Nuovo Masada

dicembre 7, 2010

MASADA n° 1231. 7-12-2010. Jung 3. Lezione 8.SOGNI E SEGNI CHE PREANNUNZIANO LA MORTE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:45 am

(Lezione 8 del 3° corso su Jung, tratto dal libro “Lo specchio più chiaro” della prof. Viviana Vivarelli)

Se la vita è un segmento dell’essere, la Non Vita sta ai bordi del segmento, prima e dopo, come un infinito. Come si varcano i punti del limite, col sogno, la visione, la premorte… la conoscenza si dilata toccando assoluti che la convenzione terrena non conosce”.
(V.)

Abbiamo detto che si può uscire dalla depressione o dal vuoto esistenziale con un salto percettivo oltre la realtà ordinaria che raggiunge una identità più ampia di noi stessi, lo specchio più chiaro.
Diciamo anche che lo specchio può essere allargato, aprendo canali paranormali.
Il titolo di questo libro è ‘Lo specchio più chiaro’. L’ultimo specchio è la morte.
Noi conosciamo attraverso archetipi, l’archetipo è un riflesso che ci guida verso un ignoto, una grande forma-guida che smuove l’emozione e dirige l’azione.
L’archetipo si annuncia soprattutto in occasioni di forte cambiamento dell’energia. E la massima variazione che conosciamo è indubbiamente la morte, il più grande dei cambiamenti umani.
La morte è un evento numinoso, cioè sacro e misterioso.
E’ una metamorfosi. Non è una fine, perché nell’universo nulla finisce mai e tutto si trasforma e la morte è il massimo momento trasformativo. L’energia totale dell’uomo è una intelligenza dinamica che si struttura a livelli diversi e in modi diversi, ma la sua evoluzione è discontinua, e la morte è il balzo più grande verso altri piani dell’essere e con nuove finalità.
Nelle esperienze NDE (Near Death Experience), persone che sono state giudicate morte e poi sono tornate in vita, la morte non appare affatto come un evento sofferto. Tutti parlano di un distacco della coscienza dalla parte materiale e di un senso di neutralità indifferente alle sue sorti, infine parlano di una corsa in un tunnel attratti da una luce chiara e soffice che avvolge in una incredibile beatitudine. Molti di coloro che tornano in vita conservano una nostalgia inestinguibile verso la luce perduta e faticano a convincersi a vivere in modo terreno.
Secondo i sensitivi l’evento morte è contrassegnato da una tale numinosità, da una tale pregnanza energetica, da irradiare la sua valenza anche nell’onda temporale che precede l’evento. Per questo ci sono le premonizioni e i sogni predittivi di morte che dimostrano che tra l’al di là e l’al di qua non c’è quella distanza che immaginiamo e che una parte di noi abita una terra senza tempo.

A 82 anni Jung suggerì a un giornale svizzero una inchiesta sulle esperienze paranormali e, per quanto la ricerca avvenisse nella fredda e razionale Svizzera, arrivarono 1200 lettere che furono esaminate e catalogate da Aniela Jaffé, analista intelligente e sensibile, che fu allieva di Jung e poi sua collaboratrice.
Gli eventi paranormali possono essere anche negati dalla mente ordinaria e anche dalla scienza ufficiale, la quale richiede l’assoggettamento a criteri rigidi, come la ripetibilità a comando, la misurazione ecc.. Entro tali coordinate gli eventi paranormali difficilmente costituiranno oggetto scientifico, nondimeno essi continuano a presentarsi come ‘eventi’ storici.
Jung dice: “Ci sono fatti che (semplicemente) avvengono, ma gli intellettuali non ne sanno niente; essi non conoscono se stessi come non conoscono l’uomo quale realmente è”.
Quando l’intelletto prevarica la realtà, caccia l’evento inspiegabile come un disturbatore dell’ordine costituito, ma l’ordine costituito è solo una convenzione spazio-temporale.
Quando Pitagora scoprì i numeri irrazionali, che la mente non poteva piegare ai suoi paradigmi, vietò che se ne parlasse pena la morte, perché la scoperta avrebbe messo in crisi il suo prestigio, e, quando un allievo trasgredì il comando, lo fece affogare in un pozzo. Oggi il quadro non è molto cambiato. La cittadella del sapere è un centro di potere, che difende se stesso in modo spietato con puntuali rimozioni. Ma il paranormale non cessa di presentarsi, in quanto è un e-vento, un ‘venire fuori da..’, pertanto esso rompe gli schemi di controllo e i paradigmi coatti, perché non si cura di coincidere con ‘ciò che è accettato scientificamente’ e resta irriducibile alle forme a priori della scienza. Questa è un contenitore ristretto, che lascia fuori gran parte della realtà e ci presenta un mondo addomesticato e semplificato, che tiene fuori ciò che non comprende, questo è il suo limite, in quanto ogni recinto include meno di quanto escluda. Ma l’evento paranormale continua ad esistere e resta un fattore di viva esperienza, a volte così potente da cambiare una vita.

Freud aderisce al positivismo ufficiale e rimuove quasi sempre gli eventi paranormali come telepatia, premonizione ecc, per quanto questi si fossero verificati anche nei suoi rapporti con i pazienti… Ma Jung è un sensitivo e i fatti paranormali rientrano nella sua esperienza: telepatia, sincronicità, premonizioni, visioni, fuoruscite dal corpo, guide spirituali, fantasmi… Ne prende atto senza dimostrarli o motivarli, senza metterli in una realtà separata rispetto allo scenario psichico ordinario. Trova normale che psiche e natura comunichino tra loro, come due aspetti di una stessa realtà, e trova normale che eventi psichici si riverberino in eventi naturali o viceversa. La distinzione tra psiche soggettiva e natura oggettiva, energia che sta dentro e energia che sta fuori, non gli appartiene; va oltre, per una esperienza di realtà totalizzante che comprende mondo soggettivo e mondo oggettivo, comunioni che l’energia ha dentro se stessa come i flussi o le rispondenze all’interno di uno stesso organismo. C’è una parte dell’energia che si vincola alla parte individuale della psiche e una parte allargata, cosmica, che si dilata oltre l’ego, abbracciando la realtà tutta intera e toccando livelli privi di spazio e tempo.
Ciò che conta nell’evento non è l’ordinaria percezione di una maggiore o minore realtà, ma è il significato, ed esso può presentarsi indifferentemente dentro o fuori, in una intuizione o in uno stato d’animo interiore o in un oggetto esterno, incontrato sul cammino, perché la realtà è globale.

Lo stesso inconscio collettivo non è un piano a sé stante ma un livello particolare dell’essere, una realtà sovraumana e insieme comprensiva dell’umano, che si riverbera dentro e fuori indifferentemente, così che l’archetipo può manifestarsi nella psiche come nella natura.
Nel mondo orientale l’io separato esiste solo nei gradi più bassi del percorso spirituale, ma, più l’uomo ascende la scala della conoscenza, più com-prende, cioè prende in sé l’assoluto nell’identità tra limitato e illimitato, finché soggetto e oggetto coincidono. Tutta la ricerca junghiana si muove in questa scena totalizzante, dove le energie confluiscono e comunicano, per cui l’evento paranormale non è visto come proiezione psichica o oggetto a sé stante, ma come indizio di manifestazione di un ignoto che ci supera.

Jung è un sensitivo ma non è uno spiritista. Un fantasma per uno spiritista è una realtà extrapsichica, per Jung è un evento proveniente da una realtà brade lente , un portatore di senso, un indicatore di un mondo più ampio. L’evento parapsichico viene per ricordare all’uomo che esiste una realtà più grande che tutti ci contiene, sia che ne abbiamo il senso o no.
I fatti paranormali, dice Jung, si presentano da sempre nella storia del mondo e non sono frutto di costumi o tradizioni: “Nella vita dell’uomo rivive la vita dei millenni e continuano ad avvenire cose che da sempre hanno accompagnato la vita umana” .
Ognuno di noi, prima o poi, si imbatterà in qualcosa di inspiegabile e ne avrà profondo turbamento. Il positivismo vuole ridurre la realtà a fenomeni comprensibili. Jung invece rispetta il mistero come rispetta il sacro e non cerca nemmeno di ridurli a coordinate comprensibili: “Il fine del fenomeno paranormale è far sì che l’uomo incontri il mistero. Ciò che conta è che l’uomo senta l’autenticità della propria esperienza, indipendentemente dalla possibilità di interpretarla”.
L’elaborazione intellettuale, la definizione o la prova restano fuori dai suoi scopi. L’evento accade e possiamo solo dire come Shakespeare: “Ci sono cose, Polonio, tra cielo e terra che vanno oltre la nostra immaginazione”.

Ora, la maggior parte degli eventi paranormali avviene in situazioni di forte modificazione di coscienza, come se fosse proprio il passaggio da uno stato mentale all’altro ad attivarli. I Tibetani studiano da migliaia di anni questi momenti di passaggio in cui avvengono forti modificazioni di coscienza, e li chiamano bar-do, ponti. La vita stessa è un bar-do, cioè un passaggio, una fase intermedia tra due configurazioni dell’essere di cui non sappiamo nulla. Bar-do è anche il breve passaggio al mattino dal sonno alla veglia o la sera dalla veglia al sonno, lo stato ipnagogico o ipnopompo, o il momento in cui usciamo da uno svenimento o da un coma.
Ogni passaggio importante dell’energia è produttore di fenomeni psichici straordinari, e, nei punti di varianza, possono emergere quelli che chiamiamo eventi paranormali.
Anche sognare è una situazione di bardo e, tra i sogni, ce ne sono alcuni che possono avere un significato particolarmente intenso, come IL SOGNO CHE PREANNUNCIA LA MORTE.

Jung si imbatte spesso in questo sogno o lo ritrova nei suoi pazienti. E’ un sogno straordinario, in cui l’inconscio del sognatore sembra accedere a una conoscenza senza tempo, in grado di preannunciare una morte, molto raramente in forma diretta, più spesso attraverso simboli personali o arcaici. In genere il sognatore non conosce il significato delle sue immagini, ma ne resta turbato. Il sogno può dirgli il futuro prima che esso si avveri.
Ciò significa che in noi ci sono molti livelli di consapevolezza, che parlano ognuno col suo linguaggio e col suo sapere. Essi si toccano, comunicano, ma non sempre si intendono. La mente razionale è uno di questi livelli, le abbiamo dato il predominio, ma l’uomo è formato anche da altre menti, ha una intelligenza corporea o sensoriale, affettiva o del cuore, intuitiva o profetica, mitica o collettiva, sensitiva o medianica, terapeutica o rigenerativa, spirituale o estatica… Ogni livello è organizzato a suo modo, e, attraverso tutti, l’energia si esprime e si conosce.
Aver privilegiato la dimensione razionale ci ha permesso di costruire scienza e tecnica, ma ha anche ha impoverito la nostra vita totale. Aprirsi al Tutto è una possibilità nuova e le tecniche junghiane tendono ad una integrazione progressiva attraverso rotture di livello. Oltre il canale della logica ci aspettano molte possibilità ancora non esperite.

Tra le 1200 lettere inviate a Jung sul paranormale, ne cito una:
Per anni sono stata sicura che quando sentivo l’orologio dei morti una delle persone a me care moriva. Quante volte sono stata derisa! Ma quando la persona moriva realmente, non rideva più nessuno. Da quando però è morto mio marito non ho più sentito l’orologio dei morti. E’ come se lui mi avesse portato via quello di cui avevo sofferto da anni”.
E questo è un caso che ho conosciuto personalmente:
Silvia, una vecchia donna di paese, sognava le campane a morto puntualmente poco prima che qualcuno del paese morisse ed era molto spaventata da questo.
Vi sono più facoltà nella mente di quelle che l’intelletto voglia accettare.
Si noti che le persone che hanno più spesso la facoltà di sentire la morte ne parlano con orrore, come fosse una malattia o una maledizione. Una lettera dice: “Ho cercato di liberarmi con le preghiere da questo malanno, però continua a presentarsi. Ecco di nuovo questa cosa buia e spaventosa”. E un’altra: “E’ molto spiacevole essere dotati di chiaroveggenza o capacità simili”.
Può avvenire così che, mentre alcuni cercano con tutte le forze di avere qualche effetto speciale, ci siano altri che invece si inventerebbero qualsiasi cosa pur di non averne.

La premonizione può venire attraverso un sogno simbolico o diretto. Simbolico è il sogno del ‘ponte’, perché il ponte o la grande acqua da attraversare simboleggiano il passaggio da una realtà a un’altra, cambiamenti più miti sono rappresentati dalla ‘stazione’:
Una ragazza sogna di incontrare sul ponte della stazione di Zurigo la cugina che la informa che la nonna è morta. La mattina dopo arriva la notizia reale della morte della nonna”. La ‘stazione’ ferroviaria indica ‘un viaggio ’, un grande cambiamento, il ponte allude a un passaggio interdimensionale.

Qualche volta la premonizione può apparire in un disegno, perché anche nella espressione artistica si manifesta la mente che sta fuori dello spazio e del tempo. Quando noi entriamo in uno stato creativo, usciamo dalla mente razionale e passiamo ad una leggera modificazione di coscienza simile a quella del sogno o della visione. Per questo l’artista non parla quando compone la sua opera ed è in un leggero stato ipnotico. Il linguaggio, come il pensiero verbale, appartiene alla parte sinistra del cervello, mentre la creazione a quello destro.
C’è un quadro moderno, in cui il pittore dipinse un amico con un buco nella tempia e questi, poco dopo, morì in guerra colpito da una pallottola proprio alla tempia.
In un mio laboratorio psicoartistico, una signora incollò sul suo disegno vari numeri che uscirono puntualmente al lotto il giorno successivo.
Miriam pose, in un collage, un ovale ritagliato da una rivista, in cui da una parte c’era un Cristo in croce e dall’altra un numero. Poco dopo suo padre morì per una malattia terminale e il numero del suo letto in ospedale era lo stesso dell’ovale del Cristo sofferente.

Teresa ebbe un figlio che morì il giorno del suo compleanno andando a sbattere col motorino appena ricevuto in regalo contro l’autobus della scuola. Il giorno prima, il ragazzo aveva scritto sul suo diario scolastico: “Domani mi fanno secco! Vado a sbattere! Crash! Faccio il botto!” Forse parlava di una interrogazione ma si era disegnato in una bara con una croce sopra, con attorno uomini incappucciati. Sopra aveva riportato una grata con i trasferelli del padre con la sigla GVS. Nella pagina accanto una sua amichetta aveva scritto: “14 anni /troppo pochi per amare/ abbastanza per sognare” e lui aveva aggiunto “Sufficienti per andare”.
Quando, dopo la sua morte, la madre dette gli ordini per la lapide al camposanto, si accorse con orrore che sopra la tomba c’era una grata simile a quella disegnata nel diario. Il marmista le chiese se sulla lapide voleva scrivere GVS e lei ricordò la sigla scritta dal figlio. Ne chiese il significato al marmista, il quale prima si schermì dicendo che era una vecchia sigla non più usata, poi spiegò che voleva dire “Giovane Vita Stroncata”.

Sempre Teresa, dopo la morte del figlio, sentì un forte rumore come di uccello che sbatte le ali, e aprendo la grata del camino cadde dall’alto una rondine morta, pur essendo dicembre, mese poco adatto alle rondini. Nell’antico mondo egizio ba = l’anima, il principio spirituale che sopravvive nell’al di là, è ritratto come una rondine in volo o come una rondine dalla testa umana.

Attorno alla premonizione di morte c’è un caso interessante, che venne a conoscenza di Jung e si sviluppò attraverso una serie di disegni.
Uno psichiatra, suo amico, aveva una bambina che, tra gli 8 e i 10 anni, ebbe una serie di 12 incubi impressionanti. La bambina li disegnò su un quaderno, scrivendo accanto a ogni sogno una piccola fiaba, e regalò il quaderno al padre per Natale. Jung vide i disegni e capì immediatamente che preannunciavano la morte della bambina. La morte venne effettivamente di lì a un anno, per una malattia infettiva che nessuno poteva prevedere.
I disegni rappresentavano immagini forti non riconducibili al livello culturale e conoscitivo della bambina, con simboli arcaici propri dell’inconscio collettivo. I disegni erano 12, un numero dalla forte valenza, indicativo del compimento di un ciclo, un numero cosmico, ordinativo di universo. Nel pensiero junghiano come in quello alchemico i numeri hanno valore simbolico, vi sono cifre semplici inerenti al livello umano, individuale o della specie, ed altre di ordine superiore in cui si entra nel piano universale.

La bambina sognò e disegnò:
-Un mostro a forma di serpente dotato di corna che divora tutti gli animali. Dio interviene dai 4 angoli della Terra e li resuscita.
Appare qui l’antico concetto della fine del mondo e della resurrezione finale. La quadruplice divinità, il dio che viene dai 4 angoli, è un topos molto più antico di quello trinitario; molti primitivi (per es. i Toltechi del Nuovo Messico) iniziano i loro riti rivolgendosi ai 4 dei che stanno agli angoli del mondo. Nel mondo alchemico, Mercurio (che indica la psiche profonda o inconscio o anche l’energia della trasformazione e della comunicazione tra l’al di là e l’al di qua) è simboleggiato da un serpente con 4 corna, e ‘serpente’ si dice in greco ‘drakon’, lo stesso drago che nelle fiabe e i miti si presenta come archetipo dell’energia della vita e della morte, nel suo duplice aspetto creativo e distruttivo. L’eroe che uccide il drago e si bagna nel suo sangue o prende il suo tesoro rappresenta il dominio sulla vita e sulla morte.
-In cielo si fanno danze pagane, all’inferno ci sono angeli che fanno buone azioni.
Qui abbiamo una situazione contraddittoria rispetto a ciò che ci viene insegnato. L’immagine dice che tutte le cose sono mescolate, il mondo è paradossale, e contesta la divisione cristiana tra Paradiso e Inferno, cosa che ritroviamo nei messaggi di molti sensitivi .
-Un’orda di animali di dimensioni spaventose atterrisce la bambina e uno di essi la divora.
Chiaro presagio di morte.
-In un topolino si introducono nell’ordine: vermi, serpenti, pesci e uomini.
La sequenza è interessante perché ci dà le 4 fasi dell’origine dell’evoluzione della vita, come appaiono in molti miti e anche in certe ipotesi scientifiche moderne.
-Una goccia d’acqua ingrandita è piena di rami d’albero.
Dunque tutto è in tutto; nella parte più piccola dell’energia c’è la vita intera, l’albero è sinonimo di crescita. Tanto la goccia d’acqua che l’albero sono antichissimi simboli della vita.
-Un ragazzo cattivo tira zolle ai passanti, i quali a loro volta diventano cattivi.
Qui abbiamo un processo di infezione e di contaminazione dell’energia, ‘infangare’, nel senso di ‘sporcare’ o ‘abbassare’ o anche ‘riportare alla terra’, sei fango e fango ritornerai.
-Una donna ubriaca cade nell’acqua e ne esce rinnovata e sobria.
Qui , al contrario, abbiamo un processo di purificazione, di resurrezione. La donna ubriaca è preda di una intossicazione del sangue. Bagnarsi nell’acqua indica rinascita spirituale.
-In America un gran numero di persone si rotola su una distesa di formiche e la bambina si vede cadere in un fiume.
Sognare l’America è molto frequente ed è un riferimento al Nuovo Mondo, che è rinascita a vita nuova oppure morte. Ho trovato questo sogno in persone che hanno completamente cambiato la loro vita in meglio come anche in persone che sono morte. La morte non è vista in sogno come una fine o un peggioramento di stato ma come una resurrezione a vita nuova.
Germana, prima di morire, sognò che prendeva un grande piroscafo per andare in America.
Io sognai che salivo su una grande nave e la trovavo con la madre (entrambe al tempo erano vive). Sulla stessa nave c’era un gabinetto dove potevo comunicare con i morti. Ma loro avevano il biglietto, io no, ero clandestina. Ricordiamo che in metafonia compare spesso il termine ‘la nave dei morti’ per indicare la dimensione mobile in cui sono le anime. Nel mondo celtico ‘morire’ era detto ‘andare oltre la nona onda’, cioè il nono livello dell’essere e spesso troviamo nei miti il concetto che i morti siano in un’isola, al di là di un oceano, e che si possano raggiungere con una barca. Vedi la barca egizia del faraone che lo porta nel Duat, o la barca di Caronte che porta nell’Ade. Il fiume, di converso, nei sogni rappresenta più spesso la vita terrena. Vedi Eraclito o Lao Tzu “La realtà è come un fiume…”.Cadere in un fiume può indicare il rientro nel flusso della vita. Il formicaio è per molti popoli primitivi un simbolo che predice la morte . Sappiamo che le formiche costruiscono il formicaio nei luoghi meno vitali per l’uomo, dove la sua energia sarebbe menomata, infettata; questo indica che la sognatrice prenderà una malattia infettiva che diminuirà le sue risorse vitali.
-Sulla luna c’è un deserto dove la bambina sprofonda e va all’inferno.
Qui abbiamo un cambio di dimensione e di situazione, la possibilità alchemica di passare “dall’alto al basso e viceversa”.
-La bambina tocca una sfera luminosa che emana vapore, un uomo la uccide.
La sfera luminosa rappresenta il principio vitale, l’emanazione della vita, l’anima. L’anima di chi non è più sulla terra è spesso vista dai sensitivi come una sfera luminosa. Il vapore è sinonimo di vita, l’aura vitale è descritta come vapore o luminescenza. E’ chiaro il presagio: la sfera-anima sarà toccata da qualcuno che le recherà morte con un contagio.
-La bambina sogna di essere gravemente malata, dalla sua pelle nascono tanti uccelli che la ricoprono totalmente.
Di nuovo un presagio dell’infezione. Gli uccelli compaiono spesso come segno funesto, l’uccello è anche l’anima che se ne vola via o la morte che ruba lo spirito vitale .
-Sciami di zanzare oscurano il sole, la luna e le stelle, tranne una che cade sulla sognatrice.
La scena è apocalittica, gli sciami di zanzare sono una delle bibliche piaghe d’Egitto, qua sono l’equivalente del formicaio e indicano il germinare di elementi virali.

I sogni parlano di morte e resurrezione con simboli universali secondo l’archetipo, nessuno sa come esso nasca e ogni cultura ne eredita le forme da quella precedente. Questi sogni sono di tipo sciamanico (sha-man =mente superiore), rappresentano miti sulla morte e la resurrezione, l’origine del mondo, l’evoluzione umana, l’al di là. Sono parabole sull’essere metafisico, come i racconti che costituiscono le grandi cosmologie. I
l fatto che le visioni appaiano a una bambina di 8-10 anni è inquietante e dice che l’inconscio può sommergere lo spirito del sognatore indipendentemente dal fatto che questi riesca a contenerlo o a comprenderlo.
La bambina racconta le sue visioni come fossero fiabe, cominciando con un “C’era una volta…”, con ciò le pone in un tempo-non tempo. Molti dei nostri sogni straordinari possono essere simili a fiabe; da vari punti di vista non c’è nessuna differenza tra sogno straordinario e fiaba; possiamo anche ipotizzare che le fiabe nascano da sogni o da modificazioni di coscienza paragonabili al sognare. Anche molte opere d’arte nascono nello stesso modo o nello stesso luogo, ci sono sinfonie o poemi che appaiono in sogno già complete, e anche invenzioni scientifiche o intuizioni filosofiche. Freud interpreta i sogni in modo analitico o con associazioni banali , ma il sogno può essere molto di più.
Potremmo scrivere come fiabe alcuni sogni più intensi. Scrivere il sogno sotto forma di fiaba o di poesia permette di non allontanarsi troppo dal suo livello perché il linguaggio dell’arte è lo stesso del sogno, creatore di realtà ed evocatore di senso. Allo stesso modo il sogno può farsi opera pittorica o danza. L’arte, come via analogica, è un mezzo espressivo che resta unito al sostrato del sogno e al suo valore emozionale, come progressione senza discontinuità, che ‘dice in modo simile’ e continua la stessa elaborazione in sintonia, mentre il linguaggio razionale rischia di travisare l’essenziale, impoverendo il messaggio del suo valore dal momento che lo traspone in strutture falsificanti.
Il sogno non può essere spiegato o capito razionalmente, è un fattore di trasformazione che agisce a livelli diversi da quelli della mente verbalizzata, è ‘energia in cammino ’.
La bambina vive dei SOGNI-MITI, simili ai riti di iniziazione delle comunità primitive, riti di passaggio, perché la sua energia sta per subire un forte cambiamento.

Le società antiche riconoscevano LA POTENZA DELL’ENERGIA CHE CAMMINA e la tribù intera partecipava con forme di sacralizzazione, ai momenti solenni del mutamento, nei quali qualcosa moriva e qualcosa rinasceva, mentre si impartivano i sacri misteri, cioè si connetteva la psiche storica e immanente all’energia eterna e trascendente. I riti di iniziazione o di passaggio, con la loro drammatizzazione emotiva e l’immedesimazione rituale, permettevano l’accesso a gradi di conoscenza superiore, accompagnando la riconfigurazione della vita umana o del ciclo naturale nei suoi momenti di varianza, in una riarmonizzazione partecipativa. Ma il nostro mondo presenta un’anomia del sacro. I sogni subentrano al rito e segnano i trapassi dalla vita terrena: le piccole e le grandi morti.
Rituali sacri accompagnavano un tempo la pubertà, l’ingresso nella giovinezza, il travaglio del parto e quello della morte, come sostegno all’anima nelle sue metamorfosi, dal morire al rivivere. Il rito e il mito erano contenitori del divenire che facilitavano l’assunzione di nuove dimensioni o ruoli. Dove la civiltà ha dimenticato il rito, l’inconscio lo reinventa nello spazio inconscio. La bambina sta per morire, sta per passare il grande ponte e i sogni la aiutano in modo rituale. Il fatto che morirà per una malattia infettiva, cioè per qualcosa di esogeno e imprevedibile, non limita l’inconscio , che va oltre la bambina storica, sa più di lei, vede il prossimo mutamento e la prepara con immagini straordinarie, le quali non hanno lo scopo di farsi capire alla sua mente conscia ma di preparare la sua energia. Il sogno non parla per essere capito dalla mente ma per modificare l’essere.
Jung dice: “I sogni possono essere racconti brevi che creano un shock dell’anima, (uno spostamento dell’energia), come i Koan del Buddhismo Zen”. Ciò che accade è in un piano sovra-razionale, finalizzato a un senso, ma non rivolto alla mente razionale, che può comprenderlo o no. Spesso c’è un netto dislivello tra le possibilità mentali del sognatore e i contenuti di certi sogni. La comprensione intellettiva è sempre marginale, il sogno non opera per una comunicazione ma per una elaborazione. Il sogno cucina qualcosa che tu mangi magicamente.

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Molto raramente la morte si presenta con i segni reali della morte. A Jung capitava anche questo.
Una volta Jung sognò un’antica tomba e sentì che qualcuno esalava l’ultimo respiro; vide una figura femminile con una veste bianca a simboli neri, che si levò in alto. Erano le tre del mattino, alle sette giunse notizia che era morta una cugina della moglie.
Un’altra volta sognò due persone defunte, insieme ad altre vive, tra quelle che credeva vive riconobbe una conoscente e pensò: “E’ già segnata!”. Alcune settimane dopo seppe che la persona in questione era morta in un incidente.

E’ chiaro che questi messaggi non provengono dal vissuto, dal passato, dalla ragione o dalla memoria, ma da un altro livello di conoscenza che non sempre si cura di essere compreso dall’intelletto, è la ‘mente che sa’, ma non è la mia mente razionale né la mia memoria parziale, qui il contenitore è globale e la memoria totalizzante.

L’analista o lo sciamano dovrebbero essere suscitatori di sogni più che interpreti, cioè suscitatori di dinamiche inconsce, proprio perché il sogno è un accadere e un evolvere.
I dodici sogni della bambina non si possono chiarire con le sue esperienze di vita o di conoscenza, sembrano provenire da una dimensione universale e cosmica, che non si cura delle conoscenze della bambina ma conosce il passaggio tra stati dell’essere e li aiuta. Non la bambina sogna il sogno ma l’Essere sogna se stesso e vede in modo simbolico i propri mutamenti. Non è l’inconscio individuale che opera ma quello collettivo, attraverso immagini arcaiche. Per l’inconscio collettivo il tempo non esiste perché esso è situato fuori del tempo e domina perciò tutti i tempi. Così per lo spazio. Siamo nel luogo dell’informazione pura, nel luogo dei significati in sé.

Jung si imbatte frequentemente nel sogno o nel segno premonitore o profetico. Freud avrebbe avuto dei blocchi in proposito, anche se la sua stessa vita, come la vita di tutti, fu segnata da esperienze di questo tipo, che egli avrebbe potuto accogliere come no.
Per Jung l’uomo non conosce il suo futuro con l’intelletto, che è spaziale e temporale e si basa su catene casuali contigue, mentre l’inconscio che è trascendente può conoscere tutto e, col suo sguardo, può sorvolare istantaneamente tempi e spazi diversi.
Per Jung è possibile che il sogno, come mediatore dell’inconscio, veda anche la morte del sognatore, come altri eventi non conoscibili a priori o non deducibili da fatti noti, perché esso sovverte l’ordine tradizionale della realtà ordinaria.
IL sognatore sognerà la propria morte ma non riconoscerà, e lo stesso potrà avvenire per la morte dei suoi cari, per cui il sogno si avvererà nei fatti e nei fatti sarà riconosciuto.
Nella realtà ordinaria l’evento accade su una linea temporale, seguendo o precedendo altri eventi; nella realtà straordinaria semplicemente ‘esiste’. Non lo si conosce per dimostrazione logica, o per sequenza o derivazione, ma solo per intuizione superiore. Così la natura fattuale è più ampia della nostra percezione ordinaria e delle sue categorie e non si cura delle nostre dimostrazioni razionali o delle pretese da laboratorio, essa prova se stessa semplicemente accadendo. Accadere ed esistere sono fuori dai nostri schemi dimostrativi, ma possono essere percepiti in universi coesistenti o simil-centrati. Ci sono universi che noi costruiamo con le nostre coordinate scientifiche ed altri che semplicemente si mostrano senza curarsi delle nostre costruzioni razionali.

(Frattali)

L’archetipo è la forma a noi visibile di una comunicazione con l’eterno.
Dice Jung: “E’ come se gli eventi futuri proiettassero all’indietro la loro ombra facendo sorgere sulla vittima quei pensieri che accompagnano l’approssimarsi di un esito fatale”.
Il sogno sembra predire il futuro, in realtà esso conosce il futuro, perché appartiene al regno della totalità, contiene dunque tutte le forme primarie, tutti gli eventi e tutti i luoghi.
Per noi è difficile concepire un piano che è talmente fuori dal tempo e dallo spazio da contenere tutti i tempi e gli spazi, ma molti fenomeni inspiegabili rientrano in questa ipotesi. Per un sensitivo la possibilità ultradimensionale è un fatto di esperienza, e l’esperienza dice che la natura è paradossale solo rispetto alle ristrette categorie che l’intelletto umano ha dato a se stesso.
Se una parte di me vive in una realtà calata nella successione temporale e nell’estensione spaziale e un’altra parte si sperimenta in una realtà onnitemporale e onnispaziale, posso solo testimoniare che due livelli di me sperimentano due realtà diverse.

Il sogno o il segno di preveggenza sono sempre esistiti e rifiutarli non li farà venir meno. Non è la natura che si deve adeguare all’uomo ma è l’uomo che deve conoscere la natura. “Passato, presente e futuro sono. E’ forse soltanto la coscienza che si sposta” .
Jung riporta questo esempio: “Un paziente sognò che il suo medico moriva in un gran fuoco. Tre settimane dopo il medico fu assalito da plegmone (febbre cancerosa) e morì.” “Nel libro dei sogni di Artemidoro (II sec. D.C.), il più grande libro sui sogni dell’antichità, troviamo un caso simile: “Un uomo sognò che il padre moriva nel rogo della casa e poco dopo il sognatore morì di plegmone = febbre alta, forse polmonite”. Il corpo è la casa, la febbre il fuoco, il padre simboleggia il respiro della vita. Passano 1700 anni tra il primo sogno e il secondo ma le immagini dell’inconscio non cambiano.”

Così Jung ci dice che ci sono sogni che possiedono un valore profetico o anticipatore. Egli ne ebbe molti: previde la morte della moglie, quella di alcuni suoi pazienti e persino la propria: i figli di Jung trovarono nel suo diario un sogno venuto nove mesi prima della sua fine che la preannunciava. Se il tre è la cifra della compiutezza, il nove segna l’incubazione, e, curiosamente, morte e vita hanno la stessa cifra preparatoria, per la vita nove mesi, per la morte nove giorni o mesi o anni, come se la morte fosse un’altra nascita con un tempo uguale di incubazione. Questa costanza del nove è una tipicità simbolica dell’inconscio. Ricordiamo che Nostradamus previde la data della propria morte con un errore di nove mesi. Nove mesi prima dell’evento morte già la morte comincia ad essere incubata.
Ovviamente per un determinista questo tipo di ipotesi è blasfemo, in quanto egli cerca la causa dei contenuti onirici nel passato, in linea con le scienze meccanicistiche che risalgono alle cause degli eventi ritenendole nel passato, ma per Jung la causa di un evento può stare anche nel futuro, perché noi non creiamo il futuro ma esso semplicemente ‘è’ in un mondo senza tempo. Così l’evento non ancora realizzato può attrarre a sé come un magnete il divenire . La trama delle cose, può essere letta non solo come coesistenza di eventi in uno stesso presente o come conseguenza di cause passate, ma anche come un vettore in due sensi che attraversa i tempi come un dover essere o diventare, un senso necessario solo per noi lineare ma in sé puntiforme, una causa che viene dal passato come dal futuro, un ‘essere insieme’.
Noi siamo collegati a quelli che eravamo e a quelli che saremo, a quelle energie che vennero prima e a quelle che verranno dopo. Ci sono magnifiche trame di realtà che attraversano di sbieco i tempi, come ci sono trame orizzontali che legano in uno stesso ‘tantra’, o configurazione totale, tutto ciò che si lega in uno stesso contenuto significante.
Se l’energia gioca con se stessa nelle sue magnifiche rappresentazioni, nulla le vieta di attraversare livelli orizzontali, verticali o obliqui di tempo, spazio e senso.
Ci è dato di focalizzare come vita solo una parte del sogno all’interno di un sogno più grande che l’energia tutta sogna attraverso noi. La coscienza è nel tempo e nello spazio ma l’inconscio si allarga sopra e li trascende.
Il mondo non è assurdo e lo spirito non è affatto inetto a comprenderlo, al contrario potrebbe darsi che lo spirito umano abbia già compreso il mondo, ma non lo sappia ancora” .

SIMBOLI DI MORTE

Il tunnel della morte è l’elemento che ci investe non appena si diventa coscienti e in vari modi condiziona il nostro pensiero nel senso più lato. Il primo sogno di sensazione di morte credo di averlo avuto in uno stato quasi incosciente. Ero ammalato, una forte influenza, e avevo una febbre molto alta; a un tratto ecco una visione che non ho mai dimenticata e che ho sempre associato alla morte. Apparve un’immagine che dall’età di 6 o 7 anni ho sempre ritenuto insolita e strana, aveva una forma di spirale che partiva dall’alto verso il basso, dando un senso di sprofondamento e a mano a mano si restringeva in un turbinio di cerchi sempre più piccoli. Tutto ciò lo sentivo come un incubo, in quanto presagivo una specie di risucchio verso il basso, come una possibilità di perdermi e di precipitare in uno stato a me sconosciuto. Poi tutto ritornò normale, ma mi è sempre sembrato strano come questa visione che ho associato alla morte non sia mai stata dimenticata e io tuttora la ricordi non senza turbamento. A volte mi chiedo se sarà questo che si realizzerà quando la vita terrena ci abbandonerà.” (Un allievo)

Da migliaia di anni l’uomo ha avuto visioni interiori, intuizioni profonde, che ha disegnato, dipinto, graffito o scolpito ed esse vengono a noi dai reperti archeologici più remoti.
Uno dei simboli più antichi è LA SPIRALE. Possiamo ipotizzare che indichi l’archetipo fondamentale: vita-morte.
Conosciamo due spirali: una ascendente e oraria, in apertura, che rappresenta la vita; l’altra discendente o antioraria, in chiusura, che rappresenta la morte. Visti dall’alto, i due movimenti sono stati fissati come due svastiche, destrogira e sinistrogira, ed esse appaiono ben presto nella storia dell’uomo in varie latitudini, riferite al dualismo fondamentale dell’essere e del mondo.
Il nazismo, che fu un sistema esoterico che voleva rifarsi ai Dori e agli Arii, riprese la svastica sinistrogira, volta a ovest (verso il tramonto del sole), funesta e apportatrice di morte, mentre la svastica oraria indiana è tipicamente quella volta a est, al sole che sorge, simbolo di nascita, vita e positività. Abbiamo dunque due movimenti antagonisti, uno ascendente, l’altro discendente, uno destrogiro, l’altro brade lente. Questi stessi movimenti appaiono spontaneamente quando si chiede di disegnare un mandala, come indicatori di una persona bene orientate con una energia aperta all’evoluzione o una persona involuta con una energia chiusa e calante.
In Cina il Tao (energia prima della creazione) diventa genesi, cioè mondo, separandosi in due energie contrapposte (jin e yang).

Il sogno che abbiamo sopra riportato fonde l’antichissimo simbolo della spirale con un altro, altrettanto antico: il tunnel della morte. Anche il tunnel indica un movimento, un passaggio interdimensionale, da chi ha fatto esperienza di premorte viene avvertito come un nero canale dinamico dove tutto ruota e i Tibetani ne parlano come di un cordone di energia rotante.
In senso lato possiamo dire che tutto è movimento nell’energia e anche la morte e la vita possono essere intuite come movimenti e mutamenti.
L’energia della vita è un’onda, è vista come onda elettromagnetica la luce, si muovono come un’onda il vento, la terra, l’acqua, il fuoco; il serpente rappresenta da tempo immemorabile questo movimento ondulatorio, che è allo stesso tempo origine di vita o di morte. Per questo i fiumi in India sono detti serpenti (naga) e le forze telluriche sono rappresentate da tutti i popoli, dagli aborigeni australiani agli antichi popoli precolombiani, ai cinesi o ai popoli africani, da draghi o da serpenti.

Componendo le due spirali, simmetricamente, abbiamo il caducèo, due serpenti arrotolati attorno a un asse centrale, il bastone è indifferentemente l’asse mediano dell’uomo, il fallo eretto, l’albero del mondo, il pilastro cosmico, l’asse dello zed… I due serpenti indicano le polarità del mondo, maschile-femminile, sole-luna, secco-umido, caldo-freddo, tendenze contrarie nel cuore dell’uomo come nel cuore della natura… i due movimenti ripetono anche i percorsi sull’eclittica di Sole e Luna che si intrecciano o si separano. In alchimia i due serpenti indicano i due principi contrari fondamentali del laboratorio, alchemico, il Mercurio e lo Zolfo chimici, che vengono conciliati dall’oro della bacchetta centrale.

Nel caducèo sono riuniti anche i cinque elementi fondamentali della vita: la bacchetta lega la Terra al Cielo o etere, le ali indicano l’Aria, i serpenti il Fuoco e l’Acqua. “Il fallo di Hermes psicopompo penetra dal mondo conosciuto al mondo sconosciuto, dalla ricerca di un messaggio spirituale di liberazione e guarigione” .
Il caducèo è la bacchetta magica di Hermes o Mercurio, il dio che penetra nell’al di là, nel mondo degli dei come in quello dei morti, che può mandare un uomo nella morte come resuscitarlo, per questo c’è un Hermes bianco come uno nero con due culti separati, egli porta i messaggi degli dei come dei defunti, è il messaggero celeste, una specie di angelo ( brade = messaggero) di prima categoria.
In Grecia i serpenti del caducèo prendono le ali, con riferimento alla forza spirituale (come i draghi alati cinesi, o come il dio atzeco Quetzalcoatl, sacrificato, che rinasce come serpente piumato per ascendere al cielo), e alla sommità del bastone appare la testina alata di Hermes , la stessa testina alata è posta nei crocicchi sulle erme, poste a sacra difesa dei confini e dei viaggiatori. Hermes, vestito da viandante, è l’energia del passaggio, energia brade lente o mediatrice per eccellenza, che guida gli esseri nei cambiamenti di stato.
Questa stessa energia, divenuta forza taumaturgica, è attribuita ad Asclepio (Esculapio), figlio di Apollo, nume di quella medicina che fa passare dalla malattia alla guarigione, dalla morte alla vita, per cui il caducèo diventa l’emblema dell’arte medica e lo ritroviamo sulla albarelle delle antiche farmacie ma ugualmente è l’emblema della salvezza dell’anima come energia che fa passare dall’oscurità della materia alla luce dello spirito.

Il caducèo rappresenta la forza della vita. Nel culti mediterranei il caducèo è connesso ai culti della terra e alla dea dei serpenti ed è una bacchetta sciamanica o rabdomantica come la bacchetta druidica o quella degli aruspici etruschi, ma come Asse sacro lo troviamo ovunque nelle culture più diverse, forza dell’albero del Bene e del Male, giardino delle Esperidi, albero di tasso celtico matrice della conoscenza sacra, betulla sciamanica, totem amerindo…
Il caducèo si rifà a forme archetipiche presenti ben oltre il mondo greco, appare sulla coppa del re Gudea di Lagash nel 2600 a.C. , in oggetti sumerici del 2100 a.C., su antiche tavolette di pietra indiani…, due serpenti (nadi) si arrotolano attorno al bastone di Brahman, due serpenti di energia (ida, pingala) ruotano attorno alla colonna vertebrale (sushumna), si dice che gli dei Izanagi e Izanami girino attorno al pilastro cosmico prima di unirsi, come Fu-hsi e Niu-kua ecc.
Nell’esoterismo indiano il caducèo riporta alla Kundalini, la doppia spira di energia, latente nella zona sacrale, che la meditazione può attivare innalzandola, così da illuminare tutti i Chakra. Sia il caduceo che la Kundalini sono descritti come due serpenti che si arrotolano in senso inverso per tre spire e mezzo, il totale è dunque sette, un numero sacro. Ma troviamo anche serpenti uniti a formare un otto, il lemniscata, simbolo dell’infinito.
Ancora nella Bibbia leggiamo: “Due funi intrecciate sono il segreto della vita”, e questo fa pensare alle due eliche del DNA.

Oltre che come spirale negativa, la morte può apparire come FARFALLA, di segno positivo, o FALENA, di segno negativo, legate rispettivamente al giorno e alla notte. Farfalla in greco è psichè, anima.
Queste due esperienze mostrano come il simbolo affiori dall’inconscio.

Una mia vicina era molto legata al marito, quando questi morì si trovò del tutto sola e cadde in una profonda depressione. Quando il marito era vivo e a primavera arrivavano la farfallina cavolaia, di colore giallo chiaro, lui scherzava e diceva che la farfallina era l’anima di suo fratello. Dopo la sua morte, la moglie si chiuse per giorni in casa senza comunicare più con nessuno, o era sveglia e dolorante o cadeva in un profondo sopore. Ma una volta, mentre dormiva, sentì la voce del marito che la chiamava insistentemente “Rina! Rina!”. Come aprì gli occhi, una enorme farfalla tropicale dai colori bellissimi volava nella stanza, ed era un mistero come fosse entrata perché tutte le finestre erano chiuse.

Qui l’esperienza è narrata dalla stessa protagonista:
Mi chiamo Giovanna e debbo premettere che le falene, cieche e pelose, mi terrorizzano da sempre come, del resto, tutti gli insetti volanti. Forse, in una precedente dimensione, ho avuto qualcosa a che fare con i nativi d’America, che le considerano immagini di morte. Questo è un incubo ricorrente, dalla gioventù ai 50 anni. Mi trovo in un grande locale spoglio, con soffitti molto alti e finestre piccole, la luce è accesa e, improvvisamente, capisco che è entrata una grossa falena, dato che a tratti la luce si oscura al suo passaggio. Corro velocemente verso una porticina in fondo al locale per sfuggirle (so che se mi vede mi volerà addosso in picchiata) mentre mi cresce una forte pelle d’oca sulla testa al pensiero che riesca a toccarmi. Mi salvo chiudendomi dietro la porticina che immette in una stanzina senza finestre, vedo trapelare la luce dalle sottili fessure di contorno della porta che si oscurano di tanto in tanto al passaggio della falena. Improvvisamente sento che capisce che io sono lì dentro e la sento buttarsi a capofitto sulle fessure della porticina per riuscire a penetrare. Un terrore senza fine si impadronisce di me vedendo che piano piano si appiattisce e riesce nel suo intento, prima con le zampe e poi con tutto il corpo estremamente assottigliato e ingrandito. Mi guardo attorno e vedo un usciolino, corro, lo apro e lo richiudo dietro di me mentre tutto si ripete irrimediabilmente come in precedenza. A questo punto, prima che la falena riesca a toccarmi, mi sveglio urlando, tutta gelata, terrorizzata ma felice anche se sono consapevole che quella volta che non mi sveglierò sarà perché sono morta perché la falena è la MORTE e ogni tanto mi avverte che lei è là e un giorno, prima o poi, mi prenderà.”

Come si vede vi sono fobie, cioè terrori irrazionali nei confronti di oggetti di per sé innocui, che possono essere interpretate seguendo il loro valore simbolico.

Qui è un uomo a parlare del suo primo incontro col concetto della morte:
“Ho un ricordo nella mia vita che appartiene ai momenti più’ significativi e forti. Ciò che sto per scrivere avvenne che ero ancora bambino e lo ricordo così lontano nel tempo che non saprei dire se effettivamente si tratti di un fatto avvenuto realmente o di un sogno, ma sempre inerente alla vita-morte. Ho sempre vissuto in campagna in una casa molto grande. Allora la nostra vita di casa si svolgeva per lo più in cucina dove, per motivi vari, il camino era quasi sempre acceso. Pertanto era frequente che dopo cena ci si sedesse attorno al camino acceso per dialogare. Allora avevo uno zio, molto anziano, che si chiamava Carlino; era zoppo e parlava stentatamente, ciò non toglie che mi trovavo bene in sua compagnia. Ebbene,una sera d’inverno, davanti al camino acceso, io bimbetto, insieme a Carlino parlammo della morte. Veramente fu Carlino a rivelarmi che la nostra vita non sarebbe durata in eterno e che ognuno di noi avrebbe dovuto morire. Io, fino a quel momento, questo non lo avevo mai pensato, anzi credevo proprio di essere immortale. Questa rivelazione mi provocò uno stato traumatico e un ricordo indelebile che ancora oggi penso con stupore e con profonda commozione”.

I segni della morte possono apparire dall’inconscio o possono essere premonitori di un evento minaccioso futuro. Questo è un sogno premonitore di un incidente:
“Una notte di alcuni anni fa ebbi un incubo. Sognai che durante un viaggio in auto, ero di fianco a mio marito che guidava, improvvisamente, a causa di un incidente, il cofano della nostra macchina, una golf verde scuro metallizzato, si accartocciò fino a toccare il vetro anteriore dell’auto. Non mi ero però fatta male. Gridai spaventata e mi svegliai. L’incidente avvenne nello stesso modo dopo circa tre mesi dal sogno, che ricordai di nuovo quando vidi accartocciarsi il cofano dell’auto davanti a me, nel medesimo modo, in cui lo avevo visto nell’incubo. Non ci facemmo male. Ancora oggi non riusciamo a comprendere come mai, pur vedendo le macchine ferme e frenando per almeno 50 metri, la macchina non rispose ai comandi e tamponammo l’ultima macchina ferma in fila. Si trattò infatti di un tamponamento a catena, noi eravamo gli ultimi. Altre persone coinvolte cercarono di sfruttare l’incidente per avere dei risarcimenti più forti dalle varie assicurazioni. Ricevemmo per anni, telefonate minacciose da alcuni di costoro.

Qualche tempo dopo sognai di essere alla guida della mia auto e che qualcuno mi tamponava di lato. Nel sogno ripensai all’incubo simile che si era avverato e sentii di voler ripetere l’ultimo sogno vedendo che l’incidente sarebbe stato minimo. Così feci. Così poi avvenne dopo circa tre settimane.”

Jung credeva ai sogni di premonizione, chiaroveggenza e telepatia. Questi potevano apparire anche a un altro, non solo il parente stretto o il partner affettivo ma anche l’analista, che è compagno privilegiato dell’inconscio del paziente per il suo particolare rapporto con lui.
Una volta Jung toccò con la mano la propria fronte e quella dell’altro e disegnò tra le due un cerchio come a dire: “Il sogno non viene fatto lì e nemmeno lì, ma viene fatto qui”.
I sogni connessi alle predizioni di morte sono frequenti e ce ne sono esempi celebri. Si dice che Lincoln sognò presagi della propria morte una settimana prima di essere assassinato. La moglie di Giulio Cesare ebbe sogni infausti prima delle idi di marzo, in cui Bruto assassinò Cesare. Socrate, la notte prima di prendere la cicuta nel carcere, sognò una donna vestita di bianco che gli mostrava la libertà.
Nei periodi di crisi storica i sogni di morte si infittiscono. Durante e prima la guerra del Kosovo moltissime persone mi raccontarono sogni terribili. Non so perché questo sia avvenuto per la guerra del Kosovo e non per l’Afghanistan o l’Irak, forse per la vicinanza di questo paese col nostro, forse perché quella era la prima guerra che rompeva un lungo periodo di pace europea e segnava l’inizio di un lungo periodo di fragilità politica, certo è che l’evento fu preceduto da molti segni e sogni. L’Europa era sconvolta da una paura che non sapeva razionalizzare e questa germinava incubi. Dopo cinquant’anni di calma si entrava di nuovo in guerra ed era una guerra a cui partecipava anche l’Italia. Il sogno di pace europeo era infranto e vivevamo sotto l’ombra di una cupa minaccia. Si presentava a noi drammaticamente il lato oscuro della perdita di ogni sicurezza, la sindrome della precarietà; ogni giorno il telegiornale mostrava persone che fino a un mese fa avevano una casa, un lavoro, una terra, una famiglia e improvvisamente restavano prive di tutto. Ciò era inquietante. La guerra è un grande, terribile, archetipo che minaccia tutte le nostre sicurezze, ci fa vedere che tutto ciò che abbiamo può essere spazzato di colpo, ci dice che tutto è brade lente.
Come scriveva Ungaretti: “Si sta/ come d’autunno / sugli alberi/le foglie”. Questa è la precarietà della vita, sotto l’oscura paura del Male.

Raccontano di me un fatto, devo citare quello che hanno detto i testimoni perché io non ne ho memoria, ed è l’unico caso di trance in cui sia incappata nella mia vita. Credo fosse il 1990, ero a Bologna, in V. Orfeo, e stavo ascoltando una conferenza di parapsicologia presso la Biblioteca di Parapsicologia, quando d’un tratto mi sono alzata di scatto interrompendo l’oratore e mi sono messa a parlare di colpo senza coscienza e ho descritto con orrore una grande ombra nera, il Male, che stava dilagando, piena di terribile morte, dai Balcani, era come una nube o un gas venefico, come una fuliggine. Ero terrificata e tremavo in tutta la persona sotto una grave emozione, come se lo vedessi e lo percepissi come una nuvola nera, fuligginosa, che si allargava. Altre volte ho percepito, nei riguardi di specifiche persone, questa visione di fuliggine, purtroppo anche su attuali leader politici e, a volte, anche preti, qualcosa di sporco e ineliminabile che avanza non ostacolato e mi terrorizza. Via via nel tempo mi capita di incontrare delle persone che erano presenti quella sera e che si ricordano di me e mi raccontano quello che successe, ma io non ricordo nulla. E’ una delle rare profezie che mi hanno attraversato, pur avendo avuto spesso intuizioni e predizioni.

Pablo Neruda, ne ‘I dittatori’, descrive il male con una poesia che sembra essa stessa un incubo:

“Il dolore è celato, simile ad una pianta/ il cui seme cade senza tregua sul suolo/ fa crescere al buio le grandi foglie cieche/L’odio si è formato squama su squama,/colpo su colpo, nell’acqua terribile della palude,/con un muso pieno di melma e di silenzio.”

Il sogno premonitore riguarda un caso personale, quello profetico un caso collettivo o storico. Jung conobbe tutti e due i fenomeni, previde casi personali ma anche eventi storici, come la prima guerra mondiale.
Nell’autunno del 1913 egli avvertì il conflitto imminente sotto forma di una oppressione schiacciante, “come se ci fosse qualcosa nell’aria”. Sentiva che doveva esserci una sciagura universale per l’intera Europa. Cominciò ad avere delle allucinazioni di distruzione, come fosse preda di una psicosi. Aveva avuto spesso sogni che predicevano la morte di parenti o conoscenti. Quando morì la moglie, lo aveva sognato nove mesi prima . Ma nell’autunno del 1913 il messaggio fuoruscì dal sogno e invase la mente conscia con stati allucinatori, l’oppressione interiore divenne insostenibile, l’angoscia lo trasformò in una antenna dolorosa. Il senso incombente della fatalità proseguì per alcuni mesi fino all’agosto del ’14, quando scoppiò la prima guerra mondiale.

Subito prima di questi fatti, la vita di Jung era stata amareggiata dalla rottura dell’amicizia con Freud. Questa rottura fu molto dolorosa per entrambi e li fece cadere in una depressione simile a un lutto che, per Jung, portò allo scardinamento del livello cosciente, aprendo la sua mente alla profezia. Questo è uno degli effetti positivi della depressione: la possibile apertura della mente straordinaria.
Ogni persona che conosciamo ci cambia, ma lasciare un amico è come abbandonare una parte di se stessi; e un lutto come un abbandono costituiscono una sottrazione improvvisa di energia vitale. Quelli che amiamo, ma anche quelli che odiamo, fanno radici nella nostra anima, germinano e crescono dentro di noi, non possiamo strapparli senza strappare insieme brandelli di vita. La rottura di una relazione affettiva, ma anche la morte di un famigliare che non ci ha amati, è una sottrazione improvvisa dell’energia che ci costituisce. L’abbandono deve essere elaborato come la perdita di un braccio o di una gamba; la parte strappata non ricrescerà mai e lascerà dietro di sé il vuoto della mancanza; così noi strappiamo dal cuore chi ci è cresciuto dentro, lo strappiamo e resta un vuoto traumatico, quel vuoto di energia attrae inesorabilmente altra energia, ma poiché con l’assente noi rifiutiamo la vita elaborata, quello che verrà sarà strano e misterioso, la zona vuota diventerà un catalizzatore d’ignoto e aprirà poteri ignoti. Per questo qualsiasi lutto da morte o da abbandono può diventare varco per contenuti straordinari.

Nell’autunno del ’13 l’oppressione interiore di Jung si fece insostenibile, la mancanza divenne magnete di conoscenza, ed egli captò qualcosa di terribile che sarebbe accaduto non a lui ma all’Europa intera. Il suo dolore per la perdita dell’amico aprì la percezione a qualcosa di più grande. La premonizione di una sciagura imminente continuò ad assillarlo nei mesi seguenti fino all’agosto del 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale.
Egli scrive: “Nell’ottobre del 1913, mentre ero in viaggio, in treno, da Zurigo a Schaffhausen, ebbi un’allucinazione: all’imbocco di una galleria persi la coscienze del tempo e del luogo per tornare in me stesso solo un’ora dopo, quando il capotreno annunziò l’arrivo alla stazione. Nell’intervallo avevo avuto una allucinazione. Mentre guardavo la carta dell’Europa, vidi il mare sommergerla tutta, un paese dopo l’altro, a cominciare dalla Francia e dalla Germania. In breve l’intero continente era sommerso a eccezione della Svizzera. La Svizzera era come una montagna così alta che le onde non potevano sommergerla. E vidi me stesso seduto sulla montagna. Poi, guardandomi attorno, compresi che il mare era un mare di sangue, sulla cui superficie galleggiavano cadaveri, tetti divelte, travi bruciacchiate. Questa visione durò un’ora. Rimasi sconvolto. Due settimane dopo la visione si ripresentò e una voce mi disse: “Guarda bene, è tutto vero, sarà proprio così.” La stessa fantasia si ripeté tre mesi dopo, nel dicembre del 13, sempre mentre andavo a Shaffhausen, sempre all’imbocco della galleria (era come se mi immergessi nell’inconscio collettivo) “ .
“Nella primavera del 14 (maggio-giugno) feci il seguente sogno: mi trovavo nei mari del Sud, vicino a Sumatra (segue descrizione di una rotta navale), appresi dai giornali che sull’Europa si era abbattuta una terribile ondata di freddo, come non si era mai verificata prima… tornavo in Svizzera. Tutto era coperto di neve, a perdita d’occhio. Dalla neve spuntava però una grandissima vite carica di grappoli d’uva. Mi avvicinai e cominciai a coglierli e a distribuirli a una massa di persone…Tre volte si ripeté questo sogno. In quel periodo stavo preparando una conferenza sulla schizofrenia… credevo di essere schizofrenico… Il 13 luglio, appena terminata la mia conferenza, appresi dai giornali che era scoppiata la guerra… non ero schizofrenico… i sogni e le visioni mi erano venuti dal sottosuolo dell’inconscio collettivo”. (Per inciso, la rotta navale che il sogno descrive comparve di lì a poco sui giornali e riguardava il viaggio di un capitano di corvetta) .

I sogni profetici sono una realtà. Jung crede che alcune persone siano più ricettive di altre e possano ricevere messaggi speciali. Freud non considera le premonizioni, parla con disprezzo della “nera marea di fango dell’occultismo”, anche se nei suoi ultimi anni cambiò leggermente la sua posizione, ma Jung è un sensitivo e non nega ciò di cui ha esperienza diretta. Il sensitivo o il medium non hanno bisogno di dimostrare niente a nessuno, così come uno che ha la vista non deve dimostrare niente a chi non vede.

Perché ci sono sogni profetici? Forse alcuni sono ricettori di messaggi in cui si manifestano intuizioni o informazioni più alte o lontane, oltrepassando il tempo e lo spazio. Sicuramente il dolore è una di quelle esperienze che aprono all’inconscio superiore, in India il piano dell’infinita conoscenza viene chiamato AKASHA, il grande archivio cosmico del sapere globale, il livello dove ogni informazione è sempre presente.

Jung aveva avuto spesso sogni che gli predicevano svolte di vita o morti e aveva sognato la morte di pazienti o di parenti o amici. Spesso i presentimenti arrivavano come immagini persistenti. Una volta, mentre tornava a casa in treno, fu assalito dall’immagine di qualcuno che annegava e seppe poi che il suo nipotino più piccolo aveva rischiato di annegare.
L’inconscio collettivo è un piano di realtà extratemporale e extraspaziale, con cui la mente umana riesce a connettersi in situazioni o condizioni particolari. Gli antichi lo chiamavano ‘il regno degli dei’. Tutti i sistemi religiosi da migliaia di anni parlano di una dimensione dove ogni conoscenza è possibile ed è sempre presente. E’ una dimensione che la mente può toccare, che non contiene il tempo, lo spazio o la causa; la coscienza può capitarvi in sogno o in momenti straordinari della veglia. In Egitto chiamavano questo ‘non tempo- non luogo ’ la ‘casa di Osiride ’:
“Osiride, l’essere umano che dopo la resurrezione divenne un dio, dice di se stesso: “Io sono l’Ieri, l’Oggi e il Domani”. Il dio egizio vive nella Casa dell’Eternità, la Casa che ha Milioni di Anni “.
Quando il contatto accadeva, io sentivo uno scivolamento laterale della mia energia, uno spostamento quasi tangibile a lato della mente, ma non potevo dimostrarlo né produrlo a piacere e solo qualche volta potevo farne partecipi gli altri. Le immagini vi apparivano, a volte dentro la mia mente a volte fuori, spesso erano simboliche o mescolavano elementi simbolici a elementi reali, per cui l’interpretazione era difficile, e la visione si comprendeva solo dopo che il fatto si realizza veramente. Potevo solo mettere in memoria l’immagine e sperare di capirla meglio in futuro, oppure, se riguardava l’altro, potevo narrarla più fedelmente possibile aspettando che l’altro me ne chiarisse il senso.

Indubbiamente Jung era un medium, oltre che un uomo straordinario, ed era molto conosciuto e molto amato. Chi lo incontrava restava affascinato dalla sua personalità. Sapeva sviluppare con gli altri intensi rapporti d’anima non solo con la comunicazione diretta ma anche con le parole scritte o altri in modi misteriosi.
Io ho sentito la sua voce, come voce diretta, cioè ambientale, che mi parlava da fuori in tedesco e mi diceva di cercare il Sé, una lunga frase in un tedesco arcaico, che finiva con le parole “….abreden das Selbst!”,” …esci da dove sei e vieni a parlare col Sé”, e spesso avevo l’impressione di trovare sul computer, quando scrivevo di lui, frasi che non mi sembrava di aver pensato o scritto, ma potrei sbagliare. Molte cose si fanno non con l’attenzione vigile ma col subconscio e non è facile separare ciò che è nostro da ciò che non lo è.

Molti sogni o segni premonitori di morte riguardarono proprio la morte di Jung.
Jung morì il 6 giugno del 1961. In prossimità di questa data, molti che lo avevano conosciuto ebbero sogni premonitori o indizi della sua morte e anche molti che non lo avevano conosciuto direttamente furono avvertiti in qualche modo dell’evento.
Una paziente della Von Franz, che non aveva mai visto Jung, fece questo sogno:
“Giornata di sole, prato, molta gente tra cui Jung. Il suo abito era verde davanti e nero dietro (verde e nero rappresentano vita e morte). C’era un muro nero con un foro che riproduceva perfettamente la sagoma di Jung. Egli entrò nel foro e, poiché il suo vestito dietro era nero come il muro, non fu più visibile. Era lì ma non si poteva vederlo. La sognatrice guardò se stessa e vide che anche il suo abito era verde davanti e nero dietro, anche lei era fatta di vita e di morte.”
Forse” commenta la Franz ”quando moriamo usciamo dall’orizzonte degli eventi degli esseri terreni (la vita verde) ma continuiamo a esistere in uno stato che per i viventi è invisibile (il nero che assorbe tutti colori)”. Rientriamo nel mondo dell’energia non percepibile ma che comunque non cessa di esistere.
Il sensitivo Rol percepiva la frequenza del vitale come colore e calore e, come avvertì le corrispondenze tra colore e suono, fu in grado di operare alcune modificazioni nella materia: ”La mia ricerca è finita. Ho scoperto la legge che lega le vibrazioni del colore a quelle sonore della nota sol e a particolari vibrazioni termiche: il segreto della coscienza sublime” .
Forse noi siamo solo vibrazioni e una grande vibrazione è la morte ma essa, come noi la intendiamo razionalmente, semplicemente non esiste.
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JUNG 3 indice

Lezione 1 – https://masadaweb.org/2010/10/12/masada-n%C2%B0-1209-12-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-prima/

Lezione 2 – https://masadaweb.org/2010/10/20/masada-n%C2%B0-1212-20-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-seconda/

Lezione 3 – https://masadaweb.org/2010/10/26/masada-n%C2%B0-1214-26-10-2010-jung-3-lezione-3-l%E2%80%99immagine-sociale-l%E2%80%99archetipo-della-persona/

Lezione 4 – https://masadaweb.org/2010/11/04/masada-n%C2%B0-1218-4-11-2010-jung-3-lezione-4-a-un-passo-dalla-guarigione/

Lezione 5 –https://masadaweb.org/2010/11/09/masada-n%C2%B0-1221-9-11-2010-psicoanalisi-jung-3-lezione-5-la-depressione-di-jung-la-rottura-con-freud/

Lezione 6 – https://masadaweb.org/2010/11/24/masada-n%C2%B0-1225-24-11-2010-jung-3-lezione-6-i-tipi-psicologici/

Lezione 7- https://masadaweb.org/2010/11/28/masada-n%C2%B0-1227-28-11-2010-jung-3-lezione-7-tipi-psicologici-e-astrologia/

Lezione 8 – https://masadaweb.org/2010/12/07/masada-n%C2%B0-1231-7-12-2010-jung-3-lezione-8-sogni-e-segni-che-preannunziano-la-morte/

Lezione 9 – https://masadaweb.org/2010/12/12/masada-n%C2%B0-1233-12-12-2010-jung-3-lezione-9-la-sincronicita/

Lezione 10 – https://masadaweb.org/2010/12/21/masada-n%C2%B0-1237-21-12-2010-jung-3-lezione-10-l%E2%80%99angelo/

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Per la parte iniziale del corso vedi

http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Cara prof. Viviana,
    è troppo prepotente la mia esigenza di ringraziarla per i suoi studi che generosamente inoltra a chi, come per mia fortuna, è iscritto nella sua mailing list!
    Leggo con interesse tutti i “Masada” ma, in modo particolare, leggo con avidità i suoi studi che riconducono il paranormale in una dimensione “vivente”!
    In questa ultima lezione: “Sogni e segni che preannunziano la morte” mi ha dato l’opportunità di riflettere ulteriormente su degli eventi che purtroppo… o per fortuna, quando mi si presentarono non seppi collocare nel modo giusto ma che, successivamente, si rivelarono premonitori.
    Premonitori sull’imminente fine della vita terrena del mio unico figlio e, avere anche conferme scientifiche sulla veridicità di tali fenomeni… beh, aiuta a sopravvivere. Mi creda!

    Grazie… grazie dal profondo del cuore.
    Con stima.
    Ivana

    Commento di Ivana — dicembre 8, 2010 @ 10:40 pm | Rispondi

  2. Argomenti interessanti e per certi versi tabù per la maggior parte dei viventi (per modo di dire tanti sono morti dentro e non lo sanno) l’rrazionale alle prese col mondo razionale che è la maggioranza che non significhi sia quello giusto,è solo vita materiale e noi siamo corpo e anima e ci educano fin dall’infanzia malissimo.Ciao…ciao

    Vincenzo

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 9, 2010 @ 7:18 pm | Rispondi

  3. Cara prof. Viviana,
    è troppo prepotente la mia esigenza di ringraziarla per i suoi studi che generosamente inoltra a chi, come per mia fortuna, è iscritto nella sua mailing list!
    Leggo con interesse tutti i “Masada” ma, in modo particolare, leggo con avidità i suoi studi che riconducono il paranormale in una dimensione “vivente”!
    In questa ultima lezione: “Sogni e segni che preannunziano la morte” mi ha dato l’opportunità di riflettere ulteriormente su degli eventi che purtroppo… o per fortuna, quando mi si presentarono non seppi collocare nel modo giusto ma che, successivamente, si rivelarono premonitori.
    Premonitori sull’imminente fine della vita terrena del mio unico figlio e, avere anche conferme scientifiche sulla veridicità di tali fenomeni… beh, aiuta a sopravvivere. Mi creda!

    Grazie… grazie dal profondo del cuore.
    Con stima.
    Ivana Luci

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 10, 2010 @ 4:59 pm | Rispondi

  4. Ciao cara Viviana e Sereno Natale.
    Comincio col raccontarti che ho perso mio padre che avevo appena 5 anni e fino all’età di 15 anni di notte ho avuto sempre incubi in cui, spaventatissima, vedevo mio papà sempre dentro la bara e sempre in una delle due stanze del solaio,la più piccola e la meno luminosa, anche la meno frequentata da noi bambini che preferivamo trascorrere il tempo nella prima stanza in cui si trovava il terrazzo.
    Di mio padre non mi ricordo niente tranne, in modo molto vago,i giorni seguenti la sua morte in cui vedevo la bara in casa. Ciò che so, tramite i racconti di mia madre,è che dopo 4 maschi era molto felice dell’arrivo della prima figlia femmina, malgrado la mia famiglia fosse povera. Mio padre era marinaio e durante la seconda guerra mondiale gli ultimi 2 anni li trascorse da prigioniero in un campo di concentramento. Ne uscì vivo, ma non senza conseguenze. Quando rientrò in patria in nome della quale l’avevano fatto combattere per più di 5 anni, rubandogli la giovinezza, non riuscì neanche a trovare lavoro e dovette emigrare in Francia. Quando ritornò in Italia già ammalato, morì alcuni mesi a 42 anni, lasciando mia madre con 6 figli da sfamare e senza una lira. Come sostentamento c’era solamente una misera pensione di reversibilità che percepiva mia madre.
    Io sono nata a L. in una comunità italo-albanese in cui viene tramandata oralmente la lingua albanese che ancora oggi usiamo in famiglia,(scusami perciò se magari non mi esprimo tanto bene in italiano, questo dipende però anche dal fatto che ho un livello culturale piuttosto basso), qua ho vissuto fino all’età di 11 anni. Quindi ti puoi immaginare in quali condizioni vivevo.
    Mia madre per la cultura di quell’epoca non poteva neanche uscire per il lutto e mi ricordo che il giorno dei morti mandava al cimitero a trovare mio padre e portargli dei fiori, me e mia sorella di 2 anni più piccola di me.
    Poi ci trasferimmo a Milano; mia madre prese questa decisione, con grande sofferenza, solamente perchè 3 dei miei fratelli più grandi erano già stati portati a Milano in tempi diversi da una zia che si trovava qua da un po’ di anni. Quando si misero a convivere insieme senza mia zia, cominciarono ad avere dei problemi e a farne le spese fu il più giovane,un fratello che morì a 33 anni. Com’è crudele il destino! Mia Madre venne a Milano per proteggere lui e proprio lui se ne andò tanto giovane per un’embolia cerebrale, almeno questo dissero i medici del Niguarda. Solo 25 anni dopo la sua morte sono venuta a sapere da mia sorella che a mio fratello, quando giunse in ospedale ancora vivo, non fu subito prestato soccorso e l’hanno lasciato agonizzante per parecchie ore perchè hanno sottovalutato la gravità del caso. Se ne resero conto quando ormai non c’era più niente da fare. Mio fratello è entrato in coma e in poche ore è morto. Se l’avessi saputo all’epoca avrei lottato per avere giustizia. Avrei preferito non saperlo 25 anni dopo, perchè sapere che è stato lasciato morire ha riaperto delle ferite che si erano rimarginate.

    Il mio primo sogno premonitore riguarda proprio la morte di mio fratello, avevo 27 anni:
    “Qualcuno, non so chi, mi dice di andare al NIGUARDA per andare a trovare mio PADRE perche è morto. Spaventata, vado all’ospedale e vedo mio padre morto già nella bara”.
    All’alba mi sveglio agitata per l’incubo che avevo avuto. Però vado a lavorare come gli altri giorni. Due o tre giorni dopo, nel tardo pomeriggio, mentre sto ancora lavorando, arriva una telefonata per me: un famigliare mi dice che mio FRATELLO è grave e di raggiungerlo al NIGUARDA che i miei sono già li. Quando li raggiungo, mio fratello è già entrato in coma e poco dopo muore.
    Da questo momento in poi ho cominciato a dare un senso ai sogni e a collegarli con i fatti che mi accadono nella vita.
    Mi accade di sognare anche gente che non conosco o che non fa parte né della famiglia né del mio ambito lavorativo.

    Il secondo sogno te lo racconto proprio per questo motivo. Conoscevo questo ragazzo solo superficialmente; ci scambiavamo il saluto quando ci capitava di incontrarci come capita di solito con i vicini e conoscevo solamente il suo nome, R., e suppongo che ci fosse poca differenza di età tra noi due. Uso il termine ragazzo ma, per me, aveva tra i 25 e 30 anni.
    “Apro la porta d’ingresso per uscire e vedo che sul pavimento del corridoio comune che porta alle scale, c’è tantissima roba tra cui capi di abbigliamento, cuscini, biancheria, TUTTA NERA. Faccio qualche passo avanti e vedo che la porta dell’appartamento adiacente al mio è socchiusa e intuisco che tutta quella roba appartiene al ragazzo che abita in quel monolocale, allora apro la porta e vedo che all’interno è tutto a soqquadro e tutto nero; tantissima roba nera sparsa dapertutto, gli armadi e i cassetti tutti aperti”.
    Il mattino, appena sveglia, ho raccontato tutto a mia madre dicendole che quell’incubo non presagiva niente di buono, ed ero molto preoccupata per la sorte del mio vicino. Infatti appena 3 giorni dopo, al rientro dal lavoro, mia madre mi dà la brutta notizia: “R., purtroppo. è morto in un incidente d’auto alla guida della quale c’era un suo amico che si è solamente ferito, mentre per R. non c’è stato niente da fare”.
    Siamo rimaste sconcertate! Abbiamo subito collegato la premonizione all’evento. Anche perchè più palese di così non si può.
    Di premonizioni ne ho avute e continuo ad averne tantissime, come mia madre.
    Cara Viviana, questi eventi mi hanno fatto rifflettere molto. Ormai sono più che convinta dell’esistenza dell’al di là e che finalmente vivremo la felicità vera, però io vorrei che anche nella vita terrena gli uomini potessere godere della gioia che può regalare, anche perchè l’uomo ormai con le potenzialità produttive di cui dispone, potrebbe soddisfare tutti i bisogni di tutti gli uomini.
    Invece di lavorare per il capitale, lavorare per il bene di tutta l’umanità, sarebbe meraviglioso!
    Invece 10 milioni di bambini all’anno muoiono di fame e gran parte dell’umanità deve soppravvivere con 1 euro o 2 al giorno, e ciò mi ferisce profondamente, mentre la richezza prodotta dai lavoratori è concentrata in pochissime mani, mani di briganti dell’era moderna.
    La chiesa insegna che la povertà è una calamità naturale e ti consola dicendo che gli ultimi diventeranno primi ed erediteranno la terra, per cui è inutile reagire, lottare.
    Per me invece la fame come tante altre ingiustizie sono il prodotto di questa società capitalistica che ormai pervade il mondo intero proprio come prevedeva Marx già 150 anni fa quando scrisse “il capitale invaderà tutto il globo”.
    La sovvrastruttura politica può cambiare forma. Oggi la struttura economica che determina la politica e che accomuna ormai tutte le nazioni del mondo è capitalistica.
    “L’uomo purtroppo ha il cuore e la mente legati ai loro piccoli recinti nazionali perchè è avvolto dalla nebbia delle ideologie borghesi che non gli permette di vedere oltre”, questa frase rispecchia molto il mio pensiero.
    In questa società la borghesia t’insegna a essere razzista, individualista, creandoti sempre dei nemici da combattere. La gente,almeno quelli nel mio ambito lavorativo, parla per ore solamente di programmi vuoti di contenuti, e di personaggi che la tv ci propina tutti i giorni o di fatti di cronaca nera resi spettacolo.
    Io vado controcorrente, sia politicamente che a livello spirituale, faccio parte di una piccola minoranza. Mi sento un pò frustrata in quanto, specialmente nell’ambito lavorativo mi escludono per le mie idee, non ho nessuno con cui dialogare di cose importanti, ma cerco di tenere duro. Essendo troppo emotiva a volte mi scoraggio e parlo il meno possibile per non creare discussioni. A volte mi sento estranea a questo mondo e mi demoralizzo. Per fortuna poi mi riprendo perchè anch’io nel mio piccolo, desidero dare un mio piccolo contributo affinchè l’umanità intera abbia un futuro migliore. E questo obbiettivo che mi da la forza di continuare.

    Ti saluto con stima e affetto. Mi sembra di conoscerti da sempre.

    Elena

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 26, 2010 @ 8:09 am | Rispondi

  5. Cara Elena
    sono commossa per la lettera che mi hai mandato. Tu scrivi benissimo, proprio come una scrittrice vera e riesci a scuotere il cuore di chi legge. Sono onorata di pubblicare la tua lettera così bella e colma di umanità e di intelligenza. Sono addolorata per la vita dura che hai vissuto e per le disgrazie dei tuoi, ma vedo che la tua bellezza interiore non ne è stata contaminata e non hai perso la tua lucidità di giudizio. Il mondo è grande e sono sicura che troverai persone intelligenti e sensibili come te che ti comprendano. Non ti curare del fatto che la maggioranza è come persa in una vita superficiale e senza senso o sembra avere scarse doti mentali e affettive. Una mia amica mi dice sempre che il livello è basso e dobbiamo rassegnarci a questo, ma, cercando, si possono trovare delle perle. Non te ne stare da parte e cerca sempre di parlare al mondo, convinta che alla fine chi ti somiglia ti risponderà e ti amerà. Intanto io sono qui e ti ascolterò sempre ogni volta che mi parlerai. Sei una creatura magnifica, colma di sensibilità e di saggezza. La vita ti ha sottoposto a prove molto dure e ti ha dato anche capacità speciali, e, se lo ha fatto, è stato perché tu imparassi dalla tu vicissitudini dolorose e donassi il tuo pensiero anche agli altri.
    I sogni che mi racconti sono molto forti, e anche straordinari, perché raramente la morte si esprime in forma così esplicita.
    Penso che dovresti fare più caso ai tuoi sogni e interrogarli più spesso, imparando a interpretarli. In ogni modo io sono sempre qui per aiutarti.
    Credo che la tua mamma e il tuo babbo siano stati dei grandi combattenti anche se sfortunati. Sono convinta che dall’al di là essi ti seguono e possono aiutarti, ma devi imparare a comunicare con loro.
    Pubblicherò la tua lettera con qualche piccola correzione ma non posso tagliarla troppo perché è molto bella.
    Hai un inconscio potente e dovresti servirtene di più.
    intanto ti mando un grosso abbraccio

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 26, 2010 @ 8:10 am | Rispondi


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