veniva posto uno scarabeo di turchese, che evocava la sua rinascita. Nella pittura egizia lo scarabeo porta l’enorme palla del sole fra le zampe. Come il sole viene inghiottito dalla notte e risorge al mattino, così lo scarabeo nasce dalla propria decomposizione, è Khepri, il Sol Levante, e ‘kheper’ vuol dire anche ‘venire al mondo ’, la nascita. Lo scarabeo di turchese era un amuleto di protezione, perché indicava il principio dell’eterno ritorno. Lo troviamo sul sarcofago di Tuthankamen. Nei testi sacri è invocato come ‘il dio che sta nel mio cuore, il mio creatore che tiene insieme le mie membra ’. E’ l’energia superiore che è nel cuore di ognuno e lo guida.
Ritroviamo lo stesso concetto nel Taoismo. Nel ‘Trattato del Fiore d’Oro’ si legge: “Lo scarabeo arrotola la sua palla, nella palla nasce la vita, frutto del suo sforzo indiviso di concentrazione”. Come dallo sterco che contiene il seme nasce la nuova vita, dalla morta materia che contiene l’anima nasce la vita eterna. In un testo sacro maya lo scarabeo appare come il fango della terra destinato malgrado tutto a divenire divinità .
Dunque la paziente ha sognato di ricevere in dono uno scarabeo d’oro, e Jung è felice perché comprende che l’energia che è nel suo cuore si è mossa verso la rinascita. Il sogno indica l’inizio del processo di guarigione e non si cura che la sognatrice conosca il significato del simbolo. Ma a quel punto accade ancora un’altra cosa: mentre la paziente narra il sogno, una cetonia aurata sbatte ai vetri della finestra dello studio; è lo scarabeo nostrano che più somiglia a quello egizio. Questa è sincronicità: la realtà esterna e quella del sogno si incontrano. Lo scarabeo del sogno, quello fuori della finestra e la rinascita di cui essi sono messaggeri vengono ad esistere insieme. La natura sottolinea l’evento.

A me è capitata una situazione abbastanza simile con Maria Teresa, digiuna di psicologia junghiana come di esoterismo egiziano. Il figlio minore muore un mese di dicembre e la famiglia va in pezzi e si separa. Bloccata, lei e i suoi, in una situazione di dolore, ognuno ghiacciato nella propria posizione inflessibile per dodici anni, ognuno incapace di evoluzione. Il 12 è anche la cifra di un ciclo che si chiude, 12 anni dopo siamo di nuovo a dicembre, dodicesimo mese, in cui si inverte il ciclo tenebre-luce, e Maria Teresa sogna una coccinella, ciò le fa venire in mente un documentario che ha appena visto: d’inverno una famiglia di coccinelle resta congelata in un ghiacciolo in cantina, ma, quando i tepori della primavera sciolgono il ghiacciolo, le coccinelle tornano in vita e vanno ognuna per la sua strada. Mentre Maria Teresa racconta questa storia, si accorge che, alla sua sinistra sul tavolo piccolo, zampetta una coccinella vera, e si sorprende perché in inverno non si vedono coccinelle. La notte prima ha sognato di avere un bambino bellissimo, di otto mesi, ma con un solo occhio azzurro e verde al centro della fronte ed era molto contenta di questo nuovo figlio. Un chiaro sogno di rinascita attraverso l’intuizione, azzurro è il colore della spiritualità, verde quello del cuore. Qualche giorno dopo ritrova un ciondolino d’oro a forma di coccinella che aveva perduto da anni e le era stato regalato proprio da quel figlio morto prematuramente. Il sogno, la coccinella vera e quella d’oro sono tutti segni di buona fortuna e di rinascita. Si può pensare che la situazione, miracolosamente, si sbloccherà.
Racconto questo episodio a Sauro, un altro che si sta destando da uno stato di indistinzione, gli scrivo su Internet. Mi risponde, stupito, che, mentre leggeva la mail, una coccinella vera è arrivata sul video del suo computer.

I principi sottesi alla sincronicità potrebbero spiegare la chiaroveggenza, cioè il conoscere diretto, senza alcun tramite, qualcosa che avviene altrove o prima o dopo, e di cui non si dovrebbe sapere nulla. La chiaroveggenza rompe la logica del tempo lineare presentando le informazioni come coesistenti nel presente. La successione dei fatti sparisce e si sintetizza nella visione conoscitiva in un sapere qui-ora-subito.
Jung dice: “L’irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente, anche se urta contro le nostre teorie oppure si rivela per il momento inspiegabile”.

Un esempio molto noto di conoscenza diretta ci viene dato dalla vita di un veggente svedese, Emanuele Swedenborg. Jung in giovinezza si era interessato molto di lui. Nel 1759 Swedenborg aveva avuto la visione di un incendio che avveniva a 300 km di distanza, a Stoccolma, e lo aveva descritto per due ore agli amici attoniti, raccontando via via il decorso dell’incendio, come se ne fosse spettatore diretto, in tutte le sue fasi, fino al suo arrivo a sole tre case dalla sua abitazione di Stoccolma. Due giorni dopo, la notizia del grande incendio fu portata da un corriere.
Secondo Jung la visione era stata possibile grazie a un contatto con l’inconscio collettivo che non ha limiti spaziali o temporali. In Swedenborg si era determinato un abbassamento del livello di coscienza che aveva portato all’annullamento delle distinzioni logico-formali, così che la coscienza era entrata in un continuum dove non esistono coordinate separative.
Anche l’astrologia, che Jung studiò a lungo, può essere spiegata con la sincronicità, in base al principio per cui tutto ciò che accade in un certo tempo ha la qualità di quel tempo. Noi usiamo un tempo quantitativo, ma nella sincronicità affiora un tempo qualitativo. Ciò spiega come mai l’astrologia o le mantiche come l’I Ching o le rune possano funzionare e come mai, pur rispondendo a criteri diversi, se fatte insieme svelino uno stesso significato gli strumenti sono tanti ma il messaggio è lo stesso.

Jung studiò l’ipotesi della sincronicità con un caro amico americano, Wolfgang PAULI, poi premio Nobel per la fisica quantistica.
Cercarono insieme, con un attivo scambio epistolare che durò quasi venti anni, se ci fosse una legge scientifica soddisfacente per gli eventi sincronici, che unificasse fisica quantistica e psicoanalisi, ma non la trovarono. La fisica quantistica portava paradigmi nuovi per fenomeni come la disintegrazione radioattiva, in cui la causa meccanicistica era insufficiente. Secondo Pauli, la realtà a livello quantistico non era più spiegabile con sequenze lineari e cause prossime, come voleva la vecchia fisica newtoniana, ma sembrava ‘una danza astratta intenzionale’. Insomma il mondo microscopico aveva leggi diverse dal mondo visibile. Qua non era possibile dire che un fenomeno era causa di un altro ma solo che c’era un tot di probabilità che qualcosa avvenisse contemporaneamente ad un’altra.
Singolarmente ogni evento è imprevedibile. Pauli aveva scoperto in fisica il ‘principio di ‘esclusione’, per cui due elettroni non possono occupare lo stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin (rotazione) opposta, ma questo fatto non è spiegabile altro che supponendo che gli elettroni abbiano tra loro un passaggio di informazioni ‘in tempo reale ’. In effetti ci sono casi in cui, dopo che due elettroni hanno fatto del lavoro insieme, se si dà al primo una informazione, questa è ricevuta anche dal secondo, anche se è lontanissimo nello spazio o separato dal primo da lastre di piombo; l’informazione sembra accendersi contemporaneamente in entrambi senza che si capisca come ciò accada, essi formano una diade telepatica, come madre e figlio o due fratelli gemelli o due parti di uno stesso organismo. Allo stesso modo, se due menti sono connesse da rapporti emozionali, hanno fatto uno stesso lavoro psichico assieme, le informazioni possono passare da una all’altra anche se i due soggetti sono lontanissimi o schermati in gabbie di Faraday. Si formano legami invisibili in un superspazio. Notiamo che quelli che si amano hanno campi elettromagnetici mentali complementari, occupano lo stesso campo energetico, cioè, come dicono i sensitivi, hanno un’aura comune, come se l’affettività sgorgasse dalla complementarità e questa creasse unità. Anche due elettroni possono stare insieme esattamente come stanno insieme un ragazzo e una ragazza attratti l’uno dall’altra, e comunicare tra loro in modo complementare, creando un unicum di conoscenza. Gli studiosi hanno verificato che molte attività compiute insieme da più persone realizzano, ‘dopo il trentunesimo minuto’, una specie di sintonia straordinaria, che amplifica le caratteristiche di ognuno, sia che cantino, o ballino o studino o facciano meditazione.
Questo spiega perché i mantra devono essere ripetuti oltre un certo numero ecc.
Pauli diceva che l’aspetto materiale della realtà non spiega tutto, la fisica attuale non comprende sempre la realtà, che sembra essere guidata da una intelligenza più sottile, e molte cose si spiegano meglio se prendiamo come paradigmi la comunicazione e l’intenzionalità. Ma questo aprirebbe una fisica teleologica, cioè rivolta ai fini più che alle cause, e alle relazioni sottili più che agli effetti grossolani.
A volte i fenomeni non sembrano connessi in serie verticali di cause-effetti ma situati in analogie orizzontali di senso, come se avvenissero in parallelo per un motivo piuttosto che secondo una causa. Nell’incontro sincronico, il dato esteriore rispecchia un evento interiore; natura e anima, corpo e psiche, fuori e dentro dicono una stessa cosa, suonano la stessa musica, come per risonanza o assonanza. Secondo Pauli, il soggetto vibra in sincronia con l’oggetto, per cui possiamo vederli come due onde parallele.
Sappiamo già che, se accade qualcosa nel nostro corpo, accade qualcosa alla nostra psiche e viceversa, il nostro intero campo energetico vibra proiettandosi in manifestazioni simultanee, ogni parte di noi manifesta col proprio codice uno stesso senso, siamo arrabbiati e il nostro fegato soffre o il nostro odore cambia o il nostro sistema immunitario si deprime. Materia e immateria hanno dinamismi sincronici, che dicono la stessa cosa. E queste manifestazioni simultanee che avvengono tra parti diverse nel nostro organismo si riflettono in manifestazioni simultanee che avvengono nell’organismo mondo.

Pauli diceva: se postuliamo un ordine cosmico, a cui è soggetta la natura come la psiche, la scienza dovrebbe vedere un mondo di idee che cercano di entrare in corrispondenza con un mondo di cose.
La ricerca scientifica è guidata da archetipi, e sono appunto questi a dirigere la mente degli scienziati e a influenzarli nella ricerca di un ponte tra mente e realtà. Questo è molto junghiano, naturalmente.
Come la luce vista in un modo appare come corpuscolare e vista in un altro modo appare come ondulatoria, così l’essere visto in un modo appare psichico e visto in altro modo appare fisico.
A volte siamo consapevoli di apparenti dislocazioni temporali, per es. l’ansia emerge nel sensitivo prima del verificarsi dell’evento, oppure vediamo adesso, per vie che non sappiamo, un evento di un altro tempo o luogo.
La vibrazione è una, le manifestazioni si corrispondono, ognuna col proprio segno. Siamo solo una parte in un tutto, collegati a parti di simile frequenza.
Se esiste un parallelismo tra corpo e psiche, può esistere un parallelismo tra uomo e parti del mondo. La sintonia rende ogni cosa parte di un tutto vibrante. Nella visione sincronica, uomo e natura tornano a mostrarsi come realmente sono: uniti.

Questo concetto del parallelismo tra io e natura, dentro e fuori, livelli inferiori e superiori, era innato nei popoli antichi, quando l’uomo apriva le sue antenne ed era in sintonia con la natura, poi la fisica classica ha rotto questa simbiosi, separando l’uomo dal flusso universale. Ora una nuova fisica potrebbe reintegrare una visione globale in cui aspetti soggettivi e oggettivi si presentano come manifestazioni analoghe di una stessa energia, un insieme dinamico in cui le informazioni esistono contemporaneamente in ogni punto, come in un ologramma, che presuppone una informazione globale istantanea, non da A a B, ma in A e in B simultaneamente. Potrebbe essere una fisica spiritualista o uno spiritualismo fisico, che unifica materia e spirito, e relativizza tempo e spazio.

Secondo Pauli e Jung, i principi della nuova fisica potrebbero essere: un continuum spazio-temporale, con due spiegazioni della realtà, una a legame causale, l’altra a nesso sincronico. Il principio a-causale potrebbe ricomprendere quei fatti che la fisica attuale emargina come non scientifici. Dice Pauli: “Esaminati a partire da una prospettiva globale, i fenomeni sincronici e quelli causali potrebbero essere considerati come i due lati di un nastro di Moebius”. Insomma la natura è una totalità onnicomprensiva..
Einstein poggia la teoria della relatività su una struttura spazio-tempo piana e continua, ma la meccanica quantistica vede le particelle subatomiche procedere a salti quantici in un universo discontinuo.

Jung fece una ricerca astrologica per capire se poteva stabilire una connessione sincronica tra eventi psichici e naturali, e scelse la posizione delle stelle in relazione al matrimonio. Studiò le sinastrie. Analizzò le congiunzioni astrali relative alle coppie: Luna di A con sole di B, Luna di A con ascendente di B, luna di A con luna di B, ma i risultati non furono buoni: tre astrologhi diversi gli dettero tre risultati diversi; l’osservatore si rifletteva sull’osservato.
In seguito la sincronicità fu ripresa da altre menti e i problemi del rapporto spazio-psiche tornarono a riproporsi nella nuova fisica (meccanica quantistica, teoria del caos …).
Per un po’ il concetto di sincronicità sembrò dominare il pensiero junghiano, poi la pretesa di avvalorarlo tramite la scienza si risolse in un fallimento e Jung si ritirò da questo tipo di ricerca. Ma il concetto di sincronicità continua a parlare in noi e qualcosa lo richiama come una spiegazione più ampia e avvolgente di quella meccanicistica.

Il grande fisico David Bohm diceva che la realtà è unitaria e si manifesta come REALTA’ ESPLICATA, o aspetto materiale manifesto, percepibile ai sensi, in cui possiamo parlare di spazio-tempo-causa, e REALTA’ IMPLICATA, trama intelligente e significante sottesa alle cose, dove spazio, tempo e causa non esistono più, e natura fisica e natura coscienziale si incontra così che il nostro sguardo può spostarsi dall’una all’altra.
Il fisico occidentale opera nella realtà ‘esplicata’, il mistico o il veggente in quella ‘implicata’. Gli stati di coscienza ordinari aprono alla natura manifesta e gli stati di coscienza straordinari a quella non manifesta, strumenti distinti vibrano in modo diverso e colgono realtà diverse, ognuno a suo modo.
Le guarigioni straordinarie e gli eventi miracolosi attingono alla coscienza globale o energia totale, in cui sono i segreti dell’essere e in cui avvengono fenomeni che contraddicono le spiegazioni della scienza. Il mondo è più grande dei nostri contenitori parziali.

Jung partecipa di una nuova consapevolezza che non frantuma più il mondo in sezioni non comunicabili ma unisce le cose in uno stesso sentire e vede messaggi simili circolare per vie analogiche. L’omeopatia è su questa linea, come l’ayurveda. Si esce dal concetto di natura come ‘materia senza coscienza’ per arrivare alla natura come ‘coscienza attraverso la materia’. Nella visione junghiana nulla è a caso, si esce dal determinismo per una visione spirituale e si hanno intuizioni non dissimili da quelle della filosofia buddhista, induista o taoista.

Tra il 1920 e il 30 la visione occidentale si apriva alla saggezza orientale, e spiriti nuovi, come Jung o Hesse, portatori di una sensibilità più sottile, ne facilitavano l’accoglimento. Jung disse a Hesse che era una fortuna essere alla sua tavola, Hesse rispose che non era affatto un caso, perché da lui andavano solo gli ospiti giusti: “La psiche viene attratta dalla psiche”. Forse è vero, come diceva lo sciamano tolteco, che certi incontri sono appuntamenti e questi appuntamenti, se la mente si posiziona nella maniera giusta, sembrano avvenire con maggiore frequenza.
In un mondo sincronico: “un uomo che ha una domanda può incontrare uno sconosciuto che ha la risposta”. Gli eventi, spesso, sembrano dominati da misteriose alchimie. Quando siamo sulla via dell’energia, la via, straordinariamente, si costella di segni.

Abbiamo visto lo strano fenomeno della sintonizzazione dopo il 31° minuto (persone che fanno attività insieme, meditano o cantano, sintonizzano le loro onde cerebrali al 31° minuto) ma gli allineamenti sono, con l’assiduità, stupefacenti: come un gruppo di donne che lavora insieme o un gruppo di converse che vive nello stesso convento sincronizzano fisiologicamente il ciclo mestruale, così un cerchio di persone che compie insieme un cammino d’anima, si allinea su una via di segni significanti e presenta lavori inconsci comuni, l’ho sperimentato più volte nelle attività collettive. Vi sono livelli che, quando sono varcati in virtù della qualità del lavoro che si compie o del suo fine o delle parti di noi implicate, dopo un certo tempo, connettono in modo sottile i partecipanti e ne fanno parti di un organismo, per cui gli incontri si fanno via via stupefacenti.
Giulia, Anna e Miriam fanno parte del mio gruppo di lavoro. Mentre Giulia è in Egitto, sogna che Anna è l’ancella di un fiume egizio sacro, il cui nome è ‘Sa-feth’. La stessa notte Anna sogna che si compirà per lei una predizione di Matteo: rinascita nell’acqua, nel fuoco, nello spirito. Realmente mentre sogna le si allaga la casa e uno strofinaccio misteriosamente prende fuoco in cucina, il marito si sveglia in tempo e rimedia all’acqua e al fuoco… Anna sogna anche che deve andare in una nuova casa che sorgerà a Pianoro (pian-oro); le fondamenta sono tre pietre chiare di fiume che salgono come scalini dal fiume ‘Savena’ (parola simile a Sa-feth). A Pianoro abita Miriam, sempre parte del gruppo e c’è effettivamente il fiume Savena. Due giorni dopo, Giulia è sempre in Egitto, si intrecciano tre eventi, io le telefono sul cellulare, dimenticando che è in viaggio, Giulia ha appena sognato che le telefonavo parlandole di Anna che cerca dei filippini (cosa che è vera in effetti ma nessuna di noi ne sa nulla). Poco dopo Giulia riceve, sempre in Egitto, la telefonata di Anna che cerca realmente dei filippini per guardare una parente anziana.
Anna riconosce come cifra della sua vita il numero 13, è nata il 13, un figlio è nato il 13, l’altro il 26, il padre è morto il 13. Quando porta al gruppo la domanda: cosa significa il numero 13, le risponde un giovane, che, proprio venendo al corso in treno, ha trovato sul sedile davanti al suo la pagina di una rivista che spiega il significato del numero 13, ha la pagina con sé e la mostra.

Qualche volta le cose vogliono farsi trovare, qualche volta le cose si nascondono per non essere trovate. In quel caso Jung diceva che si doveva aspettare e riconosceva agli oggetti una loro vita personale.
Io ho un fascicolo di pagine scritte con scrittura automatica (le uniche volte che ho fatto questo esperimento), ma in genere lo infilo tra due libri di una delle mie librerie e ne perdo le tracce. Io ho molti libri e molte librerie, e una casa a tre piani. Passo gran parte del mio tempo da sola e nessuno tocca di solito i miei libri. Poiché ho fatto molti traslochi, il ritrovamento di queste pagine è in genere quasi impossibile. Una volta è venuto da me uno scrittore in un momento buio della sua vita e come l’ho fatto accomodare in salotto, il fascicolo introvabile era in mezzo alla tavola. Non saprei al momento trovare una spiegazione.

Quando in un gruppo di lavoro i segni si incrociano, vuol dire che il gruppo comincia a essere sintonizzato, a un livello che non sappiamo, cominciano a formare un organismo e collaborano a un fine comune, l’insieme si è riconosciuto e lavora come unitario, abbiamo fatto un passo avanti. Non sappiamo cosa sia successo e perché, ma c’è una soglia che cambia percettibilmente, il gruppo da materiale diventa sottile, secondo una trama a noi ignota, spesso a quel punto appaiono segni. Le operazioni si fanno sincroniche, come se quelle persone non fossero lì per caso ma cominciassero a far parte di un disegno più grande. C’è una soglia che divide il mondo numerato da quello visionario, quando quella soglia è varcata i segni sincronici si fanno più fitti, è come entrare in una dimensione nuova dove le relazioni tra visibile e invisibile, tra vicino e lontano, tra significati interiori e incontrati si fanno più fitte, ‘come se il soggetto stesso le provocasse’. Se è la qualità della mente che proietta il mondo, il mondo di un razionalista è logico, quello di uno spiritualista è pieno di eventi che si corrispondono.

Dal mio diario: 20 maggio 2002:
Quando la soglia è varcata e il disegno diventa percettibile, l’ambiente partecipa ad esso, appaiono luci, si sentono profumi, presenze diventano tangibili, i fenomeni paranormali si affollano, in qualcuno si risvegliano poteri non ordinari, si cominciano ad avere visioni. I sogni si intrecciano. Incredibilmente l’energia del gruppo ha permesso un salto di qualità che si riverbera su ognuno nella misura del suo limite. Anche se non abbiamo fatto nessun lavoro in quella direzione, nessuna preghiera o meditazione, si partecipa a un mutamento. Siamo passati dal piano materiale a un altro piano, più sottile; c’era anche prima ma in virtù dell’energia modificata sono cadute le barriere che ci separavano da esso. Ciò che è avvenuta è una trasformazione alchemica, molto difficile da spiegare, che rende tutti molto vitali ed elettrici. A volte questo mutamento dell’energia può essere visto come spirali colorate nell’aria.
Barbara introduce il giorno del mutamento arrivando con una visione che non sa dire se sia stata un sogno o realtà, ha visto delle sfere come di vapore luminoso, e si è sentita inchiodata e schiacciata al letto, una di queste sfere è entrata nel suo petto, alzandole il battito cardiaco e schiacciandola ancora di più, mentre una voce interiore le diceva di non aver paura perché non c’era nulla da temere, poi la sfera di luce è uscita da lei e tutto è finito, lasciandola stordita. Poco dopo io faccio un sogno simile in cui contatto le energie di Barbara come fossero energie aliene, esse mi dicono che non possono comunicare con noi ma possono solo ‘attraversarci’ . Dopo cinque mesi di silenzio (erano spariti tutti i segnali della casa), la grande libreria del 1600 riprende a farsi sentire. L’energia si riverbera negli oggetti. I bicchieri tremano sul tavolo e la luce pulsa.

Quando un gruppo inizia un lavoro d’anima (è difficile dire cosa gli dà questa connotazione ma tutti avvertono quando questo avviene), la sua strada si costella di segni sincronici. Dove uno non arriva, arriva l’altro, come guidato. I tasselli si uniscono a formare un disegno comune. C’è una specie di armonia prestabilita. E’ la direzione che crea l’ordine, la casualità scompare e subentra una organizzazione intelligente. Difficile chiamare questo ‘un caso’. Sembra piuttosto che parte di noi si muova ad un altro livello dove si formano collaborazioni, si creano comunanze, si hanno manifestazioni curiose anche a livello ordinario o ambientale. Una volta rivelato, l’infittirsi dei segni sincronici è affascinante e riempie di stupore. Ci sentiamo come ciechi che altrove vedono, inconsci che su un altro piano ‘sanno’. Apparentemente ignoti gli uni agli altri, partecipiamo di un significato comune, dove siamo collegati, guidati e liberati e “per chi crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere”
Jung chiamava gli eventi sincronici ‘il meraviglioso’ e diceva che essi erano favoriti dalla disposizione psichica del soggetto o da situazioni che attivavano l’archetipo. E’ naturale trovare in questa aura gli eventi paranormali.
Poco prima di morire, Jung raccontò a Hans Bender una guarigione lampo, fatta in una sola ora di trattamento, ad una maestrina elementare affetta da insonnia. Quando le fu vicino, Jung ebbe una allucinazione auditiva, sentì la voce di sua madre, defunta da tempo, che cantava la canzoncina di una ragazzina che si rilassava attraversando il Reno su una piccola barca che andava pian piano sull’acqua, allora egli si mise a cantare sottovoce alla giovane la stessa canzone e lei si addormentò. Quattro anni dopo incontrò il suo medico e seppe che da quel giorno lei era completamente guarita. Jung aveva avuto pena per quella povera ragazza isolata in un brutto paese e per di più insonne. Il suo affetto fu così forte che la giovane abbassò la sua tensione e la guardia mentale , cosa che favorì la suggestione. Jung attivò un campo affettivo, attraverso la compassione, in esso entrambi si trovarono uniti, come accade a chi partecipa di una stessa emozione. Jung attivò l’archetipo della madre accogliente, si identificò nel grande amore arcaico e imperscrutabile e ne assunse la forza. Cantare la canzoncina fu come riportare la giovane in seno alla propria madre, si produsse una risonanza che mosse l’energia.
Quando emerge un richiamo archetipico, dice Jung, è “come se il soggetto entri in un ordine magico del mondo in cui avvengono corrispondenze significative come nel mondo dei primitivi, natura e psiche entrano in sintonia e ogni miracolo può avvenire”.

Il campo energetico, simbiotico, esce dalle dimensioni spazio-temporali e elude la causalità. In analisi avvengono spesso questi contatti telepatici spontanei, come se medico e paziente si ponessero, grazie alla sintonia, in un’oasi psichica fuori dal mondo, dove le loro energie si uniscono e l’inconscio del paziente esce rafforzato come per un allineamento d’onda. Non sono tanto le parole a passare ma autentica energia ricostruttiva; la cura avviene in un rapporto extradimensionale, come terapia tra anime.
In un rapporto di questo tipo sono frequenti le ESP, appaiono eventi sincronici e sogni telepatici. Secondo Jung le guarigioni miracolose, i fenomeni parapsicologici, i sogni veritieri, le esperienze telepatiche, le veggenze, i miracoli… avvengono quando ci si sposta in una dimensione esterna allo spazio-tempo-causa; in quella dimensione natura e psiche si incontrano, attivando grandi trasformazioni energetiche.
Altre volte l’elemento scatenante può essere la partecipazione ad una situazione archetipica collettiva, come a Lourdes l’apertura al sacro, un campo comune di energia che unifica la qualità delle onde mentali dei fedeli e aumenta l’effetto della loro energia per risonanza, un fenomeno che comincia a essere visualizzato su computer mediante l’esame dei campi elettrici del cervello. L’archetipo unisce psiche e natura, e nel loro ambito sottile, produce la corrispondenza straordinaria, facendo scattare ‘il numinoso’ (da numen = dio), l’esperienza straordinaria. Forse gli eventi paranormali si situano qui, nel livello dove le cose sono indivise e domina la comunione di tutto col tutto, un livello energetico dove si torna alle origini delle cose. Qua guarire da una malattia vuol dire riprogrammare la propria energia.
“Immaginiamo, dice Hans Bender, che una malattia abbia una causa psichica, per es. la colpa per aver perso un documento importante (per esempio un testamento); il soggetto incontra il guaritore ed entra in una situazione archetipica, che attua una brusca variazione energetica e, poiché per l’inconscio non esiste il dentro e il fuori, accade che crolli in casa una vecchia libreria e il documento scomparso appaia di colpo, la colpa non c’è più e la malattia scompare. Eventi psichici e fisici si collegano in un finalismo comune.”
In questo caso l’incontro col guaritore è come un inatteso contributo di energia che crea un campo unificato che si riverbera sulla psiche e sull’ambiente, con forti cambiamenti negli stati di coscienza e nelle cose. Lo stesso Freud, notoriamente ostile al paranormale, disse una volta che forse la telepatia era la comunicazione arcaica degli uomini primitivi, decaduta nell’evoluzione del linguaggio e che in certe condizioni poteva riemergere, e concluse con questa magnifica frase: “Se ci consideriamo scettici, faremo bene a dubitare ogni tanto anche del nostro scetticismo”. E dunque gli atti che escono dall’interpretazione ordinaria esistono ma i razionalisti continueranno a dubitarne, mentre gli intuitivi li leggeranno come segni di un altrove.
“Come nella memoria si costellano fatti lontani fra loro, formando mulinelli nel flusso dei ricordi, così capita nella vita che si aprano vortici dove roteano svasati in una coincidenza, in una simultaneità inspiegabile, elementi che dovrebbero esser separati dal tempo e dallo spazio. Ne nasce, in chi vive quegli attimi, una meraviglia pura: un’aura sprigiona da quelle sovrapposizioni. Viene in mente la metafora degli scolastici: gli angeli, che sono fuori dal fiume del tempo, di quando in quando vi immergono un piede. Quando avvengono coincidenze, è come scorgessimo un’orma angelica nel nostro mondo”
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JUNG 3 indice

Lezione 1 – http://masadaweb.org/2010/10/12/masada-n%C2%B0-1209-12-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-prima/

Lezione 2 – https://masadaweb.org/2010/10/20/masada-n%C2%B0-1212-20-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-seconda/

Lezione 3 – http://masadaweb.org/2010/10/26/masada-n%C2%B0-1214-26-10-2010-jung-3-lezione-3-l%E2%80%99immagine-sociale-l%E2%80%99archetipo-della-persona/

Lezione 4 – http://masadaweb.org/2010/11/04/masada-n%C2%B0-1218-4-11-2010-jung-3-lezione-4-a-un-passo-dalla-guarigione/

Lezione 5 -http://masadaweb.org/2010/11/09/masada-n%C2%B0-1221-9-11-2010-psicoanalisi-jung-3-lezione-5-la-depressione-di-jung-la-rottura-con-freud/

Lezione 6 – http://masadaweb.org/2010/11/24/masada-n%C2%B0-1225-24-11-2010-jung-3-lezione-6-i-tipi-psicologici/

Lezione 7 – http://masadaweb.org/2010/11/28/masada-n%C2%B0-1227-28-11-2010-jung-3-lezione-7-tipi-psicologici-e-astrologia/

Lezione 8 – http://masadaweb.org/2010/12/07/masada-n%C2%B0-1231-7-12-2010-jung-3-lezione-8-sogni-e-segni-che-preannunziano-la-morte/

Lezione 9 – https://masadaweb.org/2010/12/12/masada-n%C2%B0-1233-12-12-2010-jung-3-lezione-9-la-sincronicita/

Lezione 10 – https://masadaweb.org/2010/12/21/masada-n%C2%B0-1237-21-12-2010-jung-3-lezione-10-l%E2%80%99angelo/


http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Ciao masada,
    mi chiamo Andrea ,ho 22 anni e mi sto appassionando moltissimo ai temi della ricerca interiore, ultimamente ho scoperto Jung.
    Cercando notizie su di lui sono entrato in contatto con questo sito e con le bellissime lezioni di Viviana.
    Mi è successo qualche cosa di veramente particolare qualche mese fa.
    Da quasi un’anno pratico la meditazione, ovviamente sono consapevole che la mia cultura occidentale non mi permette di entrare in questo ambito con consapevolezza, e neanche la voglia di ascendere mi ha spinto ad iniziare…ho iniziato per diciamo “rilassare la mia mente”…
    Sono un ragazzo molto idealista, ho grandi sogni e aspettative e ho sempre interpretato la vita come una lotta per me, e per gli altri.
    Qualche mese fa, ho utilizzato una goccia di Lsd…non posso dire che era la prima volta che affrontavo viaggi psicadelici.
    Quell’esperienza però aveva tutta un’altra forza.
    Poco dopo aver assunto la sostanza ho iniziato ad avere paura delle persone che mi erano intorno, come se sentissi che la realtà per me rapparasentava una minaccia.
    Piano piano, la situzione è degenerata e direi che sono entrato in uno stato di trance ed è successa una cosa strana, ma simile e per me collegabile ad alcune esperienza che ho trovato in questo sito.
    Poco vicino al luogo della mia esperienza c’era un piccolo fiumiciattolo, con l’acqua molto bassa…io mi sono immaginato un baratro e sono entrato in questo “vuoto” immaginando di sciogliere toltamente la mia personalità li dentro e parlando una lingua “aliena” chiamare diciamo dei parenti cosmici.Questo credo sia quello che ho provato; sciogliendo il mio io sono stato totalmente invaso da un’altra persona e ho tralasciato totalmente la realtà.Mi sono impersonificato in questo personaggio che combatteva una lotta da chissa quanti millenni ed era stato intrappolato da un male enorme che passava attraverso la tradizione, la cultura occidentale ecc.. ma che tutto era un’inganno per tenerlo intrappolato e che questo personaggio aveva la forza di ricreare il tutto,il quale lo teneva prigioniero ed egli era molto arrabbiato con la realtà: chiedeva la fine del mondo. In quello stato mentale, ho avuto altre sensazioni particolari, e mi sono appassianato a questi tipi di ricerca,
    ovviamente con i libri e senza l’uso di sostanze alteranti.
    Raccontare il viaggio che mi ha portato a quello stato mentale è impossibile, però ho avuto attraverso il mio personaggio diceva diverse cose interessanti:la percezione di esistere solo come un idea, che l’universo era lo specchio della mia mente, che bisognava spezzare l’eterno ritorno, che l’inconscio collettivo dipendeva dal mio inconscio individuale e potevo chiamare la fine del mondo per ricollegarmi a qualcosa di più grande non conoscevo filosofie e nessuna teoria eppure il mio personaggio le conosceva.Tornato alla realtà potevo ricordarmi alcune parti della mia esperienza e i segni sono diventati sintomi di avvertimento che stavo cercando nella direzione giusta.Un pò come per jung lo scarbeo che gli batteva alla finestra! Questo non riesco a spiegarlo perchè spesso i segni sono da interpretare e sono sensazioni molto personali.
    In quel periodo ho avuto quasi la sensazione che si stesse combattento dentro di me, uno scontro tra bene e male, sogno e realtà, un dualismo antico.
    La sensazione che soffermandomi su un istante e svelando quei veli che ci coprono gli occhi(Maya), potevo riscriverlo perchè tutto quello che c’era fuori nella realtà, dipendeva da quello che c’era nella mia testa.
    Per altre due volte sono rideventato quel personaggio, l’ultima volta tre settimane fa…senza uso di sostanze stupefacienti ma solo autoinducendomi di essere il conoscitore di una verità, che trasformava la realtà, ma era solo un’allucinazione dentro la mia mente.
    Ho capito che dovevo fare attenzione alla mia salute psico-fisica, e ho fissato un appuntamento da una psicologa per parlagli di quanto è accaduto,vedremo.
    Ora leggo con molto interesse la teoria di un inconscio collettivo,nietzsche..e trovo molti punti di contatto con tante religioni,ho deciso di scrivere questa lettera dopo avere letto la frase che introduce il testo sulla reincarnazione:
    “Noi siamo il sogno di un dio dormiente. Vivere è passare di sogno in sogno” (V.)
    mi piacerebbe avere una risposta da Viviana poichè sono rimasto affascinato dalle sue lezioni.
    Vi auguro una buona giornata e vi faccio i complimenti per questo bellissimo sito.
    Andrea Manica

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 15, 2010 @ 3:43 pm | Rispondi

  2. Ciao Andrea
    sono rimasta molto interessata dalle cose che racconti. Ci sono molti punti
    che sono analoghi a quelli di filosofie orientali e che sono stati intuiti
    allo stesso modo dalle più belle intelligenze della nostra fisica
    contemporanea.
    Mi auguro tuttavia che tu non ripeta più la ricerca di esperienze attraverso
    allucinogeni per tre motivi:
    – il primo è che ognuno di noi è formato da una energia sottile a forma di
    uovo molto più grande del nostro corpo materiale e che è la sua matrice, la
    fonte originaria del nostro vitale, ma l’uso di droghe ne spegne la forza e
    la rende simile a una massa grigiastra e morta (questo almeno è ciò che io
    vedevo nel mio periodo sciamanico: una specie di luce ovale che ci circonda
    piena di lampeggiamenti, i quali possono prendere leggere colorazioni come
    dei colori al neon e possono cambiare a seconda di quello che facciamo, per
    es. una bestemmia o un pensiero di odio oscurano questa luce, una preghiera
    o un pensiero d’amore o un rilassamento interiore la rendono più luminosa)
    -il secondo motivo è che le allucinazioni che sono prodotte da sostanze
    allucinogene, assunte senza una guida spirituale e senza un ambiente sacrale
    di contenimento, sono pericolose per il nostro equilibrio mentale, forse c’è
    in queste sostanze qualcosa di chimico che brucia i dendriti del nostro
    cervello e questo può essere irrimediabile per cui è bene salvaguardarci da
    pericoli possibili,
    -la terza è che tu puoi essere predisposto a viaggi mentali e ad esperienze
    sovraordinarie ma, per farle, non hai bisogno di alcuna droga esterna, anzi
    esse sono controproducenti, e puoi lavorare molto meglio senza, tenendo la
    tua mente pulita e imparando a fare salti coscienziali, sono sufficienti le
    tue capacità naturali; se vuoi, le puoi ordinare e ampliare mediante l’uso
    della meditazione, dello yoga, del rilassamento, della preghiera; molte sono
    le vie buone e utili per crescere in te stesso, aumentando la tua luce
    interiore e le tue possibilità di visione.
    Si dice che in ognuno di noi ci siano tre personaggi: uno è una persona che
    siamo stati in una vita precedente e non è nemmeno detto che sia stata una
    vita umana (io per es. fin da piccola ho fatto fatica ad abituarmi alle
    caratteristiche di un corpo umano e spesso mi arrabbiavo per le limitazioni
    di questo, come se fossi abituata a muovermi in tempo reale e senza un corpo
    e trovassi limitativo e inferiore dover usare i piedi uno davanti all’altro
    per spostarmi; allo stesso modo ho sempre trovato frustrante dover parlare
    per comunicare e ho sentito di poter dare la mia comunicazione migliore
    silenziosamente e telepaticamente con la sola mente. Poi si dice che in
    ognuno di noi possa aprirsi la comunicazione con un defunto, qualcuno a cui
    abbiamo voluto bene, che abbiamo perduto, ma a cui continuiamo a essere
    vicini per la forza dell’amore. Il terzo personaggio è l’angelo, una
    intelligenza non umana e molto diversa da una intelligenza umana e ne
    parlerò nella mia prossima lezione.
    Dici che pratichi già la meditazione. Benissimo. Io credo che la cosa
    essenziale per fare questi balzi coscienziali sia imparare a tenere la mente
    vuota, ‘vacua’ come dicono i tibetani, svuotarla di ogni contenuto, calma e
    aperta, perfettamente rilassata a tranquilla. La natura non tollera nessun
    vuoto e se tu non produci i tuoi contenuti mentali, allora una finestra si
    apre nella tua mente verso il mondo ‘altro’, è in quella situazione che
    accade qualcosa di straordinario e si aprono percezioni extrasensoriali.
    Non so quanto tu sappia di filosofia e quanto esercizio tu puoi aver fatto
    di pensiero filosofico, ma quando ti sentirai pronto dovresti affrontare la
    lettura di due santi indiani che, dal mio punto di vista, rappresentano la
    vetta più alta dello yoga patanjali, sono entrambi molto ardui ma ti possono
    dare l’idea delle vette di pensiero a cui può giungere la mente umana, e che
    sono ben oltre Nietzsche. Uno è Sri Ayurobindo, il più grande pensatore
    indiano, così alto che ogni volta che ho affrontato i suoi libri sullo toga
    assoluto sono entrata in in un cerchio di vertigine, l’altra è la sua
    allieva francese poi indianizzata Mere. In Masada parlo del primo, che è
    sotto tutti i punti di vista un personaggio straordinario (vedi I
    liberatori).
    Bene. Fammi sapere se hai fatto altre scoperte. Io scrivo molto delle
    aperture della mente e sul mio blog riporto molti corsi miei in cui racconto
    delle esperienze che ho avuto e che ora non ho più. Anche i sogni sono
    importanti, come sono importanti i brevi momenti del risveglio ogni mattina
    in cui la mente è predisposta al paranormale ma giù nella condizione di una
    coscienza vigile.
    Per qualunque cosa, sarà lieta di leggerti. Non forzare i tempi. Le cose
    maturano quando sono pronte. Precipitarle le fa solo marcire
    un abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 15, 2010 @ 3:44 pm | Rispondi

  3. Grazie Viviana della tua risposta,
    è molto profonda la tua ricerca e ti auguro che il sito, che conosco da pochi giorni, diventi un punto di riferimento per sempre più persone.
    Trovo prezioso il tentativo di parlare sia di ricerca interiore, che di attualità e informazione libera soprattutto in questo paese.Credo servirà una grossa quantità di energia per cambiare quest’era dove regna l’apparenza e portarla verso un’età più bella e saggia…ma almeno mi accorgo che piano, piano stiamo aumentando di numero e sono speranzoso.Questo è il tempo di creare un divertimento collettivo, e ricominciare a stare insieme.Ho sempre idealizzato gli anni settanta, più che pensare ai miei anni duemila. Ora sento che sia arrivato il momento per noi giovani di metterci in azione e sviluppare una coscienza anche se a volte sono tormentato perchè mi sembra non accada mai nulla.Io per ora suono, cerco di aprire un’associazione giovanile nel mio paese A, e tra un pò inizierò a scrivere la tesi della quale devo pianificare l’argomento ma sarà sicuramente molto “sentita” e credo che anche avere scoperto Masada mi darà delle ispirazioni.
    Ti saluto per non rubarti troppo tempo, un giorno mi piacerebbe assistere ad una tua lezione, ma dove tieni i corsi?
    Un abbraccio…grazie ancora e complimenti
    Andrea

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 15, 2010 @ 9:55 pm | Rispondi

  4. Ciao Viviana,
    riesco a risponderti solo ora, perché i lavori in redazione si sono moltiplicati causa la pausa natalizia.
    Hai vissuto per tante città italiane! Forse il trasferirti con così tanta frequenza ti ha aiutato ad ampliare gli orizzonti.
    Io mi sento un pò imprigionato nella mia piccola e nebbiosa pianura padana, e in questo contesto è un assurdità che essere consapevole di non volersi omologare ad una struttura sociale pre-definita, ma ricercare qualche cos’altro sembri quasi un limite.
    Penso che sia come per un uccellino l’imparare a volare, sento che qualche cosa sta cambiando nel mondo, o che comunque mi sta chiamando per conoscerlo ma devo ancora fare il passo oltre.
    Come le ombre della caverna, per ora nella mia realtà ci sono solo delle proiezioni. La cosa che mi stupisce è che sono anche molto “agile”, nella comunicazione, a parte una leggera timidezza nell’entrare in confronto, io negli esami sono l’opposto rispetto a te: preferisco di gran lunga gli orali, dove di solito non subisco il rapporto professore- studente ma mi metto quasi sempre sullo stesso livello, anche con una persona con molta più esperienza rispetto a me.
    Questo messaggio: -al massimo puoi bocciarmi, ma di certo non sei te a decidere quanto valgo!-, è forse un pò arrogante ma è il risultato di una università che mette gli studenti in rivalità tra loro, tutti a versare un fiume di lacrime per un mezzo voto dato da un professore che spesso ti vede come un numero:io rifiuto totalmente questa competizione ed evidenzio subito quanto è più importante cooperare. Questo dialogo che si crea, se ti metti sullo stesso livello di chi è dietro la cattedra, sembri un’ alieno nel panorama studentesco che spesso forma a mio parere “contenitori di idee altrui”, che difficilmente sono capaci di reinterpretare ed essere elastici quando subiscono le informazioni. Le mie visioni cara Viviana, potrebbero sembrarti molto radicali, ma d’altronde mi dico che, se non lo si è a vent’anni!
    Questo è il mio tormento tardo-adolescienziale : ho un rifiuto per quasi tutto quello che mi è stato insegnato con intransigenza, senza realmente considerarmi altro che un contenitore, una conoscenza legata solo all’avere, ciò che mi angoscia inoltre è una realtà che non riconosco, perché non mi voglio sentire mediocre e quindi non tollero un sistema che è una dittatura mediocre, di dire mi accontento o aspettare il paradiso e stare buono. Stare comodi nella mia bella società dello spettacolo. Non sono d’accordo e non è questo limbo che voglio e non sò cosa vuole l’umanità ma io mi sento intrappolato.Mi sembra un inganno che dura da troppo e che deve finire.
    Il fatto è che le prospettive di vita si sono allungate eppure viviamo perennemente in fretta.E un pensiero così assurdo e malato, deve prima o poi finire.E’ da troppo che chiamano la fine del mondo, ed io spero proprio che il mondo di chi ha “Architettato” (e non l’ho messo a caso), questa schiavitù d’orata finisca perché è ora di cambiare le cose e agire insieme.Un sogno?forse, ma io ho proprio voglia di realizzarlo e sono disposto a sacrificarmi…e una grossa paura mi sale a pensare di rimanere ancora a lungo qua fuori, ad Argenta in provincia di Ferrara a suonare la chitarra e studiare all’università e vivere senza accorgermene, lasciarmi scorrere addosso la vita. Puoi capire questa paura?Comunque mi sento felice di essere così, almeno rispetto a molti coetanei che trovo spesso assonnati. Tutti questi problemi sono altro rispetto a quello che credo sia apprezzare la vita. Dal 6 al 13 Gennaio vado a Marrakesh , e sto pensando molto a fare il cammino di Santiago di Compostela, quest’estate.
    Ho genitori per fortuna che fanno fatica ad apprezzarmi, ma che certamente tentano di capirmi.
    sai mi scuso preventivamente per lo sfogo un pò convulso, ma sei stata già gentile a rispondermi spero “sopporterai anche questo”.
    Un abbraccio!
    Andrea

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2010 @ 8:09 pm | Rispondi

  5. Ciao Viviana,

    Oggi soprattutto che ho dibattuto con persone che non riescono a comprendere quando i meccanismi del potere siano ciclici, e studiati con malignità.
    I giornali stanno trattando i fatti delle manifestazioni in maniera criminale, manipolando l’opinione pubblica che è subito pronta a esporsi senza entrare nel problema.
    Temo terribilmente, che i tempi non siano davvero maturi e che i manifestanti si facciano ancora una volta ingannare, non avendo il supporto di alcuna consapevolezza collettiva.
    D’altra parte mi sento un borghesotto che parla, senza essere in realtà dentro questa gioventù, con cui difficilmente mi sento persino affine, neanche in piazza.
    Ma brucio di fervore per una reazione, che se ci sarà dovrà essere qualche cosa di molto più costruttiva di quella che vediamo ora… io lo sento, ma anche in questo caso guardo da fuori la mia generazione che dorme o si fa massacrare.
    Anche io, credo che bisogna stare nel mezzo… tendere a superarsi , ma questa è la realtà che viviamo e qui dobbiamo batterci per l’idea, se la riteniamo giusta.
    Non temere il proprio tempo è una questione di spazio, recita linea gotica dei C.s.i .
    Aspetterò con ansia l’ora di un pò di vacanza, perché trovo molta inquietudine a rimanere in questo spazio.
    Ti ringrazio ancora per le tue belle parole, ne farò tesoro; è proprio di una ricerca che ho bisogno ora!
    A presto
    Andrea

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2010 @ 8:11 pm | Rispondi


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