Nuovo Masada

agosto 23, 2010

MASADA n° 1184. 23-8-2010. La reincarnazione (Parte seconda)

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Significato etico della reincarnazione – Il Kahrma – La vita come compito e lezione – Memorie precedenti come diagnosi o terapia – Platone e il Mito di Er – Memorie legati a luoghi – La teoria dei falsi ricordi

Nel ‘Canto degli spiriti sopra le acque’, Goethe dice alla donna amata:
“Dimmi perché siamo così vicini? \ Eoni addietro tu eri mia sorella e dividevi \ con me una stirpe, oppure mia carissima moglie eri \..nessun’altra creatura come te mi conosce.”
La persona che sposiamo, che amiamo o che odiamo, potrebbe esserci stata legata in altro modo in un’altra vita. Qualcuno crede che possiamo ritrovarci in vesti diverse. Qualcuno crede che siamo gruppi di anime.

L’entità A del medium Piancastelli dice: “La motivazione fondamentale della rinascita è la natura dinamica dello spirito, che non resta chiuso nella trappola di un paradiso e di un inferno. La reincarnazione è una forza dinamica ed eterna che esclude da sé l’immobilismo. Se tutto si muove e si rinnova, perché solo lo spirito dovrebbe essere relegato in un luogo fisso da cui più non tornare?”
Se la teoria della reincarnazione fosse vera, noi nasceremmo forse con delle memorie sopite e con dei condizionamenti. Ma, se consideriamo la vita da un punto di vista etico, ecco che essa ci appare come un compito, una responsabilità. Molte cose possono evolvere o possono regredire grazie alle nostre scelte esistenziali, altre possono venire aggiustate dallo spirito che ci guida attraverso le vicende della vita, se solo riusciamo ad ascoltarne la voce.
La vita dovrebbe essere non una esperienza cieca e priva di significato ma una lezione utile che serve a capire e a crescere, che serve a far crescere il mondo. Ogni vita ha un compito. Ed è consolante pensare che forse questo compito si collega a compiti precedenti, secondo una continuità di apprendimento, all’interno di una catena di esistenze e proseguendo in vite successive.
In questa continuità potrebbe esserci una evoluzione, come un regresso o una caduta. Ma sempre l’uomo dovrebbe pensarsi con una responsabilità personale e sociale.
Egli nasce in un certo contesto storico, con precisi condizionamenti e alcune possibilità, queste sono le coordinate entro cui deve realizzare se stesso.
Ha una libertà condizionata, che è poi l’unico modo possibile per immaginare la libertà, una libertà relativa, in un insieme di limitazioni ma anche di possibilità. Questi sono i dati del problema della sua vita, risolverlo cioè vivere nel modo migliore possibile dipende sempre da lui.
Conoscere il proprio karma ci incuriosisce ma forse non sempre è un bene, potrebbe servire a chiarire lo scopo che portiamo avanti in questa vita, ma non è detto che questo tipo di conoscenza possa giovarci. Quando la gente pensa alla possibilità di conoscere le proprie vite precedenti, immagina sempre che siano migliori e più interessanti di quella attuale, ma miliardi di uomini sono passati conducendo vite umili, spregevoli, da schiavi o da malfattori. Sapere di avere avuto una di queste ci renderebbe forse migliori?
E’ già abbastanza difficile sapere per cosa dobbiamo vivere oggi, per dover per forza sapere per cosa siamo vissuti ieri.
Sapere altre storie potrebbe essere una delusione o qualcosa di insopportabile, nessuno vorrebbe essere stato Giuda o Hitler o il boia di Londra o la donna seviziata e stuprata dalle truppe di un esercito o la strega torturata e messa al rogo o il pazzo sanguinario.
Noi ereditiamo i ricordi somatici delle specie che ci hanno preceduto, così può darsi che abbiamo anche una memoria genetica inconscia di vissuti precedenti al nostro, e che, nel sogno o nell’ipnosi, questi si rendano più visibili, organizzandosi in racconti o visioni, ma non sappiamo con certezza se i riferimenti sono esatti o se siamo come radio che captano informazioni sospese nell’etere, che crediamo nostre ma magari nemmeno ci appartengono.
Quando emerge qualcosa che non ha riferimenti col vissuto del soggetto, quando non si hanno riscontri, è difficile trovare credibile quanto emerge.
Così solo poche persone possono dimostrare che la reincarnazione esiste e gli altri hanno buoni motivi per non crederla vera.

Tolstoj diceva: “Come abbiamo migliaia di sogni, così la nostra vita potrebbe essere solo una delle migliaia di vite possibili, in cui entriamo da una dimensione più reale… a cui faremo ritorno dopo morti.

Nel disegno induista la vita è un sogno, e la ruota delle vite esiste perché passiamo di sogno in sogno.
Il musicista Gustav Mahler diceva: “Tutti, tutti ritorniamo: è questa certezza che dà senso alla vita e non importa affatto se riusciamo a ricordare vite passate, ciò che conta non è l’individuo o la sua consolazione ma la grande aspirazione alla perfezione e alla purezza che continua a vivere in ogni incarnazione“.

E Goethe: “L’anima dell’uomo è come l’acqua \ dal Cielo viene \ al Cielo ascende \ poi ritorna alla terra \ in eterno altalenare…”

Un concetto base dell’induismo è il KAHRMA.
Kahrma vuol dire azione condizionante, azione che perdura, che si inserisce nel programma vitale, come se lo spirito volesse avere esperienze del vivere terreno.
Anche per certi spiritisti, lo spirito, quando si incarna nella materia, ha già una parte di programma da svolgere e sceglie le condizioni più adatte per farlo; se per es. si incarna in un feto malformato, che poi darà luogo a un bambino che non potrà camminare ecc., ciò risponde a una scelta precedente; allo stesso modo saranno scelti i genitori e le condizioni ambientali, le malattie, le difficoltà. Tutto sta in un disegno preordinato in cui lo spirito esercita la sua opzione di libertà.
La libertà che noi ci attribuiamo è in realtà ben poca cosa rispetto alla libertà dello spirito che agisce, scegliendo anche le condizioni di nascita e di sviluppo, ognuna corrispondente al tipo di esperienze voluto, così come noi potremmo programmare un viaggio in un dato paese scegliendo gli abiti da indossare o le difficoltà delle montagne da scalare.

Il più grande medium d’Italia, Corrado Piancastelli, che da più di 30 anni è attraversato da una presenza superiore, detta Entità A, dice che questa presenza spirituale ricordi le sue molte vite. A dice di essere stato un pescatore napoletano che, pur essendo sempre vissuto sul mare, non ne aveva mai compreso la bellezza, così rinacque come scrittore per dedicare un’intera vita alla riflessione sulla bellezza ecc.
Per capire quali sono le coordinate della nostra vita, gli ostacoli e il senso, basta far caso al tipo di problemi costanti esistenziali o psichici in cui continuiamo a imbatterci, e dall’altra parte il senso della nostra vita è dato dallo scopo che si presenta costantemente davanti a noi, raggiunto o non raggiunto. Per cui proprio dalle difficoltà e dagli ostacoli possiamo capire per cosa siamo venuti a nascere e cosa lo spirito ha scelto per noi. D’altro canto comprendiamo di camminare nella nostra armonia, di essere nel nostro centro, quando facciamo qualcosa di importante entro cui ci sentiamo più vivi e quando vediamo che la natura intorno a noi si armonizza con la natura dentro di noi.

La vita è sperimentazione e ricerca. Tutti noi vorremmo che lo scopo fosse chiaro fin dall’inizio, ma non tutti sappiamo esattamente cosa la vita vuole da noi, anzi scoprire questo è il compito più difficile e più importante. La vita è compito, ma scoprire quale sia il compito fa parte della ricerca e della soluzione.

Della memoria legata alla reincarnazione parlano i più grandi maestri, filosofi, mistici e sensitivi di tutti i tempi, come di un flash improvviso, una conoscenza che emerge dall’inconscio.
Come gli attori greci indossavano una maschera che si chiamava ‘persona’, che individuava il loro ruolo sulle scena, così l’anima indossa una personalità terrena per recitare il dramma attuale della vita.
A rappresentazione ultimata, le luci si spengono, l’anima cede la maschera, pronta a indossarne un’altra nella rappresentazione successiva.
Quando la personalità cade, resta lo spirito imperituro che, attraverso di noi, fa prova delle multiformi esperienze del mondo.
Su questo concetto concordano le voci del grande spiritismo, Setti, Ubaldi, Piancastelli…
Quasi tutte le comunicazioni medianiche affermano l’inconsistenza di paradiso, purgatorio e inferno, per quanto anche nell’al di là si parli di livelli dove c’è più coscienza o più oscurità. Anche il papa oggi ha un po’ rimodernato la concezione dei tre regni, ma certo per duemila anni è stata propagata una visione dantesca di beati o dannati molto grossolana, se la si confronta con le immagini orientali.
In India si pensa che, quando l’anima lascia il corpo, ha una visione rapida e globale di tutta la vita trascorsa e formula un bilancio complessivo. Questo è confermato dai ricordi di chi è morto e poi è tornato in vita. L’anima sa benissimo cosa è rimasto in sospeso e quali esperienze sono ancora da fare, e questa consapevolezza guida la scelta della vita futura, una scelta che può portare anche a scegliere destini infelici, vite brevi, malattie, mancanze…. Potrebbe aver bisogno di tre giorni di esperienza per fare un’unità informativa completa, una piccola manciata di vita, e abbiamo allora un neonato che muore a tre giorni.
Ma, quando l’anima entra nel corpo, questa scelta preliminare viene in parte o totalmente dimenticata. Solo il chiaroveggente può essere uno che ricorda o usa le energie in forma diversa in funzione di un compito che trascende la sua stessa vita.

Lobsang Rampa dice: “Vi sono molte leggi nella natura, non tutte sono facili da capire. Gli Occidentali devono vedere e toccare. Gli Orientali non si domandano quale sia il meccanismo della chiaroveggenza, semplicemente lo usano“.

Abbiamo detto che c’è chi crede che rinasciamo come uomini e chi crede che rinasciamo anche come animali, ma questo non è tutto. I Tibetani sono convinti di rinascere anche in mondi diversi, in altre dimensioni, in forme molto diverse da quelle che conosciamo su questa Terra o anche in modo disincarnati.
Essi non credono che l’uomo terreno sia la massima manifestazione della vita ma che vi siano anche livelli e forme di vita superiori alla nostra, che possono anche entrare in contatto con noi.
E’ stupefacente venire a sapere che molte associazioni serissime di medici o analisti occidentali, apparentemente conformate alla cultura più positiva, hanno un sapere iniziatico, di cui non si fa parola, in cui c’è la convinzione di essere in contatto con altre forme di vita, superiori alla nostra, e in grado di aiutare con flash di consapevolezza o intuizioni o contatti mentali il cammino umano.
Per es., a Damanhur, vicino a Ivrea, questo tipo di contatto è ricercato e mostrato.
C’è tutto un livello di saperi iniziatici non percepibile, di cui non si parla e non si scrive, che si muove in modo sotterraneo sotto l’apparenza scientifica più conforme.

Come, al momento della nascita, il cordone ombelicale si stacca e il bambino che era nel seno della madre nasce alla luce, così al momento della morte noi stacchiamo il cordone ombelicale, o forza energetica terrena, che univa le nostre strutture energetiche al modello di questa vita, a questo corpo materiale, e rinasciamo in un mondo più grande.
Così nel modello di Bohr l’elettrone percorre l’orbita più esterna finché non avverte più l’attrazione del nucleo e si libera per entrare in forme nuove di vita, altri atomi o nulla di tutto questo.

Dal Tibet ci viene l’astrologia kahrmica, un tipo di astrologia orientale, che, leggendo le coordinate della nascita, riesce a intuire anche le vite precedenti che più direttamente influenzano questa. Non ci sono spiegazioni scientifiche per questi legami, ma i risultati sono sconcertanti, perché emergono personificazioni o vissuti attribuiti al passato che possono concordare con le caratteristiche del soggetto.

Per es. un astrologo kahrmico, Jimmi Jonathan, leggendo il tema natale di mia figlia, disse che era stata una ragazza ebrea di 14 anni scoperta nel suo nascondiglio dai nazisti con dei cani lupo, che era morta poco dopo di terrore in un lager. Nessuno potrà mai dire se questo sia vero, ma è significativo che, nei suoi incubi ricorrenti, mia figlia, da bambina, vedesse una famiglia spaventata che ogni tanto, quando c’erano dei rastrellamenti, la nascondeva in una nicchia dietro un armadio, finché dei soldati con stivali neri erano venuti con i cani e l’avevano scoperta.
Strano è anche che il suo interesse verso il mondo ebraico sia sempre stato così grande.
Ha cercato libri di storie ebraiche, e il suo scrittore preferito è Potok, che descrive la mentalità degli ebrei specialmente giovani, delle scuole teologiche della Kabbalàh. Nico ha una mente fortemente analitica e, quando era ancora piccolissima e le avevo insegnato a leggere e poi a scrivere perché era sordastra, aveva preso a giocare con le parole anagrammandole, un gioco che era diventato ossessivo tanto che abbiamo dovuto costringerla a smettere, perché faceva impressione vedere una bambina di 4-5 anni che ti guardava in modo fisso senza ascoltare il senso di ciò che le dicevi e ti faceva sapere che con le lettere di una tua parola o di una tua frase si poteva trarre tot anagrammi diversi. E questo è per l’appunto ciò che si fa nella Kabbalah, in cui si crede che seguendo gli anagrammi delle parole della Bibbia si possa conoscere Dio.
In un’altra vita sarebbe stata un inquisitore, dunque una volta vittima una volta carnefice, e il suo kahrma dovrebbe portarla ad una elaborazione della violenza praticata o subita, cioè letta in ambedue le sue polarità.
Riguardo al nostro rapporto, madre-figlia, piuttosto conflittuale, avremmo dovuto essere stati in un’altra vita due amici contendenti, due capi legati tra loro da amicizia ma anche separati da profondo conflitto. Se non supereremo questa ambivalenza di sentimenti, ci disse l’astrologo, saremo condannati a riproporre il nostro rapporto di nuovo e di nuovo, in vesti cambiate, fino ad arrivare ad una risoluzione

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Una mia amica, Ornella, ha sempre avuto un curioso pensiero irritante e quasi ossessivo sul perché le figlie primogenite di casato nobile non ereditano patrimonio e titolo. Non essendo lei nobile né ereditiera, il problema sembra bizzarro, ma l’astrologo, basandosi sulla sola data di nascita, le disse che era stata una dama nobile di Francia molto irritata verso il padre perché titolo e patrimonio erano stati ereditati dal figlio maschio secondogenito, una dama che era stata ghigliottinata. Dal momento che Ornella ha il suo massimo disturbo alla gola, dove è stata operata per disturbi alla tiroide, e dal momento che questo le ha prodotto dei problemi cronici per cui deve sempre curarsi, abbiamo alcuni elementi su cui riflettere.

Un’altra amica, Pia, ha meravigliato tutte le amiche perché, pur essendo una donna indipendente, che ama la libertà più di ogni altra cosa, si è legata in maturità con un uomo poliomielitico, che ha limitato fortemente i suoi movimenti e le sue scelte e che ha dovuto curare come un bambino. Senza sapere nulla di lei, l’astrologo kahrmico le disse che in una vita passata era stata una donna che aveva buttato via il suo bambino e ora il suo spirito aveva scelto una vita in cui doveva occuparsi di quel bambino nel corpo di suo marito, esercitandosi in quelle cure materne da cui era fuggita.

E’ curioso pensare che la psicoanalisi sia nata con l’ipnosi, che Freud del resto non sapeva provocare, poi l’ipnosi è stata abbandonata ma oggi ci sono psichiatri e psicoanalisti che hanno ripreso ad usarla con scopi diagnostici o terapeutici.
In particolare con l’ipnosi regressiva si pensa che possano esserci fobie o fissazioni o paure legate ad antichi traumi, così che a volte rivivere sotto ipnosi l’antica vicenda li risolve di colpo.

Un uomo che lavorava nelle stive delle navi aveva la fobia dei luoghi chiusi e stretti, profondi, e non riusciva più a svolgere il suo lavoro. In ipnosi raccontò di essere stato uno scalatore che, durante una ascensione, era caduto in un crepaccio profondo trovando lì la morte. Essersi ricollegato a questo evento del passato ha risolto la fobia e ha liberato l’uomo dai suoi terrori.

I bambini danno risposte molto curiose a chi dà per scontato che esistano altre vite. Una volta ho chiesto a un gruppo di bambini sotto i sei anni come erano morti e le risposte sono state molto strane: una bambina disse che era stata morsa dai cani incatenata a una ringhiera. Molti risposero che erano stati accoltellati o che erano morti in carcere. Avere simili risposte da bambini di 4 o 5 anni fa rimanere perplessi.

Certe fobie, come quella dei luoghi stretti, può avere la sua origine in una precedente morte in segrete o carceri angusti. Ognuno di noi ha del resto paura di una morte particolare.
L’analogia che i reincarnazionisti fanno più spesso è quella delle classi di una scuola dove si viene per imparare, possiamo essere bocciati o anche regredire, ma il fine è quello di superare l’ultimo esame, dopo di che lasceremo la scuola cioè i cicli delle vite. Ogni vita sarebbe un periodo di apprendimento. In modo inconscio si nasce con un imprinting già fatto, cioè con tracce inconsce di esperienze precedenti, una memoria labile che incide il nostro archivio. Ciò spiegherebbe come mai due fratelli, anche gemelli, possano essere tanto diversi e come mai ci sono degli enfants prodiges, cioè dei piccoli geni, bambini che sembra sappiano già suonare o cantare o dipingere o fare calcoli matematici o che hanno delle predisposizioni ad alto livello.
Mozart fu un personaggio molto infantile e discutibile in certi comportamenti privati, ma fu un enorme genio musicale già a 4 anni, in più la sua musica è modernissima e oltrepassa addirittura il livello del suo tempo.
La reincarnazione spiegherebbe anche il colpo di fulmine, il feeling immediato con una persona che non abbiamo mai visto e che ci sembra di conoscere da sempre, anche se di solito i rapporti kahrmici non sembrano adatti a creare rapporti affettivi durevoli, ma spiegherebbero per esempio perché certe persone o luoghi ci riempiono di terrore o ci affascinano in modo misterioso.

Ho conosciuto una giovane donna, laureata in giurisprudenza, Claudia, che aveva un rapporto materno molto forte con un suo amico che viveva in un’altra città emiliana.. Il suo contatto telepatico con questo giovane era eccezionale. Nei suoi sogni lo vedeva ogni volta che era in crisi: quando ebbe un grosso incidente d’auto, quando gli morì il padre, quando lo ricoverarono in ospedale, quando ruppe il legame con la fidanzata alla vigilia delle nozze ecc. Ogni volta che ciò accadeva, al mattino gli telefonava per accertare se la visione era vera nei dettagli e lo era sempre.
Io gli sconsigliai di sposarlo, il loro sembrava un rapporto kahrmico, ma un legame matrimoniale non sarebbe stata una buona cosa. Forse in una vita precedente erano stati madre e figlio e tra loro il cordone ombelicale non si era mai rotto.

E’ ovvio che accettare la reincarnazione permette di sopportare molto meglio le nostre esperienze individuali e di destino, le nostre diversità, il fatto per es. che uno nasca bello e ricco, e un altro brutto e povero, perché ci ammaliamo o subiamo eventi gravi o dobbiamo lottare tutta la vita con difficoltà che si ripetono sulla stessa falsariga ecc.
La reincarnazione dà un senso diverso al destino, perché collega la nostra vita ad altre vite, ad altri eventi e certamente facilita certe spiegazioni e certe accettazioni.

Platone parla della reincarnazione nel MITO DI ER, libro X della Repubblica, l’ultimo dei suoi libri. La chiama metempsicosi o più esattamente metensomatosi.
Platone era un orfico, cioè aderiva agli antichi culti misterici di trasformazione legati alla dea della Terra che portavano il fedele a vivere stati di espansione di coscienza fino all’estasi.
Platone dunque riporta una antichissima leggenda riferita al misterioso popolo di Atlantide, un popolo molto evoluto che viveva in un’isola dell’Atlantico, aveva fatto scoperte e invenzioni miracolose e poi era scomparso inabissandosi nell’Oceano forse a seguito di un cataclisma naturale o di un’esplosione atomica.
Platone narra questo mito come fosse un sogno, usa il sogno come strumento di rivelazione per indicare che le anime sono soggette a successive trasmigrazioni, per espiare una colpa primitiva e tornare ad uno stato di eterna e immutabile beatitudine nella completa contemplazione della verità.
Nel bacino mediterraneo queste teorie erano molto diffuse e anche nella Magna Grecia (Calabria) dottrine simili erano praticate dai Pitagorici.
Pitagora ci lascia questa frase:
“Ci sono tre categorie di uomini, una è venuta al mondo per gareggiare, un’altra per comprare e vendere, migliori sono coloro che vengono soltanto per contemplare”. Di solito per contemplare si intende svolgere attività conoscitiva ma può significare anche fare meditazione.
Secondo Platone, il sogno, preceduto da meditazione, può permettere all’anima di accedere a una verità superiore. Chi invece resta attaccato alle sensazioni e alle passioni più materiali accede solo a una conoscenza degradata.

Il MITO è questo:
“Er, figlio di Armenio, era morto in guerra. Dopo 10 giorni, quando si raccolsero i cadaveri putrefatti, il suo corpo venne trovato ancora incorrotto. Lo portarono a casa; dopo 12 giorni stava per essere sepolto ed era già stato messo sulla pira, quando resuscitò e narrò ciò che aveva visto nell’al di là. L’anima aveva camminato insieme ad altre anime fino a un luogo meraviglioso, là, tra due voragini che stavano davanti e due che stavano dietro alte fino al cielo, stavano dei giudici che separavano i giusti dagli ingiusti. I primi furono inviati alla strada di destra, che saliva attraverso il cielo, gli ingiusti sulla strada in discesa.
Dalle altre due voragini, una verso il cielo e una verso la terra, arrivavano altre anime, quelle della terra sozze e polverose, quelle del cielo monde e pulite, si accampavano nei prati, si salutavano. Le une narravano piangendo i dolori della Terra, le altre i godimenti celesti. A tutte pene e premi venivano commisurati come dieci a uno rispetto a ciò che era stato fatto di bene e di male. Dopo molti giorni furono condotti in un altro luogo, dove stava una luce tesa attraverso il cielo e la terra. Lachesi, l’araldo divino, prendeva le varie sorti della vita, e indicava alle anime che cominciava per loro un’altra esistenza corporea che ognuna avrebbe scelto da sé. Il primo che la sorte designa sceglie per primo la vita cui sarà poi irreversibilmente legato. La responsabilità è di chi sceglie, il dio non è responsabile. L’araldo aveva scagliato sopra i convenuti le sorti e ognuno raccoglieva quella che gli era caduta vicina. Chi raccoglieva vedeva il numero che gli era stato assegnato, poi l’araldo deponeva davanti a loro vari tipi di vita in numero superiore a quello delle anime, c’erano vite di animali e di uomini, di persone celebri per bellezza o forza o nascita, vite di gente oscura ecc., l’anima diventava diversa a seconda della vita che sceglieva, non era facile scegliere la vita migliore, essa era lontana dagli estremi. Anche chi capitava per ultimo aveva possibilità di scegliere e poteva avere una vita amabile purché scegliesse con senno e vivesse con regola. Il primo aveva scelto la più grande tirannide e non si era accorto che ciò comportava il prezzo di divorare i propri figli. Simili cose capitavano a chi veniva direttamente dal cielo, perché chi veniva dalla terra aveva sofferto e faceva le sue scelte con prudenza.
Orfeo, che era stato ucciso da donne, scelse di essere un cigno per non nascere più da un grembo di donna…Ulisse, che aveva combattuto e errato per tutta la vita, scelse di essere un uomo comune senza seccature…
Quando ogni anima ebbe scelto la sua vita, tutte si presentarono a Lachesi nell’ordine prestabilito e ricevettero “il guardiano”, l’angelo che sarebbe stato accanto a ognuno per tutta la vita.

Poi…tutte andarono nella pianura del Lete, priva di alberi, in una tremenda calura ed afa, e si accamparono sulle sponde del fiume Amelete, la cui acqua non può essere contenuta in alcun vaso. Era, quella, la pianura della dimenticanza, dove ogni anima perde il ricordo della vita passata e rinasce a nuova vita. Tutti erano obbligati a berne un po’, ma chi ne beveva troppa si scordava di tutto. Quando tutti si furono addormentati, a mezzanotte, scoppiò un tuono e si produsse un terremoto, le anime caddero come stelle filanti e qua e là nacquero nuove vite. Er non aveva bevuto l’acqua, non sapeva cosa fosse successo e si era svegliato sulla pira all’alba.

Uno dei maggiori sensitivi americani fu Edgar Cayce, cadeva in trance e rispondeva a tutte le domande che gli venivano fatte.
Abbiamo 2000 delle sue ‘letture’ che inquadrano il soggetto parlando di alcune delle sue vite precedenti. Si chiamano ‘letture’, perché egli cadeva in trance, il visitatore gli faceva una domanda, e lui vedeva la risposta scritta su un gran libro e si limitava a leggerla.
Nella vita cosciente Cayce era un buon cristiano e non credeva alla reincarnazione, nello stato di trance lo spirito che parlava, faceva invece continui riferimenti ad essa, e in genere non solo parlava delle vite precedenti ma anche dei rapporti con le persone vicine come se questi rapporti, cambiando alcuni particolari, tornassero in vite successive.
Cayce che era seguace della Bibbia, quando risentiva queste letture, era molto turbato e non capiva “queste fantasie”. Dalla sua crisi nascerà un grosso lavoro di ricerca della reincarnazione ed egli finirà col trovarne cenni in vari passi del Vangelo. Ricordiamo comunque che i Vangeli che conosciamo sono quelli che la Chiesa ha accettato selezionando tra molti Vangeli e rifiutando la corrente degli gnostici. Dunque non si tratta di tutti i Vangeli primitivi, ma di quelli che corrisposero a una certa invenzione del Cristo quale si volle imporre come dogma ai fedeli.
Il primo che usò il termine reincarnazione fu Allen Kardec che credeva di essere stato un druido celtico.
Poi ne parlò la Teosofia della Blavatsky, infine Steiner con l’antroposofia. e naturalmente ne hanno sempre parlato le religioni orientali.
Ma Cayce non conosceva questi personaggi e queste religioni. Solo molto tardi adotterà il termine Kahrma, inteso come programma di trasformazione continua e di evoluzione attraverso molte vite.
Ogni azione o pensiero, ogni atto fisico o mentale produce conseguenze che possono continuare in altre esistenze. Da tali energie deriva la costituzione del nostro corpo e le malattie. Ma la fede e l’amore ci possono liberare da certe conseguenze fatali. Ogni giorno bisognerà stare di fronte a se stessi e lavorare sul debito kahrmico nella cerchia dei nostri familiari, nell’ambiente dove ci troviamo a vivere, nei nostri rapporto sociali.
I rapporti attuali hanno il compito di aiutare il nostro ego a ristabilire l’armonia con le leggi divine.

“Non si entra per caso nel soggiorno materiale, lo si fa in vista di un obiettivo preciso. Ogni anima è tratta qui dalle influenze che essa è stata in grado di visualizzare lassù.” “ogni ciclo è un ulteriore passo nell’esperienza.”

“Ogni persona evolve nel suo ciclo, partendo da circostanze ben definite”.

Ogni vita è una esperienza nel tempo e nello spazio che ha lo scopo di imparare la pazienza come altre virtù.
Le letture di vite precedenti venivano fatte anche per bambini e Cayce diceva come si sarebbe sviluppata la personalità e che vita avrebbe fatto. Nell’esperienza di vita la malattia era mirata, non veniva mai a caso, aveva sempre un suo scopo.

Un es.: un giorno venne da lui un musicista cieco che grazie a Cayce recuperò la vista, Cayce disse che era un appassionato di ferrovie e di guerre di secessione perché era stato un soldato sudista dell’esercito del generale Lee che nella vita civile era stato ferroviere. Si chiamava Barnett Seay e si trovò che un uomo con quel nome era stato veramente portabandiera del generale Lee.

Qualche volta il kahrma viene differito finché sulla terra non si creano le condizioni adatte a una certa esperienza. Secondo Cayce per es. molte anime di Atlantide si reincarnano nel nostro tempo perché trovano qui un livello di tecnologia simile al loro, per usare oggi diversamente il progresso scientifico.
Gli ebrei perseguitati dai nazisti nei lager potevano essere stati membri di un popolo precedente fortemente aggressivo.

Sentite questo dialogo tra due bambini, la bimba ha cinque anni, il cuginetto 4. Dice lui: “Io quando sarò vecchio non muoio mai”: La bambina: “Sciocchino, non si muore mica, si diventa vecchi, poi si rinasce, poi si muore, poi si rinasce ancora.” La zia interviene: “Ma tu ti ricordi se sei stata un’altra persona?”
La bimba: “No, perché’ quando si rinasce si dimentica tutto. Io mi ricordo quando ero a pranzo da Gesù, c’erano tanti bambini e tante cose buonissime ma la più buona era l’acqua. C’era un’acqua così buona come qui non ho trovato mai.”

John DONNE

Tutta l’umanità è un solo volume
Quando un uomo muore, il suo capitolo
non viene strappato dal libro
ma tradotto in una lingua
più bella
e ogni capitolo deve essere
tradotto in questo modo.
Dio si avvale di diversi
traduttori.
Alcuni brani vengono tradotti
dall’età, altri dalla malattia, alcuni

dalla guerra
altri dalla giustizia
ma la mano di Dio
raccoglierà di nuovo
in volume i nostro fogli sparsi
per la biblioteca
in cui ogni libro resterà aperto
l’uno per l’altro.

In alcuni casi si ha l’impressione che il luogo ci mandi dei segnali, delle informazioni, in modo più ampio ancora di quanto possa fare un oggetto. In altri casi invece sembra che in quel luogo ci sia qualcosa che ci ha riguardato in passato e che stentiamo a ricordare, come se esso facesse parte di una nostra storia dimenticata.

Un mio amico di Firenze si chiamava Alessandro Baglioni. Faceva un sogno ricorrente: era un soldato della seconda guerra mondiale, si vedeva in divisa, in una radura, armato, che correva avanti col mitra in pugno, vedeva un filo spinato e cercava di superarlo ma veniva tranciato da una raffica di proiettili e moriva rimanendo appeso al filo spinato. Il sogno si ripeteva più volte angosciosamente.
Un giorno Alessandro era con degli amici su una jeep in campagna, a un certo punto è diventato pallidissimo e ha gridato che si fermassero, è sceso come un sonnambulo e si è inoltrato nel bosco, è arrivato a una radura e si è messo a raspare per terra con le mani, dal terreno sono emersi dei pezzi di ferro, dei residui bellici.

Invece mio marito, che è allergico a tutto quanto il paranormale, mentre eravamo a Montecassino e salivamo la scalinata, a un certo punto, quasi tra sé, ha detto un nome e cognome tedeschi, “Ma cosa dici?”, saliamo ancora un po’ e leggiamo su una tomba lo stesso nome e cognome. Combinazioni ?

Non solo ci sono luoghi che sembrano mandarci messaggi o ci producono delle emozioni o sensazioni sconvolgenti, ma a volte capita che, arrivando in un luogo nuovo, si sia assaliti dalla certezza di averlo già visto, di avere familiarità con quel luogo, e diciamo: “Io qui ci sono già stato!” Non solo il luogo in qualche modo ci è noto, ma spesso esso ci provoca una forte emozione.
La stessa situazione può attivarsi, oltre che a contatto di un luogo nuovo, a contatto di una persona che vediamo per la prima volta. Si agita allora dentro di noi una ridda confusa di emozioni, come se qualcosa stentasse a essere ricordato ma premesse per venire avanti. La persona che ci colpisce così tanto può essere associata a emozioni tanto buone che cattive, può attirarci o spaventarci o ambedue le cose, abbiamo emozioni che non mettiamo bene a fuoco, di una cosa siamo certi: che noi quella persona l’abbiamo già conosciuta in un modo importante.
Questo fenomeno si chiama ‘deja vu’= già visto, e il 95 % delle persone lo ha provato almeno una volta.

Pitagora ne parlò già 2500 anni fa e lo considerava una prova della reincarnazione.
Gli psicologi naturalmente negano questa possibilità, parlano di elaborazione mentale di ricordi simili, o di paramnesia, cioè errata archiviazione dei ricordi, dicono che potrebbero esserci ricordi indicativi che si collegano a emozioni rimosse e le risvegliano. Dicono anche che questi fenomeni sono più frequenti negli epilettici, che hanno una carenza nell’ippocampo di un neurotrasmettitore, l’acido gamma amino butirrico. Ciò può provocare una scarica nervosa incontrollata che dà disturbi della memoria, e qui mettono anche i luoghi che ci sembrerebbero familiari.
La sede della memoria è posta nel sistema limbico, che governa anche le emozioni. E nel sistema limbico c’è una zona detta ippocampo che archivia i ricordi. C’è una memoria a breve termine che registra l’evento e una memoria a lungo termina che lo archivia, la prima è come una lavagna che via via si cancella, la seconda invece mette via fatti più importanti per ritirarli fuori poi anche dopo molto tempo, di solito questa rievocazione viene fatta seguendo linee associative, analogiche.
Per questo gli psicologi ritengono che in ciò che ci sembra familiare ci sia qualcosa che somiglia a reali ricordi o si associa ad esso, ma queste teorie non spiegano come mai sia possibile sapere prima cose particolari non ancora percepiti (dietro questa svolta c’è un mulino ecc.), e la possibilità di conoscerli non come preveggenza, ma come memoria del passato. Soprattutto non si capisce come mai questo fenomeno del ‘riconoscimento’ prima della percezione sia più forte nei bambini.

Conosco una persona che si chiama Mery, il cui bambino è stato studiato da Irene Pompas che è una giornalista e psicologa che pratica l’ipnosi regressiva. Il bambino fino ai 12 anni circa ha manifestato delle capacità impressionanti. Quando era molto piccolo e andò con i suoi per la prima volta verso Monghidoro, il bambino sembrava prevedere ogni cosa che avrebbero visto via via per la strada. “Ecco ora c’è un ponte, poi la strada gira… ecc.” come se ci fosse stato tante volte.

Anche altri hanno avuto questa impressione di familiarità “Ecco, io so cosa c’è dietro quest’angolo, c’è un’officina .. e poi un cortile ecc.”
In altri paesi, per es. in India, certe situazioni di ‘deja vu’ sono spiegate con la credenza che l’anima attraversi varie vite e possa, a volte, conservare delle memorie di vite precedenti o che queste memorie possano accendersi a seguiti di eventi traumatici.
(Per leggere di questo argomento vi consiglio “Kharma” di Fausta Leoni, la storia di una giornalista italiana che ha avuto episodi di memoria di vite precedenti). Io non so dirvi con certezza se a queste esperienze corrisponda verità, certo è che sono più frequenti di quello che uno immagina. Soprattutto i bambini manifestano a volte richieste strane, come l’insistenza a essere chiamati con un altro nome. In altri casi memorie non appartenenti alla vita attuale sembrano destarsi per caso, a seguito di pericolo di vita, o durante viaggi o esperienze…

Ivana è madre di un bambino, Michel, molto intelligente e dotato, di grande sensibilità, lei è dedita alla spiritualità e dice di ricevere messaggi da entità.
A 2 o 3 anni Michel diceva di essere vissuto in Amazzonia e di avere un’altra madre di nome Huneya e chiamava così sua madre, a volte. Abbracciava gli alberi perché diceva che erano sacri, l’erba era sacra, e diceva che i vermi bianchi li cuocevano sotto la terra. Quando la mamma gli chiedeva: “Dov’eri piccolino quando non eri qua?” il bambino rispondeva: “In un posto bellissimo pieno di luci”. Michel non gioca con gli altri bambini e ha fatto capire che giocare non gli dà soddisfazione, dice: “Il senso della vita è guardare un bel tramonto o un sasso”. Ha scritto anche un libro, e in prima elementare leggeva i libri di Bevilacqua. Il papà è più concreto e vorrebbe vederlo come tutti i ragazzi. Il bambino disegna fumetti bellissimi e suona a orecchio.

Irene Pompas mette in pieno rilassamento i suoi pazienti e li fa regredire prima della nascita, dice così di trovare in altre vite apparenti, in altre storie, le cause primarie che possono spiegare fobie e altri disturbi della personalità.
La riemersione del ricordo opera veri rivolgimenti e spesso realizza guarigioni improvvise di disturbi psichici.
Ora queste teorie sono state potentemente riprese dagli Americani, la reincarnazione è di moda ed è una esperienza molto gratificante, così ci sono psicologi che attribuiscono sempre a vite precedenti tutto quello che emerge in stato di profondo rilassamento. Io non credo che questo vada bene.
I contenuti dell’immaginario o dell’inconscio appaiono spesso in forme simboliche, come i sogni, e gli esiti di una terapia regressiva sono molto più lenti e complessi di quello che i presunti psicologi americani alla Weiss pretendono. Gli Americani sono spesso semplicistici e miracolistici.
L’ipnosi è un fenomeno di cui non si sa niente, che può lasciare induzioni pericolose nella mente e metterci alle dipendenze di altri.
Il rilassamento profondo molto spesso non dà luogo a memorie ma a materiale simbolico. Non tutti riescono a produrre immagini o tantomeno film. Ci sono persone che al più vedono colori o raccontano stati d’animo. C’è poi l’emersione di contenuti di tipo onirico.
Es. Lilia racconta: “Vedo un coccodrillo, dalla cui bocca esce un nano, dalla cui bocca esce uno sparviero, dalla cui bocca esce un bambino…”Come si fa a dire che questa è una vita precedente?
La stessa Lilia però durante un test di psicometria su una bamboletta si è emozionata moltissimo perché ha visto se stessa come una ragazza di servizio, una fantesca, con la gonna lunga e un grembiule lungo, che teneva in braccio un bambino piccolo, poi di colpo è arrivato di carriera un soldato a cavallo e chinandosi ha tagliato di netto con la spada la testa del bambino. L’immagine è stata fortissima, del tutto veridica, e lei si è spaventata a morte.

La nostra mente è veramente una cosa strana dove sarà sempre difficile distinguere il vero dal falso.
In un convegno a Riccione una volta venne un medico di Napoli che praticava l’ipnosi, portando con sé una ragazza molto giovane. Arrivarono di corsa, all’ultimo minuto, un po’ stravolti per il lungo viaggio da Napoli, montarono un lettino sul palcoscenico e il medico in pochi minuti ipnotizzò la ragazza. Aveva raccontato di aver scoperto che, mettendo in stato di ipnosi certi pazienti, era più facile arrivare alla causa dei loro disturbi. .
Dunque questo medico ipnotizzò la ragazza. Per quanto la preparazione della scena fosse durata poco, ricordo che si era formata nel grande cinema-teatro una grande aspettativa e una tensione che si poteva tagliare col coltello.
La ragazza perse coscienza e il medico cominciò a interrogarla, chiedendole chi era e dove fosse ecc. Venne fuori una voce cavernosa, di ragazza povera e ignorante, molto più grande di quel che lei era. Era sempre una ragazza di Napoli, nell’ultimo periodo della guerra, era una ragazza madre che viveva in un basso. Il dottore le chiedeva del suo bambino, di Nino, e le chiedeva di cercarlo. Al che la ragazza, con questa voce cavernosa, cominciava a chiamare: “Nino, Nino!”. Poi si metteva a cercarlo e infine lo trovava straziato da una bomba. A quel punto saliva dalla ragazza un urlo così spaventoso di animale ferito, come di lupa, che non finiva mai, così spaventoso che la gente nel cinema cominciò a urlare: “Basta! Basta” Finitela! Svegliatela! Svegliatela! Fatela smettere!” E allora il medico in pochi minuti la svegliò, di nuovo con la sua voce di prima, senza memoria di quel che era successo e col viso pieno di lacrime. E tutti e due ripartirono di corsa, come erano venuti, per Napoli, mentre noi del pubblico siamo rimasti lì, senza spere se essere schifati dalla rappresentazione o meravigliati, da come tutto si era svolto in fretta..

Jung cominciò a sentire in sé delle personalità alternative che era molto piccolo. Da una parte sentiva di essere un ragazzo, da un’altra si sentiva un personaggio maestoso e importante del 1700, come avesse due personalità, una da scolaretto insicuro, l’altra da uomo potente, anziano, vestito di nero, che portava scarpe con fibbie e parrucca bianca e andava in una grande carrozza nera, un tipo di carrozza che poi vide veramente. Pensava di appartenere al 1700 e si sentiva defraudato, come se qualcuno gli avesse sottratto una vita. Il 1700 sarà un motivo ricorrente nella sua vita e nella sua opera; ci fu sempre qualcosa, un libro, una casa, un sogno… che lo legavano a quel secolo, anche se non accettò mai l’idea di una reincarnazione personale.

Le fobie sono molto interessanti. Una signora di nome Nadia, che ho conosciuto, ha come soprannome Lalla perché da piccola diceva di non chiamarsi Nadia ma Lalla, e ha una fobia precisa, il fuoco, ha paura di morire bruciata, per cui in albergo cerca una camera a pian terreno, da cui si possa fuggire rapidamente in caso di incendio e controlla sempre che vi siano estintori vicini. Da piccola, quando qualcuno le era antipatico, allungava verso di lui il braccio gridando: “T’affoco, t’affoco!”. Ha anche un forte interesse per l’India, in particolare per le sante indiane e ha nel portamento la gravità delle donne indiane, è anche scura di pelle e di occhi e porta lunghi capelli neri e corvini. Poco dopo averla conosciuta ho letto che una delle maggiori sante indiane si chiamava proprio Lalla, era una eremita, una donna maestosa, molto energica e bella, che meditava nelle montagne, in completa nudità. Questo attraeva i montanari che la beffavano, al che lei li minacciava di infocarli, finché un giorno questi, stufi delle sue minacce, le dettero fuoco veramente.

..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Ciao Viviana,
    scrivi sovente di un meeting a Riccione, quanto tempo fa è stato fatto? Lo rifaranno ?
    Ho avuto in passato degli episodi di deja-vu. Anni fa mi sembrava di vedere un uomo col bastone all’angolo della strada,l’allucinazione era sempre preceduta da un senso di soffocamento e di fauci asciutte,deglutivo di continuo, e mi lasciava un senso struggente di nostalgia. Gli episodi perdurarono per una quindicina d’anni ,finchè incominciai a fare esercizi di yoga, e dopo svariati mesi una notte mi svegliò un forte lampo DENTRO la mia testa , durante un sogno,e da allora gli episodi cessarono quasi del tutto.Ne ebbi ancora qualcuno in un periodo di forte stress (cambio di lavoro e casa).Insieme si presentarono anche una serie di verruche sulle mani,non ne avevo mai sofferto. Sparì tutto quanto insieme quando la situazione si stabilì.

    Commento di Paola Lombardo — agosto 23, 2010 @ 10:43 pm | Rispondi

  2. Ciao Paola
    c’è una casa editrice che tratta argomenti esoterici, le Mediterranee, e ogni anno fa un convegno a Riccione a primavera. Questo è quello di quest’anno http://www.ediz-mediterranee.com/it/pg_19.html, il suo catalogo è questo: http://www.ediz-mediterranee.com/it/pg_19.html. In genere nelle librerie esoteriche verso aprile trovi il depliant del nuovo convegno.
    Io ci sono andata per molti anni, incuriosita anche dalle persone anomale che partecipano, poi gli argomenti sono sempre gli stessi e ho smesso di andarci, anche perché io non guido e inizialmente era molto comoda perché era in centro di Riccione e ero a due passi dalle pensioncine convenzionate col convegno, poi si è spostata all’hotel delle Conchiglie sul lungomare che per me è scomodissimo perché lontano dalle pensioni, infine sono sopraggiunti problemi di locomozione per cui ho smesso di andarci. In genere dura 5 o 6 giorni ma io ci andavo solo per due o tre ed evitavo gli stage a pagamento.
    A parte gli appuntamenti o i contatti con i sensitivi, de la presentazione dei libri delle Mediterranee, tutto si svolge in un cinema teatro dove si sta dalle 9 del mattino fino alle 22, e dove si assiste a spettacoli (per es. la danza del fuoco azteca o i mantra tibetani), filmati e conferenze. E’ interessante per chi si interessa di questi argomenti e ne sa poco, per me ormai era tutto superfluo e di molte cose ne sapevo di tu tanti.
    La tua allucinazione dell’uomo col bastone è interessante ma ne posso dire poco. Immagino che si fosse formata in te una bolla di memoria incompleta e che questa ad un tratto sia espolosa.
    Le verruche hanno origine ignota, si dice che siano di origine psicosomatica e che scompaiano con l’ipnosi.
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — agosto 24, 2010 @ 6:34 am | Rispondi

  3. Grazie per le informazioni sul convegno, quest’anno me lo sono perso , mi organizzerò per l’anno prossimo.
    Data la mia scarsa esperienza nelle materie trattate sarà interessante seguire il prossimo.
    Ciao!

    Commento di Paola Lombardo — agosto 25, 2010 @ 9:04 pm | Rispondi


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