Nuovo Masada

febbraio 10, 2010

MASADA n° 1086. 9-2-2010. La città dei matti

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:46 pm

C’era una volta la città dei matti – Il popolo del web rifiuta la candidatura De Luca – Quegli affaracci del sindaco di Salerno

Patrizia
E’ terribile ogni giorno di più vivere in questo manicomio di paese dove le sbarre ce le siamo create noi, le peggiori: quelle che ingabbiano l’ intelligenza”.
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E’ indubbio che iene e sciacalli si sono intruppati subdolamente nei blog per aumentare il numero degli scontenti, ma è altresì indubbio che l’ondata di scontento che si è abbattuta sulla scelta di De Luca è una vasta ferita che si apre nel consenso a Di Pietro e che Di Pietro non è riuscito a placare coi suoi interventi
La fiducia è una cosa seria, ci vuole molto a costruirla ma può essere distrutta in un attimo e ciò che non sono riusciti a fare le sporche insinuazioni dei cloni di B, Feltri in testa, e le loro campagne diffamatorie, lo ha fatto Di Pietro da solo con la sua scelta scellerata, fatta col solo fine di ingraziarsi il Pd
Quando l’IdV nacque, alla mia famiglia venne voglia di parteceparvi attivamente, ma balzò subito evidente che il costruendo partito era formata da riciclati che speravano di rifarsi qui una verginità fasulla e di portare avanti carrierismi personali che poco avevano a che fare con la questione morale. De Gregorio ne fu l’es. peggiore e dobbiamo ancora capire cosa ci abbia visto Di Pietro per farlo Presidente della Commissione Difesa e direttore editoriale dell’IdV
Oggi, davanti alla platea IdV che lancia un’ovazione a De Luca, ci viene da pensare che quei fuorusciti di scarsa levatura ci siano ancora e abbiano portato nel partito non una democrazia stimabile ma una vecchia concezione del malaffare di cui facevamo volentieri a meno
A questo punto possiamo solo sperare in un partito di De Magistris e Vendola
o nelle liste a 5 stelle di Grillo
Osservo che tutti si scagliano contro Di Pietro, nessuno si scaglia contro la segreteria del Pd, guidata evidentemente dal fallimentare D’Alema, che porterà tutti alla morte, sancendo la definitiva fine non solo della questsione morale ma del suo stesso partito
Il Pd ha voluto e imposto questa truce candidatura in modo totalitario senza volerne discutere nessun’altra, con una grinta di tale assolutismo e di tale durezza che avremmo voluto vederli contro ben altro avversario.
Davvero la politica non ha mai fatto tanto schifo come adesso e quelli che insultano a destra e a manca e lanciano ovazioni a persone sospette che sono ben lontane da ogni senso di onestà e democrazia fanno più schifo di tutti gli altri

Viviana Vivarelli

Gianluigi sulla candidatura De Luca

Se nel bel mezzo di una partita
che si stava non dico vincendo
ma si poteva giocare con grandi
possibilità di fare risultato,
voltarsi verso la propria porta
e fare un autogol del genere
fa cadere i maroni, non i parenti
di quello al governo, gli altri.

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Nessuno senza ali ha il potere di cogliere ciò che ha intorno“.
(Friedrich Hölderlin)
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Don Aldo

Così, alimentato da questo pensiero, mi muovo, nuovo, tra le cose di sempre: strade e panorama, macchine e persone, ascolti e letture, suoni e silenzi…
E tutto mi sembra nuovo. Anche il grigiore plumbeo di questo freddo febbraio mi sembra nuovo.
Mi sento abbracciato da questa libera giornata, senza impegni ma non senza impegno: anch’essa nuova…
C’è un aforismo di Karl Kraus che stigmatizza assai bene tutti coloro che spasimano per il passato e per l’arte del passato come per un paradiso da contrapporre all’inferno del presente, come per un’oasi di serietà e di decoro contro la frivolezza e l’indecenza di oggi: E’ questo: “Ho una notizia catastrofica per gli esteti: un tempo la vecchia Vienna era nuova”!
Buona giornata a tutti.
Aldo
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Nucleare, ok dal Consiglio dei ministri

Il governo ha approvato il decreto che disciplina la realizzazione di nuove
centrali
www.corriere.it/politica/10_febbraio_10/nucleare-via-libera-governo_
50958f66-1623-11df-9e42-00144f02aabe.shtml

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PAR CONDICIO, LA COMMISSIONE VIGILANZA RAI TRASFORMA L’ITALIA IN UN REGIME A TUTELA DELLA CASTA

Con una decisione vergognosa, la Commissione di Vigilanza della Rai oggi ha votato, all’interno del regolamento per la comunicazione politica alle prossime elezioni regionali, una norma che esclude tutte le forze politiche più piccole dagli spazi televisivi delle varie Tribune elettorali, sulle reti Rai. Non era mai successo ed è una palese violazione della Costituzione che fissa le elezioni perché il popolo si possa esprimere, non per condizionare il popolo a votare chi ha già il potere. Se, come pare, la norma “salva casta” è stata proposta dall’opposizione parlamentare, questo atto non potrà rimanere senza conseguenze politiche rilevanti.

Ufficio stampa Partito Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
Franco Cilenti
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C’era una volta la città dei matti
Pietro Ancona

La scena finale del bel film televisivo su Basaglia si svolge davanti al mare di Trieste su un molo dove un uomo su una sedia a rotelle, con la schiena spezzatagli in un manicomio criminale, sta per suicidarsi ma viene salvato da un compagno frequentato nella sua lunghissima vita manicomiale che sopraggiunge su una motocicletta e lo invita a fare un giro.
Il film si chiude appunto con i due amici sulla moto sullo sfondo di una bellissima Trieste dalle piazze disegnate da una mente razionale che evocano civiltà e libertà. Riflettevo sul film: la vicenda della liberazione di diecine di migliaia di persone dalla istituzione manicomiale che ancora, dopo 30 anni, esiste seppur soltanto nella versione di ospedale psichiatrico giudiziario. Ce ne sono 6 in Italia con circa 2.000 detenuti.
Penso che se Basaglia fosse nostro contemporaneo e volesse provare a mettere in movimento la sua riforma oggi fallirebbe immediatamente. L’Italia di oggi è enormemente meno disponibile a spendere i suoi sold, il suo tempo, le sue attenzioni, verso un problema che riguarda quasi esclusivamente persone degli strati più poveri e marginali della popolazione.
In Parlamento non c’è la maggioranza che allora approvò, seppur tra mille contrasti, la legge 180 e c’è semmai una maggioranza opposta che approverebbe una legge per incrudelire la condizione dei matti e murarli per sempre fuori dalla vista del mondo.
Magari qualcuno proporrebbe di affidare i manicomi alla gestione di privati e considerarli delle vere e proprie aziende. Forse non si è “aziendalizzato” il servizio sanitario nazionale?
La cultura che portò il gruppo di medici ed infermieri diretto da Basaglia al successo, una punta avanzata della ricerca filosofica, psichiatrica e sociologica europea, non avrebbe alcuna possibilità di farsi largo nell’Italia securitaria che vara leggi razziste, distrugge i campi dei rom, introduce norme vessatorie e di stampo nazista sui permessi di residenza, punta verso l’apartheid dei diversi e dei poveri.
Oggi nessuno presterebbe attenzione alle idee del Prof. Basaglia nella maggioranza parlamentare ma anche nell’opposizione.
Il giovane Presidente della provincia di Trieste che, controcorrente rispetto la lobby psichiatrica, cattolica e ai tantissimi pregiudizi ingenerati da anni di criminalizzazione della figura del malato mentale, ad una domanda di Basaglia che gli chiedeva come mai essendo DC si esponesse al rischio di sperimentarlo nell’ospedale come direttore, rispondeva: Sa non c’è solo quella DC, ci sono tante DC. Per dire che una vera e civile dialettica politica presente nei partiti offriva la possibilità di introdurre novità, attenzione ed interesse per questioni essenziali come quelle della istituzionalizzazione dei malati psichiatrici.
Oggi il problema che tutti si porrebbero è quello della “sicurezza” e cioè risolvere con la violenza della legge questioni che Basaglia affrontava con la Ragione ed il Cuore e la Cultura.
L’Italia che dava la possibilità a Basaglia di liberalizzare lo spazio manicomiale e poi di abolirlo non c’è più. E’ morta con l’assassinio di Aldo Moro, raccontato dal film, assassinio che chiude un periodo dominato da una tendenza verso il meglio per tutti, verso l’estensione di diritti anche agli ultimi e si apre la lunga fase di agonia della democrazia che dura tuttora.
I soldi dello Stato non servono più per avere ospedali e scuole migliori in cui si dedica tanto tempo alla cura ed alla crescita di tutti ma ad una casta di oligarchi che ne divora in grande quantità. La tendenza non è più quella di migliorare tutti ma di aumentare le disparità sociali a cominciare dai redditi. Da anni si tagliano finanziamenti alla scuola, alla sanità, alle pensioni, ai servizi sociali. La cittadinanza tende a scomparire ed avanza una società di individui in lotta tra di loro per accaparrarsi il meglio. Una lotta che non si svolge a condizioni di parità ma di estrema diseguaglianza. Oggi la Legge Basaglia viene disattesa ed ignorata dai bilanci dello Stato. Non escludo manifestazioni a favore della riapertura dei manicomi cosi come esistono pressioni per ripristinare l’altra terribile istituzione cancellata dalla legge Merlin: i bordelli.
Bordelli, manicomi, lagers per stranieri, prigioni ancora più dure di quelle che abbiamo dove è frequentissimo il suicidio, sono il portato logico della cultura liberista ed asociale che avvolge il Paese e ne fa la brutta, bruttissima copia di quello civilissimo in cui vissero Lina Merlin e Franco Basaglia che aveva dentro di sé la forza di produrre riforme che ci miglioravano tutti.
Una Italia dal volto umano che non esiste più!

Pietro Ancona
medioevosociale-pietro.blogspot.com
www.spazioamico.it

www.youtube.com/watch?v=8HR_inl_ONo

www.youtube.com/watch?v=j_DZ8fAfUyI

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La fine di una illusione
Pietro Ancona

La gravissima scelta del Congresso dell’Idv di appoggiare il discusso ed equivoco sindaco di Salerno nella corsa per la Presidenza della Campania compiuta addirittura per acclamazione da un Congresso voglioso di governo e di stare in maggioranza spegne le speranze di un’alternativa morale e politica al bipolarismo tra simili o addirittura eguali. Nonostante l’avvertimento di De Magistris che votare De Luca significa consegnare la Campania alla camorra ed ai casalesi, le pulsioni profonde del Congresso, alimentate dai segnali lanciati da Di Pietro e da Bersani, hanno travolto tutto e tutti. Avevo visto situazioni simili nei congressi socialisti che di fronte alla prospettiva di acquisire comunque un poco di potere non si curavano nè del come, nè del quando, nè delle cose che bisognava almeno
salvare in una azione di governo.
La frase di Di Pietro di opposizione si può morire” preceduta da quella sulla piazza che “non basta” conclude malinconicamente una fase della politica italiana in cui
il pungolo dell’IDV era riuscito spesso a trascinare il PD lontano dall’abbraccio mortale con il cdx e dal pensiero unico.
Il merito di tutto questo è anche di Casini e della idea di inaffidabilità che ha generato nel PD che lo voleva alleato. I due forni di Casini che poi è il forno solo della convenienza di potere hanno spinto Bersani a trovare una intesa con Di Pietro, a conquistarlo ideologicamente alla sua teoria e prassi della politica che prevede la ricerca dell’accordo con la maggioranza.
Bersani ha commissariato il Congresso IDV. Lo ha seguito dalla prima all’ultima battuta ed è riuscito nel suo disegno. Un Di Pietro “moderato” che appoggia De Luca in Campania e smentisce il malcapitato Genchi per le cose che aveva avuto l’ingenuità di dire sul conto del false flag di Tartaglia, un Di Pietro che potrebbe confluire nel PD diventa una acquisizione importante per la stabilizzazione a dx del PD che, a questo punto, potrebbe anche lasciare al loro destino gli espulsi dal Parlamento comunisti e verdi.
Mi auguro a questo punto che tutte le persone che in qualche modo hanno appoggiato Di Pietro a crescere ed a resistere in questi mesi decidano di compiere una scelta diversa e di collocarsi davvero a sinistra.
Micromega, il Fatto, i tanti gruppi che fanno capo a Grillo, il popolo viola e quanti altri hanno ammirato e sostenuto il coraggio con cui Di Pietro si è battuto contro B infischiandosene financo delle buone maniere ed ha strattonato lo stesso Presidente della Repubblica richiamandolo alle sue responsabilità di custode della Costituzione debbono prendere atto che il moderatismo italiano ha dominato alla grande il Congresso e che il politicismo di gran parte di coloro che sono arrivati all’IDV soltanto per conquistarvi spazi disponibili chiusi altrove l’ha avuto vinta senza bisogno di combattere tanto.

Antonio Di Pietro

Sento il bisogno di spiegare le ragioni per cui l’IdV ha deciso di appoggiare la candidatura di De Luca come governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.
Dite che De Luca è sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perché non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.
Il cdx appoggia Cosentino, un sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel cdx ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni.
Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del cdx, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.
Una forza politica come l’IdV, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità.
Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi 5 anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.
Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come IdV, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.
Ho fatto appelli via e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l’unità degli elettori del csx in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.
Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’IdV, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.
1°: se lo condannano deve dimettersi.
2°: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.
3°: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.
4°: se riesce a diventare presidente, come 1° atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.
5°: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.
Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l’IdV va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il cdx, affidando per 5 anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo.
Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.
Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale.
Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese.
Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.
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Di Pietro, non ti capisco
Viviana Vivarelli

L’IdV è un partito giovane, non ancora radicato sul territorio, e posso capirlo. E’ un partito in fieri, e spero che attrarrà a sé sempre più persone valide come de Magistris. All’inizio c’era di tutto, anche gente come De Gregorio, e ce ne sarà ancora, ma sta migliorando. Capisco anche che non può stare da solo in un sistema bipolare e per necessità deve aderire all’unico partito che in Parlamento può ancora chiamarsi opposizione.
E’ inutile stare a piangere su una sx arcobaleno nata morta per la litigiosità e il solipsismo di componenti, che più assurdi, rissosi e frazionati di così era impossibile.
Ma il Pd non è un partito giovane, esiste da 60 anni, e non può dirci che si lava le mani degli errori passati con l’alibi che ha cambiato nome. Può cambiare tutti i nomi e segretari che vuole ma da quando B è sceso in campo, e ha vinto la linea di D’Alema (Veltroni è una parentesi di niente) ha prevalso chi pensa solo a fare inciuci con B, favorire gli interessi di casta e a proteggere i propri sodali (vd Chiaromonte).
Che in Campania il Pd si sia coperto di vergogna con Bassolino e Iervolino è fuor di dubbio e che ora voglia rimediare col sindaco che ha pulito Salerno posso capirlo.
Ma oggi ci dice che in tutta la Campania o fuori non trova “nessuno” da candidare che sia onesto e capace. E’ come si bocciasse da solo. E perché uno dovrebbe votare un partito che dichiara di non avere una sola persona capace e onesta che sia candidabile? Ma che partito è?
Purtroppo se il meglio che si acclama è uno già rinviato a giudizio in due processi, e che, se per cercare un candidato non sotto processo è come cercare un ago nel pagliaio, vuol dire che la politica italiana è proprio al capolinea.
Ma Di Pietro non poteva lasciare il voto libero?
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Byoblu

Sono in viaggio, di ritorno dal Congresso IDV che sta facendo discutere, soprattutto per l’appoggio a De Luca per la Presidenza della Regione Campania.
Da un lato c’è un partito (da ieri lo è) che ha sempre fatto della caccia all’indagato la bandiera della propria rivoluzione bianca. Dall’altro c’è una regione, la Campania, che non si vuole consegnare al cdx e, per il tramite di un prestanome apparentemente pulito, secondo molte fonti al clan dei Casalesi, per la proprietà transitiva dell’uguaglianza: Caldoro = Cosentino = (secondo la magistratura) Casalesi.
Il Fatto Quotidiano muove critiche pesanti ma contraddittorie. Travaglio parla di errore politico, ma poi scrive che non si poteva fare diversamente. Accusa De Magistris di mancanza di coraggio, ma poi aggiunge che se avesse lasciato Bruxelles i suoi elettori non gliel’avrebbero mai perdonato (allora ha fatto bene?). Dello stesso tenore le riflessioni di Gomez.
Delle due l’una: se non c’era alternativa, al grido di “il fine giustifica i mezzi” si può mandare giù il rospo, ricordando sempre che sono stati almeno imposti dei paletti precisi alla candidatura: le dimissioni immediate in caso di condanna, auspicabilmente in 1° grado (ma Di Pietro ha parlato di Cassazione!?). Se invece è preferibile il rischio di rinforzare i legami camorristici con le istituzioni, pur di preservare l’integrità di un principio, allora bisognava gettare la spugna e abbandonare la partita.
Sicuramente è uno di quei momenti in cui la scacchiera mostra una disposizione complessa dei pezzi. Forse una mossa giusta non c’è, perché in entrambi i casi si sacrifica qualcosa. Nel primo caso IDV sacrifica se stesso, nel secondo caso si sacrificano i cittadini campani (ammesso che De Luca si dimostri l’amministratore capace che i salernitani affermano egli sia).
Se sia dunque preferibile un’IdV in versione martire islamico, o un IDV dogmatico che sacrifica Isacco pur di obbedire al comandamento di un Dio inflessibile e tirannico, è materia di esercizio stilistico per politologi, ma in sintesi la questione è: Volete libero Gesù o Barabba? Di Pietro o De Luca?
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Sonia Alfano SI DISSOCIA dalla candidatura De Luca

“La scelta di appoggiare De Luca è un passo falso, non la condivido e pertanto non darò il mio contributo per una sua eventuale elezione”. E’ quanto dichiara il deputato europeo dell’Italia dei Valori Sonia Alfano. “Si punta su De Luca per tentare il sorpasso e battere il cdx, ma è una scelta politica incoerente. Ci si poteva aprire ai movimenti e alla società civile anche in Campania, mantenendo la linea che ci si era prefissati. Non si può prescindere dalla questione morale soprattutto in quella regione”.
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Beppe Grillo

Il giorno dopo l’appoggio a De Luca come Governatore della Campania da parte di Antonio Di Pietro mi sono svegliato con la testa pesante, con un senso di nausea. Non ne ho capito subito il motivo. Poi ho messo a fuoco i miei pensieri e ho rivisto migliaia di persone che applaudivano convinte, con una standing ovation, una persona che incarna l’esatto contrario di Di Pietro. Travaglio ne descrive per filo e per segno nel Fatto Quotidiano le vicende giudiziarie strettamente intrecciate con il Pdmenoelle emilianoromagnolo di Bersani. Non le ripeterò a mia volta. Non basterebbe il post per elencarle.
Per De Luca non è necessario aspettare la sentenza, parla la sua faccia, la sua arroganza, la sua ignoranza come potete ammirare nel video che mi ha dedicato quando criticai l’inceneritore di Acerra.
Per un partito che ha fatto delle mani pulite la sua bandiera, uno come De Luca rappresenta un suicidio politico. Infatti, chi ha le mani sporche potrà dire che Di Pietro è uguale agli altri. Ghedini, Belpietro e Feltri pagheranno di tasca loro per poterlo affrontare in una trasmissione televisiva. Ci sarà la fila. Resta però il fatto che Antonio Di Pietro non è uguale agli altri. E allora, perché dilapidare un patrimonio di consensi per un signore con due processi pesantissimi in corso? Era meglio Bassolino che di processo ne ha uno solo ed è anche più simpatico di De Luca.
Io sono grato a Di Pietro per il sostegno che ha sempre dato alle iniziative del blog, come i Vday o la manifestazione dei familiari antimafia. L’unico tra i segretari di partito a esprimere pubblicamente la sua solidarietà nei miei confronti. La Rete sta giudicando in modo severo, quasi da amante tradita, l’operato di Di Pietro. Io non lo farò, avrà le sue ragioni che non sono le mie. Però Bersani e La Torre in prima fila al Congresso dell’IdV (insieme al convitato di pietra D’Alema) rappresentano un’idea della politica che non mi appartiene, quella dei compromessi, del meno peggio, della mancanza di alternative in nome di una governabilità che ci ha regalato decenni di Andreotti, Craxi e Berlusconi. Mi dispiace, non mi interessa.
Il MoVimento 5 Stelle vuole cambiare le regole del gioco. In Campania candida Roberto Fico, un cittadino preparato e incensurato di 35 anni. I cittadini devono rappresentare se stessi in prima persona e gli eletti rispondere ogni giorno delle loro azioni attraverso la Rete. Ognuno conta uno. Il Programma è il punto di riferimento. Idee e non ideologie. La politica come servizio (temporaneo) e non come professione.
I mezzi che giustificano i fini sono un’emerita cazzata. Il fine e il mezzo sono la stessa cosa. Se il primo è merda, lo diventa anche il secondo. Tonino, torna indietro.
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Uno dei progetti elefantiaci di De Luca

L’ecomostro sul mare

L’asta pubblica per l’acquisizione dei diritti edificatori del Crescent è andata deserta Nessuna domanda è pervenuta al comune di Salerno! Nessuno vuole costruire l’Ecomostro di Santa Teresa, nessuno vuole rendersi artefice di questo scempio ambientale. Ora bisogna fermare il martirio che sta subendo la spiaggia, ora appare ancora più incomprensibile la deviazione del torrente Fusandola, finalizzata esclusivamente a realizzare le fondamenta del Crescent. Ora bisogna evitare con tutte le forze l’assurdo assalto ai 5 platani secolari che rischiano una morte assolutamente immotivata. Chiediamo al comune di Salerno di fermarsi qui…di rivedere tutto il progetto piazza della Liberta e del Crescent, un progetto ecologicamente insostenibile, un progetto che anche il mercato dell’edilizia ha bocciato. Questo Crescent non lo vuole proprio nessuno!!! Oggi più di ieri NO CRESCENT e NO VELA!
Il mastodontico edificio detto Crescent dovrebbe svilupparsi per 300 metri circa, con un’altezza di circa 30 metri e una colata di 150.000 metri cubi di calcestruzzo, prescindendo completamente dal Via (valutazione di impatto ambientale) e dal Vas (Valutazione ambientale strategica)?
La megaopera, oltre a pregiudicare irreparabilmente il paesaggio, non risponde ad alcuna ragione e/o finalità di interesse pubblico, sostanziando esclusivamente un’operazione di edilizia privata con scarsa utilità pubblica
La stessa dismissione dell’area demaniale appare poco rispondente alla finalità della realizzazione di interessi pubblici. Il progetto si profila come una operazione di cessione a privati e, quindi, con finalità speculative di uno spazio vincolato e protetto.
Il progetto viola in maniera evidente ogni norma a tutela del paesaggio e la Soprintendenza di Salerno e Avellino ha preferito lasciare inutilmente decorrere i termini senza intervenire.
Italia Nostra è scesa in campo contro il Crescent, il mega condominio privato che De Luca sta realizzando sulla spiaggia storica di Santa Teresa, nel cuore della città antica e ha presentato ricorso straordinario a Napolitano per fermare la costruzione di quello che anche un’altra associazione (Legambiente) ha definito senza mezze misure un ecomostro.
La costruzione voluta da De Luca ha enormi dimensioni tanto da essere qualificato fuori scala da numerosi tecnici, urbanisti e liberi professionisti di rilievo nazionale
Ancor meno si comprende il silenzio della Soprintendenza visto che il progetto è l’intervento urbanistico più importante di Salerno, peraltro ricadente in zona vincolata e, fino a poco tempo fa, di proprietà del Demanio statale.
Ancora ulteriori macroscopiche illegittimità si rinvengono nel procedimento seguito, in ordine all’atipico e non consentito procedimento di concessione dell’area demaniale da parte del Demanio statale al comune di Salerno, che non solo non ha seguito l’obbligatorio procedimento ad evidenza pubblica, ma ha anche illegittimamente derogato alla legge nel concedere l’area demaniale al comune senza alcun vincolo di inalienabilità!?
ITALIA NOSTRA, ha interesse e legittimazione a ricorrere in via straordinaria al Capo dello Stato per l’annullamento di tutti i provvedimenti impugnati, che sono clamorosamente illegittimi e vanno annullati – previa sospensione dell’esecuzione.
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A chi gli presentava obiezioni sull’ecomostro, De Luca ha risposto. “E chi se ne frega?”
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Il termoincinceritore
Viviana Vivarelli

E’ chiaro perché De Luca attacca in modo così volgare Grillo e Zanotelli. Sono due persone che in modo diverso si battono per la difesa del territorio e per la salute dei cittadini, due oggetti che non rientrano nelle mire del sindaco di Salerno, che intralciano i suoi mega-progetti.
Uno è l’enorme termoincineritore che doveva bruciare 600.000 t di rifiuti l’anno alle porte di Salerno, ora ridotti a 350.000 t. La tutela del territorio è strangolata in maniera irreversibile. La piana prescelta è un fazzoletto di terra, grande meno di un kmq, dove dovranno convivere una centrale termoelettrica da 800Mw, una cementeria tra le più grandi d’Europa e un impianto di incenerimento fortemente voluto dai potentati politici di turno. La gestione sarà affidata al soggetto privato che lo costruirà con la compartecipazione dell’amministrazione comunale di Salerno che sarà capofila anche per gli altri comuni. De Luca guarda all’affare, non si cura di sviluppare malattie respiratorie e cancerose. Le generazioni future ci perdoneranno questo suicidio ambientale? Il lavoro è stato dato alla Società Campania Appalti S.r.l, i cui amministratori sono Apicella Palma e Bianco Carlo. La prima, pare, sia la sorella del più famoso Apicella Dante, condannato per associazione camorristica nel processo Spartacus. Il secondo, venticinquenne di Casal di Principe, ha sostituito la Apicella solo nel 2008 ed è portatore di un cognome ricorrente nel processo al clan dei Casalesi.
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Associarsi alla candidatura De Luca è stato un grosso errore da parte di Di Pietro. Sarebbe stato meglio lasciare libertà di voto.
Con la candidatura De Luca, IdV e Pd andranno ancora più giù.
Se non troviamo un partito che metta al primo posto la questione morale tanto varrà non votare affatto.
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Per valutare l’autoritarismo tronfio e fascista del ducetto De Luca, basta sentirlo parlare di persona.
De Luca ha prettamente i gesti di un fascista, intanto mantiene due cariche: Sindaco e Parlamentare. Poi è quello che ha dotato i vigili urbani di manganelli, in pretto stile fascista, e manda i suoi sodali a prendere a schiaffi gli avversari.
Qui Travaglio parla di lui:
www.youtube.com/watch?v=6gfIvBpzTMg&feature=fvw

E qui De Luca attacca volgarmente Grillo e Zanotelli

www.youtube.com/watch?v=Iaz_6jaiTY4

Ma voi quest’uomo lo votereste?

Questa botta non ci voleva, l’IdV era in calo ma questa scelta infelicissima di Di Pietro di appoggiare uno come De Luca è scellerata.
Io riesco anche a capire i fan di De Luca. Sono stata a Salerno negli anni 88-90 e il quadro della città era desolante: un sudiciume diffuso dappertutto, un senso di oppressione e miseria morale che faceva male al cuore, e la spiaggia che dava su uno dei più bei mari d’Italia immersa in un muro lunghissimo di immondizia, uno scenario da terzo mondo. Non conosco Napoli e le sue campagne ma immagino che il governo scellerato di Bassolino e Iervolino, sostenuto fino all’ultimo contro ogni ragionevolezza, dai capi del Pd, sia simile. Sporcizia, abbandono e squallore, mentre prosperano collusioni di politici con camorristi, clientelismo e malaffare. Immagino che a Salerno un sindaco che rimuove i rifiuti e ripulisce le strade sia una benedizione, poi se uno le speculazioni immobiliari o il termovalorizzatore da 500.000 t ola spregiudicatezza non li vuole vedere, sarà cieco.
In realtà lapulizia è quanto dovrebbe fare ogni sindaco appena appena decente che si rispetti. E non è nemmeno vero che la raccolta differenziatadi De Luca ponga Salerno al top d’Italia. E’ 11a, segnando comunque un buon recupero. Ma basta questo a dire che De Luca è un buon sindaco? Io credo che le valutazioni debbano essere anche altre, sennò dovremmo dire che Mussolini era da votare perché con lui i treni erano in orario e ha fatto le fogne e le bonifiche.
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Lo sfogo di De Magistris: “Caro Tonino, così non va”
Appoggiare De Luca è un gravissimo cambio di rotta sulla questione morale
Sandra Amurri

Il congresso dell’Idv ha segnato un passo indietro rispetto a principi irrinunciabili come la questione morale. La decisione di candidare De Luca ha lasciato sul terreno forti delusioni e amarezze.

Si sente sconfitto?
Sconfitto? Assolutamente no. Il rifiuto della candidatura in Campania mi è stato dettato dalla mia coscienza di uomo e dalla convinzione politica della necessità della coerenza e del rispetto per gli elettori. La coerenza è alla base della credibilità politica. Il mio posto è dove mezzo milione di persone hanno voluto che andassi per condurre battaglie sulle mafie, sui fondi pubblici, sul riciclaggio. Sarebbe stato davvero squallido rinunciarvi dopo 6 mesi per candidarmi a governatore ed io con lo squallore non so rapportarmi. Il fatto che l’Idv non sia riuscito a proporre un candidato che non fosse in conflitto con la questione morale per me prioritaria deriva dal fatto che il Pd ha posto veti sulla rosa di nomi da noi proposta: magistrati come Cantone, Maggi, l’ex deputato dei Ds Villone e professori universitari.
Su De Luca ci sono le inchieste della magistratura che delineano scenari gravi e inquietanti.
Ero d’accordo con Di Pietro che mi sarei iscritto all’Idv ricoprendo un ruolo che si confacesse al mio profilo politico e che ciò sarebbe avvenuto attraverso un evento pubblico significativo. Non l’ho fatto.
Sono amareggiato. Ma anche gratificato dal calore e dalla condivisione con cui è stato accolto soprattutto dai giovani il mio intervento al Congresso.
Il cambiamento di rotta sulla questione morale non va letto come una mia sconfessione politica. Semmai la delusione nasce dal fatto di non essere stato coinvolto nella decisione, che non avrei condiviso, di appoggiare De Luca, che ho appreso al Congresso. Ma resta una scelta strategica dettata dalla realpolitik di Di Pietro, responsabilità gravissima dalla quale non potrà sottrarsi, ma che non mina la mia coerenza. Seppure non mi abbia lasciato indifferente il constatare che è stata fatta passare facendo fare a De Luca dichiarazioni spontanee come se fossimo a Porta a Porta: i processi si fanno nelle aule di Giustizia non ai congressi. Io non sono entrato in politica per alimentare quel metodo che si fonda sulla convenienza del momento ma per cambiarla quella politica costruendo un progetto fatto di ideali di valori di principi non contrattabili
Non condivido l’alleanza con l’Udc di Cuffaro ma anche di Cesa, di De Mita. Così come mi fa rabbrividire l’idea di un dopo B con Casini.
Ai giovani dico: comprendo i vostri sentimenti di sconforto, resistete continuando a battervi per quei valori, quegli ideali che ci vedono dalla stessa parte della barricata. Sappiate che in me potrete continuare a vedere un faro che rischiara la notte in attesa dell’alba che verrà, ne sono certo
Voglio una Campania libera dalla camorra e dall’illegalità ecco perché di fronte al crollo morale del csx occorrevano altre candidature e non imputati di processi gravissimi.
L’alternativa a B è la costruzione di una sinistra plurale, con l’Idv e con i movimenti, ma anche con la Federazione della Sx di Nichi Vendola. Vendola è un interlocutore privilegiato, serio, non populista. Stiamo lavorando assieme per un’unità a sx contro il male che è la frammentazione. La speranza è accelerare in questa direzione e non fare passi da gambero in nome del tatticismo politico.
L’Idv è speranza e la speranza non può essere tradita. Invece molti si stanno allontanando proprio in virtù di questo scollamento tra il dire e il fare. Non abbiamo bisogno di un partito che seleziona la sua classe dirigente solo con le tessere ma attraverso il coinvolgimento della rete, delle piazze che non possono essere strumentalizzate. Una svolta significativa al Congresso è stata l’elezione di Rudi Russo a coordinatore nazionale dei giovani che saprà mantenere il collegamento con quella piazza che sembra essere divenuta un ingombro. Un partito vero si deve fondare su un patto serio tra chi sta dentro e chi sta fuori in un costante rapporto rispettoso dei ruoli che poi altro non è che democrazia partecipativa.

da il Fatto Quotidiano

Il progetto Crescent

Viviana Vivarelli

Da non credere che il rampante De Luca sia stato mille anni fa un marxista-leninista. Del resto tutti i peggiori del Pdl vengono dalla sx estrema: Cicchitto, Bondi, Ferrara, Adornato, Confalonieri, Liguori, Frattini, Maiolo, Cazzola, Quagliarello, Teodori, Vito, Pera, Borghini, Guzzanti, Caparra, Pecorella.. Praticamente il Pdl è un covo di ex rossi e la parabola di De Luca lo porterà sempre più lontano dalla sx per approdare, giù lo vediamo alla corte di B. Citare le origini rossissime di De Luca oggi è una beffa. Il De Luca di una volta sarebbe allibito dinanzi al sindaco sceriffo di oggi, che dice dei suoi ex compagni del centro sociale “Se danno fastidio, li rado al suolo in un attimo”, che prende a calci i parcheggiatori abusivi, che manda i gregari a schiaffeggiare gli avversari, che terrorizza i vu cumprà, che sputa con strafottenza su un santo come padre Zanotelli e ghigna i denti davanti a Beppe Grillo, perché uno come lui gli eroi li teme, come fanno tutti i vigliacchi pieni di boria fascista.
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Paolo Flores d’Arcais

Il partito di Di Pietro poteva rappresentare un’illusione, chiude il suo primo convegno con una disillusione. Poteva essere il catalizzatore di una nuova opposizione, coerente e perciò efficace, intransigente e perciò realistica. Potenzialmente maggioritaria domani. Capace di raccogliere tutte le energie fortissime nella società civile, i frammenti della sx radicale, il vasto mondo dell’associazionismo laico, i no global, i grillini il mondo della Rete. (Questa candidatura brucia tutto)
Tutto finisce con l’ovazione di una platea che un quarto di secolo fa Norberto Bobbio bollò come sintomo inequivocabile della deriva antidemocratica di Bettino Craxi. Di Pietro rinuncia a diventare un leader e sceglie una fine da notaio, carriera non disonorevole ma decisamente superflua nel tragico precipizio in cui sta precipitando l’Italia.
De Magistris si era opposto a De Luca in Campania dicendo: “Per quale motivo dovrei sostenere una persona accusata di cose che contrastiamo ogni giorno?” ma non ha neppure provato ad opporsi, chiedendo un vero voto. Restano orfani gli elettori dell’IDv che dovranno organizzarsi autonomamente.
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Fausto Morrone

Fausto Morrone, candidato alle regionali per l’Idv, è uno dei maggiori oppositori di De Luca a Salerno: “Io non ho applaudito.-dice- I suoi capi d’imputazione non sono quelle sciocchezze che vuole far credere: ha favorito imprenditori, ha incentivato la speculazione, non è stato abbastanza vigile sulle infiltrazioni camorristiche. Capisco Di Pietro anche se dice di soffrire di gastrite, se De Luca in Campania serve a dare l’immagine di un csx unito, va bene così. Ma ad applaudirlo no, io non ce l’ho fatta”.
Molti viaggiano sullo slogan coniato da Di Pietro”Meglio De Luca che la camorra”
Ma è uno slogan veritiero? Tutti a Salerno sanno che nei mega-appalti salernitani delle opere grandiose di De Luca da 17 anni la camorra ci è arrivata e benissimo, in tutta tranquillità, persino capi delle cosche sono arrivati e non hanno fatto alcuna fatica ad aggiudicarsi gli appalti, per il semplice fatto che dal 1993 a oggi De Luca si è semplicemente “astenuto” dal fare le indagini anticamorristiche di rito. Il sindaco sceriffo così bravo a fare il prepotente contro migranti, santi, predicatori mediatici e vu comprà, con la camorra ha semplicemente chiuso gli occhi, permettendo lauti affari, affari, per di più, fatti privatizzando terreni pubblici addirittura demaniali e offrendoli alle più selvaggia speculazione privata, senza alcun rispetto per il territorio e le leggi che lo tutelano. Come fa oggi a giurare con grande faccia tosta che con lui la camorra non vita facile, quando a Salerno si è insediata in pantofole?

Fausto Morrone, che dal Pd è arrivato all’Idv, è sempre stato un avversario di De Luca, uno che si opponeva al gigantesco inceneritore da 600.000 tonnellate che De Luca voleva mettere a Salerno infischiandosene dalla salute dei cittadini e in cui voleva bruciare i rifiuti di mezza Campania. Morrone è arrivato a congratularsi con la prudenza di un cdx che aveva dimezzato il progetto e aveva detto no al De Luca che lo voleva dirigere sapendo che avrebbe gestito un patrimonio enorme. Ma era intanto partito il 1° appalto, già aggiudicato a un’impresa collusa con la camorra dei casalesi; poi un altro all’unica società che si era presentata ed era già stata rifiutata in precedenza; e dopo 3 anni ancora l’opera non era nemmeno partita. Perché la caratteristiche di questi enormi progetti è gestire somme gigantesche alla base, spartirsele poi farle morire. E perché poi queste opere sono sempre prive dei fondi europei? Forse perché l’Europa prima di dare questi fondi fa delle indagini preventive sulla criminalità organizzata?
Questo è il sindaco che spende solo in luminarie natalizie 3 milioni di euro (6 miliardi di vecchie lire) addebitandole tutte ai contribuenti. Grandioso, cinico e spregiudicato.
Nelle sue mani Salerno corre verso il dissesto, e intanto tutte le grandiose opere del sindaco faraone sono ferme.
Come ‘il più grande parco acquatico d’Europa’, una vera truffa, un po’ diversa da come De Luca la racconta, ma De Luca è uno che intortare i cittadini meglio di B.
Dice Morrone: “ Verrebbe da dire: aiutatemi a fermarlo! Ma il “coro” ti travolge festoso, incurante e temerario e tira diritto nel burrone.”
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Vincenzo De Luca è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso.

Fausto Morrone, ex segretario CGIL, così scriveva all’Unità nel 2008:
Io e tanti altri, 20 anni fa, siamo stati i più calorosi sostenitori della candidatura di De Luca. Pochi sindaci hanno avuto il privilegio di governare una città per 20 anni. E’ un periodo in cui un buon amministratore ti trasforma una città alla radice, sul piano economico, sociale, culturale, le dà una identità e un profilo netto di sviluppo.
La nostra città, in questi anni, invece, ha espulso sistematicamente chi vi era nato, poiché pochi palazzinari hanno avuto la meglio e perché i prezzi di acquisto e di locazione degli immobili sono divenuti insostenibili.
L’abusivismo in genere e quello edilizio in particolare si è moltiplicato, passando per la cementificazione di intere colline.
Le corsie preferenziali per gli autobus sono state rimosse, a beneficio della sosta dei commercianti, con conseguenze disastrose per il trasporto pubblico.
La raccolta differenziata è a una percentuale tra le più basse d’Italia (12%) ed è partita a Luglio scorso solo dopo il provvedimento impositivo del Governo.
Nel Consorzio dei rifiuti pare che il titolo preferenziale per l’assunzione sia l’essere pregiudicato, e non c’è quasi opera pubblica cittadina che non sia infiltrata da imprese in odore di camorra.
Allo stesso tempo si professa rigore e legalità contro innocui e sparuti immigrati o i parcheggiatori abusivi e i mendicanti solo di qualche parte della città.
Intellettuali e informazione fanno a gara per evidenziare queste “prodezze” ma non per segnalare la presenza massiccia della camorra nell’economia cittadina.
Da un’indagine statistica nazionale (Altroconsumo) Salerno risulta la città italiana con il più alto costo della vita, poiché non si è fatta una politica di insediamenti commerciali della grande distribuzione.
Con lo slogan di ‘Salerno Rimini del Sud’, si è dato l’assalto all’area industriale, con innumerevoli insediamenti abusivi e speculativi, facendo chiudere molte imprese che vedevano più vantaggioso vendere i terreni che proseguire la loro missione produttiva (Ideal Standard – Etheco – Ideal Clima – Toys – ecc.).
Ad oggi non c’è alcun avanzamento sul piano turistico, né è stato creato alcun attrattore.
Le opere pubbliche sono cantierizzate da 10 anni e ben lungi dall’essere portate a termine (Stazione marittima – Lungoirno – Cittadella giudiziaria – Metropolitana ecc.). Tutti gli investimenti produttivi promessi sono falliti perché consegnati nelle mani di faccendieri, tutti sotto inchiesta giudiziaria (Finmatica – Parco acquatico – Kingcom).
De Luca è diventato famoso per avere detto che lui gli immigrati “li prende a calci nei denti e il cielo stellato ce lo godiamo noi”, perché si è detto a favore delle case chiuse e del termovalorizzatore, per aver definito Maroni “il miglior Ministro degli Interni della storia repubblicana” e per aver dato il manganello ai vigili urbani.
Alle elezioni politiche, a Salerno, il Pd ha registrato un risultato al di sotto della media nazionale (28,80%) e la dx ha raggiunto la percentuale più alta dell’intera Campania (52,54%).
Come mai D’Alema e Fassino non hanno mai chiesto al Parlamento sulla distruzione di 250 intercettazioni telefoniche su De Luca? E anzi hanno votato perché avvenissero?
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Sottrazioni e spartizioni
Viviana Vivarelli

Di Pietro ha detto che ha esaminato i conti di De Luca e non ha trovato traccia che si sia intascato nulla. Frase ingenua! E quando mai dai conti in chiaro risultano fondi illeciti o imbrogli? E come è possibile che si tragga dai processi tutta la verità quando i capi del Pd si sono dati da fare per far cancellare 250 intercettazioni che dovevano essere portate come prova processuale?
Chiunque capirebbe che quando un sindaco in modo sfrenato privatizza fondi pubblici, e addirittura terreni demaniali fronte mare, per venderli alla speculazione privata e per di più per opere che attraggono enormi capitali che poi spariscono senza che l’opera arrivi a termine, c’è qualcosa che non va. Ai corrotti di Salerno basta attrarre forti capitali e promettere grandiosi progetti da spartire senza lavori effettivi.
E su De Luca c’era già un pentito di camorra (ora morto) che lo accusava. Certo se le intercettazioni non riescono a diventare prove giudiziali e si fanno passare leggi che le confessioni dei pentiti le annullano, diventa più difficile accertare se uno è onesto o meno.
In questo modo non si comportano certamente i sindaci più virtuosi.

I poster come Obama


L’affaraccio del Sea Park

Ma Di Pietro gliel’ha data un’occhiata a quella grande truffa del De Luca che è stato l’affaraccio del Sea Park, “Il più grande parco acquatico d’Europa”?
O gli è bastata l’autoassoluzione in diretta del sindaco di Salerno giustificatosi con la gran balla di avere aiutato dei poveri lavoratori a godere della cassaintegrazione?
Lo sapeva che non solo le prove telefoniche su De Luca sono state cassate ma il PM che indagava su di lui è stato allontanato da Salerno?

Dice Travaglio: “Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara a Bersani).Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici. Uno dei beneficiari dell’operazione fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici (sigh). I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco.
Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì ad avere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler.
De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di “riconversione industriale”, utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori. Al posto del parco marino, dice che nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise(finanza rossa emiliana +clan Cosentino).
La Pm Nuzzi chiede al parlamento l’arresto di De Luca e l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.
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Impariamo dagli abitanti dell’isola di Samso
Paolo De Gregorio

In Danimarca vi è un’isola grande 4 volte Ischia, che si chiama Samso, con 4.500 abitanti, in passato abbastanza povera, con un clima molto freddo e ventoso. Nel 1997, per iniziativa del sindaco che si è appellato ai cittadini, si è progettato di rendere l’isola autosufficiente energeticamente, con l’installazione di 21 rotori eolici (11 a terra e 10 in mare), con la bella novità di chiedere i soldi ai cittadini (15.000 euro a testa), più di tremila abitanti hanno aderito, diventando azionisti a tutti gli effetti. Anche il governo danese ha dato un contributo e l’iniziativa è partita. Oggi Samso è l’unica isola al mondo totalmente autosufficiente energeticamente e addirittura vende alla Danimarca il suo surplus di elettricità, trasmettendola con un cavo sottomarino.
Secondo me lo splendido risultato non è solo ecologico, ma riguarda un nuovo modo di produrre e distribuire la ricchezza. Se fosse stata una iniziativa capitalista di un privato o di una multinazionale, gli interi profitti sarebbero andati alla società costruttrice e la popolazione non avrebbe avuto alcun beneficio economico. Invece, un buon sindaco, la maggior parte dei cittadini, l’appoggio statale, hanno creato un blocco sociale capace di escludere i capitalisti dal proprio territorio, con la conseguenza di ottenere una ricchezza modesta ma diffusa, e la fine della emigrazione dei suoi giovani.
In tutto il mondo, oggi che ormai è chiaro che le energie rinnovabili sono il futuro energetico, la tendenza è quella di affidare e grossi gruppi, e dunque a grossi impianti, la produzione di energia pulita e questa ristrutturazione energetica sarà un affare colossale in cui si butteranno speculatori e mafie. Invece, il futuro potrebbe essere quello della microgenerazione diffusa, su tutto il territorio, senza monopoli, con piccoli paesi che fanno come a Samso, una public company, per produrre e gestire direttamente tutto il proprio fabbisogno. Protagonisti, azionisti, non sudditi. Certo vedendo, qui da noi quei farlocchi che si aspettano miracoli quando si scioglie il sangue di San Gennaro, viene qualche dubbio sulla possibilità di imitare i cittadini di Samso, che hanno deciso di affidare il loro futuro alla propria iniziativa, con capacità, partecipazione, serietà, onestà. Paolo De Gregorio
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I BURATTINAI DELL’ATOMO
Gianni Mattioli – Massimo Scalia (Il Manifesto)

Quando all’alba del giorno dopo l’insediamento dell’attuale governo B Scajola lanciò il grido di guerra del ritorno del nucleare non gli demmo peso più di tanto. Esultanti gli «orfani del nucleare», scontato l’applauso di Confìndustria e scontate anche le «marchette» che la grande stampa ha tributato all’evento (il pudore è sconosciuto quando ci si attendono robuste provvigioni per la pubblicità). Tutto da copione insomma, inevitabile quindi: «Che le cose si facciano o no, si faranno in ogni caso piovere un bel po’ di quattrini tra le aziende amiche…», un profezia invero modesta che lanciammo dalle ospitali colonne di questo giornale e che però ha avuto un qualche successo.
Ma le cose stanno oggi così? No, dopo l’accordo Sarkozy-Berlusconi – 4 centrali nucleari, i reattori Epr da 1600 Mw dell’Areva l’industria di stato francese – il clima è cambiato e il nucleare ha subito un’accelerazione vertiginosa.
Messi da parte i burattini, sono comparsi con sempre maggior protagonismo i burattinai. Oggi l’Enel, che con l’intesa franco-italiana ha messo le mani sul 12% dell’EdF, gioca alla grande una sua politica industriale e le sue strategie sul terreno internazionale; peraltro aveva iniziato già qualche anno fa con le centrali atomiche della Slovacchia. E dietro l’Enel, vampiri assetati di sangue, stanno l’EdF stessa e, soprattutto l’industria nucleare francese, Areva, che questi reattori Epr da qualche parte dovrà pur riuscire a piazzarli. E sì, perché in Finlandia il reattore di Olkiluoto, costruito da Areva e da Siemens, è oggetto di un contenzioso per i sovracosti di oltre un miliardo e mezzo di euro e i ritardi; in Canada il governo ha detto no all’offerta, che Areva aveva presentato nella gara, di 5 miliardi di euro per 1000 Mw ; in Cina il poco spazio sarà per gli Ap-1000 americani. E poi, ai primi di novembre, il comunicato congiunto – mai accaduto nella storia del nucleare – delle tre agenzie di sicurezza nucleare, quelle finlandese, inglese e pure la francese, per chiedere adeguamenti per il software per l’emergenza dell’Epr, allo stato attuale inaccettabile. Eh sì, perché è bene ricordarlo, anche se arrivati con trent’anni di ritardo rispetto alla «lezione» dell’incidente di Three Mi-les Island, questi reattori di «terza generazione avanzata» sono dei prototipi industriali da provare sul campo.
Allora, in un mercato mondiale del nucleare del tutto asfittico, non si può davvero perdere un’occasione come quella offerta da Berlusconi.
Allora Enel e EdF vanno a caccia di siti in giro per l’Italia, il provvedimento di attuazione del nucleare, in discussione alle Camere, mutua procedure, modalità e i tempi brevi della normativa francese.
Le Regioni si sono ribellate, prima per l’incostituzionalità del disegno di legge sul nucleare e poi emanando leggi regionali che bandivano il nucleare (Puglia, Campania, Basilicata)? Pugno di ferro e impugnazione delle leggi, perché sia chiaro che, alla faccia del federalismo da bar della Lega, e, peggio, del fatto che per la costituzione in questa materia lo Stato è concorrente e non protagonista delle decisioni, sarà il potere centrale di Roma a dire l’ultima.
Ma come, pronunciarsi nettamente contro, non è non pronunciarsi!
Quisquilie, il ddl di attuazione prevede in ogni caso la surroga del potere regionale e, se non basta la militarizzazione, si proceda con l’esercito.
È giunto il momento che i tanti comitati già da tempo sorti sui siti, e non solo, in tutto il territorio nazionale, si mobilitino e definiscano al meglio una strategia di lotta.
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Crisi: Colpevoli premiati e innocenti puniti, parola di Stiglitz

I governi varano misure di austerità per ridurre l’indebitamento. I mercati decidono che non sono sufficienti e speculano al ribasso sui loro titoli. Così i governi sono costretti a misure di austerità aggiuntive. La gente comune perde ancora di più, la grande finanza guadagna ancora di più. La morale della favola è: colpevoli premiati, innocenti puniti”. Il Nobel Joseph Stiglitz chiede “negli Stati Uniti come in Europa nuove regole per le banche. Devono finanziare le imprese produttive, non gli hedgefunds. Bisogna impedirgli di speculare”. Inoltre “bisogna imporre tasse molto alte sui guadagni di capitale. Oggi è più vantaggioso speculare che lavorare per vivere. Deve tornare ad essere il contrario“. Questo e altro a margine della Lectio Magistralis tenuta dall’economista in occasione della laurea Honoris Causa alla LUISS.
(da radio tre mondo)
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RIDIAMARO : – )

Ermete

Sì, Antonio, io ho sentito De Luca giurare che ha visto la Madonna e che adesso farà il bravo. Pensa, proprio l’altro ieri ho sentito anche B che giurava sui suoi figli che non farà più leggi per salvarsi, ma solo leggi che interessano tutti gli italiani. E D’Alema? Ci credi che ieri al bar mi giurava solennemente che era pentito di quella faccenda delle banche e che d’ora in poi si dedicherà completamente a progettare un partito di governo democratico, moderno e filoeuropeo? Non ci si crede, ma di questi tempi* tutti si stanno convertendo e giurano.
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Stefano

E che cavoli! Li vogliono solo loro i super inquisiti? Adesso c’è n’è uno dalla nostra parte dello stesso calibro. E’ come per la formula 1. C’ è stato un sapiente spionaggio. Loro avevano le minigonne? E noi ci abbiamo la marmitta smarmittata!
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http://masadaweb.org

13 commenti »

  1. Di Pietro non mi convince. Mi sembra perfino ingenuo quando dichiara che ha messo dei paletti e che ha fatto questo doloroso passo per contrastare i Casalesi e pare non accorgersi che sostiene altri … Clan, probabilmente non meno pericolosi. Se le persone non sono pulite non si possono appoggiare. Chissà cosa altro nasconde questo infido De Luca che, come niente, insulta Padre Zanotelli con la tracotanza dell’ ignorante. Che parla vecchio, che ha in spregio le persone e il territorio. Il Pd, poi, occorre lasciarlo al suo destino, alla sua deriva politica. Se si corre in suo aiuto, spinti pure da apparenti nobili cause non troverà mai la strada giusta per migliorare veramente, supposto che ne abbia ancora le capacità. Di Pietro aveva paura di non raggiungere il 51% ? Poteva con un atto di coraggio fare appello alla società civile che come sa è in grande movimento e, con uno scatto da vero nuovo politico, appoggiare un candidato sconosciuto ed estraneo da qualsiasi apparato. Oggi tutti coloro che appartengono ad un partito, sono troppo conniventi fra di loro: ora anche Di Pietro fa parte della brigata ! Per fortuna non voto in Campania altrimenti sarei costretta a stare sulla linea di Sonia Alfano “La scelta di appoggiare De Luca è un passo falso, non la condivido e pertanto non darò il mio contributo per una sua eventuale elezione”.
    Petra

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 10, 2010 @ 10:58 pm | Rispondi

  2. Vogliamo le solite TRASMISSIONI : ANNO ZERO, BALLARO’ REPORT PRESA DIRETTA, nessuna TRIBUNA ELETTORALE perchè ci danno fastidio ! Grazie !
    Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2010 @ 7:37 am | Rispondi

  3. Al Ministro Brunetta

    Gentile Ministro,
    vorrei una legge che disponga di:
    1 ) DIFENSORE CIVICO NAZIONALE (vedasi CIVICRAZIA di Avv. Giuseppe Fortunato dimessosi dalla Regione Campania)
    2) linea verde che si colleghi direttamente al Dif. Civico Nazionale che dia disposizioni immediate alle Regioni Province e Regioni che devono subito ubbidire !
    3) se il malcapitato ha avuto una diagnosi di “malattia per causa di servizio” non lo si deve accusare di essere pazzo ma si deve provveder a risolvere le ingiustizie da lui subite (abbassamenti di livelli, incombenze inadeguate alla professionalità etc )
    4 ) se negli anni il povero mobbizzato ha chiesto accordi a Assessori al Personale INEVASI devono esser subito accolti al meglio;
    5) mai ricorsi in APPELLO dell’Ente contro sentenze a favore del mobbizzato !
    6 ) Eliminazione di TUTTI I DIFENSORI CIVICI ATTUALMENTE NOMINATI perché inutili o collusi ed eliminazione dei loro uffici e dipendenti
    7) eliminazione delle Commissioni PARI OPPORTUNITA’ che non HANNO ALCUN POTERE NEL MARCIUME ESISTENTE NELLA P. AMM.
    8) si risolvano per prima i casi che hanno subito per anni e decenni delle persecuzioni con delibere , cause, e ricorsi in appello oltre che con VERGOGNOSI DINIEGHI DI ACCORDI RICHIESTI e ai quali la magistratura Penale ABBIA RICONOSCIUTO DI AVER SUBITO ABUSI DI UFFICIO ma “ prescritti dalla lunghezza delle cause civili in itinere. “

    Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2010 @ 7:39 am | Rispondi

  4. Cara Viviana,
    Questa volta permettimi di dissentire, almeno in parte, su alcune delle tue affermazioni.
    Non ti nascondo che anche io sono rimasto parecchio stupito e turbato dalla scelta dell’Idv, non credo che sia stata tutta farina del sacco di Di Pietro ma sicuramente lui ha fornito il sacco e la pala.
    Ora, quale sia il progetto politico dell’Idv non l’ho ancora ben chiaro e spero che qualcuno
    mi illumini al più presto ma credo che da parte di tutti si sia fatta una gran confusione tra aspettative, sogni e bisogni. Anche questo processo pubblico mi sembra forzato da una
    visione della politica molto bambinesca, perdonami il termine, dove esistono paladini e
    anfitrioni al posto di puttanieri e leccaculo.
    In Campania, anche Di Pietro ha dovuto ingoiare il rospo, vuoi per una logica di competizione elettorale che non lascia scelta se si vuole contare davvero, vuoi per una pressione interna nel suo partito dove una parte, a quanto pare consistente, si è messa di traverso. Considera quanto deve essere stata importante numericamente questa parte se è riuscita ad avere la meglio dell’altra con a capo De magistris, persona che stimo e apprezzo ma che anche lui ogni tanto si perde in discorsi fumosi e vaghi su compiti e ruoli.
    Questo cosa vuol dire, che dobbiamo considerare il 60% di Idv compreso il leader come una sorta di traditori? Diffido per natura delle schiene dritte e delle persone tutte di un pezzo. Sapevo che Di Pietro per fare tutto quello che di buono ha fatto, in alcuni frangenti ha dovuto scendere a compromessi e deviare la linea politico/morale quanto bastava per riottenere la strada preposta alll’obbiettivo.
    Sono perfettamente informato e a conoscenza dei subdoli meccanismi di questa piccola politica italiana moderna. Non credo che appoggiare un candidato oscuro in una regione allo sbando possa essere un peccato mortale, purtroppo le logiche della politica esigono numeri per contare a livello nazionale e regionale, il Campania sono mesi che si cercava da parte di Di Pietro una candidatura di sostanza civile da contrapporre a quella di Di Luca. Quanti, nella rete, sono caduti nell’errore di spingere De Magistris verso questa candidatura? Non è forse la logica dei tanto vituperati politici moderni quella di mettere la persona più in vista come catalizzatore di voti? Non si era detto mille e più volte che non era giusto sotrarre una persona importante da un ruolo importante solo per necessità elettorale? Appena arriva la bufera, anche noi, esattamente come i tanto sbeffeggiati “destri”, ci comportiamo irrazionalmente, di pancia.
    Ma con la pancia non si va da nessuna parte, bisogna avere pensieri e numeri.
    Illusorio credere che da domani si cambia perché siamo riusciti a far eleggere un consigliere regionale del movimento, è un sassolino, due, tre (spero tantissimi) ma pur sempre una ristrettissima minoranza invisa il più delle volte dalla stessa opposizione instituzionale.
    Quanti oggi sparano ad alzo zero su ADP e Idv, accusandoli di tradimento e voltagabbana, dovrebbero ricordarsi quanto è facile schierarsi su battaglie condivise ma quanto diventa difficile accettare decisione che, anche nella più pura delle democrazie, giocoforza calano dall’alto. Ti risulta che Grillo abbia fatto le primarie per scegliere?
    O che consulti qualcuno per decidere quale argomento trattare giornalmente sul blog?
    Quanti di noi arriva da delusioni di altri partiti? Credo tantissimi e allora perché prima si perdonava l’imperdonabile e si ingoiava la fuffa tutti i giorni mentre ora una decisione mette così seriamente in discussione tutto il castello. Vuol dire che questo castello è costruito in buona parte sulla sabbia, allora ben venga qualche colpo di vento.
    No, cara Viviana, non è Di Pietro ad avermi deluso ma le centinaia di persone che gli hanno sparato in faccia appena si è voltato a guardare da un’altra parte.
    Giudicare l’operato di anni di lotta e governo dell’Idv per una decisione controversa, minacciare non voto o strappi di tessere, insultare sui blog, sono una deriva pericolosa.
    “Noi siamo diversi da quelli di destra” riempie la bocca ma quando si tratta di masticare, non sazia.

    Con affetto e stima

    Silvano Rieder

    Commento di Silvano Rieder — febbraio 11, 2010 @ 9:47 am | Rispondi

  5. Sbaglia chi attacca De Luca sotto l’aspetto giudiziario (IdV) invece di mettere in evidenza l’aspetto politico. Ecco quello che scrivevamo il 1 gennaio di quest’anno: http://hopfrog.it/content/la-salerno-dei-casalesi

    Il 2010 si è aperto nel segno della continuità: De Luca, neo-principino elettivo di Salerno ha sparato subito le sue “palle” propagandistiche e populistiche.

    “Salerno è la città giardino che le persone provenienti da ogni parte d’Italia hanno potuto ammirare. Qui non ci sono rifiuti, non c’è la criminalità, non ci sono i Casalesi. Il prossimo anno brinderemo nella piazza sul mare più grande d’Europa perchè completeremo Piazza della Libertà. E l’anno successivo brinderemo con la nuova Piazza della Concordia e con la “Vela” alta 70 metri…. Un grande successo in un clima di serenità e sicurezza che ha prodotto anche un notevole beneficio per il commercio locale”.

    * Vi sono numerosissimi dubbi sulla gestione delle Licenze su esercizi commerciali che aprono, richiudono, cambiano gestione, evidentemente solo per riciclare denaro di dubbia provenienza (Casalesi?) . Ma sicuro sia una grande vittoria aver scelto di aprire invece il “Palazzo” ai “Casalesi”? E’ proprio li, infatti, che adesso governano determinando scelte al di fuori di ogni controllo sociale e politico! E’ li che, in cravatta e doppiopetto hanno già determinato la maggior parte delle scelte urbanistiche di questa Città distruggendo completamente il tessuto storico-sociale del Centro Storico (trasformato in un gran-bar all’aperto) sacrificando sull’altare della mera speculazione economica (Casalese?) storia, cultura e tradizioni di cui i nuclei familiari, i gruppi e le aggregazioni sono gli unici portatori (e non le strade pulite). Ed i “Casalesi” in Piazza festeggiano con i soldi pubblici anche la nascita del nuovo quartiere sul mare: perchè si tratta di questo, di una vergognosa, ignobile, volgare e distruttiva speculazione edilizia privata di cui la Piazza della Libertà ne costituisce il “giardino condominiale” ; * Per quanto riguarda invece i rifiuti, De Luca, gira l’ostacolo parlando di un diritto legittimo dei cittadini (quello di avere servizi decenti) come una grande vittoria ma, chissà perchè non parla dell’inceneritore che ormai sottrattogli da possibili speculazoni è diventato d’un tratto solo un peso ed un inutile strumento produttore di danni (anche il diritto a non essere avvelenati dovrebbe essere un diritto dei cittadini); * Sul commercio poi davvero si tocca l’apice, si camuffano dati e fatti. La politica commerciale di De Luca (fatta di alberi alti 70 metri e Luci – tipica da Paese dei Balocchi) è totalmente insufficiente anzi potremmo dire completamente assente! E’ una politica che ha determinato la proliferazione della Grande distribuzione a danno del cosiddetto “negozio sotto-casa” . Una politica che solo nell’ultimo anno ha fatto chiudere numerosissime attività (mentre molte altre stanno per chiudere i battenti) con inevitabili conseguenze sociali ed economiche disastrose. E’ poi oltremodo ridicolo continuare ad avere una “Zona Industriale” solo sulla carta quando tutta l’area è stata trasformata, da una politica dissennata, in una area commerciale che succhia solo il sangue al territorio portando i capitali prodotti nelle tasche di gruppi imprenditoriali che nulla hanno a che fare con Salerno e la sua provincia; * Le politiche sociali di questo “signorotto di provincia” sono poi completamente assenti e purtroppo questa situazione è ben nota a quanti si sono trovati o si trovano in condizioni disagiate, di bisogno o di assistenza. Ma questa per De Luca è una parte della popolazione che interessa poco: non partecipa alle feste, non può acquistare appartamenti in Piazza della Libertà e non andrà mai a spendere qualche centinaia di € nella grande vela salernitana. Saremmo davvero curiosi di sapere cosa intende fare per quella parte di cittadini costituita da famiglie monoreddito, disoccupati, situazioni in palese stato di disagio, marginalità sociale. Al momento le uniche azione intraprese sono state quelle di “multare” i barboni sul Lungomare (sic!); * Politiche del lavoro? La più fiorente industria salernitana è costituita dalle Società Miste ovvero della più scandalosa ed ignobile gestione politica del lavoro e dei lavoratori. Il nostro “furbetto, pur sempre di provincia” alle domande (per la verità timide di qualche sindacalista) ha risposto che “si opera nell’ambito della Legge”; In poche parole: le assunzioni sono pilotate? non vi sono criteri di trasparenza? i “Casalesi” della politica sono gli unici a decidere per proprio interesse personale o politico chi assumere? “Non prendetevela con me perchè in effetti la Legge lo consente” dice De Luca – ma in questa affermazione c’è una doppia bugia: 1. nelle Città “senza Vela” ma con alti livelli di vivibilità le Società Miste (orpello politico della 1a Repubblica) sono state eliminate proprio perchè carrozzoni politico-clientelari; 2. le Leggi (Regolamenti e Statuti) sono emanate dallo stesso Ente partecipante cioè dallo stesso Comune, cioè dallo stesso De Luca. * Libertà. Parliamo di una libertà diversa da quella che intende il “Principe” (ed i suoi scagnozzi), parliamo di una Libertà reale non quella che può essere usata sull’insegna di una Piazza. Di una Libertà dinamica e partecipata! Di una Libertà attuata anche attraverso la realizzazione degli strumenti necessari e fondamentali tra i quali lo Statuto Comunale che rappresenta la “Carta Costituzionale”, il “Patto sociale” tra i cittadini salernitani. A 20 anni invece dall’approvazione, il concetto di Libertà del Sindaco di Salerno, ci regala una perla speculativa chiamandola inopportunamente “Piazza della Libertà” ma impedisce e continua a non far discutere sul Regolamento di attuazione dello Statuto comunale. * Propaganda. Troppo facile e troppo semplice in un contesto culturale già ridotto ai minimi termini, costruire una realtà diversa per scopi speculativi, propagandistici (senza negare anche l’innata indole populistica-qualunquistica di De Luca). Siamo in presenza di uno Staff di professionisti della comunicazione che fanno e sanno svolgere appieno il loro lavoro mentre dall’altra parte abbiamo una massa ineducata alla lettura critica delle notizie e delle fonti di informazioni, cittadini distratti e confusi, disarmati davanti alle armi della comunicazione massificata. Sembra lo slogan di uno dei giochi “…ti piace vincere facile?” ed in effetti è proprio così.

    hopfrog

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:20 am | Rispondi

  6. Cara Viviana, mi meraviglio sempre più del fatto che qualcuno ancora si scandalizzi per la tipologia di candidati scelti dal PD !!

    Il PD non è un partito di sinistra e neppure più di centro-sinistra, ma proprio in tutto e per tutto un partito di destra !!

    Una destra , è chiaro, ammantata di buonismo ed edificanti propositi, ma costituita da un ceto politico analogo a quello Berluskoniano, asservito agli interessi ed al soldo dei poteri forti interni, della grande finanza internazionale e talvolta anche della criminalità organizzata !!

    I candidati messi il lizza non possono non essere che i De Luca e simili e affannarsi a cercare delle differenze o dei distinguo è puro esercizio retorico !!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:20 am | Rispondi

  7. invio un articolo a firma di Emanuele Macaluso, pubblicato nel Riformista del 14 novembre 2007. Il pezzo è straordinario e va “resuscitato”, soprattutto per le “straordinarie” dichiarazioni fatte da DE LUCA in un convegno napoletano, secondo quanto riportato dal Mattino del 12 novembre: “Io smonto i campi dei rom e me ne frego di dove quella gente va a finire. A Firenze li integrano? Io li prendo a calci nei denti, il cielo stellato ce lo godiamo noi”. Per finire in bellezza si è pure definito un “poeta della politica”. La gente ha la memoria corta e oggi De Luca si strofina con i Senegalesi.

    PERCHÉ DE LUCA NON STA CON STORACE?

    Mercoledì 14 novembre 2007

    Emanuele Macaluso Il sindaco-deputato di Salerno Vincenzo De Luca è un pezzo del Pd campano. Un pezzo perché vive in radicale contrapposizione con il presidente della Regione Antonio Bassolino. Se qualche buona penna avesse la volontà e la pazienza di scrivere un libretto sulle primarie e sui candidati alla segreteria regionale campana (tre per Veltroni) potremmo avere un interessante spaccato della vita politica del nostro paese. Il “Mattino” di lunedì scorso ha pubblicato un articolo di Chiara Graziani sul confronto svoltosi a Napoli in una sala del museo Angioino tra De Luca e il senatore dell’Udc Pionati che potrebbe star bene nel libretto. Il sindaco-deputato ci fa sapere che «morte le ideologie, i problemi non sono né di destra né di sinistra». E, esemplificando, ha raccontato che allo stadio «c’era accampata brutta gente. Io li ho buttati a mare». «Risate dal pubblico», scrive la cronista. E ancora: «Io smonto i campi dei rom e me ne frego di dove quella gente va a finire. A Firenze li integrano? Io li prendo a calci nei denti, il cielo stellato ce lo godiamo noi». Poi ci comunica che lui non è un «poeta della politica». Questo l’avevamo capito. Quello che non capiamo è perché non era a Roma con Storace e il Cavaliere.

    smart

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:21 am | Rispondi

  8. “Ferrero ha dichiarato: “De Luca è per noi improponibile, sia per le politiche attuate nella sua veste di amministratore locale, sia perché non rappresenta un segno di discontinuità con la gestione attuale della Campania. Così facendo il PD si è assunto la responsabilità di rompere la coalizione e di far perdere ulteriore credibilità alle forze che vogliono in Campania un cambiamento vero. Di fronte a questa situazione non staremo a guardare: chiediamo al PD di ripensarci trovando un candidato unitario. Altrimenti noi saremo impegnati a dare vita ad una vera coalizione di progresso aperta a tutti coloro che vogliono che la Campania cambi davvero”.

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:21 am | Rispondi

  9. Ferrero sbaglia perchè De Luca rappresenta invece un segno di discontinuità rispetto al passato, ovviamente in negativo anche rispetto a Bassolino e soci !!

    Qui siamo ormai in presenza di un uomo dichiaratamente di destra legato a doppio filo a quegli interessi e quegli ambienti, che in Campania fanno il bello ed il cattivo tempo e non molto lontani dalla criminalità organizzata !!

    La volontà di cambiamento quindi c’è , ma per consegnarsi mani e piedi, senza più intermediazioni, a quel grumo d’interessi che oggi vuol direttamente gestire la cosa pubblica a scopo di indebita appropriazione, se non di vera e propria rapina !!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:21 am | Rispondi

  10. Io credo invece che Ferrero valga non solo perché le sue idee sono prettamente di sinistra ma perché rappresenta il prototipo di un politico onesto, il quale proprio perché ormai quasi introvabile dovrebbe godere della massima stima. Tu sei uno scettico, io una idealista che non si arrende allo squallore dominante

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:21 am | Rispondi

  11. Ferrero è senzaltro una bravissima persona e quanto di meglio sappia oggi esprimere una certa sinistra extraparlamentare della seconda metà degli anni settanta.

    Oltretutto, e non è poco, ha iniziato la sua militanza come operaio della Fiat.

    Ma dubito francamente che abbia il pieno controllo della odierna Rifondazione, chi invece mena veramente le danze è la componente ex Pci (i famosi “cossuttiani senza Cossutta”) che fa capo al segretario organizzativo Claudio Grassi.

    Componente caratterizzata da grande sventolio di rosse bandiere, da grandi richiami al Pci di Berlinguer, ma nella pratica “governista” fino al midollo … ed oggi anche rafforzata dall’entrata, nella Federazione di Sinistra, del PdCi di Diliberto, di fatto sulle loro medesime posizioni …

    E comunque sostenitori irriducibili dell’alleanza, senza troppi se e senza troppi ma, col Pd.

    Poi, certo, De Luca era troppo anche per loro ….. c’è un limite a tutto ….

    Radisol

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:22 am | Rispondi

  12. Cara Viviana, forse ho esagerato con l’ironia, ma volevo in sostanza dire che Ferrero sbagliava a non vedere la discontinuità rappresentata da De Luca, nel senso che il PD con De Luca andrebbe a puntare su un personaggio ancora peggiore di Bassolino e soci e quindi diverso !!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:22 am | Rispondi

  13. PER SAPERNE DI PIù DI DE LUCA, DEI SUOI FATTI E MISFATTI VISITA:

    NODELUCAS’ BLOG: LA SINSITRA CONTRO DE lUCA

    http;//www.chideluca.wordpress.com

    Carlo

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2010 @ 8:22 am | Rispondi


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