Nuovo Masada

gennaio 31, 2010

MASADA n° 1080. 31-1-2020. Somari al potere

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Ricercatori e ricercati – Toghe contro – Berlusconi e Calamandrei – Incultura – Cantata della Valsusa – Le truffe della Polverini – Siamo i più tassati d’Europa – Doppiopoltronisti

La nostra non è una nazione, è una nazionale
Roberto
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Maurizio
“Il nostro Paese non ha futuro se non si riesce a cacciare l’attuale classe politico-dirigente. Una volta si diceva che si era arrivati alla frutta per indicare la fine di un percorso ma noi, siamo andati oltre. Ricordando il film “L’audace colpo dei soliti ignoti”, stiamo agendo come il personaggio “Capannelle” di quel film. Dopo essersi abboffato in trattoria, il suo conto diceva: … dolce, frutta, caffè, liquorino,… pasta e fagioli”. Insomma il circolo non si chiude mai.”
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Cettina
Giovedì Vittorio Feltri ha scritto un altro dei suoi illuminanti editoriali sulla sinistra
italiana, rea di non aver più alcun ideale e di darsi un tono allineandosi a “mode pseudoculturali: sì all’immigrazione selvaggia, sì ai clandestini, no alle riforme del ministro Gelmini, soldi ai ricercatori che non trovano mai niente…”.

Non trovano mai niente?! Perché Feltri non fa quattro chiacchiere con Andrea Daga,
scienziato dell’Università di Padova che ha scoperto un nuovo meccanismo di sviluppo della paraplegia donando speranza a migliaia di persone?
O con Antonio Iavarone, costretto a lasciare l’Italia in polemica col nepotismo
universitario, che in America ha scoperto i geni all’origine del glioblastoma, aggressivo tumore cerebrale?
O con Davide Melisi, che ha trovato dei farmaci efficaci per un tumore del pancreas? Come loro ce ne sono migliaia.
Ma per Feltri non hanno “mai trovato niente”!
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Berlusconi e la Giustizia
Viviana Vivarelli

All’apertura dell’anno giudiziario, in modo massiccio, i magistrati sono usciti dalle aule all’ingresso dei rappresentanti del Governo e i rimanenti hanno esibito la Costituzione in segno di protesta. Per quanto il Ministro Alfano lo neghi, il rifiuto delle toghe alla distruzione della giustizia, praticata sia col processo breve (processo morto) che col veto alle intercettazioni o i tagli al settore giudiziario, è stata maggioritaria. Si rifiuta altresì la distruzione sistematica dell’immagine della Magistratura praticata in 16 anni di insulti sistematici, in base al teorema ormai insostenibile che B è innocente ed è vittima delle toghe rosse. Il reo accusa i suoi giudici per parere innocente. Alfano ha detto che questa protesta è insostenibile perché il Governo e il Parlamento fanno le leggi e i magistrati possono solo ubbidirle. Ha fatto valere la sola ragione della forza sulla forza della ragione. Il potere sul merito.
Ha detto B: «Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»
B ha definito la nostra Costituzione democratica “filosovietica”, ha detto di non averla mai attaccata mentre costantemente ne demolisce tutti i principi e purtroppo trova spesso il sostegno anche della presunta opposizione. B uccide la sovranità popolare con una riforma leghista del sistema elettorale che ha scippato il diritto di scelta, uccide la libertà dei cittadini, i loro diritti garantiti dalla Costituzione, l’equilibrio delle istituzioni e ne svuota sistematicamente le competenze per un accentramento dittatoriale sulla sua persona, che è anch’esso sostenuto purtroppo da parte dell’opposizione.

In questa notte profonda della democrazia e della legalità costituzionale, ci sembrano particolarmente importanti e attuali le parole pronunciate da Piero Calamandrei nel 1955 a Milano.
Calamandrei parlava della scuola e del diritto che la Costituzione riconosceva ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi di studiare, un diritto in cui si imponeva alla Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Non prevedeva una Gelmini che avrebbe accorciato la scuola d’obbligo per mandare i ragazzi un anno prima a lavorare. Non prevedeva tagli dissennati alla scuola che ne avrebbero abbassato il livello impedendo ai più di formarsi. Né che gli insegnanti fossero condannati a un precariato permanente, sviliti e svalutati nel loro lavoro e nella loro persona. E nemmeno che la ricerca italiana scadesse in Italia a tal punto, mortificando i migliori e privando il paese del beneficio di quanti erano costretti ad andare all’estero mentre a capo degli organismi nazionali venivano poste persone indegne in base a clientele politiche.
Calamandrei era convinto che la scuola potesse contribuire a innalzare la dignità dell’uomo, non aveva previsto che diventasse una merce, come il lavoro, come l’acqua, in un sistema liberista dove tutto è mercificato e si favoriscono le scuole private mentre si deprime la scuola pubblica.
Quella Costituzione che B deride e che tutti, anche a sx, non vedono l’ora di cambiare dice che: “È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo.”
Solo quando questo sarà raggiunto, diceva Calamandrei, si potrà veramente realizzare quell’art. 1 «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro».

Diceva Calamandrei che fin quando ogni uomo non avrà la possibilità di lavorare e studiare e trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere con dignità, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché senza questa uguaglianza di fatto, si ha una democrazia solo formale, dove tutti non sono messi in grado di portare alla nazione il il loro contributo migliore.
Diceva Calamandrei: la Costituzione è un testo bellissimo di bellissimi propositi ma è ancora da attuare, è “un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.” E ora, sotto gli urti sconclusionati e totalitari di questa pessima classe dirigente, noi dovremmo vedere questo testo bellissimo fatto a pezzi, e con l’aiuto addirittura della pessima opposizione?
Questa è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Ucciderla significa uccidere l’avvenire di noi tutti.
Ma la Costituzione da sola non basta, da sola è solo carta.
Perché si attivi, occorre ogni giorno metterci dentro l’impegno, lo spirito, la responsabilità. Dov’è oggi in questo mondo mercantile la responsabilità?
Diceva Calamandrei: “Sento dire in giro: «La politica è brutta.Che me ne importa della politica?» come in quella storiellina dei due emigranti che traversavano l’oceano su un piroscafo. Uno dormiva nella stiva e l’altro sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con onde altissime e il piroscafo oscillava. E chiedeva a un marinaio: «Siamo in pericolo?», e quello rispondeva: «Se continua così, tra mezz’ora affondiamo». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno: “Toni, Toni, tra mezz’ora il bastimento affonda!». E l’altro rispondeva: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per 20 anni, e che vi auguro di non sentire mai.. ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo.
La Costituzione è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti perché siamo su un bastimento comune.
È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.
Voi alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto.
Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la Patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», questo, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.
Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione!
Dietro a ogni articolo, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, in Africa, per le strade di Milano o di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

toghe.blogspot.com/2009/02/un-discorso-sulla-costituzione-di-piero.html
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Incultura
Viviana Vivarelli

Non è possibile avanzare in civiltà con un popolo che in maggioranza non è in grado di capire un testo scritto o valutare i messaggi della tv. E, in questo senso, la tv è ormai un enorme livellatore di incultura. L’Italia è un paese di quasi analfabeti. E il livello della scuola e della ricerca italiana, sotto Ministri come Moratti o Gelmini, i tagli dissennati di Tremonti e la pratica consolidata della corruzione universitaria, non ha fatto che peggiorare.
Secondo l’OCSE, ci sono in Italia 2 milioni di analfabeti e l’analfabetismo di ritorno è ormai una emergenza nazionale. Non solo il livello di incultura è diffusissimo nella popolazione ma si è insediato solidamente al governo dove imperversa inserendosi nelle leggi e nelle pratiche di governo e, col nepotismo e il familismo, rischia di peggiorare tutti i quadri dirigenziali. Ormai al potere ci sono i somari.
Scrive Giampaolo Silvestri: “La crisi culturale italiana è un dato di massa, ignorato da una politica innamorata di campanili e dialetti, di strapaese e banalità, assuefatta a un anti intellettualismo demagogico e populista, pericoloso. La produzione e fruizione culturale, la formazione e la scuola – come tutti i beni comuni come l’acqua – sono state ridotte a merce, senza curarsi dell’immensa ricchezza anche economica che rappresentano. In Italia l’analfabetismo cresce e interessa tutte le età, coinvolgendo la capacità di comprendere le parole, i numeri, i concetti scientifici.”
In Italia non solo il lavoro è merce, come ha svalutato il liberista Brunetta, ma anche la cultura è merce, nello svilimento progressivo di tutti quei valori che fecero grande questa Nazione e la innalzarono come un faro nella cultura del mondo. Oggi i somari che comandano sanno solo ragliare e l’Italia è una macchia del mondo.

Dice Silvestri: “Già nel 2000 l’Ocse ha sancito che siamo un popolo di ignoranti che non conosce neppure l’italiano, nel 2003 che siamo messi male in matematica e nel 2006 che stiamo anche peggio nelle scienze. L’Italia al 36° posto su 57 Paesi. Se si applicassero agli italiani le norme richieste dalla Lega agli extracomunitari per accedere alla cittadinanza (piena conoscenza della lingua, della Costituzione, della storia, valori e leggi nostrane), pochi sarebbero i cittadini. Non è un caso che oggi tutti i programmi di quiz non pongano più domande dirette ma varie opzioni di risposte, in modo che l’ignoranza sia supplita dalla logica o da buon senso o dalla fortuna.
I test d’ingresso universitari 2009 dicono che molti studenti non conoscono il significato di parole d’uso comune, si perdono nella punteggiatura e non sanno rispondere a domande semplici tipo «Cos’è la Cgil?». I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi analfabeti. E i laureati non se la passano meglio: l’8% non sa scrivere, 21% capisce a mala pena un testo e si perde se ci sono ambiguità. Per questo molti atenei hanno deciso di organizzare corsi di recupero di italiano per le matricole: grammatica e sintassi, argomenti da prima media. L’italiano sta regredendo quasi a dialetto. Il 20% dei laureati italiani rischia l’analfabetismo funzionale, cioè la perdita degli strumenti minimi per interpretare e scrivere un testo anche semplice, e sono il 30% nei diplomati. Solo 9 persone su cento comprano un giornale.”
Cosa può capire questa massa di incolti dei fatti politici? Tenere un popolo nell’incultura attraverso una scuola via via peggiorata e decurtata, una ricerca impedita e tv e giornali di livello sempre più basso è un mezzo per esercitare un potere.

Il problema della cultura non consiste solo nel sapere che ‘un’ al maschile non vuole l’apostrofo o dove si trovi Haiti o cosa sia la Corte Costituzionale o l’equilibrio dei poteri. La cultura non è fatta solo di nozioni. E’ fatta di contenuti ideali, di valori sociali e di principi universali. Quello che ignora lo spaventoso ministro Brunetta è che anche il lavoro è un valore sociale e un principio universale. Quello che sembrano avere dimenticato ormai tutti questi politici italiani è che il mercato è il peggiore catino di incultura, dentro il quale lo stesso concetto di democrazia si vanifica orrendamente e dove il senso spirituale dell’uomo non può che perire. L’incultura più clamorosa e praticata nell’universo mondo politico è quella del travisamente dei grandi concetti di civiltà, a cominciare dallo stesso concetto di democrazia, di sovranità popolare e di libertà. Noi usiamo ormai vocaboli, non più parole; usiamo suoni, non significati. In bocca al ministro Brunetta la parola lavoro è diventata un vocabolo, un segno semantico, un suono vuoto, non è più un concetto e un valore. Dispiace per lui, ma questo non può diventare cultura di governo o sarebbe solo l’imposizione di un livello umano degradato.
Questa sconnessione tremenda, orwelliana, dei segni verbali dal loro significato segna la più pericolosa crisi di incultura del nostro paese, la sconnessione dei componenti della mente dal valore delle parole in quanto idee, l’uccisione del pensiero che comprende, dà senso, libera e dà alla vita uno scopo superiore. E se la mente si svuota di significati e di valori, si svuota l’intero uomo.

Discorso del rettore dell’università di Bologna all’apertura dell’anno accademico 2009/2010:
“Il recupero della parola sia il primo passo affinché l’Università resti un antidoto all’analfabetismo che la cultura dell’immagine sta diffondendo
Oltre alla parola c’è bisogno di restare in contatto con la realtà e di recuperare le connessioni con la memoria. Se l’Università italiana ambisce ancora a formare la futura classe dirigente, dovrà riformulare un’etica condivisa. Dobbiamo spiegare ai più giovani la bellezza e la durezza della realtà, dello studio, del lavoro, della vita: il discrimine tra la vacanza e il lavoro, tra la ricreazione e l’impegno, tra stare al mondo e vivere”.
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Scrive Walter
“Gli italiani sono con me”, dice il nano.

Elezioni europee 6-7 giugno 2009:
Elettori: 50.342.153 votanti: 32.748.675=65%
PDL: 10.807.794
PD : 8.008.203
Lega: 3.126.922
IDV: 2.452.731
UDC:1.996.953 ed il resto a tutti gli altri.
Fate il conto, su 50.342.153 di votanti, quanti italiani lo hanno sostenuto!Altro che il 72%!
(10 milioni di voti al Pdl su 50 milioni di elettori fa un italiano su 5 e sorvoliamo sul fatto che in quei 10 milioni ci siano anche i voti per Fini. Quelli, poi, che hanno votato direttamente Berlusconi sono stati solo 2.7 milioni. B ha battuto il suo minimo storico.
Il che, su 50 milioni di elettori vuol dire che è stato votato da un italiano su 20. E dagli altri 19 no. Teniamolo a mente).
(Ma come fa il Pd a inseguire l’UDC (meno di 2 milioni di voti) quando l’IdV ne ha quasi due milioni e mezzo, non ho ancora capito.)
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La meglio ha la rogna
V.V.

In Italia è davvero fantastico:
-le grandi imprese ricevono sovvenzioni dallo stato
-usano più che possono il precariato
-e l’apprendistato oltre i termini di legge
-hanno la cassa integrazione come se piovesse ad ogni flessione delle vendite, per salire poi allo spasmo con gli straordinari appena le vendite risalgono
-pagano pochissime tasse grazie alla fitta evasione
-imboscano soldi all’estero e li possono far rientrare con lo scudo fiscale al 5%
-se ledono il consumatore o il lavoratore, è vietata a quest’ultimo la class action mentre se loro sono processate se la cavano per processus interruptus
-possono anche far lavorare i loro dipendenti per 8-9 mesi senza fargli prendere uno stipendio
-se ne fregano della salute e dell’ambiente
-in galera non ci vanno mai qualunque cosa facciano
-B gli garantisce l’assoluzione dal falso in bilancio e vorrebbe anche farlo per la bancarotta fraudolenta
-e quando le stesse imprese non hanno guadagnato a sufficienza (il titolo FIAT è in rapida salita ma a loro non basta) delocalizzano impunemente
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Val Susa
Beppe Grillo

Forse mai nella storia italiana un’opera pubblica è stata inutile in modo palese sin dall’inizio come la TAV in Val di Susa. Un’opera che costerà decine di miliardi di euro a carico dei contribuenti, su un tratto già servito dalla Ferrovie e dall’autostrada, in previsioni di un incremento di trasporto merci che non ci sarà mai, ma che anzi diminuisce. La TAV finirà tra vent’anni, quando i responsabili di questa scelta sciagurata non ci saranno più. Lascerà un debito generazionale spaventoso che pagheremo con le tasse e una valle sconvolta per sempre. Un tunnel di 57 km che modificherà la struttura del territorio, comprese le fonti d’acqua. I fondi della UE di cui si riempiono la bocca i politici serviranno solo per una mancetta alle imprese e alle sicure infiltrazioni mafiose. In un’Italia dove i treni dei pendolari sono carri bestiame e le stazioni sempre più fatiscenti, questa dissipazione di soldi pubblici, quattro volte il Ponte di Messina, grida vendetta. Ma, se la TAV non serve, anzi distrugge, allora a chi serve? Solo a chi prenderà i soldi e a chi glieli farà avere : politici e costruttori! Domani sarò in Val di Susa a sostenere i suoi abitanti. Sarà Dura!
Pubblico una lettera di Ambientevalsusa e del Movimento No Tav con le ragioni dei valsusini.
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“Caro Beppe,
ti scriviamo dalla Valle di Susa, dove alle tre di notte del giorno 19 gennaio 2010 millecinquecento poliziotti hanno preso militarmente a Susa, un’area privata all’interno di uno svincolo autostradale per installare una delle famose trivelle che dovrebbero verificare i terreni per la linea TAV. I nostri vecchi in Valle dicono che di notte si muovono solo i ladri e malfattori; quelli che vogliono il TAV evidentemente seguono gli stessi criteri. Domenica il partito bipartisan del TAV, dx, sx, costruttori e appaltatori vari si ritroverà a Torino, al Lingotto, per la famosa marcia SI TAV che da anni Chiamparino invoca. Vabbè, marcia; alla fine si chiuderanno nel loro fortino, entreranno su invito, e saranno i soliti noti della politica e qualche amico. La solita famiglia ristretta di affaristi accompagnati da molte persone che non sono evidentemente informate sui danni del TAV. Tutti noi che da anni seguiamo l’argomento sentiamo l’obbligo morale di diffondere l’informazione tecnica, economica ed ambientale su questo specifico argomento. Ti invitiamo in Valle e ti chiediamo un aiuto per diffondere le informazioni che seguono sul famigerato progetto della Torino Lyon, informazioni che naturalmente i giornali non danno.
Gli approfondimenti sono tutti reperibili sui siti internet. Ti ringrazio a nome di tutta la redazione di Ambientevalsusa e del Movimento No Tav.”
Claudio Giorno
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Questi i principali dati tecnici, economici ed ambientali sconosciuti alla gran parte delle persone:

Utilità – La linea attuale internazionale tra Torino e Modane è utilizzata al 30% della sua reale capacità ed anche l’autostrada è utilizzata per meno del 50%
Previsioni Traffico – Le previsioni di traffico dei progettisti finora si sono rivelate errate. Si basano sul concetto della crescita infinita che prevede per ogni punto di PIL in più una crescita dei traffici di 1,4 punti.La linea attuale secondo le stime doveva essere satura già quest’anno, la cosa non è avvenuta. La crescita continua non esiste ed il trasporto di merci diminuisce costantemente e di conseguenza le necessità di trasporto.
Secondo LTF la linea futura troverebbe una stabilità di bilancio con 40 milioni di tonnellate di merci all’anno trasportate. La linea attuale ne può trasportare almeno 20 milioni. Ne vengono oggi trasferite 4,8 milioni. Anche trasferendo tutto il traffico merci autostradale sulla ferrovia attuale si arriverebbe ad un utilizzo della ferrovia attuale di circa il 50% della sua capacità

Costi – Mauro Moretti, AD di Trenitalia ha dichiarato che il costo a preventivo della linea è di 120 milioni al km, 3/4 volte in più rispetto ai costi medi francesi (vedi articoli Il Sole 24 ore del 13 gennaio corrente). Inoltre i costi a preventivo aumentano in genere di 2,3 volte a fine lavori. L’Italia ha anche sottoscritto un accordo economico per cui la parte internazionale sarebbe a carico del nostro paese per il 65%.

Finanziamenti – I finanziamenti della UE di circa 600 milioni oggi in ballo servirebbero essenzialmente per gli studi. Le azioni a garanzia dei territori portate avanti sotto forma di petizioni dai cittadini ed amministratori locali a partire dal 2004 sono ancora aperte presso la UE e riguardano la mancanza condivisione del progetto, i rischi sanitari per i territori, i rischi ambientali

Tempi – Ammesso che si potesse mai realizzare tale linea ci vorrebbero almeno 20 anni di cantieri. Durante questi anni i costi aumenterebbero e tutto il traffico ferroviario dovrebbe essere trasferito per lunghi periodi sull’autostrada poiché la costruzione della nuova linea coinvolgerebbe anche la vecchia bloccandola di fatto. Non è stato finora valutato l’aspetto logistico ed i costi sociali di queste eventuali scelte, allo stesso modo non è stato fatto un rapporto costi benefici per la nuova linea

Acqua – Il rapporto COWI commissionato da UE e LTF denuncia la perdita sicura di acqua nel caso di realizzazione gallerie nel massiccio Ambin. Questa perdita sarebbe pari al fabbisogno di 1.000.000 di persone ogni anno, per sempre. Le aree della collina morenica e dell’Orsiera non rientrano nel calcolo

Calore – I progetti Alpetunnel chiariscono che all’interno della galleria ci sarebbero 50 gradi (gradiente termico). Bisognerebbe lavorare in quelle condizioni con presenza grisou, radon, uranio, almeno 17 faglie con rocce in movimento, grandi quantità d’acqua in forte pressione. Poi ci sono rocce inconsistenti, laghi sotterranei e pressioni altissime. Nessuno ha oggi la certezza che la galleria lunga di 57 km sotto alle Alpi sia realmente fattibile, né si conoscono i costi reali di costruzione ed eventualmente di gestione

Molti altri gravi problemi esistono, sono previsti o potrebbero nascere ex novo in fase di realizzazione, altri scaturirebbero da un cambiamento delle condizioni di mercato presenti fra 20 anni, quando gli ottimisti prevedono di veder conclusa l’opera. Come se non bastasse l’investimento necessario sarebbe colossale ed ora è chiaro, totalmente caricato sulle spalle dei cittadini. Tanto ci sentiamo obbligati a comunicare. Chi crede veramente nel progresso si tenga informato.

Ambientevalsusa e del Movimento No Tav
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Notte in Valsusa in una normalità anomala
Guido Pent

Qui in Valle di Susa continuiamo a vivere come in una “bolla” spazio-temporale: “dentro” avvenimenti e notizie verificabili, condivisi da migliaia di persone…che però non sembra esistano “fuori”! Intanto in Francia nei Pirenei, ha avuto luogo una manifestazione contro la costruzione delle nuove linee Alta Velocità con 20 000 cittadini e 50 (cinquanta) sindaci in fascia tricolore. Casualmente lo stesso giorno della manifestazione dei 40 000 in Valle di Susa, il 23/01/2010. L’emittente “France 2” ha parlato di “noi” più di tutti i TG italiano messi insieme!
Sul tuo blog leggevo la risposta alla domanda “Che fine ha fatto Soru?” di Raffaele Deidda in calce a MAsada n°1078: descrive una situazione fotocopiabile in tutti i luoghi del dissenso: censura ed attacchi mediatici, partecipazione al sostegno governativo su base mercenaria, criminalizzazione della critica… povera Italia.
Ciao e grazie Viviana, Guido

Valle di Susa dei miracoli: storia, storie e paure…

È la sera dei miracoli fai attenzione…

Siamo abituati a vederli, i miracoli, qui in Valle di Susa. Hanno una storia, quasi una gravidanza. Vent’anni di…di che cosa?

qualcuno nei vicoli di Roma
con la bocca fa a pezzi una canzone.

Invece, nel 1989 qualcuno pensava di fare a pezzi un territorio, una Valle, con una linea retta tracciata su di una mappa che tagliava in due paesi, strade, fiumi, colline e montagne…

È la sera dei cani che parlano tra di loro
della luna che sta per cadere

Non cani, ma “quattro gatti” hanno parlato tra loro, poi hanno scritto su giornali senza pubblicità, hanno contattato amministratori, associazioni, docenti universitari…
In quella prima fase è stato sufficiente per rallentare l’opera.

…e la gente corre nelle piazze per andare a vedere
questa sera così dolce che si potrebbe bere

…l’invito venne anche a scendere in piazza, ma prima ci fu altro: la visione dei tracciati, la simulazione del rumore di un treno veloce in una Valle (perché i treni veloci non passano nelle vallate alpine, da nessuna parte) Il Politecnico di Torino al servizio della gente, perché avesse un’idea sul rumore… Non è dolce: è un calice amaro perché – già da allora – le risposte dalle stanze del potere non giunsero o furono inappropriate!

una sera così strana e profonda che lo dice anche la radio
anzi la manda in onda
tanto nera da sporcare le lenzuola.

La radio…i libri…i miracoli! Era il tempo in cui una signora Chiamata Mercedes Bresso, scriveva un libretto dal titolo “Per un’economia ecologica”, in cui si dicevano cose da far sognare i bambini…e votare gli elettori con un cuore…
Intanto in Valle di Susa si conviveva con l’autostrada A 32 costata uno sproposito, due strade statali, un’acciaieria che silenziosamente inquinava 20 km di fondovalle con Diossine e PCB…le fabbriche “storiche” che chiudevano una dopo l’altra…

È l’ora dei miracoli che mi confonde
mi sembra di sentire il rumore di una nave sulle onde.

Chi parlava di queste cose era visto, dalla gente “normale” come confuso o confusionario…poi erano sempre gli stessi (quelli che dicevano di mettere le merci sul treno e non di costruire dispendiose autostrade, che non ci sarebbero state ricadute occupazionali per la popolazione, ecc, ecc)

Si muove la città con le piazze e i giardini e la gente nei bar

La vita scorreva normalmente per la gente normale che, come accade di norma, non si avvedeva che le facili profezie di quei resistenti al progresso si avveravano l’una dopo l’altra…

galleggia e se ne va, anche senza corrente camminerà

Ma sotto sotto qualcosa di anomalo accadeva: non più solo i 4 gatti ma fette consistenti della popolazione iniziavano a parlare, informarsi, informare…
Al lavoro, a scuola, in qualche parrocchia, al bar, nei …Comitati…

ma questa sera vola, le sue vele sulle case sono mille lenzuola.

Manifestazioni, Consigli Comunali, Comunità Montana…Il brusio si stava levando, le risposte evasive non venivano accettate. Erano tempi in cui i “tecnici” della Comunità Montana (era solo una e piccolina, allora) volavano a Roma per incontrarsi con i “tecnici” del ministero e delle ferrovie…per tornare raccontando delle figure da cioccolataio dei loro interlocutori!

Ci sono anche i delinquenti
non bisogna avere paura ma soltanto stare un poco attenti.

Questa è un’altra storia: quella dei “Lupi Grigi” la prima montatura sostenuta dai media che ebbe come risultato immediato l’associazione terrorismo – No TAV e come tragica conseguenza l’incriminazione di vittime innocenti, due delle quali posero fine alla loro vita. Anche la sentenza che li assolse dall’accusa di “attentati NoTAV” post mortem facendo sentire odore di servizi deviati venne passata sotto silenzio.

A due a due gli innamorati
sciolgono le vele come i pirati

La storia andava avanti: i Consigli Comunali e gente comune… a braccetto…si discuteva e si cresceva…insieme!

e in mezzo a questo mare cercherò di scoprire quale stella sei
perché mi perderei se dovessi capire che stanotte non ci sei.

La resa dei conti venne nel 2005: cronaca di sondaggi annunciati e – come già si sapeva – inutili. Si scende in strada…quanti saremo? Nasce il primo presidio: Borgone. Quanti siamo? Tantissimi: 400! Ci fermiamo anche stanotte? Bruzolo…1 euro la birra! …e Venaus (dove vogliono incominciare l’inutile buco…nella pecblenda). Cosa faranno? (silenzio) Cosa Faremo?

È la notte dei miracoli fai attenzione
qualcuno nei vicoli di Roma
ha scritto una canzone.

Anche qui in Valle di Susa di canzoni ne sono state scritte tante (amico che leggi spero verrà il tempo di cantarle insieme, con un evocativo bicchiere di genepy…). Ma si camminò in silenzio, i ventri attanagliati dal timore e dall’offesa al vedere i 2000 poliziotti che precedevano le trivelle.
Fecero i buchi – inutili, a metà, nei posti sbagliati – con le donne anziane che gli chiedevano in dialetto se non si vergognavano, a comportarsi come i “Tedesch”. Ed in strada erano tanti. Qualcuno in più iniziò a chiedersi cosa fosse questo TAV, ed a pretendere risposte. Non vennero da “chi di dovere”.

Lontano una luce diventa sempre più grande
nella notte che sta per finire
e la nave che fa ritorno,
per portarci a dormire.

Vennero “come ladri nella notte” ed interruppero il sonno con le botte, date alla cieca, a giovani, donne, vecchi. Distrussero le tende di quella gente coraggiosa che dormiva sotto zero, aiutandosi, a Venaus.

Cara
Cosa ho davanti non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace
non riesco a capire
dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.

Il tempo dello sbalordimento durò poco: gli agenti picchiarono anche in paese, ma nessuno reagì. Due giorni dopo, l’8 dicembre si tornò a Venaus, in migliaia. I poliziotti: centinaia. Nessun ferito. In una decina si sfogarono sulle strutture del cantiere. Umano. Sciocco. Isolato. Il giorno dopo i TG mostravano solo quello sostituendo così le immagini dei poliziotti sadici.

Quanti capelli che hai
non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli ci si può fidare.

Tutto cambiò, da allora, perché nulla cambiasse.
I politici ostentarono disponibilità mai sperate. Nacque l’Osservatorio…per rispondere alle domande forti: le “criticità”. Quelle questioni tecniche che avrebbero orientato le scelte politiche ma su una base di conoscenza condivisa e – finalmente – documentata!

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni
e per i miei che sono cento.

(Intanto in valle si continuava a scrivere, leggere, incontrarsi, indire convegni ed incontri a tema: non se ne sa mai abbastanza!).
Fuori della Valle la Marcia Venaus-Roma, a “velocità d’uomo”, ad incontrare le mille lotte sorelle delle terre martoriate d’Italia e portare al cuore del paese i Dossier documentari (non gli slogan!).

Non c’è niente da capire
basta sedersi ed ascoltare
perché ho scritto una canzone
per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi
se mi vieni più vicino.

L’ebrezza non contagiò i palazzi, la gente comune, sempre quella, s’accorse che qualcosa cambiava e, senza sapere perché, tornò a stare in casa. Non si riusciva a capire perché l’Osservatorio producesse documenti che convalidavano le ragioni del No e i giornali scrivessero che stava nascendo un Sì…non tutti si scandalizzavano, alcuni di quelli che ci aiutavano a capire meglio diventavano confusi…che accade?

La notte ha il suo profumo
e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me poveretto
che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto…
che pena… che nostalgia
non guardarti negli occhi

e dirti un’altra bugia.

La Notte, le mille e mille notti dei presidi. La visione di futuro che si determina dall’incontro con gli altri a parlare di un sogno: costruire un futuro migliore a partire dalla resistenza ad un progetto scellerato ma sconosciuto ai più. E poi mettere in comune le scoperte: solidarietà, competenza, conoscenza, affetto… Cosa sarà? (un’altra canzone dello stesso autore).

La canzone si fa triste, canta di un amore e della gioia stupefatta dell’innamorato, delle mille bugie ora giustificate, ora condanna dell’eterno gioco. Noi, in una Valle che può anche essere romantica ma non ora, serena, ma non qui, siamo andati avanti. E quando tutto non è stato chiaro, per la gente “normale” abbiamo scoperto di non esserlo “normali”: noi sapevamo ed era chiaro. Avevamo studiato e studiato per troppo tempo. Questo era quanto chi ci aveva conosciuto ci rimandava: potevamo insegnare.
Sapevamo che forze immense erano in gioco ma le menzogne erano le stesse. Così, a gennaio 2010, abbiamo fatto come sempre. Scesi in strada e nei prati. Occupato i terreni di altri buchi inutili e dispendiosi per tutti.

Almeno
non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo
e tu che mangi il gelato.

“76 blindati intorno ad una trivella…”
“150 uomini, in tre turni, per tre giorni”
“hanno spostato il punto del sondaggio…”
“sms: avvistata trivella a…”
“Questo non è più un luogo pubblico!”
“I NO TAV bloccano la valle” (falso)
“Questa volta hanno cambiato strategia: donne e vecchi come SCUDI UMANI” (???)
“Una minoranza formata da anarco-insurrezionalisti…”
Brucia il presidio di Bruzolo…(colpo al cuore, meno male, non c’era nessuno).
Sabato la manifestazione a Susa, dobbiamo essere in tanti. Speriamo, è così dura mantenere tanti presidi aperti, giorno e notte…la gente non si vede come nel 2005…quanti saremo?

Tu corri dietro al vento
e sembri una farfalla

Sabato 23 gennaio 2010 siamo a Susa. Incredibile, per strada a 6 gradi sotto zero ci sono i bambini, con la scuola o con i genitori, i nonni, il dottore accanto all’operaio, vicino al giovane squat di Torino… pazzesco: si vedono volti che erano ormai dimenticati, di quelli che al bar, dopo i voltafaccia di qualche sindaco, dicevano tristemente:”Mi sa che la fanno lo stesso”! E ci sono i Sindaci, senza fascia: in Italia non si può protestare contro qualcosa di profondamente sbagliato se sbaglia il governo! Oppure manca il sindaco…ma c’è l’intero consiglio!
A Susa tutti i negozi sono aperti, ci sono i turisti, stupiti, che attraversano il corteo per cambiare vetrina. Ci sono le telecamere dei tg! Tantissime le fotocamere dei manifestanti. I sorrisi coprono la stanchezza delle notti all’addiaccio, gli abbracci, le battute ironiche sui “4 gatti” a cui ci ha paragonato il Sindaco di Torino! Euforia.
Certo che è strano: non un poliziotto…in vista. Pochissimi fuori vista. Avevano creduto a Chiamparino? O pensavano che, contrariamente a quanto detto dal prefetto, scritto sui giornali e detto in televisione non fossimo così pericolosi? Oppure…non oso pensarci. Siamo stati bravi. Domani valuteremo il resto.
Alle 3 di notte brucia il Presidio di Borgone. Il primo. Storico. Un colpo al cuore ed ai polmoni: si arresta il respiro!
La manifestazione era contro la mafia…e questo corrisponde.
Il giorno dopo si tiene anche la “manifestazione Si TAV”, a Torino, Lingotto. La Maggioranza Silenziosa: 500 persone e 150 poliziotti. I Tg danno risalto ai “1000”. Le interviste parlano della minoranza, a Susa, il giorno prima. Le immagini inquadrano montagne nebbiose (l’unico modo per evitare le migliaia di bandiere e i volti ridenti). Una veloce notizia sull’attentato al presidio. Poi nuovamente le dichiarazioni esaltate dei ProTAV, infarcite di slogan e parole d’ordine senza una cifra, un esempio concreto…

Serietà, ponderatezza, riflessione a freddo.

20’000 persone in una Valle molto popolata: 60’000. Un terzo. Mettiamo pure che molti arrivassero da Torino: 5000? Altri arrivano da “fuori”, 2000? Eravamo di più. Ed i bambini e gli anziani che sono rimasti a casa per il freddo?
Una manifestazione di 20’000 persone oggi in Italia passata sotto silenzio mediatico. Non sono possibili contraffazioni: i video e le foto erano disponibili in rete da subito! Anche in rete la sala semivuota del Lingotto.
Un brivido corre lungo la schiena. Il ricordo di una chiacchierata con tre poliziotti, in borghese, che potevano parlare con chi volevano e si muovevano senza prendere apparentemente ordini da nessuno… una riflessione sui soldi: quelli che si vedono sono solo la superficie di quelli che sono in gioco.
…l’affare, 12-19 miliardi di euro, rischia di saltare!
Forse non siamo stati gli unici a sorprenderci per i 40’000 cittadini normali in strada.
Un presidio che brucia, meglio del primo…
Un’opinione pubblica “orientata” da informazioni fasulle…un quadro da Stato totalitario.
“Lo Stato totalitario è una forma di Stato che non ammette alcuna opposizione legale: impedisce perciò sia a singoli individui sia a movimenti politici di criticarlo e a maggior ragione di opporglisi. Per mantenere il potere usa in modo massiccio l’intimidazione, la violenza, il terrore. (…)”

è notte…

lontano… si ferma un treno
ma che bella mattina
il cielo è sereno.
Buonanotte
anima mia
adesso spengo la luce
e così sia.

(Lucio Dalla)

lunedì 25 gennaio 2010, ore 23.17
Guido Pent

Polverini – Quando Internet non perdona

Il caso di Renata Polverini fa scandalo sul web nel silenzio della politica
Conferma la teoria di Beppe Grillo: internet è spietato. Puoi mentire persino al notaio, come ha fatto la leader del sindacato Ugl per evadere le tasse, ma non puoi mentire alla rete. È impressionante la lettura del sito http://www.renatapolverini.it. Sono tantissimi i commenti al blog (ne riportiamo tre, ma sono almeno dieci volte di più) di persone comuni che scrivono per chiedere conto al candidato delle notizie pubblicate dal Fatto Quotidiano. Il caso dovrebbe essere studiato nelle scuole di comunicazione. L’apertura al web doveva essere la carta vincente della campagna obamiana della sindacalista di dx prestata alla politica.
Purtroppo, alla vigilia dell’inaugurazione del sito, è uscita l’inchiesta dal ‘Fatto’:

Renata Polverini ha comprato a prezzo stracciato dallo Ior nel dicembre del 2002 (272 mila € per 6 stanze 3 bagni e 2 box vicino all’Aventino) e non soddisfatta dell’affarone ha anche mentito al notaio per avere l’agevolazione prima casa e pagare il 3€ di tasse invece del 10.
La sindacalista, infatti, aveva già comprato 9 mesi prima un’altra casa dall’Inpdap, a un prezzo ancora più basso: 148mila € per 7 vani catastali e un box al Torrino, vicino all’Eur.
Anche sull’acquisto di quella prima casa dall’Inpdap c’è qualcosa che non va. La Polverini compra con lo sconto in qualità di inquilina dell’Inpdap ma è costretta a fare una donazione alla mamma di un’altra casa che aveva già comprato nel 2001, perché altrimenti non avrebbe avuto diritto a comprare con lo sconto. Anzi non avrebbe avuto diritto proprio a quella casa che sarebbe così rimasta nel patrimonio dell’ente che ne avrebbe tratto molti più soldi mettendola all’asta.
Dopo lo scandalo Affittopoli, il ministro Tiziano Treu nel 1997 aveva emanato una circolare vincolante. Le case in affitto dovevano andare prima a poveri, handicappati, sfrattati, militari e giovani coppie. Non è chiaro come abbia fatto Renata Polverini ad avere quella casa. Lo abbiamo chiesto al presidente dell’ente, Paolo Crescimbeni, ex consigliere regionale umbro di An (stessa area della candidata). Ovviamente non ci ha risposto, seguendo l’esempio di Renata Polverini, alla quale abbiamo chiesto ripetutamente un’intervista. Inutilmente.
Eppure sono molte le cose da spiegare: dall’evasione fiscale all’affitto dall’Inpdap. Il silenzio è aiutato dall’atteggiamento della stampa. Tutti tacciono. Compreso Il Giornale di Vittorio Feltri e Libero di Maurizio Belpietro. Erano stati i protagonisti di Affittopoli quando bisognava stanare dai loro appartamenti Massimo D’Alema e Franco Marini. Ora scoprono una politica-sindacalista furbissima che ha dribblato tutti ottenendo una casa con lo sconto e poi ne ha presa una seconda dichiarando il falso per non pagare le tasse. E loro muti. Ma tra i lettori ci sono molte persone che hanno lavorato una vita per comprare la casa e pagare le tasse. Per fortuna ci sono i blog.

da il Fatto Quotidiano del 30 gennaio

Commenti dal blog di Renata Polverini :

Marco:
Gentile Candidata, potrebbe chiarire in modo definitivo se le accuse di evasione fiscale in merito all’acquisto di una sua abitazione sono vere o false? Inoltre le domando se ritiene corretto l’aver acquistato un’abitazione da un ente pubblico come l’Inpdap. Saluti.

Sergio:
Per essere credibile devi dare una spiegazione sulle voci circa acquisti di case primarie a Roma con un’evasione fiscale che se fosse vera macchia la tua candidatura.

Maria:
Il Fatto ha pubblicato dei “fatti” e li ha documentati. Lei ha risposto con una probabile querela. Qualcuno deciderà sulla verità, ma, per cortesia, vuole dirci come ha fatto a comprare 3 case? Mia figlia, che per lavorare, è stata costretta ad andare a Roma, paga 900 € di fitto per una casa di 45 mq. Utopisticamente ha pensato di comprarne una. Per 45 mq alla periferia di Roma i prezzi di mercato si aggirano sui 190 mila. Naturalmente non può permettersi tale impegno. Lei come ha fatto a pagare così poco una casa di 7 vani? Lo spieghi a tutti noi, magari potremmo approfittarne.
Cordiali saluti.m.
..
e = mc2*

Sul mio Blog www.eugualemcalquadrato.ilcannocchiale.it darò risalto alle drittate della candidata in data 3 febbraio p.v. memore delle tante storture che caratterizzano la gestione degli immobili intestati anche a Fondi Pensione. Ho esperienza diretta al riguardo! Appartamenti ceduti agli affittuari con sconti del 30% e ciò a danno dei Soci dell’Ente pensionistico i quali possono così contare su minori introiti per le rate pensionistiche integrative; mentre è opportuno il prezzo pieno; anzi e semmai qualcosina in più, considerato che già ci abitano al momento della cessione per vendita.
Naturalmente i “papaveri”, non esclusi i rappresentanti sindacali che siedono nel Consiglio d’Amm.ne (e loro amici) dell’Ente che cede, prima dell’acquisto cambiano, talvolta, appartamento per occuparne altro – già libero per la vendita e ristrutturato a spese dei Soci per la gestione corrente – che invece avrebbe prezzo di mercato, senza sconto (30%).
Capisci a me! E’ accaduto che un alloggio acquistato da un affittuario di un Fondo Pensione, al mattino, con lo sconto del 30%, sia stato ceduto nel pomeriggio medesimo con altro atto di vendita a prezzo di mercato.
..
Radisol
Lo sconto del 30% quando si vende la casa all’inquilino che già la occupa ha un senso logico ed è da sempre una prassi consolidata.
Anche se, fino a qualche anno fa, era prassi consolidata anche, per evitare speculazioni, il divieto di vendita per almeno 5 anni successivi …. poi sono arrivate le “logiche di mercato”, il neoliberismo spinto, e questa prassi è saltata ….
Ma nel caso della Polverini, la cosa va ben oltre. Innanzitutto, al di là delle dichiarazioni false al notaio (che l’Inpdap ha evitato provvidenzialmente di controllare al Catasto), lo sconto non è stato del canonico 30% bensì di circa il 50%.
Poi almeno uno dei due appartamenti era stato preso in affitto dalla Polverini, guarda caso, solo qualche mese prima. Più in generale, poi, c’è da segnalare quale fucina di potenziale corruzione rappresenti per i “sindacalisti” la presenza nei cosiddetti “enti bilaterali”, in primis proprio quelli “previdenziali” … e questo non vale certo solo per la post-fascista Ugl …. ma anche e soprattutto per Cgil, Cisl e Uil. Anni fa l’allora Segretario della Cgil, Pizzinato, propose l’uscita dei sindacalisti Cgil da questi “enti bilaterali” … finì invece per saltare proprio Pizzinato da leader della Cgil ….
Se poi, tornando alla Polverini, aggiungiamo a tutto questo il fatto che la presenza della Ugl nel CdA dell’Inpdap è pure truffaldina, cioè ottenuta falsificando, ai danni della Confsal, il numero degli iscritti alla stessa Ugl che dà appunto il diritto a risiedere in detto Cda, la vicenda raggiunge aspetti veramente da “repubblica delle banane”
..
E dopo il famoso “B è solo l’utilizzatore finale” di Ghedini, abbiamo un’altra perla, di Taormina:
«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01/29/la-verita-su-b-raccontata-dal-suo-ex-avvocato/
..
DATI DA BRIVIDO
Viviana Vivarelli

I dati sono micidiali. I lavoratori italiani sono i più tassati d’Europa. I servizi alle famiglie: i più bassi d’Europa (asili, assistenza a malati e anziani, handicap, pensioni di sussistenza, aiuti ai disoccupati precari o di piccole aziende), il welfare scompare al sud dove si dilatano a dismisura le pensioni illegali e le truffe allo Stato. L’assistenza delle donne e le pensioni degli anziani continuano ad essere in troppi casi l’unica integrazione possibile a un governo lassista che si occupa solo di accentrare il potere e spartire furti pubblici, dimenticando dolosamente il bene dei cittadini. E su questo volano necessario dell’aiuto famigliare piovono anche gli inconsulti deliri di gente come Brunetta che arriva a penalizzare anche gli aiuti dei più anziani e intende decurtare pure quelli, dopo aver voluto i premi agli evasori e ai mafiosi, e aver fatto crescere la macchina di Roma di 20 miliardi con 1400 persone in più per la corte del solo B che da solo, si beve 4 miliardi.
Le famiglie italiane con figli continuano ad essere le più povere d’Europa e il livello di povertà sale paurosamente con l’aumento dei figli, contro l’aridità di una Chiesa che continua ad opporsi a qualunque pianificazione delle nascite, in un gap pauroso con la realtà, ma che nello stesso tempo si guarda bene dal provvedere ad aiuti gratuiti per le famiglie più povere e si preoccupa solo di fare business.
In Francia il carico fiscale sulle famiglie diminuisce con l’aumento dei figli.
Con un reddito di 30.000 €, il carico fiscale annuo (con famiglia mono o bireddito) è di 348 €. In Italia per famiglia monoreddito è di 5.010 €, se bireddito raggiunge i 2.842!
Con un reddito di 55.000 € la famiglia francese paga 2.988 €. In Italia quella monoreddito paga 15.989, quella bireddito 10.53. E’ pazzesco! Con una tale riduzione della liquidità famigliare e le imprese italiane che se piccole chiudono e se grandi delocalizzano, in questa crisi e con questo governo ci lasceremo la pelle.
La disoccupazione italiana marcia verso il 10%! Le domande di disoccupazione nei primi 11 mesi 2009 sono state 1.765.922. Istat e Eurostat ci danno un tasso di disoccupazione salito all’8,5%, 2 decimi di punto in più di novembre, e un punto e mezzo in più rispetto ad analogo periodo del 2008, pari a 306.000 disoccupati in più. Ma la situazione sta velocemente peggiorando. E diventa offensivo lo slogan berlusconiano che “la crisi è alle spalle”. Adesso poi tra la corsa di tutti i partiti alle regionali e la corsa folle di Berlusconi all’impunità perpetua e alla mordacchia sulla magistratura, di tutto si parla fuorché di crisi. Berlusconi continua a impiantarsi capelli e autoelogi e anche la nomina a Ministro di Bertolaso tende a a perpetuare la sua propaganda sviscerata. Il tasso di disoccupazione migliore in Europa è quello di Olanda (4%) e Austria (5,4%). Noi siamo tra i peggiori, ci battono Spagna e Lettonia. Il Giappone è al 5,2%. Noi presto saremo al doppio. Ma i partiti parlano solo di aritmetiche politiche e sui bisogni dei cittadini sembrano zombi terminali.
..
Accanimento elettorale
Viviana Vivarelli

Una cosa davvero surreale per non dire peggio è vedere l’accanimento dalemiano contro Vendola basato solo su aritmetiche politiche dissennate e disdegnando totalmente un programma già realizzato e verificato, quando poi passa come il burro una candidata come la Bonino che su piano nazionale prende il 2,4%, 743.299 elettori e nel Lazio ha il 3,02%, 84.145 voti. Ed è su questi 84.145 voti che il Pd la nomina candidata?
Qui di programmi della Bonino non se ne vedono e se lei ne farà uno, sarà di pretto stampo neoliberista. Né numeri, né programma, né pratica di governo amministrativo e nemmeno una posizione di sx, e per di più in una regione cruciale come il Lazio! Cosa dunque porta in dote questa Bonino, perché anche i più fieri avversari di Vendola qua non abbiano niente da dire? Se con Vendola potevamo sperare in una lotta alle privatizzazioni, con la Bonino le privatizzazioni saranno sicure. E’ questo che vogliono i cittadini del Lazio? Qui si va verso la sconfitta certa.
Io apprezzo la Bonino per le sue battaglie civili, ma i suoi discorsi economici sono allucinanti. E’ addirittura per l’abolizione di qualunque sindacato e di qualunque legge di tutela del lavoro. Non so cosa pensi Epifani e la CGl di una simile candidata! Non so cosa possano pensarne i lavoratori tutti, che in un momento di crisi come questo hanno bisogno semmai di maggiori tutele del lavoro e non dell’annientamento di ogni difesa esistente.
..
DOPPIOPOLTRONISTI

Vita facile per i doppiopoltronisti di Montecitorio. Sono 12, deputati e amministratori di grandi comuni e province. Da ieri e fine al termine della legislatura potranno continuare a dividersi serenamente tra incarico di sindaco o presidente negli enti locali e il mandato parlamentare. La giunta per le elezioni della Camera ha dichiarato a maggioranza (8 voti contro 3) compatibili i 9 onorevoli-amministratori targati Pdl e i 3 leghisti. Chiudendo una volta per tutte l’istruttoria aperta nel 2008.

Vogliamo ricordare che l’Europa di cui si ricorda una legge sì e una no ha vietato le doppie cariche?
L’Europa va bene per allungare il periodo della caccia alla quaglia, ma viene prestamente ignorata quando ordina sulla caccia alla seggiola?
A beneficiare del ‘poltronificio libero’, cui sono politici famelici disposti a dividersi in due pur di non mollare. E la Lega è in testa per voracità senza uguali, con un caso addirittura di tre poltrone contemporanee. Perché nel drappello c’è anche un tripoltronista, caso sembra senza precedenti. Si chiama Daniele Molgora, l’avido leghista bresciano, che nel giro di 18 mesi è stato capace di farsi “nominare” deputato del Carroccio alla Camera, sottosegretario all’Economia al fianco di Tremonti ed eleggere presidente della Provincia di Brescia! Ammappete!
Altro che Roma ladrona! Lo slogan è cambiato, ora la Lega marcia al grido: “Piatto ricco, mi ci ficco” e con una incipriatina di coca e qualche escort è meglio!
Qualcuno mi può spiegare in 19 mesi quali sono le leggi che il caro Ministro Calderoli ha “snellito”?
..
http://masadaweb.org

6 commenti »

  1. Grazie Viviana,
    Dalla Valle di Susa purtroppo ancora brutte notizie: questa sera – verso le 23 – “ignoti” hanno incendiato completamente il Presidio di Bruzolo, che aveva resistito ad un tentativo, meno “professionale” due settimane fa. Proprio oggi a Sant’Antonino avevamo fatto la prima festa al presidio(http://www.youtube.com/watch?v=cfpa6td1RqE) . Mi sa tanto di frutto di uno dei tanti partiti dell’amore: amore per l’illegalità, la speculazione, la frode, l’evasione fiscale, la menzogna, la violenza, …
    Guido

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 1, 2010 @ 12:44 am | Rispondi

  2. Il termine Industria Culturale viene utilizzato per la prima volta da Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, due filosofi appartenenti alla Scuola di Francoforte, in Dialettica dell’Illuminismo (1947) per indicare il processo di riduzione della cultura a merce.

    Con la nozione di Industria culturale i due filosofi francofortesi volevano mettere a fuoco l’ambigua complessità dell’ideologia capitalista che sembrava sopprimere la dialettica tra cultura e società. Così l’industria culturale arriva a designare, innanzitutto, una fabbrica del consenso che ha liquidato la funzione critica della cultura, soffocandone la capacità di elevare la protesta contro le condizioni dell’esistente. Essa fonda la sua funzione sociale sull’obbedienza, lasciando che le catene del consenso s’intreccino con i desideri e le aspettative dei consumatori.

    Questo sistema, legato a processi di standardizzazione e razionalizzazione distributiva per rispondere alle esigenze di un mercato di massa, è definito industriale perché assimilato alle forme organizzative dell’industria piuttosto che ad una produzione logico-razionale. Infatti, sostengono i due filosofi, gli unici residui individualistici che permangono all’interno di una cultura così prodotta vengono utilizzati strumentalmente per rafforzare l’illusione che di opere d’arte si tratti e non di merci. L’industria culturale non è, per Horkheimer e Adorno un prodotto della tecnologia o dei mezzi di comunicazione di massa, bensì degli interessi economici del capitalismo. Infatti per loro il potere della tecnica era il potere degli economicamente più forti e quindi la tecnologia era vista come legittimazione del potere costituito.

    Parlare di “incultura” in opposizione al termine “cultura” in senso antropologico ha quindi poco senso, in quanto anche l’incultura fa parte della cultura, ovviamente deteriore e degradata, ma pur sempre frutto di un determinato assetto sociale : quello dominato dal sistema capitalista !!!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 1, 2010 @ 7:29 am | Rispondi

  3. Ero partita da una critica alla grammatica, tu passi a una valutazione del merito con un giusto commento. Ma ormai le accezioni di una singola parola sono così tante che si dovrebbe specificare ogni volta da quale punto di vista la consideriamo. Ricordo la critica all’antiglobalizzazione di un articolo di Sole24ore secondo cui i no global non potevano attribuirsi questo nome in quanto la parola globalizzazione comprendeva anche internet, la coca cola, i Beattles o i blue jeans. Chiaramente in questa definizione mancava volutamente lo scempio neoliberista. Si vuole per opportunismo l’opposto di una visione economicista. Non si parli poi del sistema orwelliano ora in vigore di usare il linguaggio, del ”partito delle libertà o dell’amore” e di altre corbellerie simili o del modo con cui il Pd ha affossato ogni concetto di sinistra.
    Poiché il mio punto di vista è etico e sociale, senza scomodare Horkheimer e Adorno, intendo per cultura un insieme organico di conoscenze che un individuo possiede, per tradizione,e esperienza o acquisizione, che contribuisce in modo sostanziale alla formazione della sua personalità in crescita, alla sua capacità di valutare, scegliere e volere, “secondo una buona visione sociale” (la definizione di uomo come “essere sociale” è di Aristotele, e prima di lui Platone aveva detto che la conoscenza si identifica col Bene e col Bello e deve portare al governo della città gli uomini migliori, secondo il concetto ateniese di kalòs agathòs) . Ho conosciuto persone di basso livello scolastico, ma profonde a livello di tradizione, esperienze di vita, intelligenza e sensibilità, belle dentro.
    Incultura al potere oggi non è l’ignoranza di chi non ha studiato, è peggio. E’ la supponenza di chi non vuole aprirsi allo sviluppo della persona o al riconoscimento dei doveri collettivi, è chiuso in un egoismo caratteriale o corporativo, rifiuta il rispetto del suo prossimo, poggia le sue scelte su accaparramenti privatistici letali per l’organismo sociale, è chiuso in vuoti slogan e in nome di quelli rifiuta di considerare i fatti reali o le persone nella loro essenza.
    Non il “so di non sapere” di Socrate, ma ”non voglio sapere più di ciò che mi serve” dell’allergico mentale. E’ un atteggiamento ostile alla conoscenza o alla socialità, che rifiuta altre visioni, che assolutezza il proprio ego e intende eliminare anche fisicamente chiunque abbia visioni diverse dalle sue. Non troviamo questo atteggiamento solo nell’incultura della Lega, ma in ogni fanatico ovunque sia, a dx come a sx, nel militarismo americano come nel bigottismo cristiano, nell’integralismo religioso come nell’intolleranza di certa sx, o in tutti coloro che si aggiogano a un potere. Riconosco cultura in Luiz Inácio da Silva, ex operaio metalmeccanico, nato da analfabeti e che lascia la scuola dopo la quarta elementare. Non riconosco cultura a Silvio Berlusconi, nato da famiglia borghese, e laureato in Giurisprudenza che fa a pezzi la Costituzione e calpesta la parte più povera del paese. Non è incultura solo quella dei leghisti che dicono di discendere dai Celti o brindano a Odino, ma ancora di più quella di Brunetta che chiede di cancellare dall’art. 1 della Costituzione la parola lavoro relegandola a merce.

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 1, 2010 @ 8:09 am | Rispondi

  4. Facciamo un GEMELLAGGIO Campania-Padania , fino ad oggi era la Campania un RIFIUTO TOSSICO piena di TUMORI, ora, per invidia , lo è pure la Padania ? facciamo un Gemellaggio Napoli-Milano e Campania-Padania !

    Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 1, 2010 @ 1:10 pm | Rispondi

  5. Cara Viviana, quando dici è “incultura anche questo” sei certamente generosa : è molto peggio !!

    E’ puro ed ignobile disprezzo di ogni valore che non sia quello del denaro e del potere !!

    E’ un “cupio dissolvi” in cui si finirà per perdere definitivamente ogni speranza in un futuro migliore in cui tutto non sia più regolato dal dominio dell’uomo sull’uomo e dalla cieca violenza che distrugge ogni forma di civile convivenza !!

    E’ probabilmente la fine di una civiltà , che seppur regolata come sosteneva Marcuse da norme repressive e formata da uomini ad “una dimensione”, aveva ancora in nuce ancora i germi per pervenire ad superamento dei propri limiti e delle proprie contraddizioni !!

    E’ la fine del sogno illuministico per il quale la “Ragione” , oltre al progresso scientifico e tecnologico, avrebbe sicuramente portato anche ad una rivoluzione nel campo dei rapporti umani e del progresso sociale !!

    Oggi il mondo è dominato a senso unico dagli interessi dei grandi gruppi finanziari, che hanno come unico obiettivo concentrare sempre più le risorse e le riccchezze in pochissime mani e con esse il potere !!

    Il risultato finale sarà un ordinamento sociale dominato da una ristretta oligarchia plutocratica, totalitaria e neoschiavista!!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 1, 2010 @ 1:12 pm | Rispondi

  6. Ci fanno piangere, commuovere, e non ci dicono FATTI ! Qui a Napoli non ci danno notizie di RIFIUTI TOSSICI, di INIZIO di una BONIFICA del TERRITORIO, di processi sui colpevoli , della durata di processi con centinaia di testimoni. Sulle notizie politiche NESSUN COMMENTO ! è tutto perfetto ! non si studia per fare il giornalismo ?

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 2, 2010 @ 9:16 am | Rispondi


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