Nuovo Masada

agosto 30, 2010

MASADA n° 1187. 30-8-2010.Gradisca!

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:48 am

La tessera del leghista, uno sporco affare commerciale – E’ la festa di Gheddafi – Separare è facile, è unire che è difficile – Incoerenza leghista – La festa della Perdonanza – Ricordare Genova – L’insulto del processo breve- Le Coop rompono col Pd – Prodi e il Nuovo Ulivo- Il programma di Luigi De Magistris

voi zittitevi, se vi va
ritiratevi nelle torri dorate
o fatevi schiavi come tanti
la prostituzione ormai è di moda
non è più nemmeno sconveniente
io, finché ho voce, grido
la mia voce, ancorché piccola, darà sempre noia al Potere
e io non voglio che il mio paese diventi un mondo di morti

Viviana Vivarelli

Maria Pia Caporuscio

Pensare che l’Italia non sia una nazione mi rattrista. Per me lo è anche se purtroppo è una nazione ferita dalle pugnalate di gente senza scrupoli che la depredano e umiliano. I suoi abitanti, troppo teneri e troppo pazienti per fermare questo martirio alla loro nazione, sopportano con indignazione e anche con rabbia crescente, che questa oscena classe dirigente venga spazzata via. Manca la volontà o forse solo l’iniziativa per una giusta rivolta, sono spaventati dal baratro in cui sentono di precipitare, ma non ancora maturi per affrontare la situazione. Qui si vive come nel limbo, sospesi e senza speranza in una eterna incertezza. Una popolazione di gente a cui sono state tagliate le braccia, gente onesta contrariamente a quelli che tengono nelle mani le leve del
potere, ma rassegnata come dinanzi a un fato.
Ma rassegnarsi non significa arrendersi, non significa accettazione e quel che non è mai accaduto in cento anni potrebbe accadere in un minuto:
SIGNORI DELLA CASTA NON DIMENTICATEVI MAI CHE L’ITALIA APPARTIENE AGLI ITALIANI!
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La tessera del leghista, uno sporco affare commerciale
Viviana Vivarelli

La schedatura dei tifosi non esiste in nessun paese del mondo e costerà cara al consenso della Lega.
Faticavo a capire perché tanta avversione, in fondo si danno i dati personali anche in biblioteca. Il fatto è che non si tratta di un problema di sicurezza ma ancora una volta di interessi finanziari di gruppi televisivi e bancari, ancora una volta interessi di B&compari.
Intanto: crollo vertiginoso degli abbonamenti, 100.000 abbonati con un calo del 18 % a livello nazionale mentre quasi tutte le campagne abbonamenti sono state chiuse. Un vero e proprio flop se si pensa che le card sottoscritte sono solo 200.000 a fronte delle 500.000 previste da Maroni.
Il presidente dell’U.S. Lecce, Semeraro, parla di 2.800 abbonati contro i 10.000 sperati. I tifosi ostili parlano di manovra fascista.
Voi pensate che sia in gioco la privacy? (e in effetti che direste se doveste dare i vostri dati personali per andare al cinema o a teatro?). L’ordine pubblico?
Ma non era B quello che voleva lo stop alle intercettazioni in nome della privacy? Allora, se un politico delinque, bisogna proteggergli la privacy, ma se un cittadino va a veder giocare la squadra del cuore, chi se ne frega della sua privacy? Bisogna schedarli tutti per difendersi da qualcuno?
Ma, badate, non è nemmeno così. Quella che Maroni spaccia per ordine pubblico è in realtà una spudorata operazione commerciale.
La tessera del tifoso è una carta di credito, che serve anche a fare pagamenti, e si fa solo su certe banche.
Allora, Maroni, ci sei o ci fai? Tagli i fondi alla polizia e poi fai di queste porcherie per favorire gli interessi finanziari di qualche banca amica?
Fingi di arrestare qualche mafioso e poi favorisci la mafia con lo scudo fiscale?
Parli di voler fare la Padania e poi per 18 anni fai gli interessi del primo mafioso e pidduista d’Italia?
E ora in nome della giustizia ci verrai anche a dire che va bene il processo breve?
Per quanto tempo ancora quei fessi dei leghisti si berranno tutte le panzane che gli raccontate?
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E’ la festa di Gheddafi
Viviana Vivarelli

Chi è che paga gli 800 invitati, le 200 ragazze, i 30 cavalli e tutte le altre puttanate per il ras libico? I leghisti? Ma non erano quelli che i libici li volevano prendere a cannonate?
Attenti, bestie padane, Gheddafi sta comprando l’Eni e sta comprando l’Unicredit, se gli va compra la Padania e dopo o vi fate musulmani ed entrate in moschea 5 volte al giorno a pregare Allah col culo per aria o vi fa anche evirare, se gli va. Ma già voi, con Berlusconi, avete già imparato a stare proni col culo per aria davanti al Padrone.

Il circo Medrano sbarca a Roma, arriva Gheddafi con cavalli e cammelli ad attenderlo il nano pagliaccio.
Franco
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Separare è facile, è unire il difficile
Viviana Vivarelli

La Lega, un partito nato per l’odio e la separazione.
Molto facile spiegare che quelli dell’Italia del Nord sono diversi da quelli dell’Italia del Sud. Troppo facile. Ma, se si prendi un qualsiasi paesino d’Italia, mettiamo Borgonuovo, ci saranno quelli di Borgonuovo di sopra che odieranno quelli di Borgonuovo di sotto.
Non c’è alcun merito a trovare motivi di divisione tra gruppi umani. Merito ci sarebbe a trovare valori che unificano gruppi umani.
Questo è un proverbio beduino (ma ci si può mettere ‘leghista’ la sostanza non cambia. Non sono forse i leghisti i beduini d’Italia? hanno anche loro il verde come bandiera!): “Io contro mio fratello. Io e mio fratello contro il mio cugino. Io, mio fratello e nostro cugino contro i vicini. Io, mio fratello, nostro cugino e i nostri vicini contro lo straniero”.
E, se invece di usare la parola ‘contro’, si usasse la parola ‘con’?
L’idea fissa dei leghisti è “separare”.Certo, se la loro idea fissa è quella di separare tutto quello che si può separare, ne avranno del lavoro da fare, praticamente un lavoro infinito, perché ci sarà sempre qualcuno che è a sud o a sinistra di qualcun altro e le separazioni continueranno fino al solipsismo, l’uomo che si parla addosso, separato da se stesso.
Molto meglio sarebbe se si usassero le energie per riunire tutto quello che si può riunire.
Lo sapete qual’è il significato della parola ‘diavolo’? “Diaballein”, separare, scagliare uno di qua e uno di là.
Il diavolo è il grande separatore e i suoi adepti cercano di separare gli uomini tra loro, non di unirli.
Ma non sarà dividendo e separando che si avrà un mondo migliore. Avremo solo egoismo, lotta, guerra, sofferenza, privazione per tutti.
Chi vuole dividere ignora tutti i concetti formati da ‘con’
condivisione
compartecipazione
comunione
cooperativa..

Una volta mi trovarono il testo di una conferenza di Jung che parlava del significato simbolico dei colori.
Il verde rappresenta l’unione alla terra di un gruppo umano che in realtà è senza terra.
E Jung citava i beduini, i nomadi del deserto.
Se fosse vivo oggi li avrebbe paragonati ai leghisti. Il colore simbolo è lo stesso: il verde, il colore di chi cerca una terra perché è senza terra.
Hanno buttato via la loro patria vera per una patria inventata. Brutto affare!
Resteranno con un pugno di mosche, senza la patria vera e senza quella fasulla.
Scrive Antonio Cataldi: “Io voglio il federalismo nel mio condominio, quelli del primo piano come fanno a capire i miei che abito al quinto piano ? Il federalismo per pianerottolo. Capisc’a me”.
Dice una cosa perfetta. Il condominio è l’esempio ottimale di come sia facile parlare di ciò che divide gli uomini.
Io sono stata dieci anni in vacanza in un paesino di tre case. Ci saranno state 40 persone, quasi tutte molto vecchie, si odiavano talmente per dei motivi talmente vecchi che non li ricordavano nemmeno più. Ma come si fa a fondare la vita sull’odio? E’ troppo facile. Vuol dire far leva sulla parte malsana che esiste in ogni uomo, ma non serve a niente. Distrugge solo le persone. Rovina gli animi e le esistenze.
Questo fa la Lega: una continua propaganda di odio.
Attecchisce perché in ogni uomo c’è una parte che odia facilmente. Ma è la nostra parte demoniaca, non la nostra parte umana.
.. e alla fine resta solo un egoista che muore ripiegato su se stesso.

Piras, consigliere Pdl, un prototipo

Cagliari, consigliere Pdl investe vigile per evitare multa. Fugge in auto alzando dito medio verso agente Cagliari, 28 ago. (Apcom) – “Lei non sa chi sono io”. Non è un film di Alberto Sordi ma un episodio accaduto nella via Roma a Cagliari all’inizio di agosto che ha visto come protagonista Sisinnio Piras, consigliere regionale del Pdl. Invitato da un vigile urbano a fermarsi per un’infrazione ha accelerato schiacciando con la ruota un piede all’agente e alzando il dito medio nei suoi confronti. Il vigile è riuscito, dopo un inseguimento, a fermare il recalcitrante politico che a quel punto ha sventolato sotto il naso del vigile il tesserino da consigliere regionale nel tentativo di evitare la multa, tentativo ovviamente fallito. Il gustoso episodio è stato riportato oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna. Piras è stato denunciato per violenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale.

http://www.apcom.net/newscronaca/20100828_105301_3aefa07_95908.html
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Francesco Pace

Ma voi leghisti capite l’italiano o siete rincoglioniti fino all’osso?
Non fate che denunciare che i “rossi sinistri buonisti etcetc.” vogliono dare l’Italia in mano agli extracomunitari poi appoggiate e accettate Berlusconi che di fatto, realmente, non a chiacchiere, ripeto, concretamente, sta vendendo parti importanti dell’economia italiana a Gheddafi, e non stiamo parlando di aziende sia pure notevoli ma che comunque sono aziende private, ma di Unicredit ed Eni, cioé di chi gestisce la nostra economia e la nostra energia, aziende collegate allo Stato, con tanto di ministeri.
Ma come siete messi? Siete uno scandalo che rasenta lo schifo, anzi ci si immerge dentro!
Sapete solo dire, per difendere le nefandezze vostre e de vostri alleati, “ma tanto…” oppure “si però Prodi….”.
Se vi cagaste addosso fareste una figura migliore.

Incoerenza leghista
Viviana Vivarelli

Certo quei deficienti dei leghisti mandano a morire nei lager o nel deserto i morti di fame libici, ma al magnate libico Gheddafi ponti d’oro! Quando uno è pieno di petroldollari, allora esce dalla odiata categoria degli extracomunitari da castrare o pestare o prendere a cannonate. Allora gli si portano le odalische e i cavalli berberi e gli si para il culo.
Il colonnello Gheddafi ha 100 MLD di petrodollari accumulati negli ultimi vent’anni? E noi gli diamo l’Eni e Unicredit! Berlusconi lo aspetta a braccia aperte. Mentre Bossi svende sorgenti e montagne, lui ci svende le maggiori aziende del paese. Mediobanca è lì pronta a braccia aperte a fare da intermediaria. E chissà che Bossi non speri che quando la Lega si rifà la Banca del Nord, non gliela salvi proprio Gheddafi?
A marzo Gheddafi comprò con 2 MLD di euro il 4,9% delle azioni di Unicredit. E’ proprio Mediobanca, la banca di B che indirizza gli investimenti di Gheddafi, naturalmente prendendoci il suo bell’interesse
Gentilmente B offre loro una partecipazione azionaria nell’Eni, ma sono pronte Telecom e altre aziende.
E noi? Noi paghiamo le feste e gli anniversari! I cavalli e le odalische! Sai che onore!

Così Gheddafi coi petrodollari si compra il 7,5% della Juventus. Poi aggiunge il 2% di Unicredit al 4,9% che aveva già e diventa il 1° azionista di Piazza Cordusio.
Già Agnelli era stato un estimatore dei petrodollari del colonnello. E pure Prodi! L’ Eni importa il 30% del petrolio dalla Libia. Le concessioni su petrolio e gas sono state allungate di 25 anni-
La quota complessiva della Libia in Unicredit è salita al 7%. Affari da ricchi, fatti sulla pelle dei poveri.
Ma non si doveva combattere il terrorismo? Ma non stiamo ancora mantenendo truppe in Afghanistan in nome della lotta ad Al Qaeda? E Gheddafi non era il 1° nella lista nera della CIA tra gli stati canaglia? Non era l’uomo che si vantava dell’attentato di Lockerbie al punto da appiccicarsi la faccia dell’attentatore sulla divisa come eroe? Non era l’uomo che flirtava con Al Qaeda? Tutto sparito? Tutto finito? Peccatucci di gioventù? Eppure, ci pare, soldati italiani stanno ancora lì a combattere per qualcosa che suonava come “esportare la democrazia”! Eppure gli screzi con Saddham erano iniziati perché accettava euro in cambio di petrolio e a Bush non andava giù che fosse messo in crisi il dollaro americano! Ora però il dollaro libico va benissimo? E chi è strapieno di gas e petrolio può dire e fare quel che gli pare? Ha l’impunità internazionale? Cosa ne dice Maroni, il nostro caro combattente di mafia e terrorismo! I due islamici che fotografarono gli affreschi in S. Petronio con Maometto all’Inferno li arrestiamo, al boss libico invece ponti d’oro?
Tre anni fa abbiamo dovuto assistere alla pagliacciata del Vaticano che elogiava Gheddafi perché “permetteva un dialogo interreligioso”!? Ma chi vogliamo prendere per il culo? Oggi l’emissario papale lo tratta con guanti di velluto. Ha azioni in petrodollari libici anche il Vaticano?
Chi se ne frega delle idee o delle ideologie!
Le ideologie le lasciamo ai poveri di cervice che vanno a urlare alla sagre di Bassano contro gli islamici! Cosa gli diciamo a Gheddafi? Che versare piscio di maiale sulle fondamenta delle moschee era uno scherzuccio paesano?
Ora anche Calderoli si è tolta la maglietta antimusulmani e ne porta una con l’effige di Gheddafi, Anzi porta la sua faccia anche sul di dietro delle mutande con la celebre frase di Fellini “Gradisca!
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Deficienti! Hanno acclamato uno che prometteva più potere al popolo, e poi la prima cosa che Bossi ha fatto è distruggere la sovranità popolare e sono così idioti che non lo capiscono nemmeno.
Ora quelli che urlavano sulle piazze per una nuova moralità difendono Roma ladrona, votano per lo scudo fiscale, hanno prodotto una giustizia che vale sono per i nullatenenti, proteggono la mafia e sostengono il primo ladrone d’Italia, intanto che svendono in territorio e votano per le centrali nucleari, il ponte di Messina e altri 25 MLD per le armi.
Ma i leghisti sono dei tali idioti che non smetteranno di votare Lega per questo. Lo faranno per “la tessera del tifoso”!!.
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Da non credere: “Libia, presto i nuovi passaporti con le foto di Berlusconi e Gheddafi.

Sui nuovi passaporti libici comparirà la foto del premier Silvio Berlusconi e del colonnello Muammar Gheddafi mentre si stringono la mano dopo la firma dello storico Trattato di Amicizia italo-libico del 30 agosto 2008 a Bengasi. A confermarlo l’ambasciatore di Tripoli a Roma Abdulhafed Gaddur. In una delle pagine del nuovo passaporto libico, corredate da immagini diverse, sarà riportata in filigrana quella dei due leader che si stringono le mani, ha spiegato il diplomatico. «Abbiamo chiesto di recente l’autorizzazione al premier e lui ce l’ha data. Nei prossimi mesi, il nuovo passaporto sarà in circolazione», ha assicurato Gaddur.
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MANNOIA
http://www.youtube.com/watch?v=aPBaP1JyJwU

LA STORIA
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,

la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può fermare.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

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Di Pietro

L’Italia va a rotoli, la situazione della scuola pubblica è disperata, i cittadini dell’Aquila sono sul piede di guerra e B che fa? Tramite il suo prestanome Alfano, ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi.
Mandiamoli via con un calcio nel sedere!
I nostri eroi sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione. 
I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame, perché contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini hanno tagliato 8 MLD di €. Ma sapete cosa sono 8 MLD di tagli? Significa tagliare sul personale, 64.000 precari che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. E questo governo ha cancellato anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che cercano di ottenere i pochi posti disponibili. Infine, hanno ridotto le ore delle superiori. Ci saranno aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26. Così il governo di cdx infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica.
Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e – a costo di occuparlo, il Parlamento – impediremo l’ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l’ennesima legge ad personam, sul processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell’impunità e non certo della verità processuale.
Sarà la nostra rivoluzione d’autunno per la cacciata del Re Sola.

Alessio Di Benedetto

Nel 2008-2009, dopo i tagli con barbariche accette contro la cultura, l’arte, lo spettacolo e la scuola pubblica (tipico di un governo clericofascista basato sui grembiulini balilla di Santa Gelmini dei Macelli), è bastato uno starnuto del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI (Conferenza episcopale italiana), perché i finanziamenti alla scuola confessionale cattolica, gestita dalla curia per formare i suoi nuovi cadetti e “missionari” della loro fede, venissero raddoppiati per decreto, durante la notte . D’altro canto, entro il 2013, ben 150.000 docenti degli istituti statali perderanno il posto di lavoro, grazie a Maria Stella Gelmini (un nome, una conferma). Mentre continuiamo a elargire a piene mani al Vaticano ogni anno 13 miliardi di euro, le cui finalità non sono affatto note, nel 2003 un organico di 15.507 preti, pagati da noi, è stato immesso in ruolo nelle nostre scuole.
Così si vieta alla scuola pubblica di essere portatrice di pluralità d’informazione, e con Santa Maria Stella Gelmini la stanno affossando, mentre i loro istituti cattolici, gestiti dall’Opus Dei, dai Legionari di Cristo e dall’anima nera da Ku-Klux-Klan della Chiesa, conquistano l’intero potere gerarchico della società italiana. Proibiscono al fedele di pensare con la propria testa.Sminuiscono il valore della vita ed avviliscono l’intelligenza, il sesso, la gioia di vivere, la coscienza personale, la conoscenza, le scienze.…

http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita/
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Grazie, Marchionne!
Paolo de Luca

Egregio signor Marchionne, il suo invito machiavellico agli operai Fiat è bellissimo. Secondo lei, essi devono comportarsi come uomini e donne “di virtù”. Il cuore batte a tale evocazione. La virtù da lei attribuita al grande statista fiorentino consiste quindi nello svegliarsi alle quattro di mattina per il primo turno (se si abita vicino allo stabilimento, sennò alle tre, e allora diventa addirittura virtuosismo!), nel fare le otto ore a capo chino, nel mai scioperare, mai essere malati e nel vivere nella fede speranza e carità che il loro incarico non sia delocalizzato, ciò che Lei, grande e giusto com’è, minaccia a ogni piè sospinto per ricordare all’operaio, notoriamente un po’ distratto, che l’interesse degli azionisti è Uno e Santo.
Il proprio, di interesse, questi uomini e donne di buona volontà lo devono dimenticare, ad maiorem dei gloriam. Se poi la magistratura impone all’Azienda il reintegro di odiosi personaggi licenziati perché esercitavano l’obsoleto diritto di sciopero, lei, egregio Amministratore Delegato, giustamente si mette in resistenza, aiutato da associazioni caritatevoli anticamente chiamate sindacati, che mettono in guardia contro le provocazioni e invitano gli operai ad accettare il loro diritto di sciopero, lei, egregio Amministratore Delegato, giustamente si mette in resistenza, aiutato da associazioni caritatevoli anticamente chiamate sindacati, che mettono in guardia contro le provocazioni e invitano gli operai ad accettare il loro destino e a ringraziare dio e Fiat di avere un posto di lavoro, per precario che sia, in questo mondo spietato. Inizio 2010, dopo un esercizio annuale buonissimo (la crisi mondiale aveva infatti reso molto più appetibili le cilindrate italiche e l’accordo con Chrysler era concluso…), Lei metteva in cassa integrazione migliaia di persone, sempre in nome dei Santi Azionisti, perché, spiegò, gli ordini per il 2010 non erano sufficienti, né potevano palliare i fondi che lo Stato ha versato come sempre alla sua azienda, finanziata dall’erario italiano da quando essa è nata, con l’accordo entusiastico dei partiti della sinistra.
Non ci si può dimenticare l’organizzazione delle marce dei capetti, il referendum sulla scala mobile, né il pianto accorato alla morte dell’Avvocato, padre della patria, con celebrazioni senza fine del dandy che aveva trasformato un’industria automobilistica in finanziaria familiare.
L’idea di ridare lustro al lavoro metalmeccanico e manufatturiero aumentando subito gli stipendi e offrendo dignità a questi uomini e donne virtuosi, con proposte industrialmente intelligenti (come fare una buona macchina, per esempio, e non le schifezze che l’azienda produce da decenni, mettendo sul mercato prodotti vergognosi, carichi di gadget inutili e onerati da pubblicità insensate ; o di studiare seriamente e fabbricare prototipi meno dannosi per l’ambiente), quest’idea, dicevo, non inquina né la sua mente né quella dei politici o dei sindacati italiani che si sciacquano la bocca con parole come “riorganizzazione industriale” e “mercato globale” ed evitano accuratamente ogni pensiero originale.
Lei ha letto Machiavelli in funzione antisciopero, Signor Marchionne. Citazione per citazione, preferisco questa :
Non è il tempo che si conzuma nel confronto cosa da deprecare. L’errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. … Trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate.” (da Scritti di governo)

http://www.carmillaonline.com/
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Spagna
Sante Marafini

dal blog di Grillo:
“Sono stato in vacanza in Spagna e ho notato alcune cose: TRENI: sono salito su un locale, era come un nostro intercity, ma meglio: aria condizionata, poggiatesta e treno pulito. Ho preso dei regionali ed erano come le nostre frecce rosse, ogni 4 sedili uno schermo tv sul soffitto che proiettava un film, un addetto che passava a dare le cuffie a chi non le aveva (ogni bracciolo aveva l’ingresso cuffie per sentire il film o musica su altri canali). Per ultimo ho preso un interregionale, mi sono potuto collegare con il mio portatile in wi-fi e corrente. In tutti i treni era presente una guardia non armata atta a far rispettare la legge (in collegamento con la stazione di polizia) ed il controllore che passava a controllare il biglietto e si segnava su una tabellina i posti già controllati, per evitare di saltare qualcuno, questo vuol dire che passava più volte. Stazioni pulitissime, bagni pure. STRADE: in autostrada nessuna buca, solo qualche cantiere (con persone che ci lavoravano). In città stessa cosa, strade perfette, nessun rattoppo, se fanno una buca, poi riasfaltano una striscia più grande. Una sera saranno state le 24, mi sono fermato vicino a delle persone che lavoravano in una buca ed ho chiesto se era urgente, mi hanno guardato come un deficente e risposto: no, ma così lavoriamo meglio e non diamo fastidio agli utenti, per domani avremo finito. Ll’autostrada è quasi sempre gratis, perché? E’ già stata pagata con le tasse perchè la dovremmo ripagare? POLIZIA: c’è un solo numero per le emergenze, un solo corpo di polizia, ma soprattutto la polizia è nelle strade. Sono ovunque, anche da soli e la cosa strana è che passeggiano, parlano con la gente, rispondo ad informazioni stradali. Sono integrati. INTERNET: hotel ed ostelli hanno tutti la connessione wi-fi, non bisogna neanche chiedere è come l’acqua. Ma ci sono anche Comuni che coprono le piazze pubbliche, quindi tu arrivi, accendi il portatile e navighi. Certo la connessione non ti permette di scaricare, ma basta per leggere la mail. PULIZIA: ci sono spazzini che passano di notte a pulire i marciapiedi e colleghi che lavorano di giorno. PREZZI: costa tutto meno e tutti i servizi sono migliori. Perché la Spagna è nei PIGS con noi? Perchè non siamo ancora falliti? Tutti i soldi che vengono rubati in bustarelle e corruzione dove finiscono? E se non ci fossero tutto sarebbe come in Spagna? Siamo nel Terzo Mondo e non lo sappiamo vero?”
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Anna Mignona
Ascoltate questo video tratto da un discorso del GRANDE E PROFETICO PIETRO CALAMANDREI all’Università di Milano nel 1955.
http://www.youtube.com/watch?v=WlA-vcu19nA&feature=related
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La Festa della Perdonanza
Viviana Vivarelli

Di papi cattivi ne abbiamo avuti parecchi, papi corrotti, simoniaci, spregevoli, papi politici, dispotici, tirannici e anche questo non è certo un santo. I papi buoni si contano sulle dita di una mano. Ma uno di questi fu Celestino (13° secolo), incoronato all’Aquila, tanto pio che abdicò dopo 4 mesi. Era un eremita che la gente diceva santo. Lo fecero papa perché aveva 85 anni e i cardinali pensavano di farne una marionetta.
Uno dei suoi primi atti da papa fu la Bolla del Perdono, con cui dava l’indulgenza plenaria a chi confessato e pentito dei suoi peccati andasse nella basilica di S. Maria di Collemagno a l’Aquila il 28 agosto.
E ogni anno c’è quindi la Festa della Perdonanza. Ma quest’anno gli aquilani non hanno perdonato. I cartelli erano chiari “Alle 3,32 io non ridevo!”,”Letta vattene, Cialente vergogna”. Del sindaco si deve dire che del miliardo promesso non si è vista neanche l’ombra.
Tafferugli con la polizia, cittadini pronti a sfilare con le carriole.
B darà pure 5 MLD a Gheddafi ma di soldi per la ricostruzione post-sisma non c’è traccia.
Sulle macerie mai tolte in 17 mesi si dovrebbe porre una lapide: “Questo è il monumento lasciato a imperitura memoria come controprova della falsità di un Governo che ebbe la faccia di dirsi “il Governo del Fare”.
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Come è andata a Genova
Doriana Goracci

Non so davvero quale giovane abbia voglia di sapere “Com’ è andata a Genova nel 2001?”. A GENOVA C’E’ L’ACQUARIO
“Mio nipote, due anni fa quindicenne, all’ennesimo racconto di ciò che successe a Genova nel luglio 2001, mi disse che dovevo farmene una ragione: i suoi compagni sapevano tutto dell’11 settembre di quell’anno e di Genova conoscevano l’esistenza dell’ Acquario…”. Vieni…guarda…Da Youtube, la carica della polizia in piazza Manin.
Io non dimentico, tanto più quando leggo una notizia che mi è stata da un caro amico che a Genova ci vive: Arresti illegali al G8, smascherati gli abusi di Manin. Come fossi tornata da Creuza de Ma, una mulattiera di mare…ho ripescato: “…Sempre meno si trova qualcuno che chieda: “Com’è andata? Come ti va? A noi…. Quando sono tornata a casa, domenica mattina, altro che magie, il mio bagno mi è sembrato un grand’hotel, mi sono concessa anche la lettura del giornale che mi ha raccontato com’ è andata a Genova, secondo lui, il giornale.”
“In quelle strade ci sono stata con una figlia allora di sedici anni e i suoi compagni, con i giorni di “ferie” che chiesi allora, gli stessi che mi fecero “guadagnare” dopo alcuni anni il premio della pubblicazione con tanti altri, in un libro “Genova, luglio 2001: io non dimentico”, a sostegno del Comitato Verità e Giustizia per Genova.”
Giorni di Ferie ..oggi si prevede qualcosa di duro perché è la giornata della disobbedienza civile. Le dieci. Piazza Manin. Tra i banchi del commercio equo e solidale si aggirano gruppi bene affiatati. Ci sono tanti della mia età… Dobbiamo decidere se rimanere in piazza a collaborare alle iniziative dei gruppi pacifisti, o andare a “disobbedire civilmente” in qualche punto della zona rossa. Non ho scelta : mia figlia non vuole fermarsi, e i suoi amici neppure… siamo in più di duecento a camminare verso Piazza Portello…Le quattro e mezza del pomeriggio. …vogliamo ritornare a Brignole per il corteo finale. Ripercorriamo l’unica strada possibile: quella dell’andata. Sei giovani armati di catene e mazze sbarrano la strada minacciando i pochi passanti. Sono a trenta metri dai poliziotti, che li guardano senza intervenire….Piazza Manin, piazza tematica dei non violenti ad oltranza, è devastata. Perché loro? Quando? Come facciamo a tornare a casa? Nel corteo improvvisato si diffonde la notizia che un ragazzo è morto. Cantiamo per farci coraggio e la gente dalle finestre ci saluta…Loro i genovesi sanno da che parte sta la verità…”.

Non fatevi illusioni, la storia siamo anche noi, e continuo, continueremo a raccontarla, come fece un’amica che conobbi poi, Adriana De Mitri, e metto nome e cognome per tutte le altre madri , altre compagne altre amiche… nessuna nota, ma che rammentano.”…Per tenere vivo il ricordo di quei giorni, per non dimenticare Genova, e perché quanto successo in quei giorni non debba più accadere…”

Non hai visto un Blob di Trenette al Pesto? Ripassale. Se te ne vai…potresti rimpiangere di non aver capito Genova 2001.
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Arresti illegali al G8, smascherati gli abusi di Manin

«È FALSA la circostanza secondo cui gli arresti dei due spagnoli sarebbero avvenuti in un contesto di scontri tra manifestanti e polizia. Dai filmati si vede benissimo come gli arrestati si siano diretti a mani nude contro i blindati della polizia». Lo sostengono i giudici della Corte d’appello nella motivazione della sentenza di condanna per quattro poliziotti accusati di aver arrestato illegalmente due studenti iberici durante le manifestazioni del G8 di Genova 2001. In primo grado i quattro, in forza al VII Reparto Mobile di Bologna, erano stati assolti mentre il 13 luglio scorso, in Appello, sono stati condannati a 4 anni ciascuno, per falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Si tratta di Antonio Cecere, Luciano Beretti, Marco Neri e di Simone Volpini. Da Youtube, la carica della polizia in piazza Manin.Per le accuse di calunnia e abuso d’ufficio è stata dichiarata la prescrizione. L’inchiesta riguardava gli scontri avvenuti il 20 luglio 2001 in piazza Manin dove manifestavano varie associazioni religiose e pacifiste. I quattro poliziotti furono inviati in piazza dove era stato segnalato che alcuni black bloc si erano infiltrati. In quel contesto furono arrestati i due spagnoli con l’accusa di aver lanciato una bottiglia incendiaria l’uno e di essersi scagliato contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro il secondo. Nella motivazione i giudici, parlando dei testi a difesa, si riferiscono anche alla testimonianza di un funzionario del reparto mobile di Bologna che parlò di scontri in corso in un altro lato della piazza. «Oltre a quello dei due spagnoli – affermano – nessun altro arresto è avvenuto in piazza Manin».Per lui i giudici d’appello hanno trasmesso gli atti alla Procura con l’ipotesi di falsa testimonianza. «La sentenza di primo grado – dice la Corte – parla di una commistione inscindibile tra i manifestanti pacifici e gli appartenenti al blocco nero e di una azione di disturbo dei pacifisti verso le forze dell’ordine che cercavano di arginare le violenze dei black bloc. Non corrisponde al vero perché dai filmati è possibile vedere come i manifestanti violenti si opponessero solo brevemente alla polizia per poi scappare». «I filmati confermano la versione data dalle vittime: l’arresto non avvenne durante scontri o lancio di lacrimogeni ma molto dopo, quando la situazione dell’ordine pubblico era ormai ristabilita. Inoltre confermano che i due spagnoli non avevano alcun oggetto in mano, non avevano lanciato molotov e non si opponevano alla polizia».
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L’insulto del processo breve

La norma, che fissa i tempi massimi per arrivare a sentenza, è considerata una priorità da B, che se ne servirebbe per bloccare definitivamente i processi Mediaset e Mills. Il Cavaliere ha infatti inserito l’approvazione del ddl tra i 5 punti urgenti fissati nel corso dell’ultimo vertice del Pdl. Un piano programmatico che non è piaciuto al capogruppo di Futuro e libertà Italo Bocchino (“vogliamo discutere senza alcuna preclusione preventiva”) che quindi non garantisce un sì compatto alla norma come richiesto dai vertici Pdl. Il processo breve, oltre alle proteste dell’opposizione, ha scatenato anche la rivolta delle toghe che a più riprese, in questi mesi, hanno annunciato il rischio paralisi del sistema giustizia.
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, risponde così al ministro della Giustizia Alfano

“E’ grave e non più tollerabile che in un momento nel quale la giustizia è al collasso e si verificano allarmanti episodi di violenza e minacce si continui a perdere tempo con disegni di legge come quello sul processo breve che nulla ha a che vedere con l’esigenza di affrontare le vere priorità del sistema giustizia e con l’urgenza di contrastare più efficacemente la criminalità organizzata”.
“Il governo deve farsi carico delle reali emergenze che oggi sono rappresentate dalla corruzione, dalla criminalità organizzata, dalla situazione carceraria, dalla carenza di mezzi e risorse, dalla necessità di informatizzare e snellire le procedure. L’Anm, che rappresenta la quasi totalità dei magistrati italiani, piaccia o non piaccia al ministro Alfano, è stata, è e sarà interlocutore ineludibile di ogni governo e, nell’interesse di tutti i cittadini, continuerà a formulare proposte serie, concrete e precise
“.

Per le “Coop rosse” gli affari non hanno più colore
(Sunto da Il Fatto)

Per la prima volta nella storia delle Feste dell’Unità (ora Feste democratiche), la Legacoop ha annunciato che diserterà un dibattito (tema: l’economia cittadina) a Bologna, capitale delle coop rosse. Che cosa sta succedendo? Che cosa si è rotto? Il caso Bologna è solo una spia, la più clamorosa, di una trasformazione in atto: le coop fanno di testa loro, la vecchia “cinghia di trasmissione” del partito non funziona più. Certo, il contesto bolognese è del tutto particolare, si litiga sul nuovo sindaco. “Cevenini non piace al patron di Unipol, Stefanini”. Stefanini è il presidente del gruppo assicurativo del mondo coop. Maurizio Cevenini è il candidato favorito. Eppure non è amato dalle coop. “Un bolognese su due è o socio o dipendente di una coop: dunque è giusto che la politica ascolti il mondo della cooperazione”.
Circa un terzo delle entrate di tutte le Feste dell’Unità arrivano dalle coop. Ma molto è cambiato da quando c’era il Pci e le coop erano sotto il suo ombrello politico. “La cinghia non trasmette più”, dice chiaro Carlo Ghezzi, a lungo dirigente sindacale e oggi presidente della Fondazione Di Vittorio della Cgil. “Una volta pesava l’appartenenza, dunque il rapporto con il partito. Oggi contano di più le spinte di categoria”.
“Sì, c’è stato un progressivo distacco delle coop dai partiti”, conferma Guido Galardi, vicepresidente di Coop Lombardia. Il Pci è diventato Pds, poi Ds, infine Pd. La cinghia di trasmissione si è rotta. Nel 2005, era Giovanni Consorte, allora presidente di Unipol, a decidere le strategie, trascinando il partito nell’avventura della scalata a Bnl. Fassino doveva limitarsi a chiedere: “Allora, siamo padroni di una banca?” e a fare il tifo.
RC non ha mai stretto rapporti organici con il mondo coop. E, oggi, neppure Sinistra e libertà. I comunisti italiani del Pcdi sono stati per un attimo la boa a cui si è aggrappato Gianni Donegaglia, il vecchio padre padrone della Coop Costruttori di Argenta, ma non gli sono serviti a evitare né i guai giudiziari né il fallimento dell’impresa.
Il Pd è una formazione magmatica, dove è difficile trovare l’ingranaggio giusto. Ha addirittura qualche imbarazzo a mostrarsi a viso aperto come il rappresentante del mondo cooperativo. Come se temesse che gli elettori, dietro il richiamo ai valori della cooperazione (che ci sono), vedessero ormai soltanto affari, appalti, spartizioni. Sospetto fondatissimo, dopo la brutta esperienza dei “furbetti” e, prima ancora, il pesante coinvolgimento delle coop in Tangentopoli.
Dall’altra parte, il movimento cooperativo è diventato orgoglioso della propria separatezza. Nell’assemblea dei delegati coop a Firenze il ritornello martellante era: autonomia. Lontananza dalla politica e dai vecchi rapporti. “Ma c’era anche, nello stesso tempo, il dispiacere di non sentirsi più rappresentati da niente e da nessuno”, spiega Galardi. “La politica di csx non ha più il coraggio di farsi interprete dei valori del movimento cooperativo, un mondo che cerca di tenere insieme ideali e interessi, valori e mercato. Un grande partito dovrebbe almeno tentare”.
Il mondo di Legacoop è fatto di 7 milioni di soci, 15 mila imprese, 500 mila addetti. Produce il 7 % del pil. È coop il 40% della grande distribuzione e la cooperazione è ben piazzata anche nel settore delle costruzioni, dei servizi sociali, dell’agricoltura, dell’abitazione. Nelle prime 150 aziende italiane, 30 sono coop.
Senza punti di riferimento, le coop rosse si sono in più d’una occasione trovate a fianco di Cl, che pure non ha peso nel movimento cooperativo. Patto degli affari, spartizione degli appalti, certamente.. “Siccome non c’è più un pezzo della politica che ci rappresenta più degli altri, allora il movimento cooperativo fa tratti di strada insieme a chi difende i valori della cooperazione e chiede leggi che difendano il settore”.
Resta comunque una convivenza difficile, quella tra valori e affari. In una lettera, difende l’orgoglio coop Gianpiero Calzolari, presidente di Legacoop Bologna: “Le cooperative non saranno mai omologabili all’impresa privata: non è l’ideologia, ma la proprietà collettiva che fa la vera differenza”.
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Bersani vuol fare il Nuovo Ulivo?
Pacatamente risponde Prodi:

L’olio dei monaci e i nuovi innesti
(Il Messaggero)

Si narra (e non è detto che le cose narrate siano sempre vere) che, nei registri manoscritti delle aziende agricole dei monasteri della collina bolognese, i proventi per la vendita di olio di oliva costituissero una parte copiosa dei loro introiti durante tutto il quindicesimo secolo.
Si narra inoltre che intorno alla fine dello stesso secolo sia avvenuta una piccola glaciazione durata circa dodici anni e che, di conseguenza, a settentrione dell’Appennino (fatta eccezione per il lago di Garda, le colline di Brisighella e qualche altra ristretta isola) la coltivazione dell’ulivo sia totalmente scomparsa e tale sia rimasta fino ad oggi.

In fondo è passata soltanto una dozzina d’anni da quando, nel 1998, la coltura dell’ulivo è stata ritenuta non più remunerativa per il riformismo italiano ed è progressivamente scomparsa dai registri della nostra politica.
Mi ha destato quindi una piacevole sorpresa leggere che Bersani ha deciso di riprenderne la coltivazione, facendone un punto di riferimento per rimettere in ordine i registri dell’azienda italiana, messi in grave difficoltà dalle male organizzate tecniche agrarie succedutesi nel frattempo.
Ed è ovviamente apprezzabile che si parli di un “nuovo ulivo”, in cui l’aggettivo “nuovo” mette in rilievo la necessità di introdurre nella coltura nuovi diserbanti, nuovi fertilizzanti e, soprattutto, nuovi innesti.

Auguro quindi a Pier Luigi Bersani che trovi il terreno adatto e il calore sufficiente perché la pianta mediterranea a noi così cara possa vivere abbastanza a lungo da produrre frutti sufficienti a risollevare le sorti dell’Italia.
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LUIGI DE MAGISTRIS

Nel nostro Paese da alcuni anni e negli ultimi mesi in particolare è in fase di definitiva attuazione un disegno strategico autoritario, di impronta piduista, teso all’introduzione del fascismo del terzo millennio. Verticalizzazione e concentrazione del potere nelle mani di una singola persona, con pieni poteri, circondata da sodali servili, imbottito di denari e protetto dalle organizzazioni criminali. Asservimento al capo degli organi di garanzia. Sottomissione della magistratura al potere politico, controllo capillare dei mezzi di comunicazione. Al fine di consolidare il neo-autoritarismo populista si attua la criminalizzazione di ogni forma di dissenso, con la distruzione di ogni luogo in un cui si possa formare il pensiero libero. Rendere l’Italia una grande SPA, in modo da rafforzare il liberismo senza regole e consentire la vendita di ogni cosa – compresa l’identità della nazione – che sia suscettibile di valutazione economica. Acqua spa, protezione civile spa, difesa spa, sicurezza spa, giustizia spa, patrimonio culturale spa, ambiente spa. In definitiva, la privatizzazione della democrazia e il dissolvimento dell’etica pubblica. La propaganda di regime di Scodinzolini & C. serve per nascondere i fatti ed esaltare il sub-modello neo-fascista anche in vista della normalizzazione post-berlusconiana. Accanto al massacro dello stato di diritto è in atto, con la colpevole sottovalutazione di parte significativa del centro-sinistra e di settori rilevanti del sindacato, lo smantellamento dello stato sociale di diritto per mutare i rapporti tra capitale e lavoro, in favore del primo, ovviamente. Distruzione dello statuto dei lavoratori, attraverso l’eliminazione della norma simbolo dell’art. 18. Riduzione del diritto di sciopero. Repressione della manifestazione del pensiero all’interno delle fabbriche. Consolidamento del precariato, in violazione dell’art. 1 della Costituzione, come regola ordinaria dei rapporti tra capitale e lavoro.
Il ricatto ai lavoratori: il lavoro non è un diritto, ma una concessione del potere, come tale condizionabile e revocabile. Lavoro in cambio di compressione dei diritti, come un baratto. L’utilizzo dell’immigrato non-persona in maniera servente agli interessi del capitale: un corpo da sfruttare fino a quando utile, poi scarto sociale da smaltire, magari nelle discariche sociali delle carceri in quanto l’immigrato è criminale perché clandestino e non autore di reati. I neofascisti hanno rispolverato, anche grazie al “compagno” Fini, la colpa d’autore che Hitler creò per gli ebrei. I lavoratori, inoltre, non debbono pensare, ma solo ubbidire a chi concede loro il privilegio di lavorare. La pretesa di un diritto è sovversione, nelle fabbriche come nei luoghi di lavoro. Se si comprimono i diritti si uccide la democrazia; se si ammazzano i diritti dei lavoratori la soppressione è ancora più odiosa. Di fronte a questo progetto eversivo di attacco profondo alla democrazia – che passa anche attraverso lo schiaffo istituzionale di Marchionne che ordina ai suoi di non ottemperare alla sentenza del giudice che dispone il reintegro dei lavoratori di Melfi – non si può rimanere fermi. Si deve consolidare la lotta per i diritti già in atto nel Paese. Se il governo, con il ministro Tremonti, adotta una manovra di classe colpendo i soliti noti e tutelando i soliti noti, i ceti oppressi (lavoratori, precari, studenti, senza lavoro, senza dimora, operai, pensionati, impiegati, imprenditori onesti diversi dai prenditori, professionisti perbene, servitori dello stato stanchi del regime delle cricche e dei mafiosi di stato) devono attuare la “nuova lotta di classe”. Sì ai diritti, no ai privilegi. Sì alla giustizia, no alle mafie. Si alla legalità costituzionale, no alla legalità illegale. No allo scudo – fiscale, economico e penale – per i potenti, sì alla redistribuzione dei redditi. Lotta ad evasione e privilegi fiscali.
Tassazione delle rendite finanziarie. Aumento dei salari e previsione di un reddito minimo per i senza lavoro. Utilizzo diverso dei fondi pubblici, per uno sviluppo economico compatibile con l’ambiente e per valorizzare ricerca e cultura. Qualche casa del popolo in più e qualche casa di Propaganda Fide in meno. Riduzione drastica delle forme più odiose di precariato. Valorizzazione dei beni comuni ed eliminazione del federalismo dei ricchi a discapito dei più deboli. Un federalismo che punta anche alla vendita dei beni pubblici patrimonio comune del Paese: dalle foreste ai beni culturali, dai siti archeologici ai beni architettonici. La nuova lotta di classe, ovviamente pacifica, deve essere dura, senza sconti. E’ il momento che il popolo, non quello evocato strumentalmente dal neofascista Berlusconi o dal peones Bossi, ma quello che soffre e che non gode dei privilegi, si ribelli, faccia sentire la sua voce, forte e chiara. Si riappropri delle comunità, dei territori violentati. Si convinca che può essere protagonista del proprio destino. Mettiamoci tutti in movimento, come il popolo del quarto stato, quali soggetti politici e pensanti, per far valere diritti e democrazia. Il potere ha paura della gente che pensa in modo libero e critico e che dissente dal pensiero unico, ha il terrore delle facce pulite, dei cuori generosi, teme la democrazia. Viviamo in un regime che dispensa, allo stesso tempo, sorrisi e violenza morale, prebende e “picconate istituzionali”. Un sultanato amorale che vede l’Italia come cosa da sfruttare: l’ideologia degli “utilizzatori finali”. Non consentiamo più l’usurpazione dell’Italia, del nostro futuro e del sogno di vivere in un Paese pulito, senza il puzzo del compromesso morale. Dipende anche da noi, da ognuno di noi, in modo anche da poterci guardare allo specchio con un sorriso e non con gli occhi abbassati.
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La cultura del coraggio
Serena D. di Salerno

Quello oggi che manca in Italia è la cultura del coraggio. Ne abbiamo incassate tante che siamo diventati paurosi. Credo che in condizioni normali il coraggio sia qualcosa alla portata di tutti e che appena cominceremo ad essere un po’ più coraggiosi, risveglieremo questa potenzialità nascosta o che sonnecchia in ciascuno di noi. Finalmente si tratta di avere dei principi, rispettarli e difenderli. Si acquista anche una certa fierezza e si può camminare a testa alta sapendo che si fa qualcosa anche per i nostri discendenti.
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Beppe Grillo

Odio la caccia,
chi uccide un capriolo, un gallo cedrone, una beccaccia,
chi spara ai passeri o alle cinciallegre per divertimento,
per farsi la mano,
odio chi acceca gli uccelli da richiamo, chi dissemina trappole, esche, tagliole,
odio chi usa il fucile, ma dice di proteggere la natura,
odio i boschi, i prati trasformati in poligoni da tiro,
odio l’odore del cuoio, della polvere da sparo, delle cartucce rosse, gialle e arancione
grandi spesso come il bersaglio,
odio il massacro spaventoso di animali che ogni anno avviene in Italia,
chi spara agli uccelli migratori, ai falchi, alle rondini, agli aironi,

odio il cacciatore buono che difende l’habitat naturale
e quello incosciente che ammazza l’amico o un parroco mentre dorme,
odio i ristoranti con gli animali impagliati come trofei,
scoiattoli, marmotte, civette e gufi che ti osservano con gli occhi di vetro,
odio chi spara vicino alle abitazioni, i pallini di piombo nel tuo giardino,
odio la legge fascista che permette di entrare nei fondi privati,
i cacciatori che si aggirano a meno di 100 metri dalle case
con il fucile e il colpo in canna quando la legge lo proibisce,
odio chi mi toglie il piacere della vista di un cervo, di una ghiandaia,
di animali che i miei figli vedranno solo allo zoo o nei parchetti,

odio non poter andare a funghi senza la paura di essere scambiato per un cinghiale
e ascoltare il rumore cupo e cadenzato delle doppiette invece che il canto degli uccelli,
odio la scomparsa dal cielo degli arabeschi formati dagli stormi,
odio l’esproprio della natura fatto per il piacere di pochi
il non poter vedere su un tetto i nidi delle cicogne che non migrano più per l’Italia
per sopravvivere ai cacciatori,
odio i riti della caccia, i coltellacci per squartare gli animali, il cameratismo tra uomini veri,
odio chi uccide per piacere, chi definisce sport l’annientamento di una creatura,
una di quelle con cui parlava San Francesco,
odio chi caccia perché “si uccidono anche gli animali d’allevamento”

odio chi libera i fagiani allevati in cortile per poi fulminarli dopo pochi metri,
odio chi usa la caccia e i cacciatori per fini politici,
odio chi non rispetta gli animali e dice di rispettare l’uomo.

RIDIAMARO : – )

Mandi
Boom abbandono di cavalli,
la crisi economica ha colpito anche il settore ippico.
i somari non corrono rischi,
la lega non abbandonerà mai il suo elettorato!
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Aldo di Napoli
“In Francia rischiano l’arresto due calciatori della Nazionale che frequentavano prostitute minorenni.
In Italia rischierebbero la presidenza del Consiglio”.
..
Se “dal letame nascono i fior” stiamo allegri: quando B morirà, come minimo gli crescerà sopra la foresta pluviale..
Harry Haller
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Cesare Beccaria
Vespa a San Remo? A cantare Bandiera Rossa?
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Harry Haller
Oltraggiare un così nobile simbolo!
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Lo abbiamo voluto l’ometto da avanspettacolo!? O teniamocelo!
Come direbbe Darix Togni davanti alla piazza:
“Non conta lo stato del tendone, conta lo spettacolo!”
Viviana
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Ma la Santanché glielo avrà detto a Gheddafi che Maoletto era pedofilo?

Viviana
http://masadaweb.org

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