Nuovo Masada

aprile 29, 2010

MASADA n° 1128. 29-4-2010. SONNO E SOGNI. Lezione 4

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(Alfonso Filieri: Il giardino dei Feaci)

(Questa è la lezione 4 di un corso su Sonno e Sogni tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

Coscienza e inconscio- I sensi dei sogni – Freud e Jung

COSCIENZA

Per ‘coscienza’ intendiamo consapevolezza o attenzione, il focalizzarsi della mente su un oggetto, l’atto con cui lo mettiamo a fuoco.
Alla fine dell’800, il filosofo HERBART distinse le idee tra ‘consce’ e ‘inconsce’ e parlò di ‘soglia di coscienza’ come del discrimine tra ciò che la mente può osservare e no. Da questa osservazione partì lo sviluppo della psicoanalisi di Freud e di Jung. La psicologia esisteva già ma era una scienza parziale che non si occupava della coscienza. Gli psicologi si occupavano solo del comportamento visibile in termini di stimolo e risposta. Solo verso il 1950, soprattutto negli Stati Uniti, cominciarono gli studi sugli stati modificati di coscienza: il sogno, la meditazione, l’ipnosi… e si studiarono gli effetti mentali delle sostanze stupefacenti. Cominciarono anche le ricerche sul sonno.
Verso gli anni ‘60 negli Stati uniti nacque un interesse ai livelli più elevati della coscienza, in contemporanea ci fu una riscoperta delle filosofie orientali, specialmente del Buddhismo e dello Yoga, e cominciarono a diffondersi le pratiche del training autogeno, le tecniche di rilassamento, la meditazione trascendentale…

Poiché ogni emozione si esprime a livello corporeo, si vide che rilassare il corpo permetteva di calmare la mente, e si usarono le tecniche elaborate da SCHULTZ o da altri. Nacque un grande interesse per i viaggi mentali e molti sperimentarono sostanze psicotrope o psicoattive per accelerarli, con diffusione di LSD, marijuana, peyote e psilocibina, queste ultime usate da tempo nella ritualità dei nativi americani o nello sciamanesimo azteco. Più tardi si scoprì che l’uso indiscriminato di queste sostanze produceva danni irreversibili al sistema nervoso e alla coscienza. I sensitivi oggi ci dicono che certe sostanze tossiche distruggono irreversibilmente la nostra aura, cioè la configurazione sottile, che nel tossico appare morta e grigiastra, come schiumosa, e vedono una degenerazione simile anche se minore anche per l’abuso di nicotina o alcool.
Nel frattempo l’industria chimica aveva scoperto l’enorme business della depressione e dell’insonnia, incrementando la vendita di ipnotici, ansiolitici, neurolettici e antidepressivi. Con grande noncuranza i medici presero a prescrivere massicce dosi di droghe chimiche piene di effetti collaterali e capaci di creare dipendenza, sicuramente peggiori delle sostanze naturali che gli antichi popoli avevano usato ritualmente per produrre alterazioni mentali, come la canapa indiana o l’oppio, che era di casa negli oracoli greci, o gli allucinogeni del boccio del peyote che sono ancora usati dagli indios messicani.
Le sostanze psicotrope modificano i processi biochimici del cervello con effetti perversi collaterali. Le cellule nervose, i neuroni, si trasmettono le informazioni attraverso piccoli spazi vuoti tra un neurone e l’altro (le sinapsi) usando speciali molecole chimiche (i neurotrasmettitori). Questi ultimi vengono alterati dalle sostanze psicotrope, che modificano quindi le percezioni e il pensiero, fino a produrre allucinazioni visive o auditive. (Le allucinazioni ipnagogiche sono considerate normali, quelle dovute a sostanze psicotrope sono indotte, ci sono poi allucinazioni dovute a malattie come la schizofrenia (personalità scissa) che sono vivide e persistenti. Non si conoscono bene le cause della schizofrenia, ma si riscontra una quantità anomala di dopamina, molecola che interviene nella trasmissione degli impulsi nervosi).

Si cominciava a studiare le onde mentali. Applicando elettrodi sulla testa, si registravano le oscillazioni di potenziale elettrico delle cellule nervose cerebrali, distinguendo con gli elettroencefalografi l’attività elettrica del cervello in fasce d’onda, ritmi Beta, Alfa, Theta, Delta.
Risultò interessante soprattutto la fase Alfa del rilassamento e si cercò di controllare le funzioni involontarie del corpo (pressione, temperatura ecc.) attraverso training guidati, sviluppando programmi di addestramento detti ALFA TRAINING.
Siamo molto lontani dal conoscere i 70 stati mentali di cui parla la ricerca induista, ma l’attenzione verso la mente e i suoi processi è aumentata, anche se non coinvolge tutta la psicologia che resta ancorata al visibile immediato e si esaurisce spesso in dati statistici.
Per ciò che riguarda la lucidità mentale, si distinsero vari livelli nell’intensità di coscienza: veglia, obnubilamento (lieve sonnolenza), torpore (stato di sonnolenza in cui è faticoso mantenersi vigili), sopore (semincoscienza)… fino a arrivare al coma (stato di incoscienza totale).
Probabilmente anche qui ci sono livelli e gradi che non conosciamo.

Un ragazzino uscito da uno stato definito coma profondo ripeté tutte le barzellette sconce che i medici avevano detto quando erano nella sua camera.
Una tredicenne croata è andata in coma e si è svegliata dopo 24 ore parlando un tedesco perfetto, lingua che aveva appena cominciato a studiare.

Riguardo alle cause, la coscienza può essere alterata dal delirio (illusioni e allucinazioni dovute a febbri o a cause tossiche), dalla confusione (difficoltà a usare il pensiero per disturbi organici o mentali, come l’arteriosclerosi o la demenza senile), lo stato crepuscolare (tipico quello dell’aura epilettica), lo stato sognante (delirio grave), lo stupore (in cui mancano sia il linguaggio che le capacità relazionali).
Tutto questo riguarda la psicologia, o studio del comportamento visibile, mentre la psichiatria studia cura le patologie organiche del comportamento.
Psicologo e psichiatra sono due figure distinte, lo psicologo è un osservatore e non è un medico, non può fare diagnosi di malattie né prescrivere medicine, può dare dei consigli. Lo psichiatra ha una laurea in medicina e in più una specializzazione in psichiatria e può praticare la terapia dei disturbi mentali. Le terapie possono organiche come no. Ci sono psichiatri che cercano solo la base biologica della malattia (come Cassano e la Scuola di Pisa centrati sugli ormoni) e altri che usano tecniche analitiche (cioè basate sulla comunicazione verbale) o considerano anche l’ambiente psicosociale. I metodi di cura sono diversi. Gli psichiatri a volte lavorano insieme agli psicologi che usano test o simili, o ai neurologi che verificano eventuali problemi del sistema nervoso centrale. I trattamenti organici sono i farmaci, in genere allopatici, come quelli psicotropi, i quali tuttavia hanno tutti effetti collaterali indesiderati e facilmente creano dipendenza; i trattamenti inorganici usano anche mezzi psicologici come la psicoterapia e sono in genere di orientamento psicodinamico, cioè cercano di focalizzare il conflitto con la cura delle parole per aiutare il paziente a risolverlo.
L’analisi classica di stampo freudiano è un procedimento lunghissimo quanto una vita e costosissimo (se lo può permettere un Woody Allen ma non un comune mortale), ma esistono anche psicoterapie brevi.
La psicoanalisi è una disciplina relativamente recente e lo psicoanalista è una figura diversa dallo psicologo o dallo psichiatra.
La psicoanalisi inizia con Freud ai primi del 1900 e ha come oggetto prevalente non il comportamento visibile o la parte organica, ma proprio la zona ombra della psiche, l’INCONSCIO, quella parte di noi che non vediamo direttamente e non controlliamo volontariamente, ma interviene nelle nostre pulsioni, nei desideri, nelle scelte, nella volontà, nei disagi esistenziali e in molte patologie della psiche.

(Alfonso Filieri: Il luogo dell’orolontano)

Da un secolo I CONTENUTI DELL’INCONSCIO hanno costituito l’oggetto privilegiato di questa disciplina a sé stante che è la psicoanalisi, o psicologia del profondo.
Quella freudiana si chiama psicologia dinamica, quella junghiana psicologia analitica. Ad esse si sono aggiunte varianti, come la psicologia della Gestahlt, la psicosintesi, la bioenergetica ecc.
La psicoanalisi si indirizza alle zone oscure della psiche, l’altra parte di noi; per Freud riguarda solo l’inconscio individuale, per Jung anche quello collettivo.

I SENSI NEI SOGNI

In genere i sogni sono visivi. Solo i ciechi dalla nascita hanno sogni percettivi, senza immagini. Chi nasce con la vista e poi la perde continua a sognare per molto tempo in forma visiva.
In genere si dice che le donne sognano a colori e gli uomini no. Non é accertato se questa sia una regola fissa, ma sicuramente, quando i sogni sono molto importanti e vengono dall’inconscio profondo, presentano dei colori fortissimi, brulicanti.
Raramente i sogni contengono voci e suoni, che appartengono alla parte razionale del cervello, mentre le immagini alla parte intuitiva, per cui se in un sogno compaiono messaggi verbali hanno una certa importanza e dovrebbero essere trascritti, anche se potrebbe indicare solo una interferenza tra i due emisferi.
Quando sogniamo, l’udito ha una specie di tampone che filtra i suoni esterni per proteggere il sonno, ma può anche selezionare lo stesso i suoni e farli passare o farne passare solo alcuni, come accade alle mamme addormentante che sentono il pianto anche debole e lontano del loro bambino.
Anche il tatto può essere attivo o no mentre dormiamo, a volte in sogno proviamo chiare impressioni tattili: freddo, sete, liscio, ruvido, dolore fisico, orgasmo…
Le bulimiche hanno molti sogni inerenti al cibo. Gli affamati, i prigionieri nei lager, sognano di mangiare. Gli obesi sognano meno, probabilmente sono obesi perché non consumano abbastanza glucosio per sognare (quando si sogna aumenta il consumo del glucosio).
Raramente sognando usiamo l’olfatto, però certi profumi o odori possono provocare sogni.
Sappiamo che ad ogni fenomeno sensoriale corrisponde una percezione fisica e una rappresentazione mentale. A volte, in certe patologie mentali, abbiamo solo la seconda, cioè fenomeni allucinatori che il soggetto crede concreti, come nella schizofrenia. Possiamo considerarla un’invasione molto grave dei contenuti del sogno nello stato di veglia o sfera della coscienza, perché il soggetto ha una perdita del proprio centro e non distingue più tra interno e esterno, fra dentro e fuori, fra veglia e sogno. Nei bambini ugualmente possono avvenire queste confusioni tra reale e immaginario. Anche negli stati di alcoolismo aggravato, nelle tossicità da droga ecc. si hanno fenomeni allucinatori con mancanza di distinzione del reale.
Nel mondo della normalità può accadere una cosa curiosa: quando si sta per perdere o per riacquistare una funzione sensoriale, appaiono rappresentazioni mentali di tipo allucinatorio, per es. se si sta per perdere la vista da un occhio, si possono avere allucinazioni visive, lo stesso prima di riprendere la vista dopo un periodo di latenza visiva, come se la rappresentazione mentale arrivasse prima della percezione. Lo stesso accade a chi riprende a sentire grazie a una protesi auditiva, ha delle allucinazioni auditive prim’ancora di provarla. Fenomeni allucinatori possono comparire anche se abbiamo una interruzione casuale nell’uso di una percezione. Possiamo ipotizzare che una parte della mente riceva ed elabori percezioni sensoriali e un’altra parte invece le immagini corrispondenti, ma la cosa curiosa è che la mente intuitiva elabora le immagini anche senza una causa sensoriale o prima di questa.

(Alfonso Filieri: Delle sirene)

FREUD E JUNG

A un congresso di psicoterapia partecipavano diverse scuole, uno raccontò che aveva sognato un uccello che non voleva uscire dalla gabbia. Un freudiano disse che l’uccello era il suo pene e che il sogno diceva che egli reprimeva i suoi impulsi sessuali. Uno junghiano disse che il sogno indicava una persona che non voleva volare, cioè vivere pienamente perché ciò le sembrava rischioso. Una seguace di Melanie Klein disse che l’uccello era il seno della madre e, poiché era in gabbia, indicava che il soggetto aveva avuto una cattiva madre.

Il senso della storiella è che, se raccontate i vostri sogni a uno psicoanalista, li interpreterà secondo la sua scuola di appartenenza. In fondo solo il sognatore sa il significato del suo sogno, ma lo sa inconsciamente. Lavorare sui sogni può far emergere questo significato inconscio ma lavorare con un analista di una data scuola può far sì che il paziente sia forzato a leggere i propri sogni nella sua prospettiva.

Noi vedremo alcune interpretazioni di sogni, partendo dalle due scuole fondamentali: Freud e Jung.
Non parleremo affatto dei libri dei sogni a carattere popolare dove ogni simbolo equivale a un significato perché non hanno grande significato generale, a meno che il soggetto non sia fortemente impregnato della cultura di provenienza, sappia cioè, per uso corrente, qual’è il significato di certi simboli secondo la tradizione locale. In tal caso possiamo dire che l’inconscio collettivo gli parlerà nei suoi sogni secondo i simboli che conosce, come se una lingua universale (l’inconscio collettivo) si adattasse a parlare un dialetto locale, per esempio quello della smorfia napoletana.

La psicoanalisi nasce come ricerca della parte nascosta della psiche, o ricerca dell’inconscio attraverso i sogni, ai primi del 900, a opera di Sigmund Freud, uno psichiatra ebreo austriaco, che esordisce appunto col libro “L’interpretazione dei sogni”.
In un testo successivo la sua attenzione si rivolge ad alcuni fenomeni involontari del comportamento quotidiano: sogni, lapsus, dimenticanze e motti di spirito, per rinvenire dietro di loro un soggetto nascosto: L’INCONSCIO, das Bevusst, il non conosciuto.
Freud ipotizza un modello psichico, che resiste fino ai giorno nostri, in cui si cercano le cause non consapevoli del comportamento umano.
Se la psicologia si occupa di ciò che risulta chiaro e visibile, la psicoanalisi cerca proprio gli indizi delle forze oscure e invisibili che si agitano dentro di noi, la nostra parte nascosta.
Freud scoprì il valore dei sogni per caso. Si era ai primi del Novecento, la psichiatria non aveva molto valore, era una scienza che si limitava a classificare i malati di mente, isolando i più gravi nei manicomi, ma non sapeva come curarli. Freud era stato per alcuni mesi a Parigi alla Salpetriere, il più grande manicomio francese, dove erano relegate migliaia di isteriche, per vedere il famoso psichiatra Charcot che usava l’ipnosi per trattare le malate e aveva osservato che, sotto ipnosi, i sintomi isterici sparivano temporaneamente o si modificavano.
Tornato a Vienna, pensò di fare altrettanto e aprì uno studio per curare le ricche borghesi con l’ipnosi. L’isteria era una malattia sociale che colpiva gli strati più miserabili e reietti delle grandi città, le alienate urbane, che si esprimevano con le gestualità teatrale e spettacolare del corpo ed era su quelle che Freud aveva visto le pratiche suggestive di Charcot.
Le pazienti di Freud erano invece donne ricche e agiate della borghesia viennese, la loro malattia era piuttosto la nevrosi, una malattia di classe, dovuta alla rigidità del costume che creava conflitto tra pulsioni e regole esterne, provocando, specialmente nelle donne, sensi di colpa e repressioni.

Freud faceva stendere le pazienti sul famoso divano per ipnotizzarle, scoprendo di non esserne capace, perché ipnotizzare è una capacità che non tutti hanno, allora, per prendere tempo, le fece parlare di quello che voleva e le pazienti raccontarono i loro sogni.
Freud non sapeva come interpretarli e l’unica cosa che aveva a disposizione era un antico testo greco-romano sui sogni di ARTEMIDORO (II sec. d.C.), ma furono le pazienti stesse a inventare il metodo di interpretazione dei sogni, associando le parli del sogno a memorie o fatti della loro vita in cui emergevano pulsioni nascoste o colpevoli. Nacque così il sistema delle associazioni automatiche.
Freud trattò il sogno in modo inquisitorio, come un tentativo di reato o il ricordo di una colpa, e dette la sua famosa definizione che il sogno era “l’appagamento di un desiderio”. Pensò che, se il desiderio era rimosso, doveva essere illecito, e, poiché il tabù principale del tempo, specie per le donne, era il sesso (nella società perbenista vittoriana di sesso non si parlava), concluse che il desiderio che voleva realizzarsi era quello sessuale.
Così nelle associazioni Freud finì sempre col vedere desideri sessuali illeciti. Considerò come unica energia psichica quella sessuale, la libido, e il sogno come un contrabbandiere che tentava di far passare merce sporca, un colpevole da smascherare, un messaggio criptato e pericoloso da decodificare, una pulsione proibita che cercava di risalire in superficie con contenuti che erano stati rimossi nell’INCONSCIO INDIVIDUALE, perché una supercoscienza li aveva censurati come illeciti.
Freud dunque pensa che nel sogno ci sia un ‘significato palese’ (il sogno come si manifesta), e un ‘significato latente’ (senso nascosto da scoprire, in genere illecito). L’analista freudiano si comporta come un poliziotto in cerca di un reato.
Freud dice che il sogno esprime in forma simbolica gli impulsi disturbanti, ma per lui ‘simbolo’ vuol dire: ‘segno che si sostituisce a un altro segno’. Per esempio ‘borsa’ sta per ‘vagina’, ‘bastone’ sta per ‘pene’. Un po’ come in chimica dove Fe sta per Ferro, H per idrogeno… La parola ‘simbolo’ è usata da lui in senso improprio, con una valenza debole, come ‘una cosa che sostituisce un’altra’, che sta al posto di…, sostituto o succedaneo, per ingannare la coscienza e passare camuffata.

Studiando il sogno, Freud scopre che ubbidisce a regole, per es. la condensazione, caratteristica per cui un sogno può sintetizzare o intrecciare più significati, o la sostituzione, per cui un oggetto sta al posto di un altro.. ecc.

Jung amplierà molto il significato di ‘simbolo’, come indicatore visibile di un significato invisibile, pensiamo al simbolo come appare in un sistema religioso o filosofico o sociale o politico.
Freud è positivista, ateo e materialista. La sua teoria è monomaniaca, a binario unico. Egli generalizza una sua nevrosi personale che era a sfondo sessuale, con un complesso paterno e una latente omosessualità, e, partendo da quella, costruisce una teoria generale che dovrebbe essere valida per tutti i maschi occidentali (escludendo le femmine, della cui psiche Freud dichiara di non capire nulla).
Jung è molto diverso. Era uno psichiatra svizzero di religione protestante, aveva interessi spirituali e esoterici, era un medium naturale, e la sua teoria non riguarda solo le patologie mentali ma l’evoluzione totale dell’uomo. Egli non curò solo malati ma sperimentò su se stesso stati modificati di coscienza, si comportò nei confronti del proprio inconscio come uno sciamano in un viaggio d’anima, era interessato alla sessualità in modo relativo e non aveva le fissazioni sessuali di Freud mentre mirava allo sviluppo della propria spiritualità.
Possiamo dire che Freud era incentrato sui tre chakra bassi, soprattutto sulla sessuo-aggressività, Jung era orientato invece sui tre chakra alti, medianità, esoterismo e spiritualità; per questo la loro incompatibilità non poteva essere più grande.

Per un po’ le loro ricerche si svolsero in parallelo, erano entrambi due psichiatri affermati, aprivano una nuova pagina nella storia della scienza, erano due pionieri e tra loro scoppiò una travolgente amicizia, avevano l’un l’altro una ammirazione sconfinata, (Freud voleva fare di Jung il direttore della Società Psicoanalitica, il suo erede), ma le differenze temperamentali erano troppo grandi e il loro rapporto si chiuse drammaticamente.
Freud individuava la centralità psichica nella sessuo-aggressività, le patologie psichiche erano per lui blocchi nel percorso della libido attraverso le zone erotiche, per cui per lui il massimo della realizzazione umana era un orgasmo eterosessuale ben riuscito.
Jung invece concepiva la vita umana come un’opera d’arte in ascesi, sempre più orientata verso l’alto, in cui tutte le potenzialità si esplicavano, irradiando un grande disegno che costituiva lo scopo della vita, ognuno era guidato dal ‘processo di individuazione’, per cui doveva noj solo realizzare le proprie potenzialtà ma soprattutto purificare e innalzare il proprio Io, tendendo al proprio Sé.

Freud interpretava il sogno come indizio di un trauma o una pulsione inaccettabile che si erano presentati nel passato, nella prima infanzia, e in senso alla famiglia, in relazione alle figure parentali, in particolare il padre, e volgeva l’analisi indietro in un percorso regressivo per frugare nei meandri della memoria, trovare le vecchie ferite e cercare di dare all’uomo un corpo più funzionante.
Jung vedeva la vita come un processo alchemico, trasformativi, in cui ognuno aveva il compito altissimo di purificare la propria materia grossolana per portarla alla luce, e la malattia era occasione di cambiamento, egli volgeva l’analisi in avanti, come un percorso progressivo di illuminazione e chiarezza, verso la spiritualità..
Per Freud l’uomo soffriva di problemi sessuali, per Jung il suo dolore scaturiva dall’essere povero d’anima.
Alchimia indicava proprio questo: il passaggio dalle scorie del piombo alla luce dell’oro.
Secondo Freud noi soffriamo perché non facciamo bene il sesso, secondo Jung perché siamo anime oscure e involute, che devono passare a livelli di consapevolezza più alti. Uno si occupa di genitalità e di corpi fisici, l’altro di spirito e di angeli. Sicuramente la differenza è grande!

Anche Jung, nei primi anni, in parallelo a Freud, studiò i sogni tramite le associazioni automatiche e creò dei laboratori per analizzarle, più tardi unì a questo sistema un metodo più fluido, aderendo ai significati collettivi, arcaici e universali dei simboli, ampliando i messaggi dei sogni con altre manifestazioni dell’inconscio come l’arte, i miti, le fiabe, i riti, le drammatizzazioni, le visualizzazioni, l’esoterismo, l’alchimia, i viaggi d’anima o sciamanici….

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(Alfonso Filieri: Luna rosa)

Jung si accorse che nei sogni o nelle allucinazioni dei suoi pazienti comparivano di frequente dei GRANDI SIMBOLI, che l’inconscio profondo produceva in modo spontaneo, ma che la coscienza non sapeva interpretare, e vide che questi Grandi Simboli non sempre appartenevano allo stretto contesto culturale del paziente, ma si riferivano a culture arcaiche, religioni o mitologie antiche, come se ci fossero delle grandi linee guida della Psiche Universale, proprie della specie, che si ripresentavano simili nel corso del tempo, con immagini fondamentali nella memoria collettiva, da cui emergevano grandi figurazioni o pulsioni nell’immaginario individuale. Insomma i simboli dei sogni erano sempre gli stessi nel tempo e nello spazio, come se derivassero da una psiche eterna che parlava sempre lo stesso linguaggio figurato.
Ipotizzò dunque, che oltre l’INCONSCIO INDIVIDUALE freudiano, come luogo del rimosso, ci fosse una realtà metafisica più grande, l’INCONSCIO COLLETTIVO, luogo comune di grandi pulsioni energetiche primarie, inconoscibili in sé, che si manifestavano attraverso simboli.
Questi grandi movimenti o qualità fondamentali erano gli ARCHETIPI (Typos = modelli, figurazioni; Arché = arcaici, antichi), vie o modi dell’energia universale, che potevano comparire sia come impulsi primari che come simboli collettivi.
La mente imaginale, o cervello destro,era la funzione precostituita a raccogliere gli archetipi e rappresentarli in modo simbolico, visivo.
La mente imaginale o intuitiva era produttiva dei sogni, dell’arte, della medianità, della spiritualità, della religione, del misticismo, del gioco, della creatività, dell’invenzione, della scoperta del nuovo, dell’illuminazione, della fusione con l’assoluto… e lo faceva con un suo linguaggio, un preciso codice simbolico, che era lo stesso sempre e ovunque. Interpretare i sogni, come i prodotti dell’arte o della narrativa o della religione, significava apprendere questo linguaggio dell’inconscio collettivo.
Se l’uomo voleva tornare ad attingere a questa fonte di conoscenza, di orientamento ed energia doveva riattivare il grande immaginario. La vita umana non era solo sessualità o potere, del resto pratiche non accessibili a tutti, ma il luogo ove potevano apparire le grandi immagini dello spirito e queste erano accessibili ad ognuno e qui ogni uomo poteva ampliare i suoi orizzonti e le sue vibrazioni attivando potenzialità sottili.

I sogni erano una delle porte della mente simbolica, e gli analisti junghiani cercavano di aprirla anche con l’arte, la pittura, il modellaggio, la poesia, i racconti, la drammatizzazione, la danza, il gioco, il sacro… L’obiettivo non era più solo quello di eliminare perturbazioni spiacevoli dell’inconscio e ritrovare traumi sepolti, ma si poteva aprire una evoluzione dell’anima, nella realizzazione delle proprie potenzialità segrete e nell’apertura a nuove forme di illuminazione, attraverso la creatività, la medianità, una percezione diversa e più sottile della relazione con l’altro o con l’ambiente, col visibile e con l’invisibile, mutando il senso dell’io, in una vita finalizzata al raggiungimento del Sé, che è il massimo sole della realizzazione umana, oltre il tangibile e il percepibile.
In Jung il Super Io non c’è, e si parla invece molto del SÉ, il luogo della realizzazione completa, la luce verso cui tutti ci muoviamo.

La teoria freudiana è meccanicistica, considera l’uomo come condizionato da precise cause, per cui l’analista continua a analizzare le cause esistenziali primarie, spesso infantili, del vissuto.
La visione junghiana invece è finalistica e teleologica, vede l’uomo come attirato dalla sua propria luce, dal proprio dispiegamento completo, come la ghianda è attirata dalla quercia che potrebbe diventare.
Nell’interpretazione di Hillman, ognuno ha un proprio progetto di vita e tende alla sua realizzazione completa, a ciò che potrebbe essere in base alla sua natura e a ciò che potrebbe diventare oltre la sua natura. É vero che ognuno nasce con precise condizioni storiche e familiari, che sono necessarie in quanto indirizzano la sua energia secondi modi precisi; ma entro quelle condizioni deve svilupparsi un progetto personale, conscio o meno, per cui noi non agiamo in vista di una felicità da comprare o ricevere, ma siamo potenzialità che tendono alla propria attuazione, progetti in divenire, frecce che tendono ognuna alla propria meta.
In più, secondo Jung, ogni cammino è inserito in un progetto universale, in una visione della vita più grande della propria, per cui la nostra realizzazione partecipa di un progetto che cammina nella storia attraverso ogni vita.

Jung aveva un concetto di Kahrma piuttosto particolare. Credeva alle vite precedenti, ma non in senso induista. Sentiva di essere stato un crociato e un alchimista del 1700 collegato a Paracelso. Aveva avuto flash di memoria fin da bambino sulle sue vite precedenti. Ma concepiva la sua esistenza come un progetto dello spirito che, attraverso varie vite, aveva portato avanti una lotta della luce contro le tenebre; il crociato aveva fatto un percorso d’armi per la fede, l’alchimista aveva penetrato i segreti della materia grossolana cercando di trasformare il piombo in oro, ora lo psichiatra avanzava nell’energia sottile della psiche, ogni esistenza aveva cercato di risalire verso la conoscenza attraverso la trasformazione, esistenze diverse si erano dispiegate all’interno di uno stesso progetto generale, un progetto eroico e universale.
Non si trattava dunque solo di lenire la sofferenza della mente ma di aiutare ognuno a vedere il proprio progetto all’interno di una serie di esistenze, in cui il singolo destino era solo una tappa, non per uno scopo egoistico e limitato ma il lavoro di uno Spirito universale che parla attraverso gli Archetipi e i simboli ad essi connessi.
L’archetipo è pulsione e guida, quando viene riconosciuto alimenta la vita di una luce straordinaria, che non è solo orientamento ma risorsa. L’archetipo è energia mirata.

(Maria Letizia Russo)

Per capire l’archetipo pensiamo alla ‘Maternità’. L’energia parla nel corpo attraverso gli istinti, per es. l’istinto di maternità si attiva nel corpo in modo biologico producendo quasi in tutti delle reazioni istintive di fronte a input sensoriali precisi, come la faccetta tonda e gli occhioni di un bambino, che agiscono come spie su certe ghiandole, scatenando la tenerezza, o come l’allattamento che provoca nella madre sensazioni viscerali di piacere; in tal modo la natura ha messo in noi dei meccanismi fondamentali per proteggere la vita.
Ma l’energia non parla solo nel corpo con gli istinti, parla anche alla psiche con grandi immagini ideali. Nel caso della maternità lo fa attraverso l’archetipo della Grande Madre. Questa immagine guida supera gli elementi contingenti della madre terrena, appare alla psiche come una grande forza simbolica che attiva comportamenti di tutela, tenerezza e protezione, non tanto e non solo verso il cucciolo, ma in relazione a tutto ciò che nel mondo ha bisogno di essere difeso o protetto.
L’istinto materno porta a proteggere il cucciolo finché è cucciolo, l’archetipo della madre porta l’uomo a lottare per i deboli. L’istinto arriva solo al piano contingente immediato, l’archetipo lo supera per un progetto universale.
E’ per questo, per esempio che Gandhi viene chiamato la grande madre dell’India. L’archetipo è più vasto dell’istinto.
Quando Papa Giovanni dice che Dio è Madre, intuisce questa forza divina, una valenza di grande energia che può attivarsi in noi e che oltrepassa il dato della creazione materiale.

Come il corpo ha le sue linee guida che sono gli ISTINTI, per esempio: sei minacciato e hai una reazione di fuga, così anche la psiche ha i suoi istinti ovvero le sue vie d’anima, che sono gli ARCHETIPI, modelli primari che sorgono dinanzi a certi eventi, e che possono apparire nei sogni o nell’intuizione cosciente o mistica o creativa, attraverso simboli.
E’ abbastanza facile fare un elenco degli istinti che attengono alla parte organica e osservabile dell’uomo. Meno facile parlare degli archetipi. Non possiamo definirli, possiamo solo viverli o cercarli nella simbolica universale.
Seguendo l’esempio fatto della maternità, possiamo dire che in ognuno di noi c’è l’archetipo della GRANDE MADRE, anche in chi è nato orfano o è figlio di cattiva madre; l’archetipo è una modalità psichica che contiene valori come protezione, cura, tutela, partecipazione, compassione, accoglienza ecc. e la può attivare anche chi non ne ha fatto esperienza concreta e storica. Chi non ha ricevuto può dare. La fonte che non è stata alimentata può farsi sorgente per agli altri.
Uno dei simboli dell’archetipo della MADRE può essere la natura, o il mare, o la dea madre, presente in ogni cultura come energia protettiva.
La GRANDE MADRE rappresenta la parte psichica che attiene alla protezione. Quando Papa Giovanni dice che Dio è MADRE, si riferisce a questo modo di porsi della psiche. Quando profetizza che il terzo millennio sarà il tempo della donna, si riferisce a un mondo che ha bisogno di riscoprire le doti dell’accoglienza, della tutela della natura, della protezione dei deboli.
La GRANDE MADRE è un archetipo, cioè un modello d’anima che suscita comportamento.

(Mitoraj)

Allo stesso modo è un modello d’anima l’EROE, archetipo che compare in tutte le fiabe, nei miti ecc., e che rappresenta un altro modo di essere della psiche, rivolto all’impresa, alla guida, dotato di coraggio ecc. Nel transfert psicoanalitico il paziente può proiettare l’archetipo del SALVATORE sull’analista o vederlo come Grande Madre.

Un altro archetipo è il BAMBINO DIVINO, che appare spesso nei nostri sogni e che celebriamo nel Natale ma che è presente in ogni religione per indicare la rinascita, la purezza, la vita nuova, il rinnovamento spirituale…
Queste figure che appaiono alla psiche non sono prodotte dalla psiche; secondo Jung, sono innate come gli istinti e si riverberano nei Sogni Straordinari attraverso i simboli relativi, così come sono istintivamente usate dagli artisti nelle loro opere; per Jung infatti il codice simbolico dei sogni è lo stesso dei miti, delle favole, delle opere d’arte.

L’inconscio collettivo junghiano ricorda un po’ il PIANO AKASICO, archivio universale di conoscenze ma allo stesso tempo fonte e sorgente delle pulsioni spirituali, matrice degli eventi energetici; la fonte di queste pulsioni psichiche sarebbe costituita dagli archetipi, o l’Iperuranio di Platone, sede delle IDEE universali.
In genere l’archetipo si attiva quando avviene una forte trasformazione dell’energia, il cambiamento è l’evento che fa agire l’archetipo. Poiché l’inconscio precede sempre un po’ l’evento in quanto lo conosce prima ed è più veloce della coscienza e del tempo, può essere che il sogno premonitore esprima l’evento ancora da accadere usando i simboli dell’archetipo, così come l’immagine precede, a volte, la percezione.
Per es. prima che si verifichi l’evento morte, è possibile avere sogni sull’archetipo della MORTE, che si esprimerà con i simboli del ponte, delle scale che scendono nell’oscurità, dell’Ombra, della farfalla ecc.

In genere l’archetipo può riferirsi alla psiche collettiva come alla natura, per cui il poeta o il pittore possono usare le stesse analogie per entrambe e descrivere la psiche come natura o viceversa, per esempio il buio interiore è come l’inverno sulla terra, la resurrezione dell’anima da un periodo di crisi o depressione è analoga alla resurrezione della natura in primavera; per questo quando gli antichi celebravano i grandi momenti ciclici della natura celebravano insieme movimenti analoghi della psiche universale.
Perciò quando sogniamo se ci sono riferimenti al cielo e al paesaggio, li interpreteremo come cieli e paesaggi d’anima.
Analogamente, il Bambino divino che rappresenta l’uscire dalle tenebre per una nuova immissione di speranza, ha il suo Natale, cioè la sua apparizione o nascita, in un preciso momento dell’anno, quando il tempo della luce e quello del buio sono uguali (equinozio), dopodiché il tempo della luce si allunga, indicando che la luce ha vinto sulle tenebre, noi ci sentiamo più buoni, e celebriamo la vittoria dell’amore sul male, e questa festa si presenta analoga in tutte le religioni con simbologie simili per senso, vedi la festa delle luci in India o quella degli alberi in Svezia. Il Natale non è una novità dal punto di vista antropologico ma si situa nel filone di festeggiamenti similari presenti in tutto il mondo antico, al punto che nel nostro Natale confluiscono simboli celtici, per esempio, come l’abete che deriva dai paesi baltici, o il vischio che era sacro agli antichi Druidi.

Jung studiava queste analogie tra popoli e religioni diverse, convinto che i sogni ne esprimessero il potenziale simbolico.
Jung sentiva con certezza che il mondo era Uno, e che la natura dentro di noi (anima) e la natura fuori di noi (mondo) potevano comunicare. Per questo pensava che noi possiamo incontrare i nostri simboli anche nella vita quotidiana, come segni di archetipi che si rivelano e che attraggono la nostra attenzione per aiutarci o indicarci cammini d’anima. La sincronicità è appunto questo, un incontro tra un simbolo esteriore e un cambiamento interiore, come se natura e anima facessero parte entrambe di un unico mondo spirituale che si rivela dentro di noi e fuori di noi e di cui possiamo cogliere le connessioni quando siamo allineati al nostro centro..

L’archetipo è in sé inconoscibile, noi non sappiamo cosa sia l’ANIMA, o l’EROE, o la GRANDE MADRE, il BAMBINO DIVINO, o l’ANGELO… la realtà d’anima non è empirica, tangibile, misurabile o definibile, e tuttavia essa ci guida e ci aiuta e appare alla nostra mente sotto forma di intuizioni. I SIMBOLI sono i modi della sua visibilità, poiché noi abbiamo bisogno di figure, immagini, parole per pensare a qualcosa. I simboli di uno stesso archetipo possono essere anche un po’ diversi tra loro nelle varie culture ma si somigliano, sono equivalenti, in quanto ineriscono a una stessa qualità dell’energia, a una stessa forma psichica, per analogia.

Vediamo un esempio. Un archetipo importante è quello della RINASCITA, può essere la rinascita del giorno come momento dell’alba, o la rinascita della natura a primavera o quella dell’anima dopo la morte del corpo, rappresenta comunque un grande momento di cambiamento dell’energia che dal suo punto più basso risale verso l’alto.
Nel mondo egizio questo archetipo è simboleggiata dallo SCARABEO, lo scarabeo è il suo simbolo visibile, gli antichi Egizi lo scelgono perché il suo nome, Kefer o Kepher, era lo stesso nome del sole che nasce all’alba, e l’alba del giorno è analoga all’alba dell’anima che ritrova se stessa o alla resurrezione dopo la morte. Lo scarabeo rappresentava il sole nascente. Gli Egizi avevano nomi diversi per ogni posizione del sole e ad ognuna corrispondeva un dio, essendo gli dei funzioni della vita, simboli personificati che rappresentavano momenti dell’Essere.
Questo modo di rappresentare le forme dell’energia, cioè gli archetipi, secondo divinità è presente in tutto il mondo antico, anche gli dei greci non sono che funzioni in forma antropica di vie dell’energia, l’amore=Venere, la guerra=Marte, la sapienza=Minerva ecc., come se la psiche umana si riverberasse nel grande cielo del divino, in una forma di psichismo universale.
Ora accade che persone del mondo occidentale che nulla sanno del significato dello scarabeo nel mondo egizio, tuttavia lo sognino, quando si trovano nelle condizioni di dover avere un rinnovamento delle loro energie interiori.
Ho trovato persone che hanno sognato lo scarabeo senza conoscere il suo significato egizio. Anche Jung ebbe casi simili.
L’analisi psicoanalitica consiste principalmente nella interpretazione dei sogni o dei contenuti delle visualizzazioni o delle pitture o poesie o drammatizzazioni, che hanno comunque significato simbolico.

Una paziente di Jung era ferma nel suo blocco psichico e non sognava. L’analisi non andava avanti. Ma un giorno la paziente arrivò emozionata con un sogno, aveva sognato uno scarabeo. Jung capì subito che il rinnovamento era cominciato, anche se la sognatrice non capiva il proprio sogno. Ma a quel punto accadde una cosa straordinaria. Uno scarabeo vero cominciò a battere contro i vetri della finestra per entrare. Non era un momento dell’anno in cui ci potevano essere scarabei e quello era una ‘cetonia aurata’, cioè lo scarabeo svizzero che più somiglia, anche per classe, allo scarabeo egizio. Scarabeo del sogno e scarabeo reale si incontravano. La natura sottolineava il significato. Jung parlò di SINCRONICITÀ, significato d’anima che ci viene incontro attraverso le cose del mondo esterno, momenti in cui natura e anima dicono la stessa cosa.

A me è capitata una persona irrigidita nei suoi blocchi mentali che è venuta raccontando di aver sognato delle coccinelle. Ha detto anche che le veniva in mente di aver visto da poco un documentario in cui una famiglia di coccinelle era rimasta congelata d’inverno in un ghiacciolo in una cantina, poi quando era venuta la primavera il ghiacciolo si era scongelato liberando la famigliola che aveva ricominciato a vivere. L’associazione era molto favorevole, perché nel caso in questione, padre, madre e figlio, cioè una intera famiglia era rimasta congelata in una situazione di odio e risentimento apparentemente irrisolubile. Il sogno e l’associazione indicava che la situazione energetica di blocco e gelo si sarebbe sciolta e ognuno avrebbe ripreso a camminare per la sua via. Ma mentre interpretavamo così il sogno, la signora si è accorta che nel tavolinetto alla sua sinistra c’era una coccinella. Il fatto non era spiegabile, perché d’inverno le coccinelle non ci sono, arrivano a primavera. Poi aveva fatto molto freddo e le finestre erano rimaste chiuse da tempo. Dunque era un caso di sincronicità. Coccinella significava speranza.
Jung era convinto che le cose fuori di noi ci parlassero a volte in forma simbolica.

(Juan Mirò)

Invece presso molti popoli la cavalletta è un messaggero. Maria Francesca racconta che per alcuni giorno ha avuto una cavalletta in casa, non si muoveva molto e lei cercava di nutrirla, ma un giorno la cavalletta si è nascosta in una fessura sporgendo solo per un pezzettino e lei ha scambiato quel pezzettino per uno scarafaggio e lo ha ucciso con lo spry, poi le è dispiaciuto in modo esagerato. Il giorno dopo ha saputo della morte di una sua conoscente, ma quando nel giornale ha visto la sua foto si è accorta che la defunta portava una cavalletta sulla spalla.
L’antropologa Sartori narra che nel suo viaggio in Messico conobbe uno sciamano che le mandava messaggi sotto forma di cavalletta. In un parco a Città del Messico su una pietra è incisa una cavalletta, che è la corrispondente del dio Mercurio greco. Un giorno la studiosa vide una cavalletta sulla sua finestra che aveva una zampina rotta, lo sciamano non venne all’appuntamento e lei seppe poi che era all’ospedale perché si era rotto una gamba.
Una indicazione più inquietante viene dai sogni e dagli incontro di una giovane che riguardano la mantide religiosa, ora la mantide è un insetto che ha una vita sentimentale un po’ macabra, in quanto divora il suo sposo dopo l’accoppiamento. Il fatto che questa ragazza sogni la mantide e addirittura dica di vederla spesso è un fatto un po’ strano, perché la mantide non vive nei nostri paesi ma è un insetto tropicale, ma getta un’ombra di sospetto sul rapporto col suo compagno. Se è un segno, non è un segno favorevole alla durata di questo rapporto.
..
INDICE SONNO E SOGNI

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/04/04/masada-n%C2%B0-1115-4-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-1/

Lezione 2: masadaweb.org/2010/04/09/masada-n%C2%B0-1118-9-4-2010-corso-su-sonno-e-sogni-lezione-2/

Lezione 3: masadaweb.org/2010/04/18/masada-n%C2%B0-1123-18-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-3/

Lezione 4: masadaweb.org/2010/04/29/masada-n%C2%B0-1128-29-4-2010-sonno-e-sogni-lezione-4/

Lezione 5: masadaweb.org/2010/05/07/masada-n%C2%B0-1133-7-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-5/#more-4235

Lezione 6: masadaweb.org/2010/05/12/masada-n%C2%B0-1135-12-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-6/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/05/18/masada-n%C2%B0-1139-18-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-7/

Lezione 8: masadaweb.org/2010/06/01/masada-n%C2%B0-1146-1-6-2010-sonno-e-sogni-lezione-8-simboli-animali/

Lezione 9: masadaweb.org/2010/06/04/masada-n%C2%B0-1146-4-6-2020-sonno-e-sogni-lezione-9/#more-4334

Lezione 10: masadaweb.org/2010/06/08/masada-n%C2%B0-1150-8-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-10-i-sogni-di-morte/

Lezione 11 : masadaweb.org/2010/06/13/masada-n%C2%B0-1153-13-5-2010-sonno-e-sogni-lezione-11

Lezione 12 : masadaweb.org/2010/06/16/masada-n%C2%B0-1156-sonno-e-sogni-12%C2%B0-e-ultima-lezione/


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14 commenti »

  1. Ciao Viviana, ogni tanto vado sul tuo masadaweb e dopo sento il bisogno di scriverti per complimentarmi !! Hai un italiano bellissimo, semplice, comprensibile, tipico di chi sa quello che dice e lo ha assimilato diventando il concetto parte dell’Essere !!

    Ciao e abbracci

    juan

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2010 @ 5:25 am | Rispondi

  2. Grazie Juan. Vedi, io sono nata da una famiglia di gente misera e sono l’unica nella mia famiglia ad essere laureata. Mia madre e mio padre avevano fatto solo la terza elementare. Già da piccolisisma io avevo la fissa di insegnare. Ritagliavo delle bamboline di carta, le mettevo sedute contro il muro e fingevo di essere la loro maestra. Quando sono andata a scuola, spiegavo tutto quello che studiavo a mia mamma, che cuciva e stava sempre zitta, e cercavo di dirle le cose nel modo più semplice. Alla fine questa cosa di spiegare agli altri le cose nel modo più semplice è diventata il mio stile di vita. Credo di avere insegnato sempre. Quando ho preso la seconda laurea in filosofia, spiegavo le teorie filosofiche alla mia bambina e quando si addormentava le parlavo di Socrate o di Platone o dei miti greci. Già a 14 anni aiutavo i compagni di scuola nei compiti e all’università è stato lo stesso. C’era sempre qualche amica ricca e viziata che non aveva tanta voglia di studiare e io la aiutavo a preparare gli esami semplificandole materie complesse come economia o diritto canonico o statistica. Poi ho fatto diverse tesi per laureandi.
    Ho insegnato tante materie incongruenti tra loro a scuola, spesso i ragazzi mi chiedevano cose che non erano nemmeno attinenti alla mia materia ma ad altre o al mondo e io cercavo di dare loro delle spiegazioni semplici e chiare.
    Anche sui blog quando qualcuno chiede qualcosa, cerco di rispondergli in modo facile.
    Ma la cosa che mi ha sempre tentato di più è fare corsi su materie di cui normalmente la gente comune non sa nulla perché le ritene troppo difficili: filosofia occidentale e orientale, fisica quantistica, mondo del paranormale, misticismo, mondo dell’energia, psicoanalisi, economia..
    Jung dice che il compito dell’individuazione consiste nello scoprire chi siamo e per quale motivo siamo nati. Io credo di essere nata per fare l’insegnante e per comunicare al mondo.
    Ora i miei corsi sono diradati pe rmotivi di anni e di salute, ma cerco sempre di farne almeno uno. Come puoi vedere, ho cominciato a pubblicare su Masada alcuni di questi corsi che ho tenuto per anni e che hanno attirato migliaia di persone, con scarso risultato economico, ma con grande risultato sociale. Immagino che ognuno costituisca un libro a sé stante, ma sono troppo poco portata al mercato e alla vendita per averne voluto trarre un utile economico.
    Ho insegnato tante cose, ad alcuni sembrano diverse, ma per me fanno parte di un quadro comune in cui ogni parte si regge sull’insieme. E anche questo fa parte di un destino che ho imparato ad accettare nel bene come nel male.
    Saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 1, 2010 @ 5:25 am | Rispondi

  3. Cara Viviana,
    che gioia una mail personale, non me l’aspettavo. Per dirle la verità andando sul sito di Grillo mi hanno colpito i suoi commenti e, ne e nata una simpatia inspiegabile,tra me e me mi son detta “questa donna mi piacerebbe conoscerla” poi sono approdata a Masada e, leggendo le lezioni sulla radiestesia ho capito il perché di questa strana sintonia.
    Le sono grata per quello che ha messo in rete,che a molte persone è costato un sacco di soldi, e che per mia esperienza personale condivido, anche se credo che a molte persone possano sembrare delle storie e dovrebbero invece essere prese molto sul serio soprattutto per ciò che riguarda il luogo in cui dormiamo che è molto importante per la salute.
    Sono stata a stretto contatto con un bravo radiestesista anni fa e ho constatato cose incredibili,e, ricordo diceva che TUTTI, con un po’ di pratica potevano essere come lui e i suoi allievi l’hanno dimostrato. Le dico questo solo per farle capire che il mio apprezzamento è basato su basi diciamo”solide”. Avendo poi una figlia in Australia ho apprezzato tutto ciò che dice sugli aborigeni che vorrei tanto conoscere di persona, cosa totalmente indifferente a mia figlia finita lì per altri motivi.
    Per non farle perdere altro tempo con una simpatizzante 64enne solitaria e disabituata al colloquio visto che chiede qualcosa sui sogni , io ne vrei uno, non proprio recente che ha avuto un riscontro pratico e felice, non riguarda me personalmente, sono solo stata la latrice, però sapevo chi era il destinatario.
    Se le interessa ,glielo invierò, per me è uno dei pochi sogni della mia vita ad essere interessante ;spero di non essere stata troppo prolissa, sono una persona che ama ascoltare più che parlare, mi interesso il giusto di politica perchè soffro di impotenza verso questo sopruso dilagante sulle menti inconsapevoli o che tali vogliono essere.
    Sono convinta che l’onda di forma emessa sia difficile da contrastare, al pari di quella cattolica, ed è solo per questo che pur interessandomene
    e partecipando alle iniziative dedico solo poca parte dei miei pensieri alla politica, ma quando si dovrà per forza di cose passare all’azione, ci sarò.
    Basta, ho scritto anche troppo non rileggo se nò non la invio.La inserisco
    nella mia serale mail per il cielo,
    un caro saluto
    Mery

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:30 pm | Rispondi

  4. Ciao Mery
    Intanto dammi del tu, per favore, come hanno sempre fatto tutti, anche gli allievi. Poi volevo sapere se scrivi sul blog di Grillo firmandoti Maria.
    Quello che dici sulle onde di forma è interessante. E mi piace anche la frase: “soffro di impotenza verso questo sopruso dilagante sulle menti inconsapevoli o che tali vogliono essere”. Ci sono punti della lettera che mi colpiscono per la sintonia con ciò che sono.
    Raccontami pure i sogni che desideri.
    Io ho 68 anni. E al momento non sono nemmeno giovanile e mi muovo a fatica. Per cui scrivere su internet è diventato quasi il mio sport preferito.
    un abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:31 pm | Rispondi

  5. Ciao Viviana,
    felice di sentirti, un po’ meno per quello che dici sulla tua salute, non c’è proprio rimedio? Le hai provate tutte? Spero possa esserci ancora qualcosa che ti possa dare aiuto!
    Per quanto riguarda il blog di Grillo non sono io la Maria che commenta, lo leggo e a volte dò il voto ma mi fermo lì,non ho corrispondenze via internet tranne mia figlia e due tre amiche. La prima persona sconosciuta che mi ha incuriosito sei stata tu e, per come sono fatta, sono ancora stupita di aver osato scriverti.Il mio rapporto con il computer è di odio/amore, non ho una grossa resistenza alla lettura e,se voglio seguire un lungo discorso lo stampo e lo leggo con calma, sullo schermo mi sembra che ad ogni riga gli occhi prendano sempre più velocità per cui alla fine della lettura sento di aver immagazzinato un sacco di notizie e di non averne afferrata seriamente nemmeno una. In più ho fatto la grafica per lungo tempo ed è stato un grosso sforzo per me, quella della vecchia generazione che usava matite fatte di legno,pennarelli dall’inconfondibile odore cancerogeno (scoperto tale solo dopo vent’anni di uso affezionato), colori che si diluivano con un bastoncino con in fondo dei peli chiamato pennello che andava amorevolmente leccato con la saliva alla fine dell’uso perchè mantenesse la punta ….il mouse invece così grosso, così antianatomico che costrige la mano in una morsa innaturale è come se si tenesse a distanza dalla tua opera quasi a rifiutarne in contatto ravvicinato non mi è mai riuscito di sentirlo come un compagno di lavoro.
    Credo di aver divagato e ti chiedo scusa, forse mi si è risvegliata un po’ di nostalgia per contrastare una certa intolleranza per questa tecnologia esasperata che non demonizzo sia chiaro ma non deve tendere a cancellare l’uomo e il suo contatto con le piccole cose, con la terra, con la natura che per quanto la insultiamo ci dà ancora da vivere anche se mi sembra incominci a scocciarsi di questi presuntuosi pidocchi cui ha dato la possibilità di moltiplicarsi e a vomitare questo suo umor nero, sacrificando le sue stesse creature innocenti,per dirci forse con un ultimo disperato appello : uomo, visto che tale ti credi,ricorda che sono più forte di te. beh questo è quanto è saltato fuori oggi, di ciò che scrivo puoi farne l’uso che credi,appena salterà fuori qualcosa di interessante, sono un pò arrugginita con il dialogo ,ti ringrazio per darmi la possibilità di scriverti e riprendere confidenza col mio pensiero.
    Un abbraccio,
    Mery

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:37 pm | Rispondi

  6. Ciao Mery
    Per me il rapporto col pc è stato facile, ho in casa mio marito reduce dall’IBM e avevo in casa una figlia laureata in informatica, per cui se avevo qualche problema mi rispondevano. Ed è stata mia figlia a metter su il mio blog, due volte, perché la prima mi è stato distrutto non so da chi.
    Io amo il gesto grafico che ha una sua bellezza e devo ricorrervi specie per la poesia come se ad esso collaborasse tutto il corpo e un tempo dipingevo, attività che spero di riprendere prima o poi, anche se mi piace dipingere con le mani, coi bastoncini, con le spugne, insomma con strumenti non pennelleschi. E usavo le mani, anzi i palmi, per scrivere nella scritura automatica che ora non faccio più anche se alcune cose mi sono uscite sulla stampante.
    Ma la mia mente è estremamente veloce e il pc sopperisce meglio alla stesura del pensiero, anche se la mano sx batte pià velocemente della destra per cui spesso inverto le lettere.
    Adoro scrivere e pensare e la natura non mi ha dotato di un corpo abile nelle attività fisiche per cui scrivere e pensare sono le mie attività preferite, oltre a insegnare, cosa questa che ho dovuto ridurre molto. Oggi, a parte i lavori di casa, direi che passo tutta la mia giornata al computer e se questo non ci fosse sarei proprio disperata.
    Sapere che sei stata una grafica mi incuriosisce molto. Ho un amico che è un famoso grafico pubblicitario, Carlo Burelli, ed è stato quello che ci ha aiutato a metter su la parte pubblicitaria della campagna delle bandiere di pace che è stata ideata e organizzata a suo tempo da mia figlia.
    Sono lieta che tu mi abbia scritto. Il pc permette una libertà e una confidenza impensabili a volte nel contatto diretto e consente di dire molto di noi, senza avere l’invadenza del telefono e le difficoltà della posta cartacea.
    Del resto scrivi bene e sarei lieta se mi dicessi qualcosa di più di te.
    Qual’è l’argomento o il carattere che ti hanno deciso a scrivermi?
    Io continuo a muovermi a fatica, sono tutta un dolore, il tempo non sembra rimettersi stabilmente e Bologna è una città umidissima tutto l’anno.
    Sabato partiremo per Londra dove vive nostra figlia, sposata con due bambini piccoli. Io sono contenta di vederli (sono stati da noi 15 giorni a marzo) ma insieme sono spaventata dalle fatiche che mi aspettano, la bambina ha due anni e mezzo ed è vivacissima e ribelle, e il maschietto a 7 mesi ed è pesante.
    Al momento il mio stare meglio consiste nell’avere poco dolore se sto ferma e seduta, molto dolore se mi alzo in piedi e cammino. Dopo due mesi di cure senza esito spero solo di non avere la SLA o qualche malattia terribile simile. Mio marito ha anche lui i suoi guai che sono molto più seri dei miei (ha avuto 5 brutti interventi chirurgici in poco tempo e anche ora le sue condizioni non sono buone). Invecchiare è bello solo se stai bene di salute, ma tutto non si può scegliere. La sofferenza fisica e la malattia mi hanno accompagnato da quando sono nata. Ora questa nuova pena mi spinge a domandarmi: cos’è che devo imparare? Cosa significa questa nuova lezione di dolore? In cosa mi devo migliorare?
    baci, ti aspetto
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:39 pm | Rispondi

  7. Carissima,
    eccomi a rispondere al tuo scritto,abbastanza sorpresa poichè dopo aver letto quello che scrivi tu in Masada, stamane non ero tanto sicura che ci fosse una risposta, non certo per maleducazione, ma per mancanza di tempo. Come ti invidio,per me è già un successo riuscire a buttare giù due righe,perlomeno di un qualche interesse.
    Non so perchè ti ho scritto, non ho una risposta razionale. E’ un impulso che mi è venuto da qualche parte, sicuramente devo aver letto un tuo commento che ho condiviso così intensamente da farmi dire, io, questa donna la devo conoscere e così è stato. Devo essere entrata in risonanza,è una delle leggi dell’universo, ho risposto all’eco dei tuoi pensieri. Per cui è colpa tua se sono qui a rompere! Forse un perchè ci sarà o forse no, intanto ho scoperto che in comune abbiamo una passione, il disegno, e che entrambe abbiamo una figlia lontana e, un poco, anche per la scrittura automatica. Qualcosina in comune c’è. I pesi che ci portiamo dalla nascita invece sono di natura diversa, per me sono sempre stati problemi di danaro,ho ereditato sempre e solo debiti, i più impensabili e inaspettati, e mai uno mio! Il copywriter che scrive la trama della mia vita riesce sempre a stupirmi.
    Sono rimasta vedova da giovane, con due figli ed essendo senza genitori non è stata una passeggiata, ma ho preso la vita come una sfida dicendomi che l’avrei vinta io, aiutata da un buon carattere e dei buoni figli. Questo per i fatti più rilevanti perchè ho una vita degna di un romanzo ottocentesco,da cui mi ha salvato l’ironia e la frase che ho fatto mia “domani è un altro giorno”.
    Quindi più volte nella vita mi sono posta la tua stessa domanda: perché questo? Cosa devo imparare?
    Credo tu abbia già avuto spiegazioni di tutti i tipi, da quella genetica a quella di un debito contratto nelle vite passate, resta il fatto che dobbiamo convivere con le nostre sofferenze e non è così automatico accettarle con serenità, e poi se, come dicono i saggi, l’anima è già salva ed è qui solo per fare esperienza, perché mai apprendere solo attraverso il dolore?
    La malattia è un qualcosa su cui tutti ci poniamo domande ma ora abbiamo una speranza, presto non lo sarà più.
    Ora c’e Berlusconi! se in tre anni sconfigge il cancro,tra quattro l’aids, l’ebola pure scomparirà seguita da una autoestinzione di virus collettiva dovuta al fatto che vivremo in un mondo d’amore , in cui non ci sarà più posto per le malattie, soprattutto perchè gli schiavi per essere più produttivi devono essere sani.
    Per il resto siamo diverse io potrei essere definita una contemplativa, ma forse proprio perchè cerco la verità,non posso astrarmi dal contesto in cui vivo e quindi seguo anche la politica, se faccio parte di un tutto non posso escluderne una parte.
    La cosiddetta via del bene non può essere indolore e può avere risvolti anche violenti.
    Chi parla tanto di Dio non deve permettersi di dirci come votare ma gettare la tonaca e manifestare col popolo e far sue le sue battaglie, questa è la comunione.
    Concludendo,per essere una tendente al silenzio, che non ha mai scritto una riga penso che forse ci sia un qualche contatto tra noi. Forse ti faranno difetto le gambe,ma mi devi aver raggiunto con le ali del tuo pensiero.
    Con il mantra serale “respirare con la salvezza della terra” e “trovarsi all’unisono con la sofferenza del mondo” tisaluto caramente augurando a te e tuo marito,che tutto vada per il meglio.
    Mery

    P.S. Non conosco il tuo amico grafico,ma sono anche un smemorata per i nomi,inoltre per varie vicissitudini(leggi cattiva amministrazione dello studio in cuiero) non faccio più la grafica da cinque anni, ora sono una cameriera addetta alle colazioni in un albergo.Una scuola di vita.

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:44 pm | Rispondi

  8. Carissima Mery
    devo dire che sei incredibile, una donna d’acciaio col cuore alato, direi e con grandi capacità espressive.
    Scamparla con due figli e da sola non è da tutti, passare da un lavoro a uno diversissimo nemmeno.
    Non dovevi dubitare che ti avrei risposto. Per tutta la vita essere aperta con gli altri è stata la mia meta suprema che oggi continua su internet con persone che conosco o non conosco e che mi stanno vicine o dall’altra parte del mondo. Passare 29 anni in una prigione famigliare mi ha reso molto ricettiva agli altri, quasi per un bisogno di penetrazione suprema. Comunicare per me è una gioia infinita, come può esserlo mangiare finalmente dopo che si è sofferto per anni la fame.
    Credo di essere una contemplativa anch’io, ma nel senso del pensiero che pensa, non della mente vacua, anche se ho sperimentato pure quella e ho conosciuto (però una volta sola) l’estasi. Ma preferisco essere colei che riempie e non che è riempita. Sono un ariete e dunque ho l’attività nervosa e maschile nelle mie corde, non la passività femminile. Proprio per questo credo che nella prossima vita sperimenterò l’essere un monaco buddhista perché la passività ricettiva di assoluto è una via su cui mi devo incamminare e che mi sembra ricca di possibilità che ignoro e che devo imparare.
    Quando ero piccola mi stizzivo per la condizioni di vita in cui ero stata calata, un corpo distinto dagli altri, una mente separata, un sistema di locomozione bizzarro e pesante. Sognavo di tornare ad essere una entità incorporea che si muoveva in tempo reale e conosceva il mondo in modo telepatico, mi sentivo tradita e gettata in una condizione di prigionia. E, a tutt’oggi, l’anomalia che sento nel camminare si è sostanziata in questa sofferenza cronica delle articolaziomi e in questa debolezza che sta aumentando di giorno in giorno e che il dottore ha detto potrebbe essere una neuropatia da diabete, e spero ancora non sia qualcosa che immobilizzerà totalmente.
    Se avessi riposto tutte le mie risorse nel corpo fisico, la vita che sono stata costretta a fare e le condizioni in cui mi trovo oggi mi darebbero molta sofferenza, invece, grazie alle gioie che ricevo dalla mia mente, la mia giornata è piena, mi realizzo bene, sono soddisfatta della mia giornata, mi sento utile.
    Vedremo come riuscirò a cavarmela con i miei nipotini da sabato, perché ai bambini interessa poco che tu abbia dei bei pensieri e la capacità di sognare, preferiscono delle braccia robuste e una buona schiena.
    Quando tornerò dopo 9 giorni a Londra, dovrò in tutti i modi ricominciare a usare il corpo che non ho, con la piscina o la bicicletta o altri modi per non paralizzarmi del tutto. E devo, lo giuro qui a te e a me, voglio ricominciare a dipingere.
    C’è un pittore, Alfonso Filieri, che fa delle opere bellissime piene di trasparenze con le carte veline e la cera, ne pubblico spesso le immagini (anche in questo Masada) e anche mi scrive. Oggi ho visto in tv una artista che lavora con le resine, l’effetto luce e trasparenza era notevole, chissà cosa sono? Mi piacerebbe tanto conoscere qualche tecnica di luce. Ho lavorato a volte sul vetro, ma i colori a vetro sono costosi e le opere sono difficili da incorniciare. Questa artista faceva grandi cornici di resina blu, il blu è il colore dello spirito. Ho voglia di fare delle cose azzurre e blu e verdi. Quando ero piccola, eravamo veramente in una miseria profonda, privi di tutto, e mi arrivò, non so, come una grande illustrazione verdeazzurra di Bosch, di un santo che aleggiava in fondo al mare con un grande pesce (Le tentazioni di sant’Antonio). Quel colore verdeazzurro mi colpì come una folgorazione. Nello squallore del luogo dove vivevamo, quel verde così trasparente e pieno di luce misteriosa mandava come un alone di forza vivida e prorompente. L’ho rivisto poi quel colore nel mare pugliese e mi parve la cosa più bella del mondo. So che quel colore si ottiene schiarendo un certo verde veronese e cobalto. Sento quel colore come se mi chiamasse, come se io dovessi cercarvi dentro sfumature preziose, ma ho solo degli acrilici e gli acrilici sono tozzi e duri.
    Ora vado un po’ a dormire, perché quando mangio la glicemia sale e mi viene sonno
    A domani
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 4, 2010 @ 12:47 pm | Rispondi

  9. Carissima Viviana,
    grazie della bella lettera e dall’apprezzamento che mi hai fatto,lo terrò nella mente assieme a quello che mi fece mia madre e che spesso,quando tendevo allo sconforto richiamavo in me per “sentirmi qualcuno” é meno incisivo ma rispecchia il mio atteggiamento verso la vita, mi definiva una persona su cui si può sempre contare:non so se sia del tutto vero però mi piace crederlo.
    Sono felice della pienezza della tua vita e di quanto puoi spaziare con la tua mente in campi noti e non, di quanto il tuo essere sia comunque dotato dei mezzi per poter superare le barriere fisiche col gratificante potere della parola. Direi che storicamente molti geni hanno avuto tare fisiche. La mia prigione è stata la totale mancanza di libertà, una piccola bimba tenuta in casa senza contatti umani, con un’ora d’aria cronometrata al secondo. A scuola, dalle suore ancora meno libertà, da una prigione all’altra senza neanche il dono della cultura, anzi un un insegnamento di menzogna che, se pur ignorante,avvertivo.Ho cominciato a vivere alle superiori, pubbliche, ad accedere ad una biblioteca, a nascondere i libri perchè mia nonna li doveva leggere per prima per vedere se erano adatti a me! L’ora d’aria permaneva, ma avrei potuto farne a meno. Avevo un’unica colpa, essere nata da una persona a me tutt’ora sconosciuta ! La natura mi ha salvato, (sono cresciuta nel Veneto),i fiori, il vento, l’odore della terra e i tremendi adorati temporali, che sembravano urlare con me bombardando il mondo con lampi di luce di cui subisco ancora il fascino. Credo di aver stabilito una certa affinità con la terra e tutt’ora ad ogni terremoto ho la sensazione di perdere l’equilibrio, cosa di nessuna utilità che a volte dura giorni.
    Molto bello ciò che dici sui colori, ed hai ragione a voler sperimentare i materiali che più possano trasmettere concretamente la luce della tua anima. Io non ho particolari informazioni da darti, il fatto di disegnare per lavoro non ha lasciato tempo per la ricerca, anzi alla ricerca del mezzo piu rapido per ottenere il risultato.Ho una discreta antipatia per la tempera, l’olio l’ho sperimentato poco, impensabile un’illustrazione con quel mezzo quando per il cliente tre giorni sono un’etrnità. Ho usato molto, anzi sempre l’écoline, una boccetta dura una vita, somiglia all’aquerello ma ha colori molto più brillanti e ti lascia la possibilità di correggere se sbagli,il che non guasta e si possono ottenere tutte le sfumature del mondo,credo tu ci possa “giocare” con le spugne, con le mani non so, sono esperimenti che non ho mai fatto, i miei gatti però passeggiando sulle mie ciotoline hanno ottenuto una pittura astratta niente male che avrei anche tenuto, se non fosse stata sopra il disegno che dovevo consegnare ed ho recuperato con interventi di varechina. il che ha alterato un pò i colori, ma grazie alla mia ….maestria è stato salvato.
    Sono stupefatta che tu abbia già il progetto della tua prossima vita, io sto ancora cercando di capire quale sia quello attuale, anche se si sta delineando, i tbetani hanno tutta la mia simpatia e un lama in suo discorso
    mi ha portato in un altro ambiente che si è sovrapposto a quello reale. Di loro amo il sorriso e la delicata ironia di tutto il resto purtroppo non ho conoscenza. Non credo sia nel mio prossimo futuro ma sarò lieta se ti incontrerò e se mi permetterai di pulirti la ciotola.
    un bacio Mery

    Commento di MasadaAdmin — maggio 6, 2010 @ 5:59 am | Rispondi

  10. Cara Mery
    beh, non esageriamo, sognare di diventare monaco non vuol dire sognare di diventare santo. Diventare monaco per me significa purificarmi e liberarmi della rabbia e dell’aggressività che mi porto dentro. Questo ho sognato e questo spero di fare.
    E’ incredibile quante analogie hanno le nostre vite: io sono stata prigioniera di un padre padrone per 29 anni, invece dell’ora d’aria avevo il permesso di andare a scuola o a lavorare quando è venuto quel tempo. Tu senza madre, io con una madre anaffettiva. Tutte e due con l’amore per i temporali e il malore per i terremoti. Tutte e due con la passione per i libri e col rispetto per le persone gentili e spirituali.
    Chiederò per l’ecoline e comincerò a cercarlo dopo il mio ritorno da Londra.
    In tutti i modi devo ricominciare a dipingere e mi devo sottrarre un po’ a litigare su internet per la politica, cosa che non mi fa diventare certo più santa.
    Al momento sono incentrata sulle valige, le preoccupazioni per il viaggio (sta per arivare la seconda nuvola di ceneri dal Vulcano islandese e ha già colpito l’Irlando bloccando i voli, per cui andata e ritorno sono molto incerti. Spero di non stare troppo male col dolore a ossa e nervi perché a Londra ci sono 4-7 gradi, e pensare che messa come sono devo aiutare mia figlia nel suo trasloco mi spaventa un po’, ma i miei nipotini mi chiamano come un faro
    un grosso abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 6, 2010 @ 6:07 am | Rispondi

  11. Carissima Viviana,
    visto quello che ti aspetta se riesci a partire, ti suggerirei di farti un bagno alla fine della giornata
    con 1 o due aspirine sciolte nell’acqua,e, se hai la doccia, attaccale con un sacchettino allo spargiflusso
    potrebbe aiutarti ad alleviare la stanchezza. con affetto Mery

    Commento di MasadaAdmin — maggio 7, 2010 @ 12:27 pm | Rispondi

  12. Questa non l’avevo mai sentita.. prendere l’aspirina sì, ne ho fatta scorta, ma nel bagno.. si impara sempre qualcosa
    In verità sono stanca ancor prima di partire
    grazie
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 7, 2010 @ 12:27 pm | Rispondi

  13. Cara Viviana,
    ti ho “scoperta” solo questa mattina, e per puro caso: sono a casa per via di un lieve malessere e mi sono messa a navigare nel web cercando “cose” su Jung ed approdando, così, in Masada e nei tuoi scritti. Apprendo, qui e là, che hai scritto alcuni libri ed ho trovato spesso il titolo “Lo specchio più chiaro” ma – probabilmente per mia imperizia – non riesco a trovare altre notizie, per esempio l’editore, in modo tale da poterlo ordinare alla mia libreria (Guida, a Napoli). Puoi darmi una mano?
    Grazie.
    Angela

    Commento di MasadaAdmin — maggio 7, 2010 @ 12:45 pm | Rispondi

  14. E’ una vita che scrivo libri. Lo specchio più chiaro è solo quello più lungo (600 pag.). Non trovi nessun editore perché non ce ne sono. Io non scrivo per pubblicare. Tutto il mio materiale fa parte di corsi ed è stato diffuso sotto forma di dispense gratuite agli allievi. Altrettanto gratuitamente, con un po’ di pazienza, vedrò di mettere tutto su internet. Masada non è un blog solo su Jung, c’è un po’ di tutto, essenzialmente politica italiana, ma principalmente tutto quello che mi mandano, anche a carattere biografico.
    Se lo apri: http://masadaweb.org vedi a destra nei ‘Masada consigliati’ alcuni argomenti, che sono poi quelli più letti, per cui li ho messi in una colonna a parte. Come vedi molti sono di esoterismo o paranormale perché per 39 anni sono stata una sciamana naturale, poi di colpo le facoltà si sono chiuse e ora sono rientrata nella normalità.
    Per Jung quest’anno ho fatto due corsi, ma per necessità di forza maggiore potrò riprenderlo con altri due corsi, sempre a Bologna, solo a partire da settembre.
    Ciao e grazie e spero che la molteplicità dei temi non ti scoraggi

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 7, 2010 @ 12:45 pm | Rispondi


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