Nuovo Masada

aprile 17, 2010

MASADA n° 1122. 18-4-2010. Giorgia e la poesia

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:44 pm

Non al potere ma a chi lo nutre

Non al potere, ma a chi lo nutre
Il potere è tale solo se al suo cospetto
si radunano le nostre intelligenze.

Non inchinate i vostri talenti a quanti
li consumeranno per il proprio gozzoviglio.

Non mercificate di padrone in padrone
ciò che non può essere passato di mano in mano.

Non permettete che i compromessi
smarriscano il confine fra la necessità di sopravvivere
e la cupidigia di accumulare a discapito dell’altro.

Se di rado è possibile decidere del proprio talento,
sempre si può scegliere il limite entro il quale sottometterlo
.

In un mondo dove ciascuna eccellenza si offrisse
non al servizio dell’uno ma dell’umanità tutta,
il potere perderebbe la radice del proprio sostentamento
in favore di una diffusa possibilità di esistere,

che voi negate,
sovente a voi medesimi.

Giorgia Vezzoli

Mi chiamo Giorgia, ho 32 anni e sono una poeta.
Non produco molti versi, ma mi sforzo di scriverne di dignitosi e utili per riflettere, per cambiare, per agire e soprattutto per reagire ad un’epoca di sempre maggiore corruzione fisica e mentale.
Come poeta, più che aver scritto, credo di aver fatto.
Ho fatto quando ho cominciato ad informarmi per capire il sistema entro il quale stavo vivendo, contestandolo dove necessario. Ho fatto quando ho abbandonato una “brillante” carriera di comunicazione per promuovere solo ciò che fosse a favore dei diritti e dell’evoluzione dell’uomo. Ho fatto quando ho dato alla luce mia figlia. Ho fatto quando ho cercato di cambiare le cose nel posto in cui vivevo costituendo un’associazione per favorire una democrazia partecipata dal basso. Ho fatto quando ho aperto un blog per le donne contro le discriminazioni. Ho fatto quando sono stata tutto ciò che ho scritto.
La mia poesia non è tanto il risultato del mio pensiero quanto la testimonianza del mio agire in nome di un pensiero: il mondo come io l’ho desiderato e me, come io stessa mi sono immaginata.
Le mie parole narrano spesso di un nuovo tempo, che io chiamo “l’età delle creatrici e dei creatori”. Nell’epoca del fallimento delle ideologie, degli eroi e dei dogmatismi religiosi, ciascuno di noi è chiamato ad essere creatore ed eroe di se stesso, facendosi artefice e portavoce del proprio modo di intendere il mondo, anziché subire quello che finora gli è stato imposto.
Qui e non altrove.

danzateonline.blogspot.com
vitadastreghe.blogspot.com

Prossimamente pubblicherò on line la mia seconda raccolta poetica, che si chiamerà “DANZATE – parole per donne (e per uomini) che non sanno stare al posto” e sarà un ebook scricabile gratuitamente in Rete attraverso i miei blog.

Dal blog di Giorgia Vezzoli
danzateonline.blogspot.com/

(Sal Messina)

La più piccola della famiglia

La più piccola della famiglia
Tutti sapevano molte più cose,
ma lei sosteneva il rumore del mare.
I bambini lontani le chiedevano conto del proprio dolore
e quando la notte oscurava ogni sua fortuna,
li piangeva.
Era la vittima di un male che non le era mai stato inferto.
Soffriva fino a cadere per terra,
fino a capire cos’è che succede
quando il dolore t’infiamma le gote e t’inquina il respiro,
fino a sentire quell’ultima goccia di un qualche infinito

cui aggrapparsi per poter dire: so cos’è il male.
E ne sono scampata.
Il resto era gioia di avere mutato l’inferno
in un senso.
Un’altra ragione per stare nel mondo.

(Gianfranco Tognarelli)

RITRATTO DI DONNA ITALIANA

Salve, sono una donna italiana.
Sono cresciuta circondata dall’ossessione verso il mio corpo, ascoltando commenti, incrociando sguardi, guardando le pubblicità ed i programmi televisivi che mi ricordavano costantemente la mia distanza fisica dai modelli convenzionali di bellezza.
Una volta superato l’ostacolo di accettazione con me stessa, ho dovuto affrontarlo con il resto del mondo, che mi voleva bella e piacente sul lavoro, fra gli amici, in coppia.

Quando esco per strada devo stare attenta e, se il sole ha lasciato posto alle prime luci della sera, è preferibile che io non rimanga da sola. Se sorrido a qualcuno, è meglio che prima mi sinceri del fatto che poi non mi ritrovi ad essere molestata fisicamente o a distanza.
Quando rientro in casa, a volte non va tanto meglio perché in molte famiglie,spesso mi attende comunque violenza. Certe sere sono pugni, calci e fare l’amore controvoglia, certe altre solo offese e parolacce. Non succede sempre e quando accade probabilmente è perché me lo merito.

Votare è un diritto che ho ottenuto relativamente da poco e lo esprimo con frequenza mentre è più raro che io riesca ad emergere come candidata poiché il mio Paese è governato quasi esclusivamente da uomini.

E’ più facile che io riesca a fare carriera con le mie curve e con l’uso che ne faccio piuttosto che con il mio curriculum. Quando mi assumono, spesso mi chiedono di non restare incinta e, se ci resto, a volte mi costringono a lasciare il lavoro. Se invece sono già mamma, piuttosto che concedermi di organizzare da sola parte del mio tempo o di svolgere qualche attività da casa, si sincerano che io abbia ormai rinunciato a crescere i miei figli.
Il mio stipendio è quasi sempre inferiore a quello di un uomo che, al pari delle mie stesse capacità e mansioni, viene retribuito maggiormente.

Molti mi dicono che sono fortunata perché ci sono Paesi in cui non ho diritto di possedere nulla, neppure me stessa. Ci sono luoghi in cui non posso decidere come vestirmi, cosa dire, come comportarmi, chi frequentare. Però, se vivo in terra di mafia e sono imparentata o semplicemente ho frequentato l’uomo sbagliato, rischio la vita anche solo per scegliere chi poter amare e, se non ho un marito a cui appartenere, non ho neppure una mia identità.

Quando invecchio, quasi nessuno fa caso alla mia espressione di saggezza o alle mie rughe interessanti, quanto piuttosto alla distanza che c’è fra la mia immagine e quella di quando ero bella.

Se sono in coppia, significa che forse potrò realizzarmi ma poiché sono fatta per fare figli, se non li avrò, non sarò mai una vera donna.
Se sono single, non è per mia scelta ma per costrizione o perché non sono statace capace di tenermi un uomo e, se la cosa durerà nel tempo, molto probabilmente resterò una zitella.

Alle donne vittime di violenza

Siamo altro
Non sgorga più la linfa dell’esistere

per noi,
che calziamo l’anima al filo della polvere
e ad ogni angolo percorso ci ripetiamo
di essere altro
,

altro da un corpo imbrattato di sfogo,
altro dal nulla che abbiamo indossato
per ogni colpo che ci è stato inferto
.

Siamo altro
e magari, un giorno, sapremo
cos’è che ancora ci è rimasto di essere.

Vita da streghe

Questa storia tratta da La Repubblica (http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/04/12/news

/nostra_figlia_morta_per_il_no_dellospedale_la_piccola_nigeriana_non_aveva_la_tessera_sanitaria-3279255/)

Abbiamo ucciso una bambina

“Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte.”
Questa storia parla di mostruosità. Di un apparato mostruoso che, reso inumano dalla legge, lascia che la burocrazia abbia la meglio sulla vita di un essere umano. E di una legislatura mostruosa che fa di una persona con un permesso di soggiorno non rinnovato solo perché 6 settimane prima aveva perso il lavoro (a quanti italiani sta succedendo la stessa cosa?) un criminale clandestino che non ha diritto di avere cure per la sua bambina in gravissime condizioni.
“Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.”
A questo punto mi chiedo, dov’è qui la difesa della vita? Perché un medico può fare obiezione di coscienza per praticare un aborto ma non per salvare la vita ad un essere umano? Chiesa, dove sei? Perché non t’indigni e non ti batti affinché i medici siano liberi di agire secondo coscienza anche in queste situazioni? Perché un embrione (la cui presenza di una coscienza non è neppure scientificamente provata) sembra diventato più importante della vita, certa, di una persona?

Lo sguardo è pace e sofferenza

Lo sguardo è pace e sofferenza:
urtandoti, ti ferisce.

Ho visto occhi sepolti,
fissati per sempre in un’eternità apparente,
occhi privi di odore,
occhi che persero il senso della propria incombenza.

Ho visto occhi densi,
troppo fitti per rilasciare qualcosa,
troppo posati per essere distolti.

Ho visto occhi che ignoravano la propria saggezza
e ho visto occhi
che infransero la cecità di altri occhi.

Ho visto occhi con addosso ancora
la vastità della prima luce:
quando ti guardano
non concedono il tempo di porti rimedio.

Gli occhi mi dicono
che ogni creatura è portatore di sguardi:
oceani di un’umanità che batte sulla coscienza.

(Chagall)

Ti amo quando sei un uomo

Quando ti posi sulla soglia, in attesa,
pazientando fra le mie rovine
.

Quando abiti nel dubbio,
quando rifletti e poi mi guardi
con accanto la tua idea delle cose.

Quando non dici,
perché stai cercando nuove parole.
Quando non chiedi perché abbiamo già avuto.

Ti amo così

quando ti avverti
e tieni conto del tuo respiro,
quando giochi e il tuo sorriso si scioglie nel mio giorno.

Ti amo quando mi incontri
senza sapere se verrai accolto,
se sarai il mio amante, il mio sole,
il mio altro.

Ti amo quando sei forte ma non mi divori,
e ti schiudi
nel tremore di non saperti maschio.

Ti amo quando sei un uomo.

(Tai Kambara)

La congiura

Io credo in una congiura intellettuale e politica
nei confronti della poesia
che non è il frutto della moda o dell’ignoranza
ma di chi consapevolmente massifica i gusti
verso una cultura compiacente al potere
e priva di interrogativi,
che la poesia, per sua natura, produce in abbondanza.

Io credo che la poesia sia scomoda
perché testimone della possibilità di altro, di diverso,
di un inafferrabile oltre che si manifesta
anche in assenza di dio,
di miracoli o di eroi che ci sollevino dalle nostre personali
responsabilità.

Io credo che da anni sia in atto nel nostro Paese
un sistematico disfacimento della poesia in ogni sua forma espressiva
per timore di ciò che la poesia comporta:
la ricerca,
che a lungo andare conduce alla conoscenza
e ad una libertà critica difficilmente manipolabile
.

Io credo ad un oblìo voluto della poesia
che si inserisce in un più ampio contesto di annientamento dell’arte
e di controllo dell’informazione
allo scopo di creare una volgarizzazione culturale di massa
ed un terreno sociale accondiscendente
verso una progressiva erosione dei diritti.

Io credo pertanto che la poesia,
esattamente come tutto ciò che stimola profondità,
sia nemica del potere
e che, come tale, venga osteggiata
confinandola in luoghi distanti,

o nel proprio passato.

(Juan Mirò)

SCRIVERE PER RESISTERE
(luglio 2009)

Ora vedo, come in un incubo, che gli Italiani, che a me avevano dato il piacere della libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze compiute dal loro Cavaliere”. (Di Juan Arias – El Pais 15/6/2009)
La nostra è una società mediatica: una società in cui la realtà viene percepita esclusivamente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Ciò che non si vede e di cui non viene data notizia, non esiste. Promuovere la propaganda attraverso i media è dunque essenziale per mantenere la base di qualsiasi potere politico, soprattutto di quelli non democratici, e per sopprimere qualsiasi voce che dissenta dalla “linea governativa”.

In Italia il controllo mediatico è in atto da tempo. Secondo l’ultimo rapporto annuale di Freedom House sulla libertà di stampa in 195 paesi del mondo, l’Italia risulta solo al 71esimo posto a causa della sua situazione anomala a livello mondiale sul piano della proprietà dei media: la concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida, che fa capo alla maggioranza di governo. Per la prima volta, l’Italia è scesa dalla fascia alta dei “paesi liberi” alla fascia intermedia dei paesi “parzialmente liberi”, unico paese dell’Europa occidentale ad essere stato declassato.

Secondo il giornalista Marco Travaglio, il 60/70% degli italiani (dati Censis) non vede Internet, non legge i giornali e si forma un’opinione soltanto guardando la televisione. “Chi guarda solo la televisione non sa nulla, è ignaro” sostiene il giornalista “gli basterebbe fare un salto in Canada, in Australia, per sapere tutto, purtroppo vive in Italia e quindi di quello che succede nel suo paese non gli fanno vedere nulla” riferendosi al documentario Citizen Berlusconi andato in onda in gran parte delle televisioni del mondo, tranne che sulla nostra.

Ad aggravare la situazione di monopolismo mediatico nel nostro Paese è l’ignoranza media della popolazione. Secondo i dati dell’OCSE, il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche necessarie per interagire nella società dell’informazione. Si tratta di persone che non sono in grado di discernere le informazioni recepite, che non sanno difendersi, che non sanno probabilmente cosa votano. Il dilagare dell’analfabetismo funzionale non sembra trovare sufficienti risposte da parte dell’azione politica, men che meno dalla discutibile gestione dell’istruzione pubblica, a cui si è pensato bene di applicare pesanti tagli in modo piuttosto indiscriminato.

L’analfabetismo cognitivo è inoltre l’anticamera di un’altra grossa piaga del nostro Paese: l’analfabetismo digitale, aggravato dalla mancanza di investimenti in infrastrutture che prevedano una connettività veloce e diffusa per tutti. L’impossibilità di connettersi alla Rete significa la preclusione di tutte quelle forme di partecipazione democratica sviluppatesi con l’avvento di Internet. In Rete non solo è possibile accedere in modo veloce ad una grande quantità di dati, di leggi e di fonti ma è anche possibile un rapido confronto delle stesse, la creazione di una discussione nel merito, uno scambio reciproco di conoscenza.

In Italia non solo la conoscenza digitale non viene adeguatamente promossa, ma addirittura la Rete è stata spesso, negli ultimi tempi, oggetto di frequenti attacchi alla sua libertà d’espressione come la recente legge “ammazza Rete” . In Rete la maggior parte dei dati viene fruita in forma scritta. Mai come oggi la scrittura è ritornata ad essere simbolo di attivismo, se non di vera e propria resistenza nei confronti di un regime tanto subdolo quanto invisibile: quello mediatico.

Il messia
Ogni uomo che nasce è un nuovo profeta

Io sono un essere umano,

mio principio e mia fine,
eroe della mia sofferenza,
traghettatore del mio viaggio.

Sono un essere umano,
nemico e complice di me stesso.

In me,
si radunano le cose del mondo
ed uno sguardo sul resto.

Io sono un essere umano e non aspetto
poiché sono
il messia del mio tempo:

mi compio
nella misura in cui mi credo possibile.

(Ruginium)

Frammenti di un dramma

Non m’interessa la storia ufficiale,
quella che si impara sui libri a memoria,
ma il racconto di chi non ha lasciato traccia.

M’interessa la storia delle connivenze,
delle intese taciute che hanno manovrato
i crimini di questo Paese.

M’interessa la storia che non verrà mai divulgata,
la trama dei gesti, di pensieri irrisolti,
di sguardi che non si sono voltati.

Soprattutto

m’interessa la storia di chi ha celebrato il proprio coraggio
consumandosi in ruoli minori e senza testimonianza
che ci rammentano l’esiguità del nostro sapere.

Viviamo di volti, ferite e ragioni
e ci componiamo su questa Terra
come oscuri frammenti di un dramma
.

L’eroe più triste non è quello privo di gloria
ma colui che non si spende
e non si riconosce nella propria leggenda.

(Annamaria Zignin)

Quel che ti lascio

Non l’immenso,
ma il dolore che me ne ha dato esperienza.

Non l’eterno,
ma la fragilità di sentirsi eternamente in errore,
mai completi,
mai perfettamente intesi.

Non la vita,
ma la tua immaginazione d’esistere.

La nuova era

Sono negli impeti di chi si dà voce
e non delega, non pospone, non spera,
ma si afferma.

Sono nel grido gioioso dell’umanità
stupita della propria bellezza.

Sono dove è la coscienza,
e dove questa si oppone all’interesse
di coloro che non per merito, non per coraggio,
né per illuminazione
furono assunti a governare questa civiltà.

Sono nel desiderio di osare
e di ricercarsi oltre misura.

Sono dove ogni cosa è una e molteplice,
scomposta nelle differenze,
congiunta nel tendere unanimemente
alla dignità.

Sono nelle parole che non narrano di uomini,
né di donne
ma di anime generate dal medesimo palpito creativo.

Io sono l’era dell’Incanto.

E con gli sguardi di chi mi percepisce
investo la disattenzione di chi non mi crede possibile.

(Massimo Massinelli)

Sotto assedio

Il dolore non ci appartiene.

Il dolore è una lingua di fuoco che ci colpisce
per rammentarci di coloro che non possono liberarsene
,

la piaga che ci congiunge con chi lo subisce, in silenzio,
lontano dal nostro vociare.

Sul filo del dolore io vivo
una serenità sotto assedio,
con la gioia che si scolora appena voltato l’angolo
nell’orrore che qualcuno, in quell’attimo,
sta sopportando.

Il dolore non ci appartiene,
ma noi apparteniamo a coloro che lo patiscono
.

(Magritte)

Il fiore dell’incomprensibile

E’ mistero la profondità della coscienza,
l’origine di ciò che avvertiamo come mancanza,
l’immensità che, a volte, si sofferma.

E’ mistero la goccia che ci colpisce
prima di accorgersi che è solo acqua
.

Io sto nel mistero
perché qui è il compito che mi sono assegnata.

Sto qui perché qui è duro, arido, ambiguo,
senza scorciatoie
che illudano di aver compreso.

Sto dove ho perso
e avuto timore di corrompermi
mentre mi ricercavo.

Io sto nel mistero

perché il mistero non è qualcosa in attesa di essere svelato
ma il fiore stesso dell’incomprensibile,

dove tutto è abbandono
e la fatica si scioglie nel silenzio.

Raccontate
Raccontate.

Raccontate tutti i casi di mala informazione.
siate l’altra stampa, l’altra radio, l’altra televisione.

Chiunque si imbatta sulla vostra strada dovrà essere investito dal vostro disgusto per la menzogna e dalla vostra sete di verità.

Raccontate, e fatelo a lungo.
Perché la realtà è complessa e richiede pazienza, per essere compresa così come per essere spiegata.

Seminate dubbi prima che certezze, ma raccontate.

Se gli altri non sentono la propria coscienza, raccontate loro cosa dice la vostra.

(Valentino Vago)

La mia religione

La mia religione non crede, ricerca.

La mia religione non compie riti,
ma vive ogni manifestazione d’amore come una celebrazione dell’esistere.

La mia religione non ha dogmi, perché si mette in discussione.

La mia religione non ha mai cercato di imporsi, di convincere,
di persuadere.

La mia religione non pretende di essere migliore,
ma ama tutte le forme di diversità.

La mia religione non ha gerarchie, perché considera tutti gli uomini di pari importanza.

La mia religione non offre guide né maestri,
ma da valore agli esempi.

La mia religione non ha mai preteso di diventare legge,
né ha mai cercato di influenzare la legge secondo la propria visione della vita.

La mia religione non ha potere.

La mia religione non ha un nome perché, se l’avesse, qualcuno potrebbe volerla seguire.
E non sarebbe più libera.

La mia religione non insegna,
se non a vivere nella sua assenza
.

(Andrea Benetti)

Poiché sono una donna

Poiché sono donna, nessuno, più di me,
conosce il silenzio del tempo che muta,
le parole del conforto, il dolore dell’abbandono.

So della caducità della vita e dell’illusione dell’apparenza,
ma intuisco più di altri l’eternità
di un gesto compiuto nella bellezza.

Poiché sono donna,
porto su di me il peso dei reietti,
e di tutti coloro che in ogni epoca furono emarginati.

Sul mio viso si scorgono ancora
le sofferenze delle donne che mi hanno preceduto.
Nel mio grembo, la pienezza di tutte coloro che hanno procreato.

Poiché sono donna, so cos’è il dono.
E ho imparato, nel tempo, a vivere nella sua dimensione.

Raramente sono stata ascoltata, più spesso osservata
con brama, con sospetto, con disprezzo,
con risoluta indifferenza.

La mia voce dice di voci mai considerate.
La mia penna di menti che, per loro natura e per la propria diversità,
non sono state comprese.

Poiché sono donna sogno,
e sognando sperimento l’esistere di differenti creazioni.

Nella mia complessità nutro in silenzio
il seme del caos da cui proveniamo
e che non potrò mai, poiché sono una donna,
fingere di non aver mai avvertito.
..

POST
Giorgia

Dopo l’articolo comparso sul mensile ELLE, sono stata invitata dalla redazione della rivista a partecipare alla discussione sul forum on line di elle.it nella giornata di martedì. Devo dire che ritrovarmi a parlare di donne in un sito pieno di figure femminile esteticamente perfette ed inarrivabili (ELLE è una rivista di moda) mi ha messo un po’ a disagio e così ho deciso di sdoganare subito il mio imbarazzo sotto forma di domanda provocatoria:

Oggi discutiamo molto di stereotipi e di ruolo della donna, spesso sui media relegato a corpo, oggetto sessuale o “di contorno”. Poi mi guardo intorno mentre scrivo e vedo diverse foto di donne bellissime e magrissime e mi chiedo: non siamo anche noi ad autoimporci dei modelli piuttosto lontani dalla realtà?”

Le risposte mi hanno fatto riflettere. A parte qualche intervenuta che ha colto la palla al balzo per aprire un dibattito sull’uso e la manipolazione del corpo della donna ai fini commerciali , ho notato una reazione quasi “di difesa” delle scelte redazionali, probabilmente per via del fatto che sul forum erano presenti anche delle redattrici di ELLE:

“(…) noi parliamo di corpo femminile e nel farlo vorremmo che esso si liberasse di tanti e troppi condizionamenti estetici. Ma siamo anche una rivista di moda, e la moda ha una componente di sogno

Ecco…A questo punto mi sono chiesta: ma qual è il sogno delle donne? Possiamo davvero ridurre i nostri sogni a quelli di un corpo perfetto (e innaturale)?

Io non sogno piu’ un fisico da modella da tempo” rispondo “e, anzi, questo sogno per molti anni della mia vita, soprattutto da ragazzina, è stato deleterio. Anche i sogni riflettono i nostri modelli culturali ci avete pensato?”

La difesa della moda però continua: le donne magrissime sono “una necessità dello stilista” e non ne hanno colpa, come colpa non è “guardare delle belle foto con ragazze splendide inguainate in abiti mozzafiato”. Una redattrice mi fa correttamente notare che, ELLE, a differenza di altre testate dello stesso genere, è piuttosto attenta a non pubblicare copertine di ragazze troppo magre e inoltre “pubblica in ogni numero storie di donne, con foto allegate, che hanno qualcosa da dire e da raccontare nonostante non siano delle meravigliose top ucraine di 18 anni.” Beh, io ne so qualcosa, in effetti.

C’è chi parla di un sogno estetico che “non è neanche il sogno degli uomini, però, che in genere amano le forme… E’ il sogno di qualcuno che le donne non le ama…” e chi parla di sogno condizionato e traccia una lucida analisi sociologica:

E’ la pubblicità a nutrire i sogni tramite le immagini che vi vengono rappresentate (per lo più di donne, per lo più bellissime, per lo più magre, per lo più in pose che – tradotte su un corpo maschile – sarebbero strane, ridicole, ma che nella visione contemporanea della donna sono considerate seducenti, accattivanti). Tutto questo ha poco a fare con la bellezza e molto a che fare col desiderio e con i sogni. Sogni che, però, possiamo anche autoimporci, ma che vengono molto condizionati. (…) Non dobbiamo fare finta di non sapere che la stragrande maggioranza della ricchezza di questo mondo è, nel 2010, ancora nelle mani degli uomini.”

Mi si chiede giustamente cosa fare, cosa proporre. Suggerisco la creazione di una sezione sulla rivista dedicata alla moda che usi corpi di donne naturali e suggerisco ssoprattutto di proseguire sulla discussione perché prima di cercare delle soluzioni bisogna acquisire una consapevolezza del problema e di ciò che si vuole cambiare.

Alla fine ci ritroviamo concordi nel ritenere che la moda, in fondo, non sia la causa prima di questo stato di cose e che il problema sia “la generale e ossessiva proposizione di corpi femminili dai canoni estetici innaturali sui media (su qualsiasi tema, per altro)” che è un concetto un po’ più ampio e andrebbe affrontato approfonditamente. Per il momento, ho lanciato un sasso in un contesto diverso, che forse sta tentando di aprirsi ad una nuova riflessione sul femminile.

La riprova è che il forum in queste ore sta proseguendo e che la discussione non è affatto terminata. Quello dei modelli estetici imposti è un argomento ricco e pungente ed è proprio da qui, dai nostri disagi e dalla nostra difficoltà a riconoscerci nelle immagini di donne proposte, che può cominciare, come bene ci ha dimostrato Il Corpo delle Donne, un risveglio di consapevolezza femminile nel nostro Paese.

Faccio quindi gli auguri al progetto “Sorelle d’Italia” di ELLE, a cui sono stata felice di partecipare e al quale spero di aver portato il mio piccolo contributo, ed invito tutti a leggere per intero (e a partecipare) alla discussione oggetto del post.

..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Cara Giorgia Vezzoli
    Ti conosco un po ora su Masada e mi piaci, lo ritengo un regalo nel giorno del mio 51 compleanno.
    I poeti ed ancor più le poetesse mi hanno sempre affascinato, poiché non nascondono il loro amore, la loro emozione, la parte migliore della nostra esistenza.
    Noi siamo donne e uomini , amanti, angeli. Noi siamo più belli di quello che appare, i nostri occhi non smettono mai di cercare gli occhi i volti delle sorelle, dei fratelli, poiché ciascuno all’altro appartiene

    IL desiderio di Te
    Non c’è niente, non c’è nessuno,
    non c’è forza, non c’è ricchezza o povertà,
    non c’è disperazione o colpa,
    non c’è dubbio odio o vergogna che possono allontanarmi da te,
    gioia grande, infinito amore.
    Mio amato , la luce che io vedo, l’aria che respiro, i volti che io cerco,
    sono i tuoi occhi mio creatore, gioia grande infinito amore.
    Io ti vedo, eppure ti chiedo come un bimbo alla mamma, od al papà: quando torni?
    Padre Santo non ci serve la ricchezza di questo mondo,
    ma l’amore dei fratelli nell’attesa che tu venga!

    La corrispondenza del cuore
    Tu oh Signore siedi nel giardino della creazione,
    e continuamente ci chiami, invochi il nostro nome.
    Noi veniamo a te che ci hai voluto, atteso, desiderato.
    Non la parola uscirà dalla bocca,
    né la preghiera sgorgherà dal cuore,
    ecco, noi siamo come innamorati nell’attimo dell’incontro.

    Per te dolcissima madre
    che sei la fonte della mia esistenza.
    Per te antica madre, che hai allattato ogni creatura.
    Per te il cui spirito sentiamo insieme con la voce
    fin dal tuo seno, prima di nascere,
    a te noi rivolgiamo la nostra mente
    ed il nostro cuore con l’ultimo nostro respiro.
    Per te che sei stata la mamma del maestro
    e di tutti i fratelli e sorelle poveri e dimenticati,
    per te cosi bella e dolce, innammorata fino all’estasi della tua creatura,
    per te che invecchi, ti stanchi, per donarci continuamente la tua vita, il tuo amore.
    per te madre mia e di tutti, una carezza, un bacio, uno sguardo nuovo.
    Ci hai portato alla vita, ci hai voluto prima che fossimo, perchè il tuo amore fosse pieno. ti bacio

    SIEDI CON NOI A MENSA
    DA QUANDO SIAMO PICCOLI PADRE,
    NOI MANGIAMO IL LATTE E L’AMORE DI NOSTRA MADRE,
    ED ORA PADRE SANTO MANGIAMO QUESTO CIBO CHE CI HAI CONCESSO,
    FRUTTO DEL LAVORO DELLE NOSTRE MANI E DEL TUO INFINITO AMORE.
    PER QUESTO STA SCRITTO NON DI SOLO PANE VIVE L’UOMO,
    MA DI OGNI ESPRESSIONE CHE ESCE DALLA BOCCA DELL’ETERNO.
    NOI TI PREGHIAMO PADRE CONCEDI A TUTTI DI SEDERSI ALLA TUA MENSA,
    SIA A CHI NECESSITA DEL PANE, SIA A CHI HA BISOGNO DEL TUO AMORE.
    BEATI COLORO CHE SIEDONO A MENSA CIRCONDATI DALL’AMORE DEI FRATELLI.
    ECCO VERRANNO DA ORIENTE E DA OCCIDENTE,
    DA SETTENTRIONE E DA MEZZOGIORNO PER SEDERSI ALLA TUA MENSA. AMEN

    Con sincero sentimento di stima Da Bari dalla Puglia porta d’oriente,
    terra di accoglienza e condivisione.
    Saverio De Pinto

    Commento di Saverio — aprile 18, 2010 @ 11:43 am | Rispondi

  2. buonasera, sono annamaria zignin mi chiedevo se ci siamo conosciute e soprattutto dove e come ha avuto o fotografato il mio dipinto..le sono grata per la poesia che l’accompagna e non Le nego che è riuscita a donarmi una palpitante emozione. buonaserata a.zignin

    Commento di annamaria — settembre 19, 2010 @ 10:27 pm | Rispondi

  3. Cara Annamaria
    il suo dipinto è bellissimo e con piacere ne metterei altri su Masada. C’è un tale afflato di poesia e spiritualità che affascina.
    Certo chi ha dipinto un sentimento così bello deve essere una persona di alta sensibilità.
    Non ho fotografato il suo dipinto, l’ho solo trovato su internet e scelto per la sua grazia misteriosa.
    Può trovarlo anche lei digitando il suo nome e cercando immagini.
    Molti cari auguri per la sua pittura e la sua anima e grazie di donare al mondo il suo incanto.

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 20, 2010 @ 5:42 am | Rispondi


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