Nuovo Masada

luglio 3, 2010

MASADA n° 1164. 3-6-2010. Tutto è mafia

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 11:46 am

La mafia al potere – Il PD contro i lavoratori della FIOM – La sentenza Dell’Utri e il Senatore Pisanu – Il capitalismo è barbarie – Il cavaliere impunito e la regola del silenzio – Il federalismo demaniale che serve solo a far cassa – Arrestato per aver fotografato una discarica – Le mazzette di Fiorani alla Lega – Miracolo del Tg1: Dell’Utri assolto

C’è da chiedersi cos’è più scandaloso: se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere, o la apolitica passività del Paese ad accettare la loro stessa presenza fisica”.
Pasolini
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E si deve anche stare a sentire delle bestie malsane difendere sia la Lega che Berlusconi!!??? Quando Berlusconi, con l’appoggio sostanziale della Lega, porta la mafia ai vertici dello Stato e fa leggi come questa immonda legge-bavaglio, che oscureranno le indagini, favorendo i criminali.

La mafia al governo
Riccardo Orioles

Il partito di Berlusconi è stato fondato da un mafioso. Da esso è nato un regime, che è quello al governo tuttora. Il regime italiano attualmente in carica ha questa radice e questa carenza etica e sostanziale di legittimità.
Nessun cittadino, nè soprattutto alcun cittadino investito di responsablità, può oggi ignorare questo dato di fatto, che è stato formalmente accertato dalla Magistratura.
Attendendo rispettosamente le decisioni del Presidente Napolitano, fidando nella lealtà alla Repubblica di tutti gli ufficiali civili e militari che hanno giurato fedeltà ad essa, consapevoli del momento drammatico della nostra Nazione, noi cittadini italiani chiediamo le immediate dimissioni di questo governo nemico del Paese.

(Pino Chimenti)

Il PD assedia la Fiom
Pietro Ancona

Si svolgerà a Pomigliano un Convegno del PD per discutere la situazione determinatasi dopo il referendum dei lavoratori che pur dando la maggioranza dei voti al “si” non è stato sufficiente a convincere la Fiat ad andare avanti con l’investimento. Investimento che resta avvolto nelle nebbie. Non si capisce perché la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento polacco è in grado di fornire auto di grande qualità a costi assai più contenuti di quelli italiani.
La Fiat pretendeva un grado di adesione più alto al suo progetto già condiviso da Cisl ed Uil. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe avventurarsi con una opposizione tanto forte tra i lavoratori. Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un referendum con libertà di adesione ma una accettazione di tutti o quasi tutti per potere giustificare il regime di ferro e di oppressione che il successore di Valletta vorrebbe instaurare, un regime ancora più rigido di quello di Melfi e di introduzione in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli da fatica, a macchinario vivente.
Perché il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte le grandi vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi anni, interviene a Pomigliano con una iniziativa ufficiale dopo un referendum che in qualche modo costituisce l’inizio di una resistenza attiva e di una riscossa dei lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese?
C’è stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati licenziati e sono ancora in discussione diecine di migliaia di licenziamenti ed il PD non si è fatto vivo tranne che per qualche comparsata nelle manifestazioni più eclatanti. C’è stata la fioritura delle proteste operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini quando era in corsa per la segreteria per farsi un pochino di propaganda.
All’Isola dei Cassintegrati ed in Sardegna, dove si è creato un enorme bacino di sofferenza, o nelle vicende di Termini Imerese, non si può dire che il PD abbia brillato per la sua partecipazione, per avere dato un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie.
Centinaia di migliaia di lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati assistiti dal PD se non con qualche distratto comunicato.
Ora a Pomigliano D’Arco si fa un Convegno non certo per rafforzare la posizione della FIOM, che ieri ha ribadito il suo no all’accordo e riproposto le sue condizioni (rispetto delle leggi e del contratto), ma appunto per dare a Cisl ed UIL la cornice di un sostegno politico alle loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe aggiungere la sua firma a quella di Bonanni ed Angeletti.
La riunione dovrebbe sottolineare l’isolamento della Fiom ed indurne il gruppo dirigente a soddisfare le pretese di Marchionne. E’ possibile che il PD si presenti a Pomigliano d’Arco con qualcosa in tasca. E’ possibile che abbia ottenuto da Marchionne il ritiro dei punti del suo decreto che violano la legge e che comunque non potrebbero reggere ad un ricorso al Magistrato. Ma, per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel suo progetto, sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e dei posti di lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il peso della gerarchia sia schiacciante.
Il PD dice sì al sistema WMC ed accetta l’idea dello scambio diritti contro lavoro.
Sarà dunque ancora più difficile per la Fiom continuare a resistere..
Il peso del PD interviene nella vicenda non più con il pronunciamento di singoli dirigenti ma con una decisione ufficiale. Un Partito che di schiera apertamente dalla parte della Fiat e delle sue pretese e ricatta i lavoratori: se non accettate resterete senza lavoro. La certificazione del più grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non si può rifiutare.
L’intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a possibili alternative ad una crisi che viene pagata dai lavoratori. Il voto di Pomigliano aveva detto che i lavoratori continuavano a difendere i loro diritti anche nelle condizioni più gravi, anche se l’alternativa è la disoccupazione. Questa posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità di una strada diversa da quella imposta dal padronato aveva incoraggiato i lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare la testa. Il PD interviene per dire che nessuno si faccia illusione. Dalla crisi si esce come vogliono i padroni ed alle loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare.
Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che hanno rovinato Pomigliano e la Campania con venti anni di sperperi della gestione Bassolino continueranno a fare parte dell’establishment, a godere dei loro privilegi ed a bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con immediatezza agli ordini dei Marchionne.

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La sentenza Dell’Utri e il Senatore Pisanu
Pietro Ancona

La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a capofitto sulla sentenza Dell’Utri per mondare la nascita di FI da ogni possibile sospetto di incubazione e partecipazione mafiosa.
La pirandelliana sentenza della Corte di Appello di Palermo aveva decretato che Dell’Utri era stato amico e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe cominciato una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla costruzione del partito di B e conquistandosi una vittoriosa carriera politica.
La sentenza ha messo in dubbio la trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle stragi e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello stragismo dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di riempire il vuoto creato da tangentopoli e dalla fine della Prima Repubblica.
La sentenza Dell’Utri fa una periodizzazione di un prima e di un dopo 1992 che sembra una forzatura come fu una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti.
Perché questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare FI da ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della mafia.
Se Dell’Utri dopo il 1992 non è più uomo di collegamento della mafia con il mondo degli affari e delle professioni è conseguente che il partito di cui è cofondatore è pulito e deriva da altro e da altre cause.
Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la discussione su quegli anni che la sentenza avrebbe voluto chiudere per affermare non solo che la trattativa Mafia-Stato ci fu, ma anche che la mafia non ha mai dismesso di occuparsi di politica.
Certo non lega la nascita di FI alla mafia ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai quasi acclarato.
La luce che si è fatta su un importante personaggio della Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo dei servizi segreti è uno dei tanti tasselli che confermano una convergenza Stato-Mafia in determinati obiettivi e quanto è stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito Spatuzza.
Perché Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i maggiorenti del suo Partito si erano affrettati a smentire?
Perché interviene in un massiccio bombardamento massmediatico volto a fare della sentenza di Palermo la negazione di quanto scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno dei più terribili della storia patria?
Perché probabilmente prevale in lui l’uomo di Stato su l’uomo di Partito. E’ di provenienza DC e nella DC personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne abbiamo conosciuti: Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri.
Inoltre la sua relazione è un prodotto collegiale del Parlamento e come tale credo che abbia molta più importanza politica di una sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita dalla Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di persone.
In ogni caso l’intervento di Pisanu è stato tempista, opportuno e provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro che vorrebbero oscurare un periodo terribile della nostra storia, il periodo al quale è seguito lo sfascio del Paese, la sua perdita di identità democratica, la sua frattura interna, la sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e le privatizzazioni.
Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso quando dice che ci vogliono le “prove”. Innanzitutto le prove dovrebbe essere lui a cercarle ed a procurarle. In ogni caso anche se ancora non esiste una prova di tutto, esistono prove di tanti singoli eventi. L’uccisione degli eroici poliziotti Di Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all’Addaura è una. La condanna di Contrada è un’altra… I processi a carico del generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di fatto affidata alla mafia etc..etc…etc…
Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che afferma. ’’Le parole di Pisanu smentiscono palesemente chi appena ieri, con ragionamenti paradossali, ha cercato di leggere, nella pesante condanna inflitta al senatore Dell’Utri, la negazione della trattativa tra Stato e mafia”.

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Accludo alla presente il testo integrale della relazione della Commissione Antimafia che dovremmo tutti leggere www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/Rel.Stragi-30-giugno-2010.doc
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Commento di Michele
Quando leggo queste sentenze resto basito. Possibile che la Mafia sia una specie di circolo degli scacchi dove se ne fa parte per dieci o vent’anni facendo i suoi interessi in ogni dove e poi, tutto d’un tratto, scrivi che da quel giorno lasci e ti iscrivi al circolo dell’uncinetto perché gli scacchi ti sono venuti a noia?
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Commento di Raf
E’ più o meno la storia del processo Andreotti, giudicato favoreggiatore di Cosa Nostra fino al 1980 (reato naturalmente prescritto) e poi non più.
Ma in quel caso è almeno vero – non nel 1980 ma qualche anno dopo – che con l’omicidio di Salvo Lima e poi di Ignazio Salvo, capintesta in Sicilia della corrente andreottiana della DC, una qualche svolta nei rapporti tra politica e mafia c’era comunque innegabilmente stata …. non che Andreotti fosse diventato buono, però qualcosa indubbiamente ad un certo punto sembra cambiata …. Falcone chiamato al Ministero di Giustizia … la legge Rognoni/La Torre sul sequestro dei beni …. l’istituzione delle carceri speciali per i mafiosi ….
Nel caso di Dell’Utri, invece, niente del genere si può dire, anzi fu proprio a partire dal 1992, con l’imperversare di Tangentopoli, che si rese necessario, per Cosa Nostra, trovare e favorire nuovi referenti nei palazzi del potere a Roma.
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Commento di v
…ma questo Pisanu che scopre la mafia 18 anni dopo, com’è che di questo patto “ben conosciuto” tra stato, mafia, impresa e crimine non ha fatto parola nella sua lunga permanenza al Governo accanto a Berlusconi? E com’è che Ciampi finora su questo stesso patto ben conosciuto non ha proferito verbo?
E com’è che nemmeno la sx si è mai fatta sentire o ha comunicato qualcosa?

Il cavaliere impunito e la regola del silenzio
GIORGIO BOCCA

Giù la maschera. Quello che vuole, che pretende la maggioranza al potere è l’impunità totale, il silenzio sui suoi furti e malversazioni. Ai tempi di tangentopoli la maggioranza al potere si accontentava di far passare i suoi furti per legittima pubblica amministrazione. Ricordate la tesi del craxiano Biffi Gentili? Se i politici sono chiamati ad amministrare grandi città, grandi problemi con competenze da tecnocrati perché non devono essere pagati come tali? E se non lo sono perché si vuole impedire che si autofinanzino? Oggi la maggioranza al potere non ha più bisogno di questi sofismi. Rivendica il diritto di rubare attraverso la politica come un normale, dovuto diritto di preda. Al tempo di tangentopoli i socialisti craxiani ma anche quelli di altri partiti avevano nascosto i furti per mezzo della politica nei conti “protetti” cioè segreti in Svizzera a Singapore a Hong Kong. E avendo messo il bottino al sicuro si erano tolti anche il gusto di prendere per i fondelli i loro concittadini con la tesi assurda che l’autofinanziamento dei partiti non era solo una necessità ma un dovere di chi si faceva carico di amministrare lo Stato e la democrazia.
Oggi nella Italia berlusconiana il furto attraverso la politica è scoperto, normale. Appena si può si ruba e viene il sospetto che sia avvenuta una mutazione antropologica, che la maggioranza al potere sia convinta che l’uso della politica per rubare sia non solo normale ma lodevole e che le istituzioni abbiano il dovere di proteggerlo.
L’Italia un tempo paese dei misteri, delle società segrete, delle congiure massoniche sotto l’egida del cavaliere di Arcore sta diventando una democrazia autoritaria dichiarata e compatta a difesa dei suoi vizi e dei suoi furti.
Perché opporsi al bavaglio che viene imposto all’informazione? Non aveva ragione Mussolini ad abolire la cronaca nera e a coprire gli scandali del regime? Esiste un modo più efficace di lavare i panni sporchi in gran segreto senza che le gazzette li mettano in piazza? L’imprenditore Anemone che si rifiuta di rispondere ai magistrati che indagano sui suoi affari non è la pecora nera, l’eccezione ma la norma della società berlusconiana del fare tutto ciò che comoda ai padroni, senza pagare dazio.
La conferma della mutazione antropologica viene dal fatto che i politici presi con la mano nella marmellata mostrano più stupore che vergogna. La loro corruzione era normalissima, candida, da buon padre ladro di famiglia. A uno era bastato pagare una garconnière al centro di Roma, un altro aveva lasciato mano libera agli impresari edili dopo il terremoto in cambio di una revisione in casa sua dei servizi igienici, diciamo del funzionamento del cesso e del bagno. Ad altri ancora la possibilità di avere a spese dello Stato qualche mignotta, insomma la grande crisi della politica italiana, il grande rischio di una democrazia autoritaria, di una dittatura mascherata, morbida starebbe nella banalità del male, nei piccoli vizi nelle piccole tentazioni della cosiddetta classe dirigente.
Un’Italia senza misteri con un capo del governo schietto, schiettissimo. Che vuole? Che pretende? Il minimo di un uomo del fare più che del pensare: di non avere controlli, di non avere intralci e se gli viene in testa di allevare un cavallo nessuno si permetta di obbligarlo a tirar su una mucca. Che cosa ha scoperto il Cavaliere? Quello che avevano scoperto prima di lui tutti gli uomini autoritari del fare, che i controlli sono fastidiosi e a volte insopportabili. In una parola: che la democrazia è più complicata e faticosa della dittatura.

Doppio Lodo alla regimental
VV

Si migliora il Lodo Alfano: scudo totale a premier e ministri, prima, durante e dopo, per il già fatto, il fatto e l’ancora non fatto.
Il senatore Berselli della Commissione Giustizia deposita oggi un allargamento che copra anche i processi iniziati ‘prima’ delle nomine.
Ma quanti reati deve condonarsi costui? Ma quando ha cominciato a delinquere?
Una sospensione retroattiva che dovrebbe sanare la disparità di trattamento tra il Presidente della Repubblica, inserito senza sua richiesta, nel Lodo Alfano e le varie cariche di Governo.
La questione si sana alzando la portata dello scudo per tutti. Il nuovo Lodo Alfano è una sanatoria sine limite per soggetti sine verecundia.
Ora basta trovare un ministero anche a Dell’Utri, relazioni tra Governo e Mafia, e ci chiude anche il fastidio di quel processo, oltre alle bocche dei pentiti.
Bando alle ostruzioni! O Fini si adegua o è la rottura!
Sperem! Ma in che sperem?
Ma il cortocircuito mai?
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Cettina
Berselli è il pro-pedofilia, quello che insieme a Gasparri ed altri 5 (Quagliariello compreso) ha proposto la “violenza sessuale lieve per abusi su minori”. Di che cosa ci meravigliamo? Questi vogliono poter abusare dei minori, figuriamoci che cosa sarebbero capaci di fare a uno Stato!
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Paolo de Gregorio
Il cadavere della sinistra è ormai in putrefazione e, senza opposizione, una condanna per mafia di un senatore PDL diventa quasi assoluzione.
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Come nascono le leggi e come abortiscono

Dal 1996 sono state presentate 101 leggi d’iniziativa popolare: 6 sono state riassorbite in progetti di legge parlamentari e 4 sono divenute leggi.
Le altre sono ferme nelle Commissioni.
Per un confronto, nello stesso periodo sono state promulgate circa 5200 leggi di iniziativa parlamentare e governativa (più o meno).
Quindi le leggi popolari sono lo 0,2%, comprendendo quelle assorbite.
I progetti di legge parlamentari e governativi sono stati circa 13.200, che rapportati ai 101 popolari, danno una proporzione dello 0,8% dei popolari sui parlamentari.
Quindi un progetto di legge parlamentare ha una probabilità del 40% di divenire legge, uno popolare del 4% o, nella migliore ipotesi, del 10% se esiste un’iniziativa parlamentare che lo assorbe.

Gazzetta Ufficiale

I soliti transfughi

La mozione contro Brancher è stata sottoscritta da 222 deputati: tutti quelli del Pd e dell’Idv.
Non è stata firmata dall’Udc. “Vedremo in Aula che atteggiamento tenere” spiega l’esponente centrista, Michele Vietti.
L’Udc, però, aveva subito stoppato l’ipotesi di un affiancamento al partito di Antonio Di Pietro, tanto più alla luce della rinuncia di Brancher di avvalersi del legittimo impedimento.
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Le mazzette di Fiorani alla Lega

Fiorani parla. Da gennaio racconta agli inquirenti dei favori sparsi ai politici, anche della Lega, affinché difendessero il presidente di Bankitalia Fazio dalle sue accuse. C’è un po’ di tutto: prestiti di favore, finanziamenti senza garanzie ai politici, alle loro mogli e fidanzate e vere e proprie mazzette, portate dallo zelante Brancher, che di professione faceva il pusher di mazzette e ne distribuiva anche a Bossi e Calderoli, come a Giancarlo Giorgetti, segretario lombardo della Lega, che durante l’ictus di Bossi gli faceva da sostituto.
“Decidemmo di pagare quei signori perché ci serviva il loro appoggio per difendere Antonio Fazio.Il governatore della Banca d’Italia era sotto tiro e per noi era essenziale che restasse al suo posto e nei suoi poteri”.
E difatti la Lega nord mutò di 180 gradi la sua linea nei confronti di Fazio:a botte di quattrini. L’esborso più consistente, racconta Fiorani, fu quello per salvare Credieuronord, la banca leghista assorbita dalla Bpi quando era sull’orlo della bancarotta. “A noi di rilevare Credieuronord non importava assolutamente nulla”,ha spiegato Fiorani: l’operazione era merce di scambio con la Lega per il suo sostegno al numero uno di Bankitalia. Fiorani pagò alla Lega quasi 3 milioni di € per l’avviamento di Credieuronord: un avviamento che consisteva in un’unica agenzia a Milano, un negozio finanziario a Gandino, nel bergamasco, una esattoria a Erbusco, in provincia di Brescia, e in una filiale non ancora aperta a Treviso.

www.repubblica.it/2006/a/sezioni/economia/banche35/fioraniaipm/fioraniaipm.html

Segnalato da Don Aldo Antonelli
Se c’è un Futuro sarà Socialista
Atilio Boron su Rebelìon

Il capitalismo ha legioni di apologeti. Molti in buona fede, per ignoranza e per il fatto che, come diceva Marx, “il sistema è opaco e la sua natura sfruttatrice e predatoria non appare evidente agli occhi degli uomini e delle donne del mondo”. Altri lo difendono perché ne sono i grandi beneficiari, accumulando enormi fortune grazie alle sue ingiustizie e iniquità. Vi sono anche quelli (guru finanziari, analisti, giornalisti specializzati, accademici ben pensanti e diversi rappresentanti del pensiero unico) che conoscono perfettamente ciò che il sistema impone in termini di costi sociali e di degradazione umana e ambientale, ma sono ben pagati per ingannare la lente e proseguono instancabilmente il loro lavoro. Essi sanno molto bene che la “battaglia delle idee” di cui ha parlato Fidel Castro è assolutamente strategica per la preservazione del sistema e non risparmiano sforzi per vincerla.
Per contrastare la proliferazione di versioni idilliache sul capitalismo e sulla sua capacità di promuovere il benessere generale esaminiamo alcuni dati ottenuti da documenti ufficiali delle Nazioni Unite. È molto istruttivo ascoltare, soprattutto nel contesto dell’attuale crisi, che la soluzione ai problemi del capitalismo si ottiene con più capitalismo; o che il G20, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale, pentiti per gli errori del passato, risolveranno i problemi che opprimono l’umanità.
Tutte queste istituzioni sono incorreggibili e irriformabili e qualunque speranza di cambiamento non è altro che un’illusione. Continuano a proporre le stesse cose, solo con parole diverse e con una strategia di “relazioni pubbliche” disegnata per nascondere le loro vere intenzioni.
Chi ha ancora dubbi veda quello che stanno proponendo per “risolvere” la crisi in Grecia: le stesse ricette che hanno applicato e continuano ad applicare in America Latina e in Africa dagli anni ’80 del secolo scorso.
Di seguito, citiamo alcuni dati con le rispettive fonti recentemente sistematizzati dal Programma Internazionale di Studi Comparativi sulla Povertà dell’Università di Bergen, in Norvegia, che opera un grande sforzo per combattere, in una prospettiva critica, il discorso ufficiale sulla povertà elaborato da più di trent’anni dalla Banca Mondiale e riprodotto instancabilmente dai mezzi di comunicazione, dalle autorità governative, da accademici e “specialisti” vari.

Su una popolazione mondiale di 6,8 miliardi di abitanti
-1,02 miliardi di persone sono denutrite croniche (FAO, 2009);
-2 miliardi di persone non hanno accesso ai farmaci (v vw.fic.nih.gov);
-884 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile (Oms/Unicef 2008);
-924 milioni di persone sono “senza tetto” o risiedono in abitazioni precarie (Onu Habitat 2003);
-1,6 miliardi di persone non hanno accesso all’energia elettrica (Onu Habitat, Urban Energy);
-2,5 miliardi di persone non sono beneficiate da sistemi di fognatura e drenaggio (Oms/Unicef 2008);
-774 milioni di adulti sono analfabeti (www.uis.unesco.org);
-18 milioni di persone muoiono ogni anno a causa della povertà, in maggioranza bambini con meno di cinque anni (Oms);
-218 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni lavorano in condizioni di schiavitù e svolgono compiti pericolosi o umilianti, come soldati, come domestici, nella prostituzione infantile, in lavori insalubri in agricoltura, nell’edilizia o nell’industria tessile (Oit: “L’eliminazione del lavoro infantile, un obiettivo alla nostra portata”, 2006);
-Tra il 1988 e il 2002, il 25% più povero della popolazione mondiale ha ridotto la propria partecipazione al prodotto interno lordo mondiale (Pil mondiale) dall’1,16% allo 0,92%, mentre il 10% più ricco ha accresciuto i propri beni personali passando a disporre dal 64,7% al 71,1% della ricchezza mondiale.

L’arricchimento di pochi ha come suo risvolto l’impoverimento di molti;
-Solo questo 6,4% di aumento della ricchezza dei più ricchi sarebbe sufficiente a duplicare il reddito del 70% della popolazione mondiale, salvando innumerevoli vite e riducendo le sofferenze dei più poveri. Si intenda bene: ciò sarebbe possibile avendo appena la possibilità di ridistribuire la ricchezza aggiuntiva prodotta tra il 1988 e il 2002 del 10% più ricco della popolazione mondiale, lasciando comunque intatte le sue esorbitanti fortune. Ma neppure questo risulta accettabile alle classi dominanti del capitalismo mondiale.
Conclusione: se non si combatte la povertà (non si parli neppure di sradicarla sotto il capitalismo!) è perché il sistema obbedisce a una logica implacabile centrata sull’accumulazione del lucro, che concentra la ricchezza e aumenta incessantemente la povertà e le disuguaglianze socio-economiche.

Dopo cinque secoli di esistenza è questo che il capitalismo ha da offrire. Che aspettiamo per cambiare il sistema? Se l’umanità ha un futuro, questo sarà chiaramente socialista! Con il capitalismo, invece, non ci sarà futuro per nessuno! Né per i ricchi né per i poveri! La sentenza di Friedrich Engels e anche di Rosa Luxemburg: “socialismo o barbarie” è oggi più attuale che mai.
Nessuna società sopravvive quando il suo impulso vitale risiede nella ricerca incessante del lucro e il suo motore è dato dal profitto. Presto o tardi ciò provocherà la disintegrazione della vita sociale, la distruzione dell’ambiente, la decadenza politica e la crisi morale. Siamo ancora in tempo, ma non ce ne resta più tanto.
….
Rincaro pedaggi
Viviana

Rincaro ai pedaggi autostradali. Il colmo per chi a Firenze o Roma deve andare 4 volte al giorno da un quartiere all’altro passando da un’anulare, che prima non pagavano! Come se non fosse una tassa anche questa!
In Germania le autostrade sono gratuite.
Qua c’è la foia delle privatizzazioni. Anche la pseudo sx non ha pensato ad altro: privatizzare, privatizzare….
C’è la nomea che tutto ciò che è gestito dallo Stato è una fogna.
Hai mai visto una privatizzazione che sia stata di utilità al cittadino?
Quando pensi alle privatizzazioni, pensa all’acqua, pensa alle autostrade, pensa alla Telecom, pensa a come sono gestiti ora luce, acqua e gas, che non riesci nemmeno ad avere una lettura ufficiale in regola, o a farti riconoscere la lettura che hai fatto te, e ti ci vuole un mese (?) per un allacciamento, e continui a pagare cifre ‘presunte’ fantascientiche, e parli con call center creati solo per non darti risposte e fare un muro di incomunicabilità!
Il problema non è passare dalle fogne del pubblico alle fogne del privato. Il problema è ripulire il pubblico dal marciume dei politici che hanno avvelenato tutto!

Sauro scrive:
Cara Viviana,
le chicche di oggi direi che sono essenzialmente due.
La prima chicca è: “piccoli berluschini crescono”
“Se qualcuno mette qualcosa per far pagare un pedaggio sul Grande raccordo anulare, io vado lì con la macchina e lo sfondo”. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha inteso manifestare la sua contrarietà alle voci sugli annunciati aumenti delle autostrade.
Ora probabilmente è vero che il governo si è impegnato a non mettere pedaggi sul G.R.A., e probabilmente ha ragione il sindaco a difendere le tasche dei cittadini che rappresenta, e probabilmente il famoso pedaggio alla fine non ci sarà. Ma in via preliminare il primo cittadino di una capitale europea dovrebbe spiegare ai cittadini che anche le leggi sbagliate si rispettano, e poi magari si cercano di cambiare con le proteste democratiche o con il voto. E non prendendo la macchina e “sfondando tutto”.
La sola cosa che si può aggiungere è che la disabitudine paroliera alla prassi democratica prima o poi si ritorcerà contro chi la pratica. Nel caso di un sindaco, basterà aspettare il prossimo sgombero, la prossima contravvenzione, il prossimo ultrà che assalta una caserma.
E’ questa la cecità di Berlusconi e dei berluschini cresciuti con Mussolini e infine approdati al populismo da strapaese. E’ non vedere che quando si mina il senso diffuso della legalità, si finisce per minare anche la propria autorità.
Con tanti saluti a legge, ordine e disciplina.

La seconda chicca di oggi è la presa di posizione nientepopodimeno che del signor garante della Privacy, ebbene sì, il signor Francesco Pizzetti. E lui, di Privacy, dovrebbe proprio intendersene… Ebbene, in sintesi, il garante si sente “espropriato” del proprio lavoro, che in buona sostanza è la corretta tenuta dei dati personali delle persone, siano esse fisiche che giuridiche.
Ma la sostanza è che se con il nuovo decreto i dati non debbano nemmeno più essere raccolti, lui che Privacy sarà chiamato a garantire?
In pratica lui dice: “qui si va oltre il concetto di garantire la riservatezza dei dati, qui si previene non raccogliendo i dati…” !
Che paese meraviglioso!
Italia sì, Italia no, il paese dei cachi…..
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Soprannumerari
VV
Nella sola Emilia 500 insegnanti sono stati dichiarati soprannumerari.
Ma i Ministri non sono soprannumerari mai?
Con quello che ci costano i Ministri soprannumerari Brancher, Bossi, Brunetta, la Carfagna, Rotondi, Fitto, Pisolo e Mammolo… quanti insegnanti ci uscirebbero?

Andrea Agostini segnala da Eddyburg:
Settis: «Uno Stato senza territorio»
Maria Elena Vincenzi

«Siamo davanti a uno svuotamento e smantellamento dello Stato solo per fare cassa». Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, boccia il federalismo demaniale senza mezzi termini.
I beni vengo trasferiti agli enti locali. Ma l´obiettivo di questa legge è la mercificazione dello Stato.
o visto che nella lista figura il museo di Villa Giulia. Ecco se il museo di Villa Giulia fosse una fonte di reddito per lo Stato, questo non avrebbe bisogno di alienarlo. Se invece non lo è e lo cede ad esempio al Comune di Roma, il Campidoglio, già in difficoltà economica, come potrà sobbarcarsi i costi di manutenzione? Succederà che il museo di Villa Giulia, o qualsiasi altro bene, verrà messo in un fondo immobiliare in cui potranno entrare anche i privati. E così accadrà che qualche palazzinaro metterà nel fondo un complesso residenziale nella periferia di Roma di pari valore economico e potrà disporre della maggioranza di Villa Giulia. D´altronde anche le ridicole valutazioni al ribasso che vedo sono fatte in quest´ottica.
Nell´elenco figurano anche le Dolomiti… Quello che mi dispiace è che il Paese non abbia ancora capito che, con questo federalismo demaniale, veniamo tutti borseggiati. Le Dolomiti non sono solo di chi abita lì, sono anche dei siciliani. Di questo passo, rimarremo uno Stato senza più territorio. Ora c´è questa legge, poi ne arriverà un´altra. Ma nessuno se ne accorge, nemmeno l´opposizione. Rinunciare all´idea di un bene pubblico è rinunciare alla nostra storia e al nostro futuro. Come cittadino non so rinunciare a beni pubblici che sono tali da migliaia di anni. Che i nostri padri ci hanno lasciato e che noi dobbiamo lasciare ai nostri figli.
11 mila beni pronti a passare dal demanio agli enti locali.
Dalle Dolomiti alla spiaggia del lago di Como. Dal Museo romano di Villa Giulia al mercato di Porta Portese che ispirò Claudio Baglioni. Dall´Idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini all´ex forte Sant´Erasmo di Venezia. È un vero tesoro quello che dall´Agenzia del demanio rischia di essere trasferito alle autonomie locali. Di quelli che non hanno prezzo, nonostante una stima che supera i 3 miliardi di euro.
L´elenco, stilato dal demanio e ora in commissione bicamerale, ancora non è definitivo, la versione ufficiale verrà pubblicata a fine luglio. Ma ci si può fare un´idea del patrimonio di cui presto potrebbero disporre Comuni, Province e Regioni. A patto che ci sia un progetto di valorizzazione.
Per il momento, infatti, i beni vengono solo trasferiti (e per alcuni di essi, soprattutto quelli “naturali”, c´è il vincolo che restino demaniali), ma la maggior parte potrà essere venduta a patto che l´alienazione serva a risanare il debito pubblico.
Circa 11mila “pezzi” che nella coscienza collettiva non hanno prezzo, ma che, secondo l´agenzia, un prezzo ce l´hanno, eccome. Innanzitutto spiagge e isole. Tra cui gli isolotti intorno a Caprera e l´isola di Santo Stefano vicino a Ventotene. Poi, parti di Palmaria vicino a Portovenere, dell´isola dell´Unione di Chioggia e di quella di Sant´Angelo delle Polveri a Venezia. Ancora, un pezzo di arenile di Sapri e “la spiaggia del lago di Como” a Lecco.
Dal mare ai monti, anche le vette sono “in vendita”. Ecco così gran parte delle cime che circondano Cortina d´Ampezzo. Le Tofane, il monte Cristallo, la Croda Rossa, il Sorapis e l´Alpe di Faloria. A rischio “cambio di proprietà” non solo la natura. Anche storia e arte cercano un nuovo padrone. A Roma lo cercano il Museo di Villa Giulia, dove rischia il trasloco la coppia di sposi etruschi e la facoltà di Ingegneria accanto a San Pietro in Vincoli. Poi, ancora, l´ex convento della Carità a Bologna (330 mila euro), l´Archivio di Stato di Trieste (5 milioni), l´ex cinta fortilizia “Mura degli angeli” di Genova, Villa Gregoriana a Tivoli, l´ex forte di Sant´Erasmo che affaccia sulla laguna di Venezia (il costo è di 7 milioni di euro), la piazza d´Armi di Reggio Calabria e quella di L´Aquila.
Non stupirà che nella lista figurino anche molti immobili. Roma ha un vero patrimonio. Oltre al mercato di Porta Portese, la tenuta di Capocotta a Castelporziano, un edificio da 22 milioni di euro in centro ora in uso al Senato, l´Archivio generale della Corte dei Conti (67 milioni di euro), l´ex forte Ardeatino e un complesso immobiliare alla Rustica, uno dei pezzi più pregiati della lista con i suoi 90 milioni.
Una specie di supersaldo da fine stagione che non risparmia nemmeno il cinema: rischiano di essere alienati il cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti a Roma (4,5 milioni di euro) e l´Idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini, il cui prezzo è fissato a 6,7 milioni. Svendita anche per le infrastrutture: i fari di Mattinata sul Gargano, di Punta Palascia a Otranto, di Spignon a Venezia e “l´antico semaforo della Guardia” di Ponza. Trasferibili anche il campo da golf da 18 buche sull´isola di Albarella di proprietà del gruppo Marcegaglia (oltre 4 milioni), l´antico binario della direttissima Roma-Napoli, quello di Briosco e l´acquedotto di Castellammare di Stabia. Nella lista pure l´ex campo per i prigionieri di guerra di Ragusa e alcune ex case del fascio. Differente il percorso della caserme che, prima di finire agli enti locali, verranno valutate da “Difesa Spa”.
E sul “patrimonio in saldo” le opinioni divergono. Luca Zaia, governatore del Veneto, dice: «Si va nella direzione giusta. È bene che le Dolomiti ritornino alle loro comunità». Federalismo promosso anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Si aprono grandi possibilità». Mentre il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, parla della «più grande speculazione edilizia e immobiliare della storia italiana» e Enrico Farinone (Pd) smorza: «Federalismo sì, ma estremismo federalista no».
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Paola Nugnes manda:
Sosteniamo Francesco Servino

Francesco Servino è stato arrestato mentre girava un documentario sulla discarica di Terzigno. denunciato penalmente per aver trasgredito l’articolo 650 del codice penale. La sua unica colpa è quella di aver ripreso i siti di stoccaggio dei rifiuti ed aver intervistato delle persone allo scopo di girare un documentario sul degrado ambientale dei comuni vesuviani.
Ora è in attesa di giudizio e spera non gli vengano comminate delle aggravanti.
Scrive:
“Su facebook è sorto un gruppo in mio sostegno e in sostegno della libertà di fare e ricevere informazione che in pochi giorni è arrivato a 3000 iscritti. I comitati civici contro la discarica mi stanno dando pieno appoggio e l’avvocatessa Liana Nesta, che ha fatto condannare i poliziotti per abusi negli scontri per il G8 a Napoli, si è messa a mia disposizione gratuitamente. Anche il presidente dei Verdi ha sposato la mia causa schierandosi dalla mia parte. E’ una vicenda che ha dell’assurdo, nella discarica sussistono tante situazioni non a norma ed io ero lì per documentarle (di recente è stato diffuso un filmato che mostra una pompa da cui zampilla del percolato, ma ho avuto modo di osservare anche colonne di fumi tossici e di riprendere un incendio divampato nel sito di stoccaggio SARI un paio di mesi fa). Il rischio che corro è quello di un’aggravante per spionaggio militare, essendo la discarica attiva zona militarizzata, ma ero mosso solo dall’intenzione di portare a conoscenza dei fatti quella parte di popolazione accidiosa e inconsapevole dei rischi di salute a cui sta andando incontro. Bisogna dare risalto nazionale ai disagi che le popolazioni di Boscoreale e Terzigno stanno vivendo.”
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Miracolo del Tg1: Dell’Utri assolto

Mission impossible: compiuta! Il Tg1 delle 13.30 è riuscito nell’impresa ai limiti dell’assurdo di far passare come una povera vittima di un complotto giudiziario Marcello Dell’Utri, condannato oggi in Appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il Tg diretto da Augusto Minzolini non ha neanche dato come prima notizia quella che il fondatore del partito al governo da oltre 15 anni ha intrattenuto rapporti “continuativi e proficui” con la mafia e si è soffermato per quasi 6′ in apertura sulla morte del povero Pietro Taricone. Una prova di sciacallaggio mediatico nauseante.
Poi, finalmente, la notizia della condanna di Dell’Utri. Non una parola sui suoi vent’anni di uomo in stretto legame con i mafiosi più pericolosi e temuti di Cosa Nostra (Bontade, Riina, Provenzano, Mangano); non una parola sulla sua influenza esercitata per far decollare le imprese di Berlusconi prima e il partito Forza Italia dopo. L’unico tema trattato dal Tg1 è stata l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” relativamente ai fatti posteriori al 1992.
“I Corte d’Appello di Palermo non ha creduto alla tesi della pubblica accusa” apre la giornalista Grazia Graziadei “7 anni la condanna, ma per i fatti successivi al 1992 l’imputato è stato assolto”. Si! Ce l’hanno fatta a dirlo: Dell’Utri è stato assolto!
“I giudici non hanno creduto a Spatuzza… ricostruzione dell’accusa spazzata via dalla sentenza… pena ridotta di 2 anni… pentiti senza riscontri… ” e via andare proseguendo a insultare l’intelligenza degli italiani (sempre meno) che guardano il Tg1 minzoliniano.
La disinformazione è stata così incredibilmente scandalosa che uno spettatore attento potrebbe essersi chiesto: “Ma allora perché Dell’Utri si è beccato 7 anni di galera (che sconterà in caso di conferma in Cassazione?”. Una vicenda davvero kafkiana.
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Sauro ha ascoltato a Bologna il procuratore Ingroia:

-Il numero delle intercettazioni diffuso in questi giorni, 7.000.000, è falso, sono molte di meno, al massimo 25.000. Secondo la sua esperienza, vista l’attività della criminalità organizzata in Italia, sono anche un numero basso.
-Il cittadino è già sufficientemente tutelato nell’autorizzazione rilasciata dalle autorità giudiziarie all’utilizzo delle intercettazioni, in quanto nel nostro paese, per legge, non è il magistrato inquirente a rilasciarla, ma questi deve chiedere l’autorizzazione al GIP (giudice per le indagini preliminari). In Europa in Francia, Spagna, Inghilterra è lo stesso giudice inquirente ad autorizzare l’uso delle intercettazioni telefoniche. Negli Stati Uniti è anche peggio, le intercettazioni possono essere autorizzate ed effettuate anche in via preventiva (!)
-Il costo. E’ vero che le intercettazioni costano molto, ma sono quelle ambientali, con le cimici, per intenderci, ad aumentare i costi. Ma è voluto. Infatti la polizia non è mai stata dotata di opportune attrezzature, ma gli organi inquirenti devono per forza avvalersi di società esterne, in appalto, che hanno in pratica il monopolio e che praticano prezzi molti alti, senza concorrenza. Basterebbe dotare le forze dell’ordine delle opportune attrezzature, affrontando una spesa una volta per tutte o che comunque varrebbe per un lungo periodo, per risparmiare da subito, ma non c’è la volontà politica di farlo.
-E’ una fola che la legge venga scritta per la privacy dei cittadini. Non era necessario scrivere una nuova legge, bastava dare una stretta su alcuni punti delle leggi già attuali, per esempio la parte che riguarda lo stralcio delle intercettazioni non significative per gli atti processuali, in maniera consensuale tra imputato e magistrato, e porre mano alla durata prevista prima della eliminazione delle intercettazioni, diminuendone il periodo. Invece anche qui non c’è stata la volontà politica.
-Viene detto che “dovranno essere usate le indagini tradizionali”: ma quali sarebbero, nel 2010, epoca dell’informatizzazione e delle comunicazioni con i cellulari, le indagini tradizionali? Quelle che negli anni ’70 portarono alla conclusione dei processi di mafia per assoluzione per mancanza di prove?
-La mia sensazione (cito parole del signor Ingroia) è che non siamo di fronte ad una legge ad personam, ma ad classem, è che non si voglia tutelare il comune cittadino, che anzi, sarà meno tutelato di oggi dalla criminalità organizzata, ma che si voglia intimidire la stampa e l’informazione e rallentare quando non impedire l’attività giudiziaria. Il tutto non andrà a favore del comune cittadino, ma della casta, della cricca, del sistema dei più forti, che potranno organizzarsi in maniera più indisturbata, senza clamore.
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Video scontro Fini-Bondi

www.youtube.com/watch?v=CsZeB7FnrDo

E anche
tv.repubblica.it/copertina/bondi-fini-scontro-su-bavaglio-e-brancher/49994?video

RIDIAMARO : – )

Fini / Bossi
Bloggher

E’ in corso una interessante discussione tra il tardivo Fini e il perito per corrispondenza Bossi. Il tardivo dopo 15 anni afferma che la Padania non esiste. L’allievo della prestigiosa “Radio Elettra” sostiene invece che esiste.
La questione non è da poco, paragonabile per la sua profondità al tema della consustanzialità del Padre e del Figlio. Il Figlio è stato creato dal Padre oppure è sempre esistito? La Padania è stata creata da Boss(ol)i o è preesistente alle sue cazzate? Per decidere sulla consustanzialità di Bossi e della Padania è necessario un nuovo Concilio di Nicea. Nell’occasione verrà creato l’homo padanus a immagine e somiglianza di Calderoli e consustanziale all’uccello PADULO.
.
Come sopprimere la legge-bavaglio
Enzo Luzi

Parliamoci chiaramente.
Esistono solo 5 possibilità di non avere più a che fare con questa legge (5, come i capi-bastone che se ne avvalgono):
1°) intervento diretto dello Spirito Santo (se vedo i capi-bastone abrogare volontariamente questa legge, divento credente);
2°) sommossa popolare ad ampio respiro (con conseguente guerra civile e rimozione delle Istituzioni e della Costituzione che le ha create);
3°) sottoscrizione della proposta di abolizione da parte di almeno una ventina di milioni di elettori (nessun politico potrebbe non tenerne conto);
4°) referendum abrogativo (ma ultimamente hanno avuto poco successo);
5°) ci svegliamo e scopriamo che era tutto solo un brutto incubo.
La vedo male.
Il tutto, inoltre, per tornare al 2001? La vedo anche peggio.
Anticipo la domanda. Berlusconi nel 2001 ha COSTITUZIONALMENTE vinto le elezioni, così da poter poi tranquillamente violare la Costituzione, che lo aveva fatto eleggere?
Se non fosse tragico, ci sarebbe di che sganasciarsi dalle risate.
….
In effetti un comunista c’è che Berlusconi prenderebbe volentieri con sé:
è il cassiere Greganti che, come Mangano e Brancher, non parlò!
E’ l’unico caso in cui il silenzio è d’oro. In qualche caso anche ministeriale.
Viviana
..
Aldo di Napoli
Se avessi la testa di un leghista……
mi farei circoncidere !
..
Franco F
Bravo, semplice e…circonciso.
..
…sarebbe comunque circoncisione d’incapace
Cimbro Mancino
.. ……
Andreotti e Dell’Utri
Solo in Italia potevamo inventare i mafiosi con la data di scadenza.
Luca Gianantoni
..
Luca Gianantoni
Napolitano:”Niente legittimo impedimento Brancher è senza portafoglio”
Brancher: ” Se mi date 5 minuti taccheggio qualcuno”
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Un ascoltatore Rai telefona per dire: “Che mi importa se Dell’Utri per 20 anni è stato giudicato mafioso? Errori di di gioventù! Ora è pulito! Io lo voto lo stesso!”
Allora, se tanto mi dà tanto, scrive un blogger:
“Sono stato camorrista fino al 1988, poi per due anni contrabbandiere, dal 1990 al 1998 sono entrato nella mafia, ma solo per le provincie di Enna e Caltanissetta, poi per due anni con la sacra corona unita su tutta la Puglia e fino al 2000 ho collaborato con la n’drangheta in Germania.
Ora sono pulito e nel mio cuore ho un unico eroe: Totò Riina.
Dunque posso candidarmi.”
..
Direttamente da Woody Allen: Berlusconi si fotte D’Alema. Uno spasso!

www.youtube.com/watch?v=COpqDZ55RoU


.
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. ciao viviana,
    io credo che b. abbia un patto scellerato con la mafia….deve far passare la legge sulle intercettazioni con assoluta priorità in quanto questa è il, o uno dei corrispettivi richiesti dalla criminalità organizzata che lo sostiene.
    leggendo la tua news mi sono ricordato di uno dei fratelli graviano che ha rifiutato di rispondere rinviando ad un possibile suo futuro ripensamento in merito a tale decisione. io credo che se b. non riesce a far passare questa legge il graviano cominci a collaborare con i giudici confermando quanto già dichiarato da spatuzza e per b. sarebbe l’epilogo finale….
    ciao
    leonardo

    Commento di MasadaAdmin — luglio 3, 2010 @ 3:29 pm | Rispondi

  2. Ovviamente il “riferimento” di Raf era alla storia di Anzio a partire dal dopoguerra, non all’ultimo quindicennio …

    Tra l’altro se non sbaglio almeno una volta, sul finire dei novanta, il comune di Anzio è stato pure commissariato per mafia …

    Ma, al di là della degenerazione affaristica di certa sedicente “sinistra” che anche ad Anzio riuscì a dare pessima prova di se stessa, va anche detto che la composizione sociale di Anzio è nel tempo notevolmente cambiata.

    Sparito il nucleo storico dei pescatori che è stato di fatto per decenni il settore portante ( anche politicamente) della cittadina ( ormai i pescatori sono non più di qualche decina), spariti gli operai edili ( ormai tutti romeni) e quelli delle fabbriche ( tutte chiuse o in chiusura) si è aggiunta anche una fetta notevole di nuova popolazione proveniente da Roma, spesso figli dei vecchi villeggianti che, non potendo farsi casa a Roma, sono andati ad abitare nelle vecchie case di villeggiatura …

    Ma anche la presenza di nuovi cittadini “vip” sparsi negli angoli più esclusivi del litorale comunale … quelli che non vanno sulle spiagge ridotte ad un cesso ma si sono fatte le piscine nelle ville …

    Per non parlare della vera e propria invasione di famiglie campane, soprattutto casertane, in evidente odore di camorra … tra l’altro gestiscono ormai buona parte dei negozi del centro storico …

    E tutto questo fa facilmente comprendere come si sia arrivati alla situazione politica di oggi … e ad un sindaco impresentabile ( e pure semianalfabeta) come quello …

    K.

    Commento di MasadaAdmin — luglio 3, 2010 @ 3:33 pm | Rispondi

  3. Vignetta di Mannelli

    Prove tecniche di CASSAZIONE
    “Assolto.. perché il fatto non sussisterà”

    Pensavo, ingenua, che la Cassazione cassasse gli errori ! invece a me ha CASSATO UNA SENTENZA già approvata in Udienza preliminare ! Ho fatto esposto a Napolitano e CSM ed hanno aperto “un fascicolo ” e basta ! ho fatto un esposto alla Procura di Perugia per sapere chi e perchè ha fatto un errore INVECE DI CASSARLO ! arch.

    Graziella Iaccarino-Idelson Napoli

    Commento di MasadaAdmin — luglio 4, 2010 @ 2:40 pm | Rispondi


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