Nuovo Masada

novembre 8, 2010

MASADA n° 1220. 8-11-2010. Un mondo che finisce

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Bunga Bunga a Pompei

Dall’edonismo reaganiano, al reaganismo alla puttanesc. – Cos’è nato prima – Il costo del lavoro italiano è più basso di altri paesi europei – B e la terapia dell’orgasmo – La tragedia del patrimonio artistico – Francuccio Gesualdi: un’altra economia – B: una solitudine affollata – Gli USA stampano nuovi dollari: l’Impero sta crollando

Siamo tutti chip dello stesso ingranaggio
se tu vuoi fare il granello di sabbia
tu inceppi forse l’ingranaggio
ma inceppi anche te stesso

Paola Bassi

L’uomo desidera il possesso già nella prima fase infantile, come istinto predatorio primario, istinto che corrisponde a una fase rettile del suo cervello.
Ma l’uomo, poi, può crescere continuando a credere che la sua felicità stia nella soddisfazione di un’avidità sterminata, in un accumulo fine a se stesso e nel conseguimento di un potere senza limiti, restando dunque intrappolato nei primi tre chakra, senza evoluzione di sorta.
L’adulto matura e saggio sa invece benissimo che il vero possesso non è predazione e sopraffazione bensì contemplazione e rispetto della vita, è inserirsi armoniosamente nel disegno universale aiutando qualunque suo lato positivo per tutti a sbocciare e maturare nel modo migliore.

Viviana
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Dall’edonismo reaganiano, al reaganismo alla puttanesca..
Il Nano di Schrödinger

Alessandra Daniele

Mentre gli USA si rimangiano quel poco di cambiamento che avevano inscenato, il dibattito politico italiano è monopolizzato dall’escort che partecipava alle orge con Brunetta e B vestita da Biancaneve.
Fini si agita, però, per paura di restare col cerino acceso in mano, continua a tenerselo nel culo, e così Papi traballa ma non cade.
Sul berlusconismo circolano a sx due opinioni quasi opposte: c’è chi lo considera in disfacimento, e chi indistruttibile come la plastica. Naturalmente, hanno torto e ragione entrambi. B, categoria peggior premier andato a puttane, ha 74 anni. Ha perso la prostata, e non per distrazione. I suoi referenti politico-economici, nazionali e internazionali, i suoi grandi elettori stanno già da diverso tempo cercando un sostituto meno impresentabile. Meno cazzaro. Più alto. Il famelico branco dei suoi ex alleati si prepara, in attesa di sbranarsi il Cavaliere, e anche il cavallo.
Il suo monopolio dei media italiani deriva dall’essere un pesce marcio in un piccolo stagno, anzi, in una pozzanghera. Il mercato globale però già esonda, e il Pesce Papi non sguazza tranquillo, sapendo che Murdoch potrebbe mangiarselo in un boccone, Soros schiacciarlo come una pulce, la Disney starnutirlo come un microbo, e poi farci sopra un cartone animato: ’’Alla ricerca di Papi’’. Anche Nemo era un pesce pagliaccio.
Grazie a 30 anni di progressivo rincoglionimento mediatico di svariate intere generazioni di italiani, B ha però ancora in mano tutte le chiavi dell’immaginario collettivo di questo paese. Oltre a narcotrafficare il più tossico junk-food televisivo, la macchina mediatica berlusconiana ha fatto dell’evocazione strumentale di archetipi a scopo propagandistico e manipolatorio una vera e propria pratica industriale. Producendo così una salamoia di suggestioni qualunquistico-reazionarie che non quaglia mai in una vera e propria narrazione mitica articolata, ma al contrario funge da perenne solvente che inibisce la mitopoiesi spontanea, per mantenere l’immaginario collettivo disarticolato, ridotto ai suoi elementi primari, e facilmente malleabile. Per l’Italia una regressione psichica, prima ancora che culturale. A parte i miti tecnicizzati di Alberto da Giussano – di matrice però leghista – e del Complotto dei Poteri Forti – di origine ottocentesca – la cultura berlusconijana non ha prodotto altro che una scomposta ribollitura littoria del cosiddetto Edonismo Reaganiano, un reaganismo alla puttanesca. E’ stata però capace di impedire la solidificazione di qualsiasi efficace argine culturale al flusso qualunquistico-reazionario.
Il danno più grave di quest’egemonia solvente non è il decerebrato velinismo-tronismo che pare aver sostituito pressoché qualsiasi altra ambizione espressiva. E’ il modo in cui sia riuscita a squagliare e poi riplasmare su modelli qualunquistico-reazionari anche la maggioranza dei suoi stessi avversari, trasformando la parola ’’comunista’’ in un sinonimo di Gendarme.
A fronte di un governo che ha fatto dell’impunità il suo unico obiettivo, il suo unico programma, e la sua unica ideologia, la cultura dell’opposizione è stata consegnata ai cronisti di giudiziaria, e ai buttafuori.
Dalle fila dell’opposizione si dà del terrorista/squadrista a chi fischia a un comizio del proprio partito. Si considerano le uova marce armi di distruzione di massa, e tutti i graffiti vengono definiti ’’gravi intimidazioni delle nuove BR’’, anche se dicono ’’viva la figa’’.
La Legalità Piangente è la madonnina di Civitavecchia dell’opposizione. E l’ha portata a invocare il rampollo di Almirante come liberatore.
Persino gran parte della sx ex-parlamentare pare aver dimenticato che il vero abominio della Papi-ropoli di Antigua sia che un solo individuo (ovviamente bianco) possieda metà di un’isola, e non che l’abbia comprata attraverso società off-shore. Sx che comunque ha ormai perduto ogni egemonia persino sulla sua stessa tradizionale nicchia ecologica, l’area dell’opposizione intransigente e para-rivoluzionaria, oggi allagata dal flusso localistico-legalitario grilliano.
Se il Berlusconismo potrà continuare la sua opera dissolutoria, avrà vinto su tutta la linea, e sopravviverà ben oltre le spoglie di chi gli ha dato il nome. Rinchiuso nel sarcofago dorato e merdolato della sua immagine pubblica, B è quindi ancora sospeso fra la morte, e l’immortalità. Starà all’osservatore, cioè noi, scardinare il coperchio, e guardarlo in faccia, facendo precipitare in atto una delle due potenzialità. Che sia quella giusta.

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/11/003659.html#003659
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Furore di Steinbeck

E i capifamiglia guardavano su per un attimo, con gli occhi dell’afflizione. S’ha da far fagotto. Viene la trattrice, e un sovrintendente come nelle fabbriche. E dove andremo? Domandavano le donne. Non lo sappiamo. Non lo sappiamo.

“Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord:
He is trampling out the vintage where the grapes of wrath are stored;
He hath loosed the fateful lightning of His terrible swift sword:
His truth is marching on.”

I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore:
Egli sta calpestando la vendemmia in cui sono memorizzate i frutti della rabbia;
Egli ha sciolto il fulmine fatale della sua terribile spada rapida:
La sua verità è in marcia.

(verso l’apocalisse)
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Il costo del lavoro italiano è altissimo??? Ma quando mai?!
Da Il FQ

Furio Colombo commenta la risposta di B a Bruxelles a chi gli chiedeva di Marchionne e della delocalizzazione: “Per forza, il costo del lavoro in Italia è altissimo”, in ciò manifestando un disprezzo per la realtà e una abitudine alla menzogna che ha del ripugnante.
Dice Colombo:
“ L’Istat ci ha appena fatto sapere che il potere di acquisto dei salari italiani è calato di 7.000 euro in 7 anni. L’Europa ci fa sapere che in tutti i paesi europei confrontabili per quantità e qualità di attività industriale, i salari italiani sono inferiori di almeno un terzo dalla media europea e sono la metà netta di quelli tedeschi. Infine la Banca d’Italia ci fa sapere che la disoccupazione ha raggiunto l’11% e, dal punto di vista di tutti gli indicatori economici, l’Italia è scivolata indietro di 10 anni.
Persino da un presidente che ama dedicare le serate agli svaghi e le telefonate alle questure, ti aspetti che dedichi qualche ora ogni tanto se non al lavoro che non c’è almeno alla speranza, come per la spazzatura di Napoli, invece sentenzia che “il costo del lavoro è altissimo”!, così le imprese avranno una dichiarazione di pessimo conio a cui appellarsi e in tal modo, in una Italia colpita da una crisi di cui nessuno si cura, 10,100, 1000 imprese de localizzeranno in buona coscienza, e quel che resta dei salari italiani scenderà ancora abbattendo risparmio e domanda.
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Cosa nasce prima
Viviana Vivarelli

Nasce prima il bambino che riferisce tutto a sé,
poi l’uomo maturo che si apre all’intero mondo.
Prima il seme e poi la pianta.
Il baccello si aprirà nel fiore.
Dall’egoismo si va all’altruismo.
Dalla mente ristretta a quella allargata.
Dall’ignoranza alla conoscenza.
E dalla meschina vita alla saggezza divina.
Nella piccola stanza alita l’universo.
La ristretta provincia aspira a uno spazio globale.
Nasce prima la crisalide tutta chiusa in sé, poi la farfalla che vola via libera.
Prima la prigione, infine la liberazione.
Nasciamo malati per imparare a guarire.
E prigionieri per crescere e aiutare.
Prima c’è la vita istintiva e sessuale, poi la mente che spazia nell’etica universale.
Prima il possesso stupido e brutale, poi il rispetto lieve come una carezza.
All’inizio è il desiderio e la soddisfazione. Ma l’uomo adulto impara il controllo e la vita di relazione.
Dovremmo avere pazienza per chi sulla strada
è solo agli inizi e non vede il suo fine.
Ma come si può pazientare con chi nel suo buco ti vorrebbe imprigionare, tradendo le sue stelle e uccidendo le tue?

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Noi e l’infinito, alcune domande sulla genesi delle cose
Giona Antonio

Cos’è nato prima??
Non ti far venire la crisi esistenziale adesso ti rispondo io
E’ nato prima Andreotti o la P2?
Che domande? Andreotti è nato prima e non si sa quando se ne andrà.
E’ nato prima B o Dell’Utri?
È stato un parto gemellare!!
E’ nata prima la supercazzola o Paolo Flores D’Arcais?
Mahh io credevo che Paolo Flores fosse la supercazzola, mo’ mi hai messo un dubbio
E’ nato prima il Gran Puttaniere o le puttane?

Non ci sono dubbi le puttane che sono poi state strumentalizzate dal gran Puttaniere
E’ nato prima il finanziamento pubblico ai giornali o Carlo De Benedetti?
Vanno di pari passo fatto il giornale nato il finanziamento
E’ nato prima l’inceneritore finanziato dal CIP6 o il rifiuto tossico?
Scienza o non scienza questo è il problema
E’ nato prima il debito pubblico o Tremorti e Craxi?
Sono due buchi neri quindi prima Tremorti e Craxi
E’ nata prima l’Italia o la massoneria?
L`Italia è sempre stata massone!!

E’ nata prima la mafia o l’Unità d’Italia?
La mafia altrimenti come avrebbero fatto l`”Unita d`Italia”?
E’ nata prima la cassa integrazione o i profitti della Fiat?
La cinquecento anzi la Balilla.
E’ nato prima Minzolini o i leccaculo?
I leccaculo
E’ nato prima Napolitano o il Lodo Alfano?
Napolitano
E’ nato prima Veltroni o l’insostenibile leggerezza dell’essere?

Veltroni altrimenti come potevano scrivere il romanzo?
E’ nato prima Fini o il massacro del G8 di Genova?
Fini
E’ nato prima Tronchetti o lo spionaggio della CIA in Italia?
CIA
E’ nata prima la Padania o Boss(ol)i?
Veneto
E’ nato prima Umberto Veronesi o Homer Simpson?

Simpson
Da cosa deriva chi? Di quale sostanza è la materia primigenia che ha dato origine a Brunetta, a Bondi, a Gasparri? Materia di fango, d’argilla o di sterco?
Prego merda!!!
E quale soffio di vita è entrato nei loro corpi immoti dallo sguardo vacuo di bove? Domande senza risposta, perse nel vento d’autunno, che nessuno raccoglierà.

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B E LA TERAPIA DELL’ORGASMO
Gianni Tirelli

Oggi, il nostro paese, è rappresentato da una inedita “Armata Brancaleone” in chiave Tinto Brass, che ha trasformato il parlamento italiano in un lupanare di quart’ordine. Esseri rivoltanti sia sul piano morale come estetico che hanno improntato la loro vita e carriera, alla soddisfazione di vizi e perversioni, frustrazione e desideri repressi.
La ricerca spasmodica dell’orgasmo ad ogni costo e con ogni mezzo, è il risultato indotto da una paura persistente di natura esistenziale e culturale, derivante da una totale mancanza di autostima e relativa a complessi di inferiorità (mai risolti e irresponsabilmente coltivati), figli di un pericoloso retaggio adolescenziale.
E’ quindi attraverso l’esercizio del potere che, questi individui, intendono (illusoriamente) placare i morsi di un tale disagio. Una paura, dicevo, così profonda e destabilizzante che ipoteca e condiziona ogni buon senso e ragionevolezza – prevarica ogni limite morale e principio etico, anteponendo, a tutto questo, l’appagamento aleatorio di un orgasmo mercificato e assunto a paradigma di liberazione dal tormento.
L’amore a pagamento (che non prevede il reciproco e consensuale trasporto o desiderio), è di per se contro natura, e il piacere che ne deriva, non è che momentaneo ed effimero. Come l’effetto di una droga che ha esaurito il suo potenziale anestetizzante, produce dipendenza e la necessità, via via, di aumentarne il dosaggio.
L’atteggiamento di B è volto a negare l’evidenza dei fatti e a perseverare nell’esercizio della menzogna, adottata all’origine, come pratica quotidiana e strategia relazionale. Ciò, è indicativo di una mente compromessa che, nel desiderio compulsivo e spasmodico, si prefigge, attraverso la sistematica ricerca dell’orgasmo, di eludere una solitudine opprimente e lo smarrimento di un vuoto cosmico, conseguenza logica di un’incapacità nell’accettare l’inesorabile scorrere del tempo e delle sue ragioni.
Quale donna normale o, avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di B, Brunetta o Emilio Fede, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile?
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Crolla a Pompei la casa dei gladiatori.
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La tragedia del patrimonio artistico
Viviana Vivarelli

Se, come ha detto Tremonti, la cultura non serve a niente, da questo governo ci possiamo aspettare solo che il nostro paese, che da solo possiede il 51% del patrimonio artistico mondiale, sia peggio che rottamato, vada in rovina.
Riflettevo che quasi ogni politico ha dei pregi (per es. non sopporto politicamente Veltroni ma è indubbio che per il turismo e lo spettacolo ha fatto cose egregie, come quel festival del cinema che resta una delle attrazioni romane) o i restauri e le riaperture di importanti monumenti nazionali come la Galleria Borghese, Palazzo Altemps e Palazzo Massimo a Roma, la reggia di Venaria in Piemonte; si inventò il meccanismo di assegnazione delle risorse del Lotto per finanziare il restauro dei beni culturali; lanciò i musei aperti anche la sera, poi il Piano regolatore che Roma attendeva da più di 40 anni, il nuovo Auditorium, il call center “060606”, il primo Piano regolatore sociale che una grande città abbia mai avuto (oltre a raddoppiare i posti negli asili nido). Con lui si è avuto il boom del turismo, con un numero di visitatori superiore a quello raggiunto nel Giubileo. Se paragoniamo il suo impegno a quello di Alemanno, Bondi, la Brambilla o Urbani, il confronto li schiaccia. Grande impegno Veltroni impiegò sempre per la cultura, con la “Notte Bianca” o i grandi concerti gratuiti…
Ma mi dite B e Tremonti e gli altri indegni ministri che cosa hanno fatto per lo spettacolo, il turismo o l’arte italiana?
Il loro valore è zero e non si salva dalla bocciatura quel parassita scandaloso e nullafacente di Sgarbi che non ha lasciato alcuna traccia positiva nei musei o nel recupero del patrimonio artistico o nell’educazione artistica nelle scuole. B non ha nemmeno risollevato le sorti dell’avanspettacolo, genere che gli sembra congeniale, vista la sua somaresca ignoranza, e ha ridotto la tv a un bordello.
Meglio, sembra, destinare altri 15 MLD ai cacciabombardieri o dilatare gli sprechi viziosi della Casta!
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Monogamo o poligamo
Viviana Vivarelli

Che l’omosessualità sia solo uno dei tanti aspetti della sessualità umana è ovvio e naturale.
Basta guardare gli animali, dove l’accoppiamento può avvenire anche tra membri dello stesso sesso per piacere e gioco, o tra specie diverse, la natura ha allargato la sfera del piacere molto al di là delle trite convinzioni di Madre Chiesa, mostrando, per es. che l’omosessualità è diffusissima in natura.
Poi ci sono animali portati alla monogamia, come i pinguini, i lupi, gli orsi, i panda, le rondini, le aquile..e altri che si accoppiano allegramente come capita
In genere i mammiferi sono poligami, e in specie simili gli animali poligami hanno sperma più grande e abbondante, per es. sembra che gli scimpanzé, che sono poligami,abbiano spermatozi più grandi rispetto ai monogami gorilla.
Difficile dire se l’uomo sia monogamo o poligamo.
L’essere umano ha un imprinting culturale come nemmeno il più domestico degli animali può avere, e ha una evoluzione comportamentale in cui un fattore importantissimo e ineliminabile è la cultura.
Per l’uomo troppe cose dipendono da questa, per cui suona abbastanza pretestuale dire che l’uomo è poligamo e la donna monogama, e oggi che la riproduzione è inibita cade anche lo scrupolo di dover sapere chi è il padre naturale di una eventuale prole.
Ma nella coppia umana dovrebbe giocare una parte fondamentale il mondo dei sentimenti (quello che animali di livello inferiore come B ignorano) .
Non si può eliminare ex abrupto tutta la sfera delle emozioni, delle passioni e dei sentimenti senza cadere in una forte limitazione della personalità. Ma che uomo è un uomo che non conosce l’amore e l’innamoramento? E’ solo un povero disgraziato che nessun invidia, una specie di robot meccanico che conosce solo il coito e al di fuori di quello è in una arida e totale solitudine. E’ un mezzo uomo che non riesce nemmeno a immaginare il senso di una coppia, di una casa, di una famiglia, tutto l’impagabile mondo degli affetti che è una consolazione immensa anche quando il piacere dei sensi si affievolisce.
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Pasolini

Cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Cos’è che ha trasformato le «masse» dei giovani in «masse» di criminaloidi? .. una «seconda» rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la «prima»: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo reale, trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietramento, della mancanza di ogni pietà

I casi di criminalità che riempiono la cronaca e la nostra coscienza abbastanza atterrita sono casi estremi di un modo di essere criminale diffuso e profondo: di massa.

L’Italia –e non solo l’Italia del Palazzo e del potere– è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: contaminazioni tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in un raptus: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.

Vorrei convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci

Gli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano.

Troppo grandi per fallire
Rosario Amico Roxas

E’ la tecnica del capitalismo liberista, adottata e sostenuta da questo governo, che penalizza il lavoro, e con esso, le classi più deboli che lo forniscono, per favorire le grandi concentrazioni di capitali che hanno come scopo quello di cercare di fare soldi senza ricorrere al processo di produzione.
Questo governo con il premier che lo ispira, lo pilota, lo costringe, se ne devono andare, o meglio, dobbiamo trovare i metodi necessari e sufficienti per cacciarli prima che la situazione si aggravi definitivamente, portando la nazione al totale fallimento.
E’ un dato che emerge dall’analisi semplicistica di ciò che ci sta intorno e di ciò che sta accadendo e che abbiamo identificato come “argentinizzazione” dell’economia.
Lo vediamo con la formazione sempre più insistente di grandi concentrazioni aziendali, in tutti i campi dell’economia, che hanno il duplice scopo di eliminare la concorrenza e imporre i prezzi più redditizi ed esercitare il ricatto più odioso per ottenere aiuti statali, detassazioni, defiscalizzazioni, condoni, scudi fiscali, altrimenti invocano la cassa integrazione, minacciando la chiusura e il licenziamento di migliaia di prestatori d’opera.
Questo governo liberista e capitalista non solamente accetta il ricatto, ma lo difende e lo sostiene, nella convinzione propagandata che l’arricchimento ulteriore della fascia più ricca della popolazione, dovrebbe portare maggior benessere all’intera comunità, con creazione di posti di lavoro, con servizi più efficienti, con una fittizia “socializzazione dei bisogni” mentre la realtà contrasta le attese, in quanto quell’arricchimento conduce solamente alla sparizione di enormi capitali portati nelle isole felici al fine di evadere il fisco9, senza generare assolutamente nulla se non propri quell’arricchimento che non necessità del processo produttivo, se non alle condizioni vessatorie che scaturiscono dall’ignobile ricatto.
Tutte le attività mirano ad acquisire quella dimensione che li rende “troppo grandi per fallire”, in quanto il loro minacciato fallimento provocherebbe una destabilizzazione del mercato del lavoro, costretto ad accettare la rinunzia a qualunque diritto conquistato, pur di poter garantire a se stessi ed alla propria famiglia il minimo indispensabile per godere del necessario; l’alternativa sarebbe di mancare dell’indispensabile.
Necessario e superfluo si confrontano nel palcoscenico della vita, dove una barriera insormontabile divide una casta minoritaria di privilegiati ad ufo, ed una maggioranza costretta a subire le angherie di un sistema disumano e disumanizzante, che questo governo insiste a portare avanti ed affermare.
Prima che sia troppo tardi necessita una rivoluzione culturale che ponga il lavoro dell’uomo al centro della storia; una rivoluzione nella cultura imposta abusivamente alla nazione ed accettata da tutti coloro che si illudevano di poter far parte della mino0ranza protetta, mentre adesso stanno toccando con mano di transitare dal benessere alla povertà, con un orizzonte di possibile miseria.
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Alfonso manda:

http://www.youtube.com/watch?v=xLquEK6m0o8

C’è Tempo
Ivano Fossati

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare
.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me
.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo

da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Mariapia manda:

Olav H. Hauge è nato il 18 agosto 1908 a Ulvik, comune agricolo della Norvegia, dove è morto il 23 maggio 1994. Ha vissuto tutta la sua vita in questo villaggio, situato all’interno del Hardangerfjord, nel Vestland. Olav H. Hauge

Ogni giorno
Olav H. Hauge

Le grandi tempeste
le hai alle tue spalle.
Non domandavi un tempo
perché esistevi,
da dove venivi o dove stessi andando,
eri soltanto nella tempesta,
eri nel fuoco.
Ma si può anche vivere
nella vita d’ogni giorno,
il grigio calmo giorno,

piantare patate, rastrellare foglie
e raccogliere rametti,
ci sono tante cose a cui pensare al mondo,
a tutto non basta la vita di un uomo.
Dopo il lavoro puoi arrostire il maiale
e leggere poesie cinesi.
Il vecchio Laerte tagliava i rovi
e rincalzava il fico,
e lasciava gli eroi combattere a Troia.

..
Francesco Gesualdi
(Centro di modello per uno sviluppo sostenibile
L’altra via per un’altra economia)

Gesualdi parte dall’ attuale crisi del sistema economico mondiale a per riflettere sulla possibile transizione verso una nuova società del benvivere, basata sulla riduzione, la moderazione e la sobrietà.
“Programma per una economia della sazietà”.
Quando si è mangiato a sufficienza, ogni altro boccone provoca malessere.
Il pianeta è in coma, non esistono più le condizioni per inseguire il mito della crescita: è urgente ritrovare il senso di sazietà, imparare a fare i conti col senso del limite e insieme garantire sicurezze e dignità a tutti.
Gesualdi Invita a scrollarsi di dosso il senso di impotenza, a liberarsi dall’idea che non esista altro sistema economico all’infuori di questo.
Un’altra economia è possibile: l’economia del benvivere, punto di incontro tra sobrietà e solidarietà.
Gesualdi analizza la crisi attuale, sistemica, generata da mutamenti irreversibili provocati da un modello costantemente orientato allo sviluppo, e denuncia con forza la necessità di proporre un sistema alternativo in cui crescita non sia più la parola d’ordine che regola l’economia, la società, lo sviluppo energetico, addirittura la disciplina dei diritti sociali e umani .
Il mercato è una grande macchina che può produrre e concedere di tutto, a patto però che il compratore abbia in tasca i soldi per pagare.
Dunque il mercato è “classista”, poiché fa una separazione a monte che ammette i ricchi mentre estromette i poveri. Proprio per questo, i diritti devono appartenere alla comunità organizzata, la quale deve adottare metodi e modalità diversi e anzi opposti a quelli del mercato. I diritti devono essere prioritariamente garantiti a tutti, dopodiché si può prendere in considerazione l’accesso ai beni superflui.
Oggi abbiamo una macchina pubblica che cresce senza che l’economia migliori
G propone di modificare il sistema tributario: dalla tassazione del reddito si deve passare alla tassazione del tempo.
La nostra assurda economia è basata sul produttivismo e sulla moneta, ma, a ben vedere, non è il denaro – mero mezzo di scambio – che costituisce la vera ricchezza, bensì la natura e il lavoro, misurabili con il tempo.
Invece di comprare i servizi col denaro ricavato dalle tasse che pagano i cittadini, sarebbe più logico e funzionale richiedere ai cittadini stessi di fornire dei servizi. In fondo questo succede già ed è esattamente la pratica che anima da più di vent’anni le Banche del Tempo, dove addebiti e accrediti non interessano il denaro ma il tempo stesso.
Il mercato di per sé non costituisce un male. È semplicemente un’area di scambio, che deve essere limitata, regolata e soprattutto non deve consentire che la merce di scambio siano i bisogni fondamentali e i diritti.
Il problema fondamentale di oggi è che non c’è un progetto in tal senso mentre questo dovrebbe essere invece il punto di partenza per cambiare il modello socio-economico attuale. E per questo Gesualdi se la prende particolarmente con i partiti della sx, rappresentanti di un’area politica tradizionalmente vicina alle sensibilità che questo progetto dovrebbero costituirlo e animarlo ma oggi completamente a corto di idee.
A questo punto non abbiamo più scelta: le idee dobbiamo cominciare a tirarle fuori noi – la comunità organizzata, i movimenti, le realtà sociali, culturali e associative –; dobbiamo cominciare a giocare un ruolo politico, alto, determinante. Il primo passo in questa direzione lo fa proprio Gesualdi, avanzando una proposta concreta che riprende il precedente ragionamento della tassazione del tempo: perché non istituire un servizio civile obbligatorio, un periodo durante il quale giovani e non si mettano a disposizione della comunità per fornire quei bisogni fondamentali che ora vengono così faticosamente garantiti?
Gesualdi ribadisce che è fondamentale, per riempire il vuoto lasciato da chi ci rappresenta, recuperare un lavoro “di pensiero”, capace di interpretare, criticare, rielaborare e correggere.
Gesualdi, come molti altri nel mondo, ci dicono da almeno 30 anni che un’altra economia è possibile”.
Molti già la praticano con finanza etica, consumo critico, commercio equo e solidale, gruppi di acquisto solidale, bilanci di giustizia, distretti di economia solidale, …
E Grillo ha ripreso molti dei punti che sono stati trattati da questi nuovo pensiero economico (difesa dei beni comuni, merci a km zero, meetup di discussione dal basso
Il movimento si diffonde piano anche per l’assenza totale della partecipazione di gruppi partitici e ovviamente per la parte preponderante occupata dalla disinformazione televisiva, a cui canali come il 3 o Rainews24 non hanno dato l’integrazione necessaria, così malgrado la lunghezza temporale della discussione delle buone pratiche in corso, la diffusione della sobrietà non ha avuto lo sviluppo auspicato. Malgrado questo, restiamo convinti che per ottenere i cambiamenti radicali auspicati si debba mettere in discussione il sistema economico dominante e la forza di immaginare i contorni di quello che dovrà prenderne il posto.

Una solitudine affollata
Rosario Amico Roxas

Osservando l’immagine distrutta del cavaliere si tocca con mano l’idea di un uomo solo, circondato da una folla di plaudenti, ma drammaticamente solo, senza poter contare sulla presenza concreta di un amico sincero, a volte anche crudele nelle diagnosi, ma veritiero, che non necessita di applaudire per coniugare abbondantemente il pranzo con la cena.
Non ha nemmeno parenti se non quel fratello che assorbe i deficit e li fa suoi per mantenere integra l’immagine che spende lustro per tutti.
La prima moglie deve essere una vera signora, taciturna, schiva degli schiamazzi, paga di vedere brillantemente “sistemati” i suoi due figli, mai sfiorata dai pettegolezzi; certamente non riceverà un saldo attivo di 3,5 milioni di euro al mese, ma non sono giunte a nessuno lamentele di sorta.
La seconda moglie, invece, è in attesa alla cassa, mentre i figli hanno preso le distanze dal politico-padre e attendono la loro parte dall’imprenditore-padre, ben sapendo che anche a contentarsi della sola “legittima” ce n’è abbastanza per scialacquare per alcune generazioni; le ultime dichiarazioni del cavaliere, inoltre, rappresentano una panacea per gli avvocati che assistono Veronica nella milionaria causa di separazione.
Nel programma annozero del 4 novembre, l’ex direttore del Corsera Paolo Mieli ha centrato con crudezza la vera immagine del cavaliere, nella sua domanda retorica: “Ma non c’è nessuno che gli voglia bene e gli dica di smettere…”; ci fu, e fu Veronica ma non fu molto sincera, perché le sue parole nascondevano più l’enorme interesse per i contenuti maritali che la voglia di chiarezza.
Il cavaliere ha cercato consensi e li ha ottenuti, ma ritrovandosi circondato da personaggi raccolti in giro in maniera indifferenziata e pescando in tutti i partiti sconvolti dal manipulite, dal partito comunista a quello socialista, ai radicali, ai liberali, ai repubblicani, facendo man bassa nelle ex DC; tutta gente sull’orlo di una crisi esistenziale, ai quali si apriva un futuro che li avrebbe visto cercare un lavoro per sopravvivere. Invece è arrivato il (loro) messia e come tale andava trattato; gli yesmann si sono sperticati nel reperire toni e accenti di umilianti lodi, che lui riceve e gratifica con incarichi di governo.
Un dato è certo: in queste condizioni disperate di solitudine, “fa pena”, stimola l’umana pietà, suggerisce sentimenti di solidarietà e dico ciò nella piena convinzione che si tratta di quei sentimenti che lo mandano in bestia; lui che punta l’indice sulla pretesa invidia che i suoi oppositori nutrirebbero nei suoi confronti.
Circondato dai personaggi che gli vediamo intorno, non si può che notare l’accentuarsi della solitudine di un uomo che nella vita ha sbagliato tutto, perché ha confuso i valori con il prezzo e su tale confusione ha fondato i suoi principi.

L’Impero sta crollando, ma fino all’ultimo continueranno a negare l’evidenza e a dirvi che la situazione è sotto controllo
Claudio Martinotti Doria
http://www.cavalieredimonferrato.it/

Avrete certamente letto dell’iniziativa del presidente della FED Bernanke (soprannominato “elicottero”, perché è disposto a spargere dollari anche con gli elicotteri, pur di sostenere l’economia americana) che ha deciso di comprare i buoni del tesoro USA per svariate centinaia di miliardi di dollari, semplicemente stampando nuovi dollari, cioè carta straccia con la quale presto potranno tappezzare le pareti di casa, come si faceva coi marchi negli anni ’20 nella Repubblica di Weimar.
Le teste fini che si definiscono economisti e che lavorano per i governi, perlopiù di scuola keynesiana e monetarista (non certo della Scuola Economica Austriaca) hanno sempre negato o minimizzato i rischi di una simile follia espansionistica del debito, sia pubblico che privato, che deriva dal stampare denaro disonesto, privo di valore effettivo, le cui ripercussioni inevitabilmente sono deleterie, perché favoriscono la spesa pubblica arbitraria ed i conflitti bellici, i malinvestimenti, le speculazioni estreme e gli abusi finanziari, l’indebitamento ingiustificato, i conflitti esasperati, il malcontento e gravi disuguaglianze sociali, il consumismo compulsivo ed esasperato, ecc..
Non occorre essere degli economisti, ma è sufficiente applicare il buon senso comune, per capire che gli USA con questo tipo di comportamento, prima o poi crolleranno sotto il peso di una situazione insostenibile, da loro stessi creata, che non può più essere camuffata e mistificata, il bluff non può durare in eterno.
Da anni di fronte alle tristi e tragiche condizioni in cui versa in particolare in nostro paese, faccio la battuta che a salvarci ci penseranno i cinesi, che spero comprino il nostro paese e lo amministrino meglio di quanto abbiano fatto i nostri pessimi governanti. Ebbene, fra breve non sarà più una battuta, perché dopo che avranno “comprato” gli USA, per loro comprare l’Italia sarà uno scherzo … Il breve filmato allegato all’articolo (cliccate sul link) vi rivelerà la provocazione, assai realistica.

USA, LO SPOT VIETATO PER NASCONDERE IL DEBITO PUBBLICO
http://www.movimentolibertario.it
MAURO MENEGHINI

http://www.youtube.com/watch?v=OTSQozWP-rM&feature=player_embedded

Un nuovo spot pubblicitario sul debito pubblico statunitense del gruppo “Cittadini contro il debito pubblico” che le grandi reti televisive ABC, A&E e History Channel si sono rifiutate di trasmettere. Lo spot è un omaggio al film del 1986 “The Deficit Trials” che le reti televisive, anche allora, si rifiutarono di trasmettere.
Probabilmente si tratta di argomenti troppo scottanti per queste reti televisive. Ma forse è giunto il momento di raccontare la verità al popolo americano.
Nel 1986 il debito pubblico era di 2 bilioni di USD. Oggi ha raggiunto a passi da gigante i 14 bilioni. Il sogno americano si infrange davanti ai nostri occhi, ma le reti televisive, probabilmente, non sono disposte a spiegare al loro pubblico cosa gli sta succedendo.
La verità è che sotto nessun aspetto questo filmato si può considerare offensivo. Lo spot è ambientato nell’anno 2030 e il protagonista è un professore cinese che tiene una lezione sui grandi imperi, mentre sullo sfondo scorrono le immagini degli Stati Uniti d’America, spiega ai suoi studenti l’atteggiamento dei grandi imperi:
“Hanno tutti compiuto lo stesso errore. Si sono scostati dai loro principi fondanti che li hanno resi grandi. L’America cercò di uscire dalla recessione aumentando le spese e le tasse. Giganteschi “provvedimenti congiunturali”- spese, cambiamenti nel sistema sanitario, la sopraffazione alla libera imprenditoria e debiti pressanti”
Probabilmente è quello che viene dopo quando il professore dice: “Naturalmente noi possedevamo la maggior parte del loro debito così che ora lavorano per noi”. Ora potete ritenere questa pubblicità offensiva? Qui a seguito lo spot e tirate le vostre conclusioni.
Certamente questa pubblicità chiarisce un paio di concetti. Di mese in mese decine di migliaia di posti di lavoro e miliardi di dollari vengono trasferiti in China. Nel 1985 il deficit della bilancia commerciale americana con la China era di 6 milioni di dollari all’anno. Solo in agosto di quest’anno il deficit commerciale americano è stato di oltre 28 miliardi.
Il governo cinese ha un avanzo commerciale talmente elevato, nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari, che i funzionari governativi americani sono permanentemente in viaggio verso la China per farsi prestare sempre più soldi per permettergli di continuare a vivere oltre le loro possibilità. Ma il debitore prima o poi cade nelle maglie del creditore e gli americani saranno presto nelle mani dei cinesi. Ma non è detto che debba essere per forza così. Non dobbiamo fondere l’economia americana in un’economia unica mondiale, dove si confrontano operai americani con milioni di operai cinesi, che guadagnano meno di 1 dollaro all’ora, e non ha senso metterli in concorrenza.
Fabbriche, patrimoni e posti di lavoro abbandonano l’America con incredibile velocità.
Dal 2001 sono state chiuse 42.400 fabbriche americane. In America si vive una deindustrializzazione ma il triste è che questo non viene ritenuto un problema dagli americani. Alla fine del 2009 lavoravano meno di 12 milioni di americani nel settore produttivo. L’ultima volta che nell’industria vi erano meno di 12 milioni di occupati era il 1941.
Per ogni dollaro, che i cinesi spendono per beni o servizi americani, gli stati Uniti ne spendono 3,9 per beni o servizi cinesi.
Dopo questi presupposti non riesco a spiegarmi perché le reti televisive si rifiutino di trasmettere questo filmato. Vogliamo provare a farlo noi?

Lo stigma e il codice penale
Rosario Amico Roxas

La difesa del solito, pedante Ghedini, nei confronti del suo munifico datore di lavoro, sfiora la banalità, ma nuota impetuosamente dentro l’ignoranza; dice, infatti Ghedini, che le ultime informazioni sul cavaliere non contengono elementi di natura penale, e tanto basta; non tiene in nessun conto lo “stigma” che viene pronunciato nei confronti del cavaliere e del suo spregiudicato comportamento, che sfiora anche l’illecito penale quando costringe le forse dell’ordine a farsi scorta delle escort che allietano le serate del premier, quando necessita, per distrarsi dalle fatiche, di “igiene mentale”, ovviamente dopo l’indispensabile “igiene dentale”, eseguita da una consigliera della regione Lombardia e persona di fiducia del cavaliere.
Lo stigma in sociologia è quel segno distintivo che precisa la disapprovazione sociale, morale, etica, di buon gusto, di savoir faire, nei confronti di una persona che si allontana dalle regole non scritte, ma vissute e radicate nelle cultura di un popolo, con l’aggravante di volerle elevare a nuova norma comportamentale, menandone vanto e orgoglio.
La stigma coinvolge il codice morale e non il codice penale.
La caratteristica del leader è quella di influenzare con il suo comportamento, ritenuto degno e meritevole di imitazione, con grave rischio che può sfociare nello sconvolgimento dell’etica comune.
C’è da attribuire una responsabilità anche alle alte gerarchie della Chiesa, che dell’etica e della morale dovrebbe farsi paladina senza se e senza ma; ma così non è e non è stato se un principe della Chiesa ha suggerito la “contestualizzazione” di una bestemmia pronunciata in pubblico, cadendo peraltro in quel medesimo relativismo che a parole ritengono di dover combattere in nome e per conto di talune verità che non ritengono opportuno discutere.
..
Claudio
Se qualcuno è interessato a conoscere qual è la considerazione del mondo finanziario e produttivo internazionale del nostro paese governato da un patetico impresentabile ed indifendibile megalomane, eccovi accontentati

Fonte: Soldi On line http://www.soldionline.it/
Il costo delle parole
Domenico Laruccia

Quando il capo del governo per distrarre l’ opinione pubblica e il fuoco dei media su altri fattori che non siano l’ assoluta incapacità dimostrata in numero 3 mandati di applicare qualsivoglia forma di liberismo o ottimizzazione della macchina amministrativa pubblica, né concretizzando un continuamente ventilato taglio delle tasse, allora la Nazione paga le conseguenze in termini concreti e numeri, ovvero moneta sonante.
Ovviamente questo ultimo evento, non è unico, e si aggiunge al continuo e quotidiano sparar sciocchezze e cretinate di tutti i generi, che quando effettuato non dall’uomo della strada, ma dal capo del governo di uno Stato, mettendo in ridicolo la Nazione e dando un’immagine patetica (peraltro assolutamente rispondente al suo capo di governo) della Nazione,significa disinvogliare investimenti targati Italia, in qualsivoglia guisa.
S&P, l’agenzia di rating, esprime preoccupazione per la situazione politica italiana, e questo in maniera concreta diventa qualche basis point in più da pagare ai compratori di debito italiano (obbligazioni come i BTP o i CCT, etc) che moltiplicato per i ciclopici ammontare di emissioni di debito italiano, può voler dire danni di milioni o decine di milioni di euro per cavolata detta.
L’uomo B non fu ben visto dagli ambienti finanziari esteri sin dalla sua apparizione sul palcoscenico della politica italiana: lavoravo a Milano da un Agente di Cambio a quei tempi e ricordo vendite di matrice estera a pioggia per tutto il periodo del primo governo B, che cessarono solo con l’instaurazione del governo tecnico e addirittura determinarono, in quel periodo di governo Bano, un andamento della borsa italiana controtendenza rispetto alle principali borse estere.
Specificando che per me, B e D’Alema pari fanno e insieme alla grande parte della classe politica italiana (che tutto ha tranne che classe) risultano persone inappropriate al loro attuale e passato ruolo in politica, sarebbe bello che un vecchino pieno zeppo di viagra e arricchitosi alle spalle dei più in maniera spropositata, si faccia ora da parte, perché il tempo sta facendo ciò che la Giustizia italiana non ha fatto per tempo, ovvero assicurarlo fuori dal gioco delle persone civili, condannandoci alla sua presenza per quasi 20 anni nel nostro destino.
Da notare che nessuno dei politici, appunto quasi sempre inetti e populisti, abbia messo in evidenza quanto ogni sciocchezza detta ci può costare in soldoni, a noi e ai nostri figli, con maggiori oneri sull’immenso debito accumulato nei decenni da una classe politica criminale.
Al di là della sostanza.

Dalla povertà alla miseria, grazie al liberismo
Rosario Amico Roxas

Due notizie campeggiano sulla stampa, almeno in quella che osa descrivere la realtà attuale con la maggiore credibilità possibile:
-la prima riguarda le dichiarazioni del governatore della Banca d’Italia Draghi che denuncia una crescita italiana ai minimi europei, la perdita di ulteriori posti di lavoro, l’incombenza di una crisi economica che vede l’Italia inattiva e follemente stimolata ad un ottimismo irrazionale, mentre la Comunità europea colloca l’Italia tra le nazioni fortemente a rischio.
-la seconda che descrive l’ultimo scandalo puttanesco che sta travolgendo la Presidenza del consiglio, il cavaliere, il governo, le istituzioni e la credibilità internazionale.
In mezzo c’è il presidente del consiglio che nega l’evidenza, anzi, come ha sempre fatto, nega principalmente l’evidenza, forte dei suoi giornali, delle sue TV, dei suoi rotocalchi, sostenuto dai vari Feltri, Belpietro, Fede, Vespa, e comunicatori vari, prezzolati, mendaci, servili, legati a doppio filo alle sorti personali del capo che distribuisce onori senza oneri esclusivamente ai più fedeli.
Il peggio deve ancora arrivare; ciò che sta emergendo non è che la punta dell’iceberg, la gran massa verrà fuori con le grandi opere, il ponte sullo stretto, l’uso dei capitali rientrati con lo scudo fiscale, la riforma della giustizia, la privatizzazione degli interessi collettivi, trasformati in interessi privati: privatizzazione dell’acqua, trasformazione della Protezione Civile in una avida e spregiudicata spa che stimola alla gioia l’avverarsi di eventi calamitosi per la gran parte della popolazione, ma altamente remunerativi per quei pochi che sono entrati nelle grazie del gran capo.
Il dibattito sulla riforma della giustizia rischia di trasformarsi in uno scontro epocale, stante il fatto che a tale riforma il cavaliere delega la sua stessa sopravvivenza politica, alla quale è legata la sopravvivenza del suo discutibile e discusso patrimonio.
Intanto l’Italia del benessere, si trasforma e subisce, quasi con pazienza, la trasformazione della povertà in miseria, grazie al liberismo imposto, a titolo personale, da questo presidente del consiglio e dal suo governo.
La povertà è quello stato di indigenza che non consente una qualità della vita soddisfacente, limitata nelle attese, contenuta anche nei sogni, ma che permette il soddisfacimento dei bisogni primari.
La miseria è il momento successivo, quando la ricerca di superare la povertà ha stimolato metodi operativi di ripiego, che non hanno risolto il problema bensì lo hanno aggravato, sostituendo la limitazione con l’assenza, la privazione e la costrizione anche dei sogni, venendo meno la possibilità di soddisfare anche i bisogni primari.
Nei paesi ad economia avanzata, come l’occidente, ritenuto opulento, il passaggio dalla povertà alla miseria è diventato un itinerario considerato usuale.
Vengono fornite statistiche di ricchezza prodotta, di reddito pro capite, di consumi, che dovrebbero dare la misura di un livello della qualità della vita superiore alle impressioni dirette che si ricavano dall’osservazione quotidiana.
Le statistiche confondo la realtà con le ipotesi, i numeri con gli algoritmi del possibile o dell’immaginario.
L’itinerario è segnato, anche perché è stato programmato.
Ogni 1.000 persone che transitano dalla povertà alla miseria, solo una transita dal benessere alla ricchezza, ma si tratta di una ricchezza che compensa l’altrui povertà, ma non negli effetti, bensì nelle ipotesi; così l’operaio, il pensionato che non arriva a soddisfare più le esigenze primarie, si vede attribuire, dalle statistiche, un reddito pro capite di 18.000 euro l’anno ma solo perché quel solo arricchito ha un reddito tale da compensare i deficit altrui.
Ci sentiamo uno dei primi dieci paesi ricchi del pianeta, mentre la povertà incombe sulla maggioranza delle famiglie che vive nell’economia del lavoro, mentre i pochissimi che vivono nell’economia della finanza, che non produce, non da lavoro, non crea benessere indotto, sfruttano tutte le ipotesi appositamente preparate per evitare la triste incombenza di contribuire ai costi dello Stato secondo le proprie possibilità, evadendo regolarmente i propri doveri, per sfruttare al massimo i propri diritti.
Appare chiaro il disegno che si vorrebbe perseguire: la argentinizzazione dell’Italia, l’Italia come l’Argentina, con l’80% del patrimonio in mano al 15% della popolazione, mentre in atto è “solo” il 50% del patrimonio nazionale in mano al 20% della popolazione.
Diverrebbe più controllabile l’esercizio del potere, potendo contare sulla forza ricattatoria detenuta da pochi, ma fedelissimi, servi del potere stesso.
Stiamo, infatti, assistendo ad un’elevazione verticale verso l’alto di quei pochissimi che hanno impostato la propria economia sulla finanza fatta di scatole vuote che si riempiono reciprocamente di nulla, senza che nessuno si sia peritato di impedire lo sfruttamento dei falsi bisogni.
Che poi sono gli stessi che gioiscono del terremoto perché porta nuovi e fruttuosi appalti truccati.
..
Sauro segala:
Bungagiorno
Massimo Gramellini (La Stampa)

Gli americani sono dei quaccheri. Lì un presidente può fare bunga bunga con Marilyn Monroe o una stagista della Casa Bianca, ma se telefonasse all’Fbi per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a dimettersi alla velocità della luce. E se dicesse di averlo fatto perché è un uomo di buon cuore? Peggiorerebbe soltanto la situazione. L’abuso di potere, la sacralità della carica, bla-bla.
Che perbenismo triste, che formalismo ipocrita. E la Francia giacobina? Neanche a parlarne. Lì un presidente può tenere nascosta una figlia tutta la vita come Mitterrand o sposare una modella col birignao più appuntito delle caviglie, ma se telefonasse alla Gendarmerie per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a ritirarsi a vita privata. I francesi non hanno una storia alle spalle che consenta loro di apprezzare certi slanci liberali. Sapranno cucinare le omelette, ma la democrazia non gli è mai riuscita bene. I tedeschi, poi: luterani, gente fanatica. Lì un cancelliere non telefonerebbe al Polizeipräsidium neanche per far rilasciare la propria, di nipotina, altro che quella di Mubarak. Ecco, forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i famosi Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto. Ma non la spaccerebbe per nipotina di Mubarak, essendo lui Mubarak. Semmai per nipotina di B: esisterà, al riguardo, un accordo bilaterale?
.
Fra un mese a Cancun

Fra un mese, il 29 novembre, in Messico, a Cancun aprirà i battenti la sedicesima conferenza delle parti (COP 16) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione UNFCCC) e della sesta conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP6). Già non è semplice scriverne il titolo, figuratevi districarsi fra pagine e pagine di bozze di lavoro a cui i vari gruppi stanno lavorando da anni.
La stampa parlerà sempre più dell’evento perché di eventi si nutre; di immagini, di appelli, di manifestazioni, di proteste. Più difficile affrontare i contenuti e – a onor del vero – tutti noi siamo più attratti dal colore che dal resto, chiedete ai vostri vicini di casa o ai colleghi cosa sanno di Cancun e difficilmente otterrete risposta se non da qualcuno che ci è stato in vacanza. C’è un gran distacco fra i centri di governo e la gente, la complessità dei problemi ha acuito questa distanza e reso difficile la comprensione dei problemi, delle cause e delle scelte possibili. La gente fa fatica ad arrivare a fine mese, è preoccupata per il lavoro, per la scuola, i trasporti pubblici, sopravvive in una quotidianità ostile, dove potersi preoccupare dell’anidride carbonica diventa un lusso.
Ma Cancun è importante perché parlare del clima significa parlare di risorse naturali, di acqua, di energia, di terra coltivabile (e quindi di agricoltura), di ecosistemi e altri aspetti importanti della nostra esistenza; e l’ONU rimane il solo luogo deputato a negoziare soluzioni a problemi globali che coinvolgono tutti senza frontiere.
Un anno fa a Copenaghen ci si attendeva un accordo vincolante che coinvolgesse gli stati Uniti d’America della nuova era Obama. Ma il fiasco fu quasi completo, salvato solo da un accordo fra 29 paesi, proposto all’adesione di tutti gli altri.
Cosa non andò per il verso giusto nella capitale danese?
Innanzitutto ci fu un problema Stati Uniti d’America, che noi europei volevamo coinvolgere negli impegni di riduzione delle emissioni e per farlo puntavamo ad abbandonare Kyoto per creare un accordo ex-novo. Ma Barak Obama non poteva anticipare il proprio Congresso e non lo fece.
Ci fu un problema Cina che a livello di emissioni totali supera oggi gli USA , ma a livello pro-capite rimane sui livelli di un paese in via sviluppo. Pertanto la Cina giocò (e continua a farlo) su due tavoli, quello dei grandi emettitori e quello dei paesi che pagano il prezzo delle emissioni pur non essendone colpevoli. Questo blocco di paesi chiedeva fondi ed un trasferimento di tecnologie a basso costo. Il blocco delle piccole isole (gli stati più minacciati dall’innalzamento del livello dei mari), chiedeva che i maggiori responsabili delle emissioni si facessero carico del problema generato e pagassero i danni.
Ma quando si parla di fondi, l’occidente è come Tremonti, sembra non ce ne siano proprio. La promessa di Copenaghen fu di erogare 10 miliardi di dollari l’anno nel periodo 2010-2012. Tanti? Beh non dimentichiamo che per salvare banche ed assicurazioni non si è badato a spese e i governi occidentali hanno erogato 14 mila miliardi di dollari (9 mila e quattrocento miliardi di euro) *.
Per recuperare dieci miliardi di dollari basterebbe tagliare del 20% i bonus dei signori (ma è giusto l’appellativo?) di Wall Street, dunque il problema non è reperire il denaro, è ammettere che l’aumento di concentrazione attuale di CO2 nell’atmosfera è colpa dei paesi industrializzati e senza una presa in carico di questa responsabilità, è inutile sperare in un accordo che coinvolga tutti i paesi del mondo.
Il problema è che se parliamo di energia, di risorse naturali, di aria, di acqua, di agricoltura, di produzione di beni con minor utilizzo di materie prime, parliamo di economia e oggi l’economia ha inglobato la politica e lo si vede bene proprio in questi vertici, dove le corporation hanno una presenza molto vistosa, dove lavorano con dedizione per evitare che il loro spazio si ridotto.
Un accordo sul clima sovraintende una passo indietro dell’economia rispetto alla politica, un ripresa di sovranità della gente.
Ma si tratta di una rivoluzione, ecco perché Copenaghen non aveva chance e perché neppure a Cancun avremo un accordo vincolante. I nostri governi non sono ancora pronti, inutile farsi illusioni.
Ma questo non significa arrendersi.
Se lasciamo che il futuro sia disegnato dall’economia (di mercato o pseudo-mercato) rinunciando al ruolo della politica di perseguire un progetto che abbia una idea decente di miglioramento delle condizioni di vita di tutti, di offrire al maggior numero possibile di esseri la possibilità di scegliere il proprio destino e non di vederselo imposto da condizioni di povertà o di miseria o di violenza, ci condanniamo, nel vero senso del termine, a una vita d’inferno.

Roberto Meregalli
Beati i costruttori di pace
http://www.martinbuber.eu
..
htp://masadaweb.org

1 commento »

  1. SPACCATO DI UOMO MODERNO

    Oggi l’assenza totale di punti fermi, termini di giudizio e dei necessari parametri per una corretta valutazione di cose e circostanze, fa precipitare gli individui in uno stato di cronica paura e di angoscia frustrante. Da questa condizione paranoide, non se ne esce con una sommaria fucilazione delle idee altrui. Il risultato è solo momentaneo ma, come l’effetto di una droga, si dissolve nell’arco di un momento facendoti, in seguito, precipitare in uno stato di astinenza nevrotica che copromette ogni volta, e sempre di più, un sistema immunitario esistenziale già ai minimi termini.
    E’ oltremodo difficile e complicato, recuperare la nostra vera identità e la necessaria autostima, se si è privi di una volontà ferrea e della passione per la verità che, nella giustizia e nell’equità, corona la necessità di dare un senso al nostro vivere.
    E’ ancora più impervio, ricercare tutto questo in un momento storico e sociale come questo, dove il Sistema Liberista e Relativista agisce, in maniera destabilizzante, su ogni nostro comportamento e sui nostri peggiori istinti, allo scopo di omologare la nostra mente, pensieri e comportamenti, per trasformarci in servi e schiavi senza volontà.
    Un Sistema che specula sulle nostre debolezze e fragilità, e che, nella menzogna e nella contraffazione della verità, ha pianificato il suo intento diabolico.

    Gianni Tirelli

    Commento di gianni tirelli — novembre 16, 2010 @ 11:19 pm | Rispondi


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