Nuovo Masada

settembre 15, 2010

MASADA n° 1194. 15-9-2010. LA PRE-MORTE

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Viviana Vivarelli

Vasto e quasi inumano fu il compito, ma non fu minore la vittoria”
(Borges su Whitman)

Uno degli ultimi messaggi della voce fu: il soggetto deve diventare l’oggetto”.
(Viviana)

All’età di 69 anni, Jung si fratturò una gamba ed ebbe un infarto; per tre settimane restò in stato di incoscienza ed ebbe deliri e visioni che gli dicevano che stava uscendo dal corpo e viveva l’esperienza della morte.
Si vide sospeso sopra la Terra, vide il nostro pianeta come una sfera azzurrina macchiata in certi punti di verde scuro, descrisse la Terra come poi l’avrebbero vista gli astronauti dell’Apollo 11. Si sentiva immerso in una condizione di infinita felicità. Poi vide arrivare un meteorite grande come una casa, entrò e vide un indù seduto nella posizione del loto, quello yogi stava sognando la sua vita. Gli parve che tutta la sua vita gli scorresse rapidamente davanti e che ogni cosa, però, fosse priva di importanza.

Gli parve di entrare in una stanza illuminata dove sarebbe tornata a quella famiglia di anime a cui apparteneva da sempre, e allora avrebbe capito il significato della sua vita e come si collegava alle altre vite prima e dopo di quella. Se durante la vita si era fatto tante domande e non aveva avuto risposte, ora finalmente quelle risposte ci sarebbero state, solo che la prospettiva sarebbe stata assolutamente diversa.
Vide anche l’immagine del suo medico che saliva nel cielo e gli diceva che on era arrivato il suo tempo di morire e che doveva tornare a questo mondo. Dunque tornò in vita ma con dispiacere, perché gli sembrava che questo mondo fosse un sistema di cassettine dove ognuno occupava una casettina, ma questa era come una prigione. Sentì anche che il suo medico stava per morire e morì, difatti, di lì a poco per setticemia.
Ora devo ritornare in questo mondo grigio“, pensavo. Solo nello spazio mi sentivo sicuro, “nel grembo dell’universo, in un vuoto smisurato ma colmo di un intenso sentimento di felicità“.

La premorte di Jung con le sue visioni appartiene a ciò che in parapsicologia si chiama NDE, esperienze dopo la morte, o EPM, esperienze in prossimità della morte, un fenomeno è stato narrato ovunque nel mondo, senza differenze di età, religione o cultura, da credenti o non credenti, con o senza una conoscenza preventiva delle NDE.
In modo scientifico se ne parla dal ’70, dopo le testimonianze raccolte da E. Kebler-Ross e Raymond Moody su molti che furono dichiarati morti ma tornarono in vita, raccontando percezioni molto simili.
Sembra che il morente abbia una rapida panoramica del passato, come facesse il bilancio della sua vita secondo una prospettiva etica. Poi ha la certezza di essere sospeso fuori del tempo e dello spazio. Infine abbiamo una sua profonda trasformazione spirituale, non ha alcuna paura della morte e cambia la sua concezione del mondo, entrando in una prospettiva di appartenenza globale all’essere assoluto.
La separazione dal corpo fisico si accompagna ad una meravigliosa sensazione di pace e di benessere.
Molti visualizzano se stessi in movimento rapidissimo in un tunnel oscuro, attratti da una luce tenera che splende alla sua estremità e per alcuni si pone la scelta se tornare o no in vita.
Si calcola che il 30% di coloro che sono stati in pericolo di morte abbia avuto una esperienza di questo tipo. Tanto che ben 8 milioni di Americani ne hanno dato testimonianza. L’esperienza è così forte e chiara che la memoria ne permane identica nel tempo e non svanisce come avviene invece per i sogni. Nessuno dei soggetti, del resto, considera la NDE un sogno, ma tutti sono convinti di aver vissuto una esperienza straordinaria e di aver percepito una realtà più vera di quella attuale.

Se finora la scienza ufficiale ha respinto la NDE relegandola al mondo delle allucinazioni o dei sogni, oggi, con la Teoria Quantistica, siamo usciti da una concezione lineare e obiettiva del tempo e usiamo il concetto di ‘simultaneità olografica’, cioè possiamo ipotizzare un universo atemporale dove, in situazioni speciali, la mente può accedere a una conoscenza olistica, cioè totale.
Si potrebbe fare l’ipotesi che al di fuori della bolla esistenziale dove abbiamo posizionato le coordinate conoscitive che permettono la percezione ordinaria, esista un universo diversamente percepibile, che può essere intuito nelle visioni mistiche, nelle esperienze psichedeliche, nelle OBE o nelle NDE, come se queste situazioni si producessero per uno squarcio della bolla spazio-temporale, costruita da una mente-corpo limitativi, liberando una diversa percezione dell’essere nella sua globalità.
La vita terrena potrebbe essere un certo tipo di esperienza parziale, dentro una bolla esistenziale, segnata dalle sue coordinate, preordinata per scopi che non sappiamo, agita da un punto di coscienza che entra nell’incarnazione come in un percorso imprigionante, dimenticando quasi totalmente la sua realtà preesistente.
La vita potrebbe essere una restrizione della coscienza che vuole attuare una esperienza in condizioni predefinite, un problema con un compito, appunto, come la intende Jung.
La filosofia platonica non è molto diversa da una tale ipotesi.
Per Platone l’anima vive inizialmente in un mondo di natura ideale, l’Iperuranio, un universo totale assolutamente immateriale, connotato dalla conoscenza istantanea delle idee, come forme eterne dell’essere.
Entrando nel corpo materiale, cioè nella singolarità spazio-temporale dell’esistenza terrena, l’anima si focalizza per una precisa esperienza, si restringe, si imprigiona, dimenticando la sua precedente natura e conoscenza, che resta latente come una forma di vaga nostalgia.
Solo a tratti le conoscenze precedenti possono affiorare come flash di reminiscenza o ricordo.
Abbiamo già posto un possibile parallelismo tra gli Archetipi junghiani e le Eidos platoniche. Lo stato di estasi come il tunnel extratemporale sarebbero sguardi fugaci che la coscienza prigioniera lancia alla sua precedente identità e natura, varchi della bolla o fuoruscite nell’assoluto esterno, flash di totalità che si riaffacciano fugacemente, scintille di memoria di uno stato d’essere diverso, che dirompono sulle limitazioni esistenziali con una espansione stupefacente di coscienza e conoscenza.
La NDE è parallela alle intuizioni esoteriche, alchemiche o mistiche.
Il Buddhismo tibetano parla diffusamente del ‘cordone d’argento’ o energia rotante che permette il legame tra il mondo dentro la visione terrena e il mondo fuori, la realtà parziale e quella assoluta.
Da questo punto di vista la morte risulta un viaggio, un passaggio, come se il cordone d’argento fosse un buco nero o un gap di energia rotante che collega due universi dimensionali, un corridoio di passaggio tra la prigione dell’esistenza condizionata e la libertà assoluta dell’essere incondizionato, oppure tra livelli dell’essere definiti da coordinate molto diverse.
L’unica certezza esperenziale che troviamo nei racconti di chi torna da morte o nelle testimonianze dei mistici è ‘la beatitudine’ per l’abbandono del corpo materiale e una felicità di tipo affettivo-emozionale.
I viaggi sciamanici, le esperienze mistiche e le NDE concordano su questa esperienza di luce che rovescia totalmente la filosofia esistenziale dell’io e i suoi pregiudizi.
Il fatto che anche bambini molto piccoli narrino esperienze di questo tipo rende il fenomeno anche più interessante.
Una sua conseguenza è, oltre alla perdita di paura della morte, il senso dell’infinito e la credenza nella reincarnazione o simili.
La percezione non è vissuta come un sogno o un’allucinazione ma come ‘una rivelazione’.

Il prof. Kenneth Ring dice: “E’ come se la nostra coscienza funzionasse come un sole che di giorno occupa tutto il cielo. Quando d’un tratto il sole scompare appare di colpo il cielo stellato”, cioè, come si spegne la coscienza terrena, si aprono realtà e consapevolezze maggiori.
La vita sarebbe un temporaneo ottenebramento o parziale limitazione di luce, la morte diventa la porta che immette nell’esperienza totale e in cui la coscienza si dilata riappropriandosi della sua natura assoluta.
Il prof. Ring tiene corsi sulla NDE all’Università del Connecticut basandosi sui racconti di persone tornate da morte, racconti che si somigliano e destano in chi li ascolta una strana vibrazione come se qualcosa risuonasse interiormente. Qualcosa ricorda. Come se vi fosse una memoria diversa da quella temporale di cui parla la psicologia tradizionale.
Il professore segue per anni i soggetti esaminati, constatando il cambio di personalità, il nascere dell’amore universale e della compassione, l’aumento di spiritualità e il distacco dai beni materiali e, spesso, il risveglio di doti paragnostiche. Si passa dall’apprendimento per elaborazione del vissuto alla conoscenza diretta come ‘identità’.
La conoscenza diventa essenza, senza più mediazioni intellettuali.
Conoscere vuol dire essere, perché non c’è più frattura tra il soggetto che conosce e l’oggetto conosciuto.
Se la vita terrena significa restrizione della coscienza nell’ego, la morte è ritorno alla totalità, dunque libertà assoluta e assoluta espansione.
Questa espansione, non sperimentabile a livelli ordinari di coscienza, viene anche detta ‘coscienza planetaria’.
Secondo Ring, la coscienza planetaria spiegherebbe il perché del diffondersi per canali altrimenti non visibili di modelli di comportamento generalizzati. E’ il livello di diffusione di forme strutturanti simili, ciò che Rupert Sheldrake chiama ‘risonanza morfica’.
Un comportamento ripetuto in un gruppo abbastanza vasto di soggetti (la 99° scimmia) creerebbe un campo di forma che si riproduce in gruppi di soggetti simili anche lontani, i quali apprendono di colpo quel comportamento senza averlo conosciuto per vie ordinarie. Per questo, quante più persone vivono una certa esperienza, tanto più questa potrà ripetersi per persone simili anche molto lontane. E’ come se, propagandosi un certo comportamento o un certo apprendimento, esso potesse replicarsi per risonanza in spazi-temporali dissimili e non contigui.
Il che vuol dire, per es., che se certi schemi di democrazia diretta si diffondono su un numero sufficientemente ampio di gruppi, l’esigenza di ambiti di democrazia diretta può nascere in luoghi molto lontani da quelli e che non sanno nulla.
Il fatto è che non sappiamo nulla sulla trasmissioni di informazioni nei campi di energia, né sappiamo se questi fuoriescono dalle coordinate spaziali ordinarie della fisica.

Negli ultimi 30 anni si sono fatti studi sulle componenti del DNA, ma queste riguarderebbero solo la trasmissione e organizzazione della materia. Quello che riguarda i campi di energia sfugge ancora totalmente alla nostra conoscenza scientifica.
Attorno e oltre il campo della vita come materia esiste il campo dell’informazione pre-materia o extra-materia, che può avere ricadute sulla vita visibile oppure no, ma in realtà essa non rientra negli studi degli scienziati, appare come esperienza soggettiva, personale, molto scioccante, nelle situazioni liminari della percezione extrasensoriale, in cui le coordinate spazio-tempo sono saltate.
La relatività einsteniana dovrebbe essere allargata a tutti i mondi possibili, ognuno posto in essere da un certo tipo di coordinate di riferimento, che creano modi di essere, percezione e conoscenza diversi.
La materia è una forma di energia strutturata in un certo tipo di tempo e di spazio. E’ l’essere conosciuto in una certa prospettiva strutturante. Cambiando la prospettiva, l’essere si presenta come un diverso mondo o modo dell’esistente. E’ la percezione che crea le cose.
Il pensiero è una forma di energia che si svolge in un altro tipo di coordinate.

Immaginiamo di avere uno stesso liquido e di metterlo in bottiglie diverse per forma e colore. Ogni bottiglia sarà un mondo e un modo di percepire se stesso come mondo. Ma se il liquido avesse una identità al di fuori della forma delle bottiglie, si potrebbe capire che è in grado di passare dall’una all’altra, cambiando la propria forma apparente e il modo con cui pensa a se stesso.
La coscienza è una facoltà intermedia tra i mondi, un passeggero interdimensionale, come Mercurio, che può entrare nel tempo della vita terrena o uscirne, il tunnel oscuro è l’imbuto che fa passare il liquido da una bottiglia all’altra, ovvero che fa passare la coscienza da un mondo all’altro, ognuno con le sue coordinate, i suoi modi di essere o di essere percepito.
Il corpo e il mondo sono solo bottiglie, il fluido che le riempie può andarsene per riempire altri contenitori di coscienza.
Il contenitore diventa il contenuto solo finché dura l’inganno dell’identità del dentro col fuori.
Lo sciamano e il viaggiatore tra mondi sono capaci di scindere la coscienza dal contenitore.

Personalmente, ho fatto varie esperienze di OBE (fuoruscite dal corpo) e so che c’è una quantità di percezioni di tipo simil-fisico (odori, immagini, emozioni, pensieri…) che persistono anche quando il punto di coscienza è fuori dalla materia del corpo, e anzi molte risultano accentuate o modificate rispetto alle percezioni ordinarie.
Il corpo è un direzionatore della coscienza, non un propulsore, in certi casi è un fattore limitativo per le possibilità della coscienza, circoscrive un campo di possibilità percettive, ma non ne è il motore primario.
La coscienza usa il corpo come usa il cervello, e ne è condizionata, ma non è prodotta dal corpo come non è prodotta dal cervello.
Per quanto ho sperimentato, ci può essere coscienza fuori da questo corpo, in altri modi che non presuppongono la struttura materiale, e in cui si aprono nuovi tipi di conoscenza.
Così c’è una memoria che dipende dal motore cervello e dai suoi input e una memoria che non ne dipende affatto.
Il sonno e il sogno sono, in certi casi, abbastanza simili al tunnel extraspaziale e extratemporale che appaiono in condizioni di premorte o in condizioni di OBE.

Il prof. Lois Marie Vincent dell’università di Parigi ipotizza, oltre al nostro universo luminale, cioè dove la velocità massima è quella della luce, un universo sovraluminale, livello di realtà dove tutto potrebbe viaggiare a velocità superiore a quella della luce, o in tempo reale o provvisto di ubiquità, cioè dove tutto è contemporaneamente ovunque.
La nostra coscienza sarebbe vincolata da una parte a una realtà luminale (mondo mentale o egoico), ma avrebbe anche in eccezionali occasioni la possibilità di espandersi in un universo sopraluminale (o assoluto).
L’anima potrebbe essere un campo a volte relativo, a volte quantistico, con una duplicità paragonabile alla natura della luce, che può essere vista come ondulatoria o corpuscolare.
La vita potrebbe essere l’intersezione di più campi di realtà, con la coscienza che si posiziona normalmente su un piano di esistenza, col potere di scorrere su altri campi.
La coesistenza di campi multipli, renderebbe la nostra coscienza simile a un lettore ottico in grado di scorrere attraverso possibilità esistenziali diverse.

Il campo è un luogo dell’essere dove agiscono delle forze e vigono delle coordinate. Ma i campi potrebbero essere molti e contemporanei.
La relatività di Einstein potrebbe avere una applicazione più vasta a un punto di coscienza che crea mondi secondo la propria prospettiva e può cambiare la propria creazione cambiando i suoi nodi (punti di intersezione) di conoscenza.
La scienza propone un tipo di sapere basato sull’esperimento di un presunto mondo stabile, unico e esterno, una conoscenza che sembra fatta da un soggetto che sta dentro un mondo e guarda fuori di sé, affastellando dati in modo lineare e deduttivo, ma potrebbe non essere così.
La coscienza potrebbe essere solo uno degli occhi parziali in cui si suddivide un occhio universale, come quei camaleonti che hanno un occhio formato da migliaia di occhi.
Ogni sguardo vede un mondo dalla sua prospettiva in quanto è la prospettiva che lo crea.
Cambiando anche di poco la direzione cambia lo sguardo e il tipo di mondo percepito, ma può accadere, per caso, che uno sguardo cambi la propria prospettiva di colpo e in modo insolito, accedendo repentinamente a un tipo di conoscenza diversa che implica una ‘trasformazione’, in quanto si è ciò che si vede e ciò che si vede ci modifica.

Mentre il sapere scientifico tradizionale si basava sull’assioma che un soggetto
interno conoscesse un oggetto esterno, distinto da lui, la mente destra usa l‘Intuizione’ che vuol dire conoscenza dall’interno di qualcosa che sono ancora io = conoscenza per identità. Tale è la conoscenza dei santi.
Più che il percorso lineare della logica qua sembra accendersi un pensiero frattale (la parte si riconosce uguale all’intero, conosce in quanto essa ‘è’ intero, possiede le stesse identiche informazioni dell’intero).
Per questo il prof. Vincent afferma che la NDE non è accettabile secondo le coordinate della fisica classica, ma può essere una ipotesi possibile secondo la fisica quantistica.

L’ipotesi di Dutheil, prof. di fisica a Parigi, riprende il concetto di coscienza sopraluminale e dice che se il mondo ordinario è basato su unità minimali di luce, fotoni, potrebbe esistere un mondo basato su unità di energia diverse, e le chiama ‘tachioni’. Egli dice allora che l’universo a noi noto potrebbe essere una proiezione olografica subluminale dell’altro, come diceva Platone. Questo mondo è la copia di un mondo perfetto di natura totalmente ideale che sta altrove.
I fotoni viaggiano alla velocità della luce, 300 000 km al secondo. I tachioni non avrebbero questo limite di velocità, potrebbero avere massa immaginaria, e dunque essere esenti dalle distribuzioni spaziali, così da essere coesistenti in un istante temporale eterno.
La NDE sarebbe, per Dutheil, il passaggio da un universo all’altro.
Il tunnel rappresenterebbe la diversione che permette il mutamento di coscienza, il cambio di sguardo e dunque di mondo.
Percepire l’universo supraluminare significherebbe per la coscienza una immediata espansione conoscitiva, dopo la quale il mondo terreno apparirebbe quello che è: un riflesso della vera realtà, una brutta copia, un mondo inferiore, una realtà di ombre.

Tutto questo è molto platonico. Si veda il mito della caverna:

Rispetto al sapere e all’ignoranza, la nostra natura può essere paragonata alla seguente immagine. Pensa di vedere degli uomini in una dimora sotterranea a forma di caverna, aperta dalla parte della luce. Là ci sono dei prigionieri, sono incatenati fin da fanciulli alle gambe e al collo, non si possono muovere e non possono guardare se non dinanzi a sé, perché i legami impediscono loro di volgere la testa.
Lontana, dietro a loro, splende la luce di un fuoco.
Tra il fuoco e i prigionieri, in alto, passa una strada, lungo la quale è un muricciolo, come quei ripari che i burattinai alzano tra loro e gli spettatori e sopra cui mostrano le loro marionette. Lungo questo muro passano uomini che portano sopra di sé oggetti di ogni tipo, statuette che raffigurano uomini o animali, alcuni di questi uomini parlano, altri stanno zitti.
I prigionieri non sanno nulla di tutto ciò, sono costretti a guardare il fondo della caverna e vedono passare delle ombre; non avendo visto altro che queste ombre, credono che siano l’unica realtà e, se uno dei portatori parlasse, crederebbero che a parlare siano quelle ombre.
Immaginiamo ora che uno di questi prigionieri sia liberato e costretto di colpo ad alzarsi e a girarsi, resterebbe abbagliato dalla gran luce e sconvolto, gli farebbero male gli occhi e cercherebbe di tornare come era prima, ma poi potrebbe a poco a poco abituarsi a guardare e comincerebbe a vedere gli oggetti che passano sovrastando il muro e capirebbe che sono più veri delle ombre che proiettavano sul fondo della caverna.
E se qualcuno lo prendesse a forza e lo trascinasse fuori dalla caverna, nella gran luce, si ribellerebbe e soffrirebbe e abbasserebbe lo sguardo, ma poi a poco a poco poco comincerebbe a vedere cose nuove, prima delle ombre, poi i riflessi che uomini e cose fanno nell’acqua, poi riuscirebbe ad alzare gli occhi verso le cose stesse e infine, più in alto, verso il cielo stellato, le costellazioni, la luna e finalmente il sole e a quel punto capirebbe che è il sole che governa tutto, non solo tutto ciò che sta nel mondo visibile ma anche le ombre dei suoi compagni nella caverna.
A quel punto, ricordandosi dei suoi compagni prigionieri, capirebbe anche che alcuni di loro avevano ricevuto onori e ricchezze per aver ricordato meglio quali ombre passavano per prime o per aver indovinato le prossime, ma ora nessuno di loro gli sembrerebbe degno di invidia o stimabile, nessuno gli sembrerebbe sapiente ma tutti vittime dell’errore.
Se allora il prigioniero liberato volesse tornare nella caverna, gli altri riderebbero di lui, non lo capirebbero, direbbero che si è rovinato gli occhi e non riesce a vedere più niente, lo schernirebbero e lo considererebbero un incapace e se tornasse ancora colui che lo ha liberato per liberare anche gli altri, se potessero avere quel tale tra le mani, cercherebbero in ogni modo di ucciderlo.

Platone aveva partecipato ai riti orfici e aveva sicuramente avuto esperienze mistiche. Il misticismo, come la parapsicologia, è una via di illuminazione che mostra alla coscienza un’altra realtà, superiore a questa: la realtà della luce oltre il mondo delle ombre.
Una volta avuta una sovrapercezione, la limitatezza dell’esperienza percettiva ordinaria è segnata per sempre come inferiore, oscura e fallace.
L’anima riconosce il proprio esilio e comprende la vera patria da cui è caduta e a cui agogna tornare.
Le tecniche mistiche o parapsicologiche sono tentativi di ripercorrere il passaggio tra due mondi, dalla finitezza alla luce, dalla prigionia alla liberazione.

Anche la precognizione, la conoscenza diretta, la chiaroveggenza ecc. sarebbero improvvisi varchi interdimensionali, lanci improvvisi della coscienza che come un polipo lancerebbe le sue possibilità conoscitive oltre l’ordinario, il suo sguardo oltre la caverna.
Ogni mondo è un mondo che connota a suo modo l’essere e la coscienza.
Nel ‘qui-ora’ gli enti sono separati e distinti e ognuno vive l’esperienza della separazione e dell’ombra, cioè della conoscenza parziale e oscura.
Nell’altrove la coscienza potrebbe essere conoscenza solare e insieme autoconoscenza assoluta, essa assume le caratteristiche dell’oggetto che conosce ovvero del campo in cui agisce, e il campo è la prospettiva.
Se guardi il fondo della caverna, il mondo è la caverna. Se ti volgi alla luce, il mondo è il sole.
C’è dunque una coscienza o conoscenza legata al corpo materiale ( i legami del collo e delle gambe) e una coscienza o conoscenza legata al corpo sottile o al campo sottile (il nuovo occhio che guarda, sciogliendosi dai legami terreni). In ambedue i casi abbiamo una serie di informazioni diverse che sembrano sempre realtà, ma i livelli di informazione sono diversi e le realtà relative.

La serie dei chakra o corpi aurici sarebbe uno schema che scandisce varie forme di coscienza possibili, l’asse mediano attraversato dalla Kundalini è la tangenziale che percorre le progressive città mentali.
L’aura è un insieme di campi elettromagnetici coesi col corpo materiale, formata da fotoni o da tachioni, campi fotonici e campi tachionici, campi connotati da regole strutturanti diverse.
Il discrimine potrebbe essere la velocità della luce o qualcosa che ancora non sappiamo.

(In alcune visioni fantasmatiche che ho avuto, avevo l’immediata certezza che le creature che vedevo ‘vivessero in un tempo diverso, avessero un’altra velocità di tempo’, per questo le loro vie potevano intersecare le mie in determinati punti nodali senza che esse mi percepissero).

La coscienza sarebbe solo la ricettività possibile delle informazioni contenute in uno o nell’altro campo dell’essere. Si potrebbe passare dal concetto di campo di materia (atomi o particelle subatomiche) a quello di campo di informazioni. La vita sarebbe la lettura delle pagine di un libro, disposte in sequenze di complessità e di struttura, e interferenti per lanci improvvisi della coscienza da una pagina all’altra.

Il tunnel oscuro percorso a folle velocità come attratti da una luce che sta in fondo ad esso è una immagine costante per raffigurare il mutamento di coscienza quando passa per es. dai campi fotonici a quelli tachionici, il buco nero del passaggio interdimensionale, il varco tra mondi.
Poiché ho fatto diverse volte questa esperienza, posso dire che la cosa che mi ha colpito di più era la velocità, non si trattava della velocità di un corpo che va da A a B, cioè la velocità di uno spostamento, ma di una velocità intesa come coordinata dell’essere da cui dipendevano mondi esistenziali, non la velocità di un corpo che si muove, ma la velocità da cui dipende lo stato di un corpo. Abbiamo qui un tempo non solo obiettivo e nemmeno solo psicologico quanto ‘fattuale’, come causante un modo di essere e un mondo in cui si è. Come a dire: a ogni tempo il suo mondo. Un tempo creativo di realtà.
Il riverbero fisiologico di questo slittamento da tunnel è riscontrabile nella variazione dell’attività elettrica del cervello. L’EEG dei soggetti in situazione di premorte somiglia spesso a quello dei soggetti in stato profondo di meditazione (onde Beta alternate a onde più lente di tipo Alfa) e questo stato meditativo o estatico è collegato a quella che i santi chiamano ‘beatitudine’. In tale condizione sparisce la concezione del tempo ordinario, per quanto normalmente ci sembri impossibile eliminarlo.

La fisica quantistica ha scoperto che quando due particelle elementari hanno interagito tra loro ma non sono più in contatto e si trovano separate anche a grandissima distanza, si comportano come se fossero una cosa sola, come se le loro variazioni avvenissero in una realtà dove lo spazio non le distende, non le allontana, non le separa, per cui stimolando l’una anche l’altra presenta la stessa reazione. Esse sono qualitativamente una cosa sola, riverberano sulla stessa frequenza, costituiscono un’unità di informazione.
L’unione qualitativa o analogica appartiene a un livello di realtà che non conosce l’unione per vicinanza spaziale o per connessione causale ma l’identità di informazione.
Ci può dunque essere un universo basato sullo spazio e sul tempo e un universo basato sull’informazione. Avere la stessa informazione significa costituire una identità. Si pensi alla diade informativa madre-figlio, per cui la madre sa cosa succede al figlio anche quando egli è lontano.
Visto che tra gli esseri viventi la più grande interazione che conosciamo è l’amore, questo può spiegare gli straordinari legami extratemporali e extraspaziali, secondo cui esseri che si amano e che sono apparentemente separati nelle nostre dimensioni ordinarie, restano invece identicamente uniti in un universo di cui abbiamo solo una intuizione mistica o filosofica, restano uniti da uno stesso sentire anche se uno dei due muore, cioè cambia stato fisico.

L’amore crea campi di realtà superiori unificati, l’amore è il massimo legame informativo, l’amore potrebbe essere l’energia primaria dell’universo, che solo in un momento successivo e dipendente si trasformai in luce e dunque in materia spazializzata e temporalizzata.
I legami d’amore potrebbero essere ciò che attiva campi di unione e di trasmissione di conoscenza e di realtà, l’universo più grande che comprende gli universi secondari, il campo di significati primario entro cui si pongono gli altri campi di significati secondari.

Le grandi figure delle religioni tradizionali, Gesù, Buddha, Krishna… sono immagini cosmiche per facilitare la transazione dal mondo della materia al mondo dell’amore o dell’identità assoluta.
Essi chiedono al fedele la trasformazione della sua energia in quella che è loro propria, una identificazione emozionale.
Come diceva Jung, il santo non crede, sa. La coscienza sa perfettamente quando conosce perfettamente, e la perfezione suprema si realizza quando la coscienza si conosce come identica al suo oggetto, quando perde i limiti della sua parzialità e distinzione e ritorna alla patria celeste del campo totale. Identificandosi con il sole, l’atman torna a essere L’INFINITO Brahman.

Il mondo della materia è atroce e inerte”, come diceva Borges “è la grande fantasmidad”. Solo l’amore vibra.
Per Castaneda solo l’uomo che ha una intenzionalità molto ostinata e paziente avrà come premio ‘il vedere’. Non accettare questa apertura creerà uno squilibrio energetico che avrà come effetto la malattia. C’è un’evoluzione che dipende alla natura e una opposizione che dipende dalle forze conservative del sistema.
Ogni volta che l’uomo sta per fare un grande passo sulla via della trasformazione, il cambiamento è preannunciato da sensazioni di disagio, infelicità o angoscia e il cammino si costella di paura, perché nessuno vuole cambiare ciò che è o esporsi all’ignoto. L’ignoto è terrore, ma solo il coraggio e l’ostinazione possono portare avanti l’esploratore dello spazio, la curiosità può far superare ogni paura e far procedere l’uomo malgrado se stesso, questa è la contraddizione del vivere.
L’altro ostacolo è voler riportare tutto al sé di prima, il possesso è nemico della liberazione, trasformare la conoscenza in proprietà limita il vedere.
Solo colui che è libero dai propri possessi è abbastanza sciolto per avanzare incontrollato. I progressi parziali hanno lo stesso peso dei cattivi miti, lasciano l’uomo affondato nelle sabbie mobili di se stesso.
La conoscenza diventa potenza quando esce dalla tensione dell’arco e si fa freccia, allora il centro sarà raggiunto senza guardare il bersaglio.
Si arriva al potere solo quando si rinuncia al potere. In ogni altro caso si resta posseduti.

L’estasi è nota in tutti i sistemi religiosi che cercano stati mistici. Troviamo manifestazioni estatiche nel profetismo, nella cabala, nello chassidismo ebraico, nella tradizione mistica cristiana e sufi, nello yoga induista e buddhista (il samhadi è in realtà una ‘enstasi’, ripiegamento interiore), negli stati sognanti degli aborigeni…
L’estasi è uno stato percettivo altamente modificato presente in tutti i tempi e luoghi, perché sempre ci sono state persone che hanno avuto un rapporto privilegiato col divino.
Il fenomeno è enigmatico e inquietante e in genere le religioni istituzionalizzate tendono a rimuoverlo o ad ostacolarlo, infatti le chiese pongono se stesse come mediatrici privilegiate tra l’uomo e Dio, mentre il mistico scavalca questa mediazione, realizzando la comunione diretta col divino.
Il mistico sufi “vede Dio nel suo cuore come in uno specchio”.
Per questo i mistici vengono spesso imprigionati, relegati o perseguitati, in quanto presentano la possibilità di una spiritualità vissuta direttamente, senza mediazioni, sono gli anarchici della fede.
Per loro Dio non è un altro da amare, essi raggiungono un sapere che è essere, sono in Dio. Una volta rimosso l’ego e trascolorato il mondo, Dio esplode nella sua forza assoluta e totale.

Le grandi religioni ci presentano sempre Dio come trascendente, altro da noi e dal mondo, e ciò legittima la posizione di potere di una chiesa che medi tra umano e divino, ma il mistico entra in Dio, senza mediazioni, ponendosi fuori da ogni gerarchia istituzionale ed è questo che ne fa un pericolo per le strutture di potere che possono imprigionare solo la materia. In realtà Dio è in ognuno di noi, se solo vogliamo vederlo. Noi siamo fatti della sostanza di Dio. Il mistico si fonde con Dio stesso. Non ha bisogno di alcuno.

La meditazione calma lo specchio delle acque superficiali e porta l’uomo a vedere in trasparenza nel suo profondo. “Un uomo non può vedere nella profondità di un lago, a meno che la superficie dell’acqua non sia tranquilla e calma” (Maharishi).
La meditazione è una grande forza trasformativa e evolutiva. Mircea Eliade dice che essa: “…risveglia le forze interiori nascoste che trasformano il corpo umano in un corpo mistico”.
La meditazione si collega all’estasi perché prepara la trasformazione del corpo fisico e del corpo mentale e fa evolvere verso la Sovramente. E’ un potenziatore dell’energia umana che permette la dilatazione della coscienza, è un’attività liberatoria, anche se consiste, paradossalmente, in una non-attività, in un non pensiero.
Dio è presente in te solo se fai il vuoto dentro. Perché solo il vuoto può contenerlo.
Il movimento all’interno della Coscienza non è solo conoscitivo, è esperienziale, e l’allargamento della Coscienza implica ascesi.
Così lentamente ci si muove dai piani più bassi della percezione e dell’azione fino all’esperienza totalizzante, unitiva, cosmica.

Bisogna rinvigorire la coscienza. Abitarla. Messa nel respiro, muoverla. Posta nei piedi, ti liberi dal pensiero. Posta nel cuore, ti accendi di gioia. Posta oltre il capo, t’illumini d’immenso”. “Trovata la coscienza, ti rendi conto di tutte le forze che da dentro ti muovono e, invece di essere condotto, le conduci. Penetri nell’universo interiore, la strada dell’immortalità”. (Scanziani- Entronauti)

L’estasi è l’incontro dell’uomo con Dio, di fronte a cui l’uomo materiale è nulla. “Se Dio è l’essere, se Dio è il Bene, il nostro benessere è il nulla”.
L’estasi di S. Francesco, S. Paolo, Buddha, Plotino, Lao Tse, Santa Caterina, Krishnamurti, Anna Emmerick, Santa Rita da Cascia, le veggenti di Medjugojre… provano la possibilità che l’uomo è sulla stessa linea di Dio.

Scanziani, a Pondicherry nella biblioteca di Aurobindo, riceve l’estasi come la discesa di una energia sovrumana:
Stavo volgendo ai volumi della libreria quando la Potenza si manifestò. Non vi fu come altre volte un’ascesa (quasi uno spostarsi in alto del capo, un salire alla sommità felice, al cielo sovrastante): fu invece la discesa d’una possanza ignota, il cui primo tocco mi diede un gran sussulto. Precipitavano su di me, traversandomi, onde vibranti, impetuosa cascata diamantina sull’angustia dell’animo nudo. Il petto non reggeva e si riempiva di singulti: irrompere incontenibile, nella mia esiguità, d’una forza sublime, intenzionale, quasi segno di battesimo o di confermazione”.

La scienza non può comprendere l’estasi. Abbiamo un fenomeno psicofisiologico eccezionale, una esperienza straordinaria in cui il soggetto perde la coscienza del proprio corpo che diventa immobile e anestetico, sospende la normale attività percettiva ed esce dal contatto con l’ambiente che lo circonda, l’ego è nullo, il senso della propria identità o individualità scompare, la mente è isolata e non più accessibile e si apre alla percezione di altre dimensioni.
Tornato allo stato di coscienza ordinaria, l’uomo sente di aver toccato qualcosa di tremendo e supremo, assolutamente inspiegabile, come una stigmate. In tale particolare splendore della mente, la coscienza si espande nell’infinito e contatta dimensioni divine di intensa e radiante bellezza.

Durante lo stato di estasi abbiamo situazioni analgesiche, il soggetto può essere bruciato o punzecchiato senza che se ne accorga, perde coscienza rispetto all’ambiente e al corpo, non ha reazioni psicogalvaniche. Così i veggenti di Madjugorje.
L’estasi è uno stato mentale di tipo contemplativo, comporta una visione e si focalizza su un ‘vedere’ straordinario accompagnato da beatitudine.
Il tempio taoista si chiama ‘kuan’ che significa ‘osservare’. Il vedere è considerato il primo passo del conoscere, anche se qui si tratta di un vedere non sensoriale ma trascendentale. “Un uomo di conoscenza conosce ‘vedendo’” (Castaneda).

L’estasi e la trance sono diverse. Uscendo dalla trance, il medium non ricorda cosa è accaduto (amnesia), il suo io psicologico è rimosso; il mistico, quando esce dall’estasi, ricorda perfettamente la sua visione ed è ancora sconvolto dalla sua bellezza e dalla sua forza, è in grado di confrontare la visione ordinaria con quella sublime.
L’estasi si realizza in una situazione di immobilità, silenzio, solitudine, privazione sensoriale, a volte digiuno.. invece la trance si realizza più facilmente in un cerchio di persone, non comporta la condizione di silenzio, si accompagna alla parola, non presenta visioni né si accompagna a esperienze sublimi. Mentre la trance è una forma di comunicazione, l’estasi ha caratteri di unicità, è la forma di una visione.
La trance è aperta a un più vasto numero di persone, mentre l’estasi è propria solo di soggetti eccezionali che hanno condotto la loro vita secondo una disciplina d’anima. L’io psicologico non è rimosso ma elevato. Dopo la trance il soggetto torna alla sua vita ordinaria e spesso non ricorda nulla di ciò che è avvenuto nella trance. Dopo l’estasi, il mistico non aspira ad altro che congiungersi di nuovo a Dio e la sua vita è sconvolta.
Nella tradizione ebraica il mistico è colui che si occupa di ciò che è nascosto, che è consapevole che l’apparenza delle cose cela una luce più profonda e remota. Nella tradizione giudaica la parola ‘mistica’ indica il mistero occultato. Nella Torah, la kabbalah cerca la verità nascosta nelle parole della rivelazione.
Nella tradizione induista Dio è fondamentalmente energia spirituale insita nell’uomo, per cui la vita umana e la natura sono sacre e si è consapevoli dell’unione di tutte le cose e di tutti gli eventi in una sola Realtà Ultima che si nasconde sotto il velo dell’essere molteplice.
Nel Samhadi si sperimenta questa Unità totalizzante, fondamento dell’Universo, in cui le cose appaiono intessute in una rete cosmica, un tantra.

Dal punto di vista psicologico, emozionale, l’estasi è una ‘esperienza di vetta’, uno stato di espansione totale.
C’è un soffio di vita ardente e proveniente da molto lontano, che reca nella vita umana la vastità e la tremenda forza impassibile delle cose non umane” (Bertrand Russel).

Dice Goethe:
Un ardente desiderio inconcepibilmente dolce
mi portava a errare in mezzo ai boschi e in mezzo ai campi
e con mille lacrime brucianti
sentii che un mondo sorgeva in me
.”

Il mistico prova perdita della realtà ordinaria, angoscia o beatitudine, immensa
meraviglia, assenza delle coordinate spazio-temporali, forte certezza di verità. L’esperienza dell’estasi si accompagna spesso a una forte percezione di luce, a una forte vibrazione sonora e all’esperienza della fusione.
Nella kabbalah la creazione del mondo è descritta come una concentrazione totale di energia in un unico punto luminoso. Nella Genesi dei Veda una vibrazione primordiale dà origine a tutte le cose. L’estasi riporta al mondo prima della creazione, all’energia in sé, prima della sua manifestazione nelle cose, alla luce pura delle origini. La ‘qabbalah’ è la dottrina esoterica e segreta dell’ebraismo, nasce in una precisa tappa storica dello chassidismo ebraico nel 1100, tende alla scoperta di Dio, al possesso di Dio, come esperienza estatica. La Bibbia è intesa come verbo vivente di Dio e ogni lettera è scintilla della sua potenza, per cui, attraverso le combinazioni delle lettere, è possibile intuire Dio. La preghiera aiuta a immergersi in uno stato di contemplazione attraverso un particolare pathos e tensione spirituale.

Ecco tre esperienze collegate alla luce.

Questa estasi è accaduta casualmente a Katharina, una signora tedesca, la persona più vicina alla santità che conosco, con una specie di leggerezza sorridente, che la situa direttamente nel campo spirituale. Quando aveva 18 anni, Katharina aveva deciso, con un’altra amica di fare il giro dell’Irlanda. Le due ragazze persero la strada mentre si trovavano ai bordi di un altopiano erboso che costeggiava l’Oceano. Cadde la notte. Le ragazze camminavano coi loro zainetti in mezzo all’erba alta piegata dal vento, sotto una grande luna piena. Non c’era traccia né di strada né di abitato. Avevano trovato una capannetta, ma era troppo sporca, e avevano deciso di continuare a camminare per tutta la notte. Così le due ragazze andavano nell’erba alta ai bordi di questo altopiano erboso bagnato dalla luce della luna. Alla loro destra la scoscesa del bordo ripido e al di là l’Oceano scuro e scintillante. Le due ragazze avevano preso a discutere animatamente di un filosofo che intendeva dimostrare l’esistenza di Dio, ma a Katharina le sue argomentazioni sembravano inconsistenti. Mentre così camminavano, immerse nella loro discussione, qualcosa si abbatté su di loro. Katharina perse ogni coscienza di tutto quello che era e stava facendo e fu proiettata in una luce sfolgorante, estatica, uscendo totalmente da se stessa, da ogni tempo e luogo. “Tutto divenne luce ed esplose in modo incontenibile”. Una beatitudine immensa si abbatté su di lei e la travolse. Anche la sua amica, in misura minore provò la stessa esperienza. Quando si riebbero, si raccontarono convulsamente quanto avevano provato, erano sotto shock, e Katharina pregò Dio di non farle avere mai più una esperienza simile, perché, disse, non sarebbe più voluta tornare al presente. Se avesse provato un’altra volta quella esperienza, nessuna altra cosa di questa terra l’avrebbe interessata più, perché essa era superiore a qualsiasi cosa descrivibile e sperimentabile sulla terra.

Germana ebbe uno stato di estasi ad Assisi, tutti i colori si confusero “in una luce di madreperla”. Sentì anche una profonda vibrazione, come se la terra tremasse.
.
Lori stava stirando e di colpo non seppe più dove fosse e cosa facesse, persa in una felicità insensata, folgorata da una grande luce.

A volte la visione fa sorgere una figura sacra, religiosa, proiezione delle conoscenze religiose del soggetto, per cui il mistico cristiano vede il Cristo, l’indù Krishna. L’uomo vede quello che si aspetta di vedere. Ma questa è solo la forma che l’immaginazione dà al divino.

L’esperienza della fusione è significativa. Il riorganizzatore dello Yoga classico, il filosofo induista Patanjali, dice che l’obiettivo della meditazione e della vita è ottenere l’esperienza di una coscienza unificata o coscienza pura, coscienza unitaria del Tutto (samhadi o moksa).
Nella filosofia Zen essa è chiamata Satori, Kensho o Nirvana, nel Taoismo è detta ‘il Tao assoluto’, nel sufismo ‘fana’.

Dio è in ogni cosa e ogni cosa è Dio. Quando il soggetto cade in estasi, scompare la differenza tra soggetto e oggetto, si raggiunge uno stato di coscienza in cui tutto si confonde in un unico indifferenziato che trascende il mondo dei sensi e quello dei concetti. L’uomo si rende conto che cade il gioco delle polarità, bene e male, vita e morte ecc., perché gli appare la Vita come totalità in cui gli opposti sono necessari e non si escludono. Mentre il pensiero separa, abbiamo qui una situazione di non pensiero nella quale l’unità di tutti gli opposti diviene una esperienza reale.

Nella tradizione cristiana abbiamo manifestazioni mistiche estremamente spettacolari, collegate alla Passione di Cristo come le stigmate; possono esserci visioni, bilocazioni, esperienze premorte (come il tunnel, presente anche in altre culture), la xenoglassia, ovvero improvvisa comparsa di lingue straniere, la bilocazione ecc….
A volte l’estasi si accompagna ad acuto dolore.
Anche nel mondo sciamanico abbiamo trovato che l’incontro con energie superiori implica spesso trasformazioni fisiche, mutilazioni, trapianto di organi interni che sono sostituiti con organi di luce, corpo fatto a pezzi e ricomposto.

Questa è la descrizione del processo estatico del più grande iniziato indiano: Krishnamurti.

Il 17 agosto 1922 Krishnamurti ha 27 anni e si trova a Sidney, in Australia, Il processo ebbe inizio. L’esperienza si prolungò per 3 giorni. K. cominciò a lamentarsi e a gemere, mentre nella nuca gli cresceva una pallina come una biglia; tremava, aveva i brividi, serrava i denti. Sembrava che il suo corpo fosse attraversato da qualcosa che gli dava atroce dolore. Pur semincosciente, era sensibilissimo a ogni minimo suono o movimento. Il corpo produceva grande calore. Continuava a ripetere: “Non so dove mi trovo”. Alla fine, non sapendo come calmarlo, lo portarono fuori sotto un albero del pepe, e qua sembrò rigenerarsi e prese a cantare, tra lo stupore di tutti. Ma furono anche più sbalorditi quando una grande stella sembrò posarsi sull’albero. Alla fine il suo viso si trasfigurò come se avesse una visione e parlasse a un interlocutore invisibile e disse: ”Lo farò! Lo farò!” Qualcuno dei presenti disse di aver sentito una musica e visto esseri angelici. Quando si riprese, disse: “Ho bevuto le chiare e pure acque alla sorgente della vita e la mia salute si è placata. Mai più potrò essere assetato, mai più giacerò nell’oscurità, ho visto la Luce gloriosa e salutare. Sono ebbro di Dio”
“C’era un uomo che riparava una strada; quell’uomo ero io; il piccone che teneva in mano ero io; la stessa pietra che lui stava spaccando era parte di me; il tenero filo d’erba era il mio essere, l’albero accanto all’uomo ero io stesso. Potevo anche sentire e pensare come il cantoniere, e potevo sentire il vento che passava tra gli alberi, e la formichina sopra il filo d’erba potevo sentire. Gli uccelli, la polvere e il rumore stesso erano parte di me…Ero in ogni cosa, o piuttosto ogni cosa era in me, animata e inanimata, la montagna, il verme e tutto ciò che respira. Per l’intera giornata restai in quella felice condizione”.
..
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. SEMPLICEMENTE ..STUPENDO GRANDE ARTICOLO !!

    I PIANI DI ESPERIENZE SONO TANTI E DIVERSI, NON C’E’ UN’ESPERIENZA FINALE, UNICA STANDARDIZZATA DEFINITIVA !! TUTTO SI EVOLVE CONTINUAMENTE ANCHE L’ANANDA E LO STATO DI SAMADHI !! L’ESPERIENZA DI SCANZIANI E’ SICURAMENTE DIVERSA DA QUELLA DEL BUDDHA O DI KRISHNAMURTI. VIVIAMO NELL’ETERNO DIVENIRE SENZA FINE !!

    PS: Cavolo….mi sono accorto solo adesso del maiuscolo !! scusa Viviana !

    Commento di juan miranda — settembre 16, 2010 @ 4:44 am | Rispondi

  2. …….ah…multifome…

    Commento di juan miranda — settembre 16, 2010 @ 4:45 am | Rispondi

  3. cara viviana,
    mi dispiace dissentire, ma secondo me berlusconi non è un imprenditore.
    lo inquadro meglio come un venditore di pentole, uno che te le vende per buone anche se sono bucate.
    ho avuto infatti la fortuna di conoscere i veri imprenditori, gente che spesso si è fatta da sola a suon di sacrifici e lavoro onesto.
    mio padre era uno di questi, ma l’italia era piena di esempi encomiabili in tutti i settori produttivi.
    (per non parlare della grande professionalità delle maestranze).
    dico “era” in quanto questa categoria sociale è stata travolta nei primi anni ottanta, periodo di crisi e cambiamenti epocali….in peggio chiaramente.
    cosa successe?
    corruzione dilagante, aumento insostenibile di costi e assurde gabelle, distruzione della libera concorrenza e affermazione delle cricche.
    cricche che cominciarono ad operare tramite le banche.
    se avevi bisogno di liquidità per andare avanti, la banca ti dava tutto, basta che facevi parte di una qualche fazione (socialista, democristiana, mafia o massoneria).
    anche solo per fare l’infermiere si pagava 7-8 milioni dell’epoca al funzionario asl….
    ma torniamo a noi.
    quel periodo, caratterizzato da inflazione a doppia cifra e con un costo del denaro prossimo al 30%, ha selezionato l’imprenditoria italiana.
    in pratica sono andati avanti solo gli squali, cioè pseudo imprenditori senza scrupoli e senza un minimo senso etico.
    gente che ti squaglia la vita solo per il loro stupido profitto.
    ecco allora, un vero imprenditore non costruisce con i soldi della mafia, non si iscrive alla p2 (non ne ha bisogno e soprattutto non ha tempo da perdere dietro deliranti fesserie), non vomita sottocultura (ma dire questo è poco) su un’intera popolazione tramite le sue tv, non corrompe….
    io ricordo gente come adriano olivetti, per dirne uno.
    gente capace di capire che solo l’armonia di un sistema riesce ad ottenere risultati veri…
    dai cafoni (come il nostro) si produce solo povertà, ricatto, abbandono, disperazione e tristezza.
    ma l’amor mio non muore, aspetto di vedere i giovani ricostruire una società basata sul merito e la solidarietà, sarà per forza così.
    e molti di noi, poveri vecchietti, saranno con loro.
    buona giornata
    leo

    Commento di MasadaAdmin — settembre 17, 2010 @ 10:23 am | Rispondi

  4. Cara Viviana,
    avevo già letto di esperienze di premorte,ma questo tuo articolo mi ha illuminata come non mai.
    Sei meravigliosa!Grazie.
    Ti abbaccio.
    Elena

    Commento di Elena — dicembre 31, 2010 @ 6:32 pm | Rispondi


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