Nuovo Masada

luglio 12, 2010

MASADA n° 1169- 12-7-2010. La violenta cricca del crimine

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(Massimiliano Pelletti)

Ogni giorno un nuovo scandalo della cricca di B – Mercato delle vacche con Casini – E pure con Bertone – Maledetta sia la vostra violenza. L’Aquila tornerà a volare – Il patto della prostata – I sindaco Cialente querela Stracquadanio – Sulle stragi – Il comandante dei Ros condannato a 14 anni per traffico di droga e peculato – 800.000 euro alla scuola padana della moglie di Bossi – Rinascono i Balilla

Molte sono le cecità umane, ma certamente quelle del pregiudizio e dell’opportunismo sono le più folli”
Viviana
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In un Paese dove la logica si è ribaltata, dove la guerra si chiama missione di pace e i morti effetti collaterali, dove i magistrati onesti vengono cacciati e i disonesti promossi, dove le leggi che proteggono i mafiosi vengono spacciate per leggi indispensabili agli italiani, dove faccendieri formano società segrete per sventrare la nazione, dove manager pagati milioni per salvaguardare le imprese le fanno fallire, dove si distrugge il territorio per arricchire le cosche, dove i campi di grano devono lasciare posto a inutili ipermercati e oltretutto costringendo la popolazione a pagarne i servizi. Un mondo dove la conoscenza è diventata inutile e si cancella la ricerca, dove laurearsi non serve perché costretti a non lavorare mai. Tutto si è ribaltato tranne la popolazione rimasta statica, ancorata ad assurda e cieca obbedienza di regole contro, un rispetto per lo Stato a senso unico perché lo Stato disprezza apertamente il popolo. Il popolo non è mutato e da secoli continua a rispettare quelli che considera superiori. E’ folle! Non si può continuare a rispettare chi detiene il potere beneficiando spudoratamente sé stesso a danno del Paese. In questo mondo all’incontrario è sacrosantamente giusto rovesciare questo atteggiamento supino e subordinato e prendere coscienza, che non è più accettabile che un pugno di uomini, distrugga la vita di milioni di uomini. E’ necessario adeguarsi ai tempi. Non esiste rispettare potenti che disprezzano noi, non esiste che organi di governo depredano il Paese e il popolo resti a guardare. Si impone una rivolta, Il popolo deve imparare a disobbedire a non rispettare quando non si viene rispettati. Essi sono cambiati, adesso tocca a noi cambiare con le buone o con la forza.
IL POPOLO DEVE ESSERE CONTRO LO STATO QUANDO LO STATO E’ CONTRO IL POPOLO!

Maria Pia Caporuscio

La violenta Cricca del crimine
Viviana Vivarelli

Indagato B come mandante delle stragi ad esecuzione mafiosa del 92-93, finalizzate a destabilizzare il paese per favorire la discesa in campo dell’uomo dell’ordine.
La strage di Bologna costò 85 morti e 200 feriti. La strage di Via D’Amelio costò 6 morti e 24 feriti. Uccisi Falcone e Borsellino. La strage di Via Capaci costò 5 morti e 23 feriti. La strage di Via dei Georgofili costò 5 morti e 48 feriti.

Il consigliori Dell’Utri, ponte tra B e la mafia: condannato in 2° grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti gravissimi fino al 1992, avendo trattenuto continuati e stretti rapporti con le vecchie organizzazioni mafiose di Bontade, Riina e Provenzano. I giudici si fermano all’alba degli assassinii di Falcone e Borsellino stragi e non lo condannano solo perché evitano di proposito di accettare le confessioni e le testimonianze a suo carico dopo il 92.
Malgrado ciò, né Dell’Utri si dimette, specificando bene che è entrato in Senato solo ed esclusivamente per salvarsi dalla galera, né B intende minimamente dimetterlo.

Davanti a simili orrori e a simili imputazioni, chiunque, con un minimo di onestà morale, si allontanerebbe da B come da un appestato.
Invece la Lega lo sostiene, Maroni arriva con arroganza a dichiarare che lui la mafia la combatte, e la maggior parte dei finiani tradisce il proprio partito per schierarsi con lui.

Scandalo Telecom-Sismi: dipendenti Telecom, poliziotti, Carabinieri e Guardia di Finanza tramano con redattori di B, insieme a agenti deviati, in un gigantesco piano di spionaggio dei cittadini a fini di ricatto, una associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto d’ufficio, appropriazione indebita, falso, favoreggiamento e riciclaggio.
La cricca di B ha spiato in 7 anni 24.000 persone. Ha però la spudoratezza di presentare la legge-bavaglio come norma ‘a difesa della privacy’

Vergognosa campagna diffamatoria falsa su Boffo e Avvenire dei giornali di B
Spionaggio e ricatto di Marrazzo con l’uso di carabinieri.

Si dimette Scajola che si fa pagare a mazzette a sua insaputa.
Si dimette il Ministro Brancher, già carcerato per falso in bilancio e finanziamento illecito al PSI, oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione, fatto Ministro del niente solo perché non testimoni sulle mazzette con cui B come Fazio compravano i partiti, specie la Lega o salvavano banche fallite come la banca leghista.

Travolto nello scandalo della cricca delle Grandi Opere, Bertolaso, fiore all’occhiello degli spot di B.

Indagato già dal 2009 Cosentino, oggi sottosegretario all’Economia, per concorso esterno alla camorra. La Corte di Cassazione conferma la richiesta di misure cautelari che B respinge, mentre il Parlamento nega ogni autorizzazione a procedere.

Il faccendiere Carbone arrestato in una cricca per lo scandalo sull’eolico in cui è indagato anche il governatore sardo Cappellacci.
La stessa cricca avrebbe fatto pressioni sulla Corte Costituzionale per riammettere il Lodo Alfano, favorire la nomina del pres. della Corte d’Appello di Milano e la candidatura di Cosentino in Campania, spiando e diffamando un altro candidato del Pdl, Caldoro.

Si dimette l’assessore campano Sica, coinvolto nell’inchiesta romana sulla banda specializzata in campagne diffamatorie, interferenze su giudici e appalti dell’eolico.

Ogni giorno: un nuovo merdaio sulla cricca di delinquenti capeggiata da B.
Ogni giorno: un nuovo scandalo, un nuovo abominio.
Non c’è uno nella cerchia del gaglioffo che prima o poi non risulti incriminato per qualcosa di grave.

Spionaggio, ricatti, mazzette, diffamazioni, compravendite di cariche pubbliche, corruzione, inquinamento delle istituzioni, rapporti con mafia e camorra, abuso di droga e narcotraffico, furti di stato, abusi di ogni tipo, crimini pesantissimi che arrivano fino alle stragi.

Cosa aspettiamo d’altro?
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Di Pietro

L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è l’ennesima prova che il Pdl è il partito della P2 e del malaffare. Denis Verdini, che del partito dell’amore è coordinatore nazionale è finito nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Flavio Carboni, imprenditore vicino a B. Un fatto quasi sistematico. (ormai non passa giorno che emerga un po’ della merda del Pdl-Viviana)
All’interno del Pdl avere guai con la giustizia è un segno di merito, una questione di curriculum. Come per Brancher, il ministro più breve della storia repubblicana, nominato per rendergli omaggio di quanto fatto. O come per Bertolaso, ancora ai vertici della Protezione Civile nonostante lo scandalo aquilano, e non solo.
Ma B chiude gli occhi ed è magnanimo quando a finire nelle mire della magistratura è qualcuno che porta con sé un buon pacchetto di voti (non importa se dalla camorra: Cosentino -Viviana). Questa è la logica massonica.
Oggi il Pdl è un partito lacerato. Un rottame che perde pezzi a ogni curva. B lo sa. Sa che la fine della corsa potrebbe essere questione di settimane, giorni, ore. E cerca di aggrapparsi in ogni modo a chiunque possa prolungare l’agonia. Prova ad abbracciare Casini, ma la Lega lo trascina dall’altra parte. Prova a recuperare i dissidenti del suo partito, ma non ci riesce.
Questo Governo ha un solo scopo: sopravvivere, attaccato al potere. Non gliene frega niente di riforme, ripresa economica o futuro del Paese. L’unico scopo è il potere perché con quello si fanno affari d’oro. non è un caso se le imprese di B non conoscono crisi. Una smania di potere che sta passando Italia e Stato sociale al tritacarne. E mentre noi cittadini “passammo ‘e guaje”, come canta Pino Daniele “chiste, invece ‘e dá na mano, s’allisciano, se váttono, se mágnano ‘a cittá!…”.
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DI PIETRO
Mercato delle vacche

B: “Chi vota Casini vota la sx”.
E Casini su B: “E’ un po’ disperato…tratta gli alleati come un padrone del Settecento trattava gli schiavi”.
Sono avversari o sono amici? Comunque sono i protagonisti di una compravendita politica. Il governo è in piena campagna acquisti. Quale sia la merce di scambio nessuno lo saprà mai.. sarà un assessorato, un ministero, un appalto per la gestione dell’acqua o per una colata di cemento, settore in cui Casini ha ottime entrature in famiglia. L’Udc sancirà l’alleanza con il Pdl. Chi lo siglerà? Dell’Utri e Cuffaro?
La manovra di bassa lega è chiara e mostra come il governo sia in debito di ossigeno e di consensi, fa di tutto pur di scongiurare il rischio di andare a casa o di tornare alle urne perdendo le elezioni. A Casini tocca il ruolo della stampella e i centristi sono pronti a seppellire anche l’ultimo fiato di coscienza, assetati come sono di poltrone e d’affari.
Casini: “Sì a un governo di larghe intese. Occorre realizzare riforme importanti per il bene del Paese”. Quali? Intercettazioni? Legittimo impedimento? Tagli a scuola, cultura e ricerca? Scudo fiscale?
Una alleanza di natura subordinata e affaristica tra un “padrone e uno schiavo”, come ha detto lo stesso Casini. Possiamo immaginare che con questi presupposti l’accordo durerà da Natale a Santo Stefano.
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Ma pure vedere il Cardinal Bertone dentro questo mercato di vacche!!!?
Se pure avesse ricevuto B in Vaticano, avrebbe potuto farla passare come una normale visita di un capo di Stato. Se pure avesse ricevuto Letta o Casini nelle sue stanze, sarebbe stata normale amministrazione vaticanizia. Ma andare a una cenetta serale, come una qualsiasi squinzietta, a casa di Vespa col mandruccone, già grandissimo peccatore, dissacratore di ostie, mafioso e stragista, il suo fido e i due da abboccare.. che vergogna, Cardinale! Che scadenza di gusto!
E come si è messo? Senza trucco e in nero corto?
VV.

Maledetta sia la vostra violenza. L’Aquila tornerà a volare
Alessio Di Florio
http://www.bellaciao.org/it/spip.php?article27043

Sia maledetta la vostra violenza, la violenza dei vostri manganelli. Mercoledì siamo scesi a Roma in migliaia, con la nostra voglia di vivere, la nostra determinazione, l’amore per la nostra terra, l’amore per il futuro della nostra terra. E abbiamo trovato i vostri maledetti manganelli, l’oscena violenza del vostro potere. Manganelli maledetti, che sull’asfalto della Città Eterna hanno lasciato il nostro sangue, hanno ferito i nostri corpi per uccidere il nostro futuro. Ma noi non taceremo. La vostra maledetta violenza non ci impedirà di gridare ancora, sempre, fin quando non sarà fatta giustizia e non saremo nuovamente liberi. Torneremo alle vostre porte e grideremo ancora più forte, perché anche se vi credete assolti sarete per sempre coinvolti. Per sempre sarete colpevoli dello scempio e del tentato assassinio della terra d’Abruzzo.
Maledetta sia la vostra violenza, la violenza della vostra propaganda. Che ieri esaltava la menzogna e una ricostruzione che ha definitivamente tentato di assassinare la nostra città. E che oggi tenta di dividerci, di separare i “buoni” dai “cattivi”, chi s’inchina al potere e chi lo denuncia.
Maledetta sia la vostra violenza, la violenza che prima dei manganelli si è chiamata affarismo, militarizzazione, autoritarismo. Quella violenza che ha imprigionato la nostra città e le sue strade, le nostre vite e le nostre case. Maledetta sia la vostra violenza. Una violenza che grida giustizia davanti agli uomini e al cielo. Quel cielo che l’inverno scorso ha pianto con noi, quel cielo da cui è calato il freddo che ha gelato le nostre speranze e ha svelato l’assurdità del vostro potere.
Maledetta sia la vostra violenza. Tutta. Fin in fondo. Il 6 aprile 2009 alle 3 e 32 l’Abruzzo è stato ferito dal terremoto della terra. Ma noi eravamo lì, pronti a rinascere e ricostruire. Con la fierezza, l’entusiasmo, la forza e la determinazione delle nostre genti. Ma poi siete arrivati voi. Ci avete rinchiuso nei campi, ci avete disperso a migliaia di chilometri di distanza. Da oltre un anno siamo prigionieri di un presente che non ci appartiene e di un futuro che viene costantemente assassinato. E’ il terremoto delle anime e del potere, immensamente più devastante di quell’istante maledetto. Maledetta sia la vostra violenza. Quella violenza che prosegue tutt’ora, che ci perseguita. La violenza degli affari, delle mafie, della speculazione, della menzogna. Ma noi non la subiamo e non la subiremo. Ci ribelliamo e ci ribelleremo, grideremo ancora e torneremo nelle piazze, nelle strade. Indignati, arrabbiati, fieri e mai domi. Maledetta sia la vostra violenza. Che non ci fermerà e non assassinerà la nostra terra.
L’Aquila siamo noi. L’Aquila risorgerà. La vostra maledetta violenza non ci impedirà la speranza e il sogno. Perché noi rivogliamo il nostro sacrosanto diritto ad avere una città libera, ad avere giustizia, alla socialità. Non aspetteremo che prosegua l’opera di annientamento della nostra L’Aquila. Stiamo organizzando la speranza, stiamo impastando il sogno. E non abbiamo paura dei vostri manganelli e della vostra violenza. Torneremo ancora alle vostre orte. E grideremo ancora più forte. L’Aquila tornerà a volare…

Silvanetta segnala:
Da Il Fatto Quotidiano di oggi
Il patto della prostata
Marco Travaglio

Chiuso per lutto il salotto di Maria Angiolillo, chiuso per ferie il salotto di Porta a Porta, il tenutario Vespa ha dovuto aprire quello di casa sua, anzi di Propaganda Fide, con vista su Trinità dei Monti, e apparecchiare un frugale pasto per alcuni noti senzatetto, strappandoli alla mensa della Caritas: il signor B., la figlia Marina, Piercasinando, il banchiere Geronzi, il governatore Draghi, Letta-Letta con gentil consorte e il cardinal Bertone che passava di lì in sottana di ordinanza a riscuotere la pigione (10 mila € al mese).
Assente giustificato Flavio Carboni, trattenuto da un precedente impegno a Regina Coeli. Sempre schivo e modesto, l’insetto ha spiegato di aver voluto festeggiare i suoi primi “cinquant’anni di giornalismo” (lui lo chiama così) con “pochi amici”: la prova che B. è perseguitato dai poteri forti e Vespa è un giornalista equidistante.
O, come dice Gian Antonio Stella, equivicino. In realtà la soirèe doveva riattizzare la passione fra due vecchi amanti un po’ in freddo: Silvio e Pier.
E il mezzano à pois si è volentieri prestato, con la collaborazione della sua signora Augusta Iannini, giudice distaccata al ministero della Giustizia per mettere in italiano le leggi ostrogote che escono dalla penna di Al Fano su misura per Al Nano.
La sora Augusta sfaccendava in cucina, raccomandando agli ospiti di mettere le pattine per non sporcare in giro, chè poi tocca a lei lucidare in mancanza di Anemone.
La notizia ha sovreccitato i retroscenisti di palazzo, scatenati nella caccia al menu dell’imperdibile serata, già paragonata per la sua portata storica alla cena in casa Letta del 1997, quella del “patto della crostata” tra B. & Max D’Alema in fregola di Bicamerale.
Ora, vista l’età media dei commensali, siamo al patto della prostata.
Ma si diceva del menu.
Il Geniale parla di “una forchettata di spigola e un sorbetto al limone”.
La Stampa aggiunge “una pasta col pesce, un’immancabile caprese di cui il Cavaliere è assai goloso” e poi un imprecisato “gelato”.
“Discordanti”, per La Stampa, “le testimonianze sul vino”: è certo che fosse bianco, forse un Greco di Tufo.
Il sensale Bruno, vestito da pinguino con le code di rondine, svolazzava felpato tra gli ospiti coi piedi dolci e il tovagliolo bianco sul braccio:
“Vogliamo cominciare con un prosciutto e melone? Abbiamo anche degli antipastini caldi.
Signori, facciano loro, sono qui per servirli”.
Come sempre, del resto.
Nessun cronista da riporto fa cenno ai piatti tipici della casa: la lingua d’insetto in tutte le salse e il leccalecca al gusto di tuttifrutti.
Pare che B. avesse chiesto un Fini alla vaccinara, ma non c’è stato il tempo.
A fine pasto, a un segnale convenuto dell’anfitrione maculato, Bertone attaccava a illustrare il dogma dell’Immacolata concezione del cardinal Sepe.
Draghi spiegava gli standard di onorabilità dei banchieri a un incuriosito Geronzi.
Letta e Vespa discutevano animatamente della legge bavaglio, concludendo che per loro non cambia nulla.
Le tre pie donne si ritiravano in tinello a caricare la lavastoviglie.
La consegna infatti era di consentire ai due piccioncini Silvio & Pier di appartarsi dietro il separé, nella speranza che riscoccasse la scintilla dei bei tempi che furono.
Per agevolare il compito a Cupido, il dàlmata dei mezzibusti metteva su un disco romantico e modulava luci soffuse.
Silvio, per fare colpo, si ritirava in bagno a incipriarsi il naso e rifarsi il trucco.
Poi passava ai preliminari, insistendo molto sulla benedizione vaticana e sulla comune appartenenza al Ppe.
Ma Pier faceva la ritrosetta, allora il premier le ha offerto la vicepresidenza del Consiglio più lo Sviluppo Economico, vacante per le dimissioni di Scajola, o gli Esteri, vacanti per la presenza di Frattini Dry.
Intanto, in punta di piedi, gli altri ospiti si dileguavano l’uno dopo l’altro, lasciandoli soli.
Quel che è accaduto dopo, a luci spente, lo lasciamo all’immaginazione dei lettori.
Per saperne di più, dovremo attendere il prossimo libro di Vespa.
A meno che Piercasinando, memore di un illustre precedente, abbia registrato tutto.
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Memorabile!
Dopo il patto della crostata
quello della prostata!

Viviana
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Silvanetta segnala:
Ricostruzione all’Aquila, il sindaco Cialente querela Stracquadanio (Pdl)

Il sindaco dell’Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, ha annunciato la presentazione di una querela nei confronti del parlamentare del Pdl Giorgio Celio Stracquadanio per le parole pronunciate nel corso dell’intervento alla Camera dei Deputati nella seduta del 7 luglio scorso, in concomitanza con la manifestazione di protesta di circa cinquemila aquilani a Roma durante la quale vi furono scontri con la polizia.
Lo ha reso noto lo stesso sindaco in una conferenza stampa.
Cialente si e’ presentato con gli atti parlamentari relativi al discorso dell’esponente del Pdl che ha attaccato il sindaco affermando che ”ha qualche interesse in gioco nella partita della non ricostruzione e poi cerca di scaricare questi interessi sul governo che lo ha nominato dall’inizio commissario straordinario”.
Il parlamentare del Pdl aveva anche attaccato gli aquilani per la protesta denunciando che la ricostruzione non puo’ essere fatta attraverso la manifestazione delle carriole e sottolineando che L’Aquila ”era una citta’ che stava morendo, indipendentemente dal terremoto, e che il terremoto ne ha certificato la morte civile”.
Per Cialente, l’esponente del Pdl ha detto sciocchezze e cose non vere, ”ma lo querelo per difendere la citta’ definita morente, cosa non vera perche’ L’Aquila, dopo una crisi industriale comune a molti altri centri, si stava rilanciando”.
”So che con l’immunita’ parlamentare non succederà nulla – ha continuato Cialente – ma querelerò Stracquadanio, il cui intervento dimostra a quali umiliazioni sono costretti gli aquilani e che cosa pensa il Pdl dei terremotati.
Possono anche mandarmi via, ma sappiano che troveranno 40mila aquilani più arrabbiati di me”.

www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/terremoto-laquila-cialente-querela-stracquadanio-464765/
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L’essere umano è l’unico che inciampa due volte nella stessa pietra
Josè Saramago
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B ha dichiarato che il diritto di stampa non è un diritto assoluto.
Quando al G8 di Genova disse che l’habeas corpus era stato sospeso, dichiarò in pratica che anche il diritto alla vita non era un diritto assoluto.
L’unico diritto assoluto in Italia sembra che sia il suo a comandare.
Viviana
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La rivoluzione deve cominciare da dentro, e non dal fuori. Quando scoppia un tumulto, la gente, la prima cosa che fa, va a rubare un televisore. Vuole lo stesso veleno che ha rincoglionito l’avversario
Charles Bukowski
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“La difesa assoluta della privacy di B è di per se un reato, un crimine, un’azione a delinquere. Il boss mafioso ha diritto alla privacy altrimenti diventa galeotto e perde potere. La legge è solo un intralcio, grande capo del governo, democratico affarista senza scrupoli, ci porterà allo stremo delle forze e ci vorranno decenni per ricostruire le macerie berlusconiane.”
Cesare Beccaria
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SULLE STRAGI
Beppe Grillo

Attilio Bolzoni fa una considerazione inquietante: come è possibile che all’inizio degli anni ’80 un gruppo di corleonesi guidati da Totò Riina abbia sterminato in breve tempo le famiglie mafiose rivali e ucciso 1500 persone senza subire neppure una perdita, un solo ferito? Senza un aiuto esterno è impossibile, lo dice il buon senso. I mafiosi stragisti di Riina furono sepolti nelle carceri del 41 bis dopo aver portato a termine le stragi di Capaci, di via D’Amelio, dei Georgofili di Firenze e del PAC di Milano. Non serviva più. Il traghettamento alla Seconda Repubblica era ormai avvenuto. Le più potenti famiglie mafiose del dopoguerra sono state cancellate dalla faccia della terra o rinchiuse in galera con decine di ergastoli. Cui prodest?
Gli scricchiolii, i segni premonitori della fine della Seconda Repubblica ci sono tutti. Tra questi le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino e l’accertamento della trattativa Stato Mafia degli anni ’90. La transizione è già in atto e i poteri (sempre meno occulti) sono già al tavolo della trattativa. Aspettiamoci di tutto.

Lo Stato attentò alla vita di Giovanni Falcone
Blog: “Attilio Bolzoni uno dei passaggi chiave nella vicenda che poi porta a parlare di trattativa tra Stato – mafia, tra pezzi dello Stato che non sanno cosa fanno altri pezzi dello Stato, è il fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura, cosa avete scoperto?”
Bolzoni: “Giuseppe Falcone è stato ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci, ma ha cominciato a morire 3 anni prima all’Addaura, all’Addaura c’era qualcuno che voleva Falcone morto, qualcuno che non era solo un mafioso, le ultime indagini ci raccontano che c’era un pezzo di Stato che lo voleva morto e un pezzo di Stato che per fortuna quel giorno ha salvato Falcone.”
Blog: “In particolare un agente di polizia che poi…”
Bolzoni: “Da quello che si è capito l’attentato ha cambiato scena dopo più di 21 anni, si era sempre pensato che i killer venissero dal mare su un canotto color arancio, giallo, a quanto pare invece i killer sono venuti da terra, i mafiosi dell’Acqua Santa, della Vergine Maria, dell’Arenella insieme a presenze estranee molto probabilmente, uomini degli apparati, loro hanno messo quei 58 candelotti esplosivi sugli scogli davanti alla villa di Falcone e a quanto pare due poliziotti, Antonino Agostino e Emanuele Piazza del giorno se ne accorsero e in qualche modo salvarono la vita a Falcone. “Blog: “Distruggendo però un piano, una strategia probabilmente, pagarono a caro prezzo quell’intervento.”
Bolzoni: “La strategia era doppia, l’attentato all’Addaura era stato accuratamente preparato con una serie di lettere anonime che servirono a delegittimare Falcone lo indicavano lui e il Vicecapo della Polizia del tempo Gianni De Gennaro come i mandanti di killer di Stato, il ritorno del pentito Contorno in Sicilia, sarebbe ritornato per uccidere i rivali di cosca, un delirio, una follia, mai il giudice Falcone avrebbe neanche immaginato una cosa di questo tipo, ma un corvo scrisse queste cose delegittimandolo, le voci della Palermo più infetta fecero il resto e poi si arrivò all’Addaura, la cosa stupefacente dopo 20 anni è che si è intuito, scoperto che anche apparati dello Stato erano lì per uccidere Falcone. Poche ore dopo l’attentato all’Addaura Falcone però aveva già intuito tutto quando parlò delle menti raffinatissime e parlando di menti raffinatissime che avevano organizzato l’attentato all’Addaura certo non si riferiva ai boss di Cosa Nostra.”
Blog: “Sembra che ci sia un unico filo conduttore da Portella della Ginestra fino quasi alla strage di Via D’Amelia.”
Bolzoni: “Portella è stata la prima strage di Stato, partirei dalla fine degli anni 70, quando un gruppo di mafia non è più servito e è stato cancellato dalla faccia della terra dai corleonesi di Totò Riina pensate, tra la primavera del 1981 e l’autunno del 1983 nelle 4 province della Sicilia occidentale: Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta sono stati uccisi circa 1500 mafiosi, non conto le lupare bianche, i sequestri senza ritorno. Contemporaneamente Cosa Nostra lancia per la prima volta nella sua storia un attacco senza precedenti allo Stato, da una parte lo Stato, dall’altra parte l’aristocrazia mafiosa e dall’altra parte ancora i vincitori di queste due guerre, una interna a Cosa Nostra e una esterna, Totò Riina con 70 caproni scesi dalle montagne per conquistare Palermo e la Sicilia, così ci hanno raccontato la storia, la storia non è andata così. Totò Riina era l’espressione di un gruppo di potere che serviva in quel momento, a qualcuno serviva una mafia stragista, l’avremmo capito tanti anni dopo, nel 1992 quando c’è stato Capaci e poi Via Marino D’Amelio.”
Blog: “Eppure la sentenza d’appello a carico di Marcello Dell’Utri sembra in qualche modo dire che non ci fu alcun burattinaio dietro alla discesa in campo di Forza Italia e ai collegamenti con la mafia, nessun padrino e nessuna stretta di mano inconfessabile.”
Bolzoni: “La sentenza Dell’Utri è la sentenza di un processo, intanto ritengo che sia una sentenza importante perché ci conferma quello che già sapevamo, 25 anni di relazioni, un periodo molto lungo, strettissime tra l’uomo che è stato l’ombra di Silvio B imprenditore e i capi della Cosa Nostra siciliana, questo ci dice la sentenza, ci dice anche che secondo quei giudici della Corte d’Appello di Palermo, questo rapporto si è interrotto secondo loro all’improvviso dal 1992 in poi, ma questa è la storia del processo Dell’Utri. Ci sono in questo momento investigazioni, inchieste aperte in diverse procure italiane oltre a Palermo, Caltanissetta, Firenze per le bombe in continente del 1993 che raccontano un’altra storia che soltanto ieri il Presidente della Commissione parlamentare antimafia Pisanu ha rilanciato: le stragi non sono state solo stragi di mafia, ma c’è stato un groviglio di apparati, deviati dello Stato, logge massoniche, lobby. La verità è questa, che Cosa Nostra soprattutto per le stragi del 1992/1993 è stata usata e sacrificata, dove è finito Totò Riina? Dove sono finiti i suoi 70 corleonesi? Perché di 70 uomini d’onore si parla, sono tutti seppelliti, sono tutti sepolti nei bracci del 41 bis, dopo avere fatto il lavoro sporco.”

Gli smemorati tornano a ricordare
Blog: “Non sarà una prova ma è certamente un indizio l’imbarazzo che la storia della trattativa tra Stato – mafia provoca nelle istituzioni, chi perde la memoria, chi prima dice una cosa e poi ci ripensa? ”
Bolzoni: “Quello è l’aspetto più sconcertante della trattativa, a distanza di 17 anni ex ministri, ex alti funzionari dello Stato ritrovano la memoria casualmente quando Ciancimino parla e piombano a Palermo a testimoniare su fatti così gravi, è una cosa che mi lascia senza fiato! Dopo 17 anni personaggi ai massimi livelli delle istituzioni, si ricordano dettagli così importanti che probabilmente erano dettagli che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte, mi riferisco a Borsellino, quest’ultimo molto probabilmente muore perché viene a conoscenza di quella trattativa. “Blog: “Il fatto che Dell’Utri abbia ribadito ancora una volta, ove non fosse stato chiaro, la sua idea su Mangano, è un eroe fosse un messaggio per esempio per un Giuseppe Graviano che non ha detto nulla quando doveva essere interrogato dai magistrati?”
Bolzoni: “Il senatore Dell’Utri ci ha impartito una grande lezione di mafiosità: la migliore parola è quella che non si dice, non si stanca mai di ripetere che Mangano è un eroe perché non ha parlato e ha fatto sapere a tutti , anche dopo la sentenza che lui non parlerà. ”
Blog: “Però ci sono altri pentiti che potrebbero cambiare idea circa la loro collaborazione, a Spatuzza viene negata e si parla di un pentito che a 24 ore dalla chiusura del processo Mori ha deciso di non parlare più a Palermo.”
Bolzoni: “La vicenda Spatuzza è un’altra di quelle vicende stupefacenti che riguarda lo Stato, mai si era visto che tre Procure ritenessero affidabile un collaboratore di giustizia e che collaboratore! Sta riscrivendo la storia delle stragi, e che una commissione ministeriale decidesse, senza l’assenso dei due magistrati della Procura nazionale antimafia che erano presenti, di non inserirlo nel programma di protezione, una decisione di una gravità inaudita, però penso a proposito di Spatuzza che questa decisione non sia tanto scaturita da quello che Spatuzza ha detto pubblicamente anche, prima ai procuratori di Firenze, poi pubblicamente a proposito delle stragi in continente, quando ha fatto i nomi di Dell’Utri e del nostro Presidente del Consiglio coinvolti in qualche modo in quell’altra trattativa nella stagione delle bombe italiane, perché Spatuzza dice una cosa che sente de relato, che sente da Giuseppe Graviano, da madre natura, dal suo padrone e probabilmente noi non sappiamo se quello che gli ha detto Graviano è vero o non è vero, comunque anche se fosse vero, mettiamo per ipotesi che fosse vero, sa solo quel pezzo perché Spatuzza è un sicario, però è un sicario che il 18 luglio 1992, 24 ore prima che il Procuratore Paolo Borsellino saltasse in aria con 5 agenti della sua scorta, tra poliziotti e una poliziotta, c’era anche una donna poliziotto, Spatuzza vede in un garage di Brancaccio i suoi compari e una presenza estranea che ha individuato come un agente dei servizi segreti. Sappiamo che era il vicecapo del Sisde con incarichi operativi in Sicilia, mentre caricano di esplosivo la FIAT 126 che sarebbe servita il giorno dopo per l’attentato. Vogliamo non farlo entrare nel programma di protezione? Ho fatto un pezzo su Repubblica parlando con un titolo “Il sasso in bocca” questo mi ha ricordato! ”
Blog: “Così torniamo anche all’inizio della nostra chiacchierata e all’Addaura, le presenze estranee e le presenze… ”
Bolzoni: “In tutte le stragi e gli omicidi eccellenti siciliani ci sono state queste presenze estranee, da Dalla Chiesa a Chinnici, da Falcone a Borsellino, da Pio La Torre, dirò di più anche la guerra di mafia degli anni 80 non è stata raccontata come bisogna adesso raccontarla dopo 25 anni. Credo che ci siano state delle presenze estranee anche in quella carneficina, 1500 morti da una parte, feriti e morti dall’altra zero!”
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www.repubblica.it/cronaca/2010/07/12/news/ganzer_condannato-5537207/
Ganzer condannato a 14 anni per traffico di droga e peculato

Il generale, attuale comandante del Ros, è stato processato per la costituzione di associazione a delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti. Condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
MILANO – Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano nell’ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni ’90 da un piccolo gruppo all’interno del reparto speciale dell’Arma. Ganzer è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. “Le sentenze non si possono che rispettare. Aspettiamo le motivazioni”, è stato l’unico commento del generale.
Giampaolo Ganzer era accusato insieme ad altre 17 persone di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati. Per Ganzer è scattata anche l’interdizione perpetua ai pubblici uffici.
Condannato anche l’ex colonnello del Ros e attuale membro dell’Aise (servizi segreti) Mauro Obinu, a cui è stata inflitta la pena di sette anni e dieci mesi di carcere, oltre che l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Corte, presieduta da Luigi Capazzo, dopo una settimana di camera di Consiglio, ha dunque accolto solo in parte le richieste del pm Luisa Zanetti che sosteneva che “all’interno del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri c’era un insieme di ufficiali e sottoufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito una associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida”.
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800.000 EURO DALLO STATO ALLA SCUOLA “PADANA” DELLA MAESTRA MANUELA MARRONE IN BOSSI

Ottocentomila euro di aiuti statali alla scuola Bosina di Varese. Lo scrive il Giornale in edicola questa mattina. Un generoso regalo del ministero dell’Economia concesso lo scorso 9 giugno a quella che è chiamata anche la “Scuola libera dei Popoli Padani”: un istituto scolastico che segue gli allievi dalle materne alle medie, improntando gli insegnamenti sulla cultura locale. Con un particolare: la Bosina è stata fondata nel 1998 da Manuela Marrone, “maestra di scuola elementare di lunga esperienza”, come si legge sul sito dell’istituto, ma anche moglie di Umberto Bossi.
La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a quest’istituto. Il presidente della scuola è Dario Galli, già senatore della Lega. Proprio la commissione Bilancio al Senato, di cui la Lega ha la vicepresidenza, ha formalizzato l’elenco di enti beneficiari dei contributi stanziati nel Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio creato nel 2008. Un elenco lunghissimo che comprende, oltre a qualche scuola, associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università.
Alla Bosina, in particolare, sono stati destinati trecentomila euro per il 2009 e cinquecentomila euro per il 2010, rubricati alla voce “ampliamento e ristrutturazione”.
Il provvedimento della commissione bilancio che li ha fissati ha anche un nome più popolare, “legge mancia”, perché in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore, naturalmente anche a fini elettorali. Il valore totale delle “mance”, tra Senato e Camera, si aggira intorno ai 200milioni di euro.
Gli ottocentomila euro alla scuola Bosina serviranno per sostenere un progetto in cui il Carroccio crede molto; “coniugare l’insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale,

Sauro manda:
Contro la legge Balilla

Il suo vero nome è “legge Balilla” e porta la firma congiunta di ben tre ministri: La Russa (Difesa), Meloni (Giovani) e Tremonti (Economia). Obiettivo? Organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani. Costo previsto per i primi tre anni di sperimentazione: 20 milioni di euro. Niente male per essere tempo di crisi.
L’idea del governo è semplice: invitiamo i giovani per tre settimane in caserma, gli facciamo indossare per la prima volta la divisa e gli spieghiamo quanto sia bello far parte delle Forze Armate e andare in missione in giro per il mondo. In questo modo riusciremo a selezionare nuovi volontari per l’arruolamento, ad “assicurare nuova linfa e continuità d’azione” alle associazioni combattentistiche e d’arma e, alla peggio, a promuovere un po’ di sana cultura militare. Dio solo sa, coi tempi che corrono, quanto ne abbiamo bisogno!
Per riuscire nell’operazione bisognerà solo aprire le caserme e renderle un po’ più accoglienti. C’è il rischio che se i giovani vedono in che condizioni sono realmente gli venga voglia di non tornarci più. Per il maquillage delle caserme destinate al loro alloggiamento è prevista una spesa di più di 4 milioni di euro. Per il materiale didattico bastano 350.000€. Ne serviranno invece 850.000 per le attività addestrative. Sì, perché i corsi dei giovani militari non saranno solo chiacchiere. Agli ignari che cadranno nella rete degli uffici propaganda delle forze armate verrà offerta la possibilità di impugnare una pistola (una di quelle vere, non più quelle giocattolo di quando eri bambino) e di imparare ad ammazzare. Se riesci a centrare il bersaglio, naturalmente. Si chiameranno “Lezioni di tiro con l’arma individuale”.
Non si irritino i soliti pacifisti, antimilitaristi e utopisti. Questo progetto (udite, udite!!!) “si pone nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”. Straordinario!
I corsi, assicurano i nostri tre ministri, saranno una “esperienza di vita unica” che contribuirà “ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate, con una formazione specifica al rispetto e alla difesa dei valori costituzionali”. Immagino che si comincerà dallo studio di quell’articolo che comincia con le parole “L’Italia ripudia la guerra…”.
Per togliere ogni dubbio sul cuore degli insegnamenti a cui saranno sottoposti i giovani malcapitati, il disegno di legge ridefinisce a modo suo i compiti istituzionali delle Forze Armate specificando (fate molta attenzione!) che ci si riferisce alle “missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali (!), di contrasto del terrorismo internazionale (!), di soccorso alle popolazioni locali (!) e di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni (!), in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza (!).” Scusate l’ignoranza: dove sta scritto che questi sono i compiti delle FFAA? Ero rimasto all’articolo 11. Quali sono gli interessi nazionali che dobbiamo difendere? Da chi? Quali sono le libere istituzioni che dobbiamo salvaguardare? E poi, quali sono gli altri casi di straordinaria necessità e urgenza in cui dobbiamo intervenire?
I ministri presentatori giurano che i corsi non sono diretti alla promozione o all’acquisizione di titoli per l’arruolamento nelle Forze Armate. Poi però la legge precisa che la partecipazione ai corsi sarà riservata ai giovani più bravi, competenti e atletici, che risiedono nelle aree tipiche di reclutamento e che hanno il più alto titolo di studio. La vera legge Balilla, quella fascista del 1926, era meno discriminatoria. Ma si sa i tempi cambiano, oggi c’è la crisi e le risorse disponibili non sono più quelle di un tempo. Sarebbe bello poterli indottrinare tutti. Ve lo immaginate? Ma non ci sono i soldi. Vedremo più in là. Intanto partiamo con la sperimentazione.
Scherzi a parte (anche se la legge è stata depositata il 1 aprile 2010 non è uno scherzo), questa legge non s’ha da fare. In queste ore il governo sta tentando di far passare il tutto, baipassando la discussione parlamentare, con un emendamento alla finanziaria. Con il risultato paradossale che da un lato taglia i fondi per l’addestramento (quello vero) dei soldati e dall’altro butta 20 milioni per l’addestramento ideologico delle possibili nuove reclute. Fai sentire la tua voce. Chiama i parlamentari eletti nel tuo collegio e digli di intervenire subito. Unisciti alla Tavola della pace. Diciamo no alla legge Balilla. E se ci sono 20 milioni per la formazione dei giovani, pretendiamo che siano spesi per educare veramente alla cittadinanza e alla Costituzione ovvero alla pace e ai diritti umani, alla legalità e alla giustizia.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

RIDIAMARO : – )

JENA
TROPPE

Nessuna libertà è un diritto assoluto,
neanche quella di dire
troppe cazzate.
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Dai blogger sul web

“Bossi dice che ci sono 10 milioni di persone pronte a scendere dalle valli alpine per la secessione. Ma nelle valli ci sono al massimo 6 milioni di persone… E gli altri 4 milioni? … Non c’è problema, li prendiamo dal Sud col contratto a termine”
Spioncina
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Come l’Italia era un’espressione geografica, la Padania è solo un’espressione economica.
I suoi confini infatti variano in base all’andamento del reddito pro-capite.
Gridu81
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http://masadaweb.org

La violenta Cricca del crimine
Viviana Vivarelli

Indagato B come mandante delle stragi ad esecuzione mafiosa del 92-93, finalizzate a destabilizzare il paese per favorire la discesa in campo dell’uomo dell’ordine.
La strage di Bologna costò 85 morti e 200 feriti. La strage di Via D’Amelio costò 6 morti e 24 feriti. Uccisi Falcone e Borsellino. La strage di Via Capaci costò 5 morti e 23 feriti. La strage di Via dei Georgofili costò 5 morti e 48 feriti.

Il consigliori Dell’Utri, ponte tra B e la mafia: condannato in 2° grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti gravissimi fino al 1992, avendo trattenuto continuati e stretti rapporti con le vecchie organizzazioni mafiose di Bontade, Riina e Provenzano. I giudici si fermano all’alba degli assassinii di Falcone e Borsellino stragi e non lo condannano solo perché evitano di proposito di accettare le confessioni e le testimonianze a suo carico dopo il 92.
Malgrado ciò, né Dell’Utri si dimette, specificando bene che è entrato in Senato solo ed esclusivamente per salvarsi dalla galera, né B intende minimamente dimetterlo.

Davanti a simili orrori e a simili imputazioni, chiunque, con un minimo di onestà morale, si allontanerebbe da B come da un appestato.
Invece la Lega lo sostiene, Maroni arriva con arroganza a dichiarare che lui la mafia la combatte, e la maggior parte dei finiani tradisce il proprio partito per schierarsi con lui.

Scandalo Telecom-Sismi: dipendenti Telecom, poliziotti, Carabinieri e Guardia di Finanza tramano con redattori di B, insieme a agenti deviati, in un gigantesco piano di spionaggio dei cittadini a fini di ricatto, una associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto d’ufficio, appropriazione indebita, falso, favoreggiamento e riciclaggio.
La cricca di B ha spiato in 7 anni 24.000 persone. Ha però la spudoratezza di presentare la legge-bavaglio come norma ‘a difesa della privacy’

Vergognosa campagna diffamatoria falsa su Boffo e Avvenire dei giornali di B
Spionaggio e ricatto di Marrazzo con l’uso di carabinieri.

Si dimette Scajola che si fa pagare a mazzette a sua insaputa.
Si dimette il Ministro Brancher, già carcerato per falso in bilancio e finanziamento illecito al PSI, oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione, fatto Ministro del niente solo perché non testimoni sulle mazzette con cui B come Fazio compravano i partiti, specie la Lega o salvavano banche fallite come la banca leghista.

Travolto nello scandalo della cricca delle Grandi Opere, Bertolaso, fiore all’occhiello degli spot di B.

Indagato già dal 2009 Cosentino, oggi sottosegretario all’Economia, per concorso esterno alla camorra. La Corte di Cassazione conferma la richiesta di misure cautelari che B respinge, mentre il Parlamento nega ogni autorizzazione a procedere.

Il faccendiere Carbone arrestato in una cricca per lo scandalo sull’eolico in cui è indagato anche il governatore sardo Cappellacci.
La stessa cricca avrebbe fatto pressioni sulla Corte Costituzionale per riammettere il Lodo Alfano, favorire la nomina del pres. della Corte d’Appello di Milano e la candidatura di Cosentino in Campania, spiando e diffamando un altro candidato del Pdl, Caldoro.

Si dimette l’assessore campano Sica, coinvolto nell’inchiesta romana sulla banda specializzata in campagne diffamatorie, interferenze su giudici e appalti dell’eolico.

Ogni giorno: un nuovo merdaio sulla cricca di delinquenti capeggiata da B.
Ogni giorno: un nuovo scandalo, un nuovo abominio.
Non c’è uno nella cerchia del gaglioffo che prima o poi non risulti incriminato per qualcosa di grave.

Spionaggio, ricatti, mazzette, diffamazioni, compravendite di cariche pubbliche, corruzione, inquinamento delle istituzioni, rapporti con mafia e camorra, abuso di droga e narcotraffico, furti di stato, abusi di ogni tipo, crimini pesantissimi che arrivano fino alle stragi.

Cosa aspettiamo d’altro?

Di Pietro

L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è l’ennesima prova che il Pdl è il partito della P2 e del malaffare. Denis Verdini, che del partito dell’amore è coordinatore nazionale è finito nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Flavio Carboni, imprenditore vicino a B. Un fatto quasi sistematico. (ormai non passa giorno che emerga un po’ della merda del Pdl-Viviana)
All’interno del Pdl avere guai con la giustizia è un segno di merito, una questione di curriculum. Come per Brancher, il ministro più breve della storia repubblicana, nominato per rendergli omaggio di quanto fatto. O come per Bertolaso, ancora ai vertici della Protezione Civile nonostante lo scandalo aquilano, e non solo.
Ma B chiude gli occhi ed è magnanimo quando a finire nelle mire della magistratura è qualcuno che porta con sé un buon pacchetto di voti (non importa se dalla camorra: Cosentino -Viviana). Questa è la logica massonica.
Oggi il Pdl è un partito lacerato. Un rottame che perde pezzi a ogni curva. B lo sa. Sa che la fine della corsa potrebbe essere questione di settimane, giorni, ore. E cerca di aggrapparsi in ogni modo a chiunque possa prolungare l’agonia. Prova ad abbracciare Casini, ma la Lega lo trascina dall’altra parte. Prova a recuperare i dissidenti del suo partito, ma non ci riesce.
Questo Governo ha un solo scopo: sopravvivere, attaccato al potere. Non gliene frega niente di riforme, ripresa economica o futuro del Paese. L’unico scopo è il potere perché con quello si fanno affari d’oro. non è un caso se le imprese di B non conoscono crisi. Una smania di potere che sta passando Italia e Stato sociale al tritacarne. E mentre noi cittadini “passammo ‘e guaje”, come canta Pino Daniele “chiste, invece ‘e dá na mano, s’allisciano, se váttono, se mágnano ‘a cittá!…”.
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DI PIETRO
Mercato delle vacche

B: “Chi vota Casini vota la sx”.
E Casini su B: “E’ un po’ disperato…tratta gli alleati come un padrone del Settecento trattava gli schiavi”.
Sono avversari o sono amici? Comunque sono i protagonisti di una compravendita politica. Il governo è in piena campagna acquisti. Quale sia la merce di scambio nessuno lo saprà mai.. sarà un assessorato, un ministero, un appalto per la gestione dell’acqua o per una colata di cemento, settore in cui Casini ha ottime entrature in famiglia. L’Udc sancirà l’alleanza con il Pdl. Chi lo siglerà? Dell’Utri e Cuffaro?
La manovra di bassa lega è chiara e mostra come il governo sia in debito di ossigeno e di consensi, fa di tutto pur di scongiurare il rischio di andare a casa o di tornare alle urne perdendo le elezioni. A Casini tocca il ruolo della stampella e i centristi sono pronti a seppellire anche l’ultimo fiato di coscienza, assetati come sono di poltrone e d’affari.
Casini: “Sì a un governo di larghe intese. Occorre realizzare riforme importanti per il bene del Paese”. Quali? Intercettazioni? Legittimo impedimento? Tagli a scuola, cultura e ricerca? Scudo fiscale?
Una alleanza di natura subordinata e affaristica tra un “padrone e uno schiavo”, come ha detto lo stesso Casini. Possiamo immaginare che con questi presupposti l’accordo durerà da Natale a Santo Stefano.
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Ma pure vedere il Cardinal Bertone dentro questo mercato di vacche!!!?
Se pure avesse ricevuto B in Vaticano, avrebbe potuto farla passare come una normale visita di un capo di Stato. Se pure avesse ricevuto Letta o Casini nelle sue stanze, sarebbe stata normale amministrazione vaticanizia. Ma andare a una cenetta serale, come una qualsiasi squinzietta, a casa di Vespa col mandruccone, già grandissimo peccatore, dissacratore di ostie, mafioso e stragista, il suo fido e i due da abboccare.. che vergogna, Cardinale! Che scadenza di gusto!
E come si è messo? Senza trucco e in nero corto?
VV.

Maledetta sia la vostra violenza. L’Aquila tornerà a volare
Alessio Di Florio
http://www.bellaciao.org/it/spip.php?article27043

Sia maledetta la vostra violenza, la violenza dei vostri manganelli. Mercoledì siamo scesi a Roma in migliaia, con la nostra voglia di vivere, la nostra determinazione, l’amore per la nostra terra, l’amore per il futuro della nostra terra. E abbiamo trovato i vostri maledetti manganelli, l’oscena violenza del vostro potere. Manganelli maledetti, che sull’asfalto della Città Eterna hanno lasciato il nostro sangue, hanno ferito i nostri corpi per uccidere il nostro futuro. Ma noi non taceremo. La vostra maledetta violenza non ci impedirà di gridare ancora, sempre, fin quando non sarà fatta giustizia e non saremo nuovamente liberi. Torneremo alle vostre porte e grideremo ancora più forte, perché anche se vi credete assolti sarete per sempre coinvolti. Per sempre sarete colpevoli dello scempio e del tentato assassinio della terra d’Abruzzo.
Maledetta sia la vostra violenza, la violenza della vostra propaganda. Che ieri esaltava la menzogna e una ricostruzione che ha definitivamente tentato di assassinare la nostra città. E che oggi tenta di dividerci, di separare i “buoni” dai “cattivi”, chi s’inchina al potere e chi lo denuncia.
Maledetta sia la vostra violenza, la violenza che prima dei manganelli si è chiamata affarismo, militarizzazione, autoritarismo. Quella violenza che ha imprigionato la nostra città e le sue strade, le nostre vite e le nostre case. Maledetta sia la vostra violenza. Una violenza che grida giustizia davanti agli uomini e al cielo. Quel cielo che l’inverno scorso ha pianto con noi, quel cielo da cui è calato il freddo che ha gelato le nostre speranze e ha svelato l’assurdità del vostro potere.
Maledetta sia la vostra violenza. Tutta. Fin in fondo. Il 6 aprile 2009 alle 3 e 32 l’Abruzzo è stato ferito dal terremoto della terra. Ma noi eravamo lì, pronti a rinascere e ricostruire. Con la fierezza, l’entusiasmo, la forza e la determinazione delle nostre genti. Ma poi siete arrivati voi. Ci avete rinchiuso nei campi, ci avete disperso a migliaia di chilometri di distanza. Da oltre un anno siamo prigionieri di un presente che non ci appartiene e di un futuro che viene costantemente assassinato. E’ il terremoto delle anime e del potere, immensamente più devastante di quell’istante maledetto. Maledetta sia la vostra violenza. Quella violenza che prosegue tutt’ora, che ci perseguita. La violenza degli affari, delle mafie, della speculazione, della menzogna. Ma noi non la subiamo e non la subiremo. Ci ribelliamo e ci ribelleremo, grideremo ancora e torneremo nelle piazze, nelle strade. Indignati, arrabbiati, fieri e mai domi. Maledetta sia la vostra violenza. Che non ci fermerà e non assassinerà la nostra terra.
L’Aquila siamo noi. L’Aquila risorgerà. La vostra maledetta violenza non ci impedirà la speranza e il sogno. Perché noi rivogliamo il nostro sacrosanto diritto ad avere una città libera, ad avere giustizia, alla socialità. Non aspetteremo che prosegua l’opera di annientamento della nostra L’Aquila. Stiamo organizzando la speranza, stiamo impastando il sogno. E non abbiamo paura dei vostri manganelli e della vostra violenza. Torneremo ancora alle vostre orte. E grideremo ancora più forte. L’Aquila tornerà a volare…
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Silvanetta segnala:
Da Il Fatto Quotidiano di oggi
Il patto della prostata
Marco Travaglio

Chiuso per lutto il salotto di Maria Angiolillo, chiuso per ferie il salotto di Porta a Porta, il tenutario Vespa ha dovuto aprire quello di casa sua, anzi di Propaganda Fide, con vista su Trinità dei Monti, e apparecchiare un frugale pasto per alcuni noti senzatetto, strappandoli alla mensa della Caritas: il signor B., la figlia Marina, Piercasinando, il banchiere Geronzi, il governatore Draghi, Letta-Letta con gentil consorte e il cardinal Bertone che passava di lì in sottana di ordinanza a riscuotere la pigione (10 mila € al mese).
Assente giustificato Flavio Carboni, trattenuto da un precedente impegno a Regina Coeli. Sempre schivo e modesto, l’insetto ha spiegato di aver voluto festeggiare i suoi primi “cinquant’anni di giornalismo” (lui lo chiama così) con “pochi amici”: la prova che B. è perseguitato dai poteri forti e Vespa è un giornalista equidistante.
O, come dice Gian Antonio Stella, equivicino. In realtà la soirèe doveva riattizzare la passione fra due vecchi amanti un po’ in freddo: Silvio e Pier.
E il mezzano à pois si è volentieri prestato, con la collaborazione della sua signora Augusta Iannini, giudice distaccata al ministero della Giustizia per mettere in italiano le leggi ostrogote che escono dalla penna di Al Fano su misura per Al Nano.
La sora Augusta sfaccendava in cucina, raccomandando agli ospiti di mettere le pattine per non sporcare in giro, chè poi tocca a lei lucidare in mancanza di Anemone.
La notizia ha sovreccitato i retroscenisti di palazzo, scatenati nella caccia al menu dell’imperdibile serata, già paragonata per la sua portata storica alla cena in casa Letta del 1997, quella del “patto della crostata” tra B. & Max D’Alema in fregola di Bicamerale.
Ora, vista l’età media dei commensali, siamo al patto della prostata.
Ma si diceva del menu.
Il Geniale parla di “una forchettata di spigola e un sorbetto al limone”.
La Stampa aggiunge “una pasta col pesce, un’immancabile caprese di cui il Cavaliere è assai goloso” e poi un imprecisato “gelato”.
“Discordanti”, per La Stampa, “le testimonianze sul vino”: è certo che fosse bianco, forse un Greco di Tufo.
Il sensale Bruno, vestito da pinguino con le code di rondine, svolazzava felpato tra gli ospiti coi piedi dolci e il tovagliolo bianco sul braccio:
“Vogliamo cominciare con un prosciutto e melone? Abbiamo anche degli antipastini caldi.
Signori, facciano loro, sono qui per servirli”.
Come sempre, del resto.
Nessun cronista da riporto fa cenno ai piatti tipici della casa: la lingua d’insetto in tutte le salse e il leccalecca al gusto di tuttifrutti.
Pare che B. avesse chiesto un Fini alla vaccinara, ma non c’è stato il tempo.
A fine pasto, a un segnale convenuto dell’anfitrione maculato, Bertone attaccava a illustrare il dogma dell’Immacolata concezione del cardinal Sepe.
Draghi spiegava gli standard di onorabilità dei banchieri a un incuriosito Geronzi.
Letta e Vespa discutevano animatamente della legge bavaglio, concludendo che per loro non cambia nulla.
Le tre pie donne si ritiravano in tinello a caricare la lavastoviglie.
La consegna infatti era di consentire ai due piccioncini Silvio & Pier di appartarsi dietro il separé, nella speranza che riscoccasse la scintilla dei bei tempi che furono.
Per agevolare il compito a Cupido, il dàlmata dei mezzibusti metteva su un disco romantico e modulava luci soffuse.
Silvio, per fare colpo, si ritirava in bagno a incipriarsi il naso e rifarsi il trucco.
Poi passava ai preliminari, insistendo molto sulla benedizione vaticana e sulla comune appartenenza al Ppe.
Ma Pier faceva la ritrosetta, allora il premier le ha offerto la vicepresidenza del Consiglio più lo Sviluppo Economico, vacante per le dimissioni di Scajola, o gli Esteri, vacanti per la presenza di Frattini Dry.
Intanto, in punta di piedi, gli altri ospiti si dileguavano l’uno dopo l’altro, lasciandoli soli.
Quel che è accaduto dopo, a luci spente, lo lasciamo all’immaginazione dei lettori.
Per saperne di più, dovremo attendere il prossimo libro di Vespa.
A meno che Piercasinando, memore di un illustre precedente, abbia registrato tutto.
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Memorabile!
Dopo il patto della crostata
quello della prostata!

Viviana
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Silvanetta segnala:
Ricostruzione all’Aquila, il sindaco Cialente querela Stracquadanio (Pdl)

Il sindaco dell’Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, ha annunciato la presentazione di una querela nei confronti del parlamentare del Pdl Giorgio Celio Stracquadanio per le parole pronunciate nel corso dell’intervento alla Camera dei Deputati nella seduta del 7 luglio scorso, in concomitanza con la manifestazione di protesta di circa cinquemila aquilani a Roma durante la quale vi furono scontri con la polizia.
Lo ha reso noto lo stesso sindaco in una conferenza stampa.
Cialente si e’ presentato con gli atti parlamentari relativi al discorso dell’esponente del Pdl che ha attaccato il sindaco affermando che ”ha qualche interesse in gioco nella partita della non ricostruzione e poi cerca di scaricare questi interessi sul governo che lo ha nominato dall’inizio commissario straordinario”.
Il parlamentare del Pdl aveva anche attaccato gli aquilani per la protesta denunciando che la ricostruzione non puo’ essere fatta attraverso la manifestazione delle carriole e sottolineando che L’Aquila ”era una citta’ che stava morendo, indipendentemente dal terremoto, e che il terremoto ne ha certificato la morte civile”.
Per Cialente, l’esponente del Pdl ha detto sciocchezze e cose non vere, ”ma lo querelo per difendere la citta’ definita morente, cosa non vera perche’ L’Aquila, dopo una crisi industriale comune a molti altri centri, si stava rilanciando”.
”So che con l’immunita’ parlamentare non succederà nulla – ha continuato Cialente – ma querelerò Stracquadanio, il cui intervento dimostra a quali umiliazioni sono costretti gli aquilani e che cosa pensa il Pdl dei terremotati.
Possono anche mandarmi via, ma sappiano che troveranno 40mila aquilani più arrabbiati di me”.

www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/terremoto-laquila-cialente-querela-stracquadanio-464765/
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L’essere umano è l’unico che inciampa due volte nella stessa pietra
Josè Saramago
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B ha dichiarato che il diritto di stampa non è un diritto assoluto.
Quando al G8 di Genova disse che l’habeas corpus era stato sospeso, dichiarò in pratica che anche il diritto alla vita non era un diritto assoluto.
L’unico diritto assoluto in Italia sembra che sia il suo a comandare.
Viviana
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La rivoluzione deve cominciare da dentro, e non dal fuori. Quando scoppia un tumulto, la gente, la prima cosa che fa, va a rubare un televisore. Vuole lo stesso veleno che ha rincoglionito l’avversario
Charles Bukowski
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“La difesa assoluta della privacy di B è di per se un reato, un crimine, un’azione a delinquere. Il boss mafioso ha diritto alla privacy altrimenti diventa galeotto e perde potere. La legge è solo un intralcio, grande capo del governo, democratico affarista senza scrupoli, ci porterà allo stremo delle forze e ci vorranno decenni per ricostruire le macerie berlusconiane.”
Cesare Beccaria
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SULLE STRAGI
Beppe Grillo

Attilio Bolzoni fa una considerazione inquietante: come è possibile che all’inizio degli anni ’80 un gruppo di corleonesi guidati da Totò Riina abbia sterminato in breve tempo le famiglie mafiose rivali e ucciso 1500 persone senza subire neppure una perdita, un solo ferito? Senza un aiuto esterno è impossibile, lo dice il buon senso. I mafiosi stragisti di Riina furono sepolti nelle carceri del 41 bis dopo aver portato a termine le stragi di Capaci, di via D’Amelio, dei Georgofili di Firenze e del PAC di Milano. Non serviva più. Il traghettamento alla Seconda Repubblica era ormai avvenuto. Le più potenti famiglie mafiose del dopoguerra sono state cancellate dalla faccia della terra o rinchiuse in galera con decine di ergastoli. Cui prodest?
Gli scricchiolii, i segni premonitori della fine della Seconda Repubblica ci sono tutti. Tra questi le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino e l’accertamento della trattativa Stato Mafia degli anni ’90. La transizione è già in atto e i poteri (sempre meno occulti) sono già al tavolo della trattativa. Aspettiamoci di tutto.

Lo Stato attentò alla vita di Giovanni Falcone
Blog: “Attilio Bolzoni uno dei passaggi chiave nella vicenda che poi porta a parlare di trattativa tra Stato – mafia, tra pezzi dello Stato che non sanno cosa fanno altri pezzi dello Stato, è il fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura, cosa avete scoperto?”
Bolzoni: “Giuseppe Falcone è stato ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci, ma ha cominciato a morire 3 anni prima all’Addaura, all’Addaura c’era qualcuno che voleva Falcone morto, qualcuno che non era solo un mafioso, le ultime indagini ci raccontano che c’era un pezzo di Stato che lo voleva morto e un pezzo di Stato che per fortuna quel giorno ha salvato Falcone.”
Blog: “In particolare un agente di polizia che poi…”
Bolzoni: “Da quello che si è capito l’attentato ha cambiato scena dopo più di 21 anni, si era sempre pensato che i killer venissero dal mare su un canotto color arancio, giallo, a quanto pare invece i killer sono venuti da terra, i mafiosi dell’Acqua Santa, della Vergine Maria, dell’Arenella insieme a presenze estranee molto probabilmente, uomini degli apparati, loro hanno messo quei 58 candelotti esplosivi sugli scogli davanti alla villa di Falcone e a quanto pare due poliziotti, Antonino Agostino e Emanuele Piazza del giorno se ne accorsero e in qualche modo salvarono la vita a Falcone. “Blog: “Distruggendo però un piano, una strategia probabilmente, pagarono a caro prezzo quell’intervento.”
Bolzoni: “La strategia era doppia, l’attentato all’Addaura era stato accuratamente preparato con una serie di lettere anonime che servirono a delegittimare Falcone lo indicavano lui e il Vicecapo della Polizia del tempo Gianni De Gennaro come i mandanti di killer di Stato, il ritorno del pentito Contorno in Sicilia, sarebbe ritornato per uccidere i rivali di cosca, un delirio, una follia, mai il giudice Falcone avrebbe neanche immaginato una cosa di questo tipo, ma un corvo scrisse queste cose delegittimandolo, le voci della Palermo più infetta fecero il resto e poi si arrivò all’Addaura, la cosa stupefacente dopo 20 anni è che si è intuito, scoperto che anche apparati dello Stato erano lì per uccidere Falcone. Poche ore dopo l’attentato all’Addaura Falcone però aveva già intuito tutto quando parlò delle menti raffinatissime e parlando di menti raffinatissime che avevano organizzato l’attentato all’Addaura certo non si riferiva ai boss di Cosa Nostra.”
Blog: “Sembra che ci sia un unico filo conduttore da Portella della Ginestra fino quasi alla strage di Via D’Amelia.”
Bolzoni: “Portella è stata la prima strage di Stato, partirei dalla fine degli anni 70, quando un gruppo di mafia non è più servito e è stato cancellato dalla faccia della terra dai corleonesi di Totò Riina pensate, tra la primavera del 1981 e l’autunno del 1983 nelle 4 province della Sicilia occidentale: Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta sono stati uccisi circa 1500 mafiosi, non conto le lupare bianche, i sequestri senza ritorno. Contemporaneamente Cosa Nostra lancia per la prima volta nella sua storia un attacco senza precedenti allo Stato, da una parte lo Stato, dall’altra parte l’aristocrazia mafiosa e dall’altra parte ancora i vincitori di queste due guerre, una interna a Cosa Nostra e una esterna, Totò Riina con 70 caproni scesi dalle montagne per conquistare Palermo e la Sicilia, così ci hanno raccontato la storia, la storia non è andata così. Totò Riina era l’espressione di un gruppo di potere che serviva in quel momento, a qualcuno serviva una mafia stragista, l’avremmo capito tanti anni dopo, nel 1992 quando c’è stato Capaci e poi Via Marino D’Amelio.”
Blog: “Eppure la sentenza d’appello a carico di Marcello Dell’Utri sembra in qualche modo dire che non ci fu alcun burattinaio dietro alla discesa in campo di Forza Italia e ai collegamenti con la mafia, nessun padrino e nessuna stretta di mano inconfessabile.”
Bolzoni: “La sentenza Dell’Utri è la sentenza di un processo, intanto ritengo che sia una sentenza importante perché ci conferma quello che già sapevamo, 25 anni di relazioni, un periodo molto lungo, strettissime tra l’uomo che è stato l’ombra di Silvio B imprenditore e i capi della Cosa Nostra siciliana, questo ci dice la sentenza, ci dice anche che secondo quei giudici della Corte d’Appello di Palermo, questo rapporto si è interrotto secondo loro all’improvviso dal 1992 in poi, ma questa è la storia del processo Dell’Utri. Ci sono in questo momento investigazioni, inchieste aperte in diverse procure italiane oltre a Palermo, Caltanissetta, Firenze per le bombe in continente del 1993 che raccontano un’altra storia che soltanto ieri il Presidente della Commissione parlamentare antimafia Pisanu ha rilanciato: le stragi non sono state solo stragi di mafia, ma c’è stato un groviglio di apparati, deviati dello Stato, logge massoniche, lobby. La verità è questa, che Cosa Nostra soprattutto per le stragi del 1992/1993 è stata usata e sacrificata, dove è finito Totò Riina? Dove sono finiti i suoi 70 corleonesi? Perché di 70 uomini d’onore si parla, sono tutti seppelliti, sono tutti sepolti nei bracci del 41 bis, dopo avere fatto il lavoro sporco.”

Gli smemorati tornano a ricordare
Blog: “Non sarà una prova ma è certamente un indizio l’imbarazzo che la storia della trattativa tra Stato – mafia provoca nelle istituzioni, chi perde la memoria, chi prima dice una cosa e poi ci ripensa? ”
Bolzoni: “Quello è l’aspetto più sconcertante della trattativa, a distanza di 17 anni ex ministri, ex alti funzionari dello Stato ritrovano la memoria casualmente quando Ciancimino parla e piombano a Palermo a testimoniare su fatti così gravi, è una cosa che mi lascia senza fiato! Dopo 17 anni personaggi ai massimi livelli delle istituzioni, si ricordano dettagli così importanti che probabilmente erano dettagli che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte, mi riferisco a Borsellino, quest’ultimo molto probabilmente muore perché viene a conoscenza di quella trattativa. “Blog: “Il fatto che Dell’Utri abbia ribadito ancora una volta, ove non fosse stato chiaro, la sua idea su Mangano, è un eroe fosse un messaggio per esempio per un Giuseppe Graviano che non ha detto nulla quando doveva essere interrogato dai magistrati?”
Bolzoni: “Il senatore Dell’Utri ci ha impartito una grande lezione di mafiosità: la migliore parola è quella che non si dice, non si stanca mai di ripetere che Mangano è un eroe perché non ha parlato e ha fatto sapere a tutti , anche dopo la sentenza che lui non parlerà. ”
Blog: “Però ci sono altri pentiti che potrebbero cambiare idea circa la loro collaborazione, a Spatuzza viene negata e si parla di un pentito che a 24 ore dalla chiusura del processo Mori ha deciso di non parlare più a Palermo.”
Bolzoni: “La vicenda Spatuzza è un’altra di quelle vicende stupefacenti che riguarda lo Stato, mai si era visto che tre Procure ritenessero affidabile un collaboratore di giustizia e che collaboratore! Sta riscrivendo la storia delle stragi, e che una commissione ministeriale decidesse, senza l’assenso dei due magistrati della Procura nazionale antimafia che erano presenti, di non inserirlo nel programma di protezione, una decisione di una gravità inaudita, però penso a proposito di Spatuzza che questa decisione non sia tanto scaturita da quello che Spatuzza ha detto pubblicamente anche, prima ai procuratori di Firenze, poi pubblicamente a proposito delle stragi in continente, quando ha fatto i nomi di Dell’Utri e del nostro Presidente del Consiglio coinvolti in qualche modo in quell’altra trattativa nella stagione delle bombe italiane, perché Spatuzza dice una cosa che sente de relato, che sente da Giuseppe Graviano, da madre natura, dal suo padrone e probabilmente noi non sappiamo se quello che gli ha detto Graviano è vero o non è vero, comunque anche se fosse vero, mettiamo per ipotesi che fosse vero, sa solo quel pezzo perché Spatuzza è un sicario, però è un sicario che il 18 luglio 1992, 24 ore prima che il Procuratore Paolo Borsellino saltasse in aria con 5 agenti della sua scorta, tra poliziotti e una poliziotta, c’era anche una donna poliziotto, Spatuzza vede in un garage di Brancaccio i suoi compari e una presenza estranea che ha individuato come un agente dei servizi segreti. Sappiamo che era il vicecapo del Sisde con incarichi operativi in Sicilia, mentre caricano di esplosivo la FIAT 126 che sarebbe servita il giorno dopo per l’attentato. Vogliamo non farlo entrare nel programma di protezione? Ho fatto un pezzo su Repubblica parlando con un titolo “Il sasso in bocca” questo mi ha ricordato! ”
Blog: “Così torniamo anche all’inizio della nostra chiacchierata e all’Addaura, le presenze estranee e le presenze… ”
Bolzoni: “In tutte le stragi e gli omicidi eccellenti siciliani ci sono state queste presenze estranee, da Dalla Chiesa a Chinnici, da Falcone a Borsellino, da Pio La Torre, dirò di più anche la guerra di mafia degli anni 80 non è stata raccontata come bisogna adesso raccontarla dopo 25 anni. Credo che ci siano state delle presenze estranee anche in quella carneficina, 1500 morti da una parte, feriti e morti dall’altra zero!”
….
www.repubblica.it/cronaca/2010/07/12/news/ganzer_condannato-5537207/
Ganzer condannato a 14 anni per traffico di droga e peculato

Il generale, attuale comandante del Ros, è stato processato per la costituzione di associazione a delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti. Condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
MILANO – Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano nell’ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni ’90 da un piccolo gruppo all’interno del reparto speciale dell’Arma. Ganzer è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. “Le sentenze non si possono che rispettare. Aspettiamo le motivazioni”, è stato l’unico commento del generale.
Giampaolo Ganzer era accusato insieme ad altre 17 persone di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati. Per Ganzer è scattata anche l’interdizione perpetua ai pubblici uffici.
Condannato anche l’ex colonnello del Ros e attuale membro dell’Aise (servizi segreti) Mauro Obinu, a cui è stata inflitta la pena di sette anni e dieci mesi di carcere, oltre che l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Corte, presieduta da Luigi Capazzo, dopo una settimana di camera di Consiglio, ha dunque accolto solo in parte le richieste del pm Luisa Zanetti che sosteneva che “all’interno del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri c’era un insieme di ufficiali e sottoufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito una associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida”.
..
800.000 EURO DALLO STATO ALLA SCUOLA “PADANA” DELLA MAESTRA MANUELA MARRONE IN BOSSI

Ottocentomila euro di aiuti statali alla scuola Bosina di Varese. Lo scrive il Giornale in edicola questa mattina. Un generoso regalo del ministero dell’Economia concesso lo scorso 9 giugno a quella che è chiamata anche la “Scuola libera dei Popoli Padani”: un istituto scolastico che segue gli allievi dalle materne alle medie, improntando gli insegnamenti sulla cultura locale. Con un particolare: la Bosina è stata fondata nel 1998 da Manuela Marrone, “maestra di scuola elementare di lunga esperienza”, come si legge sul sito dell’istituto, ma anche moglie di Umberto Bossi.
La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a quest’istituto. Il presidente della scuola è Dario Galli, già senatore della Lega. Proprio la commissione Bilancio al Senato, di cui la Lega ha la vicepresidenza, ha formalizzato l’elenco di enti beneficiari dei contributi stanziati nel Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio creato nel 2008. Un elenco lunghissimo che comprende, oltre a qualche scuola, associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università.
Alla Bosina, in particolare, sono stati destinati trecentomila euro per il 2009 e cinquecentomila euro per il 2010, rubricati alla voce “ampliamento e ristrutturazione”.
Il provvedimento della commissione bilancio che li ha fissati ha anche un nome più popolare, “legge mancia”, perché in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore, naturalmente anche a fini elettorali. Il valore totale delle “mance”, tra Senato e Camera, si aggira intorno ai 200milioni di euro.
Gli ottocentomila euro alla scuola Bosina serviranno per sostenere un progetto in cui il Carroccio crede molto; “coniugare l’insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale,

Sauro manda:
Contro la legge Balilla

Il suo vero nome è “legge Balilla” e porta la firma congiunta di ben tre ministri: La Russa (Difesa), Meloni (Giovani) e Tremonti (Economia). Obiettivo? Organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani. Costo previsto per i primi tre anni di sperimentazione: 20 milioni di euro. Niente male per essere tempo di crisi.
L’idea del governo è semplice: invitiamo i giovani per tre settimane in caserma, gli facciamo indossare per la prima volta la divisa e gli spieghiamo quanto sia bello far parte delle Forze Armate e andare in missione in giro per il mondo. In questo modo riusciremo a selezionare nuovi volontari per l’arruolamento, ad “assicurare nuova linfa e continuità d’azione” alle associazioni combattentistiche e d’arma e, alla peggio, a promuovere un po’ di sana cultura militare. Dio solo sa, coi tempi che corrono, quanto ne abbiamo bisogno!
Per riuscire nell’operazione bisognerà solo aprire le caserme e renderle un po’ più accoglienti. C’è il rischio che se i giovani vedono in che condizioni sono realmente gli venga voglia di non tornarci più. Per il maquillage delle caserme destinate al loro alloggiamento è prevista una spesa di più di 4 milioni di euro. Per il materiale didattico bastano 350.000€. Ne serviranno invece 850.000 per le attività addestrative. Sì, perché i corsi dei giovani militari non saranno solo chiacchiere. Agli ignari che cadranno nella rete degli uffici propaganda delle forze armate verrà offerta la possibilità di impugnare una pistola (una di quelle vere, non più quelle giocattolo di quando eri bambino) e di imparare ad ammazzare. Se riesci a centrare il bersaglio, naturalmente. Si chiameranno “Lezioni di tiro con l’arma individuale”.
Non si irritino i soliti pacifisti, antimilitaristi e utopisti. Questo progetto (udite, udite!!!) “si pone nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”. Straordinario!
I corsi, assicurano i nostri tre ministri, saranno una “esperienza di vita unica” che contribuirà “ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate, con una formazione specifica al rispetto e alla difesa dei valori costituzionali”. Immagino che si comincerà dallo studio di quell’articolo che comincia con le parole “L’Italia ripudia la guerra…”.
Per togliere ogni dubbio sul cuore degli insegnamenti a cui saranno sottoposti i giovani malcapitati, il disegno di legge ridefinisce a modo suo i compiti istituzionali delle Forze Armate specificando (fate molta attenzione!) che ci si riferisce alle “missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali (!), di contrasto del terrorismo internazionale (!), di soccorso alle popolazioni locali (!) e di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni (!), in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza (!).” Scusate l’ignoranza: dove sta scritto che questi sono i compiti delle FFAA? Ero rimasto all’articolo 11. Quali sono gli interessi nazionali che dobbiamo difendere? Da chi? Quali sono le libere istituzioni che dobbiamo salvaguardare? E poi, quali sono gli altri casi di straordinaria necessità e urgenza in cui dobbiamo intervenire?
I ministri presentatori giurano che i corsi non sono diretti alla promozione o all’acquisizione di titoli per l’arruolamento nelle Forze Armate. Poi però la legge precisa che la partecipazione ai corsi sarà riservata ai giovani più bravi, competenti e atletici, che risiedono nelle aree tipiche di reclutamento e che hanno il più alto titolo di studio. La vera legge Balilla, quella fascista del 1926, era meno discriminatoria. Ma si sa i tempi cambiano, oggi c’è la crisi e le risorse disponibili non sono più quelle di un tempo. Sarebbe bello poterli indottrinare tutti. Ve lo immaginate? Ma non ci sono i soldi. Vedremo più in là. Intanto partiamo con la sperimentazione.
Scherzi a parte (anche se la legge è stata depositata il 1 aprile 2010 non è uno scherzo), questa legge non s’ha da fare. In queste ore il governo sta tentando di far passare il tutto, baipassando la discussione parlamentare, con un emendamento alla finanziaria. Con il risultato paradossale che da un lato taglia i fondi per l’addestramento (quello vero) dei soldati e dall’altro butta 20 milioni per l’addestramento ideologico delle possibili nuove reclute. Fai sentire la tua voce. Chiama i parlamentari eletti nel tuo collegio e digli di intervenire subito. Unisciti alla Tavola della pace. Diciamo no alla legge Balilla. E se ci sono 20 milioni per la formazione dei giovani, pretendiamo che siano spesi per educare veramente alla cittadinanza e alla Costituzione ovvero alla pace e ai diritti umani, alla legalità e alla giustizia.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

RIDIAMARO : – )

JENA
TROPPE

Nessuna libertà è un diritto assoluto,
neanche quella di dire
troppe cazzate.
..
Dai blogger sul web

“Bossi dice che ci sono 10 milioni di persone pronte a scendere dalle valli alpine per la secessione. Ma nelle valli ci sono al massimo 6 milioni di persone… E gli altri 4 milioni? … Non c’è problema, li prendiamo dal Sud col contratto a termine”
Spioncina
..
Come l’Italia era un’espressione geografica, la Padania è solo un’espressione economica.
I suoi confini infatti variano in base all’andamento del reddito pro-capite.
Gridu81
..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. “C’è un momento per tacere ed un momento per parlare” si legge nel 3° capitolo del Qoelet. Ora penso sia il tempo per gridare.

    Viviana

    $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$

    PER GRIDARE SI SCRIVE MAIUSCOLO !!!;-)))

    Ps: La rivolta si fa contro un potere riconosciuto per portarlo sulla giusta strada, voi riconoscete in questa setta satanica il potere ??
    SI DICE RIVOLUZIONE !!

    “Per mantenere sana una democrazia ci vuole una rivoluzione ogni 15 anni ”

    Thomas Jefferson 3′ presidente americano, padre della Costituzione

    Commento di juan miranda — luglio 13, 2010 @ 4:02 am | Rispondi

  2. Le cose per la “cosa” si stanno mettendo maluccio. Credo che la fretta sulla legge intercettazioni sia dovuta proprio al “sentore” che aveva che tutte queste storiacce sarebbero venute fuori. Ora cosa s’inventerà la “cosa”, per cercare di conquistare più di qualcuno del suo elettorato che si è stufato? Un lancio del Colosseo? Una visita a Parigi per un lancio della Torre Eiffel? Mah! Io opeteri per la torre Araba Burj Dubai. Anche in miniatura andrebbe bene. Vista la grandezza, anche una miniatura lo seppellirrebbe per intero 😉

    Commento di Emanuela — luglio 13, 2010 @ 12:31 pm | Rispondi

  3. E allora facciamola questa rivoluzione!
    In Italia non ne abbiamo mai vista una

    Commento di Paola Lombardo — luglio 14, 2010 @ 10:08 pm | Rispondi


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