Nuovo Masada

marzo 25, 2010

MASADA n° 1110. 25-3-2010. II paese degli insipienti

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“Libertà vo cercando”

Lo zampino di Bagnasco anche nelle amministrative – La lunga liberazione delle donne – Crisi dei matrimoni, crisi della famiglia – A teatro per Norberto Bobbio a Torino – Due film : AGORA’ e 7KM DA GERUSALEMME – Sconnessi e somari: homo videns e homo zappiens –
ILVO DIAMANTI – Amore per chi? Invidia per che? – Un racconto di Annamaria Sanguigni

Quarto giorno di primavera
mi domando
quando verrà la nostra
primavera sociale
Cade uggiosa la pioggia
le ossa scricchiolano
amaramente
le gambe rifiutano
di camminare
Dicono che tornerà la neve
il corpo della terra è stanco
come noi siamo stanchi
di litanie uggiose
di gelate improvvise
di suoni falsi in un corpo sociale
morto o come addormentato
La superficie del lago ancora
è ghiacciata
e ancora non vediamo
se nel profondo qualcosa si muove
solo ombre di mostri passano scure
e inquietanti sotto il velo sottile
Sogniamo
alberi di mandorlo in fiore
nuovi arcobaleni
un mare d’erba nuova
verdeggiante
che le stoppie consunte
porti via.

Viviana Vivarelli
..
Bagnasco e le elezioni
Enrico Peyretti

Davvero penoso, prima che irritante, il passo avanti e passo indietro, in 24 ore, di Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, a pochi giorni dalle elezioni regionali.
Prima, avanza i soliti “valori non negoziabili”, come se la chiesa fosse lì per negoziare e scambiare valori coi poteri del mondo (certe eminenze non fanno altro), invece che annunciare e vivere l’evangelo dell’amore che ci perdona, ci salva dal male e ci ispira un cammino nella giustizia.

Tra quelle condizioni ultimative, insieme ad altre indicazioni sensate di onestà civile, spiccava il criterio di non votare per chi non si oppone all’aborto (come se le regioni potessero disfare quella legge statale che sicuramente riduce il male). Ne risultava per tutti una pacchiana opposizione a Bonino e Bresso, e un vile appoggio a quel cinico sfruttatore di chiese ed elogiatore untuoso di papi, che è B. Ci tocca assistere ad osceni scambi di leccate.
Può un ecclesiastico responsabile essere così ingenuo, sprovveduto, o così servile come vescovo, e così stolto come cittadino?
Forse no, visto che 24 ore dopo, si affretta a ricollocare la difesa della vita dall’aborto entro un quadro più completo ed equilibrato delle tante offese e minacce alla vita umana, alla sua dignità e ai diritti concreti quotidiani del lavoro e delle famiglie. Ma il primo servizio sarà utilizzato, tanto più che è l’ennesima prostrazione ecclesiastica al berlusconismo, questo aborto di civiltà. Non rimane che sperare nelle coscienze: c’è una “luce che illumina ogni uomo”, più alta e più intima delle gerarchie e delle propagande.
Resta fuori dall’orizzonte della nostra politica, tutta impastoiata nel battibecco e nel pattume casalingo, uno sguardo al mondo, alle relazioni di dominio e di guerra, che non si vedono diminuire e neppure angosciano i cittadini come sarebbe giusto.

Santoro è stato imbavagliato da Berlusconi, complice una RAI a suo pieno servizio, e insieme a lui sono stati vietati i talk show della RAI, Porta a Porta, Ballarò ecc., nel tentativo di oscurare ogni informazione politica nel paese, in tutto il mese precedente le elezioni regionali, per paura che essere informati sui problemi del paese e sulle pendenze giudiziarie dei politici recasse danno al Pdl. Una cosa simile non è mai avvenuta in nessun paese civile, ma è stata imposta in Italia da Berlusconi che ormai intende solo imbavagliare l’informazione.
Il tribunale amministrativo regionale ha dichiarato illegittima la decisione della RAI di annientare l’informazione politica, e la decisione è anche incostituzionale e prelude sinistramente a come sarà la futura Italia dominata da un premier che pensa solo a rafforzare il proprio potere personale esautorando le altre istituzioni e maniipolando l’informazione, e che pertanto vuole controllare la magistratura, oscurare le intercettazioni telefoniche che mostrano i reati della Casta e avere un potere assoluto incontrollabile e incensurabile a diretta elezione popolare con media asserviti totalmente ai suoi voleri.
La marcia verso una dittatura fascista si sta facendo convulsa.
Passate queste elezioni, non ce ne saranno altre per tre anni e Berlusconi potròà a suo arbitrio continuare la distruizione della democrazia senza essere fermato da nessuno.
Le elezioni regionali sono diventate un referendum su Berlusconi, per sua espressa volontà, ed egli comunque, che vinca o no, è intenzionato ad usare un potere senza limite per dominare ogni parte dello Stato, trasformando una repubblica parlamentare in un sultanato presidenziale.
Stasera ci sarà al Palasport di Bologna una manifestazione capeggiata da Santoro contro questa pericolosa china della nostra democrazia.
Il Palasport è strapieno perché le prenotazioni arrivate da ogni parte d’Italia hanno esaurito ogni posto disponibile, ma potrete vedere la manifestazione su Ski su Rainews24, oppure cercatela sulle emittenti locali o Current Tv, oltre che sui siti web di alcuni tra i maggiori quotidiani italiani come Corriere e Repubblica. ..

fai girare

Masada

Don Aldo riporta la lettera di un laico: Amedeo Piva

Gentile signora Bonino,
molti sono convinti che essere cattolici sia – di per sé – un connotato politico.
Noi no.
Noi riteniamo che il nostro essere cattolici riguardi le nostre convinzioni religiose sulle quali fondiamo alcuni valori che vorremmo ispirassero le regole della convivenza sociale e le leggi.
Siamo abbastanza convinti della validità di questi valori da difenderli e sostenerli come possiamo; tuttavia siamo abbastanza “laici” da capire che le regole e le leggi sono frutto di mediazioni che devono tener conto delle convinzioni di tutti.
Essere cattolici dunque, riguarda certamente il nostro impegno politico ma non lo connota a senso unico, piuttosto lo ispira e lo affida alla nostra capacità di mediazione. Ecco perché siamo aperti a votare per lei che cattolica non è.
Abbiamo fiducia nella sua capacità di tenere distinto il piano delle convinzioni personali da quello della rappresentanza politica di quanti la sostengono e siamo anche sicuri che non strumentalizzerà il ruolo istituzionale che – speriamo! – si troverà a ricoprire come presidente della nostra regione.
Alcune delle battaglie che hanno contraddistinto la sua vicenda politica le abbiamo condivise, altre no; ma abbiamo sempre apprezzato la sua fede nella democrazia e il rispetto delle idee che non condivide.
Preferiamo sostenere qualcuno con cui non condividiamo alcune singole convinzioni, ma la cultura del rispetto delle regole democratiche, della trasparenza e dell’agire solidale; piuttosto che un impianto complessivo che non ci appartiene e ci appare molto più asservito a logiche di potere e di interesse.
La sosterremo con convinzione: siamo certi che con altrettanta convinzione lei rispetterà le nostre convinzioni e i nostri valori.

Amedeo Piva-Presidente Associazione 360° – Lazio
..
La lunga liberazione delle donne
Viviana Vivarelli

Lenta è la liberazione delle donne
lenta e dura
come una primavera nascosta nel ghiacciaio
dell’Antartide
che avanzi spanna a spanna
unghia ad unghia
nel ghiaccio più profondo
e sempre
sia cacciata
fondo a fondo
dal crudo

gelo maschile
..
Mi permetto di riportare il commento di un lettore e la mia risposta, dopo un lungo dibattito già pubblicato in nota all’articolo sulla lotta svedese alla prostituzione e la legge che punisce anche il cliente della prostitute (Masada 1105 masadaweb.org/2010/03/12/masada-n%C2%B01105-12-3-2010-un-governo-bagascio)

A VOI LA SVEZIA!
Libero

La Svezia ha il tasso di divorzi più alto al mondo 59,8% delle coppie sposate, e le percentuali di divorzio sui secondi matrimoni sono ancora più elevate e il tasso è in aumento su cifre del 10% ogni dieci anni. Le donne sono quelle che statisticamente hanno maggiore difficoltà a risposarsi e trovare un compagno, sopratutto quelle che hanno superato i quaranta anni, i giovani preferiscono le loro coetanee e quelli di una certa età guardano alle giovani e alle straniere e non ultimo si limitano a fare turismo sessuale. Il tasso di natalità degli svedesi è negativo, ci sono donne che non hanno e non avranno mai figli! La legge contro i clienti della prostituzione in Svezia, va inquadrata semplicemente nel potere che hanno raggiunto le donne in quel paese, è ovvio che queste incoscientemente (e consciamente) vogliano eliminare la concorrenza sessuale delle prostitute, ma non si tratta solo di questo. Dovreste vedere l’avversità che hanno le donne Svedesi verso tutte le ragazze baltiche e slave che sposano uomini svedesi, vi una forma di ostracismo assurdo nei loro confronti, per l’ovvio motivo che vengono viste come pericolose concorrenti e sto parlando di donne che stanno in Svezia per lavorare e che hanno conosciuto uno svedese, che hanno sposato o con cui ci convivono. Ci manca poco che non facciano una legge che vieta il matrimonio fra cittadini non Svedesi e sono sicuro che qualcuna troverebbe anche una giustificazione. Ma dato che chiunque portasse avanti una simile norma, sarebbero accusato di fascismo, si limitano a fare un sottile mobbing sociale dipingendo le straniere come false e opportunistiche e cercano di far sembrare degli “inferiori” gli uomini che hanno una compagna straniera, rispetto all’avere una donna Svedese che è vista come “superiore”.
Cara Viviana il problema è che la famiglia Svedese è allo sfascio totale e le donne Svedesi stanno vivendo malissimo.
Le Svedesi, più di altre, sono state capaci di conquistarsi la libertà e il potere, ma oggi si stanno rendendo conto che le cose per loro non vanno affatto bene, in Svezia le donne che soffrono di solitudine sono tantissime, io vedo nella legge sulla criminalizzazione dei clienti delle prostitute un immenso grido di dolore delle donne. La cosa buffa è poi vedere in paesi tipo Santo Domingo, Cuba, Kenya, Brasile, Capo Verde orde di donne nordiche, Svedesi e Tedesche sopratutto, mantenere aitanti giovanotti di colore, esistono agenzie che hanno nomi come “travel love” o “dream love”….specializzate in questo tipo di viaggio per sole donne. La cosa che mi rimane perplesso è perché nel caso degli uomini venga usato il termine “turismo sessuale” e invece nel caso delle donne si parla di “viaggi dell’amore”. Sui giornali svedesi le giornaliste donne ci fanno anche degli splenditi articoletti, esaltando l’indipendenza raggiunta dalle donne e mascherando il tutto come una sorta di rivalsa della donna sull’uomo….se vi chiedete dove è andata a finire la morale contro la prostituzione…. vi rispondono semplicemente dicendovi che ad andare a prostitute sono solo gli uomini!!!
Viviana mi dispiace constatare che delle prostitute e delle loro disgrazie non importa nulla a nessuno, in modo particolare alle donne. Mai visto una donna Svedese compiere un atto di solidarietà verso una prostituta, dovreste sentire le frasi di disprezzo che vengono dette sulle “donne di vita” sopratutto se straniere o di colore. Per le Svedesi le prostitute sono l’incarnazione delle loro difficoltà come donne, la frase tipica che sentirete di una donna su una qualunque altra donna, che è soggetto di ammirazione da parte degli uomini è “che cosa ha lei che io non ho!”, le donne Svedesi al potere hanno voluto colpire non l’eventuale chi usufruisce di servizi sessuali, ma l’uomo fedifrago. C’è poi da dire che la legge contro i clienti delle prostitute ha semplicemente spostato il problema altrove e per certi versi lo ha aggravato, dato che in Svezia il numero di chi va con le prostitute non è affatto diminuito.
Libero
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Viviana
Caro Libero

Potrei dirti che il disgusto con cui guardi alla moderna Svezia potrebbe paragonarsi al disgusto con cui i talebani afgani guarderebbero all’Italia di oggi, vedendo ovunque motivi di corruzione e degradazione sociale e incolpandole la liberazione femminile. Questo per indicarti che ogni valutazione è relativa al tempo ‘mentale’ del giudicante. E il tuo sembra un tempo mentale che in Europa è morto e sepolto.
La tua avversione verso gli inevitabili mutamenti sociali dei tempi prende la Svezia come capro espiatorio, ma il discorso dovrebbe essere molto più ampio.
Le colpe che attribuisci alla Svezia riguardano piuttosto le variazioni storiche avvenute in ogni paese occidentale, dove i diritti umani sono avanzati anche per la parte femminile e hanno messo in crisi gli istituti tradizionali arcaici e tribali su cui ha riposato per millenni il potere maschile.
La famiglia legale e monogama, eterna nel tempo, con la donna serva dell’uomo e dei suoi parenti vecchi e malati, dipendente dalla cura di numerosi figli e schiava del focolare è stata una comoda invenzione maschile, che ha relegato metà del gruppo sociale in posizione subalterna privandolo dei suoi diritti, ben lontano da una propria emancipazione e realizzazione e da un ruolo alla pari che non è stato pienamente raggiunto nemmeno in Svezia. Le chiese più conservatrici e retrive hanno supportato una tale visione gerarchica e di comodo, soprattutto le tre chiese maschiliste ebraismo, cristianesimo e islamismo, secondo tre diverse gradazioni storiche. Nella loro pretesa di potere, imposta come disegno divino, alla donna era vietato qualsiasi atto di libertà o scelta di autonomia, con la scusa che il suo unico scopo nel disegno della creazione era quello di servire i bisogni materiali del maschio dominante.
In questa visione, non solo il maschio aveva ogni diritto o potere ma, mentre condannava lei a un’eterna fedeltà sessuale, implicava la soddisfazione legittima di ogni suo desiderio con altre donne, servi, schiavi, dipendenti, uomini, ragazzi o bambini. La cultura greca in questo fa testo e costituisce un mirabile precedente su cui abbiamo costruito la nostra (mi sono fatta un bellissimo esame sugli studi della sessualità greca di Michel Foucault e i suoi rapporti col potere).
Era chiaro che con la liberazione della donna, il matrimonio, come invenzione di comodo maschile andasse in crisi, in quanto esso si connetteva a una concezione del potere gerarchica e non paritaria, ed è fisiologico, dunque, che ogni paese che progredisce presenti un aumento dei divorzi che si accompagna in molti paese, come in Italia, al rifiuto femminile del matrimonio come istituzione, da cui la donna ha solo da perdere. Da notare anche che le separazioni sono richieste in genere dalla donna.
Nel 2007 in Italia i bambini nati fuori dal matrimonio erano il doppio di 10 anni prima quando erano l’8%, le coppie di fatto erano mezzo milione, i divorzi il 15%. Questi dati sono in continuo aumento soprattutto nelle regioni più avanzate. Si dimezzano i matrimoni religiosi, sempre più coppie scelgono la convivenza, si hanno più rotture di coppia. In 15 anni in Italia le rotture sono raddoppiate, Dalle 91,3 separazioni ogni 100mila abitanti del 1995, si è passati alle attuali 140,4. Pr i divorzi, invece, da 47,2 ogni 100mila abitanti del 1995, si è giunti agli 80,3. Non è la Svezia. E’ la storia.
Dobbiamo accettare il fatto che il matrimonio è un’istituzione in crisi e dovremmo anche sfrondare i miti su cui si è sempre retta la famiglia in quanto essi implicavano una sudditanza femminile al limite della schiavitù e una profonda sofferenza della donna, legata a numerose gravidanze, al dovere di provvedere a casa, figli piccoli e parenti infermi, una sofferenza legata a disparità famigliare, che per la Chiesa cattolica e la parte più conservatrice e retriva del paese, avrebbe dovuto durare per sempre a privilegio del maschio, nella completa indifferenza di una metà dell’universo sociale destinato a rinunciare per sempre ai propri diritti. Vorrei ricordarti che in Svizzera le donne sono state escluse dal voto fino al 1971 e i loro beni passavano di proprietà al marito, nella tanto civile America il voto femminile è del 1918, nel 1930 in Brasile, 1931 Spagna e Uruguay, 1934 Cile e Cuba. 1935 India ..
Come vedi, l’emancipazione femminile è cosa recente, eppure essa, facendo avanzare metà del corpo sociale, ha portato sconvolgimenti notevoli nel comodo mondo maschile, basato sulla subalternità e privazione di diritti della donna, quella che tanti uomini perseguono con un accanimento perverso.
Questa concezione arcaica e iniqua, grazie al cielo, in alcuni paesi sta scomparendo; l’emancipazione femminile sta liberando la donna da pesi storici soverchianti ed ha portato avanti altri bisogni e altri desideri.
D’altro canto, visto l’allungamento della vita che ormai tende a superare i 100 anni, nei paesi più progrediti è impensabile che lo stesso uomo e la stessa donna stiano insieme 70 o 80 anni. Persino io in Italia, che amo lo stesso uomo da 53 anni, sono considerata una stranezza, e la nostra classe politica mostra pochissime coppie monogame costanti. Capisco che tu, come maschilista convinto, ami la conservazione dei vecchi stereotipi, tra cui un ideale di famiglia che spesso era fondata sulla servitù e il dolore della donna e sull’arbitrio dell’uomo (ho avuto un padre padrone e so quello che dico), ma devi rassegnarti ad accettare che più una nazione è moderna, più certi stereotipi cadono.
Oggi in Italia le rotture tra le giovani coppie stanno aumentando a velocità impressionante, spesso non occorre nemmeno che siano sposate, a volte bastano pochi mesi di convivenza per arrivare alla rottura e sempre per scelta femminile, perché le donne hanno esigenze di maturità, responsabilità ed evoluzione, che molti uomini non possono soddisfare. E’ chiaro che questo mutamento sociale si collega all’aumento di autonomia e indipendenza delle donne, e alla crescita conseguente dei loro bisogni che non trova risposta nell’infantilismo e nell’immaturità maschile. Io ascolto storie di vita da almeno 30 anni e sempre le donne che si lamentano della scarsa maturità dei loro partner.
E’ evidente anche che, rotta la coppia o i vari tentativi di coppia, la donna resta svantaggiata nella ricerca di un partner, resta sola. Ma questo avviene anche per ragazze molto giovani, belle, emancipate, in carriera, che lamentano forti deficienze nell’offerta maschile.
Mi pare ovvio che se in un paese civile come la Svezia arrivano ragazze schiave del sesso o portatrici di vecchi modelli servili verso il maschio, non siano ben viste perché costituiscono un passo indietro rispetto ad una evoluzione che è molto più difficile di quello che tu pensi.
Viviana

La mia Torino: Norberto Bobbio, Stato e Antistato
Ugo Arcaini

Cara Viviana spero possa interessare Te ed i Tuoi lettori questo aspetto della vita di Torino
Affettuosamente

Teatro Carignano…. Torino…. ieri sera ore 16.00
Una fila composta e lunghissima di torinesi davanti alle porte del nostro teatro più caro.
Una fila che, sotto l’ombrello, attraversava tutta la piazza accostandosi a palazzo Carignano e proseguendo sino alle porte del museo Egizio.
Una fila di persone sorridenti nonostante la comune preoccupazione, segnata da un po’ vergogna, di non riuscire a smuovere nulla per il nostro paese.
Perché tanti “Bogia nen” in piedi per due ore sotto la pioggia ad aspettare l’apertura del teatro alle 18.00.
Dietro le nuove porte scorrevoli, un po’ contestate, frutto della recente ristrutturazione, Andrea Bobbio, figlio di Norberto, ci fa segno di avere un po’ di pazienza ancora, i vigili del fuoco stanno terminando i controlli di rito.
Poi…avanti popolo torinese….si entra in questo cuore rosso come il sangue.
Sullo sfondo l’immagine dello scomparso filosofo torinese… sono le sue lezioni 2010, le lezioni in onore della sua memoria “La democrazia tra opportunità e pericoli”.
Il tema di questa sera è “Stato e antistato” partecipano, presentati da Andrea Bobbio, Gian Carlo Caselli, Umberto Ambrosoli ed Andrea Casalegno.
Il primo intervento è del Procuratore di Torino. Come sempre le sue parole escono scandite, chiare, nette, difficilmente “fraintendibili”.
La coesistenza, quasi un matrimonio illecito, tra Stato ed antistato fa tornare alla memoria del giudice torinese il caso Andreotti, emblematico del rapporto deviato, ma politicamente accettato e condiviso dai più, tra la luce ed il buio di uno stato, tra la legge ed il delitto.
Ancora una volta il termine “assoluzione” viene fortemente sconfessato, con buona pace del minzolini di turno.
Non ci sembra più vero, le abitudini televisive di ascoltare montagne di menzogne, hanno disabituato le nostre orecchie ad ascoltare parole di verità. La verità come la libertà sono dolorose, perché ci obbligano a vedere mentre guardiamo, a prendere responsabilità invece di essere trasportati, placidi dormienti, come Gulliver trasportato dai Pigmei, nel letto profumato da “escort” del totalitarismo presidenziale.
Andrea Casalegno, ricordando l’assassinio del padre, parla della zona grigia, quella che sta in mezzo ai due stati, quella che consente al potere di essere presente sia nello Stato che nell’antistato, quella che consente nello stesso tempo di stare in Parlamento e a pranzo con le mafie, le mafie che uccidono.
La zona del silenzio, come quello di Cuccia che “sapendo direttamente da Sindona di Ambrosoli ha taciuto lasciando avvenire ciò che avrebbe potuto evitare avvisando il povero Ambrosoli del pericolo incombente”.
Non so stampa e televisione cosa diranno oggi in merito all’evento, temo poco, in particolare delle conclusioni del giovane Ambrosoli, che molto mi hanno fatto pensare. Dice che chi andrà a votare nei prossimi giorni, affermerà che tutto ciò che è avvenuto in questi anni va bene, anzi benissimo, giustificando la trasversalità dei silenzi e delle connivenze, giustificando la dilagante corruzione, le continue menzogne, l’insopportabile arroganza di chi della politica ha fatto vitalizio, le vicinanze abituali con le criminalità organizzate, trans ed escort come merce di scambio, la vergogna più profonda divenuta normalità.
Un caro Saluto da Torino
Ugo Arcaini
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Grandi opere, vuoti a perdere
Viviana Vivarelli

In Sardegna stanno costruendo uno dei più grandi telescopi d’Europa, costo 60 milioni. Peccato che una volta costruito non servirà a nulla, perché nel budget mancano i soldi per i 30 operatori necessari e non c’è più un euro nemmeno per le bollette.
Ora B può costruire anche uno dei più grandi laboratori oncologici d’Europa, poi se mancheranno gli operatori per farlo funzionare o i soldi per le bollette, lo affiancheremo al telescopio sardo, al ponte di Messina, alla Tav in Valsusa e ai tanti laboratori di ricerca senza ricercatori e senza soldi d’Italia.
B è come Nini Tirabusciò
“Berlusco’, facce ‘a mossa!”

DUE FILM : AGORA’- 7KM DA GERUSALEMME

Da Vita da streghe
giorgia.vezzoli@gmail.com

AGORA’, contro il fondamentalismo cristiano
Giorgia Vezzoli

www.youtube.com/watch?v=fE1acTW270s” alt=”” width=”50%” height=”50%”

“Ce l’abbiamo fatta! Agorà verrà distribuito dalla Mikado a fine Aprile! Abbiamo anche ottenuto le 10,000 firme richieste!” Così titola la pagina dedicata alla petizione on line per ottenere la distribuzione del film Agorà in Italia. Diretto da Alejandro Amenabar, era a rischio di non essere mai proiettato nelle nostre sale. Il perché di tale difficoltà era facile immaginarlo già dalla trama del film: la storia di Ipazia, eccezionale scienziata alessandrina, inventrice del planisfero e dell’astrolabio, brutalmente assassinata nel 425 d.c da fondamentalisti cristiani.
Temendo in una sua mancata distribuzione italiana, ho visto il film in streaming in lingua originale (inglese) con i sottotitoli in italiano. E ho capito molte cose.
Protagonista dell’opera non è Ipazia ma il fondamentalismo religioso che trova nel cristianesimo dei primi secoli uno dei suoi massimi di brutalità. Un episodio storico imbarazzante anche perché le similitudini con situazioni contemporanee sono inquietanti: emblematico l’episodio in cui un discepolo pagano che, abituato al confronto, dice a quello cristiano che l’unico modo per non sentire alcuna opinione differente dalla propria e che non offenda il suo Dio è quello di andarsene “nel deserto”.
I cristiani sono rappresentati come gente povera, infervorata dalle parole di gente con una capacità dialettica sublime, estasiati dalla possibilità di affrancamento dalla schiavitù offerta da una religione che vuole tutti gli uomini uguali, purché appartenenti al loro credo, cosa che, per contro, li rende aggressivi e intolleranti verso pagani e giudei.
Uno dei protagonisti del film è il brillante schiavo Davos, diviso fra la passione per Ipazia e la libertà offerta dalla nuova religione e che alla fine propenderà la seconda, pur pentendosi di aver abbracciato un movimento tanto cieco e sanguinario. La fede cristiana si mischia al risentimento degli ultimi ed esplode in un’ondata di sangue e rabbia repressa verso tutto ciò che rappresenta l’elite, dunque anche la cultura.
Il film narra uno degli episodi storici più significativi in questo senso: la distruzione della biblioteca di Alessandria, luogo custode dei grandi saperi del mondo e crocevia di spiritualità diverse che convivono in pace in nome della consapevolezza che ogni uomo è fratello aldilà del proprio credo.
Ipazia, scienziata atea, incarna la forza della saggezza che vede le cose al di sopra delle umane convinzioni e si pone continuamente in una condizione di dubbio dialettico, sempre rappresentata come una donna per nulla eroica o idealizzata ma ostinatamente inquieta, consumata nella propria sete di capire il mistero del cielo e dei pianeti.
Il cuore del conflitto non è la solita dicotomia fede e ragione quanto piuttosto quella del dubbio contrapposto all’assolutismo. Ipazia, posta di fronte all’accusa di non credere in nulla, risponde con la frase “I believe in philosophy” che nel trailer italiano è stata tradotta in “Credo nella ragione” a mio avviso in modo non corretto. Filosofia e ragione non sono la medesima cosa. Ipazia crede nella sapienza che va oltre la mera speculazione razionale, crede nella saggezza costruita in millenni dai popoli e che nei secoli li ha fatti evolvere non solo dal punto di vista scientifico ma anche umano. Ipazia si pone e pone agli altri continuamente domande. L’inconciliabile differenza fra chi si interroga e chi pretende di essere nel giusto e vuole sottomettere gli altri alla propria fede sarà proprio ciò che la condannerà a morte.
L’altro tema presente è quello della misoginia, una pulsione negativa che si aggrava di scena in scena con l’avanzare del fondamentalismo. Ipazia, pur pagando la propria condizione di indipendenza con un nubilato forzato e il rifiuto dell’amore, appare una donna libera tenuta in grande considerazione da ogni sapiente, una maestra di vita che forma alla scienza ma anche alla giustizia. La sua saggezza è tale che l’ascendente sui propri discepoli prosegue nel corso degli anni. I cristiani la tollerano fin quando tale ascendente, soprattutto sul prefetto di Alessandria, da sempre suo non corrisposto innamorato, non entrerà in conflitto con la lotta per il potere condotta dal vescovo Cirillo. Nel film, Cirillo chiede espressamente al prefetto, già convertitosi forzatamente al cristianesimo, di inginocchiarsi di fronte alla parola di Dio dopo aver letto un passo di San Paolo sull’inferiorità della donna:
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.”
Un uomo che frequenta una donna come suo pari e ne ascolta il consiglio, come il prefetto, è un uomo che si accompagna al demonio. E la parola “strega”, che tanto echeggerà nei secoli a venire, fa la propria comparsa. E’ proprio in nome di questa parola che Ipazia morirà e con essa scompariranno le sue importanti ricerche, il prefetto verrà esiliato ed il vescovo Cirillo, macchiatosi di cotanti e sanguinosi episodi di violenza, assumerà il potere. Lo stesso, apprendiamo dai titoli di coda, verrà poi proclamato santo e dottore della Chiesa.

Guarda il trailer del film in italiano:

www.youtube.com/watch?v=wjZeRjXsqus

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7 KM DA GERUSALEMME
Sauro

Ho visto un bel film. Mi era stato consigliato da due amici credenti. Confesso che visto il titolo ero un po’ scettico. Non sapevo nulla del contenuto ma, visto il titolo e vista la città, immaginavo che avesse a che fare con la “fede”.
Ora posso dire che è un film sulla fede, ma anche sui valori e sui principi. Quei valori e quei principi che sono in crisi in tutto il sistema occidentale o che comunque anche quando non sono in crisi “vacillano”. Sotto i colpi del solito millenario problema della umanità di Dantesca memoria: la cupidigia, l’egoismo solipsistico.
Il film ci mostra un Gesù semplicissimo, umile, dimesso. Saggio e comprensivo. Aperto al dialogo. Alcune scene che fanno parte dei flash back sono davvero stupende. Come quelle di Ginevra Santi, la presentatrice volgarotta e stupidotta che si compiace di avere 10 milioni di audience, non importa di che livello, l’importante è avere l’audience. Anche se si tratta di 10 milioni di cerebrolesi.
Semplicemente fantastica la scena dove viene presentata una puntata in cui
Ginevra Santi ha come ospite una anziana signora dell’est, poetessa, vincitrice di un Nobel per la letteratura. La presentatrice non trova di meglio per rompere il ghiaccio che chiedere alla anziana signora che tipo di lingerie indossa (!!).
Ma il massimo viene raggiunto quando, anziché chiederle di declamare qualcuna delle poesie con cui ha vinto il premio Nobel, è la stessa Ginevra Santi che declama delle sue insulse poesie a lei!! Sublime raffigurazione del livello che ha raggiunto la televisione nel nostro paese!
Alcune scene, per il loro carattere onirico sembrano appartenere ad un cinema di Felliniana memoria.
Nel film non ci viene chiesto di credere. Non ci viene richiesta la fede. Ci viene mostrata una società in crisi, dove l’uomo è sempre più solo, in cerca spesso di qualcosa che non sa come e dove trovare.
Il protagonista è un brillante e affermato pubblicitario, stimato, entra in crisi. Con il lavoro, con la famiglia, con gli amici, con se stesso. Una crisi che diventa mistica. E si trova a combattere con un mondo in cui finisce per non riconoscersi, non ritrovarsi, e per non riconoscere nemmeno più se stesso.
Al culmine della crisi ecco il viaggio, alquanto improbabile e rocambolesco.
E l’incontro con una persona che lo mette di fronte a se stesso, ai suoi problemi, ma anche alle sue potenzialità, al suo cuore in realtà pieno di
amore. Da questi confronti, ripetuti per alcuni giorni in varie località di
Gerusalemme o nelle sue immediate vicinanze, ecco rinascere un nuovo
Alessandro, una sorta di araba fenice. Una persona consapevole dei propri limiti ma anche della sua voglia di vivere il più possibile in armonia con il suo prossimo, in collaborazione.
Gli incontri con Gesù potrebbero essere il frutto della sua fantasia. Un sogno “mistico”. Il personaggio di Gesù in realtà potrebbero essere gli archetipi Junghiani, principi e valori universali trasversali a tutti popoli della Terra che si mostrano a lui attraverso l’iconografia nota e immediatamente tangibile del Cristo.
Come dice un personaggio incontrato lungo la sua peregrinazione: “Ognuno può credere a ciò che vuole”.
Concludo citando un altro piccolo episodio del film, davvero singolare,
esilarante e rappresentativo della filosofia del film.
Durante uno degli incontri del protagonista, Alessandro Forte, con Gesù,
mentre stanno percorrendo la strada che porta da Gerusalemme al Giordano, si fermano e danno un passaggio ad un monaco. Questi incontra lo sguardo del Gesù e “lo riconosce”, dapprima impallidisce, strabuzza gli occhi, inizia ad agitarsi, e chiede di fermare la vettura, poi scende di corsa, si allontana dalla vettura e fugge via terrorizzato.
La domanda che Vi pongo è: da che cosa, esattamente, fugge terrorizzato il
monaco, secondo voi? 🙂

Saluti mistici.
Sauro.

www.youtube.com/watch?v=9WPcvsH6Ino

Acqua e pane per il Tg2
Maria Novella Oppo

Anche il Tg2, non volendo essere da meno del Tg1, dedica i primi 5 minuti di ogni edizione a B. E spesso si dimentica di dare la parola all’opposizione, ma, per impar condicio, ne fa sparlare i vari Sacconi, Cicchitto, Bricolo, Gasparri e compagnia brutta. Quando poi, come ieri, a lanciare anatemi ci si mettono anche i cardinali, il tempo proprio non c’è. E meno male che comunque l’edizione delle 13 ha trovato modo di mandare in onda un servizio sul paese di Montecchio Maggiore (provincia di Vicenza), dove il sindaco leghista (una donna!) ha deciso di mettere a pane e acqua i bambini delle scuole elementari, riconosciuti colpevoli di essere poveri. Era ora che qualcuno ci pensasse, in questa Italia cattolicissima che sempre più spesso si dimentica di essere cristiana. Sarà che il sultano è così ricco che non ha una parola da sprecare per quei pezzenti del cassintegrati, dei disoccupati, dei precari e perfino dei piccoli industriali spinti al suicidio dalla crisi, che non c’era e comunque ora è finita.
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Bambini poveri al bando
Viviana Vivarelli

Grazie alle sbandierate ‘radici cristiane’, i famigerati leghisti non solo danno il crocefisso sulla testa dei migranti ma anche affamano i loro bambini insieme ai bambini rei comunque di essere poveri.
Nei paesi ‘civili’, le amministrazioni ‘civili’ si prendono cura di chi ha fame e tassano i troppo pieni affinché provvedano anche a chi è troppo vuoto. Nei paesi ‘civili’ si tutelano in particolar modo i bambini. Nel nostro paese ‘diversamente cristiano’ le amministrazioni ‘diversamente cristiane’ danneggiano persino i bambini affamati, mentre il loro capo rantolante e il suo compare satollo predicano in Piazza San Giovanni contro le donne e difendono gli embrioni e i nascituri, in una contraddizione concettuale e fattiva, offensiva della vita e dei valori umani.
Mettiamo al mondo più bambini! Costringiamo le donne a figliare! Saremo a tempo, dopo, a buttare fuori delle scuole quelli che non sono italiani o a lasciare senza cibo quelli che non sono ricchi.

Mariapia manda

Sconnessi e somari
HOMO VIDENS E HOMO ZAPPIENS

Giovanni Sartori

Analfabeta è chi non sa l’alfabeto, e che perciò non sa leggere né scrivere.
Beninteso, anche l’analfabeta parla e capisce frasi elementari. Per esempio capisce la frase «il gatto miagola», ma è già in difficoltà se la frase diventa «il gatto miagola perché vorrebbe bere il latte». L’esempio è di Tullio De Mauro, principe dei nostri linguisti, che torna alla carica con una nuova edizione del suo libro La cultura degli italiani. Cultura o incultura?
I suoi dati dicono che il 70% degli italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno: fatica a comprendere testi, non legge niente, nemmeno i giornali. Per il sapere un 70% di somari è una maggioranza deprimente; e per la politica costituisce un’asinocrazia travolgente e facile da travolgere.
Perché siamo arrivati, o scesi, a tanto? Quasi tutti puntano il dito sullo sfascio della scuola, a tutti i livelli. Perché è la scuola che dovrebbe «alfabetizzare ». Sì, ma chi ha sfasciato la scuola? Alla fonte, e più di ogni altro, sono stati i pedagogisti, il «novitismo pedagogico», i diseducatori degli educatori. E poi, s’intende, tanti altri: il sessantottismo demagogico dei politici, e anche la marea dilagante delle famiglie Spockiane (illuminate dal permissivismo a gogo del celebre dottore Benjamin Spock).
Ma quando si discute di trasformazioni della natura umana (io nel 1997 nel libro Homo Videns e di recente altri con la formula dell’Homo Zappiens) allora il fattore decisivo è la tecnologia. Così alla fine del 1400 nasce l’uomo di Gutenberg con l’invenzione della riproduzione a stampa della preesistente scrittura a mano; così, sostengo, l’invenzione della televisione crea un uomo forgiato dal «vedere» il cui sapere e capire si riduce all’ambito delle cose visibili a danno delle idee, delle immagini mentali create dal pensiero. Al limite, l’homo videns sa soltanto se vede e soltanto di quel che vede. Il che equivale a una perdita colossale delle nostre capacità mentali. Invece la teoria dell’homo zappiens trasforma questa perdita in una glorificazione, in un annunzio di nuovi e gloriosi destini.
La dizione è ricavata dal telecomando che consente e produce il cambiamento incessante dei canali televisivi; il che abituerebbe il nostro cervello al cosiddetto multitasking, al saper fare molte cose contemporaneamente. Davvero? Io direi, invece, che così veniamo abituati alla «sconnessione », a un saltare di palo in frasca che equivale alla distruzione della logica, della capacità logica di pensare una cosa alla volta, di mettere questa scomposizione analitica in sequenza, e nell’accertare se un rapporto prima-dopo sia anche un rapporto causa- effetto. Il progresso della tecnica è inevitabile.Ma deve essere contrastato quando produce l’homo stupidus stupidus. Sempre più i ragazzi di oggi vivono per 12 ore al giorno in «iperconnessione » e così, anche, in «sconnessione». Sono giustamente disgustati dalla politica. Ma dovrebbero anche essere disgustati di se stessi. Cosa sapranno combinare da grandi?
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ILVO DIAMANTI
Viviana Vivarelli

Ilvo Diamanti è il più noto sociologo italiano, esperto di sondaggi e responsabile di Demos, il maggiore istituto di ricerche politiche e sociali di questo paese.
Egli è la più nitida cartina di tornasole dell’Italia e rendiamo onore a quei programmi come Ballarò o l’Infedele che ce lo hanno fatto conoscere, programmi che sono la punta della tv italiana, e che B ha ritenuto bene oscurare in tempo elettorale, perché il suo potere riposa sugli insipienti, quelli che non sanno e quelli che fingono di non sapere. Coi suoi sondaggi e le sue acute riflessioni, Diamanti studia il mutamento generazionale, la trasformazione fra società e politica nell’attuale crisi dei partiti, l’affermazione dei regionalismi e dei localismi, e i concetti in ambito europeo di cittadinanza, identità e partecipazione.
I suoi libri sono di estremo interesse; Diamanti disegna un paese degradato e in crisi di identità: “Una società senza comunità, sostituita da una folla di non cittadini-spettatori senza legami, che non si vedono e non si conoscono. Una perdita del senso di “bene comune”. Un territorio cementificato e irriconoscibile dove è sempre più impossibile stabilire relazioni.” Un paese lasciato solo, fatto di solitudini e disillusioni, che ha perso le speranze nel futuro e la fiducia nella politica, dove non ci sono cittadini ma un’anonima ‘opinione pubblica’ manipolata e abusata che nella politica attiva non conta più nulla. Una società fatta di paure più che di progetti, in cui ognuno si sente sperso, senza coordinate e stenta a trovare i legami col territorio e con gli altri, una società divisa tra rassegnati e prevaricatori, due mondi incomunicabili tra loro, la cui distanza si fa sempre più ampia, mentre la bilancia del potere si inchina sempre più ai secondi.
In questo quadro poco consolante emerge tutta la lucida passione civile di Diamanti, vera gemma nel panorama squallido dell’intelligenza italiana, quasi ripiegata anch’essa in un declino indistinto, dove emergono, rare, le voci di Saviano o Tabucchi, Tinti e pochi altri.

Diamanti ha scritto: “A chi profetizza, rammentiamo che dal 1994 ad oggi tutte le elezioni – tutte – hanno spiazzato, a volte sovvertito le previsioni. E che, dal 1996 fino al 2006, tutte le elezioni – tutte – si sono risolte per pochi punti. Talora: frazioni di punto”.
Questo è un monito a chi pensa di non andare a votare. La sorte del nostro paese dipende dal nostro comportamento personale molto di più di quello che pensiamo. Ognuno di noi è la goccia che può cambiare il corso del fiume.

Un suo libro si intitola “Come si fabbrica l’insicurezza”.
Diamanti scrive: “Non sono i fatti ad aver cambiato le opinioni. Al contrario: le opinioni si sono separate dai fatti. Ciò suggerisce che i cicli dell’insicurezza siano favoriti e scoraggiati, in qualche misura, dal circuito fra media e politica. B è capace, come nessun altro, di navigare sulle acque dell’Opinione Pubblica. E di domare le tempeste che la turbano dopo averle evocate.”
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Amore per chi? Invidia di che?
Viviana Vivarelli

Diamanti era a una puntata de l’Infedele di Lerner dal titolo “Amore per chi? Invidia di che?”.
Ha valutato la manifestazione di Roma “un grande rito collettivo chiamato da un gran sacerdote e culminato con un giuramento” “Le ideologie – dice- sono sparite, oggi si alimentano solo emozioni viscerali!”
E che le emozioni ora dominino le scena italiana relegando in un ripostiglio la politica accade in un costante crescendo.
Abbiamo visto tutti sbigottiti una manifestazione costosissima e nemmeno riuscita per celebrare il solo B, uno spot demagogico che avrebbe voluto essere gigantesco se non fosse risultato una frittata, costruito per un uomo solo all’apogeo di se stesso, con dei candidati governatori ridicolizzati come a burattini, che hanno giurato a comando, e saltellato a comando, e cantato a comando, manifestando loro assoluta mancanza di autonomia e dignità, la loro nullità come persone e come potenziali governatori, in una totale succubanza a B, uno spettacolo desolante e pietoso, che sarebbe sembrato comico se non fosse tragico, perché tipico di un modo totalitario e insieme da operetta di intendere la politica, non ‘Il dittatore’ di Hitler, ma ‘Il dittatore’ di Charlot, un Bagaglino dilatato e piazzaiolo, costato decine di milioni con un pubblico di comparse pagate.
E il capocomico B che incentrava questo avanspettacolo, come tutto il suo potere, nelle due parole chiave: invidia e amore, come non di elezioni regionali si trattasse ma di una celebrazione rituale della sua persona presentata come l’idolo da venerare, in un culto parossistico, in cui era adorato dagli uni e esecrato dagli altri. Al di fuori di qualunque logica o razionalità, di qualunque ideologia o politica è andata in onda l’apologia di B fatta da lui stesso. il governo delle passioni per il culto di un uomo solo nella megacelebrazione di sé.
Ma ci sarà stato qualcuno, tra quei 100.000, che ha provato un brivido di imbarazzo? Che avrà avvertito il senso del grottesco? Che si sarà vagamente vergognato di questo infantilismo del potere che si allarga in un delirio napoleonico?
Per la manifestazione di Roma dobbiamo davvero pensare che tutta quella gente è talmente imbecherita da essersi bevuta il cervello?
Lo sanno che il miglior governo democratico è quello in cui il cittadino a mala pena sa il nome del capo di Governo? Perché tutto funziona bene e tutti servono lo stato e ubbidiscono alle leggi e non c’è un premier che accentra tutto su di sé ed è uno scandalo continuo!
Proprio l’esasperazione di questi 2 sentimenti personali: amore e invidia, costituisce invece il culto di B e attrae a sé tutto il paese come un buco nero che inghiotte tutto senza costruire nulla, un buco nero che azzera qualsiasi valore ideologico o politico di un Pdl che non è nemmeno un partito quanto un delirante culto della personalità, destinato a sparire con la fine del suo idolo, come è avvenuto per Stalin, Hitler, Evita Peron, Mussolini, Elvis Presley, Michael Jackson..
B considera ogni opposizione non un atteggiamento ideologico o politico ma un atto di bassa invidia contro di lui che è molto ricco, molto potente, molto amato, ha avuto ogni successo, è il 14° uomo più ricco del mondo, vince o annulla ogni processo, può compiere ogni cosa e avere ogni femmina…
Gramellini della Stampa osserva che B è convinto di essere l’uomo più invidiabile del creato e crede che tutta la società italiana abbia solo i suoi valori e solo i suoi metri di giudizio e i suoi desideri. Non è vero ma lo ha fatto credere ai suoi cloni che come tante lune si inebriano della sua luce. Nemmeno il duce è stato capace di tanto. Né B né i suoi cloni riescono a credere che il mondo civile abbia altri valori e altri ideali e che evadere al massimo le tasse, commettere impunemente ogni reato, essere in un rapporto inquietante ma anche terrificante con la mafia, scoparsi ogni tipo di escort o minorenne e avere rotto due famiglie rimanendo senza nessuna, avere continuamente terrore di essere ucciso o processato, di invecchiare o imbruttire, non sia al culmine dei desideri di persone normali.

Per quanto Bossi e B abbiano fatto i furbetti riducendo i programmi regionali ai temi cari al Vaticano con l’opportunismo peloso di chi cerca voti (B perché si sente vacillare e Bossi perché volente o nolente il popolo veneto è sempre stato cristiano osservante), Bagnasco non solo ha ribadito la pretesa del Vaticano di regolare sessualità, disparità femminile e famiglia, ma ha avanzato una agenda di temi sociali di fronte a cui nessuno dei candidati proposti va bene, nemmeno Casini, e sono tutti da bocciare, e non solo la Bonino per la sua ideologia radicale a favore dei diritti della persona e in particolare della donna e dei diversi sessuali, ma anche la Polverini, che al referendum sulla fecondazione assistita è stata contro la Chiesa. Senza contare che i candidati della Padania vanno troppo contro quella politica a favore dei poveri e dei migranti che la Chiesa continua a proporre a ogni buon cristiano, e razzismo e xenofobia sono troppo inconciliabili col Vangelo
Si ricordi che da molto tempo la Chiesa non fa che tuonare inascoltata contro la corruzione politica e che anche recentemente l’Avvenire, il quotidiano della CEI, ha definito la Protezione Civile “una fogna peggiore di tangentopoli”
Si ricordi che la Chiesa ha preso malissimo gli attacchi indecenti e infami a Bozzo, le menzogne e le diffamazioni dei giornali berlusconiani, i proclami antiumani della Lega, le leggi che penalizzano i diritti umani ((ultima quella soglia incostituzionale del 30% che la Gelmini ha imposte nelle scuole ai figli dei migranti)
Se i vertici della CEI in passato non hanno fatto mancare collusioni con la dx, oggi i rapporti si sono alquanto raffreddati, e non solo da parte di Famiglia Cristiana, e ora, dopo gli attacchi spregevoli di Feltri e il puttanaio di B, si8 nota una certa freddezza, mentre la chiesa di base è sempre stata ferocemente avversa a questo governo e al suo delinquenziale padrone
Farebbe meglio, la Chiesa, a resuscitare la DC liberandosi da questi buffoni
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Strani argomenti del comizio berlusconiano
Viviana Vivarelli

Possiamo notare che per la prima volta nei programmi elettorali nel comizio di Roma non si è parlato di ordine e sicurezza. E questo dovrebbe allarmarci. Il pericolo è che si stia preparando un tale cambiamento (scatto finale del golpe intra-democratico attraverso riforme assolutistiche) che B sente che non è il caso di creare allarmismi in campo politico e così ripiega su temi che con le regionali non hanno niente a che fare e che riguardano piuttosto il privato delle persone. E’ una diversificazione di attenzione inquietante.
Mentre i temi di un governo regionale sono cura del territorio, acqua pubblica, welfare, strade e scuole, rifiuti, energie alternative, ordine pubblico.. il duo Bossi-B, nel comizio romano, ha sventolato in accordo qualcosa che coi programmi regionali non ha nulla a che fare, temi privati come l’elogio della famiglia legittima (ridicolo fatto da due fedifraghi e divorziati), l’attacco all’aborto (che implica il rifiuto dei diritti della donna e prelude a una revisione della 194, per di più fatto da uno la cui moglie ha abortito al 7° mese) e l’attacco alla pedofilia, che infiamma le cronache presenti, ma per cui il duo ha fatto meno di niente.
Ora questi temi non attengono affatto alla sfera politica regionale, ma sono di stretto interesse per la Chiesa che qui si gioca la sua primazia e il suo potere, e metterli al 1° posto è una chiara a furbastra dichiarazione di sudditanza al Vaticano per attrarre voti cattolici. Non sappiamo cosa abbia capito l’infantile piazza San Giovanni, troppo intenta ad applaudire per riuscire a pensare, ma ha inteso benissimo Bagnasco, che si è affrettata a ribadire che i cattolici non dovranno votare chi ha difeso l’aborto, con chiaro riferimento alla Bonino e non solo. E non a caso Bagnasco questi temi li ha sottolineati fermamente, per quanto astrusi al governo delle Regioni, rivelando una comune concertazione col duo, concertazione da cui Fini, platealmente, si è dissociato. Sesso, famiglia e succubanza femminile sono, appunto, il campo di prestigio e potestà della Chiesa che sul loro controllo radica un potere millenario che non si è mai adeguato ai tempi con un rifiuto assoluto ad eliminare la disparità femminile o a vedere i cambiamenti delle coppie e una incapacità ormai cronica a difendere i bambini delle sue stesse insidie, avvinta com’è a una pedofilia protetta e oscurata che dura quanto la sua intera vita. Avversione alle donne e violenza ai bambini si legano in modo inestricabile in un’oscura devianza sessuale che fa del maschio l’unico padrone e signore, col diritto di imporre violenze materiali e morali a chi non è un maschio adulto e dominante, in una fantomatica difesa della vita che nei fatti la vita la calpesta.
Credo si dovrebbe analizzare meglio come mai le forze retrive della dx (Lega compresa) abbiano sentito la necessità di dichiarare il loro appoggio alle forze retrive della Chiesa agitando tre argomenti che in elezioni regionali parrebbero privi di senso: la solidità della famiglia regolare, il No all’aborto (e dunque all’autodeterminazione femminile), il No alla pedofilia.
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Perché sbugiardarli è vitale
Alessandro Gilioli

Quello che vorrei tanto sapere, e purtroppo non sapremo mai, è quello che è successo nelle 3 ore abbondanti trascorse tra la faraonica autocertificazione di Verdini («Siamo più di un milione») e la generosa concessione della Questura («150 mila»). Possiamo solo immaginare il vorticoso giro di telefonate, le pressioni sul questore da parte del governo, la trattativa sui numeri come a un mercato rionale, e alla fine il penoso compromesso dei 150 mila che non farà contento Gasparri ma comunque raddoppia – o triplica – quello che, visto dall’alto, palesemente non superava il pubblico di una partita di medio richiamo a San Siro.
E’ importante ristabilire la verità sui partecipanti al corteo di ieri? Oppure – come hanno scritto anche molti commentatori al post qui sotto- in fondo chissenefrega, quello che conta sono le urne e non la piazza?
Quello che è tuttavia importante – anzi vitale – è non fargli passare le balle. Non accettare più – mai più – che la loro rappresentazione artificiosa del reale si sovrapponga al reale stesso, cancellandolo.
La cultura belusconiana è stata fin dal suo esordio finzione che si sovrapponeva al reale e che diventava realtà grazie al suo sistema mediatico: applausi preregistrati ai comizi, fondali di cartone, finti capelli, cieli azzurri di tela, photoshop nei poster, calze di nylon applicate alle telecamere e falsi libri di sfondo nel suo studio.
Parvenza pubblicitaria, inganno mediatico, rappresentazione fasulla: tutto per la tivù.
E basta aver visto i tg di ieri sera – o leggere i giornali famigli di oggi – per rendersi conto che anche sui numeri e sul successo del corteo di ieri è partita all’unisono la macchina da guerra della rappresentazione che sostituisce la realtà. Allo scopo di rilanciare un leader stanco e, per la prima volta da quando è tornato al potere, in calo di consensi.
B conosce benissimo il meccanismo del bandwagoning, perché lo applica dai tempi in cui si faceva fare i sondaggi farlocchi da Gianni Pilo: fai credere di avere tanti consensi, e i tuoi consensi cresceranno davvero.
Ed è qui che il meccanismo va rotto. Spaccando la rappresentazione, facendo irrompere la realtà.
Perché, certo, in democrazia contano solo le urne. Ma è proprio per gonfiare le urne che ieri hanno gonfiato i numeri.
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Burattini e burattinaio
Viviana Vivarelli

La cosa più avvilente, nell’insulso comizio romano, è stata vedere quel giuramento collettivo dei candidati regionali nelle mani di B su un foglietto di intenti preparato da B stesso. Giuramento a comando, come il ritornello a comando o il saltello a comando, tutti come polli di batteria, come burattini su un teatro che si fanno tirare i fili. Ma che ludibrio!! Che scarsa dignità!! Che amor proprio sotto i tacchi!
Ma se persino per i membri del Parlamento la Costituzione ordina che siano liberi e autonomi!!
Articolo 67: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita la sue funzioni senza vicolo di mandato”.
La Costituzione pensava a un mandato dal basso, costui ha imposto il mandato dall’alto. Tutti nelle sue mani come i burattini con Mangiafuoco. Che pagliacci! Quest’uomo non conosce nemmeno le regole minime della democrazia.
E la Lega con tutte le sue avanzate rivendicazioni di autonomia regionale, fiera dei suoi poteri locali, anche lei a fare saltelli a comando?
Giuramento dei futuri candidati a B che sostituisce la propria volontà al bene pubblico, alle potestà costituzionali, al potere di rappresentanza e persino alle prerogative delle Regioni??!!
B come Dio?!
E tutto quello che Bossi è riuscito a farfugliare è che lui e B sono una cosa sola “perché difendono i valori della famiglia” (??!!) e combattono la pedofilia. La pedofilia???!!!
Ma il meglio di questa pagliacciata sono i candidati, con quella ridicola Anna Maria Bernini che già ha la bocca larga da orecchio a orecchio ma le diventava ancora più larga nella reverenza al suo padrone. Sembra il cagnolino giapponese che ride visto da 500.000 persone.
http://www.freedivx.it/public/news/cane_che_ride.asp
Povera Bernini, le manca solo la parola!
..
In quanto alla Polverini, la sua strafottenza è tale che non va ormai più nemmeno alle tribune elettorali, e alla commemorazione delle Ardeatine si presenta insieme alle autorità, come già fosse eletta. In fondo non eleggono lei, eleggono Berlusconi. Se Berlusconi non ci fosse, solo un paio di candidati leghisti si salverebbero dallo schifo degli elettori. Non meriterebbe, la strafottenza della Polverini, che si reputa vincitrice prima di essere eletta, di pagarla cara?
..
RIDIAMARO : – )

Il Partito dell’amore:

«Bisogna sbattere fuori dalle questure le mele marce comuniste».

«Gli Abruzzesi che hanno ricevuto le case arredate e sicure dove stavano? In ginocchio sarebbero dovuti venire».

«Basta con gli insulti di Di Pietro qualcuno faccia qualcosa, querelatelo, azzittitelo, per amor di Dio».

«Possibile che a Bersani non possano mettergli una museruola?»

«Per soli 7 voti l’islamico comunista Barack Hussein Obama è riuscito a fare a pezzi gli USA. L’insulsa riforma sanitaria comunista ‘68ina distruggerà gli USA».

(dal forum premoderato del Pdl)
..
Storiellina di Sauro

Maggio sulle rive del Mar Mediterraneo.
Piove e la piccola cittadina sembra completamente deserta.
Sono tempi molto duri, tutti sono indebitati e vivono sul credito.
Inaspettatamente un ricco turista arriva in città, entra nell’unico hotel disponibile, poggia 100 Euro sul desk della reception e si reca a visionare le camere al piano superiore per sceglierne una.
Il proprietario dell’albergo prende la banconota e corre a pagare il suo debito dal macellaio.
Il macellaio prende la banconota e corre a pagare il suo debito con l’allevatore di maiali.
L’allevatore prende la banconota e corre a pagare il suo debito con il fornitore di mangimi.
Il fornitore di mangimi corre a pagare la prostituta locale che in questi tempi duri gli ha fornito i suoi servigi a credito.
La prostituta corre all’hotel e paga il proprietario per le stanze che le ha affittato per portarci i clienti.
Il proprietario dell’hotel rimette la banconota da 100 Euro sul bancone affinché il ricco turista non sospetti nulla.
In quel momento il ricco turista ritorna alla reception: ha visionato le stanze, non le ha trovate di suo gradimento e così si riprende i suoi 100 Euro e lascia la città.
Nessuno ha guadagnato qualcosa.
Tuttavia ora l’intera città è senza debiti, e guarda al futuro con molto ottimismo.
..
Viviana
Potremmo rovesciare la storiellina in una triste variante. Varie ditte fanno lavori per un Comune, il Comune non li paga e investe i soldi in derivati, le ditte che non sono state pagate non possono pagare i loro dipendenti, questi non possono saldare i loro conti dal droghiere, dal macellaio ecc ecc ecc.
..
Vukic
E da grande che cosa vuoi fare?
La comparsa a pagamento nelle manifestazioni del Pdl
.
Vekmaster

L’inganno
Quando comandava il Re,
si mangiava un pollo in tre.
Quando si salutava alla Romana
si mangiava un pollo alla settimana.
Quando si è cominciato col
“SIA LODATO GESU’ CRISTO”,
il pollo non si è più visto.
Quando arrivarono i garofani Rossi,
sparirono anche gli ossi.
Quando c’eran Prodi

e i figli di Togliatti,
sparirono anche i piatti e …..
ora con Silvio B
ci tagliano pure li coijoni !!!

..
NARRATIVA

Racconto di Annamaria Sanguigni
Bella e Crawford.

Quando usciva in giardino, Bella appariva maestosa. Le gambe ben piantate, le spalle accompagnavano i movimenti regolari delle braccia che innaffiavano le piante grasse. Crescevano carnose in quel terreno carico di sali preziosi. Con gesti calmi e leggeri scuoteva i rami del limone e qualche volta ne coglieva due o tre da portare in casa.
D’estate indossava abiti leggeri da cui trapelava il corpo morbido.
Era bella come il nome che portava gli occhi mori lunghi, senza fondo.
Nel pezzo di terra che confina con due strade asciutte e grigie, c’è un canneto che quando tira vento ondeggia ed anche l’alloro lasciato crescere senza regole dondola un po’. Un prato di malva ricopre tutto.
Era una notte di Luglio, erano a letto lui e Bella, il caldo era arrivato e la sera non si resisteva.
Crawford la sente respirare e un sorriso gli piega le labbra. Il destino l’ha messo vicino a questa donna, una compagna di ore tenere dolorose e, a volte rabbiose.
È fermo su una sedia a rotelle da quindici anni.
Quando la vide la prima volta, era forte e con la testa piena di avventure da costruire.
Il set era affollato di addetti ai lavori, si girava il solito film porno. La protagonista era Bella.
Era rimasto bloccato dalla leggerezza con cui lei come una farfalla si poggiava sui fiori e sulla melma senza contaminarsi.
In quel film era truccata e indossava un costume che la trasformava in un essere mitico. Incanto e orrore. La falena era meravigliosa e terribile, le grandi ali brune dorate si aprivano ai lati. Il seno stretto nella maglia color bronzo sembrava scoppiare, le braccia ondeggiavano e i fianchi magri si muovevano erotici e crudeli.
Il giovane Crawford non respirava più a saperla travolta e presa in quelle scene pesanti, e sentiva come pugni sul cuore. Le chiese di amarlo e grazie a quei soldi lei lo seguì.
Quella stessa mattina il produttore si era chiuso nel garage in fondo alla sala con il regista. Lui li guardava di nascosto dietro una colonna e inavvertitamente fece cric contro la parete del garage sopra la testa del cameraman che riprendeva le ultime pose. Questi si agitò un attimo e poi riprese a girare. Mentre il cervello si frantumava nell’ansia, vide che aveva infilato un malloppo di banconote nel cruscotto dell’auto.
Lui e Bella partirono con la macchina piena di soldi.
Dopo pochi mesi si trovarono poveri come prima. Si mischiarono alla marea di personaggi allo sbaraglio negli spettacoli che cercavano di regalare un po’ di brivido vitale ad esseri privi ormai di ogni senso.
Con la vecchia JAGUAR si buttava giù dai tornanti del Colorado. Scommesse, velocità cieche fino all’ultima curva che lo ridusse col collo a pezzi e il midollo sprizzato fuori.
Bella non lo lasciò.
Non aveva mai creduto che restasse con lui tutti quegli anni.
Quella sera di Luglio il caldo aveva infiacchito pesantemente le sue ultime forze, le gambe si rovesciavano come stecchini di gomma e non riusciva a spostare i pensieri.
Si scusò con la moglie, le chiese se aveva voglia di fare un salto al bar vicino all’incrocio e comprare una bottiglia di quel succo alla menta ghiacciata, che forse poteva sollevarlo da quella fiacca bestiale.
Bella impiegò otto minuti per percorrere i cento metri che li separavano dalla strada. Chiese la bibita, e salutò il barista.
Sul comodino accanto al letto di Crawford c’era come di solito il bicchiere con l’acqua per la notte .Allungò il braccio sinistro e bevve l’acqua che c’era, poi lo sbatté con forza sul ripiano di marmo del piccolo mobile. Si spaccò, era di vetro spesso, il pezzo che gli rimase in mano se lo ficcò in gola.
C’era ancora a quell’ora di sera il cielo che non scuriva del tutto, qualche striscia calda saettava qua e là. In quell’oscurità acerba e ambigua coll’umido che aleggiava, nugoli di falene vagavano.
Da lassù la Baia pareva calma e immobile, solo scintille di piccoli voli si muovevano e trattenevano il buio che stava arrivando inesorabilmente.

http://masadaweb.org

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