Nuovo Masada

marzo 15, 2010

MASADA n° 1006 16-3-2010. JUNG. FIABE. La bella addormentata nel bosco. Cappuccetto Rosso. Bambina guarita con le fiabe

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(Lezione 10 del secondo corso su Jung, tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

“Così dorme la bimba-anima / avvolta nelle sete del bosco/nelle spine dolorose / nel buio della notte-morte. / Così aspetta / la bimba inconscia/ il non suo, che nulla può, / felice risveglio.”
(V.)

Spesso, nel mito come nella fiaba, Natura e Anima si confondono, perché l’uomo è proiezione di universo. Uomo e universo non sono due cose separate ma un’unica realtà comunicante. Jung sente fortemente l’identità del tutto, idea presente nell’umanità per millenni e legge le trame del vivere come narrazioni naturali e psichiche insieme. Questa identità sarà poi rielaborata nei trenta anni finali della sua vita come studio dell’alchimia.

Una fiaba molto nota nel mondo occidentale è la Bella Addormentata.
Ci riporta a un mito antichissimo, presente ovunque, che drammatizza la rinascita della terra a primavera.
Fiaba e mito simboleggiano l’archetipo della RINASCITA, MORTE e RESURREZIONE.
La Bella Addormentata è la FIABA DEL RISVEGLIO.
Alle soglie della pubertà, dopo essersi punta con un ago, cioè dopo una ferita narcisistica, Aurora, la fanciulla-Anima sprofonda in un sonno simile alla morte e con lei si addormenta tutto il castello, che si chiude in una selva di pruni e gelo. Aurora è la terra addormentata nell’abbraccio dell’inverno, e il giovane principe è il sole primaverile, che deve abbattere mille ostacoli per penetrare fino a lei e svegliarla col suo bacio, e con lei sveglierà tutto il castello, ovvero il mondo-anima.
L’archetipo è eterno e si collega ai riti dell’equinozio di primavera. Gli equinozi erano momenti importantissimi nella vita dei popoli; il 21 marzo segnava la ripresa delle energie della Terra e del Cielo, il 23 settembre il loro ripiegamento, due momenti essenziali nel ciclo delle energie.
Le antiche religioni collegavano agli equinozi riti e templi 1).
Equinozi e solstizi sono i 4 punti basici del ciclo delle energie cosmo-telluriche, dipendenti dai movimenti della Terra, della Luna e del Sole, considerati di grandissima importanza, non solo per il ciclo vegetativo, le semine e il raccolto, ma anche per la predizione di eventi futuri.
Molti antichissimi miti, come quello greco di Demetra e Persefone, celebrano il risveglio della terra e la resurrezione dalla morte e in essi il sole diventa energia di vita e fecondazione.

Il ciclo delle stagioni si riverbera sul ciclo psichico. Nell’identità Natura-Anima la fiaba ci dà una metafora di ciò che nella psiche può essersi addormentato, può essere ottenebrato e freddo, senza vita, chiuso nel sonno della mancanza, nell’inerzia di senso e di amore 2). Qualcosa in noi aspetta di essere riconosciuto e risvegliato da un atto amoroso di comprensione.
Si crede che il risveglio non venga da dentro, lo si aspetta da fuori. Ma l’abbraccio col principe azzurro non indica sempre l’incontro con un’energia che viene da lontano; il risveglio della vita può avvenire grazie a parti della psiche stessa, finalmente liberate, l’unione dell’energia fredda e dormiente con i principi più attivi, vitali e caldi della vita 3). La psiche si ritrova, dopo essersi abbandonata, perché ciò che accade fuori è spesso solo la proiezione di ciò che accade dentro.

La depressione è un atto di inerzia, il sonno dell’anima, il vuoto della vita. Noi tutti possiamo avere una ferita del destino o un cedimento interiore che ci trasforma in pietra nel vuoto o nella disperazione, e anche per noi il risveglio verrà come un amante ardito che infine ci bacia. In questo bacio c’è l’incontro tra due energie, una addormentata e languente e l’altra vitale e rigenerante. Una parte dell’anima può essere sanata dall’altra e sarà proprio la parte profonda ad aiutare quella assopita. Jung darà a questa unione il nome di NOZZE ALCHEMICHE, e lo considererà il punto finale dell’individuazione. Il Re sposa la REGINA, e ciò riporta gioia, luce e completezza alla psiche sofferente, termine ultimo e meta delle trasformazioni interiori.
Se Pollicino è la fiaba dell’intuizione, ed Harry Potter quella del coraggio e dell’amicizia, la Bella Addormentata insegna la speranza. In senso generale la fiaba apre il bambino alla fiducia, anche se la soluzione felice non è mai negata o donata ma viene guadagnata dopo lunga pena o lungo sonno. Quando qualcosa fuori o dentro di noi muore e diventa fredda, nulla è ancora perduto, possiamo sempre sperare in un’alba di resurrezione, possiamo sempre essere svegliati dal dolore che ci fa come morti.
La strega, la principessa, il principe e il corteo sono parti della nostra psiche in cui possono prodursi meccanismi di separazione e di accidia. La non vita è un cattivo sonno come la malattia, la depressione, la morte della fede, il male mentale, la disillusione, la fine della speranza, o certe ritrazioni dal riconoscimento di sé come l’anoressia o la bulimia… 4). La fiaba ricorda che è possibile svegliare ciò che dorme o sembra morto, e riprendere il cammino. Il castello, come la casa del sogno, è la casa interiore, l’organizzazione interna delle energie, lo spazio dell’anima.
Allo stesso tempo la fiaba insegna, senza insegnare, che la liberazione di ciò che dorme, inconscio o bloccato, può richiedere molto lavoro: solo dopo cent’anni riesce ad arrivare il principe azzurro, il principio vitale, la vita che ci ama. Egli deve faticosamente avanzare all’interno di una selva intricata e a volte bisogna attendere molto per vedere il tanto atteso. Il risveglio è sempre interiore, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, in un mondo fusionale e continuo il bene può venire nella forma che vuole, anche come atto di grazia. L’importante è che anche nei momenti più neri una parte di noi sappia che nulla sarà così per sempre e che tutto può ancora cambiare. Come dice Silvia Plath: “Avvengono miracoli/ Se siamo disposti a chiamare miracoli / Quegli spasmodici trucchi di radianza. / L’attesa è ricominciata/ La lunga attesa dell’angelo / Di quella sua rara, rarefatta discesa” 5).

CAPPUCCETTO ROSSO

Dove va la bambina/ la rossa scintilla / nel bosco verde tutto verde? / Va alle fauci del lupo/ col suo falso scopo. / Va a incontrare l’oscura se stessa”
(V.)

Cappuccetto Rosso è la fiaba dell’energia divoratrice, un’ottima storia di paura, che condensa e risolve in forma efficace le paure di bambini molto piccoli, di 3-4 anni, lavorando con messaggi emotivi e immaginativi molto semplici e su una struttura minimale. E’ una fiaba a tre colori: verde, rosso e nero. Il verde della natura primaria (madre selvaggia o inerme, natura interiore non civilizzata), il rosso del pericolo, il nero del Male e dell’ombra. La situazione psichica qui è abbandono-pericolo. Va in onda la disubbidienza.
Cappuccetto va nel bosco, e, per quanto la mamma le abbia vietato di parlare a sconosciuti, dà confidenza al lupo, che la divora, dopo aver divorato la nonna, ma il Cacciatore Verde arriva come un deus ex machina e apre con un coltello la pancia del lupo e nonna e bambina saltano fuori più belle di prima. La fiaba ha un lieto fine, come tutte le fiabe che si rispettino, ma contiene vari messaggi a più livelli interpretativi, pur essendo una storia brevissima e con solo 5 personaggi, due maschi e tre femmine di tre generazioni diverse: nonna, mamma, bimba.
1° messaggio: si deve ubbidire alle regole o la disubbidienza sarà molto pericolosa; nel momento difficile la famiglia può essere una protezione debole e lontana e i lupi sono in agguato.
2° : cedere agli impulsi è facile ma le conseguenze possono essere serie, l’ambiente ignoto è pericoloso, ti devi muovere con cautela e anche un atto leggero come cogliere fiorellini può avere gravi conseguenze. Se devi fare una cosa, falla senza perdere tempo. Non stare a gingillarti. Nel vivere occorre stabilire delle priorità, e, se uno si disperde seguendo tutti i desideri, la situazione può degenerare. Giustamente Capuccetto è rossa come la natura pulsionale o la sessualità.
3° : il pericolo può arrivare travestito e si può non riconoscerlo, occorre dunque stare molto attenti agli estranei e anche ai conoscenti o parenti. Di fronte al Male, la famiglia può essere lontana o inefficace. Nella fiaba mamma e nonna sono personaggi deboli o ambivalenti; il messaggio è: non ti fidare degli sconosciuti, ma diffida anche di chi conosci.
4: come tutte le fiabe, anche questa ha un lieto fine, per fortuna la vita può predisporre anche l’aiuto occasionale: il cacciatore verde, che prelude all’uomo maturo che sa combattere i lupi e qui sostituisce il padre protettivo. Torna il colore verde, che in genere è un indicatore della madre.
La fiaba parla di pulsioni, immature o aggressive (la svagatezza di Capuccetto Rosso contro la violenza del lupo) e oscilla attorno a due poli: sconsideratezza e ferocia. Il lupo è il prototipo della Bestia 6), grande Archetipo del Male, come l’Orco di Pollicino, il negativo che può essere dentro o fuori e che non è bene risvegliare. Anche Dante inizia il suo poema con l’archetipo della selva, mondo delle energie complesse e oscure, e pone tre fiere, i tre peccati dell’anima che lo riguardano.
La fiaba dice: puoi trovarti in una situazione di pericolo, non solo non sei in grado di affrontarla perché sei debole ma potresti addirittura non riconoscerla, in tal caso speriamo che qualcuno ti aiuti. Forse sei tu stessa il Cacciatore Verde, natura civilizzata o parte della psiche in grado di cacciare i lupi cioè le energie aggressive, verde è il colore del cuore saggio, impulso domato e consapevole.

Una fiaba può essere interpretata a molti livelli, è una energia drammatizzata, che non si spiega ma si attiva. La fiaba si vive. Il bambino ci si immedesima. Non si spiega una fiaba a un bambino, bastano le emozioni, ascoltare una fiaba è come entrare in un sogno.
In questa fiaba i freudiani ovviamente hanno visto chiari elementi sessuali. Bettelheim ne ‘Il mondo incantato’ ci legge la femminilità indifesa che si inoltra nel bosco della vita… e il pericoloso incontro con un maschile divorante. La bambina non riceve dal materno valide strutture di protezione, e questa debolezza è ereditaria, dal momento che anche la nonna (il femminile precedente) viene divorata dal lupo… La femminilità sembra essere qui una preda sessuale, debole e indifesa.

Una seconda lettura vede in questa fiaba il mistero del parto e della nascita. E’ molto significativo il modo con cui il lupo viene ucciso: Cappuccetto Rosso e la nonna finiscono nella pancia del lupo ma ne usciranno grazie a un taglio cesareo: seconda nascita. La fiaba sintetizza tutta una serie di terrori infantili legati all’ignoranza del fenomeno della nascita. Il mondo antico considerava con naturalezza i fenomeni di nascita e morte, quello moderno li ha rimossi. Il 1800 fu un’epoca puritana e ipocrita, il 1900, almeno nella prima parte, continuò a considerare nascita e morte dei tabù, come la sessualità, di cui non si poteva parlare, ma ciò che è indicibile spinge per essere conosciuto. Così nelle generazioni passate e in gran parte di quelle attuali il mistero della nascita fu un evento frainteso, minaccioso o insolubile 7). I bambini assorbivano il concetto che la madre può tenere un bambino nella pancia e che, con la nascita, questo bambino può uscire, ma non capivano come ciò questo avvenisse, e si creavano fantasie inquietanti, veri miti dell’horror in cui: il neonato era pre-mangiato dalla madre; o la madre aveva bevuto la pipì del padre o addirittura il suo sangue; qualcosa di magico era entrato in lei attraverso i sogni o la bocca; il bambino usciva dalla testa di uno dei genitori, non importa quale (Minerva per es. esce dalla testa di Zeus) o dalla gamba (Atena esce dalla coscia del padre) o dall’ombelico o dall’ano; oppure qualcuno taglia la pancia della madre o addirittura le taglia la testa.
Altrove, in miti, favole o sogni, la paura della nascita si risolve con proiezioni innocue su vegetali, espediente che almeno evita spargimenti di sangue. Il bambino viene piantato come un seme nella terra o preso in un campo come una zucca o trovato sotto un cavolo, e proliferano favole su fagiolini, pisellini, ceci, fave…
Nell’ipotesi invece che il bambino esca dalla pancia della madre (e speriamo che non sia perché lei lo ha mangiato), la madre assume un aspetto un po’ cannibalesco che non rassicura, e questo aspetto malefico può essere proiettato su figure immaginarie come il lupo, il vampiro, la strega… che succhiano il sangue, o divorano.
Mangiare e amare sono del resto correlati, si dice: ‘Ti mangio di baci, mi piaci tanto che ti mangerei…’, ma l’atto del mangiare, dell’inghiottire, crea terrori oscuri. Un femminile minaccioso può produrre nell’uomo timori che la vagina divori il pene e che l’energia femminile sia castrante. Non c’ nulla da ridere su questo, perché molti uomini anno incubi di questo tipo. Si pensa che la donna tolga all’uomo vigore e seme, dunque lo impoverisca, ne risucchi l’energia vitale, e ciò può essere vissuto a livelli profondi come terrore del coito o anche solo diffidenza verso la donna, che può rubare l’energia o la vita, per cui si tenta di sottometterla o umiliarla o disconoscerla o rifiutarla.
In Cappuccetto Rosso la fiaba sembra voler tranquillizzare in modo rudimentale sul pericolo della nascita: Cappuccetto Rosso entra in una pancia ma poi ne esce illesa, e la nonna esce prima di lei, dunque di madre in figlia si può nascere da una pancia senza farsi male.
Generazioni di bambini sono stati molto spaventati dal mistero della nascita e, quando una società nasconde l’evento come un segreto, il bambino si sente in colpa per la sua curiosità vivendola come illegittima.
Nella fiaba il lupo divoratore viene riempito di pietre, la pancia è ricucita e il lupo è gettato nel fiume, rito che dovrebbe esorcizzare la paura del bambino e notiamo che è lo stesso rito con cui si uccidevano le streghe.
Il motivo della creatura divorata dal mostro e poi tornata in vita è presente in molti miti antichi, si pensi a Giona o a Pinocchio, o allo stesso Lazzaro che è inghiottito dal sepolcro della morte e riportato alla vita 8).
Miti simili indicano il succedersi del giorno e della notte. Al tramonto il sole viene inghiottito dal gran mostro Oceano o dalla Madre Terra e poi al mattino rinasce. Abbiamo un evento astrologico ma anche psichico, che indica tutte quelle situazioni in cui il nostro lato solare, attivo e vitalistico viene inghiottito dall’abisso dell’oscuro terrore senza nome della non vita, della malattia, della depressione, della fine e della morte… Il mito indica una resurrezione.
La fiaba è minimale ma ricca di concetti immediati. Nella figura del lupo sono condensati gli aspetti pericolosi della madre e del padre, nella madre e nella nonna le inefficienti protezioni familiari. La minaccia del lupo è da una parte il pericolo generico e esterno, ma può rappresenta anche l’elemento perturbante o del coito che il bambino non sa come elaborare e in cui può vedere istinti aggressivi del padre nei confronti della madre, o del parto quando esso non viene spiegato in modo tranquillizzante. La fiaba rappresenta comunque la minaccia di un ignoto, la parte Ombra dei genitori, la perturbazione del congiungimento, il mistero della nascita.
La paura del lupo è anche paura del padre: si muovono, attorno alla protagonista, due inerti figure femminili: mamma e nonna, incapaci di difendere la bambina, e due forti figure maschili: lupo e cacciatore, ambivalenza della figura paterna. Il vero mostro è la paura di ciò che non si comprende. Nel padre o nella madre può esserci un elemento salvino come un elemento perturbante. La fiaba esorcizza la paura: del padre, della madre, dell’ignoto, del nemico, della nascita-morte, della paura stessa…
Il lupo è per antonomasia il concentrato della paura. Ovviamente il bambino realizza tutto questo attraverso emozioni. Il messaggio va da inconscio a inconscio. Non ha nessuna importanza che noi decodifichiamo la fiaba o il mito o il sogno; essi agiscono come la medicina, che guarisce anche quando non ne comprendiamo le componenti; l’atto salvico lavora nel profondo, il processo di guarigione è inconscio e non vuole essere capito, il processo si attiva di per sé.
Jung lo dice chiaramente: “La natura agisce dentro di noi anche quando non lo sappiamo!”.
In ogni situazione, cosciente o meno, si possono attivare forze di guarigione. L’attivazione può avvenire in sogno; Cappuccetto Rosso come la Bella Addormentata sono esseri inconsci, partecipano passivamente a ciò che accade; simili a sogni, sono sogni anch’esse.
Così i simboli non sono stati creati ma sognati. Molti sogni sembrano fiabe; le parti psichiche sono i protagonisti che mandiamo nel teatro della notte; a volte sogniamo anche il teatro stesso o l’anfiteatro, la piazza, il luogo della rappresentazione, il regista, le quinte, il pubblico, ma il pubblico ovviamente siamo noi, come siamo noi tutte le altre parti del sogno, anche quelle negative o paurose. E’ interessante dare ascolto ai sogni e al desiderio di interpretarli, ma il sogno agisce di per sé, non richiede la nostra interpretazione logica che viene come un di più per il mutamento. La trasformazione psichica si realizza anche se non la comprendiamo. Più che ai simboli, occorre fare attenzione alle emozioni, agli stati d’animo, alle trasformazioni, alle variazioni prospettiche. Se la coscienza riuscirà a trattenere per sé una parte del sogno e a tradurlo in significati, bene! Ma il sogno, nella sua essenza energetica, in gran parte si sottrarrà a questa traduzione-riduzione, perché è vita e ogni forma di vita ha il suo tempo di sviluppo e modo, per cui un sogno può avere una maturazione lenta e può svelare il suo significato dopo anni, come il seme che non comprende se stesso che dopo essere diventato pianta.

I miti, dice Jung, non sono stati inventati in modo cosciente, hanno avuto origine nell’inconscio, sono stati intuiti, forse sognati, arrivando a noi attraversando un livello profondo. Appartengono al linguaggio della mente destra, al lobo intuitivo, ecco perché si somigliano tutti. Nomi e dettagli possono cambiare, ma la struttura portante è simile anche se le finalità sono molte. Possono sembrare trame d’ordine per spiegare ciò che è fuori di noi (NATURA), ma sono allo stesso tempo grandi forme psicagogiche, che organizzano e indirizzano la vita psichica dentro di noi, idee-guida potenti e produttive di senso (ANIMA). Queste trame non derivano dalla nostra parte razionale, sono il risultato di impulsi inconsci e servono a indirizzare la nostra vita e a darle senso, non sono esplicative ma teleologiche.
Anche il materiale mitico del paziente ha una sua positività, non è sempre compensativo o surrogatorio ma spesso prospettico, volto al futuro. E’ un tentativo della psiche di auto-risanamento, per un migliore adattamento progressivo.
Cos’è la realtà? Ciò di cui abbiamo esperienza, nel modo con cui questo ci è possibile. Cos’è un mito? Una teoria transitoria di adattamento alla mutevolezza della realtà. Ci sono miti che si dichiarano razionali e altri che sembrano fantastici, ma alla luce dei tempi non c’è poi differenziazione. Ciò che un tempo era considerato scientifico oggi ci sembra fantastico, mentre antiche fantasie sembrano buone spiegazioni del mondo. Teorie scientifiche di appena qualche anno sono già prive di fondamento e la fisica quantistica moderna si avvicina agli antichi miti.

PENE D’AMORE – BAMBINA DI 11 ANNI

Supponete che io segua un intricato proposito?/ Ebbene, sì, lo seguo, come fanno le piogge del quarto Mese/ e la mica sul fianco di una roccia…”
(Walt Withman)

La realtà si comunica a noi attraverso tracce, visioni, indizi, simboli, sogni, storie; partendo da un intrico di cause apparenti, svela la linea da seguire. I casi clinici presentati Freud sono passati alla storia della psicoanalisi. Jung sembra restio a descrivere trattamenti di pazienti. Questo caso fa eccezione, è del 1913 e lo citiamo perché ha a che fare coi simboli delle fiabe, cioè coi miti dei bambini.
Jung ha 38 anni e ci parla della nevrosi di una bambina di undici anni. Non è una analisi diretta, Jung segue il caso attraverso una sua assistente. Qui l’uso della fiaba serve come strumento rivelatore di identificazioni, ruoli e difficoltà. Il caso riguarda il travaglio che accompagna la pubertà. Lo abbiamo intitolato ‘pene d’amore’, poiché l’amore, o in genere la relazione con i sentimenti, è la causa principale del disagio del vivere. Il 95% dei pazienti presenta, in analisi, pene d’amore.
Il caso è trattato ancora in modo freudiano, anche se non è in gioco il ‘principio del piacere ’ o una ambivalenza verso il padre ma la gestione di nuovi sentimenti e un cambiamento nel senso di identità. L’amore è un elemento essenziale alla vita, per questo viene identificato spesso col cibo. E’ così necessario e importante che una sua anomalia può colpire addirittura il feto. Nel “Diario di una schizofrenica” 9), il rifiuto della madre di tenere la figlia in grembo e poi di occuparsene si ripercuote sull’attaccamento della figlia alla vita, costringendola a ripetuti tentativi di suicidio e a un atteggiamento autistico molto grave. La non accettazione primaria può indurre nel bambino una distorsione gravissima del suo attaccamento alla vita. Qui non è in gioco la libido o pulsione sessuale ma una PULSIONE D’AMORE da cui dipende o meno la possibilità di esistere. Non solo noi siamo molto sensibili all’amore dato o ricevuto ma esso permea l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’energia di cui ci alimentiamo, per cui una relazione viziata costituisce un cattivo nutrimento vitale per il bambino, che non è capace di comprendere e di elaborare ‘il cattivo amore’ ed è estremamente vulnerabile a eventuali danni in termini di sicurezza, autorealizzazione e slancio vitale. Il caso che presentiamo viene letto in un’ottica ancora freudiana, ma lo citiamo per corroborare quanto il freudiano Bettelheim diceva delle fiabe, come strutture ordinative della psiche infantile. E’ chiara la funzione simbolica dell’immaginario nell’età evolutiva. La fiaba è analoga al sogno, presenta una storia, funzionale all’energia, attivando un livello simbolico inconscio, che nutre e condiziona lo sviluppo, il comportamento e il benessere.
Abbiamo una bambina intelligente e di buona famiglia che improvvisamente manifesta emicrania e malessere, fa brutti sogni, ha sbalzi d’umore e non vuole più andare a scuola. Ha preso la sua prima cotta, per l’insegnante di matematica, ma comincia ad andare male proprio in matematica, cosa che complica la relazione. Accanto a lei un amichetto, un bambino povero, al quale la bambina dà prima la sua merenda, poi i soldi per comprarla ecc., così da innescare un meccanismo ripetitivo 10). Un giorno la bambina, in un momento d’ira, dice al suo amico che l’insegnante di matematica è un caprone, poi si spaventa perché teme che lui faccia la spia e paga il suo silenzio; da allora comincia una spiacevole storia di ricatti 11). La situazione le provoca uno stato ansioso. Riesce a raccontare tutto alla mamma, ma non basta, insorgono tosse violenta, dolori al fianco sinistro, febbre a 39,4 e vomito. Un’analista, amica di famiglia, sospetta che dietro questi sintomi si celi una nevrosi.
-1° seduta: la bambina è bloccata dalla paura, poi racconta come sta bene a letto quando è malata, mentre la mamma le legge la favola di un principe malato che guarisce quando ha accanto un bambino povero. E’ chiara la sua identificazione con il protagonista.
-2° seduta: la bimba confessa il suo amore per l’insegnante, l’analista le dice che non c’è niente di male e che la cosa è frequente, e lei sembra essere molto rassicurata. E’ chiaro che amare un coetaneo non le crea problemi, ma rivolgere un affetto speciale a un sostituto del padre è una cosa che la sua psiche non aaccetta bene. Dopo il chiarimento, i rapporti con l’analista migliorano e la bambina parla con più facilità. Abbiamo un problema affettivo, sembra che l’energia psichica (in questo caso l’amore) si crei tutte le paure, le angosce e gli ostacoli possibili, scelga da sé i propri labirinti e crei i propri ostacoli.
-3° seduta: la bambina racconta un incubo fatto a 5 anni e mai dimenticato. Sappiamo che più un sogno resta a lungo nella memoria, più è importante. Qui il sogno è stato conservato per sei anni: “Passeggio con mio fratello per cercare fragole, un lupo mi salta addosso, scappo su una scala, il lupo mi viene dietro e mi morde alla gamba”. Sono chiari i riferimenti a Cappuccetto rosso. Jung pensa che questo sogno riguardi il modificarsi della sessualità con timori relativi al problema della nascita. Lupo=padre, violenza=coito. La bambina dice: “Una donna mi ha fatto vedere la gamba morsa dalla cicogna” e nel dialetto svizzero ‘mordere una gamba ’ vuol dire ‘fecondare’. Si presentano dunque paure attorno alla fecondazione o alla nascita. La bambina dice che il lupo le fa venire in mente “il papà quando è cattivo”. Nel racconto popolare la cicogna porta i bambini, dunque è come il padre (le cicogne nei paesi nordici nidificano sui tetti, nel camino o vicino al camino, e il camino è un riferimento al pene. Persino babbo Natale che si infila nel camino per lasciare i doni è una metafora dell’atto sessuale collegabile alla cicogna che lascia il bambino nel camino 12). La paura del lupo-cicogna sembra essere la paura del padre o del maschio fecondatore. Il padre della bambina è un militare molto severo, le ha detto che se si è cattivi si fanno brutti sogni e ciò le scatena sensi di colpa. La bambina dice anche che “il padre mi ha picchiata perché si ciuccia il dito come un bambino piccolo”, ma, attraverso associazioni, si scopre che la bambina si masturba, anzi ha spinto alla masturbazione altre bambine della scuola. Tuttavia tutto ciò accade nel presente, mentre il sogno-incubo è stato fatto all’età di 5 anni. Che cosa è successo a 5 anni? E’ nato un fratellino. Il sogno collega paura, colpa, fratellino, padre e sessualità. Al momento del sogno il fratellino era appena nato e questo ha stimolato una curiosità sulla nascita con tutti i suoi annessi e connessi, paura, piacere, colpa, pena…, ora il problema è riattivato dal duplice amore per l’amichetto e per l’insegnante e dal mutamento psicologico della bambina volta alla pubertà. Di nuovo torna un’oscura paura che unisce attrazione, ignoranza del fenomeno della nascita e risveglio della sessualità.
Dal punto di vista freudiano potremmo dire che la bambina ha cercato il suo piacere ma ha collegato questo piacere alla colpa, scatenando un conflitto tra istinto e morale. Jung però non è contento di questa soluzione perché ci sono spesso conflitti tra desiderio e legge, ma non per questo sono origine di nevrosi. Noi non possiamo opporre la legge morale alla natura come qualcosa di contrario, in realtà è la psiche stessa che crea la legge morale: “La legge morale è la manifestazione esterna della innata tensione dell’uomo a reprimere e a dominare se stesso”, “è stato l’uomo stesso a creare le sue leggi, obbedendo al proprio istinto“. E’ la psiche, per Jung, a porre la legge, a fissare la disubbidienza, a decidere la punizione, diversamente da Freud per cui la norma si contrappone agli istinti.
L’analista rassicura la bambina sul piacere della masturbazione che lei sente come illecito, le spiega che è una manifestazione della sua curiosità sul corpo e che il suo desiderio prenderà poi altre strade.
-Alla 4° seduta la bambina è più serena e tranquilla.
Ha sognato “di essere alta come un campanile, attorno vede dei bambini attorno bassi come fiorellini, arriva un poliziotto e lei dice: “Se ti provi a dire qualcosa, prendo la sciabola e ti taglio la testa!“, si tratta di un bel sogno compensativo; se nella realtà il padre è un militare rigido e severo, nel sogno lei si prende una rivincita, è alta come un campanile e gli taglia la testa. Ogni bambino avverte conflitti di potere con le persone della propria famiglia, soprattutto con chi gli impone dei divieti 13). Qui il padre severo, che ha realmente una sciabola, diventa un poliziotto, ma la bambina è un campanile e la sciabola la tiene lei, la sua sicurezza emotiva è accresciuta, non ha più paura del padre, e ha addirittura dei bambini propri che la circondano come fiorellini. Si è permessa di avere un sogno liberatorio, in cui ha risolto anche l’enigma della maternità. L’autocoscienza è decisamente rafforzata. Il fatto che la bambina capisca o meno la simbologia del sogno o della fiaba non importa, il lavoro di comprensione avviene a livello inconscio e il miglioramento è visibile nel comportamento e nello stato di benessere generale. Il simbolo produce il proprio effetto emotivo sia che venga riconosciuto o no, perché agisce a un livello diverso da quello della coscienza. Qui è in gioco un sapere che diventa trasformazione della psiche anche senza comprensione da parte della coscienza, un sapere che è ‘un capire per immagini e un diventare’.
– 5° seduta: la bambina sogna che “è sul tetto con la sua famiglia. Le finestre delle case nella valle brillano al sole come se stessero bruciando. Ma una casa all’angolo brucia davvero. Lei scappa in strada, dal tetto la mamma le getta delle cose, tra cui una bambola, che lei prende nel grembiule. Nella casa bruciano pietre ma il legno resta intatto.”
Il sogno ha un materiale ampio di simboli e associazioni. Da dove si parte? Se il sogno è lungo e presenta qualcosa di strano, Jung parte da lì per l’analisi: l’anomalia qui è che “le pietre bruciano e il legno no”. La bambina dice che la cosa “è strana come una favola, ma che non tutte le favole hanno significato, per es. non ce l’ha la bella Addormentata nel bosco”. Ora, quando il soggetto esclude qualcosa, bisogna guardare proprio lì, la patologia nasce quando la psiche nasconde qualcosa a se stessa. Dove si nasconde la cosa che cerchi? Dove dici che non c’è. Il riferimento alla favola della Bella Addormentata non è un caso. Nel suo inconscio la bambina si sente ‘una bella addormentata (‘La bella addormentata’ è una identificazione frequente nell’immaginario femminile e indica una sessualità non ancora risvegliata). La bambina dice “anche Biancaneve è priva di senso”, ed essa rappresenta il mito della terra o della psiche prigioniera, energia passiva che viene risvegliata da un’energia complementare, attiva. Le due fiabe sono analoghe per valore simbolico. Nel suo inconscio la bambina si identifica con la Bella Addormentata, con Biancaneve e con Cappuccetto Rosso, tre luoghi simbolici che indicano uno stato di torpidezza, l’attesa inconscia di un risveglio, il timore di un pericolo per un cambiamento.
Per l’analogia Natura/Anima, queste tre fiabe sono metafore delle stagioni della natura come della vita, la pubertà può essere paragonata alla primavera quando la terra aspetta il sole che la risvegli e la liberi dalla prigionia dell’inverno che l’ha calata nella morte/sonno, così come la bella Addormentata aspetta di essere svegliata o Biancaneve aspetta il bacio del principe. Allo stesso modo l’imprudente Cappuccetto Rosso che si è fidata di uno sconosciuto (aggressione maschile) aspetterà il Cacciatore Verde che la tiri fuori dalla pancia del lupo.
La bambina sta qui inconsciamente preparando il suo risveglio sessuale, una nuova funzione del corpo e della psiche; il comparire di questa nuova energia porta nuovi compiti e costituisce un elemento di crisi nell’evoluzione della personalità, creando un provvisorio squilibrio.
Nel sogno, la bambina prende nel grembiule la bambola lanciata dal tetto dalla madre, con questo gesto è come se la madre le trasmettesse la funzione della maternità; la madre sta sul tetto, dunque in una posizione superiore; ‘tenere nel grembiule ’ equivale a ‘tenere in grembo un bambino ‘, il sogno esprime con una immagine visiva una metafora del linguaggio 14). La bambina ricorda un quadretto che ha visto, “dove una cicogna vola col suo fardello sopra alcune bambine che aprono il grembiule per prendere il nuovo nato”. Il sogno è relativo alla comparsa dell’istinto generativo.
La bambina racconta che a 5 anni, mentre era sdraiata in strada, una bicicletta le è passata sulla pancia. In realtà questo fatto non è mai successo, è una paramnesia 15), invece l’analista viene a sapere che le bambine a scuola fanno un gioco in cui una sta supina e l’altra si sdraia sgambettando sopra di lei di traverso sulla pancia, mimando un atto sessuale da cui nasce una bambola. La bambina dice: “Io avrei preferito avere un bambino vero piuttosto che una bambola!” Abbiamo una serie di simboli: lupo- cicogna- pancia tagliata – bambola… che mostrano come l’immaginario stia cercando di costruire una teoria sessuale. Una piccola crisi di crescita spinge la psiche a riorganizzare le nuove emozioni e funzioni.
Dopo gli 11 anni i bambini 16) producono molte fantasie sessuali e un vasto chiacchiericcio di oscenità, o almeno lo facevano fino a qualche tempo fa, quando il sesso era un tabù culturale e non veniva spiegato nelle scuole. Quando gli adulti li escludono dai grandi segreti della vita, i bambini riparano con l’invenzione dell’immaginario.
L’analista dà alla bambina una rudimentale spiegazione sessuale e le dice che i bambini non possono avere figli, cosa che la calma un po’, ma non la convince del tutto. Il suo comportamento però non migliora: arriva a scuola tardi, dice una bugia all’insegnante….Quando il paziente si comporta male vuol dire che la sua energia psichica è liberata ma ancora maldiretta. Perché? Perché si è verificata un’altra regressione.
-9° seduta: l’analista spiega che i bambini non possono generare ma questa spiegazione non la soddisfa. Lei ‘sa’ (è una voce che circola nella scuola) che “proprio una bambina di 11 anni ha avuto un figlio da un altro bambino “. La cosa non è vera ma lei vuole crederci per avvalorare le sue fantasie inconsce. Tra le dicerie delle sue compagne e la spiegazione del medico, sceglie le fantasie, cioè quello che le piace di più. Invece di adattarsi alla realtà esterna, l’energia torna ad alimentare la realtà fantastica. Altra regressione.
-10°seduta: “Sono in una radura nel bosco circondata da abeti, comincia a piovere con lampi e tuoni ed ecco all’improvviso vedo nel cielo una cicogna”. Molti miti antichi accostano temporale e cicogna, il temporale è un atto di fecondazione del cielo sulla terra, nozze tra padre cielo e madre terra, il fulmine, come il becco della cicogna, sta per il fallo. La bambina ricorda uno zio che è annegato nell’acqua. E’ come se dicesse: “Penso all’acqua, mio zio è annegato, è terribile stare sott’acqua al buio come fa un bambino nella pancia della madre e anche lui potrebbe annegare.” Abbiamo una fantasia inquietante di gravidanza.
– La bambina finalmente racconta le sua fantasie: pensa che l’uomo pisci nella donna e il bambino stia nell’urina, oppure che la madre beva l’urina maschile 17) con lo sciroppo, o che il bambino cresca nella testa che si deve tagliare a metà per farlo nascere. Disegna anche un parto dalla testa (idea arcaica che compare in molti miti antichi, per es. Giove ha un gran mal di testa, gli spaccano la testa e ne esce Minerva armata).
– oppure il bambino viene vomitato e lei ha fatto vari tentativi in tal senso (ciò spiega le sue nausee iniziali e i conati).
Jung conclude che: la pubertà incipiente ha stimolato dei processi emotivi, la bambina si è innamorata dell’insegnante, non ha fatto nulla di concreto verso di lui, ma ha sviluppato un auto-godimento sentimentale, nutrendo il suo mondo interiore in modo non appagato e un po’ ansioso. Quando il suo rendimento scolastico è peggiorato e l’insegnante l’ha sgridata, ha diretto l’energia affettiva verso l’amichetto, incontrando però altri problemi. Il nuovo ruolo e i nuovi rapporti sono per lei un enigma, e la pongono in contatto col problema della maternità, fenomeno ignoto, pauroso e insieme desiderabile, di cui si sente soggetto potenziale senza averne conoscenza. Quando l’energia non sa gestire una situazione psichica e sono presenti sentimenti contraddittori irrisolti, nasce la nevrosi, con fuga dal mondo esterno e produzione di disturbi fisici. La forza vincente è l’inerzia, il principio del minimo sforzo, per cui si sceglie la via che presenta meno fatica: la malattia, la depressione, la fuga nell’immaginario, l’attesa passiva ma timorosa… L’essere umano, nel vivere, deve realizzare successivi adattamenti alla realtà esterna e interna, ma ogni mutamento è difficile, impegnativo e faticoso. Ogni volta un principio conservativo combatte contro un principio evolutivo.
Quando il movimento dell’energia in un senso è contrastato da un movimento dell’energia nel senso contrario, può generarsi LA NEVROSI. In questo caso occorre liberare l’energia dalla regressione verso fantasie interne, per rendere la psiche di nuovo aperta al mutamento. La bambina ha problemi concreti, fantasie e disturbi sono false soluzioni, vie di fuga, labirinti in cui l’energia psichica si imprigiona. Occorre darle una maggiore informazione, liberarla dai sensi di colpa, permetterle una valutazione più tranquilla dei suoi processi di crescita, così che abbia un atteggiamento positivo e concreto rispetto alla realtà, la affronti più chiaramente e sia più serena. Fatto questo, la sua psiche non avrà più bisogno della malattia o della fuga interna. La curiosità sessuale è legittima come lo è, a un certo punto della vita, il desiderio di avere un bambino o di innamorarsi. Come la bambina diventa più distaccata nei confronti di se stessa e riesce ad affrontare più consapevolmente i propri mutamenti fisiologici e emozionali, i sintomi fisici spariscono, il rendimento scolastico migliora, torna a essere la prima della classe e riprende i buoni rapporti con l’insegnante di matematica, con gli amici e con se stessa. Il mondo è di nuovo in ordine.
Come si vede in questa semplice nevrosi, un sentimento ambivalente, un conflitto psichico irrisolto, può causare disturbi fisici. Qui il problema è piccolo ma Jung ritiene che una delle cause dell’insorgenza del cancro possa essere proprio l’incapacità a svolgere uno dei nodi problematici del vivere, un conflitto energetico. In questo caso la piccola protagonista si trova in un momento chiave della sua vita. La pubertà le porta nuovi stimoli e la apre alla assunzione di un diverso ruolo.
Il mondo primitivo riconosceva il carattere traumatico dei momenti di cambiamento e aiutava la loro elaborazione attraverso riti di iniziazione a carattere sociale. Il parto, la pubertà, l’ingresso nell’età adulta, il matrimonio…vedevano tutto il gruppo partecipare ed aiutare in modo corale il passaggio psichico e fisico verso la ristrutturazione dell’energia. Ma il mondo moderno lascia indifeso l’essere umano di fronte al divenire di se stesso e non lo sorregge quando la natura lo chiama a nuovi compiti e a nuove funzioni. Nella pubertà avvengono cambiamenti organici e psichici che creano uno squilibrio dell’essere. Questi cambiamenti sono segnati in modo più visibile nella donna con la comparsa del primo mestruo. Crescono le ghiandole mammarie, si modificano utero, pube e ovaie. Inizia la produzione degli ovociti e si prepara l’ovulazione, che è il momento chiave della pubertà. Nell’uomo si modificano i testicoli, aumenta la peluria del viso, si ingrossa la voce, si formano gli spermatozoi. Prima di queste variazioni organiche avviene qualcosa di più sottile, nell’equilibrio della psiche, come il cambiamento di aria che precede la primavera, un sentore di mutamento che si avverte in modo impercettibile nell’atmosfera e nell’attesa, prima che nei segni chiari. La psiche si prepara e si spaventa, perché le nuove funzioni e i nuovi ruoli non sono ancora definiti. Ed è in questo momento delicato e prezioso insieme che il ragazzo e la ragazza dovrebbero essere maggiormente seguiti, mentre genitori, medici e insegnanti sono distratti o si disinteressano del loro fragile mutare. La pubertà inizia in tempi diversi, condizionata variamente da clima, alimentazione, sesso, razza, carattere, peso, attività sportiva, medicine, fattori ereditari, stile di vita… E’ come se ci fosse un orologio biologico che sta nel cervello che a un certo punto si mette in moto e segna l’ora del mutamento. Le ragazze sono più precoci, quando ancora i loro coetanei dormono, in media si svegliano attorno ai 10 anni. Il maschio invece inizia lo sviluppo puberale dai 13-14 anni, fino ai 16. Quando l’orologio biologico suona, dà luogo a una cascata di ormoni che fa sbocciare l’individuo e lo modifica fisiologicamente e psichicamente. Grazie a questo l’uomo cercherà la donna e la donna l’uomo e cominceranno i primi problemi dell’amore. L’amore nascerà in corpi già adulti con mente immatura e questo connubio produrrà comportamenti strani. Per questo la legge non conosce legittimità all’unione se non sopra i 14 anni. La donna in genere ha due anni di anticipo rispetto all’uomo e accade spesso che le bambine sviluppino già in quinta elementare, mentre per il ragazzino si deve aspettare il primo anno delle superiori. L’anticipazione femminile è forzata dall’inquinamento e dagli estrogeni che ingeriamo specialmente con la carne, per questo è facile che il menarca sia precoce. In genere lo sviluppo modifica la crescita fisica, che si completa verso i 18 anni; il cambiamenti fisiologico disturba le funzioni superiori, e si hanno perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, nervosismo, fragilità psichiche, irritabilità…
I ragazzi puberi dovrebbero essere visitati e seguiti dal medico con un’attenzione particolare. In genere i genitori si allarmano solo quando i cambiamenti fisici tardano, ma qualunque anomalia dovrebbe essere seguita con attenzione.
Gli insegnanti dovrebbero conoscere le variazioni di umore e di comportamento e tenerne conto. Corpo e psiche dovrebbero maturare con lo stesso ritmo, per cui una pubertà precoce dovrebbe essere rallentata e una tardiva dovrebbe venire accelerata con prodotti ormonali (testosterone nel maschio e progesterone nella femmina). Per pubertà precoce si intende per la femmina un menarca a 7-8 anni, e nel maschio degli organi sessuali troppo grossi. Il ragazzo potrebbe avere regressioni nella discesa del testicolo ecc.
La femmina può presentare nei primi due anni dei mestrui dolorosi o irregolari. Ricordiamo anche che praticare sport agonistico toglie energie fisiche e ormonali, e, se ci sono eccessi sportivi nell’età di mezzo, la pubertà viene ritardata, come vediamo spesso nelle ginnaste. Altri ritardi possono essere provocati da anabolizzanti. Quando tutto dorme, i genitori dovrebbero preoccuparsi e chiedere test ormonali. Come gli ormoni entrano in circolo, comincia il desiderio sessuale. Ma anche qui il turbamento del corpo è preceduto da una inquietudine psichica. Le bambine sognano l’amore prima che il loro corpo sia pronto al piacere. Questa irrequietezza confusa rende i bambini puberi nervosi e fragili.
Qualche volta il mutamento ormonale è preceduto da una specie di sopore del corpo e della mente, con rallentamento dell’attenzione e della memoria, e una caduta del tono generale, come una incubazione, il bambino appare chiuso in sé, stanco, depresso, imbarazzato, oppure è troppo nervoso, agitato, quasi isterico. Si pensi al ridere incontrollato, irrefrenabile, delle bambine della scuola media, un ridere che spesso finisce in pianto. Tutta la situazione manifesta disagio e mancanza di equilibrio. E’ uno di quei momenti in cui si dovrebbe aiutare con molto amore e pazienza. Ricordiamo anche che è il periodo in cui in genere si manifesta l’anoressia, che è strettamente collegata all’accettazione del proprio ruolo sessuale e che colpisce le femmine in misura 9 volte superiore ai maschi. Sessualità si collega ad amore. Diventare adulti significa uscire dall’ambito familiare e non centrare più sui genitori tutta l’energia affettiva, per questo la pubertà è il tempo del primo amore. Con l’amore cominceranno tutte le croci e delizie della vita. “La verità è che nessuno può ferirci come quelli che amiamo” 18) .
Il caso di questa bambina è semplice e insieme complesso. La piccola nevrosi è stata presto risolta e la bambina ha trovato una sua nuova dimensione in cui collocare i suoi sentimenti, rispettando i propri tempi senza affollare il panorama psichico di ruoli anticipati. Più tardi verranno altri momenti, altre variazioni, ci saranno altre crisi iniziatiche. Ogni volta il corpo e il comportamento registreranno le nostre difficoltà a crescere, a cambiare. Dobbiamo essere pazienti con la natura che non sempre ci dà gli impulsi quando siamo pronti a elaborarli. Avremo progressi e avremo regressi e tutto questo sarà comunque la vita.

NOTE

1) Vedi Stonehenge.
2) La depressione non è che lo spegnersi subitaneo dell’impulso vitale, del calore e dell’amore..
3) Sogno di Laura bionda: “Noi tutte amiche del gruppo siamo di fronte a una montagna. Siamo giunte lì con mezzi diversi, chi in macchina chi a piedi, e siamo molto allegre per il compito che ci aspetta. Cominciamo a salire insieme sulla montagna incoraggiandoci l’una con l’altra con la voce, ma, arrivate a un certo punto della salita, ognuna dovrà completare l’ascesa da sola. Sulla montagna c’è una fortezza e in cima alla fortezza una prigione, ognuna sa che lì è chiuso il suo prigioniero e ognuna ha il compito di liberarlo. Io salgo in cima e comincio a salire le scale del castello, faccio tutti i percorsi. Alla fine arrivo alla prigione del mio prigioniero. Davanti alla porta c’è un terribile gigante con le braccia incrociate. E’ così tremendo che capisco che non potrò mai vincerlo con la forza. Sono scoraggiata ma improvvisamente ho un’idea: gli sorrido. Il gigante disserra le braccia e apre la porticina della cella. Il prigioniero che esce è un altro gigante gemello del primo. I due giganti si abbracciano e diventano una cosa sola”
Il sogno esprime il lavoro di gruppo che stiamo facendo insieme, un lavoro liberatorio delle nostre parti prigioniere, in cui ci incitiamo vicendevolmente alla liberazione, c’è un momento di lavoro collettivo e uno di lavoro personale. Questa impresa sembra superiore alle nostre forze e tuttavia ognuno può trovare una via propria che non è quella della volontà e dello scontro per aggirare l’ostacolo e far sì che le censure interne possano cadere. Molto bello il finale: l’energia liberata è simile all’energia imprigionata, energia molto forte tanto che Laura paragona i giganti al genio della lampada di Aladino, e le due energie si fondono divenendo una, sola cioè si ha una personalità integrata.
4) Buddha diceva che anche la depressione è brama, anche se negativa, avidità di non vita.
5) Lella Ravasi Bellocchio, ‘La lunga attesa dell’angelo’, Raffaele Cortina Editore.
6) Ricordo che mia figlia a due anni aveva terrore dell’aspirapolvere. Chi poteva divorare la polvere poteva divorare anche lei, poi l’oggetto faceva molto rumore e si muoveva da solo dunque era animato. Un bambino di tre anni rappresentò l’aspirapolvere in un disegno come fosse un lupo. I primi due disegni di mia figlia furono: un tetto (protezione) disegnato con una linea a punta con sopra un fil di fumo, e un lupo, disegnato con uno scarabocchio denso (paura).
8 ) Ma la nascita resta un mistero terribile anche per molti primitivi. La sua connessione col dolore, col sangue e con la morte e il suo carattere indecifrabile la pongono a un livello inquietante, tra il puro e l’impuro.
9) Un bellissimo film su un piccolo bambino ebreo ingoiato da un lager e poi salvato si intitola proprio ‘Giona nel ventre della balena ’.
10) Marguerite A. Sechehaye, ‘Diario di una schizofrenica ’, Giunti Barbera.
11) Allo stesso modo molte donne ‘comprano’ l’amore, o col partner o con i figli, sacrificando parte del proprio essere come merce di scambio. Questa meccanica è destinata a produrre frustrazione e infelicità e nasce in genere da un basso livello di autostima. L’amore si dà e si riceve, non deve essere scambiato contro pagamento. Questo meccanismo diventa spesso coattivo nella vita di alcune persone, provocando gravi danni.
12) Il fenomeno del bullismo (da bully = prepotente, in inglese) è molto diffuso in ambito scolastico, ed è presente anche nella scuola materna. Ci sono bambini anche piccoli che attivano istintivamente forme di prepotenza. Probabilmente il comportamento ha un’origine genetica molto antica, in quanto nei gruppi primitivi l’elemento più debole va soppresso per la sopravvivenza del gruppo. Oggi noi non abbiamo più bisogno di questo. Tuttavia nei gruppi si individuano spesso personalità prepotenti con atteggiamenti persecutori nei confronti di chi ha reazioni più deboli. Così ci sono bambini che vengono bistrattati o ricattati o maltratti o derisi, e questo spesso nel disinteresse o nell’ignoranza degli insegnanti. A volte basta essere più bassi o più grassi o di religione diversa o più poveri o avere un difetto di pronunzia o più timidi e qualcuno ne approfitta per creare situazioni di sofferenza.
Donatella racconta che la sua nipotina Andrea di 5 anni ha ricevuto in regalo la fabbrica delle bambole, un giocattolo con cui si fanno formine di gomma a forma di bambola. Improvvisamente Andrea comincia a richiedere l’aiuto dei familiari perché deve fare ogni giorno 5 bambole e se questa fabbricazione non avviene diventa ansiosa. Dopo qualche giorno la cosa desta sospetto e viene interrogata. Una sua amichetta prepotente le ha comandato di portarle ogni giorno 5 bambole di gomma. Se non lo fa, non potrà giocare con gli altri, e dovrà stare seduta sotto l’albero da sola. Andrea ha ubbidito prontamente, non ha detto a nessuno di questa prepotenza perché ‘non si fa la spia ’, ed è entrata in una situazione ansiosa senza soluzione. La maestra ovviamente cade dalle nuvole.
In genere gli insegnanti ritengono che la cosa non li riguardi, ma il fatto grave non è che esista la prepotenza o che essa non sia vista quanto piuttosto che la scuola non sia mai educazione alla libertà e all’indipendenza, quanto piuttosto induzione alla passività, all’omologazione e all’ubbidienza.
Nel gruppo di animali come di persone può facilmente prodursi quella che si può chiamare ‘la sindrome della gallina debole ’. Se in un pollaio c’è una gallina debole, le altre, specialmente alcune più aggressive, le impediscono di avvicinarsi al mangime e alcune la beccano ripetutamente in testa fino a bucarle il cranio e a ucciderla. Questo atteggiamento persecutorio poi spesso è alimentato proprio dall’insegnante che si sfoga su alcuni capri espiatori della classe, prendendoli di mira. Anche questa è una situazione in cui l’intervento di uno psicologo della scuola potrebbe essere utile. Il fenomeno del bullismo con i maltrattamenti psicofisici che comporta è molto diffuso nella scuola pubblica americana, specie dei quartieri più poveri, ed è il banco di prova di atteggiamenti criminali di gang giovanili, scolastiche o di quartiere. In Inghilterra invece, nei college, il cadetto o in genere l’allievo più giovane deve sottostare a veri episodi di schiavismo nei confronti degli allievi più anziani e il comportamento non solo non è recriminato ma fa parte delle tradizioni culturali della scuola. Situazione analoga è il ‘nonnismo’ nelle nostre caserme, per cui la recluta giovane è sottoposta a vergognose prove di iniziazione da parte dei bulli più anziani, spesso così infamanti (sodomia) e dolorose (prove fisiche estenuanti) da comportare pericolo di vita o gravi traumi psichici o da spingere al suicidio. Anche qui ogni volta che si apre un caso giudiziario le autorità militari hanno dimostrato “la sindrome della gallina debole”, dichiarando che i perseguitati o le vittime erano femminucce, non erano veri uomini e dunque hanno avuto quello che si meritavano. Anche l’università aveva situazioni simili in genere localizzate attorno alla festa delle matricole, ma ora queste prove stanno sparendo.
13) Noi conosciamo una canzoncina sullo spazzacamino che ha un chiaro contenuto sessuale.
14) Il potere è un’altra manifestazione dell’energia che va considerata, a volte molto più forte della manifestazione sessuale di Freud.
15) Non possiamo dire che il sogno riproduce un modo di dire, ma che sogno e modo di dire si originano similmente da una funzione cognitiva e espressiva che usa l’immagine e la metafora come strumenti prevalenti.
16) Molti dei nostri più forti ricordi infantili sono paramnesie, cioè falsi ricordi.
17) Almeno nelle situazioni in cui manchi una esauriente spiegazione culturale.
18) La funzione fecondatrice o terapeutica dell’urina è presente in molte culture, per es. quella indiana.
19) Borges, op.cit.
..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. ..parole, parole, parole

    Carissima Viviana
    I tuoi scritti su Jung, le tue riflessioni sul caos che ci circonda sono per me preziosissimi, in questa moltitudine di monologhi che mi fanno a volte odiare la rete. Tutti hanno qualcosa da dire, sempre, su tutto, e questa necessità di vomitare parole sulla tastiera -IMO- il più delle volte è inversamente proporzionale alla qualità del messaggio.
    Tu sei una felice eccezione , ed io per questo ti ringrazio 🙂
    baci

    Alice

    Ciao Alice
    grazie moltissime, ma in fondo anche io non faccio che lavorare con le parole, la differenza è che cerco anche di trovare della luce, cosa non facile nellla foschia che ci circonda, ma sono una creatura allegra per natura e volta non solo a recriminare il male ma anche a ricercare il bene.
    Lieta di esserti piaciuta
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 17, 2010 @ 11:40 am | Rispondi

  2. splendida Viviana…umile e accogliente…disarmante nella sua verità..è come se da te arrivi saempre un tepore piacevole ,mai soffocante e dolcemente avvolgente…
    poi la scelta del libro disponibile per tutti…è meravigliosa…

    Manu

    Commento di MasadaAdmin — marzo 19, 2010 @ 7:13 am | Rispondi

  3. Le tue parole a molte persone, in tanti stati

    Cara Viviana

    ho usato le tue parole per fare gli auguri di buona pasqua a Goffredo Palmerini , quel signore abruzzese che
    aveva inviato all’epoca le immagini dell’aquila prima del terremoto.
    C’è che ne ho usate alcune tratte dal tuo libro che secondo me potevano dire il mio pensiero piu di qualsisi altra parola.Lo sai quanto amo la tua scrittura.
    C’è da aggiungere che non ho scritto da VIVIANA “LO SPECCHIO PIU CHIARO” .perchè ne ho prese di qua e di là.
    Lui le ha trovate meravigliose e le ha mandate come augurio a tutta la stampa italiana ed estera con cui è in contatto.
    Mi sono sentita un po’ male nel non avere scritto il tuo nome dopo l’estratto che ho fatto dal tuo libro.
    Glielo comunicherò quanto prima .Tu volevi dare le tue parole al mondo , ora è successo che siano arrivate a mezzo mondo
    ma senza il tuo nome.
    Ora io chiedo all’universo che qualcuno voglia sapere bene chi in realtà ha scritto quelle parole, che trovi Viviana Vivarelli, perchè Goffredo ha mandato il mio augurio ocn il mio nome.Io non ho mai voluto avere nome per il mondo mentre per te ora è TEMPO.
    ANCHE E NON SOLO PERCIO
    Ti auguro un mondo di dolcezze e di sorprese gradevoli

    perchè come dice JUNG: “L’irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente, anche se urta contro le nostre teorie oppure si rivela per il momento inspiegabile”.e poi il lavoro d’anima ……….il fine crea l’ordine ……….inconsci uno all’altro……….GUIDATI E INFINE LIBERATI
    con affetto immutato

    Maria Oro

    Commento di MasadaAdmin — aprile 2, 2010 @ 2:24 pm | Rispondi


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