Nuovo Masada

febbraio 3, 2010

MASADA n° 1082. 3-2-2010. Un paese chiamato cavallo.

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:49 pm

Classifica dei governanti – Perché non candidare De Magistris in Campania? – Figli d’arte: Renzo Bossi candidato – Evangelisti e i sindaci di Bologna – L’ascesa degli Ogm – News from USA – Perché il potere ha paura degli Ogm – Saniamo anche gli abusi extra legem – La chiesa di Agrigento sostiene il nucleare – Una legge contro i pentiti

“.. nelle intercettazioni tra Dell’Utri e Mangano le partite di coca venivano chiamate “cavalli”, e Mangano stesso disse di essere ad Arcore in funzione di “stalliere”.
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Le leggi vengono costruite per beneficiare chi le fa
Cettina
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Segnalato da Cristina M:
Sul duce:

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbe meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale,corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare

Governance poll e verticismi tattici
Viviana Vivarelli

E’ uscito il sondaggio di Sole24Ore sui governatori italiani per il 2010.

www.repubblica.it/statickpm3/rep-locali/repubblica/speciale/2010/sondaggi_ipr/governance_poll.html

Per i governatori, risulta:
1°: Galan (Veneto) cdx.
Al 2° posto ci sono: Lorenzetti (Umbria) e Errani (Emilia) del csx, e Formigoni (Lombardia) cdx.
Segue Martini (Toscana) del csx che andava bocciato solo per la privatizzazione dell’acqua. Lombardo è al 10° posto ma perde il 15%.
Vendola non si piazza bene, è 14° su 17, ma partiva dalla posizione più critica, meno della metà dei voti, rispetto a cui totalizza il 47 %, cifra consistente se si considera la crisi e il rimpasto del suo esecutivo. Guardando le variazioni di consenso rispetto al giorno di elezione, Vendola risulta al 5° posto, dopo Galan, Bresso, Formigoni e Chiodi. E risulta quindi al 2° posto, per gradimento, tra i governatori di csx.
Circa i sindaci, quando dico che né Vitali né Cofferati sono piaciuti ai bolognesi, lo faccio sperando che il Pd sia più lungimirante e non voglia punire ancora Bologna. Nel valutare un sindaco gli avvisi di garanzia o i rinvii a giudizio non sono tutto, ci sono anche i comportamenti.
I sindaci preferiti nel 2009 furono Tosi (Verona) cdx, Chiamparino (Torino) csx, Scopelliti (Reggio Calabria) cdx, Peppino Vallone (Crotone) csx, De Luca (Salerno) csx.
I peggiori su 110: Iervolino a Napoli e Petterutti a Caserta, csx, ma negli ultimi 10 ne troviamo molti del csx che gli elettori hanno bocciato: Merchiori-Rovigo, Marta Vincenzi-Genova, Ricci- Chieti, Spagnoli-Bolzano.
Bologna stava al 15° solo perché Del Bono era eletto da poco.
Nel 1010 le cose non sono molto cambiate.
La classifica mostra che c’è un calo generale, come disaffezione della gente verso le istituzioni locali. E non c’è da meravigliarsene, vista la strategia verticistica dei partiti, ormai affossati dai calcoli delle segreterie.
La partitocrazia è ormai un paese a parte dove le decisioni dei vertici dei partiti cozzano col giudizio degli elettori.
Si veda il caso Cofferati. Cofferati fu uno dei sindaci peggiori di Bologna. Non era nemmeno bolognese e fu rifilato qui da D’Alema che temeva la sua forte popolarità dopo la marcia dei 3 milioni e non aveva la minima intenzione di favorire democraticamente i rappresentanti locali (si ricordi l’irritazione di Mauro Zani che recentemente ha rivelato come D’Alema ‘impose’ Cofferati a Bologna). Qui a Bologna sperammo molto in lui ma era totalmente inadatto a fare il sindaco, dispotico, arrogante e solipsista, e finì per inimicarsi tutti. Io lavorai con i rappresentanti locali per un anno alla formazione di un programma “partecipato” che scaturiva dalle richieste della gente ma Cofferati, dopo aver finto di volerlo, lo cestinò, riprendendo il peggio di Guazzaloca.
Dopo, finì nel discredito della gente, nel 2007 era in fondo alla classifica dei sindaci italiani, nel 2008 passò dall’ 85° all’ 87° su 100. Dopo l’amaro lasciata dalla pessima amministrazione del ‘burocrate’ Vitali, la città non meritava di finire in tali mani. E ora la stupida leggerezza di Del Bono che tenta pure di comprare un testimone ci lascia sbigottiti.
Che le scelte debbano essere sempre delle segreterie e si facciano finti sondaggi mettendo anche Prodi è ridicolo. I Ds marciano verso la crisi.
Hanno dimenticato i principi fondamentali: la democrazia, l’uguaglianza, la difesa della Costituzione, del lavoro, dell’ambiente, la questione morale.
Che senso ha sostenere fino alla morte i pessimi Bassolino e Iervolino? E ora anche il due volte rinviato a giudizio De Luca? L’uomo forte dall’edilizia megalomane. Che senso ha pensare solo all’Udc e ai calcoli delle segreterie perdendo di vista la sostanza? Che senso ha avere programmi imperialisti (anche Franceschini, vergogna!) di distruzione dell’equilibrio dei poteri con accentramento assolutistico nelle mani di un presidente del Governo a diretta elezione popolare? Quale sinistra o democrazia c’è in questi letali progetti che vediamo ripresentarsi nei programmi del Pd?

Un altro caso emblematico è De Luca.
Che De Luca sia incensurato non prova nulla. Tutti sono incensurati finché riescono a scansare processi e pene. Guardiamo Berlusconi! Che De Luca sia un innocentino mi pare sforzato. Che abbia avuto forti protezioni dall’alto è lampante.
De Luca è stato rinviato a giudizio nel 2008 insieme a 47 persone per concussione, truffa e associazione a delinquere a proposito di vari maneggi urbanistici per un parco marino, il Sea Park, che era stato situato in una zona prima occupata dalla Ideal Standard con ritardi nell’approvazione del Piano Regolatore Generale, perché se fai il Piano Regolatore Generale poi hai dei vincoli e invece senza il Piano Regolatore Generale puoi fare quello che vuoi: di questo è accusato questo signore.
Nel 2009 altro rinvio a giudizio con 13 persone per truffa e falso a proposito della delocalizzazione delle manifatture cotoniere meridionali in una zona nuova, la zona industriale nuova di Salerno. Morale: De Luca è senz’altro innocente fino al giudizio ma era proprio il caso di candidarlo? Nel corso dell’inchiesta Seapark il sostituto procuratore incaricato ha presentato per 3 volte richiesta di custodia cautelare, ma le istanze sono state respinte dal Gip. La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati (!) ha negato l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche a carico di De Luca, chiedendone la cancellazione. In pratica se rimarrà incensurato sarà perché i politici hanno impedito che fosse processato.
Oggi i parlamentari Ds sostengono che non si debba dare alcuna autorizzazione a procedere per i parlamentari (vedi Chiaromonte). In queste condizioni, di che giustizia stiamo parlando?
Il fatto è che tanti da un pezzo non si riconoscono più nella linea maggioritaria del Pd e chiedono più questione morale, più giustizia, più diritti, più democrazia e uguaglianza, più Costituzione. Ma dalla bicamerale in poi la tendenza del Pd è opposta: mercatizzazione di tutto, centralismo antidemocratico, solipsismo o frammentazione, dispotismo, precariato, difesa dei privilegi di casta e purtroppo corruzione e difesa della stessa.
L’unica cosa che oggi il Pd sembra fare è sostenere e aumentare i poteri e i privilegi della casta.
Si vedano gli 11 parlamentari Ds che appoggiano la proposta di Franca Chiaromonte di ripristinare l’immunità parlamentare. Quella che era una difesa da querele contro “le dichiarazioni politiche in ambito parlamentare” diventerebbe lo scudo del Parlamento contro qualsiasi inchiesta o processo su qualunque reato. E già si ventila di allargare l’immunità ai governatori e ai sindaci e addirittura ai parenti e pronubi degli stessi. Siamo di fronte ad abusi della Casta irricevibili e il Pd purtroppo qui è sulla linea di Berlusconi. La Chiaromonte ha detto di essere “fiera” di non aver mai votato a favore di nessuna autorizzazione a procedere. E bona lé! Che bella questione morale! Sputiamo pure addosso a Grillo che la rivendica o a Di Pietro che ne fa un punto d’onore! Se questo è il senso del diritto dei Ds andiamo male!
Lo “scudo parlamentare” fu spazzato via da Tangentopoli, richiedeva l’autorizzazione a procedere anche per aprire un’inchiesta su un parlamentare. Ora viene richiesto anche dal Pd per qualsiasi cosa ed è una vergogna. Il modo con cui il Pd ha protetto De Luca dalle sue responsabilità di fronte alla giustizia fa pensare che lo scudo si sta applicando di fatto anche ai sindaci, come lo si è fatto coi PM nel caso De Magistris per impedire una inchiesta scottante. Qui non posso che essere a favore di Di Pietro, perché almeno Di Pietro la giustizia la difende!
Per le candidature campane, Di Pietro e Bersani avevano condiviso alcuni nomi come i rettori, Guido Trombetti o Raimondo Pasquino. Che senso ha che Bersani si incaponisca ora sul solo De Luca? Di Pietro non dice che De Luca è innocente o colpevole, perché questo è compito dei giudici, dice che ha iniziato un processo che prima o poi finirà e se dovesse risultare la sua colpevolezza, sarebbe imbarazzante che De Luca si trovasse come Governatore della Campania. Dopo Bassolino, non è bene rischiare altre perdite di immagine, sarebbe più cauto scegliere una persona che non sia già pesantemente indagata. “Non è il candidato più adatto” dice Di Pietro. Prima si scagioni dalle accuse, poi sarà candidabile. Una sua eventuale condanna non farebbe che buttare altro fango sul Pd.
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Flores d’Arcais: Caro De Magistris in Campania adesso tocca a te
da “Il Fatto Quotidiano”

Dalla farsa alla tragedia: questo rischia di diventare l’appuntamento elettorale in Campania. Il regime di B voleva candidare l’on. Cosentino, su cui pende un mandato d’arresto per camorra confermato dalla Cassazione. Ha deciso di soprassedere, ma solo per far scegliere a Cosentino medesimo da chi farsi sostituire.
Un gioco da ragazzi, perciò, per un’opposizione appena dentro la media del quoziente d’intelligenza: si presenta un candidato ineccepibile quanto a moralità ed efficienza, e si vince in carrozza. Ma nel Pd il segretario Bersani è evidentemente intenzionato a strappare a D’Alema l’oscar della stupidità politica, e quindi in Campania ha candidato il dalemiano De Luca, due rinvii a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa. Avremo perciò il mondo alla rovescia: un candidato di B incensurato e un candidato “democratico” azzoppato in partenza dai carichi processuali. Ci vuole genialità per farsi del male in questo modo.
Questo scempio può essere ancora fermato. La farsa, anziché in tragedia, può trasformarsi in speranza. Luigi De Magistris deve annunciare la sua candidatura. Le personalità pubbliche della Campania democratica devono attivarsi con un’ondata di pressioni tale da costringerlo, il “popolo viola” deve aprire su Facebook “De Magistris candidato” che con un’alluvione di adesioni lo spinga a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”.
Di fronte alla candidatura De Magistris, anche gli strateghi del Pd potrebbero capire che alla sconfitta certa di un bi-rinviato a giudizio, e conseguente sputtanamento del partito, è preferibile puntare sulla vittoria di un ex magistrato che difende la Costituzione. Se poi decidessero per il “perseverare diabolicum”, De Magistris e la sua lista di società civile renderebbero comunque una vittoria di Pirro il trionfo annunciato del regime e della Camorra. Il candidato di Cosentino non raggiungerebbe la maggioranza assoluta, e il successo di De Magistris su De Luca aprirebbe, dopo la disfatta di D’Alema di fronte a Vendola, una pagina interamente nuova per l’opposizione democratica.
De Magistris ha ribadito la necessità di un “nuovo inizio”, che oltre l’Idv coinvolga associazionismo laico, base Pd, Sx radicale, “grillini”, insomma la società civile che resiste. Parole sacrosante, parole da leader. Ma leader si diventa con l’azione, e oggi l’emergenza democratica si chiama Campania. Concittadino De Magistris, non puoi sottrarti.
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Su Micromega Pancho Pardi fa una proposta di una semplicità ed immediatezza eccezionali:
“L’8 per mille ai disoccupati”.

Si tratta di un miliardo di euro e Idv farebbe cosa buona e giusta ad appoggiare ufficialmente l’iniziativa.

Postato da: Giuliano Ferrari
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Cesare
Cara Viviana, il PD sarà una casta e pieno di capibastone. Ma chi è la vera alternativa futura a Berlusconi? Di Pietro? Sinistra e libertà che non è neanche rappresentata in Parlamento? Giuste le difese delle idee e della moralità, ma i dati di voto fanno riflettere. Bisogna cambiare il PD da dentro e da fuori, specialmente con l’indipendenza del sindacato CGIL. Poi mi sbaglierò…
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Viviana

Caro Cesare. L’unica alternativa valida finora è stata l’Ulivo e l’unico capace finora di battere B è stato Prodi. Non sono stata io a far cadere i 2 governi Prodi. Ma se oggi qualcuno nel Pd ritiene di battere B da solo (vd Veltroni), è folle. Per questo ritengo controproducenti tutti i discorsi contro Di Pietro o De Magistris o SEL o altri ancora, come si potesse marciare da soli. Il 1° errore di presunzione è stato quello di mettere fuori la sx radicale, come è stato un errore quello della sx radicale di emarginarsi da sola con progressive risse e frazionamenti (e su questo non ho apprezzato Vendola quando ha rifiutato la nomina di Ferrero, come non ho apprezzato tutte le critiche interne e le risse che hanno affossato da subito il progetto della sx arcobaleno che a me piaceva molto). Ma se la ragione ultima di questo paese è di essere divisa in 50 partiti, allora se ne tenga conto! Io sono sempre stata contraria al bipolarismo che è stato rifiutato, a buona ragione, da tutti i paesi europei. Il Pd mi dice invece che lo difenderà fino alla morte. Ebbene, allora lavori per unire e non dividere o prevaricare, e unisca quanti più più possibile attorno a piattaforme comuni, senza allinearsi subdolamente agli scopi di B (occupazione della tv e della RAI, silenzio sul conflitto di interessi, voti comuni o opportune assenze sullo scudo fiscale, legittimo impedimento, intercettazioni, indulti, immunità parlamentare e altri orrori). Se si vuol fare due aree contrapposte allora si devono accettare alleanze molto ampie e non spararsi addosso e cercare di fare il leader assoluto. Se fosse per me, vorrei tornare al proporzionale, con un maggioritario alla tedesca e soglia al 5%. Il bipolarismo mi sembra anti-italiano. Nell’attuale situazione o ci si aggrega o vince il più ricco e più corrotto. Casini col csx non ha niente a che fare. E’ una costola di B e lì ritornerà se non riesce a fare il Centro, come pare.
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FIGLI D’ARTE
Viviana Vivarelli

Il figlio di Bossi, Renzo Bossi, di anni 23, è stato candidato a Brescia per le regionali. Segue la tradizione per cui il potere si eredita, non si guadagna.
Del resto in politica e in affari i figli d’arte abbondano:
Stefania e Bobo Craxi
Maura di Cossutta
Bianca Berlinguer fu Enrico
persino D’Alema e Veltroni sono figli di politici
Luigi Almirante figlio di Ernesto
Ferruccio Amendola figlio di Claudio
Piersilvio e Marina Berlusconi e pure Paolo, Berlusconi in politica ci mette anche le amanti, le segretarie, il medico di famiglia e il giardiniere, ci è andata bene che non ci ha messo anche lo stalliere
Giorgio di Lamalfa figlio di Ugo
Marco Donat Cattin figlio di Carlo
Lapo Elkan figlio di Margherita Agnelli
Renzo Foa figlio di Vittorio

Però si deve dire che il figlio di Bossi un record lo ha già battuto: è il candidato più trota degli ultimi 150 anni! Tant’è che lo chiamano Renzo la trota.
Scrive un bloggher: “Chiariamoci: se vali qualcosa e tuo padre è un pezzo grosso non c’è nulla di male se, questo pezzo grosso, ti aiuta ad emergere regalandoti incarichi importanti. Ma la condizione sine qua non è appunto il grande valore individuale che travalica il cognome importante che porti. Se però ti chiami Renzo Bossi, sei stato bocciato per ben 3 volte di fila all’esame di stato e il tuo papà si è sempre violentemente scagliato contro il nepotismo di “Roma ladrona”, allora, la “bottarella parentale”, potrebbe risultare un’incoerenza tollerabile come un pugno sulle gengive. Precisiamo che non abbiamo nulla di personale contro un ragazzotto dalla voce roca che è team manager della “Nazionale Padana” e che, con i suoi, intona cori da stadio al grido di “Italia ti odio”; però, dobbiamo riscontrarlo, un 23enne privo di titoli che diviene consigliere regionale addirittura della Lombardia ci sembra un po’ troppo (considerando anche l’incarico che “la trota” ha già ottenuto come membro dell’osservatorio all’Expo di Milano).”

Ma poi …quella cosa di Roma ladrona? Ah, roba vecchia? Del 1989? ma chi se ne frega più de ‘ste anticaglie? Moderni bisogna essere, moderni! Vedi la mafia! Maroni li arresta Carnevale li libera, e Berlusconi imbavaglia processi e pentiti! E’ tutta vita! Stai a guardare ‘ste pinzillacchere!?
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Bolognina
Valerio Evangelisti

(Questo articolo, intitolato all’origine Bologna-Vergogna: quando uno slogan diventa realtà, è apparso su Il manifesto del 27 gennaio 2010 e poi ripreso da molti altri siti, risulta uno degli articoli più linkati del web italiano)

Rimpiangendo un poco l’intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra.
Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d’un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo. Un mito d’uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal PCI (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve.
Ugualmente limpidi sotto il profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni – uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città.
Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel ’77, era dal punto di vista personale di un’onestà ineccepibile.
Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino “Bologna è rossa / è rossa di vergogna” potesse essere riferito, di lì a trent’anni, ai comportamenti del suo sindaco.
Il fatto è che il PCI, con gli anni Ottanta e ben prima dell’ ’89, iniziò a rompere silenziosamente con la propria tradizione. Gran parte della sua base era transitata dalle classi subalterne al ceto medio, con vocazione prevalentemente commerciale, e in parallelo era cambiata l’ideologia di cui era stata portatrice. Avanguardia della trasformazione fu forse la Lega delle Cooperative, passata a un modello compiutamente capitalistico che poco conservava di “alternativo”; seguirono a ruota tutte le altre istituzioni informali o formali cui il movimento operaio aveva dato vita. L’elogio smodato della piccola impresa diventò, sic et simpliciter, elogio dell’esistente.
Ciò condusse all’amministrazione del sindaco Walter Vitali, pronta a tutte le privatizzazioni in campo ospedaliero e scolastico, e alla mano dura contro gli immigrati che avevano osato occupare (nel senso di entrare e restarvi) la basilica di San Petronio. Fu scandaloso vedere il Gabibbo (!) accorrere in soccorso di poveracci ricoverati dal Comune, dopo lo sgombero, in un edificio scolastico abbandonato: una spelonca sporca, fredda e fatiscente.
Dopo la pausa politica di Guazzaloca, vincitore grazie all’avversione che il suo predecessore era riuscito a suscitare, Cofferati si incaricò di portare a termine il lavoro avviato da Vitali. Politiche tutte incentrate sull’ordine pubblico, misure proibizionistiche, guerra ai nomadi e ai poveracci, chiusura di centri sociali, semi-militarizzazione dei vigili urbani, ecc. Fino al divieto di costruire una moschea in un quartiere periferico. Ciò rispondeva al profilo di un partito che ormai si era sfaldato. Nei suoi ranghi rimaneva un pugno di militanti “usi a obbedir tacendo”, ammiratori di D’Alema perché ha i baffi come Stalin, e segretamente convinti che i programmi neoliberisti del PD siano una raffinata mossa tattica in direzione del comunismo. Accanto a costoro, però, stavano prendendo posto nuovi rampanti usi più ai salotti che alle riunioni di sezione, al richiamo dei vip che ai volantinaggi. Esattamente come il PSI negli anni di Craxi (ritenuto da Fassino e altri una specie di modello). Poco interessati, di conseguenza, alla cosiddetta “questione morale”.
Ideologia comune? Nessuna ideologia, salvo l’avversione nei confronti della volgarità berlusconiana, troppo plebea e sguaiata per i loro gusti raffinati.
Nemmeno Vitali e Cofferati, specchio delle diverse fasi di una trasformazione di base, furono attaccabili sul piano della condotta personale. Perché si arrivasse a questo era necessario che il partito (intendo il PCI-PDS-DS-PD) perdesse gli ultimi brandelli di coerenza, scoprisse i benefici dell’atlantismo e delle guerre umanitarie, i valori di mercato, l’utilità delle privatizzazioni a oltranza, la consonanza – a fini elettorali – con forze politiche popolate da personaggi collusi con la mafia, oppure fautrici di un ultraliberismo di stampo reaganiano e capaci di proporre lo scioglimento dei sindacati.
A quel punto, con un partito ormai privo di organizzazione e di tenuta ideologica, quale fu il PSI di Craxi al tempo “dei nani e delle ballerine” (forma organizzativa attualmente chiamata “primarie”, come surrogato della democrazia interna), c’era spazio per ogni avventura. L’ultima di esse: candidare a sindaco Delbono.
Non so se colpevole o innocente (spero nella seconda ipotesi), ma comunque, a differenza dei suoi predecessori, sospettabile di corruzione. Meno incattivito – nel suo breve mandato – nella persecuzione delle minoranze, etniche o politiche, di quanto lo fosse Cofferati, ma subito impegnato nel licenziamento di centinaia di precari e nel finanziamento pubblico delle scuole private. Cosa che lascia indifferente il suo partito (ammesso che esista ancora), proteso verso ben altri, superiori fini. Cioè trovare, attraverso le consuete “primarie”, un nuovo candidato sindaco decente. Compito quanto mai difficile. Temo che Stecchetti, se potesse vivere nella Bologna attuale, di mani callose ne noterebbe poche o nessuna. Di “man di spia” invece tantissime. Fortuna che gli ultimi sindaci di centrosinistra hanno vietato i cortei, nei fine settimana. Persino questo bisognava vedere.
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Per vedere chi è lo scrittore Valerio Evangelisti vai a http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Evangelisti
Si è candidato alle elezioni europee del 2009 nella Lista Anticapitalista (costituita dall’unione tra Rifondazione Comunista ed il Partito dei Comunisti Italiani).
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Va alla grande sul web l’articolo su Bologna di Evangelisti
www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100127/pagina/01/pezzo/269981/
E’ stato pubblicato su Il Manifesto ed è stato linkato ovunque, ha avuto un largo successo e che è il più letto oggi del web.
Io sono totalmente d’accordo con quanto dice Evangelisti e trovo demenziale che lo si contesti dicendo che l’autore per vivere fa lo scrittore di fantascienza, o che RC a Bologna non ha vinto.
Quello che uno fa di lavoro cosa c’entra? Sarebbe come dire che Dario Fo non può essere ascoltato perché di mestiere fa il comico.
E, riguardo a RC, non sempre la qualità si coniuga con la quantità (il Pdl ne fa prova), e sappiamo tutti che a Bologna c’è uno zoccolo duro di anziani che dà un voto fisso da sempre secondo gli ordini di scuderia dei Ds, ma anche questo si sta assottigliando.
Io non sono bolognese, abito qui solo da alcuni anni, ma ho lavorato molto nei centri sociali, che qui sono i centri degli anziani, e so come la disinformazione proceda insieme alla fedeltà tradizionale in politica.
I centri giovanili sono ben diversi e, se non sono la maggioranza, portano avanti richieste di democrazia partecipata e non verticistica.
L’eccessivo verticismo in politica rinforza la casta ma ammazza i partiti.
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Angela manda
Mentre negli Stati Uniti viene messo sotto accusa il colosso degli Ogm:

www.fondazionedirittigenetici.org/rassegna/847_sole24ore11dic09monsanto.pdf
INDAGINE ANTITRUST SU MONSANTO

“Il Dipartimento della giustizia, divisione Antitrust, ha aperto un fascicolo. L’accoppiata Roundup-semi ed erbicida è predominio o monopolio visto che per contratto gli agricoltori hanno diritto a utilizzare per una singola raccolta i semi (è letteralmente vietato raccogliere semi dalle piante o conservare i semi comprati per coltivazioni future).
Il rischio è però che la rivoluzione verde porti al partito unico dell’agricoltura mondiale. Monsanto sta abusando del monopolio acquisito illegalmente per bloccare la competizione, impedire l’innovazione e strappare agli agricoltori ingiustificati aumenti di prezzo, si legge in un documento depositato in Tribunale dal maggiore concorrente, Du Pont.
La mancanza di remore con cui ha perseguito l’obiettivo di diventare number one non ha aiutato. Ci riferiamo all’inchiesta da cui è emerso che Monsanto ha autorizzato pagamento illeciti o di dubbia natura per 700mila dollari a funzionari del governo indonesiano per favorire l’approvazione di una legge sulle sementi GM. L’inchiesta si è conclusa con una multa di un milione e mezzo di dollari.

rampini.blogautore.repubblica.it/2009/12/14/sfida-alla-monsanto-ogm/

L’antitrust apre un’istruttoria contro la Monsanto, il colosso mondiale dell’agricoltura che domina il mercato degli Ogm (ha il 93% di tutte le sementi per la soya).
L’accusa: approfittando del suo monopolio nelle manipolazioni genetiche, in 10 anni ha raddoppiato i prezzi che impone agli agricoltori.

L’Italia sta aprendo agli OGM, nonostante 16 Regioni italiane e quasi 2500 Comuni si siano dichiarati contro.
Ecco una ricostruzione dei recenti avvenimenti:
L’ITALIA SDOGANA GLI OGM-STATO E REGIONI VERSO L’OK ALLE COLTIVAZIONI DI MAIS MODIFICATO – La Stampa
www.fondazionedirittigenetici.org/rassegna/853_lastampa17gen10coesistenza.pdf
Senza proclami e fanfare – anzi per la verità piuttosto in sordina – governo e regioni si preparano a sdoganare in Italia la coltivazione degli ogm, in primis il mais transgenico. Il provvedimento appoggiato da tutte le regioni (soprattutto Emilia-Romagna, Toscana e Marche) e che prevede la creazione di fondi per gli enti locali, è destinato a sollevare un polverone di polemiche.

L’ITALIA RINVIA L’APERTURA AGLI OGM-Corriere della Sera
www.fondazionedirittigenetici.org/rassegna/857_corsera23gen10ritirolineeguida.pdf
Dario Stefano, assessore alle politiche agricole in Puglia e coordinatore del dossier nella conferenza Stato-Regioni, spiega: “Abbiamo rinviato l’esame perché vogliamo ascoltare le categorie, le associazioni dei consumatori, la ristorazione, il circuito Slow Food. E’ un provvedimento complicato, il nostro obiettivo è fare in modo che non danneggi troppo il sistema.

OTTOBRE 2007. LE REGIONI ITALIANE ACCETTANO LA COESISTENZA
emionline.croceviaterra.it/news/ogm-le-regioni-italiane-accettano-la-coesistenza-pessima-decisione
La conferenza delle regioni e delle province autonome approva le “Linee Guida per le normative regionali di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate”, predisposte dal Gruppo di Lavoro Tecnico Interregionale sugli OGM.
Ma come può essere che
-siano proprio le regioni OGM-free ad approvare le linee guida sulla coesistenza degli ogm?
-le associazioni di categoria e ambientaliste (Coldiretti, Fondazione diritti genetici ecc. collegate alla Coalizione liberi da ogm) dopo avere raccolto 3 milioni di firme tra il 15 settembre e il 15 novembre 2007 in una consultazione, adesso ci dicono di volere promuovere un referendum, come previsto dalla raccomandazione comunitaria, ma non si muovono ancora in tal senso?
http://www.liberidaogm.org/liberi/rassegna/481_newsfood%2013nov.pdf
-il Consiglio di Stato intervenga a favore dei pochi che vogliono gli ogm mentre nessuno difende chi realmente non li vuole e, in nome di una libertà di scelta limitata, si permette di contaminare l’ambiente, un bene comune, in modo generalizzato, irreversibile e inevitabile !
-tra “Le ragioni del no” nessuno scrive dei rischi di indebolimento del sistema immunitario, dichiarati nel programma “World in Action”, trasmesso dalla tv inglese nell’agosto 1998 da Arpad Pusztai, prima convinto fautore degli ogm, chiamato a lavorare nel prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen, Scozia, dove ha pubblicato oltre 270 ricerche.
www.disinformazione.it/patateassassine.htm
-il Sole24Ore utilizza il termine “geneticamente alterate” mentre La Stampa usa ripetutamente “geneticamente migliorate”.
-si faccia riferimento alla necessità di una “grande consultazione” sugli ogm, pensando al solo coinvolgimento dei rappresentanti del mondo del biologico e dei consumatori ?
-la Coalizione Liberi da ogm si limiti a chiedere che la contaminazione accidentale di ogm nel biologico non superi lo 0,1% anziché lo 0,9% previsto dall’Europa? Non sarebbe meglio una moratoria totale? Sono forse più forti gli interessi economici della difesa della vita?

GIUDICI AMMINISTRATIVI ACCOLGONO IL RICORSO DEL VICEPRESIDENTE DI FUTURAGRA
Via libera al primo campo di mais ogm
Decisione del Consiglio di Stato. Zaia: resto contrario. Petrini: meglio un referendum
SOLLEVIAMOCI.WORDPRESS.COM/2010/01/30/SALUTE-AMBIENTE-VIA-LIBERA-AL-PRIMO-CAMPO-DI-MAIS-OGM-IL-MINISTRO-ZAIA-RESTO-CONTRARIO/
Il mais Ogm può essere coltivato in Italia. Subito, senza bisogno di attendere altre norme. Con questa clamorosa sentenza, il Consiglio di Stato stravolge il percorso istituzionale sull’apertura ai semi biotech.
Il 19 gennaio, i giudici avevano accolto il ricorso di Silvano Dalla Libera, agricoltore e vice presidente di Futuragra, un’associazione di 500 proprietari terrieri pro Ogm. Il dispositivo del Consiglio di Stato è chiaro: il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha 90 giorni di tempo per concedere a Silvano Dalla Libera (e poi a tutti quelli che vorranno) l’autorizzazione a seminare i terreni, scegliendo tra le sementi di mais (e sono decine) già approvate dall’UE.
La Coldiretti guidata da Sergio Marini prospetta addirittura la promozione di un referendum, «per difendere il sacrosanto diritto della stragrande maggioranza dei cittadini e degli agricoltori di mantenere i propri territori liberi da OGM.
Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, chiede, come Alemanno, l’intervento di Zaia: «Basta un semplice pronunciamento del ministro per chiudere questa brutta pagina».”

Ogm sdoganati? Tutto rinviato
E’ stato rinviato l’esame del provvedimento, previsto per il prossimo 28 gennaio, che avrebbe dovuto aprire in Italia la coltivazione degli ogm. Al via una grande consultazione. Nel corso dell’incontro tra assessori regionali all’Agricoltura a Roma, è stata accolta la proposta dell’assessore dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni di rinviare l’esame del provvedimento al termine di una “grande consultazione” sul controverso tema degli ogm. La proposta prevede il coinvolgimento, tra gli altri, dei rappresentanti “del mondo del biologico e dei consumatori”. “Solo dopo questo confronto le Regioni decideranno il da farsi in sintonia con l’opinione pubblica italiana”.

News from USA
Paolo De Gregorio

-Nel pesante programma di tagli alla spesa pubblica deciso da Obama non si taglia un dollaro alle spese militari.
-La Corte Suprema americana delibera la cancellazione del tetto di finanziamento alle lobby nel Congresso USA (ossia soldi senza limiti per corrompere deputati e decretare così la scomparsa della democrazia a favore della dittatura dei soldi, come è accaduto per la riforma sanitaria).
-Il “pacifista” Obama, l’uomo nuovo, decide la vendita di armi sofisticate a Taiwan, territorio considerato cinese, causando una protesta ufficiale della Repubblica Popolare. Non si capisce bene questa mossa, visto che l’entità dei Buoni del Tesoro americano in mano ai cinesi, se messi all’incasso, farebbero crollare il valore del dollaro.
Sembra una mossa a freddo, orientata contro la spettacolare espansione cinese in Africa e in America Latina, per costringerla a spendere di più in armamenti (come si fece per far fallire l’Unione Sovietica), espansione che è nata con la globalizzazione (WTO) voluta dagli USA e dall’Occidente, ma che si è sviluppata a vantaggio della Cina, che usa il terreno del liberismo capitalista meglio dei capitalisti. Sembra che vogliano ricorrere alla guerra vera, visto che quella commerciale e produttiva l’hanno perduta.
-La grande generosità degli americani negli aiuti ad Haiti si ferma di fronte alla fasulla riforma obamiana della Sanità, che respinge i feriti provenienti da Haiti perché non è ben chiaro chi pagherà il loro conto. Però i soldi per le migliaia di marine e per le portaerei si trovano sempre.
Questi democratici sono proprio peggio dei repubblicani!
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Perché il potere ha paura del web

Scontro tra Cina e Usa sul motore di ricerca. In gioco c’è la libertà d’informazione. E il concetto di sovranità nazionale ai tempi di Internet
FEDERICO RAMPINI

“Il nostro obiettivo è cambiare il mondo”, è uno slogan di Eric Schmid, il chief executive di Google. Lo stesso Schmid che 4 anni fa, all’inaugurazione del motore di ricerca in mandarino, con l’indirizzo locale segnato dal suffisso “. cn”, dichiarò: “Siamo qui in Cina per rimanerci sempre”. Ora quelle due affermazioni – cambiare il mondo, rimanere in Cina – sono diventate inconciliabili. Se Google non accetta le regole di Pechino, e la censura delle autorità locali, la sua avventura cinese dovrà chiudersi. Lo scontro epico che si è aperto fra la più grande potenza di Internet e la più grande nazione del pianeta, è destinato a ridefinire nei prossimi anni l’architettura globale del web, i limiti geopolitici della libertà d’informazione, e il nuovo concetto di sovranità nello spazio online.
Il precipitare degli eventi ha colto tutti di sorpresa, almeno in Occidente. Questo copione non è stato scritto né a Mountain View, il quartier generale di Google nella Silicon Valley californiana, né tanto meno a Washington nelle sedi del potere politico. Negli scenari più pessimisti elaborati dal Pentagono, quando due anni fa l’Esercito Popolare di Liberazione centrò in pieno un proprio satellite in un test di guerre stellari, fu detto che la conquista dello spazio sarebbe stata la prossima sfida tra l’America e la Cina. Nessuno aveva messo in conto quello che sta accadendo da due settimane: l’improvviso gelo tra i soci del G2 per il controllo del cyber-spazio.
Eppure quando Google lanciò la sua versione in mandarino nel 2006, la censura di Stato esisteva già. Come Microsoft, come Yahoo, come Rupert Murdoch, anche il colosso di Mountain View accettò il patto con il diavolo: collaborare con il regime facendo propri i suoi tabù, interiorizzarne i limiti alla libertà di espressione, autocensurarsi con dei filtri di software automatici approvati dalle autorità locali. Sembrava logico. Google si comportava come tante altre multinazionali “normali”, separava le regole universali del business capitalistico dal contesto politico locale. Come un qualsiasi fabbricante di auto o di jeans, Schmid pensò di poter chiudere gli occhi sugli abusi contro i diritti umani, e partire alla conquista del più vasto mercato mondiale. Anzi, nel 2006 la questione di coscienza per gli americani sembrava risolta una volta per tutti dalle parole ottimiste di Bill Gates: “Per quanti limiti possano mettere all’attività di Microsoft, l’avvento di Internet introduce nella società cinese un volume d’informazioni senza precedenti. La Cina sarà comunque migliore di prima, grazie a noi”.
Ai vertici di Google, a onor del vero, non tutti la pensavano così. Sulle condizioni dello sbarco in Cina aveva dei forti dubbi uno dei due co-fondatori dell’azienda, Sergey Brin. Per la sua biografia personale – nato nell’Unione sovietica, emigrò in America da bambino con i genitori – aveva intuito un’incompatibilità insolubile, tra la “natura” profonda del business di Google e quella della Repubblica Popolare.
La casistica dei conflitti tra i regimi autoritari e la libertà online è ricca di precedenti, dall’Iran alla Birmania. Ma la questione cambia completamente quando la posta in gioco è un mercato di 330 milioni di utenti, ormai il più popoloso del pianeta.
Il comunicato del governo cinese che stigmatizza Google e ribatte alle critiche di Hillary Clinton, fa esplicito riferimento alle “regole della rete cinese”. Nessuno immagina che possa esistere un “Internet iraniano”. Ci sono solo le barriere che Teheran frappone per l’accesso locale alla rete: che resta una, indivisa e globale. Ma l’idea che la Cina possa organizzarsi come un cyber-universo autonomo da noi, è altrettanto impensabile?
In Occidente diamo ormai per scontato da anni che la superficie terrestre sia scandagliata minuziosamente da GoogleMap. Ricordo il divertimento con cui mi accorsi, quando abitavo a San Francisco, che dalle foto satellitari si poteva vedere non solo casa mia ma anche la targa della mia auto. Non appena mi trasferii a Pechino nel 2004 scoprii che intere zone della capitale cinese invece erano oscurate, a cominciare dal quartiere di Zhongnanhai dove risiede la nomenklatura comunista. Ciò che a noi appare naturale, o inevitabile, cioè che la mappatura terrestre sia fatta da un’impresa privata americana, non è accettabile a Pechino. E’ un’intrusione virtuale nella sovranità: un valore per il quale gli Stati scendono in guerra da secoli. E visto da Pechino il confine che separa un colosso privato come Google dal governo di Washington, è labile.
Ken Auletta, autore del saggio “Googled” (il passivo del verbo “googlare”), osserva che “poche altre tecnologie – la stampa di Gutenberg, il telefono – hanno avuto effetti sociali rivoluzionari come questo motore di ricerca, che ha sconvolto il nostro modo di produrre informazione, selezionarla, consumarla”. Ma Internet essendo nato in America, tutta l’organizzazione del world wide web ha un’impronta made in Usa. Porta i segni inconfondibili di un “sistema”: regole e valori nati negli Stati Uniti, per estensione occidentali, non necessariamente percepiti come universali a Pechino. Dove noi parliamo di “architettura aperta”, altri capiscono “egemonia americana”.
La Grande Muraglia di Fuoco, è il nome che i dissidenti hanno affibbiato alla censura online della Repubblica Popolare. E’ il più moderno e sofisticato apparato di controllo dell’informazione, con almeno 15.000 tecnici informatici in servizio permanente. Eppure il governo di Pechino ha avuto bisogno fino a ieri di appoggiarsi sul “collaborazionismo” di Google, Yahoo, Microsoft.
I dissidenti, o anche i giovani cinesi più curiosi e dotati per l’informatica, hanno appreso ad aggirare la Grande Muraglia. Usano metodi simili a quelli degli hacker: ad esempio per dissimularsi attraverso domicili online all’estero. Sono esattamente i metodi mutuati dai cyber-pirati al servizio del governo, nelle incursioni denunciate da Google il 12 gennaio. Hanno violato la privacy della posta elettronica Gmail di numerosi militanti dei diritti umani; nonché di un grande studio legale di Los Angeles impegnato in un processo contro aziende di Stato cinesi per violazioni di copyright. E hanno profanato le email di 34 aziende hi-tech nella Silicon Valley, un grave episodio di spionaggio industriale che getta un’ombra sulla sicurezza di tutto l’impero Google.
L’esperto d’informatica Holman Jenkins evoca per questa offensiva un precedente poco noto. “All’inizio degli anni Novanta ci fu un’escalation di episodi di pirateria navale nel Mare della Cina meridionale. Hong Kong, che era ancora una colonia inglese, raccolse le prove che i pirati erano in realtà al servizio delle forze armate cinesi. Era un modo per rivendicare la sovranità di Pechino su rotte di comunicazione strategiche”.
I cyber-pirati che la Cina ha scatenato contro Google, innescando un conflitto che ha portato fino all’intervento dell’Amministrazione Obama, starebbero facendo un gioco simile. Come il corsaro Francis Drake al servizio di sua maestà Elisabetta I contro l’impero spagnolo. In palio stavolta c’è uno spazio virtuale, perfino più strategico delle rotte marittime.
La Cina punta molto in alto, se ha sentito il bisogno di intimidire Google fino a mettere in discussione la privacy dei suoi clienti industriali: tutti ormai potenzialmente spiati. I dirigenti della Repubblica Popolare possono immaginare un Trattato di Yalta del terzo millennio, con cui l’America prenda atto della loro sovranità su una parte di Internet. Se passa il loro piano, il discorso visionario di Hillary Clinton che ha esaltato Internet come “il grande egualizzatore”, si applicherebbe solo al di qua della Grande Muraglia.
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Al peggio non c’è mai fine
Arch Paola Nugnes

Il terremoto dell’Aquila, le alluvioni di Messina e Ischia, le distruzioni, i morti e i feriti, chiedono a gran voce una gestione del patrimonio edilizio equilibrato e rispettoso delle regole e dell’ecosistema
Il Governo risponde esponendo ancora una volta il nostro Paese alla cementificazione selvaggia, con la riapertura dei termini del condono edilizio, riproponendo un condono per gli abusi ambientali a scapito del paesaggio, a discapito della sicurezza idrogeologica, a scapito della vita.
Ancora una volta usano parole abusate e pericolose come “in deroga”, ed “emergenza”, che si traducono, in “assenza di regole” e “assenza di controllo”.
Dopo lo scellerato “Piano Casa”, per includere nell’affare anche “gli abusi non condonabili” è in arrivo un emendamento, al ddl di conversione del DL 194/2009 Milleproroghe, su proposta dei senatori PdL Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli.
La proposta si pone l’obbiettivo di consentire la sanatoria anche per gli abusi commessi prima del 31 marzo 2003 ai danni dei beni ambientali e paesistici.
L’emendamento intende, infatti, includere nell’elenco delle opere sanabili le opere abusive realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti per tutelare i beni ambientali e paesistici, escluse dall’articolo 32, comma 27, lettera d), del DL 269/2003, poi Legge 326/2003.
Sarà’ data facoltà, a chi volesse usufruirne, di acquisire l’autorizzazione paesaggistica prevista dall’art. 146 del Codice dei Beni Culturali (Dlgs 42/2004), in deroga al comma 4 dell’articolo 146, che vieta di rilasciare l’autorizzazione in sanatoria dopo la realizzazione delle opere.
Gli interessati potranno presentare la domanda di sanatoria entro il 31 dicembre 2010, anche qualora l’Amministrazione abbia negato il condono edilizio precedentemente richiesto. Naturalmente, fino alla definizione delle nuove domande, saranno sospesi tutti i procedimenti sanzionatori, di natura penale ed amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato,
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da Eddyburg.it
Condono edilizio. Il futuro non abita più qui -Il Manifesto
Edoardo Salzano

Prosegue il saccheggio dei patrimoni collettivi. Il 4° condono edilizio è alle porte, si aggiunge alle altre numerose imprese avviate, e in gran parte già effettuate, dai governi Berlusconi. Paolo Berdini ha inquadrato la sciagurata iniziativa dei due deputati campani del Pdl nella “politica della città e del territorio” della dx italiana di oggi. Una politica che non solo distrugge storia, memoria e bellezza, ma degrada l’habitat della vita delle generazioni future, aumenta il disagio di chi vivrà domani nella Penisola.
Come mai tutto ciò non genera una forte reazione di protesta e di contrasto? Come mai è così debole, incerta, contraddittoria la risposta dell’opposizione parlamentare, degli organi dell’opinione pubblica, delle stesse formazioni della sx radicale? Il cosiddetto “piano casa” è stato accettato dalle stesse regioni governate dal csx. La prassi di condizionare le decisioni sull’assetto del territorio agli interessi immobiliari è condivisa da amministrazioni di dx e di sx. L’abbandono delle procedure democratiche della pianificazione urbanistica per sostituirle con gli accordi diretti tra poteri pubblici e interessi privati forti è avvenuto nei comuni di tutti i colori.
Lo si comprende se si riflette sulle radici dalle quali nasce la proposta di condono edilizio. Demagogia e disinteresse per il futuro sono certamente due componenti della cultura politica d’oggi. In certe zone del paese gli abusivisti sono certamente molti, e allora raccattiamone il consenso, che ci interessa oggi, mentre a sanare i guasti nel futuro provvederanno altri. Ma al di là di questo, al di là della perdita della responsabilità verso il futuro di noi tutti, quindi al di là dello smarrimento della consapevolezza del ruolo della città e del territorio nella vita di ciascuno di noi, vi sono a mio parere tre elementi che caratterizzano l’ideologia oggi dominante.
1°, l’assunzione dello sviluppo dell’economia data come obiettivo primario: la crescita del PIL è diventato la misura del successo.
2°, la progressiva riduzione degli spazi della democrazia a vantaggio dell’aumento della “governabilità”: la chiusura delle piazze alla manifestazione del dissenso ne è l’aspetto più emblematico (è successo ieri a Reggio Calabria), ma quello strutturale è lo spostamento della responsabilità delle decisioni dagli organismi collegiali a quelli monocratici, e dalle istituzioni della Repubblica ai “commissari”.
3°, il crescente disprezzo per la legalità: le regole sono diventate un impaccio di cui liberarsi, l’eredità di un passato confuso di cui non si comprendono, e comunque non si condividono, le ragioni, sono solo ostacoli alla traduzione del desiderio (o della voglia, o dell’interesse) di un potente in un evento concreto.
Non si tratta di vizi che albergano solo nel costume del personale politico, né solo nell’ideologia della destra. A proposito di “legalità” basta ricordare l’episodio dell’auditorium di Ravello e leggere l’articolo di De Lucia su eddyburg; a proposito di “governabilità” i decreti Bassanini; e a proposito di “sviluppo”, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
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Una legge contro i pentiti. E viva la mafia!
Il ddl Valentino

– La fabbrica delle leggi ad personam made in Berlusconi è riuscita a sfornarne un’altra, stavolta addirittura sulla mafia e sui pentiti. Per cancellarne anche l’esistenza e azzerare le loro dichiarazioni. Niente maxi processo di Falcone. Niente Buscetta. Battezzarla anti-Spatuzza o salva Dell’Utri? L’uno e l’altro. Perché il risultato dei due articoli che il senatore Giuseppe Valentino, giusto il relatore del processo breve, ha presentato il 27 novembre a palazzo Madama è sicuramente uno: impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente.
Tra la fine di ottobre e il 4 dicembre 2009, quando cominciano a circolare le prime indiscrezioni sui verbali di Gaspare Spatuzza che poi depone a Palermo al processo Dell’Utri, sui giornali si scatena il tam tam di una possibile incriminazione per mafia ai danni di B. Ed ecco che, in chiave preventiva almeno per lui, successiva ma salvifica per Dell’Utri, comunque in anticipo rispetto a un’imputazione che in quel momento sembra probabile, la macchina delle leggi salva premier si muove.
Entra in campo il senatore Giuseppe Valentino, calabrese per nascita, di professione avvocato, avverso ai pentiti per via di un’inchiesta che lo coinvolse nel 2004 per voti della ‘ndrangheta, ex aennino finiano dato ormai per seguace del Cavaliere, vice di Niccolò Ghedini nella consulta pdl per la giustizia. Si produce in un ddl che a palazzo Madama porta il numero progressivo 1.912, comunicato alla presidenza a fine novembre, e che dal 26 gennaio figura tra quelli che saranno esaminati, discussi, approvati in commissione Giustizia. Due articoli, niente norma transitoria che regola l’applicazione ai processi in corso, ma va da sé che trattandosi di norme più favorevoli per l’imputato non possono che applicarsi immediatamente. Dell’Utri compreso.

Il relatore è Piero Longo, avvocato di Berlusconi assieme a Ghedini. Una scelta che si commenta da sola. Il titolo della proposta, di per sé, pare anonimo: “Modifica degli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale in materia di valutazione della prova e di testimonianza indiretta”. Sono quelli che regolano per l’appunto i mezzi di prova e stabiliscono quando una testimonianza può avere valore oppure no in un processo. D’ora in avanti, se passa il testo di Valentino, la regola sarà scritta così: “Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni”.

A Palermo, a Reggio Calabria, a Napoli, quando i magistrati apprendono di una norma del genere entrano in fibrillazione. Perché essa trasforma in perentoria disposizione quanto scrive l’attuale articolo 192, comma 3, del codice di procedura: “Le dichiarazioni sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità”. E se è vero che esiste una giurisprudenza ormai acquisita della Cassazione sulla necessità dei cosiddetti “riscontri obiettivi”, tuttavia altra cosa è stabilire per legge il valore probatorio “solo” in presenza di “specifici riscontri esterni”.

Ma non basta. Perché la legge di Valentino aggiunge altri due commi, il bis e il ter, all’articolo 192. Nel bis è scritto: “Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma precedente”. Quindi, al di fuori di questa regola, è tutto da buttare via. Ma ecco l’ultima botta, la più micidiale, il comma ter: “Sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali”. Vale l’esempio che propone, nell’intervista qui sotto, Gianrico Carofiglio a proposito di un pentito che parla di cinque omicidi. Oggi si può condannare per le prove trovate per i primi quattro e assolvere per l’ultimo. Con le regole di Valentino le rivelazioni del pentito diventeranno carta straccia per tutti.

Non contento, il senatore va avanti e cambia l’articolo 195, allargando ulteriormente le maglie dell'”inutilizzabilità”. Se oggi le dichiarazioni di un testimone che ha appreso notizie fondamentali per il processo da un altro si possono sempre usare “salvo che l’esame risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità”, da domani solo “l’infermità temporanea” lascerà campo libero. E quindi il poliziotto che raccoglie l’ultimo fiato della vittima di un killer e che fa il nome del suo assassino non potrà darne testimonianza, né tantomeno potrà farlo chi ha raccolto le confidenze di un immigrato che nel frattempo è scomparso nel nulla. Garantismo o morte della giustizia? Il “processo” alla proposta di legge di Valentino è aperto. Ma tutto si può dire tranne che giochi a favore della lotta alla mafia.

www.repubblica.it/politica/2010/02/02/news/nuovo_blitz_nella_maggioranza_arriva_la_legge_antipentiti-2159916/
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Ad Agrigento la Chiesa manda un opuscolo per sostenere il nucleare

Con il primo numero del settimanale della Chiesa agrigentina “L’Amico del Popolo” abbiamo ricevuto un allegato pubblicitario. Non si tratta del testo di una enciclica del Papa, né di una lettera pastorale dell’arcivescovo, né della biografia di un santo.
“Energia per il Futuro” è il suo titolo. E’ uno “spot” di 47 pagine che intende convincere i lettori del settimanale che le centrali nucleari sono buone, belle, economiche e non danneggiano la nostra salute (neppure le loro scorie radioattive). Per dirci tutte queste belle cose l’opuscolo nelle sue prime tre pagine offre ai lettori che amano il Papa e vanno a messa alcune rassicurazioni sul pensiero della Chiesa intorno all’uso del nucleare. Cardinali di importanti dicasteri della santa Sede e persino lo stesso Papa sono favorevoli all’uso pacifico del nucleare, dice il coloratissimo opuscolo.
Un primo capitolo ha un titolo esplicito: ”La Chiesa e il nucleare”. Due paginette in cui tra l’altro si sottolinea che il Vaticano fa parte dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e si ribadisce che in varie circostanze la Chiesa si è espressa favorevolmente, attraverso suoi autorevoli rappresentanti, per una ipotetica politica nucleare. Sennonché dell’Aiea fanno parte molti Paesi che maneggiano l’atomo per scopi anche diversi da quelli della produzione energetica, come la produzione di armi nucleari.
continua…
www.agoravox.it/ad-agrigento-la-chiesa-manda-un
www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2486:ciancimino-qprovenzano-garantito-da-accordoq-qmio-padre-investi-soldi-con-i-boss-in-milano-2q&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

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Ciancimino: “Provenzano garantito da accordo”, “Mio padre investì soldi con i boss in Milano 2”
Salvo Palazzolo

Il figlio dell’ex sindaco di Palermo ha testimoniato al processo Mori nell’aula bunker dell’Ucciardone. La ricostruzione dei rapporti con il boss latitante: “Godeva di immunità territoriale”
Parla del padre Vito, potente sindaco di Palermo, e dell’amico complice di sempre, Bernardo Provenzano. Parla soprattutto degli affari di Cosa nostra, che avrebbe investito molti capitali a “Milano 2”, la grande operazione immobiliare da cui presero il via le fortune di Silvio Berlusconi. Al processo Mori, nell’aula bunker del carcere palermitano dell’Ucciardone, Massimo Ciancimino racconta le trame del padre: “Con Provenzano si vedeva spesso – dice – anche a Roma, fra il 1999 e il 2002. Con altri mafiosi che avevano una grande capacità imprenditoriale faceva investimenti. Con i fratelli Buscemi e con Franco Bonura vennero investiti soldi anche in una grande realizzazione alla periferia di Milano che è stata poi chiamata Milano 2”.
La trattativa. Massimo Ciancimino parla soprattutto della trattativa che il padre avrebbe intrattenuto con l’allora colonnello del Ros Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno: “Prima della strage Borsellino – dice il testimone – il colonnello incontrò più volte mio padre, nella nostra casa romana di via San Sebastianello. Almeno due volte prima del 29 giugno, quando il dottore Antonino Cinà (il medico di Riina – ndr) mi consegnò a Palermo il cosiddetto papello, che io portai subito a Roma. Dopo il 29 giugno, ci fu un altro incontro fra Mori e mio padre”. Ciancimino non usa mezzi termini.
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Per affossare B Taormina è peggio di Ghedini

«Conosco bene il modo con cui B chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam. Ora impone processo breve, legittimo impedimento e Lodo Alfano bis per completare il suo disegno .
Il processo breve è un ballon d’essai, una minaccia che B usa per ottenere il legittimo impedimento. Finirà in un cassetto. Gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. Ci rinuncerà in cambio del legittimo impedimento, possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. L’Udc è già d’accordo.
Ma la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo e B nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta.
B sa benissimo che il legittimo impedimento è incostituzionale. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, B potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E B lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente.
Ho lavorato per anni per B, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella.
Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto.
Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
Penso a Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso il prossimo che faranno fuori è Schifani
Appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, B andrà alle elezioni anticipate, gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra 3 anni, e prendere il suo posto.
Punta a resistere fino al 2020, e, in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. Non lo intralcerà il Pd, forse il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma lo vedremo solo dopo le regionali”.
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SCEMPI
Viviana Vivarelli

Finiremo come l’Argentina se continuiamo a rinnegare le nostre tradizioni, gli ideali democratici e civili, i bisogni della gente, il sostrato sociale che dovrebbe essere linfa vera di ogni partito. Non sono io che ho inventato il termine ‘casta’. E non sono io che ho criticato da 16 anni questa sx sempre più fiacca al punto di diventare insussistente e che, invece di frenare le pretese di una dx dissoluta, si è messa al suo servizio (il conflitto di interessi mai regolato, le privatizzazioni, la bicamerale e la distruzione della Costituzione sono 4 macchie indelebili nella storia di questo paese). B non sarebbe andato al potere e non avrebbe fatto gli scempi che ha fatto se non ci fosse stata una sx, priva di nerbo e distratta dalle sue funzioni storiche, che gli ha dato corda. Se non ci fosse stato un D’Alema che lo ha preceduto in ogni scempio. E delle 4 correnti del Pd non c’è dubbio alcuno che il peggio sia stato fatto dalla linea maggioritaria dalemiana, ormai irriconoscibile come sx, e diventata “una diversamente dx”. Scalate bancarie, privatizzazioni, scempio del territorio, guerra, precarizzazioni, inciuci, patti con la Confindustria peggiore, private corruzioni… abbiamo dovuto vedere il peggio del peggio, mentre l’insulso strapotere di pochi ha continuato ad essere confermato da una base vecchia e ignara, ormai incapace di autocritica.
Oggi l’incultura di chi ha tradito le proprie radici storiche ci stronca tutti e non è luogo di fare sciocche rivalse di fronte a una crisi immane del paese che non è solo economica ma etica.
Se la dissolutezza di B e della triade P2-mafia-Opus dei ha potuto trionfare, è chiara colpa di qualcuno. E negarlo è vivere fuori dalla storia e dall’intelligenza.
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Boom economico
Viviana Vivarelli

La Spagna basò il boom sull’effimera bolla immobiliare. Esplosa quella ( come i mutui immobiliari statunitensi), l’economia si è sgonfiata di colpo. Succederà lo stesso a Dubai, dove la sola esposizione verso le banche europee supera i 13 miliardi.
La Grecia è sempre stata debolissima in tutti i settori e con la classe politica più corrotta d’Europa; il grande freddo ha fatto sparire l’ortofrutta greco dai mercati europei mettendo la Grecia in ginocchio.
L’Italia eredita un pesantissimo debito da quel Craxi che ora si vuole innalzare agli altari per consonanza corruttiva. Col suo governo, dal 1984 al 1987 (documenti di Bankitalia) il debito pubblico passò da 240 miliardi di € a 430 miliardi. E nei 5 anni successivi, quando Craxi non era più al governo ma era comunque ai vertici della politica italiana, col famoso CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), il debito pubblico nel 1992, subito prima dell’esplodere di Tangentopoli, raddoppiò a 800 miliardi, dopodiché non fece che salire soprattutto sotto la gestione scellerata di Tremonti e ora mira ai 4000 miliardi!!!
Aggiungiamoci una politica di privatizzazioni perversa (Telecom, Alitalia, Enel, autostrade, acqua, territorio, frequenze, esercito, protezione civile…), imitata pure da sx, armamenti esagerati per una economia piccola come la nostra (ben 23 miliardi li spese Prodi), una corruzione finanziaria e politica sfrenata, le tre associazioni criminali più grandi del mondo, la zavorra pesantissima di una chiesa parassitaria, un groviglio indecente di leggi fatte apposta per arricchire e rendere impunita la casta, un sistema fiscale fatto per favorire l’evasione e una quantità immane e parassitaria di politici. Con Tremonti si ripete l’abominio di una gestione scellerata della finanze pubbliche e con B si prosegue con un governo e parlamento incaricati solo di salvargli la buccia.
Siamo al 73° posto per libertà economica
ma molto in vetta per corruzione politica, anzi con B siamo scattati in su di 10 posti
si scende per libertà di stampa al 49° posto
si scende per difesa del lavoro o parità femminile..
Al 29 gennaio 2010 i paesi europei danno deboli segni di ripresa ma l’Italia va peggio di tutti e sta in fondo alla classifica internazionale.
L’economia a livello globale dà segni di ripresa. Nel 2011, per l’Fmi, la crescita economica globale si dovrebbe attestare intorno ad un +4,2%, anche se Europa e Stati Uniti, segneranno mediamente un aumento di appena il 2%. Ma noi faremo peggio.
In zona euro, quest’anno la Germania dovrebbe crescere del 1,4% e poi del 1,8% nel 2011. Francia: +1,2 e +1,6%. L‘Italia, dopo un crollo di quasi 5 punti percentuale nel 2009, dovrebbe crescere solo del 1% e poi dell’1,3%
B, ministri, sottosegretari, parlamentari ci hanno ripetuto fino alla nausea che “l’Italia sta messa meglio degli altri” e che “il sistema paese” ha saputo reagire bene”. Ma dove? L’OCSE ci ha persino rimproverato per uso strumentale e propagandistico di comunicazioni false.
Purtroppo B dice delle gran balle. Purtroppo, l‘Italia, tra le grandi economie avanzate, è quella che versa nello stato di più profonda sofferenza. La sentenza degli economisti è che: “in un contesto di generale indebolimento economico e di ‘italianizzazione’ dei conti pubblici, noi siamo purtroppo riusciti a fare peggio di tutti gli altri”. Il PIL è sceso ai livelli del 99, mentre il rapporto Debito pubblico/Pil è salito oltre 115% (come nel 93). Una classe dirigente seria ne terrebbe conto, invece di raccontare favoline propagandistiche.
L’Italia è entrata in recessione prima degli altri Paesi e ne uscirà dopo. E,se pure avremo una ripresa, sarà modesta. Non solo stiamo doppiando Spagna e Grecia, ma l’inerzia del governo lo tiene occupato solo a tenere libero B, così la nostra ripresa, se ci sarà, sarà lentissima. Altro che candidare veline e pensare solo al cazzo!
Negli ultimi due anni siamo precipitati di ben -7,2 punti in percentuale, peggio di tutti gli altri paesi che hanno perso il 4,3. Chi ha visto precipitare il suo reddito dovrà aspettare il 2017, con buona pace del falsificatore Tremonti. Qualcuno fa a tempo a essere morto.
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Le quote rosa carne
Viviana Vivarelli

Dal Veneto al Lazio, B ha chiesto “una quota riservata” per le sue scelte di letto.
Tra i nomi: Francesca Pascale, Chiara Sgarbossa, Graziana Capone e Daniele Martani.. Il gran ritorno delle porno-veline. Tutte in lista su ordine del Cavaliere.
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http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Grazie per TERRA NOSTRA di LANNES
    Vi sono giornalisti coraggiosi come Lannes in Italia ? grazie di avercelo fatto sapere !
    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 4, 2010 @ 9:19 am | Rispondi

  2. Stancamente continuo a leggere le vicende del nostro paese … italiani, povera gente sul carro che va nel paese dei balocchi
    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 4, 2010 @ 10:08 am | Rispondi


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