Nuovo Masada

settembre 23, 2010

MASADA n° 1199. 34-10-2020. Giochi da basso potere

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 1:34 pm

Dimissioni di Profumo a Unicredit – Berlusconi e Lega si troveranno contro? – le mani sul territorio – Superstipendi – Gli sprechi della Camera – Prego per l’Argentina. Il diario del saccheggio – Per 23 voti la Camera nega l’autorizzazione a procedere contro Cosentino – Colpo di grazia alla RAI – Sparare a scuola – Rumor e Colombo gay – L’Europa non può continuare a ignorare i rapporti tra B e la mafia

LA SFIDA
Ci stanno sfidando! Non ci sono dubbi. I politici stanno sfidando gli italiani. Ma qual’è lo scopo?
Cosa si prefiggono questi signori che ogni giorno sommergono la popolazione con scandali sempre più gravi ai danni di quel popolo che li ha eletti?
Hanno messo nelle mani di gente senza scrupoli le leve del potere del nostro Paese e di conseguenza tutti i posti di comando sono occupati da gente che lo sta affossando.
Impediscono alla Magistratura le indagini necessarie per poter fermare l’emorragia.
Ma nonostante la museruola messa ai giornalisti per depurare le notizie, le scintille scoppiettano ugualmente e ci rivelano un Paese diretto da corrotti, corruttori, mafiosi e camorristi.
Il Parlamento è diventato l’ombrello di protezione della malavita e il confine dove la giustizia DEVE fermarsi.
Quindi nel bunker parlamentare sono liberi di esercitare ogni sorta d’arrembaggio a danno dell’Italia e degli italiani. E ogni giorno affondano sempre più profondamente la lama nel petto del Paese.
E’ forse questa una forma per misurare (come i nazisti) il grado di resistenza alla tortura, oppure una sfida alla guerra?
Sono consapevoli del pericolo di una RIVOLUZIONE?

Maria Pia Caporuscio

Unicredit, il gigante dai piedi d’argilla
Tommaso De Berlanga
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/09/articolo/3416/

La battaglia intorno al vertice di Unicredit è certamente uno scontro di potere, che vede all’offensiva la parte meno lungimirante del potere politico italiano (la Lega e i suoi alleati). Ma c’è anche il fondato dubbio che tutto questo battagliare possa avere per premio un gigante malato, non un bancomat pronto a tutto.
Nell’ambiente dei banchieri si ragiona sui dati, non sugli scontri personali. E qui si bada al sodo, ovvero ai conti. Appena dieci giorni fa è stato approvato in via definitiva il «Piano di riorganizzazione 2010-2013» del gruppo in Italia. Il quale prevede che dal prossimo 1 novembre si vada alla «fusione per incorporazione nella capogruppo» di tutte le divisioni (Banca di Roma, Banco di Sicilia, ecc). Una centralizzazione fortissima che rovescia il «modello di business» fin qui seguito; motivata fondamentalmente da uno scenario aziendale preoccupante.
Vediamo perché. Il «mark down» (la differenza tra tasso medio sui depositi e rendimento medio lordo) è precipitato dal 3% di fine 2008 al quasi zero di oggi. Ma non, come sostiene Unicredit, a causa dell’«intensa competizione», bensì per la politica di bassi tassi della Bce. In pratica, con i tassi bassi, una banca prende in prestito da Bankitalia all’1%, ma non può non remunerare affatto i propri clienti; ergo, il margine diventa bassissimo. Anche l’attività di prestito, nel primo semestre 2010, si è ridotta: ben 10 miliardi in meno sono stati prestati alle imprese (e qui sta sicuramente la prima ragione della rabbia leghista contro Alessandro Profumo, altro che libici o Dubai). Una mossa «ragionevole» dal punto di vista di una banca, uno «sgarbo» secondo un’azionista importante come CariVerona (fondazione i cui vertici sono a questo punto in mano a geni della finanza come il sindaco scaligero).
Capitalisticamente parlando: se tu, i soldi che ti dovrei prestare, non me li potrai ridare, io non te li presto. Vaglielo a spiegare a un «subfornitore» del nordest che ha bisogno di liquidi per vedere se potrà vivere anche il prossimo anno…
In questo scenario, le «sofferenze» (crediti di fatto inesigibili) di Unicredit potrebbero essere più alte di quanto fin qui stimato nei conti. Ne fa fede l’«andamento storico dell’utile netto», crollato in appena tre anni dai 6,5 miliardi del 2007 ai 669 milioni del primo trimestre 2010. Per una banca con quasi 120.000 dipendenti è addirittura ridicolo. A guadagnare qualcosa, in questi anni, sono state soprattutto le banche territoriali, quelle meno informatizzate e con funzioni «di prossimità». Quelle che sanno se il cliente è solvibile o meno, operando in modo mirato e selettivo.
Unicredit in Italia (all’estero il modello di business è completamente differente) appare come una banca che non serve al tessuto delle imprese, ma non è utile nemmeno a se stessa. E che cerca di tener su la reddività riducendo il costo del lavoro. Dal piano di ristrutturazione vengon fuori altri 4,700 «esuberi», che dovranno riguardare soprattutto il Nord (l’acquisizione di Banco di Roma e di Sicilia ha già «smagrito» il sud, dando fondo alla riserva dei prepensionamenti). Anche questo è diventato legna per la cieca rabbia leghista.
Sia chiaro: un «banchiere» non poteva far altro. Ma probabilmente ha perso la partita prima, nella gestione di un insieme cresciuto di dimensione fino a diventare una babele (si è quasi perso il conto di quante lingue diverse si parlano nelle varie filiali europee); e anche la selezione del management può non essere stata all’altezza del compito. In ambito bancario resta memorabile – in negativo – l’apparizione di Profumo al Tg1 per giurare che non avrebbe «mai» fatto un aumento di capitale. Che poi fu varato due giorni dopo, a mercati chiusi.
La Lega mette le mani su Unicredit sperando di trarne le risorse per puntellare un modello sociale che si va sfarinando. Se è vero – come dicono altri banchieri di punta – che il 5-10% del mondo industriale italiano «sta per andare a ramengo»; se è vero che questo sfasciume sarà fatto soprattutto di contoterzisti; e che «il tremo tedesco» ha cambiato i vagoni, sostituendone alcuni italiani con altri (polacchi, cechi, ecc)… allora per Unicredit il futuro può diventare nerissimo. Del resto, l’esperienza della Lega con le banche è leggendaria: per salvare CreditEuroNord dovettero chiedere aiuto addirittura che a Gianpiero Fiorani…

Radisol
Da bellaciao.org/it
E da comedonchisciotte.org

La questione, come sempre accade negli scontri intercapitalistici ( ed in questo caso si tratta in parte pure di uno scontro intercapitalistico “globale”, con in gioco anche interessi tedeschi ed ovviamente libici e persino dell’emirato di Dubai) è un po’più complessa…. e certamente non esistono i “buoni” ed i “cattivi” ….
Profumo aveva oggettivamente trasformato, con varie operazioni, il vecchio Credito Italiano ex IRI, in una banca “globale”, con una visione internazionale … e sempre meno con una logica tutta italiana ….
Se questo indubbiamente lo ha messo in maggiore difficoltà per gli effetti della “crisi globale”, lo ha anche portato a cercare di ridimensionare il ruolo delle Fondazioni di alcune delle banche italiane incorporate, Fondazioni derivanti appunto da alcune Casse di risparmio acquistate, spesso legate agli enti locali.
Di queste, in verità, solo una, la Fondazione CR Verona, è in mano alla Lega Nord …
Da qui il ricorso di Profumo a capitali esteri di quelli che fanno notizia, la Libia e l’emirato di Dubai … da qui il progetto di Banca Unica che doveva unificare definitivamente il gruppo Unicredit italiano ed annullare le specificità legate appunto al territorio, tra le quali non scherzava, oltre le vecchie Casse di Risparmio, la specificità tipica della vecchia Banca di Roma, soprattutto sul territorio laziale ….
Questa operazione, però, avrebbe comportato ben 4.700 esuberi nel personale complessivo di Unicredit, peraltro in una situazione occupazionale che già prima del progetto Banca Unica vedeva già altre 900 uscite già concordate di lavoratori nel triennio 2010-2012 … questo ha ovviamente fatto incazzare i sindacati dei bancari, per cui anche queste Organizzazioni, in genere orientate a sx, hanno finito per fare muro con chiunque si opponesse al piano di Profumo, al di là del fatto che costui viene da sempre indicato come “banchiere di sx” … per cui è capitato pure il fatto curiosissimo che il segretario generale del sindacato FALCRI Aleardo Pelacchi, lui stesso dipendente Unicredit ( ex C.R. di Perugia) e notoriamente vicino a Rifondazione Comunista, ha platealmente incontrato il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, che tramite il comune veneto controlla la Fondazione C.R. Verona, per concordare una linea comune contro Profumo ….
E l’operazione sembra essere riuscita, riuscendo a mettere insieme sullo stesso fronte interessi diversissimi ma tutti concordi nell’affrancarsi dalla “dittatura” di Profumo … ora naturalmente non è detto che non si proporrà più un problema di esuberi di personale in Unicredit, ma saltando con Profumo il progetto di Banca Unica, certamente non si arriverà più a quei numeri allucinanti ….
Ora quindi, se ragioniamo in termini puramente manageriali, Profumo aveva ragione da vendere, voleva razionalizzare una specie di carrozzone ex pubblico con ancora molte incrostazioni clientelari, dandogli una dimensione internazionale ….
Se invece ragioniamo da un punto di vista sociale, il suo progetto comportava notevole perdita di posti di lavoro ma anche un minore legame della banca col territorio e quindi con la clientela minuta …. e qui hanno certamente ragione i suoi avversari, al di là dell’ “assalto alla diligenza bancaria” che sta indubbiamente portando avanti la Lega Nord .. ed anche di interessi poco “nobili” ( come quelli della Mediobanca di Geronzi, di cui Unicredit è il principale socio, e quelli indiretti di Berluskoni sulla gestione del credito in Italia) …
A dimostrazione del fatto che il panorama economico e/o politico è assai complicato … e che è appunto difficile distinguere i “buoni” dai “cattivi” …. e la “destra” dalla “sx” ….

(ripreso da un commento allo stesso articolo su comedonchisciotte.org )

Probabile scontro Lega-Berlusconi per Unicredit?
Viviana Vivarelli

E’ innegabile che il Pdl è un partito di interessi, privo di ideologia. L’unica ideologia di Berlusconi è aumentare il proprio arricchimento personale e conservare l’impunità, malgrado i troppi reati contro la cosa pubblica (evasione, truffa, corruzione di giudici e testimoni, leggi ad personam, svuotamento delle istituzioni, aggressione ai valori costituzionali, collusione con mafia e camorra, stragismo..)
Lo stesso non si può dire della Lega, la quale, pur nella sua rozzezza, una sua ideologia ce l’ha. E nell’affare Profumo la vuol far pesare sia per sugare soldi alla banca con la scusa del territorio, sia contro le due acquisizioni truffaldine di Gheddafi con un 7,5% che sfora la soglia massima del 5% prevista dalla legge di Unicredit.
B ha fatto una violenta campagna denigratoria del Pd per la sua tentata scalata bancaria (Fassino: “Abbiano una banca”) come se fosse un peccato capitale e “invece” ora, non solo B la sua banca personale ce l’ha e si è comprato anche un paradiso fiscale, non solo la Lega ha affondato la sua banca del Nord per corruzione e incapacità, ma Bossi dichiara platealmente di “voler mettere le mani sulle banche”, come se il tabù che valeva per Fassino si fosse convertito in un diritto sacrosanto e come se Bossi uscisse da una conduzione bancaria immacolata, mentre EurocreditNord ha rubato anche sui morti, ha mandato in malora i correntisti e ha riempito di mazzette Calderoli perché sostenesse il governatore Fazio di Bankitalia accusato di pesanti reati finanziari.
Ora da questo panorama di insipienza finanziaria la Lega pretende di affossare un colosso come Unicredit, delocalizzandola al rango di piccola banca di Provincia, mettendo in un cantone i tedeschi e cacciando Gheddafi. E’ un tale delirio da restare attoniti!
La Lega non agisce con la forza del 7,5% di Gheddafi, ha una piccola fondazione che su Unicredit conterebbe meno che niente, ma preme dall’alto della posizione di 2° partito di Governo che B le concede e da cui è in grado di ricattarlo.
Mi domando: a Berlusconi non frega niente di dare 5 MLD di denaro pubblico a Gheddafi, di fare con lui affari televisivi, di vederlo occupare posti chiave nel paese. Ma a Bossi importa, eccome! La causa Unicredit non si trasformerà a questo punto in una causa di attrito tra i due, che sono orientati a scelte di politica estera e di economia finanziaria ben diverse?
Berlusconi certo si rallegra che Profumo, in odore di csx, venga cacciato. Profumo sotto la politica non ci stava, non stava nei salotti ‘buoni’ della finanza (ma nemmeno il Cavaliere per quello!), rifiutava le opere gradite al regime come i buchi neri di Alitalia e Telecom, non ossequiava Tremonti e gli aveva rifiutato i Tremonti-bond, anche se poi gli ha finanziato la Cassa del Mezzogiorno.
Facile dire che Unicredit era stata esposta alla crisi più delle altre banche italiane! Era l’unica banca internazionale e dunque pullulava di derivati. Dopo il fallimento della Lehman Brothers era stata colpita gravemente ma si era risollevata con forze proprie. Poi Profumo non si è opposto alle due quote truffaldine di Gheddafi ed è stato accusato di aver favorito l’investimento fraudolento o forse non era in suo potere contrastarlo.
Scrive Barbacetto: “Ciò che pesa sono i rapporti di partito, di cricca, di loggia, alla faccia del liberismo, esibito ogni giorno e tradito ogni notte”.
La contraddizione tra la propaganda che passa e la corruzione che perdura.
Il peccato capitale di Profumo non è stato di veder ridotti i ricavi degli azionisti (dappertutto è così), ma di essersi sottratto dalle mire della cricca. Il sistema non gliel’ha perdonato! Anche la Finanza, in Italia, è una mafia dominata dalla politica. E la politica italiana predica bene e razzola male. Nella politica italiana non conta lo sviluppo, di una banca come del paese, conta il potere delle cricche.
E questo vale per Bossi non meno che per Berlusconi.
Quando Bossi parla di potere “del “territorio, intende “invece” il potere “sul” territorio, con l’occupazione materiale da parte dei leghisti di tutti i centri nevralgici del capitale.
La nostra non è una finanza nazionale e nemmeno internazionale, ma locale, feudale, dove contano i feudi, non le regole della crescita o dello sviluppo ed è questo che significa per Bossi “banca del territorio”, un piatto su cui mettere le mani.
Certo Profumo si stacca dalla schiera degli ossequienti e in Italia guai a fare il cane sciolto! Tutti ti azzanneranno!
Nel 99 ai tempi dei capitani coraggiosi di D’Alema, dice No a Telecom.
Nel 2008 dice No al buco nero Alitalia.
Nel 2007 rifiuta il controllo del Corriere dicendo che i banchieri i giornali devono leggerli non esserne editori.
Nel 2008 dice No ai Tremonti-bond.
Oggi dice No a Bossi che chiede posti da occupare.
Unicredit non è una banca, è una preda. Sono tutti addosso: Geronzi e le Generali, Ligresti e le costruzioni, la Lega e le fondazioni, i tedeschi di Allianz, Gheddafi, la Crt, e Berlusconi sopra tutti. Sarà divertente vedere come si scanneranno.
Saremo anche le settima potenza del mondo ma la Finanza italiana ha perso ogni carattere internazionale per diventare solo il bottino di una classe politica avida e senza scrupoli, che oggi protegge la mafia o la camorra, domani scempia il territorio, lasciando cadere come un piombo l’impresa piccola e media, perché troppo intenta a spartirsi le spoglie di quel che distrugge. E ora nella riffa c’è anche la Lega, più stronfia che mai e tutta fiera di fare a pezzi l’esistente pur di accaparrare capitali, posti, e potere.
Ancora una volta la Lega prova coi fatti che la parte di Roma ladrone è quella che le conviene. E Unicredit non è una preda da poco, è la prima banca italiana, è l’unica banca internazionale in un mondo di nani, gestisce un terzo del risparmio degli italiani e credito delle imprese. Ci sono abbastanza soldi perché i capi leghisti non sentano l’acquolina in bocca.
E’ un’operazione non certo di sviluppo o di garanzia per i risparmiatori (basta guardare come furono falciati dalla banca del Nord) ma di politica predatoria selvaggia.
Che Profumo abbia governato bene o no è indifferente, va fatto fuori perché è un ostacolo alla spartizione politica e, se ci mette le mani la Lega, distruggerà questa banca come ha fatto per la banca del Nord, affossando tutti i suoi risparmiatori.
Difficile dire che Profumo sia di sx o di sx, ma in un mondo dove tutto è lottizzato, dove tutto si vende, corpi come carriere, e dove gli interessi si incrociano senza vergogna nel vuoto delle ideologie e nel deserto dei valori, la sua cacciata può essere letta come una sconfitta di tutti e riprova che una banca è solo potere e la politica è la forza che riduce ogni potere a sé, amplificando la rovina generale.
Si sta consumando un’operazione di ammassamento da prima repubblica al cui confronto tangentopoli 1 impallidisce.
Sarà che Bossi è un mitomane, un mentitore, un millantatore, uno che non è nemmeno diplomato e si passava per dottore, un ignorante e un somaro, ma quando c’è da mettere le mani sul bottino ha la stessa rapacità di un contadino barbaro e ladro. Ed è pari a Berlusconi!
E avanti con la banda che ci governa! Abbiamo visto oggi di fronte a un uomo della camorra dove se l’è messa l’onorabilità la Lega!
Rispettabilità onestà, legalità. Fanculo!

Dopo tutto la svastica non che il sole delle Alpi che prende la rincorsa!
VV
..
Le mani sul territorio
Viviana Vivarelli

Sulle Province Bossi dice chiaramente che la Lega non intende perdere un euro “sul territorio”.
Credo che non potesse manifestare meglio il suo intento di conservare tutti i furti e le truffe della politica più vecchia e retriva, per parteciparvi ampiamente. E’ stato così chiaro nel suo desiderio di approfittare di tutto il vecchio più stantio che non capisco come facciano i leghisti a credere ancora alla sua lotta a Roma ladrona.
Anche questo mettere le mani sulle banche, su Unicredit, è sulla linea della più spregevole linea politica di arraffamento e controllo di tutto l’esistente
In nessun paese al mondo esiste che le mani della politica stiano sulle banche come in Italia. In nessun paese accade che un giorno sì e uno no i principali esponenti del mondo bancario e in primis il Presidente di Bankitalia siano candidati virtualmente alle massime cariche di governo.
La cosa grottesca è che si caccia Profumo che in 15 anni non ha fatto che migliorare Unicredit fino a farne un fortissimo centro di potere finanziario ‘mondiale’ e con Bossi si tenta di ridurla al territorio. Di solito l’avanzata finanziaria è dal territorio all’ambito internazionale. La piccineria gretta e mostruosa della Lega fa il contrario, vuol ridurre ciò che è già internazionale a diventare ‘locale’! E tutto perché il panorama mentale di questi somari non esce dal loro orto di casa!
L’altro elemento grottesco è mettere a raffronto la campagna di diffamazione e delegittimazione di un Fassino di cui si conosce solo l’infelice frase telefonica “Allora anche noi abbiamo una banca!”, presentata come orrendo misfatto, con la tracotanza e la protervia di un Bossi che ‘esige’ che il suo piccolo partito abbia le mani sulle banche! Ciò che ieri era la bestemmia innominabile, oggi è diventata una legittima pretesa, offerta alla luce del sole, come Berlusconi che ormai offre alla luce del sole le sue troie fatte ministri, le sue leggi di arricchimento personale, le sue compravendite di onorevoli.
Ormai il vecchio vizio è diventata la nuova virtù. Ciò di cui prima ci si vergognava e che si faceva in oscuro segreto è diventato il proposito sbandierato ai 4 venti e che raccoglie plauso da una società corrotta e immorale.

I SUPERSTIPENDI
Da L’Infedele di Gad Lerner

Valletta guadagnava 20 volte il salario medio di un operaio.
Marchionne nel 2009, annus orribilis, fu pagato 4 milioni e 782.000 euro, 435 volte quanto un operaio.
Sempre nel 2009 Berlusconi, da solo e senza quello che prendono i famigliari, ebbe 1264 milioni di euro, 11.490 volte il salario di un operaio e 2 volte quanto prendono tutti gli operai di Pomigliano messi tutti assieme.
Un operaio di Pomigliano oggi riceve 11.000 euro, la metà di quanto viene pagato un operaio tedesco, a cui nessuno parla di delocalizzazione e per cui nessuno paventa riduzioni dei diritti del lavoro.
In 10 anni i primi 10 manager italiani hanno ricevuto:
Tronchetti Proevra: 109 milioni
Cordero di Montezemolo 61
E gli altri ( Puri Negri, Matteo Arpe, Carlo Buora, Profumo, Geronzi) attorno ai 50 milioni. Gabetti, Colaninno, Marchionne 30…
Questo soldi da dove vengono? Non sono più il plus valore sottratto ai dipendenti, perché vengono riscossi anche quando le aziende vanno male.
Con le stock option, poi, c’è chi ha preso molto di più e non stiamo nemmeno a parlare delle aziende pubbliche che sono in perdita ma hanno superstipendi.
La caratteristica dell’azienda Italia è che a fronte di manager che non sono all’altezza del piano mondiale, ha stipendi superiori a tutti gli altri paesi. E ciò non vale solo per i supermanager: anche il Governatore della banca d’Italia prende di più del Governatore della banca degli Stati uniti; anche il capo delle Forze Armate italiane prende il doppio del Capo di Stato Maggiore americano; anche il Presidente della Repubblica prende più di Obama; anche ogni deputato italiano prende di più di qualsiasi deputato europeo.
L’economia italiana se lo può permettere? L’economia italiana viene gestita molto peggio degli altri paesi europei, e allora perché qualcuno ci si deve egualmente arricchire? Di fronte alla crisi, la sbandierata riduzione degli stipendi degli onorevoli di Tremonti si è ridotta a una minima quota tolta a due soli personaggi, due! Una cosa grottesca!
In 20 anni c’è stato uno spostamento imponente:120 MLD, dagli stipendi in busta paga ai superstipendi! Una massa gigantesca di soldi è sparita in basso per andare in alto. Dai poveri ai super ricchi!
Profitti e rendite non solo hanno usufruito di un fisco che chiude entrambi gli occhi, ma si sono arricchiti di 8 punti del Pil, mentre i lavoratori hanno perso questi 8 punti, che sono migrati in alto, secondo politiche e Finanziarie che hanno premiato costantemente i ricchi penalizzando i poveri, aumentando il gap nel paese tra chi ha troppo e chi non riesce nemmeno a sopravvivere e vive in condizioni di precariato o di disperazione.
Bankitalia ci dice che oggi in Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene il 44% della ricchezza nazionale. E’ un paese spaccato a metà in modo iniquo, dove stridono gli stipendi esagerati di certi manager, di certi giornalisti televisivi, di certi calciatori. Questa sperequazione crescente alla fine avrà delle conseguenze tragiche sulla tenuta sociale di questo paese.
Negli ultimi 20 anni 8 punti del Pil si sono spostati dai più poveri ai più ricchi e negli ultimi 16 anni il csx è stato due volte al potere, per un totale di 5 inutili anni che non hanno sanato alcuna ingiustizia retributiva, per cui sono da considerare 5 anni buttati. Anzi, le disuguaglianze sociali, quando la sx ha avuto il Governo, sono cresciute di più.
Per stipendi l’Italia è al 23° posto mondiale. Nel 2009 erano di 18.503 euro l’anno, contro la media OCSE di 26.385. Ciò significa una piramide sempre più stretta e alta, una differenza sempre più iniqua tra poveri e ricchi, e una impossibilità materiale di mantenere la domanda su piano interno con un progressivo impoverimento del paese.
Questa è la vera sconfitta del csx, un csx del resto che ha inseguito il liberismo in ogni sua forma e si è comportato (da D’Alema a Veltroni) come se volesse essere legittimato proprio dal capitale.
Ilvo Diamanti si chiede: “Come può stare insieme una società che abolisce il valore del lavoro, il senso concreto dell’economia e le speranze del futuro?”
In 30 anni il popolo italiano si è trovato a stare sempre peggio, ma le bollette hanno continuato a salire, il welfare ha continuato a peggiorare, le tasse hanno continuato a infierire sul lavoro dipendente, i prezzi hanno continuato ad aumentare e negli ultimi 15 anni gli affitti sono cresciuti di 7 volte
30 anni fa ci fu la marcia dei 40.000 colletti bianchi, seguì una ristrutturazione che portò migliaia di persone fuori dalla Fiat, zero assenteismo, grandi utili aziendali, pace sociale. La Fiat promise agli operai che i salari sarebbero aumentati e ora vediamo la stretta di Marchionne.
L’articolo 36 della Costituzione garantisce ad ognuno un giusto salario capace di mantenere lui e la sua famiglia in modo dignitoso, questa precauzione è saltata. Chi guadagna 1200 euro al mese non può farlo.
Se la Fiat mette 4 milioni, 2 li prende Marchionne e due se li spartiscono 200 direttori generali. Accanto a questo sproposito c’è un’Italia che va sempre più male.
Per questi super ricchi c’è una industria di lusso: Ferrari, abiti firmati, gioielli, panfili… Metà della nostra produzione è impegnata a produrre questi beni di lusso. Non esiste quasi più una industria italiana che produca beni di largo consumo, questi arrivano quasi tutti dalla Cina e sono sempre più scadenti.
Anche la Germania fa prodotti di lusso o di alta tecnica, ma gli operai tedeschi hanno stipendi più alti.
Questa povertà maggiore sta proprio dentro la produzione, dentro il meccanismo della distribuzione dei beni.
E questi poveri senza sussistenza e senza futuro devono essere oggi al centro della lotta di classe. Siamo su una strada di povertà generalizzata e crescente, dove non c’è posto per chi lavora in modo onesto e dove enormi ricchezze protette si formano al di fuori del lavoro, come rendite parassitarie inique, in una sproporzione che rende più intollerabile il gap di classe, soprattutto davanti a tentativi, come quello di Marchionne, di aumentare proprio questo gap, e di fronte alla spudoratezza di una casta politica che difende solo se stessa (vd Cosentino), mentre restano fuori di ogni protezione le masse lavoratrici, in condizioni sempre peggiori e prive di una prospettiva di futuro.
L’80% degli italiani sono convinti che i loro figli avranno un futuro peggiore del loro senza speranza di migliorarlo. Questo dice meglio di tutto il declino del paese.
La corruzione del potere ha fatto sì che in Italia i modi per far carriera fossero diversi dagli altri paesi.
Noiville: “Avere come unico scopo i soldi porta a a una società malata”.
I più ricchi non sono solo corrotti ma sono autistici rispetto a quanto avviene nel paese. E orami anche la classe politica è autorefenziale e autistica rispetto al paese che dovrebbe rappresentare, la dx come la sx. Non si spiegherebbero i costanti errori della sx se questa scissione tragica non ci fosse. Sono interessati solo a se stessi e sono sordi e ciechi sui bisogni che salgono dal paese. L’autismo politico dei dirigenti è ormai una piaga nazionale. Se in qualche modo questo circuito perverso e castale non sarà rotto, questo paese non ha altro futuro che la rovina.
..
Da un articolo di Beatrice Borromeo
Bilancio della Camera: i tagli non ci sono

Evidentemente la Casta si ritiene anche troppo superiore alla crisi per pensare a qualche economia, I tagli sbandierati da Tremonti con cui anche gli onorevoli davano il loro contributo alla crisi non esistono, sono una beffa a chi sta peggio.
Per la riduzione degli sprechi di Palazzo, basta vedere i conti dalla Camera. Non hanno nemmeno abolito gli avvisi e i documenti su carta che dovevano essere computerizzati e costano ancora 7 milioni.
790.000 € per gli arredi (?)
7 milioni e mezzo per gli aerei.
400.000 € buttati per far imparare almeno l’inglese a questi onorevoli somari.
70.000 € per traduzioni e interpreti.
L’ultima previsione di bilancio appena approvata non vede ridotta alcuna spesa.
Eppure nei 25 MLD che Tremonti ha riversato su di noi ci dovevano essere anche 1000 € di tagli al mese per le retribuzioni dei parlamentari. Invece no, se ne riparlerà dal prossimo anno, salvo dimenticanze.
Montecitorio ci costa quasi 1 MLD, e la spesa totale è salita ancora dell1,3%, altro che tagli!
Non calano nemmeno le auto blu. 72 milioni di rimborsi ai deputati come nel 2009. 138 milioni di assegni vitalizi. 54 milioni per l’affitto dei palazzi. Non si capisce perché la Camera continui a pagare cifre esose a Scarpellini, con quello che gli abbiamo dato li compravamo ex novo quei palazzi.
Milioni sperperati a caso, spesso commettendo reati.
Intanto nel Lazio si chiedono 50 baby pensioni: un ex consigliere regionale può chiedere un vitalizio di fine legislatura e può usufruirne subito dopo i 50 anni. L’ultimo a chiederlo è stato Marrazzo. Speriamo gli basti per la coca e i trans! Si fanno le leggi a proprio comodo. E poi Tremonti ci viene a buggerare!
..
Prego per l’Argentina
Sauro

Per l’Argentina, prego. E’ un paese, tra quelli che ho visitato, in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore.
Forse per il fatto che ci sono tanti italiani, e tanti io ne incontrai.
Forse per il fatto che è il paese dove, come cucina, mi sono trovato meglio, al pari del mio paese.
Fatto sta che rimasi davvero molto scosso, nel 2001, nell’apprendere del default del paese. Ed altrettanto sorpreso rimasi dopo nel non avere più notizie, di quel paese.
Ora sto cominciando a raccogliere informazioni, tra un film ed un altro.
E capisco che questo mondo spietato, cinico, distruttivo, ammorbato, distrugge pezzi di umanità e poi fa calare su di loro il sipario.
Cosa succede, veramente, in Iraq, dopo il crollo della statua di Saddam Hussein?
Cosa succede, veramente, in Afghanistan, dopo le bombe buttate in mezzo a montagne desolate ed abbandonate?
Ma su quei pezzi di umanità disgraziata il sipario non cala!

1) Sembra incredibile, io stento a crederci. Ma la realtà sa essere peggio della fantasia.
Nel novembre – dicembre del 1999 io visitai l’Argentina. La trovai un paese splendido, pieno di cose da vedere, con un paesaggio naturale fantastico.
Il cambio era di un peso argentino contro un dollaro USA. Lo trovai artefatto, ma non vi diedi importanza.
Mi diede l’impressione di un paese che stava bene, non indagai in profondità, lo giudicai “come turista”, quale io ero.
Due anni dopo la sorpresa, lo stupore di vedere quel magnifico paese, ricco di risorse, ricco di natura, fare il famigerato “default” in pratica dichiarare il fallimento.

http://en.wikipedia.org/wiki/Argentine_economic_crisis_%281999%E2%80%932002%29

Poi, dopo un periodo in cui il paese salì alla ribalta per il default, per i “cacerolazos”, la gente che manifestava con le pignatte, i mass media, che tanto avevano dato risalto a quel default, smisero, di punto in bianco, di parlarne. Cadde, sull’Argentina post crisi, l’oblio. Il silenzio.
Forse è meglio che il mondo non sappia, che cosa è successo in Argentina, dopo quel famigerato 2001. Vi furono una serie di investitori internazionali, tra cui una serie di cittadini italiani, inviperiti, che avevano acquistato o sottoscritto dei bond (obbligazioni, titoli di stato) argentini, perché non venivano loro restituiti i soldi investiti in quei bond.
Investitori italiani in alcuni casi truffati, dal sistema creditizio italiano, non sempre trasparente e corretto. In molti casi però, quegli investitori erano le cosiddette “galline ingorde”. Ingorde perché i tassi, i rendimenti dei bond argentini erano alti, molto più alti dei tassi ufficiali di sconto dei paesi occidentali “ricchi”. In pratica l’alto tasso “scontava”, incorporava il rischio “paese”. Il rischio, alto, che il paese non potesse onorare il pagamento di quei rendimenti, che il paese non potesse onorare il pagamento del debito alla scadenza. Si è visto che il rendimento alto a seguito “rischio paese” alto era, ahi loro, giustificato. E le galline ingorde lo sapevano, uhhh se lo sapevano.

2) Nel 2008 siamo testimoni e vittime della crisi mondiale dei “subprimes”. Una crisi che viene da lontano. Dagli USA. Che ci dicono, ce lo dice l’allora governo Berlusconi, a noi italiani non toccherà.
Ma la crisi morde, prima le banche. Poi il resto del sistema economico. I dati della cassa integrazione sono a testimoniarlo.
Una delle due principali banche del nostro paese, UniCredit, tra l’ottobre ed il novembre 2008 vede i sorci verdi. Il titolo crolla. Il personale della banca ha paura, tiene botta con la clientela, rassicurandola. Ma i bancari dell’UniCredit, non i banchieri (anche quelli, peraltro), sudano freddo.
Il brutto momento passa.
E arriviamo al maggio 2009: tocca alla Grecia.
Un altro paese sovrano rischia il default, proprio come l’Argentina.
E i PIIGS questo strano acronimo che sta per Portogallo-Irlanda-Italia-Grecia-Spagna sale prepotentemente alla ribalta, in quei mesi turbolenti a cavallo tra maggio giugno e luglio del 2009.
In quei giorni, un collega mi chiese: ma se la Grecia dovesse fare la fine dell’Argentina, (disse la Grecia perché in cuor suo aveva il terrore di dire “l’Italia”) che cosa succede, esattamente? Non seppi rispondere.

3) Quello che succede, in Argentina, post 2001, potete vederlo con i Vostri occhi, raccontato in un film – documentario di Fernando Ezequiel Solanas.

Il “diario del saccheggio” – “Memoria del saqueo”.

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34929

Ecco come Solanas ha parlato, quando il film è stato presentato a Berlino, del sentimento profondo da cui è scaturita la sua opera:
“La tragedia che noi argentini abbiamo vissuto con la caduta del governo del presidente Fernando De La Rua mi ha spinto a tornare alle origini, quando la ricerca di una identità politica e cinematografica e la resistenza alla dittatura militare mi convinsero, negli anni Sessanta, a realizzare L’ora dei forni (1968). Ora, la situazione è cambiata. In peggio. Come è possibile che nel granaio del mondo si soffra la fame? L’Argentina è stata devastata da una nuova forma di aggressione, silenziosa e sistematica, che ha lasciato sul campo più vittime di quelle provocate dalla dittatura militare e dalla guerra delle Malvine. Nel nome della globalizzazione e del più selvaggio liberismo, le ricette economiche degli organismi finanziari internazionali hanno portato al genocidio sociale e al depauperamento della nazione. ”
Il regista poi racconta il suo film entrando anche nelle scelte particolari, estetiche e contenutistiche e annuncia anche l’opera successiva, ultimata in questi giorni, Argentina latente:
“Ancora una volta, la realtà mi ha obbligato a ricontestualizzare le immagini per comporre un affresco vivo su ciò che abbiamo subìto negli ultimi trent’anni: dalla dittatura del generale Jorge Videla alla rivolta popolare del dicembre 2001. Ho iniziato lavorando ad una struttura tematica che, vista l’ampiezza dell’argomento, consta di due grandi parti. La prima Diario del saccheggio, affronta la crisi argentina e i suoi responsabili; la seconda, le vittime della devastazione, i milioni di poveri e di disoccupati e i modi da questi utilizzati per affrontare la crisi.
Non ho ancora terminato questo secondo canto, intitolato Argentina latente. Racconta storie molto forti, di uomini e donne che hanno resistito con solidarietà e speranza. Ogni capitolo è dedicato ad un personaggio – protagonista che narra la sua personale lotta per la sopravvivenza.
Per molti mesi, in fase di montaggio, ho lavorato alla progressione drammaturgica di Diario del saccheggio, dividendolo in capitoli. Desideravo che la narrazione risultasse cristallina, che lo spettatore potesse ricostruire la storia a suo piacimento, come se si trattasse di un puzzle. Cercavo inoltre di riprendere la ricerca del film – saggio, storico e ideologico, iniziata ai tempi de L’ora dei forni.”
Entra poi nello specifico de Il diario del saccheggio:
“Il film colpisce non solo per la sua carica emotiva ma anche perché narra storie vere: le trame segrete della mafiocrazia argentina e l’alleanza spuria tra le corporazioni politico – sindacali, il potere giudiziario, le banche, le multinazionali e gli istituti finanziari internazionali. È una vicenda universale che non tocca solo l’Argentina. Il pubblico vuole comprendere ciò che accade nel mondo contemporaneo e, proprio per questo, il film funge da acceleratore delle questioni. È una sorta di lotta della memoria contro l’oblio. La globalizzazione, infatti, impone la banalizzazione dell’informazione, disperde, confonde, crea pericolose zone di amnesia collettiva. L’opera ha una decisa vocazione pedagogica. Credo sia la sua forza. È concepita come un viaggio, una deambulazione attraverso l’allucinante realtà argentina. La macchina da presa si muove in maniera oggettiva, cercando di descrivere gli astratti scenari del potere: banche, corridoi, saloni, la Casa Rosada, il Congresso… Sebbene si narrino fatti noti, il materiale d’archivio e il montaggio sembrano svelare una storia sconosciuta ai più. Questa volta ho raccontato un periodo storico di cui sono stato uno dei protagonisti. Nel 1989, per primo, ho denunciato il tradimento del presidente Menem nei confronti dell’elettorato argentino e gli atti aberranti commessi in nome delle privatizzazioni. E nel 1991, per aver divulgato le mie idee, ho anche subìto un attentato. Memoria del saccheggio è il mio personale contributo al dibattito internazionale attualmente in corso, certo come sono che ‘un altro mondo è possibile’ di fronte ad una globalizzazione sempre più disumana e disumanizzante.”

Note biografiche di Fernando Solanas
Autore cinematografico e regista teatrale, ma anche musicista, attore, pubblicitario e creatore di storie per fumetti, Fernando Solanas nasce a Buenos Aires nel 1936. Famoso in tutto il mondo con il film L’ora dei forni (1968), fu costretto a lasciare l’Argentina dopo il colpo di stato militare del 1976 e a vivere in esilio in Francia fino al 1984 quando può tornare in Argentina. Tangos (1985) lo consacra tra i migliori autori cinematografici internazionali, film con cui vince il Premio speciale della giuria a Venezia. Seguono altri riconoscimenti internazionali: con Sur del 1988 vince la Palma per la miglior regia a Cannes, Il viaggio del 1992 è presentato in concorso a Cannes, La nube del 1998 è presentato in concorso a Venezia. Diario del saccheggio, che sarà nelle sale italiane dal 23 giugno, è stato presentato al festival di Berlino del 2004, La dignità degli ultimi è stato presentato al Festival di Venezia nel 2005 e da poco ha concluso la sua ultima prova, Argentina latente.

4) Un collega, che si reca spesso in Argentina, lo ha definito un paese in rovina, pericoloso, dove la signora di Buenos Aires che esce per buttare il pattume deve farlo con una pistola in mano, per non essere assalita. Mi ha raccontato di assalti alle corriere, tra una città ed un’altra, per rapinare pochi pesos.

5) Link per visualizzare spezzoni del film “diario del saccheggio”.
http://www.youtube.com/watch?v=zAWivIQxuG0

6) Altri film dove è possibile intravedere le conseguenze sulla società argentina post crisi 2001: Buena Vida Delivery, lo sguardo dei suoi occhi.

Quello che sta facendo Berlusconi lo aveva già fatto Carlos Menem dal 1989 al 1999!!!!!

http://www.youtube.com/watch?v=kMlv1HddwnY&feature=related

Il postulato democratico è che i media sono indipendenti ed hanno il compito di scoprire e di riferire la verità, non già di presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito.”
Noam Chomsky..

Per 23 voti la Camera nega l’autorizzazione a procedere per Nicola Cosentino

Sottosegretario all’Economia, coordinatore regionale del Pdl in Campania, accusato di collusione con la camorra, più esattamente col clan dei Casalesi. Si presenta anche come candidato a Governatore della Campania.
La procura di Napoli chiede di incarcerarlo. Cosentino si dimette da sottosegretario, ritira la candidatura a Governatore, ma Berlusconi lo lascia come coordinatore regionale. La Giunta per le autorizzazioni a procedere respinge la richiesta del carcere. La Cassazione insiste nella richiesta di carcerazione perché l’accusa è provata. Cosentino avrebbe aiutato i Casalesi per averne in cambio aiuto elettorale. Anche le famiglie camorriste Bidognetti e Schiavone lo hanno sostenuto a partire dagli anni 90. In cambio Cosentino ha fatto ottenere certificati antimafia alle imprese mafiose e ha dato loro il controllo dei rifiuti.
Ieri la Camera ha votato a scrutinio segreto sulla richiesta di usare 40 intercettazioni telefoniche che provano questi rapporti con la camorra.
Il Cavaliere ottiene 308 voti (non quei 316 che giura di avere e che gli servono per non cadere) ma per salvare Cosentino bastano. Contro 285 voti. La differenza è di 23 voti. Berlusconi ormai è sul filo di lana.
Perché mancano 23 voti? Mancano 17 del Pdl, mancano 3 di Lombardo (guarda caso quelli che si sono venduti a B), saltano il fosso 12 regalati dall’opposizione, vota a favore di Cosentino e dunque della Camorra l’Udc di Casini, votano compatti a favore della camorra tutti i leghisti!
Maroni, complimenti vivissimi per l’onestà morale! Ora “leghisti camorristi” non ve lo leverà nessuno!

I giudici volevano l’autorizzazione a usare 40 intercettazioni telefoniche che proverebbero che Cosentino è un camorrista. Cosentino dice che sono irrilevanti. B finge di credergli. Basta la parola! E infatti quelli del Pdl quando mai hanno giurato il falso? Sulle teste dei figli, magari!?
E perché un Parlamento di qualunque tendenza avrebbe dovuto dare il permesso di indagare Cosentino?
Oggi a me e domani a te.
La cricca fa mafia. E si stringe compatta a difesa della propria impunità.
Ma quante volte è accaduto che si desse l’autorizzazione a procedere?
Come dice pure la Chiaromonte di RC: “ Io non voterà mai per una autorizzazione a procedere contro chicchessia di NOI!”
Il culo, prima di tutto!
Come disse Napoleone della corona: “Dio me l’ha data! Guai a chi me la tocca!” Questi non hanno una concezione della propria carica nazionale, ma imperiale!
La tracotanza di questi usurpatori della democrazia è spaventosa!
Ma ghigliottinateli tutti!
..
Dunque Berlusconi ce l’ha fatta, ma ha rivelato che i numeri non ci sono e che la sua carriera è a rischio.
Come se non bastasse, Feltri ha calcato la mano ancora di più e ha denunciato che le due società che hanno comprato la casa di Montecarlo sono del cognato di Fini, lo giura il Ministro di un fantomatico staterello detto di Santa Lucia. Una esaltata Santanché telefona al Cavaliere per la fausta notizia. Si brinda alla morte dell’odiato presidente della Camera: “Fini lo abbiamo fatto fuori!” Esaltazione generale! Peccato che il Ministro di cui Feltri parla non esista. E’ una delle sue tante diffamazioni di fantasia. Ci finirà in galera una volta o l’altra uno che usa la diffamazione come fosse informazione! Ora Fini è incazzato nero e giura vendetta. Fini è un pigro ma quel che è troppo è troppo. Noi stiamo qui a vedere.
..
Cesare Beccaria
– anche i mafiosi di lui dicono: Iddu pensa solu a iddu –
se perde il consenso della mafia è morto davvero.
..
Repubblica. Sondaggio mensile Ipr-Marketing
Governo: mai così in basso nella fiducia degli italiani. 34%, 3 punti in meno di luglio.
Berlusconi al minimo storico.
Tonfo della maggioranza, ma non ne approfitta l’opposizione.
Il Governo era al 54% nel settembre 2008, 44% nel settembre 2009, 34% oggi: è crollato di 20 punti.
Berlusconi è inchiodato al 39% dei consensi, il suo livello più basso, punto negativo di una parabola discendente che dura ormai da più di un anno.
Con lui precipita il Pdl (dopo la fuoriuscita dei finiani) al minimo storico al 34%, un punto in meno rispetto a luglio e ben 6 rispetto a giugno. La scissione di Fini pesa eccome! Ma pesa soprattutto il crollo di immagine, del quale approfitta a man bassa la Lega, vera trionfatrice con ben il 3% in più rispetto a luglio. Un 33% di consensi (praticamente gli stessi del Pdl).

Il csx registra un calo ancora maggiore. Un vero e proprio crollo. Le divisioni interne e la fiacchezza lo uccidono. Perde 6 punti e scende al 26% . In 6 mesi ha perso il 14%. Addirittura scende sotto l’Italia dei Valori che è al 29%.
L’Udc di Casini cresce di 2 punti e arriva al 33%, classificandosi come il maggior partito di opposizione.
In crescita Vendola e il nuovo partito di Fini, Futuro e Libertà.
..
Giuseppe Ideni manda:
Maria Novella Oppo

http://domani.arcoiris.tv/per-sparare-il-colpo-di-grazia-alla-rai-senza-fare-troppo-rumore-ce-bisogno-di-un-%e2%80%9csilenziatore%e2%80%9d-modello-putin

Per sparare il colpo di grazia alla Rai senza fare troppo rumore c’è bisogno di un “silenziatore” modello Putin

È tornata in campo quasi al completo l’armata dei talk show, che, con tutti i loro limiti, sono un importante strumento di informazione per milioni di italiani. E non si capisce perché (o magari si capisce benissimo) la Rai in particolare decida di silenziare il dibattito per intere stagioni, soprattutto quando le notizie, come è successo questa estate, divampano. Ma il dg Masi non si preoccupa affatto del vuoto di servizio pubblico; anzi, ha negato a Floris una puntata di Ballarò a ridosso del discorso di Fini a Mirabello. È chiaro che, potendo, Masi oscurerebbe anche Fini e tutto quanto dà fastidio a Berlusconi, ma per ora si accontenta di mettere i bastoni tra le ruote ai giornalisti. Lo strumento messo a punto è quello di filtrare collaboratori e ospiti dei talk show per controbilanciare interventi sgraditi (sempre al capo) con altri più graditi. Il prossimo passo sarà controllare anche il cervello dei giornalisti e il loro emisfero sinistro. Non è ancora il metodo Putin, ma comincia a somigliargli.

Amicone e i suoi amici, nemici dei Rom
Una pattuglia di giornalisti è arruolata in servizio permanente effettivo nelle file del berlusconismo. Di questi signori il più antipatico era Belpietro, che però di recente è stato raggiunto (se non superato) da Sallusti, uno che ormai parla sempre col «noi» e non certo (almeno speriamo) per sfoggiare il plurale maiestatis, ma per segnare la sua appartenenza governativa. Altri invece cercano di darsi un tono di oggettività citando cifre fornite dalla real casa (tipo il refrain: Berlusconi è al 70 %). E altri ancora, come Amicone, sono più fedeli al berlusconismo che alla loro Chiesa (di cui detestano in particolare don Sciortino). Amicone sostiene che è giusto espellere i rom. Anzi, così si fa loro un piacere. Infatti, un amico di Amicone gli avrebbe detto che molti nomadi si stanno spostando in Francia solo per prendere i soldi della taglia fissata da Sarkozy. Trecento euro ad adulto e cento per i bambini. Praticamente un tanto al chilo.

La svergognata prostituzione di un regime in disfacimento
Il povero Berlusconi, inteso come uomo che si è fatto da sé, si sta disfacendo sotto i nostri occhi e, quel che è peggio, sotto gli occhi delle telecamere. In un «bang!» ha perso quel po’ di faccia che gli era rimasta dopo i suoi intrallazzi libici. Gheddafi, con tanti baci e abbracci, gli spara addosso, mandando a quel paese, che poi è il nostro, tutte le balle razziste del ministro Maroni. Intanto, per non farsi mancare proprio niente in fatto di demolizione di una coalizione che naviga nel fango, ecco la scuola coi simboli leghisti stampati fin nella testa dei bambini. Ma, ovviamente, per la ministra Gelmini, non c’è scandalo. Non ci si può scandalizzare di niente, dopo che Stracquadanio (che sta cercando di fare le scarpe a Gasparri, tanto le spara grosse) ha detto che per un seggio, e figurarsi per un ministero, le belle donne si possono anche prostituire. Infatti, si comprano senza vergogna (ne parla perfino il Tg1), interi gruppi di onorevoli maschi, che oltretutto non sono neppure belli.

Le due facce della Lega “di lotta e di governo”: gestacci e fandonie a Venezia, poltrone a Roma
Non avevamo mai fatto esperienza diretta di un intero comizio di Umberto Bossi. Cosicché siamo ancora sotto shock per aver visto su Sky la manifestazione della Lega a Venezia. A parte i gestacci, i borbottii indistinti e, quel che è peggio, le parole chiaramente dette, a colpirci è stata la quantità di falsità storiche spacciate per vere davanti a un pubblico ormai assuefatto a tutto il repertorio. Qualcosa di simile, noi nati in epoca repubblicana, abbiamo visto solo nei filmati di Mussolini. Stavolta, anziché a palazzo Venezia, si era a Venezia, città del mondo prima ancora che fosse globale. Da qui Bossi ha rievocato alla sua maniera la battaglia di Lepanto, promettendo che la padania sarà liberata in tempi rapidi. E veramente c’è da sperare che Lombardia, Veneto e Piemonte si liberino di questi barbari, non privi di ingegno nel turlupinare, ma soprattutto bravi a occupare poltrone a Roma. Tanto che, fateci caso, sembra abbiano almeno due culi a testa.

Ci mancavano i corsi scolastici per imparare a usare le armi!
Viviana Vivarelli

La pazzia esplode!
Sembra che i ministri La Russa e Gelmini si siano accordai per introdurre nelle scuole dei corsi di addestramento militare. Lo denuncia Famiglia Cristiana.
http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/la-scuola-militare.aspx

Percorsi ginnico-militari e pistole ad aria compressa.
La Lega esulterà, dopo il tentativo di dare il porto d’armi a tutti, di armare per la caccia anche i sedicenni, quello delle ronde, e la caccia anche ai migratori la preparazione alle armi a partire dalla scuola dell’obbligo prefigura un bel futuro di pace e tranquillità, e poi questo nell’addestramento portato anche a scuola fa molto Bowling of Coulombine.
Gli stupri di gruppo e le stragi in momenti di pazzia erano poca cosa, non bastavano mafia e camorra, stalking e aggressioni a donne e disabili, ci voleva anche l’addestramento dei ragazzi alle armi! E la cretina di turno ministeriale gongola. E poi lo aveva detto anche Andreotti: “Un po’ di far West non fa male!”
I due peggiori ministri d’Italia sono andati a nozze sul peggio.

Sparare a scuola
Roberto Pardini
http://www.bellaciao.org/it/spip.php?article27429

Popolo Guerriero, fin da bambino
Sinceramente speriamo che la notizia riportata da Famiglia Cristiana sia priva di fondamento. Stentiamo a credere che due ministri della Repubblica possano partorire un protocollo di intesa che prevede per i ragazzi delle scuole corsi di addestramento alla vita militare. Eppure pare proprio che il Ministro Gelmini (beata ignoranza) e il ministro della Difesa La Russa abbiano firmato un protocollo secondo la quale i ragazzi e le ragazze della scuola saranno addestrati dall’esercito a sparare con pistole ad aria compressa, archi e altre amenità. Ciò avvicinerebbe i nostri ragazzi alle forze armate. Ci viene in mente il film di Michael Moore “Bowling for Columbine”, ma nel film gli autori della strage l’uso delle armi lo avevano imparato da soli. Alla televisione impazzavano le immagini della guerra chirurgica in Iraq. Ovviamente tutto questo non rientra nei piani del nostro governo. Deve risultare spiacevole per gli alfieri del “popolo guerriero” che nelle nostre scuole si educhi alla pace e alla tolleranza. Quando parlano di infiltrazione comunista nella scuola hanno in mente gli incontri con le missioni di pace nel mondo o con le associazioni tipo Emergency. E’ altresì incredibile che tutto questo avvenga nel momento in cui si taglia il tempo scuola per gli studenti.
Nel frattempo il Presidente della Repubblica dichiara ai giornali di sentirsi preoccupato per la scuola italiana. Traspare dalle sue parole una critica verso il ministro. Chiede che la riforma sia meditata. Con tutto il rispetto istituzionale per il Presidente della Repubblica ci pare che queste dichiarazioni non siano sufficienti e arrivino fuori tempo massimo. La riforma si sta già applicando, i precari sono già stati tagliati, la didattica è a pezzi. Questo avviene per lo meno da due anni. Viene da dire che il lavoro è già stato fatto. Noi sappiamo che il ruolo del Presidente della Repubblica è super partes, però sappiamo anche che i docenti sono dipendenti di un organo dello stato e non è possibile tollerare per le istituzioni che l’intero mondo della scuola pubblica e statale venga ridotto in questo modo. Ci sarebbe piaciuto che quando due anni or sono è cominciato lo stillicidio verso i docenti definiti un branco di fannulloni buoni a nulla qualcuno anche a livello istituzionale potesse difenderci.
E’ evidente che parte dello scopo delle manifestazioni, degli scioperi, dei presidi e di tutte le altre forme di protesta che la scuola deve mettere in campo deve anche porsi il problema di favorire la caduta del governo Berlusconi. E’ una condizione che ci permetterebbe per lo meno di discutere con più cognizione di causa delle questioni legate al nostro settore. In questi mesi si moltiplicano le prese di posizione dei partiti di opposizione contro il governo e la sua politica sulla scuola. Avremo voluto anche in questo caso una maggiore tempestività. Non credo che sia solo nostra l’impressione che l’opposizione parlamentare abbia lasciato fare il ministro per lungo tempo. Notiamo comunque che lo sdegno di non va al di là di parole che indicano vicinanza ai precari, perplessità sulla riforma. A noi pare che non si possa essere perplessi. Non crediamo necessario che il paese discuta di precarietà perché quello che c’è da sapere è noto a tutti. Crediamo sia invece il tempo di dichiarazioni di programma. Vogliamo sapere se chi si appresta a sostituire Berlusconi ha intenzione di abolire la riforma Gelmini, restaurare il tempo pieno, immettere in ruolo i precari, sviluppare un piano straordinario di investimenti sull’istituzione pubblica e statale. Per il momento non ci pare che nessuno degli aspiranti sostituti di Berlusconi abbia detto queste cose con chiarezza.
Aspettiamo pazientemente. Per il momento continuiamo a lottare.

Daniele Sensi
Come in una corsa a staffetta, mentre la giunta di Adro decide se rimuovere i simboli leghisti dal complesso scolastico intitolato a Gianfranco Miglio, a Dosolo, nel Mantovano, il vicesindaco leghista colora di verde gli attraversamenti pedonali davanti alle scuole.

http://danielesensi.blogspot.com/2010/09/e-la-lega-dipinse-di-verde-gli.html
..
Leggi disumane
VV

Sapete qual’è la meglio? Che se ammazzi i genitori, conservi il diritto a ereditarne i beni.
Le leggi italiane favoriscono talmente il diritto di proprietà che non te lo levano nemmeno in caso di assassinio.
Ho studiato in una facoltà che per metà aveva gli esami di giurisprudenza e la materia più importante era il diritto di proprietà; ho dovuto studiare tutto sui confini delle proprietà terriere, non un rigo dello statuto dei lavoratori; tutto sull’economia liberista, non una parola dell’economia socialista.
La proprietà è il diritto più riconosciuto in Italia, più della vita. Come meravigliarsi se poi nell’opinione pubblica vale di più chi possiede di più?
Poi fortemente riconosciuta è la famiglia, che è un’altra forma di possesso, non sulle cose ma sulle persone. E basti vedere con che protervia viene difesa dalla Chiesa, per cui, ancora, contano di più i possessi materiali di quelli spirituali.
Se una donna ama un uomo e poi lo lascia, costui per la legge assume un tale diritto di possesso su di lei da poterla molestare a suo piacimento (stalking) fino ad ucciderla senza che le forze pubbliche intervengano.
La Cassazione recentemente ha assolto un uomo che aveva pestato la sua compagna a morte solo perché lei “aveva resistito”, dunque non era proprio morta né aveva ceduto e allora il pestaggio se lera meritato, è una dimensione in cui la Chiesa insegna alla donna a restare succube e a ubbidire al maschio.
Anche sui figli si continua a pensare a una forma di possesso sul tipo dell’uso romano, per cui il paterfamilias aveva diritto di possesso (fino a poterli vendere) sulle pecore, la moglie e i figli.
Sarà per questo che tanti padri pedofili che hanno abusato dei loro bambini sono stati rimandati dal tribunale ai ‘domiciliari’?
Ed è per questo che è stato deciso che le molestie sessuali sono ‘un reato minore’?
..
Gay d’antan

Nichi Vendola, intervistato da Enrico Lucci, la Iena più sfacciata e divertente di Italia 1, ha ammesso di essere gay, aggiungendo che «pure un gay può diventare premier». Anche perché «un premier gay, in questo Paese, c’è già stato». Lucci, rapido, lo ha incalzato. E Vendola: «Chi è? No, non dirò chi è neanche sotto tortura. Posso solo dire che era un democristiano».
Cirino Pomicino: “Sì, effettivamente anche a me risulta che ci fossero due leader DC sospettati, diciamo così, di essere omosessuali…». Quindi lei conferma: erano due. «Sì, a me risulta fossero due». E ne parlavate tra di voi? «Vuol sapere se ci si scherzava su?». Esatto: era solo pettegolezzo o… «Poteva scapparci la battuta, l’occhiata, il doppio senso».
Enzo Carra fu a lungo cronista politico de Il Tempo — ricorda un congresso della DC assai duro. «Con Zaccagnini che doveva essere eletto segretario. E i vecchi potenti centristi del partito, come Fanfani, che diedero battaglia. Intervennero anche i dorotei, Mariano Rumor ed Emilio Colombo. Salutati da salve di fischi e che alcuni delegati soprannominarono, per l’occasione, le Sorelle Bandiera… «Battutacce, volgari e false: in un partito che pure aveva fatto della riservatezza e del rispetto un codice inviolabile. Ma ormai si stava entrando in una degenerazione della politica di cui, ancora oggi, portiamo i segni».

http://www.corriere.it/politica/10_settembre_21/vendola-premier-gay-imbarazzo-dc-roncone_0a13fc5e-c540-11df-8164-00144f02aabe.shtml
..
Manuela segnala:
Sonia Alfano: ”L’Europa non può continuare ad ignorare rapporti Berlusconi mafia”

Palermo. “Il giornale italiano ‘Il Fatto Quotidiano’ ha pubblicato un documento autografo dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino in cui lo stesso scriveva che Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi erano, come lui, figli “della stessa lupa”, ovvero appartenevano allo stesso sistema politico-mafioso. L’Europa non può continuare a voltare la faccia dall’altra parte”.
Lo ha detto Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori, intervenendo alla seduta plenaria di Strasburgo in merito ai rapporti tra Silvio Berlusconi e l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimimo.
Sonia Alfano ha poi aggiunto che questa notizia, al vaglio della magistratura “arriva mentre sta venendo a galla la verità sulle stragi mafiose del 1992 in cui morirono i giudici Falcone e Borsellino, ovvero che lo Stato trattò con la mafia per la fine della stagione delle bombe e che ciò favorì, come sembra, la nascita del partito del premier, Forza Italia, fondato proprio assieme a Dell’Utri, condannato a 7 anni per mafia e tutt’ora senatore del Parlamento italiano”. Per questo motivo l’europarlamentare ha chiesto all’Ue di intervenire e non avere paura di affrontare “un problema che non è più locale ma globalizzato e che in questo momento riguarda da vicino il governo di uno Stato membro”, e ha poi concluso affermando “Ribadisco l’importanza della richiesta dell’ALDE che, dietro mia continua pressione, ha chiesto nuovamente in commissione LIBE una relazione sulla mafia a livello UE”.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/30670/48/

Perché anche in Svezia avanza la xenofobia?
C’è un solo e unico motivo che nulla a che vedere con i migranti:
quando c’è crisi c’è paura, e, quando c’è paura, la paura vince tutto e scalfisce quel leggero velo che la civiltà ha disegnato sulla barbarie umana e quella barbarie viene intera allo scoperto.
L’uomo che ha fame perde ogni traccia di civiltà e diventa un cannibale.

Viviana Vivarelli
..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. 1. abbiamo un’arma molto potente da usare che consiste nel non sottoscrivere più titoli di stato. Nell’arco di 2/3 mesi il sistema dovrebbe collassare, (non appena le banche non dovessero riuscire a piazzare i titoli da loro sottoscritti in asta), naturalmente chi è titolare di questi titoli (garantiti dallo stato-quindi ancora da noi!!!!) perderà i suoi + o – sudati risparmi.
    2. Se si continua così questo avverrà comunque ed il debito sarà ancora maggiore dei 1800 miliardi di oggi (attualmente 100 MLD p.a.) PS – non sono compresi in questo importo i debiti comunali (BOC), regionali o di altre pubbliche amministrazioni (che la lega in tempi meno sospetti aveva indicato in un importo almeno pari a quello del debito statale) nonché quello derivante dai contratti in derivati stipulati da piccoli e grandi comuni e che nessuno è ad oggi in grado di determinare.

    Commento di cesare — settembre 24, 2010 @ 10:17 pm | Rispondi


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