Nuovo Masada

marzo 6, 2010

MASADA N° 1101. 6-2-2010. JUNG 2. SOGNI E SEGNI DI MORTE

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(Wols)

(Lezione 8, bis del secondo corso su Jung, tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

SOGNI E SEGNI CHE PREANNUNZIANO LA MORTE

Se la vita è un segmento dell’essere, la Non Vita sta ai bordi del segmento, prima e dopo, come un infinito. Come si varcano i punti del limite, col sogno, la visione, la premorte… la conoscenza si dilata toccando assoluti che la convenzione terrena non conosce
(V.)

Il titolo di questo libro è ‘Lo specchio più chiaro’. L’ultimo specchio è la morte.
Noi conosciamo attraverso archetipi, l’archetipo è un riflesso che ci guida verso un ignoto, una grande forma-guida che smuove l’emozione e dirige l’azione.
L’archetipo si annuncia soprattutto in occasioni di forte cambio dell’energia. E la massima variazione che conosciamo è indubbiamente la morte, il più grande dei cambiamenti umani.
La morte è una metamorfosi; non è una fine, perché nell’universo nulla finisce e tutto si trasforma e la morte è un grande momento trasformativo.
L’energia totale dell’uomo è una intelligenza dinamica che si struttura a livelli diversi e in modi diversi, ma la sua evoluzione è discontinua, e la morte è un grande balzo verso nuovi piani dell’essere con altre finalità.
Nelle esperienze NDE (Near Death Experiences = esperienze vicine alla morte), cioè di persone che sono state giudicate morte e poi sono tornate in vita, la morte non appare affatto come un evento doloroso. Tutti parlano di un distacco della coscienza dalla parte materiale e di un senso di neutralità e indifferenza per le sue sorti, infine della corsa in un tunnel attratti da una luce chiara e soffice che avvolge in una incredibile beatitudine. Molti di quelli che tornano in vita conservano una nostalgia inestinguibile verso la luce perduta e faticano a convincersi di vivere di nuovo in modo terreno.
Secondo i sensitivi, l’evento morte è contrassegnato da una tale numinosità, da una tale pregnanza energetica, da irradiare la sua valenza anche nell’onda temporale che precede l’evento. Per questo abbiamo le premonizioni e i sogni predittivi di morte, che dimostrano che tra l’al di là e l’al di qua non c’è quella distanza che immaginiamo e che una parte di noi abita una terra senza tempo.

A 82 anni, Jung suggerì a un giornale svizzero una inchiesta sulle esperienze paranormali e, per quanto la ricerca avvenisse nella fredda e razionale Svizzera, arrivarono 1200 lettere che furono esaminate e catalogate da Aniela Jaffé, analista intelligente e sensibile, che fu allieva di Jung e poi sua collaboratrice.
Gli eventi paranormali possono essere anche negati dalla scienza ufficiale, che richiede l’assoggettamento a criteri non congrui, come la ripetibilità a comando, la misurazione ecc.; entro tali coordinate difficilmente tali eventi costituiranno oggetto scientifico, nondimeno essi continuano a presentarsi come ‘eventi’ storici. Jung dice: “Ci sono fatti che (semplicemente) avvengono, ma gli intellettuali non ne sanno niente; essi non conoscono se stessi come non conoscono l’uomo quale realmente è”.

Quando l’intelletto prevarica, caccia l’evento inspiegabile come il disturbatore di un ordine costituito. Quando Pitagora scoprì i numeri irrazionali, che la mente non poteva piegare ai suoi paradigmi, vietò che se ne parlasse pena la morte, perché la scoperta avrebbe messo crisi il suo prestigio, e, quando un allievo trasgredì il comando, lo fece affogare in un pozzo. Oggi il quadro non è molto diverso. La cittadella del sapere è un centro di potere che difende se stesso in modo spietato con puntuali rimozioni. Ma il paranormale non cessa di presentarsi, in quanto è un e-ventum, qualcosa che ‘viene fuori da..’, pertanto esso rompe gli schemi di controllo e i paradigmi forzosi, perché non si cura di coincidere con ‘ciò che è accettato scientificamente o ufficialmente e resta irriducibile alle forme a priori della scienza. Questa è un contenitore ristretto, che lascia fuori gran parte della realtà e ci presenta un mondo addomesticato e semplificato, in cui si tiene fuori ciò che non si comprende, questo è il suo limite, in quanto ogni recinto include meno di quanto escluda. Ma l’evento paranormale continua ad accadere e resta un fatto di viva esperienza, a volte così potente da cambiare una vita.
Freud aderisce al positivismo ufficiale e rimuove quasi sempre gli eventi paranormali: telepatia, premonizione… Ma Jung è un sensitivo e i fatti paranormali rientrano nella sua esperienza: atti telepatici, sincronicità, premonizioni, visioni, fuoruscite dal corpo, guide spirituali, fantasmi… Ne prende atto senza dimostrarli o motivarli, senza definirli o capirli, li accetta e basta, senza metterli in una realtà separata rispetto allo scenario psichico come farebbe qualsiasi psichiatra. Trova normale che psiche e natura comunichino tra loro, come due aspetti di una stessa realtà, e trova normale che eventi psichici si riverberino in eventi naturali o viceversa. La distinzione tra psiche soggettiva e natura oggettiva, energia che sta dentro e energia che sta fuori, non gli appartiene; va oltre, in una visione di realtà totalizzante che comprende mondo soggettivo e mondo oggettivo, comunioni che l’energia ha dentro se stessa. C’è una parte individuale della psiche e una parte cosmica che si dilata oltre l’ego, abbracciando la realtà tutta intera e toccando livelli privi di spazio e tempo. Ciò che conta nell’evento non è questa distinzione spessa di maggiore o minore realtà ma è il suo significato, ed esso può presentarsi indifferentemente dentro o fuori, in una intuizione interiore o in un oggetto incontrato sul cammino, perché la realtà è globale.
Lo stesso inconscio collettivo non è un piano a sé stante ma un livello particolare dell’essere, una realtà sovraumana e insieme comprensiva dell’umano, che si riverbera dentro e fuori indifferentemente, così che l’archetipo può manifestarsi nella psiche come nella natura.
Nel mondo orientale l’io separato esiste solo nei gradi più bassi del percorso spirituale, ma, più l’uomo ascende la scala della conoscenza, più com-prende, cioè prende in sé l’assoluto nell’identità tra limitato e illimitato, finché soggetto e oggetto coincidono. Tutta la ricerca junghiana si muove in questa scena totalizzante, dove le energie confluiscono e comunicano, per cui l’evento paranormale non è visto come proiezione psichica o oggetto a sé stante, ma come manifestazione di un ignoto che ci supera.
Jung è un sensitivo ma non è uno spiritista. Un fantasma per uno spiritista è una realtà extrapsichica, per Jung è un evento proveniente da una realtà sovrapsichica, un portatore di senso, un indicatore di ‘altro’. L’evento parapsichico viene per ricordare all’uomo che esiste una realtà più ampia. I fatti paranormali, dice Jung, si sono presentati sempre nella storia del mondo e non sono frutto di costumi o tradizioni: “Nella vita dell’uomo rivive la vita dei millenni e continuano ad avvenire cose che da sempre hanno accompagnato la vita umana” 1). Ognuno di noi, prima o poi, si imbatterà in qualcosa di inspiegabile, con turbamento, rifiuto o accettazione.
Il positivismo vuole ridurre la realtà a fenomeni spiegabili, Jung invece non intende spiegare il fenomeno paranormale: “Il suo fine è far sì che l’uomo incontri il mistero… Ciò che conta è che egli senta l’autenticità della propria esperienza, indipendentemente dalla possibilità di interpretarla”.
L’elaborazione intellettuale, la definizione o la prova restano fuori dai suoi scopi. L’evento accade e possiamo solo dire come Shakespeare: “Ci sono cose, Polonio, tra cielo e terra che vanno oltre la nostra immaginazione”.

Ora, la maggior parte degli eventi paranormali avviene in situazioni di forte modificazione di coscienza, come se fosse proprio il passaggio da uno stato mentale all’altro ad attivarli. I Tibetani studiano da migliaia di anni le modificazioni di coscienza, e le chiamano ‘passaggi dell’energia’, bar-do, ponti. La vita stessa è un bar-do, cioè un passaggio, una fase intermedia tra configurazioni dell’essere di cui non sappiamo niente. Bar-do è anche il breve passaggio al mattino dal sonno alla veglia o la sera dalla veglia al sonno, lo stato ipnagogico o ipnopompo, o il momento in cui usciamo da uno svenimento o da un coma. Ogni passaggio importante dell’energia è produttore di fenomeni psichici straordinari, e, nei punti di varianza, possono emergere quelli che chiamiamo eventi paranormali. Anche sognare è una situazione di bardo ma, tra i sogni, ce ne sono alcuni che possono avere un significato particolarmente intenso, come IL SOGNO CHE PREANNUNCIA LA MORTE.
Jung si imbatte spesso in questo sogno o lo ritrova nei suoi pazienti. E’ un sogno straordinario, in cui l’inconscio del sognatore sembra accedere a una conoscenza temporalmente diversa, in grado di preannunciare una morte, molto raramente in forma diretta, più spesso con simboli personali o arcaici. In genere il sognatore non conosce il significato delle sue immagini, ma ne resta turbato. Il sogno può dirgli il futuro prima che esso si sostanzi. Ciò significa che in noi ci sono molti livelli di consapevolezza, che parlano ognuno col suo linguaggio e col suo sapere. Essi si toccano, comunicano, ma non sempre si intendono. La mente razionale è uno di questi livelli, le abbiamo dato il predominio, ma l’uomo è formato anche da altre menti, ha una intelligenza corporea o sensoriale, affettiva o del cuore, intuitiva o profetica, mitica o collettiva, sensitiva o medianica, terapeutica o rigenerativa, spirituale o estatica… Vi sono molti livelli, ognuno organizzato a suo modo, e, attraverso tutti questi, l’energia attraverso noi si esprime e conosce. Aver privilegiato la dimensione razionale ci ha permesso di costruire scienza e tecnica, ma ha anche ha impoverito la nostra vita totale 2). Aprirsi al Tutto è una possibilità nuova e le tecniche junghiane tendono ad una integrazione progressiva attraverso rotture di livello. Oltre il canale della logica ci aspettano molte possibilità ancora non esperite.

Tra le 1200 lettere inviate a Jung sul paranormale, ne cito una:
Per anni sono stata sicura che quando sentivo l’orologio dei morti una delle persone a me care moriva. Quante volte sono stata derisa! Ma quando la persona moriva realmente, non rideva più nessuno. Da quando però è morto mio marito non ho più sentito l’orologio dei morti. E’ come se lui mi avesse portato via quello di cui avevo sofferto da anni
E questo è un caso che ho conosciuto:
Silvia, una vecchia donna di paese, sognava le campane a morto puntualmente poco prima che qualcuno del paese morisse ed era molto spaventata da questo.
Vi sono più facoltà nella mente di quelle che l’intelletto voglia accettare.
Si noti che le persone che hanno più spesso la facoltà di sentire la morte ne parlano con orrore, come fosse una malattia o una maledizione. Una lettera dice: “Ho cercato di liberarmi con le preghiere da questo malanno, però continua a presentarsi. Ecco di nuovo questa cosa buia e spaventosa”. E un’altra: “E’ molto spiacevole essere dotati di chiaroveggenza o capacità simili”.
Può avvenire così che mentre alcuni cercano con tutte le forze di avere qualche effetto speciale, ci siano altri che invece si inventerebbero qualsiasi cosa pur di non averne.
La premonizione può venire attraverso un sogno simbolico o diretto. Simbolico è il sogno del ‘ponte’, perché il ponte o la grande acqua da attraversare simboleggiano il passaggio da una realtà a un’altra, cambiamenti più miti sono rappresentati dalla ‘stazione’: “Una ragazza sogna di incontrare sul ponte della stazione di Zurigo la cugina che la informa che la nonna è morta. La mattina dopo arriva la notizia reale della morte della nonna”. La ‘stazione’ ferroviaria indica ‘un viaggio’, un grande cambiamento, il ponte allude a un passaggio interdimensionale.
Qualche volta la premonizione può apparire in un disegno, perché anche nella espressione artistica si manifesta la mente che sta fuori dello spazio e del tempo. Quando noi entriamo in uno stato creativo, usciamo dalla mente razionale e passiamo a un leggero stato modificato di coscienza simile a quello del sogno o della visione. Per questo l’artista non parla quando compone la sua opera ed è in un leggero stato ipnotico. Il linguaggio, come il pensiero verbale, appartiene alla parte sinistra del cervello, mentre la creazione a quello destro.
Esiste un quadro moderno, in cui il pittore dipinse un amico con un buco nella tempia e questi, poco dopo, morì in guerra colpito da una pallottola proprio alla tempia.
In un mio laboratorio psicoartistico, una signora incollò sul suo disegno vari numeri che uscirono puntualmente al lotto il giorno successivo.
Miriam pose, in un collage, un ovale ritagliato da una rivista, in cui da una parte c’era un Cristo in croce e dall’altra un numero. Poco dopo suo padre morì per una malattia terminale e il numero del suo letto in ospedale era lo stesso dell’ovale del Cristo sofferente.
Teresa ebbe un figlio che morì il giorno del suo compleanno andando a sbattere col motorino appena ricevuto in regalo contro un pulmann. Il giorno prima, il ragazzo aveva scritto sul suo diario scolastico: “Domani mi fanno secco! Vado a sbattere! Crash! Faccio il botto!” Forse parlava di una interrogazione ma si era disegnato in una bara con una croce sopra, con attorno uomini incappucciati. Sopra aveva riportato una grata con i trasferelli del padre con la sigla GVS. Nella pagina accanto una sua amichetta aveva scritto: “14 anni /troppo pochi per amare/ abbastanza per sognare” e lui aveva aggiunto “Sufficienti per andare”. Quando, dopo la sua morte, la madre preparò la lapide al camposanto, si accorse con orrore che sopra la tomba c’era una grata simile a quella disegnata nel diario. Il marmista le chiese se sulla lapide voleva scrivere GVS e lei ricordò la sigla scritta dal figlio. Ne chiese il significato al marmista, il quale prima si schermì dicendo che era una vecchia sigla non più usata, poi spiegò che voleva dire “Giovane Vita Stroncata”.
Sempre Teresa, dopo la morte del figlio, sentì un forte rumore come di uccello che sbatte le ali, e aprendo la grata del camino cadde dall’alto una rondine morta, pur essendo dicembre, mese poco adatto alle rondini. Nell’antico mondo egizio ba = l’anima, il principio spirituale che sopravvive nell’al di là, è ritratto come una rondine in volo o come una rondine dalla testa umana.

DISEGNI DI MORTE

Attorno alla premonizione di morte c’è un caso interessante, che Jung racconta e che si sviluppò attraverso una serie di disegni.
Uno psichiatra, amico di Jung, aveva una bambina che, tra gli 8 e i 10 anni, fece una serie di 12 incubi impressionanti.
La bambina li disegnò su un quaderno, scrivendo accanto ad ogni sogno una piccola fiaba, e regalò il quaderno al padre per Natale. Jung vide i disegni e capì immediatamente che preannunciavano la morte della bambina. La morte venne effettivamente di lì a un anno, per una malattia infettiva che nessuno poteva prevedere.
I disegni rappresentavano immagini forti non riconducibili al livello culturale e conoscitivo della sognatrice, con simboli arcaici propri dell’inconscio collettivo. I disegni erano 12, un numero dalla forte valenza simbolica, indicativo del compimento di un ciclo, un numero cosmico ordinativo di universo. Nel pensiero junghiano come in quello alchemico i numeri hanno valore simbolico, vi sono cifre semplici inerenti al livello umano, individuale o della specie, ed altre di ordine superiore in cui si entra nel piano universale.

La bambina sognò e disegnò:
-Un mostro a forma di serpente dotato di corna che divora tutti gli animali. Dio interviene dai 4 angoli della Terra e li resuscita.
Troviamo qui l’antico concetto della fine del mondo e della resurrezione finale. La quadruplice divinità, il dio che viene dai 4 angoli, è un topos molto più antico di quello trinitario; molti primitivi (per es. i Toltechi del Nuovo Messico) iniziano i loro riti rivolgendosi ai 4 dei che stanno agli angoli del mondo. Nel mondo alchemico, Mercurio (che indica la psiche profonda o inconscio o anche l’energia della trasformazione e della comunicazione tra l’al di là e l’al di qua) è simboleggiato da un serpente con 4 corna, e ‘serpente’ si dice in greco ‘drakon’, lo stesso drago che nelle fiabe e i miti si presenta come archetipo dell’energia della vita e della morte, nel suo duplice aspetto creativo e distruttivo. L’eroe che uccide il drago e si bagna nel suo sangue o prende il suo tesoro rappresenta il dominio sulla vita e sulla morte.
-In cielo si fanno danze pagane, all’inferno ci sono angeli che fanno buone azioni.
Qui abbiamo una situazione contraddittoria rispetto a ciò che ci viene insegnato. L’immagine dice che tutte le cose sono mescolate, il mondo è paradossale, e contesta la divisione cristiana tra Paradiso e Inferno, cosa che ritroviamo nei messaggi di molti sensitivi 3).
-Un’orda di animali di dimensioni spaventose atterrisce la bambina e uno di essi la divora.
Chiaro presagio di morte.
-In un topolino si introducono nell’ordine: vermi, serpenti, pesci e uomini.
La sequenza è interessante perché ci dà le 4 fasi dell’origine dell’evoluzione della vita, come appaiono in molti miti e anche in certe ipotesi scientifiche moderne.
-Una goccia d’acqua ingrandita è piena di rami d’albero.
Dunque tutto è in tutto; nella parte più piccola dell’energia c’è la vita intera, l’albero è sinonimo di crescita. Tanto la goccia d’acqua che l’albero sono antichissimi simboli della vita.
-Un ragazzo cattivo tira zolle ai passanti, i quali a loro volta diventano cattivi.
Qui abbiamo un processo di infezione e di contaminazione dell’energia, ‘infangare’, nel senso di ‘sporcare’ o ‘abbassare’ o anche ‘riportare alla terra’, sei fango e fango ritornerai.
-Una donna ubriaca cade nell’acqua e ne esce rinnovata e sobria.
Qui , al contrario, abbiamo un processo di purificazione, di resurrezione. La donna ubriaca è preda di una intossicazione del sangue. Bagnarsi nell’acqua indica rinascita spirituale.
-In America un gran numero di persone si rotola su una distesa di formiche 4) e la bambina si vede cadere in un fiume.
Sognare l’America è molto frequente ed è un riferimento al Nuovo Mondo, che è rinascita a vita nuova oppure morte. Ho trovato questo sogno in persone che hanno completamente cambiato la loro vita in meglio come in persone che sono morte. La morte non è vista in sogno come una fine o un peggioramento di stato ma come una resurrezione a vita nuova.
Germana, prima di morire, sognò che prendeva un grande piroscafo per andare in America. Io sognai che salivo su una grande nave e la trovavo con la madre (entrambe al tempo erano vive). Sulla stessa nave c’era un gabinetto dove potevo comunicare con i morti. Ma loro avevano il biglietto, io no, ero una clandestina. Potevo visitare la nave dei morti ma non ci potevo abitare. Ricordiamo che in metafonia 5) compare spesso il termine ‘la nave dei morti’ per indicare la dimensione mobile in cui sono le anime. Nel mondo celtico ‘morire’ era detto ‘andare oltre la nona onda’, cioè il nono livello dell’essere e spesso troviamo nei miti il concetto che i morti siano in un’isola, al di là di un oceano, e che si possano raggiungere con una barca. Vedi la barca egizia del faraone che lo porta nel Duat, o la barca di Caronte che porta nell’Ade. Il fiume, di converso, nei sogni rappresenta più spesso la vita terrena. Vedi Eraclito o Lao Tzu “La realtà è come un fiume…”.
Cadere in un fiume può indicare il rientro nel flusso della vita. Il formicaio è invece per molti popoli antichi un simbolo che predice la morte 6). Sappiamo che le formiche costruiscono il formicaio nei luoghi meno vitali per l’uomo, dove la sua energia risulterebbe menomata e infettata. Il sogno dice che la sognatrice prenderà una malattia infettiva che diminuirà le sue risorse vitali.
-Sulla luna c’è un deserto dove la bambina sprofonda e va all’inferno.
Qui abbiamo un cambio di dimensione e di situazione, la possibilità alchemica di passare “dall’alto al basso e viceversa”.
-La bambina tocca una sfera luminosa che emana vapore, un uomo la uccide.
La sfera luminosa è il principio vitale, l’emanazione della vita, l’anima. L’anima di chi non è più sulla terra è spesso vista dai sensitivi come una sfera luminosa. Il vapore è sinonimo di vita, l’aura vitale è descritta come vapore o luminescenza. E’ chiaro il presagio: la sfera-anima sarà toccata da qualcuno che le recherà morte con un contagio.
-La bambina sogna di essere gravemente malata, dalla sua pelle nascono tanti uccelli che la ricoprono totalmente.
Di nuovo un presagio dell’infezione. Gli uccelli compaiono spesso nei sogni come segno funesto, l’uccello è anche l’anima che se ne vola via o la morte che ruba lo spirito vitale 7).
-Sciami di zanzare oscurano il sole, la luna e le stelle, tranne una che cade sulla sognatrice.
La scena è apocalittica, gli sciami di zanzare sono una delle bibliche piaghe d’Egitto, qua sono l’equivalente del formicaio e indicano il germinare di elementi virali.

I sogni parlano di morte e resurrezione con simboli universali secondo l’archetipo, nessuno sa come esso nasca e ogni cultura ne eredita le forme da quella precedente. Questi sogni sono di tipo sciamanico 8 ) (sha-man = mente superiore), rappresentano miti sulla morte e la resurrezione, l’origine del mondo, l’evoluzione umana, l’al di là. Sono parabole sull’essere metafisico, come i racconti che costituiscono le grandi cosmologie. Il fatto che le visioni appaiano a una bambina di 8-10 anni è inquietante e dice che l’inconscio può sommergere lo spirito del sognatore indipendentemente dal fatto che questi riesca a contenerlo o a comprenderlo.
La bambina racconta le sue visioni come fossero fiabe, cominciando con un “C’era una volta…”, con ciò le pone in un tempo-non tempo, il tempo dell’anima. Molti dei nostri sogni straordinari possono essere simili a fiabe; da vari punti di vista non c’è nessuna differenza tra sogno straordinario e fiaba; possiamo anche ipotizzare che le fiabe nascano da sogni o da modificazioni di coscienza paragonabili al sognare. Anche molte opere d’arte nascono nello stesso modo; ci sono sinfonie o poemi che appaiono in sogno già complete, e anche invenzioni scientifiche o intuizioni filosofiche. Freud interpreta i sogni in modo analitico o con associazioni banali 9), ma il sogno può essere molto di più.

Potremmo scrivere come fiabe alcuni sogni più intensi. Scrivere il sogno sotto forma di fiaba o di poesia permette di non allontanarsi troppo dal suo livello perché il linguaggio dell’arte è lo stesso del sogno, creatore di realtà ed evocatore di senso, promanante dal cervello intuitivo.
Allo stesso modo il sogno può farsi opera pittorica o danza.
L’arte, come via analogica, è un mezzo espressivo che resta unito al sostrato del sogno e al suo valore emozionale, come progressione senza discontinuità, che ‘dice in modo simile’ e continua la stessa elaborazione in sintonia, mentre il linguaggio razionale rischia di travisare l’essenziale, impoverendo il messaggio del suo valore dal momento che lo traspone in un linguaggio falsificante secondo coordinate che non sono quelle del sogno.
Il sogno non può essere spiegato o capito con la razionalità; il sogno è l’elemento di una energia in trasformazione che agisce a livelli diversi da quelli della mente verbalizzata, è ‘energia in cammino’.

La bambina vive dei SOGNI-MITI, simili ai riti di iniziazione delle comunità primitive, riti di passaggio, perché la sua energia sta per subire un forte cambiamento.
Le società antiche riconoscevano LA POTENZA DELL’ENERGIA CHE CAMMINA e la tribù intera partecipava, con forme di sacralizzazione, ai momenti solenni del mutamento, nei quali qualcosa moriva e qualcosa rinasceva, mentre si impartivano i sacri misteri, cioè si connetteva la psiche storica e immanente all’energia eterna e trascendente. I riti di iniziazione o di passaggio, con la loro drammatizzazione emotiva e l’immedesimazione rituale, permettevano l’accesso a gradi di conoscenza superiore, accompagnando la riconfigurazione della vita umana o del ciclo naturale nei suoi momenti di varianza, in una riarmonizzazione partecipativa. Ma il nostro mondo presenta un’anomia del sacro. I sogni subentrano al rito e segnano i trapassi dalla vita terrena: le piccole e le grandi morti.
Rituali sacri accompagnavano un tempo la pubertà, l’ingresso nella giovinezza, il travaglio del parto e quello della morte, come sostegno all’anima nelle sue metamorfosi, dal morire al rivivere. Il rito e il mito erano contenitori del divenire che facilitavano l’assunzione di nuove dimensioni o ruoli. Dove la civiltà ha dimenticato il rito, l’inconscio lo reinventa nello spazio inconscio.

La bambina sta per morire, sta per passare il grande ponte e i sogni la aiutano in modo rituale. Il fatto che morirà per una malattia infettiva, cioè per qualcosa di esogeno e imprevedibile, non limita l’inconscio, che va oltre la bambina storica, sa più di lei, vede il prossimo mutamento e lo prepara con immagini straordinarie, le quali non hanno lo scopo di farsi capire alla sua mente conscia ma di preparare la sua energia al grande salto.
Il sogno non parla per essere capito dalla mente ma per preparare la vita.
Jung dice: “I sogni possono essere racconti brevi che creano un shock dell’anima, (uno spostamento dell’energia), come i Koan del Buddhismo Zen“. Ciò che accade sta su un piano sovra-razionale, finalizzato a un senso, ma non è il senso della mente razionale, che può comprenderlo o no; questo all’inconscio non importa. Spesso c’è un netto dislivello tra le possibilità cognitive del sognatore e i contenuti di certi sogni. La comprensione intellettiva è sempre marginale, il sogno non opera per una comunicazione ma per una elaborazione. Il sogno cucina qualcosa che tu mangi magicamente.

Una volta Jung sognò un’antica tomba e sentì che qualcuno esalava l’ultimo respiro; vide una figura femminile con una veste bianca a simboli neri, che si levò in alto. Erano le tre del mattino, alle sette giunse notizia che era morta una cugina della moglie. Un’altra volta sognò due persone defunte, insieme ad altre vive, tra quelle che credeva vive riconobbe una conoscente e pensò: “E’ già segnata!”. Alcune settimane dopo seppe che la persona in questione era morta in un incidente. E’ chiaro che questi messaggi non provengono dal vissuto, dal passato, dalla ragione o dalla memoria, ma da un altro livello di conoscenza che non sempre si cura di essere compreso dall’intelletto, è la ‘mente che sa’, ma non è la mia mente razionale né la mia memoria parziale, qui il contenitore è globale e la memoria totalizzante.
L’analista o lo sciamano dovrebbero essere suscitatori di sogni più che interpreti, cioè suscitatori di dinamiche inconsce, proprio perché il sogno è un accadere.
I dodici sogni della bambina non si possono chiarire con le sue esperienze, sembrano provenire da una dimensione universale e cosmica, che conosce il passaggio tra stati dell’essere e li aiuta. Non la bambina sogna il sogno ma l’Essere sogna se stesso e vede in modo simbolico i propri mutamenti. Non è l’inconscio individuale a operare ma quello collettivo, attraverso immagini arcaiche. Per l’inconscio collettivo il tempo non esiste perché esso è situato fuori del tempo e domina perciò tutti i tempi. Così per lo spazio. Siamo nel luogo dell’informazione pura, nel luogo dei significati in sé.

Jung si imbatte frequentemente nel sogno o nel segno premonitore o profetico. Freud avrebbe avuto delle esitazioni in proposito, anche se la sua stessa vita, come la vita di tutti, fu segnata da esperienze di questo tipo, che egli avrebbe potuto accogliere come no. Per Jung l’uomo non conosce il suo futuro con l’intelletto, che è temporale e si basa su catene casuali contigue, mentre l’inconscio che è trascendente può conoscere tutto, il suo sguardo sorvola istantaneamente tempi e spazi diversi. Per Jung è possibile che il sogno, come mediatore dell’inconscio, veda anche la morte del sognatore, come altri eventi non conoscibili a priori o non deducibili da fatti noti perché esso sovverte l’ordine tradizionale della realtà ordinaria.
Nella realtà ordinaria l’evento accade su una linea temporale, seguendo o precedendo altri eventi; nella realtà straordinaria semplicemente ‘esiste’.
Non ci si arriva per dimostrazione logica, o per sequenza o derivazione, ma solo per intuizione superiore. Così la natura fattuale è più ampia della nostra percezione ordinaria e delle sue categorie e non si cura delle nostre dimostrazioni razionali o delle pretese da laboratorio, essa prova se stessa semplicemente accadendo. Accadere ed esistere sono fuori dai nostri schemi dimostrativi, ma possono essere percepiti in universi coesistenti o simil-centrati. Ci sono universi che noi costruiamo con le nostre coordinate scientifiche ed altri che semplicemente si mostrano senza curarsi delle nostre costruzioni razionali.

L’archetipo è la forma a noi visibile di una comunicazione con l’eterno. Dice Jung: “E’ come se gli eventi futuri proiettassero all’indietro la loro ombra facendo sorgere sulla vittima quei pensieri che accompagnano l’approssimarsi di un esito fatale“. Il sogno sembra predire il futuro, in realtà il sogno conosce il futuro, perché esso appartiene al regno della totalità, contiene dunque tutte le forme primarie, tutti gli eventi e tutti i luoghi. Per noi è difficile concepire un piano che è talmente fuori dal tempo e dallo spazio da contenere tutti i tempi e gli spazi, ma molti fenomeni inspiegabili stanno in questa ipotesi.
Per un sensitivo la possibilità ultradimensionale è un fatto di esperienza, e l’esperienza dice che la natura è paradossale solo rispetto alle ristrette categorie che l’intelletto umano ha dato a se stesso.
Se una parte di me vive in una realtà calata nella successione temporale e nell’estensione spaziale e un’altra parte si sperimenta in una realtà onnitemporale e onnispaziale, posso solo testimoniare che due livelli di me sperimentano due realtà diverse.
Il sogno o il segno di preveggenza sono sempre esistiti e rifiutarli non li farà sparire. Non è la natura che si deve adeguare all’uomo ma è l’uomo che deve conoscere la natura. “Passato, presente e futuro sono. E’ forse soltanto la coscienza che si sposta” 11).
Jung riporta questo esempio: “Un paziente sognò che il suo medico moriva in un gran fuoco. Tre settimane dopo il medico fu assalito da plegmone (febbre cancerosa ) e morì. Nel libro dei sogni di Artemidoro (II sec. d.C.), il più grande libro sui sogni dell’antichità, troviamo un caso simile: “Un uomo sognò che il padre moriva nel rogo della casa e poco dopo il sognatore morì di plegmone = febbre alta, forse polmonite”. Il corpo è la casa, la febbre il fuoco, il padre simboleggia il respiro della vita. Passano 1700 anni tra il primo sogno e il secondo ma le immagini dell’inconscio non sono cambiate.

Così Jung ci dice che ci sono sogni che possiedono un valore profetico o anticipatore. Egli ne ebbe molti: previde la morte della moglie, quella di alcuni suoi pazienti e persino la propria, i figli di Jung trovarono nel suo diario un sogno venuto nove mesi prima della sua fine che la preannunciava. Se il tre è la cifra della compiutezza, il nove segna l’incubazione, curiosamente morte e vita hanno la stessa cifra preparatoria, per la vita nove mesi, per la morte nove giorni o settimane o mesi, come se la morte fosse un’altra nascita con un tempo uguale di incubazione. Questa costanza del nove è una tipicità. Ricordiamo che Nostradamus previde la data della propria morte con un errore di nove mesi. Nove mesi prima dell’evento morte già la morte comincia ad essere covata.
Questo tipo di ipotesi è blasfemo per un determinista che cerca la causa dei contenuti onirici nel passato, in linea con le scienze meccanicistiche, ma per Jung la causa di un evento può stare anche nel futuro, perché noi non creiamo il futuro ma esso semplicemente ‘è’ in un mondo senza tempo. Così l’evento non ancora realizzato può attrarre a sé come un magnete il divenire del tempo 12). La trama delle cose, può essere letta non solo come coesistenza di eventi in uno stesso presente o come conseguenza di cause passate, ma anche come un vettore in due sensi che attraversa i tempi come un dover essere o diventare, un senso necessario solo per noi lineare ma in sé puntiforme, una causa che viene dal futuro o un ‘essere insieme’. Noi siamo collegati a quelli che eravamo e a quelli che saremo, a quelle energie che vennero prima e a quelle che verranno dopo 13). Ci sono magnifiche trame di realtà che attraversano di sbieco i tempi, come ci sono trame orizzontali che legano in uno stesso ‘tantra’, o configurazione totale, tutto ciò che si lega in uno stesso contenuto significante.
Se l’energia gioca con se stessa nelle sue magnifiche rappresentazioni, nulla le vieta di attraversare livelli orizzontali, verticali o obliqui di tempo, spazio e senso.
Ci è dato di focalizzare come vita solo una parte del sogno all’interno di un sogno più grande che l’energia tutta sogna attraverso noi. La coscienza è nel tempo e nello spazio ma l’inconscio si allarga sopra e li trascende.
Il mondo non è assurdo e lo spirito non è affatto inetto a comprenderlo, al contrario potrebbe darsi che lo spirito umano abbia già compreso il mondo, ma non lo sappia ancora” 14).
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NOTE

1 Aniela Jaffé,‘Sogni, profezie e apparizioni’, prefazione di Jung. Edizioni Mediterranee.
2 I sette o nove livelli energetici o campi aurici del pensiero indiano con le loro porte o centri di alimentazione (Chakra) sono una ipotesi di realtà interessante per permettere all’uomo di sperimentarsi su piani dell’essere alternativi all’intelligenza puramente razionale. Il mondo occidentale non è del tutto aperto a queste possibilità. Il monopolio della ragione ha defraudato di senso gli infiniti modi con cui l’uomo può sperimentarsi e può conoscere se stesso e l’universo.
3 Anche il poeta Blake ha una visione in cui Paradiso e Inferno sono uniti anche se “restando l’uno all’altro celati”.
4 La cultura tibetana buddhista ha dedicato da sempre un’alta attenzione al mondo dei sogni. Nel Libro Tibetano dei Morti (Bardo Todol) c’è tutta una parte dedicata ai presagi di morte e all’oniromanzia; curiosamente uno di questi presagi di morte è appunto sognare di essere su di un formicaio.
5 Comunicazioni con i defunti attraverso radio, registratori o altri strumenti elettronici.
6 La radioestesia ritiene che le formiche facciano i formicai in luoghi la cui energia è negativa per gli uomini.
7 Vedi una delle predizioni metaforiche della Laura Paradiso dove la morte è vista come una colomba.
8 Portatori di una conoscenza superiore.
9 Vicinanza, contiguità, somiglianza, opposizione ecc.
10 La conoscenza propria dell’inconscio è universale e extratemporale, è una conoscenza o coscienza superluminare, che cioè esula dallo spazio e dal tempo e si pone in un universo dominato dall’identità.
11 Pauwels e Bergier, ‘Il mattino dei maghi ’, Nuovi Misteri.
12 La visione di Freud è causalistica, quella di Jung è finalistica. Cioè per l’uno è la causa che produce l’evento, per l’altro l’evento si produce per un fine che lo attrae a sé (visione telelogica, telòs = fine). Ma una ipotesi più avanzata potrebbe essere che l’evento non segue la causa né tende al fine, ma semplicemente è, ed è sempre, in quanto semplicemente ‘è’, come informazione. L’informazione è esistenza. L’esistenza non è l’accadimento. In un universo informativo l’esistenza è al di fuori dello spazio e del tempo e di ogni tipo di sequenza o distensione. L’accadimento ha bisogno di esteriorizzarsi all’interno di coordinate di attualizzazione, cioè l’informazione si forma, entra in una forma percepibile all’interno di certe possibilità di esistere. Noi possiamo sperimentare l’esistenza, l’accadimento o l’informazione pura, a seconda della frequenza su cui la nostra coscienza si sintonizza. Se la coscienza si sintonizza sulla mente biologica intesa come corpo-cervello, situato in un dato campo informativo, sperimentiamo l’accadimento secondo una sequenza spazio-temporale (la cosa qui ora) in quanto appare rivestita di forma percepibile al corpo-cervello; se la coscienza si sintonizza sulla sovramente, svincolata dal corpo-cervello e dall’attuale universo ordinario, teoricamente non è illogico che si possa sperimentare ‘l’essere’ della cosa indipendentemente dal suo accadimento, prima o dopo questo o anche senza che questo si verifichi, come presa d’atto di una informazione pura. Questo è ciò che si chiama ‘identità del soggetto con l’oggetto’, la mente conosce se stessa, la coscienza è istantaneamente autocoscienza. C’è un universo dove le cose sono molte come informazioni molteplici, ‘distese’ ‘rotolate’ e logicamente può l’unica informazione e perfetta e totale non può che essere l’informazione di se stessa, l’autoinformazione, lo specchio dello specchio. Ovvero: l’assenza di ogni riflesso e di ogni specchio come traibili dal sé e non necessari.
13 Aristotele poneva come causa degli eventi tanto la causa che sta a monte dell’evento stesso e lo muove che il fine = Telòs, o ciò che sta davanti allo svolgimento dell’essere dell’oggetto e da cui sono attratti gli eventi nel loro divenire. Ci sono cause che spingono e cause che attirano.
14 Pauwels e Bergier, op. cit.
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JUNG 2 elenco delle lezioni

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/


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