Nuovo Masada

febbraio 6, 2010

MASADA n° 1084. 5-2-2010. De Magistris

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:47 am

Marcia delle agende rosse di Paolo Borsellino

De Magistris – Berlusconi in Israele – Candidatura Bonino- Deficit USA – Scajola contro le regioni antinucleariste – Migranti

Padre Sorge
A questo punto emerge con chiarezza il vizio intrinseco del berlusconismo, inteso sia come programma, sia come filosofia politica: la mancanza di senso dello Stato e del bene comune, da cui è affetto in radice, finisce col favorire la illegalità e mette a repentaglio la stessa democrazia. Ecco perché non si può più tacere. E’ un grave dovere morale aprire gli occhi di quanti aderiscono alberlusconismo in buona fede, soprattutto di quei cattolici che lo ritengono in linea con la dottrina sociale della Chiesa, solo perché ha approvato la legge sulla procreazione assistita, si oppone al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali o finanzia gli oratori“.
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Citazioni di Don Aldo

Eduardo Galeano
L’economia mondiale è la più efficiente espressione del crimine organizzato. Gli organismi internazionali che controllano valute, mercati e credito praticano il terrorismo internazionale contro i paesi poveri e contro i poveri di tutti i paesi con tale gelida professionalità da far arrossire il più esperto dei bombaroli”!

Populorum Progressio di Paolo VI
Avere di più, per i popoli come per le persone, non è dunque lo scopo ultimo. Ogni crescita è ambivalente. Necessaria onde permettere all’uomo di essere più uomo, essa lo rinserra come in una prigione, quando diventa il bene supremo che impedisce di guardare oltre. Allora i cuori s’induriscono e gli spiriti si chiudono, gli uomini non s’incontrano più per amicizia, ma spinti dall’interesse, il quale ha buon giuoco nel metterli gli uni contro gli altri e nel disunirli. La ricerca esclusiva dell’avere diventa così un ostacolo alla crescita dell’essere e si oppone alla sua vera grandezza: per le nazioni come per le persone, l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale.

L’ossessione delle crescita ha trasformato l’economia in una ideologia del dominio, ispiratrice della cultura del breve termine, dei tempi sempre più accelerati del produrre, consumare, inquinare, vivere. La teoria economica, che si è sviluppata in Occidente a partire dagli anni della modernità, è radicalmente incentrata su un’antropologia individualista. Il presupposto fondamentale sul quale l’economia si regge è infatti costituito dall’individuo il cui agire è finalizzato al perseguimento del proprio interesse egoistico ed è contrassegnato dalla competizione con gli altri.
In questo senso la nostra economia è una economia di guerra; perché oltre che fondarsi sulla produzione e sul commercio delle armi, fa della competizione tra gli uomini, e quindi della guerra tra di loro, la legge prima del proprio sviluppo….
Nel mondo globalizzato, purtroppo, non ci sono isole di salvataggio.
O ci si salva tutti insieme o ci si perde tutti insieme!
Aldo
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Sauro manda:
Se questo è un uomo
Massimo Granellini- La Stampa

B a Gerusalemme.
Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi
palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah?
Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare 50 clienti, trovando un
complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».
Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere
sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai
frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A
quel punto mi arrendo.
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DE MAGISTRIS
Viviana Vivarelli

D fronte all’ennesima candidatura in Campania di De Luca già implicato in due pesanti processi, e alle difficoltà di Di Pietro ad accoglierla, di fronte a un B che candida Casentino su cui pende un mandato d’arresto per camorra confermato dalla cassazione, Paolo Flores d’Arcais invita De Magistris a farsi carico della Campania con una lista che accolga anche il popolo viola, associazionismo laico, base Pd, Sinistra radicale, “grillini”, insomma la società civile che resiste. Ma De Magistris risponde di no.

“In queste ultime ore in molti, da più fronti e attraverso strumenti di comunicazione diversi, mi chiedono un atto di coraggio e di responsabilità: partecipare alla corsa elettorale per la regione Campania. E’ un attestato di stima e di fiducia che quasi mi crea imbarazzo, per via di quel sentimento di affetto che sento presente in questa richiesta. Una richiesta che sono costretto, con sofferenza, a declinare, proprio per il coraggio e la responsabilità che essa chiama in causa. Dico con sofferenza perché la Campania è una terra che amo, essendo la mia terra. Una regione difficile ma feconda, in cui il permanere di una politica paludata, fatta di collusione e connivenze trasversali, non ha azzerato la voglia di cambiamento politico della sua popolazione. I clan che comprimono l’economia e determinano la spesa pubblica delle amministrazioni, ma anche Saviano e la lotta a o’sistema. La disoccupazione e la mala-occupazione frutto del baratto infame fra ragioni elettorali e interessi personali, ma anche il sacrificio dei giovani nell’inventarsi un’alternativa e un futuro. Perciò merita una nuova classe dirigente, coraggiosa e responsabile appunto, che risponda al desiderio di rinnovamento e discontinuità. Sarebbe allora una prova di coraggio e responsabilità lasciare l’incarico di presidente della Commissione bilancio e il ruolo rivestito nel Parlamento europeo, a cui sono stato delegato grazie al voto di quasi 500mila elettori? Cosa ci sarebbe di coraggioso e responsabile nell’abbandonare una carica che ho promesso di svolgere al meglio davanti ai cittadini? Sarebbe nuova e sarebbe giusta una scelta di questo tipo, che vedrebbe riaffermata la solita vecchia pratica, così offensiva per la comunità, di chi chiede consenso per un impegno e poi tradisce questa promessa per imbarcarsi in un’altra avventura politica? C’è bisogno di trasparenza e onestà in Campania, creare un’amministrazione che faccia di questi aggettivi il senso della sua missione, rompendo con la tradizione della co-gestione clientelare del potere, con i pacchettari di voti che determinano la dirigenza, con l’intreccio di crimine e affari nella cosa pubblica. Ma per affrontare questa sfida, mi chiedo, posso scegliere di passare per il “voltafaccia” del mandato popolare, che ho ricevuto da chi mi ha votato come parlamentare europeo? Posso disattendere gli obblighi della Commissione per il controllo del bilancio, a cui credo come occasione per ristabilire un corretto utilizzo del denaro pubblico? Posso venir meno all’obiettivo di rendere europea la lotta alle mafie, alla loro infiltrazione istituzionale, al loro sfruttamento parassitario dell’economia e delle istituzioni? Credo di no, credo di non poterlo fare. Da politico sento di dover dimostrare credibilità e correttezza nei confronti dell’elettorato. Per la Campania continuerò ad impegnarmi, come sto facendo dall’Europa e in Europa, che non è affatto un esilio dorato, come molti detrattori sostengono, ma uno spazio politico in cui è possibile combattere per il futuro del proprio Paese. Lotto con il popolo in movimento in Italia. E il mio Paese, per me, è anche e soprattutto la Campania. Dal suo riscatto infatti, come da quello di tutto il Sud, dipende il destino di un’intera nazione.”

Blog di De Magistris
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Dal blog di Grillo
Intervista a De Magistris

“In Europa stiamo lavorando affinché i finanziamenti pubblici non finiscano più nelle tasche dei predatori delle risorse pubbliche, ossia di coloro che hanno preso i soldi, li hanno dati ai politici corrotti, a imprenditori che se li sono messi in tasca e dei professionisti loro amici, che hanno portato i soldi all’estero con le fiduciarie e che poi sono tornati anche nelle tasche dei partiti. Stiamo lavorando soprattutto per rafforzare il contrasto alle frodi attraverso un migliore funzionamento dell’Olaf, l’ufficio antifrode, abbiamo contatti diretti con la Commissione Europea affinché accresca la sua capacità di controllo preventivo e successivo, i segnali sono molto forti: faremo quattro missioni molto importanti in Grecia, Ungheria, Croazia e Italia dove andremo in Lombardia per verificare l’Expo, in Abruzzo per i fondi del terremoto e in Campania e in Calabria, due tra le regioni dove ci sono state le principali forme di massacro delle risorse pubbliche e delle risorse comunitarie. L’Italia è ancora maglia nera da questo punto di vista, però stiamo portando avanti discorsi importanti che renderanno più efficace il contrasto, anche attraverso l’entrata in vigore, speriamo nel più breve tempo possibile, della Procura Europea, cioè del PM europeo, sul quale sto lavorando anch’io, farò un grosso evento a maggio, perché il PM europeo si dovrà occupare, tra l’altro, di riciclaggio del denaro sporco, di lotta al terrorismo, di lotta alle mafie, di lotta alle corruzioni, di lotte alle truffe all’UE.

Il drenaggio delle risorse comunitarie è un sistema criminale in cui l’Italia eccelle, c’è un laboratorio criminale, o politico /criminale, politico /economico /criminale, come lo vogliamo chiamare, che opera non solo non nel Sud Italia, ma anche al Centro Nord. Questo si riscontra anche in altri Paesi: si stanno accertando fatti molto seri nei Paesi dell’ex blocco sovietico, mi riferisco in particolare alla Bulgaria, ma non solo, altri casi gravi sono stati riscontrati in Spagna, nella stessa Inghilterra, si fanno verifiche molto significative nello stesso Belgio, nelle istituzioni europee. Per es., la Corte dei Conti ci segnala violazioni gravi in materia di appalti, anche con riferimento agli edifici pubblici europei. Il problema della corruzione non è solamente italiano, ma è una emergenza europea e su questo sto cercando di dare – i primi segnali sono molto buoni – indicazioni e direttive molto precise alla Commissione che presiedo, in virtù della mia pregressa esperienza di magistrato, in cui mi occupavo di queste cose.

Ormai il crimine organizzato, le corruzioni, queste metodologie criminali superano i confini nazionali e non è più sufficiente l’intervento delle sole magistrature nazionali, anche perché accade che alcuni Paesi, come l’Italia, rendono sempre più difficili gli accertamenti di cooperazione con gli altri Paesi: basta vedere la vergogna dello Scudo Fiscale, che introduce il riciclaggio di Stato facendo rientrare denari illeciti dall’estero nel nostro Paese, il PM Europeo consente di investigare su alcuni crimini a livello europeo. Certo, è importantissimo che il PM Europeo sia indipendente, cioè non dipenda dai governi, non dipenda dalla Commissione e non dipenda dal Parlamento, ma sia autonomo e indipendente che dia garanzie assolute nel controllo della legalità a 360°.

Sto portando elementi, documenti e il fatto che le mafie siano un’emergenza europea, mondiale, che, attraverso le frodi europee, si sia creato un sistema criminale che mette insieme politici, imprenditori, professionisti e la mafia dei colletti bianchi. In Europa c’è una grande sensibilità su questi temi, io sono convinto che dall’Europa verrà un forte segnale di cambiamento, perché ce lo chiede la popolazione, i cittadini dell’UE chiedono un sempre maggiore contrasto alle frodi e alla corruzione, perché si tratta, in fin dei conti, dei denari di tutti i contribuenti dei 27 Paesi. Dobbiamo raccontare a tutti i cittadini non solo italiani il nostro lavoro.

Processo breve? No, amnistia veloce
De Magistris

Per salvare il premier dai tribunali, si massacra l’intero sistema giudiziario del Paese e si offende il diritto alla giustizia degli italiani. Il processo breve è un’amnistia veloce che ha come solo obiettivo quello di azzerare i procedimenti giudiziari di B, in primis quello Mills ma non solo. Mentre scenderà sulla società italiana un velo di impunità generale per cui non ci sarà giustizia per i risparmiatori Parmalat, per i cittadini milanesi che hanno pagato le consulenze d’oro del Comune, per i parenti delle vittime della strage di Viareggio, per i morti da amianto. Si polverizzano migliaia di procedimenti che riguardano i reati contro la P.A., i crac finanziari, le morti sul lavoro. Scenderà sul Paese una coltre di impunità generalizzata che contribuirà ad alimentare un sentimento di sfiducia verso lo Stato, mentre la magistratura e le forze dell’ordine perderanno il senso del loro sacrificio. La norma che vuole il giudizio entro 6 anni, con la scusante politica di voler garantire una giustizia dai tempi rapidi, si trasformerà in una clemenza di Stato verso i reati come falso in bilancio, bancarotta, corruzione, truffe. Con i colletti bianchi vicini a cosa nostra che la faranno franca grazie al decadere di accuse di cui si macchiano di frequente (corruzione, turbativa d’asta, fittizia intestazione di beni). Insieme a loro e alle mafie, sorriderà soddisfatta anche la nutrita corte di quegli imprenditori e manager che hanno speculato su pezzi interi dell’economia e della finanza, distruggendoli, e danneggiano i cittadini. Il fatto che la norma sia estesa ai reati contabili manderà al macero l’attività della Corte dei Conti con un danno erariale ancora non quantificabile nella sua potenzialità distruttiva: è ipotizzabile che il mancato incasso per lo Stato, frutto dei risarcimenti a cui sono condannati gli amministratori che hanno attinto criminosamente dalle casse pubbliche, sarà ingente. Assunzione di personale in modo clientelare, abusi edilizi coperti a fronte di pagamento, piani regolatori affidati a professionisti comprati: tutto annacquato, tutto dimenticato. La legge 231 relativa alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche delle società è svuotata di forza con sommo gaudio, solo per fare un es., della Impregilo (illecito profitto negli appalti dei rifiuti). Insomma un quadro devastante che dobbiamo al nostro presidente e ai suoi uomini, fra questi in particolare il senatore Valentino e il sottosegretario Castelli. Il primo è l’autore della norma sulla Corte dei Conti: un esperto, insomma, avendo un giudizio che pende su di lui davanti al tribunale contabile del Lazio per sprechi e consulenze quando era al ministero di Giustizia con…Castelli, guarda caso. Anche al sindaco Moratti le cose volgeranno in meglio. E l’elenco sarebbe lungo. Loro dicono che sia “migliorare la giustizia”, senza investire però un euro in mezzi e personale, senza pensare ad una riflessione su un codice di procedura penale ancora troppo complesso. Con una sola ossessione: l’impunità del capo.
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Condanna Mills
De Magistris

Il 25 febbraio si avvicina. Quel giorno sarà resa nota la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione chiamate ad esprimersi sulla sentenza di condanna decisa per David Mills, da cui originano tutte le notti insonni del Cavaliere. Non c’è dunque tempo da perdere, l’immunità giudiziaria va incassata il prima possibile. La sentenza della Cassazione va bruciata. La conferma della condanna dell’avvocato inglese per corruzione e falsa testimonianza, che sarebbero state compiute in favore di B, rischia infatti di inghiottire lo stesso premier. Per questo ieri la Camera ha dato il via libera al legittimo impedimento, riconosciuto al presidente come piccolo escamotage a scadenza (18 mesi) prima che arrivi il lodo Alfano in salsa costituzionale, definitiva pietra tombale sulla sua vicenda giudiziaria. Il legittimo impedimento è un provvedimento ad hoc e a scadenza che rende possibile il rinvio continuativo delle udienze, con pausa di sei mesi, per nobili impegni istituzionali. Basterà dunque avanzare, da parte della presidenza del Consiglio, un’autocertificazione dei motivi di Stato che spingono presidente e ministri a disertare i tribunali e, di fronte alla richiesta, i giudici dovranno pronunciare un’unica parola: obbedisco. Pochi giorni fa – e va ricordato solo per dare la misura di ciò che si sta realizzando nel Paese- era stata ventilata l’ipotesi di estendere questa facoltà anche ai coimputati del premier, ai viceministri e ai sottosegretari. Tradotto -e sempre per dare la misura di ciò che si sta realizzando nel nostro Paese- si tratterebbe, per esempio, di Fedele Confalonieri e Pier Silvio B, coimputati nel processo Mediatrade, oppure Nicola Cosentino e Guido Bertolaso, e tanti altri ancora che per motivi di spazio non si possono elencare. Il tentativo si è scontrato con l’alzata di scudi dell’opposizione, perfino dell’Udc, e il trapelato dissenso del Quirinale. Era troppo e il troppo stroppia, così B&Co hanno dovuto desistere. Qualcuno aveva anche fatto notare come questa “maglia larga” si sarebbe potuta tradurre in una condizione paradossale: se una figura governativa fosse coinvolta in un procedimento insieme ad esponenti del crimine organizzato, anche loro avrebbero avuto diritto a disertare il tribunale? Con quali motivazioni istituzionali? Marcia indietro dunque obbligata, meglio il progetto antico, più contenuto ma comunque efficace. Mentre si lavora per portare a casa tutto il resto: processo breve e lodo Alfano. Il trittico per garantire l’immunità di B è un totem irrinunciabile e l’accerchiamento della Giustizia, da tre postazioni diverse, non può subire rallentamenti. Il gioco delle tre carte deve portare a vincere la sola partita che interessa il Governo: la salvezza del Capo dalla legge.
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Candidatura Bonino
Viviana Vivarelli

Ho trovato aberrante e rischiosa la candidatura della Bonino nel Lazio, prova ulteriore che nel pozzo Ds non si è più in grado di scavare nomi decenti.
Pur avendo sempre sostenuto i diritti civili coi radicali, sarebbe stolto nasconderci che molte loro posizioni sindacali, giuslavoriste, economiche a ambientali sono totalmente all’opposto di quelle che dovremmo aspettarci da una sx che si rispetti, anche se i Ds hanno smesso da un pezzo di usare la qualifica di sx che hanno anche tolto dal loro logo, ma nei desideri degli elettori forse una sx esiste ancora e non trova sponde. Diciamo che la Bonino è l’opposto di Vendola e potrebbe spingere molti, specie lavoratori dipendenti, a scegliere la Polverini, malgrado le sue truffe immobiliari, o a non votare affatto.
Ma cosa sono oggi i Ds? I Ds oggi si trovano nella imbarazzante situazione di essere l’unico partito parlamentare che dovrebbe fare opposizione a una dx prevaricante e dissennata che marcia verso la monocrazia assoluta (Di Pietro è anche lui di dx, anche se almeno di una dx legalitaria e costituzionale, ma sull’ambiente, il nucleare, le privatizzazioni, gli OGM e la difesa dei beni collettivi Di Pietro è proprio all’asilo, anche se oggi sento che ha cominciato a opporsi al nucleare). I Verdi ormai si sono eliminati da soli. La sx radicale pure. E la sx arcobaleno, in cui nel 2007 ho sperato molto, è morta prima di nascere (possiamo ricordare che aprileonline nacque sulla sx arcobaleno e non sull’apologia di D’Alema? E che la linea D’Alema era proprio ciò contro cui combatteva e di cui vediamo oggi il fallimento?). Dov’è finito Mussi? E Giordano? Diliberto? Titti di Salvo? Rinaldini, Roccella, Salvi, Fava. Spariti?
E ora la Bonino..!? E’ una bestemmia sui fondamentali! Anche non sappiamo più quali siano gli attuali fondamentali dei Ds, dopo tante contorsioni e distorsioni.
I radicali hanno sempre difeso la grande impresa, le leggi del mercato, il nucleare, il neoliberismo e l’imperialismo americano e hanno sempre auspicato un ultraliberismo esasperato che in Italia significa solo schiavismo imposto da una impresa ormai cinica a parassitaria che rifiuterà in apparenza il pizzo ma accoglie ma protegge volentieri i capitali illeciti e mafiosi (vedi l’assenso sullo scudo fiscale).
I radicali hanno sempre attaccato i sindacati e la difesa del lavoro.
Perché non chiediamo alla Bonino: lo vuoi il nucleare? O le privatizzazioni di beni e servizi pubblici? Sei disposta a riconoscere valore alla difesa sindacale del lavoro? Pensi ancora che lo statuto dei lavoratori sia da buttare nel cesso? E che la CGIL sia parte di una feroce ‘trimurtìdel Male? Qual’è la tua posizione su sanità, infrastrutture, sviluppo e energie, l’acua pubblica, la raccolta differenziata, gli incineritori?
Finora a qualcuna di queste domande la Bonino ha reagito balbettando o esimendosi da risposta! Ad altre domande ha dato risposte poco credibili, come le centrali nucleari che fino a ieri ha difeso, e che oggi dice di rifiutare “perché i costi sono superiori ai ricavi”: Solo per questo?
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Obama: gravi difficoltà di bilancio.Finanziaria da 3.800 mld dollari

“Un decennio di spese sregolate ha lasciato gli Stati Uniti profondamente indebitati”. Lo ha detto il presidente Obama annunciando previsioni 2010 di un deficit record di 1,556 miliardi di dollari, pari al 10,6% del Pil, contro i 1.410 miliardi del 2009. Il budget 2011 riflette le “gravi difficoltà” del Paese, ha aggiunto Obama che ha presentato così la nuova legge di spesa da 3.800 miliardi di dollari.
I soldi dei contribuenti non sono “soldi del Monopoli”: con queste parole Obama ha presentato il budget 2011 chiedendo all’America di stringere collettivamente la cinghia facendo quel che fanno milioni di famiglie, “risparmiando dove si può, per comprare quel di cui c’è bisogno”. Tra i tagli più spettacolari spicca quello dei programmi Nasa con cui il suo predecessore Bush voleva riportare l’uomo sulla Luna. E perfino il bilancio della Difesa da 700 miliardi di dollari, reindirizzati da un Pentagono multitasking alla lotta contro nuove minacce come il terrorismo e le cyberguerre, non è esente da risparmi “di buon senso” come i 2,5 miliardi di dollari che finivano nelle tasche della Boeing per la costruzione di cargo C-17 diventati inutili.
La manovra penalizza anche un centinaio di programmi nei bilanci di agricoltura, commercio, sanità, casa e giustizia, che però iscrive tra le voci di spesa 73 milioni di dollari per i processi ai detenuti di Guantanamo negli Usa e 250 milioni di dollari per la requisizione di un supercarcere in Illinois dove altri detenuti ora a Cuba potrebbero essere trasferiti. La chiusura di Guantanamo, oggi sempre più improbabile, era stata una delle promesse del presidente all’indomani dell’insediamento.
Il presidente ha attribuito a “un decennio di mani bucate” la colpa di una nazione in ‘profondo rosso’ e ha elencato una serie di progetti che gli sarebbero stati a cuore – il recupero ambientale di edifici abbandonati ad esempio – di cui ha chiesto l’eliminazione chiedendo a Capitol Hill di fare altrettanto. Tra le voci di spesa ci sono invece 33 miliardi di dollari aggiuntivi per il 2010 per i rinforzi in Afghanistan, 159 miliardi di dollari per il comparto Afghanistan/Pakistan nel 2011, 54 miliardi per nuove centrali nucleari, 28 miliardi di dollari di aiuti alle scuole.
Il budget 2011 fa salire di cento miliardi il deficit a 1.600 miliardi. “Non siamo in grado di abbassarlo da un giorno all’altro, ma bisogna fare quel che possiamo per creare occupazione”, ha detto Obama anche perché uno dei pilastri su cui si basa la riduzione del deficit di qui a dieci anni è una ripresa del gettito fiscale basata sul ritorno degli americani al lavoro. Un altro pilastro sono gli introiti che arriveranno lasciando scadere dopo quest’anno i tagli alle tasse riservati dall’amministrazione Bush alle famiglie con reddito oltre i 250 mila dollari all’anno: per tutti gli altri Obama ha proposto di estendere gli sgravi ‘sine die’.

www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo472809.shtml
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Don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi, sul sito
www.peacelink.it/paxchristi/a/31148.html denuncia la “pesantissima banalizzazione” e la svendita totale del senso democratico di B nella sua visita in Israele.

Liquidazione totale

Il Presidente del Consiglio Silvio B ha attuato ieri una liquidazione totale delle speranze di pace in Terra Santa. Una pesantissima banalizzazione del processo di pace e un’irrisione delle Nazioni Unite che rischiano di trascinare l’Italia fuori dal consesso dei Paesi e delle Istituzioni internazionali che tessono da anni il faticoso cammino della pace.
Affermando che è stato giusto il massacro su Gaza, ha liquidato il lavoro prezioso e oggettivo svolto dalle Nazioni Unite nel monitorare un inaudito massacro di civili, la distruzione di migliaia di case, scuole, ospedali attraverso l’uso di armi illegali. Possiamo ancora ritenerci parte degli organismi internazionali, in primis dell’Onu?

Asserendo di ‘non aver visto’ il Muro dell’apartheid che circonda Betlemme, ha vergognosamente liquidato il pronunciamento fatto nel 2004 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ne ha condannato la costruzione evidenziandone le terribili conseguenze umanitarie. Può il Presidente del Consiglio arrivare a un livello così insopportabile di irresponsabilità?
Definendo più volte Israele come “Stato ebraico, libero e democratico”, ha liquidato quel milione e duecentomila cittadini dello Stato d’Israele, che ebrei non sono, e che vedono ogni giorno calpestati i loro diritti. Come proclamarsi insistentemente “amici di Israele” quando non lo si esorta ad essere veramente uno stato democratico?
Identificando come antisemita chiunque si opponga alla politica di occupazione, di umiliazione e di disprezzo di qualsiasi Risoluzione Onu da parte dello Stato d’Israele, ha liquidato e denigrato le sofferenze patite da migliaia e migliaia di palestinesi, in spregio a quanti, israeliani, palestinesi, uomini e donne di ogni Paese, si battono insieme alla ricerca di una pace giusta, fondata sul rispetto delle leggi internazionali.
Davvero non ci possono essere i saldi della pace.
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NON HA VISTO IL MURO
Raniero La Valle

B è andato in Israele con mezzo governo per fare affari e promettere che non ne farà più col nemico iraniano. Diligentemente è andato a visitare il museo della Shoà, scrivendo un’apposita frase che attesta il suo orrore per quella ignominia. Poi dall’hotel King David dove con il suo seguito occupava una “suite regale” con altre 170 stanze e vestiva un accappatoio bianco con su scritto a lettere d’oro “Silvio B”, si è spostato alla Knesset per dire che Israele è la migliore democrazia del mondo e che bene ha fatto a punire i palestinesi con l’operazione “Piombo fuso” e con il massacro di Gaza, nonostante la condanna ufficiale dell’ONU da cui l’Italia del resto già si era dissociata votando contro di essa.
Tutto questo il nostro presidente del Consiglio ha fatto nel giorno in cui a Roma alla Camera faceva votare dai suoi devoti la legge-beffa che, unica nelle democrazie dell’Occidente, sancisce la legittima latitanza sua e dei suoi ministri dalle aule giudiziarie nelle quali fossero processati anche per i più gravi reati; una legge così ingegnosa (si raffina con il ripetuto esercizio l’arte di Ghedini) che questa latitanza non ha nemmeno bisogno di essere consumata all’estero, come almeno fece Craxi, ma può essere meramente figurativa e vissuta allegramente in Italia.
Nello stesso giorno B si trasferiva nei Territori occupati per una doverosa visita all’infelice Abu Mazen. Per passare da Israele nei Territori bisogna imbattersi nel Muro che sigilla i palestinesi nel loro “apartheid” e sfregia la Terra santa e la stessa Gerusalemme. Ma ai giornalisti che gliene chiedevano le impressioni lo statista ha detto di non averlo veduto, occupato com’era a riordinare le idee per l’incontro con l’Autorità palestinese. Ma non si può avere alcuna idea da scambiare con i palestinesi, se non si vede il Muro, che è come la trave ficcata nel loro occhio. Non vedere il Muro che è la più imponente opera edilizia della regione (è alto 12 m), è come andare in Egitto e non vedere le piramidi, è come essere andati nella Germania divisa e non aver visto il Muro di Berlino, è come essere andati ad Auschwitz senza aver visto il cancello con la scritta sul “lavoro che libera”.
Non vedere il Muro che uccide la Palestina e ghettizza Israele è come non vedere gli operai licenziati di Termini Imerese che salgono sui tetti, o quelli dell’Alcoa, o i disoccupati e i cassintegrati che assediano palazzo Chigi, per proteggere il quale il centro di Roma si è trasformato in un bivacco della polizia.
Non vedere il muro che da Nazaret impedisce di andare a Betlemme, e da Gerusalemme blocca la strada per Emmaus, è come non vedere che c’è la crisi economica che si abbatte su milioni di famiglie, e dire che tutto va bene, basta dare qualche condono ai ricchi che evadendo le tasse hanno messo le mani in tasca agli italiani poveri.
Non vedere il Muro che modernizza la Terra promessa è come non vedere altri monumenti della modernità: lo Stato di Diritto, il Cesare Beccaria dei delitti e delle pene, la divisione dei poteri, la funzione della magistratura, l’universalità della legge penale, l’eguaglianza di tutti davanti alla legge.
Non vedere il Muro oltre il quale è ricacciato l’intero mondo arabo e islamico vuol dire rovesciare la politica estera italiana che ha intessuto legami e gettato ponti in tutto il Medio Oriente; significa distruggere l’immagine dell’Italia che per decenni ha compiuto il miracolo di praticare l’amicizia con Israele senza rompere la solidarietà con i palestinesi; significa ignorare che il Parlamento italiano votò a suo tempo per l’ingresso non del solo Israele, come oggi vorrebbe B, ma dei due Stati della Palestina e di Israele nella Comunità europea, intesa non come una fortezza per lo scontro con gli arabi, ma come uno spazio in cui le frontiere si abbassano e Israele e Palestina potessero vivere insieme come Stati indipendenti e sovrani, non confusi ma non divisi nel godimento dello stesso territorio.
Non vedere il Muro che umilia i palestinesi vuol dire andare da loro a promettere non la libertà, ma un po’ di soldi di un ipotetico “piano Marshall” per un impossibile “benessere”.
Il primo ministro Netanyau ha detto che Israele non ha un altro amico pari a B in tutta la comunità internazionale. Povero Israele. Se amico di Israele è chi non vede il Muro, allora vuol dire che Israele vive nella irrealtà, in un mondo che non è quello vero, in un mondo dove non c’è nessun altro che lui, un mondo che esiste solo nel sogno di chi è senza ragione. Questo sogno è molto pericoloso. Se ne può morire. E quello di far entrare il solo Israele nella Unione europea, per meglio combattere tutti insieme l’Islam, non è un sogno, è un incubo.
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Cattiverie
Paolo De Gregorio

Paolo Flores d’Arcais, a proposito della candidatura del plurinquisito De Luca nella regione Campania, parla di oscar della stupidità politica, attribuendolo a D’Alema, visto che il candidato è di stretta osservanza dalemiana. Visto che D’Alema stupido non è, la cosa manca di logica. Invece, i conti tornano se consideriamo D’Alema come Napolitano, infiltrati, che hanno fatto più danni alla sinistra dall’interno, di qualsiasi strategia della destra. Infatti il brillante risultato del loro lavoro è stato quello di trasformare un partito di classe in uno liberale. Ci hanno dedicato 30 anni, ma ci sono riusciti! I padroni e la destra ringraziano.
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Scajola contro le regioni antinucleari

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono la costruzione di centrali nucleari nei loro territori. E’ quanto si apprende da fonti del governo. Per realizzare “l’ambizioso obiettivo” del governo di produrre il 25% di energia dal nucleare servono 8-10 centrali operative nel 2030, aveva sottolineato il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Nobuo Tanaka, in occasione della presentazione del rapporto 2009 per l’Italia. L’attuale governatore della Puglia Nichi Vendola, ricandidato dal Pd, pochi giorni fa ha promesso battaglia contro le centrali nella sua regione: “Saremo una barriera umana che neppure i carri armati potranno bucare”. Politicamente, aveva detto, l’atteggiamento del governo è “il più brutale ritorno a un centralismo persino autoritario”, con il decreto sulle centrali che “prevarica le autonomie locali e gli enti territoriali”. Ma la Puglia “è una regione dove i cittadini non portano l’anello al naso”.
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Servizio militare. Lo sapevate che…?
Viviana Vivarelli

Nello stato di Israele per gli uomini il servizio obbligatorio di leva dura 3 anni, anche le donne devono prestare il servizio di leva per 20 mesi. Il servizio militare è obbligatorio e non prevede l’obiezione di coscienza né un servizio civile sostitutivo. Negli ultimi anni in Israele ha preso piede il fenomeno dei refusnik, militari che ha rifiutato di effettuare sol servizio nei territori palestinesi occupati da Israele. In seguito il fenomeno è andato allargandosi ad un numero sempre maggiore di ragazzi.
A seguito del servizio obbligatorio, gli uomini israeliani diventano parte delle forze di riserva dell’IDF e solitamente sono tenuti a servire per parecchie settimane ogni anno da riservisti, fino ai loro 40 anni.
Sempre in Israele chi studia a tempo pieno nelle istituzioni religiose può ottenere un rinvio della leva; la maggior parte degli ebrei Haredi estendono questi rinvii fino a raggiungere un’età in cui sono troppo vecchi per la coscrizione. Israele non ha una legge sull’obiezione di coscienza. Sono esonerati i pacifisti dichiarati solo se giudicati tali da una speciale commissione non militare e le donne che si dichiarano religiosamente osservanti. I refusenik sono coloro i quali rifiutano di prestare servizio per motivi politici legati all’occupazione della West Bank. Vengono giudicati dalla Corte marziale e rischiano pene detentive fino a un massimo di 3 anni.

In Italia la leva obbligatoria non esiste. I soldati di truppa dell’Esercito sono suddivisi in volontari in ferma prefissata (da uno a 4 anni), volontari in ferma breve (da annuale a triennale) che arrivano sino al grado di primo caporalmaggiore, e volontari in servizio permanente, provenienti dalla ferma breve o prefissata e ricoprono dal grado di primo caporalmaggiore a quello di caporalmaggiore capo scelto.
Quello che sta avvenendo è simile a quanto avvenne nell’esercito nella crisi dell’impero romano. L’esercito cessa di essere formato da cittadini che difendono Roma e si privatizza sempre più sostituito da truppe formate da volontari pagati e mercenari stranieri. Lo stesso nell’attuale America.
In Italia la leva obbligatoria è durata 144 anni ed è stata abolita nel 2005 ma era stata sospesa già dal governo Amato nel 2001. Per cui abbiamo adesso un esercito di soldati professionisti che costano allo Stato il doppio di quanto costava prima un soldato di leva obbligatoria e questo ha fatto sì che in molte armi si parli dell’ipotesi dal prossimo anno di un ritorno al servizio militare obbligatorio con cui lo stato dimezzerebbe le spese.
A questo si contrappone la recentissima privatizzazione delle armi della difesa che grazie a La Russa sono state con una veloce legge in Finanziaria trasformate in una società per azioni.
Per cui magari in futuro vedremo l’atroce paradosso di giovani italiani obbligati a combattere in guerre organizzate da Finmeccanica e dal ministro della difesa per i guadagni di un azionariato privato.
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Mariapia manda
The waste land
Sandra Bonsanti

È difficile non inorridire davanti all’immagine dell’uomo in fuga, del cacciatore che insegue, dell’umanità calpestata, dei diritti traditi.
È impossibile non ribellarsi alle spiegazioni facili e assolutorie. La verità fa male e lo fa tanto più in questa epoca di eterne sconfitte della legalità e della moralità, della coscienza civile degli italiani.
La verità è che la classe dirigente del nostro paese ha accettato da tempo di convivere con la realtà di terre totalmente sottratte al controllo dello Stato e abbandonate al potere delle mafie locali e internazionali. Per utilità, per convenienza, per calcolo, per indifferenza, per paura, per difficoltà a risolvere i problemi, dunque anche per ignoranza e incompetenza.
Penso con rabbia ai milioni di euro stanziati dall’Europa per progetti di sviluppo, non spesi perché o i progetti non sono stati fatti, o sono stati giudicati inadeguati, o addirittura inutili. Fondi rimasti inattivi da qualche parte, soldi che potevano finanziare imprese, sviluppo, scuole, centri di accoglienza, formazione, ricerca e cultura. Il futuro.
È solo un aspetto del problema immenso che oggi la comunità deve fronteggiare. Ma un aspetto che ci aiuta a capire quanto siano enormi gli interessi che si stanno muovendo in queste ore, quanto sia oscuro il potere che si agita e prepara, a suo modo, le elezioni regionali. Ci aiuta a capire anche quanto siano inadeguate e parziali molte delle analisi che oggi leggiamo, soprattutto quelle ufficiali della maggioranza di governo.
Ma non solo. Se fosse esistita una opposizione, avremmo visto leader politici mobilitarsi con qualche forma di presenza sul territorio e di analisi, esprimere un giudizio, fare una proposta, non tanto per il gusto di accusare l’incapacità di questo governo, ma per prendere atto onestamente che la sconfitta della legalità e della coscienza civile non spunta dal nulla: tutti sapevano tutto o quasi tutto ma nessuno ha scelto di fare della riscossa del sud (e di conseguenza del resto del Paese) la priorità politica di questi anni. Come se un Paese dilaniato fra un Nord ammaliato dalla Lega e un Sud abbandonato alla ‘ndrangheta possa sperare davvero di avere un futuro.
Si dice che tanto non c’è niente da fare. Libertà e Giustizia è stata in Calabria con una sessione della scuola di formazione politica e ci tornerà, anche perché lo promettemmo ai ragazzi che parteciparono. Il primo punto è dunque: esserci. Ce lo chiedono gli amici della Calabria, insieme alle associazioni che non si danno per vinte, ai preti coraggio, ai cittadini che soffrono e si ribellano.
Il secondo punto, però, è quello della buona politica: non c’è futuro per la Calabria, la Campania, la Puglia, la Sicilia se lì più ancora che altrove non si praticherà la buona politica: senso dello Stato, trasparenza, competenza, moralità. Serve sostituire chi non ha saputo o non ha voluto “governare”. Servono procedure limpide nella scelta dei candidati, serve il coraggio della legalità.
Anche per questi motivi è davvero incomprensibile a molti di noi il meccanismo della scelta dei candidati a governatori da parte del Pd. Nichi Vendola è stato una delle poche novità politiche di questi anni, ci risulta che sia stato anche un amministratore competente e dedito totalmente al suo incarico: perché non sostenerlo?
E perché le decisioni e le non decisioni che prende il vertice del Pd stridono così fortemente con i sentimenti di quelli che lo hanno votato?
Qualcosa è davvero cominciato negli anni novanta del secolo scorso: un declino sempre più grave della classe dirigente del Paese (politici, giornalisti, imprenditori, professionisti…), tanto più grave, ovviamente, per coloro che aspirano a governare e per questo cercano il voto degli elettori. Al declino ha corrisposto una sorta di blindatura nei confronti di energie nuove destinate al naturale ricambio. Questa classe dirigente, spesso per incapacità e amore del potere, ha permesso il degrado delle Istituzioni (un Parlamento che non ha alcun potere), lo squilibrio tra i poteri dello Stato, il consolidarsi di una “Costituzione materiale” intrisa di interessi privati e nemica dell’uguaglianza dei cittadini. Ha disegnato un Paese senza futuro, venato di razzismo.
Chiedeva T.S.Eliot: “Quali sono le radici che si afferrano, quali rami crescono da queste macerie di pietra?”
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Referendum per l’abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari

Elettori 45.869.897
Votanti 29.862.376, 65,1 %
Astenuti 16.007.521, 34,9 %
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.984.110, 80,6 %
RISPOSTA NEGATIVA 5.059.819, 19,4 %
Totale 26.043.929
Voti non Validi Totale 3.818.447, 12,8 %
Schede Bianche 2.536.648, 8,5 %
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2 – Referendum per l’ abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari

Elettori 45.870.230
Votanti 29.871.570, 65,1 %
Astenuti 15.998.660, 34,9 %
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.618.624 , 79,7 %
RISPOSTA NEGATIVA 5.247.887, 20,3 %
Totale 25.866.511
Voti non Validi Totale 4.005.059, 13,4 %
Schede Bianche 2.654.572, 8,9 %
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Paolo R

“È CROLLATO ECONOMICAMENTE, IL PONTE DI MESSINA”
Dal sito di Terranews.it

“LA CORTE DEI CONTI BOCCIA IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA”. Dopo anni di battaglie degli ambientalisti, arriva ora il suggello della massima magistratura contabile che demolisce punto su punto i pilastri progettuali dell’infrastruttura. Sotto accusa i costi elevatissimi, la fattibilità tecnica e la compatibilità ambientale. Ma andiamo con ordine. La Corte dei Conti ha innanzitutto ricordato che la spesa per l’opera, risultante dall’importo previsto nel progetto preliminare approvato nel 2003, ammonta a 4,68 miliardi di euro ma che nell’Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013 l’importo per il ponte sullo Stretto di Messina è indicato in 6,1 miliardi (la stessa cifra è indicata nel Dpef 2010/2013).
Conti alla mano, un aumento di oltre 1,5 miliardi. Sotto accusa della magistratura contabile anche le stime del traffico, formulate nel 2001 e che oggi «potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica». In due parole: bisogna rifare tutti i conti. «Solo un’adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi che graveranno sui capitali presi a mutuo».
Riguardo alla fattibilità tecnica, la Corte segnala che «il modello progettuale infrange ogni primato sinora esistente: rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaiky con una campata unica di metri 1.991,quello sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300».
“AMMAZZA Ohhh!!! CHE VOLPI ABBIAMO IN ITALIA”, manco sanno fare i conti del salumiere e poi pretendono di sapere gestire l’economia nazionale, “TANTO PAGA PANTALONE”.
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“Acqua rubata”
domenica sera, 21.30, rai Tre

Il parlamento 3 mesi fa ha accelerato il processo di privatizzazione della gestione dell’acqua e ha imposto agli enti locali di metterla a gara. Regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige e centinaia di comuni e province oggi gestiscono direttamente il sevizio idrico e forniscono un ottimo servizio ai cittadini. Milioni di italiani rischiano di non poter godere più di un servizio efficiente ad un prezzo equo.
In alcune regioni e province, società private hanno già da anni mano libera per la gestione degli acquedotti. Presadiretta” ha toccato alcuni punti dolenti: ad Agrigento, con le tariffe più costose di Italia, l’acqua arriva a singhiozzo appena qualche ora ogni settimana; ad Arezzo, le bollette sono molto salate (terze in Italia) e gli investimenti dell’azienda che distribuisce l’acqua sono sotto la media nazionale; ad Aprilia il consiglio di stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell’acqua.
E mentre in Italia si spinge sulla privatizzazione, in Francia si sta andando nella direzione opposta: il comune di Parigi ha deciso, a 25 anni dalla privatizzazione, di riprendersi la gestione dell’acqua.
ACQUARUBATA affronta anche l’annosa questione delle “acque minerali”: un’acqua letteralmente “regalata”: le società che producono e imbottigliano acqua minerale pagano alle regioni canoni ridicoli per l’utilizzo delle sorgenti.
E’ giusto e sensato che a decidere la gestione e l’utilizzo dell’acqua, un bene essenziale per la sopravvivenza, sia una società che ha l’obbligo di guadagnarci sopra?
Domenico Iannacone, Danilo Procaccianti, Vincenzo Guerrizio e Riccardo Iacona.
..
Sono tornati a Rosarno i migranti pronti a essere fatti schiavi negli aranceti.
Della grande operazione pulizia di Maroni restano solo le tracce delle due fabbriche distrutte dalle ruspe che offrivano un tetto ai disperati.

“I MIGRANTI”

I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
Li accompagnano venti diversi
che soffiano con dolcezza o rabbiosamente
mentre il respiro e’ affannoso
le mani protese verso radici profonde e millenarie
lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi.
I migranti si muovono su un palco
dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica
che non vuole protagonisti ma solo comparse
smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli

ma sostenute da ponteggi d’argilla.
I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura:
come il sorgere ed il tramontare del sole
il cielo stellato
il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine.
I migranti sono i nomadi.
Io, come te, sono un migrante
o lo erano i tuoi avi

i miei avi
o lo saranno generazioni future.
Sono la gente che supera le colonne d’Ercole.
Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli
che non divennero migranti perché furono derubati, umiliati, assassinati.
I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra
gocce d’acqua che inventano gli oceani
e le lagrime
e il sudore
e sorgenti

e fiumi e laghi che nessuna diga puo’ contenere.
Il filo spinato eretto dai nemici dell’umanità e i loro lager
sono solo l’impotenza dei vigliacchi.
I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli.
I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci
che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrita’:
sciacalli senza onore
avvoltoi senza ali e senza coscienza

codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro.
Niente e’ più meraviglioso di un migrante:
ha la potenza di camminare
sa digiunare
sa aspettare
nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi
in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze
la leggenda e la storia.
Un migrante ha i valori di tutto l’universo

dell’immenso mondo esteriore ed interiore.
I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti
esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta
e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati.
Occhi che comunicano i segreti di questa umanita’ confusa:
occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri
anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto
bestie feroci li osservano furtivamente
per renderli perseguibili per legge.

I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
I ladri di storia, di potere, di dignita’ ed emozioni invece
uccidono anche i miraggi
e non sapranno mai che la pace come l’amore
un abbraccio come il contaminarsi
sono frutti oltre il tempo
maturati tra i raggi della ribellione
della rivoluzione
della liberazione

dell’emancipazione.
Non sapranno mai che le nostre strade
sono composte da una miriade di piccoli sassi
che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse.
I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti
le avversita’ e la miseria
nonostante siano nati ricchi
nonostante siano la fonte del diritto.
I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere.
Sono un faro su percorsi stranieri.

Sono le nostre metropoli per non essere soli
la nostra eredita’.
I migranti sono energia a volte dispersa
o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualita’.
L’umanita’ e’ migrante!
Migrante e’ tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro.
E’ davvero una grande fortuna
che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese
come cambiano le stagioni.
Siamo tutti migranti

ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini:
quando verra’ il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini
e la nostra patria il mondo intero?
Pensavamo e dicevamo queste cose
in mille lingue
incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale.
Non sapevamo i nomi gli uni degli altri
e tante altre cose
ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori

le nostre idee
la nostra semplicita’
trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo:
in marcia.

Menene
..
RIDIAMARO : – )

spinoza.it
Tremonti: “Se fosse per clima, ambiente, bellezza e storia, l’Italia sarebbe prima nel mondo”. In pratica basterebbe evacuarla. [f. cocco]
..
Mutamenti culturali
Radicali. Neanche 2 anni fa il Pd li gambizzava, li trattava come i negri di Rosarno, adesso all’improvviso sono diventati l’ultima spiaggia, adesso c’è solo Emma e i casi sono due: o i radicali agli occhi del Pd sono formidabilmente cambiati nel giro di 24 mesi, e non mi risulta, oppure nel giro di 24 mesi il Pd sta di nuovo con le pezze ar culo. Direi la seconda.
(formamentis)
..
Ecco la prova
BOLZANO (12 gennaio) – Avevano trovato per strada due sacchi pieni di soldi, monete da uno e due euro per un totale di 3 o 4mila euro, e li hanno restituiti al legittimo proprietario. Le protagoniste sono due badanti, una russa (Valentina) e un’ucraina (Nadia), che lavorano a Bolzano. (il Gazzettino)

Ecco la prova lampante che l’integrazione con noi italiani è davvero impossibile.
Pubblicato da ellekappa
……
STORIELLE

Dopo l’incontro con Abu Mazen il Cavaliere visita nella grotta dove la tradizione dice sia nato Gesù. Dovrebbe essere un luogo sacro, ma lui racconta una barzelletta«Giuseppe vede Maria molto preoccupata e le chiede perché. “Lascia stare”, risponde lei. Ma lui insiste: “Dimmi cos’hai”. “Ormai è fatta, lascia stare”, ripete però Maria. “Ma su, dimmi cosa ti preoccupa”. “Ma niente, speravo che fosse una femminuccia…”».
..
Visita di B a Fiorano, la pista dove vengono provate le formula uno prodotte a Maranello.
Si avvicina a Montezemolo e fa:
“Caro Luca, oggi voglio proprio concedermi qualche giro con queste super auto.”
Sconcerto totale tra i meccanici, che non se la sentono di contraddire il Presidente del consiglio, però Montezemolo, prova a dissuaderlo.
“Ma come!” replica B “Osate dubitare delle mie capacità? Non sapete che io sono uno sportivo nato? Presto tuta e casco!!!!”
Tutto lo staff, aiuta il Presidente nella vestizione, lo mettono in macchina, poi danno gli ultimi consigli.
B parte compiendo un paio di giri in assoluto relax, per poi fare un passaggio davanti ai box a velocità supersonica, era fatale! In fondo al rettilineo, sbandata paurosa, seguito da un fuori pista e poi incidente con distruzione totale dell’auto.
Immediati i soccorsi, con pompieri e ambulanze, ma quando gli addetti arrivano sul posto di B nessuna traccia. Dopo varie ricerche uno dei Pompieri nota un contadino oltre la rete di recinzione con una vanga sulle spalle che guardava sul posto dell’incidente:
“Hei tu!” fa uno degli addetti “Hai per caso visto il pilota di questa auto?”
“Chi B? E’ volato oltre la rete da questa parte!!!”
“Allora? dove è adesso?”
“Sai! si era alzato dicendo che non era successo niente e che andava tutto bene, ma con tutte LE CAZZATE CHE DICE io l’ho sotterrato lo stesso!”
..
B: Fin da piccolo disse:
“o divento Presidente del Consiglio o niente”.
E’ riuscito a diventare tutt’e due.

Salvatore. G.
..
Scenario: macerie fumanti. Personaggi: due marziani con maschera antigas, il grande tiene per mano il piccolo: – Papà, ma come finì il pianeta terra? – i Talebani stavano trattando, poi B per sdrammatizzare racconto’ quella barzelletta dell’araba pompinara…

Salvatore. G.
..
Il Santo
Ma pensate che la Padania è così famosa che nessun correttore ortografico presente sul mercato mi accetta la parola “Padania”
..
I correttori correggono il correggibile. La Padania è come i suoi seguaci: incorreggibile.
Gian Franco Dominijanni
..
Il santo
La statistica è quella scienza per cui se hai la testa nel forno ed il culo nel frigorifero tu mediamente stai bene.
..
http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Se non puntare su volti nuovi perché non sulla Bindi, da contrapporre al femminile di Destra?

    Possibile che non ci siano persone disposte a mettersi in discussione affrontando una elezione?

    E’ così che si vuole vincere contro questa Destra?

    Siamo sulla strada sbagliata, penso e convengo con Viviana anche sulla mancanza di un programma serio; da rispettare poi.

    Ci si lamenta che L’IDV aumenti i suoi voti, pur con tutti i difetti della Struttura de quo?

    E Ignazio Marino dove lo mettiamo? Vento nuovo in poppa e si può navigare.

    luigi

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 6, 2010 @ 7:11 pm | Rispondi

  2. Beh, ammetto tranquillamente di provare una grande simpatia per la Bindi, probabilmente l’unica …. su Marino francamente ho molti dubbi, visti i personaggi che lo sostengono, prima di tutti Goffredo Bettini, che fino a che non l’hanno trombato era il vero ideologo del veltronismo e degli affari coi palazzinari romani …. dicevo l’unica, la Bindi, che si può ancora considerare “di sinistra” nel triste panorama della dirigenza Pd … ed il fatto che non si tratti di una ex comunista rende questo giudizio ancora più importante …

    Però, al di là di questa forte simpatia per la Bindi, non riesco proprio a capire perchè faccia tanto scandalo la candidatura della Bonino …

    Innanzitutto si vota per la Regione Lazio e non su questioni internazionali … non ha quindi molto senso parlare delle sue posizioni filo israeliane o filo Usa ( del resto comuni al Pd ed alla stessa IdV) …. la Bonino non è del Pd, unica insieme a Vendola dei candidati del centrosinistra a non esserlo …. e soprattutto è LAICA, con quello che questo significa in particolare, soprattutto parlando di sanità, nella nostra Regione, ed in questo senso dà pure maggiori garanzie della Bindi …. ed anche quanto a contrapposizione naturale col “femminile di destra” mi sembra non sia paradigmamente da meno della Bindi …

    E’ vero che ad appoggiare la Bonino il Pd ci è arrivato per esclusione … o meglio ancora perchè non aveva propri candidati laziali spendibili ( la Bindi non è laziale) …. ma certo, pur con la fatica che provo in genere per le urne, la Bonino nel Lazio si può votare …. cosa che certamente non avrei potuto fare per gran parte dei candidati del Pd nelle altre regioni, uno peggio dell’altro ….

    Finito il ragionamento prettamente politico, ammetto pure di avere da oltre 30 anni un debito personale nei confronti di Emma Bonino … quel funerale “cileno” del 1977, quello della mia amica Giorgiana Masi … un funerale “vietato” dalla questura come fosse una qualsiasi manifestazione … ma contrattato metro per metro proprio dalla Bonino … ci mettemmo due ore, tra due ali di celerini in assetto di guerra, per percorrere il chilometro scarso tra Via De Lollis e Piazzale Tiburtino … ma il funerale “vietato” riuscimmo a farlo ….. anche grazie ad Emma ed alla sua determinazione ….

    I dirigenti del Pci e della Fgci ( tra i quali Napolitano, D’Alema e Veltroni) stavano invece dall’altra parte, anzi erano quelli che con più forza avevano richiesto quell’assurdo “divieto di funerale” …

    Cosa che non posso proprio dimenticare ….

    Radisol

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 6, 2010 @ 7:12 pm | Rispondi

  3. sì, ma non è che per vecchi meriti acquisiti… io la debba sostenere a vita… E’ un po’ la sotira di tanti radicali che per esser stati dalal pate giusta su divorzio, aborto e via dicendo… pretendono di essere votati a presicndere dalal loro politica attuale. Scusate ma io non ce la faccio a votare per questa guerraondaia ultraliberista e pure mooolto demagogica. Sorry

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 6, 2010 @ 7:12 pm | Rispondi

  4. DISCARICHE ABUSIVE SCOPERTE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Grazie della notizia ! ma la videosorveglianza non serve? il Ministro dell’Interno non può DISPORRE CHE VI SIA UNA VIDEOSORVEGLIANZA IN TUTTA LA CAMPANIA, per le discariche tossiche, il business dell’ABUSIVISMO EDILIZIO che dilaga e per lo spaccio di COCAINA ? arch. graziella iaccarino-idelson Napoli

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 7, 2010 @ 11:40 am | Rispondi

  5. […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

    Pingback di MASADA n° 1084. 5-2-2010. De Magistris- Rivistaeuropea — marzo 9, 2010 @ 7:18 pm | Rispondi


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