Nuovo Masada

ottobre 12, 2010

MASADA n° 1209. 12-10-2010. JUNG 3- Lezione 1- LA DEPRESSIONE (PARTE PRIMA)

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:53 pm

 

Dal libro “Lo specchio più chiaro” della Prof. Viviana Vivarelli

DEPRESSIONE E SOLUZIONI

Ho giocato spesso con l’idea del suicidio… quando i demoni venivano ad assalirmi
(Ingmar Bergman)

Ballare, cantare, correre, dipingere, pregare, amare, cucinare, curare… tutto è vita. Fai qualcosa con tutto te stesso oltre te stesso, fallo per gli altri, per il mondo, per l’energia, per l’amore, per la bellezza… nel tuo fare troverai il tuo senso, la tua vita
(V.)

Se non puoi essere pino su un monte,/sii una saggina nella valle,/ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello./Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio./Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero./Se non puoi essere il sole, sii una stella./Sii sempre il meglio di ciò che sei./Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere./Poi mettiti con passione e realizzalo nella vita.
(M. L. King)

Se ogni tempo ha la sua forma culturale per manifestare la sofferenza psichica, e l’epoca di Freud aveva prevalentemente le isterie, con sintomi organici o somatizzazione, il nostro tempo ha due forme di patologia prevalenti: la tossicodipendenza e le dipendenze generali, dal gioco, dall’alcool, dal sesso…Ma molto diffuse in Occidente sono anche le depressioni.
Ho scelto di dirne qualcosa anche se che Jung non ne parla mai espressamente. Jung, del resto, non presenta nemmeno dei casi clinici, come fa Freud, che tra l’altro usa casi non tratti da lui ma di altri psichiatri.

La depressione è un venir meno dell’energia vitale. ‘De-pressione’, il suffisso ‘de’ indica un indebolimento della vitalità, dell’attaccamento alla vita, un cedere al suo opposto, al senso di morte. Con un linguaggio orientale, potremmo dire che la depressione corrisponde a un difetto di funzionamento del primo chakra, che regola la sopravvivenza, la vitalità. Jung non parla dei chakra ma noi possiamo farlo. Il primo indica l’energia fisica, il radicamento, la vitalità, l’impulso alla sopravvivenza, la sicurezza…. Se è aperto, il soggetto gode di stare al mondo, è in armonia con l’ambiente e con gli altri, ha stabilità interiore. E rivela una buona capacità di ricambio di calcio: ossa, denti, unghie, capelli, colonna vertebrale, midollo osseo, sangue e muscoli.
Se il primo chakra è chiuso, abbiamo: insicurezza materiale, insoddisfazione interiore, difficoltà a dare e a ricevere: insufficienza renale, anemia,
Hanno il primo chakra chiuso coloro che non si sentono a casa nella loro casa o che hanno perduto la casa primaria o affetti fondamentali della loro vita, o non li hanno mai avuti, e non sono sicuri in sé, diffidano degli altri, vivono un conflitto esistenziale. I segni sono: pelle pallida, demineralizzazione ossea, unghie rosse perché troppo sottili, capelli cadenti o radi, possibili calcoli renali perché i minerali liberati danno formazioni dure, durezze della circolazione, arteriosclerosi, idee ossessive e rigide. Questi problemi si possono anche curare con la pranoterapia.
Freud aveva riportato ogni difficoltà psichica a eventi del passato, cercando una causa primaria, ma scoprì presto che era quasi impossibile trovare una sola causa per la sofferenza attuale. La psiche era troppo complessa. L’analisi rischiava di diventare ‘interminabile’. Freud aveva definito l’essere umano come ‘desiderante’, mosso dal principio del piacere, malato a causa di una colpa o di evento rimosso, ma il principio del piacere, o Eros, non bastava a spiegare certi comportamenti, in cui il soggetto sembrava cercare il suo male e non il soddisfacimento di un desiderio. Per cui, dopo il 1920, Freud aggiunse a Eros, Thanatos, un principio di morte, di autodistruzione, che era portato avanti da una ‘coazione a ripetere’, come se si fosse instaurato un meccanismo negativo fisso. Per esempio, per una donna, ci poteva essere la costante di scegliere partner negativi sempre dello stesso tipo, o di esplicare comportamenti sociali che attraevano discredito e rotture. Insomma ci poteva essere la costrizione a ripetere certi errori nella vita, negli affetti, nel lavoro.

La depressione è una malattia del vivere, in un cui ci si sente schiacciati da un enorme peso oscuro. Il prefisso ‘de’ indica un movimento verso il basso, e ‘pressione’ viene da ‘premere’, schiacciare, dunque è una situazione in cui ci si sente schiacciati da un peso enorme verso il basso, verso l’appiattimento tale. Una vacuità oscura e cupa.
Io ho fatto una lunga esperienza di depressione, perché ne ho sofferto per 7 anni, un lungo apprendistato, migliore di qualunque libro, perché ciò che si impara da dentro è più forte di ciò che si impara da fuori. Per 7 anni mi pareva che un mostro alato a forma di arpia mi tenesse ferma la nuca tra gli artigli così che non potevo muovere la testa ed ero costretta a soffrire, come una murata viva che non può uscire alla luce.
Per 7 anni ho desiderato di ammazzarmi. Poi sono guarita e, dopo, non ho sofferto più di depressione. E’ stata una esperienza liberatoria. Non la auguro a nessuno ma sul piano della mia vita ha costituito un grosso insegnamento teorico e pratico, che mi ha permesso di sintonizzarmi poi con le tante persone depresse che sono venute a cercarmi come attratte da un magnete, perché, come un diapason, si attira ciò che si è; siamo fatti da frequenze che attirano frequenze simili. Ma devo dire che ho sofferto di depressione fin dalla nascita, per cui devo ipotizzare che ci siano anche delle componenti genetiche e poi naturalmente quelle ambientali. Se un bambino non viene riconosciuto, accettato ed amato, se trova nella famiglia primaria delle grosse difficoltà, una situazione instabile o mancante tra padre e padre, dei disagi psichici forti nei genitori ecc., la sua crescita non può essere armonica. Molto importante il fatto che vi siano in famiglia dei depressi, perché la depressione di un famigliare è vampirica e succhia l’energia dei presenti. Non si può vivere a lungo accanto a una persona depressa senza esserne influenzati. Ne sono inquinati persino gli analisti che subiscono una sorta di contaminazione, per cui ogni tanto devono andare a farsi analizzare.

La depressione può avere infinite cause, e proprio per questo è sfuggente e difficile da combattere. Freud aveva riposto molta fiducia nella ‘abreazione’ dei contenuti inconsci rimossi, perché la rimozione stessa sottraeva energia al soggetto. Ma questa abreazione non è sempre possibile o sufficiente, Bisogna portare il soggetto a guardare in avanti, ed è quello che Jung fa. Occorre far evolvere l’io. Tenerlo avvinto per troppo tempo all’analisi del passato può essere pericoloso e dopo una certa età anche inutile. Una profonda differenza tra Freud e Jung è che Freud è determinista, cerca le cause della sofferenza guadando all’indietro, Jung è teleologico, cioè rivolto a un fine e porta il paziente a guardare avanti, a salire a un livello superiore. Jung diceva: “Soffriamo perché siamo poveri d’anima”.
Ma quello che può essere rimosso può non essere un trauma, una memoria tragica, un evento terribile. Ci può essere anche il tradimento, l’abbandono, il non riconoscimento.
Il teorema freudiano per cui, trovata la causa scompare il sintomo, è troppo semplicistico. Le cause possono essere tante e alcune possono essere introvabili. Senza contare che la depressione può derivare da eventi tragici della vita che sono irrimediabili e possono essere conosciuti senza bisogno di cercarli nell’inconscio: il lutto, la guerra, la prigionia, lo sfruttamento, l’abuso, la miseria, la vicinanza di persone patologiche ecc… Per Jung noi possiamo addirittura avere ereditato delle situazioni pesanti da vite precedenti, insomma la depressione può avere anche cause kahrmiche, che possono essere scoperte con ipnosi o rilassamenti regressivi.

Io ho sofferto di depressione sia per il non riconoscimento paterno e una condizione di prigionia protratta per 29 anni che per la vicinanza di una persone molto disturbata come mio padre, sia, probabilmente, per fattori genetici ed ereditari, ne ho sofferto a tempi alterni fin dalla nascita, fino alla fase più lunga durata sette anni. Anche certe depressioni in cui mi sono imbattuta sembravano genetiche o kahrmiche. Si può nascere già con una tendenza caratteriale verso la depressione, così come si nasce con una tendenza verso l’anemia o un cattivo funzionamento epatico.

La depressione può essere bipolare di 1° tipo (o episodica), bipolare di 2° tipo (o ricorrente), ciclotimica (o cronica), che alterna periodi di eccitazione a periodi di depressione. Ci sono momenti in cui il soggetto è al settimo cielo e si sopravvaluta e altri in cui precipita della disperazione e nella sfiducia in se stesso. La mia era ciclotimica, per cui il problema era anche capire che poteva ripetersi e cercare di allungare i periodi di eccitazione e diminuire quelli di depressione.
Se avessi avuto un analista junghiano, mi avrebbe curata con l’immaginazione, lavorando sulle immagini mentali (come era appunto l’arpia), oggettivando quello che sentivo in simboli e modificandoli con operazioni dell’immaginazione o della creatività.
Ma non avevo alcun analista. Ho passato 7 anni alternando periodi in cui cercavo di fare qualcosa (ho lavorato e mi sono anche presa una seconda laurea) a periodi in cui mi sembrava che non valesse la pena di fare niente. Nei periodi neri stavo chiusa in camera al buio, con la testa coperta da una sciarpa, per non vedere e non sentire niente, avvinta da un dolore interminabile e intollerabile, un dolore spaventoso, con l’idea persistente di ammazzarmi.
Per fortuna, anche questo spaventoso periodo è finito e sono tornata a vivere, anzi meglio di prima, e, se l’ho fatto io, lo può fare anche un altro, augurandogli di accorciare il periodo nero e di non protrarlo come ho fatto io. L’angelo mi disse. “Devi portare l’entusiasmo”. E l’entusiasmo è proprio l’opposto della disperazione.

Come ne sono uscita? Le parole magiche, nel mio caso, sono state: DISTRAZIONE, REALIZZAZIONE e PROIEZIONE: cioè prendere l’energia negativa e capovolgerla in un movimento inverso’, per esempio agire la rabbia e volgerla in fuori.
Il primo punto è ciò che non puoi combattere direttamente lo puoi trasformare. Nella depressione la tua energia si rivolta contro te stesso come un’arma distruttiva, ti mette a terra, ti impedisce di fare qualsiasi cosa. Ma l’energia è sempre energia e da negativa e introvertita può diventare positiva ed extravertita. O riesci a sublimarla o la riversi in fuori, per es. l’energia, che rivolta contro te stesso ti distruggerebbe, può diventare rabbia sociale, energia fisica di correzione del mondo, lotta positiva per una causa sociale…
Ciò che non puoi combattere direttamente su te stesso lo puoi agire per interposta persona o cambiando la direzione dell’energia e volgendola verso un oggetto significativo, come una causa etica.

DISTRAZIONE: Come prima cosa ho cercato di distrarmi, impegnandomi in qualcosa che mi fosse congeniale, quindi una dei rimedi è ‘dar vita a una passione’. Nel mio caso, e siccome il mio compito esistenziale è studiare, mi sono iscritta di nuovo all’università per una seconda laurea che mi costringesse alla disciplina di un lavoro costante. Un poco è servito ma non è bastato. Le crisi continuavano.
La distrazione più forte è venuta 7 anni dopo, quando ho cambiato totalmente la mia vita e mi sono trasferita da Pavia a Bologna. In alcuni casi uscire dalla famiglia, allontanarsi da persone invasive, spostarsi in un’altra città o cambiare lavoro può essere risolutivo. Mia figlia è uscita di casa e poi ha cambiato addirittura stato. Io ho trasferito casa e ambiente. Ho ripreso a insegnare ma in modo totalmente diverso, non più nella scuola ma con questi corsi autogestiti per adulti e il primo per otto anni è stato di mezza giornata la settimana e gratuito. La gratuità può essere un elemento molto importante. Io consiglio spesso di fare volontariato. Occuparsi dei problemi degli altri è il primo modo per pensare meno ai propri. Ma ci sono casi in cui Jung ha consigliato per es. di fare un giardino. Il soggetto dovrebbe chiarire quello che gli piace, quello per cui è nato, e farlo, indipendentemente da ciò che i famigliari o l’ambiente si aspettano da lui. Molti stati depressivi derivano da dipendenze del soggetto da persone della famiglia che gli impongono modi di essere o di fare, per cui l’allontanamento dalla famiglia è spesso la prima condizione da seguire. C’è un caso americano in cui un giovane ricco e viziato lavorava e viveva con una madre dispotica e invasiva e per reggerla si era dato all’alcool. Jung non gli disse di disintossicarsi ma di allontanarsi dalla madre licenziandosi anche dal suo ricco lavoro nell’azienda materna. Lontano dalla madre, si riprese immediatamente, smise di bere, si innamorò e mise su famiglia.
Nel mio caso, appena mi sono impegnata in un lavoro di volontariato teso alla divulgazione culturale e mi sono buttata a tuffo in questa attività senza fine di lucro, immediatamente la depressione è sparita. Oggi mi ritrovo in una situazione di lutto e ho ripreso l’insegnamento come una terapia. Ognuno può avere i propri modi di realizzarsi.
Occorre portare avanti quella che Jung chiama ’individuazione’, cioè scoprire chi siamo, cosa vogliamo, per quali motivi siamo nati. E’ quello che a volte io cerco anche attraverso il tema natale, l’astrologia karhmica. Del resto in tutte le parti del mondo, le religioni antiche avevano anche questo compito di dire ad ognuno che lavoro doveva fare, quale doveva essere la sua posizione in seno al gruppo, per cosa era nato.
Tutto questo Jung lo chiama ‘individuazione’ e la collega al compito sociale di ognuno, il motivo per cui uno nasce, ha certe caratteristiche, fa meglio quello che corrisponde e dunque è più utile al mondo.
Non è sempre facile capire cosa ci individua in modo particolare, a volte occorre scavare in noi stessi e arrivare all’osso. A volte è facile perché già sappiamo cosa ci piace fin dalla nascita come una vocazione che conosciamo da sempre. Io ho sempre saputo di essere una insegnante. L’ho sentito come una vocazione. Ma questa possibilità è rara.
Io sono nata per insegnare, per cui la mia guarigione doveva per forza passare attraverso l’insegnamento. E, se non potevo più insegnare in modo professionale, perché ormai ero uscita dalla scuola, potevo farlo gratis come un’offerta alla vita, come volontariato.
Così è iniziata la mia esperienza più bella della mia vita che è stata poi la mia guarigione e ha fatto immediatamente miracoli. Dopo i sette anni tremendi, sono arrivati gli otto anni migliori. Ma quel primo corso gratuito con adulti è stato la mia esperienza più bella, una cosa assolutamente straordinaria, in cui la vita mi ha gratificato immediatamente con un incredibile afflusso di energia, proprio quell’energia che credevo di avere perduto e che invece era tutta lì, preziosa e integra, affinché potessi donarla agli altri. E la vita mi ha immediatamente compensato con incontri straordinari, perché, quando torni al centro del tuo cammino, tutto si armonizza misteriosamente, la freccia va dritta al centro, come se natura e destino si accordassero per aiutarti ad essere te stesso nel mondo, per il mondo.

Ricordo che l’afflusso di vita che mi arrivò subito fu violento come il vapore di una pentola a pressione in cui si libera la valvola. Per tre mesi fui in uno stato di eccitazione tale che non dormii, non digerii e non feci la pipì, come se qualunque cosa mangiassi fosse bruciata senza scorie dalla nuova potente energia vitale. Dimagrii moltissimo, persi la pancia, ma mi sentivo elettrica e potente, creativa e produttiva, una sensazione mai provata prima. Giorno e notte pensavo al mio corso e alle cose magnifiche che potevo raccontare, ero un brulicare di pensieri fiammeggianti come se in me avvenisse un’ardente trasformazione. Poiché poi questo corso si tramutò da subito in un gruppo di psicoterapia e fu dunque un’analisi psicologica dei partecipanti, i problemi di quei primi allievi mi si ponevano alla mente con una vivacità inusuale, riempiendo le mie notti di emozioni e così per scaricare quel flusso incontenibile di relazione, riempii 14 grossi libri in cui descrivevo i temi del corso e le personalità degli allievi. Teniamo conto che questi corsi duravano mezza giornata e si prolungavano in telefonate, gite e pranzi insieme ecc. Quei 14 libri furono dati via via in dispense agli altri che vi si rispecchiarono creando un curioso caso di autoanalisi attraverso lo specchio (effetto mirror) che facilitò l’evoluzione di molti.
Il flusso di energia costruttiva che derivò da questo esperimento di gruppo fu potente e ancor oggi quelle persone ricordano con emozione quel periodo. La mia liberazione diventò una liberazione collettiva.

Dunque il modo più grande con cui si può affrontare una depressione è riprendere il nostro rapporto diretto e totale col senso della vita, tornando al posto che dobbiamo occupare nel mondo e a ciò che maggiormente ci individua. E’ difficile essere depresso se ti realizzi potentemente facendo ciò per cui sei nato.
Quando poi col tempo le energie hanno perso il primitivo splendore, molti anni dopo, e si affievolirono anche per il sopravvento di problemi della vita, quando la realizzazione rallenta perché ti ammali, invecchi, gli incontri non sono sempre felici, non sempre le cose vanno bene, quando le energie per insegnare sono calate o sono diventate meno libere, allora stranamente è sopraggiunta la politica, che è stata un alibi potente per indirizzare fuori di me la rabbia o insoddisfazione residua, ed è arrivata la politica fatta su internet, che era un’altra forma di insegnamento. Se fossi stata più giovane, avrei potuto usare il sindacato o il volontariato o la lotta sociale attiva. Non ci sono ricette generali. Dovevo buttarmi in qualcosa che mi fosse congeniale, e stranamente la politica risultò analoga all’insegnamento e lo surrogò, trasformando la depressione in PASSIONE. Ma oggi tutto questo non mi basta. Il lutto per la morte di mio marito e la solitudine mi hanno cambiata ancora, sono di nuovo sul bordo della depressione e mi devo inventare una nuova terapia sociale.

La depressione è dunque una energia che invece di andare in fuori va in dentro e invece di essere vantaggiosa è nociva. Bisogna imparare di nuovo ad usarla volgendola in fuori e nel modo più costruttivo possibile. Ma non esiste IL MODO per eccellenza, la ricetta universale. Uno può trovare la via dell’amore, del volontariato, dell’assistenza, dei viaggi, un altro quella della musica, dell’arte, del ballo, della scrittura, dell’amicizia… Ognuno a suo modo. Ognuno per ciò che è.
C’è un tasto nel pianoforte che dà colore ai suoni, la depressione è come la mancanza di quel tasto, la vita perde colore. Ma ognuno ha la propria musica, se la si ritrova, i colori ritornano. La soluzione è tornare al cuore di se stessi. Ed è appunto ciò che Jung fa. Ritrovare il proprio mito, attingere agli archetipi, che sono potenti trame energetiche appartenenti non tanto all’inconscio individuale ma a quello collettivo.

Ovviamente ci sono casi in cui la depressione ha una causa esterna. Quando uno è colpito da un forte stress negativo (un lutto, un divorzio, una separazione, la perdita di una persona cara, la disoccupazione, un ambiente circostante distruttivo, il mobbing…), la depressione rappresenta il cedere del soggetto sotto una sorte maligna. Allora si deve lasciar passare il tempo di elaborazione delle emozioni negative, e a poco a poco riattaccarci al positivo della vita, incrementandolo. A volte più che un analista servono delle buone amiche, un lavoro diverso, un trasferimento all’estero, un’attività di volontariato, un viaggio, uno sport, un’arte…
Nel mio caso la depressione non fu la logica conseguenza di un trauma negativo, ma, stranamente, di un miracolo, nel senso che a 35 anni dovevo moire in due mesi secondo una diagnosi funesta, invece fui miracolata con la metamorfosi degli organi interni insufficienti. Per strano che possa sembrare, anche un trauma positivo (un matrimonio, un parto, una guarigione..) può non essere accettato dalla psiche. Ci sono madri che dopo aver messo al mondo il loro bambino cadono in una psicosi depressiva. Ci sono matrimoni legali che di colpo trasformano unioni affettive di fatto che erano andate avanti bene per anni e le distruggono. A volte la psiche non riesce a reintegrare un cambiamento che dovrebbe essere positivo e magari prima era il maggior desiderio di una vita.

Le cause della depressione possono essere dunque molte. Anche cause fisiologiche, per es. ormonali. Io ho avuto una menopausa a 40 anni e conosco anche la depressione prodotta dalla mancanza di progesterone, come quella glicemica da diabete che è curabile correggendo la mancata metabolizzazione degli zuccheri, per cui la prima cosa da fare è sempre verificare che non ci siano cause organiche, per quanto, essendo l’uomo un essere psicofisico, sappiamo che ogni depressione si lega a un calo del sistema immunitario con conseguenze spiacevoli (diminuzione degli ormoni, insonnia, calo del desiderio sessuale, disappetenza, caduta dei capelli, diminuzione del livello di calcio ecc.). Ci sono psichiatri che guardano solo all’aspetto organico e curano solo quello ma non si può ridurre ogni depressione a cause organiche, come vuol fare qualche scuola di pensiero. La scuola di Pisa per es. come alcune scuole americana suggeriscono terapie ormonali, per aumentare nel cervello quegli ormoni che danno benessere. Ma anche il comune diabete di secondo tipo, o melluso, o da vecchiaia, si accompagna spesso con fenomeni depressivi.
Escluse le cause organiche, resta un campo di possibilità molto ampio.

La depressione come mancata spinta al vivere può essere esogena o endogena, cioè può prodotta da cause esterne o interne, più facilmente vede il convergere di entrambe.
Si può notare, anche statisticamente, che la depressione è anche un effetto della civiltà. I popoli primitivi non la conoscono. Sono troppo occupati a sopravvivere e non hanno tempo per essere depressi. Per cui, da un certo punto di vista, la depressione è un lusso. Prima si diceva che era il lusso dei paesi ricchi, ma oggi, con la crisi economica, la depressione è anche la conseguenza della mancanza di prospettive, da cui i molti suicidi di giovani senza lavoro o di imprenditori che non reggono al fallimento.
Un tempo si diceva che i paesi col maggior numero di suicidi erano i paesi scandinavi: Svezia, Norvegia e Finlandia, paesi ricchi ed evoluti, con buone scuole e un welfare avvolgente, ottime condizioni di civiltà che producevano alte qualità di intelligenza, ma con condizioni ambientali sfavorevoli, per forte mancanza di luce, freddo ecc. La luce è molto importante per le depressioni, che calano nei periodi estivi, per cui si consiglia sempre attività fisica all’aperto per il potere benefico del sole. La luce solare provoca un aumento della libido e incrementa la produzione di serotonina e vitamina D, l’elioterapia migliora gli stati di depressione e ha effetti positivi sul buonumore. Per es. accudire a un cane e portarlo fuori 4 volte al giorno può fare bene all’umore, a parte l’enorme dose di amore che un animale riesca e dare. Anche i gatti per motivi diversi sono terapeutici anche per la depressione. Spostarsi in un paese meno umido e più soleggiato può fare molto bene. Le variazioni di luce possono alterare negativamente l’umore e sulle funzioni cognitive: per esempio, l’esigua durata del giorno durante l’inverno, particolarmente evidente nei paesi del Nord, può portare a sindromi depressive. Le molecole implicate maggiormente nella depressione da carenza di luce solare sono la serotonina e la noradrenalina. La luce governa gli ormoni.
Nei casi negativi abbiamo: insonnia o difficoltà ad alzarsi al mattino, mancanza di energia, affaticabilità, disappetenza o al contrario ricerca di cibi dolci o di carboidrati.

Poi ovviamente può essere depressiva la solitudine, lo stato di abbandono, ma anche, al contrario, l’essere troppo amati. Il figlio viziato o super protetto sarà facilmente un depresso, perché la madre gli ha tolto la soddisfazione di lottare e di vincere la vita da solo. Nel caso opposto la depressione può dipendere da un ambiente famigliare anaffettivo che non si cura affatto di te, non ti difende, non ti rispetta. Diciamo che ogni situazione estrema può rompere il fragile equilibrio della persona umana: l’essere troppo protetti come non esserlo affatto.

Oggi le statistiche sono cambiate e il paese con più depressione e il numero più alto di suicidi risulta essere l’America.
Su 305 milioni di abitanti, gli Stati uniti hanno oggi 8 milioni di potenziali suicidi: troppi! L’America è disperata. E lo confermano i dati di uno studio sul suicidio condotto a livello federale: nel 2008, 8 milioni di americani hanno pensato seriamente di togliersi la vita, e più di un milione è morto.
Qui dobbiamo mettere insieme due pesantissime cause esogene: la CRISI economica che ha avuto un impatto emotivo enorme, tanto da privare anche i più giovani di ogni senso di fiducia verso il futuro, e l’altro è la GUERRA. Non solo la guerra in Iraq e Afghanistan ma tutte le guerre a cui la gioventù americana è stata mandata nel mondo per gli istinti predatori dei suoi governi.
Ancora più terribili sono i dati dei tentati suicidi tra i soldati americani in Medio Oriente o tra i reduci tornati a casa, tanto che muoiono più giovani per suicidio che in guerra. Un’inchiesta delle CBS ipotizza che i morti per suicidio tra i soldati americani che hanno prestato servizio attivo in Iraq siano 7-8 volte di più dei morti in combattimento.
Nel mondo si suicida una persona ogni 40 secondi e molti di più sono quelli che lo tentano soltanto. Nel 2012 i suicidi sono stati la seconda di morte tra i giovani tra i 15 e i 29 anni.
In Usa 18 veterani si suicidano ogni giorno e c’è una media mensile di 950 tentati suicidi anche tra i veterani che ricevono qualche trattamento psicologico dal dipartimento federale. La sindrome è chiamata PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder), nevrosi da guerra o stress da combattimento.
Su 18.300 soldati esaminati a 3 mesi e un anno di distanza dal loro invio in Iraq: dal 20 al 30 % soffrivano di questa nevrosi e una depressione profonda colpiva il 16 %.
Consideriamo che molti si offrono volontari nelle guerre per miseria, per poter fare l’università, o comprarsi una casa, o mettere su famiglia, ma poi risulta che la paga viene spesa in alcool o droga per resistere alla guerra stessa, per cui chi torna è spesso più povero di prima, in più resta segnato dagli orrori visti e praticati e si è abituato all’uso di eccitanti, alcool e droga, per cui il rientro nella vita normale è spesso impossibile.
Il 14,7% dei veterani americani sono disoccupati, 33% vivono all’addiaccio come barboni, un milione e mezzo corrono il rischio di perdere la casa per la mancanza di sostegno pubblico. Le guerre americane non hanno solo distrutto molti paesi del mondo, hanno distrutto la migliore gioventù d’America. Negli Stati uniti ci sono 25 milioni di veterani, tra cui 1,6 milioni solo quelli che tornano dall’Afghanistan o dall’Iraq. E ci chiediamo se il sogno americano non sia diventato un incubo.
Chiaro che parlare di depressione porta in causa molti fattori socio-ambientali.

Altissimo è per es. il numero dei suicidi nelle CARCERI italiane dove le condizioni di vita sono intollerabili nell’indifferenza dei governi. Dal 2000 al 2015 i suicidi in carcere sono stati 2.383.
Alto è il numero dei suicidi in alcune FABBRICHE cinesi ma anche francesi per lo sfruttamento inumano dei lavoratori. Alto infine il numero dei suicidi nell’esercito israeliano dove una propaganda assurda di ODIO e separazione prosegue da 60 anni senza pace.

Al di fuori di casi ambientali estremi, dove pesano condizioni esogene pesantissime: schiavismo, guerra, miseria, droga, sfruttamento, crisi economica… sembra che la normale depressione colpisca soprattutto i migliori, chi è intelligente, sensibile e colto. Se siamo depressi almeno rallegriamoci col pensiero che siamo persone straordinarie. Gli asini non sono mai depressi.
Nei lager è sopravvissuto chi era semplice, poco strutturato, meno intelligente, meno colto e con poca memoria.
Quelle che riteniamo doti personali, davanti alla depressione, diventano handicap. Per cui, se soffriamo spesso di depressione, possiamo dirci che siamo persone dotate e rallegrarcene.

Io devo essere particolarmente fortunata perché depressa ci sono nata e ho fatto poi questa depressione pesante durata 7 anni, dunque sono una esperta del settore. Devo dire che la vita mi ha guarito e che la guarigione fa parte degli istinti e dei miracoli della vita, per cui, se sono guarita io, c’è speranza per tutti.

La depressione può anche essere un fatto genetico, che erediti da chi è venuto prima di te. Io qui sono messa bene: ho due suicidi in famiglia, la nonna materna e il nonno paterno.
La nonna materna si è trovata appena sgravata della sesta figlia nella miseria più spaventosa di una campagna veneta, quando le è arrivata la notizia che il marito era morto in guerra. E’ andata nel fienile e si è buttata di sotto. Qui si combinano la depressione post partum con l’impossibilità materiale di sopravvivere. La depressione post partum è una forma particolare di depressione in quanto il corpo che si sgrava vive il distacco del neonato come un lutto. E’ un momento molto fragile che può accompagnarsi con pianto, rifiuto di occuparsi del bambino, debolezza, e, a volte, forti squilibri psichici.
Nel caso di mia nonna, un analista avrebbe potuto fare poco, ci sarebbe voluto uno Stato protettivo che aiutasse una madre disperata a far sopravvivere la sua famiglia.
Il nonno paterno era troppo sensibile e intelligente. Colto in un mondo di analfabeti, ambizioso in un ambiente ostile e sfortunato. Comunista, e quindi messo al bando in un piccolo paese dell’Appennino rozzo e misero. Con una moglie disadatta a lui e 5 figli. Prima ha perso una gamba sotto il treno e ha perso il lavoro, poi si è costretto alla mendicità, (suonava un organetto per la strada), poi si è impiccato. Qui la miseria si unisce alle velleità di una intelligenza frustrata. Le cause sono esogene e endogene insieme.

Io nasco con queste stigmate, in più con un problema respiratorio che mi ha resa handicappata dalla nascita e, come contorno, un padre-padrone che mi ha imprigionata in casa, impedendomi di avere contatti sociali al di fuori della scuola prima e del lavoro poi, per 29 anni. Dunque delle condizioni limitative molto pesanti. La depressione è stata la conseguenza fisiologica di una prigionia unita a una invalidità fisica.
In seguito si sono aggiunte altre cause, nuove solitudini perché il marito per 30 anni ha lavorato lontano da casa, la difficoltà di avere un lavoro stabile, dieci cambi di abitazione (ricordiamo che il trasloco è 3° nella scala degli stress negativi, dopo il lutto e la separazione) e la spada di Damocle di una morte precoce.
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http://masadaweb.org

(continua)
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JUNG 3 indice

Lezione 1 – https://masadaweb.org/2010/10/12/masada-n%C2%B0-1209-12-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-prima/

Lezione 2 – https://masadaweb.org/2010/10/20/masada-n%C2%B0-1212-20-10-2010-jung-3-lezione-1-la-depressione-parte-seconda/

Lezione 3 – https://masadaweb.org/2010/10/26/masada-n%C2%B0-1214-26-10-2010-jung-3-lezione-3-l%E2%80%99immagine-sociale-l%E2%80%99archetipo-della-persona/

Lezione 4 – https://masadaweb.org/2010/11/04/masada-n%C2%B0-1218-4-11-2010-jung-3-lezione-4-a-un-passo-dalla-guarigione/

Lezione 5 -https://masadaweb.org/2010/11/09/masada-n%C2%B0-1221-9-11-2010-psicoanalisi-jung-3-lezione-5-la-depressione-di-jung-la-rottura-con-freud/

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7 commenti »

  1. “Ho giocato spesso con l’idea del suicidio… quando i demoni venivano ad assalirmi”
    (Ingmar Bergman)

    Commento:

    La colpa non era tanto dei demoni che lo assalivano quanto di Ingmar che non aveva
    imparato a distinguere il bene dal male innanzitutto, poi a scacciare schiacciandoli i brutti pensieri dal proprio cuore cioè a scegliere e prediligere il bene, corrispondente ai pensieri belli e buoni!

    Poi dicono che le disgrazie accadono a causa dei “Raptus”!

    A mio avviso dobbiamo imparare a schiacciare il male che nasce nel nostro cuore ed operare il bene che si può esprimere in miliardi di modi! I demoni non potranno competere con noi!

    Commento di Silvano — ottobre 13, 2010 @ 12:21 am | Rispondi

  2. Ciao
    continuerò a parlare di questo argomento anche nella prossima puntata. So che questo brutto male affligge tante persone buone e sensibili ma sono fiduciosa. Se sono guarita io (e sembro guarita davvero!) lo possono essere anche altri. Basta continuare ad avere fede che domani è un altro giorno e che le guarigioni esistono e i miracoli arrivano
    Tutti i miei più cari auguri
    vivia

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 13, 2010 @ 6:16 am | Rispondi

  3. “Quelle che riteniamo doti personali, davanti alla depressione, sono handicap. Per cui, se soffriamo spesso di depressione, vuol dire che siamo persone dotate e possiamo rallegrarcene.”

    Sono pienamente d’accordo, il problema è proprio quello di essere troppo consapevoli di ciò che ci circonda, addirittura talvolta anticipiamo gli eventi attraverso intuizioni captate da antenne sensibilissime….talvolta diventa un peso insostenibile. Penso che in questi casi, forse, la strategia della individuazione potrebbe servire come elemento costruttivo per alimentare energia positiva.

    Commento di Maria — ottobre 13, 2010 @ 4:18 pm | Rispondi

  4. Ciao Viviana,curo la mia depressione cercandoti quasi costantemente su web insieme a tante altre persone come te che danno luce alla mia mente.Credo anch’io di essere ciclotimico per cause sorte nella mia adolesenza che
    cariavano e sgretolavano la rupe della mia giovinezza.Però il mio ormai anziano padre impossibilitato dall’età
    e dalle circostanze di darmi una tutela economica,con la sua personale esperienza di una vita avventurosa era
    riuscito ad attivare la mia fantasia.Forse è per questo che sono sopravvissuto.La mia defunta compagna sapeva
    come contenere questa mia debolezza.Lei non si sarebbe mai potuta ammalare di depressione.Sto leggendo un pò
    di tutto e ultimamente libri di Rsffaele MORELLI.Comunque nelle tue esposizioni è dolce navigare.Un caro saluto Salvatore

    Commento di Salvatore — ottobre 13, 2010 @ 10:13 pm | Rispondi

  5. Cosa può fare una persona per aiutare un’altra in depressione?
    Cosa può fare senza cadere anch’essa nell’abisso scuro?
    Sarà che molti depressi sono tra le persone più intelligenti e non necessariamente quelle più buone e sensibili e non sopportano che chi sta loro vicino possa
    essere “sano” ,e cercano di tirar dentro nel baratro tutto ciò che gravita loro intorno.
    Oppure anche questo è un sintomo di questo brutto male?
    Ciao Viviana

    Commento di Paola Lombardo — ottobre 14, 2010 @ 6:33 pm | Rispondi

  6. Alla faccia del bicarbonato che roba questa Viviana !?!? Sei un MOSTRO di TUTTO!

    Una domanda: Gli zingari soffrono di depressione ??

    Commento di juan miranda — ottobre 15, 2010 @ 5:44 am | Rispondi

  7. Voglio qui rispondere ad una lettera che non riporto per difendere la sua privacy, ma che somiglia a cento altri sfoghi simili che ho sentito, esattamente uguali, nel corso del tempo e che presentano una persona che si lamenta di essere depressa.

    “Non so che dirti, V., ci sono depressioni che discendono da eventi traumatici della nostra vita che non sono stati superati e altre che, per così’ dire, sono caratteriali, come cicli periodici di caduta pesante dell’umore, quasi fossero connaturati coi nostri cicli naturali. Quello che mi racconti non è strano o bizzarro, direi che è simile a mille altre storie che sento raccontare continuamente. La depressione è il male del nostro tempo e non esiste persona che prima o poi non ne sia affetta. Solo gli stupidi o i malvagi non sono depressi mai, per cui rallegrati, la depressione è un allegato dell’intelligenza e della sensibilità. E più sei sensibile e intelligente, più è probabile che diventi depresso.
    Io ho sofferto tutta la vita, sin dalla pubertà, di depressione bipolare, con periodi di ipereccitabilità quasi esagerata e altri di caduta totale dell’energia, ma, per motivi economici ecc non ho mai fatto uso di tranquillanti, psicoterapie o psicologi di sostegno. Ho dovuto mio malgrado imparare a conviverci da sola, osservando che il mio umore seguiva una sinusoide, per cui ai momenti alti, o almeno accettabili, seguivano periodi di terrificante caduta, per cui ho dovuto rassegnarmi a capire che la felicità dura poco o spesso non esiste affatto e che dovevo subire i periodi di caduta pensando che prima o poi ne sarei venuta fuori come era successo altre volte.
    L’ultima fase depressiva è stata anche la peggiore perché è durata 7 anni, ho cercato di combatterla come potevo, mi sono buttata nel lavoro, ho cercato di farmi degli amici, di essere di aiuto agli altri e mi sono pure presa una seconda laurea. Malgrado questo, il mio pensiero fisso ogni giorno era di buttarmi dalla finestra.
    Poi sono stata miracolata cambiando città e iniziando una vita nuova in cui la guarigione è venuta quando mi sono dedicata interamente all’aiuto gratuito di altre persone e all’ascolto dei problemi degli altri. Ognuno deve trovare la sua via di sopravvivenza. La mia è stata l’insegnamento e l’aiuto sociale gratuito.
    Oggi mi cogli piuttosto debole, esco da 4 anni di malattia terminale di mio marito a causa del riproporsi del cancro e da un ultimo anno in cui stato in agonia con dolori terribili e che ha passato sempre a letto fino alla morte, avvenuta 6 mesi fa. Io l’ho assistito sempre, in ospedale o a casa fino all’ultimo. Gli sono sempre stata accanto ma è stato terribile. Per 15 mesi non ho dormito mai e anche ora faccio molta fatica a dormire qualche ora perché il mio ciclo di sonno si è interrotto. Ora sono rimasta sola. Mia figlia con la sua famiglia vive a Londra e non vuole nella sua casa piccola né me né la suocera, né io con la mia piccola pensione di reversibilità potrei sostenere le spese di una vita a Londra che è la città più cara del mondo e oltretutto non ha quasi sanità pubblica, senza contare che io non parlo l’inglese e ho parecchi problemi a camminare e altro per cui sarei in grosse difficoltà. Così sono rimasta sola con me stessa, a 71 anni, dopo un periodo terribile che non augurerei a nessuno, e in questi 6 mesi ho fatto di tutto per darmi da fare, per risolvere da sola i mille problemi in cui mi sono ritrovata e per combattere con una energia che nemmeno avevo più dopo tanta assistenza a mio marito.
    Per 6 mesi sono andata alla grande e non ho pianto nemmeno una volta, ma da qualche giorno sento che comincio a cedere e che la depressione sta arrivando di nuovo. Io so che non glielo devo permettere, non me lo devo permettere anche se è una forte attrazione, perché essere depressi è ‘ANCHE UNA SCELTA’, che dipende da me e di cui poi non mi posso lamentare, è come un attraente cedere alla sconfitta e prenderla come alibi per non fare più niente.
    Ti mi dici che il tuo matrimonio non è felice. Ma dove mai esistono i matrimoni felici? nelle favole forse, ma se credi ancora nelle favole, vuol dire che devi crescere. Sono venute da me centinaia di persone e ognuna doveva lamentarsi perché la sua unione non le rendeva felici. Levati dalla testa questa pretesa di essere felice e vedrai che starai meglio
    Io sono stanca di sentire persone che pretendono di essere felici!
    E’ già tanto se stiamo bene fisicamente, se camminiamo, se respiriamo, se ci muoviamo, se abbiamo da mangiare e da ripararci, se le nostre funzioni funzionano bene. Il mondo è pieno di tragedie e ci sono miliardi di persone che non sono depresse semplicemente perché hanno il terrore di morire prima di sera. Sotto le bombe della guerra o nei cimiteri della morte non esiste il lusso di essere depressi, questo è il vizio di chi non manca di niente e vuole lo stesso piangere su se stesso per qualche cosa, un vizio da privilegiati.
    Sii grata alla vita per quello che ti ha dato, sii grata a te stessa per quello che sei, cerca le tue doti migliori e tirale fuori, muoviti , smetti di piangere su te stessa, e cerca di riempire la tua giornata di cose utili agli altri e vedrai che dimenticherai te stessa e la tua pretesa di essere felice.
    Credi a me, essere utili al mondo è immensamente superiore alla pretesa di essere felici
    E io auguro che tu possa trovare presto il senso della tua vita che non è certo quello egoistico e infantile di essere felice ma è quello di essere utili al mondo, esattamente quello che la depressione ci impedisce di fare
    un abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — agosto 24, 2013 @ 9:01 am | Rispondi


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