Nuovo Masada

giugno 4, 2010

MASADA n° 1148. 4-6-2020. SONNO E SOGNI. Lezione 9

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(Questa è la lezione 9 di un corso su Sonno e Sogni tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

Il bambino- Il Sé – Animus e Anima

ALTRI SIMBOLI: IL BAMBINO

Uno dei simboli onirici più belli è il bambino. Rinascita, cambiamento, buone cose in arrivo, energie fresche, la vita che riprende. Il bambino è un nuovo aspetto di noi che sta per venire alla luce.
Quando usciamo da un periodo nero e poi la vita ricomincia è facile sognare un bambino. Più il bambino è bello, più si apre una bella parte di vita; ma se è affamato, stento, sta per morire, è malato… vuol dire che c’è una parte della nostra psiche che soffre e va alimentata e protetta e curata. In genere se una donna sogna un maschietto sta per iniziare una bella avventura fortunata.
Una cosa meno bella è sognare bambolotti tutti uguali stereotipati, le energie allora sono ancora artificiali e non vive, se la psiche è disgregata e non unitaria facilmente appaiono pupazzi o bambolotti tutti uguali, ma può essere un segno schizoide.

Il bambino però può rappresentare anche il bambino che siamo stati, la nostra parte legata all’infanzia.

“Laura sogna una casa illuminata dove è una gran festa, tutti sono felici ma una bambina piccola è stata messa a dormire sul terrazzino e c’è la neve e fa molto freddo. Laura è con suo marito, prendono la bambina infreddolita e spaventata e la portano con loro, la mettono in mezzo a loro nel letto e la scaldano e la bambina è felice.”

É chiaro che la bambina rappresenta Laura piccola e la situazione ripresenta il suo isolamento, il suo sentirsi messa fuori dalla famiglia, una sindrome abbandonica. Ora che è cresciuta e amata, può accudire con la sua nuova sicurezza la piccola bambina che è rimasta dentro di lei e darle quell’affetto che sua madre al tempo non è stata in grado di dare.

Un sogno simile a quello del bambino è questo: “La sognatrice vide una mela col nocciolo di pesca, il nocciolo si aprì e emerse un diamante”.
Qui la sognatrice ha un’idea di sé, ma il sogno mostra che il suo nucleo è diverso e contiene una pietra preziosa. Il diamante è il Sé.

SOGNI IMPORTANTI

Ci sono sogni di normale amministrazione psichica o fisiologica, che adempiono al loro compito nell’atto stesso di essere sognati, non hanno bisogno di altro, né di essere ricordati né di essere interpretati. Ma il sogno importante si fa ricordare, attira la nostra attenzione con una violenza emozionale inaudita. Se dopo aver fatto un sogno lo dimentichiamo, va bene così, vuol dire che non era molto importante. Il livello emozionale e l’intensità del ricordo sono indicatori che lo individuano come importante. Il solo elemento visivo o narrativo non basta a portare il sogno nel mondo cosciente, ma se l’emozione perdura e resta in noi a lungo, a volte anche per anni, allora il sogno è un messaggio. Ci sono sogni che abbiamo fatto dieci o venti anni fa che ancora ricordiamo. E ci sono sogni ricorrenti. Questi sono importanti. Io ho un sogno che ho fatto a 18 anni che non dimenticherò mai.

Siamo nei giardini del signore (il sogno parla di un Eden). Mi trovo sul bordo di una fossa di acqua nera melmosa (l’inconscio), sono a capo di una moltitudine (spesso la psiche si rappresenta come ‘molti’), siamo di colpo tutti in costume da bagno pronti a tuffarci (tuffarsi nell’inconscio), io mastico chewingum (i discorsi o pensieri rimasticati più volte), ne getto un pezzetto verso l’acqua nera e questa si solleva come due fauci paurose che divorano il chewingum, allora io grido di terrore perché se ci tuffiamo restiamo divorati e cominciano a scappare. Ma i servi del Signore chiudono lentamente gli altissimi cancelli che arrivano al cielo. I cancelli si stagliano altissimi in una pianura desolata, per quanto non ci siano mura questo atto simbolico dice che possiamo restare intrappolati nell’inconscio. Per uscire inosservati dobbiamo ricorrere a un espediente. Il trucco è questo, sui nostri capi crescono enormi cappelli pieni di fiori, in questo modo non siamo riconosciuti e possiamo scappare.

Era un sogno che già prefigurava la depressione che avrei avuto a 34 anni, 16 anni dopo e diceva anche come avrei potuto scansarla, ma lo diceva in un modo così ermetico che ancora oggi non sono sicura di averne capito la lezione. L’inconscio mi ha sempre attirato a partire dai 14 anni, ma il sogno diceva che le mie forze erano deboli, che in me c’era una energia autodistruttiva portata alla morte, e se mi mettevo a scandagliare il fondo oscuro di me rischiavo di essere divorata. Per uscire dalla depressione, occorreva che i miei pensieri divenissero fortemente positivi e colorati, molto estroversi.
Un messaggio a voce diretta mi avrebbe detto più tardi “La tua chiave è l’entusiasmo”. Solo là dove io ho saputo suscitare l’entusiasmo negli altri ho tirato in alto la mia forza di vita.
Nel sogno compare un antico simbolo ‘il guardiano del cancellò. Nei misteri mitriaci Ayon, signore ambivalente del tempo, unisce in sé tutti i contrari, ha testa di leone (ardore della mente, dell’estate e del fuoco, natura yang), è avvolto in un serpente (umido e terra, natura yin), dunque è luce e tenebra. É signore della Luce e apre i cancelli dell’al di là, perciò è detto “il guardiano dei cancelli”. Questa apparizione prefigura l’apertura al paranormale che sarebbe avvenuta più tardi.

(Franz Marc)

Capelli o cappelli riguardano la testa e le idee in genere. Anche sognare parrucchieri, lavaggi della testa, acconciature riporta sempre alle idee, ai pensieri, che devono essere purificati o cambiati, sistemati diversamente.

Qualche volta i sogni vengono ricordati perché il loro senso travalica il momento in cui arrivano, sono sogni emblematici di tutta la nostra configurazione psichica, colgono di noi qualcosa di essenziale, una specie di DNA psichico da cui discende la nostra conformazione, il carattere, le propensioni, le paure più persistenti. A un livello karmico potrei pensare che essi riguardino il tessuto esistenziale, il compito per cui siamo nati e viviamo.
Altri sogni pur così forti e vividi potrebbero unire una situazione personale, che fa parte della nostra storia, a una situazione storica generale. Una delle cose che spaventano di più è sognare la morte, la nostra morte o quella delle persone a noi care.

IL SÉ

Uno degli archetipi più intensi di Jung è il Sé.
Il Sé è il centro della psiche, un centro potenziale, la meta e il fine e lo scopo di tutta la nostra vita, è il luogo di perfezione e di equilibrio dove dovremmo giungere. É il bersaglio della nostra freccia. Potremmo dire che tutta la nostra vita non è altro che una ricerca che muove verso il Sé. Questo sogno presenta l’aspirazione fondamentale.

Sono una principessa indiana, vestita con un sari di veli rosa, sono adorna, il viso, le braccia, la veste, di piccoli ornamenti d’argento (simbolo del femminile). Davanti a me si allungano mille vasche azzurre in mezzo a una architettura bianca, come quelle dell’Alambra (che è un tempio funebre costruito per una innamorata defunta). Io mi tuffo nella prima di queste vasche e nuoto in avanti nell’acqua azzurra, verso la moschea laggiù in fondo, dove il Signore mi aspetta. Devo nuotare lungamente passando da una vasca all’altra, che immagino siano le tappe della mia vita o tante vite. sento profondamente il desiderio e l’amore verso il mio Signore che mi aspetta. Mentre nuoto gli anellini, gli ornamenti d’argento di cui sono cosparsa si staccano a scompaiono. Una voce fuori campo dice: “Ricordati, ogni perdita sarà un arricchimento!

(Tonino Ruiu)

Il poeta Auden scrive:
Il centro che non posso trovare
É noto alla mia Mente inconscia
Non ho motivo di disperare
dato che sono già là”

Il Sé è una meta mistica. É il diamante che saremo quando tutte le scorie cadranno.

Molti sogni rivelano questo fine mistico.
Qui la sognatrice è una persona molto semplice, una casalinga che si è occupata solo della casa e del marito, ma arriva un giorno in cui comincia a cambiare, ‘sente’ le persone in modo diverso, comincia a usare parole non sue per descrivere come le sente.
Una notte sogna che una donna vestita di bianco la conduce in una moschea, dentro tutto è mistero, sul pavimento dormono giacenti sopra stuoie coppie addormentate. Sopra una stuoia un uomo l’aspetta, lei si sdraia al suo fianco e lui la cinge con le braccia. Esplode allora una musica bellissima. Poi le si alza ed esce, di nuovo una donna l’aspetta. Lei continua a sentire la musica e le chiede il percorso per andare in Via della Libertà.

La vita si organizza come una totalità che cerca di essere armonica e simmetrica attorno a un centro cioè a un Sé: l’energia deve prendere tutte le sue molte vie e fluire in esse liberamente in tutte le sue parti, in tal modo la vita cresce simmetricamente evolvendosi come una spirale, pensate alla crescita di un albero; se la crescita è sana i rami nascono e si dispongono tutt’attorno in modo spiraliforme senza allungarsi di più da un lato o dall’altro; se invece le energie sono impedite, l’albero si piega e si frantuma e si distorce. Questa crescita simmetrica e a spirale, elicoidale, è la crescita della vita e la spirale volta a destra la rappresenta graficamente, la spirale volta a sinistra rappresenta invece la morte, il processo contro la vita.
La vita ha scopo. Se viviamo cercando uno scopo avremo più vita. Una centenaria famosa ha detto “Ci vuole molta vita per vivere la vita”.
Paradossalmente nel sogno della principessa lo scopo si realizza semplificando la vita, non aumentando i nostri possessi esteriori. Lo scopo si vive nel profondo non aumentando gli ornamenti di superficie. Quando si vive secondo il nostro senso, chiamati dal nostro Sé, si vive secondo il nostro ordine. Quando si vive fuori da questa traiettoria la vita cade in modo inutile e grottesco.
Il Sé, lo scopo profondo, è alimento e risorsa, moltiplica le nostre energie, unifica le nostre esperienze, fa della vita un capolavoro di bellezza. Lo scopo non va visto, va attivato, finché non ci sarà chiaro cosa è veramente importante per noi, cosa veramente di importante può uscire da noi, brancoleremo come ciechi.
Maharishi immagina che i pensieri si formino come bolle che salgono da un fondale profondo, via via esse aumentano il loro volume finché noi le percepiamo come bolle ovvero pensieri, ma la loro potenzialità sta nel fondale prima ancora che qualsiasi pensiero si formi con una grandezza sufficiente a essere avvertito. Il Sé è la matrice potenziale che sta sotto tutti i nostri pensieri, l’energia da cui essi nascono e da cui nasce il nostro essere proprio. Avvertire la potenza del Sé vuol dire arrivare a quel livello di energia pura che sta sotto ogni nostra mente, là dove la forza è primigenia e non ancora articolata e riconoscersi totalmente in esso. La meditazione o l’intensità dell’applicazione ci possono portare proprio lì dove possiamo dire perfettamente: “Io sono questo”.
Le vie per raggiungere questo stato di estrema consapevolezza e sapere ciò che siamo possono essere infinite. “Molte sono le scalinate per raggiungere il Gange” dicono gli Indù. Possiamo paragonare questa consapevolezza a una sensazione di pienezza totale.
Yeats la vede così: “Quando un uomo lotta forsennatamente/ Qualcosa cala dai suoi occhi a lungo ciechi/ Egli completa la sua mente parziale/ Per un istante si sente felice/ scoppia in una risata col cuore in pace!
Essere nel Sé vuol dire completare la nostra mente parziale.

(Tonino Ruiu)

L.H. Meyers in un suo romanzo parla di un giovane principe, che ha camminato tutto il giorno per raggiungere il palazzo e ora è sugli spalti e guarda il tramonto sul deserto. Pensava che “esistevano due deserti, uno che era splendore per la vista, l’altro che era faticoso attraversare. Nel profondo del suo cuore accarezzava la certezza che un bel giorno il vicino e il lontano si sarebbero uniti, i due deserti sarebbero stati una cosa sola, la vita e il sogno. Sì, un bel giorno egli sarebbe stato sufficientemente vigoroso di corpo e di mente per cogliere la promessa dell’orizzonte”. Dobbiamo costantemente vivere in una realtà ordinaria ma ogni tanto abbiamo un flash di evasione in cui balza al cuore un’altra realtà che ci delizia oltre ogni dire.

Questa completezza del Sé è stata spesso rappresentata in sogno come le nozze alchemiche. Jung lo sognò prima di morire come una gran festa nuziale di Giove dio del cielo e di Hera dea della terra.

Anna la vede così: “Un sole che scende dal cielo mentre sale la luna”. Una voce fuori campo le dice: “Quando c’è il sole, non c’è la luna, sono due amanti che si rincorrono senza potersi mai incontrare. Tu devi far sì che le due parti si abbraccino come le tue mani unite”.

A volte improvvisamente noi siamo colmi della rivelazione, poi altrettanto rapidamente la luce scompare.
Noi siamo colmi
della nostra sfolgorante bellezza
Da noi stessi
ci cacciamo
perennemente
dall’Eden
e perennemente
aneliamo
di tornare
alla nostra infinita pace
(V.)

Possiamo considerare ogni nostra patologia un blocco alla crescita armonica secondo il disegno della vita. Il sogno ha questo compito importantissimo di riportare al movimento originario naturale le nostre distorsioni, se il sogno non è sufficiente a regolare la nostra crescita, le energie impedite cercheranno di mostrarsi alla vista attraverso le patologie per richiamare la nostra attenzione sugli errori del vivere.
Questa crescita armonica e simmetrica viene mostrata dal sogno attraverso una immagine costante: il mandala.

(Tonino Ruiu)

SOGNO IN FORMA DI MANDALA
Questo sogno crea una grande emozione e viene ricordato dopo dieci anni.

“La sognatrice vede una sala in cui c’è una gran festa, ci sono molte persone di cui non conosce il volto. Tra esse un uomo che vede di spalle, quando si gira si accorge che è un uomo bellissimo, affascinante, che le piace moltissimo ma vede anche che egli è il diavolo. Per quanto sia bello, occorre sfuggirgli ad ogni costo, allora tutte le persone della sala formano un cerchio correndo vorticosamente per proteggerla, e il diavolo sa che non può entrare in quel cerchio, allora sparge una polverina bianca, come se facesse una fattura. Il tetto della sala si apre e comincia a piovere una pioggia lenta che distrugge la polverina bianca e neutralizza il diavolo.

Il sogno esprime la lotta tra il bene e il male. Ogni volta che sogniamo un teatro o una piazza o un anfiteatro o una festa, va in onda l’anima. L’anima si rappresenta a se stessa. Che il diavolo sia affascinante è una vecchia storia. Il diavolo non è mai brutto come lo si dipinge, egli è il grande seduttore da cui dobbiamo stare in guardia.

Quando sogniamo una moltitudine di persone, queste rappresentano le nostre energie psichiche. Qui esse si coalizzano formando un cerchio magico, protettivo, contro le forze del male. Il Mandala diventa una struttura magica, il cerchio della vita contro le forze della morte. Aprire il tetto della casa significa aprire la casa materiale al cielo, c’è un libro di Mircea Eliade che porta questo titolo e Mircea Eliade è un grande studioso delle religioni.
La sommità del capo rappresenta il punto di contatto tra terra e cielo, è la zona limbica, qua mostrata come tetto della casa, ricordiamo che i monaci si fanno la tonsura, cioè si radono i capelli sul capo per comunicare meglio con le forze superiori, là dove si ritiene si attacchi il cordone d’argento che lega le energie sottili al nostro corpo terrestre. Il sogno dice che se le energie psichiche si coalizzano formando un sacro mandala e se la persona si apre alle forze superiori spirituali, il male sarà vinto e non potrà fare la sua fattura.
In molti sogni ho trovato il male rappresentato da una polvere bianca, qualche volta questa è inebriante come una droga e promette l’esaudimento di ogni desiderio ma è sempre polvere di morte. Si potrebbe dire che il sogno indica il compito esistenziale della sognatrice: lottare contro il male dello spirito e aprirsi a forme di comunicazione superiore.

Spesso nei sogni lo scopo del nostro Sé si rivela in forma mitica e archetipale. Anche se noi non lo intendiamo, lo scopo lavora in noi e ci guida. La persistenza del ricordo anche dopo molti anni dice che il sogno sta mostrando qualcosa di forte e profondo che si riverberà sulla nostra vita.

SOGNO DI ENZO DEL CASTELLO
“Sono in un monastero cistercense, giallo dorato, col sole che lo illumina, vedo il giardino con in mezzo con la fontana, 4 lati e il portico, in mezzo il vecchio pozzo, tutto era bellissimo, restaurato; dal portico si aprivano, come occhi illuminati dal sole, le varie sale piene di quadri in oro, bellissimi, finestre bifore e trifore, lavorate. Sfarzo incredibile, cuscini, divani.”

Per quanto il sognatore appaia come un uomo grossolano e aggressivo, attaccato al bere, al mangiare, e al sesso, il sogno è molto più evoluto di lui. Questo sogno è un mandala, abbiamo la centralità quadrata dell’inconscio, il luogo della calma e della gioia. É bellissimo anche l’insieme di stanze (possibilità) attorno a questo Sé quadrato. Enzo ha sognato la sua immagine interiore, la sua anima. La quaternità è l’elemento stabile dell’universo. Il sogno è arioso, aperto, la fontana zampillante! Quale migliore immagine dell’anima che risorge, rimessa a nuovo, antica e bella!

(Mara Tosa)

Disegnare il mandala è una forma di meditazione, che apre altri canali mentali. Il mandala è una struttura concentrica in cui appare il cerchio e il quadrato e il triangolo. Può essere una piazza, una città, un giardino, una casa. É una configurazione di ordine. Può essere una personificazione: il vecchio saggio, il bambino divino. Non è solo un indicatore astratto, ma una conoscenza sapienziale, è ciò che in noi sa cosa siamo, dove andiamo, cosa cerchiamo, è dunque il nostro centro filosofico esistenziale, è la guida e il tutore, l’angelo e la guida, il programma e il programmatore, è qualcosa che ha a che fare col divino e infatti quando sogniamo qualcosa che si riferisce a questo centro segreto che sta oltre noi appaiono simboli sacri. Non è la religione che ha inventato il sacro, è il sacro dell’anima che si è proiettato fuori nelle forme religiose. Ognuna di esse ha qualcosa di umano, ognuna di esse promana da qualcosa di extraumano.
Il Sé rappresenta quel centro divino della psiche, sovraordinato, profondo e ignoto verso cui guardiamo senza saperlo. Il Sé si manifesta in sogno. I sogni speciali sono le lettere che il Sé ci manda ogni notte per indurci a impegnarci un po’. Tutta la nostra vita segue un progetto, un modello che il Sé aveva in serbo per noi, anche gli impedimenti servono al fine.

Jung raccontò questo sogno in forma di mandala:
E’ ‘il sogno di Liverpool’, in cui l’inconscio gli mostra la struttura del SÉ proprio come un mandala. Jung dice: “Il sogno arrivò come un atto di grazia”.
“Inverno, pioggia fuligginosa, impermeabili, città sporca, Liverpool. Passeggio per strade buie nella foschia, salendo verso una città alta, come fosse Basilea, per “!a via dei morti”. In alto c’è una larga piazza con lampioni, ad essa confluiscono varie strade. In mezzo alla piazza c’è un laghetto rotondo, nel cui centro c’è un’isola. Mentre tutto attorno è tenebra e pioggia, l’isola è piena di sole, con un grande albero di magnolia al centro con germogli rossicci, come una sorgente di luce. Solo io vedo l’albero in fiore, gli Svizzeri che sono con me (solido buon senso) non lo vedono. Vedo anche dall’alto i vari quartieri della città, essi sono disposti in modo che ognuno ha al centro una piazza e un lampione (dunque ogni uomo ha il suo Sé) “

Jung dipinge il sogno. Dipingere un sogno o raccontarlo o esprimerlo in versi o danzarlo è un altro modo per tenere attiva la sua energia ed elaborarla.
Quando una persona non vive in armonia col Sé è come l’albero che cresce fuori del suo disegno naturale, e il sintomo moderno più diffuso di questa distorsione è l’inquietudine, l’insoddisfazione, l’inquietudine è un sintomo nevrotico. S. Agostino diceva che è il segno di Dio. Dio ti chiama al tuo progetto ma tu sei sordo e Dio ti rende inquieto affinché tu possa ravvederti. L’inquietudine rappresenta il corrispettivo di una energia in eccesso che non trova la sua via, ti rende irritabile, svogliato o iperattivo, aggressivo, frigido o ipersessuale, insomma decentrato, in eccesso o in difetto, fuori dal tuo asse originario, vuoto o saturo. Questo è il sogno di un mandala mancato:

“Ho sognato il prato delle Caserme Rosse durante una grande festa. Era diventato un lago azzurro intensissimo di un colore mai visto, perfettamente circolare e di grande bellezza, era circondato interamente da un grande arcobaleno che aveva tutti i toni dell’azzurro fino all’indaco e al violetto, in tutte le vibrazioni alte. Su questo lago si svolgeva un balletto. Io guardavo attraverso il teleobiettivo di una macchina fotografica per fissare delle tracce di memoria, ma la distanza era ravvicinata e non potevo fotografare l’intero. I frammenti che l’obiettivo riusciva a cogliere erano molto piccoli e disturbanti, vedevo una ballerina affogata nell’acqua, due giovani che inciampavano, due che si baciavano in una atmosfera di dramma”.

I miei occhi erano quell’obiettivo, la mia anima il senso di una coscienza totale, ma le due cose non si fondevano. Forse veramente la bellezza emerge da lontano e il lontano è lo stesso del profondo. L’espansione di coscienza è oltre quell’occhio che non riesce a vedere il Tutto ma si fissa nel particolare doloroso, negativo, mentre in noi qualcosa anela all’essere azzurro e pieno e solo lo intuisce e intravede senza poterlo fissare in un contenuto stabile di appartenenza. Non ti fissare nel particolare, l’occhio della vita è più ampio. Il teleobiettivo è l’occhio analitico che si fissa nel dettaglio, se fai così la tua vita sarà prigioniera di dettagli, stretta da pochezze. Non autolimitarti. Lo sguardo azzurro è quello che vede l’intero (sintesi). Azzurro, come la Nibia che nasceva nella mano di Lori nel suo sogno. Nibia, nome inventato dell’anima, come fosse lo scarabeo di turchese degli Egizi, rigenerazione dell’anima. Questo colore intensamente azzurro è la vibrazione che si situa tra il terzo occhio e il settimo chakra, quello che sta in parte in noi e in parte fuori di noi, partendo dalla sommità del capo.

(Stefano Natali)

Ricordo a Zocca il ragazzino più giovane del mio corso sulla magia che in meditazione aveva visto in mezzo alla sua fronte un grande colore azzurro bellissimo e lui che guardava dal basso una donna tutta azzurra…

“Anna sogna che una donna la porta in una caverna sotterranea, fino a un crepaccio, lei guarda sotto e vede una bellissima luce azzurra..”

Quando non siamo collegati in modo giusto al nostro inconscio, quando non camminiamo sulla via del nostro Sé, l’inconscio ci avverte con sintomi nevrotici.
Nella prima parte della vita i sogni ci dicono se camminiamo in mezzo alla nostra via giustamente, e il compito prevalente è l’adattamento alla vita esteriore, terrena e materiale: innamorarci, trovare un lavoro, realizzarci esternamente, mettere su casa, diventare autonomi.
Nella seconda parte della vita il Sé ci richiama a compiti più interiori, spirituali, ci chiede di sviluppare una saggezza superiore della vita, di sganciarci dall’egoicità del vivere, di guardare in alto, di evolvere non fuori ma dentro. Gli ultimi sogni prima di morire ci preparano al passaggio a un altro ordine di esistenza.

C’è una forza superiore che agisce dentro di noi e ci guida, la vita non è affatto una cosa casuale e caotica, la vita ha una direzione e una guida, è un progetto mirato.
La vita psichica è un fluire finalistico della vita che tende verso un centro che non vediamo. Sembra ci sia un’organizzazione segreta nelle cose che solo in parte dipende da noi. Quando ci allineiamo verso il nostro centro siamo più felici. Ogni religione parla di questo centro segreto del vivere: i mistici parlano dello splendore divino dentro ognuno, i Buddhisti lo chiamano il Buddha vivente, i cristiani lo chiamano Amore e lo rappresentano col cuore del Cristo.

I sogni non stanno ognuno da sé, si situano in un percorso che chiamiamo vita. I sogni svelano la trama segreta di questa vita, dunque sono una conoscenza preziosa, esoterica, segreta.
Interpretare i sogni vuol dire camminare insieme al sognatore sulla sua strada dei sogni, partecipare di lui, ma siccome nessuno può diventare un altro, parte della via dei suoi sogni ci sarà per sempre preclusa, del resto dei sogni di un altro non potremo vedere che uno splendore passeggero quanto resta al mattino della notte, come del passaggio di una farfalla potremmo cogliere solo un po’ di polvere d’oro rimasta su un ramo. Ma nessuno da fuori può cogliere il senso del volo, lo splendore interno della farfalla. Non potremmo mai ridurre il sogno alle categorie del reale, ai codici dell’altro pensiero, il sogno è la vita che scrive una poesia su se stessa. Si potrebbe allora interrogare la vita profonda cioè l’inconscio e scrivere in automatico l’interpretazione di un sogno e l’inconscio spiegherà allora la propria poesia con un’altra poesia, come se chiedessimo a un pittore muto di spiegare un quadro e lui farebbe un altro quadro. E così di quadro in quadro, di poesia in poesia l’inconscio ci accompagna nella vita.

(Eliseo Berti)

Non sempre l’inconscio ha una soluzione, qualche volta l’immagine sfuma senza una risposta, perché la situazione non è pronta per una soluzione. A volte invece finisce con una frase, una battuta, e questa è molto importante..

PROIEZIONI ED ECCESSI

Quando abbiamo un sentimento malevolo verso qualcuno, nel sogno la situazione si capovolge ed è l’altro che si rivolta contro di noi. State in guardia, per es. se una donna sogna che il marito la tradisce, potrebbe essere che è lei che desidera tradirlo. Il sogno spesso ci presenta la nostra realtà come in uno specchio, proiettata nell’altro. Se in un moto d’ira vorremmo uccidere nostra sorella, potremmo sognare che un omicida esce dal bosco e vuole ucciderla e noi cerchiamo di difenderla. L’inconscio vive le nostre pulsioni a volte in modo eccessivo come fanno i bambini, In ‘Lezioni di pianò c’è una scena in cui la madre va a trovare il suo amante e caccia via la bambina, e la bambina comincia una lunga serie di maledizioni “Ti posso venire lo scorbuto, tu possa morire tra fiamme atroci….”ecc. In realtà si tratta di una bambina che ama molto la madre eppure in quel momento l’ira la sovrasta. Così il sogno a volte é eccessivo in modo incontrollato, ma non vuol proprio dire che ciò sia significativo. Anche quando siamo molto giovani piccoli indizi di realtà vengono sopravvalutati de un’accesa sensibilità e le cose sembrano molto più importanti di quello che sono.
Molto del male del mondo dipende dalla pigrizia mentale. É la pigrizia che invece di farci andare verso il nostro Sé, ce lo fa proiettare su un altro così che invece di vivere diventiamo succubi e dipendenti delle nostre proiezioni. Jung diceva: “La pigrizia è la massima passione umana, superiore al potere, al sesso, a qualunque cosa”.

Proiezione: non è facile vedere i nostri difetti, alcune pulsioni possono essere inconsce e non riconosciute, allora il sogno può proiettarle su un altro, se per es. abbiamo delle pulsioni aggressive verso qualcuno è possibile avere un sogno capovolto, in cui è lui che ha aggressività verso di noi. La nostra pulsione aggressiva è uscita da noi e si è personificata, così noi la oggettiviamo senza riconoscerla come nostra. Ci sono fasi della vita in cui sogniamo di continuo aggressori o assassini, può darsi che il sogno amplifichi delle pulsioni aggressive che sono nell’ambiente contro di noi, o può darsi che assassini o aggressori siano pulsioni solo nostre. Jung dice: “Non esistono difficoltà che non scaturiscano dall’interno di noi stessi”. Dunque i mostri dei sogni possono venire da noi stessi. Se sogniamo di stare per fare all’amore e continuamente siamo interrotti o disturbati, ciò vuol dire che noi stessi non amiamo bene.

(Eliseo Berti)

Infine il sogno può essere letto da prospettive diverse e dare sempre nuovi significati nel tempo perché il significato si apre quando siamo pronti a comprenderlo. In genere i personaggi scuri sono le parti psichiche ancore inconsce, gli aspetti della personalità in ombra, nuovi e ancora non assimilati a livello cosciente.

Qualche volta il sogno è terapeutico ma non sempre risolve, può cercare di organizzare il problema per mostrarlo in un’altra prospettiva, ma non è detto che noi siamo pronti a risolverlo. Il sogno è un indicatore, ma la scelta poi è nostra. La sofferenza che emerge da un sogno indica solo l’urgenza di trovare una via, ma non sempre a urgenza corrisponde giusto movimento della vita.

PERSONIFICAZIONI

Quando sogniamo il nostro partner, ma questi non somiglia a quello vero, può darsi che si mostri la nostra controparte psichica, lo sposo o la sposa interiori, quelli che Jung chiama ‘anima’ per l’uomo o ‘animus’ per la donna, energia maschile e energia femminile, presenti in tutte le creature umane, Yin e Yang. Nell’uomo l’anima rappresenta il sentimento, la poesia, la tenerezza, la sua energia femminile, la sua spiritualità. Ma se l’uomo vuole integrare il suo femminile dovrà rinunciare ad alcuni dei suoi obiettivi maschili e questo sarà difficile. Molti obiettivi maschili hanno a che fare col potere, ma la sua anima lo chiama all’amore. Nella donna l’animus rappresenta il coraggio, l’ardimento, la responsabilità, la forza, l’intelletto, il rapporto con la saggezza. L’animus per la donna è la personificazione maschile dell’inconscio. La sua manifestazione avviene attraverso 4 fasi che vanno dalla materia allo spirito. Può apparire nel sogno come un uomo nero e forte, muscoloso, un campione di atletica, un negro possente. In una seconda fase può essere un uomo che agisce o che progetta. Nella terza si esplica come parola. Nella quarta appare come una personificazione religiosa e dà alla donna fermezza spirituale e nuovo senso del vivere. A questo punto diventa il tramite per il Sé.
L’animus è un archetipo della nostra evoluzione, può avere un aspetto negativo (freddezza, forza dura e spietata) o positivo (ascesa, coraggio, energia vincente).
Una donna che ha un animus vinto, recessivo, non riesce ad affrontare la propria vita, a decidere, a scegliere, è passiva, può essere che si sia appoggiata troppo a un padre sempre pronto ad aiutarla, ma non lo abbia introiettato, e è restata in una situazione di dipendenza, non si fa carico della propria vita, non prende le proprie responsabilità.

Noi siamo formati da energie femminili e maschili ma dobbiamo svilupparle e portarle alla luce, non è detto che lo facciamo, la nostra salute e il nostro equilibrio dipendono dalla complementarità di queste energie realizzate. Allora la donna può sognare il proprio maschile come un uomo stanco, ferito, quasi morto, o il proprio femminile come una donna vinta, vecchia, morente. Maschile o femminile possono stare fuori della porta cioè fuori della psiche conscia. Queste figure di dolore dei nostri sogni sono altrettante energie morenti dentro di noi che chiedono subito un cambiamento di vita. Se nel sogno le curiamo, le laviamo, le accarezziamo vuol dire che il processo di accudimento e di guarigione è iniziato. Sognare l’impiccato (Arcano) significa per un donna sognare il lato eroico della sua vita appeso e dunque inutilizzato, ha sacrificato troppe parti di sé. Il maschile è morto e deve essere fatto rivivere.
Invece di vivere la vita in modo positivo e eroico noi siamo sempre oppressi da sensi di insufficienza e di colpa. Quando non siamo appagati pensiamo di avere qualcosa che non va e guardiamo a noi stessi in modo malevolo o lagnoso. Un’amica disse: “L’unica cosa che non va in te è che credi di avere qualcosa che non va” (Franz).

Focalizzare l’attenzione sul nostro aspetto positivo significa già risolvere a metà la vita.
L’impiccato è un archetipo così grande dell’anima che è presente nei grandi sistemi religiosi, Cristo è impiccato alla croce, Odino all’albero del tasso, Horus è fatto a pezzi come Dioniso. Il dio impiccato o fatto a pezzi rappresenta la depressione dell’anima. Il dio appeso è appeso al cielo ma coi piedi non tocca più la terra, smette di vivere sulla terra per vedere una realtà spirituale cioè divina. Il sospeso è il dio negativo. Essere sospesi o appesi vuol dire rifiutare il mondo. Il dio sospeso è anche rovesciato, perché chi è sospeso fuori del mondo vede il mondo a rovescio, non vive la vita nella direzione giusta, non è a contatto con la realtà. Quando il dolore è troppo e l’energia non riesce a realizzarsi in azione abbiamo la fuga dalla realtà. Avere la testa in alto vuol dire pensare e agire, assumersi responsabilità concrete. L’appeso rovesciato è impotente, inattivo, non fa niente, non cambia il mondo, lo subisce. Jung faceva drammatizzare durante le analisi le parti della psiche personizzandole e gestendo un vero teatro dell’anima, ma la stessa cosa possiamo fare noi.

Una paziente dopo una lunga terapia, passò tutta una notte seduta sul bordo del suo letto dialogando con due personificazioni; una vecchia acida e giudicante, dotata di scarso amore e molto critica; l’altra una bambina orfana e bisognosa di affetto. Per tutta la notte la donna parlò con le due figure e le fece dialogare tra loro finché le loro energie non si compresero. All’alba la donna telefonò al suo analista e gli disse piangendo che era guarita.

L’animus può presentarsi nel suo aspetto negativo, una valenza maschile che allontana la donna dalla sua femminilità, cioè dal mondo dei sentimenti, dall’amore, dalla tenerezza, dalla gentilezza, una forma di energia fredda e dura che domina la donna e la getta nella depressione e nell’impotenza, frutto del padre cattivo. La donna che si separa dalla propria femminilità cade in una gelida depressione. Un complesso paterno negativo blocca ogni creatività. Il padre negativo può essere introiettato in una parte della psiche femminile contro la sua femminilità, nel sogno compare come il prefetto, il gendarme, il capo della polizia, il giudice, l’inquisitore, il tiranno…cioè l’ordine della legge spietata e razionale, che ormai fa parte della psiche e impedisce di amare. Lei cerca in tutti i modi di avere un buon rapporto col partner ma può solo produrre rotture. L’animus è una forma astratta, fredda, gelida, parla dentro di lei dandole dei consigli distruttivi e può portarla anche al suicidio. L’animus è Barbablu, una energia di autodistruzione. La donna così dominata vive in una fortezza, prigioniera di se stessa, nemica al maschio e incapace di amare. Spesso noi abbiamo pensieri cattivi contro noi stessi, ma ogni volta dovremmo pensare che è solo una parte di noi a fare questo, e possiamo sfuggirla. É come una possessione che ci spinge a fare cose contro di noi. Quando siamo in preda all’ira, è come se l’ira fosse una divinità che ci possiede ci fa dire e fare cose di cui poi ci ricordiamo a fatica ma che sono terribilmente distruttive. In questo caso abbiamo un complesso autonomo che attraversa la nostra coscienza e sovrasta la mente razionale, ogni volta che siamo posseduti da un complesso autonomo noi siamo una persona diversa. Non siamo più consapevoli, non siamo più autonomi, siamo soggetti ai nostri complessi. La psicoterapia allora prende il complesso e lo oggettiva, lo fa diventare un personaggio fuori di noi, che possiamo guardare dall’esterno, in tal modo la situazione è dominabile. Noi possiamo facilitare questo con la drammatizzazione, o la pittura, la poesia, il teatro, un racconto o una fiaba o agendo un sogno lucido. L’ironia è uno dei modi migliori per disidentificarci dai nostri complessi. Il problema dello stare bene è vedere con distacco le nostre anime e convivere con loro senza esserne posseduti. Il padre positivo o animus può essere il maestro d’arte, il santo, il profeta, il regista…cioè la figura maschile connessa con l’arte, la creatività, la santità, secondo un complesso paterno positivo. Ma naturalmente molto dipende da come nella nostra storia personale abbiamo vissuto la figura del padre.

INDICE SONNO E SOGNI

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/04/04/masada-n%C2%B0-1115-4-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-1/

Lezione 2: masadaweb.org/2010/04/09/masada-n%C2%B0-1118-9-4-2010-corso-su-sonno-e-sogni-lezione-2/

Lezione 3: masadaweb.org/2010/04/18/masada-n%C2%B0-1123-18-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-3/

Lezione 4: masadaweb.org/2010/04/29/masada-n%C2%B0-1128-29-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-4/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/05/07/masada-n%C2%B0-1133-7-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-5/

Lezione 6: masadaweb.org/2010/05/12/masada-n%C2%B0-1135-12-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-6/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/05/18/masada-n%C2%B0-1139-18-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-7/

Lezione 8: masadaweb.org/2010/06/01/masada-n%C2%B0-1146-1-6-2010-sonno-e-sogni-lezione-8-simboli-animali/

Lezione 9: masadaweb.org/2010/06/04/masada-n%C2%B0-1146-4-6-2020-sonno-e-sogni-lezione-9/#more-4334

Lezione 10: masadaweb.org/2010/06/08/masada-n%C2%B0-1150-8-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-10-i-sogni-di-morte/

Lezione 11 : masadaweb.org/2010/06/13/masada-n%C2%B0-1153-13-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-11

Lezione 12 : masadaweb.org/2010/06/16/masada-n%C2%B0-1156-sonno-e-sogni-12%C2%B0-e-ultima-lezione/

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http://masadaweb.org

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