Nuovo Masada

luglio 26, 2010

MASADA n° 1172. 24-7-2010. Ma quale informazione c’è in Italia?

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:30 pm

Informazione giornalistica e televisiva oggi in Italia – Il Supercapitalismo –
La globalizzazione civile – Il discorso del ventaglio – La beceraggine della Lega – Fede e le agende rosse ‘comuniste’ di Borsellino

Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata
Margaret Mead
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Come diceva Churchill, la tesi più forte contro la democrazia è fare quattro chiacchiere con l’elettore medio”.
Ricardo
..
Thomas Jefferson nel 1787. “Se fossi costretto a scegliere fra un governo senza giornali, o giornali senza un governo, non esiterei a preferire la seconda scelta”.

Ma quale informazione c’è oggi in Italia?
Viviana Vivarelli

Sono lieta di aver scritto su Nuovo Masada l’articolo denuncia contro l’Aulin e, dalle risposte che mi sono arrivate, sembra ce ne fosse bisogno, perché moltissime persone, come me prima, non sapevano nulla della sua nocività ed esecro una stampa davvero miserevole e servile (vd. il Corriere) che per piaggeria pubblica intere pagine sulla laurea in filosofia della Barbara Berlusconi o fa titoloni sulle battutine più o meno idiote sui nostri leader e poi trascura completamente di riportare gli scandali legati ai conflitti di interesse sui farmaceutici e non ci mette in guardia con scoop sensazionali di denuncia su farmaci che possono ammazzarci e che gli altri paesi hanno bandito mentre noi continuiamo a venderli per i conflitti di interesse di Ministri come Sacconi.

Sono lieta anche di aver pubblicizzato la splendida invenzione del bioscanner, strumento per diagnosticare il cancro, su cui sulla stampa non ho letto parola.
masadaweb.org/2010/07/23/masada-n%C2%B0-1171-23-7-2010-la-cricca-sgangherata/

Ma come anche è avvenuto nella battaglia per salvare l’acqua pubblica non c’è giornale italiano (e qui si misura tutta la loro miseria e pochezza) che si sia preso l’incarico civile di sostenere il bene dei cittadini e di difendere in modo coerente un bene essenziale.
In Inghilterra, la difesa dell’ambiente, l’ecologia, la difesa dei beni comuni sta al primo posto e non c’è giorno che i giornali (The Guardian, The Financial Times, The Independent, Evening Standard, The Sun, Daily Express, Daily Mail, Daily Mirror, Daily Telegraph, persino il piccolo Metro, free press, che trovi gratis sulla metropolitana, non mettano in prima pagina un articolo sulla difesa dell’ambiente. Si consideri che Metro che ora si sta diffondendo in tutto il mondo conta su 45 milioni di lettori. A Londra ci sono più quotidiani che in qualsiasi capitale della Terra.

In Italia il numero di copie vendute dei giornali è ferma dal dopoguerra. La diffusione dei quotidiani non è cresciuta col diminuire dell’analfabetismo, anzi la diffusione di copie vendute dal 75 al 65 è addirittura calata. Oggi in rapporto alla popolazione siamo sotto i livelli d’anteguerra. L’Italia era ed è fra i paesi più arretrati in Europa per diffusione e lettura della stampa. In Finlandia. Austria, Svezia, Inghilterra… la diffusione di quotidiani è 4 volte l’Italia.
Molti sono invece i periodici di gossip che contribuiscono a rendere ancora più squallida la condizione culturale e informativa di questo paese.
Per molti anni il periodico più diffuso in Italia è stato Famiglia Cristiana, con una catena di distribuzione privilegiata (le parrocchie) e una notevole modernità di contenuti rispetto alla tradizionale stampa cattolica. Ancor oggi è una delle testate di maggiore successo, con una diffusione di oltre 800.000 copie.
Il periodico più diffuso in Italia è Sorrisi e canzoni (di Berlusconi) con oltre 1.500.000 copie.
Regge da più di 40 anni l’Espresso.
Oggi le edicole sembrano piene di ogni sorta di riviste e gadget ma il numero di giornali letti non è aumentato, anzi dagli anni 80 è sceso del 15%. L’Italia è l’unico paese al mondo dove la lettura dei giornali diminuisce. Per questo giustamente Beppe Grillo ha sbeffeggiato la recente manifestazione degli addetti alla stampa contro la legge-bavaglio di B. In questo paese il bavaglio la stampa se l’è messo da sola da sempre.
Se l’Italia è un paese ignorante, incolto, teledipendente, dove la gente non legge, e di conseguenza non conosce e non pensa, è ovvio che non sappia nemmeno scegliere amministratori validi, e dunque, a maggior ragione, è vergognosa la responsabilità del csx di regalare la televisione a Berlusconi (vedi D’Alema e i due governi Prodi che non hanno voluto regolare il conflitto di interessi e hanno permesso il servilismo della RAI ai diktat di Berlusconi).
Si noti che, nemmeno con tutte le sentenze nazionali ed europee, Europa7 è riuscita ad ,andare in onda e oggi la Lega pretende la direzione anche di Rainews24 che dipende da Rai3, mentre due giorni su tre Berlusconi parla di chiudere l’insulsa e inerme Rai, pur dopo il licenziamento dalla RAI di qualunque voce critica, da Biagi a Santoro e il permanere di soggetti gravemente lesivi della libertà di informazione come Masi e Minzolini, che stanno uccidendo la Rai per servissimo a Berlusconi.

Il primo quotidiano d’Italia per diffusione è Il Corriere della sera, fermo a 500.000 copie, su una popolazione di 60 milioni di abitanti.
Seconda viene Repubblica con poco più di 400.000 copie, segue la Stampa con 264.000.
E’ importante il gruppo dei giornali sportivi, la Gazzetta dello Sport con 300.000 copie, Stadio 200.000, Tuttosport 111.000 (questi tre da soli fanno 600.000 lettori e si posizionano come la lettura principale degli italiani).
Sole 24 ore ha 176.000 lettori ed è sceso in caduta libera con la pessima direzione di Riotta. L’Unità ha una media di 50.000 copie.
I famosi giornali di B pieni di falsità, propaganda e diffamazioni, il Giornale e Libero, vendono solo 280.000 copie, che sono anche fasulle in quanto spesso fasci di questi giornali sono esposti gratis in esterno e figurano come venduti.
Roma capitale, invece di avere un giornale degno di stare a livello europeo, ha un giornalucolo di basso profilo, Il Messaggero, da piccolo buco di provincia, gestito da Caltagirone, il più grande costruttore d’Italia, la cui figlia ha sposato Casini.
In Italia abbiamo poi vari giornaletti locali dall’ottica limitatissima che veramente non si sa cosa ci stanno a fare e rendono ancora più angusta e provinciale l’informazione.
Su tutti è piovuto il sarcasmo durissimo di Beppe Grillo e la sua proposta ad iniziativa popolare di abolire il finanziamento pubblico ai giornali, che è uno dei tanti scandali d’Italia, perfettamente voluto dalla Lega per partecipare alla mangiatoia pubblica.
E, se a Roma la situazione è squallida, va anche peggio nel Sud, in Sicilia o in Padania dove si leggono solo striminziti giornaletti locali, che in Padania sono retti dalla Lega, in Sicilia dalla mafia o da imprenditori corrotti come Ciarrapico, il re delle acque minerali e delle cliniche private che gestisce una serie di 12 giornalucoli nel Lazio per cui lo Stato gli regala 5 milioni l’anno, sempre per la serie degli sprechi di partito e di quella Roma ladrona tanto decantata in piazza ma che piace tanto alla Lega al punto che questo scandaloso finanziamento pubblico a giornali e bollettini è nato proprio con una legge della Lega.

In Italia l’informazione la fa la televisione, di proprietà o sotto controllo di B e che raggiunge molte più persone di tutti i giornali di opposizione messi insieme, per cui il 99% degli italiani sa le cose dalla televisione.

Per gli italiani all’estero segnalo questo collegamento che permette di scampare alla tv tappetino di Minzolini:
tvtoolbar.org/gadget_chrome/tvplayer.php?subcategory=368&category=24

Uno scandalo tutto italiano è dato dai finanziamenti pubblici ai giornali (Beppe Grillo ne chiese l’abolizione con una legge a iniziativa popolare, cassata non si sa perché, o per aver raccolto 550.000 firme sulle tre proposte insieme, mentre dovevano essere su ognuna separatamente, o per essere stata la richiesta presentata nell’anno anteriore la scadenza di una Camera o nei 6 mesi dopo la convocazione dei comizi per elezioni successive (?).Essendo stata la legge sempre poco chiara, non è facile dare giudizi su Grillo per eventuali errori. E’ del resto visibile che quando ha fatto comodo, la legge è stata interpretata o variata secondo l’interesse del potere prevalente, si vedano le contestazioni alle liste di Formigoni o Polverini, o Formigoni eletto governatore per la quarta volta o Errani eletto per la terza volta, contro la legge vieta un terzo mandato consecutivo.
Comunque sia, non c’è mai stata raccolta di firme per leggi a iniziativa popolare che sia stata esaminata dal Parlamento. Sono state fatte fuori tutte prima. E’ questo è un altro chiaro indizio che in Italia una democrazia non c’è stata mai. E ora, poi che il Parlamento è nominato dai capi partito, grazie all’immonda riforma elettorale di Calderoli, è stata scippato agli elettori anche il diritto di scegliere i propri candidati, in pratica è stata distrutta la sovranità popolare. E con un Berlusconi che non solo ha ridotto il Parlamento a un timbro da apporre coattivamente sui suoi diktat senza discussione alcuna, ma ha governato con 58 decreti, 30 voti alla fiducia, e 39 leggi ad personam, si può dire, con Sartori, che non siamo più in una democrazia ma in un Sultanato.

La legge sul finanziamento pubblico ai giornali (che non si sa se brucia 200 milioni di danaro pubblico o 600) fu espressamente voluta nel 1981 dalla Lega, la stessa che nelle piazze finge di gridare contro Roma ladrona, ma che, per non perdere mangiatoie, si è opposto anche all’abolizione di enti inutili come le Province, una abolizione che da sola avrebbe significato il risparmio di ben 17 MLD sui 25 della manovra di Tremonti, evitando i micidiali tagli inferti alla scuola, alla sanità e alle forze di polizia con grave danno per tutto il paese.
Naturalmente anche in tempo di crisi si è evitato con cura di eliminare lo sperpero di denaro pubblico regalato all’editoria e rubati dalle nostre tasche.

In nessun paese del mondo si finanziano i giornali, al contrario lo Stato offre loro importanti fette del mercato pubblicitario. Da noi Berlusconi, in quanto maggiore concessionario televisivo, ha preteso che il grosso della pubblicità forse riversato sulla televisione, voce che costituisce una fondamentale ricchezza di Mediaset, mentre in Europa la televisione può assorbire al massimo il 30% del totale e il 70% è diviso tra stampa e radio.
Sempre per favorire le casse di Berlusconi, una Rai in deficit è stata obbligata dallo stesso a rifiutare l’offerta di Sky di distribuire sul satellite i programmi di Raisat (e cioè, Extra, Premium, YoYo, Smash e Gambero Rosso) e che offriva alla Rai ben 475 milioni di € per 7 anni, per i prodotti di Raicinema e per i proventi pubblicitari ricavati dalla Rai sulla piattaforma di Sky.
475 milioni di € è una cifra enorme (quasi il doppio del capitale sociale della RAI che è di 242 milioni di €), 5 volte superiore al buco pubblicitario stimato dal direttore Mauro Masi.
Ma anche la Rai, sembra, deve fare gli interessi di Berlusconi, il capo del partito-azienda e il cda RAI è in maggioranza formato da persone di Berlusconi, messe lì per fare gli interessi di Mediaset e non di RAI.
Masi, rinunciando all’offerta Sky, che non è sua concorrente sul mercato, perderebbe anche i 100 milioni di share sul satellite, per favorire Mediaset che è invece la sua concorrente e che farà di tutto per ammazzarla.
Bisognerebbe a questo punto che le associazioni consumatori ricorressero al TAR per interruzione di pubblico servizio, dato che la legge impone alla RAI programmi disponibili su tutte le piattaforme distributive.

Si tenga conto che grazie all’obbrobrio del canone, la Rai ha un tetto pubblicitario del 5% mentre Mediaset ha un tetto del 15 %.
Mediaset ricava dalla pubblicità il triplo della Rai, oltre a ciò è spesso Mediaset che fornisce gli spot anche alla RAI. Così Mediaset ricava dalla pubblicità il triplo della RAI. Anche sul canone alla fine ci guadagna Berlusconi con la sua azienda.
Feltri ha lanciato la finta campagna per l’abolizione del canone Rai al grido di “Perché pagare per Santoro?”. Si dovrebbe rispondergli: “E perché pagare per Minzolini?” Ma la risposta vera che Lega e Feltri stanno bene attenti a non dare è: “Si paga il canone per assicurare gli incassi alle reti televisive del presidente del consiglio”.
Mediaset dipende dalla pubblicità che le procura 1,9 miliardi di € su un giro di affari di 2,5 miliardi.
La RAI, che ha un fatturato di 2,7 MLD, prende 1 MLD e 600 milioni dal canone e solo 900 milioni dalla pubblicità.
In Italia le tv si accaparrano il grosso, lasciando solo gli spiccioli ai giornali, In tal modo i nostri giornali incassano la metà dei concorrenti stranieri, l’altra metà è risarcita tramite le nostre tasse. Anche qui noi paghiamo più tasse per permettere a Berlusconi di fare più incassi. Basterebbe fissare anche in Italia il tetto massimo di pubblicità in tv. Ma la condotta dell’attuale opposizione è stata solo squallida, permettendo tutto il peggio e anzi agevolando Berlusconi in ogni modo possibile nei suoi abusi.
Ovviamente, se i giornali godessero di più introiti pubblicitari non avrebbero bisogno di finanziamenti statali e avremmo una tv più snella e non oberata da masse gigantesche di spot, che creano classi di consumatori e non di elettori.
Comunque, grazie a questi finanziamenti leghisti, sopravvivono giornali che in qualunque paese dovrebbero sparire o essere rifondati per legge, come Il Riformista e Libero.
Il Riformista si appoggia a un partito “Le ragioni del socialismo’ che non esiste più. Libero si basa addirittura sul Partito Monarchico, ugualmente inesistente.

Al di fuori di queste vantaggiose spartizioni politiche e imprenditoriali di fondi pubblici, non si capisce perché lo Stato italiano dovrebbe finanziare l’editoria privata, tanto più che il grosso dei contributi all’editoria va ai grandi gruppi editoriali e, invece di favorire la concorrenza, non fa che limentare un oligopolio.
I contributi sono spesso assurdi, dati ad inutili giornali di partito che nessuno legge (provate a chiedere in edicola se solo sanno cosa sono ‘Il Socialista Lab’ e ‘Il Campanile Nuovo’, che insieme hanno avuto nel 2008 oltre un milione e mezzo di €).
Persino il quotidiano ‘Sportsman – Cavalli e Corse’ solo nel 2008 ha avuto contributi pubblici per 2 milioni e 530.000 €.
C’è poi la galassia di quotidiani e periodici clericali.
Con questa furbesca leggina leghista, i soli quotidiani di partito, che sono lobbye e non organi di informazione, ci rubano 30 milioni di € l’anno.
Ma ciò non basta: nel computo dei fondi da regalare ai giornali, si froda persino la legge, con contributi che la sforano ampiamente anche del doppio.
Un giornale a caso, Europa, ex quotidiano della Margherita e ora del PD, calcolando il contributo di legge sul 40% dei costi fissi e il n° della tiratura, dovrebbe ricevere 1,7 milioni di €, invece ne ha avuti 3.599.00. Ed è così per tutti, allo stesso modo dei rimborsi elettorali che sono gonfiati o dell’8 per mille che è calcolato una tantum.
La Lega parla tanto degli sprechi del Sud, ma su quelli dellla casta a cui appartiene non apre bocca. E persino la sua difesa della caccia allargata anche ai migratori e sforando i tempi dovuti o la sua richieste di un porto d’armi per tutti anche ai sedicenni nasconde un interesse a fondi pubblici, con una Federcaccia in rosso per almeno un milione di € malgrado riceva contributi pubblici per 1,8 milioni.
Oltre ai 200 milioni di contributi diretti per l’editoria si aggiungono i contributi indiretti che sono enormi: tariffe postali e telefoniche agevolate (Mondadori, Sole 24 ore e RCS da sole, nel 2005 hanno avuto più di 50 milioni di contributi indiretti), contributi alle emittenti telefoniche e televisive ecc.

Visto il livello bassissimo di informazione e verità italiana e il condizionamento della stampa a interessi forti, politici o di mercato, non si può prendere come alibi il sostegno a chi favorisce la concorrenza, il pluralismo, e la diffusione dei fatti e quindi il processo democratico.

In Italia, con l’appoggio implicito o esplicito della cosiddetta opposizione, si è ottenuto il risultato di asservire un intero paese agli interessi finanziari e di potere di un solo individuo, o di una sola cricca che in quell’individuo si identifica, calpestando ogni interesse generale.

Il caso Mediaset-RAI è illuminante. Ma, dietro, non ci sono solo soldi che girano e affari a senso unico che corrono. C’è anche, per nostra sciagura, l’assassinio di diritti fondamentali, come una giusta e pluralistica informazione, una libera espressione del proprio giudizio, una auspicabile concorrenza di mercato, nella priorità che gli interessi generali di una Nazione prevalgano su quelli particolari di singoli e corrotti affaristi e nel diritto sacrosanto di un paese ad essere rispettato nella sua formazione culturale, nella sua crescita morale, nel suo aprirsi a ideali e valori sempre più limpidi e universali, che non siano quelli turpi di un magnate del mercato che antepone il proprio interesse e potere a quelli di un intero paese.

In Inghilterra i quotidiani nazionali sono quasi sempre indipendenti dai partiti.
In Italia i giornali o fanno interessi personalistici di capipartito o dipendono dagli interessi di mercato di gruppi imprenditoriali. Il grosso dell’informazione la fa la televisione, dove tutto discende dagli ordini di un boss mafioso come B e parlare di Rai e di servizio pubblico, davanti a un Masi o a un Minzolini, è un’oscenità.
In Inghilterra l’Evening Standard, principale quotidiano di Londra, vende 3 milioni e mezzo di copie, mentre in Italia il principale quotidiano della capitale, Il Messaggero di Caltagirone, vende 250.000 copie (il direttore Roberto Napoletano è stato scelto ovviamente da Caltagirone dopo il pessimo Gambescia, che passò persino all’Unità, tanto per parlate di scelte sbagliate).

Ma qualcuno arriva a credere che, se in nessun paese del mondo la stampa riceve finanziamenti da parte dello Stato, sono i vari paesi del mondo a sbagliare e che anzi l’esempio dell’Italia dovrebbe essere imitato “per non far morire la libera stampa. Assurdo! Sarebbe come dire che una stampa alternativa o di sinistra può vivere solo se sovvenzionata! Altro assurdo, smentito peraltro dai fatti. La stessa presenza di un quotidiano come ‘Il fatto’ che rifiuta i finanziamenti pubblici e se la cava benissimo lo stesso è chiara prova che se un giornale, per vivere, deve abbarbicarsi ai finanziamenti pubblici, merita solo di sparire. Come qualcuno dimentica che una televisione pubblica, per esistere, non richiede per forza il canone.
E’ da dire che se in Italia la formazione e l’informazione la fanno la televisione, il canone televisivo italiano è il più basso dì’Europa: Svizzera: 311 €; Austria: 260; Norvegia: 241; Finlandia: 224; Germania: 215; Svezia: 191; Irlanda: 160; Inghilterra: 148; Francia: 116; Italia: 107.

In Gran Bretagna, la BBC, che propone 8 canali tv interattivi, 10 network radiofonici, più di 50 emittenti TV e radio locali, viene finanziata ogni anno esclusivamente attraverso il canone pari a 176 euro. Particolarmente severe risultano, poi, le sanzioni per chi viene scoperto moroso o evasore della tassa sulla Beeb (come viene soprannominata dai Britannici la BBC) che arrivano anche alla custodia cautelare.

Ma c’è chi il canone lo ha abolito per la tv pubblica: Paesi Bassi, Portogallo, Ungheria e Spagna. Eppure queste tv vivono bene lo stesso.

Publitalia è la concessionaria esclusiva di pubblicità del Gruppo Mediaset in Italia, raccoglie 3 miliardi di euro di introiti pubblicitari da più di 1.100 clienti su un totale di circa 5 miliardi di euro del mercato pubblicitario televisivo. La quota di mercato è pari a circa il 60% per il settore televisivo e al 36% del totale mercato pubblicitario su tutti i media nazionali; in pratica più della raccolta proveniente da tutta la carta stampata italiana.
La sua quota di raccolta pubblicitaria rispetto al totale mercato nazionale è eccessiva da qualsiasi punto di vista la si guardi.
E’ anche in contrasto con la Direttiva Europea Televisione senza frontiere.
Gentiloni provò a fare una legge che fissasse un tetto del 45% sulla raccolta pubblicitaria per ogni operatore televisivo. Ma l’Autorità garante della concorrenza e del mercato si oppose e poi il Governo di csx cadde, del ddl non se ne fece di nulla e la posizione di Berlusconi restò predominante. Anzi l’Europa stabilì che il veto alle posizioni dominanti valeva solo per le grandi aziende ma non per il mercato pubblicitario televisivo, come se questo non fosse parificabile a una grande azienda e, nel caso di Berlusconi, lo è.

Oggi l’unico modo per avere un’informazione pluralistica o critica è internet.
Di Pietro la usa ampiamente ma è davvero surreale che questo strumento sia quasi del tutto assente per far sentire la voce del PD o della sinistra estrema o dei verdi. E nessuno dei partiti ufficiali o extraparlamentari è stato in grado di fare dei blog seguiti e essenziali come quelli di Grillo o di Di Pietro.
I blog hanno sostituito i giornali, e chi segue qualche blog interessante smette di guardare la televisione e di essere manipolato dalla propaganda mediatica di B (è curioso che all’emersione dei mandanti delle stragi di mafia e degli scandali della cricca, B abbia detto che era “sotto furibondi attacchi mediatici”, quando proprio lui è il mandante da 18 anni di manipolazioni mentali delle teste degli italiani).
E’ difficile stimare quanti italiani usino internet, si parla di più di 20 milioni di persone, ma non è detto che lo facciano per un’informazione migliore e non per chattare o cercare siti porno. Tuttavia B capisce benissimo il pericolo costituito dai blog come diffusori di notizie e screditanti l’informazione di regime e tenta sempre nuove leggi per censurare internet (ultima la legge-bavaglio che equipara i blog amatoriali alle testate giornalistiche chiedendo correzioni di eventuali notizie difformi entro 72 ore pena 12.000 euro di multa).
La popolazione mondiale è di 6 miliardi di abitanti. Più di un miliardo usa internet.
In testa Cina (pur con tutta la sua censura), Stati Uniti, Giappone, Germania, Inghilterra: 36.7 milioni, Francia 34, India, Russia, Brasile: 27.7 milioni, Corea del Sud: 27.3 milioni, Canada: 21.8 milioni, Italia: 20.8 milioni. Siamo dodicesimi sotto India, Corea del sud e Brasile, tra gli ultimi in Europa.
In Italia non si investe nella diffusione della rete. Il disastroso monopolio di Telecom e gli intenti di censura dei vari governi dell’ultimo ventennio ci mettono all’ultimo posto nell’Europa occidentale insieme al Portogallo per numero di utenti e agli ultimi posti comprendendo anche i paesi dell’est per connessione internet (sotto di noi Grecia, Bulgaria e Romania). E con B siamo addirittura peggiorati. La diffusione della rete italiana è ancora molto lontana dai livelli dei paesi più evoluti e notevolmente al di sotto della media nell’Unione Europea.
Dopo le dimissioni del pessimo Scajola, da tre mesi non abbiamo nemmeno un Ministro dello Sviluppo e delle Comunicazioni, i poteri sono stati assunti ad interim da B e vediamo che uso ne abbia fatto: incrementare gli utili e il potere della propria azienda. Il famoso programma delle tre I di B (internet, impresa e inglese) è stato una buffonata.
Interessante la crescita delle donne in internet che ha superato il 50% e che sta crescendo in tutto il mondo.
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Il fatto quotidiano
Ai quotidiani italiani dal settembre 2009 (10 mesi) è da aggiungere Il fatto quotidiano (il nome è un riferimento alla trasmissione Il fatto di Enzo Biagi), fondato a diretto da Antonio Padellaro.
L’editore ha rinunciato ai fondi del finanziamento pubblico per l’editoria e di sovvenzionarsi soltanto con i proventi della pubblicità e delle vendite e dimostra che un giornale può vivere anche senza sussidi di Stato.
Il quotidiano è edito dalla Editoriale Il Fatto S.p.A., società per azioni priva di un azionista di riferimento. Secondo lo statuto societario il 70% delle quote è degli azionisti imprenditori, ognuno dei quali non può possedere più del 16% del capitale sociale che nel settembre 2009 ammontava a 600.000 €. Il restante 30% delle azioni è detenuto dagli azionisti operatori (giornalisti) i quali, grazie alle norme statutarie, sono determinanti per qualsiasi decisione rilevante riguardante il giornale. Lo statuto infatti prevede una maggioranza qualificata del 70% più uno per decisioni riguardanti la linea editoriale e la nomina del direttore.
Privo di un azionista di maggioranza, Il fatto si pone come voce indipendente nel panorama giornalistico italiano, puntando a dare notizie e a trattare i temi che gli altri media trascurano.
Il fatto ha una tiratura di 150.000 copie, numero notevole di fronte alle 50.000 copie vendute in media dall’Unità o alla 110.000 copie di Libero diretto da Feltri, che prende 3 milioni e 370.000 di € l’anno, e nei soli 7 anni 2003-2009 ha usufruito di 40 milioni di fondi pubblici, o alle 70.000 copie de Il giornale, per non parlare dei 7,8 milioni a Libero o dei 6 milioni di Avvenire.

Analogamente, le liste 5 stelle di Beppe Grillo hanno rinunciato ai rimborsi di Stato, che valgono 1,7 milioni di euro. Esse erano state presentate in 5 Regioni su 13, raggiungendo il 6% in Emilia, e il 3,66 % in Piemonte.

Il Manifesto, che è da citare anche per la sua autentica forma cooperativa aveva nel 70 una tiratura di 70.000 copie.
Nel 2006 (dopo 35 anni di pubblicazione) si aggravò la sua crisi economica e il giornale rischiò di chiudere. Chiese aiuto economico ai lettori e fece pagare 5 euro l’edizione del giovedì. Così raccolse 1.700.000 €.
Loredana Bertè gli regalò 20.000 €. Ma nel 2008 era di nuovo in crisi.
Attualmente vende 20.000 copie e manca totalmente in molte regioni italiane o nei comuni piccoli. Prende dallo Stato 4.441.529 euro.

Liberazione nasce come settimanale nel 1971. Nel 2006 riceve 3.718.489 euro di contributi pubblici (i dati di questi contributi non sono mai aggiornati e facili da reperire). Pur non avendo rappresentanti in Parlamento, nella XVI Legislatura, ottiene questa somma grazie a un articolo inserito nel Decreto Bersani.
Vende forse 6.000 copie. Non ho i dati più recenti. E’ presente in pochissime edicole del paese.
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In Spagna Zapatero ha fatto due manovre correttive della tv pubblica combattendo contro un’opposizione durissima Nella seconda manovra ha ridotto drasticamente la pubblicità nella tv di Stato», i canali della Tve a un massimo di dieci minuti di copertura pubblicitaria ogni ora, un limite poi ridotto a 9 minuti nel 2010, annunciando una ulteriore «drastica riduzione».
In Spagna non esiste un canone televisivo e le emittenti pubbliche sono finanziate dalla pubblicità, dallo Stato e dalla vendita ad altre televisioni di prodotti televisivi.
Le tv spagnole, in particolar modo quelle private, abusano della pubblicità tanto da essere più volte richiamate dall’UE.
Nella prima riforma tv, Zapatero promise appena eletto di aprire il mercato a nuovi soggetti. Il suo obiettivo era di sgominare la politicizzazione di RTVE, accusata di essere da sempre filogovernativa.
La nuova legge del 2006 la finanziò con contributi di Stato al 50%, per il 40% con la pubblicità, il 10% con vendita programmi all’estero.
Il cda dura 6 anni con 8 membri eletti in parti uguali tra Camera, Senato, sindacati e Consiglio audiovisivo ed elegge con maggioranza di 2/3 il direttore generale. La RTVE è diventata una fondazione.
Lo ripeto: in Spagna non esiste canone.

E ora a peggiorare le cose, arriva in Italia la legge Bavaglio.
Il Pd arriva alla turpitudine di appoggiarla.
Ma, come dice Di Pietro, “Se una legge continueue 50 schifezze, e tu ne correggi 25, restano le altre 25. E questa legge ha tantee schifezze che può solo essere ritirata”.
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Beppe Grillo

Il Supercapitalismo è un tirannosauro in libertà incontrollata. La sua gabbia si è spalancata in modo definitivo con il crollo del Muro di Berlino il 9 novembre 1989. Da allora non ha più limiti, è diventato bulimico, divora quel che resta delle socialdemocrazie senza sosta. E cresce, cresce anno dopo anno. Il World Trade Organization (WTO) è nato nel 1995, sette anni dopo. Vi aderisce il 97% delle nazioni mondiali, ha l’obiettivo di abolire ogni barriera tariffaria al commercio internazionale per tutto : beni commerciali, servizi, proprietà intellettuali. La produzione si è delocalizzata ovunque nel mondo dove il costo del lavoro è più basso perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l’ambiente. E spesso gli stessi diritti minimi con l’arruolamento sotto le bandiere del profitto di schiere di bambini schiavi.
Le multinazionali hanno incassato i guadagni del Supercapitalismo, hanno protetto il loro TRex attraverso i media che ne hanno decantato, e ne decantano le virtù, e demonizzato i no-global. Il mercato e la democrazia si sono fusi, come se l’uomo fosse, egli stesso, diventato un prodotto in scadenza. Le conquiste di generazioni di persone per ottenere uno Stato sociale (che altro può essere uno Stato se non sociale?) sono state cancellate, e quelle che rimangono ancora sono trasformate senza sosta in disservizi per la gloria del TRex come è avvenuto per l’acqua pubblica: “Gli acquedotti non funzionano? Diamoli ai privati!”. Meno Stato, più Mercato.
Si può controllare un TRex affamato? Il suo stomaco è il pianeta. I derivati, i futures, gli swap hanno potuto infettare per quasi un ventennio le banche mondiali nell’indifferenza degli organi di controllo degli Stati e delle organizzazioni internazionali. Un nuovo 1929 che è iniziato, ma non è ancora finito. Gli Stati sono diventati mercanti, fabbricanti di illusioni ottiche, specialisti del debito. Decine di Stati sono già falliti, altri seguiranno. Per il momento, per tranquillizzare il TRex, si fabbrica nuovo debito che si aggiunge al debito. Un controsenso.
L’Italia nel suo piccolo non si sottrae al banchetto. Le immagini di Gianni Agnelli e Luciano Lama sembrano fotomontaggi. Marchionne e Rinaldini sono due rette parallele, non potranno mai incontrarsi. Marchionne ricatta il Governo, e può farlo, legittimamente, il TRex è alle sue spalle per proteggerlo. La Serbia e la delocalizzazione a 400 euro al mese per operaio lo aspettano. Il Supercapitalismo è un eccesso, morirà di sé stesso e sarà sostituito da un altro eccesso uguale e contrario. Questo, come è ovvio, se non moriremo prima noi.
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La globalizzazione civile
Claudio Martinotti Doria
www.cavalieredimonferrato.it

La vera globalizzazione in corso, quella che ha portato veramente un progresso nell’evoluzione della civiltà umana, a mio avviso è esclusivamente quella che ha riguardato l’informazione diffusa e la comunicazione della società civile internazionale, per il tramite della rete (Internet).
Ha ottenuto più risultati sulla qualità della vita e sulla politica sociale di quanto non abbiano influito altri settori, compreso il tanto decantato “tecnologico” (nel quale si sono riposte troppe speranze risolutive), che ha finito per esasperare con la sua iperproduttività innovativa ad oltranza ed ha perso il contatto con la sensibilità e la cultura umana, inflazionando il mercato di prodotti ipertecnologici inutili e dannosi.
Vi faccio un esempio concreto di cosa intendo.
Su un blog di un gruppo della società civile che si oppone alla costruzione del previsto inceneritore di Parma, qualche giorno fa è comparso un messaggio a firma di Akemi Nishimura, giornalista giapponese: “Ho molto paura che inquina anche parmigiano reggiano e prosciutto di parma e curatello che entra anche in Giappone.”
Questo commento incisivo ed inequivocabile, viene diffuso anche sui blog giapponesi, nei quali tradotti in giapponese iniziano ad essere pubblicati articoli di giornalisti locali italiani che riassumono la situazione parmigiana a rischio di contaminazione e di grave danno di immagine per i prodotti alimentari tipici locali, che ha causato anche l’invio di migliaia di cartoline e missive di famiglie seriamente preoccupate per le ripercussioni che ci saranno sui prodotti di eccellenza del made in Italy.
I nostri politici, sempre schiavi del business e dello sviluppo cementificatorio e della produzione ad oltranza, che solitamente non vedono oltre la punta del loro naso, ovviamente una simile reazione non l’avevano neanche considerata. Ovviamente oltre al rischio di danneggiare le vendite dei prodotti locali, occorre aggiungere il serio rischio di perdere anche flussi turistici.
Questo stato di cose spaventa i detentori tradizionali del potere, che in fondo non si sono ancora discostati molto dalla cultura e metodologia dell’Ancien Régime, i quali soprattutto in Italia hanno già presentato decine di proposte di legge per limitare le libertà della rete, per poter oscurare i siti discrezionalmente, per cercare di allontanare la gente dalla rete, e magari farla tornare alla TV spazzatura e lobotomizzante, che ha loro consentito di pervenire al potere politico e di rimanerci nonostante la loro ignavia, insipienza, corruzione ed incompetenza.
Non che gli USA siano messi meglio che da noi, essendo notizia attualissima che l’FBI ha chiesto al provider americano BurstNet di oscurare alcuni siti per motivi di sicurezza nazionale, e questi applicando un’autocensura quantitativa urgente, ne ha oscurati ben 70 mila di colpo, forse per essere certi di non sbagliare bersaglio … che sarebbe come sparare sulla folla con una mitragliatrice di grosso calibro per colpire un moscone …
Per farla breve, gli unici spazi di libertà rimasti sono in rete, finché non la oscureranno, ma in tal caso ci si sposterà su quei territori nazionali autonomi che si presteranno (e qualcuno lo ha già fatto, in primis l’Islanda, seguita da altri stati di piccole dimensioni) ad ospitare i server e a non applicare alcuna censura. Non si può impedire alle persone di pensare e di comunicare, si può solo cercare di indurle all’ignoranza ed alla demenzialità, come in Italia.
Se i politici al potere avessero cultura ed intelligenza sufficiente, saprebbero che la rete oltre a fare da cassa di risonanza, consente anche di limitare e subliminare la rabbia e l’aggressività sociale di fronte alle loro scempiaggini, beceraggini, cialtronerie, abusi, parassitismi, ecc., che altrimenti si sfogherebbe nella realtà, elevando a livelli esponenziali le tensioni, i conflitti e le intolleranze sociali.

Il discorso del ventaglio
Napolitano

“Ci indigna e allarma l’emergere di fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie, ma la nostra democrazia dispone di anticorpi: la reazione morale dei cittadini, i principi costituzionali, le leggi per applicare tali principi”.
”Occorre definire il miglior bilanciamento possibile tra i valori e diritti, tutti ugualmente riconosciuti in Costituzione. Questo è stato lo sforzo compiuto e ancora in atto a proposito della legge in materia di intercettazioni e non si può che apprezzarlo dandone merito alla dialettica parlamentare”.
”Si deve intervenire senza alcuna incertezza o reticenza su ogni inquinamento o deviazione della vita pubblica o nei comportamenti di organi dello Stato ma senza cedere a nessun gioco al massacro tra le istituzioni e nelle istituzioni”.
”L’istituzione Governo non puo’ ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quello della nomina del titolare del ministero dello Sviluppo economico o del presidente di un importante organo di sorveglianza come la Consob”.
“Sono ”certo” che il Parlamento stia per ”procedere alla dovuta elezione dei componenti laici del Consiglio Superiore della magistratura”
”Il problema dei giovani non impegnati” nel mondo del lavoro o in quello dello studio è il problema numero uno dell’Italia”
“Non mi interessano scenari politici ipotetici di qualsiasi genere”.
“Non c’è spazio per l’autosufficienza né per la contrapposizione totale”,.
“Auspico che nel confronto emergano anche visioni diverse rappresentative sul piano politico delle attuali forze di maggioranza e delle attuali forze di opposizione non sottraendosi queste ultime alla prova e alle responsabilità cui sono chiamate in un quadre di feconda competizione come quello che dovrebbe caratterizzare la democrazia del’alternanza”.
“E’ necessaria un’ampia condivisione sui grandi obiettivi”.
“Per ora sicuramente vedo tanto squallore. Poi vedremo cos’altro emergerà “.
“Anche circa lo scandalo su ‘Eolico-P3’, lo squallore è certo. L’importante è che si riesca a far fare alla magistratura il proprio lavoro fino in fondo per accertare fatti e responsabilità “.
“Eventuali ritocchi alla Carta costituzionale devono essere ben mirati. Tra le riforme cruciali, vi sono certo anche le riforme istituzionali e modifiche ben mirate della Costituzione. Riforme che continuerò a sollecitare senza arrendermi al pessimismo. Peraltro quella vigente è una Costituzione che non impedisce ma consente e promuove interventi di forte carica innovativa come quelli dettati dal titolo V, in special modo per il federalismo fiscale nel quadro di una rinnovata unità nazionale”.

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Di Pietro: “Ha fatto bene il Presidente a lanciare l’allarme sulle ‘squallide consorterie’ , ma che l’Italia abbia gli anticorpi è ancora tutto da dimostrare”

La beceraggine della Lega
Viviana Vivarelli

Non possiamo separare le disgrazie italiane dalle colpe gravissime della Lega.
Quando al potere sale l’ignoranza becera, unita all’arroganza e alla prepotenza, è la feccia peggiore del popolino basso che occupa le istituzioni per il male di tutti.
Ma tra i tre mali, disumanità, avidità di potere e ignoranza, è proprio l’ignoranza ad avere il predominio, la barbarie di chi nulla capisce dei principi democratici e dei valori di uno stato civile, per incapacità e somaraggine, per incompetenza e rozzezza, e conquista i voti per aver eccitato istinti bassi di odio e separazione che parlano biecamente al ventre rettile degli elettori.
Non dubito che nel grossolano programma piazzaiolo di Bossi abbiano figurato richieste di onestà e rettitudine, forse anche idee molto vaghe di controllo popolare sugli sprechi del fisco e gli abusi della cosa pubblica che nulla avevano però a che fare con una democrazia diretta ma piuttosto presentavano il governo delle Regioni come un bottino da arraffare e su cui mettere le mani, appagando un istinto di possesso e di potere, non dissimile da quello che porta il villano all’accaparramento della ‘roba’, del ‘campo’ o della ‘vacca’. Ma quello che è avvenuto poi non è stato dissimile dall’avidità predatoria di quella Roma ladrona che si diceva di voler punire e che veniva concentrata tutta su un fantomatico Sud e su una fantomatica mafia tutta e solo meridionalista di cui si è finto di non vedere l’infiltrazione dominante nel Nord, i feroci addentellati politici e le sporche collusioni criminali con quello stesso Governo che si sosteneva.
In quattro e quattr’otto la Lega si è omologata a quei vizi di abuso politico che diceva di voler combattere: l’idea di uno Stato da poter saccheggiare impunemente nell’interesse di pochi, la protezione dei disonesti (il MLD e mezzo buttato nelle quote latte sono un vergognoso di insulto ai cittadini onesti), l’accaparramento delle cariche pubbliche e delle mangiatoie di Stato pur in una crisi feroce che penalizza i cittadini (il rifiuto di Bossi ad eliminare i 14 MLD buttati per le Province ci porta tagli dolorosi sulla sanità, sulla scuola)… gli sprechi di denaro pubblico (il quasi Miliardo regalato alla ‘scuola padana’ della moglie di Bossi è un pugno in faccia quando la scuola italiana è in ginocchio e i malati muoiono negli ospedali per mancata assistenza), abbiamo visto rinnegato persino quel proclama di ‘ordine e sicurezza’ che aveva agitato le ridicole ronde padane per accettare senza fiatare gli ulteriori tagli alle forze di polizia di un Miliardo e 650 milioni, alla faccia della lotta alla mafia e alla delinquenza….! La stessa cifra che Bossi regala impunemente per pagare le multe ai disonesti allevatori delle quote latte, anzi si parla addirittura di 4 Miliardi di multe condonate in 18 anni, un insulto agli allevatori onesti che per comprare le quote latte di sono svenati e che ora vedono la Lega premiare i disonesti e insultare gli onesti, nel peggiore stile berlusconiano.
E tutto per soddisfare i caporioni della Lega nel loro desiderio di occupazione selvaggia e venale di potere di Stato.
In brevissimo tempo il neopartito populista si è votato a tutto il peggio di B, proteggendo tutte le sue leggi ad personam, e assimilandone tutti i difetti, comprese i vizi dei corrotti, le pornostar come regalo di letto e la cocaina a chili, il nepotismo, il clientelismo, le ulteriori sovvenzioni alla stampa, gli ulteriori saccheggi e abusi, non è mancata nemmeno la servile e spudorata resa al Vaticano pur di averne i favori… una resa vergognosa pur di non scalfire il potere personale di pochi, a costo di smantellare i fondamenti essenziali di una democrazia e di sostenere uno sconcio sultanato, fino alla frase fatidica di Bossi. “Berlusconi comanda. Qualcosa gli si deve pur dare!”, il che vuol dire: “Pur di mantenere il potere acquisito, la Lega si piega ad accettare di tutto!”
Mi chiedo a questo punto cosa sia rimasto del programma iniziale. E in cosa la Lega si differenzi da quei partiti di Roma ladrona che diceva di voler combattere ormai non si capisce più.
Nella sua corsa verso la dissoluzione di tutto quanto aveva promesso, per soddisfare un puro attaccamento al potere, Bossi non ha esitato a gettare alle ortiche tutti i suoi programmi di gestione dal basso del controllo del territorio, fino ad arrivare alla sconcezza di quel federalismo demaniale che permette il saccheggio sregolato del territorio stesso, la svendita delle sorgenti, dei parchi, delle spiagge, dei beni pubblici, dell’acqua pubblica (più del 50% dell’acqua italiana non appartiene più alle Regioni ed è stata svenduta a multinazionali aguzzine), lo scempio di quel territorio sulla cui difesa si era proprio pronunciata la Lega della prima ora, con quegli assessori leghisti che in preda a megalomania si triplicavano lo stipendio o buttavano soldi pubblici in attività insane e antidemocratiche, rinnegando la Costituzione e i diritti fondamentali dell’uomo, in uno sciocchezzaio indecente di regolamenti al limite dell’idiozia e della cretineria che ci ha fatto ridere dietro in tutta Europa… fino ad accettare anche lo smantellamento delle poche risorse disponibili, dalla sanità all’ICI ai più abbienti.. mentre un insano patto di stabilità impediva anche alle Regioni più virtuose di attivare i capitali accumulati o di essere fonte di lavori pubblici, e i nuovi tagli iniqui di Tremonti privavano proprio le Regioni di quelle risorse con cui dovrebbero esercitare quelle deleghe che si sono accumulate nel tempo, poteri che lo Stato ha loro delegato e di cui ora, proprio col consenso della Lega, tagliava bruscamente i fondi.
Ma quando si è arrivati al dunque della restituzione delle deleghe, a cui tutte le Regioni avevano votato all’unanimità, proprio le Regioni leghiste (Cota, Zaia..) si sono negate, mostrando come a loro importasse non la gestione civile della cosa pubblica, ma una occupazione del potere per il potere a cui del bene del cittadino non poteva importare di meno. Tutto veniva buttato alle ortiche: gli asili pubblici, i trasporti comunali, i treni dei pendolari, gli aiuti alle famiglie povere, senza contare quei compiti di decentramento previsti dalla legge Bassanini e mai attuati. Insomma la Lega continuava a blaterare di federalismo proprio quando tagliava alle Regioni risorse e capacità, e proprio mentre votava leggi a catena per aumentare il centralismo autoritario e ladronesco di Berlusconi. Una contraddizione lampante. La Lega, pur di conservare il potere della sua cricca, si piegava a fare il federalismo ‘senza le Regioni’. Come diceva Vendola “Faceva il federalismo con il morto”.
E dove sta in questa manovra schizofrenica il bene del cittadino, il controllo dal basso, il tanto decantato federalismo? Scomparso! Divorato dall’interesse privato di una cricca di ometti che si fa interessi molto privati con banche da derubare, mazzette da intascare, figli e cognati da sistemare, posti da occupare, interessi sporchi e collusi da difendere.
I baluardi della Lega sono caduti uno dopo l’altro, mentre la realtà mostrava azioni che erano l’opposto dei proclami in una omologazione al peggio come non si è mai visto l’uguale.
Oggi la Lega, forte del suo 12,5% è la padrona del Governo, si permette di ricattare Berlusconi, appoggia tutte le nefandezze di Tremonti, consente a Berlusconi di governare malgrado gli scandali, i pentiti, le atrocità, le stragi, la mafia, le cricche, le P3.
Nelle sue mani indegne e indecorose stanno le sorti di un’Italia che ormai precipita in una rovina economica, sociale e morale senza fine, ma i nuovi barbari non se ne curano, paghi di quel potere per cui hanno saputo barattare culo e coscienza.

Brunilde segnala:
Ma io difendo quella croce
Marco Travaglio

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.
Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.
Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).
Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi.
È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.
Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”.
Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009
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Il cd per l’Aquila

Jovannotti, Zucchero e altri cantanti registrarono un cd per l’Abruzzo, raccogliendo un milione e 200 mila euro. Li intascò il Ministro Bondi che dopo un anno non ha ancora dato conto della somma imboscata.

Scrive Jovannotti:
On. Bondi
Abbiamo pubblicato in tempi velocissimi un cd per manifestare la solidarietà del mondo della musica popolare italiana verso le vittime del terremoto e per raccogliere fondi per sostenere la ricostruzione.
Tutti insieme abbiamo deciso di destinare il denaro che avremmo raccolto ad un progetto che avesse anche un valore simbolico, legato in qualche modo al nostro ambito di musicisti e performer: la ricostruzione del Conservatorio «Alfredo Casella» e del Teatro Stabile d’Abruzzo de L’Aquila.
La canzone è diventata un grande successo e il cd è stato il più venduto del 2009 raccogliendo 1.183.377,35 euro. Questi soldi sono stati versati sul conto corrente del ministero dei Beni Culturali con l’impegno preciso di far utilizzare quel denaro per le ricostruzioni, rendendo tracciabile in totale trasparenza il percorso di ogni centesimo.
Le ultime notizie da L’Aquila ci raccontano di una popolazione ancora alle prese con enormi problemi, aggravati dalle difficoltà e dalle lentezze con le quali si sta entrando nella fase di ricostruzione dei centri storici. L’Aquila e l’Abruzzo hanno ancora bisogno di molta attenzione e di impegno.
I riflettori dei media si stanno spegnendo e la questione della ricostruzione pare avviata verso un cammino di politicizzazione che mette a rischio la coesione del Paese intero nei confronti di un dramma che ci riguarda tutti. La nostra iniziativa è stata una goccia nel mare del denaro raccolto per far partire la ricostruzione de L’Aquila ma ci rendiamo conto del suo valore simbolico e per questo Le scriviamo, senza nessuna volontà polemica e senza nessun tono inquisitorio, ma con la decisa intenzione di esigere una risposta chiara da Lei o dai funzionari incaricati di gestire il denaro raccolto nel fondo del ministero per la ricostruzioni dei luoghi della cultura a L’Aquila. Alle nostre ripetute domande sui tempi e i modi relativi all’utilizzo dei soldi raccolti il Suo Ministero non ha mai risposto in modo chiaro…Vista la situazione ancora drammatica in cui versa la popolazione abruzzese crediamo che sarebbe più sensato individuare insieme una destinazione più prossima e tangibile, che consenta ai cittadini d’Abruzzo di utilizzare SUBITO queste risorse che, seppur poche e di certo inadeguate alle dimensioni delle loro grandi difficoltà, potrebbero almeno contribuire a risolvere qualcosa e soprattutto nell’immediato.

Jovanotti, Pagani, Sangiorgi, Afterhours, Baglioni, Battiato, Baustelle, Bersani, Bluvertigo, Carboni, Caparezza, Albano, Caselli, Casino Royale, Consoli, Cremonini, Dolcenera, Elio e le storie tese, Elisa, Fabi, Fabri Fibra, Ferreri, Ferro, Finardi, Frankie hi- energy, Giorgia, Grignani, di-ax, Ligabue, Malika, Mango, Maroccolo, Marracash, Morgan, Morandi, Nannini, Negramaro, Negrita, Nek, Agliardi, Pacifico, Palma, Pausini, Paci, Pelú, Pezzali, Ranieri, Renga, Ron, Ruggeri, Ruggiero, Sud sound system, Tricarico, Vecchioni, Venditti, Venuti, Zucchero
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LA POESIA

IL SUO PECCATO
Gigliola

Il gorgoglio del mare
s’inanella dolcemente
fra gli scogli, come l’amante
fra i solchi dell’amata.
Grandi fronde ad ala
filtrano immagini e suono.
C’è uno strano silenzio
sta notte, un totale abbandono,
una magnificenza mai provata.

Sopra di noi, solenne
la volta stellata.
Chi è l’uomo ? ……..
Che va cercando ?….
Dove fugge ?…………
Perchè si nasconde?.
Perchè tanto affanno?
….Tutto è qua………
Sentirsi creatura del Creato,
partecipare alla sua bellezza
per quanto intelletto

sensibilità, amore
gli è stato dato.
Ecco i talenti da spendere
e non da ipotecare.
Al centro della meridiana
e non nascosto e fuggente
come iena; ma lui non guarda,
non vede, non crede, non ascolta
e quindi, non lo sa.

..
RIDIAMARO : – )

Emilio Fede e il rosso
Giancarlo Gismondo

Emilio Fede è talmente ossessionato dal rosso che ha identificato le Agende Rosse “comuniste”. Peccato che le agende rosse prendano il nome dall’agenda di Paolo Borsellino, misteriosamente scomparsa dopo la strage di via D’Amelio. In pratica, il comunismo non c’entra proprio niente. Il movimento delle Agende Rosse è apartitico.
Se tanto mi dà tanto, come si comporterebbe Emilio Fede davanti ad altri oggetti rossi? Vediamo alcuni esempi.
Il semaforo rosso è chiaramente comunista. Quando si accende impedisce il transito alle auto blu delle libertà.
I toreri sono comunisti, perché utilizzano dei drappi rossi per domare e infilzare i tori delle libertà (facilmente riconoscibili dalle corna).
Quando l’arbitro estrae un cartellino rosso è chiaramente un comunista, perché va contro il volere del popolo (cioè i tifosi di casa) che stanno tutti dalla parte del giocatore, beniamino del pubblico. I tifosi tengono per il calciatore, non per l’arbitro. Quindi perché mai deve essere espulso? Per andare contro il volere dei tifosi?
I confetti per la laurea sono rossi. E’ un classico segno che gli studenti universitari sono comunisti e non perdono il vizio neppure dopo la laurea. Non si spiegherebbe il motivo per il quale dovrebbero protestare contro la Gelmini. In fondo è la sua legge ha soltanto permesso il licenziamento di migliaia di ricercatori e professori, l’aumento del precariato e la sospensione dei laboratori. Che volete che sia?
Il rosso è il colore dell’amore. Insomma, anche San Valentino era comunista. L’azzurro è quello dell’amore a pagamento. Tra l’altro sembra che Fede abbia detto una volta a sua figlia: “Quando crescerai, devi trovarti un uomo ricco e potente che ti prenda in sposa così ti puoi fare i soldi, regalarti un loft a Milano, la Ferrari e vestiti alla moda”. E alla sua risposta “Papà, ma in amore non contano i valori, il corteggiamento, il romanticismo, le parole dolci, le rose rosse…”, lui replicò: “No, tesoro. Quella è una scusa inventata dai comunisti per scopare gratis”.
Anche il fiocco dell’Aids è rosso. Il 1 dicembre infatti, una setta di medici comunisti esce allo scoperto mettendo voci devianti secondo le quali c’è il rischio che facendo l’amore ci si possa infettare. Niente di più falso. Sennò Berlusconi sarebbe già morto da un pezzo. Per non parlare delle ministre, deputate, segretarie, sottosegretarie e iscritte varie del Pdl che aspirano a diventare veline o politiche…
Il rosso è il colore meteorologico del caldo. Dunque, quando un colonnello dell’aviazione vi dice temperature in aumento, non fidatevi. E’ sintomo della troppa libertà d’informazione in Italia. Sarà sicuramente un colonnello del tg3. E poi non c’è mica caldo. Fede gira in cappotto anche ad agosto.
Il fuoco è rosso. I piromani, infatti, sono notoriamente comunisti. Ma grazie al cielo esistono i pompieri delle libertà. Ehi, ma anche le autocisterne sono rosse… uhm…
Essere in rosso in economia è indice di debito. Ennesima invenzione dei comunisti, che la utilizzano come scusa per tassare tutti i possessori di yacht. Perché le tasse devono pagarle di più i ricchi? I poveri sono molti di più.
La Ferrari è chiaramente comunista. (non aggiungo altro, perché già fa ridere così!).
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Toni Troya a Emilio Fede

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10 commenti »

  1. Chi non si dimette svaluta la categoria tutta…

    Sia i politici indagati, sia i preti e cardinali, sia i magistrati e giudici indagati dovrebbero, quindi, DIMETTERSI SUBITO

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 27, 2010 @ 11:18 am | Rispondi

  2. Come va la convalescenza Viviana? ..Spero bene, ti auguro di essere presto in forma per godere dell’estate che ci rimane, tanti auguri,
    Ennio da Buja, buone cose

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 7:30 am | Rispondi

  3. Caro Ennio
    che carino sei a scrivermi!
    L’operazione è stata dolorosissima. Ho tutta la spina dorsale che è un casino per problemi che ormai si erano aggravati troppo negli ultimi 20 anni. Mi hanno allargato internamente, risistemato in asse e fissato con due viti di titanio due dischi vertebrali, ma ne restano altri due fuori posto, altrettanto stretti e dislocati, che dovrò riprendere in seguito. L’intervento ha infiammato ancora di più tutti i fasci nervosi periferici, per cui stavo in sofferenza grande già da un mese, soprattutto quelli di una gamba, lasciandomi i piedi come morti, e il dolore, prima di entrambe le gambe, ora solo di una, è stato terribile. Per farti un esempio come quando ti si infiamma il nervo di un dente, ma estendilo alla gamba dall’anca alla pianta. Non credevo di sentire tanto male, e sì che al dolore fisico sono abituata fin dalla nascita e credevo di essere paziente e bravina. Ho cominciato a urlare che ero ancora sotto anestesia e per due ore ho urlato tanto, malgrado mi pompassero di morfina, hanno richiamato il chirurgo pronto chaveva iniziato un altro intervento ed è arrivato con maschina e guanti. Per tutta una settimana mi hanno pompato di morfina ma gli attacchi di dolore continuavano. Ora sono sotto dosi massicce di antidolorifici che mi sballano il diabete e non riesco a diminuirle malgrado siano passati 15 giorni. la gamba fa sempre male. Io non cammino. Viene un fisioterapista a farmi riabilitazione motoria e speriamo piano piano di veder cessare il dolore, di riprendere i movimenti e di poter distendere la gamba per dormire. Non so cosa mi debba insegnare questo dolore fisico, ma ci arriverò.
    Sono lieta che a Bologna sia passata la grande ondata di caldo e che sia piovuto e rinfrescato, ma in questi giorni la temperatura sbalza tra 17 e 32° e poi d inuovo a 32° nelle 24 ore, e la prima volta che è crollata in una notte di 12 gradi, per me è stata come una tranvata, un crollo di tutti i valori che non credevo, dolori dappertutto e stato comatoso con la testa che non carburava. Per dire, non riuscivo nemmeno a stare sul pc, il che per me è il massimo, e ho trascurato masada, a cui pure tengo molto.
    Ora spero solo col tempo di riprendermi. Non posso diventare un’atleta e vincere le Olimpiadi, ma speriamo di tornare a una vita quasi normale.
    Molti cari saluti e ringraziamenti. Parole come le tue sono meglio di una medicina.
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 7:31 am | Rispondi

  4. Cara Viviana, a me di Beppe Grillo non me ne frega molto. Io non condivido l’analisi secondo la quale l’editoria deve essere regolata da leggi di mercato per la quale se vende (in rapporto a domanda offerta) bene, altrimenti chiude.

    A questo punto perchè l’editoria non dovrebbe avere finanziamenti pubblici e il teatro si?? e il cinema?? ed anche i Musei.

    Se attirano visitatori e spettatori bene, altrimenti chiudono.

    Ora, in generale, non sono d’accordo con questa impostazione e non lo sono maggiormente per quanto concerne la cultura (nella quale rientra anche l’editoria) che dovrebbe stare totalmente fuori (almeno quella) dalle logiche di mercato.

    Poi scusa ma chi si appella all’economia di mercato è un liberista??? E chi ci si appella in un tale momento di crisi e soprattutto in rapporto alla cultura (che dovrebbe essere patrimonio comune senza scopo di lucro) è ancora più liberista.

    Poi certo tutti i guasti e gli imbrogli vanno eliminati del tutto. Ripeto sono contrario alla visione di base e se mi permetti chiamo liberista chi si affida al mercato (Travaglio è di destra per sua stessa ammissione e Grillo… diciamo che non ha una linea univoca).

    IO

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 8:29 am | Rispondi

  5. A me “Il Fatto” piace.

    Come controinformazione è imbattibile e non solo sui temi classici “giustizialisti” ma anche sulle questioni del lavoro e dell’economia.

    Ma esiste appunto solo da 10 mesi.

    “Il Manifesto” da circa quaranta anni.

    E i primi anni “Il Manifesto” non solo non riceveva finanziamenti pubblici ma rifiutava per principio anche la pubblicità.

    Voglio vederlo “Il Fatto” non tra quarant’anni ma solo fra dieci.

    E comunque il problema non è questo , che la cultura ( e l’editoria ne fa parte a pieno titolo) riceva contributi statali è un segno di civiltà.

    Altra storia sono le truffe di Mastella e di Sgarbi, lì è roba da codice penale.

    K.

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 8:29 am | Rispondi

  6. Terribile dispotismo. Siamo liberi, di pensarla come lui.Solo come lui, ma non siamo lui.
    Quando dice che non c’è crisi, anzi ……Lui lo può dire. Sappiamo che ha motivo per dirlo,
    ma non si vive di luce riflessa.
    Gigliola

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 12:46 pm | Rispondi

  7. Siamo con VOI ! NESSUNA INFORMAZIONE …

    paghiamo il canone senza informazioni su CRICCA P3 AGCOM INTERCETTAZIONI ! è una truffa che ci fate ! ricorriamo alla Corte di Giustizia Europea ! Ciao CORRADINO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 12:50 pm | Rispondi

  8. Ti ho scritto giorni fa augurandoti buona fortuna… Abbi pazienza, se hai passato momenti peggiori e sei davvero la donna forte che traspare da ciò che scrivi, anche questa sofferenza avrà fine e…non chiderti il perchè 🙂 Sapremo tutto a tempo debito, oppure puoi immaginarlo se credi nella reincarnazione 🙂
    Rimettiti presto e abbi cura di te 🙂
    Spero di strapparti un sorriso con questo allegato.
    Oggi non ho voglia di interessarmi alla politica! 😉
    Sereno proseguimento di giornata
    Emanuela

    Commento di MasadaAdmin — luglio 28, 2010 @ 5:35 pm | Rispondi

  9. Ciao Viviana,

    ti ringrazio di tutto, ti leggo sempre con estremo piacere (o/e estrema rabbia).

    Ti segnalo
    http://www.mantellini.it/?p=8282

    esemplare.

    Ciao
    Luca

    Commento di MasadaAdmin — luglio 30, 2010 @ 3:21 pm | Rispondi

  10. Auguri a FINI e NO BAVAGLIO ma vera LIBERTA’ GRAZIE !

    Vera libertà e libertà dalle MAFIE ! GRAZIE a FINI e a MARONI !
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — luglio 30, 2010 @ 3:46 pm | Rispondi


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