Nuovo Masada

giugno 14, 2010

MASADA n° 1154. 15-5-2010. Dove sta la gente?

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:26 pm

(Delacroix)

100.000 in piazza con la CGIL- Il ricatto infame di Marchionne – Il cavaliere impunito e la regola del silenzio – Il calcio, una religione pagana di massa – Vaticano spa, azioni in ribasso – Lettera a Napolitano – L’Italia rifiuta all’ONU di considerare reato la tortura – Saviano e le ecomafie – L’assurdo delle pensioni- Dove sta la gente?

Permettetemi una mia personale considerazione: non siamo nella seconda Repubblica, bensì nella seconda dittatura !
Alfredo Pierucci
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IL CREATORE
Gigliola Mazzali

Tu non parli, ma Ti manifesti.
Rendi fecondo, ogni angolo nascosto.
Da ogni seme, può nascere un germoglio.
Da Te, l’armonia, la vita, la grazia,
la bellezza, il delicato amore,
che accarezza ogni Creatura,
dalla Terra ai Cieli, in ogni dove.
I silenzi, gli spazi,
le acque, la vegetazione.
Il mutar delle stagioni,
variegate tavolozze di colori,

che suscitano incanto, stupore.
Animali di ogni forma, dimensione.
Il mare, davanti a Te si prona,
il sole si scolora.
Le notti, seppur fonde,
sono un rifiorir di stelle a iosa.
Per noi, il Paradiso.
Ora, altri paradisi, architetti
van di moda, con tanto di firma,
fior fior di soldi e di parcelle.
Si producon frutti sterili,

ma ne conserviam la forma.
Gli animali, li si clona.
Il petrolio ci consuma.
Boschi? Alberi?
Nel cemento la fortuna.
Incenerita, ritorna polvere
la Terra, una massa informe,
com’era prima, che Tu
la rendessi armoniosa,
generosa e bella,
ma priva della firma d’autore,

che tutto avvalora,
qualifica, conferma,
la Terra è uno scampolo qualunque,
un luogo di contesa,
dove la speculazione,
non si è mai arresa.

Travaglio ad Annozero del 9/6/10

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100.000 in piazza con la CGIL
Viviana Vivarelli

Quando ci sono manifestazioni di piazza contro le empietà di questo governo, mi prende la disperazione.
Dunque scende in piazza la CGIL ma non la UIl e la CISL, c’è il principale sindacato di sinistra italiano ma non c’è il Pd che dovrebbe essere il suo referente politico e manca il suo alleato Di Pietro.
Sembra che ognuno di questi soggetti farà una propria manifestazione separata, oppure non la farà affatto, il che, con tanta inutile dispersione, sarà lo stesso.
Ma cosa si vuole ottenere quando il nemico è uno solo ma le proteste si frantumano in tante voci separate?
Non bastano ancora gli insulti alla Costituzione, ai principi della democrazia, ai diritti dell’uomo e del lavoratore? Non bastano le manovre che colpiscono sempre i più deboli a senso unico, lasciando intatti e vergognosamente soddisfatti i più ricchi?
Non basta lo sgretolamento della compagine sociale col formarsi di una cittadella sempre più agguerrita di vassalli e valvassori che si pongono sopra la legge, il fisco, i doveri costituzionali, la trasparenza che fonda ogni democrazia, persino il senso comune, e una massa debole e confusa di servi della gleba, senza diritto, senza riconoscimento, senza rispetto, una massa in cui da tempo il concetto di sovranità è stato calpestato e oscurato e che dovrebbe solo servire da greppia al potere? Non basta ancora quello che è successo e che succederà?
Ma cosa ci vuole per riunire in una voce comune quanti vogliono o dovrebbero combattere uniti questo potere sciagurato e infame che ha occupato lo Stato e lo porta a distruzione?

Don Aldo

Loro, ladri impenitenti e furfanti incalliti, vogliono continuare a rubare e sentirsi al sicuro, protetti dalla (loro) legge e benedetti dalla (loro) chiesa.
Sterilizzatori di massa e stupratori di popolo vogliono riciclarsi come difensori della democrazia, legittimamente eletti dal (loro) popolo preventivamente sterilizzato e narcotizzato.
“Chiunque partecipa al lento sfaldarsi del nostro ordine civile lo fa con il popolo dalla propria parte: tutti populisti senza popolo, tutti pronti a lusingare una parte di folla, a sfruttare le sue paure e ad alimentare i suoi pregiudizi, a trasformare il mal di pancia in macchina di consenso e di attrazione, in nome del popolo che non esiste, abusando di una parola che ormai suona peggio di una parolaccia”.
Così scriveva Francesco Merlo.
Ma oggi non c’è più nemmeno quel popolo, sodomizzato e divorato da queste insaziabili bestie all’ingrasso, novelle mantidi religiose!
Povera Italia, paese senza popolo nel quale scorazzano a piede libero lupi famelici e iene deliranti.
Povera Italia, una volta giardino ed ora riserva zoologica di animali bavosi che si accoppiano e si riproducono in una infestazione senza limiti.
Povera Italia nel cui Parlamento si è riversata la logica padronale e la prassi dei padroncini propria della campagne meridionali: un solo padrone, pochi padroncini e una massa di schiavi.
Già don Tonino Bello aveva denunciato questo stato di cose:
“Noi oggi siamo infestati da un genere pericoloso di parassiti. Abbiamo dovuto inventare un vocabolo nuovo per indicarli con esattezza:portaborse. Si tratta di una categoria di individui rampanti, che crescono all’ombra dei grandi protagonisti, e di null’altro sono preoccupati se non della propria carriera”.
Guardateli, i vari Alfano e Gasparri e Bondi e Cicchito e Ghedini e Borghezio e compagnia brutta.
Come definirli?
-Quei subalterni arroganti che, tralignando dai loro poteri, fanno pesare l’autorità del padrone sui loro dipendenti.
-Quegli acidi secondini che approfittano della fiducia del principale per infierire sulla povera gente
-cortigiani di mezzo busto
-mazzieri di piccola cilindrata
Vedete voi.
Le parole ormai non reggono più!

Il cavaliere impunito e la regola del silenzio
Giorgio Bocca

Giù la maschera. Quello che vuole, che pretende la maggioranza al potere è l’impunità totale, il silenzio sui suoi furti e malversazioni. Ai tempi di tangentopoli la maggioranza al potere si accontentava di far passare i suoi furti per legittima pubblica amministrazione. Ricordate la tesi del craxiano Biffi Gentili? Se i politici sono chiamati ad amministrare grandi città, grandi problemi con competenze da tecnocrati perché non devono essere pagati come tali? E se non lo sono perché si vuole impedire che si autofinanzino? Oggi la maggioranza al potere non ha più bisogno di questi sofismi. Rivendica il diritto di rubare attraverso la politica come un normale, dovuto diritto di preda. Al tempo di tangentopoli i socialisti craxiani ma anche quelli di altri partiti avevano nascosto i furti per mezzo della politica nei conti «protetti» cioè segreti in Svizzera a Singapore a Hong Kong. E avendo messo il bottino al sicuro si erano tolti anche il gusto di prendere per i fondelli i loro concittadini con la tesi assurda che l’autofinanziamento dei partiti non era solo una necessità ma un dovere di chi si faceva carico di amministrare lo Stato e la democrazia.
Oggi nella Italia berlusconiana il furto attraverso la politica è scoperto, normale. Appena si può si ruba e viene il sospetto che sia avvenuta una mutazione antropologica, che la maggioranza al potere sia convinta che l’uso della politica per rubare sia non solo normale ma lodevole e che le istituzioni abbiano il dovere di proteggerlo. L’Italia un tempo paese dei misteri, delle società segrete, delle congiure massoniche sotto l’egida del cavaliere di Arcore sta diventando una democrazia autoritaria dichiarata e compatta a difesa dei suoi vizi e dei suoi furti. Perché opporsi al bavaglio che viene imposto all’informazione? Non aveva ragione Mussolini ad abolire la cronaca nera e a coprire gli scandali del regime? Esiste un modo più efficace di lavare i panni sporchi in gran segreto senza che le gazzette li mettano in piazza? L’imprenditore Anemone che si rifiuta di rispondere ai magistrati che indagano sui suoi affari non è la pecora nera, l’eccezione ma la norma della società berlusconiana del fare tutto ciò che comoda ai padroni, senza pagare dazio.
La conferma della mutazione antropologica viene dal fatto che i politici presi con la mano nella marmellata mostrano più stupore che vergogna. La loro corruzione era normalissima, candida, da buon padre ladro di famiglia. A uno era bastato pagare una garconnière al centro di Roma, un altro aveva lasciato mano libera agli impresari edili dopo il terremoto in cambio di una revisione in casa sua dei servizi igienici, diciamo del funzionamento del cesso e del bagno. Ad altri ancora la possibilità di avere a spese dello Stato qualche mignotta, insomma la grande crisi della politica italiana, il grande rischio di una democrazia autoritaria, di una dittatura mascherata, morbida starebbe nella banalità del male, nei piccoli vizi nelle piccole tentazioni della cosiddetta classe dirigente.
Un’Italia senza misteri con un capo del governo schietto, schiettissimo. Che vuole? Che pretende? Il minimo di un uomo del fare più che del pensare: di non avere controlli, di non avere intralci e se gli viene in testa di allevare un cavallo nessuno si permetta di obbligarlo a tirar su una mucca. Che cosa ha scoperto il Cavaliere? Quello che avevano scoperto prima di lui tutti gli uomini autoritari del fare, che i controlli sono fastidiosi e a volte insopportabili. In una parola: che la democrazia è più complicata e faticosa della dittatura.

Contro il fascismo politico e sociale
Pietro Ancona

L’atteggiamento gladiatorio di Merchionne che intima l’accettazione senza discutere delle sue proposte ai sindacati pena il trasferimento delle fabbriche in Serbia e Polonia e l’indurimento della azione del governo di destra che ha un programma, secondo dati pubblicati da Niki Vendola, di oltre ottanta miliardi di euro da spremere al lavoro dipendente ed allo Stato ha cancellato i pochi margini “riformisti” che avevano consentivano una conclusione “moderata” del Congresso della CGIL ed una vittoria della cordata concertazionista di oltre l’ottanta per cento. La CGIL non può più continuare a litigare con la Fiom nè a minacciarne la normalizzazione. La CGIL è con le spalle al muro. O con i lavoratori o con Merchionne! E’ costretta ad indire uno sciopero generale contro la volontà del PD che la spinge alla inerzia ed ad una opposizione puramente formale, finta. Il padronato italiano ha cancellato ogni possibilità di soluzione “moderata”. Le soluzioni sono drastiche. O accetti di ridurti in schiavitù o alzi il tiro e lotti per cambiare tutto, ma proprio tutto.
Questo atteggiamento gladiatorio del padronato si colloca in una situazione politica di avvio all’autoritarismo fascista. Il governo reclama leggi liberticide sull’informazione e chiede la cancellazione dell’art.41 della Costituzione. L’Italia deve diventare una Marca di ricconi. Il ceto medio deve sparire. Ricchi e ricchissimi da una parte e poveri e poverissimi dall’altra. Questo è l’obiettivo da realizzare indicato dal gruppo di Bildelberg. Niente più ceto medio e welfare. Il mondo occidentale deve regredire fino ai precordi dell’industrializzazione. L’americanizzazione dell’Europa è un obiettivo che si deve raggiungere in tempi ancora più brevi di quelli che si erano scelti.
L’alternativa che si pone alla CGIL è cruciale: o sta con la Fiom o con Bonanni ed Angeletti. Se sceglie Cisl ed UIL compie un ulteriore passo verso la sua deidentificazione e non è detto che non ne pagherebbe un prezzo pesantissimo. Alcuni maggiorenti del PD che spingono per una CGIL sempre più “ragionevole”, sempre più disponibile verso il padronato e le controriforme sociali dovrebbero porsi il problema di che cosa sarà l’Italia senza un Sindacato che finora ha presidiato l’equilibrio sociale e politico contribuendo a farne una nazione civile. Ma, come ebbe a dirmi una volta Luciano Lama, “non si può alzare la mano e lasciarla ricadere senza colpire”. Le scelte non debbono restare a mezz’aria: vanno compiute fino in fondo.
Se Merchionne minaccia di portarsi le fabbriche in Polonia e Serbia bisognerebbe rispondergli a muso duro che siamo in grado di organizzare una campagna di boicottaggio delle sue auto in Italia. Se le vada a vendere in Serbia! Si deve pretendere la riassunzione nelle scuole di tutto il personale allontanato dalla riforma Gelmini, l’abolizione della legge Biagi, l’integrità dello Statuto dei Lavoratori e dell’art.18, il salario minimo garantito europeo da valere anche in Serbia o Polonia dove si pagano salari di 400 euro mensili. La Unione Europea ha preteso l’esecuzione dei suoi diktat a tamburo battente sulla pensione delle donne. La CGIL dovrebbe proporre uno sciopero europeo per l’imposizione di una base salariale unica. Anche gli interessi di centinaia di milioni di lavoratori debbono valere e contare qualcosa! L’Unione Europea non può consentire squilibri salariali che turbano la pace sociale. Insomma, la CGIL deve rivedere le conclusioni del suo recente Congresso ed assumere la difesa reale dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie. Ha dentro di sè energie possenti che finora sono state imbrigliate e depresse. Allo sciopero già indetto bisognerebbe aggiungerne subito un altro di 48 ore contro il fascismo politico e sociale che incombe sull’Italia.

medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it
http://www.repubblica.it/economia/2010/06/12/news/marchionne_accordo-4779264/?ref=HRER2-1
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Una religione pagana di massa
Lucio Garofalo

“La religione è l’oppio dei popoli”, scriveva oltre un secolo fa Karl Marx. Ormai la religione esprime un significato blando e secondario per le masse del mondo occidentale, tranne poche minoranze integraliste. Malgrado il vento di restaurazione che soffia dagli Usa e che ha trovato nel papa tedesco e nel cardinale Ruini i massimi esponenti dentro le gerarchie vaticane, la chiesa cattolica apostolica romana è destinata ad essere un punto di riferimento sempre più marginale rispetto alle epoche trascorse.
Oggi la religione non occupa più il posto centrale e pervasivo che ricopriva nell’esistenza degli uomini del passato, fatta eccezione per alcune ristrette frange conservatrici e tradizionaliste dei paesi occidentali e le masse islamiche. Il valore ossessivo, supremo e onnipresente che la religione esprimeva in passato è stato assunto dal calcio, il vero surrogato della religione. Se qualcuno nutrisse dubbi a riguardo, credo che le manifestazioni di isteria collettiva cui abbiamo assistito durante i mondiali disputati in Germania nel 2006, abbiano sgombrato il campo (non di calcio) da qualsiasi perplessità.
Allo stesso modo in cui le divinità religiose del passato simboleggiavano le priorità assolute dell’esistenza, oggi i calciatori costituiscono le divinità terrene di un culto secolarizzato, i totem sacri e inviolabili per vaste moltitudini di persone, ormai espropriate di autentici valori spirituali. Il calcio è diventato il culto pagano per antonomasia in un’epoca senza divinità, né idoli, senza riferimenti culturali e principi etici, senza passioni estetiche, artistiche o politiche in grado di impreziosire la vita degli individui, strozzati da una brutale alienazione economica. In tal senso il calcio è diventato una valvola di sfogo, una via di scampo dal soffocante grigiore del vivere quotidiano. Il calcio è una sorta di acquavite spirituale in cui le masse annegano le angosce, i dolori e le inquietudini che le affliggono, come un tempo faceva la religione.
I calciatori sono i nuovi eroi, i moderni gladiatori, i miti incarnati del nostro tempo, la metafora dei cavalieri medievali: belli, onesti e coraggiosi, temuti, ricchi e potenti, senza macchia e senza paura. Ma si tratta di una mitologia falsa ed estetizzante. Infatti, come in passato si combattevano le guerre di religione, oggi negli stadi di calcio si combattono conflitti bellici sublimati, al punto che il calcio è definito, a ragione, una “metafora della guerra”. Non a caso il gergo calcistico, abitualmente usato dagli addetti ai lavori e dai semplici tifosi di calcio, scimmiotta lo stile tipico del lessico militare.
Non è un caso che la retorica celebrativa dopo il “trionfo berlinese” culminata nell’apoteosi del Circo Massimo, è stata una retorica sciovinista, militarista e populista. Fu impressionante l’orgia nazionalista che invase la nazione in seguito al trionfo calcistico in Germania, davvero senza precedenti. Penso al mondiale spagnolo vinto nel 1982, che vide in Pertini il protagonista istituzionale della campagna di strumentalizzazione orchestrata nell’occasione. Penso alla propaganda del regime mussoliniano dopo le vittorie della nazionale di Pozzo ai mondiali del 1934 in Italia, alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, e ai mondiali del 1938 in Francia. Si trattò di “trionfi sportivi” che furono utili alla retorica nazionalista ed imperialista impiegata dal regime fascista. Il quale, non a caso, in quegli anni era impegnato in campagne coloniali e nel 1940 si adoperò per giustificare l’intervento (rovinoso) nella seconda guerra mondiale.
Penso ad esempi storici che hanno coinvolto altre nazioni. Rammento la propaganda nazionalista in Germania dopo la vittoria ai mondiali di calcio disputati in Italia nel 1990: si trattò di celebrazioni che per dimensioni ed effetti mediatici superarono addirittura l’esaltazione della riunificazione tedesca dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. I casi citati impallidiscono di fronte all’imponente strumentalizzazione compiuta nel 2006, sfruttando in modo cinico e opportunistico l’ondata di euforia collettiva. In tale circostanza gli artefici istituzionali furono Giorgio Napolitano, Romano Prodi e il ministro dello sport Giovanna Melandri, seguiti dall’intera stampa di regime, incluso il quotidiano “Liberazione”. Sinceramente mi nauseò vedere come la sinistra al governo si sia rivelata più nazionalista dei nazionalisti, più sciovinista dei fascisti, più realista del re.
La rinnovata vocazione militarista dell’Italia non è una novità. La storia degli ultimi 30 anni lo dimostra ampiamente. Tuttavia, mentre nel 1982 il neoimperialismo italiano si presentava a livello embrionale, oggi è giunto a maturità ed è pronto a nuove imprese espansioniste e coloniali. In questa ottica si inquadra la questione del voto parlamentare per il rinnovo dei finanziamenti alla “missione di pace” in Afghanistan. Si pensi che l’Italia è il paese con più presenze militari nel mondo dopo Usa e Gran Bretagna.
Il calcio è da tempo un fenomeno non più solo sportivo, ma rappresenta qualcosa di più complesso. Il calcio, non solo in Italia ma nel resto del mondo, è ormai diventato una ricca e imponente industria dominata da sponsor multinazionali e da potenti società per azioni quotate in borsa. Nel nostro paese il calcio è tra le voci più rilevanti dell’economia nazionale ed è così in altre nazioni. Il potere finanziario del calcio ha assunto dimensioni colossali. In Italia è diventato un potente fenomeno di corruzione affaristica e politica, come si evince dallo scandalo di “calciopoli”, esploso nel 2006.
Si può ribadire, senza tema di smentita, che il calcio è tutto tranne uno sport, essendo capace di suscitare una sbornia popolare di proporzioni mai viste, scatenando effetti irrazionali e deliranti che oltrepassano la soglia del fanatismo e l’isteria collettiva più folle e contagiosa. Ovviamente, quando le cose vanno bene le conseguenze sono di euforia e tripudio nazionale, come abbiamo visto dopo la vittoria del 2006. Tuttavia, l’irrazionalità e il morboso feticismo del tifo calcistico trovano riscontri solo nel fanatismo religioso e nel misticismo più acceso di chi non ama che sia messa in dubbio la propria fede. Diversamente dal tifoso di altri sport, il tifoso di calcio è in genere aggressivo, delirante, isterico e violento, alla stregua di chi professa un credo religioso. Tale fenomeno non è solo italiano, ma planetario. Nel 1950 in Brasile, dopo la finale persa contro l’Uruguay, si ebbero numerosi suicidi e casi di depressione. Cito questo dato estremo per sottolineare i comportamenti patologici di massa connessi al calcio.
E’ un’enorme ingenuità pensare che il calcio sia solo uno sport. Se così fosse, non assisteremmo alle forme di isterismo e teppismo collettivo, alle violenze di massa cui siamo assuefatti e che nulla hanno a che spartire con lo sport, mentre appartengono ad un fenomeno alienante e ad un business mondiale. Il calcio appassiona, travolge, emoziona, trascina e mobilita vaste moltitudini come, se non più delle religioni e delle guerre medesime. Si pensi che la finale dei mondiali del 2006 venne seguita in televisione anche nei territori palestinesi occupati dall’esercito israeliano e che sono teatro di un massacro ignorato dai media e dall’opinione pubblica internazionale. A tale proposito, durante lo svolgimento dei mondiali nel 2006 mi chiedevo che fine avesse fatto il movimento pacifista. Invece di scendere in piazza per denunciare i crimini israeliani, esso si mescolava ai festeggiamenti per il “trionfo azzurro”, assistendo con colpevole inerzia e senso d’impotenza a quanto accadeva in Medio Oriente.

Vaticano SpA: azioni in ribasso
Paolo De Gregorio

Leggo da “Il Fatto quotidiano” di oggi 12 giugno (unico giornale indipendente da padroni e partiti), i dati che riguardano l’8 per mille alla Chiesa, relativi alle dichiarazioni fiscali del 2007, che ci confortano su una possibile evoluzione darwiniana del popolo italiano, in cui si legge che le offerte sottoscritte sono diminuite, da 16 milioni e mezzo di euro a 14,9 milioni di euro. C’è da sperare in una ulteriore diminuzione di questo consenso economico quando peserà, con tutta la sua gravità, il diffuso scandalo delle molestie sessuali e della pedofilia degli “educatori” vaticani, fenomeno che dura da decenni, e che per decenni è stato scientificamente nascosto, minimizzato, da specialisti in omertà e favoreggiamento, a tutti i livelli, fino a Ratzinger che ricopriva il ruolo di prefetto che doveva controllare la moralità dei membri della Chiesa. Sarebbe molto bello che si punisse la Curia e la posizione del Cardinale Sodano, che liquidò questo crimine come “chiacchiericcio”, parlando di peccati, quasi veniali, e non di reati contro le persone, spesso aggravati dalla minore età degli abusati.
Questa cricca di mascalzoni non deve avere alcun contributo statale. Lo Stato italiano non deve essere compare di questa organizzazione, nessun contributo deve essere dato per le scuole cattoliche, nessun contributo per la (operosissima) manutenzione degli edifici di culto. La separazione tra Stato e Chiesa deve essere totale. Quanto alla barzelletta (propagandata in TV), che l’8 per mille viene speso per opere di bene, questo è vero in percentuale minima. La maggior parte del denaro viene investito in operazioni immobiliari speculative, che fanno del Vaticano il maggior proprietario di case a Roma, si investe comprando tonnellate di oro, si lavora con soggetti come Balducci (“cameriere del Papa”), si fanno operazioni sporche con lo IOR (la banca vaticana). Ma la cosa più importante, a cui tengo di più, è che deve finire l’anomalia tutta italiana, di avere una forza organizzata come la Chiesa, con grandi mezzi economici, che altera in modo decisivo il gioco elettorale, invitando i cattolici che controlla a votare per la destra, cosa che ha fatto dalla liberazione ad oggi.
Se la Chiesa non controllasse le fasce più povere ed emarginate spingendole a votare a destra, non avrebbe una lira dal potere e il suo peso “religioso” sarebbe pari a ZERO. I soldi per la sopravvivenza della Chiesa come noi la conosciamo sono tutto, Sono indispensabili per le opere e per la propaganda, senza le quali il legame con le masse finirebbe. E’ quello il nodo da recidere. Vogliamo una Chiesa senza Curia, senza Papi né cardinali, che si occupi dei poveri e non di investimenti e di politica, e viva solo con l’obolo dei suoi seguaci. Purtroppo, nessun partito politico ha nel suo programma l’abolizione dell’8 per mille e del Concordato. Solo i radicali potrebbero fare qualcosa, ma la materia per legge non può essere sottoposta a referendum abrogativo. Credo che si possa puntare solo su una evoluzione in senso laico delle persone, purchè si riesca ad informarle dei veri costi sopportati dal nostro Stato. Visto che sono cifre imponenti, in tempi di crisi, dovrebbero essere tagliate a favore di cassa integrazione e salario per i disoccupati. Mi riprometto di fare una ricerca e sommare i reali esborsi per il sostentamento del Vaticano. Visto che nessuno ce lo dice ci affideremo al fai da te. Paolo De Gregorio

Mario M. Monopoli
Sig. Presidente della Repubblica

La legge bavaglio, approvata ieri in Senato, aiuterà le organizzazioni criminali, nasconderà gli affari delle cricche, bloccherà le inchieste, imbavaglierà la stampa libera.Anche all’estero si sono occupati del caso intercettazioni. The Guardian parla di «Cosa da “Berlusconia”, cioè da dittature corrotte del terzo mondo. Un pericolo per l’Europa, la nostra Europa». The Economist, invece, parla di «Paese notoriamente corrotto» e di «legge che dovrebbe preoccupare gli investigatori». Il settimanale sostiene anche che «tra le conseguenze dell’ascesa di Berlusconi c’è l’indebolimento della sensibilità democratica degli Italiani». Il New York Times già nelle scorse settimane aveva bocciato nettamente il disegno di legge.
Un ddl che, dopo il via libera del Senato si avvia dritto verso l’approvazione definitiva alla Camera.E’ l’unica alternativa possibile al governo dei voti di fiducia infiniti (circa 40 da quando è in carica). Un dato che, da una parte, mette in mostra il lato antidemocratico del Presidente del Consiglio, deciso a dettare le regole senza rispetto per le opinioni altrui. Mentre dall’altra fa emergere la sua paura sconfinata di non portare a termine l’obiettivo che s’è prefisso scendendo in politica: salvare le sue aziende e salvare se stesso dalla giustizia.
Crede ancora che i CITTADINI che si oppongono a questa scellerata legge parlano a VANVERA?
Allora Sig. Presidente faccia sapere alle persone che hanno confezionato tale meschinità che non firmera a costo di DIMETTERSI….forse chiedo troppo per uno come LEI!
..
Numeri
VV

Leggo spesso che Prodi avrebbe dovuto fare questo e quello. Vero
Ricordiamo però che in entrambi i governi la maggioranza di Prodi si basò su pochi numeri e le divisioni interne e i franchi tiratori furono tali che poi alla fine lo affossarono.
Nel 2006 Prodi vinse per soli 25.000 voti, e, applicando il premio di maggioranza di Calderoli ebbe 341 deputati contro 270 e 155 senatori contro 154 (solo uno di più!!).
Non credo che gli sarebbe stato possibile fare molto.
Alle elezioni politiche del 2008, sempre grazie al premio di maggioranza, il cdx che nel 2006 aveva avuto solo 277 seggi alla Camera, ne conquista ben 340 pur perdendo 2 milioni di elettori, grazie alla porcata Calderoli che gli regala ben 63 Deputati in più!
Dunque ottenne 340 deputati contro 239, e 174 senatori contro 134.
Come si vede, questa maggioranza è molto più solida di quella di Prodi che al Senato rischiava sempre di andare sotto.
E’ alla porcata di Calderoli che si devono queste assurde e antidemocratiche ripartizioni di seggi che non rispecchiano affatto il responso degli elettori e danno uno spropositato premio a chi prende anche pochi voti più della coalizione opposta, per cui chi ha anche solo il 29% dei voti può dichiarare di governare in nome della maggioranza del paese. Il che è falso!
Chiaro che B con 100 voti in più alla Camera e 50 in più al Senato ha tanto potere che non si capisce perché abbia dovuto porre la fiducia 30 volte in 2 anni. Ciò vuol dire che non si fida nemmeno dei suoi e blinda ogni decreto.

Lo sgretolamento dei diritti democratici trova nella Lega uno dei principali criminali.
Se la Lega odiava l’Italia tanto da volerla distruggere, sarà contenta dei risultati!
Non c’è dubbio alcuno che i principali nemici di questo paese non sono i terroristi o i presunti ‘comunisti’ o gli extracomunitari ma:
-Berlusconi e la P2
-la Lega
-e la criminalità organizzata, sia quella assassina che quella imprenditoriale e finanziaria, tutte e tre ben connesse oggi in un nodo inestricabile.

Ma questi troll e leghisti che continuano ad essere assatanati e a sostenere un governo che viola tutti i principi costituzionali, che calpesta tutti i diritti democratici, che impoverisce turpemente la povera gente, che pensa solo a garantire il potere ai peggiori delinquenti dello Stayto, che si allea con la P2, la mafia e la camorra, questi troll e leghisti come possono ancora avere la faccia di presentarsi alla Nazione?
Tanto varrebbe che aggiungessero ai loro nomi fasulli “Criminale conclamato che odia lo stato italiano e vuole solo la sua perversa distruzione”

NESSUNO METTERA’ LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI…

Istat – Ultimi in classifica i pensionati italiani sul fronte delle retribuzioni in Europa. Quasi la metà delle pensioni erogate dallo Stato hanno un importo inferiore ai 500 € mensili. Tre anziani su quattro hanno ricevuto meno di 1.000 € al mese.
LE TASCHE SONO VUOTE.
Gian Franco Dominijanni
….
Tortura, no dell’Italia all’Onu

L’Italia non ha accettato di introdurre una definizione esplicita di “tortura” nel Codice penale così come raccomandato dal Consiglio diritti umani dell’Onu che a febbraio ha esaminato la situazione italiana formulando una serie di raccomandazioni (Roma ne ha accettate 80 respingendone 12). Lo ha riferito l’ambasciatore d’Italia presso le Nazioni Unite Laura Mirachian presentando stamani a Ginevra le risposte dell’Italia al Consiglio Onu. L’Italia si è invece detta determinata a ratificare il protocollo facoltativo relativo alla Convenzione contro la tortura “quando si sarà dotata di un meccanismo nazionale di prevenzione indipendente”.
Tra gli altri temi oggetto di preoccupazione da parte dell’organismo Onu per quanto riguarda il nostro Paese, l’efficienza e l’indipendenza della magistratura; le dichiarazioni e atteggiamenti “xenofobi e intolleranti” da parte di alcuni politici; la discriminazione razziale, particolarmente ai danni dei nomadi; la politica dei respingimenti dei migranti; il sovraffollamento delle prigioni; la rappresentanza femminile in Parlamento e nei posti decisionali e, non ultima, l’indipendenza dei media.
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Una democrazia da piangere
Viviana Vivarelli

Il fatto che quasi la metà degli elettori non vada più a votare è gravissimo e da una parte mostra la caduta di inaffidabilità di tutti i partiti, compreso quello di Berlusconi che millanta consensi di fantasia, dall’altra segna la crisi della democrazia che era già in caduta libera dopo tangentopoli, ma che è stata tecnicamente affossata dalla riforma Calderoli, che ha tolto ogni diritto all’elettorato, abolendo le preferenze, rimandando le candidature alle scelte scellerate di una cricca e rafforzando con premi grossolani in seggi al Parlamento chi nel paese maggioranza non è. Con questi trucchi finisce per comandare chi ha il 30% tra i votanti e dunque il 15% nel paese. Ma che democrazia è?
E in che democrazia possiamo sperare quando il maggior proprietario di televisioni nel paese è oggi anche Ministro delle Telecomunicazioni, cioè della Rai, e in questi panni si permette di:
-minacciare la Rai di non rinnovargli più il contratto se non trasmette solo servizi di propaganda per lui stesso
-assegnare le frequenze a chi vuole lui, quando sono anni che paghiamo per le multe di Rete 4 abusiva ma imposta e sono anni che non riesce a trasmettere Europa 7 che ne ha diritto
-assegnare il digitale terreste a titolo gratuito ai suoi compari quando in tutta Europa sono state vendute prendendoci miliardi
-fare una legge capestro sulla libertà di stampa e di informazione che oscurerà la verità sui reati di questo paese?
Non è così che si governa, che si fa il Presidente del Consiglio o il Ministro delle Comunicazioni. Così fa solo un bandito che tiene in ostaggio uno Stato!
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I veleni dell’Ecomafia che investe sulla crisi
Roberto Saviano

Affari illegali per 20 miliardi. Non solo al Sud. L’emergenza immondizia in Campania durata 15 anni è costata come un paio di leggi finanziarie
Raccontano che la crisi rifiuti è risolta. Che l’emergenza non c’è più. Gli elenchi dei soldati di camorra e ‘ndrangheta arrestati dovrebbero rassicurare che la battaglia è vinta. O almeno, questa è la versione. Molto distante, però, da ciò che realmente accade. Ogni anno Legambiente attraverso il suo Osservatorio ambiente e legalità produce storie e numeri: “Ecomafia”.
Quello dei rifiuti è uno dei business più redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie. Come il narcotraffico, il fare affari con i rifiuti, sotterrare scorie tossiche, devastare intere aree, ha permesso alle organizzazioni criminali e a semplici consorterie imprenditoriali di accumulare capitali poi necessari per specializzarli in altri settori. Catene di negozi, imprese di trasporti, proprietà di interi condomini, investimenti nel settore sanitario, campagne elettorali. Sono tutte economie sostenute con i rifiuti. Esempio lampante ne è l’economia campana e i suoi gangli politici che si sono strutturati intorno alla crisi rifiuti. Il mondo intero non si spiegava come fosse possibile che un territorio in Europa vivesse una piaga tanto purulenta. Come fosse possibile che le dolcissime mele annurche o le pregiate bufale campane, caratteristiche proprio di quelle zone, potessero trasformarsi improvvisamente in prodotti rischiosi per la salute. Possibile che convenga di più avvelenare che concimare e raccogliere?
Evidentemente sì, basta saperne leggere i vantaggi. L’emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di € l’anno. Questa è la cifra quantificata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura che, moltiplicata per tre lustri (tanto è durata la crisi), equivale a un paio di leggi finanziarie. Di fronte a cifre come questa è comprensibile che nessuno avesse convenienza a porre rimedio all’emergenza. Rapporti di consulenza politica, assunzioni, e persino specializzazione delle ditte nello smaltimento; oggi le imprese campane del settore rifiuti, grazie anche ai soldi dell’emergenza e alla pubblicità – sembra assurdo parlare di pubblicità, no? – che ne hanno ricavato, sono tra le più richieste in Europa.
Ma risolvere un’emergenza significa anche non averne più i benefici e gli utili. E in verità, nonostante i proclami, oggi si è risolto poco. Si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci. “Se non ci saranno altri impianti entro il 2011 la Campania, come molte regioni italiane, rischia una nuova crisi rifiuti”. Sono parole dell’amministratore delegato dell’Asia (l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.) Come un tempo, quindi, la spazzatura sta di nuovo per essere accumulata. Resta quindi il problema di scongiurare una crisi da mancanza di discariche. Una crisi che sarebbe estremamente grave anche perché purtroppo in Italia sono ancora le discariche la valvola di sicurezza del sistema rifiuti. Come risulta dal rapporto di Enea e Federambiente queste continuano a ingoiare il 51,9 % del totale della spazzatura del nostro Paese e il 36,5 % senza nessun trattamento. Nel Sud le bonifiche delle terre avvelenate da decenni di sversamenti di veleni sono rare e lente. I rifiuti tossici hanno spalmato cancro prima nei terreni, poi nei frutti della terra, nelle falde acquifere, nell’aria. Poi addosso alla gente, nelle loro ossa e nei tessuti molli. Ogni ciclo di vita è stato compromesso.
La diossina, i metalli pesanti e le sostanze inquinanti vengono ingerite, respirate, assimilate come una qualunque altra sostanza. La pelle di ogni cittadino delle zone ammorbate trasuda sudore e scorie. Il cancro ha raggiunto percentuali molto più alte che negli altri Paesi europei. Gli ultimi dati pubblicati dall’OMS mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica “The Lancet Oncology”, già nel settembre 2004, parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Ma l’ecomafia non è un fenomeno che appartiene solo al Sud. Nel Sud assume caratteristiche totalizzanti e più evidenti: nelle strade si inscena il dramma dei cassonetti incendiati, il puzzo accompagna ogni movimento, e il silenzio copre ogni cava, ogni singolo luogo dove è possibile accumulare e nascondere. Ma è sempre più il nord Italia il centro del vero business. E la novità di quest’anno, al di là del noto primato di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, è che il Lazio si posiziona al secondo posto tra le regioni con il più alto numero di reati ambientali. Tra le inchieste più rilevanti del settore, nel 2009, ce ne sono alcune con nomi fantasiosi, talvolta anche vagamente familiari. “Golden Rubbish”, “Replay”, “Matassa”, “Ecoterra”, “Serenissima”, “Laguna de Cerdos”, “Parking Waste”. Alcune, già dal nome si riescono anche a localizzare geograficamente, e tutte quelle che ho citato sono inchieste che riguardano il nord Italia. È evidente che il Nord ce la sta mettendo davvero tutta per non essere secondo al Sud in questa gara all’autodistruzione.
La “Golden Rubbish” è un’inchiesta che vede coinvolta la provincia di Grosseto, ma ancora conserva legami con Napoli e la Campania perché ha preso le mosse da un’inchiesta che riguardava la movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito industriale contaminato di Bagnoli. Si tratta di un traffico spaventoso: un milione di tonnellate di rifiuti e un sistema che ha coinvolto decine e decine di aziende di caratura nazionale. L’inchiesta “Replay” è tutta lombarda e l’organizzazione criminale sgominata operava tra Milano e Varese. Un affiliato al clan calabrese che fa capo a Giuseppe Onorato è finito in manette insieme a un manipolo di colletti bianchi, tra cui funzionari di banche. Lombarda è anche l’inchiesta denominata “Matassa”.
È trentina, e precisamente della Valsugana, l’inchiesta “Ecoterra” che ha bloccato un traffico illecito di scorie di acciaierie che venivano riutilizzate, senza alcun trattamento, per coprire discariche o per bonifiche agrarie. Come dimenticare Porto Marghera, dove l’operazione “Serenissima” ha scoperto il traffico illecito di rifiuti diretti in Cina. Ma anche nelle Marche l'”Operazione Appennino” ha intercettato un flusso criminale di scarti derivanti dalle lavorazioni delle industrie agroalimentari e casearie.
È umbra, invece, nonostante il nome spagnoleggiante l’operazione “Laguna de Cerdos” un traffico illecito di rifiuti liquidi di origine suinicola per cui la regione e i singoli comuni si sono a lungo palleggiati le responsabilità. Friulana, invece è l’inchiesta “Parking Waste” che ha smascherato lo smaltimento illecito di medicinali scaduti. In tutte queste inchieste, l’aspetto che più colpisce è il legame strettissimo che si è creato tra gestori delle ditte di smaltimento, politici locali e istituti di credito presenti sul territorio.
Tra le altre cose, vale la pena ricordare che a marzo l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per come ha gestito l’emergenza rifiuti in Campania. È stata condannata per “non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l’ambiente”. E nella sentenza si legge che l’Italia ha ammesso che “gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali”.
Come non rimanere colpiti da questo dato: se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati, diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell’Everest, alto 8850 metri.
Se un cittadino straniero conservava l’illusione delle colline toscane e del buon vino, delle belle donne e della pizza gustata osservando il Vesuvio da lontano mentre il mare luccica cristallino, qualcosa inesorabilmente cambia. Tutto assume una dimensione meno idilliaca e più sconcertante. La domanda più semplice che viene da porsi è come può un Paese che dovrebbe tutto al suo territorio, alla salvaguardia delle sue coste, al suo cielo, ai prodotti tipici, unici nelle loro caratteristiche, permettere uno scempio simile? La risposta è nel business: più di venti miliari di € è il profitto annuo dell’Ecomafia, circa un quarto dell’intero fatturato delle mafie. Le mafie attraverso gli affari nel settore ambientale ricavano un profitto superiore al profitto annuo della Fiat, che è di circa 200 milioni di €, e più del profitto annuo di Benetton, che è di circa 120 milioni di €. Quindi in realtà usare il territorio italiano come un’eterna miniera nella quale nascondere rifiuti è più redditizio che coltivare quelle stesse terre. Tumulare in ogni spazio vuoto disponibile rifiuti di ogni genere costa meno tempo, meno sforzi, meno soldi. E dà profitti decisamente più alti. Bisogna guadagnare il più possibile e subito. Ogni progetto a lungo termine, ogni ipotesi che tenga conto di una declinazione del tempo al futuro viene vista come perdente. Un € non guadagnato oggi è un € perso domani. Questo è l’imperativo del nostro Paese che vede coincidere mentalità dell’imprenditoria legale e criminale. Per difendere il Paese, per continuare a respirare, è necessario comprendere che in molte parti del territorio il cancro non è una sventura ma è causato da una precisa scelta decretata dall’imprenditoria criminale e che molti, troppi, hanno interesse a perpetrare.
O quello delle ecomafie diventa il tema principale della gestione politica del Paese, o questo veleno ci toglierà tutto ciò che aveva permesso di riconoscere il nostro territorio. La speranza è che questo allarme venga ascoltato, e che non si aspetti di sentire la puzza che affiori dalla terra, che tutto perda di luce e bellezza, che il cancro continui a dilagare prima di decidersi a fare qualcosa. Perché a quel punto sarebbe davvero troppo tardi. E coloro che sono stati chiamati i grandi diffamatori del Paese sarebbero rimpianti come Cassandre colpevolmente inascoltate.
(Questo testo è la prefazione dl libro “Ecomafia” di Legambiente)
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EUTANASIA DI UNA NAZIONE
Carlo Bertani
www.geragogia.net/editoriali/ambientelongevita.html

E così, zitti zitti, hanno portato la pensione di vecchiaia a 70 anni e quella d’anzianità oltre i 66 anni, andando ben oltre ogni altro Paese europeo.

Il provvedimento, a grandi linee, interessa chi è nato dopo il 1955 ed inciderà sempre di più con l’avanzare dell’anno di nascita: l’avevano annunciato da tempo che l’età della pensione sarebbe stata “collegata” con l’aspettativa di vita.
E, con questa bella pensata, siamo i primi a raggiungere la fatidica “quota 70”: per vostra conoscenza, i regimi pensionistici europei sono tuttora orientati verso questi valori di età legale per la pensione:
Francia: 60 anni, con riduzioni per i lavori usuranti e possibilità di prosecuzione fino a 65.
Germania: 65 anni, con pensione d’anzianità a 63 ed a 60 (con riduzione dell’assegno) per chi ha avuto periodi di disoccupazione; Spagna: 61 anni e 30 di contribuzione, 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1967.
Non prendiamo in considerazione sistemi pensionistici come quello inglese – che prevede un’età massima di 70 anni già oggi – oppure quello svedese – che si basa più sugli anni di cittadinanza piuttosto che su quelli di contribuzione – perché sono strutturalmente molto diversi dal nostro. In quei casi, l’età di pensionamento non è comparabile con la nostra, giacché le condizioni sono molto diverse e ci sono più variabili e possibilità per il lavoratore. Francia, Germania e Spagna hanno invece una struttura simile alla nostra, perciò sono utili per capire lo “sfregio” che l’attuale governo sta per fare: non mettono le mani nelle tasche degli italiani – nelle loro ed in quelle del 10% di ricconi che li sostiene meno che mai – semplicemente, porteranno via letteralmente la vita al rimanente 90%. Anche quelle dei fessacchiotti che sgobbano e poi li votano: spiacente, ma è così.
Il sistema pensionistico italiano è quello, fra quelli europei, che destina percentualmente meno risorse all’uopo, mentre la gestione previdenziale dell’INPS era in attivo per un miliardo l’anno già prima della controriforma Damiano del 2007 (quando c’è da massacrare i lavoratori, sedicenti destre e sinistre trovano accordi “miracolosi”), e di ben 17 miliardi l’anno dopo l’intervento del “Mazzarino” del centro-sinistra.
Non sono ancora disponibili stime precise sui “risparmi” che porterà la Sacconi-Tremonti ma, prendendo come base l’incremento dell’attivo dalla Dini alla Damiano, è facile capire che faranno un ricco “bottino”.
Ci sono, a questo punto, due punti da chiarire:
a) Se vi siano serie basi demografiche, sociologiche, storiche, scientifiche od etiche per un simile provvedimento;
b) Le vere motivazioni della riforma Sacconi-Tremonti.
L’incremento della vita media che c’è stato nell’ultimo mezzo secolo non è da imputare a mutazioni genetiche: semplicemente, una serie di “accidenti” che prima troncavano la vita anzitempo, con l’incremento della protezione sanitaria sono stati debellati.
Possiamo ascrivere a questi interventi della medicina una serie di malattie od incidenti che un tempo conducevano a morte quasi certa (ad esempio tetano, morsicature di vipere, emorragie, meningite, tifo, colera, ecc) ed una serie di malattie un tempo mortali (polmonite, broncopolmonite, infezioni varie, TBC, ecc) che oggi sono debellate o tenute a bada con gli antibiotici.
Il risultato finale è stato – unito alla forte riduzione della mortalità infantile – il crollo della mortalità nell’età dell’adolescenza ed in quella della riproduzione. Ci sono stati alcuni “settori” d’incremento – pensiamo alle droghe, all’AIDS, agli incidenti stradali, ecc – ma nulla che possa minimamente essere messo in relazione con la mortalità precoce della prima metà del ‘900.
Dobbiamo, inoltre, considerare che le generazioni che oggi hanno più di 70 anni sono ancora nate nell’era “pre-antibiotici”, oppure hanno dovuto sopportare vicende di selezione terribili: si pensi a chi è sopravvissuto alla ritirata di Russia od alla guerra in Africa.
La demografia italiana è in costante calo e la popolazione viene mantenuta pressoché costante con l’immigrazione – questa, è bene dirlo, specificatamente richiesta dagli imprenditori, salvo poi criminalizzare l’immigrato per ottenere condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù – e si tratta, dunque, di un meccanismo innaturale, le leve del quale non sono nella demografia stessa, bensì nella sfera di decisione politica. La scienza non ha mai sostenuto che vi sia stato – in tempi biologici così brevi – una modificazione genetica del cosiddetto “orologio biologico”: nonostante il clamore mediatico che le trasmissioni televisive embedded propinano, la scienza afferma che la nostra aspettativa di vita – accidenti permettendo – non è cambiata nei secoli. In altre parole, il genoma umano è il medesimo almeno da secoli [3]: ciò che può influenzare la longevità sono le abitudini di vita, lo stress, l’inquinamento, ecc. La scienza afferma che è possibile raggiungere una maggior longevità, ma che la stessa è il risultato di più fattori, fisici e psicologici.
Vorremmo sapere quale “bonus” – inteso come valore aggiunto alla propria aspettativa di vita – acquisisce un lavoratore a progetto a tempo determinato, il quale – per anni ed anni – non avrà nessuna sicurezza del proprio futuro, dovrà ingoiare come un rospo che permettersi d’avere un figlio sarà una grossa incognita, oppure vivere sapendo che, in caso di malattia, non avrà protezione sociale. Qui divergono le prospettive “ottimiste” della scienza: si basano su parametri “ideali” senza scendere nella realtà delle vite quotidiane. Un semplice “provvedimento” come la pensione a 70 anni, più parecchi anni di precariato, quale effetto avrà sull’aspettativa di vita?
Se non basta la scienza, possiamo ragionare sul semplice buon senso: un operaio edile di 70 anni, potrà portarsi la carrozzella sul tetto? Che gioia, affidare i propri figli in gita scolastica ad un autista settantenne! O un treno? E, tutto questo, mentre intere generazioni di giovani appassiscono nei call centre.
Passiamo ora ad analizzare le vere ragioni di un simile provvedimento. Siccome le gestioni previdenziali sono fortemente in attivo, l’unica ragione per un simile innalzamento può derivare dal cedere della “gamba nascosta” della gestione: l’assistenza.
A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia non ha separazione fra l’assistenza e la previdenza: i soldi per le pensioni e per i sostegni al reddito (cassa integrazione, ad esempio) provengono dalla stessa cassa.
Come può, un governo, garantirsi la pace sociale di questi tempi? Dando un po’ d’elemosina a chi perde il lavoro.
Ma, per farlo, non s’assume la responsabilità in proprio – ossia non s’inserisce come arbitro fra le imprese ed i lavoratori – ossia non partecipa al gioco come attore responsabile: semplicemente, prende soldi dalle casse previdenziali e distribuisce elemosine. Quella “solidarietà caritatevole” con la quale si riempiva la bocca George Bush.
Un simile percorso, però, conduce alla generale de-responsabilizzazione nel mondo dell’impresa: che mi frega – pensa l’imprenditore – se tutto va a rotoli? Salvo i capitali creati con il “nero” in Lussemburgo – se, poi, serviranno nuovamente in Italia me la caverò con il 5% dello “scudo fiscale” – e butto tutto nel deretano agli operai.
Salvo la piccola impresa – la quale, semplicemente, va a gambe all’aria e lascia sul lastrico i lavoratori – le imprese italiane pretendono soldi per produrre (incentivi) e ferree garanzie se le cose vanno male. Quante FIAT sono state pagate, nei decenni, con soldi pubblici? Accidenti, che classe imprenditoriale!
Sommando i due effetti, se ne ottiene un terzo.
Aumentando l’età pensionabile in un quadro di sempre minor protezione sociale, s’aumenta la mortalità nella fascia fra i 60 ed i 70 anni, cosicché le prestazioni pensionistiche da fornire sono annullate in mancanza d’eredi (l’INPS trattiene tutto), e dimezzate per vedove e vedovi. Un bel malloppo.
Dunque, l’accusa di omicidio premeditato – alla luce dei fatti sopra esposti – non è proprio campata per aria: in aggiunta, sappiamo che fanno tutto questo per potersi permettere ogni anno 18 miliardi di auto blu, tangenti, case gratis, puttane e tutto il resto.
Ogni volta che sento parlare di “inevitabile” necessità di “rivedere” l’età pensionabile, quindi, mi torna alla mente Goebbels, e la mano corre a cercare la fondina.
Cosa bisogna fare?
Per prima cosa smetterla di seguire il giochino “destra-sinistra” sul quale campano. Poi, smetterla di seguire la TV: anche quando sembra tutto sommato accettabile, quasi sempre cela una pozione velenosa: perché, altrimenti, hanno ostacolato qualunque possibilità di TV indipendenti? La “pluralità” che doveva garantire la legge Gasparri – l’aumento delle frequenze disponibili – dov’è finita?
Per seconda cosa dobbiamo saper distinguere fra scenari macroeconomici e le situazioni nazionali e locali.
Il grande scenario internazionale è certamente dominato dalle grandi holding, e potrete chiamarle come più vi aggrada: multinazionali, sistema finanziario, Bilderberg, Illuminati, ecc.
Ma, a queste strutture, non potremo mai opporci proprio perché transnazionali e, in alcuni casi, semiocculte.
In campo nazionale e locale, invece – proprio perché chi va a sedersi sugli scranni diventa responsabile delle sue azioni direttamente – possiamo opporci e dobbiamo farlo, ne va della nostra vita e di quella dei nostri figli.
Come opporsi?
Inutile pensare di creare nuovi partiti o movimenti adesso, sarebbe del tutto inutile, e la Storia è zeppa d’avanguardie rivoluzionarie fucilate nei cortili delle caserme.
La strategia vincente passa ancora e sempre per l’informazione – l’attuale classe politica lo sa, e cerca di controllarla in modo ferreo – e finché potremo farlo dal Web alla luce del sole lo dovremo fare.
Qualora le leggi liberticide che stanno per varare dovessero metterci un bavaglio, trovare – ma insieme! E qui mi rivolgo ai tanti colleghi scrittori, giornalisti e bloggher – i mezzi per lavorare su piattaforme estere in lingua italiana, mediante pseudonimi, per aggirare la censura. I modi, se si vuole, si trovano: altre soluzioni sono auspicabili e, se migliori, da attuare.
Ultima cosa: saper distinguere, al nostro interno, le vere voci di dissenso perché intenzionate a portare costrutto dal chiacchiericcio dei troll e dei debunker che postano dalle sedi dei partiti, siano essi di governo o d’opposizione.
Fin quando accetteremo di comportarci come i Polli di Renzo, di strada ne faremo poca.
Sarebbe inutile e prolisso, in questa sede, tornare a riproporre gli infiniti esempi di una diversa gestione sociale che più volte abbiamo approfondito: energia, decrescita, reddito di cittadinanza, nuova agricoltura, nuovi trasporti, turismo, ecc.
Il nostro Paese potrebbe essere ricchissimo: solo che, una masnada di ladri ed imbroglioni, da circa un trentennio ha occupato le leve del potere. Come scalzarli?
Ricordate un antico proverbio orientale: “Quando l’allievo è pronto, giunge il Maestro”. Invece di scannarci per cose di poco conto – oppure lasciar spazio ai soliti furbetti del quartierino con più targhe, che si fingono “utenti qualunque” – impariamo ad usare l’informazione in modo militante.
Alle ultime elezioni, meno del 60% ha votato: non era mai successo, soprattutto per delle elezioni locali. E’ il segno che qualcosa sta cambiando: il momento della riscossa s’avvicina. La strada è questa, però non basta che pochi scrivano: molti devono diffondere e discutere. Altrimenti, gli alieni mascherati che ci schiavizzano, c’avranno in pugno.
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Ti do solo due spunti (fra i tanti):
1-Oggi un pannello solare fotovoltaico sfrutta al massimo il 10% dell’eneriga solare che riceve. Quindi c’è un gigantesco margine di miglioramento, basterebbe arrivare ad un misero 20% che si dimezzerebbero i costi attuali. Quindi è questione di ricerca e investimenti. La ricerca nel nucleare ha decenni alle spalle senza arrivare a nulla di convincente (la centrale superphoenix francese, reattore veloce, sta “sperimentando”, inutilmente, dagli anni 60!!!!)
2-Noi abbiamo una riserva energetica immensa da sfruttare: EFFICENZA ENERGETICA, bada bene, NON RISPARMIO energetico come molti dicono. Cioè nessuno dice di limitarci nei consumi ma solo evitare gli sprechi. Cioè se per tenere casa tua a 22 gradi spendi 100, puoi continuare a 22 gradi ma spendendo 50!
Il nucleare di cui si parla serve solo per fare il 10-20% dell’energia elettrica, ma molti dimenticano di dire che l’energia elettrica a sua volta rappresenta circa un quinto del fabbisogno energetico complessivo. Quindi avrei, a spanne, 20% energia elettrica, 40% trasporti, 40% riscaldamento.
Fare col nucleare il 20% del 20% del fabbisogno significa incidere per il 4% sull’intero fabbisogno energetico nazionale!
Mentre basterebbe migliorare il riscaldamento di un 10% (ma è facile arrivare al 50%!!!) per incidere per lo stesso 4%!!
In altre parole, per dirla con una battuta, basterebbe mettere tutti i doppi vetri e ci risparmiamo le 4 centrali nucleari!!!
Con i soldi per le centrali sai quanti interventi strutturali si potrebbero fare per migliorare riscaldamento e trasporti!!!
Ma enel-eni non ci guadagnano un caxxo così!!

Daniel Guerra
DOV’È LA GENTE ?

“… E allora la gente, i compagni, erano lì. Oggi guardano la tv, bevono qualche birra, preparano le vacanze o si cercano la vita come possono. E non è poco.”

Alcuni giorni fa ho avuto una interessante conversazione con un alunno, un intelligente studente di filosofia che ragiona bene e analizza seriamente la situazione sociopolitica. Si domandava come sarebbe finita la crisi del capitalismo, e sperava in una reazione popolare, nella comparsa di una nuova sinistra e nella diffusione della democrazia partecipativa. Gli ho spiegato il mio scetticismo.
La maggioranza dei cittadini concorda con l’analisi: gli agenti che hanno provocato la crisi sono stati aiutati dagli Stati con fondi pubblici, mantengono le proprie posizioni dominanti e condizionano la ripresa economica a proprio favore con attacchi speculativi contro i focolai deboli come la zona dell’euro. Dalla caduta di Lehman Brothers, sono ormai due anni che sentiamo cantilene da parte dei governanti sulla rifondazione del capitalismo e la regolamentazione dei mercati, ma dopo tutto questo tempo continuiamo nella stessa situazione, se non peggio.
Non ci si può aspettare grandi regolamentazioni del mercato da parte di politici liberali, conservatori, socialdemocratici e democratici cristiani che torneranno al settore privato dopo il loro passaggio per la politica. Il rinvio della regolamentazione europea degli hedge funds su richiesta di Brown è stato sintomatico: il leader laburista, presumibilmente di sinistra, temeva gli effetti elettorali di una misura ritenuta di sinistra. Il leader laburista non voleva disturbare i sindacati, ma sì i finanzieri della City: il mondo capovolto o magari non più di tanto.
Paradossalmente, gli unici interventi attivi dei governi hanno aiutato le banche e tagliato i diritti sociali. Gli aiuti alle banche sono stati giustificati col timore del loro falso ricatto: se cadono loro, cadiamo tutti. Non è vero: se cadono loro, cadono gli azionisti e i dirigenti ma non i correntisti, i cui conti sono coperti dai Fondi di Garanzia dei Depositi. E se invece si trattava di concedere credito alle famiglie e alle Piccole e Medie Imprese, lo stato avrebbe dovuto concederlo direttamente attraverso una banca pubblica. Alla fine i fondi pubblici sono stati utilizzati dalla banca per equilibrare i suoi bilanci, chiedere prestiti alla BCE all’1% e comprare il debito dello stato al 4%: un vero affare. Nel caso spagnolo, sarebbe stato più logico che un presunto governo socialdemocratico prestasse denaro pubblico alle banche in cambio di azioni anziché di futures. Così, lo stato ha perso l’opportunità di entrare nel capitale sociale delle stesse e poter controllare il destino del denaro concesso.
Il capitalismo non è in crisi ma in fase di ristrutturazione. Una certa sinistra lo spiega come sconfitta del neoliberismo a causa dei suoi devastanti effetti. Tutto il contrario, dal momento che per il neoliberismo tali effetti non sono intrinsecamente indesiderabili ma contingenti. La mano invisibile descritta da Adam Smith in Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776), quella mano che è dietro a tutte le operazioni e che finisce col mettere a posto i fattori economici, agisce in base alla selezione naturale, per la quale i forti divorano i deboli. Non siamo dunque davanti ad una crisi DEL capitalismo bensì NEL capitalismo, non una crisi del sistema bensì di alcune sue componenti, dalla quale non deriva alcuna sofferenza per altri ma, anzi, qualche beneficio. Il sistema si sta adattando e dopo i giusti ritocchi – con il ben accetto aiuto degli Stati Uniti – esso tornerà più forte di prima. Per i marxisti, il capitalismo è fallito; per i neoliberisti, sono falliti i deboli e gli incapaci ma il sistema ha lunga vita perché non ce n’è un altro. Un giorno, quella mano farà quadrare tutte le grandi cifre macroeconomiche e tutti torneremo a vivere al di sopra delle nostre possibilità, in pratica tra quattro giorni.
In questo contesto dove stanno i cittadini, la democrazia, la sinistra? Non ci sono, né sono attesi. Nella lotta tra Stato e Mercato vince chiaramente il secondo. Constatiamo che le banche e gli speculatori sfruttano la situazione e consolidano le proprie posizioni di dominio economico e politico. L’abuso è manifesto e provoca più disoccupazione e disuguaglianze, più tagli sociali e maggiore dipendenza da parte degli Stati la cui sovranità diventa limitata. Lo vediamo tutti. Ma reagiamo? No. Si vede qualcosa in Grecia, la prima vittoria propiziatoria, ma poco di più. Il sentimento internazionalista di una vera sinistra prenderebbe le rivolte greche come l’anticipo del fantasma che sta per aggirarsi per l’Europa. Presenterebbe i cittadini greci come l’avanguardia del movimento popolare europeo in rivolta contro questo capitalismo arbitrario e selvaggio. Eppure le rivolte greche vengono viste proprio per quel che sono, cioè greche, lontane, televisive. Al momento non sembra esserci rischio di contagio e i capitalisti sono tranquilli.
Nel caso spagnolo nemmeno i sindacati osano invocare lo sciopero generale. La loro dipendenza dai sussidi statali li ha portati ad un eccesso di identicazione con un governo debolmente socialdemocratico e in questo momento non godono della necessaria credibilità per provocare una contestazione popolare. D’altra parte, il sindacalismo di classe è diventato un sindacalismo d’azienda: si mobilitano gli impiegati di un centro d’impiego davanti a una chiusura o alla mobilità, ma questo non provoca automaticamente la solidarietà degli altri lavoratori. In una società stratificata come quella attuale, il concetto di classe si è diluito. Il dualismo crescente tra operai impiegati e disoccupati fa identificare i sindacati con la difesa dei primi e l’oblio dei secondi.
Per questo vediamo che le risposte alla crisi sono molto più individuali che collettive: ognuno cerca la sua via di uscita e questo sottrae energie per una contestazione di massa. La scarsa partecipazione al primo maggio è un esempio di apatia e disinteresse dei cittadini ad articolare una risposta di classe o civile contro la crisi. Né i sindacati né la sinistra sono in grado di mobilitare la società. La supposta sinistra di governo è quella che, con la morte nel cuore, taglia i diritti sociali secondo i dettami dei mercati e della UE; e la sinistra alternativa non ha uno spazio e nemmeno elabora un discorso, coinvolta in infinite rifondazioni e lotte intestine. In mancanza di leaders e di un discorso coerente, il giudice Garzón si erge ad icona di una sinistra che si muove per cause del passato anziché del presente.
Lo studente di filosofia, impeccabile nel suo discorso civico, confida nelle possibilità aperte da Internet e dalla democrazia partecipativa. Attenzione: la rete apre spazi democratici di opinione, ma non necessariamente utili alla mobilitazione. Per dirla con Manin ne I principi del governo rappresentativo, essa aumenta i margini della democrazia da audience ma non quella partecipativa. Possiamo esprimere apertamente la nostra opinione più radicale e intransigente nei numerosi forum aperti nella rete, ma non è detto che questo possa inquietare i poteri finanziari se essa non si sposta nella piazza.
Riguardo allo sviluppo della democrazia partecipativa e deliberante, la Scienza Politica da anni analizza più o meno gli stessi casi: i saggi sulla democrazia locale di Porto Alegre e il sud est brasiliano, il voto elettronico e le liste indipendenti dei caucus nordamericani, l’elaborazione sociale e aperta dalle stime in alcuni consigli comunali e le consulte che di tanto in tanto vengono convocate in diversi municipi. La democrazia partecipativa si mantiene in un contesto locale e in fase sperimentale. Quella rappresentativa, invece, viene mediatizzata dalle élite di alcuni partiti chiusi, poco flessibili al dibattito interno e riluttanti alle liste aperte e sbloccate. Attraverso le reti clientelari che estendono i territori governati, stringono rapporti con i poteri economici. I sistemi di partiti nazionali sono ben incanalati dalle élite dirigenti e intanto l’Unione europea continua col suo deficit democratico. L’attuale offensiva del neoliberismo contro il potere politico fa condizionare lo Stato da parte del mercato e la politica da parte dell’economia e dovrebbe essere proprio il contrario. La democrazia liberale diventa così una chimera. In questo Marx aveva proprio ragione.
Perció come molti cittadini conosciamo il problema e concordiamo sulla diagnosi: il capitalismo non funziona, è ingiusto e mina la democrazia: manca un’alternativa. Ma chi la definisce, chi la difende e la applica? Il comunismo ha fallito e la socialdemocrazia si è venduta. Ma chi fa il primo passo e quanto lungo deve essere questo passo? Sinceramente non lo so. Ci sono attivisti, politici e un pensiero economico di sinistra. Ma non ci sono leaders nè organizzazione. Non manca l’alternativa teorica ma quella pratica. Manca il referente. E manca la base, l’agente protagonista: il popolo la cui sovranità è messa in discussione e non fa molto per evitarlo. Per inerzia, per disincanto, stanchezza o individualismo, non è prevista una contestazione sociale in un paese di quasi cinque milioni di disoccupati. In una tale situazione la passività è la nota dominante. L’attitudine della classe politica non è esemplare, il disincanto spazza la speranza, l’educazione ne risente e la televisione ci inonda di programmi in cui i modelli sociali sono personaggi che trionfano non per meriti di studio o lavorativi. Programmi inconsistenti visti quotidianamente da milioni di persone.
Il nostro sfondo culturale non è civico, critico e sociale come nel nord Europa. Il nostro sfondo culturale è consumista, materialista, individualista e, in certa misura, comprensivo con la corruzione. La corruzione economica, politica e culturale definisce bene quella mano invisibile di cui si parlava prima e che penetra in ogni interstizio del potere. Questo è lo sfondo che ci coinvolge, in cui viviamo e respiriamo. È uno sfondo culturale capitalista e non è facile impedirgli di contaminarci. La sinistra alternativa gioca in un terreno esterno. Il risultato è un dilemma pirandelliano: o la sinistra non trova il suo popolo o il popolo non trova la sua sinistra. Economicamente il popolo non si propone un altro sistema politico, vota una sinistra che racconta frottole per non far vincere la vera destra. Le differenze politiche sono sempre meno evidenti ma alcuni crediamo che possa essere utile votare Sagasta per non far vincere Cánovas.
Più di trent’anni fa, raccontava Lluís Llach in Damunt d’una Terra, per la gente tutto era più chiaro: “Maurizio sa molto bene/ che appena un minimo dubbio gli viene/ Maurizio sa cosa fare/ trovare i compagni e uscire per le strade”.
Maurizio sapeva cosa fare: non aver dubbi e uscire a trovare la gente. Allora la gente, i compagni, erano lì. Oggi guardano la tv, mentre bevono qualche birra, preparano le vacanze. E non è poco. La gente è troppo occupata per pensare a rivolte contro il sistema. Siete pregati di non disturbare.

Titolo originale: “Dónde está la gente?”
www.insurgente.org
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Mondiali
    Cara Viviana, gli italiani sono come gli orsi della luna, non gabbie metalliche ma gabbie di media fetenti e corrotti !!

    Visti dall’estero gli italiani sono penosi !! e’ incredibile come tutto cio’ possa succedere !!

    Ciao e tanti auguri !!

    Juan

    Commento di MasadaAdmin — giugno 15, 2010 @ 5:54 am | Rispondi


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