Nuovo Masada

agosto 27, 2010

MASADA n° 1186. 28-8-2010. Un mondo da rifare

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:04 pm

Se la Chiesa non facesse politica – I misteri della coppia – I problemi si risolvono partendo dal basso – Comunione e Liberazione, un business da 70 MLD l’anno- Il miraggio della socializzazione in rete – Debito e sostenibilità: disastro Italia – Lo spreco degli alimenti – L’Agenda del Nuovo Ordine Mondiale – Il capitalismo, l´etica e la crisi

e chi sta con la Lega
e chi sta con Berlusconi
e chi sta con queli che hanno rinnegato Fini
e chi sta con Fini
e chi sta col centro mafioso di Cuffaro e del Vaticano
e chi sta col Pd che è socio di Berlusconi
e chi sta con chi sta con la mafia

e chi è la mafia
e chi sta con tutti i rinnegati di Dio e della Madonna
e coi preti usurai e pedofili del Vaticano
con le cricche di malfattori
e con gli imprenditori disonesti
e con tutti i becchini della Costituzione
e con chi tradisce il paese e gli elettori
e chi sta con chi vende le montagne e le coste, i fiumi e le sorgenti,
e chi costruisce le TAV e le centrali nucleari
e gli incineritori
e cementifica il territorio
e chi inganna da sempre il popolo italiano
e chi licenzia senza una ragione
e chi vuol ridurre il mondo in schiavi
e aumentare la miseria del mondo
il male li colga
la peste suina gli avveleni il cervello
la Borsa gli mandi i patrimoni in rovina
gli venga la piorrea
i figli gli diventino tossici e poi pazzi
la polizia non li riconosca la notte e li massacri di botte, fracassandogli lo scroto
la Lamborghini gli vada a fuoco
l’amante li tradisca
la moglie li fotta
la villa crolli con loro sotto
si prendano l’aids
il pisello non gli si rizzi
gli venga la scabbia
e un cancro alla laringe
gli vadano in cancrena le dita dei piedi
e non possano più parlare
rubare
camminare
fottere
ingannare
vivere
E Dio li maledica per sempre!
per i secoli dei secoli!

VV
..
Se la Chiesa non facesse politica
Paolo De Gregorio

-La Messa è finita, i vescovi non hanno più sponde politiche
-De Rita (Censis): cattolici senza rappresentanza
-Paolo Flores D’Arcais: cosa chiedo a chi segue il Vangelo
-Le preoccupazioni di Ratzinger
-Famiglia Cristiana: via i mercanti dal Tempio
-Se si va al voto anticipato i cattolici puniranno Berlusconi.
Nelle prime pagine de “Il Fatto Quotidiano”, di oggi 26 agosto, tiene banco la questione cattolica (i cui titoli ho riportato qui sopra), e la prima sensazione che si prova (come sempre nella nostra storia dal 48 ad oggi), che il voto cattolico sia decisivo per il destino del premier e del suo governo.
Quando si parla genericamente di “cattolici”, si deve considerare che il 90% degli italiani si definisce tale, ma tra le comunità di base, il vero volontariato, e le gerarchie e gli integralisti affaristi di Comunione e Liberazione, vi è un abisso incolmabile, lo stesso abisso che c’è con coloro che sono presenti in politica e si definiscono cattolici, anche se le loro azioni e la loro storia personale dicono esattamente il contrario.
Dalla Liberazione ad oggi l’identità cattolica è molto cambiata. Se prima vi era un sistema di valori inossidabili, fortificato e compattato dalla presenza di un sistema di valori antagonista, quello laico e comunista, pian piano questa identità si sciolse, molti cattolici votarono a favore di divorzio e aborto e il rapporto con la religione divenne molto più tenue, soprattutto nella sfera affettivo-sessuale.
Il problema della coerenza cristiana, tra valori di riferimento e comportamenti personali, è oggi restato patrimonio di ristrettissime minoranze, quasi invisibili, al punto che in tutta la mia vita non ho mai incontrato un cattolico serio e conseguente.
Rivolgersi ai cattolici coerenti, come fa Flores D’Arcais, significa parlare al nulla, almeno in termini elettorali.
Cattolici sono quelli che da 16 anni votano per Berlusconi, sapendo benissimo che è fuorilegge, piduista, principe dell’intreccio tra affari e politica, divorziato, puttaniere, stramiliardario, corruttore, che cerca l’impunità penale distruggendo la nostra Costituzione.
Le gerarchie vaticane lo hanno sempre appoggiato fino al recentissimo episodio della cena a casa di Bruno Vespa con il Cardinal Bertone (Segretario di Stato) a far da paciere tra B. e Casini per assicurare un futuro alla legislatura.
La coerenza religiosa, l’etica cristiana in Italia, sono una barzelletta. Ladri e mafiosi, sfruttatori e fabbricanti di armi, inquinatori e politicanti, si sentono a posto con la coscienza, tanto basta pentirsi e alla fine sarai perdonato.
Invece di appellarsi agli inesistenti cristiani autentici, la svolta sarebbe quella laica e repubblicana di far sparire qualsiasi simbolo o riferimento religioso dai partiti politici,far finire ogni ingerenza anche indiretta del Vaticano, e la religione vissuta solo nelle chiese.
Se nelle chiese si fabbricassero cittadini con veri principi cristiani e questa etica fosse portata nella società civile e spesa per il bene di tutti, il nostro disprezzo per la Chiesa si trasformerebbe in rispetto.
Oggi la teorica separazione tra Stato e Chiesa non esiste. Con l’8 per mille si sostiene una organizzazione che fa alterare, a favore delle destre, i risultati elettorali, e che se dovesse campare con il solo finanziamento dei suoi fedeli non riuscirebbe nemmeno a pagare la manutenzione delle sue chiese.
La politica non deve usare la religione come legittimazione e aiuto, la religione si deve astenere dal dare giudizi o aiuti alla politica e deve occuparsi solo di fabbricare cittadini migliori (attività abbandonata da molto tempo e sostituita da opere, affari, le truffe di Marcinkus, la contiguità con la banda della Magliana etc.), e cercando di bonificare al proprio interno la palude di pedofili e molestatori di bambini, proprio quelli che dovrebbero essere guida morale e spirituale.
In questo caso bisogna proprio dire “da che pulpito viene la predica”
Amen

Mariapia scrive:
Mie riflessioni sparse e un poco folli dopo la lettura di alcuni libri
“Sotto la pelle” Doris Lessing – autobiografia

Incompatibilità verso il marito tanto amato ed apprezzato
“Non sono riuscita a capire perché mai il mio comportamento lo irritasse tanto e che altrettanto capitasse a me nei suo riguardi… perché….?.”

“La frontiera della scienza – i cinque grandi misteri irrisolti della scienza – ArthurW.Wiggins-Charles Wynn”

Ho letto questo libro di scienza dove vengono esaminati, tra gli altri, i processi del vivente e del non vivente, i problemi che gli stessi pongono, quanto questi siano complessi, misteriosi, e attualmente irrisolvibili con le nostre attuali conoscenza.
Uno di questi è lo studio del proteoma del vivente, cioè come le migliaia di proteine, su ordine di ogni singolare DNA e RNA – quindi dal più piccolo vivente, animale o pianta, al più complesso,che è il cervello umano – diano luogo a quella meraviglia che è la vita sul nostro pianeta. (La proteomica consiste nell’identificazione sistematica di proteine e nella loro caratterizzazione rispetto a
struttura, funzione, attività, …). Un problema semplice semplice, si fa per dire, è come fare legare due proteine identiche, di cui una gira a destra (destrogira) e una a sinistra (levogira). Al momento è impossibile. Per comprendere la cosa basta guardare le nostre mani e calzare il guanto destro sulla sinistra e viceversa.
Il DNA è come un progetto, gli RNA eseguono la realizzazione del plastico del progetto con tutti i particolari e le proteine ne eseguono la costruzione reale.
Biologi e grandi studiosi, davanti a miliardi di complessi proteici, compreso Craig Venter, si sono detti: la genetica era facile
Da questa lettura mi è nata una idea (meglio dire una ideotta strampalata) che mi ha collegato a quanto scrive la Lessing a proposito di uno sposo amato
Due persone che si amavano, si apprezzavano, ad un tratto non si sopportano, pur restando in buoni rapporti dopo il divorzio.
Questo fenomeno nella vita di relazione accade spessissimo, sia nel mondo vegetale sia in quello animale, e perché non cominciare a vederlo come uno dei tanti problemi che ancora non siamo in grado di risolvere? Ricordo Licia quando
diceva: “Questo figlio me lo hanno scambiato con un altro bambino non mio, e questo non è mio figlio”. Laura bionda pensava che la cosa fosse vera
Ci darebbe pace sapere invece che accadono cose incredibili nel vivente e non, e che quindi, le relazioni umane possono essere talmente difficili che il sereno distacco diventerebbe un comune pacato divorzio senza reciproche accuse.
..
I problemi si risolvono partendo dal basso
Paolo De Gregorio

Avete presente la questione posta dai nostri “sgovernanti” sulla privatizzazione dell’acqua?
Mentre partiti, istituzioni e media restavano silenziosi, dal basso nascevano centinaia di comitati che hanno raccolto un milione e quattrocentomila firme che ci porteranno al referendum sulla questione.
Per l’annoso problema del costo dei libri scolastici credete che la soluzione sia venuta dal Ministero della Pubblica Istruzione e dal suo pletorico apparato, zeppo di dottissimi pedagoghi? Siete fuori strada.
La soluzione del problema costi è venuta fuori dall’Istituto Itis Majorana di Brindisi che, per iniziativa del suo preside, Salvatore Giuliano, nel 2008, ha chiesto ai suoi docenti di scrivere i libri di testo, che, usciti dalla tipografia, sono costati ad ogni alunno 25 euro invece di 250.
Tra gli effetti positivi spicca il risultato che ciò ha fatto diminuire la dispersione scolastica, spesso favorita dal costo pesante dei libri di testo.
L’iniziativa è stata subito seguita da 14 istituti scolastici in tutta Italia.
Ma l’idea migliore è un progetto, dello stesso Istituto, basato sulla eliminazione del cartaceo, trasferendo i libri scritti dai docenti su di una “pen driver”, una penna da inserire nel computer portatile di ogni alunno, che avrà questo solo oggetto da portare a casa, al posto di zainetti con pesi più adatti agli scaricatori di porto che a ragazzi che rischiano scoliosi e altri danni alla colonna vertebrale.
I vantaggi sarebbero enormi anche dal punto di vista ambientale (Co2) abolendo un cartaceo che viene rinnovato (pretestuosamente) per la gioia di pochi speculatori che impongono una odiosa gabella ai bilanci delle famiglie.
Quattro o cinque anni fa, io proposi in rete la stessa cosa, ma nessuno raccolse il mio invito.
Traggo la lezione che le cose non basta pensarle, ma bisogna incominciare a farle, dal basso, partendo dai propri bisogni e dai propri interessi.
Se volete prendere iniziative di questo tipo entrate in contatto con Salvatore Giuliano dell’Itis Majorana di Brindisi, coinvolgete figli e amici, modernizziamo la scuola e abbattiamone i costi.

Il sistema di potere di Comunione e liberazione
Maddalena Oliva

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/il-sistema-di-potere-di-comunione-e-liberazione/51990/

Dai vertici della Regione Lombardia alla Compagnia delle opere un sistema di potere che non ha pari in Italia Il Meeting di Rimini è da anni l’appuntamento che riapre l’attività politica dopo la pausa estiva. Fondato e promosso da uomini di Comunione e liberazione, è un momento di dibattito e d’incontro. Ma che cos’è Cl? Un movimento ecclesiale, cioè un gruppo organizzato di cristiani che testimoniano la presenza di Cristo nel mondo. Ma è anche una potenza politica ed economica. Ha il suo centro in Lombardia, dove funziona il più potente e pervasivo apparato politico-imprenditoriale esistente in Italia: quello dell’area ciellina di Roberto Formigoni. «Un sistema di potere come quello di Formigoni, Cl, non esiste in alcun punto del Paese», scrisse Eugenio Scalfari. «Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone». Le attività imprenditoriali sono coordinate dalla Compagnia delle Opere, associazione che riunisce in tutta Italia 35 mila aziende e più di mille organizzazioni non profit. Giro d’affari complessivo: 70 miliardi l’anno. Slogan: “Un criterio ideale, un’amicizia operativa”. Presidente della Cdo di Milano e provincia è Massimo Ferlini, ex assessore ai lavori pubblici del Pci-Pds al Comune di Milano ed ex imputato di Mani pulite. Ma è la Regione Lombardia il vero centro del potere formigoniano. Il “Celeste” è presidente ininterrottamente dal 1995. I principali assessorati sono occupati dai suoi uomini. Raffaele Cattaneo (Infrastrutture e mobilità) è anche presente nel cda della Sea, la società di gestione degli aeroporti di Milano, e nei consigli di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica. Giulio Boscagli (assessore alla Famiglia e solidarietà sociale) è il cognato di Formigoni. Rappresenta la Regione anche nel cda del Politecnico di Milano. Romano Colozzi (assessore ai Rapporti istituzionali e Risorse e finanze) è anche nel cda di Aifa, Agenzia italiana del farmaco. Gianni Rossoni (assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro) è anche presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano. Massimo Buscemi (assessore alla Cultura) è insieme uomo di Formigoni e di Marcello Dell’Utri. Da ex manager di Publitalia, passa a fare il coordinatore provinciale di Forza Italia. È stato coinvolto in operazioni immobiliari con società (Lux usque ad sidera, Il pellicano) che avevano come soci anche altri assessori o ex assessori formigoniani, come Massimo Ponzoni (all’ambiente) e Giorgio Pozzi, e Rosanna Gariboldi, moglie del potentissimo ex braccio destro del Celeste, Giancarlo Abelli. Formigoni controlla la macchina regionale attraverso potentissimi e fedeli dirigenti. Il più influente è Nicolamaria Sanese, da 15 anni segretario generale, la più alta carica dirigenziale della Regione Lombardia (stipendio: 271.608 euro all’anno). Michele Camisasca, dirigente del personale, è nipote del famoso Massimo Camisasca, il sacerdote storiografo ufficiale di Cl e dal 1985 superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”. Carlo Lucchina, direttore generale dell’assessorato alla Sanità, è considerato il vero assessore alla Sanità (stipendio: 234.858 euro). Giacomo Boscagli, dirigente struttura Ragioneria e credito della direzione centrale programmazione integrata, è figlio dell’assessore alla Famiglia e solidarietà sociale Giulio Boscagli, quindi nipote di Formigoni. La sua nomina, assieme a quella di altri 31 dirigenti regionali, è stata dichiarata illegittima dal Tar e dal Consiglio di Stato, perché il bando del concorso che ha portato alle nomine, nel 2006, non era stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ma solo sul Bollettino ufficiale della Lombardia. Formigoni esercita il suo potere anche attraverso uno stuolo di consulenti. Il più noto è Roby Ronza, giornalista, per anni inviato del Sabato, settimanale ciellino. È tra i fondatori del Meeting di Rimini di cui dal 1989 al 2005 è stato portavoce ufficiale. La sua consulenza costa alla Regione 194.500 euro. Eugenio Gotti è stato consulente per la formazione, poi dirigente dell’Agenzia regionale per l’Istruzione, la formazione e il lavoro. Nel 2009 ha poi fondato Noviter, società che, a pochi mesi dalla sua nascita, si aggiudica un appalto da 1.780.000 euro “per servizi a supporto dello sviluppo e del consolidamento del sistema educativo di istruzione e formazione lombardo”. Giorgio Cioni, già dirigente del Movimento popolare (un tempo braccio politico di Cl), oggi è presidente di Sasa Eventi&Comunicazione che ha curato, tra le tante, la campagna di comunicazione sulle Polizie locali (300 mila euro solo di pianificazione media) e la mostra itinerante “La Lombardia che arriva: il plastico metavisuale”, sul presente e il futuro delle infrastrutture della regione in vista dell’Expo. La galassia di società controllate dalla Regione è il motore di appalti e incarichi sottratti al controllo del consiglio regionale. Infrastrutture Lombarde è la spa creata per realizzare le nuove infrastrutture, ospedali, strade, tutto sotto il comando del presidente. Da Infrastrutture Lombarde viene Guido Della Frera, dal 1994 dirigente di Forza Italia, poi consigliere comunale a Milano e assessore. Ex braccio destro di Formigoni, dal 2004 si è concentrato sulle proprie attività imprenditoriali. Diventa azionista del Polo geriatrico riabilitativo di Cinisello Balsamo: solo cinque mesi dopo ottiene dalla Regione l’accreditamento. Da allora è stata una marcia trionfale: grazie agli accreditamenti garantiti, ha costruito un gruppo (il Gdf Group spa) da 25 milioni di euro di fatturato, con società che vanno dal settore sanitario (degenza, day hospital, emodialisi, radiologia e altro ancora) a quello residenziale e turistico-alberghiero. Il gruppo ciellino controlla il settore fieristico, importante per Milano, con Antonio Intiglietta, fondatore, presidente e amministratore delegato di Gefi-Gestione Fiere, ente di servizi promosso dalla Compagnia delle opere. E con Giuseppe Zola, presidente di Fiera Business International e di Fiera Milano congressi, di cui amministratore delegato è restato Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei deputati e in futuro, chissà, possibile candidato sindaco di Milano. Intiglietta è anche presidente della cooperativa Compagnia dell’abitare (edilizia popolare) e di Urbam (architettura e urbanistica, 3,5 milioni di fatturato). Controlla anche la più grande Relive Company, 37 milioni di euro di fatturato e 2,8 milioni di utile netto, che ha progettato, tra tanti, il grattacielo di via Achille Papa a Milano, un monumento alla potenza della Compagnia delle Opere. La sanità è poi il settore più ricco tra quelli controllati dalla Regione. E il più militarmente occupato: bisogna essere di area Cl per fare carriera, per ottenere incarichi, direzioni generali, posti da primario. Presidente della Fondazione Policlinico-Mangiagalli di Milano è Giancarlo Cesana, uno dei leader storici di Cl, diventato docente di Igiene all’Università Bicocca. Luigi Roth, già presidente della Fondazione Fiera spa (ma anche di Terna e Banca popolare Roma, nonché membro dei consigli di amministrazione di Pirelli, Avvenire, Cariferrara, Ospedale Maggiore di Milano) oggi è presidente del Consorzio Città della salute, che darà vita entro il 2015 a un moderno polo di medicina e ricerca accanto all’ospedale Sacco. Ma sono di area ciellina soprattutto i manager operativi, i direttori generali: Luigi Corradini, (Fatebenfratelli); Pasquale Cannatelli (Niguarda); Giuseppe Catarisano (San Paolo); Francesco Beretta (Istituti clinici di perfezionamento); Ambrogio Bertoglio (Ospedale di Lecco); Maurizio Amigoni (Ospedale civile di Vimercate); Luca Filippo Maria Stucchi (Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova). Nella zona di Pavia operano gli uomini che fanno riferimento a Giancarlo Abelli, ex braccio destro di Formigoni nella sanità e ora deputato Pdl, che controlla molti sindaci, amministratori, dirigenti di aziende comunali. Nella sanità privata (e convenzionata con la Regione) è grande il potere dell’area ciellina. Da segnalare, tra le tante aziende e strutture, Arkimedica, società quotata in Borsa e presieduta da Claudio Cogorno: 45 strutture sanitario-assistenziali, giro d’affari complessivo di 200 milioni di euro. Nel settore privato, l’arresto di Giuseppe Grossi, “il re delle bonifiche”, ha messo in evidenza la pervasività degli uomini vicini a Cl nel settore dell’ambiente e delle cave, attraverso una rete di rapporti che coinvolgeva anche Abelli e alcuni assessori (Buscemi e Ponzoni). Nel settore dell’edilizia, invece, opera Claudio Artusi, ad di CityLife, la grande società di sviluppo immobiliare partecipata dall’Immobiliare Lombarda di Ligresti, Lamaro, Generali e Allianz. Artusi nel 2004 guidava la Fiera, che vendette l’area a CityLife. Poi il venditore cambiò casacca e passò ai compratori, che evidentemente devono essere stati contenti dell’affare. Nel settore della finanza l’area formigoniana ha un grande amico: Graziano Tarantini, vicepresidente della Banca popolare di Milano. Avvocato, ha alle spalle una grande esperienza nella finanza e già da anni rappresenta nel Cda della banca milanese l’anima della Compagnia delle Opere. Tarantini è l’uomo che ha fondato e fatto crescere la Compagnia delle Opere a Brescia. È inoltre presidente, da giugno 2009, del consiglio di sorveglianza di A2A e presidente della sua controllata Banca Akros. Da quasi un decennio è membro della commissione centrale beneficenza della Fondazione Cariplo, grande azionista in Intesa Sanpaolo. Ci sono poi Angelo Abbondio, membro del cda della Popolare di Milano e della Fondazione Cariplo. E Paolo Fumagalli, a lungo vicepresidente nazionale della Cdo, per anni uno dei principali consiglieri di amministrazione di Banca Intesa. Ora è nel cda di IntesaVita, joint venture tra Alleanza e Intesa Sanpaolo. È anche nel cda di Banca infrastrutture innovazione e sviluppo (Biis), istituto del Gruppo Intesa Sanpaolo specializzato nel finanziamento pubblico (oltre 300 milioni di euro di proventi nel 2009), di cui è presidente un altro ciellino doc, il parlamentare europeo Mario Mauro.

IL MIRAGGIO DELLA SOCIALIZZAZIONE IN RETE
Antonella Randazzo

Non si parla abbastanza delle caratteristiche della “socializzazione” su Internet, nonostante oggi la rete abbia assunto sue proprie caratteristiche, che possono incidere sull’esistenza umana molto più di quello che si crede, e talvolta non in positivo.
La rete nasce da un progetto del Department of Defense USA (DOD, Dipartimento per la Difesa americano), per fornire servizi e informazioni utili ai fini militari. Successivamente si è diffusa nel settore finanziario ed economico.
Attualmente la rete mondiale è gestita dalla Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), un organismo di diritto privato con sede a Los Angeles, controllato dal Dipartimento del Commercio degli Stati uniti. L’Icann è un enorme sistema di smistamento della rete, basato su un dispositivo costituito da tredici potenti computer, detti “root servers”. Dieci root servers si trovano negli Stati Uniti (quattro in California e sei nei pressi di Washington), due in Europa (a Stoccolma e a Londra) e uno in Giappone (a Tokyo).
Negli anni Novanta, quando si formarono le prime comunità virtuali, sembrava che la rete potesse stravolgere completamente l’assetto socio-politico. Per la prima volta nella Storia del pianeta era possibile formare comunità di centinaia o migliaia di persone che potevano dialogare fra loro senza avere informazioni sull’identità fisica o sul luogo in cui si trovassero. Ciò faceva intendere che si trattasse di rapporti contrassegnati da maggiore libertà, in quanto non condizionati dall’appartenenza etnica, razziale o nazionale. Si parlò di “ordine post-territoriale”, ad intendere che la maggiore libertà nei rapporti sociali potesse generare anche maggiore libertà politica. Era come se i governi territoriali potessero perdere potere e si potesse instaurare una vera democrazia. Dave Clark, uno dei fondatori di Internet, ebbe a dire: “Rifiutiamo: re, presidenti e votazioni. Crediamo in: consenso generalizzato e codice operativo”.[1]
C’era l’idea che Internet dovesse cambiare anche le regole della politica, rendendo obsoleti concetti come “elezioni” e “rappresentazione territoriale”, in quanto le comunità non potevano più essere inserite all’interno di un’arbitraria ubicazione fisica. Attraverso le comunità virtuali sembrava possibile eliminare il razzismo, lo strapotere dei politici e l’ingiustizia.
Si trattava di un’illusione. Internet, come tutti gli altri canali mediatici, è utilizzata anche per poter attuare un certo grado di condizionamento e controllo. Persino progetti nati sul modello della “democrazia partecipativa”, come l’enciclopedia Wikipedia, risultano essere strutture controllate dal gestore del sistema o da software e personaggi che hanno il compito di manipolare i contenuti e persino le discussioni, anche attraverso metodi assai sottili, come ridicolizzare o etichettare tutti coloro che fuoriescono dalla linea voluta.
Oggi Internet non è soltanto un canale tecnologico di informazione o di attività sociali ed economiche, è soprattutto un luogo virtuale che produce effetti sul pensiero e sul comportamento. Scrive la professoressa di Economia aziendale Andreina Mandelli: “Possiamo pensare alla rete come modello di organizzazione dei nostri pensieri e della nostra socialità”.[2]
Ma che tipo di “socializzazione” sta prevalendo sul web?
Il modello di comunicazione che la rete offre non è “reale” e ha caratteristiche precise, che sfuggono alla maggior parte degli utenti, che dunque risentono inconsapevolmente degli effetti. Una vera e costruttiva socializzazione in rete è spesso più un miraggio che una realtà.
Esistono aspetti negativi di Internet, dovuti alla “natura” del virtuale. Il contesto della rete è “asettico”, non reale, privo della percezione di oggetti o persone reali, manca l’interazione sociale complessa che soltanto nella realtà si può avere. Gli escamotage per esprimere lo stato d’animo, come il viso allegro o le interiezioni, non diranno mai qual era realmente il tono o l’espressione del viso che li accompagnava.
Se definiamo la comunicazione come quell’insieme di possibilità di condividere conoscenze, esperienze e valori, atti a costruire nuovi modi di essere, comprendiamo come il computer non può sostituirsi alla realtà, anzi, potrebbe essere nocivo qualora facesse credere di poter fare a meno dell’esperienza reale, sostituendola del tutto o in parte con quella virtuale.

Quando è finito il periodo dell’aspettativa altissima di palingenesi politica, la rete Internet ha iniziato ad essere considerata un luogo di “socializzazione”, e si è assistito al proliferare di siti e forum ricchi di commenti, e dei social network.
In questi luoghi si è glissato sui tanti aspetti che non renderebbero idonea la rete ad una vera socializzazione, essendo priva di caratteristiche che presiedono ad una reale interazione.
Molti soggetti delle comunità virtuali, non potendo disporre di interazioni empatiche o intuitive, sviluppano la comunicazione con l’altro come un proseguimento della realtà dell’ego, caratterizzata da aspettative di tipo egoico, ossia che l’altro debba essere, quanto più possibile, simile a loro stessi. In tal modo, il senso di gruppo si trasforma in un reciproco riconoscimento dell’ego, che soffoca le differenze e produce radicalità di opinioni. Non saranno dunque la tolleranza o la capacità di imparare dall’altro a guidare i rapporti, ma la ricerca di conferme della propria identità, e la rivendicazione della differenza rispetto ad altri gruppi considerati inadeguati.
Si può dunque acquisire uno schema cognitivo rigido, in cui risulta difficile il cambiamento, che nella realtà è prodotto dalle esperienze sociali o culturali. I “gruppi virtuali”, anche quando nascono per criticare la realtà con l’intento di migliorarla, possono spegnere l’attivismo e creare un mondo statico, perché sostanzialmente privo dell’impulso vitale che produce crescita e cambiamenti.
Perdendo il contatto empatico con l’altro, si diventa più rigidi e intolleranti quando ci si trova di fronte ad opinioni discordanti rispetto alle proprie.
Su Internet si può anche determinare una suddivisione in “greggi”, all’interno dei quali si creano significati fondamentali che possono essere trasformati in etichette o diventare dogmatici, riproponendo la medesima realtà di massificazione e mancanza di libertà di pensiero presente negli altri media.
Siamo abituati a conformarci e ad essere passivizzati, e all’interno di Internet molti continuano, senza rendersene conto, a seguire le medesime spinte, poiché acquisire capacità di pensiero autonomo richiederebbe molti sforzi.
Come hanno messo in risalto diversi autori, le persone che trovano nella rete una fonte quasi esclusiva di vita sociale non sono quelle più socievoli nella realtà, al contrario, spesso si tratta di persone con difficoltà ad instaurare un vero rapporto empatico e comunicativo con gli altri. Queste persone, sul web possono apparire “brillanti”, nonostante nella realtà possano essere oppresse da problemi emotivi o addirittura depresse.
Cosa accade sul web per ribaltare le cose e favorire talvolta chi nella realtà presenta instabilità emotiva o addirittura problemi sociali?
Esistono siti cosiddetti di “controinformazione”, o blog in cui alcuni personaggi si autodefiniscono (o sono definiti) “complottisti” (capovolgendo in realtà il significato originario che questa parola dovrebbe avere), che per attirare lettori creano un alto livello di conflitto, fino ad arrivare a portare i discorsi su questioni del tutto irrisorie o addirittura inutili. Tali questioni vengono utilizzate per attrarre commenti “vivaci” o altamente conflittuali, aprendo veri e propri luoghi di scontro verbale.
Ad esempio, possono apparire questioni del tipo “Che fine ha fatto questo personaggio?”, “Perché il tal dei tali non scrive più su quel canale informativo?”, oppure “Quel tal dei tali ha detto questo dell’altro tal dei tali”.
Spesso le persone che prendono parte a queste discussioni non si curano di consultare i canali appositi privatamente, per risolvere il quesito, non essendo in realtà interessati alla faccenda in sé, ma a parlare dei tizi in questione, potendo avere sfogo emotivo poco concludente.
Ci sono anche casi in cui una semplice frase detta da qualcuno (non necessariamente un “vip”, ma talvolta semplicemente un blogger) può dare origine a lunghe discussioni, che servono soltanto a vincere noia e monotonia, o a sfogare rabbia.
La verità è che Internet non ha di per sé il potere di cambiare nessuno, perché il cambiamento richiede lavoro su se stessi e un alto livello di consapevolezza, che non sono facili da avere.
Dunque, la “socializzazione” su Internet, molto spesso si risolve nel rafforzare il temperamento emotivo delle persone, amplificandolo. Ciò non può avvenire in quei canali sociali non virtuali, in cui ognuno è presente fisicamente e stabilisce un rapporto reale con l’altro, dovendo assumersi le responsabilità di tutto ciò che fa e dice.
La società “massificata” è una società rabbiosa, ingannata e indotta a sentirsi impotente. La rete, essendo priva degli aspetti empatici della comunicazione, può amplificare le esigenze emotive, creando una “socializzazione” disarmonica, troppo carica emotivamente, in cui non si approda a nulla.
Non è difficile trovare forum e blog che pullulano di commenti forti, alterchi, veri e propri litigi, o commenti sterili quanto pesanti e inconcludenti.
A cosa porta tutto questo?
Soprattutto a far precipitare la considerazione del web come luogo “serio”, che possa offrire determinati vantaggi, come trattare argomenti importanti oppure condividere esperienze.
La socializzazione nei forum o nei social network è sempre più orientata a determinare schieramenti e fazioni, proprio come avviene negli altri media di massa.
Si vuole essere “pro” o “contro” qualcuno o qualcosa, e questo spesso porta ad essere più interessati ad imporre la propria opinione che ad interagire con gli altri. Non sorprende che in questi ambienti sia raro che qualcuno chieda scusa all’altro, anche quando si sono prese cantonate pazzesche. Si impone la logica dell’agire secondo l’emotività del momento, senza dare alcuno spazio al buon senso, come, forse, si farebbe nella realtà non virtuale.
Chi la pensa diversamente, o esprime una sensibilità diversa dagli altri, appare “sbagliato”, da “correggere”, anche con metodi offensivi o con provocazioni che puntano a suscitare reazioni emotive che possono sfociare nel litigio.
In questo modo le persone si focalizzano sul contrasto, o su incomprensioni mai risolte, impedendo che cessino le disarmonie e si dia spazio ad una vera comunicazione e interazione. Questo è funzionale al sistema attuale, in cui i cittadini vengono divisi per “colore politico”, sesso, etnia, opinione, squadra calcistica, e persino scelte di vita.
Si induce a credere che socializzare significhi cercare di convincere gli altri della propria opinione, ostacolando l’idea che si possa passare oltre al facile giudizio e all’etichetta, per assumere un atteggiamento costruttivo, di chi sa condividere e rispettare.
Ad esempio, un noto blogger dell’area di “controinformazione”, che ha anche un forum, sembra trattare in modo “serio” diverse questioni, ma spesso alimenta discussioni del tutto inutili, arrivando a fare litigate in cui volano persino minacce. Questa persona, che sul web appare ben adattata e “vivace”, in realtà ha sofferto a lungo per una depressione e nella vita reale ha gravi problemi a comunicare persino con i suoi genitori.
Questo è soltanto un esempio degli storpiamenti che avvengono in rete, che talvolta fanno apparire socievoli persone problematiche e meno socievoli persone più equilibrate.
Paradossalmente, chi non partecipa alla danza di provocazioni e insulti e a giochetti emotivi spacciati per “socializzazione” viene fatto passare per “asociale”. Per fortuna ci sono tante persone che si rifiutano di partecipare a discussioni con un alto livello emotivo e di scarso spessore intellettuale e morale. In alcuni casi, chi non accetta sterili provocazioni, può esser fatto passare per “presuntuoso” o “orgoglioso”.
Si assiste al trionfo della licenza di sfogo emotivo, derogando all’equilibrio nei rapporti sociali.
In questi ultimi anni, anche attraverso i reality, si è cercato di far credere che i rapporti sociali debbano per forza essere basati sul conflitto, sulla prevaricazione o sulla rivalità. Questo è conveniente quando essere socialmente equilibrati e saper formare un fronte compatto (pur nelle possibili differenze di scelte e opinioni) potrebbe coincidere con la fine dei giochi sporchi dell’attuale gruppo di potere.
Ovviamente qui non si vuole dire che la socializzazione in rete sia da rifiutare in toto, o da considerare sempre in senso negativo. Sappiamo benissimo che ci sono tanti siti che non alimentano sterili discussioni e che creano un clima molto positivo, in cui anche le differenze possono arricchire perché non vengono trasformate in conflitti. Ma di sicuro occorre una certa cautela nel “socializzare” in rete, e soprattutto non ci si deve sentire obbligati a partecipare a discussioni che creano disagio, o a rispondere a provocazioni che mirano ad abbassare la qualità della conversazione.
La libertà è anche libertà di astenersi, rispettando la propria sensibilità e cercando di farla rispettare agli altri. Non bisogna dimenticare che il rispetto è la base della civiltà. Anche su Internet.

Articolo tratto da “Nuova Energia”.
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2010/01/campagna-abbonamenti-2010.html

[1] Borsook Paulina, “How Anarchy Works”, Wired n. 110, October 1995.
[2] Mandelli Andreina, Il mondo in rete, Egea, Milano 2000, p. 9.

Beppe A segnala:
Debito e sostenibilità: disastro Italia

Nel Primo mondo solo la Grecia peggio di noi
Lo sostiene l’istituto olandese Rabobank. Secondo il suo “Sovereign Vulnerability Index” la finanza pubblica della Penisola è, Grecia a parte, la più fragile del mondo industrializzato. A condizionare il risultato il riconoscimento della scarsa credibilità del governo. Chissà cosa ne pensa Tremonti…
Che cosa ha spinto l’Italia sul secondo gradino del podio? Istintivamente verrebbe da chiamare in causa il micidiale debito pubblico – un fardello da 1812,79 miliardi di euro cresciuto a ritmi record (+2,9%) dalla fine del 2009 – ma la risposta va cercata altrove. A determinare il disastro italiano, spiega infatti Rabobank, è il famigerato “indicatore numero 8”, proprio quel “corruption perception index” che, si legge, misura “la credibilità, la capacità e l’abilità di un governo nel portare avanti le necessarie misure di austerity”. Roma, insomma, aveva promesso rigore e serietà. Ma qualcuno non le ha creduto. I soliti scettici e pessimisti?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/12/debito-e-sostenibilita-disastro-italia-nel-primo-mondo-solo-la-grecia-peggio-di-noi/39165/
..
Da bellaciao.com
Nessuna decurtazione dei punti della patente se il proprietario non comunica chi era il conducente

Nulla la decurtazione dei punti della patente nel caso di mancata comunicazione da parte del proprietario dell’auto del nome di chi si trovava. Sì alla multa, quindi, intestata al proprietario della vettura al quale però non vanno tolti punti, ma solo data un’altra multa se non comunica i dati del conducente trasgressore E’ la pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n.16276. La Cassazione ha accolto il ricorso di un romano che aveva contestato la sanzione dei punti inflittagli per non aver comunicato chi era alla guida della sua auto passata col rosso. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno annullato il verbale limitatamente alla decurtazione dei punti. Il giudice di pace nel confermare il “taglio”, non aveva tenuto conto della pronuncia della Corte Costituzionale del 2005 che ha dato piena applicazione a una decisione del 2005, con la quale si affermava che è illegittima, per contrarietà al principio della ragionevolezza, “l’applicazione dell’articolo 126 bis co. 2 Dlgs. 285/92, nella parte in cui dispone che in caso di mancata identificazione del conducente autore della trasgressione e di mancata successiva comunicazione dei relativi dati personali e di abilitazione guida, entro il termine di 30 giorni dalla notifica,da parte del proprietario del veicolo,cui il verbale di accertamento della violazione fosse stato notificato, quest’ultimo avrebbe subito la sanzione della decurtazione del punteggio della patente, dovendo invece trovare applicazione in siffatti casi soltanto l’ulteriore sanzione pecuniaria”. Ancora una volta il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, chiede alle P.A. di dare seguito alla sentenza annullando in via di autotutela i verbali sino ad oggi elevati restituendo i punti decurtati e le patenti di guida
Fatta la legge, trovato l’inganno
..
Fabilux manda

Ho letto di recente che in alcune zone del nord Italia si usa il metodo del last minute. Praticamente tutti quegli alimenti che hanno una scadenza ravvicinata vengono venduti anche con il 50% di sconto e posizionati in un reparto nominato last minute degli alimenti, ci si trova un po? di tutto, dagli yogurt, ai formaggi freschi, agli affettati confezionati. Questa linea dovrebbe allargarsi ovunque, perché è davvero un peccato buttare il cibo.

Buttiamo troppo cibo: un decalogo antispreco (Repubblica)
ANTONIO CIANCIULLO

In Italia si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: 4mila tonnellate di alimenti vengono acquistati dagli italiani e buttati ogni giorno, 6 milioni in un anno. Non siamo i soli a sprecare. In Gran Bretagna si gettano nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo all´anno. In Svezia le famiglie buttano il 25 per cento degli alimenti acquistati. Ma arriva un decalogo antispreco.
Nella cultura contadina lasciare un frutto sulla pianta al momento del raccolto era considerato un segno di empatia verso la natura, un sottolineare le radici comuni. La modernità ha trasformato questo atto simbolico in uno spreco colossale. In Italia tra il momento in cui pomodori e zucchine abbandonano i campi e quello in cui finiscono nel nostro piatto si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: si parla di 4mila tonnellate di alimenti acquistati dagli italiani e buttati in discarica ogni giorno, 6 milioni in un anno.
E in questo impegno dissipativo siamo in buona compagnia. In Gran Bretagna si gettano ogni anno nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente utilizzabile e 10 miliardi di sterline. In Svezia ogni famiglia butta in media il 25 per cento degli alimenti acquistati. Negli Stati Uniti si arriva al 40 per cento. Numeri impressionanti e destinati a salire visto che dal 1974, nel mondo, lo spreco alimentare è aumentato del 50 per cento e continua a crescere. Per invertire questo trend è partita la campagna «Un anno contro lo spreco 2010», ideata da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell´università di Bologna, e promossa da Last Minute Market con il patrocinio del Parlamento europeo. Gli organizzatori, con il sostegno di Eni e Telecom, premieranno le buone pratiche e organizzeranno a Bruxelles e a Bologna pranzi contro lo spreco basati su un menu prodotto con alimenti di recupero: cibi perfetti sotto il profilo sanitario e organolettico ma in origine destinati alla discarica.
E qualcosa si sta già muovendo in direzione di una correzione di rotta. Da uno degli ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno 30 pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35 mila euro all´anno. A Ferrara si recuperano, presso le farmacie comunali, farmaci da banco per 11.300 euro all´anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano 8 tonnellate all´anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15 mila pasti. «Vogliamo moltiplicare questi casi positivi in tutta Italia», propone Segrè. «Gli sprechi vengono spesso visti a senso unico, guardando solo attraverso la lente etica. Ma non è dando ai poveri gli avanzi dei ricchi che si può pensare di risolvere squilibri sociali che vanno affrontati con altri strumenti. Lo spreco alimentare è innanzitutto il fallimento del mercato, la negazione della logica dell´efficienza senza la quale l´impatto dell´esistenza umana è destinato a diventare insostenibile. In Italia buttiamo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tre quarti della popolazione. È una perversione del sistema produttivo creata da meccanismi che incentivano gli sprechi perché non riconoscono il valore del danno ambientale prodotto e il suo costo per la collettività: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2». L´originalità di questa campagna, che verrà presentata mercoledì prossimo nelle sede romana del Parlamento europeo, è riassunta dallo slogan «-Spr+Eco, Formule per non alimentare lo spreco». Uno spreco che riguarda tutte le fasi della filiera alimentare. Nei nostri campi rimane a marcire la stessa quantità di frutta e verdura che consumiamo. La distribuzione al dettaglio butta il cibo sufficiente a fornire tre pasti ai giorno agli abitanti di Genova. L´industria agroalimentare produce sprechi che alimenterebbe il Veneto per un anno.
Oltre a intervenire nel momento della raccolta e della lavorazione, bisogna riorganizzare anche la distribuzione. «Ad esempio», suggerisce Segrè, «quando noi prendiamo uno yogurt da uno scaffale del supermercato e vediamo che scade dopo un paio di giorni lo rimettiamo a posto e ne cerchiamo un altro che dura di più. Così finisce che quel vasetto di yogurt, ancora buono, si trasforma in rifiuto con un danno economico per tutti, perché il costo dello spreco viene caricato sugli altri yogurt. Perché allora non venderlo con uno sconto?»

Don ALDO

“Rabbino, non riesco a capire: si va accanto a un povero, ed egli è cordiale e aiuta, dove può. Si va invece accanto al ricco, ed egli nemmeno ti guarda. Che cosa fa dunque il denaro?”
“Avvicinati alla finestra! Cosa vedi?”.
“Vedo una donna con un bimbo ed un carro che va al mercato”.
“Bene. Ora vai davanti allo specchio. Cosa vedi?”
“Rabbino! Cosa mai dovrei vedere? Me stesso”.
“Vedi dunque: la finestra è di vetro, e anche lo specchio è di vetro. Ma basta mettere appena un po’ d’argento sotto quel vetro e si finisce per vedere solo se stessi”.

(Da un racconto ebraico).
..
L’AGENDA DEL NUOVO ORDINE MONDIALE
Nunzio Miccoli

Seguendo le tracce della Federal Reserve americana, anche la banca centrale europea, per evitarne il collasso, ha concesso prestiti alle banche per centinaia di miliardi di euro, a breve termine ed al tasso dell’1%; ora la rivista Economist della City di Londra, posseduto dal finanziere Rothshild, ha affermato che, per costringere i paesi europei a pagare i loro debiti esteri e a non reintrodurre il protezionismo, occorrerebbe una dittatura europea.
L’11.6.2010 il presidente della commissione europea, Barroso, ha minacciato i paesi europei membri della UE di un colpo di stato militare se non si fossero applicate le misure d’austerità proposte dalla commissione per salvare le banche. Intanto dall’America Rockefeller fa sapere che, per tutelare l’ambiente, occorre ridurre la popolazione terrestre a due miliardi, cosa che si può fare solo con l’inquinamento, con la cattiva medicina e con la cattiva alimentazione, le guerre non bastano a tale fine.
Coma si sa, per i globalizzatori il liberismo è un dogma, a tale fine, aiutati da accademici e giornalisti prezzolati, hanno favorito anche la delocalizzazione d’industrie all’estero, dove la manodopera costa meno, favorendo così la decadenza economica dell’occidente; il collasso delle famiglie, delle piccole imprese e degli stati nasce con il loro indebitamento, che favorisce la reintroduzione dalla schiavitù, infatti, su può lavorare gratis sia quando si nasce schiavi che quando bisogna rimborsare un debito. In generale, si tolgono risorse ai sudditi con le imposte, emettendo banconote e facendo lievitare il debito dello stato e dei cittadini.
A causa dei disordini, anche l’austerità favorisce la dittatura, come avvenne in Europa dopo la grande depressione degli anni trenta; sembra una beffa, i governi hanno espanso il debito statale per salvare le banche che hanno sempre speculato su risparmiatori e piccole imprese, poi sono stati costretti ad abbassare il livello di vita della popolazione perché la commissione europea chiede programmi d’austerità; contemporaneamente, la situazione deficitaria dei bilanci dello stato, favorisce anche l’inflazione che è destinata ad esplodere.
Pur non facendo parte della moneta unica, Londra manovra dietro la politica economica dell’eurozona, in quel paese ha sede la massoneria mondiale e Londra ha sempre ordito complotti fin dal 1700, a spese di europei e americani, è lì che esiste la testa del serpente, che però non è fatta solo da ebrei, ma dalla crema mondialista, mentre alcuni ebrei sono solo dei prestanome; lo scopo è dare vita ad una nuova aristocrazia mondiale e seppellire la democrazia.
Per quelli che credono ancora possibile una riforma del sistema economico, si afferma che bisogna separare le banche d’affari speculative da quelle commerciali, proibire la negoziazione di derivati e tutelare i depositi in conto corrente; tuttavia in nessun paese del mondo i governi obbediscono ai cittadini, ma obbediscono all’élite e alle lobby, la democrazia è una farsa. Oggi le riforme si possono fare solo togliendo diritti ai cittadini e favorendo le speculazioni di grandi gruppi, in USA la riforma sanitaria del presidente Obama ha favorito più l’industria farmaceutica che le assicurazioni private; la politica dei governi è dettata dai grandi cartelli, controllati dai soliti ignoti.
Il progetto del Nuovo Ordine Mondiale o NWO è all’ordine del giorno dei summit segreti, superprotetti dalla polizia, del gruppo Bilderberg o supercupola massonica, ai quali partecipano regolarmente direttori ed editori delle più grandi testate giornalistiche del mondo, che poi non informano i lettori dei contenuti di queste riunioni. Dal 3 al 6 giugno 2010 c’è stata un’altra di queste riunioni a Barcellona, per gli italiani era presente l’amministratore delegato della Telecom Italia, Franco Bernabé.
Altri membri italiani del Bilderberg sono Giulio Tremonti, Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa e Mario Draghi, indipendentemente dal fatto che facciano parte di maggioranza o opposizione; il potere vero ma occulto sa che i suoi uomini vanno piazzati nella maggioranza, nell’opposizione, nella stampa, nelle università, in magistratura, in polizia, a capo di grandi imprese e nella Banca Centrale, perché ha bisogno di persuasori occulti che lo spalleggiano, a tale fine li remunera profumatamente.
Uno dei padri del Bildereberg è Brzezinski, naturalmente favorevole al governo mondiale, i fautori del Nuovo Ordine Mondiale vogliano abbassare il tenore di vita delle popolazioni con misure d’austerità e nuove tasse; è utile ricordare che al vertice della massoneria modera vi è il duca di Kent, parente della regina d’Inghilterra Elisabetta II, mentre suo marito Filippo d’Edimburgo è presidente del WWF.
Lo scopo di questi summit è creare una nuova aristocrazia che governi il mondo e bandisca le democrazie difettose, della cricca dell’oligarchia finanziaria fanno parte i banchieri centrali che hanno chiuso gli occhi davanti alla crisi finanziaria che si stava preparando; ora acquistano titoli di stati emessi dagli stati dell’eurozona, senza che i cittadini siano informati adeguatamente dalla stampa. Questi banchieri centrali hanno regalato liquidità alle banche che avevano speculato con i sub-prime e non pagheranno per la loro mancanza di vigilanza, come si fa ancora a credere nella giustizia.
La mafia è sempre stata diretta dalla massoneria, i giuramenti mafiosi sono identici a quelli massonici, a volte nuove mafie si scontrano con vecchie mafie e lo stato opera in accordo con la vecchia mafia per far fuori la nuova; lo stato collabora con gruppi mafiosi per la ragion di stato e per affari sporchi, la mafia non potrebbe esistere se non fosse tollerata da politica, polizia e parte della magistratura; in Sicilia, la loggia massonica di rito scozzese dei cavalieri del Santo Sepolcro era frequentata dall’élite della società, da massoni, da nobili, da vescovi e da capi mafiosi.
Il Principe siciliano massone Alliata di Montereale, iscritto alla P2, fu l’anello di congiunzione tra massoneria e mafia; il bandito Giuliano, controllato dalla mafia e dai suoi mandanti aristocratici agrari e massoni, organizzò la strage di Portella della Ginestra su ispirazione del Principe Alliata, il quale pare che abbia anche goduto di una visita della regina Elisabetta II. Alliata di Montereale fu coinvolto anche in un tentativo di golpe, a Trapani esisteva la loggia Gladio a cui partecipavano i servizi.
I cavalieri del Santo Sepolcro erano cavalieri di Malta risalenti al tempo delle crociate; nel 1943 Alliata aveva contribuito alla mobilitazione di massoni e mafiosi per appoggiare lo sbarco degli americani in Sicilia; la loggia Comunicazione era forse una propaggine della superloggia di Montecarlo. Allora la Trade Devlopment Bank era il braccio operativo degli agenti della corona inglesi, nati nel 1833 per seguire gli affari coloniali della corona.
Ancora oggi, gli agenti della corona forniscono armi a paesi esteri e fomentano complotti e rivoluzioni; la Trade Devlopment Bank faceva traffico d’armi e stupefacenti, era in rapporto con Calvi e con Gelli, fino a che, con la fine di questi, la Crown Agents non decise di appoggiarsi alla banca BCCI pakistana, che faceva pure affari sporchi e fu poi costretta a chiudere, a causa degli scandali.
Le agenzie di rating come Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch hanno rapporti incestuosi con banche e organismi finanziari che dovrebbero controllare prima della loro valutazione; il fatto è che queste agenzie americane sono società private e società per azioni, perciò ricercano il profitto e hanno partecipazioni in corporazioni e banche. Crisi sistemiche sono state causare da giudizi prezzolati di queste agenzie che hanno favorito anche le speculazioni sulla lira.
Oggi queste agenzie sfornano rating sulla solvibilità degli stati sovrani, dopo aver favorito indirettamente banche speculative, derivati, sub-prime e obbligazioni strutturate, in tal modo sono stati venduti titoli bidone anche ai fondi pensione americani; assieme alla banche centrali e alle banche d’affari, queste agenzie di rating sono tra i maggiori responsabili della crisi economica globale che ha arricchito pochi e impoverito molti, riducendo la solvibilità degli stati e procurando nuovi sacrifici per i cittadini.
Alan Greespan, ex governatore della Federal Reserve, favorì lo sviluppo del credito al consumo, anche con garanzia ipotecaria, in pratica l’indebitamento delle famiglie anche con scarso reddito, al tasso di favore dell’1%; contemporaneamente, il resto del mondo finanziava i consumi americani ed il tesoro americano, dopo che la finanza americana aveva deciso di delocalizzare all’estero le industrie, riducendo base produttiva del paese e capacità di domanda dei lavoratori, mentre la bilancia commerciale del paese era in deficit.
Poi la finanza creativa inventò i derivati che hanno raggiunto il valore 12 volte maggiore del PIL mondiale, questi sono carta straccia che andrebbe distrutta, mentre dovrebbe essere fatta ripartire l’economia produttiva; con la distruzione dei derivati ne scaturirebbe però la perdita da parte di quelli che li posseggono. Da ricordare che le tre società di rating hanno emesso giudizi di massima affidabilità su questi prodotti, come sulla banca Lehman Brothers che è fallita.
La cupola finanziaria è composta da banchieri centrali, banche d’affari e agenzie di rating, la connivenza degli organi di controllo delle banche centrali ha travolto milioni di risparmiatori, in Italia con i casi Cirio, Parmalat e bond argentini; tra gli enti locali, il comune di Napoli è stato il primo ad entrare nella trappola dei derivati, emise BOC per 300 miliardi di lire, rastrellati dalla Banca d’affari Merrill Linch; nella prima repubblica i comuni erano controllati dal Coreco, poi soppresso, e si finanziavano alla Cassa Depositi e Prestiti, perciò non potevano incorrere in queste disavventure.
A causa della situazione del bilancio dello stato e dei suoi sprechi e privilegi, i creditori dello stato e degli enti locali aspettano i pagamenti delle forniture ed i rimborsi fiscali, però i ritardi nei pagamenti avvengono anche da parte delle grandi imprese nei confronti delle piccole; sembra che lo stato o una mano estera voglia ammazzare la nostra economia, non solo con le tasse, fortuna che esiste il lavoro nero e l’evasione fiscale.
In questi anni c’è stato il massimo di trasferimento di ricchezza verso le banche e le assicurazioni ed oggi le prime si dicono insolventi. Come faceva Guido Carli, anche Mario Draghi predica sacrifici per i lavoratori ed i pensionati, però la Banca d’Italia ha 7629 dipendenti che sono troppi, visto i trasferimenti di funzioni alla BCE e l’abolizione della tesoreria unica per gli enti locali; questi dipendenti costano in media oltre 100.000 euro l’anno.
Oggi in Italia il riciclaggio si fa anche grazie all’asse Londra-San Marino-Vaticano, siamo alla fine dell’economia dei consumi ed alla fine dello stato dei diritti; l’accordo di Pomigliano D’Arco con la Fiat viola i diritti inviolabili sanciti dalla costituzione, in materia di tutele sul lavoro e sciopero. Eppure, per favorire l’occupazione, bisognerebbe ridurre l’orario di lavoro, abolire lo straordinario e favorire il tournover invece di procrastinare l’età per la pensione, cosa fattibile perché il bilancio dell’Inps è attivo ed i contributi dell’Inps e dell’Inail sono a destinazione specifica e non dovrebbero essere usati per sanare i buchi del bilancio dello stato.
Gli ottimisti affermano che, alla luce della costituzione, domani qualsiasi giudice potrebbe invalidare l’accordo con la FIAT, però non è sempre vero che i giudici sono attenti ad applicare la legge, spesso girano la testa dall’altra parte, lo hanno fatto tante volte per proteggere le banche contro le quali erano state presentate migliaia di denunce; parte della magistratura è collusa fino al collo con il potere.
Si afferma che la prima parte della costituzione tutela diritti inviolabili, non derogabili da contratto e non soggetti a procedure di revisione costituzionale, ignorando che dal 1945 parlamento, presidente della repubblica, corte costituzionale e corte di cassazione hanno provveduto a conservare leggi anticostituzionali ed a crearne di nuove; la costituzione è un grande bluff e un inganno, è usata dalla classe politica come un feticcio, sempre pronta a calpestarla; il diritto del lavoro ed il diritto tributario da tanto tempo hanno numerose norme anticostituzionali e lesive dell’art. 3; è fatale, pare che in Italia una legge ordinaria cattiva prevalga tuttora su una legge costituzionale buona. .
In Italia dal 2001 al 2006 sono stati dossierati dal sismi magistrati, giornalisti e politici, si è imposto il segreto di stato in ambiti non costituzionalmente ammissibili ed a finalità estranee allo stato, lo stato ha ordinato intercettazioni contro cittadini inconsapevoli, violando la loro privacy; pare che questo stato non accetta le intercettazioni autonome della magistratura, ma ispira quelle illegali della polizia, da ricordare che le leggi di polizia fasciste non sono state abrogate.
L’economia sommersa nasce dall’evasione fiscale e dalle attività criminali e illegali, perciò la pressione reale è maggiore per chi paga le tasse; la lotta all’evasione dovrebbe essere solo un problema di giustizia distributiva delle tasse, perché lo stato non dovrebbe incassare più del 50% del reddito nazionale in tasse; da ricordare però che lo stato si è date anche norme per favore i contribuenti amici, parlo dell’elusione fiscale o evasione legale.
Pare che in Italia i mafiosi posseggano 1000 miliardi di euro di beni, però ne possiedono tanti altri all’estero, dove i loro investimenti per riciclare sono bene accetti; in Italia il riciclaggio si fa soprattutto a Milano che è la principale piazza finanziaria, il che dimostra che il riciclaggio si fa per lo più con l’aiuto delle banche che indirizzano i soldi anche verso i paradisi fiscali. La mafia investe anche nella costa del Sol e del Crime, in Spagna.
Sembra che in occidente gli unici affari floridi siano quelli della mafia, che non è solo italiana, dagli anni ’80 nella costa del Sol investe anche la criminalità britannica, fu Francisco Franco che favorì lo sviluppo urbanistico della Costa del Sol, la criminalità britannica si appoggia sulle banche off-shore di Gibilterra; anche gli irlandesi hanno una rete criminale in 20 paesi. La mafia russa è fatta anche di georgiani, curdi, armeni, ucraini e ceceni; il porto di Limassol a Cipro è gestito dai russi, pare che la mafia cecena abbia trattato anche la vendita di plutonio con Bin Laden e il Mossad.
Oggi in Italia la mafia gestisce supermercati, ipermercati, centri commerciali, mercati ortofrutticoli e case da gioco, il Vaticano e la CEI sono in rapporti d’affari con la mafia, le banche nazionali dipendono dal Vaticano e quelle locali dai vescovi; queste banche, oltre a favorire il traffico di armi, riciclano anche denaro mafioso, lo avevano già fatto Banco dio Roma, Banco Ambrosiano e IOR, travolte dagli scandali. Il fatto è che il denaro non puzza mai e tanti lo vogliono, poco importa da dove provenga.

Nunzio Miccoli http://www.viruslibertario.it; numicco@tin.it

Andrea Agostini segnala
da Eddyburg

Il capitalismo, l´etica e la crisi
Giorgio Ruffolo

E se il problema fosse “il” capitalismo, e non “questo” capitalismo? La Repubblica, 7 luglio 2010
Parto dalla affermazione apparentemente paradossale contenuta in un bell´articolo di Mario Pirani (la Repubblica del 17 giugno) secondo la quale la marea nera del Golfo del Messico è assimilabile alla crisi finanziaria mondiale. Ambedue sono pulsioni di un capitalismo sregolato. Nel primo caso la sregolatezza consiste nell´uso ecologicamente ed economicamente dissennato di risorse scarse. Nel secondo, nel ricorso frenetico e altrettanto dissennato a risorse inesistenti: i risparmi delle generazioni future.
Nel primo caso il capitalismo si avvia a una crescita impossibile. Nel secondo, ad una altrettanto impossibile mercatizzazione del futuro. Quanto al primo, sono ormai sotto gli occhi di tutti le conseguenze: effetto serra, inquinamento, rifiuti. Il secondo è stato invece, fino a ieri, vantato come il più prodigioso successo storico del capitalismo.
Il vero successo storico del capitalismo era stata la realizzazione, nei primi decenni del dopoguerra, in Occidente, di un patto tra capitalismo e democrazia, un compromesso socialdemocratico in Europa e liberaldemocratico negli Stati Uniti, che associava la promessa della prosperità economica a quella di una crescente equità sociale.

Quel compromesso è stato spazzato via dalla liberazione dei movimenti di capitale. La globalizzazione, che ne è risultata, ha rovesciato i rapporti di forza tra i Governi e le Multinazionali, tra il capitale e il lavoro, tra la politica e l´economia. Ha generato un enorme e crescente squilibrio tra redditi di lavoro e redditi di capitale. Questo squilibrio avrebbe potuto resuscitare i conflitti rovinosi. dell´anteguerra. Furono evitati grazie a una «mossa del cavallo»: al ricorso massiccio e disinibito all´indebitamento. L´indebitamento spinse i consumi americani ben al di là dei limiti della produzione ignorando, grazie alla impunità del dollaro, il problema del disavanzo. L´indebitamento provocò la straordinaria espansione delle attività finanziarie fino al quadruplo del prodotto reale costituendo la base del nuovo super potere finanziario. La condizione di sostenibilità di questo colossale indebitamento era che il credito fosse continuamente rinnovato. Come l´economista Marc Bloch affermò, il capitalismo sembrava essere diventato il solo regime in cui i debiti non erano mai rimborsati. Illusione. Come le onde del mare, che si accavallano l´una sull´altra, anche le onde del debito erano destinate a infrangersi contro la riva. Alla fine del primo decennio del secolo, la più devastante crisi degli ultimi ottant´anni ha investito l´America propagandosi poi nel mondo.
Questa volta, la reazione è stata fulminea. Gli Stati hanno pagato i conti della crisi. L´indebitamento si è spostato dal privato al pubblico.
A differenza di quello privato, però, l´indebitamento pubblico viene subito a galla. E l´aspetto più grottesco è la sua denuncia da parte di coloro che ne sono stati beneficati. In queste condizioni si pone il problema di come disciplinare la finanza senza frenare la crescita. Frenare la finanza significa ridurre i debiti, il che è terribilmente difficile sia per lo Stato che deve fronteggiare la reazione politica ai tagli della spesa pubblica, sia per le imprese, una grande parte delle quali contano sul ricorso al credito per chiudere i conti. Ma soprattutto, frenare la finanza significa limitare drasticamente il potere delle banche di creare moneta, come hanno largamente fatto nelle più svariate e dissimulate forme. Finora nessuno ci ha neppure provato. E infine, se anche si riuscisse a ridurre l´indebitamento, dove trovare le risorse per finanziare gli investimenti necessari alla crescita? Temo che la scelta sarebbe quella tra rinunciarvi, accettando un lungo periodo di ristagno (vedi Giappone) o ricavare risorse dalla compressione dei redditi di lavoro e della spesa sociale. Non è ciò che minaccia di verificarsi in Europa?
Resta la prospettiva più improbabile: quella di riorientare l´economia verso uno sviluppo, come dice Pirani, «ragionevole e compatibile» ecologicamente e finanziariamente. Il che comporta grandi spostamenti nella attuale distribuzione di redditi rispetto a quella attuale, “paurosamente” squilibrata (vedi Scalfari su Repubblica del 23 giugno) e nella riallocazione delle risorse, tra beni privati e beni sociali. Ma anche, e soprattutto, un riorientamento etico. Certo, è possibile. Anzi, è necessario. Ma per chi ha passato tutta la vita a sostenere che questo è il vero problema, è difficile immaginare che il miracolo si compia nella parte che gli resta.
..
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Ciao Viviana
    Mi associo e condivido in pieno il tuo sfogo iniziale verso l’accozzaglia di farabutti che ci domina ( ormai non si può più definire “governare” ciò che stanno facendo)
    Lo stomaco e l’educazione che ho ricevuto mi guidano verso la resistenza e il contrasto contro le iniquità.
    Non possiamo sapere come andrà a finire ma abbiamo il dovere di lottare.
    Buona continuazione

    Commento di Paola Lombardo — agosto 28, 2010 @ 2:07 pm | Rispondi

  2. SE IO FOSSI UNO DELLA LISTA SOPRA SAREI PREOCCUPATO !!

    LA MALEDIZIONE DI UNA SCIAMANA NON E’ IL VAFFANCULO DI UN AUTISTA DEL TRAM !!

    Commento di juan miranda — agosto 29, 2010 @ 3:59 am | Rispondi

  3. Processo BREVE NO !

    no ! ci sono cause che durano 20 /30 ANNI e si parla del PROCESSO BREVE ! NO ! e si comprano i giudici dando loro stipendi più alti per CHIUDERE TUTTI I PROCESSI ! no! NO ! NO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — agosto 29, 2010 @ 10:10 am | Rispondi

  4. TG3, edizione delle ore 14:20, il sig. Quagliariello Gaetano del Popolo delle Libertà dichiara al telefono:

    “L’Italia ha una delle costituzioni più vecchie d’Europa. Deve riformare l’Esecutivo, deve rivedere il Senato e costituire lo Stato Federale.

    E le leggi elettorali sono come le intendenze: seguono questi grandi riforme, non le precedono.”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_americana

    Domanda: come mai si guarda tanto ad uno stato come gli U.S.A., dipinto come espressione della più grande democrazione occidentale al mondo, con una delle costituzioni “scritte” più vecchie al mondo??? Come mai??

    Sauro

    Commento di MasadaAdmin — agosto 29, 2010 @ 2:26 pm | Rispondi


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