Nuovo Masada

marzo 23, 2010

MASADA n° 1109. 23-3-2010. Sua Supremità

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:03 pm

Gli sfracelli di Berlusconi – Le due chiese – Don Gallo e Bagnasco, due mondi inconfrontabili – Pedofilia e sessualità fanno parte del programma delle regioni? – Berlusconi promette di debellare il cancro – Il partito del disfare, o del malaffare – la miopia della Chiesa sulla corruzione neoliberista – Infantilismo del consumatore – Caso Frisullo, le toghe pugliesi sono nere? – Le denunce di Pax Christi – Come lo vedono a Londra – Cosa resta della vecchia new economy – I Comuni e i derivati

Berlusconi. La feccia che risale il pazzo
Mauro Medeot
..
ma anche
la feccia fa salire il pizzo
..
oppure
la faccia che diffonde il puzzo
Vi
..
Cardinal Bagnasco:
Non abbiamo paura della pedofilia
E infatti la paura la lasciava ai bambini.
Viviana
..
Agonizzanti in un letto, tra molti anni da adesso,
siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni
che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione,
solo un altra occasione, di tornare qui sul campo ad urlare
ai nostri nemici che possono toglierci la vita
ma non ci toglieranno mai la liberta’!
“.

Mel Gibson (William Wallace) in Braveheart – cuore impavido

Il partito dell’amore?!
“Davvero l’amore quando ci si mette sa essere davvero bastardo”
(tratta da un film)
Viviana
..
A noi ci ha rovinato il cristianesimo, come cultura.
Una volta avevamo il rinascimento, l’arte, la scienza…
Adesso cosa abbiamo? Le escort

Viviana
..
Per questo, pure le Golf
Mauro Medeot
..
Ci sono campi,
campi sterminati dove gli uomini non nascono,
vengono adulterati

variazione da Matrix di Viviana
..
Non bastano i muscoli a fare un uomo“.
(Helen Ramirez in Mezzogiorno di Fuoco)
Non bastano i soldi e i voti a fare un leader
E non bastano le piazze per fare una democrazia
..
Augias e Don Gallo
Viviana Vivarelli

Ho ascoltato con vero piacere oggi da Augias uno dei più stimati preti italiani, un prete che amo moltissimo, l’82enne e straordinario Don Gallo, e spero che tra un paio di giorni vediate su youtube questa chiacchierata del 23 marzo su “Le storie” di Augias e godervela come merita, perché entrambi i protagonisti sono persone ammirevoli di cui l’Italia deve andare fiera.
Quando le persone sono intelligenti e di anima chiara, non c’è tonaca o divisione religiosa che tenga e Don Gallo è davvero una delle persone più straordinarie d’Italia.
Esce ora un suo libro “Come in cielo così in Terra” che ha divertito e ammirato anche Augias, che, come tutti sanno, è ebreo ma di ampie vedute, e mi regalerò questo libro per il mio compleanno.
Don Gallo sogna la parità femminile, le donne sacerdoti, la fine dell’obbligo del celibato e una chiesa democratica in cui conti più la base dei vertici e la pietà cristiana e l’amore più degli embrioni o del controllo della famiglia.
Augias gli ha parlato delle donne nella chiesa anglicana dove finalmente si è accettato (pena dispora dei conservatori) che divengano vescovo. Don Gallo ha dichiarato senza mezzi termini che la Chiesa in duemila anni non ha mai riconosciuto i diritti delle donne e ha raccontato che, una volta, un vescovo anglicano era andato da Voitila per chiedergli di accettare il sacerdozio femminile ma Voitila aveva ribattuto che non poteva perché seguiva il Cristo, il quale ha avuto 12 apostoli tutti maschi.
“E’ vero- aveva ribattuto l’altro- però erano ebrei, palestinesi e circoncisi e non risulta che tra loro ci fosse nemmeno un polacco”.
In un’altra storiella Voitila era stato troppo rigido con un vescovo che gli aveva detto: “Santità, voi dovete servire Dio, non sentirvi Dio”
E così Don Gallo diceva: ” Mai Cristo avrà pensato alla sua chiesa come a una sovranità assoluta, sicuramente pensava a una chiesa che serviva gli altri, non che pretendeva di essere servita”.
..
I tre compari
Viviana Vivarelli

Che squallore quei due, il gatto cieco e la volpe equivoca, abbracciati su quel palco, enorme di Roma come una gigantesca tavolata, che inneggiavano alla famiglia (la loro!?) e contro la pedofilia (con uno che andava con minorenni!), in uno spot chiaramente rivolto al Vaticano, come se questi fossero gli scopi di un governatore regionale, nell’ennesimo tentativo furbesco di giocarsi i cattolici. E il Vaticano, a ruota, che subito apre i suoi editoriali, invitando a votare per il partito che propaga i due scopi, come se la Costituzione avesse affidato alle Regioni lo scopo di trincerare la sessualità al modo cattolico o la famiglia legittima o la difesa dei bambini, intenti peraltro che i due compari in un modo o in un altro hanno bellamente mancato.
..
Morte al cancro in 3 anni, parola di Berlusconi
Viviana Vivarelli

E su quel palco ridicolo e grottesco di Roma è partita l’ultima sparata: “Debelleremo il cancro in tre anni”. Giusto il tempo della legislatura!
L’importante è spararle sempre più grosse.
Chi non mantiene le sue promesse sul possibile, promette l’impossibile.
Fallita la promessa del milione di posti di lavoro.
dell’ordine e della sicurezza,
della lotta alla mafia,
di più giustizia per tutti,
della crisi alle spalle,
delle case popolari,
di meno tasse,
del poliziotto di quartiere
e perfino di stop al bollo auto,
..Berlusconi alza il tiro e promette di debellare il cancro in 3 anni! Con quale mancanza di scrupoli!
Imboniti massaie e pensionati, disoccupati e alienati, ignoranti o disinformati, ora si rivolge all’ultima spiaggia: i malati gravi. Specula sulla loro sofferenza.

Il cancro riguarda 2 milioni di italiani. B li vede solo come possibili elettori. Vuole imbrogliare anche loro? E’ sceso a livelli di cinismo inimmaginabili. Ma è accettabile tutto questo?
Con che faccia sbandiera queste promesse quando siamo ultimi in Europa per la ricerca e quasi a zero per quella sul cancro? Ci batte persino la Corea. Che faccia ha per dire questa mostruosità!?
Noi investiamo nella ricerca lo 0,9 del Pil contro il 4 della Svezia e il 3 chiesto dall’Europa. Non siamo neanche nella graduatoria per l’innovazione stilata ogni anno dall’UE! Mandiamo i nostri cervelli migliori all’estero con una demenza bestiale. Mettiamo idraulici leghisti non laureati a capo del Cnr. E i ricchi italiani si guardano bene dall’investire in ricerca come avviene in ogni paese, dove essa per 2/3 terzi si sostiene su fondi privati. Qua fa scuola l’avarizia di B, che i soldi li investe per comprare deputati o comparse, escort o gruppi mafiosi. Siamo ultimi in Europa per ricerca sul cancro!! E ci tocca di sentire il cancro usato come leva elettorale! Sena alcun rispetto per le sofferenze umane!
E ora Sacconi è costretto a dire a denti stretti che metterà 100 milioni nella ricerca sanitaria. Dove li trovi lo sa solo lui. E speriamo che non sia come la promessa di fondi al terzo mondo che ancora è rimasta inevasa. E cosa farà Tremonti? Toglierà fondi a tutto il resto?
Ma con che faccia questi fingono di interessarsi al cancro, quando l’Italia dà alla ricerca sul cancro appena lo 0,1% del Pil, 3 volte meno della Germania o della Gran Bretagna, 200 volte meno degli USA! Ma lo sa B che in USA gli investimenti nella sola ricerca biomedica sono almeno 10 volte superiori a tutti gli investimenti in ricerca dell’Italia? Che i soli fondi pubblici sono oltre 20 volte superiori alla spesa complessiva, pubblica e privata, italiana?
Piccola curiosità: niente di quel che fa B è una sua idea, è il grande riciclatore di idee altrui; se scese in campo copiando “I am a dream” di Martin Luter King ora copia Nixon che nel ‘71 disse che avrebbe vinto il cancro in 10 anni. Lui in 3. Il cancro è sempre lì, ma almeno Nixon fece di questa battaglia una priorità strategica, aumentò gli investimenti pubblici nella ricerca biomedica di base e in quella applicata e nello sviluppo dei prodotti, favorì gli investimenti privati, e portò la ricerca americana a essere una delle prime al mondo.
E l’Italia? Dov’è il forte e articolato piano del Governo? Solo una ventilata promessa elettorale? Che farà la fine di tante promesse elettorali? Avuto il voto, gabbato l’elettore. E per di più buttata là in elezioni regionali!? Come il pane all’affamato? Speculando sul dolore della gente?!
Qui non vediamo tracce di una ricerca scientifica che sale ai primi posti nelle priorità del governo, anzi Tremonti corre come un pazzo a tagliare i fondi alla ricerca, a deprimere la scuola, a cacciare le eccellenze, a pagare poco o niente quelle che rimangono.
Mentre i magnati italiani brillano per feste e sagre, lussi e sfarzi, ma tirchieggiano in aiuti sociali, agli antipodi dei grandi magnati internazionali:
Bill Gates: 29 miliardi di dollari, ne dà la maggior parte alla sua fondazione nella ricerca medica, nella lotta all’AIDS e alla malaria, nel miglioramento delle condizioni di vita nel terzo mondo e nell’educazione. Warren Buffett dà l’80% della sua fortuna personale (37 miliardi di dollari) alla fondazione Gates, che può spendere ogni anno 5 volte più dell’Unesco e più di quanto il governo USA dà alla cooperazione internazionale.
Dunque aspettiamo con ansia la nuova fondazione Berlusconi, a cui il Cavaliere darà la maggior parte del suo patrimonio, per incrementare la ricerca medica e a cui si accoderanno, ne siamo sicuri, i grandi ricconi italiani, i Ferrero, Del Vecchio, Caltagirone, Armani, Pessina, Scaglia, Benetton, Moratti e anche il Vaticano se ha un briciolo di compassione per chi soffre, e anche i capi dei grandi gruppi mafiosi, si intende. Sono o non sono uomini d’onore e timorati di Dio?
..
Don Aldo Antonelli, parroco

Siamo sotto una grandinata di bombardamenti senza sosta e senza misura e senza ritegno.
Dalle prediche blasfeme di don Berlusconi alle false esecrazioni morali del Papa, passando per i comizi fascisti dell’onorevole Bagnasco.
A ruoli invertiti il puttaniere pluridivorziato fa omelie sull’amore o parla di pedofilia il papa che, da cardinale, per 24 anni, dal 1981 al 2005, ha visto passare sotto le sue mani tutti i casi gravi di devianza sessuale commessi da sacerdoti senza che movesse un dito. E’ sua la lettera solenne del maggio 2001 (Epistula de delictis gravioribus) che poneva sotto segreto pontificio tali delitti.
Il Falso per antonomasia e il falsificatore di professione fonda il Movimento dei Missionari della Verità e il cardinale chiude gli occhi e allunga la mano per benedire. Anzi allunga tutte e due le mani: una per prendere e l’altra per benedire.
Da ladri professionisti ben si intendono: ambedue ladri di coscienza e di buona fede. Ladri di libertà e di dignità.
C’è un tribunale internazionale cui deferirli?
L’uno con il suo sorriso a cremagliera e l’altro con il pastorale a mo’ di scimitarra!
Il primo che rifonda il Fascismo del nuovo millennio e il secondo che riscrive il Sillabo in lingua moderna.
Ambedue ladri e ambedue assassini: uccisori di democrazia e affossatori del Concilio.
Disobbedire loro è ormai un dovere morale, urgente e improcrastinabile.
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Il Vaticano: preti pedofili in Tribunale
Paolo De Gregorio

Il “pastore tedesco” Ratzinger tenta di fare bella figura dichiarando che la Chiesa non tollererà più i crimini a sfondo sessuale commessi dai sacerdoti nell’esercizio delle loro funzioni, e auspica non solo la punizione divina, ma anche la via dei tribunali.
E’ sconcertante vedere defilarsi da responsabilità personali uno dei massimi responsabili della “cupola” vaticana degli ultimi 30 anni, e per di più responsabile e inquisitore dell’ex Santo Uffizio, istituzione preposta proprio a vigilare anche sull’etica dei sacerdoti.
La linea politica della Curia, da decenni, è stata sempre quella di coprire, insabbiare, tacitare, pagare le vittime (impegnandole al silenzio), trasferire i preti pedofili o molestatori sessuali (a far danno in altre diocesi), far dimenticare, occultare, minacciare talvolta gli abusati.
Eppure tutto si può imputare al Vaticano, ma non l’ingenuità e neppure il fatto di non essersi reso conto del fenomeno così diffuso al proprio interno. I preti hanno per tradizione secolare un metodo inquisitorio e spionistico che riguarda tutti, è aiutato dalle “confessioni” e nulla sfugge all’orecchio di questo sistema.
Credere che la Chiesa abbia solo ora appreso della vastità del fenomeno pedofilia e omosessualità al proprio interno è da ingenui farlocchi. Per secoli hanno abusato del rapporto di fiducia con i giovani e giovanissimi, soprattutto all’interno di “istituzioni caritatevoli”, tipo orfanotrofi e collegi educativi, ma il potere della istituzione era talmente forte e incontrastato nella società reale che qualunque “voce” di violenza e violazioni a minori è stata soffocata con abili manovre, con denigrazione dei soggetti violati (persone che vogliono denigrare la Chiesa), silenzio comprato con denaro, evocazione di vergogna e di implicita consensualità nei fatti sessuali, e via elencando.
Questo orrendo marciume è nel DNA della istituzione ecclesiastica, secondo solo ai metodi inquisitori in cui il partito dell’amore pretesco definiva “la tortura come mezzo per arrivare alla verità”, dove si torturava e si uccideva e si bruciava sui roghi, in nome di Dio,in disprezzo totale dei comandamenti e del Vangelo.
Il fronte dell’omertà si è spezzato di fronte alle migliaia di casi (una piccola parte del fenomeno), in tutto il mondo, arrivata all’attenzione dei tribunali, che hanno preso sul serio le denunce degli abusati dai preti, che hanno cominciato a ricevere giustizia e consistenti risarcimento.
Questo fatto nuovo ha fatto saltare la cinica strategia della Curia di negare, sopire, tacitare, ed ora quegli stessi che hanno negato l’evidenza, coperto i colpevoli, spesso minacciato o comprato, fanno i moralizzatori e indicano la via dei tribunali.
Il problema sarebbe quello di mandare in Tribunale i responsabili di questa omertosa operazione, Ratzinger compreso, perché hanno consentito per decenni il protrarsi e addirittura il diffondersi del fenomeno.
L’unica cura possibile di questo fenomeno sono i giudici che devono essere severi, ma, se lo si vuole estirpare, occorre che la Chiesa non definisca “sacro” il celibato dei preti, trovandosi poi collaboratori sessuofobici che diventano spesso maniaci e deviati, ma che abbia come “ministri di culto” persone normali, con figli e lavoro, uomini e donne vicini ai problemi che abbiamo tutti.
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Mariapia Caporuscio

I nemici, i veri nemici di un Paese sono sempre stati i suoi governanti. I francesi lo capirono duecento anni fa e fecero piazza pulita usando l’arma giusta: LA GIGLIOTTINA!
Non si cambiano le cose con armi diverse, sono troppo radicati nel territorio, gli abbiamo lasciato troppo spazio ed hanno messo radici su ogni piccola striscia di terra. Per cambiare democraticamente le cose occorreva battersi affinché non diventassero politici a vita. In un Paese dove la precarietà è ovunque, essi sono i soli ad avere il posto fisso e con quello che guadagnano, non scardineremo mai i loro deretani da quelle poltrone. Necessiterebbe prendere esempio dai francesi appunto, ma siamo italiani e questi signori ci conoscono bene, purtroppo!

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A Roma il partito del disfare, o del malaffare
Di Pietro

Ieri B ha ripetuto, come un disco rotto, i soliti slogan vuoti e offensivi. La manifestazione e’ stata un flop organizzativo e ha visto pochissimi manifestanti in confronto agli annunci faraonici dei giorni scorsi. Infatti, le numerose foto che circolano in rete, smentiscono i Tg al servizio del padrone e i servizi giornalistici preparati in pieno stile pravdiano.
Ascoltando i punti del fantomatico “patto per la libertà”, un cittadino minimamente informato prova solo indignazione. Ascoltare il ‘palazzinaro’ di Arcore che parla di alberi è come ascoltare Provenzano mentre parla di legalità. Dico solo che ci vuole una faccia di bronzo fuori del comune, dopo aver chiuso i talk show e manovrato l’informazione televisiva pubblica e privata, a scendere in piazza per parlare di amore e libertà. Provo profonda compassione, invece, nel vedere qualche migliaio di berluscones deportati da tutta Italia a Roma con treni speciali, pullman e perfino ingaggiati da società di lavoro interinale, dover applaudire senz’anima Nerone che ha bruciato il loro Paese: ma li capisco, sono vittime inconsapevoli di un lavaggio del cervello durato quasi vent’anni.
La piazza e la Rete seppelliranno questi imbonitori circensi e con loro tramonterà il partito del “disfare”.
Mentre ieri il Pdl manifestava contro se stesso, l’IdV sfilava, a Roma, nei cortei delle associazioni contro la privatizzazione dell’acqua guidate da padre Zanotelli contro il tentativo di un vero e proprio esproprio di questo bene primario, a danno dei cittadini, da parte delle lobby del cdx, e a Milano, contro la mafia, corteo al quale io stesso ho preso parte, al fianco di Don Ciotti. Questa è la politica del fare, anzi del “salvare” il Paese dalla longa manus del governo.
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Viviana

Mettiamo pure che Berlusconi abbia portato in quella piazza 150.000 persone
mettiamo pure che fossero un milione come pretende Cicchitto (sotto overdose).
certo che mettere insieme in una pizza tanti cerebrolesi è stato proprio un miracolo!
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Viviana
Cristo moltiplicava i pani e i pesci.
Berlusconi moltiplica le comparse in piazza.
Ma di che si fa Cicchitto per vederne un milione dove sono centomila?
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La miopia della Chiesa sulla corruzione neoliberista
Don Aldo

Con quello che sta avvenendo, sia a livello ecclesiale che a livello sociale che, ancora, a livello politico, diventa sempre più scandaloso l’ammutinamento della gerarchia e, in particolare, il silenzio sospetto dei vescovi italiani.
Incapaci a guardare lontano, impotenti a leggere dietro i fatti, irretiti dal piatto di lenticchie che la politica genuflessa del de cuius sa offrire, ammaliati dalle dichiarazioni di facciata degli “amen-orapronobis”, nom riescono ad andare al di là della punta del proprio naso.
Non sanno leggere nemmeno la grossa contraddizione di questo liberalismo del mercato tanto orgogliosamente sbandierato, che mentre difende a parole la famiglia, di fatto la sgretola dall’interno.
Il sociologo Benjamin Barber afferma testualmente:
“Il capitalismo entra in conflitto con sistemi di valori più antichi come le religioni, per esempio nella visione del ruolo parentale. Le religioni hanno sempre cerca¬to di rafforzare l’autorità dei genitori. Per il capitalismo contempo¬raneo invece i genitori sono i “guardiani del cancello”, degli ostacoli fra l’adolescente e il con¬sumo. Di qui una pressione fortis¬sima per abolire la disciplina pa¬rentale. Il capitalismo moderno è la combinazione di questi due ele¬menti: l’invenzione di bisogni e l’infantilizzazione della società adulta».
Dirò di più, drogati dalla sete di finanziamenti e di denaro liquido, sembrano affetti da una sorta di miopia narcisistica al punto da non vedere tutta la corruzione che ci circonda, l’abitudine di illegalità che è diventata prassi, la “degenerazione privatistica, aziendalistica e populistica del sistema politico” di cui fa denuncia il Consiglio Nazionale di Pax Christi.
Sono arrivato alla convinzione che per coloro che continuano a schierarsi a destra non ci sia più nemmeno la “buona fede” a salvarli. essendo l’ignoranza essa stessa una colpa.
Fino a fine settimana non mi farò sentire; ma sappiate che il mio silenzio non è tossico come il loro tacere.
Aldo
..
INFANTILIZZATI DAL COMMERCIO
(Federico Ramini intervista Benjamin Barber – La Repubblica 15.03.2010)

Nel 1995 scrivendo Guerra santa contro McMondo, Benjamin Barber anticipò di 6 anni lo choc che l’America avrebbe provato poi con l’attacco alle Torri Gemelle: la scoperta che globalizzazione capitalista e radicalismo islamico possono rafforzarsi vicendevolmente. Tre anni fa, prima del collasso finanziario di Wall Street e della recessione globale, col suo ultimo saggio ha previsto l’implosione di un modello economico fondato sull’indebitamento. Ora che questo libro esce da noi – Consumati. Da cittadini a clienti (Einaudi) – il lettore italiano può scoprirvi molto più di una critica all’iperconsumismo. Barber è scienziato della politica oltre che dell’economia: il suo allarme riguarda la trasformazione della figura del cittadino, la perdita di libertà e sovranità, la privatizzazione della sfera pubblica. Sono i temi ai quali consacra la sua vita di militante della democrazia partecipativa, nella sede dell’associazione Demos dove lo incontro a NewYork.

Professor, Barber, uno dei temi centrali di Consumati è la regressione allo stadio infantile verso cui il capitalismo moderno spinge i consumatori. Lei la definisce la sindrome di Peter Pan, Il fenomeno è mondiale, perché l’epicentro originario è qui in America?
«Perché uno degli aspetti affascinanti dell’America, nazione giovane, è una sorta d’innocenza originale: l’idea che qui tutto può ricominciare, un mito particolarmente importante per gli immigranti. Il Nuovo Mondo è sempre stato affascinato dalla gioventù, e questo è positivo. Il lato oscuro invece ha a che vedere con lo sfruttamento dell’ingenuità infantile. Nella sfera economica si assiste da tempo a una banalizzazione, un’infantilizzazione dei consumi, un istupidimento delle merci e anche dei prodotti culturali per far sì che siano appetibili agli adolescenti o ai bambini. In parallelo occorre dare potere economico agli adolescenti e ai bambini, perfino le carte di credito, per conquistare fasce di acquirenti sempre più precoci».

Non è sempre stato nella natura del capitalismo, il voler creare nuovi mercati, nuove fasce di consumatori?
«Dalle sue origini il capitalismo occidentale ha avuto la capacità di soddisfare reali bisogni di massa, e quindi aveva un’utilità sociale, che si conciliava con l’arricchimento privato e l’accumulazione del capitale in mano alla borghesia industriale. Inoltre l’etica protestante della gratificazione differita esaltava la virtù del risparmio e questo favoriva l’investimento. Per 400 anni questo sistema ha funzionato così bene da sfociare in una situazione, dopo la seconda guerra mondiale, in cui gran parte del ceto medio nei paesi sviluppati aveva ormai soddisfatto tutti i suoi bisogni. Di fronte al rischio di una crisi della crescita il capitalismo ha operato una riconversione: si è messo a produrre bisogni ancora prima di produrre beni. Quello fu l’inizio dell’era del sovraconsumo, l’inaugurazione del nuovo ethos infantilista».

Che ruolo gioca l’infantilizzazione del consumatore, o quello che lei definisce la trasformazione dell’adulto in un “adolescente”?
«Il capitalismo contemporaneo esalta lo spendere anziché il risparmiare, il vendere anziché l’investire. L’idea di servire la società è sostituita dall’edonismo, la centralità del piacere, il servire se stesso. Adolescenti e bambini diventano l’archetipo, il modello del consumatore ideale perché sono impulsivi, non riflettono a lungo prima di comprare. Perciò il marketing e la pubblicità hanno spostato le frontiere dei consumi verso fasce d’età sempre più basse: prima gli adolescenti, ora anche i bambini di tre anni».

È cambiato anche il consumatore adulto. Abbiamo la sindrome di Peter Pan, il mito dell’eterna giovinezza, incoraggiato dalla pubblicità e dall’entertainment.
«Sì, la beatitudine viene associata al restare anche in età adulta dei consumatori-bambini, egocentrici che dicono “io voglio” per sempre. E’ un’operazione culturale di livellamento verso il basso. Il capitalismo entra in conflitto con sistemi di valori più antichi come le religioni, per esempio nella visione del ruolo parentale. Le religioni hanno sempre cercato di rafforzare l’autorità dei genitori. Per il capitalismo contemporaneo invece i genitori sono i “guardiani del cancello”, degli ostacoli fra l’adolescente e il consumo. Di qui una pressione fortissima per abolire la disciplina parentale. Il capitalismo moderno è la combinazione di questi due elementi: l’invenzione di bisogni e l’infantilizzazione della società adulta».

Nel saggio Consumati lei non si ferma qui. Il passaggio successivo è la denuncia delle conseguenze per la democrazia.
«Nel capitalismo attuale la nostra identità primaria e soverchiante è quella di consumatore, non cittadino. Il ruolo dello Stato viene sminuito, svuotato, contestato. La stessa politica diventa marketing, i candidati si vendono come prodotti di largo consumo. Si consolida l’idea che l’unico modo attraverso cui noi esercitiamo una forma di potere, è quando compriamo».

Questo è vero anche nella versione di sinistra, militante: tanti movimenti si propongono di cambiare il mondo operando sulle scelte di consumo. Slow Food c’insegna a promuovere lo sviluppo sostenibile quando facciamo la spesa alimentare. Fair Trade ci spinge ad acquistare il caffè e il cacao attraverso una filiera di commercio equo che bypassa le multinazionali e aiuta i contadini dei paesi in via di sviluppo. Eppure lei contesta anche questo.
«Perché anche questa è una favola per bambini, una favola a lieto fine, l’idea che si cambia il mondo attraverso il consumo privato. La scuola dei nostri figli, l’equilibrio climatico del pianeta, l’indipendenza energetica: in tutte queste sfere il cambiamento non può venire semplicemente da scelte individuali di spesa. E’ l’ammissione di una disfatta, se noi ci ritiriamo nella sfera dell’azione privata – sia pure il consumo “verde” e terzomondista – e abdichiamo al nostro ruolo nella politica».

Lei denuncia una distruzione del tessuto civico.
«E proprio il risultato della centralità del consumo. Razionalmente come consumatore io vado a fare la spesa all’ipermercato Wal-Mart perché lì tutto costa meno, ed è made in China. Così facendo collaboro alla distruzione di un tessuto sociale di piccolo commercio, piccolo artigianato, e trasformo le città americane in deserti civici».

La sua ricetta è paradossale: ritornare al capitalismo delle origini?
«Il vero paradosso è che viviamo in un mondo dove chi ha il denaro non ha più dei bisogni reali, mentre chi ha ancora enormi bisogni insoddisfatti, non ha potere d’acquisto. Dobbiamo costringere il capitalismo alla sua vocazione primaria: soddisfare i bisogni materiali dove ci sono. È qui che c’è spazio per una nuova crescita, più sana ed equa. Non è l’illusione di un capitalismo altruista, bensì l’uso della molla del profitto al servizio delle domande più urgenti per l’umanità».
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PAX CHRISTI

Uscire dalla bolgia infernale per rivedere le stelle del diritto.
Una cittadinanza responsabile in nome della Costituzione e del Vangelo

Impegnati sui problemi del disarmo nazionale e internazionale, attenti ai drammi presenti in Palestina, in Iraq e in Iran, nel Salvador e nel Sudan, mentre prepariamo l’Assemblea nazionale di Pax Christi sulla “cittadinanza responsabile” e la marcia estiva per la Costituzione a Monte Sole presso Marzabotto, siamo duramente colpiti dalla deriva etica, politica e giuridica pericolosamente attiva in 5 direzioni:

-la diffusione della corruzione e l’abitudine all’illegalità nell’economia, nella politica, nella società contrarie ai fondamenti dello stato di diritto e alla dignità della persona. La “questione immorale” si è estesa in ogni ambito. Riemersa ultimamente nella “nuova Tangentopoli”, nella “ricostruzione” mai realmente avviata dell’Aquila, nei condizionamenti dell’informazione, nell’attacco al diritto al lavoro, nella revisione peggiorativa della legge sul commercio delle armi, è diventata una questione democratica-costituzionale;

-la degenerazione privatistica, aziendalista e populistica del sistema politico, la produzione di provvedimenti a sostegno di pochi, lo svilimento delle regole, un vero e proprio “massacro delle istituzioni” secondo l’ex presidente Ciampi, in ogni caso lo svuotamento progressivo della Costituzione, un abuso di potere recentemente evidente nel decreto “interpretativo”salvaliste e nell’approvazione del legittimo impedimento;

-la faticosa costruzione della cittadinanza umana in un contesto carico di normative e proposte discriminatorie, spesso razziste, contrarie ai principi costituzionali e al codice internazionale dei diritti umani in particolare ai diritti dei minori visto che la tutela delle frontiere appare più importante della difesa della famiglia e dell’educazione dei figli;

-“il cancro della criminalità organizzata” rappresentata dalle mafie che, come osserva il recente documento della CEI Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno, “avvolge e schiavizza la dignità della persona e avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud”;

-la diffusione di modelli di comportamento arroganti e maschilisti basati sulla logica del più forte, del più ricco, del più furbo, del più esibizionista, del più volgare, del più cinico e del più egoista. Il “nichilismo” che avanza! Una vera emergenza educativa a partire da mondo degli adulti.

Assieme ad altri, anche noi intendiamo contrastare tali fenomeni valorizzando esperienze sociali e politiche legate al concetto di cittadinanza umana, di bene comune, di giustizia e di legalità, di cittadinanza attiva che troviamo presenti in molti testi ecclesiali a partire da quelli episcopali degli anni Novanta: Educare alla legalità (1991), Stato sociale ed educazione alla socialità (1995), Educare alla pace (1988). Nel 1991 la CEI osservava, tra l’altro: “anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge”.

Nel 2002, l’arcivescovo di Milano affermava che l’eclissi di legalità è l’eclissi della moralità, che è necessaria una forte vigilanza per non svendersi a nessuno, che è urgente il risveglio della coscienza morale perché “uno dei mali più gravi della coscienza è che si ammutolisca e, anziché diventare un richiamo all’impegno personale e sociale, finisca per far cadere nella sordità di fronte all’aspetto morale”. L’aggressione della coscienza può avvenire “dal di dentro” quando “il criterio delle scelte fatte non è il criterio della verità, ma del proprio interesse; non è il criterio di un servizio agli altri, ma di un proprio comodo” (“La Repubblica” 20.12.2002).
Pochi mesi fa, mons. Gianfranco Bottoni osservava: “fascismo di ieri e populismo di oggi sono fenomeni storicamente differenti, ma hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è democratico, ritenuto ingombro inutile e avverso” (1.11.09).
A proposito della presentazione delle liste in Lazio e Lombardia, osserviamo anche noi con mons. Domenico Mogavero, responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, che ”cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto”, che “la democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme e da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci. Se invece dovesse essere diretta dall’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive”.

Il pasticcio delle liste elettorali con relativo decreto “interpretativo”, l’introduzione del “legittimo impedimento”, il disprezzo delle regole, l’accusa reiterata da parte governativa dell’esistenza di complotti organizzati da chi dissente o dalla magistratura stanno esasperando una situazione già grave di pericolosa confusione che il presidente Napolitano chiama bolgia, che è il luogo dell’inferno dantesco che ospita i “fraudolenti”. Da esso vogliamo uscire per rivedere le stelle del diritto.
Viviamo un momento di rottura costituzionale. Siamo a un “punto di non ritorno”. Una volta raggiunto, per molto tempo diventa impossibile o inutile protestare. Dovere civico è prevenirlo. Occorre vigilare sull’erosione graduale delle regole, sullo svuotamento delle istituzioni, sullo scontro permanente tra i istituzioni dello Stato, sull’aggressione delle coscienze civili, sui rischi di assuefazione al degrado.

La costruzione della civiltà del diritto è parte integrante della lotta per la pace e dell’azione nonviolenta come forza pasquale di resurrezione perché “sgorghi l’equità come acqua e scorra la giustizia come fiume perenne” (Amos 5,24).

Consiglio Nazionale di Pax Christi
Firenze 14 marzo 2010.
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Andrea Agostini segnala:
da greenreport.it

Infrastrutture di rete, ovvero quel che resta della vecchia new economy
Diego Barsotti

Il 10 marzo di 10 anni fa la new economy toccò il massimo del suo splendore per poi cominciare a sgonfiarsi sempre più repentinamente dando vita alla prima bolla speculativa del nuovo millennio, che presto ne avrebbe conosciute di altre e di ben più gravi. Nel 2000 anche chi scrive faceva parte a pieno titolo del magico mondo avvolto in una cupola di vetro dove nevicavano bit e i domini internet si vendevano a peso d’oro: i giornalisti della new economy si chiamavano publisher (junior e senior) e chi li coordinava – come nel mio caso – si chiamava content manager, titolo al quale dovevo affiancare l’ulteriore ridondanza “del primo network europeo di portali verticali”. Le ore passavano più a fare brain storming che a scrivere, a fare public relation più che a cercare le notizie, a improvvisare trading online, a cercare l’intuizione geniale di turno o magari a far nascere l’Arnovalley che avrebbe messo in rete i cervelli di Firenze e Pisa sotto l’egida compiacente delle istituzioni e delle larghe mani delle banche toscane, pronte a finanziare qualsiasi cosa avesse un net come prefisso o come suffisso.
Sappiamo tutti come è andata. La bolla è scoppiata, le previsioni si sono puntualmente non avverate, le ridicole new-yuppaggini sono state prestamente cancellate e la rete si è profondamente evoluta: se la new economy si è sgonfiata perche non produceva che miti, la rete di oggi produce soprattutto informazione (dati e immagini che rischiano di intasare quelle che un tempo erano le immense autostrade telematiche), che prima o poi qualcuno dovrà pagare, almeno quella di qualità (sempre di esseri capaci di discernimento).
Qui però si è anche verificato il disaccoppiamento tra l’evoluzione sociale della rete che è stata stratosfericamente più veloce dell’evoluzione strutturale. Il fenomeno google prima, i social network poi, hanno profondamente cambiato anche la vita reale e le abitudini della gente, soprattutto la gente dei paesi sviluppati ma non solo quella. Hanno sconvolto le dinamiche del marketing e dei consumi, costituendo un’ancora semi-inesplorata miniera ricchissima di dati per chi deve vendere, qualsiasi prodotto o servizio. La prossima frontiera, da questo punto di vista, sarà il software che non capterà più soltanto le parole, i tag, bensì sarà capace di leggere i concetti espressi nei mille rivoli 2.0 della rete, permettendo così alle imprese di avere una fotografia reale delle opinioni e dei gusti dei consumatori.
Un altro fronte caldo sarà quello delle traduzioni, inaugurato da google che mentre affina sempre di più le sue versioni, si appresta a lanciare i sottotitoli su you tube. I ricercatori fanno l’esempio virtuoso dello studente che pur non conoscendo l’inglese potrà seguire l’ultima conferenza del Mit sottotitolata, ma in realtà anche qui il gioco vale soprattutto per le imprese: perché limitarsi a una sola lingua quando con il traduttore i propri messaggi video potranno raggiungere molte più persone? Anche perché il file con la trascrizione deve essere messo dall’utente, mentre il software di google si “limiterà” a sincronizzare il video con i sottotitoli. Quindi non solo pare ad oggi uno strumento esclusivamente ad uso e consumo delle imprese che vogliono allargare ulteriormente il target dei propri clienti (il servizio, gratuito in apparenza, lo pagano i ritorni commerciali) ma va ad evidenziare uno dei vulnus della rete riconosciuto da tutti: la facilità di far passare per vere notizie false, con la possibilità per chiunque di tradurre una cosa per un’altra.
L’evoluzione delle rete dal punto infrastrutturale invece è stata molto più lenta, non solo in Italia, dove per esempio sono ancora fermi al Cipe gli 800 milioni finalizzati a ridurre il digital divide. Giovanna De Minico, docente di diritto costituzionale all’università Federico II di Napoli ricordava ieri sul Sole 24 ore che sono già trascorsi 16 mesi «da quando la commissione europea sottopose a consultazione pubblica il destino della futura rete in fibra ottica che dovrebbe sostituire la rete in rame nella trasmissione di voci, immagini e servizi digitalizzati dell’amministrazione». In realtà l’Europa sembra aver deciso di non decidere, lasciando questo ruolo ai singoli Stati «che ci porta a una cartina europea che somiglia a un puzzle, e nemmeno si avvicina a una scelta univoca e comune». De Minico rassegna quindi la posizione di Regno Unito e Germania per arrivare poi al nostro Paese dove «circa le nuovi reti, l’Italia non ha un progetto politico maturo con obiettivi, predisposizione di mezzi certi, e definizione di tempi adeguati per conseguirli». «Se è vero che l’Europa tace – conclude Giovanna De Minico – la Germania favorisce l’ex monopolista, e il Regno unito fa il primo della classe, i nostri ritardi di oggi li pagheranno i cittadini e le imprese italiane di domani, in termini di mancata inclusione sociale e di emarginazione della competizione internazionale».
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Mariapia segnala

Come andrà a finire
Sandra Bonsanti,

Un sentimento di crescente apprensione domina anche tra le anime naturalmente inclini alla serenità ma non cieche davanti allo spettacolo di un Paese preda di un Capo ossessionato da molte ossessioni, che scalcia nel vuoto, contro un se stesso immaginato padrone assoluto, ma che gli appare invece schiavo di regole, magistrati, istituzioni di controllo (quel poco che ancora ne rimane), garanzie imposte da un sistema democratico. Il Capo sta scatenando una guerra totale contro gli ultimi impedimenti che il sistema costituzionale gli impone. Deve vincere. Non ha scelta. Altrimenti rimarrà solo, abbandonato dai suoi, come è sempre accaduto nelle migliori dittature.
L’apprensione che ci angustia è che davvero, lo spettacolo del potente che si batte per non essere disarcionato è insieme malinconico e tremendamente pericoloso.
Può succedere di tutto in questa nostra Italia chiamata ad “adunarsi” sabato prossimo, a marciare compatta contro i magistrati e la giustizia. In questa nostra Italia disperata per il lavoro che non c’è e il futuro che non si intravede. Per l’assenza di un progetto che metta insieme ideali e competenza amministrativa, disinteresse personale e interesse per la cosa pubblica, abnegazione e senso dello Stato, lungimiranza e concretezza.
Arrivati a questo punto della storia serve però una strategia, pena la responsabilità di non aver capito cosa sta veramente accadendo. Serve che la classe politica dell’opposizione abbia uno scatto di dignità, riconosca gli errori e ci dimostri che idea ha della situazione: cioè ci dica come pensa di uscirne.
Fino ad ora abbiamo ascoltato uno slogan: non dobbiamo cadere nella trappola di Berlusconi, noi parliamo solo delle cose che importano agli italiani. L’idea non sarebbe malvagia. Solo che è di difficile realizzazione. Se il Pdl nei prossimi giorni muove azioni e provvedimenti contro le istituzioni repubblicane (magistratura, Corte costituzionale, CSM, Quirinale , giornali e Tv…), se toglie agli inquirenti lo strumento delle intercettazioni, l’opposizione ignora, per non cadere nella trappola? E chi dice che queste cose non importano agli italiani? Berlusconi lo dice, il Pd non dovrebbe nemmeno pensarlo.
Quanto all’avere un progetto per come attraversare una crisi sempre più nera, capisco che nessuno possa avere soluzioni magiche. Ma un programma da saper spiegare e divulgare, quello almeno sì. Un’idea di scuola e università, del lavoro, delle riforme veramente necessarie e diverse da quelle di questo governo, un’idea condivisa da tutta l’opposizione, quella almeno ci vorrebbe. Insomma, attraversiamo questa fase, la più pericolosa dal dopoguerra ad oggi, con la sensazione di esserci già arresi. La frana iniziale è diventata una valanga, come spiega Massimo Salvatori. A questo punto della storia nessuno può dormire fra due guanciali, aspettando soltanto di vedere come andrà a finire.
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Caso Frisullo. Puglia: non diremo che i giudici sono camicie nere

L’ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese, Sandro Frisullo, in quota Pd, è stato arrestato e condotto in carcere. E’ accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità pugliese.
Se la magistratura ha ritenuto di dover intervenire, avrà avuto sicuramente i suoi buoni motivi. L’Italia dei Valori non dirà che si tratta di giustizia ad orologeria, né accuserà i magistrati di essere delle ‘camicie nere’ al soldo della destra e neppure che i magistrati vogliono interferire sull’esito delle elezioni regionali. Il ‘caso’ Frisullo è l’ennesima prova che la giustizia in Italia non ha colore politico ed è sana. Il fatto che i magistrati abbiano compiuto delle indagini nei confronti di esponenti del Pd, nel caso specifico di Sandro Frisullo, dimostra la loro comprovata terzietà. Frisullo, se è innocente, lo dimostrerà in tribunale.
La verità è che una parte della politica vuole inculcare nei cittadini la repulsione verso la legalità e verso il rispetto delle regole. Trovo grottesco che lo stesso ministro della Giustizia, Angelino Alfano, denigri un giorno sì e l’altro pure la categoria che dovrebbe rappresentare, ponendosi, invece, supinamente al servizio di un plurindagato e presidente del Consiglio.
Quello che dobbiamo chiederci, invece, è un’altra cosa: su quali fronti il governo ha lavorato senza sosta, con zelo legislativo e con feroce accanimento dal 2008 ad oggi? Anche un bambino vi direbbe: “Informazione e giustizia”. Perché? Le ragioni sono semplicissime: senza la libera informazione e senza il lavoro della magistratura, non saremmo mai venuti a conoscenza delle risate degli avvoltoi all’indomani del sisma aquilano e degli appalti de l’Aquila, di Mills, che è stato condannato (e non assolto, caro Minzolini), delle relazioni di Cosentino con la camorra, del papello tra mafia e Stato, delle rivelazioni di Spatuzza e Ciancimino, dei voli di Stato con il menestrello di corte Apicella, delle telefonate ad Innocenzi, a Minzolini a Gianluigi Magri (componente Agcom dell’Udc).
Senza Annozero, Report, Ballarò e la Rete, che sono le ultime sacche di resistenza dell’informazione, così come l’Italia dei Valori lo è in politica ed il Csm nelle istituzioni, non riesco neanche ad immaginare che Paese sarebbe l’Italia. Berlusconi vuole,con ferocia, fucilare gli ultimi “partigiani” per avviarsi finalmente verso una sorta di sultanato.
Spazzati via questi “sovversivi rossi”, non ci sarà bisogno dell’esercito per effettuare il golpe anzi, non ci sarà proprio bisogno di nessun golpe, andrà bene un sultanato, nei fatti già operante, dove loro, la cricca, si spartiscono amichevolmente il Paese.
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Saverio segnala:
www.corriere.it/italians/
L’Italia che corre in salita
Beppe Severgnini

A Londra dicono sta arrivando una primavera speciale, ideale per le magnolie. A Londra dicono che Mourinho resta lo Special One, e lo vorrebbero indietro. A Londra dicono che anche la politica italiana è speciale, per altri motivi. Ieri sera Bbc 2 – dalle 19 alle 20, prima serata televisiva inglese – ha trasmesso The Berlusconi Show. Non lo definirei negativo. Diciamo devastante.
Il protagonista viene descritto come un abile uomo d’affari, un populista carismatico, un donnaiolo impenitente e un sospetto frequentatore di malavitosi. Le immagini sono belle (alcune scomparse da tempo dai nostri teleschermi); il tono sicuro. La firma è di Mark Franchetti, del Sunday Times. Con lui ha collaborato Marco Colombo. Non è possibile discutere qui del contenuto (come rivisitare trent’anni di storia d’Italia in trenta righe?). Ma occorre sapere da dove deve partire chi vive, studia o lavora in giro per il mondo. Negarlo non aiuta.
Accusare la sx italiana è ridicolo: se si trattasse di un piano ben congegnato, ne sarebbe incapace. Pensare a una «internazionale antiberlusconiana del giornalismo» è grottesco. Franchetti è un tostissimo collega, e ilSunday Times è un foglio piuttosto conservatore. Un suo – e mio – buon amico è Alesso Vinci, conduttore di Matrix (Canale 5), intervistato nel programma (insieme a Carlo Rossella, Marco Travaglio, Maria Latella, Beppe Grillo e altri). Non esattamente un bolscevico.
The Berlusconi Show vuole ritrarre il personaggio, ma così facendo offre elementi che il pubblico anglosassone, per tradizione e cultura, ritiene stupefacenti. Se il primo ministro britannico restasse a casa con una escort mentre è atteso per festeggiare l’elezione di Obama, e venisse scoperto, dovrebbe dimettersi dopo un’ora. In Italia non accade. Spiegare perché non accade è difficile: il pubblico internazionale non sempre ha tempo e voglia d’ascoltare. Si potrebbe dire che Berlusconi ha vinto anche perché la sinistra ha deciso di perdere: la scelta politica è una questione di alternative.
Si potrebbe far notare che diverse iniziative del governo italiano sono popolari, e non così diverse da quelle di Downing Street. Si potrebbe ricordare che i telespettatori degli anni Ottanta sono diventati gli elettori degli anni Novanta e Duemila (si tratta di un fatto, non di una strategia: altrimenti Machiavelli, in confronto a Berlusconi, sarebbe ingenuo come Topo Gigio). Si potrebbe tentare di spiegare queste cose e molte altre. Ma l’opinione pubblica internazionale vuole il personaggio. E il Nostro è più unico che raro. Guardatelo, se potete, The Berlusconi Show: capirete perché la gara dell’Italia all’estero è in salita. Chi vuole correrla, per mestiere o per scelta, s’alleni bene, e non sprechi il fiato a lamentarsi.
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Beppe Grillo e le speculazioni dei Comuni

Alviano (1554 ab.), Baschi (2742 ab.), Guardea (1883 ab.), Lugnano in Teverina (1593 ab.), Polino (284 ab.) Stroncone (4815 ab.) non sono Comuni, ma banche di investimento. Insieme ad altri Comuni umbri hanno sottoscritto swap, strumenti di finanziamento “derivati”, per 466 milioni di euro. Anche i piccoli Comuni, in cui la parola swap, ha un significato mistico, metafisico, allucinogeno si sono indebitati improvvisandosi esperti finanziari.
Gli swap permettono di ottenere anticipi dalle banche in previsione di consistenti guadagni. I Comuni si ritrovano oggi, dopo la crisi, con i soldi da restituire e il capitale iniziale azzerato. Gli swap sono una alternativa legale allo strozzinaggio, una roulette russa in cui manca una sola pallottola. Si incassa oggi e si spera in Dio, nel frattempo si pagano laute commissioni alle banche d’affari. Nel caso il Comune non riesca a ripianare il debito accumulato, può rifinanziarlo con un’altra scommessa, con un altro swap fino al crack. Si nascondono così i buchi di bilancio con investimenti ad alto rischio che sottraggono risorse ai prossimi esercizi comunali.
I sindaci che investono in swap di solito non ne rispondono, la perdita ricade sui loro successori e sui cittadini. Le amministrazioni locali hanno investito in swap per 35 miliardi di euro, un terzo del loro intero debito (fonte Financial Times).
I derivati sono un moderno campo dei miracoli di Pinocchio situato nei pressi della città Acchiappacitrulli, nel Paese dei Barbagianni. Il campo miracoloso dove si seppellivano gli zecchini d’oro e in una sola notte cresceva un albero capace di farli fruttare. Come fa un Comune a uscire da un debito insostenibile dovuto ai derivati? Denuncia le banche che, a suo dire, lo hanno truffato. Milano ha tracciato la via denunciando JP Morgan, Depfa, Deutsche Bank e UBS. I “derivati alla milanese” sono stati sottoscritti nel 2005 da Albertini, il re dei parcheggi, che si gode la sua vecchiaia a Bruxelles come eurodeputato. Un investimento su base trentennale degno di una finanziaria, pari a 1,7 miliardi di euro. Il Comune non vuole addossarsi le perdite di 100 milioni di euro (accumulato fino ad ora) e ha avviato una causa di risarcimento di 239 milioni di euro. Il Comune si è accorto solo dopo quattro anni di aver firmato un contratto capestro che gli ha consentito però di fare subito cassa. Si è dichiarato così incapace di intendere e di volere. Il processo inizierà a maggio. Il blog lo seguirà.
Chi ha consentito ai Comuni di dilapidare le casse in derivati? L’inarrestabile Tremorti, l’indebitatore d’Italia, con la legge Finanziaria del 2002. Visto il disastro, nel 2009 li ha proibiti, un vero creativo.
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Viviana Vivarelli

Quello che è più inquietante è che gli enti pubblici si sono permessi di rimandare anche di due anni il pagamento agli artigiani e alle ditte che hanno fatto lavori per loro, così che spesso alcuni si sono trovati a rischio di fallimento per aver speso nei materiali usati e negli operai e nell’aver investito in opere senza poi avere pagamenti rapidi. I lavori pubblici avrebbero dovuto costituire un volano per la ripresa economica, ma nemmeno in tempo di crisi i pubblici amministratori si sono degnati di usare il loro potere e i loro capitali a fini di bene collettivo, mentre sono proseguite le forsennate speculazioni del denaro pubblico in derivati e simili, con un danno che si sta riversando su tutto il paese.
Ma la cosa peggiore è che, al vertice, un governo di delinquenti inetti come Tremonti o Sacconi o Berlusconi non si sono curati affatto di vietare o moderare queste specualazioni fatte con pubblico denaro, o di ordinare pagamenti solleciti a chi avesse lavorato per lo stato, né questo Governo ha pensato di porre delle regole al sistema bancario scorretto e speculativo o di spingere affinché fossero prese regole più severe a livello europeo, per combattere almeno in futuro gli effetti più spaventosi delle perversioni neoliberiste, anzi in Italia, a differenza di altri paesi, si sono talmente favorite le ricchezze o le speculazioni illecite e gli abusi di ogni tipo del potere amministrativo e bancario, da vietare persino che si mettessero dei tetti ai superstipendi o che si punissero gli istituti di credito più scorretti.
Così, grazie a questi amministratori fetenti, da una parte è aumentata la tendenza a rendere irresponsabili e impunibili i dirigenti pubblici anche quando le loro scelte di pubblico non hanno niente e si riversano su illegalità private o rischi finanziari, e dall’altra si è fatto crescere il gap tra i bassi salari da una parte e arricchimenti eccessivi dall’altra, gap che con la crisi avrebbe dovuto diminuire, non crescere.
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RIDIAMARO : – )
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Il professor Cipolla e “Is concas de cibudda” (le teste di cipolla)
Raffaele Deidda
www.sardegnademocratica.it

Che cosa c’entra il compianto Carlo M. Cipolla, professore emerito di Storia Economica a Berkeley con un’espressione vernacolare che non ha mai superato i confini della Sardegna?
C’entra, se si ricorda che Carlo M. Cipolla è autore del saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, pubblicato in Italia nel 1988 dopo essere apparso originariamente in inglese negli anni settanta in edizione ristretta riservata agli amici.
Chiunque approcci con intelligenza e ironia la lettura del saggio di Cipolla inevitabilmente perviene alla consapevolezza di quanto sia (o sia stato) stupido.
Carlo M. Cipolla individua sostanzialmente cinque leggi fondamentali:

Prima Legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione.

Seconda Legge
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l’aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.

Terza Legge
Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Quarta Legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.

Quinta Legge
La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.

Il corollario di base del gustosissimo saggio, che costituisce un caposaldo delle idee bizzarre in economia, è riassumibile in: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito” e conduce direttamente all’essenza della teoria del prof. Cipolla.
Per l’autore esistono quattro tipi di persone in dipendenza del loro comportamento in una transazione:
Disgraziato (o Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a se stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro.
Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro
Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro
Stupido: chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Dato per scontato che in ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre più grande di quanto supponiamo, proviamo ad immaginare come le leggi di Carlo M. Cipolla possano essere riferite al partito di maggioranza relativa al governo della regione Sardegna e, specificamente, al governatore espressione del padrone di quel partito.

E’ noto che la Sardegna sia stata tagliata fuori dalle provvidenze del Par, il Programma per l’utilizzo dei fondi Fas regionali, in quanto la giunta presieduta da Cappellacci aveva ritirato il Par approvato dalla giunta Soru per rimodularlo, rimodulazione avvenuta nel settembre del 2009, peraltro con pochissime modifiche.
Peccato che la delibera del Comitato di Programmazione Economica, che sblocca l’utilizzo dei fondi Fas, sia occorsa il 31 luglio 2009. A quella data al Cipe non c’erano più le carte per approvare i fondi regionali a favore della Sardegna, pari a 2 miliardi e 162 milioni, tra cui i 474 per la strada Sassari-Olbia.
C’erano invece le carte della Sicilia che aveva presentato la versione definitiva del Par e quel giorno la Regione siciliana si era vista sbloccare dal Cipe 4 miliardi e 300 milioni di fondi Fas.
Per una pura casualità, il segretario del Cipe firmatario della delibera è il siciliano Gianfranco Micicché, sottosegretario del Pdl.
Cappellacci disgraziato (o sfortunato), intelligente, bandito, oppure stupido? A questa domanda sarebbe preferibile che rispondesse lo stesso s-governatore della Sardegna, magari dopo essersi consultato col suo creatore Silvio Berlusconi, che dichiara orgogliosamente di tenere sul comodino una copia del libro “Elogio della stoltezza” (o della Follia) di Erasmo da Rotterdam.
“Risum tenebamus quando un almanacco elettorale raccontava che Berlusconi fosse familiare con l’Erasmo latino”, ha commentato recentemente Franco Cordero in un suo gradevolissimo scritto.
Ai sardi però viene sempre meno da ridere di fronte alle occasioni clamorosamente mancate dal feudatario di Berlusconi.
Premesso che nessuno si permetterebbe mai di dare del bandito, del poco intelligente o dello stupido ad Ugo Cappellacci pur nell’ambito delle bonarie definizioni di Carlo M. Cipolla, resterebbe da dire che Ugo è disgraziato (o sfortunato).
Si perché, non avendo presentato per tempo il Par, ha causato un danno inverosimile a se stesso e quindi alla regione di cui è stato nominato governatore da Berlusconi, creando al contempo un enorme vantaggio alla Sicilia di Gianfranco Miccichè, il rivoltoso del Pdl così accontentato e tacitato da Berlusconi e Tremonti con la messa a disposizione di ingenti risorse facenti capo ai Fondi Fas, gli stessi negati alla Sardegna.
……..
Francesca Fornario
«Che bravo Silvio, sconfiggerà anche il tumore»

Non sto bene. Soffro di «aspiritosi» o «sindrome inibitoria del motto di spirito», contratta ieri a Piazza San Giovanni. Ho avvertito i primi sintomi appena B si è affacciato dal palco. Si è affacciato sì: per parlare alla folla si è fatto costruire il palco con il balcone. No, non è una battuta, è questo punto: passi il vulcano finto in giardino per far finta di essere Zeus, ma il palco con il balcone per fare un comizio nel centro di Roma? Non fa ridere. Non se È VERO. All’improvviso, sento come un formicolio al senso dell’umorismo, ma non gli do troppa importanza. Comincio a scrivere: B ha promesso che nonostante il disfattismo della sinistra, entro la fine dell’anno la cellulite sarà sconfitt… «Vogliamo anche vincere il cancro!», ha tuonato la voce dal balcone. Deglutisco: «Cavolo, mi legge nel pensiero?!». Mi guardo attorno pensando che forse è stata una mia impressione, forse ha detto «Il cancro della magistratura politicizzata»..
Ecco, sì. «Ehm, signora, mi scusi, cosa vuole sconfiggere?». «Il Tumore! Bravo Silvio!». Per fortuna tocca a Bossi. Per chi fa satira, Bossi è come il tema a piacere alle medie. Ricomincio a scrivere: Bossi si scaglia contro l’Europa che ha imposto la circolazione dell’euro invece di quella dell’Alberto da Giussano, una moneta di polenta delle dimensioni di un cerchio in lega per Suv dove ciascuno, con il dito indice, può incidere un valore a cas…«L’Europa voleva portare la pedofilia, noi lo abbiamo impedito!». Sento un brivido lungo la schiena: ok, calma: pedagogia, ha detto. «Signora, scusi, cosa ha detto Bossi?». «Non lo so». «Ma sta applaudendo!». «Perché porello, guarda come l’hanno ridotto!». «Come lo hanno ridotto chi?». «Loro a forza de… de cose. E dai, alla fine…». Loro. Cose. Ancora B: «La sx vuole fare entrare sempre più extracomunitari per farli votare per loro! Volete ancora essere spiati tutti nelle vostre case?». Non ci trovo niente da ridere. C’è un medico?
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Dalla palestra di Luttazzi

Verdini: “Non posso credere che l’Abruzzo non riempia cento pullman per venire a ringraziare il governo”. E che ti devo dire? Saranno rimasti in crociera. (Michele Pezza)

Manifestazione a Roma, il Pdl paga i disoccupati: 100 € per andare in piazza per Silvio. 1000 euro e una farfallina ricordo se si fermano tutta la notte. (Marco Lama)

Inchiesta sanità, arrestato Frisullo. Si sarebbe fatto corrompere da Tarantini, che gli procurava numerose escort. Eccone un altro col piacere della conquista. (Massimo Unali)

Santanché: “I terroristi sarebbero contenti se nelle regionali vincesse la sinistra”. Certo, la strategia del terrore di Bin Laden si basa sulla vittoria del PD nelle Marche. (Piero Esposito)

Celentano rinuncia a comparire nello show-protesta di Santoro per evitare ripercussioni sul suo imminente nuovo programma RAI: la coerenza è lenta, la paraculaggine è rock. (Piero Esposito)

Fisica. Creato il mantello dell’invisibilità; lo indossi e diventi segretario del Pd. (Davide Rossi)

Festa del papà. Piersilivio ha regalato a Berlusconi 10 giuramenti sulla sua testa da usare entro la fine dell’anno. (Davide Rossi)

Napoli. Arrestati quattro carabinieri che collaboravano con i clan camorristici per 500 euro al mese. La crisi è ancora così grave che sui giornali trovate la notizia tra le opportunità di lavoro. (Rchi Selva)
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Da spinoza.it

I militanti convocati via sms: “Ciao, sono Silvio Berlusconi, ti aspetto al Circo Massimo. Ti chiamerei ma non ho più molto credito”.

“Mi riconoscerai. Sarò quello con un Paese in mano”.

Gli elettori di centrodestra radunati nel centro di Roma. Un gesto concreto per la riqualificazione della periferia.

Preparato un tricolore di 500 metri. Bossi si è raccomandato il doppio velo.

C’è chi insinua che dei disoccupati siano stati pagati per manifestare. Ma è impossibile: non ci sono disoccupati.

Cento euro per andare in piazza con Berlusconi. Mille per chi si ferma anche la notte.
(Paga persino i manifestanti. Possibile che nessuno sia disposto a frequentarlo gratis?)

Gli organizzatori: “Siamo più di un milione”. L’unità di misura è Brunetta.

La questura stavolta non sbaglierà il conteggio. Ha già le foto di quasi tutti i partecipanti.

Berlusconi: “Nei prossimi tre anni sparirà la mafia”. Minzolini ha dunque una nuova missione.

Berlusconi: “Sconfiggeremo il cancro”. Ma prima si dedicherà alla vergine.

A Milano manifestazione contro la mafia. Il Pdl: “Inaccettabile provocazione”.
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http://masadaweb.or7

2 commenti »

  1. Uno che dice quel che ha detto sul cancro (dopo aver detto quel che aveva detto sull’Eluana “che poteva avere tranquillamente figli”) non può far parte del genere umano. E nemmeno quelli che la pensavano allora e la pensano oggi come lui.
    pierre

    Commento di MasadaAdmin — marzo 23, 2010 @ 7:51 pm | Rispondi

  2. Il Murphy Creapopoli
    di V.S. Gaudio
    “Murphy- dice la Chiosa di O’Toole alla Legge di Murphy- era un ottimista”. Murphy era quell’ingegnere aeronautico che, osservando l’andamento dei propri esperimenti, ebbe a dire. “se qualcosa può andar male lo farà”.Nel giro di pochi anni divenne famosissimo in tutto il mondo proprio per quella frase, che immediatamente si diffuse sotto il nome di Legge di Murphy.Mi chiedo se ormai si può far assurgere l’altro Murphy, il terribile pederasta- che evidentemente seguiva la Costante di Murphy:”Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore”- ai fasti del nome comune, ve lo ricordate, no?, il saggio memorabile di Bruno Migliorini, Dal nome proprio al nome comune (Olschki, Firenze-Roma-Ginevra 1927)?
    Nella rassegna dei nomi del tipo B della sua tassonomia dei nomi propri, nell’ambito delle parti per “Posteriora” ci indica: Toni, Touno, Bernardin, Bortol, Marcantonio, Martin, Tiberio, Thomao, che sono scelti per evocazione; mentre il tipo A ha il modo dell’allusione che è più particolarizzata e individuale; il tipo C attiene al modo del simbolismo fonetico e il tipo D, quello della trasparenza, in cui il nome è scelto per l’identità o l’affinità che la sua forma presenta con un altro vocabolo(la congruenza magica fra il nome e la persona che lo portava:”Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam”). Evocativo, allusivo, trasparente o simbolico, il Murphy cosa intenderà di questa serialità pederasta, o sarà espressione totale del “pederasta seriale sacro”, che ha dentro la Terza e la Quarta Legge di Parkinson:”Espansione vuol dire complessità, e la complessità tende a sgretolarsi” e “Il numero di persone in ogni gruppo di lavoro tende ad aumentare indipendentemente dal lavoro che deve essere svolto”? E cosa diceva ai bambini impiegati nel gruppo di lavoro, dava loro la Filosofia di Murphy: “Sorridi. Domani sarà peggio”? L’orrore infinito o questa nuova frontiera del paradiso terrestre aveva per motto l’ottativo del divino inculatore: “C’è sempre un modo migliore” per tentare nella pazienza, trovare l’uovo alla gallina, il gioco dei frati, la cosa del prelato, l’atto gentilissimo, per andare in Calabria, in zoccoli per i monti o in zoccoli per l’asciutto, domani, se Dio vuole, affettiamo il prosciutto, andiamo al coperto, ariamo con l’asino, miei pargoli, o si gioca col bue, infilziamo perle e se c’è Monna luna, se il Signore lo vorrà, scuotiamo la bambagia di dosso, si gioca a numeri a chi è più bravo e fa 66, non si sollazzano così i preti? E poi ci si toglie un bocconcino e qualcuno potrà pur strologare che non si dica che l’altra parrocchia sì e l’astrologia no, ma poi sarà l’idolo o la reliquia ad avere la vostra cura, non è il cuco né la fagiana, o il colombo, non v’è uccello che voli nella nostra parrocchia, né pesce cefalo, lampreda o luccio che sia, il ronzino, sì , anche il destriero, la cucuzzola e il maritozzo no, il chierico l’è carino, il diascoletto, il dio degli orti, il fraticello, il seminarista rosso no e nemmeno l’ingannatore, il maledetto da Dio, il Papa no, fa rumore, nemmeno Fra Mazza, la Riverenza, la Ragione, il Sentimento, lo Spirito, la Fortuna, l’Onore, il Principio vitale della generazione, il Murphy-creapopoli!

    Commento di v.s.gaudio — marzo 27, 2010 @ 6:47 pm | Rispondi


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