Nuovo Masada

marzo 6, 2010

MASADA n°1100. 6-3-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. LA SESSUALITA’ FEMMINILE E iL COMPLESSO MATERNO NEGATIVO

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(Lezione 8 del secondo corso su Jung, tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

DUALISMO MATERNO

Io sono la madre amorosa. Io sono la madre terrificante
(Jung)

Se non fossimo anche figli della madre negativa, non lasceremo mai il grembo della madre
(V.)

Freud era un nevrotico sessuale maschilista e costruì una teoria della psiche basta solo sul sesso, visto dal punto di vista maschile. Era dominato dal complesso di Edipo a cui contrappose il complesso di Giocasta, che indica l’attrazione la madre prova verso il figlio maschio o anche il complesso di Elettra, con cui si desidera far sparire la propria madre. Elettra era figlia di Agamennone, la madre Clitennestra fece uccidere il marito dall’amante, e quando Elettra lo scoprì, istigò il fratello a ucciderla. Secondo Freud, il complesso si origina tra i 3 e i 7 anni. In questa età il bambino maschio vorrebbe sposare la madre e defraudare il padre, la bambina femmina vorrebbe escludere la madre e sposare il padre. Ma siccome Freud leggeva tutto in funzione del pene, diceva anche che la bambina si sentiva menomata in quanto non aveva un fallo. La madre poteva essere vista in due modi: o come una rivale nell’amore della bambina verso il padre, o come oggetto sessuale.
Comunque sia, gli analisti tendono a dire che tra i 3 e 7 anni, sia il maschio che la femmina precisano le loro tendenze sessuali e il loro rapporto con un eventuale partner o col sesso opposto prendendo come punto di riferimento i genitori, visto come partner potenziali.

L’attrazione che la bambina prova nei confronti del padre fa sì che la figura paterna, con le sue caratteristiche specifiche, diventi una base di riferimento e confronto per le future relazioni sentimentali quando sarà adulta, come se nel partner cercasse quello che nel padre le era piaciuto o temesse quello che non le era piaciuto. Ma, in linea di massima, quando qualcuno cerca un partner troppo simile a un genitore o totalmente opposto, ciò può essere indicativo di una fissazione infantile.
Se il padre è iperprotettivo nei confronti della bambina, le trasmetterà inconsapevolmente la convinzione di aver bisogno di protezione, aiuto e supporto da parte di un altro e ciò potrebbe limitare la sua autonomia e indipendenza.
Se la bambina resta fissata sulla figura paterna, può darsi che nessun partner le vada bene, perché nessuno è in grado di sostituire il padre. Può accadere che essa continui a sognare un principe azzurro che la salva dal pericolo e che abbia sempre la sensazione di non essere amata abbastanza. Diventata donna, continuerà a cercare ossessivamente le caratteristiche paterne e sarà sempre insoddisfatte, perché il partner è un uomo reale con i suoi difetti mentre il padre che essa idealizza è un mito. Questa donna non troverà mai l’uomo giusto perché cercherà sempre in modo nevrotico il proprio padre. Questa fissazione è un blocco della sessualità e dell’affettività che le impedisce di vivere una sana relazione. Siccome il processo è inconscio, penserà in buona fede di fare giuste critiche nei confronti degli uomini, senza capire che il problema è lei. Resterà sempre insicura e insoddisfatta, senza un senso buone e amorevole di se stessa. Affettivamente e sessualmente questa donna resta una eterna bambina che aspetta sempre che sia l’altro a darle sicurezza, amore e protezione. E diventerà sempre più depressa, negativa e disfattista. Sarà una eterna delusa, eterna abbandonata, la principessa chiusa nella torre, che non cresce mai e non si prende mai la responsabilità di un amore.
Ricordiamo che il termine ‘complesso’ lo si deve a Jung che ma che, mentre Freud era imprigionato nell’Edipo, che costituiva la sua patologia, Jung era molto più aperto e consigliava ai suoi allievi non restringere il paziente in nessuna teoria preconcetta, tantomeno in complessi prefabbricati.
Per cui Jung fu sempre molto più libero e possibilista e allo stesso modo non considerò mai la sessualità come il movente primario di tutte i comportamenti, anzi della sessualità parlò sempre pochissimo.
Per Freud il sesso era fondamentale. In una lettera a Jung scrisse: «Mio caro Jung, prometti di non abbandonare mai la teoria della sessualità, è la cosa più importante di tutte, dobbiamo farne un dogma, un baluardo incrollabile».
Per Freud il sesso era sacro e questo perché viveva la propria sessualità in modo nevrotico e ossessivo.
Jung era molto più equilibrato e sereno e univa la sessualità all’amore, anche visse molti amori anche contemporaneamente e fu fedele alle donne amate fino alla loro morte, dunque con un affetto che andava molto oltre la pura bellezza fisica.
Jung considera la sessualità una delle tante pulsioni biologiche. Quando gli chiesero cosa dava valore alla sua esistenza, rispose: “L’Inconscio collettivo”. Era su un altro piano.
L’unica volta che Jung si occupò di sessualità, non lo fece come Freud, che studia la sessualità maschile in relazione alla figura ambivalente del padre, ma sviluppò alcune considerazioni sulla sessualità femminile letta nel rapporto con la madre, in quanto archetipo. In effetti il rapporto con la madre lo attirava di più. Il mondo che interessa Jung è quello dei simboli e persino la pulsione sessuale viene vista da lui come manifestazione simbolica di un ignoto più vasto, per cui lo stesso orgasmo non è che una delle tante manifestazioni dell’energia creatrice, secondo una concezione molto orientale.
Anche la sua allieva e collaboratrice Marie Louise von Franz interpreta sogni a carattere sessuale in modo molto libero, sogni che compaiono anche per rappresentare rapporti di stima e rispetto tra amici , relazioni affettive non sessuali e persino situazioni mistiche. Del resto il modo con cui le mistiche cristiane parlano dell’unione con Cristo non è molto diverso dal modo con cui si parla di un orgasmo con un partner sessuale.

E’ noto che Freud dichiarava di non capire nulla di sessualità femminile. Il suo pensiero era incentrato tutto sul pene e sulla pena dell’evirazione, per cui, poiché la donna non aveva un pene e non poteva essere minacciata di castrazione, non rientrava nel suo schema, per cui Freud si dichiarava incapace di capire la natura femminile. Diceva: “La vita sessuale degli uomini è divenuta accessibile alla ricerca. Quella delle donne è nascosta dietro un’impenetrabile oscurità”, e ancora: “La vita sessuale della donna è il continente oscuro della psicoanalisi”.
Malgrado questo, le donne lo amarono molto e in qualche modo videro nella psicoanalisi una forma di liberazione.
Il paradosso di Freud è che la sua teoria nasce rigidamente su un modello sessuale maschile, sull’aspetto fallico dell’essere umano, sul complesso di Edipo, sulla minaccia di castrazione, ma poi, nella vita pratica, egli si ritrova, come analista, a curare soprattutto donne, le isteriche appunto, di cui a rigori non sa nulla. Egli pensa, secondo le mentalità del tempo, che la nevrosi e l’isteria siano malattie solo femminili (isteria da ysteros=utero) ma pretende di curare delle pazienti nevrotiche con una psicoanalisi fatta per maschi , il che è un paradosso.
In senso lato la sessualità femminile è un ignoto che l’uomo teme da sempre come qualcosa che può confonderlo, rovinando totalmente tutto il suo faticoso ordine razionale, squilibrando quelle gerarchie sociali su cui l’uomo fonda la sua identità e il suo potere. E quanto più egli ignora la sua controparte psichica femminile, tanto più vedrà la donna come un mistero inquietante e pericoloso. E cercherà allora di domarla, oggettivarla, ridurla a strumento di piacere, comprarla, venderla, stuprarla, ignorarla, emarginarla o anche abbandonarla e rifiutarla.. così da ridurre l’energia destabilizzante che sente provenire da lei e neutralizzare il turbamento che la donna gli produce vincendo le sue resistenza e annullando il suo senso di forza.

Jung risolve il problema della contrapposizione tra sessi, affermando che in ogni psiche esiste una parte maschile e una femminile, che devono incontrarsi, conoscersi e integrarsi. La donna ha una controparte psichica maschile, l’uomo una controparte psichica femminile. Un uomo ha in questa controparte la sua idea di donna (Anima) e la donna la sua idea di uomo (Animus).
Nell’Anima l’uomo proietta la madre, la figlia, la sposa, l’amante, figure che l’uomo si porta dietro inconsciamente e si attivano nella situazioni della vita. Se si indeboliscono, l’inconscio gliele rimanda in sogno per riattivarle e accendere così in lui il bisogno del femminile dentro di lui o fuori di lui.
Ogni uomo ha la necessità di una madre ma nello stesso tempo ha anche l’impulso ad emanciparsi dalla propria madre per cercare una compagna con cui fondare un progetto di vita, con lei ha l’impulso di generare dei figli e di prendersene cura, così come ha in sé di attivare la propria parte femminile fatta di emozioni, sentimenti, affetti, intuizioni, lati creativi o religiosi.
Viceversa la donna ha in sé un Animus che la spinge a fare progetti, prendere decisioni, assumersi responsabilità sociali o di lavoro, attivare la mente logica, l’ordine, la forza, l’iniziativa, il coraggio, la volontà, cioè la propria parte maschile.
Jung dice che l’uomo è guidato dal LOGOS, la donna dall’EROS. E ognuno cerca la propria controparte psichica o esistenziale per integrare le valenze contrapposte. Uomo e donna sono dunque due creature essenzialmente diverse che dovrebbero integrarsi.
Il logos maschile crea il pensiero, il significato, la connessione formale, l’ordine, la gerarchia.
L’eros femminile spinge gli affetti, i sentimenti, l’intuizione, la creatività, la relazione, la fusione.

Jung, per valutare la sessualità della donna, parte della madre.
La madre è un archetipo, che, come ogni archetipo, è ambivalente, con un aspetto accogliente e protettivo e uno disgregatore e perturbante, che erano poi le due modalità con cui la madre era stata vissuta da Jung bambino, la madre del giorno e della notte. Per lui il lato negativo della madre era dipeso dalla sua medianità, un aspetto che aveva ereditato da lei ma che lo aveva spaventato non poco, questa era la sua madre negativa, ma ogni bambino vive e amplifica una propria madre negativa.
Il bambino nevrotico proietta la madre negativa in fantasie, fobie o incubi; la vede come fiera, strega, orchessa, spettro, orso, lupo… Il bambino sereno è invece in grado di assorbire i valori positivi della madre buona, riproducendoli nei suoi rapporti con gli altri, come simpatia, aiuto, protezione, accoglienza.

Quando Jung si trovava davanti un bambino nevrotico, ansioso o insicuro, cercava in genere di conoscere la madre, per vedere se tra lei e il bambino ci fossero fattori di difficoltà. Se il paziente è adulto, rivelerà se stesso nel transfert, cioè nel modo con cui proietta sull’analista o in altro modo il proprio blocco emozionale .
Dal punto di vista archetipico, la madre è l’energia che il Taoismo chiama yin, la tana, l’oscuro, il recessivo, la notte, la terra, il freddo, il tramonto, il lato abissale o istintuale, l’umido, il recessivo, il passivo…
Il padre archetipico è l’energia che il Taoismo chiama yang, l’iniziativa, la nascita, l’alba, l’attività, il coraggio, il progettualità, la chiarezza, la determinazione, la luminosità, l’attività, l’intraprendenza…
Da migliaia di anni, in ogni tradizione, la madre è identificata con la terra e con la materia; il padre col cielo e lo spirito.
Il mondo cristiano è dualista ma ha disprezzato la Madre-Materia esaltando il Padre-Cielo e costruendo una religione strutturata tutta al maschile. Il riconoscimento ufficiale delle caratteristiche divine della Madonna è avvenuto molto tardi come forme di spiritualizzazione tardiva e incompleta dell’archetipo, un tentativo di risollevare una realtà subalterna, ma nel mondo cattolico la donna è stata la grande emarginata, fino al 1400 la chiesa non le ha riconosciuto un’anima e persiste tuttora l’allontanamento della donna dai sacramenti e il rifiuto della parità dentro il potere religioso (la donna non può diventare sacerdote, non può amministrare sacramenti né salire le vette della gerarchia ecclesiastica, una suora non può nemmeno dirigere il proprio ordine). Nel mondo cattolico la donna è tenuta in una posizione subalterna, nella gerarchia, come nella famiglia come nel lavoro, e questo disprezzo clericale produce poi leggi e situazioni che discriminano il mondo femminile e ci pongono agli ultimo posti nella graduatoria dei paesi civili per quanto riguarda la parità tra i sessi .
C’è sempre stata alterigia e supponenza nel modo con cui le tre religioni abramitiche, cristianesimo, ebraismo e islamismo, hanno guardato alle donne nei loro estremi fondamentalisti, con ripercussioni sulla vita famigliare e sociale.
Questo squilibrio di valori tra considerazione dell’uomo e della donna crea nel mondo cristiano una disarmonia che si riflette nella realtà sociale e nel processo di individuazione femminile. Ma, contro questo atteggiamento reazionario maschilista, l’immaginario popolare ha esaltato lo stesso la figura di Maria, e le donne, superando i limiti delle istituzioni religiose e contro ogni potere limitante, le donne reali, hanno preso ugualmente nelle loro mani la storia.

Nel processo evolutivo, la persona deve emanciparsi dalle dipendenze sia da Madre-Terra che da Padre-Cielo, integrandone i valori costruttivi e positivi. La valenza negativa deve essere risolta, quella positiva deve essere introiettata. Quando l’integrazione non avviene, abbiamo il disturbo personale o sociale.
In analisi i pazienti sono invitati ad esprimere, con parole o immagini, o anche in modo artistico o attraverso la drammatizzazione, la madre positiva e la madre negativa e spesso emergono spontaneamente strutture psichiche simboliche che risalgono alla mitologia.
Quando il rapporto con la madre è causa di disturbi psichici, si dice che c’è un COMPLESSO MATERNO NEGATIVO e abbiamo un disturbo per ciò che concerne l’energia femminile; un cattivo rapporto col padre porterà a un COMPLESSO PATERNO NEGATIVO e a un disturbo nell’uso dell’energia maschile. Ognuno deve liberare entrambe le energie e integrarle.
Il rapporto è cattivo quando produce una identificazione castrante o una opposizione paralizzante. I due estremi sono patologici.
Un COMPLESSO è una costellazione psichica al cui centro c’è una immagine fondamentale e attorno girano contenuti psichici attratti da quella. Questo sistema esercita un’interferenza col comportamento cosciente, succhiando l’energia, come un insieme che ha forza propria, alterando le scelte consapevoli.

In un complesso materno negativo, le dinamiche sono diverse a seconda che il figlio sia maschio o femmina. Nell’uomo, il complesso materno influenza la scelta del partner, colpisce cioè la relazione, la capacità di amare qualcuno. Nella donna un complesso materno negativo colpisce la sua identità, la capacità di amare se stessa.
Dobbiamo tener conto che la madre e il figlio maschio rappresentano due modalità dell’energia sessuale diverse, per cui presentano il problema della relazione tra due diversi, che dovrebbe essere di complementarità e attrazione.
Nel caso di madre e figlia abbiamo invece una relazione tra due energie dello stesso tipo, simili, per cui la madre costituisce un modello per l’identità della figlia.
Un complesso materno negativo può produrre nel figlio maschio dongiovannismo o impotenza, cioè si riverbera sulla valenza sessuale e affettiva. La madre significa per l’uomo il suo opposto psichico, un ignoto con cui deve confrontarsi. Può temerne la natura così come avrà paura di abbandonarsi al proprio inconscio, alla propria irrazionalità, al proprio lato ombra, alla propria affettività.
Un complesso materno negativo si riverbera, invece, per la figlia, sulla sfera degli istinti e degli affetti. La madre è lei stessa, il proprio modello potenziale, non è qualcosa di diverso, è una realtà che ha la sua stessa qualità psichica, e che lei deve elaborare, riportandola alla sua sfera istintiva, all’apertura o chiusura al mondo delle pulsioni e dell’affettività; i disturbi verso la madre diventano disturbi su come vede se stessa e sul come pensa di poter amare.
Mentre l’uomo può idealizzare la madre nella chiara madre celeste e può idealizzarla in una utopia, un atteggiamento altruistico o una creazione artistica, la donna può calare l’immagine archetipica della propria madre nella scura terra dei sentimenti e della sensualità, nell’energia ctonia, collegata all’erotismo, alle pulsioni istintive, ma anche al mistero, all’inconscio, all’oscuro dentro di sé.

Jung isola nella madre due valenze: quella erotica e quella generativa.
E dice che, nel caso di una figlia disturbata, ci possono essere casi estremi, secondo che la figlia si opponga alla madre sessuale o a quella generatrice:
-‘no Eros, solo figli’. La donna si oppone alla valenza sessuale della madre e non la assimila: questa figlia rimuove il sesso e vive solo la maternità, è l’ape regina che pensa solo a fare figli, a proteggerli, a tenerli vicini a sé, e considera il marito solo come padre, esercitando una sottile possessività sui figli stessi, impedendo loro di andarsene o ostacolando la loro indipendenza . Abbiamo un’identificazione eccessiva con la valenza materna della madre. E’ come se questa figlia dicesse: “L’unica vera madre sono io”.
-‘no figli, solo Eros’. Qui c’è opposizione al lato materno della madre: questa figlia realizza solo il sesso, passando da una relazione all’altra e resta fondamentalmente incapace di amare, a meno che non si trovi nella condizione di sedurre un uomo sposato, perché allora scambierebbe per passione l’inconscio desiderio di rovinare una famiglia come proiezione della propria famiglia primaria. E’ come se dicesse: “Sono gelosa di mia madre in quanto femmina e vorrei soppiantarla” o: “L’unica vera femmina sono io”.
-‘no Eros e no figli’. Qui c’è l’opposizione a entrambe le valenze della madre e abbiamo una identità conflittuale, la figlia resta attaccata morbosamente alla madre tuttavia la tormenta e la critica in un gioco di poteri che le impedisce di realizzare se stessa. “L’unico potere sono io, ma in quanto sono diversa da te”. Questa figlia è sempre in posizione difensiva contro la madre, sa tutto quello che ‘non’ vuole essere, è talmente occupata a esprimere che lei non è come sua madre che dimentica di sapere quello che è o che vuole. Il suo motto è: Tutto, purché non ricordi mia madre’ . E’ spesso scontrosa e ribelle, nemica di tutto ciò che è frivolo, spontaneo e leggero. E’ analitica, giudicante, inquisitrice, maschile e intellettuale. Sceglie attività o studi che hanno a che fare con la matematica, l’amministrazione, la gestione, il controllo, l’informatica, il diritto. Non scende mai dal ring. Aggredisce, tiranneggia e critica la madre ed è molto attenta a rinfacciarle i suoi errori.
Il gioco di potere “O io o te” rischia di diventare alla fine una turbativa sessuale che si aggrava all’età; può darsi che la ragazza non riesca ad abbandonarsi facilmente alla propria femminilità perché ciò significherebbe riconoscere in sé l’energia materna. Questo tipo di donna può avere disturbi e malattie sessuali, frigidità o eccessi ormonali maschili, vive male o in modo discontinuo la sessualità, fa fatica a decidersi per un compagno, a fare figli o a provare piacere, a identificarsi come donna. Rimanda il matrimonio o il parto. Tutte le sue energie sono talmente concentrate nel distinguersi dalla madre che non ne ha più per sé e a volte ha cedimenti improvvisi e fragilità emotive o isteriche. Jung dice di lei: “La pallida vergine conduce un’esistenza larvale, visibilmente risucchiata dalla madre”. Jung è spietato, dice che queste vergini inconsce sono attraenti sul mercato matrimoniale perché il loro inconscio magnetizza l’uomo che può proiettarvi ogni cosa e si innamora poi delle proiezioni di se stesso. L’incertezza di lei lo fa sentire certo, la sua indeterminazione determinato, la sua debolezza forte… Gli uomini adorano le femmine fragili e inconsapevoli; chiamano questo ‘innocenza’, mentre è inconscietà. Una fanciulla insicura è una grande tentazione, ma si deve vedere se poi vuole farsi sedurre. A volte questa ragazza finisce per sposare un tipo che ha un’energia simile a quella della madre, così può continuare la sua battaglia per trasposizione.
La sua opposizione può essere verso: la madre-famiglia \ la madre-utero \ la madre-affetto \ la madre-materia, pertanto mostrerà disturbi in relazione al farsi una famiglia, o ad avere una sessualità sana, a coinvolgersi negli affetti, o a occuparsi di cose inerenti ai lavori domestici o alla cura della casa. Può avere disturbi mestruali, parti difficili o prematuri, frigidità, scompensi ovarici, cisti, eccesso di ormoni maschili…
Questa figlia può sviluppare molto l’intelligenza, soprattutto in campi dove la madre non può eccellere ed è facile che siano campi logici, matematici, gestionali, maschili. Se riesce a risolvere il suo problema, può diventare un’ottima moglie e madre, consigliera del marito e collaboratrice di un buon matrimonio. In realtà la figlia che si identifica così conflittualmente con la madre, anche quando le si mette contro, deve continuare per un certo tempo a recitare il ruolo che si è assegnata e trovare poi un uomo che rappresenti parte della soluzione. Il problema è che la sua lotta è inconscia, ma se riesce a proiettare sull’uomo parte di sé, questo la guarisce e diventa poi fedele e devota al marito.
Poiché la madre rappresenta gli istinti oscuri e gli impulsi inconsci, questa donna cercherà il lavoro, il successo, l’intelligenza, l’affermazione di sé, la carriera; sarà quella che dirige, consiglia, programma, progetta, ma la lotta interiore le dà a tratti periodi di inerzia e stanchezza totale in cui la madre regressiva ancora la trattiene rubandole tutte le energie. Sviluppa una parte maschile perché in parte è una non-nata nel femminile. L’uomo è in genere attratto da lei e non ne ha paura, perché lei non gli rivela il lato oscuro e enigmatico del femminile e lui è rassicurato dalla sua intelligenza di tipo logico simile alla sua.
La terapia consiste nel far vivere a fondo l’archetipo traendone il volto dimenticato, la potenzialità inconscia.
L’uomo nevrotico idealizza la figura della madre come diversa da lui e un giusto equilibrio dell’archetipo può permettergli rapporti affettivi più liberi e soddisfacenti. La donna nevrotica deve esplorare profondamente l’archetipo della madre perché solo attraverso questa via passa la sua femminilità e la sua possibilità di essere felice.
Questi giochi delle energie possono apparire paralizzanti, e può sembrare grave partire proprio là dove abbiamo mancanze, ma noi diciamo che: “Colui che non è amato può amare, colui che non ha avuto può dare; là dove non abbiamo avuto acqua diventeremo sorgenti”.

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NOTE

1) Per esempio è facile sognare che si è a letto o si fa l’amore con una persona anche dello stesso sesso che ci ha attratto emozionalmente, senza che questo sogno sia da intendersi come sessuale in senso stretto.
2) Da una parte abbiamo la favoletta maschilista biblica secondo cui Dio prima creò l’uomo, poi da una sua costola creò Eva, che quindi era un prodotto di recupero; dall’altra possiamo mettere la versione moderna per cui Dio prima fece un tentativo con Adamo, poi pensò: “Posso fare di meglio!” e creò Eva. In effetti la fece più resistente, meno malaticcia, più longeva, più collegata al mondo degli dei.. In verità il maschio nella storia degli ultimi tremila anni ha soverchiato, ha umiliato, ha mutilato, ha imprigionato, ha delimitato il “femminile” con evidenti ripercussioni sulla posizione sociale, politica, artistica e psicologica della donna. Neumann afferma: “Solo l’impossibilità dell’esistenza maschile senza il femminile ha impedito l’estirpazione, altrimenti così accarezzata, del ‘cattivo’ gruppo uma¬no (quello delle donne) costretto a portare su di sé la proiezione del pericoloso inconscio maschile.”
3) Sogno che sono andata a vivere in un castello (ampliamento della personalità), le sale sono moderne, ampie e luminose anche se poco arredate (necessitò di riempire spazi nuovi). Ci sono molte persone: gli abitati del castello (parti psichiche), i visitatori che vengono a vederlo (contatti) e un numero infinito di morti (parti vecchie che uno si porta dietro). Questi morti sono vivissimi, tanto che non si riesce a distinguerli dai vivi (parti psichiche passate ma coesistenti), io devo conoscerli uno a uno, come si chiamano, cosa fanno ecc. Sono morti simpatici, tanto che chiedo loro se tutti i morti del castello sono così buoni e simpatici. Mi dicono di no. In tempi passati alcune sale sono state adibite ad aule scolastiche, ma le cattive maestre hanno fatto morire di freddo i bambini. Infatti si sente un’eco di bambini che piangono mentre muoiono di freddo. Il sogno qui si interrompe perché diventa un incubo. Ovviamente il sogno parla di un freddo del cuore che è stato lasciato da madri anaffettive. Una parte di me continua a piangere quell’abbandono.
4) In realtà anche la figura paterna è duplice e sortisce effetti non desiderabili; se ci occupiamo qui di più della madre è perché questa è la scelta di Jung, ma ciò non deve portare a credere che l’influsso della madre negativa sia più deleterio di quello del padre negativo.
5) L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 e l’’Assunzione al Cielo è un dogma proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950. Dal che si vede come sia stato tardivo il riconoscimento della Madonna.
6) Persino nel campo della ricerca scientifica, in Italia, le ricercatrici sono pagata un 33% meno degli uomini. Il divario retributivo insieme al ‘tetto di vetro’ che impedisce alle donne di far carriera e arrivare a posti di comando, continuano ad essere una delle piaghe italiane. Il Parlamento europeo si occupa costantemente del problema della parità, chiedendo agli stati membri di predisporre servizi di assistenza per bambini e anziani (al sud mancano quasi completamente), di introdurre il congedo di paternità, di aiutare la donna nella programmazione delle nascite e di permetterle di accedere ai sistemi più moderni di contraccezione o aborto (l’integralismo cattolico chiuderebbe anche i consultori), di garantirle parità retributiva, di proteggerla da molestie sessuali o mobbing, di aprirle una quota legale nei posti di direzione e rappresentanza (questa esiste solo nei gradi della CGIL).
E’ impossibile parlare di parità tra sessi quando nella modernissima Europa una donna su quattro subisce violenza fisica e una su dieci è vittima di violenza sessuale. Nelle classifiche internazionali l’Italia nel 2009 risultava 72a per parità dei sessi, e 96a per pari opportunità. Tra l’altro, se in Italia ci fosse la piena parità, e se si permettesse alla donna, in caso di necessità famigliari, di passare dal tempo pieno al part time, il PIl crescerebbe del 35%.
Mentre paesi che tradizionalmente avevano emarginato la donna stanno recuperando, l’Italia va sempre più indietro. La Svizzera per es. ha dato il diritto di voto alle donne solo nel 1970 e, anche la donna che aveva un patrimonio proprio, doveva farlo gestire al marito. Ma in pochi anni ha rapidamente recuperato mandando tre donne al vertice del paese.
L’Italia invece nel 2009 ha perso altre posizioni. E tra i 134 paesi analizzati, è scesa altri 5 punti, dalla 67° posizione alla 72°.
Ci superano anche Vietnam, Romania e Paraguay. Gli indici considerati erano: la partecipazione a opportunità nell’economia (96mo posto), la differenza salariale rispetto agli uomini (116mo posto), il reddito da lavoro (91mo posto), la partecipazione alla forza lavoro (88mo posto).
7) Come disse una paziente di Jung cui era morto il figlio: “Preferisco sia morto piuttosto che pensare che un’altra me lo avrebbe portato via”.
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JUNG 2 elenco delle lezioni

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

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12 commenti »

  1. […] Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femm… […]

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  2. […] Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femm… […]

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  3. […] Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femm… […]

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  8. vorrei saperne di più della patologia psicologica che riguarda l’altruista nevrotico e di come si può guarire

    Commento di Loredana — luglio 23, 2010 @ 5:31 pm | Rispondi

  9. Cara Loredana
    Diceva Aristotele che la giustizia sta nel giusto mezzo. Non si deve dunque pensare che se un segno comportamentale spiacevole è l’egoismo parossistico (o narcisismo esasperato), si trovi la salute nel suo opposto che si può chiamare ‘l’altruismo nevrotico’. Siamo in una nevrosi che spesso si accompagna a depressione, apatia, incapacità di lavorare, fallimento nei rapporti sociali. Eppure chi ne è affetto lo presenta come se avesse un pregio e una virtù. L’altruista nevrotico mostra se stesso come uno che vive solo per gli altri, che annulla o sacrifica se stesso per le persone di famiglia ecc. Al contrario è facile capire che questa immagine permette all’altruista nevrotico di pesare sulle persone che dice di beneficare e di vincolarle. Può essere per es. una madre che si fa vittima per ricattare i propri figli. Si tratta in genere di una persona non sana che non sa amare nel modo giusto e in genere non sa amare affatto e non è capace di godere dei beni della vita. Alla fine, poiché ogni estremo nasconde il suo contrario, l’altruista nevrotico non è altro che un egocentrico meschino, incapace di amare, incapace di vivere, privo di autonomia e dunque capace di limitare coi suoi ricatti la vita degli altri, arido di vero amore.

    Non dici se il disturbo in questione riguarda te o qualcuno dei tuoi cari. Nel caso riguardi te, ti consiglio corsi e attività di autostima, come attività sociali o di arte ecc., per rafforzare l’io, la tua sicurezza, l’espressione dei tuoi talenti ecc. Se riguarda qualcuno a cui sei legata, cerca di allontartene, tanto più se si tratta di persona anziana o irrecuperabile.

    Saluti

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 24, 2010 @ 3:27 pm | Rispondi

  10. Salve, potrei avere l’email del webmaster?
    Grazie in anticipo

    Commento di Matteo — marzo 6, 2012 @ 4:05 pm | Rispondi

  11. […] Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-fem… […]

    Pingback di MASADA n° 1089. 13-2-2010. PSICOANALISI. JUNG 2- Lezione 5 -Test dell’Albero « Nuovo Masada — maggio 17, 2012 @ 6:19 am | Rispondi

  12. Sempre la MADRE /nera /in agguato/ senza sorriso /la Madre assassina /sanguinaria /ninfomane/ la Madre che fa deboli/ senza riposo/ la MADRE da ammazzare./ Datemi il suo sangue/ ne berrò a larghe sorsate/ mi spoglierò/ e nuda danzerò tra le foglie/ ebbra della sua fine./Datemi i suoi occhi/ li masticherò lentamente/ dandomi alla terra/lacerate le sue carni/ ne faremo banchetto./ Accorrete cantate/la sua fine è giunta/ il grande pericolo è fugato/. sarà giorno limpido/ la nube minacciosa si è rotta/ in una pioggia senza fine:/ è la liberazione totale./ Mai si vide una festa così/ dal giorno degli ulivi e degli osanna/ liberate i vostri pensieri/ come cavalli al vento/ sciogliete i vostri corpi/ dolci come uccelli/ La MADRE è morta./ intrecciate fiori/ adornatene fianchi e capelli/ belli splenderete/ vivi come spuma di mare/ ora che la MADRE è morta.
    Quando l’ho scritta, avevo 26 anni ed ancora non conoscevo Jung. Leggendo questa tua lezione, cara Viviana, me ne sono ricordata.e te l’ho trascritta. fra l’altro, grazie a ciò che dici, mi si sono chiarite alcune cose a cui finora non avevo dato risposta. GRAZIE. da Lou.

    Commento di Lou — dicembre 5, 2012 @ 7:19 pm | Rispondi


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