Nuovo Masada

maggio 11, 2010

MASADA n° 1134. 11-5-2010. Chiaramente è tutta una follia

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:15 am

(Jackson Pollock)

Le parole di Berlusconi sulla “troppa libertà di stampa in Italia” suonano amare come una di quelle minacciose dichiarazioni di certi poteri “latinoamericani”. La libertà di stampa non è mai troppa in una democrazia.
..
Stefano Manuguerra

Chiaramente è tutta una follia
chiaramente non concederanno vincitori al di fuori di se stessi
Si stanno muovendo pachidermici
stanno maldestramente operando sulla realtà
creando la nuova loro esclusiva verità

Eccoli come un branco di iene
ridono da lontano
urlano e gemono mezzi maiali e mezzi cani

Eccoli come i lampi da lontano
rischiarano il buio di saette accecanti
lontano il tuono li segue lento e goffo

Morti in battaglia all’orizzonte
nostri fratelli raccolti a grappoli e gettati nel nulla

Stanno banchettando sul nostro futuro
adagiati comodi e grassi sulla nostra carcassa

tra le zanne brandelli di nostro sacrosanto domani a fagogitare l’impossibile
bevono liquidità epurandoci ad uno ad uno

Pazienti aspettiamo il nostro turno
che arriva falce in mano
come grano da raccogliere e bruciare
aspettiamo nel nulla che ci stanno ritagliando

Inchinati li osanniamo mentre si avvicinano
impettiti con le loro borse di pelle
all’interno la realtà di carta sbraiterà immonde preghiere
al dio denaro pietosamente lacrimante

Si muovono in gruppi,
pesanti come un reggimento
rumorosi come il traffico di lunedì
hanno già contato tutto loro il resto è zero

ci faranno le loro proposte pistola alla mano
non potremo rifiutare
sindacalisti omertosi ci guarderanno da lontano
svendendo diritti in cambio di posti a sedere


E ogni nostro caduto un loro premio
uno scalino verso il successo
un costo abbattuto

La politica li omaggia di leggi appositamente recitate
nel teatro del potere da noi alimentato
da noi votato

E tutto si fa silenzio
una fitta nebbia lascia il loro passo
interi quartieri in affitto
desolazione e tristezza

città enormi mausolei di nulla
vetrine orbite di saldi
serrande glaciali confini metallici
capannoni ossature cementificate

e masse di cassaintegrati disperati ovunque
lo stato padrone assiste e prepara gli schiavi del nuovo millennio

e le iene a far banchetto.

B: “in Italia c’è troppa libertà di stampa”
Paolo De Gregorio

Il presidente dell’associazione dei giornalisti, Roberto Natale, secondo il quale Alessandro Sallusti è un giornalista (quello che a Ballarò ha messo sullo stesso piano l’affitto di D’Alema e la casa di Scaiola, per cui “tutti colpevoli, nessun colpevole”) dichiara: “quella sera abbiamo ascoltato una caduta di stile, è una pessima pagina nel rapporto tra politica e informazione”.
Natale è un soggetto che allo sciopero generale dei giornalisti ha portato in piazza 50 persone, ma non si vergogna della sua categoria, anzi difende un se…o come Sallusti.
Abbaiare o sviolinare per conto terzi, secondo gli interessi di ogni padrone di giornale o Tv, non è giornalismo. Anche se sei tra i migliori, come Enzo Biagi o Montanelli, ti mettono alla porta se non ti adegui alla linea editoriale stabilita del padrone.
Un esponente di spicco di questa categoria di padroni è il fascista Ciarrapico, senatore del Pdl, oggi indagato per truffa allo Stato di 20 milioni di euro, che controlla 12 testate quotidiane in Lazio e Abruzzo, con cui si è fatto eleggere in Parlamento. Possiamo immaginare l’indipendenza dei suoi giornalisti!

Natale, come rappresentante di tutti i giornalisti, ci dovrebbe spiegare che questo è l’ordine delle cose, che oggi in Italia solo Travaglio, Iacona, Gabanelli fanno qualcosa di simile al giornalismo in quanto indipendenti o in quanto capaci di scovare, analizzare con meticolosità e competenza, e offrire così notizie che ci possono far dare giudizi seri sulla realtà.
Per me non è buon giornalismo quello fatto da Santoro, Floris e simili, che in questi anni hanno contribuito a creare dei professionisti della rissa (l’antesignano fu Sgarbi), in cui nessuno riesce a spiegare correttamente ed estesamente il proprio punto di vista, e risulta vincente solo chi ha la battuta più pronta, la complicità della regia, l’aspetto fisico e l’aggressività.
Posso capire che, dopo vent’anni di berlusconismo televisivo, il cervello di tanti italiani si è ristretto di volume e sopporta solo questa porcheria, ma ripeto che questo non è giornalismo, non è informazione, è una degenerazione della politica e dei rapporti tra le persone ed è lo specchio di una società in profonda crisi, in cui ognuno ascolta solo se stesso.

Manca enormemente una rete televisiva indipendente.
Faccio un esempio: se nella situazione di crisi della Grecia e forse di altri paesi europei, compreso il nostro, il cittadino (per ragionare con la sua testa) non ha a disposizione le cifre vere, garantite ad esempio dalla Corte dei Conti, del nostro deficit, della esposizione delle nostre banche con i buoni del tesoro greci, le cifre sulla disoccupazione, del numero di immigrati, di quanti titoli spazzatura sono nelle nostre banche, di quanti “derivati” strangoleranno i comuni italiani che li hanno sottoscritti, del “picco” del petrolio, nessuno di noi può farsi una opinione. E la sola“opinione pubblica” che conta è quella creata da falsi giornalisti che obbediscono autocensurandosi, e soprattutto omettendo, minimizzando le notizie sgradite o ingigantendo quelle gradite.

La notizia che il TG1, sotto la direzione indipendente ed illuminata di Minzolini, ha perduto più di un milione di telespettatori è un bellissimo evento. Ci regala qualche speranza di guarigione. Proseguiamo con questa terapia di astenerci da questa disinformazione e poniamoci l‘obiettivo di far fallire la RAI, che ormai è un potentato politico in mano per 2/3 di Berlusconi, con uno sterminato numero di giornalisti, tutti riconducibili a parentele politiche ed è, quindi, IRRIFORMABILE!

Flavio Almerighi
Svolazzi e democrazia

Piccoli svolazzi di passerotto da diporto
fatalmente chiusi all’angolo,
nello scippo violento delle mafie
il lavoro sparisce, l’ignoranza è forza,

uomini e donne
gran massa eccitata di elettroni,
l’incivile sguaia forte la sua grida
ché nessuno dica nulla,

nemmeno un palanchino di democrazia
ad allentare retoriche da palazzo,
ampie divergenze,
coese maggioranze
.

Il piatto crepa, caricato a pallettoni
e calde lacrime,
cambia legge
il Pireo asciugato fino al sottosuolo
.

Sanno intenerirti le anitre
inzaccherate di petrolio?
Hanno l’andatura buffa
di satrapi cinesi.

Muore senza dubbio la democrazia
alza le braccia in Grecia
là, dov’era nata

Il consumismo che uccide la Terra
Estrarre per produrre, produrre per consumare, consumare per vendere, vendere per incassare. E, di nuovo, distruggere. Dal Manifesto

FUOCHI DI APRILE
Guglielmo Ragozzino

La macchia nera nel Golfo del Messico ha questo di particolare. Si tratta di un guasto causato dagli umani con conseguenze gravi sulla natura, sulle coste, sulle paludi, sul volo degli uccelli. Il fuoco che esce dal mare, con tutto il carico di sostanze inquinanti, inarrestabile, micidiale, è certamente opera dei più esperti e accreditati apprendisti stregoni del nuovo millennio: petrolieri, costruttori di isole in mezzo al mare, appaltatori di servizi per gli eserciti più potenti di sempre: Bp, Transocean, Halliburton. Deepwater Horizon, questo il nome dell’isola artificiale sprofondata nel mare, è l’esatto contrario del vulcano islandese, innocuo di fatto dal punto naturale, ma capace di precipitare nel disastro l’economia degli uomini, il sistema dei nostri voli in mezza Europa. Inutile parlare di contrappasso, di vendetta orgogliosa dell’uomo contro la natura: «sono capace anch’io, caro vulcano Eyjafjallajökul. Anzi so fare più danni di te». È certo invece che per la seconda volta nel mese si è mostrata la fragilità del nostro modello di sviluppo: una corsa ignorante, senza pause, senza riflessione, priva di protezione e di garanzie, sotto la spinta del profitto ad ogni costo.
Ma non basta. È stato in aprile, il primo aprile, che Barack Obama ha fatto lo scherzo di capovolgere la sua politica in tema di ricerca del petrolio off-shore, aprendo gran parte della costa orientale, dalla Florida al Delaware, alle esplorazioni di petrolio e di gas. Il presidente parlava in una base militare, a Andrews in Maryland e per assicurare agli ambientalisti che la sua prima scelta era sempre la riduzione dell’inquinamento – o forse la seconda scelta, essendo ormai la prima l’indipendenza energetica – ha concluso affermando di aver «ordinato 5.000 auto ibride per la flotta governativa».
Molti, sulla destra, hanno allora visto il presidente infine libero dalle fisime ecologiste; non sulle posizioni del «drill baby drill» di Sarah Palin, ma solo per un pudico ritegno. C’è chi ha suggerito l’esistenza di complicate alchimie tra legislazione ambientale e immigrazione, un dare e un avere tra un Senato infedele e una Camera già distratta dalle elezioni di novembre. Solo che di fronte alle future, scintillanti cinquemila auto ibride, ci sono sporchi e attualissimi i cinquemila barili di petrolio in mare, ogni giorno; quelli che spinti dalla corrente si avvicinano alle coste della Louisiana, cinque anni dopo l’uragano Katrina, per portarvi distruzioni e miseria. Ci sono 11 morti e feriti per la piattaforma affondata, indicibili disastri nel mare e sulla costa. Può darsi che adesso Obama ci ripensi, ma si è fatto tardi.
Sempre in aprile, il 27, dopo il disastro, le agenzie hanno pubblicato le cifre di Bp, il padrone di quel petrolio. Vendite del primo trimestre 73 miliardi di dollari, contro i 47 del 2009; utili degli azionisti 6,1 miliardi, contro i 2,6 dell’anno prima. La produzione ha raggiunto i 4.010 barili al giorno, mille in meno di quanto Bp perde ogni giorno per l’affondamento di Deepwater Horizon. Povera Bp! Faremo una colletta per lei.
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PERICOLO greggio
LA LOUISIANA DICHIARA LO STATO D’EMERGENZA
Marina Forti

Potrebbe arrivare già questa sera sulle coste della Louisiana, la marea nera provocata dal petrolio che sta sgorgando da un pozzo della British petroleum nel Golfo del Messico. E rappresenta ormai un disastro «di portata nazionale», ha detto ieri Janet Napolitano, capo del Dipartimento alla sicurezza interna (la «Homeland security»). Mentre il portavoce della casa Bianca Robert Gibbs ha detto che il presidente Barack Obama ieri ha cominciato il suo breefing quotidiano di intelligence con un aggiornamento sulla situazione.
La chiazza di petrolio aveva raggiunto ieri le dimensioni dell’intera pianura padana, con un fronte di oltre 160 chilometri. In alcuni punti è già a una trentina di chilometri dalla costa della Louisiana, vicino all’estuario del Mississippi: zona di stagni, isolette, zone protette marine e zone di allevamenti di ostriche e gamberi.

Quello che è peggio, il petrolio continua a sgorgare: e al ritmo di circa 5.000 barili di greggio al giorno, cinque volte più dei mille suggeriti dalle prime stime. L’ammiraglio Mary Landry, comandante della Guardia costiera degli Stati uniti (è lei che ha il comando delle operazioni federali per contenere il disastro) ha convocando la stampa mercoledì a tarda sera per annunciarlo. Le nuove stime, ha spiegato, risultano dalle osservazioni aeree sulla traiettoria della chiazza nera, la sua densità e altre variabili.

Tutto è cominciato con l’esplosione di una piattaforma petrolifera, il 20 aprile – 11 lavoratori sono stati presumibilmente uccisi, ma i loro corpi non sono stati ancora trovati. L’esplosione ha provocato un incendio e due giorni dopo i resti della piattaforma – la Deepwater Horizon, della società svizzera Transocean – sono affondati. Nel frattempo la tubatura che dalla piattaforma raggiungeva la bocca del pozzo petrolifero, a 1.500 metri di profondità, si è adagiata sul fondale: si pensava che il petrolio sgorgasse da un solo punto di rottura, ieri la Bp ha detto che altri due punti di perdita sono stati individuati, più vicini alla fonte.

Contenere il disastro è l’opera in cui ora sono impegnati la guardia costiera Usa e le due aziende coinvolte – Bp, che è responsabile (anche finanziariamente) della ripulitora, e Transocean. Mercoledì sera la Guardia costiera ha cominciato a condurre il primo «incendio controllato»: significa raccogliere il petrolio in una zona circondata da barriere ignifughe galleggianti, in modo che l’area sia delimitata e la densità del petrolio sia maggiore, e bruciarlo. Pare che l’operazione abbia avuto successo – gli esperti considerano «successo» se si brucia circa la metà del petrolio delimitato. Non è la soluzione definitiva, si può fare su aree limitate; e poi il 97% dell’attuale marea nera è costituta da un’emulsione di petrolio e acqua, su cui il fuoco non è una soluzione efficace.

L’incendio, insomma, «è uno degli strumenti» da usare, non l’unico, ha spiegato ieri l’ammiraglio Landry. E in questo momento si stanno usando un po’ tutti i rimedi del caso. Bp ha mandato aerei e una trentina di navi a spruzzare solventi chimici. Aveva cercato di usare veicoli sottomarini telecomandati per andare a tappare il pozzo alla fonte, ma l’operazione per ora è fallita. Sta preparando delle cupole galleggianti da piazzare sulla perdota, sul fondale, per poi raccogliere il greggio: ma è un’operazione finora mai tentata a quella profondità, e che richiederà almeno tre o quattro settimane. Transocean sta cercando di scavare un secondo pozzo «di sfogo» per prosiugare il primo. Ma questo richiederà ancora più tempo. Tony Hayward, capo esecutivo di Bp, l’ha definita ieri «la più ampia operazione di contenimento nella storia». Non è detto che basti. Il dipartimento alla difesa ha offerto di intervenire, se non bastassero i mezzi privati della Bp.
Intanto la marea nera si allarga. E sulle coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, la Guardia costiera e le autorità locali stanno preparando migliaia di chilometri di barriere. Perché ormai è chiaro che il petrolio arriverà sulle coste: «Siamo qui un po’ a pregare, un po’ a incrociare le dita», diceva ieri il presidente dell’Associazione dei coltivatori di ostriche.

La Louisiana ha dichiarato ieri lo stato d’emergenza. Il computo dei danni non sarà lieve: e poiché questo è un tema a cui «i mercati» sono sensibili, ieri le azioni di Bp e di Transocean sono scese del 6% – dal giorno dell’esplosione hanno perso il 14% del valore.
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Sei domande per capire il disastro della Deepwater Horizon in Louisiana
ORIZZONTE NERO

Greenpeace all’attacco contro le «falsità » «Dopo tante promesse di ‘rivoluzione verdè e Green Economy – premette Greenpeace – agli inizi di aprile 2010, Barack Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli Usa, dopo una lunga moratoria». Seguono sei domande e sei risposte per «capire il come e i perché di questa ultima catastrofe ambientale».
1) Un incidente senza precedenti? «Falso! La moratoria alle estrazioni petrolifere offshore negli Usa non è cominciata per caso. Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furono rilasciate in mare nell’arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. È il maggior rilascio di petrolio in mare mai registrato. Altri pesanti rilasci di petrolio furono causati dalle 30 piattaforme danneggiate o affondate dall’uragano Katrina, nel 2005: proprio in Louisiana».
2) Una tecnologia all’avanguardia? «Falso! La piattaforma Depwater Horizon non è della Bp, che l’ha affittata dalla Transocean, a 500,000 dollari al giorno. Con quella stessa cifra, la Bp avrebbe potuto acquistare, e utilizzare, un sistema di bloccaggio del pozzo ‘a distanzà (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato utilizzato in una piattaforma assolutamente all’avanguardia (come sostiene la stessa Bp)? L’uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli Usa, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pressioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che “questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi”.
3) Mille barili al giorno di petrolio in mare?Falso! Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che Bp ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnellate). Già dopo i primi sopralluoghi la Noaa (National Oceanographic and Atmospheric Administration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori. La stessa Bp ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono poi essere moltiplicate per la durata dello sversamento«.
4) Bp pagherà tutti i danni? »Falso! Sui media si legge che Bp avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: Bp ha dichiarato che pagherà utte le perdite economiche ‘accertate e quantificabilì. Ma già i pescatori (soprattutto ostriche e Gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una ‘class action’ (azione legale collettiva) per chiedere a Bp almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico. 5) Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? «Falso! Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull’ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d’acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri). L’uso di disperdenti può ridurre l’impatto sugli uccelli (’soffocatì dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina».
6) Basta usare le migliori tecnologie per evitare questi disastri? «Falso! L’idea che incidenti come questo siano causati dall’incuria e dalla cupidigia delle lobby petrolifere non è errata, ma affronta solo parte della realtà. Questi incidenti, che sono più frequenti di quanto non riferiscono i media: dipendono da ‘fattorì come uragani, errore umano, malfunzionamento delle tecnologie e altri imprevisti. Ce ne saranno sempre».Le statistiche poi ci dicono che, per quanto appariscenti, le maree nere sono un contributo minoritario all’inquinamento da petrolio in mare: i lavaggi delle cisterne e le fonti terrestri sono un problema ben maggiore anche se “localmente” meno acuto. Per eliminare questi pericoli, e per combattere il cambiamento climatico e l’acidificazione degli oceani (entrambi conseguenza dell’aumento atmosferico della CO2 causato dai combustibili fossili), l’unica soluzione è smettere di cercare, trasportare e usare questi prodotti. Settori sempre più ampi dell’industria si sono ormai appropriati degli scenari della “Rivoluzione Energetica”, descrivendo percorsi realistici che in un futuro prossimo ci permetteranno di lasciar perdere lo sporco petrolio (e fonti non meno pericolose come carbone e nucleare) passando alle energie rinnovabili (solare ed eolico) e all’efficienza energetica. Yes, We can.

Greenpeace

Tu quoque, Vendola!
Paolo De Gregori

Il governatore della Puglia, alternativissimo, dall’eloquio retorico ed ottocentesco, che parla di “nuovo vocabolario per la politica” e di “una nuova narrazione del sociale”, anche se alla fine dei suoi discorsi ci si ritrova con un po’ di mal di testa, non esce, nemmeno lui, dall’angusto recinto in cui è confinata la sinistra istituzionale e in fondo auspica anche lui una ripresa economica di cui non suggerisce un protagonista diverso dal capitalismo.
Gli operai al nord votano Lega perché leghisti sono i padroni, leghisti vi sono nelle banche, e se tu non proponi un modo alternativo di produrre è meglio che questo sistema continui con il potere politico da affiancare a quello dei padroni e delle banche.

Il passo in più, oltre, che Vendola non fa, è quello di promuovere, nel quadro del suo piano (giustissimo) di solarizzazione della regione, anche un nuovo modo di produrre, che non contempli i vecchi appalti e subappalti, che vanno sempre a finire in mani poco pulite, stabilendo (ad es. del fotovoltaico) che tutta la filiera, dalla produzione dei pannelli fino alla loro installazione, sia affidata a cooperative sociali da costituire sul territorio, che assorbano i disoccupati, e questi ultimi vengano inviati per le specializzazioni, ad esempio a Bolzano, dove sono all’avanguardia in questa materia.
Questo significa incrinare l’egemonia capitalista, se l’ente locale e i lavoratori si parlano, fanno progetti, acquisiscono competenze, sono seri, arrivano alla fiducia e alla efficienza, senza padroni, è qui il nuovo, ma Vendola non si spinge fin qui.

Eppure la cosa è di una chiarezza cristallina, se tu “sinistra” (per ora sparita) hai rinunciato alla rivoluzione, accetti il gioco (oggi teatrino) democratico, l’unico contropotere che puoi avere è quello di sostituire il lavoro salariato con iniziative di feroce concorrenza, di tipo cooperativo, che sottraggano quanto più mercato possibile.
Se la Lega delle Coop, invece di abbandonare il progetto dei suoi padri fondatori, avesse continuato sul territorio, con l’aiuto delle sue finanziarie, a strappare pezzi di economia alla gestione capitalista, soprattutto con milioni di piccole e medie aziende, invece di fare ipermercati e giochi di potere, ci ritroveremmo non con la cultura leghista, ma con l’orgoglio di avere una parte consistente della classe operaia pensante, che partecipa, che non teme il licenziamento, che autogestisce il proprio futuro, che fa funzionare il cervello, invece di obbedire e accettare ambienti di lavoro rischiosi, per il profitto di pochi.

La estremizzazione di questa teoria può facilmente essere portata sul terreno della concretezza,basta pensare al lavoro salariato dei padroni degli aranceti di Rosarno, che godono di una immigrazione di schiavi lasciandoli in condizioni subumane, le loro logiche sono chiare. Altrettanto chiare sono le cooperative di Don Ciotti, che dai terreni sequestrati ai mafiosi producono il ben di dio, collaborando tra loro, senza padroni, vendendo direttamente ciò che producono.
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Caro Vendola, la nuova cultura di cui abbiamo bisogno non viene dai libri, ma da una società che non è più divisa tra chi comanda e chi obbedisce, dove le persone incominciano a praticare quella virtù, oggi quasi sconosciuta, di collaborare tra di loro, di sostenersi a vicenda, di godere della sicurezza del posto di lavoro e di serenità, di potersi dividere i frutti economici del proprio lavoro senza mantenere parassiti o caporali.
Qualunque strategia di una nuova sinistra che prescinda dal rifiuto della schiavitù del lavoro salariato non avrà futuro.

Giovanni D’Agata

Francesco Gesualdi, analista italiano dei no global, considera la crisi economica, sociale e ambientale di fronte all’obiettivo di una società più giusta capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta
“E’ ormai certo che per ripristinare l’equilibrio ambientale bisogna regolare produzione e consumi, ma finché il motore dell’economia rimane il mercato, l’arresto della crescita può comportare seri contraccolpi sociali. Non a caso fra gli oppositori della riduzione troviamo anche il sindacato e i partiti di sx, preoccupati per i posti di lavoro e il buon funzionamento dell’economia pubblica. Segno che questione ambientale e questione sociale sono due temi indissolubili.
Alex Langer diceva: «La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile». L’unico modo per convincere è dimostrare che è possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e sicurezze per tutti.
Occorrono proposte di riorganizzazione economica e strategie di attuazione
Ma esse richiedono un capovolgimento culturale nel nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i diritti, il lavoro, la tecnologia, il mercato, la comunità, il benessere. Richiedono una revisione profonda del nostro modo di organizzare il tempo, le città, la produzione, la soddisfazione dei bisogni, i rapporti sociali, l’economia privata e l’economia pubblica. Il ripensamento dell’intera architettura economica e sociale
Non bastano politici o economisti
Abbiamo già visto i danni che hanno fatto
Occorre un’altra visione del mondo, una prospettiva del benvivere inteso come soddisfazione di tutte le dimensioni umane, nella complessità dei bisogni, dei limiti del pianeta e dei diritti delle generazioni che verranno.
La delega agli economisti è pericolosa, perché finora è stata l’antitesi della democrazia. La democrazia esiste quando le decisioni portanti sono prese da tutti. Ma niente influenza la nostra vita più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia, segno che il potere non appartiene al popolo, ma ai mercanti e al potere finanziario

Occorre che tutti quanti tiriamo fuori una nuova idea di società e tracciamo un percorso per farla avanzare. E’ un compito che richiede solo la chiarezza politica che si acquisisce con la discussione e il confronto. Ma c’è chi ha già sperimentato su piccola scala e la sua esperienza può servire
Il 1° punto è il sistema organizzativo: stabilire come attivare un processo di elaborazione diffuso capace di giungere a una sintesi condivisa:
fare piccoli gruppi di studio, aggregazioni di poche persone che individuano i nodi, li affrontano, ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Ci piacerebbe che ne sorgessero centinaia, addirittura migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio, piccoli gruppi che si prendono il tempo che serve, per ritrovarsi due o tre volte al mese e discutere una traccia condivisa a livello nazionale, una sorta di sciame che lo stesso mese si concentra sullo stesso tema. Il tutto dotandosi di strumenti informatici per mettere le conclusioni dell’uno a confronto con quelle degli altri affinché emergano assonanze, differenze, divergenze. E più avanti realizzare degli incontri regionali, addirittura nazionali, per dirimere i punti più controversi, formulare una piattaforma comune e mettere a punto delle strategie di transizione

Viviana

Il pericolo ventilato di una nuova crisi della Borsa, anche peggiore di questa, che ha messo in ginocchio tutto il mondo, ha una valenza terribile e improduttiva. Persistono, infatti, tutte le incontrollate irregolarità speculative che rendono prossime altre bolle finanziarie e altre crisi economiche, che un mondo di poveri già stroncato dalla miseria e della disoccupazione non potrebbero proprio sopportare, pena l’estinzione di parte dell’umanità o flussi di migranti incontrollabili e devastanti
Se tutti i ministri delle Finanze si accordassero per regolare finalmente la Borsa e normalizzare i flussi di investimento speculativo, si inizierebbe, forse, una svolta significativa dell’economia reale. Invece nessuno si muove, e l’UE resta dominata dal forte cinismo di un sistema bancario irresponsabile, senza traccia di autoemendamento
Le grandi Banche hanno approfittato della crisi per ricevere forti regalie pubbliche, dunque sulla miseria dei poveri c’è chi ci ha pesantemente guadagnato, così non vediamo alcuna traccia di correzione delle pericolose storture finanziarie che hanno danneggiato il mondo
Non solo tutto resta dominato da un mercato artificiale altamente speculativo, ma le perversioni del sistema restano come una bomba atomica innescata con tutta la sua pericolosità intatta. Tutto sommato per quasi tutte le Banche la crisi è stata una ulteriore opportunità di guadagno
E la ripresa della dx in Europa è un segnale allarmante che si andrà sempre peggio
Ultima, per provvedimenti economici, sociali, finanziari e bancari, l’Italia è a ruota della Grecia in un fallimento prossimo annunciato, di cui né i ministri del Pdl né i somari ministri leghisti sembrano occuparsi, mentre l’opposizione farfuglia parole senza senso e addirittura promette aiuti e tavoli di condivisione
Marciamo verso la morte nel buio più totale parlando di niente, mentre le iene fanno piccoli mercati e si preoccupano solo di piccoli e grandi poteri locali, ignari della tempesta che si avvicina.
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Curiosa questa Comunità Europea!
Non fa nulla per correggere i meccanismi finanziari distorti, accetta le merci cinesi come ogni specie di delocalizzazione, mortifica i diritti del lavoro, sostiene i paradisi fiscali, piega il potere solo per gli squali del mercato, impone un neoliberismo che schiaccia la popolazione aumentando la miseria..
reintroduce persino, in una noticina, la pena di morte per quei popoli che scendono in piazza contro governi corrotti..
e poi si lamenta che politici come quelli della Grecia o dell’Italia mandino in crisi le loro nazioni e le secca di doverli aiutare
E’ peggio che pretendere la botte piena con la moglie ubriaca.
Ma nessuno riesce a fare due più due a Bruxelles?
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8 personaggi politici di questo governo sono accusati di atti pesantissimi di corruzione?
Quanti governi di paesi civili si dimetterebbero dopo un tale scandalo?
Quanti elettori di paesi civili smetterebbero di persistere nel loro voto sciagurato a un governo sciagurato?
Quanti partiti civili, e non come la Lega, abbandonerebbero ogni loro appoggio a un governo così corrotto invece di gridare a vuoto Roma ladrona?
Quante Chiese civili, e non il Vaticano, metterebbero all’indice questi corrotti e corruttori?
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Falla semplice, Ugo
Raffaele Deidda

In questi tempi di bizzarrie di ogni genere e tipo, se immaginassimo Silvio Berlusconi inviare un kiss a Ugo Cappellacci potremmo pensare che, a dirla con il cardinal Bertone, davvero non c’è più religione e che anche il più macho dei presidenti del Consiglio che l’Italia repubblicana abbia mai avuto (negli ultimi 150 anni), cominci a manifestare qualche preoccupante defaillance .
Invece no, tranquilli. La celebrata, mitica, virile e sempre giovane eterosessualità del premier è fatta salva come pure quella del governatore della Sardegna.

Si tratta solo di un ipotetico incitamento che immaginiamo Berlusconi abbia potuto rivolgere a Cappellacci per aiutarlo ad uscire dalle secche paludose (gli ossimori, come pure le iperboli, le bugie e le smentite fanno strutturalmente parte del “senso di Silvio per la verità e la coerenza”) in cui lo stesso Cavaliere ha posto il suo prescelto, quello su cui aveva a suo tempo scommesso la faccia.
Parliamo dunque non di bacio ma di un acronimo, KISS (Keep It Simple, Stupid), che letteralmente è traducibile in “falla semplice, stupido”, acronimo che richiama in qualche modo il principio filosofico del rasoio di Occam che, semplificando, sostiene che non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice e che va ricercata la semplicità in quanto tra le varie spiegazioni possibili di un evento è la più semplice quella che ha maggiori possibilità di apparire più credibile. In effetti complicare è facile, difficile è semplificare. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: ragionamenti, osservazioni, forme, azioni, personaggi, ambienti Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare e fra questi pochi eccelle il presidente del Consiglio che utilizza un linguaggio semplice, fatto di pochi concetti ma ripetuti. E’un linguaggio che deve poter essere compreso da tutti, anche dalle persone più elementari e con poca istruzione.
Già quando era a capo di Publitalia, parlando ai suoi venditori, Berlusconi sosteneva che la gente è di una credulità totale, quella gente che vuole sentirsi avvolta, protetta in un mondo pieno di colori non disturbato da faccende complesse, noiose. Quella gente che vuole essere ottimista, che affida all’abile venditore di sicurezze i propri problemi, nella certezza che verranno risolti con le soluzioni più semplici, con un semplice KISS.
In occasione dell’avvio della campagna elettorale in Sardegna per il rinnovo dei consigli provinciali, perché non farla quindi semplice e proporre ai sardi creduloni la nomina del governatore della Sardegna a commissario straordinario per l’esecuzione dei lavori nella Sassari-Olbia quale soluzione facile di un problema di grande gravità, quello di una strada pericolosissima che ha causato tantissimi incidenti e morti?
Proprio per la sua pericolosità la strada era stata inserita durante la legislatura Soru tra le infrastrutture urgenti in vista del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena e che invece fu dirottato a L’Aquila. Berlusconi in campagna elettorale aveva promesso finanziamenti pari a 722 milioni di euro per la realizzazione della strada a quattro corsie. Il ministro Matteoli aveva ulteriormente assicurato: «E’ tra le opere prioritarie per la Sardegna e non ci saranno problemi per la sua realizzazione». Successivamente, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, rispondendo ad una interrogazione dei parlamentari del nord Sardegna Giulio Calvisi e Guido Melis, aveva specificato che l’intervento sulla Sassari-Olbia rientrava invece in una programmazione prevista per il 2010.
Situazione piuttosto complicata, occorreva farla semplice. Perché allora non far dichiarare ad Ugo Cappellacci che i cantieri saranno aperti entro l’anno per le quattro corsie con la disponibilità di oltre 200 milioni di euro provenienti dal Fondo Opere Strategiche e dalla Programmazione Nazionale? E perché non farla ancora più facile annunciando che “sarebbero” in arrivo anche i soldi dei fondi Par-Fas, presumibilmente gli stessi persi nel luglio del 2009 per non aver presentato per tempo il Programma per l’utilizzo dei fondi Fas regionali, non avendo voluto presentare quello già approvato dalla Giunta Soru necessitante, a giudizio di Cappellacci, di non meglio precisate rimodulazioni? Infine, la semplicità per la semplicità: la Giunta Cappellacci annuncia una campagna nelle scuole sulla sicurezza stradale.
Questo si che si chiama semplificare, in contrapposizione ai detrattori che complicano le situazioni semplici aggiungendo ragionamenti e osservazioni. Il governo dell’amore, dell’ottimismo e del fare non può accettare che l’opposizione ricordi come Cappellacci annunci per l’ennesima volta il finanziamento della Sassari-Olbia, che venga denunciato come i riscontri sia in sede Cipe che in sede di Regione evidenzino che siano a malapena disponibili le risorse per la realizzazione di qualche svincolo.
Questo si chiama complicare, non semplificare, cribbio! E come la fanno complicata quelli che, ricordando lo scippo delle risorse per la Sassari – Olbia operato dal Governo Berlusconi, esigono risposte concrete e immediate durante tutto il mandato e non solo a pochi giorni dal voto e che esprimono anche il forte dubbio che, nonostante i poteri straordinari attribuiti al governatore Cappellacci, gli appalti possano essere aggiudicati entro giugno.
Per restare in tema di dubbi Cappellacci ha invitato chi intravede negli importi, tempi e scadenze snocciolati dal governatore, solo delle invenzioni da dare in pasto ai distratti e chi richiede di avere certezze e non indiscrezioni di fonte ignota sulla convocazione del Cipe, a concedere “il beneficio del dubbio a chi in questi mesi ha dimostrato con atti concreti impegno costante”. Il governatore, nella sostanza, invita a non dubitare delle assicurazioni del portavoce del già capo di Publitalia, che ai suoi venditori spiegava come la gente fosse di una credulità totale.
Lui, Cappellacci, ce la sta mettendo davvero tutta per farla semplice.

Carlo Bordini

La follia del rating! Che cosa è il rating?
Semplificando, è un metodo, un sistema economico che mette in relazione i titoli in obbligazioni col merito creditizio di ogni singola nazione.
Come ogni sistema di investimento si basa su un FATTORE DI RISCHIO, e tale RISCHIO può portare ad un PREMIO, che si alza sempre di più qualora l’azienda o le aziende acquisitrici dei titoli scendano nella scala del rating stabilite da agenzie specializzate nel mercato internazionale…
In definitiva cosa comporta questa diabolica invenzione? Comporta un FATTORE ECONOMICO INTOLLERABILE: si chiama CONFLITTO DI INTERESSI
Chi è che stabilisce il rating dei vari paesi nei mercati internazionali? chi è che li pubblica e li fa sapere agli Investitors?
SONO GLI STESSI SOGGETTI CHE STABILISCONO I RATING A SVOLGERE ANCHE ATTIVITA’ BANCARIE E DI INVESTIMENTI…
BISOGNA COMPRENDERE LA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE, QUESTO SISTEMA ECONOMICO E’ UN VERO SCHIFO, SI BASA SULL’ARRICCHIMENTO DI PARTICOLARI HOLDING FINANZIARIE (CHE GODONO DI UN RATING ALTO) A DISCAPITO DI ALTRI ENTI FINANZIARI CHE ACCUMULANO TASSI DEBITORI O VENGONO DECLASSATI A RATING PIU’ BASSI … Esistono poi altri meccanismi e sistemi più complessi che nemmeno io e la maggioranza delle persone che non hanno studiato economia capiscono bene…
FINCHE’ IL SISTEMA DI EROGAZIONE DEI CREDITI E PRODUZIONE DEI DEBITI RIMANE QUESTO QUI, NON VI SARA’ MAI UNA SOLUZIONE CONCRETA E COSTRUTTIVA: SACCHE SEMPRE PIU’ ALLARGATE DI POVERTA’ VERRANNO COPERTE DA DEBITI SEMPRE PIU’ ALTI, E INTERI STATI NAZIONALI NON RIUSCIRANNO A CONTENERE LE FALLE MALGRADO GLI INTERVENTI FINANZIARI D’URGENZA E I TAGLI PUBBLICI PER IL PARZIALE RISANAMENTO DEL BILANCIO
QUESTO SISTEMA ECONOMICO MONDIALE E’ UNA VERA PORCATA!!!
I RICCHI SARANNO SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ RICCHI, COSI’ PURE GLI STATI SARANNO SEMPRE PIU’ DEBITORI E CRESCERANNO ENTITA’ FINANZIARIE INVISIBILI E IDROVORE…QUALI VERI RIMEDI?
LA CANCELLAZIONE DELLE BORSE MONDIALI!!

RIBADENEYRA
Gesuita spagnolo

“A volte per non offendere il principe, altre volte per compiacerlo, succede che il consigliere taccia oppure che dica il contrario di ciò che pensa. I consiglieri sono deboli a volte per un cattivo comportamento del principe, che alle volte chiede consiglio per pura formalità, avendo già deciso le sue azioni, e mostra di mal sopportare chi lo contraddica. Tale comportamento è nocivo e spinge i consiglieri a dire solo ciò che al principe fa piacere
L’uomo, alimenta nelle viscere un amor proprio che lo acceca, lo illude, gli fa credere di meritare molto, di poter essere anteposto agli altri… e lo incita ad aver stima di sé e disprezzo per gli altri. In genere è un sentimento più forte nei re e nei prìncipi, perché la corruzione della natura umana aumenta con il lusso e il comando.
Ora se la fiamma che regna nei principi viene alimentata dall’adulazione, cosa ci si può aspettare se non che consumi il principe stesso, trasformando in cenere tutto il suo stato? Con parole e consigli più viscidi dell’olio trafiggono come frecce acute i cuori dei principi.
Il più pericoloso tra gli animali feroci è il tiranno e tra gli animali domestici l’adulatore. L’adulatore che corrompe la verità, è peggio del falsario.
Purtroppo alla fine gli adulatori prevalgono assoggettando l’animo di chi li ascolta, perché le loro parole sono conformi all’amor proprio, cioè a quell’adulatore interiore che noi tutti possediamo e che falsamente ci predica di noi stessi”


http://masadaweb.org

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