Nuovo Masada

febbraio 23, 2010

MASADA n° 1094. 23-2-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. IL SOGNO E IL SIMBOLO)

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(Lezione 7 del secondo corso su Jung, tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

MERCURIO O L’EVOLUZIONE

Di colpo nel sonno ci fu una voce diretta che disse: “Cerca Mercurio”. Ma, a quel tempo, io non sapevo quasi nulla di Mercurio. La voce mi parlava brevemente e cripticamente ma sempre quello che indicava era una via”.
(V.)

Con quanto abbiamo detto della mente bicamerale, mi pare ovvio che Freud presenti una prevalenza logica e Jung intuitiva e che i due prototipi estremi non si intendano. Non solo hanno due modalità opposte di pensiero ma lo stesso linguaggio è diverso.
L’emisfero intuitivo o femminile è quello della relazione e della comunicazione. A questa parte della mente attengono i sogni. Essi dunque devono essere interpretati all’interno del linguaggio tipico della mente femminile o intuitiva, un linguaggio che non usa le leggi e i canoni del pensiero logico ma si avvale del simbolo, della metafora e dell’analogia, ovvero delle modalità del pensiero artistico o religioso, unitivo.
Cercare di leggere un sogno con l’emisfero maschile è come cercare di capire il cinese attraverso l’ebraico. Un non senso.
Per capire meglio un sogno dovremmo tradurlo in una poesia, in una drammatizzazione, in un disegno, in una canzone. Non tanto usare il sistema delle associazioni di Freud ma quello delle analogie di Jung, che permette di oltrepassare l’ambito delle memorie personali, per dilatarsi nell’inconscio collettivo, grazie a una serie di comparazioni tra culture, religioni, miti e simboli.
Parliamo dunque dei sogni e dei modi con cui essi si presentano.
A volte lo fanno con i simboli delle energie divine. Possiamo ipotizzare una proiezione delle energie dell’inconscio nel cielo del mito e vedere nelle varie cosmogonie una ipostasi delle qualità psichiche che sono trasfigurate e sacralizzate sotto il nome di dei.
Nel mondo greco queste energie formavano l’Olimpo.

Se la mente intuitiva è quella della relazione e della comunicazione, la divinità greca che incarna la sua energia è MERCURIO, il messaggero degli dei, che trova i suoi corrispettivi in divinità analoghe in altre religioni o in entità angeliche.
Nel Cristianesimo infatti Mercurio corrisponde all’angelo.
La fantasia olimpica raffigura Mercurio come un giovane uomo in vesti da viaggio, con ali ai piedi e sul cappello, che corre connettendo due mondi, uomini e dei, o uomini e defunti. Esso rappresenta l’energia del mutamento e del movimento, che si realizza sotto la protezione divina e rappresenta anche l’evoluzione umana.
L’uomo è un essere evolutivo; l’evoluzione è il cambiamento positivo che lo porta avanti sulla scala frequenziale che va dal rettile all’angelo.
Inizia dal piano materiale e procede verso quello spirituale. E, in questo cammino, ha bisogno di aiuti celesti.
L’evoluzione è fatta di molti cambiamenti, interiori e esteriori, ed è una delle condizioni più stimolanti della vita, tanto che molte culture hanno dedicato ad essa le loro riflessioni migliori.
Nel buddismo tibetano, il cambiamento o metamorfosi viene chiamato bar-do, ponte, in quanto è il passaggio da uno stato dell’essere a un altro. Nella Bibbia viene raffigurato come scala.
Anche il sogno è considerato un bardo e anche in sogno si può evolvere, e ugualmente un bardo è l’intera vita, come ponte tra due stati a noi ignoti, il mistero che era prima e quello che verrà poi, per cui possiamo vedere la vita come un breve spiraglio tra due infiniti.

Jung guarda alla vita come a un doppio compito: siamo nati per esprimere al meglio una forma di energia personale, e siamo nati per realizzare al meglio un bene collettivo. La finalità sociale aleggia sempre nei discorsi di Jung. Per adempiere al secondo compito veniamo inseriti in una famiglia di anime, prossime o passate, visibili o meno, qualcosa di molto diverso dalla famiglia biologica o storica: una connessione spirituale.
Questa idea si forma in Jung a seguito di esperienze paranormali: fin da piccolo aveva avuto l’impressione di essere legato a vite precedenti, pensava di discendere da Goethe, ma si sentiva legato anche a Paracelso e a un personaggio del 1700; infine, colloquiò sempre con la sua anima o con personaggi invisibili; a 69 anni ebbe un infarto ed ebbe esperienze fuori del corpo, in cui disse “tornai a quella famiglia di anime a cui avevo sempre appartenuto”.
Jung pensa dunque che ognuno di noi abbia un compito, che questo compito si sviluppi attraverso vite successive e che in esso siamo aiutati da energie spirituali, di defunti, viventi o entità invisibili, alcuni dei quali si sono incarnati, altri non si sono incarnati né lo faranno mai.
Come si vede, la sua visione metafisica è molto più ampia di quella di un qualunque psichiatra e, se Freud, lo avesse capito da subito, lo avrebbe tenuto ben lontano, come un folle. E’ una visione spirituale che può avere molti collegamenti col pensiero indiano, ma che è accessibile solo a persone di altissima spiritualità o che abbiano avuto esperienze paranormali di questo tipo. E’ comprensibile che nel nostro materialissimo mondo occidentale, persino psicologi junghiani evitino di parlare di questo suo aspetto che invece è fondamentale.
La visione metafisica di Jung ha grandissime capacità unitive tipiche di un pensiero femminile o intuitivo, religioso o mistico. Religione, infatti, vuol dire, collegare, religare, unire ogni esistente in un Tutto.

Jung ha una forte comunione col mondo della natura e appena può si ritira nel suo eremo in riva al lago per vivere come un primitivo in completa immersione nel mondo naturale. Ha un forte legame telepatico e partecipativo con le persone che incontra e fa un lavoro che implica una comunicazione da inconscio a inconscio. E’ in contatto col mondo invisibile perché ha capacità medianiche. Ritiene che ognuno di noi comunichi con un inconscio collettivo che tutti ci contiene. Pensa che siamo venuti al mondo con un dovere che è innanzitutto sociale. E che questa non sia la nostra unica vita ma solo una di tante in una collana di esistenze che hanno un senso totale. Ha una visione teleologica, cioè finalistica, della vita. Si sente infine collegato a una famiglia di anime di cui alcune esistono addirittura in altre dimensioni. E passerà gli ultimi 30 anni della sua vita occupandosi di alchimia, operazione misterica e magica in cui l’io si identifica col Tutto, diventando un iniziato di una conoscenza superiore.
Abbiamo insomma il massimo della “unitività”. L’uomo re-ligiosus per eccellenza. L’Uno che cresce nel Tutto e che si effonde nell’Universo.
E’ chiaro però che, per quanto questa visione sia bella e orientale, non coincide affatto con quanto dice ognuna delle religioni occidentali, ebraismo, cristianesimo o cattolicesimo; essa scaturisce dalle riflessioni e dalle esperienze dirette di un’altissima psiche, che è immersa nel fenomeno religioso ma lo vive in modo molto personale, secondo il proprio sentire. Questo fa sì che ognuna delle tre religioni del Libro attacchi Jung, come non ortodosso.
Ed è altrettanto ovvio che chiunque sia dentro un materialismo concettuale o esistenziale e faccia prevalere la parte logica del cervello, non sarà in grado di apprezzare Jung e nemmeno di capirlo.
Per avanzare nella conoscenza di Jung, dobbiamo aver fatto la scelta di non appiattirci ad un livello puramente materiale, di sopravvivenza, possesso o separazione dell’esistente, ma abbiamo scelto di vivere secondo lo spirito. Solo lo spirito, alla fine, ci darà la conoscenza.
Ma questa non è da tutti.

Alla fine del suo romanzo ‘Il nome della rosa’, Umberto Eco ha posto una citazione latina che spiega il titolo: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”. La rosa del mattino sta davanti a noi in tutta la sua bellezza, ma noi riusciamo solo ad afferrare il suo nome e a dire: “Questa è una rosa”, tuttavia il possesso dei nomi non è ancora la conoscenza. Così come parlare di libertà, democrazia, progresso o religione non è ancora libertà, democrazia, progresso o religione, o parlare di amore non è ancora amore. Mai come oggi i nomi sono diventati vuoti vessilli, mai come oggi chi gestisce l’informazione e manipola le menti si è allontanato dagli ideali.
Il romanzo di Eco è una grande metafora del Potere fuori di noi e del predominio della razionalità dentro di noi.
Oggi abbiamo un secondo Medioevo che sventola oscuri terrori e vincola le masse ad un’informazione deformata, fatta di feticci ma povera di contenuti. Si governa ormai più con l’informazione che con la spada.
Evolvere vuol dire anche approfondire il nostro rapporto con la realtà. C’è un modo di considerare le cose per cui ognuna vale nella sua percettività o nel nome con cui la ragione la gestisce, e questo è proprio della mente predatrice’, ma c’è anche un livello superiore di conoscenza, che supera sensi e ragione e va al di là dell’apparenza o della semantica, penetrando l’essenza del reale: ‘la mente partecipativa’.
Il primo modo di pensare è separativo e oppositivo, considera le cose come un bottino di guerra o uno strumento dell’utile, ma c’è un altro modo di pensare e vivere che comunica con la realtà profonda e si espande armonicamente in essa.
La rosa del mattino è la verità, ma a noi non è dato di sapere cosa essa sia, ciò fa parte del compito di ogni uomo e da sempre questo compito è stato mancato.
C’è una doppia difficoltà: l’ignoranza in cui ci imprigioniamo da soli e l’ignoranza che subiamo dagli altri. E ambedue ci tolgono la libertà.
Nel romanzo di Eco siamo in un oscuro Medioevo dominato dalla paura, dove predominano autorità che si arroccano su un privilegiato sapere-potere. Il vecchissimo bibliotecario cieco amministra migliaia di documenti, una biblioteca gigantesca e sterminata, dove si perpetuano solo i nomi delle cose ma non le cose in sé, cioè la verità. Le scintille dove la verità ride (in questo caso alcuni libri segreti di Aristotele sulla satira) sono tenute nascoste e si perseguita chi, svelandole, restituisce all’uomo la leggerezza di prendere le distanze dal Potere deridendolo e in ciò rivendica la propria libertà dalla paura. La grande abbazia è metafora di un Potere esercitato attraverso la conoscenza, ma esso non possiede in realtà che vuoti nomi, parole schermo, a cui non corrisponde più contenuto e valore. Dio stesso è diventato nome del nulla, usato ma non praticato.
La rosa nel romanzo è Dio e Dio non sta nella chiesa di pietra e nei suoi segni formali, ma nei gesti di compassione o di partecipazione (nel caso del giovane monaco la pietà o l’attrazione che prova per la ragazza).
Dio non nella mente predatrice ma in quella accogliente e forse anche nel contatto sessuale che oltrepassa i limiti di casta.
Come dice il giovane protagonista al termine della vicenda, non esiste più un Dio di gloria, un Dio di gioia, un Dio di pietà, ma “Dio è un forte niente, dove non c’è ora, e non c’è qui”. La conclusione è amara: quando l’uomo ha perduto il senso del suo presente e del suo proprio essere naturale, ha perduto se stesso.
Nel Buddismo si dice: “Vuoi trovare la verità? Mangia quando hai fame, bevi quando hai sete, dormi quando hai sonno, sii presente a te stesso, sii semplice e sii sveglio”.
Il libro di Umberto Eco parla del Potere, Potere della razionalità sulla mente, o di chi detiene la conoscenza sull’uomo.
L’unico Dio che il Potere non comprende e la razionalità non accoglie è un Dio d’amore, è il Dio che collega e non separa tutto l’esistente. Il Potere usa solo il NOME dell’amore, mentre l’amore, come la rosa, non sboccia sul suo cammino, è predicato ma non praticato, proprio perché la via del Potere è antitetica a quella dell’Amore e può solo distruggerla.
Evoluzione sarà dunque fuggire dalla cittadella del Potere e dai suoi inganni per tornare alla natura buona dell’uomo reale e umano, fuggire le apparenze della verità e chi le usa strumentalmente, per ritrovare il senso vivo della vita in mezzo agli altri e la libertà del pensiero che agli altri si lega.

In questo cammino evolutivo verso il Bene, però, noi siamo deboli e abbiamo bisogno di aiutanti, specialmente nei periodi cruciali, di crisi o mutamento. Noi siamo più o meno attrezzati per le situazioni ordinarie, di normale amministrazione, ma quando ci accade qualcosa di forte e destabilizzante ci occorrono aiuti superiori. Ed è allora, dice Jung, che l’inconscio collettivo interviene. L’evoluzione viene aiutata da qualcosa che giunge dall’ignoto superiore.
Gli antichi davano a questo aiuto eccezionale il nome di un dio messaggero. Mercurio, nel mondo greco, era l’anghelos, il tramite o ponte tra il mondo degli dei e quello degli uomini. Tra la verità che possediamo e una verità di ordine un poco superiore.
Solitamente noi viviamo a un livello ordinario, calato nelle coordinate abituali di tempo, spazio e causa, e stretti in una identità presunta, ma a volte sfioriamo un livello straordinario di realtà che oltrepassa quello normale. Possiamo dire, allora, che molte sono le realtà o i mondi, e che la nostra mente può istantaneamente attraversarli.
Quando siamo in momenti di rapida crescita, quando ci sono importanti passaggi esistenziali o conoscitivi, quando arriviamo a svolte importanti della nostra vita, possono arrivarci aiuti particolari in forma diretta o simbolica e attivarsi archetipi, uno di questi è IL MESSAGGIO DALL’ALTO.

Nell’antico mondo greco l’aiuto trascendente era sostanzializzato in MERCURIO, il messaggero degli dei. Mercurio rappresenta l’apporto di nuove energie o l’arrivo di segnali da altri livelli per aiutare la nostra evoluzione.
Noi tendiamo all’assoluto e sempre ci trasformiamo. Non è detto che lo facciamo sempre in meglio. Il cammino umano è fatto anche di arresti, cadute o regressioni.
Nel suo aspetto più alto la trasformazione diventa ‘trasmutazione’, un cambio frequenziale che porta allo stato di illuminazione, di santità, di buddhità, di saggezza, l’uomo d’oro, di giada o di diamante.
Per quanto tale cammino non sia da tutti e non avvenga sempre al meglio, noi tendiamo comunque a questo.
Nell’antico mondo greco, Ermes (Mercurio per i Romani) è l’energia dinamica e complessa che indica la comunicazione con i piani superiori della vita in cui si apre lo scambio tra la nostra informazione limitata e una conoscenza infinita.
Il mito narra che Ermes, figlio di Zeus e di una ninfa, appena nato, sgusciò dalla culla e rubò 50 vacche al fratello Apollo, le chiuse in una grotta confondendo le tracce, e poi tornò nella culla. Apollo riuscì a scoprire che l’autore del furto era un bambinello, con grande stupore degli dei, ma nel frattempo il piccoletto aveva inventato la musica, costruendo il primo strumento musicale, una lira fatta con un guscio di tartaruga e budella di vacca, e aveva cominciato a suonarla. Apollo, ammaliato da quel suono, la desiderò e Mercurio si riprese in cambio le 50 mucche. Poi, usando delle canne, inventò la siringa o flauto di Pan, e di nuovo Apollo la desiderò e Ermes la scambiò con il caduceo d’oro, il cui tocco portava la vita o la morte; Ermes lo posava sugli occhi degli uomini e li conduceva nell’Ade, simile al romano Caronte o all’egizio Anubi. Zeus, ammirato dell’inventiva e dell’astuzia del nuovo dio, ne fece il messaggero degli dei.

Il nome Ermes viene dal greco eiro = annuncio, Ermes è il dio che annuncia, l’energia che traduce i messaggi divini in linguaggio umano, il tramite tra due mondi, quello che fa arrivare significati e segni dall’al di là, una energia transdimensionale. Ermes aiuta a tradurre i messaggi dell’inconscio, l’ignoto dentro di noi, o delle forze divine, l’ignoto sopra di noi.
Messaggero si dice in greco anghelos e nell’iconografia cristiana il suo significato passa all’angelo, che è il nostro aiutante superiore e ci porta significati di salvezza. E’ essenzialmente il protettore dell’alchimia, arte che mette l’uomo in comunicazione con le essenze della natura così che, mentre trasforma quelle, trasforma se stesso.
Come tutti gli archetipi, Mercurio è una energia doppia, è saggio e folle, ladro e prodigo, verace e ingannatore, mercante e artista , legato alla morte e alla vita. Si presenta come un giovane nudo o in abito da viaggio perché induce a un viaggio di conoscenza, ha un piccolo mantello, un cappello con le ali (il pètaso), i calzari anch’essi con le ali (i talari) a indicare una forza di elevazione. E’ il viaggiatore, che garantisce la comunicazione tra i mondi, il viaggio straordinario, e favorisce i cambiamenti della vita e della mente, i passaggi psichici o esistenziali, gli apporti di nuovo sapere.

=”

Porta in mano il CADUCEO, dal greco kary’ kaion = il bastone dell’araldo, un simbolo noto a molte culture fin dai tempi più remoti, di cui troviamo reperti di cinquemila anni, un bastone attorno a cui salgono intrecciandosi due serpenti . Il SERPENTE è l’energia della vita, distinta in due polarità contrarie, come lo yin e yang taoisti. Lo junghiano Henderson ci dice “..ci porta dal mondo conosciuto al mondo sconosciuto, alla ricerca di un messaggio spirituale di liberazione e di guarigione”. Proprio perché indica all’uomo malato come guarire, è anche il simbolo dell’arte medica e appare sulle albarelle delle vecchie farmacie.
In epoca greca i serpenti diventano alati, a indicare il passaggio dall’inconscio al cielo superiore. Un analogo è il drago alato cinese o il serpente piumato azteco.
Il caduceo è presente già 2600 anni prima di Cristo, lo troviamo nei reperti delle antiche civiltà mediterranee (vedi la dea dei serpenti), nei templi greci e romani, su antiche tavolette indiane, nella civiltà babilonese…
Il serpente è simbolo anche di potenza, per questo sta sul capo dei faraoni come un cobra levato, nei monumenti egizi più antichi, e in mano al dio Anubi, protegge Buddha, è simbolo delle forze telluriche in Cina e dei fiumi in India.
Poiché il serpente cambia pelle ad ogni muta, è anche la rigenerazione delle energie e la resurrezione dell’anima.
I due serpenti del caduceo sono le due correnti polari taoiste del cosmo o le due correnti vitali induiste dell’organismo, le nadi, che salgono attorno alla spina dorsale.
Mercurio è un potere paradossale, tenebroso o luminoso, demoniaco o divino, è la vita come movimento tra qualità polari, enantiodromia, come diceva Jung, corsa di energie contrapposte, ovvero di correnti cosmiche contrarie.
Il caduceo può essere disegnato in molti modi ma lo schema classico ha tre spire e mezzo, che, unite, danno la cifra ordinatrice del ‘sette’.

Per Jung Mercurio è il rappresentante dell’inconscio collettivo con tutte le sue ambivalenze, l’ignoto dentro o fuori di noi con cui siamo costretti a confrontarci, il dio ctonio, ovvero sotterraneo, per eccellenza.
Il viaggio e l’evoluzione della psiche avvengono per progressive integrazioni dell’inconscio; l’Io sarebbe portato a chiudersi nelle sue categorie cognitive, nei suoi dati di fatto, nelle sue sicurezze formali, ma Mercurio lo forza ad aprirsi per confrontarsi col diverso, con l’ignoto, con l’altro da noi, per una concezione più ampia del reale, sempre più totalizzante.
Mercurio ci spinge ai contatti e alla conoscenza, attraverso segni, aiuti e messaggi superiori, così che non ci immiseriamo nelle ristrettezze dell’io, perché, per legge di natura, ciò che non evolve diventa sterile e tende a morire.
Mercurio è un dio psicopompo, accompagna le anime nel mondo dei morti e la psiche nella conoscenza ignota.
Conosci Mercurio” vuol dire confrontati con l’ignoto dentro e fuori di te e progredisci sulla via della conoscenza avvicinando la realtà vera, interiore e universale, con l’aiuto di forze superiori.
La vita, come la conoscenza, è un viaggio periglioso in cui abbiamo bisogno di aiutanti, specie nei momenti delle scelte, delle svolte, delle scoperte, dell’attraversamento dei confini.

Le erme, colonnine con la testa alata, proteggevano i confini che erano sacri nel mondo antico, tanto che le prime erme servivano scongiurare i fantasmi e i cattivi incontri; le strade stesse erano segnate a intervalli da pietre consacrate al dio .
Mercurio era il dio dei viaggi, era venerato ai crocicchi dove gli erigevano statue per proteggerli.
Persino gli animali hanno l’istinto di marcare il territorio; l’uomo difende la propria persona, poi, come estensione personale, i beni, la famiglia, infine il suolo, proprio o del gruppo. Il confine di ciò che è materialmente, psichicamente o culturalmente nostro racchiude e individua l’Io.
Si vive entro una soglia, si avanza superando la soglia, questo vale per la conoscenza come per le relazioni con l’umano.
La soglia determina il margine entro cui conosciamo, dunque il cerchio entro cui creiamo la nostra identità . Questo è tanto importante che la massima punizione delle tribù antiche era cacciare il colpevole fuori dei confini.
La soglia è un simbolo importante, da una parte racchiude e protegge, dall’altra limita. Simbolicamente ci sono energie che difendono il confine, i guardiani della soglia, che impediscono che essa sia attraversata e al tempo stesso aiutano gli audaci.
In ogni cultura troviamo guardiani che difendono il confine tra mondi, ma, in certi casi, possono anche favorirne il passaggio. Spesso questi guardiani sono visualizzati, nei sogni come nelle allucinazioni, come nani o esseri deformi, simili ai Maoi dell’isola di Pasqua, o come teste parlanti o alate, come l’etrusco Tagete che spunta da un campo.
Mercurio appartiene a questa stirpe di guardiani/aiutanti.
Il guardiano ti impedisce di uscire dai tuoi confini, ma, se hai abbastanza meriti, ti aiuta nel passaggio verso lo spazio nuovo.
C’è anche un equivalente femminile di Mercurio, IRIS = arcobaleno (da cui iride), messaggera di Era, sposa di Zeus, che porta ali ai piedi, usa l’arcobaleno come ponte tra cielo e terra, porta un abito di velo di molti colori .
Iris è poco usata nel mondo dei simboli, appare nelle saghe celtiche come cigno (il cigno di Lohegrin) e nel mondo altaico come oca selvatica. Dà il nome a un bel fiore dai molti colori e, nelle Annunciazione (contatti tra cielo e terra), l’arcangelo Gabriele porta in mano il giglio o narciso come simbolo di amore divino. E il giglio bianco è il fiore della prima Comunione.

(Gli iris di Van Gogh)

Mercurio è triplice perché viaggia attraverso tre regni: Terra, Cielo e Ultracielo.
In alchimia è un metallo, che attraversa tre stati, liquido, solido o aeriforme, ed è disegnato come un drago a tre teste.
In Cina è chiamato ‘drago’, argento liquido, energia della Terra che scorre nelle sue vene come metallo. L’alternanza di Mercurio e Cinabro, nell’alchimia cinese, corrisponde all’alternanza dello Yin e Yang.
In India è il seme di Shiva cui sono consacrati i lingham, simboli di immortalità e liberazione. La scienza indiana del Mercurio è lo yoga, tecnica che purifica l’uomo e lo fa passare a stati progressivi di coscienza.
In astrologia Mercurio è il settimo pianeta o il primo dopo i luminari, Sole e Luna; li media entrambi, è il pianeta più vicino al Sole e dunque quello che percorre l’orbita più piccola, il più veloce e dinamico.
Il Sole rappresenta l’energia maschile, il Padre celeste; la Luna l’energia femminile, la Madre celeste; Mercurio è il loro legame, ovvero il Figlio, la comunicazione.

Quando c’è il due, il terzo esiste in potenza, e il terzo è il movimento” .

Suo è l’uroboro, serpente che si mangia la coda, inizio e fine, ciclo che si chiude in se stesso, o l’aquila bicipite, rossa e bianca, già nota agli Hittiti e poi nell’antico Messico che indica il contatto col potere supremo, la mente che contatta questo mondo ma anche l’altro; gli sciamani la mettono sul palo, o colonna del mondo, in mezzo al villaggio.

Mercurio è una divinità greco-romana che ha equivalenti in molte culture: in Irlanda è Lug , divinità molteplice che riunisce molte energie, druido, guaritore, mago, artigiano, artista…
Tra le rune, segni magici dell’energia e dunque archetipi, troviamo la runa messaggera che corrisponde al dio Loki, collegata all’antico burlone dei Normanni o all’heyeokhah dei nativi nordamericani.
Questa runa mostra il dio che tende le mani al fedele, una linea verticale da cui scendono verso sinistra due linee oblique; il suo significato è: il dio ti aiuta e ti manda un messaggio.
Un equivalente di Ermes è il dio egizio Thot, legato alla parola divina, inventore dei geroglifici, detto medu-neter, parola del dio , signore di tutte le scienze e dunque della saggezza, padrone della magia.
Legato alle leggi, egli presiede alla pesatura delle anime; presente in tutti i miti egizi, dal suo verbo nasce l’universo; ha figura umana ma testa di ibis (aB-as) o babbuino. A Ermopoli il faraone Amenhotep II gli eresse statue gigantesche a forma di babbuino.

Come Mercurio, rappresenta l’intelligenza del pensiero inventivo ed è psicopompo, cioè accompagnatore dei morti, la sua statuetta era aggiunta ai corredi funerari come protezione per il defunto nell’oltretomba. Porta in una mano la lettera A e nell’altra la croce Ankh.

E’ strettamente associato alla luna, il secondo occhio di Ra, e raffigurato con un copricapo formato da un disco e da una luna crescente simboleggianti le fasi lunari, e, poiché il tempo era misurato sulle fasi lunari, gli è attribuita l’invenzione del numero.
Toth ha testa di ibis e un lungo becco simile a una falce di luna, e registra i nomi dei re su di una foglia di albero di persea, o diventa un babbuino bianco, simbolo di conoscenza e di saggezza, saggio e anziano babbuino che cura il lavoro dello scriba, di cui è patrono, portando come lui pennello e rotolo.
Divinità lunare, il suo legame con la luna lo rende interprete di sogni e esperto di magia e lo associa alla conoscenza iniziatica.
Verso il periodo Tolemaico (332-30 a.c.) Thot si confonde con il dio greco Ermes, finché diventa Ermete Trismegisto, Ermete tre volte grande, signore dell’alchimia.
Nella tradizione mesopotamica Mercurio è Nabu=il messaggero, e, come pianeta, il suo nome in accadico è Shihtu, ‘saltellante’, in riferimento al movimento rapido del pianeta Mercurio attorno al Sole. Compare nel pantheon mesopotamico di Hammurabi verso il 1700.
Nel primo millennio a. C. Shihtu è una divinità di primo piano venerata presso Babilonia in un tempio che conteneva una grande biblioteca, luogo dunque connesso alla conoscenza. E’ scriba personale e figlio del gran dio Marduk, collegato al Sole, il ‘principe ereditario’, il ‘figlio’ che ha attraversato i millenni sino a noi. Il viaggio attraverso i simboli è infinito.

Jung è affascinato dal contatto con l’inconscio e si apre al viaggio per l’interiorità, ma non al modo orientale, non vuole che l’Io si annichilisca nell’oceano nella totalità. Gli Yogin cercano il samhadi, stato modificato di coscienza in cui l’Io si fonde con la coscienza universale, ma Jung vuole che l’inconscio alimenti la coscienza non che la divori, cerca una integrazione tra noto e ignoto e non un annichilimento dell’io.
Sa che il contatto profondo con l’Inconscio collettivo può essere pericoloso, e tuttavia al termine della sua vita, deciderà di compiere proprio il viaggio mercuriale per eccellenza, cioè lo sprofondamento totale nell’inconscio, nelle energie dell’ignoto, il vero viaggio sciamanico, per cui occorre essere stabili e ben radicati (personalità, famiglia, lavoro, credenze, buoni rapporti sociali), con un bagaglio forte e concreto di certezze, e occorre possedere il mana, cioè un particolare potere spirituale.
Nelle tribù primitive solo lo sciamano è in grado di affrontare questo viaggio perché sa sostenere grandi prove, in genere è un uomo morto e rinato e questo lo ha modificato e gli ha dato abbastanza energia per poter viaggiare nei due mondi . La prima morte gli ha fatto conoscere gli dei e il loro volere, ma è tornato e così può ripetere il viaggio e andare di nuovo nell’ultramondo. Lo sciamano è un nato-due-volte, ha affrontato la visione dell’al di là diventando un viaggiatore interdimensionale, ha aperto una via che può usare per il bene della comunità. Se userà il potere per sé, per la sua potenza personale, la sua magia sarà nera; se lo dedicherà agli altri, la sua magia sarà bianca. Ci sono forme di conoscenza che si realizzano asservendo gli altri (il plagio e il dominio) e forme che si realizzano a favore degli altri (il servizio e l’amore). La conoscenza è un potere che può essere usato contro gli uomini o a loro favore.
Hitler fu un grande stregone nero, come Stalin o Amin, Pol Pot o Pinochet, uomini accecati dal desiderio di prevaricare e dall’avidità di dominio. Il nostro mondo presenta figure di luce e di tenebra.
Madre Teresa di Calcutta fu una grande anima come Papa Giovanni, ma vi sono personaggi malefici che esercitano la loro seduzione sugli uomini, facendoli degenerare e portandoli a posizioni di rottura verso la natura e gli altri uomini. Lo Spirito è unificatore, il diavolo è separatore. Se non si cerca il prestigio e l’autoaffermazione, se non si è dominati dall’egoismo e dall’avidità, il potere sulla conoscenza può portare a un’ascesi frequenziale, oppure sarà solo distruttivo.

La psiche individuale è collegata al corpo fisico e a una storia contingente in un rapporto unitario, ma l’anima appartiene a un universo molto più ampio, complesso e profondo, che affiora solo in parte in noi e si collega con lo spirito; l’anima è individuale ma lo spirito è collettivo.
Dal luogo ignoto e universale, dalla psiche oceanica, nasce la coscienza, l’inconscio è l’uovo primordiale in cui germinano le nuove possibilità di vita e conoscenza, il luogo dove si produce l’energia e la forma.
Sappiamo di non poter parlare della psiche cosmica, perché è un ignoto assoluto, ma possiamo analizzare i modi con cui essa contatta la psiche individuale secondo un linguaggio comune a tutti gli uomini, il linguaggio dei simboli, che unifica l’umanità in strutture simili, in virtù della costanza della psiche.
Le sue forze sono gli ARCHETIPI e le narrazioni simboliche sugli archetipi sono i MITI, che scaturiscono dal fondo collettivo della specie.
Come il corpo umano– dice Jung- rivela, al di là di tutte le differenze di razza, un’anatomia comune, anche la psiche possiede, al di là di tutte le differenze di cultura e di coscienza, un sostrato collettivo”.
E anche Borges ripete: “Nessuno è qualcuno e ciascuno è tutti”.

Mercurio è simbolo di un archetipo, l’energia che collega due mondi, e come tale può apparire in sogno:

Durante un sonnellino del dopo pranzo Germana, che è una sensitiva, mi sogna: “Con aria corrucciata di rimprovero, le chiedo: “E dunque, cos’è Mercurio?” Lei vede due sfere leggere trasparenti e azzurre, sospese nell’aria (energia di due mondi). Una è più densa, l’altra più sottile. Tra le due sfere c’è qualcosa che passa per unirle, come una meteora, è in realtà un giovane snello, una figura maschile, formato da globuli o scintille di luce azzurra. Mercurio guizza in un movimento continuo e imprendibile. Il suo compito è unire le sue sfere, che sono vicine, ma distinte. La voce dice: “Io faccio quello che posso per realizzare l’unione, ma tu non mi aiuti, tu non mandi il tuo amore. Io sono formato di eoni, tu puoi realizzare l’unione, solo se vivrai la forza dell’amore”. Mercurio mi avvolge, ma io dormo, chiusa nel mio sonno, e il dio si irrita perché, se io non consento, lui non può visitarmi.
Proprio nello stesso momento anche io dormo e sogno: “Sono sopra una torre e nella pianura avanza un enorme cavallo con un cavaliere, io sono la principessa e lui il principe azzurro; lui vuole sposarmi, ma è talmente grande che ho terrore di queste nozze e il sogno è un incubo.”
Io e Germana ci conosciamo appena eppure abbiamo due sogni con lo stesso significato. Il dio può visitarti ma, se lo temi, il contatto non ci sarà. In qualche modo la conoscenza, e dunque il potere, deve essere collegato con l’amore e l’accoglienza di ciò che può sconvolgerci.

La vita è evoluzione. L’evoluzione è attraversare una serie successiva di trasformazioni, andando dalla materia allo spirito, attivando archetipi, cioè forze di vita. Evoluzione è andare dall’ego al noi, dalla frazione al tutto, dalle apparenze alle essenze, in un avvicinamento progressivo alla realtà dentro di noi e fuori di noi, in una presa di contatto continua con la verità. Dal nome della rosa alla rosa.
Il tossico come il depresso, il potente come il malvagio, il poco evoluto come l’ignorante sono lontani dalla vita, agitano simulacri. Sono separati in se stessi e tra loro, non hanno colori, non vedono bellezza, non comprendono la partecipazione reale, cercano feticci, come chi si attacca al Cristo-oggetto senza capire il Cristo-vivente. Come ne ‘Il nome della rosa’ c’è chi fonda un potere soggettivo sui segni esteriori, perdendo la rosa reale, cioè il significato della vita.
Il male in fondo è questo, un effetto di privazione, un non essere, un agitarsi sulla superficie delle cose, senza afferrarne il senso profondo, perpetuando fratture e distanze. Il simbolo è il collegamento tra il mondo delle apparenze e il mondo reale ma, se i due mondi sono scollegati, il simbolo diventa fine a se stesso e l’uomo si perde nel segno apparente distruggendo il valore, e il simbolo diventa, allora, pericoloso, perché, invece di unire gli uomini, li divide. E allora non ha vinto il Cristo, che rappresenta il Sé, la forza dell’unione, ma ha vinto il Diavolo, che è il dia-ballein, la separazione. E là non può esservi religione che vuol dire collegamento e massimamente partecipazione e attivazione del bene, e non può esservi conoscenza; ci sarà un cattivo potere o la perdita di ogni potere.
Noi siamo deboli e limitati ma andiamo avanti, e per nostra fortuna alla nostra crescita arrivano aiuti. Che lo chiamiamo o no ‘divino’, qualcosa che non comprendiamo può entrare nel processo della nostra trasformazione e della nostra vita e vivificarlo.
Uscire dall’io è il primo passo per contattare il divino, l’abbandono dei legami egocentrati.
Mercurio ci porta in un viaggio che non ha mai fine e che è basato sull’autoconsapevolezza. La conoscenza è una montagna altissima, salendo la quale si sale al cielo.
La conoscenza dell’Io è cosa da poco, ma la conoscenza del SE’ è un atto infinito. Il Sé è l’archetipo più grande che indica la nostra realizzazione suprema, qualcosa che non possediamo che dirige i nostri sforzi.
Riccardo S. Vittore, mistico del 1200, diceva: “L’uomo eleva se stesso al sommo del proprio intimo e Dio è esaltato”.
L’uomo è solo un gradino dell’evoluzione, se non sarà capace di superarsi sarà superato”(Sri Aurobindo).

(Fabrizio Clerici)

IL SOGNO

Siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno.”
(Shakespeare)

Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i sogni è il più arduo che possa assumere un uomo, anche se penetrasse tutti gli enigmi dell’ordine superiore di quello inferiore”.
(Borges)

Conoscere il soggetto è di fondamentale importanza, perché il sogno è un suo prodotto, il sogno è il sognatore”.
(Jung)

Il sogno è un ponte tra conscio e inconscio. E’ un prodotto autonomo il cui significato non coincide con la coscienza, il suo codice, la sua grammatica e i suoi scopi.
Per Freud la coscienza è tutto e il sogno è solo un significato nascosto che deve essere tradotto nel linguaggio coscienziale, un contenuto latente che deve diventare manifesto.
Per Jung l’avvicinamento all’inconscio attiva una relazione con qualcosa di diverso e complementare, non c’è una riduzione di contenuti alla coscienza ma un incontro tra conscio e inconscio in un luogo mediano.
Il sogno ha un’intelligenza propria con cui integra la coscienza e permette un’altra prospettiva, con una funzione compensatrice… L’Io conosce e comprende entro certi confini, l’inconscio gli permette di trascendere quei confini. Sono due sguardi e due prospettive, al punto che possono non comprendersi o addirittura ostacolarsi. Per esempio si sogna ciò che non abbiamo accettato o voluto vedere, capire o riconoscere.
Però sognare non basta, vogliamo anche ricordare ed elaborare. L’analisi elabora l’incontro e permette l’integrazione tra le due menti.
L’io sente e conosce solo in quanto si pone dei confini, l’inconscio oltrepassa quei confini, ha una più ampia libertà, segue vie paradigmatiche di rappresentazione. L’Io rinchiude, l’inconscio svela. Il sogno è un continuo raffronto tra limitato e infinito. L’Io chiede il limite, la definizione e il controllo; l’inconscio spinge allo sconfinamento, all’analogia e alla liberazione.
L’Io non sogna, in quanto il sogno non dipende dal suo volere, il sogno lo investe, entra dalla porta, come dicevano i Greci, invade la stanza, è in una certa misura vicino a noi e in un’altra alieno, in quanto noi siamo ciò che controlliamo e il sogno rivela un territorio ignoto. Dunque da una parte ci è estraneo e dall’altra ci riguarda. In qualche modo noi veniamo da lui e ne siamo destinatari. Interpretandolo lo addomestichiamo, ma le interpretazioni possono essere molte, proprio per l’alterità di chi sta al di qua dal sogno, fuori dal suo luogo segreto.
Entro certi confini noi formiamo la nostra identità, il sogno da una parte la conferma, dall’altra la apre a forme nuove e a nuovi modi di essere.

Jung dice: “Il sogno è una compensazione, un completamento, dello stato di veglia. Supponiamo che io viva una situazione spiacevole e non voglia pensarci, ci dovrò pensare durante il sonno… Freud cura una nevrosi stanando desideri e tendenze, li porta alla luce per vanificarli. Io non annullo nulla, quello che è portato alla coscienza deve essere elaborato e sviluppato. Per esempio può esserci il bisogno di sviluppare la creazione artistica che non trova spazio nella nostra vita meccanizzata. L’artista dimenticato può uscire di notte e venirti a dire che hai bisogno di uno sbocco artistico… In un romanzo c’è un piccolo commerciante completamente schiavo di un ambiente prosaico e della sua azienda. Ma ogni tanto si mette a fantasticare che è la reincarnazione del re mesopotamico Sargon I, il re dei re. Ebbene in ognuno di noi si cela, in varie forme, un Sargon, e il fatto che non possa venire alla luce e svilupparsi può essere causa di disturbi psichici”.

Io sognai una stanza grandissima dal pavimento di legno e vuota, sparsi sul pavimento c’erano tubetti di colore, io li raccolsi in una grossa cassa che buttai dalla finestra colpendo alla testa un ometto che camminava sotto. “Ora- disse il sogno- quell’uomo avrà mal di testa”. In effetti passavo un periodo in cui avevo fatto sparire ogni produzione artistica o creativa, e il mio mal di testa continuo dimostrava che reprimere questa energia e lavorare solo col razionale non era proprio salutare.

Il sogno è una via che attraversa molte possibilità, dalle più grossolane alle più sottili. Ci sono sogni fisiologici del corpo, che riguardano organi, funzioni digestive, infiammazioni epatiche, disturbi intestinali… possiamo sognare una malattia che ancora è in incubazione attraverso immagini che già la rivelano, o avere visioni prodotte da una indigestione o da una gamba mal posizionata o da problemi respiratori o da inquinamenti dell’ambiente. Ci sono sogni fisiologici della mente, collegati ai pensieri della giornata, come una elaborazione ulteriore e fantastica ed altri collegati alla memoria della nostra vita passata o addirittura a vite precedenti o successive. Abbiamo sogni del rimosso in cui i contenuti disturbanti dell’inconscio individuale tentano di emergere. E sogni complementari in cui il nostro inconscio integra i dati coscienti mostrandoci le cose in un’altra prospettiva e dandoci soluzioni insperate. I sogni possono essere diagnostici e terapeutici, portare soluzioni e scoperte, intuizioni e invenzioni.. Ci sono sogni telepatici che ci uniscono ad altre persone, luoghi o eventi, scavalcando il tempo e lo spazio, altri sembrano coinvolgere la nostra parte spirituale o possono trasmetterci simboli universali.

I contenuti onirici possono essere ordinari o straordinari, secondo la loro altezza energetica, secondo quanto salgano dal livello materiale verso il piano spirituale.
Il sogno ordinario può essere una banale rielaborazione delle scorie del mondo diurno o dei luoghi della memoria, ma IL SOGNO STRAORDINARIO è una realtà emozionale di grande afflato, apre l’accesso a un altro livello dell’essere, è una immagine costitutiva di alta valenza, un potente propulsore energetico.
Come nel mondo antico la via onirica straordinaria apriva poteri di autodiagnosi e autoterapia, chiaroveggenza o rivelazione, così l’accesso ai segnali dello spirito apre l’afflusso al centro dell’energia e riarmonizza la psiche e il corpo, riattivando funzioni offuscate e realizzando nuovi equilibri. Ecco che il sogno può essere conoscenza, via, soluzione, terapia, miracolo… poiché è energia di vita che confluisce nella vita, sanandola, orientandola o rivestendola di una luce superiore. Questa reintegrazione si compie attraverso l’atto, energia attiva: sognare è come curare un giardino, dipingere, danzare o fare meditazione, anche se il soggetto non traduce in informazioni razionali i valori simbolici che attiva, perché il valore esiste anche nella sua non razionalità. La vita si modifica nel viversi. L’energia più alta alimenta l’energia esistenziale nel suo attivarsi.

Quando l’uomo tenta di esprimere ciò che accade in questo contatto con l’essenziale e l’universale usa IL SIMBOLO. La parola è limitata ma il simbolo non vale in senso letterale, indica una realtà che è altra da quella che nomina. ‘Madre’ non è più ‘mia madre’, ma essenza dell’energia materna. Come diceva Platone, c’è il mondo delle cose e il mondo delle ESSENZE.

(Orlando Donadi)

IL SIMBOLO

Le parole sono simboli che postulano un ricordo condiviso
(Borges)

I ricordi che ci accomunano non sono di questa Terra
(V.)

Della realtà straordinaria non sappiamo nulla, ma da essa ci giungono segni. Forse ci fu un tempo in cui il rapporto era simbiotico ma quel tempo è dimenticato, eppure balenano reminiscenze. A tratti, nel sogno, nell’arte, nella visione, abbiamo illuminazioni.
Se gli archetipi sono le forze vitali della psiche, le vie segrete dell’inconscio collettivo, i modi, con cui esso si manifesta, i simboli sono le sue parole. Nel simbolo i due mondi si palesano entrambi, sin vuol dire ‘insieme’, questo mondo e l’altro; la nostra coscienza è scagliata di là, verso il mondo straordinario, ballein vuol dire appunto ‘lanciare, scagliare’. Il simbolo è un indicatore che rappresenta una realtà che non possiamo raggiungere direttamente; non è creato dalla mente razionale o dalla semplice fantasia, emerge da un luogo profondo, spontaneamente, come una rivelazione. E’ un altrove che ci visita. “Cresce lentamente, come una pianta, nel corso dei millenni, come manifestazione naturale dell’anima dell’umanità” . Allude a una separazione temporanea tra questo mondo e un altro, una separazione che un giorno cesserà, ed evoca una integrazione, tra la coscienza che è la parte e il tutto che è l’intero. Solo lo Spirito possiede l’intero e di Lui sappiamo poco, calati come siamo in una visione parziale. La vita terrena implica questa limitazione ma stimola al superamento.
Un tempo eravamo interi, nascendo siamo entrati nel regno della parzialità, del limite, e possiamo subirlo come una pena, per questo tendiamo all’integrità, a tornare all’Uno originario. Non tutti hanno questo impulso, alcuni stanno nell’attaccamento materiale, altri soffrono la costrizione del limite e sentono un anelito, come una perdita. Nel processo evolutivo il simbolo è l’indicatore, la crescita non può farne a meno, esso “è un’idea che corrisponde all’intuizione più profonda” , e, naturalmente, ci porta al divino. Più siamo lontani dall’integrità, meno il simbolo ci parla.
Poiché la nevrosi è il sintomo della dissociazione della personalità, di una coscienza che non comunica più con l’inconscio, riattivare il significato dei simboli vuol dire riunificare conscio e inconscio e tornare ad alimentarsi al grande fiume della vita.
Platone utilizza i miti per insegnare cose divine, alludendo a una sovra-realtà, come patria trascendente di un’anima esiliata. Sappiamo che Platone ebbe una iniziazione orfica ai misteri Eleusini e possiamo leggere tutta la sua filosofia come una proiezione delle visioni ricevute, una metafisica del ricordo, in cui il processo esistenziale è la discesa da un Iperuranio e il tentativo di ritorno. Noi desideriamo l’integrazione, ogni nostra dualità lo esige: corpo e anima, limite e infinito, maschile e femminile.

La nascita della coscienza è una scissione dall’intero, nel seno della vita cosmica. Nel mondo indiano l’uomo viene al mondo quando la sua energia personale si separa dal Brahman, che è l’energia totale. La nascita è separazione, dunque colpa e caduta. Se venire al mondo è separarsi, vivere è cercare di tornare al Tutto originario, all’identità perduta, nel Buddismo ciò significherà togliersi dalla ruota delle rinascite per rientrare nella Chiara Luce Indifferenziata.
I simboli– dice Ellemire Zolla- sono la sintesi tra un mistero psichico e un aspetto ignoto del reale” . E Jung: “L’inconscio va a sinistra, la coscienza a destra; c’è bisogno di un terzo in cui possano incontrarsi, il simbolo proviene sia dalla coscienza che dall’inconscio, dunque può riunirli” .
Il simbolo è il grande indicatore di una realtà unificata. Indica, ma non definisce, non contiene né esaurisce. Come diceva Eraclito: “Il dio non parla, accenna”.
Le religioni conoscono appieno la forza spirituale dei simboli. Il grande simbolo della CROCE del Cristianesimo trascende di gran lunga il Cristianesimo stesso e lo precede nel tempo, comparendo persino in età preistorica. Il simbolo si situa in una realtà storica ma è anche atemporale, perché procede sempre oltre se stesso e ha confini incerti. Non è un modo quanto una via o una possibilità. Non sta nel tempo perché contiene il tempo. La coscienza possiede alcuni dati fattuali ma vi sono verità che li travalicano che la nostra parte liminare intuisce senza comprendere e a cui può accennare solo in modo simbolico.
Noi non siamo produttori di simboli ma ricettori. l’Io si situa tra due mondi, uno esterno cui accediamo attraverso i sensi e un mondo interno che sfioriamo attraverso l’immaginazione attiva o l’intuizione trascendentale. Noi non conosciamo il mondo, ma costruiamo la realtà sulla lettura particolare di frammenti, di riflessi. In senso lato, mondo interno e esterno sono entrambi noumenici , cioè non sperimentabili fino in fondo, ma da essi arrivano segnali che la nostra percezione interpreta e la nostra intuizione rivive, come un’altra forma di conoscenza. Noi sappiamo qualcosa degli oggetti esterni attraverso i sensi; noi sappiamo qualcosa dei contenuti interni attraverso i simboli ma non è chiaro dove finiscano gli uni e comincino gli altri. Limiti costitutivi ci costringono a non poter mai uscire dai confini della coscienza per accedere a realtà più vaste, extracoscienziali, interiori o esteriori, e tuttavia a poco a poco, con la volontà e l’esercizio (o la grazia), possiamo ampliare la nostra conoscenza. Siamo scatole che non sanno del mondo che quel poco che possono contenere, ma possono diventare più aperte e ricettive, modificando la loro forma e le coordinate d’ingresso. Il tanta è una delle tante rivoluzioni psichicche; il Buddha cercava la destrutturazione della mente ordinaria 600 anni prima del Cristo. Paradossalmente, perdendo la forma culturale iniziale, non perderemo altro che un limite.

Abbiamo due sguardi, uno percettivo o razionale per il mondo fenomenico, cioè apparente, e uno intuitivo o spirituale per il mondo sottile, cioè essenziale. Sul primo si basa la coscienza, sul secondo l’inconscio. Del resto il mondo fenomenico è solo virtualità, apparenza convenzionale, abitudine interpretativa.
‘Fenomeno’ è ‘ciò che appare’ ma ciò che appare non è la realtà in sé. Abbiamo un approccio troppo limitato alla vita per entrare in diretto contatto con la realtà vivente nella sua interezza e totalità, un approccio convenzionale, figlio di bassa cultura, frutto di abitudine storica, condizione e condizionato.
Come nel cupo mondo di Matrix, il mondo è una costruzione di cui facciamo parte senza esserne autori. “La percezione rende psichica la realtà. Noi viviamo in una sorta di mondo-immagine. La realtà vera noi non la conosciamo. Ma abbiamo una quantità di segni che parlano vagamente di una realtà che sta dietro, che ci resta in gran parte inaccessibile. Ma è nostro dovere cercare di capire ciò che sta oltre”.
La mente conscia, tramite l’intelletto, si abitua a ordinare un primo abbozzo di realtà in un tempo lineare e in uno spazio euclideo, unendo gli eventi secondo cause; l’inconscio invece sembra muoversi su linee d’onda ideali, che oltrepassano queste coordinate, trascende spazio, tempo e causa secondo modalità pure di un’energia non condizionata, ARCHETIPI, intuiti nella forma fluida ed aperta dei SIMBOLI.

Per esempio, ci dice Jung, “Il simbolo della Russia è una stella rossa a cinque punte, quella dell’America è una stella bianca a cinque punte, sono nemiche ma potrebbero stare insieme. Nulla è a caso. Nel Medioevo e nell’alchimia, per almeno duemila anni, il rosso e il bianco hanno rappresentato la coppia regale, le due energie destinate a congiungersi in matrimonio” .
L’America è una sorta di matriarcato, la maggior parte del denaro è in mano alle donne. La Russia è un patriarcato, la terra del piccolo padre… sicché esse sono come madre e padre”.

La definizione concettuale della mente razionale coglie un certo tipo di realtà statica e fissa, sintesi o astrazione della percezione, deprimendo il dinamismo della vita e sconvolgendo l’unitarietà del reale in una frammentazione disorganica. Il simbolo invece, frutto della mente intuitiva, coglie un altro tipo di realtà, fluida e in divenire, molto più vitale e correlata, che non separa l’esistente ma lo manifesta negli infiniti nastri sottili di una trama sottesa. Il simbolo rivela gli aspetti più profondi del reale che sfuggono ogni altra via di conoscenza anche se, dice Jung: “la verità è ineffabile e tutti i nostri modi di accostarla restano grossolani… Un modo di vedere stacca enti separati, l’altro intuisce unificazioni di SENSO… Nessuno capisce cosa intendo, solo un poeta potrebbe vagamente capire”.
Il duplice incontro individua diversamente una nuova scienza possibile: la psicologia classica vede il mondo umano come empirico; la psicologia intuitiva o comparata intuisce le forze profonde della vita nei loro legami interiori.

Nelle associazioni automatiche si attiva direttamente l’inconscio; la psiche, lasciata libera, crea catene di significati, onde di senso, in modo mirato. Se dico: “Madre, mare, acqua, nascita, mucca, luna, argento…” unisco intuitivamente tra loro enti analoghi che un poeta o un sognatore potrebbero scambiare gli uni con gli altri, senza cambiare il messaggio, perché i vari termini attengono a una sola UNITA’ DI INFORMAZIONE, la quale forma un intero, un modo di essere dell’energia ovvero della vita. C’è un mondo di cose separate e un mondo di cose unite.
Chi è volto ai fenomeni, vede una molteplicità caotica; chi è sensibile allo spirito vede un sistema di relazioni in armonia.
La psiche conscia e quella inconscia sono due sguardi diversi rivolti all’essere, che appare, perciò, diverso. Attivare il simbolo è viverlo come arte, rito, mito o vita, e questo è facile, parlarne lo è meno, perché implica la traduzione del vivere nella logica della parola; da una parte l’esperienza che danza, dall’altra il discorso che fissa, due prospettive che aprono due realtà, e il codice dell’una non è corrispondente all’altra; due sguardi opposti che non s’incrociano. Dunque a maggior ragione definire un simbolo è paradossale, si definisce con la mente logica, si sperimenta con quella intuitiva, ma, poiché esse sono opposte, sarebbe come spiegare uno specchio con la parte che è dietro lo specchio.
Pur tuttavia, per realizzare la totalità, occorre che queste due parti comunichino. Le donne, pensieri oscillanti tra i due emisferi, mettono in contatto i due mondi e sanno farlo meglio degli uomini, che nell’emisfero logico trovano rassicurazione e potere e pongono qui la loro casa, ma anch’essi, prima o poi, dovranno fare i conti con l’intuizione, o resteranno lateralizzati per sempre. Come dice Aurobindo: “E’ inevitabile, toccherà a tutti l’evoluzione”.

La via è nascosta, è quella della freccia / ma nelle crepe Dio è celato e attende” (Borges)

Ogni uomo, in quanto conscio e inconscio, vive in due dimensioni: da una parte è un essere unico e individuo, frutto di precise coordinate che formano la sua entità definita nel luogo del molteplice e del diverso, dall’altra la sua storicità e contingenza sorgono da una dimensione molto più ampia, che lo trascende e supera, che attraversa ogni tempo e spazio e addirittura li oltrepassa, una dimensione altamente unificante, dove i nessi avvengono per qualità e analogia. Questo luogo è l’Inconscio collettivo. Non più stanzino buio dei contenuti rimossi, luogo psichico dove mettiamo i ricordi e le pulsioni inaccettabili, e nemmeno un topos individuale, ma ‘un altro da noi ’che ci circonda totalmente, alla cui scoperta l’io va come un astronauta in un mondo alieno.
Ognuno vive una realtà fenomenica spazio-temporale, ma può contattare lampi di realtà del tutto trascendenti e forse in assoluto ignoti. L’inconscio collettivo è come un oceano da cui la coscienza emerge col suo limite. Quanto più l’Io resta nel limite, tanto più ignora tutto quello che le sta attorno. Se si apre, si libera. Ognuno è perciò insieme individuo e collettività, spaziale e aspaziale, temporale e atemporale, inserito in nessi di causa o in nessi di senso.

Quando il sogno mi squarcia il futuro, quando ‘so’ di colpo qualcosa che sta avvenendo altrove, quando gli oggetti o eventi si allineano davanti come precisi indicatori che mi comunicano dove devo andare, ogni volta infine che io uso il ‘simbolo’, metto insieme (syn = unisco) la realtà interiore e quella esteriore in modi diversi dalla percezione o dalla ragione. Dunque posso ‘sapere’ in due modi e posso ‘essere’ in due modi o in un terzo modo. Questo è l’inizio.

La visione junghiana è una iniziazione all’altro da noi, una espansione di consapevolezza nei livelli dell’essere e del poter essere. Jung non dà solo strumenti per conoscere, ma dilata il mondo del possibile. Ci dà una filosofia e insieme un viaggio e una ricerca, un’avventura epica nel mondo della conoscenza. Realtà visibile e apparente, realtà invisibile e essenziale, e l’uomo come possibilità inesausta.
Quando l’Universale si manifesta nel visibile, lo fa con un codice, uguale per tutti. E’ il linguaggio della specie, da migliaia di anni.

Il SIMBOLO è la manifestazione dell’invisibile nel visibile, la traccia percettiva che mi guida avanti “che ha dentro il passato e il futuro”. E’ una modalità speciale di conoscenza. Simbolo, mito e immagine appartengono alla sostanza della vita spirituale e “il simbolo ha un significato molto complesso (ma anche incredibilmente semplice) proprio perché elude la ragione… e proprio perché ha molti significati, non può stare in un concetto logico”.
Per esempio la VITE è simbolo del Cristo, perché esprime la sua morte e resurrezione. Bere il vino della messa, come bere il soma indiano o l’ambrosia greca, è uno stesso modo per indicare il dissetarsi dell’anima alla fonte della vita eterna, in cui si trasforma, superando la morte. Sognare una vite allude a questa resurrezione, un cambiamento dal profondo, una grande trasformazione.
Il rito religioso è per eccellenza simbolico, perché non tratta corpi ma anime, non cose ma significati. In questo senso l’uomo vivrà sempre simboli. Il vino è il sangue della terra che conduce la vita, questo significato può apparire anche alla mente di un bambino.

Riporto una conversazione tra due bambini, una di 5 anni e uno di 4. Dice il bambino: “Anche io morirò?” Risponde la cuginetta: “Ma no, sciocchino, non si muore mica! Prima si muore, poi si rinasce, poi si muore ancora, poi si rinasce. Quando non siamo né vivi né morti, siamo in Cielo, alla tavola di Gesù, dove si mangia benissimo, ma soprattutto c’è un’acqua buonissima, così buona che non esiste qua sulla terra”.

Il discorso della bambina è immediato e raccoglie molti simboli cristiani che non dovrebbe conoscere: la mensa del Signore, il cibo spirituale, l’acqua della vita, ma la bimba è troppo piccola per aver fatto catechismo e ciò che esprime è universale. Già in epoche antichissime troviamo culti connessi all’acqua della vita. Nelle religioni dell’antica Cananea la vite era l’albero sacro, che dava la bevanda degli dei. Le antiche tradizioni identificano l’albero della vita del Paradiso con la vite. Fin da tempi antichissimi ‘vite’ è uguale a ‘vita’. Noè comincia un nuovo ciclo umano piantando una vite; i Greci collegavano questa pianta a Dioniso, il dio che trasformò la sua parte umana in spirituale e che veniva invocato nei riti di trasformazione; anche i Sumeri indicavano la vita con una foglia di vite . Il simbolo è un codice, una cifra, con cui una realtà superiore si manifesta in una realtà inferiore o la richiama a sé, è un legame tra mondi, un indicatore direzionale che parte da un riflesso tangibile per alludere a un intangibile. Immagine, simbolo e mito adempiono a una funzione: mettere a nudo le modalità segrete dell’essere.

Jung compie una ricerca comparata, mette a confronto il patrimonio esoterico di sistemi culturali diversi, religioni, miti… per cercare un codice comune sottostante le apparenti diversità culturali, una comune essenza simbolica. E’ convinto che questo codice esista e sia insieme individuale e universale, sempre simile a se stesso, pronto ad apparire nel sogno, nella visualizzazione, visione, mito, fiaba, poesia, opera d’arte, delirio… come un ponte, insieme umano e sovrumano, trasversale a spazi e tempi, e legato da nessi sottili, proprio perché appartiene a una dimensione trascendente, una dimensione spirituale che riguarda il sacro.

Il simbolo è elemento trascendentale, cioè costitutivo di infinito. Ci parla di ciò che è superiore, dunque è una eidos (forma-pensiero), un ente ideale, indicatore di senso che segnala una realtà perfetta e apre una reminiscenza, verso qualcosa che in qualche modo conoscemmo e che inconsciamente conosciamo. Noi non siamo di questa terra. L’uomo venne da un mondo e tornerà a quel mondo.
Per comunicare usiamo codici, alcuni sono locali, altri universali; se dico ‘pesce’, intendo a livello simbolico l’acqua sotterranea’, l‘anima inconscia’, un contenuto di vita nuova che viene in superficie. Se sogno un pesce, l’inconscio indica un mutamento profondo che avviene nella mia acqua sotterranea.

Anna sogna di scendere in un luogo profondo del mare dove un grande pesce genera dalla sua bocca vari animali. Loriana sogna che si ciba di abiti vecchi finché comincia a ricevere pesci, morti dapprima, poi sempre più vivaci.

Il Pesce è matrice di vita nuova, è nuova via. Per questo, nelle Catacombe, il Cristo è disegnato come un pesce, termine segreto dei primi martiri, perché il Cristo è colui che porta ‘l’acqua della salvezza’, ‘l’acqua della vita’, ‘la nuova nascita’, quella che avviene dalle acque della trasformazione spirituale. Cristo è l’AVATARA, il ‘salvatore’, che si incarna nell’Era dei Pesci.

La parola non è il solo modo di comunicare e significare. Il positivista vede l’uomo come un animale governato da istinti, il razionalista si poggia sui paradigmi della ragione, ma il mistico sa che esiste una parte di sé che non affonda nel regno animale né si evolve col progresso intellettuale ma si innalza sopra l’uomo stesso e lo trascende in modo eterno.
C’è una realtà che si situa oltre la parola, una metarealtà che si serve di un metalinguaggio; il simbolo è ciò che esce dal contingente per entrare nell’universale, indicando un assoluto.
Quando un essere storicamente condizionato si lascia invadere dalla parte non storica di sé, ritorna, tramite le immagini e i simboli, a un uomo integrale, a uno stato paradisiaco in cui si intravede un archetipo impossibile da realizzare in qualsivoglia esistenza umana: l’esperienza di un paradiso perduto… Sogni, fantasticherie, immagini e desideri proiettano l’uomo in un mondo spirituale infinitamente più ricco rispetto al chiuso mondo storico” .

(Chagall)

Abbiamo parole per la mente corporea e immagini per la mente spirituale. Lo stesso termine può essere usato per il corpo o per l’anima, ma suonerà in modo diverso con significato diverso e attiverà distinti piani di realtà. Le esperienze sono di molti tipi, ci sono esperienze grossolane e sottili, per cui gli strumenti cognitivi possono essere consoni, ma tra parola e esperienza c’è sempre uno iato. E’ vero che la parola può creare emozione, progetto, conoscenza, sentimento e può essere essa stessa un fatto di esperienza, ma ci sono esperienze irriducibili alla parola: l’amore, la paura, l’estasi, qualunque emozione intensa o paranormale, il misticismo, l’arte, la poesia, la musica, il divino… La realtà verbalizzata è imperfetta ma può farsi realtà metaverbale, se la parola si fa indicatore e scintilla, come può esserlo il respiro o il silenzio, il gesto o la posizione .

La poesia è una delle vie privilegiate. Ai primi del secolo, quando Freud e Jung posero la nuova categoria dell’inconscio, i poeti compresero che era ciò di cui parlavano da sempre, e vennero allora dei poeti, detti ‘surrealisti’, che proclamarono che la poesia è in ognuno, come in ognuno è il linguaggio della psiche profonda e che bastava solo liberarla. Banditi la metrica, il verso e la rima, dichiararono che ognuno è poeta solo che si abbandoni alla scrittura automatica e si lasci uscire l’inconscio. La psiche stessa porta alla poesia, perché l’inconscio ha di per sé voce poetica.
Quando l’uomo unisce in trame i simboli, crea i miti, che da sempre percorrono le storie umane e sono la poesia dell’essere attraverso personificazioni. Il mito è la danza del divino.
“L’inconscio non è abitato da mostri ma anche da dei… e tutte le sue immagini formano una via iniziatica” .

(Henri Rouseau)

IL SIMBOLO VIENE DA LONTANO

La cucina è gremita di oggetti / e veramente può sembrare un bosco
(Valeria Magrelli)

Brahma disse a Buddha: “Prendi il fiore della conoscenza e dallo agli uomini” .
Buddha toccò leggermente il fiore. Nessuno dei presenti comprese

(Koan Zen)

L’aquila non è solo un animale, ma rappresenta anche una forza che è dentro di noi
(Agnese Sartori)

Pieni di simboli sono i sogni, perché è la mente simbolica che sogna, l’altra sta a guardare e non comprende.
Molte sono le realtà e l’uomo non le esaurisce. Tra la realtà ordinaria e quella straordinaria sta il simbolo; come dice Bachofen, “…un raggio che giunge dal profondo“.
I Greci credevano che, nel ‘sogno straordinario’, il messaggio visitasse il sognatore, provenendo dagli dei. Io, uomo della realtà comune, vengo visitato da una sovra-realtà, che sta oltre il mio confine visibile. La ‘verità che viene dalla montagna’ o ‘entra nella stanza’ è un atto di esperienza, non verbalizzabile, che non appartiene al codice ordinario. Nei suoi confronti la parola non può farsi che indicatore. “Io so che c’è qualcosa al di là di me, e posso solo indicarla“, così come, restando in pianura, posso solo indicare la vetta dove non sono mai stato, anche se talora le immagini dalla montagna possono scendere a me.
Il simbolo è l’invisibile che si riflette nel visibile. E’ qualcosa che mostra una via, non un fatto ma una direzione, fa intuire il possibile trascendimento della realtà umana e la sua apertura all’assoluto. E’ parte di un codice che secoli e millenni hanno stabilito nella zona di confine tra mondi per indicare la realtà che sta oltre l’umano.

Freud si ferma al livello dell’inconscio individuale, cercando di far emergere i contenuti rimossi nella memoria oscura dell’infanzia per migliorare l’equilibrio psichico. Non usa propriamente simboli, ma segni. Bastone sta per fallo, conchiglia per vagina.
Jung attinge a un altro piano dell’essere, per aiutare l’evoluzione dell’uomo verso un punto più alto di energia e consapevolezza.
Eraclito diceva che l’uomo non avrebbe mai trovato i confini della sua anima per quanto profonda fosse la sua ricerca, Jung afferma che infiniti sono i confini della psiche. E’ possibile, oltre la psiche conosciuta, il contatto con un luogo universale, non più individuale e soggettivo, ma riferibile a tutta la specie umana, addirittura a un’umanità virtuale che sta fuori della storia, un luogo che è insieme forma e risorsa, un archivio universale di tempi e contenuti, una sorgente di energia totale. Questo luogo sottile è il grande contenitore della storia dell’umanità, la matrice di intuizioni, idee, ideali, arti, giochi…, una dimensione dell’essere come energia pura. Aprirsi all’inconscio collettivo guarisce, rigenera l’io, lo riequilibra e armonizza, lo mette in sintonia con la totalità, lo apre alla trascendenza. Comunicare con questo luogo d’anima, che tocca l’uomo ma non è dell’uomo, riempie la vita di splendore e di bellezza.

Noi siamo quello che siamo ma siamo anche altro. Se abbiamo rispetto per la nostra natura intera possiamo intuirla interamente. Se saremo di carne, ci esauriremo nella carne; se ci apriremo allo spirito, respireremo lo spirito.
Della psiche cosmica, come del grande nagual, non possiamo parlare, perché essa è l’oltre per antonomasia, ma possiamo analizzare il punto dove incontra la psiche individuale e parla un linguaggio mediatore, che collega tutti gli uomini secondo modalità costanti.
L’inconscio collettivo è il luogo dei miti, il sostrato psichico universale della specie. “Come il corpo umano rivela, al di là di tutte le differenze di razza, un’anatomia comune, anche la psiche possiede, al di là di tutte le differenze di cultura e di coscienza, un sostrato collettivo“, dice Jung.
Per Freud il sogno è la via regia per l’inconscio individuale, per Jung i sogni straordinari aprono la via regia per l’inconscio collettivo.

I sogni saranno dunque ‘ordinari’ e ‘straordinari’, secondo la loro profondità e il loro livello. Il sogno ordinario può essere una banale rielaborazione delle scorie diurne o un rivisitazione del passato o un tentativo di affioramento di contenuti rimossi, ma il sogno straordinario apre l’accesso a un altro livello, diventa via iniziatica. Come nell’antico sognare la via straordinaria creava poteri di autodiagnosi, autoterapia o veggenza, così l’accesso ai prodotti dello spirito apre l’afflusso al centro dell’energia e armonizza la psiche, riattivando funzioni offuscate o disarmoniche e realizzando equilibri nuovi. Questa reintegrazione si compie attraverso ‘l’atto’, potenzialità che si manifesta, (sognare come curare un giardino, come dipingere o danzare), energia vivente, attiva anche quando il soggetto non ne è conscio.
L’energia invisibile assume immagini visibili, si personifica, diventa casa, colomba, fiore… il simbolo è una sintesi di mondi, elemento di unione tra particolare e universale, immagine che può aprirsi come un ventaglio tra realtà diverse unite da una stessa qualità psichica, attrattore strano di un mondo amplificato .
Nella originaria accezione greca, symbolon ha il senso di ‘riunire, mettere insieme, collegare’. Dunque è l’elemento che collega due livelli dell’essere, due dimensioni di realtà o due moti dell’anima, in parte naturali o umani, in parte divini, un mediatore del sacro.

Nel mondo religioso, il simbolo fa riferimento a un significato ampio e spirituale, per questo è connesso al rito.
Nella visione esoterica, è chiave di accesso a una realtà straordinaria che solo pochi iniziati possono intuire. Il significato manifesto indica un significato nascosto posto su ben altro livello.
Piaget, che studia la psicologia infantile, trova il simbolismo nel mondo del bambino come la forma più primitiva e spontanea di pensiero, ma in Jung il simbolismo non è primitivo nel senso di meno sviluppato, ma primario nel senso di più importante e iniziale nella costituzione psichica. E il simbolismo è generativo di vita.
Mentre in Freud l’inconscio usa i simboli in modo difensivo per far sfuggire ciò che la censura vuol nascondere, con Jung i simboli diventano aiuto alla comprensione di una realtà sovramentale o sovrapercettiva, mezzo di evoluzione della psiche, via che comunica una realtà parallela.
Jung li vede come elementi di uno stesso codice, sia che si presentino in una situazione delirante o si rivelino in un sistema religioso o esoterico. Come Kandinskji nel ‘Cavaliere azzurro ’, mette sullo stesso piano i disegni e le fantasie di un malato, quelli di un bambino, di un primitivo, di un mistico o di un artista. Confronta i simboli del Buddhismo tibetano, quelli del Taoismo o dell’alchimia medievale a sogni e allucinazioni patologiche o infantili.

Oggi, perduto il rapporto con l’anima, i simboli sono banalizzati, ridotti a oggetti d’uso, mercificati, usati in modo scaltro e grossolano per manipolazioni politiche o economiche che ne sfruttano la valenza emozionale e il potere evocativo. Gli psicologi del marketing economico e politico usano il forte potere suggestivo del simbolo per guidare l’immaginario e l’affettività per gestire le scelte delle masse. Termini come ‘Razza celtica’, ‘colore verde’, ‘lotta contro i rossi’, ‘regime’, ’complotto’, ‘scendere in campo’, ‘uomo della Provvidenza’, ‘impero del Male’… non hanno nulla di logico o razionale, sono strumenti ipnotici usati scaltramente. Le parole non hanno senso concreto ma funzionano come evocatori emozionali, per manovrare livelli inconsci. Da indicatori di assoluto diventano bassi manipolatori psichici.
Il politico, come il venditore o il pubblicitario, usano un linguaggio ‘analogico’, creando associazioni automatiche, di tipo emozionale. Noi non compriamo prodotti, compriamo felicità; non votiamo programmi, sogniamo illusioni. Il simbolo serve, capziosamente, a creare mondi virtuali. Hitler, in questo senso, fu un magistrale evocatore di simboli. Potremmo dire che la politica come il mercato sono il luogo dei simboli diabolici.

L’improprio simbolo freudiano è solo un segno (cosa che sta al posto di un’altra), il segno qui si muove verso il basso cercando contenuti nascosti.
Il simbolo junghiano è invece esoterico, iniziatico, si rivolge verso una realtà suprema, contenuto d’anima, oggetto d’intuizione.
Nei simboli di mercato siamo agiti per diventare succubi (massa di compratori acefali), nei simboli iniziatici entriamo nel regno del cammino spirituale, che è un cammino di libertà.
In senso iniziatico, il simbolo sta su questa terra, ma indica una realtà che sta altrove, come nella metafora platonica e induista in cui “L’uomo è un albero rovesciato, le cui radici sono in cielo”.
L’elemento interdimensionale permette l’apertura ad altre forme di conoscenza; i piani dell’essere sono attraversati da una energia trascendente, in una espansione d’anima.
In tale contatto il dentro si espande e si identifica col fuori, l’io diventa la realtà tutta, il microcosmo è il macrocosmo, l’alto il basso, l’anima il mondo… e si apre la consapevolezza che il Tutto è una trama di cui facciamo parte. Nella visione simbolica il mondo è una realtà tantrica.

Si rivela che le trame d’ordine della nostra psiche sono quelle dell’intero universo, perché tutto è manifestazione di una stessa energia e intelligenza. La consapevolezza si espande nella natura e partecipa in modo mistico con essa .
Nella dinamica dell’energia psichica, l’inconscio interviene come un elemento di regolazione e indirizzo attraverso i simboli, che attraggono l’energia e la fanno scorrere verso nuove mete, come rivelazione o intuizione di una realtà trascendente, trasformatori di energia, portatori di significato, indicatori di senso.
Anticamente symballein era la moneta spezzata in due parti, che due amici o amanti si dividevano al commiato, e, quando si fossero ritrovati, le due parti della moneta avrebbero combaciato di nuovo, formando un intero. Il termine allude dunque a una unità originaria, che è stata divisa, così che una parte evoca l’altra. Include il concetto di separato e ri-unito. Sottende che una parte di noi vive in una dimensione e un’altra parte di noi vive in un’altra, ma tra i due inconoscibili si può gettare un ponte.
Il simbolo è il segno finito che allude a un significato infinito. La parte chiama l’intero, il corpo l’anima, ciò che è terreno il sovraterreno, l’umano il sovrumano. Dunque è un’evocazione di totalità, una mancanza che esige una interezza.

S. Agostino camminava sulla riva del mare pensando a cosa fosse Dio. Vide un bambino che metteva l’acqua in un secchiello e gli chiese cosa facesse. Quello rispose che voleva metter dentro tutta l’acqua del mare. “Ma questo è impossibile” disse S. Agostino. “E allora- aggiunse il bambino – “se credi impossibile mettere il mare in un secchiello, come puoi pensare di mettere Dio nella tua testa?”.
“E tuttavia, diceva Agostino, Dio preme in me col suo richiamo.”

L’apparizione del simbolo è così antica che precede la scrittura e il linguaggio; la civiltà intera si costituisce sulla formazione di una realtà simbolica che sorge spontaneamente e inconsapevolmente.
L’animale è guidato dall’istinto ma l’uomo inizia un processo evolutivo proprio in quanto è capace di distaccare parte dell’energia dall’istinto e di trasformarla nella forza trainante di una visione interiore.
Così la realtà simbolica precede il pensiero e lo suscita. La sua forza non si esaurisce nella volontà e nella progettualità, rientra in una funzione trascendente che stimola tutto l’essere e, in qualche modo, lo travalica e lo volge a un fine alto.

Jung cita il cerimoniale primaverile della tribù dei Watschandis, che scavano una fossa, come fosse la vagina della grande Madre terra, la circondano di cespugli, e vi danzano attorno con lance che simulano il pene, poi gettano le lance nella fossa gridando che sono falli. Durante la cerimonia a nessuno dei maschi è permesso guardare una donna affinché l’energia sessuale non si disperda. La danza avviene in primavera e oltrepassa il significato della fecondazione ordinaria. I partecipanti hanno un vero orgasmo estatico. Il rito permette la fecondazione della Dea Terra, in una esaltazione magica della sessualità. La fossa è simbolo della dea, simbolo arcaico e trasformativo di grandi dimensioni, che li colloca in una sfera di eccitazione potente.

Presso i popoli primitivi troviamo spesso associate sessualità e fecondazione del suolo, la libido si trasforma, attraverso il rito, in una energia cosmica e universale. Queste sublimazioni appaiono da sempre nella storia dei popoli. La ritualità praticata in gruppo aumenta gli elementi di coesione e l’identificazione con una suprema, facilitando il contatto col divino. Così la psiche umana si colloca in una dimensione a-storica e universale.

(Klimt)

PROIEZIONI DELL’ENERGIA

Il dio dell’amore è colui che ha per simbolo il pesce
(Detto sanscrito)

Il simbolo si situa sulla scala dell’ascesi, nel percorso evolutivo, dalla psiche individuale all’anima universale. Collega un livello dell’essere a un altro, va dal kaos al kosmos, dall’universo senz’ordine all’universo ordinato . Producendosi a un livello inferiore, è sempre inadeguato, risulta perciò enigmatico e l’Io spesso non è in grado di intenderlo, anche perché non sempre appare là dove può essere inteso, come nei sogni, dunque può essere perduto o apparire a caso, seminando sgomento. Si presenta come icona a una mente intuitiva che funziona per immagini.
L’icona è la base primaria della mente. La mente è imaginale perché l’uomo pensa per figure e la conoscenza è fatta di visioni, affinché l’invisibile possa diventare percepibile. Anche il pensiero astratto iniziò come visione e gli stessi numeri nacquero come forme. I geni come Einstein prima vedono, poi spiegano. Persino la matematica è una forma d’arte sacra, una estetica ritualizzata; da Pitagora ai frattali al nastro di Moebius, la matematica nasce come astrazione in un mentale visualizzato.
Il matematico inglese G. H. Hardy diceva: “Solo una piccola parte della matematica ha un’utilità pratica e quella piccola parte è relativamente noiosa”.
La matematica non è solo un atto intellettuale ma è anche legata a un’esperienza estetica, come la musica o la poesia.
E il matematico Michele Emmer: “Essa è la perfezione visibile e il matematico è un creatore di forme belle, come il pittore o il poeta”.
Da cui la coesistenza nello scienziato di intelletto e arte, come in Pitagora e Platone. Chiedevano ad Einstein: “Ma perché hai preferito questa equazione a quella?” e lui rispondeva: “Perché è più bella!.. Se analizzo il mio modo di pensare, arrivo a concludere che il dono dell’immaginazione ha significato per me più del pensiero astratto”.
Per molto tempo si è creduto che l’arte, come la scienza, fosse prerogativa di individui eccezionali, ma le scoperte sull’inconscio fanno pensare che la creatività sia una potenzialità universale.
Il linguaggio dell’arte è il linguaggio dell’inconscio, lo stesso di sogno, fiaba, mito o rito. E’ l’enigma, il potere che scaturisce nell’uomo malgrado l’uomo: è la magia.
L’arte è connessa con la magia. Per Borges: “La poesia non dipende dal significato astratto delle parole ma dalla loro connotazione magica”.
Il linguaggio dell’inconscio ci introduce in un mondo di immagini dense e generative, dove creatività e sogno introducono all’altra parte dell’uomo in una identità di significati e aprono la mente unificante al di là delle separazioni dell’intelletto o delle limitazioni dei sensi.
Per lo sguardo religioso, o transdimensionale, il simbolo è il significato; nei sistemi sacri l’immagine sta in luogo dell’energia e la rappresenta.

Jung fu uno studioso di astrologia e lo Zodiaco, esso è l’antichissima e universale configurazione delle energie, il circolo degli animali, le energie proiettate in animali (i Celti le proiettavano sulle piante), uno degli schemi simbolici più antichi, presente in Babilonia, Egitto, Giudea, Persia, India, Tibet, Cina, America, paesi scandinavi o musulmani… dove ogni segno corrisponde a un carattere e a una fase evolutiva.

Ma i simboli sono molti e appaiono spesso spontaneamente; uno di essi, nei sogni come nei miti, è ‘la farfalla’ (psichè’ in greco è anima), la trasformazione dell’energia dalla sua fase germinale, volo che emerge dal bozzolo, vita da morte, resurrezione. Da tempi antichissimi la farfalla indica l’anima che si stacca dal corpo defunto. Il rito di ‘mangiare crisalidi’ può attivare, per analogia, l’energia della rinascita. Simbolo analogo è lo scarabeo, gli Egizi ponevano uno scarabeo di turchese sul cuore del faraone defunto, lo scarabeo spinge avanti il sole del nuovo giorno, è kepher, l’alba, il neter (energia) del nuovo inizio.
Nel tempio egizio di Luxor, il sapere alchemico suscita i NETER, le energie divine, le funzioni dell’energia nel suo sviluppo ciclico. L’energia VITA-LUCE comincia dalla nascita, sole dell’alba, origine del mondo, questo è il kepher, lo scarabeo che, spingendo innanzi a sé la sfera dei suoi escrementi, simula l’energia che spinge il sole.
Ma, quando la VITA-LUCE arriva al mezzodì o pienezza della vita e del giorno, il Neter si chiama RA…; si susseguono così gli dei, apparente diversità, unica funzione in cammino vista nel suo svolgersi. Cos’altro sono i Neter se non gli archetipi di cui parla Jung? Qualità dell’energia, insieme sacra e umana, terrena e cosmica. Forze della vita.

In anelli diversi il senso si rispecchia e si disvela. L’anima non si rinnova per la forza intrinseca degli oggetti rituali ma per l’energia che ritrova in se stessa e di cui i riti sono solo simulazione e percorso. Il RITO è qui, ma echeggia altrove. E’ la risonanza che crea vita; il rito allude all’energia ma è l’anima che la suscita, il sacro non è mai nell’icona, ma nel cuore che in se stesso si illumina.

(Vladimir Kush)

Così il rito è magia, ma il potere è nell’uomo per la parte che elude. Come la religione, la magia è disciplina analogica e il suo potere è sottile e attraversa mondi. L’eucarestia non è l’incorporazione del grano ma l’incorporazione del dio fatto spiga, che permette di identificarsi col suo corpo divino; la Messa narra di un dio, trafitto da lancia e ucciso, che viene mangiato come pane, Cristo pane di vita. Non è l’ostia che produce la metamorfosi ma l’energia del fedele che trasforma la sua carne in spirito, corpo trafitto trasfigurato; nella chiesa greca si trafigge simbolicamente un pane con una lama d’argento. Mangio, ma non qui mi nutro.
Le Menadi mangiano il corpo di Dioniso fatto toro, per partecipare della sua resurrezione, invisibile alla carne.
Gli Atzechi fanno un pane di mais dicendo che è il dio Quetzalcoatl, ucciso da lancia, e il sacerdote ne divide il corpo divino tra i fedeli tramutati in guardiani del dio ingerito, dio indiviso – dio diviso, paradosso del rito, ove tutto è possibile.
In Messico si mangiano i funghi sacri chiamandoli ‘dei’, teonacatl, carne di Dio.
In un mondo analogico il rituale della pioggia ha lo scopo di comunicare l’energia dell’anima assetata con l’energia dell’acqua.
Di corrispondenza in corrispondenza l’universo parla a se stesso. In un mondo analogico distingueremo le qualità dell’energia come simboli, e corrisponderà a ognuna un colore, un suono, un’attività, un metallo… vie frequenziali, fasce energetiche “… nel ritmo comune che lega una miriade di oggetti in una sola famiglia” .
C’è una legge di associazione psichica universale che collega tra loro enti apparentemente distinti ma simili su una stessa fascia qualitativa.
Lo Zodiaco sintetizza 12 fasce qualitative dell’energia: Saturno, l’energia vecchia ed esperta della maturità; Mercurio, l’intelligenza rapida e vivace che stabilisce nuove comunicazioni; Marte, la grinta aggressiva e volitiva….; ogni pianeta rappresenta una polarità energetica, ogni figurazione astrologica raffigura una posizione della psiche universale.
Similmente i 64 esagrammi dell’I CHING o le posizioni dell’albero cabalistico o le lettere della Torah, sistemi di orientamento energetico, schemi che mostrano come da sempre l’uomo abbia inserito le forme dell’energia in sistemi analogici, variegando le molte frequenze così come si riflettono nell’anima, poiché l’uomo è parte del cosmo, anello nella catena, ma è anello consapevole che rispecchia le immagini dell’universo e le elabora.
Là dove tutto si corrisponde e la natura si mostra nelle sue qualità e relazioni, come essere vivente in continua trasformazione, abbiamo un sistema alchemico, simbiosi di anima e natura. La visione junghiana è questo e scorge corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo, nell’intuizione armonica del Tutto. La trama narrativa individua una esperienza d’anima e trasferisce il senso su un altro ordine, una metarealtà. Questo livello di conoscenza appartiene ai miti, alle fiabe, ai sistemi religiosi, alle opere d’arte, ai sogni… Il compito non è spiegare solo il reale individuale ma anche il reale universale; l’immagine, il simbolo, la metafora, la parabola, il mito… elementi comunicativi della mente sognante.

Nel passaggio dal cervello rettile a quello mammifero fino alla neocorteccia, e dall’emisfero sinistro al destro per arrivare al potenziale ‘quinto cervello’ o cervello superiore, ancora in nuce, l’uomo sale, ampliando il suo essere da un piano materiale e egoico, mondano e terreno, a livelli sempre più collettivi e universali, astratti e ideali, passando da un mondo a un altro, da una consapevolezza all’altra, sempre più sottilmente.

(Vladimir Kush)

NOTE

Inventa la lira tendendo corde fatte di intestino di bue su una tartaruga e inventa il flauto ammaliatore. Li dona a Apollo in cambio di lezioni di magia divinatoria e del caduceo d’oro. E’ il dio degli scambi.
2 La Bibbia dice: “Due funi intrecciate sono il segreto della vita”. Si pensi alla doppia elica del DNA o alla Kundalini, simbolo dell’energia vivente nell’uomo. Le funi fanno pensare a correnti di energia, analogamente al ‘cordone d’argento’, di cui parla il Buddhismo tibetano, corrente di energie o tunnel interdimensionale che dal corpo collega l’anima ad altri livelli. Anche la luce nel mondo antico è spesso visualizzata come un cordone o spirale, così il raggio del sole.
3 ‘Dizionario dei simboli ’, op. cit.
4 La mentalità del gruppo ristretto è fortemente occlusiva e si muove nella difesa del piccolo territorio e dei simboli che lo connotano strettamente, dialetto, folklore, usanze ecc. Quando un partito è portatore di questa visione strettamente legata al territorio, è incapace di pensare a livello nazionale e peggio ancora universale ma tenta ridicolmente di rendere nazionali connotazioni tribali. Jung diceva che il colore distintivo di questa mentalità ristretta è il verde, che è il colore della terra, del piccolo territorio. Si noti che la nazione araba parte da un insieme di tribù, sia pure nomadi e del deserto ma comunque piccoli gruppi, e anche qui il colore della bandiera è il verde.
5 Non a caso i pacifisti hanno scelto come simbolo la bandiera arcobaleno che è stata immediatamente riconosciuta come valore prima di ogni spiegazione. Il simbolo è presente in tutte le culture e indica la relazione tra questo mondo e quello superiore, il ponte degli dei. E’ anche un segno di conciliazione e di pace. In Giappone lo chiamano il ponte fluttuante del cielo; Buddha scende una scala dai sette colori, la scala arcobaleno sostenuta da due serpenti; i Celti lo chiamano kambonemos, curva celeste; in Cina è l’unione dello yin e dello yang; poi c’è l’arco di Shiva e quello di Indra; nell’est asiatico è chiamato serpente celeste. In genere l’arcobaleno è portatore di eventi felici, di un periodo di armonia e di pace. Anche l’ascensione dello sciamano al Cielo avviene sull’arcobaleno. Nella Bibbia l’arcobaleno appare a Noè sull’arca, dopo il diluvio, a indicare la nuova alleanza. Nelle icone bizantine spesso il Cristo appare dentro un arcobaleno.
6 Isha Lubicz, simbologia alchemica.
7 Lione viene da Lugdunm.
8 In Thot foneticamente il gruppo th suona come d.
9 Gli aborigeni australiani descrivono una iniziazione in cui l’adepto viene fatto a pezzi e i suoi organi interni vengono cambiati, dunque egli è stato destrutturato e poi ristrutturato di nuovo a un livello superiore, a una frequenza più alta. Anche in India i mistici descrivono iniziazioni analoghe, vedi il più grande mistico indiano, Krishnamurti.
10 Jung, ‘Anima e morte’.
11 Jung, ‘Il segreto del fiore d’oro’.
12 E. Zolla, ‘Uscite dal corpo’.
13 Jung, ‘Aion’.
14 Dal greco noùmenon “ciò che è pensato” (participio presente passivo di noèo “pensare”, ciò che è solo pensabile.
15 Chevalier e Gheerbrant, ‘Dizionario dei simboli’, Rizzoli.
16 Mircea Eliade, ’Immagini e simboli ’, Jaca Book.
17 Ho notato un fenomeno interessante. Quando guido un gruppo e la mia mente è arrivata alla percezione di certe realtà, si forma un canale privilegiato che si attiva con l’uso di certe parole, come se fossero chiavi di accesso che attivano gli altri. Quando è un po’ che lavoro bene con un gruppo, si crea un’area mentale comune che va molto al di là del tema trattato e sembra riprodurre la possibilità di accedere a regioni simili, come se ci fossero dei passaggi da mente a mente, o da inconscio a inconscio, automatici. A un certo punto, anche se non si sono toccati certi argomenti, è come se una via si formasse ugualmente in modo comune. Può bastare allora una parola per aprire, come chiave di accesso, gli stessi canali, come si fossero creati dei software analoghi. Nel tempo in cui ho avuto allucinazioni auditive di un certo interesse, la stessa facoltà si è accesa anche negli altri di colpo. In un gruppo successivo è avvenuta la stessa cosa, d’un tratto alcuni hanno cominciato a raccontare di ‘voci’ e ‘messaggi’ e poi la cosa è dilagata, quando ancora l’argomento ‘voci’ o ‘messaggi’ non era stato toccato ma erano state usate per caso alcune parole chiave. La parola come vibrazione sembra porsi come un metalinguaggio, non è più segno significante ma apre possibilità della mente. Ogni analista sa del resto che nella coppia analista-paziente passano contenuti telepatici, sogni comuni, premonizioni, ecc. Poiché la struttura di un gruppo crea forme simbiotiche, non passano solo contenuti mentali ma anche ‘facoltà’, ‘modi di essere ’ e di ’pensare’, addirittura ‘funzioni paranormali ’, cioè modi di visitare mondi paralleli (telepatia, premonizione, sogni veritieri…). Al di sopra della comunicazione verbale e gestuale c’è un’altra comunicazione più sottile. Per questo in un gruppo sintonizzato sono frequenti gli eventi sincronici, come se il gruppo formasse un’unicità d’onda. Quando l’unicità d’onda è abbastanza alta, passano forme simili, non solo pensieri ma funzioni. La sintonizzazione mentale è formativa di facoltà che si diffondono nell’insieme, sulle stesse frequenze.
18 Mircea Eliade, ‘Immagini e simboli’, Jaka Book.
19 L’attrattore strano è, nella teoria del caos, una forma chiusa, a cui si approssimano le dinamiche di eventi simili.
20 Myein = chiudere gli occhi, serrare. Il mystes è l’iniziato, che, chiudendo la percezione sensoriale apre la percezione universale, chiudendo una mente ne apre un’altra. Per entrare in una stanza, bisogna chiudere una porta.
21Kosmos in greco è ordine, ornamento, mondo, da kosmeo = adorno, metto in ordine.
22 Ellemire Zolla.

(Leonwald)
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JUNG 2 elenco

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

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  4. […] 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/ .. Salvina mi manda: […]

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  6. Cara Viviana
    io sto abbastanza bene
    Io trovo veramente magnifica la tua scritttura
    E’ scorrevole , è chiara e poetica nellos tesso tempo.
    perchè non presentarlo a qualcuno?
    Io non me ne intendo però è sicuramente un libro degno di essere pubblicato.
    buon lunedi e tanta tanta bella scrittura come tu sai fare!!
    un abbraccio
    ciao
    Maria

    Grazie, Maria
    molti mi dicono cose simili, ma mi spiace
    non sono capace di fare soldi, di entrare nel mercato, di vendere alcunché
    non so come si entra in in circuito editoriale
    sono totalmente convita che se mandassi il mio libro di 600 pagine che mi è costato dieci anni di lavoro in un dischetto a qulunque casa editrice, sarebbe cestinato senza nemmeno essere guardato
    e poiché non dispongo di alcun reddito non ho i soldi per pubblicarlo a mie spese
    se in Italia esistesse un agente editoriale come in USA, credo che gli chiederei di aiutarmi, ma anche qui con scarissime speranze
    grazie
    non mi resta che regalare il prodotto del mio lavoro mettendolo sul web

    del resto non ha mai preso dal mio lavoro di una vita altro che briciole
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 1, 2010 @ 10:24 am | Rispondi

  7. […] Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/ […]

    Pingback di MASADA n°1100. 6-3-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. LA SESSUALITA’ FEMMINILE E iL COMPLESSO MATERNO NEGATIVO « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 6:58 am | Rispondi

  8. […] Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/ […]

    Pingback di MASADA N° 1101. 6-2-2010. JUNG 2. SOGNI E SEGNI DI MORTE « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 7:02 am | Rispondi

  9. Per fortuna c’è chi sa cosa sia LA VITA!

    Commento di Laura Brustenga — marzo 11, 2011 @ 2:39 pm | Rispondi

  10. Grazie, di cuore, per la tua esposizione ricca ed esaustiva.
    Anch’io penso che ne potresti fare un libro.
    Colgo l’occasione per chiederti la casa editrice del tuo libro ” Lo specchio più chiaro” o, meglio ancora, dove posso rintracciarne una copia da acquistare. Ho cercato nelle varie librerie on line senza successo.
    grazie anche per la tua generosità, Cinzia

    Commento di Anonimo — marzo 7, 2012 @ 10:53 am | Rispondi

  11. Ho sognato che parcheggiavo in un parcheggio a pagamento.
    La sera, tornata a ritirare l’auto, scoprivo che il parcheggio era diventato dormitorio di senza fissa dimora di tutte le nazionalità, ed ero presa del terrore e dal dispiacere per le loro vite affamate e anche dall’impotenza e dalla paura per me. Avevo difficoltà a recuperare l’auto e mi sentivo tremendamente in colpa.
    Il resto del sogno non me lo ricordo, so che era in qualche modo legato all’attività che svolgo.
    forse non c’è molto da interpretare, però mi piacerebbe saperne di più. grazie giovanna.

    Commento di MasadaAdmin — aprile 30, 2012 @ 5:00 pm | Rispondi

  12. Ciao Giovanna
    l’auto rappresenta i nostri mezzi per andare veloci nella vita. Il parcheggio a pagamento dove lasci la macchina tutto il giorno potrebbe indicare che lavori molto e che per te riposarti è una faccenda costosa che non ti puoi permettere, e dunque che non hai molto tempo da dedicare a te stessa e ad accogliere le forze nuove che vengono dall’inconscio, non sogni, non fai progetti, non ti lasci andare.. eppure, malgrado questo ci sono delle cose nuove che stanno salendo dentro di te. In sogno di barboni, gli extracomunitari, gli zingari rappresentano forze nuove inconsce, non ancora organizzate dalle capacità razionalizzatrici della mente che non hanno trovato dentro di te una dimora, cioè una sistemazione. Il fatto che tu viva queste energie come affamate e che senta il bisogno di parlarmene e che nel sogno tu provi dispiacere e colpa per non accoglierli dice che devi occuparti di quelle parti di te stessa che hai trascurato.
    Il sogno mi sembra molto bello e aperto a prospettive nuove. Fai un bilancio della tua giornata e prenditi qualche spazio anche per quella parte di te che reclama la tua attenzione
    Molti cari auguri
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — aprile 30, 2012 @ 5:00 pm | Rispondi

  13. Ciao Viviana, prendo al volo la sollecitazione a scriverti.
    Sono un po’ di settimane che mi chiedo se farlo o meno e l’invito ricevuto nella tua ultima risposta mi è sembrato quasi telepatico. Non ti ho nascosto che leggere i tuoi masada è stato per me come respirare aria fresca, ho ritrovato in ciò che scrivi alcuni eventi che hanno toccato anche la mia vita e che custodisco come un tesoro prezioso. Sono state veramente poche le volte in cui ho cercato di comunicare queste esperienze anche ad altri…un piccolo accenno, così da rendere partecipi di ciò anche le persone a cui tengo, ma ho sempre percepito un istantaneo timore e un’ immediato impegno nella razionalizzazione: “si, beh è un caso”; “le coincidenze sono all’ordine del giorno…”. Non ascoltavano ciò che volevo comunicare, così io troncavo immediatamente il discorso e continuavo a parlare del tempo e degli ultimi film usciti.
    Questo per dirti che, veramente, anche se non ti conosco, ti sento molto vicina.
    Come ho accennato all’inizio, in me ha preso sempre più forma l’idea di chiederti un parere sul fenomeno delle paralisi nel sonno o paralisi ipnagogiche. Ora per me è solo un ricordo, che è rimasto molto vivido, e una curiosità che si è rinnovata di recente.
    Ѐ nei primi anni della scuola media che si sono presentate queste esperienze oniriche. Il sogno era lucido, mi sentivo sveglio sul letto e anche tutti i particolari della mia camera erano ben presenti all’interno del sogno: tutto sembrava reale. Ad un tratto cominciavo a percepire una violenta vibrazione nell’area sinistra e interna dell’encefalo, in concomitanza a una sensazione di paralisi che si diffondeva in tutto il corpo. Già, a questo punto, l’incubo sarebbe stato terrificante di per sé ma il bello doveva ancora arrivare: la porta della mia camera si apriva lentamente e facevano la loro comparsa tre figure-ombra che percepivo immediatamente come estremamente maligne. Io, a quel punto, ero pienamente consapevole che fosse un sogno, cercavo di svegliarmi ma non ci riuscivo. Il corpo era paralizzato e queste figure mi osservavano, mi venivano vicine, sentivo che volevano assorbire la mia energia vitale e che rappresentavano forze macabre, che volevano il male più efferato. Ad un tratto sentivo il mio corpo, in preda a queste forze, levitare; la finestra della cameretta si spalancava e io vedevo i posti macchina all’esterno del condominio, sotto la mia finestra…mi divincolavo freneticamente e riuscivo a svegliarmi…in preda al panico. Tutto ciò è continuato, fortunatamente a fasi alterne, per circa quindici anni e in quei momenti ho fortemente desiderato che non arrivasse mai il momento del sonno. Negli anni a venire, mediante un intenso ed entusiasmante lavoro di ricerca personale, di letture e interessi in ambito filosofico e psicoanalitico, ho compreso e sentito che quelle tre figure non erano altro che parti di me: erano il mio rancore, la mia rabbia, la voglia di uccidere, di sbranare, di dilaniare…tutte cose che erano vive dentro di me, tutte cose che erano coperte dall’identificazione nel ruolo di bravo bambino e bravo ragazzo appartenente a una famiglia cattolica, per bene, a volte violenta, incapace di spirito critico, succube della tradizione e della religione dominante. Tengo a precisarti che voglio comunque molto bene ai miei genitori, ma ho imparato ad amarli ed è stato un processo che ha richiesto tempo, discussioni e lunghi silenzi.
    Tutto per arrivare a dirti che quest’estate ho visto un documentario sulle paralisi notturne o ipnagogiche (neanche sapevo che esistessero e che fosse un disturbo del sonno) e gli intervistati narravano degli stessi miei vissuti e delle stesse mie percezioni nello spiegare le peculiarità dei loro sogni: vibrazione, paralisi, ombre antropomorfe che li scrutavano, sensazioni di terrore, impossibilità a svegliarsi e levitazione in alcuni casi. Ciò che pensavo fosse una manifestazione particolare e soggettiva è invece qualcosa di generale e che accade ad altri con le stesse manifestazioni.
    Gli studi scientifici nel loro classico riduzionismo affermano: “Di che si tratta? È un “malfunzionamento” che si può verificare mentre dormiamo. Nella fase cosiddetta REM del sonno, quella in cui prevalentemente avvengono i sogni vividi, i nostri occhi si muovono, ma il corpo è immobile, con i muscoli “paralizzati” per un meccanismo fisiologico. A volte succede però che il risveglio non coincida esattamente con la fase in cui i muscoli hanno ripreso il loro tono, per cui ci si ritrova coscienti ma incapaci di muoversi.
    In alcuni casi, la combinazione di attività mentale onirica e stato di veglia provoca delle allucinazioni, quasi sempre avvertite come visioni o sensazioni paurose. Il terrore, infatti, è un elemento centrale di questa esperienza, probabilmente causato da una iper-attivazione dell’amigdala, la parte del cervello responsabile dei meccanismi di ansia e paura”.
    Forse non si poteva pretendere di più…
    Ciò che voglio chiederti è un tuo parere a riguardo, se anche tu hai avuto queste esperienze o se questi fenomeni sono stati un tuo oggetto di studio.
    Spero di non averti disturbato troppo e ti mando un grosso saluto

    Emanuele Rossi

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2016 @ 7:32 am | Rispondi

  14. Caro Emanuele
    vedo che hai analizzato questo fenomeno in tutti i modi possibili, meno quello parapsicologico. Probabilmente hai la capacità di uscire dal tuo corpo grossolano, come direbbe un induista, e di fare dei viaggi col tuo corpo sottile.
    Prova a leggere da masadaweb.org il mio libro autobiografico “Storia di una sensitiva”, oppure sempre da masadaweb.org il riassunto che ho fatto dei libri di “Castaneda”.
    I fenomeni di cui parli sono trattati da un altro punto di vista, esoterico o paranormale.
    Secondo la via psicoanalitica o quella fisiologica mi pare che hai già fatto un profondo lavoro di analisi.
    Jung diceva che il 98% dei suoi pazienti avevano problemi in famiglia per cui siamo in buona compagnia.
    Mi limito a mandarti la lettera che ho scritto stamani a mia figlia, che è uscita da casa a 24 anni e vive a Londra da 12, una figlia che ha forti problemi con sua madre. Ovviamente tu parli ‘da figlio’, io parlo ‘da madre’:

    Cara Nicoletta
    I figli sono una cosa molto strana, sono una parte di noi, sia che ci somiglino o no, saranno sempre una parte di noi e per questo saranno sempre un mondo a parte rispetto al resto degli umani, ci riguarderanno sempre intimamente e dolorosamente, sono sempre il nostro specchio, o chiaro od oscuro. Capisci il senso di ‘carne della mia carne’? Con nessuna persona ci sarà mai un rapporto di tale unità come con i figli, nemmeno col coniuge, nemmeno col grande amore della tua vita. Essi sono noi anche quando non somigliano a noi, anche quando si ribellano a noi, anche quando scappano lontano da noi.
    E’ compito dei figli distinguersi dai genitori anche nelle somiglianze, individuarsi, essere se stessi insieme o nonostante i genitori o contro di loro, Confusamente i figli lo sanno benissimo, per questo i genitori sono essenzialmente fondamentali nella loro crescita e nella loro individuazione, sono gli dei di un universo mitico su cui la ragione o la cultura possono molto poco, sono e resteranno sempre per loro figure archetipiche e più questo legame emotivo sarà forte più cercheranno di allontanarsi dai genitori e di formare se stessi in una presunta individualità. Ogni ribellione dei figli è ribellione a loro, ogni realizzazione dei figli è realizzazione grazie a loro. Non si può far sì che il rapporto sia semplice perché è intrinsecamente complesso e coinvolge tutti i piani della persona. E più la personalità è evoluta e complessa, più questo rapporto sarà complesso e avrà una faticosa evoluzione.
    Ogni figlio ha in sé il desiderio di mantenere in vita il genitore per sempre e il desiderio di ucciderlo. Ma i genitori non si uccidono, si superano.
    E l’unico modo di superarli è voler bene a se stessi

    baci
    mamma
    P.S.
    Nella tua camera c’era un poster con la poesia notissima di Gibran, oggi puoi leggerla con occhi di madre

    … e una donna che aveva al seno un bambino disse: parlaci dei figli. Ed egli rispose:

    I vostri figli non sono figli vostri…

    sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
    Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
    Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
    Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
    Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
    Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
    Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
    L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
    Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

    (Kahlil Gibran)

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2016 @ 7:33 am | Rispondi


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